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Attenzione, Sinistra!

SINISTRA, non entrare
in quel recinto!!!
 
 

Dino Greco
Tutta la sinistra radicale sostiene che la crisi si presenta con un carattere ambivalente: occasione/pericolo. Ma un'occasione per chi? - si chiede Fausto Bertinotti nell'editoriale dell'ultimo numero di "Alternative". E' stata fatta tabula rasa del compromesso sociale e democratico che ha retto l'Europa nel secondo dopoguerra. Le classi dominanti scalano un altro gradone del loro dominio. Il tratto più macroscopico è l'occultamento delle cause. Nel momento in cui il capitalismo si fa legge naturale e si propone come scienza, "ideologico" diventa tutto ciò che gli si oppone. Il gioco di prestigio consiste nella totale sussunzione della politica nell'economia capitalistica. Ma dove viene questa crisi? E' la superfetazione finanziaria del capitalismo, quindi una patologia? Oppure è l'effetto della fisiologia intrinseca al modo di produzione capitalistico e ha le sue radici nell'economia reale? Dov'è l'uovo del serpente, nella finanza o nei rapporti sociali?

Fausto Bertinotti
Terrei ferme due avvertenze nel giudizio sulla fase attuale del capitalismo. Non possiamo limitarci alla ripetizione di cose note. Il problema della scientificità dell'analisi critica è un punto chiave. La tua domanda è rilevante perché ci porta al giudizio sul capitalismo finanziario globalizzato. Qual è la specificità di questa particolare forma di capitalismo? Primo, stiamo parlando di una organizzazione capitalistica che riguarda l'Occidente e non tutto il mondo. Esistono altre forme di capitalismo, che sono governate diversamente, per esempio, nell'area asiatica e nei paesi del Bric - meglio o peggio, non so. Secondo, all'interno dell'Occidente, c'è una specificità dell'Europa, nella quale questa nuova forma di capitalismo si confronta con quella della fase precedente, che non era solo una semplice organizzazione tecnica del capitale, bensì una vera operazione politica. Il capitalismo fordista-taylorista-keynesiano, egemone nel mondo, in Europa realizza un compromesso. Qui sono in polemica con Riccardo Bellofiore perché ritengo che quel compromesso sociale non fosse un obiettivo perseguito dal capitalismo e che si sia realizzato invece per effetto della lotta di classe. Prima viene il conflitto, lo scontro destra-sinistra, poi il compromesso di quella particolare forma di capitalismo. Il capitalismo finanziario globalizzato, invece, prende questa forma cui stiamo assistendo perché ha un obiettivo particolarmente duro e ambizioso: la demolizione della civiltà del lavoro del ciclo precedente. Questo capitalismo finanziario globalizzato ha la vocazione di sussumere dentro di sé tutto e tutti, di ridurre tutto a merce - come ogni capitalismo - ma in una condizione di assenza del proprio avversario storico. L'idea che porta avanti è che per essere competitivi bisogna ridurre tutto a variabile dipendente. Da qui nasce l'incompatibilità di questo capitalismo con la politica - intesa come sfera autonoma in cui si formano le decisioni. E' una vocazione totalizzante che produce un'Europa oligarchica in cui i conflitti sociali, in primo luogo quelli del lavoro, vengono non combattuti, ma considerati fuori dal quadro ammissibile di questa società organizzata. Ecco perché ritengo che si debba evitare di ripetere il mantra sulla crisi del capitalismo e che occorra concentrarsi sulla specificità della vicenda di questa particolare forma del capitalismo finanziario globalizzato.

Paolo Ferrero
Sono d'accordo con l'analisi generale di Fausto. Ma questo capitalismo finanziario in crisi da dove arriva? Io credo che nasca come risposta al ciclo di lotte e alla forza del movimento dei lavoratori negli anni Sessanta e Settanta. Il ciclo fordista-keynesiano aveva permesso nei paesi occidentali di porre il problema della giustizia sociale e dei diritti in una modalità molto avanzata. Quel movimento di emancipazione si è affermato in continuità con il compromesso costituzionale che era stato raggiunto alla fine della guerra contro il nazifascismo. E' avvenuto in una forma conflittuale. Il capitalismo si modifica brutalmente per riprendere il comando dopo una fase, come quella degli anni Settanta, in cui si sono stati messi in discussione i vincoli di mercato in nome di un modello più avanzato di umanità, fondato sull'autogestione e su una più ampia libertà. Il neoliberismo è la modalità con cui il capitale riprende il comando, facendosi forte di un'idea totalizzante di società. L'ideologia neoliberista è un pensiero unico che si ammanta di pretese scientifiche e propone l'economia come un fatto naturale. E' la rappresentazione dell'uomo egoista che perseguendo i propri interessi individuali realizza il benessere sociale. La globalizzazione ha permesso al capitale di mettere al lavoro centinaia di milioni di persone, di aumentare l'esercito industriale di riserva, di tagliare i salari e ridurre il welfare. Questo nuovo capitalismo finanziario nasce come risposta capitalistica al più grande ciclo di lotte che si sia mai visto in epoca moderna, con l'obiettivo di svincolare il capitale dalla forza del movimento dei lavoratori. La globalizzazione è un sistema in cui i capitali e le merci si muovono come vogliono, mentre gli uomini sono legati al territorio. Cosa accade oggi? Succede che è entrata in crisi la risposta capitalistica al più alto ciclo di lotte che ci sia stato nel capitalismo moderno. Questa risposta permette sì di riprendere il comando sul lavoro e di abbassare il salario, diretto e indiretto, ma innesca una tendenza che si scontra col meccanismo di accumulazione capitalistico. La gente che lavora non ha i soldi per comprare le merci che produce. A mio parere il meccanismo finanziario - quello che fa partire la crisi - amplifica la crisi stessa e ne determina gli effetti a catena. Nel 2008, appena scoppiata, era una crisi dall'entità modesta, poi il buco si è allargato a migliaia di miliardi di dollari. L'economia finanziaria ha consentito un trasferimento di risorse dal basso all'alto, ma attraverso meccanismi fragili. A questo punto, o torniamo a porci il problema di un superamento del modello, di un controllo democratico sulla produzione oppure si assiste a una brutale accentuazione del dominio capitalistico incompatibile con tutte le conquiste democratiche del '900. Oggi, più che mai, è vera l'alternativa socialismo o barbarie.


"Liberazione", 09/10/2011

Pubblicato il 11/10/2011 alle 21.17 nella rubrica Riflettendo su ....

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