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I "cugini" Francesi tengono alta la guardia!

In Francia studenti, ricercatori e professori uniti nella contestazione

Parigi, lanci di scarpe e flash mob
contro la riforma dell'università

L’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit: «Ogni epoca contesta con i mezzi a disposizione»

Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)
Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)

PARIGI – Finiti i tempi delle barricate e dei cubetti di porfido strappati al selciato per scagliarli contro la polizia. A Parigi, nel quartiere latino, nei dintorni della Sorbona, teatro di scontri del maggio ’68, studenti, ricercatori e professori protestano uniti contro la riforma della ricerca e dell’università lanciando scarpe al ministero, organizzando flash mob in piazza e lezioni in metrò. «Ogni epoca – commenta l’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit – esprime la contestazione con i mezzi a disposizione».

FLASH – E l’alter-contestazione è cominciata quando i ricercatori universitari, al centro di una riforma che impone tagli di personale e stravolgimenti strutturali, hanno intuito che le manifestazioni non bastavano più. «I nostri comunicati stampa – spiega Isabelle This-Saint-Jean, 45 anni, insegnante di economia e ricercatrice all’Universita di Parigi 13, presidente del collettivo “Salviamo la Ricerca” – erano insufficienti. Così abbiamo trasformato la protesta in happening». Ecco allora il flash mob a Place Saint Michel: tutti per strada a leggere un libro. A voce alta, tra turisti attoniti. Cinque minuti e via tutti. O ancora, appuntamento al ministero della ricerca per il lancio di scarpe vecchie, ispirandosi al giornalista iracheno che prese di mira George W. Bush. Con tanto di declinazione in video-game. Non è finita. Pantheon, a due passi dalla Sorbona: professori, ricercatori e studenti in piazza per leggere passaggi della Divina Commedia, dei libri di Italo Calvino, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Galileo Galilei. In francese e in italiano. Oppure, lezioni improvvisate in stazione o in metrò, dandosi appuntamento sempre via Internet, nei forum, per email o via sms.

I manifesti degli studenti francesi
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GUERRIGLIA – Azioni provocatorie che si consumano in tempi rapidi. Mordi e fuggi. Guerriglia ben diversa da quella praticata 41 anni fa dagli studenti parigini. Li guidava
Daniel Cohn Bendit, oggi europarlamentare: «Ognuno sceglie il modo migliore per contestare il proprio dissenso: lancio di scarpe, flash mob, sono forme di protesta attuali. Anche loro simbolizzano un’epoca, la loro. Non spetta a me giudicare, ma di certo noi non potevamo sfruttare un’arma efficace come Internet». Nel ’68, il dissenso passò così per la violenza. «Il nostro – continua This-Saint-Jean – è un movimento più maturo. Riscopriamo l’impegno collettivo della rivolta idealista e non ideologa. Non credo ci sia spazio per la violenza, ma se il malessere si propagasse ad altri settori della società, come avvenne nel 2006 per i contratti di primo impiego, allora la contestazione potrebbe evolvere».

OCCUPAZIONI – I primi segnali sono già nell’aria. Accanto alle azioni ironiche, continuano scioperi e manifestazioni classiche. Il 26 febbraio, erano in 100mila in piazza, in tutta la Francia. Gli studenti ormai rivendicano il blocco della riforma universitaria. Il 19 febbraio, hanno occupato la Sorbona, per qualche ora, prima dello sgombero delle forze dell’ordine senza incidenti. «Gli happening – spiega Juliette Griffond, 26 anni, studentessa in comunicazione politica, portavoce del sindacato degli studenti Unef – servono a cadenzare un movimento duraturo. Siamo in una società di comunicazione e sfruttiamo i mezzi a disposizione per far passare il messaggio. Ma la manifestazione resta prioritaria per esprimere il dissenso». Insomma, la vittoria mediatica non basta. Appuntamento quindi di nuovo in piazza, il 5 e il 19 marzo. Lo lotta continua.

Alessandro Grandesso

"Corriere della sera", 04 marzo 2009

Pubblicato il 5/3/2009 alle 10.15 nella rubrica Per gli allievi universitari.

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