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di Ignazio Licciardi
Podemos, ascesa dei ‘grillini spagnoli’. Figli dell’anticasta, ma di sinistra
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 26 dicembre 2014


“La retribuzione netta mensile dei parlamentari europei di Podemos sarà, come massimo, tre volte il salario minimo intercategoriale spagnolo (645 euro). Ad oggi sono 14 mensilità da 1.935 euro”. Così si leggeva, lo scorso aprile, sulla Carta dei candidati di Podemos per le elezioni europee, un “decalogo” degli impegni dei candidati della giovane, allora, formazione politica spagnola che alle europee di maggio ha ottenuto, sorprendentemente, 5 deputati europei con l’8% dei voti. Arrivati a Strasburgo i parlamentari del Movimento 5Stelle sono rimasti spiazzati da un impegno così radicale che loro non erano stati in grado di assumere. Il confronto aiuta a capire come la spinta dal basso che ha dato origine al movimento di Grillo in Italia esista anche in altri paesi. In Spagna ha preso le sembianze, giovani e movimentiste, di un’organizzazione che lo scorso novembre era accreditata del 28,3% dei voti, davanti agli storici partiti spagnoli, Pp e Psoe, quindi in grado di vincere le elezioni. In otto mesi Podemos, da una trentina di attivisti riunitisi in una libreria al centro di Madrid, è arrivata a circa 300 mila iscritti e si sta preparando alle elezioni a colpi di democrazia, partecipazione e programmi di cambiamento radicale (vedi il libro di Giacomo Russo Spena e Matteo Pucciarelli). Pubblicità Figli dell’anticasta. Per spiegare quanto è accaduto bisogna ricorrere a una parola spagnola ormai nota a tutti: indignados. Quando a settembre è venuto in Italia, il giovane attivista di Podemos, Miguel Urban, uno dei protagonisti del libro di Pucciarelli e Russo Spena, lo ha spiegato con nettezza: “Podemos è figlia del movimento degli indignados: noi veniamo dal basso per sconfiggere l’alto”. Oltre le tradizionali linee di fratture cui ci ha abituato la politica del Novecento -destra/sinistra, lavoro/capitale ma anche ecologia/profitti – negli ultimi anni si è affermata un’altra polarizzazione. Quella che contrappone la calle, la strada, “il popolo” e i governanti, chiunque essi siano. Gli slogan del movimento degli indignados erano già indicativi: Demoracia real ya, Democrazia reale, ora gridato da un luogo mutato dalla Primavera egiziana, l’accampamento, l’acampada. Alla Puerta del Sol madrilena la sera del 15 maggio quando nacque il movimento 15M, le tende furono allestite da una trentina di persone ma a poco a poco diventarono migliaia. L’immagine fece il giro del mondo, ispirò altre mobilitazioni, costruirono una tendenza. Le mobilitazioni spagnole non otterranno risultati immediati ma produrranno un senso comune diffuso che si diffonde nella società. Le iniziative del movimento 15M si moltiplicano a livello locale, la perdita di legittimità dei partiti di governo si allarga a macchia d’olio. E si inizia a non fare più differenza tra destra e sinistra. Le accuse di aver tradito il popolo e di aver fatto gli interessi solo della grande finanza vengono rivolte sia al Partito popular di Mariano Rajoy che al Psoe, oggi diretto dalla “camicia bianca” di Pedro Sanchez. La crisi si è abbattuta violentemente sulla Spagna che ha visto schizzare la disoccupazione a oltre il 26% nel 2013 (quest’anno è scesa al 23) e ha assistito inerte all’esplosione della bolla speculativa sull’immobiliare. La recessione si è mescolata agli scandali: nel 2013 è l’Infanta Crisitina a essere accusata di appropriazione indebita per milioni di euro mentre alla Caja Madrid scoppia lo scandalo delle carte di credito generose ai consiglieri e manager dell’istituto . La Caja fa anche parte di un’azienda, la Bankia, per salvare la quale la Spagna ha dovuto sborsare 23 miliardi di euro. Il circolo vizioso tra politica, affari, finanza e impoverimento di milioni di persone è evidente. E il sistema politico diviene il bersaglio principale. Il caso italiano, Prodi e la casta. Qualcosa del genere è accaduto anche in Italia. Quando Grillo lancia il suo V-Day, nel 2007, il centrosinistra è da poco riuscito a tornare al governo sconfiggendo Silvio Berlusconi ma la sua azione si rivela subito deludente. Non è un caso che quello sia lo stesso anno in cui si affermano libri come La Casta di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella oppure Se li conosci, li eviti di Peter Gomez e Marco Travaglio, che puntano il dito proprio sull’inadeguatezza della politica italiana. In Italia, però, anche per effetto delle scelte di Grillo e Casaleggio, il M5S si tiene alla larga da posizioni di sinistra più o meno movimentista. In parte è comprensibile: partiti come Rifondazione comunista si sono mescolati alla gestione fallimentare dei governi di centrosinistra fino al paradosso di Fausto Bertinotti, ormai archiviato come uno dei simboli della “casta”. Podemos, invece, anche per effetto della pervasività del movimento 15M compie una scelta diversa. Con il suo leader, Pablo Iglesias, parlantina sciolta e codino lungo, da dove deriva il soprannome el coleta, è professore universitario ma diviene celebre come conduttore televisivo. Insieme a pochi altri intuisce che c’è uno spazio politico molto ampio da riempire. Lo fa senza il timore di mescolare ideologicamente Antonio Gramsci e il filosofo argentino Ernesto Laclau, analista del peronismo e teorico del populismo di sinistra. Il leaderismo di “el coleta”. Lo fa con un’impostazione leaderistica. Al congresso di Podemos, quando deve rintuzzare le critiche degli oppositori interni, che propongono di eleggere tre portavoce invece di un segretario generale, risponde che “tre segretari generali non vincono le elezioni contro Rajoy e Sanchez, uno solo sì”. L’atteggiamento è spavaldo, si vede da come conduce i lavori congressuali, molto sicuro di sé e del proprio fiuto politico. Però, allo stesso tempo, Podemos si struttura in una forma più o meno democratica, i militanti hanno diritto di parola e di voto, si eleggono gli organismi dirigenti. Si decide con il voto online, altra innovazione importante, e si offre uno strumento a chi vuole far saltare il sistema. Ma la collocazione a sinistra è chiara. Prima di creare Podemos, Iglesias stava trattando una sua candidatura alle europee con la vecchia formazione di sinistra Izquierda Unida. Quando ancora era un professore sconosciuto si recava a Padova per scrivere un libro come Disobedientes, prefazione di Luca Casarini. Appena eletto europarlamentare, poi, decide di giocare in tandem con Alexis Tsipras, il leader greco spauracchio dei mercati finanziari di mezza europa. Così, ha guadagnato estimatori italiani. A sinistra viene citato da Paolo Ferrero di Rifondazione comunista ma anche da Pippo Civati. In Francia, Jean Luc Melenchon, che ha rappresentato la sinistra alle ultime presidenziali con l’11% dei voti, ha deciso di varare un nuovo movimento ispirandosi a Podemos. È ammirato anche da aree della sinistra movimentista, dai centri sociali, da intellettuali impegnati. L’Iglesias-mania è tutta da verificare. Di fronte alle nuove responsabilità, Podemos ha varato un programma di governo dal titolo “Un progetto economico per la gente” in cui l’impostazione di fondo è keynesiana anche se non si rinuncia a misure più radicali come la riduzione dell’orario di lavoro o il reddito minimo di cittadinanza (comune al M5S). Ma sull’euro si punta a “ridisegnare” l’Europa per “fare funzionare” la moneta unica, si parla di “flessibilità” del Patto di stabiiltà e di “riforma” della Bce. L’establishment ha iniziato a temerlo facendo circolare le voci sui rapporti con il Venezuela o, addirittura, con l’Iran. Se dovesse vincere in Spagna, così come Tsipras in Grecia, Podemos modificherebbe il quadro politico europeo. Stando agli ultimi sondaggi, “è possibile”. da "il Fatto Quotidiano" del 22 dicembre 2014

