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L'Italia non รจ un Paese per i giovani!!!

 

Trentenni, generazione «rapinata». Ma loro perché non si ribellano?

di ma.ge.

C'è un film che racconta come dovrebbe funzionare il passaggio del testimone tra una generazione e l'altra. E come una comunità, un paese, un'azienda, un partito, grazie a quel passaggio virtuoso, possa uscire dall'empasse. Il film è Fiume Rosso di Howard Hawks. Scenario western. In Texas c'è la crisi, il prezzo dei bovini va a picco e l'unica è portare la mandria altrove. Ma dove? Il vecchio allevatore dice: verso il Missouri. Ma la traversata si arena e diventa un esercizio estenuante per tutti. È allora che il figlio prende l'iniziativa, interpreta i malumori dei madriani, vince il dispiacere di contraddire il padre, e porta tutti verso Abilene, la nuova meta, che lui stesso ha fiutato.

Ecco quel figlio capace di prendere il potere e rompere con gli schemi paterni nell'Italia del 2009 è fin troppo evidente che non ci sia o quanto meno che stenti ad emergere. Né c'è quel padre, capace di riconoscergli spazi di azione, opportunità e meriti. E per questo, appunto, il nostro
Non è un paese per giovani, come recita l'agile pamphlet, edito da Marsilio per la collana "I Grilli", che troverete da oggi nelle librerie (e di cui potete leggere qui alcune anticipazioni). Autori, Elisabetta Ambrosi, 34 anni, giornalista, e Alessandro Rosina, 40 anni, demografo. Il loro è un atto di accusa rivolto a due generazioni. I trentenni che invece di ribellarsi si accontentano. E i cinquanta-sessantenni che, uccisi i padri, pur di conservare il potere, sbarrano la strada ai figli. A meno che non siano «figli di». La domanda è: perché i nostri «eroi», i trentenni, non si ribellano? L’ipotesi è che tra “vittime” e “carnefici” si sia stretto una sorta di «consociativismo generazionale» che sbarra la strada al cambiamento.

 

"l'Unità", 18 giugno 2009

Pubblicato il 19/6/2009 alle 22.54 nella rubrica Tavola rotonda su ....

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