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2005: dal 2 Gennaio 2005 al ... 28 Maggio 2006 (pagg.18)

Carissimo papà,

stavo per rispondere per le rime ad uno di quei tanti schiavetti che non appena perdono lor padrone non sanno più come muoversi e che dire, ed allora latrano, sai come quei can che abbaiano e non mordono?

Poi, ho pensato: i seggi elettorali si son chiusi! I Siciliani, anche i Siciliani, pochissimi, a dir la verità, hanno votato per eleggere il Presidente della Regione Sicilia ed … ora bisogna attendere lo spoglio e sapere, se tutto è cambiato o se tutto è rimasto com’era prima! E Ti ho pensato! E mi son detto: vorrei tanto raccontargli che: …

 

“sai, papà, Aprile andava a finire; sembrava un giorno come tutti gli altri, quel dì!

Doccia, caffè, automobile, traffico cittadino, edificio 15, studio 9! Invece, …lungo un corridoio d’un quarto piano, incontrai Giorgio, il filosofo, sorridente e teso al contempo, il qual mi disse: “ciao, Ignazio, devo parlarti; devo sapere se mi puoi salvare da situazione difficile: bla bla bla …”!

Risposi, pur sapendo che, alla fine, gli avrei detto di no: “ci penserò su, Giorgio, e ti farò sapere”!

Giorgio, però, invece di andare via, volle che io incontrassi delle persone che … attendevano fuori, al di là d’una porta chiusa!

I miei laureandi attendevano, e anche i miei studenti, numerosi … come sempre!

Entrarono, così, delle fanciulle che rimasero in piedi, mentre io e Giorgio, seduti.

Io, solitamente, mi alzo dalla poltrona, quando accolgo qualcuno ma, quella mattina, avvertivo che dovevo restare seduto. Non mi soffermai a guardare quelle quattro o cinque sagome di fanciulle speranzose e … in attesa d’un qualcosa, ma i loro occhi, mentre Giorgio continuava a parlare, a sorridere, a far pause.

Non ascoltai nulla di quel che diceva il collega, o quasi; guardavo gli occhi, soltanto gli occhi di quelle fanciulle che attendevano … un monosillabo come mia risposta e che … non doveva finire con una “o”!

Mi sembrò di dimenticare tutto. Sì, perché quegli occhi erano d’un comunicativo inenarrabile. Soprattutto uno degli sguardi, no … due, anzi … tre, no no …, papà!

E, poi, dissi: “sì, mi ha esposto la … ragione Giorgio, ma Vi darò risposta il 2 Maggio”; le fanciulle si guardarono tra loro, anche perché non avevano proferito parola alcuna ed io, invece di rispondere a Giorgio che, forse, però parlava ancora, “rispondevo” rivolto a loro e … sentivo dentro di me che il monosillabo sarebbe finito, alla fine, per “ì” e pure accentata.

Andarono tutti via, ed io ripresi la mia vita di routine, di sempre, mentre pensavo tra me e me: “dovrei staccare la spina! Francesca ha indicato il mio nome; sì, la Francesca che io conosco da quando ella era matricola o su di lì e, poi, … quegli sguardi ed il comportamento … loro, aggraziato”!

Trascorsero alcuni giorni e, poi, la mia risposta, che si vestiva di monosillabo che finiva, per l’appunto, per “ì” e cominciava pure per “s” e che significava che io accettavo di … andare a Praga, con loro.

Capii subito che quelle “figurine” che mi stavano innanzi non avevano bisogno di un individuo in particolare, ma di una semplice “nota” che completasse una …altrettanto semplice “scala”; diversamente, l’armonia si sarebbe interrotta, del tutto. E quel mio “sì” … fece d’un tratto esplodere una dolce e allegra musica, per un po’ trattenuta, fin quando si richiuse la porta dietro le loro spalle, e che era resa da diversi strumenti vocali, di cui sol due da tenore e da baritono! Serviva loro soltanto il “basso” che unì il suo compresso e nasale “sì” con un acuto - quasi da tenore, però, e non da “basso”! – che fece emergere il canto dei soprani, numerose e che “scoprivano” e svelavano e liberavano le loro anime da ogni preoccupazione e, in coro, … gridarono, con un andante allegro e sostenuto … d’orchestra di sottofondo, un qualcosa che … così risuonava: “sì, … si va a Praga”! E, poi, “sì, … ce l’abbiamo fatta”!

Sì, io avevo pensato, prima, e pronunciato, poi, il monosillabo da loro atteso, papà!

Dappertutto, si diffuse la nuova: la Patrizia presidenziale … contenta! Il Grimaldi, pure! Il Giorgio … sollevato! La Gioa di Pin … grata; ed io … con il mio “sì” dichiarato, oramai, sebbene ancora incerto, non ancor del tutto convinto, ma dolcemente a me rubato da occhi, … visti e ammirati, un dì … passato!