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Intervista a Curzio Maltese: Seguiamo la stella di podemos
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 dicembre 2014


A sei mesi dall’elezione al parlamento europeo, è possibile tracciare un primo pur parziale bilancio dell’esperienza a Strasburgo e Bruxelles?

il bilancio sarebbe ottimo. i tre parlamentari de l’altra europa hanno lavorato bene e sono stimati nel gruppo GUE e non solo e nelle commissioni. Per quanto mi riguarda mi sono impegnato soprattutto nella commissione cultura, dove siamo riusciti a bocciare il commissario ungherese Navracsics, costringendo Juncker a un mezzo passo indietro, e nei trasporti nella battaglia contro la  torino-lione.

Il fatto è che in Italia non arriva quasi nulla oppure arrivano falsità, come l’assenteismo di Spinelli, che non esiste e si riferiva a un solo giorno di assenza per la manifestazione di Alexis Tsipras a Roma, oppure il mio doppio lavoro per la Repubblica, che neppure esiste visto che sono in aspettativa nel mio giornale. Come diceva Giorgio Bocca in politica o sei ricattabile o ti diffamano. Per il resto l’informazione sul Parlamento europeo in Italia è quasi inesistente.

La sinistra in europa esiste, ci sono forze politiche che hanno successo, come podemos e syriza, anche la linke, il front de gauche, izquierda unida e in Italia, è stato fatto un primo passo con la lista dell’altra europa con tsipras, poi però ci siamo subito fermati…

in Italia la sinistra cosiddetta radicale ha da vent’anni un ruolo di testimonianza che è difficile trasformare in proposta di governo. In più esiste una tradizione di litigiosità esasperata ed esasperante. La lista tsipras era un’idea di superare le divisioni e creare un movimento in linea con le altre esperienze europee. Le polemiche durante la campagna elettorale, penso all’abbandono di Camilleri e Flores in disaccordo con Barbara Spinelli, e poi quelle seguite alle elezioni hanno azzoppato il progetto.

In un tuo recente intervento hai ipotizzato la “rottamazione” dell’esistente in favore della nascita di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana. al netto dell’immagine pittoresca della rottamazione, pensi che in Italia ci siano le condizioni per ripartire con un altro passo, un diverso modo di far politica, magari anche un’altra classe dirigente? Insomma, era una provocazione o c’è dell’altro?

Sì, l’idea è di ripartire azzerando le sigle, Sel, Rifondazione e la stessa Lista Tsipras, e puntare a un nuovo movimento ispirato all’esperienza di Podemos, che punti a guidare un governo alternativo alle larghe intese prigioniere delle politiche di austerità. politiche oligarchiche che ormai sono rifiutate dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Si tratta di trasformare questa maggioranza sociale in maggioranze politiche. Da questo punto di vista il principale punto di riferimento sono le lotte sindacali di questi mesi di Cgil e Fiom. esiste una grande domanda di sinistra in Italia, come in Spagna e in Grecia, ma ancora nessuna offerta adeguata. ora in politica il vuoto non dura a lungo. Prima o poi qualcuno occuperà quell’area e se le sigle presenti non si sciolgono da sole, verranno sciolte nei fatti dall’esterno.

Domanda delle cento pistole: se Renzi decidesse di andare al voto fra tre mesi che succederebbe a sinistra?

Andrebbero tutti in ginocchio da Maurizio Landini a chiedergli di ripensarci e di accettare il ruolo di leader. Temo con scarse possibilità. Landini non è un intellettuale prestato al sindacato, è un operaio che lotta per i diritti dei lavoratori. I suoi orizzonti sono e rimangono il sindacato, la Fiom, la Cgil, la firma del contratto nazionale dei metalmeccanici. ma è anche vero che se Renzi va a elezioni a primavera e le vince, come è probabile, dopo non vi saranno nessun contratto nazionale da firmare e nessun sindacato da difendere.

