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Vai, Nichi! Nessuna ricucitura è possibile, quando lo strappo è profondo!

 All'assemblea della minoranza il governatore ratifica l'uscita dal partito
"Nessuna acrimonia, sono sereno perché faccio ciò che è giusto fare"

Prc, Vendola conferma l'addio
nasce Rifondazione della sinistra


Prc, Vendola conferma l'addio nasce Rifondazione della sinistra

Nichi Vendola e sullo sfondo il simbolo della nuova formazione

CHIANCIANO - E' arrivata al capolinea l'esperienza di Nichi Vendola nel Partito della Rifondazione Comunista. Come ormai annunciato da diverso tempo, il governatore della Puglia ha ufficializzato oggi la sua uscita nel corso dell'Assemblea della minoranza che si è aperta a Chianciano. "Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore", ha detto Vendola.

Dopo aver fatto gli auguri di rito a chi ha preferito rimanere nel Prc, l'ex candidato alla segreteria sconfitto lo scorso autunno da Paolo Ferrero, ha aggiunto: "A noi, a quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione. E soprattutto ai compagni e alle compagne della nostra area che scelgono di continuare la propria lotta dentro al partito voglio esprimere gratitudine: per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova". Non tutta l'area del partito che in occasione dell'ultimo congresso si era riconosciuta nella mozione Vendola ha deciso infatti di seguirlo nella fondazione della nuova formazione Rifondazione per la sinistra. Tra questi: Milziade Caprili, ex vicepresidente del Senato, Giusto Catania, europarlamentare, gli ex parlamentari Augusto Rocchi, Matilde Provera e Luigi Comodi, l'ex sottosegretario Rosa Rinaldi, Raffaele Tecce, responsabile enti locali, Tommaso Sodano, responsabile ambiente, Sandro Valentini della direzione Prc.

Inutile anche l'ultimo appello all'unità rivolto a Vendola da Ferrero. "Invito le compagne e i compagni di Chianciano a ripensarci - ha commentato il segretario da Milano - è una scissione verso destra e verso il Pd con un concreto rischio di subalternità sui contenuti. Ovviamente non mi permetto minimamente di sostenere che Vendola è di destra, sarebbe una sciocchezza. Però dico che era stata fatta chiarezza sulle posizioni di maggioranza e minoranza ed è stata tracciata democraticamente una linea e noi abbiamo fin da subito chiesto una gestione unitaria".

Rispondendo indirettamente a Ferrero, il presidente della Regione Puglia ha sottolineato che "la scissione è già nei fatti, è già avvenuta perché quando in una comunità si rompono i vincoli di solidarietà non è più possibile tornare indietro". "Le nostre linee politiche - ha detto ancora Vendola - si sono divaricate in modo radicale, c'è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione. Gli appelli di oggi - ha concluso Vendola - sono solo esercizi di galateo e lasciano il tempo che trovano".

("la Repubblica",
24 gennaio 2009)

«Le nostre linee politiche si sono divaricate in modo radicale - è secco il governatore - c'è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione

«Le nostre linee politiche si sono divaricate in modo radicale - è secco il governatore - c'è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione. Gli appelli di oggi sono solo esercizi di galateo e lasciano il tempo che trovano».
Angela Mauro