Continuai, poi, a leggere e a comunicare con i miei studenti che non sapevano ancora che, per una settimana, il loro prof. si sarebbe diretto là ver dove il Sole sorge un sol attimo prima. Le notti si fecero più lunghe, continuai a tradir Morfeo, nonché … le miriadi preoccupate di giovani laureandi che chiedevano … certezze del mio esser presente … con loro. Seguiva un mio dire … e non dire. Finché giunse il giorno. Staccavo la spina, papà. “Mi sarei riposato” pensai; fu da quel dì che il mio esser “viandante”, da sempre, esplose con vigore, ancora una volta: volai dapprima insieme a quegli occhi non più preoccupati e, poi, … camminare, camminare e sotto il sole e sotto … di pioggia le gocce. “Panini” che si trasformavano quotidianamente in luculliani pranzi. E le risate di cuore di giovani in festa. Alessandro guidava gli altri e me ed Agata. Una bimba, innamorata del Bambinello di Praga aiutava Alessandro nella guida e nella lingua parlata ed anche il di lei Fratel Giuseppe. Io e Agata, per non dir che ignoravamo, apparivamo forti sostenitori della lingua italica e fonti solitarie, rifiutate da tutti, ma che difendevano a spada tratta e che costringevano loro interlocutori praghesi a dir qualcosa in … italiano. E … il viaggio procedeva. E cominciai a conoscer anche … tutte e tutti: la guida, giovane nomade straripante di desideri, e di nome Alessandro, con casa costruita anche a Damasco e diretto, or, vers’Ibla; il condottier in seconda e controllor di modi e di comportamenti … d’altre, e temerario nell’uso della lingua altrui, di nom Giuseppe, che s’imponeva come calcolator e raccoglitor di monete e di carta e di rigido metallo. E, poi, “il vero” più illuminante: la spontaneità di Francesca, dolce figura di fanciulla che già donna appariva, ma i cui occhi, a volte, lucidi, … si alternavano con sorrisi smaglianti che provenivano dall’anima: sì, s’avvertiva che lor nascita non dal cuore, ma addirittura … dall’anima sua proveniva, papà; e, poi, chiome che si rannodavano, alcune, e s’arricciavano, altre, come quelle, ad esempio, di cicala Francesca canterina che dimostrava di saper far, però, pure formichina. E le allegrie composite e composte e di Elisa e di Giustina, speculari nel pensiero, e d’altra Francesca pensosa e riflessiva, la cui comunicazione … penetrante e certa e che, a volte, sorprendeva per sua efficacia immediata e per attenzion rivolta verso coniglietti, gufi, pavoni o cagnolini … tutti da accarezzar e coccolare e, subito dopo, se coniglietti però, anche da …!!! E, poi, biondina, allegra bambolina, dagli occhi dolci e desiderosi di scoprir e … certi di non sorprendersi di nulla: di Tiziana sensibile e garbata a … parlar sto. Il coro, insomma, procedeva a maraviglia. Io, portato di qua e di là, m’accorgevo, sempre più, che il “basso” aveva porticina da combinar con mezzo-soprano, perché, tra gli uni e l’altre, era ella che aveva orchestrato e che ancor stava a congiunger le fila: ma …, quale porticina? Ma … proposta di scrittura su … d’un opuscoletto!

E tal fatti … entrarono, poco alla volta, nel libro delle fiabe di Praga; lo percorrevano tutto, comprendendo che il viaggiare è …un delle migliori letture possibili, com’ebbe a dire anco Agostino, … d’Ippona.

… Nel frattempo, si perdeva un cappello, un ombrello, una lentina, qualche corona – “un ricordino a Praga bisogna pur lasciarlo”, disse qualcuna … furbetta! -; e, poi, la regina de … la risata più aperta dona a chi scrive … una sua cassetta ancora impacchettata che io subito benedico, spoglio e ficco dentro a telecamera affamata che la prima aveva già consumata; ma essa, per gioia o per emozion forse, ad incepparsi andava, … e diveniva … come tirchia damigella, perché a … riprender, sì, girava, ma … per poco, per troppo poco tempo! Che fai, … stai a ridere, papà? Su, dai, ascolta: … Ed i giorni trascorrevano ed io che spina avrei dovuto staccar, mi ritrovavo a dover inserir quel che mi spossava sempre di più, senza stancarmi, però, per Km. di strade, di ponti, di giardini, di gradini … non sol da scender, ma anche – se non soprattutto – da salir. E, poi, … il battello e, poi, il sole che andava a tramontare, e la panchina e il verde d’un prato e costruzioni da cui acqua emanava e giri di rondini su quel piccolo, proprio piccolo parco dall’acque ridenti … prima che il coro di voci a ricomporsi andasse attorno a un tavolo ricolmo di boccali di birra … sempre più scura … la qual ogni astemio sgridava ed al suo fermentar riportava, mentre spettacolo, a volte, ad iniziar andava tra sorrisi, risate e silenzi e … vocicchiare che, nella notte, saliva per le scale.

Grazie, papà, per avermi ascoltato! Ancora una volta, Tu m’hai salvato! Ciao, papà.

                                                                   Ignazio
Palermo, 28/05/06

Pubblicato il 29/5/2006 alle 1.28 nella rubrica Caro papà, ....

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