Da giornalista prestato alla politica, che impressione hai di questo momento che sta vivendo l’unione, nel passaggio tra Barroso e Junker? A occhio le politiche di austerità vanno avanti…

Le politiche di austerità distruggono le società europee ma funzionano in maniera eccellente per difendere le oligarchie economiche, le banche, la finanza, le multinazionali e tutti i centri di potere che oggi controllano i grandi partiti tradizionali di massa, conservatori e socialisti, quindi non cambieranno di una virgola. Juncker è ancora più debole di Barroso, la sua commissione è di un livello molto basso e il suo piano per il lavoro, dati alla mano, è una buffonata elettorale.

Sei stato a Madrid per l’elezione di Pablo Iglesias a segretario generale di Podemos. Che idea ti sei fatto? Quel modello di sinistra è esportabile anche in italia?

Podemos è la sinistra del nuovo secolo. Nei linguaggi, nelle idee, nelle forme di comunicazione e nelle figure dei leader, a cominciare da Pablo Iglesias. E’ un movimento nato pochi mesi fa in una mensa universitaria, ma già allora si poneva il compito di prendere una larga maggioranza e cambiare il governo.

Gli elettori spagnoli l’hanno premiato con oltre l’8 per cento alle europee, dopo una campagna elettorale nella quale Podemos avrà speso al massimo qualche migliaio di euro contro le decine di milioni dei grandi partiti, e oggi i sondaggi lo quotano al 27 per cento. in qualche modo ricorda il movimento 5 stelle, ma con la differenza che Iglesias è un sociologo geniale, coltissimo, fortemente radicato a sinistra e straordinariamente abile nell’arte di convincere l’interlocutore, mentre Beppe Grillo è un ex comico che non ha finito di leggere un libro nella vita, è sostanzialmente un qualunquista, molto influenzato da un uomo di destra come Casaleggio, ed è un monologhista incapace di affrontare un contraddittorio con chiunque, politici o giornalisti. Però la base di Podemos e quella dei 5 stelle si assomigliano per molti versi.

Autore: frida nacinovich

Fonte: http://www.sinistralavoro.it


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Ma chi lavora in Italia? I giovani, no! Gli over 50, no!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 dicembre 2014


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DATI ISTAT 23-12-2014
post pubblicato in Notizie ..., il 24 dicembre 2014


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Una Poesia ... dai colori grigi. Dedica, I.1., I.2.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 6 dicembre 2014


Dedica

 

Alla personificazione della Magia.

Ad una Donna, il cui "nome" è Magico.

Senza la sua cura, quel che segue

sarebbe andato perduto (senza che

niun n'avesse potuto subir danno).

 

Una Poesia ... dai colori grigi. Una danza di … puntini di sospensione*
(parte prima)

(Riveduto e corretto, 05 ottobre 2013 / 06 Dicembre 2014;

*già pubblicato online il 03.10.05 / 24.10.05 con il seguente titolo: Una danza di … puntini di sospensione)

 

1. Dal "mio" studio, il cui tetto è di cieli azzurri (I,1.) 

 

Ho passeggiato a lungo, la notte scorsa.

 L'aria era fredda.

 Il cielo: d'un color blu notte, non nero.

 Sì, v'era freddo, la notte scorsa.

 ... per gli abiti non adatti, forse.

 Le suole delle mie scarpe erano umide,

 mentre calpestavano l'erba

 priva del suo abituale colore.

 La riconoscevo dall'odore, però.

 Mi diceva di non temere,

 perché si sarebbe risollevata al mio passare.

 

 Andavo in giro,

 un po' senza meta.

 Cercavo un posto caldo,

 tiepido almeno,

 una luce, un riparo.

 Ma ... rimase notte fredda, ottobrina.

 Non avevo nulla con me,

 né matita né foglio, né sogni.

 Settembre e Agosto

 erano appena usciti di scena,

 irraggiungibili da me oramai.

 Non serviva né serve tutt’ora

 neppure voltarmi un po' indietro,

 perché soltanto Ottobre neonato avrei visto

 e, forse, vedrei.

 Null'altro.

 Non giravo né giro ancor oggi lo sguardo

 né il capo.

 E, così, andavo

 e m'abbracciavo a me stesso

 per riscaldare e il cuore e la mente.

 

 Nuvole sfilacciate si allungavano

 come fumo di sigarette.

 Ne ho accesa una,

 mi sono lasciato scivolar per terra

 e ne ho respirato l'anima.

 E, poi, forse ... mi sono addormentato

 Ma, nei sogni miei,

 una voce gentile di donna mi diceva:

“Che tristezza, compagno di viaggio e di lotte,

 perché non sei venuto a trovarmi?

 Anche se pur io dormivo

 avresti potuto abbracciarmi

 ed io, col mio corpo, t'avrei riscaldato.

 Ti prego, compagno di giochi e avventure,

 non farti scrupolo alcuno;

 chiamami, quando hai freddo,

 quando vuoi una carezza

 o quando semplicemente vorrai una persona

 accanto a te ...”.

 

Ed egli continuò i suoi sogni,

 nel freddo di quella notte ottobrina.

 Sì, Viator ti ha ascoltato

 

2. Sotto il cielo chiaro ... la magia o il mistero del pensare al passato

 

 (Oggi, ho letto una favola piena di immagini e sogni

 e di foto scattate!

 E son tornato, così, nel "mio" studio,

 sotto un cielo

 che da azzurro diventava stellato ...

 e la penna scorreva) ...:

 Una lunga, interminabile corsa

 come su d’una barca a vela

 sospinta dal vento,

 con dentro tanti compagni di viaggio,

 allegri,

 sorridenti,

 vocianti,

 schiamazzanti e spruzzati dall’onda,

 anch’essa amica.

 

 Sospinta, la barca

 verso una boa,

 attorno alla quale avrei dovuto un giorno virare,

 girare,

 per ritornare.