Null'altro da aggiungere? Tutto si è già compiuto, ma tanto altro va spiegato per non frustrare le corde dei sentimenti, per elaborare quello che Vendola definisce comunque un addio doloroso. Quindi, spiega Nichi, «io non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perchè faccio quello che è giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore. Voglio augurare ogni successo al mio ex partito. E a noi, quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione». A chi di "Rifondazione per la sinistra" ha invece scelto di «continuare la propria lotta dentro il partito voglio esprimere gratitudine: per aver condiviso una bella battaglia e perchè sono certo che continueranno a battersi perchè nasca una sinistra nuova».
Chi resta e chi va. Nessuna tragedia. La sensazione è che ci sia una sorta di divisione strategica dei compiti: chi va al "fronte" per «un nuovo inizio, un altro partire», come lo chiama Vendola; chi, per lo stesso obiettivo di costruzione di una nuova sinistra, resta in retroguardia nel partito, per ora. Poi si vedrà. Anche perchè i processi sono tutti da tracciare. Sinistra Democratica assiste dall'esterno alla kermesse di Chianciano, pochi gli esponenti presenti, scelta di rispetto quasi da nuovo fidanzato che attende il disbrigo degli ultimi atti del divorzio. Ci si ritroverà a febbraio, in un'assemblea pubblica a Roma con pezzi dei Verdi, del Pdci, movimenti e associazioni per cominciare a tracciare il profilo della nuova avventura. Che viaggia verso la tornata elettorale di giugno in mezzo ai venti di burrasca soffiati da Pd e Pdl insieme per introdurre la soglia di sbarramento al 4 per cento per le europee. «Lavoro sporco - lo bolla Vendola - proiezione di quello sbarramento sociale che vuole marginalizzare le culture critiche e le alternative di società». Tutto da tracciare e qualcosa c'è già. Cè l'associazione "Per la sinistra", presentata già prima di Natale, seme preistorico per le liste elettorali unitarie.
Pensieri abbozzati. Lo stesso Nichi non si sbilancia. Serve una «sinistra unitaria», dice a Chianciano, «a condizione che non sia la confezione di un partitino, a condizione che non appaia, così come fu per l'Arcobaleno, un patto di vertice e un manufatto del politicismo dei ceti politici. Serve che tutti e tutte ci facciamo carico di una domanda di partecipazione diretta alle decisioni della politica, la democrazia per noi non può essere nè apparire una questione procedurale, le primarie possono essere la regola e non l'eccezione della vita interna». Primarie anche per la scelta del gruppo dirigente e dei candidati in lista, sembrerebbe questa la direzione, ma la discussione è ancora in corso. Si vedrà. Vendola pensa «ad una sinistra federale, a cantieri aperti, plurali, curiosi, includenti, che abitino nei territori». E cita l'esempio - purtroppo ancora lontanissimo, per carità, di Obama - che ha «già cambiato il mondo» lasciando avvertire da subito una sorta di «congedo liberatorio dall'epoca dell'America texana delle sette evangeliche e dei petrolieri, dei gangster della speculazione borsistica e della bolla immobiliare, della violenza razzista...».
Ma quello che sembrerebbe contare di più nella relazione di Vendola non è tanto l'approdo - da tracciare, si è detto, cercare - quanto il punto di partenza. Si parte, diparte, da Rifondazione, quello che è stata, dal comunismo, come è stato e perchè. «Siamo stati comunisti non per un bisogno di fedeltà al passato, ma per un bisogno di libertà del presente e del futuro. Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità. Chi pensa che il comunismo sia una declamazione, un percorso provvidenziale che va solo ripulito dalle ombre dell'eclettismo e del revisionismo, chi lo custodisce come una reliquia o come talismano politico, chi lo annuncia come fede e lo vende a buon prezzo come il pane da spezzare per esorcizzare la paura della crisi: chi fa così merita certamente rispetto, ma agisce la politica come fuoriuscita dalla realtà e come rinuncia alla trasformazione dello stato delle cose». Non ci sarà acrimonia, ci sarà pure il rispetto, ma ci sono colpi di fioretto che non perdonano nulla alla nuova maggioranza del Prc. «Comunismo come sviluppo di una domanda piuttosto che come reiterazione ossessiva di una risposta preconfezionata. Comunismo come ricerca e movimento reale piuttosto che come farmacopea o invocazione dottrinaria», elenca Vendola. C'è pure, inevitabile, la polemica sul Muro di Berlino, che ha trovato ampio spazio nelle ultime discussioni pre-divorzio. La Bolognina: «noi difendemmo il Pci perchè consideravamo ingiusto seppellirlo sotto le macerie del Muro di Berlino», dice il governatore. «Ma non stavamo difendendo quel maledetto muro. Noi difendemmo il partito che, dentro un processo lungo e complesso, aveva segnato la rottura del "campo" comunista». Insomma, il partito che con Enrico Berlinguer non aveva avuto reticenze ad ammettere «l'esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d'ottobre».
Omelia? Sarà, ma necessaria per qualunque gruppo si sposti a sinistra, nella sinistra, da che mondo è mondo, in Italia soprattutto. Vendola scava nel «buco nero» in cui è «precipitata la storia di Rifondazione» e ne tira fuori di roba. Nulla finisce "tra parentesi", nemmeno la vicenda vissuta dal quotidiano del partito,«piccola storia ignobile - spiega - del processo sommario e della condanna di un collettivo redazionale e di un direttore che hanno fatto di Liberazione un giornale vivo, luogo della libertà e delle idee, piuttosto che un morto repertorio della linea del gruppo dirigente del partito. Sansonetti non era comunista al punto giusto oppure non lo era affatto? Era stato indicato lui, dopo l'esperienza formidabile di Curzi, perchè Liberazione non fosse specchio del partito ma finestra aperta sul mondo. Questa vicenda evoca troppe ombre di una storia antica e dice di un corto-circuito dentro la nostra comunità politica: non si è rotta solo la politica, è andata in pezzi la comunità».
A Chianciano si litiga, come è avvenuto nel caldo di luglio. A Chianciano si cristalizza e certifica la scissione, come avviene nel gelo di gennaio. Nasce il movimento di Rps, Rifondazione per la Sinistra, con una stellina rossa tra la P e la S, piccolo embrione di un processo costituente che viene annunciato come aperto e il più possibile partecipato. Solo la primavera potrà dire del nuovo inizio.


"Liberazione", 25/01/2009

Pubblicato il 25/1/2009 alle 9.43 nella rubrica Riflettendo su ....

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