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2005: dal 2 Gennaio 2005 al ... 4 Agosto 2006 (pagg.19)

Ehi, babbo, …

 

22 anni. Un ufficio di segreteria. V’è molto caldo. E’ estate. Non v’è quasi nessuno! Soltanto io e, … con me, una bella ragazza vestita tutta di bianco, minigonna e blusa con bordi azzurri … no, anzi, … blu! … cappello, bianco, … occhiali neri, grandissimi, … capelli … neri, anch’essi. Di fronte a me e a lei … un divisorio ligneo con dei vetri e …, dietro d’essi, l’arcigno segretario. Richiedo il certificato della … appena conseguita. Sì, per l’originale… dovrò attendere anni! Sul bancone, una piccola rivista, quasi un opuscolo tutto bianco con sopra scritto “XYZ”, solo soletto, esile, quasi senza fogli, né pagine! … mi guarda, durante l’attesa, … mia. Lo sfioro, quasi, senza accorgermene. Poi, è esso che tocca il gomito mio, scoperto da manica di camicia raccolta su se stessa: non so com’abbia fatto … a toccarmi! Lo sposto, poi … lo guardo, lo sfoglio, … distrattamente. Il Segretario mi richiama a prestar a lui … attenzione e mi consegna un pezzetto di carta con delle marche e diritti di segreteria incollati … l’un sull’altra; quel foglietto consegnatomi … attesta che …; è bagnato. Lo piego. Prendo per mano la ragazza in minigonna, varchiamo insieme la soglia della porta che s’apre su un corridoio tappezzato di altissime finestre. Torno indietro, ri-varco la soglia, mi avvicino al bancone, guardo “distrattamente” in giro, ma soprattutto sul … bancone e … prendo l’opuscoletto; lo ficco sotto il braccio, senza neppure degnarlo di uno sguardo. La giornata prosegue tra me e quella figliola e, sul sedile posteriore del Maggiolino blu …, quasi aperto, scompaginato … l’opuscoletto.

La sera o, meglio, la notte … io, disteso sul letto; l’opuscoletto … a terra, ai piedi del mio letto; lo scorgo; lo raccolgo; lo sfoglio; lo leggo, le serrande, e della finestra e del balcone, riavvolte in alto e nascoste … chissà dove; vedo solo il cielo … nero, puntinato di stelle e … la vetta del monte Punto Omega; leggo; … però, mi siedo sul letto; mi agito: “scade tra tre giorni!”, dico fra me e me! Vorrei che fosse già mattino. Il cielo diventa sempre più chiaro; sento dei passi; mi alzo, apro la porta, vedo il mio babbo; gli dico: “leggi”! “Non è roba per … noi”, mi dice lui, subito. “Perché?”, gli chiedo io! “Ascoltami!”, dice lui! Torno nella mia stanza; prendo la Olivetti 32 o la 64; forse la 32; sì, era la 32. Comincio a battere sui tasti. 22 anni. Le mie dita si riposano; continuano quelle del mio babbo; poi, di altri; poi, io, poi, …. . Le 72 ore o meno, di già, divengono 65, 50, 32, …; le pagine si accatastano; le correzioni … impossibile d’apportare; non v’è tempo! Rileggere, … neppure. Una busta; i fogli ben numerati, al centro, in basso, su ogni foglio, progressivamente, a partire da un numero che dà l’inizio, … il punto alfa; gli uni sugli altri, i fogli con ordine cercato, voluto ad ogni costo, e, poi, dentro la busta, ficcati, sì, dentro, ... in fondo ad essa. Ufficio Postale. L’ho spedita! … Il tempo passa. Non ricordo più nulla. Squilla il telefono. “Sai ce l’hai fatta! Sono contento anch’io”, dice quella voce che proviene dalla cornetta collegata al cavo di telefono; e, poi, quella voce prosegue: “non me n’era mai andata bene una”! Non comprendo! Poi, comprendo, perché riconosco la voce, sol per quello ... comprendo! Segue risata, … aperta, liberatoria, d’entrambi. Ripongo la cornetta. Faccio un salto, tocco il tetto del corridoio, ma sol perché v’era il contro soffitto. “Babbo, OK!, grido io! “Incredibile”! dice lui. Telefono a …: “non … più da voi, seguirà mia comunicazione scritta”! Ripongo la cornetta e neppure attendo la risposta!

Poi, … leggo, scrivo. Poi, … un sorpasso. Poi, … una fuga. Poi, … vengo sorpassato per ben due volte ..., anzi tre, no ... quattro ...!

Oggi: … gli anni alle spalle; salgo i primi gradini del …° anno: il telefono non squilla, … ancora! Avrebbe dovuto squillare già da giorni, ma non squilla! Squilla, adesso …!!! “Sì?”, dico io! “Sì!”, dall’altra parte. “Ehi, babbo, baaabboo, … dove … sei …? Mannaggia …” dove sei…! Dove sei andato, papà! E ... perché!? ... Ma ... Tu mi senti, lo avverto, babbo! E, sì, anch’io, Ti sento, … voglio avvertirTi anch’io, papà! … perché il desiderio, la voglia, l'urgenza ... di raccontare a Te, papà, sono davvero ... grandi ...!

Ignazio

Contrada Sant’Onofrio – Trabia, 4 Agosto 2006

Pubblicato il 4/8/2006 alle 13.16 nella rubrica Caro papà, ....

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