 Il ritorno non sapevo,

 ma correvo felice con loro, amici d’un tempo,

 ai quali credevo;

 poi, ogni tanto,

 qualcuno, da me … s’allontanava,

 perdendosi,

 ed io, ogni tanto, qualcuno abbandonava,

 ed io il pianto rinnovavo,

 fin quando comprendevo che

 ognuno aveva il suo viaggio

 da compiere;

 e lagrima si trasformava,

 induriva,

 solcandomi per sempre lo sguardo;

 anche l’onda cominciava a tradirmi:

 non più a spruzzi sul mio viso

 né più con le mie membra giocava,

 ma essa rischio adduceva per me

 e per la mia vela

 alleata col vento

 più d’una volta,

 ma sferzante e tagliente;

 e le mie braccia rinvigorivano

 e le gambe tese,

 indurite su piedi

 puntellati in terra legnosa

 e viscida resa dall’onda dimèntica,

 si irrigidivano,

 e i ginocchi incollati al legno bagnato

 soffrivano per l’attrito acuto

- e divenuto più atroce per la piaga –

e salsedine,

 abbandonata da un mare ondeggiante e violento,

 ad infierire iva e ad acuir la ferita.

 

 E la boa, ad un tratto, sempre più rossa,

 sempre più grande,

 e lo scafo sempre più vuoto,

 spopolato.

 Qualcosa, poi, rotola

 che vorrei fermare,

 tale è il fastidio di quel semplice e inavvertibile rumore

 tra il fragor della tempesta;

 eppur è quello scivolare,

 quello sbatter senza senso che turba la mente e l’orecchio miei.

 Nessuno v’è più che sorride, ama o sghignazza;

 si è soli, ad un tratto,

 sì, con qualcuno fedele

 o, forse, pauroso di intraprender un viaggio,

 da solo, da sola;

 e m’accorgo che devo guidare,

 tenere la barca

 che non è più veloce per l’acqua,

 pel vento,

 pel sole e luna e per stelle amiche,

 ma è lenta,

 tristemente lenta,

 ferma,

 immobile quasi nel suo funambolico rotar su se stessa;

 è da sospingere, frenare, controllare

 e con energica forza,

 senza respiro;

 costante il sudore sulla fronte,

 ogni giorno più rigata da ruga novella

 che, alle prime già vive,

 s’unisce e che mi solcano il viso:

 e mi sfugge ancor una lagrima,

 perché non vorrei pensare

 neppure

 né creder che

 tutti siano andati via o caduti o persi per mare:

 alcuni, neppure un bacio,

 sulla guancia abituata da labbra pressanti, pigianti, avvolgenti, e

 neppure una stretta di mano,

 un abbraccio,

 mentr’altri li scorgo lontani, sì, già lontani:

 non ha senso comprendere,

 e boa, gigantesca, m’appare

 e guardar più non posso

 né ricordare i sorrisi.

 

 Non so se la boa superare,

 oppure soffermare lo sguardo

 su chi lontano è oramai,

 o attorniare, aggirare la boa,

 proprio come,

 con loro, una volta, speravo.

 Andar vorrei oltre

 ... per restar quel che sono,

 ma qualcuno o qualcosa mi prende le forze,

 mi guida la mano e m’invita al ritorno.

 Brivido ultimo

 d’un giorno ch’appare e che passa

 e, d’un tratto, dimezza me stesso e … se stesso:

 e vedere il mondo che quasi sé capovolge

 in interminabil virata:

 tutto ritorna a me stesso,

 mentre tutto proietta al mio sguardo;

 vorrei virare, di nuovo,

 per andar al di là di quel rosso

 a cui però giro attorno,

 e … senza averlo desiderato, né tutt’ora ancora volerlo!

 

 Son preso da vortice,

 da mano provocato e ignota;

 voluto, sì, da ignoto volere;

 in me non più quel vigore antico e giocoso,

 iniziale, di bimbo che cresce e che brucia le tappe,

 senza guardare;

 nessun ardore più,

 e mi soffermo a pensare,

 e a riposare,

 per un attimo che è privo di fine, d’arresto improvviso,

 mentr’altri guida il ritorno

 e, poi svegliarmi per veder quel che non avrei voluto

 e m’appar il veleggiar sulla via già una volta percorsa,

 uguale e diversa sol per il verso ... suo,

 all’incontrario; e rivedo la boa

 che, gigante, ritorna bambina;

 sì, quella boa, quella stessa

 che, per intera vita di gioie e desideri ho sognata,

 e appena raggiunta,

 ho già persa.

 

 Solo ritorno così

… l’onda

 benevola,

 il venticello

 tenero

 ed io disteso su fondo di barca,

 sfiancato,

 sfinito,

 e guardo la barba,

 i capelli

 e non comprendo

 se il bianco è dono del mare o dono del tempo.

 E ripenso al passato

 che diventa nella memoria futuro

… sulla collina del mio riposo e d’agitazioni infinite.

 Sì, penso che ... continuerò!

 Non importa il giudizio degli altri!

 Ma l'invito dei ... più ... e ripetuto …

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Una Poesia ... dai colori grigi. I,3.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 6 dicembre 2014


3. E … mi rivedo, così … in un interno d’appartamento

… e trascorsi son tant’anni e più,
e non mi resta che pensare,
sulla via del ritorno
giammai desiderato né voluto,
… al futuro
che, privo d’altro figlio,
è rimasto dietro alle spalle mie
… al di là di quella boa che io
pensavo di sorpassar e andarvi oltre
come Ulisse con Colonne d’Eracle.

Mi volto indietro, ogni tanto,
e m’immergo nel racconto d’una vita vissuta,
o da viver ancora
o sol sognata
o da sognar sempre;
e la barca,
… sospinta da onda divenuta carezzevole, tenera e docile
e … d’uno strano sapore non più salmastro
che non m’attrae,
m’appare … benevola …
quasi non voglia più farmi … alcun male.

Eppur la corsa …
rapida in principio era stata,
perché dal desiderio sospinta e accelerata;
ma ora diveniva … lenta,
infinitamente lenta e …vuota
e solitaria
e a tal punto che tutto sembrava esser già accaduto
… anche ciò che percorrevo
o forse calpestavo di nuovo …
nel ricordo d’un tempo.

Ed ora è lento il tempo
e angusti gli spazi,
ma rapidissimi
pur nel loro fingersi ancora accoglienti,
ma tali … che sembrano vestirsi di sempre più probabile fine
che potrebbe accadere …
e per sempre,
mentr’io sfiancato
resto su … fondo di selvaggia barca
che riconosco appena
e che è pur la mia …
quella d’un tempo …
popolati, una volta,
la barca ed il tempo miei,
e da voci e da calpestii
e da sguardi …
innocenti non sempre,
e da mani
che, incrociandosi,
intrecciandosi per casuali
o, per lo più, voluti e disiati incontri di dita,
confessavano tutto … le une alle altre
e … attendevan comando di ancor lontana e possibil estasi
per dar vita a lotta gioiosa,
giocosa,
frenetica
e … dolcemente folle.

