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Cosa accade nel PD, mentre la Serracchiani delude i suoi elettori?

Bersani: servono radici, mai più da soli

Prima un minuto di silenzio per le vittime di Viareggio, poi il programma "elettorale". Ossia, "mettere radici solide" al Pd, senza dividersi tra vecchi e nuovi, e soprattutto parlando all'Italia e ai suoi bisogni. Davanti a una platea piena di gente all'Ambra Jovinelli, Bersani ha presentato il suo programma "elettorale",  in vista della sfida della leadership con Franceschini. Nessuno, afferma, mette in discussione il progetto, ma servono correzioni. "Alle ultime elezioni il partito ha mostrato punti di tenuta e quindi non è mai stato messo in discussione il progetto politico, questo progetto però, ha proseguito, ha bisogno di forti correzioni". «Non si dica - ha aggiunto Bersani in polemica con quanti lo descrivo come l'uomo dell'apparato con una visione del Pd troppo vicina ai Ds -  che i problemi che abbiamo nascano dal tradimento del progetto originario; essi nascono da non aver messo il progetto su basi culturali solide. Ed è quello che io voglio fare».

 «Sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti», afferma l'ex ministro del governo Prodi, «ma dobbiamo avere le idee chiare sulla nostra carta di identità, perchè io non credo a un partito post identitario, senza identità riconoscibili ogni gesto mette un punto interrogativo su chi sei davvero e ti disarmi verso una destra che sparge ideologie».

Bersani ha tracciato così l'identikit: «un partito democratico che vuole estendere l'area del centrosinistra, che partecipa alla alleanza con i liberali in Europa, non scollegato dai ceti produttivi e dalle nuove generazioni, un partito del lavoro che difende «i diritti» e «non consente che a decidere di come devo morire sia il senatore Gasparri o il senatore Quagliariello». «Il Pd - aggiunge - deve saldare la propria vocazione democratica all'economia e alla società. Deve rivolgersi all'arco di persone più ampio possibile ma, al contempo, non deve rinunciare alla vicinanza al mondo del lavoro. Deve essere un partito del lavoro che rivendica pari dignità e ruolo tanto al lavoro subordinato quanto a quello autonomo e imprenditoriale, al di là di ogni rendita».

    Bersani sostiene che serve un Pd che si "ricolleghi" agli italiani. Parla di un «partito del nuovo civismo» che si batte per una «sobrietà della politica, un partito contemporaneo fortemente orientato alla modernità». L'esponente democratico ha esortato: «mettiamo le radici ma andiamo oltre Dc, Margherita e Partito comunista. Dobbiamo avere radici vere, quelle che furono la premessa delle grandi formazioni del '900».

Messa in soffitto la vocazione maggioritaria di Veltroni: «da soli non si può fare nulla», afferma. Già alle prossime elezioni regionali, dice Bersani, «andranno sperimentati larghi schieramenti di centrosinistra contro la destra».

Una battuta anche al tema introdotto dall'intervista a Repubblica di Debora Serracchiani, che ha fatto discutere nel Pd: "«Se impostiamo il dibattito su categorie inafferrabili, come vecchio o nuovo, giovane o vecchio, con la cravatta o senza cravatta, l'Italia volterà la faccia dall'altra parte e noi forse perderemo anche il partito».     

«Senza retorica, Bersani ha fatto capire, con passione e concretezza, che la ragione sociale del Pd è fuori di noi». È il commento di Rosy Bindi, che sostiene la candidatura a segretario del Pd dell'ex ministro dello Sviluppo Economico.    «È la sfida di costruire un partito che si rivolge a tutti gli italiani con una idea di società e più libera più giusta e con una proposta credibile di governo del paese. Penso che il Pd debba essere un partito aperto, plurale, nè leaderistico nè autoreferenziale. In questo partito - aggiunge Bindi - i  cattolici democratici portano il valore aggiunto di una cultura politica che nella laicità e nel primato della persona fa la
differenza anche rispetto alle impostazioni più aggiornate del pensiero liberaldemocratico e socialdemocratico»

E mentre si attende la manifestazione con Veltroni, a due anni dal Lingotto, ieri Franceschini è andato a Pistoia a un faccia a faccia con Epifani. «Farò un giro di confronto e di ascolto nel partito e nel paese e poi, entro luglio, presenterò il mio programma, ma non ci saranno cose molto diverse rispetto a quello che ho fatto in questi 4 mesi». Lo ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini parlando dal palco della manifestazione 'Cgil incontrì.    Franceschini ha quindi elencato la necessità di «fare un opposizione dura, intransigente, ma che metta anche in campo delle proposte; costruire delle alleanze, come abbiamo fatto nelle amministrazioni locali, basate, di volta in volta sulla condivisione di un programma». Inoltre la creazione di «un partito in cui ci si confronta, qualche volta si litiga ma alla fine si decide con una voce sola». Magari anche con un voto, aggiunge Franceschini, citando in positivo la decisione del Pd sul referendum sulla legge elettorale o sulla collocazione europea.  Lo stesso segretario ha fatto sapere che sarà Piero Fassino il coordinatore della sua mozione congressuale.

"l'Unità", 01 luglio 2009

Pubblicato il 2/7/2009 alle 8.32 nella rubrica Messaggi.

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