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Venerdì 17 Ottobre, ASSEMBLEA DELL'ATENEO PALERMITANO

DL112 Legge 1331 
 

COMUNICATO STAMPA

del Consiglio della Facoltà di Scienze della Formazione

dell’Università degli Studi di Palermo
16 ottobre 2008

 

Con riferimento al crescente stato di agitazione espresso, sia a livello nazionale che locale, da tutti gli attori del mondo accademico italiano, il Consiglio della Facoltà di Scienze della Formazione, riunito nella seduta del 15 ottobre u.s., ha ribadito la propria totale contrarietà ai provvedimenti riguardanti la Ricerca e l'Università contenuti nella Legge n.133/2008 “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 - 

[  DL112 Legge 1331 ]

, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributari”.

La Facoltà ritiene inaccettabile che un provvedimento finanziario e amministrativo dello Stato incida così profondamente sul sistema universitario pubblico nazionale, tutelato dalla Costituzione a garanzia della libertà di ricerca e d'insegnamento e degli interessi generali del Paese, costringendolo a ridisegnare radicalmente e negativamente le proprie attività istituzionali di didattica e di ricerca. In particolare, il Consiglio della Facoltà:

- ha espresso forte preoccupazione e disagio per i consistenti e drammatici tagli programmati sul Fondo di Finanziamento ordinario e sui Finanziamenti per la ricerca PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) con le relative e drammatiche conseguenze sullo smisurato aumento delle tasse universitarie, la precarizzazione del lavoro universitario, l’aumento dei corsi di laurea a numero chiuso e la soppressione di altri corsi di laurea carenti di docenza qualificata;

- ha manifestato la propria disapprovazione alla trasformazione degli Atenei in Fondazioni private ed alle relative, rilevanti ripercussioni, soprattutto nel contesto territoriale del Mezzogiorno d’Italia, sugli strumenti di gestione e controllo, sulla privatizzazione dei rapporti di lavoro e sul principio costituzionale del diritto universale allo studio;

- ha condiviso le posizioni della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane delineate nel Documento dell’Assemblea CRUI del 25 settembre 2008 "Linee di intervento della CRUI alla vigilia del nuovo anno accademico".

Il Consiglio di Facoltà ha di conseguenza deliberato di protestare attivamente mediante:

- l’indizione di un’Assemblea generale di Facoltà presso l’Albergo delle Povere il 23 ottobre p.v., con la partecipazione dei docenti, dei ricercatori, del personale tecnico e amministrativo e degli studenti di tutti i propri Corsi di Laurea;

- la destinazione di una parte delle ore di attività didattica alla presentazione agli studenti della Legge n.133/2008, delle sue prevedibili ripercussioni sul sistema universitario italiano e delle ragioni di dissenso della Facoltà.

La Facoltà di Scienze della Formazione chiede al Rettore e agli organi di governo di Ateneo di dare seguito a tutte le possibili iniziative per indurre il Governo e il Parlamento a modificare significativamente la Legge n.133/2008 e ad arrestare la completa dequalificazione del sistema universitario pubblico nazionale.

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 Ai Docenti, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti
dell'Universita' di Palermo

Si ricorda che,

raccogliendo l'Appello (in calce) di
ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita',
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

e' stata convocata per

VENERDI' 17 ottobre 2008
alle ore 10
nell'Aula del Consiglio della Facolta' di Ingegneria

l'ASSEMBLEA di ATENEO

per discutere su:
- Legge 133/2008. Effetti immediati e di prospettiva sul sistema
universitario nazionale e le ricadute sull'Ateneo.
- Iniziative da assumere.