Ed or … il sonno,
la spossatezza
mi cercano,
e pur le amiche,
ma nulla e nessun io voglio,
nessuno più
come amico od amica,
a me accanto.
Non voglio più,
ancora una volta, esser ucciso
prima ancor del vero morir
prima dell’attimo
che tutto mi toglierà,
e forse … anche il ricordo
e, con esso, il desiderio di guardar indietro
per l’ultima volta,
di veder scomparir boa
che andava, però,
sorpassata e non aggirata
né corteggiata
dopo esser stata da me
tanto anelata e ricercata
… per scorger, oggi, essa …soltanto annullata
da innalzarsi dell’onda,
dal calarsi e dall’ergersi d’un legno inzuppato,
o da lontananza che aumenta
e … a dismisura,
rispetto a quel che un dì … io cercavo,
per cui verso la boa correvo.
Ma io non sapevo che superarla avrei dovuto …

E … mi rivedo, così …
in un interno d’appartamento
… a riveder che cosa?
Fotogrammi d’una vita intera
... e una macchina fotografica
che vuol che rollino le ficchi dentro
ché vuol trascinarmi …
di nuovo per via,
controcorrente,
perch’io riprovi ad oltrepassar la boa
che … invece, un giorno abbracciai, ahimé!

Ma stessa strada mi mostrò
e ripropose
piena di ricordi
e di mancata continua avventura.


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Una Poesia ... dai colori grigi. I,4.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 6 dicembre 2014


4. Pausa necessaria ... per il passar d'aliante ... /

 

 Le mani alte ancor sulla tastiera, /

 quando il silenzio d’un aliante /

 mi distrasse da scrittura /

 che m’apprestavo a costruire … /

sotto un cielo d'Ottobre. /

 

 Si librava nell’aria il pensier di Leonardo /

 ed io lo osservavo /

 e pioveva su di me /

 come messaggio, /

 il cui volteggiar seguivo /

 nell’aria tersa del mattino. /

 

 Tutti i pensier  miei  volaron via /

 ad inseguir messaggio /

 che venticel  leggero lontano da me portava via. /

 Le mie mani, allor, /

 approfittando /

 di pausa necessaria, /

 da sole calaron lor dita /

 e da sé scrissero … senza ch’io volessi  né pensassi: /

 

“Mia cara Madame, come stai. /

 Ti scrivo, perché informarti  volevo /

 che parole e frasi /

 a te in parte note /

 van componendosi, per scelta mia, /

 in spazio di sogno … e d’etere! /

 E mi parve corretto /

 farti sapere! /

 M'hai allontanato da te, /

 dicendomi un dì, e più volte ripetendolo: /

 "... più non ne posso ... /

 ossessione la tua ... /

 troppi i pensieri tuoi /

 rivolti a me in un sol giorno ... /

 ti prego ... ama tutte, tutti /

 e non sol me"! /

 

 E … t’ascoltai, quel dì, /

 perché era giusto /

 che nessun’ombra s’imponesse /

 e frapponesse tra i nostri sguardi, /

 anche se l’un rivolto a valle /

 e l’altro a monte! /

 E … prima, a bimba dell'immaginario /

… quasi fosse nipotina, /

 ed ... or a quei tutti/e da te suggeriti/e /

 su spazio scoperto, /

 trovato, /

 raggiunto per caso, /

 per fortuna /

 o per mano a me dolce /

 e che titolo a nostro fraseggiar /

 forse ha già suggerito /

 e donato. /

 

 Se vuoi seguir nascita e crescita /

 dei pensier miei /

 ... morti giammai /

 e vestiti però oramai /

 di scenari  a entrambi  ignoti ... /

 dirigi pur lo sguardo tuo /

 verso un … lì , /

 ma non rivelarne a niun il loco! /

 

 Di rimestar tra i ricordi /

 ho io bisogno, /

 non d’altre voci né di bisbigli. /

 Luogo magico è /

 quel che vivo da giorni … /

lagrime non ho più, /

 asciutto è il mio pozzo /

 e secchio vuoto risale agli occhi miei, /

 da tempo. /

 Teneramente, /

 ti bacio. /

 E che sia a te /

 settimana felice, /

 gaia ed allegra /

 e via sicura, /

 per tuo futuro, /

 il tuo sognatore. /


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permalink | inviato da Notes-bloc il 6/12/2014 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Una Poesia ... dai colori grigi. I,5.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 4 dicembre 2014


