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Quei titoli sui giornali e la distruzione della scuola pubblica
"Professori cornuti e mazziati"

Franco Berardi Bifo
Sono un insegnante. Svolgo il mio lavoro in una scuola serale. Insegno storia e cultura europea a studenti lavoratori, in gran parte di provenienza straniera. L'orario di lavoro sta fra le 19 e le 23. Cinque giorni alla settimana. Ventiquattro anni di anzianità. Il mio stipendio è di 1460 euro (millequattrocentosessanta).
Il contratto della mia categoria è scaduto nel 2005. Dopo una lunga vertenza ci è stato rinnovato solo nell'aprile del 2007. Ci hanno concesso un aumento medio di 100 euro. La vacanza contrattuale, cioè il lungo periodo durante il quale il contratto era scaduto, non è stata riconosciuta, con la complicità per me incomprensibile del sindacato. Non ci pagano gli arretrati, vabbè. Cento euro in più sono meglio di uno sputo in un occhio direte voi. D'accordo. Meglio di uno sputo inun occhio.
Il problema è che questo aumento non s'è visto. Funzionari del governo di centrosinistra hanno firmato questo contratto tanto chi se ne frega, ma i soldi fino a questo momento non si sono visti.
A luglio ho fatto gli esami di maturità. Mi spetterebbe un compenso per questo, poca roba, qualche centinaio di euro. L'avete visto voi? Io no.
Le condizioni della scuola e dell'università italiana peggiorano ogni anno prima di tutto per la ragione semplicissima che i soldi per l'istruzione (a proposito: come si chiama adesso il ministero? E' stata restaurata la parola pubblica davanti alla parola istruzione?) i soldi per l'istruzione non ci sono. Non ci sono i soldi per stabilizzare le decine di migliaia di ricercatori che mandano avanti la macchina universitaria in condizioni di indecente precarietà, ricatto, e miseria. Non ci sono i soldi per assumere le centinaia di migliaia di precari della scuola. Non ci sono i soldi per pagare gli aumenti concessi.
Per essere più precisi i soldi ci sarebbero, ma sono sistematicamente dirottati verso le scuole private, confessionali o padronali. In questi giorni si torna a scuola. La maggior parte dei (pochi) insegnanti che leggono un giornale (come permettersi un quotidiano al giorno con uno stipendio di millequattrocento euro?) la maggior parte degli insegnanti, dicevo, compra La Repubblica (e farebbe meglio a cambiare giornale).
La Repubblica ha sparato in prima pagina:
BASTA CON I PROFESSORI FANNULLONI.
Cornuti e mazziati, direte voi. La vera questione è un'altra. Il titolo della Repubblica è un'indecente
criminalizzazione di un'intera categoria. E la categoria pubblicamente insultata è quella che dovrebbe formare le nuove generazioni, che dovrebbe godere del rispetto e dell'ascolto della parte più sensibile della collettività. Metterli alla fame non basta. Occorre umiliarli pubblicamente: miserabili e fannulloni.
Ciò cui stiamo assistendo è la distruzione della scuola pubblica, e il governo di centrosinistra da questo punto di vista non si comporta diversamente da quello precedente. Questa distruzione si inserisce nel quadro più vasto di un processo generale di descolarizzazione, di produzione accelerata di ignoranza. D'altra parte è quel che chiede il mercato, dominus incontrastato della vita sociale. Il mercato del lavoro ha bisogno di gente incapace di ragionare, incapace di leggere, incapace di parlare. Ha bisogno di gente capace di rispondere a impulsi elettronici frattalizzati.
Gente costretta ad accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. Gente impaurita e solitaria. Questo occorre al mercato del lavoro. Gli insegnanti sono un ostacolo su questa strada. Occorre trasformarli in una mandria invigliacchita di esecutori del progetto di depressione della mente collettiva.
Sempre su Repubblica c'era anche l'articolo di Aldo Schiavone dedicato alla scuola. Lo Schiavone ha voglia di scherzare. Rivolgendosi agli insegnanti con aria saccente dice che sarebbe ora che riscoprissero il gusto (e i vantaggi) dell'autoformazione. Ma grazie signor Schiavone, aspettavamo giust'appunto lei. Aspettavamo proprio i suoi consigli. Che suggerisce? Un viaggio di studio? Lei lo sa quanti insegnanti debbono fare il doppio lavoro per potersi pagare l'affitto?
Chi glielo paga il viaggio di studio che ogni insegnante dovrebbe fare due volte all'anno se fossimo in un paese civile? Un paese civile? Quello in cui escono titoli come quello che campeggia sulla prima pagina della Repubblica non può essere un paese civile.


"Liberazione", 08/09/2007

Pubblicato il 9/9/2007 alle 11.57 nella rubrica Messaggi.

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