All'Assemblea parteciperanno:

Giuseppe Silvestri, rettore in carica
e
Roberto Lagalla, rettore dal 1° novembre 2008


ANDU, CISAL Universita', CISL-Universita', CNU, FLC-CGIL,
SNALS-Universita', UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM
di Palermo

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APPELLO a tutti i Docenti delle Universita' italiane

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita',
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

Il sistema universitario e' oggetto di provvedimenti che rischiano di
cancellare l'Universita' che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 e' stato
convertito in legge (n°. 133/08), ed e' dunque pienamente operativo,
confermando i contenuti sui quali abbiamo gia' a luglio espresso un
giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di
contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:
- limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50% per
l'anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni
di blocco dei concorsi;
- ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario, che viene
decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma per
quest'anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di euro):
- la possibilita' di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private, con
la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento dei beni
dell'Universita' al nuovo soggetto privato e l'indeterminatezza degli
organi di gestione degli atenei la cui composizione e funzione non viene
per nulla chiarita.
- il taglio delle retribuzioni del personale
Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di
risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l'Universita'
italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il
ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la liberta' di ricerca e
d'insegnamento e degli interessi generali del Paese.
Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perche' non
sara' piu' garantita un'offerta formativa di qualita' legata
all'inscindibilita' di didattica e ricerca, perche' il taglio dei
finanziamenti condurra' all'aumento senza limiti delle tasse universitarie
e perche' la possibilita' di assumere sempre meno docenti condurra' ad un
ampliamento massiccio dei corsi di laurea a numero chiuso e alla
soppressione di corsi di laurea non gia' sulla base di un'attenta
valutazione della loro efficacia, bensi' per via dell'impossibilita' di
garantire la presenza del personale docente necessario.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il
blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo a fronte delle uscite per pensionamento gia' note, impedira' il
ricambio generazionale, aggravando il problema gia' insopportabile del
precariato, e chiudendo le porte dell'Universita' ad intere generazioni. Ma
è l'intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le
opportunita' di ricerca e di didattica di qualita', appaltando al privato
le scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi
al mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidiera' le aree piu'
delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca? Si vuole importare
un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di disuguaglianza
sociale, di sistema di poche Universita' di eccellenza, di riduzione di
diritti ed opportunita', mentre non esistono neppure lontanamente le
condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttivita' scientifica. E a
fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche le Universita' che
oggi si autodefiniscono "virtuose" saranno trascinate nel gorgo dello
squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice dei costi
crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e
convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una
deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento
dell'Universita'. Non sfugge a nessuno che all'orizzonte si profilano nuovi
interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e
l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Il nostro giudizio
negativo e' fortemente ancorato ad elementi di merito.
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e
certo non intendiamo difendere l'esistente; ma è proprio dai difetti che
occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto:
affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualita'
dell'offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della
carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di finanziamento,
del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto aperto e trasparente
tra Universita' e societa'. E discuterne con la comunita' universitaria:
fino ad oggi le decisioni adottate sono state prese in modo del tutto
unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.
Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo,
individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi
proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti
dell'Universita' le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese di
ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione in
tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione. Ancora
troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti, o
confidano in un "io speriamo che me la cavo". Non sara' cosi': chiunque
operi nell'Universita' sara' esposto a cambiamenti radicali delle sue
condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di posizione
in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da
pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente.
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle "lezioni in
piazza": dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi
provvedimenti non sono un problema dell'Universita', ma disegnano un
modello che riduce diritti e opportunita' sociali, facendo del reddito il
solo discrimine tra chi puo' e chi non puo'; un modello che divide sempre
piu' il Paese tra poveri e ricchi.
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi
strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni
per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.
Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati,
CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo
anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del piu' grande
numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti
universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i
possibili universitari del futuro, poiche' ci è chiaro, come gia' detto,
che queste posizioni abbisognano del piu' vasto sostegno degli utenti e
dell'opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una
manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale
tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilita'
individuale che non puo' essere ignorata o delegata. Fate circolare questo
messaggio, discutetene con i colleghi che non l'hanno ricevuto,
diffondetelo nelle Facolta' e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo
per la sopravvivenza stessa dell'istituzione in cui crediamo.

Roma, 2 ottobre 2008

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A difesa della Scuola Pubblica. Discorso di PIero Calamandrei.
http://www.unitadibase.it/index.php

Pubblicato il 16/10/2008 alle 19.2 nella rubrica Per gli allievi universitari.

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