5. E il búblos ... il papiro si srotolò ... / Sì, la vita intera / è come un qualsiasi giorno / che nasce da un buio ventre / rischiarato da un Sole pallido / che, poco alla volta, / va risvegliando natura tutta che … / poi, spossata, / dopo aver giocato con gocce di pioggia / o soffi di vento o fruscii di fronde / di tutti i verdi possibili / o con i colori dei fiori / e con i profumi lor diversissimi / o con amori / e pene / e con dolori e risa, / poi, va … come se fosse arrivato anch’essa / al suo giro di boa … / verso un buio … / inatteso né invocato né desiderato … / mentre, prima … / sol un attimo prima, / non riusciva a provar, forse, / neppure… piacer di ciò / che soltanto viveva, / senza affanni e gravi pensieri! / E … il Sole alto, / proprio quel Sol che ad Est sorge, / a Sud splende, / a Ovest tramonta / e a Nord, poi, forse, riposa, / scandendo in tal modo, ahimé … ahinoi, / non solo il suo tempo. / Fu allora che m’apparve Selene, / innamorata o presa d’amor, / questo non so, / e disse a me ciò che, forse, anch’io / avea un giorno veduto, / da qualche parte e … / fogli di papiro mi donò, / perché io li leggessi / o rivivessi / o sognassi, / forse, per la prima volta, / in un giorno d’Agosto / reso fresco da improvviso Maestrale … / atteso e inatteso insieme. / E il búblos ... / il papiro si srotolò, / mostrandomi che … / un quegli rovistava tra le carte sue. / Nel suo studio. / Le pareti, invisibili / sia dietro i libri / intervallati da listelli di noce / e sistemati a casaccio, / sia dietro quadri ad esse / appesi. / Il tavolo di lavoro, / ricolmo di fogli sparsi / o impilati. / Un divano, / nei cuscini annegato. / Dei cubi, anch’essi / soffocati da pagine di grandi e illustri … / anticipatori … del dopo / che, poi, è sempre accaduto. / Compact-disk nudi … alcuni; / ben coperti, altri; / bastardi, altri ancora / e quasi rubati per strada … / da mano protesa di uomini / senza volto … né storia. / Un’ immagine, tra un quadro e l’altro. / Giornali de l’Unità, / la Repubblica, / Liberazione. / Copie de… L’Espresso / e … ritagli … / quanti ritagli / che quegli giammai troverà. / E … note musicali / che si … rincorrono, / attutendosi nell’ovattato / d’una camera di studio e lavoro / e, scontrandosi, / a volte, in coppe, targhe e trofei del … o della ... / E, poi, una luce tiepida / proveniente da … / aggeggio servizievole, / fedele, / nero, / lucido, / liscio, caldo / che illumina / e fissa la tastiera / d’un portatile sempre acceso / e in funzione, / oppure spento che a riposar sta dentro una borsa, / nera, / che quell’uomo accompagna / nei suoi spostamenti … senza senso. / E rovistava a manca / e a destra, / senza trovar nulla di quel che cercava. / Poi, spossato, / precipitò su una poltrona / che l’accolse con tutti i suoi pensieri, / con tutti i suoi ricordi. / E … forse, / sognava … /

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permalink | inviato da Notes-bloc il 4/12/2014 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Una Poesia ... dai colori grigi. I,6.; I,6.1.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 3 dicembre 2014


6. … Sì, anche il suo era … sogno frammentato e scisso / Era Ottobre. / L'anno, il ... / Trentadue i gradi durante il luminoso giorno. / Poi, scivolò la notte / e l'aria più tenera / e benevola / ... e lui dormiva. / Non si rendeva conto / del perché le Muse che allietano la vita dei poeti / ri-fuggivano, ogni tanto, / dimèntiche di color che lasciati avean ad attendere / con le mani ferme / e distanti / dai tasti neri, / macchiati di segni bianchi / e … in un ordine insensato nell’apparenza; / sol i numeri sempre allineati, / l’uno dopo l’altro, dall’uno allo zero / arabici. / Il resto, / avvolto da un disordine a cui i polpastrelli del poeta / s’arrendevano, / in quel caotico disporsi, / cercando l’ordine loro. / Non si rendeva conto / del perché la sua Musa abbandonato l’avea, / stuzzicandolo, però, / con tormento dolce / e privo del vigore lasciandolo / in giorno improvviso accadutogli come d’un saettare / sconnesso / in cielo terso / e meravigliosamente colorato / d’un celeste pastello, / rigato da fili appena appena dorati / e imbiancati / ma, a volte, rosati. / Ed era pure Ottobre quel dì. / L’anno … / Anche quella notte, la frescura … della notte … / era a lui compagna, ma … nella sua veglia. / Da quel cielo nero, / punteggiato di stelle, / non dormì più. / Aveva, forse, a viver ricominciato? / La sua Musa gl’era / apparsa improvvisa, afferrandolo con violenza, / e … generosa lo scuoteva, / risvegliandolo ai suoi futuri, / orbi di presente e di passati. / E scuotendolo, / lo rigenerava, giorno dopo giorno, / ora dopo ora, / minuto dopo minuto, / secondo dopo secondo, / … all’infinito, / fino all’immobilità del suo pensare / che diveniva etereo e statico, / in un vorticoso dinamismo selvaggio / e privo d’alcun senso. / Lui, però, viveva … per la prima volta / - credeva così, almeno -, / immobile in quella stasi / del gioioso e magico incanto di un tempo / che … non v’era. / Inventava / e costruiva, / disegnava un futuro, costui, / orfano, però, del tempo / in un luogo di ogni spazio privo. / La Musa l’aveva preso, / rapito, / lo possedeva, / lo incatenava / e lui non resisteva; / piuttosto, egli / attendeva l’ultima feroce stretta che / con … ritardo e improvvisa sempre giungeva, / sconvolgendone ogni possibilità di ritorno / al recupero del tempo. / Ed egli godeva della stretta / che toglieva a lui il fiato, / liberandogli … / paradossalmente il respiro / che diveniva d’atleta, / vigoroso, / virtuoso / nell’assenza di ogni nota virtù. / Viveva … / correva con lei, / s’inerpicava per vie scoscese / e difficili da percorrere, / alquanto …e, di ritorno, poi, / nel suo rifugio buio / che si riempiva di luce, però, / al sol pensare al vicino risorger del Sole, / al domani … / per affrettar il fuoriuscir del timido arco rosso del Sole, / egli leggeva, divorava lettere che divenivano parole / e … si intrecciavano in frasi …sempre più aperte a periodi / che divenivano ammassi di paragrafi / in capitoli di storie …incredibili ... / [... continua] / 6.1. … Sì, anche il suo era … sogno frammentato e scisso / Ma come per tutti i sogni, / anche il suo era / - o appariva a lui? - / frammentato, / perso nelle sfumature più accese, / nel suo ricordo cosciente; / sì, almeno nel ricordo suo, / cosciente. / (E chissà cosa succede, / in realtà, / mentre si è nelle braccia / di Morfeo … ingannatore … / là dove si corre, ci si perde, / si gode, / si vive l’altra parte della vita, / mentre il corpo stanco / si rigenera; / sì, cos’accade lì, / in quel luogo ... che non c’è / e nel quale si vorrebbe / restare, per sempre … / e, invece, di esso il ricordo s’annulla / dimèntico, / perché si cela, si oscura / come se … il nulla, / soltanto il nulla, / si fosse verificato, / sì, come tra un frammento e l’altro / del nostro sicuro esistere / ed altrettanto assai certo / non ricordar … / che il nulla … / E tutto ciò, / mentre ci s’accorge, / d’un tratto / - le palpebre, nuovamente vive / come ali di farfalla -, / d’esser stati rigettati / in quel che, nel di noi conscio, / rivediamo / - anche se per un solo piccolo / e misero attimo -, / sì, segmentato, ma accaduto, / e che, a volte, ci spaventa / e che, nella notte, ci fa urlare; / in quella notte nella quale, / non appena rivolgiamo a lei … / occhi ancora incerti per il sonno padrone, / ci sorride, però, come tenera madre, / pronta con il suo disegnare cieli stellati, / con il suo sussurrar canzoni costruite / di parole inventate o di poeti, / con il suo annullare il piacere / interrotto con lui … / per un bimbo ch’apprende alla vita / e ri-placa se stesso, / riaddormentandosi placido / nel cullar delle braccia … calde / della di lui natura originaria e nutrice). / … Sì, anche il suo era … / sogno frammentato e scisso, / mentr’era sprofondato nella sua poltrona … / del suo studio: / e in esto sogno / rivedeva sé bimbo / e, poi, adolescente / e, poi, insieme, bimbo e / o adolescente; / entrambi, per mano legati / con i loro quattro sogni di sempre: / una bicicletta / con cui e per cui scorrazzare e correre … / una Porche rossa con cui sfrecciare … / una villa percorsa / e ammirata, un giorno, / in un golfo / sul profondo Tirreno incantato / e, poi … amanti, / sì, amanti, / sì, proprio come participi, sempre presenti / e, quindi, che amano nell’oggi dell’oggi / e … nell’oggi del domani / e … nell’oggi del sempre. / Lui, amante da sempre, / ma anche amico … / per un tempo assai circoscritto e felice / e, poi - … / troppe le infinite ferite! / – sì … sempre e soltanto amante / che ricercava e ricerca l’amante / nel suo andare … girovago: / sostare mai un attimo / … non accorgendosi … / non curandosi che il tempo andava … spruzzandogli di neve i capelli, / ricoprendone il viso / della stessa gelida neve; / e correva, gioiva, inventava, / e ad occhi aperti sognava, / soffriva, incantava, pregava, / si inerpicava, precipitava, temeva e piangeva, / ma costruiva … sempre; / ma ora … tra le braccia di Morfeo … dormiva, / spossato … / un libro tra le mani, / di Gabriel García Marquez / che racconta sua vita d’artista e d’uomo … / d’azione e …poeta dell’immaginario … reale, / sussurrandogli - il libro o … lo stesso Gabito! -, / all’orecchio … / che, per raccontarla / bisogna, però, viverla; / e il libro gli sfuggiva / nella pagina che l’aveva, forse, tradito … / allontanandolo dal suo vegliare / e precipitandolo nel sonno. / E vedeva, così, se stesso che … /

