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«La situazione dei diritti umani nel mondo»(2010)

Troppe le differenze nel villaggio globale

di Margherita Hack

Amnesty International ha pubblicato in questi giorni il rapporto 2010 su «La situazione dei diritti umani nel mondo». Sono presi in esame 159 paesi nei cinque continenti, o più in dettaglio si sono considerate le grandi regioni dell’Africa subsahariana, del Medio oriente e Africa del Nord, le due Americhe, Asia e Pacifico e Europa e Asia Centrale.
Per ogni paese si prende in esame la situazione dei diritti umani per quanto riguarda il razzismo e le discriminazioni, le torture e altri maltrattamenti, le violenze contro le donne, i comportamenti della polizia, il grado di istruzione della popolazione adulta, la mortalità infantile e l’aspettativa di vita.

Per rendersi conto delle spaventose differenze fra i cosiddetti paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati, nei primi l’aspettativa di vita è compresa fra i 45 e i 55 anni, con qualche rara eccezione che arriva ai 60 anni, mentre in Europa supera sempre i 70 anni. Purtroppo anche nei paesi più sviluppati non mancano le violenze e gli stupri di donne e ragazze, i pregiudizi e le discriminazioni contro gli omosessuali, gli abusi da parte della polizia, anche se queste violazioni dei diritti umani sembrano aumentare in modo proporzionale al peggioramento delle condizioni generali di vita. L’alfabetizzazione degli adulti nell’Africa subsahariana è spesso inferiore al 30% e raramente supera il 60% contro valori sempre superiori al 90% del mondo industrializzato; quale prova più evidente dell’importanza della cultura per il progresso di un paese e per dare ai cittadini modo di difendersi dai soprusi dei potenti.

Passando rapidamente in rassegna le condizioni generali delle cinque grandi aree considerate di quello che oggi si chiama il villaggio globale, si resta sgomenti di fronte alle enormi ingiuste differenze fra paesi di una stessa area, ma soprattutto quando si considera il livello di vita, di democrazia e di libertà degli abitanti di Europa, Giappone e America del Nord rispetto al resto del mondo, dove vive la maggior parte della popolazione. È fonte di speranza la vitalità di grandi paesi come India, Cina, Brasile, ma di sconforto l’incapacità dei paesi africani di sottrarsi alle continue guerre tribali, all’oppressione di dittatori violenti e sordi davanti ai bisogni delle loro popolazioni.

Non si potrà davvero parlare di villaggio globale fino a quando ci saranno queste macroscopiche differenze di condizioni di vita. È un compito immane per Amnesty International a cui i paesi più fortunati hanno il dovere di collaborare.

 

 
"l'Unità", 15 luglio 2010

Pubblicato il 17/7/2010 alle 16.48 nella rubrica Riflettendo su ....

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