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Una Poesia ... dai colori grigi. I,7.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 2 dicembre 2014


7. … una lettera … poi … un giorno / A “Lei”, / ovvero all’amor / che a svanir va / e che, forse, è stato? / - o è tuttora! - : / a volte, gustoso e / desiderato dolc … etto, / altre volte … amar …etto! / (e … vedeva, così, sé stesso che …) / … pedalava / in quel ridente e soleggiato villaggio / di un tempo, / la cui costa …flagellata era / dal Mediterraneo / sospinto da Eolo / divertito; / e quegli correva, / mentre tutti riposavano, / nel pomeriggio / assolato / e ventoso / d’un vento caldo ma / ... amico: / e, poi, / una lei compariva … / ragazzina / … come lui ragazzino, e / insieme ridevano / a bocche aperte e / spalancate, / gli occhi / splendenti / per il sorriso stesso … / superandosi a vicenda, / nella corsa ... / folle. / Sì, non era ancora / il tempo / del nascondere i sorrisi / né del temere l’imprevisto. / Poi, / una frenata, / voluta … però, / ricercata, / desiderata, / contrattata quasi / durante la corsa, / attraverso gli sguardi / illuminati / da quegli occhi ... / cerulei, gli uni ... / verdi / d’uno smeraldo intenso, / gli altri / … ed entrambi / specchio dell’anima / e delle verità / nascoste; / sì, una frenata, / sotto casa, / la sua … di casa; / un gelato / quasi rubato / nell'antico bar / e, poi, / seduti … vicini, / le timide gambe / separate / sol dall’altrettanto / timida peluria nascente … / sulle scale / … fresche / per gli spessi muri, / chiuso il portone: / e lei che diceva: / un morso al gelato? / E lui, / ragazzino, / s’appressava al / … cioccolato / che, però, / scompariva d’un tratto / e le labbra / innocenti s’univano, / mentre il ricolmo / e rigido cono-gelato / a mano a mano … / perdeva il vigore, / lasciando una macchia / che si slargava / … sempre più sul gradino, / gocciolando / sopra quello / ... più basso. / Poi, / le labbra si staccavano / … arrossate; / anche i volti; / e ... una porta, / cigolando, / su nell’appartamento / s’apriva / … dei passi e ... / loro erano già / sulle loro due ruote / a correr di nuovo, / lungo la costa / flagellata dall’onde / frammiste / ad alghe verdastre / che … con loro / giocavano, / spruzzando / lor esiguo vestiario / e … nascondendo / il peccato; / e, infine …gli increduli innocenti, / richiamati dal fragore / di quell’onde / per le lor ricadute / su scogli / sparsi qua e là / nella spiaggia … / le biciclette abbandonate, / giù … / a giocare con quell’onde / spumeggianti, / e … le inseguivano i due bimbi, / ma già ... / amanti / e per sempre, / ed a ficcarsi / con violenza / correvano / fino allo sfinimento / dentro ... d’esse; / e, poi … / sporchi di / sabbia anche i capelli, / e … le labbra / che si riavvicinavano / per non staccarsi più, / fino a risentir / del villaggio / … il risveglio ... / Ma sogni frammentati erano pur questi? / E pur gli innumerevoli altri / o … cos'altro? / Oppure, tali soltanto apparivano? / E, dunque … non erano? / … Una lettera, poi / … un giorno … / non sogno … / inattesa, / interminabile, / tra tante … / brevi, / rapide, / veloci / che / chiedevano / o ri-chiedevano / notizie, / suggerimenti, / mentr’altre … / consigli / e alle quali / egli solerte / rispondeva / … in fretta, / sì, sempre più in fretta, / come se …; / e coloro a cui rispondeva / … felici d’esser stati / ascoltati, / letti e, / pure, informati / … ma, quel dì, quegli ... /

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Una Poesia ... dai colori grigi. I,8.
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 1 dicembre 2014


8. Andò a letto, e … la sognò ... / … ma, quel dì, / quegli venne attratto dalla lunga missiva, / sì tante le righe ... / da meritar d’esser messa / … da parte, / subito, / e senza pensarci su / neppur per un attimo, / per leggerla … poi / … un dì … nel tempo, / forse ... una notte d’un / giorno d’un mese d’un anno / che arrivato mai sarebbe; / o, forse, un dì … ritrovata / essa ingiallita e scartata, oppure / ammirata per il / … suo aver resistito nel tempo / e … atteso silente, / oppure … per non esser stata notata. / Tutto ciò / non accadde; / accadde, invece, / il contrario, / come se il mondo ruotasse all’indietro, / per evitar l’esclusione, / la non attenzione. / E la lesse, / mentr’altre giungevano, / restando incollate / a piccolo becco di piccioni viaggiatori / o legate a nastrino / e pendenti da collo piumoso; / sì, la lesse, / e i piccioni in indeterminabile fila, / ordinata e variegata al contempo / da colori frammisti dal bianco al marrone, / al viola lucente o appena dorato / e a strani rossi ed azzurri / improvvisi e … mischiati / a un tubar gutturale di suoni, / irradiavano nel loro lungo / filare di becchi gialli e biancastri / che divenivano enormi / … come di tucani / e danzavano / ... in silenzio, / senza provocar rumore / … alcuno. / Egli nulla vedeva, / nulla sentiva al di là / delle parole tinteggiate / e che non solo gli occhi suoi / raggiungevano / ma anche gli orecchi, / mentr’egli inforcava le lenti, / entrando / … e ciò non sapeva … in un sogno ch’avrebbe avuto / il suo tempo, / … una volta lasciata alle spalle, / senza averla aggirata / … quella boa / … fissata / … ferma nel fluttuar dell’onde del tempo / ... nella sua mente: / (Da: Lei . A: lui ... . Martedì ... . Oggetto: Mi presento ...: / Gent.mo, / sono … / Il mio nome è … / ribattezzata "… [Lei] …". Mai sentito parlare di … / Sentendola esprimere … ho creduto di / sfogliare pagine di libri del mio maestro!!! / Ho … anni … e con doppio lavoro / ... scrivo … nel settore della … / e un part-time di altra natura / mi aiuta a portare avanti / in senso meramente economico / "la barca"! / Nonostante sia / distrutta, / poiché spesso i miei turni di lavoro / sono serali, / mi sento motivata a sufficienza a … / e dall'amore per … / e soprattutto per quel seme ricchissimo / che è presente nel bimbo ... futuro uomo - "Uomo" -. / Non cerco con tale scritto di acquisire / ... non è della mia persona, / piuttosto di rendere manifesta, / attraverso un’esposizione del mio caso, / uno tra i tanti, / immagino ... una mia richiesta / di conforto da parte sua … / ... che io possa farcela ... / Guardavo tutte le mie … / oggi - io sono … -, / stare ore ed ore lì … a parlare, / negli intervalli / con spensieratezza, / attendendo il rientro …!! / Ho provato tenerezza / per quei tempi / che non ho potuto vivere … / Adesso, però, è tardi / per rilassarmi e scorrere la vita di … / così a pieno / come sembrano far loro / e come ne avrei io stessa voglia / … ma non riesco, proprio! / Continuerò a … / e ne seguirò qualche altra / che ritengo …ma non potrò permettermi una presenza totale / -che buffo, il mio nome, quello … vero!- / Sono … / ma se riuscirò, / l'intento è di concludere con "…", / e questo perché / davvero vorrei poter sentire / dentro di me / un …lumetto acceso… / che partecipa alla luce / che irradia la vita / ... una presenza vera ... / non una … vita banale / e povera / … ma ... strumento attivo / per quegli esseri meravigliosi e …di luce … / che, per fortuna, popolano la Terra / ... Sa … / credo sia grazie alla loro presenza che / questo mondo trovi energia a sufficienza / per "ripulirsi" e ricominciare ... / Sono contenta di seguire / … le trovo … prima che di interesse / … o comunque preparatorie ad una … futura. / ... insomma, verrei lo stesso, / anche se … ritengano che noi / siamo lì a popolare la … / sol perché esiste un ...! / E poi ... si parla di infanti … / chi? Loro? / … i bimbi non farebbero mai discorsi così contorti!!! / Mi scuso per il mio dilungarmi, / è deviazione professionale, / amore per la scrittura e la comunicazione, / quella vera! / Grazie mille! / “… [Lei] …” / Ps.: Ho dei problemi per ... / continuo a leggerla, / ma non riesco a "sentirla", / per dei cuccioli / … non saprei … spero / ne parleremo ... / intanto dò un'occhiata a ... . / A domani”. / Quegli non ricordava neppure, / mentre leggeva, / se quella fosse stata / la prima lettera che riceveva / da "… [Lei] …", / ma ... quell’ “oggetto”, / impresso sulla quello scritto, / glielo fece credere / e lo … rilesse, mentre non ascoltava più / certe parole / che sembravano perdersi, / scomparire / e divenir puntini di sospensione; / poi ... fece / riposare le sue spalle stanche / sullo schienale della sua poltrona, / mentre continuava a tener quel foglio / tra le sue mani, stanche anch’esse: / avvertì di trovarsi come un naufrago arreso, / disteso sul fondo della sua zattera, / ricoperto di salsedine / sotto un Sole imperioso / che gli scavava la carne / la quale sembrava cedere, strappandosi / lentamente e sanguinando. / La lettera stretta tra le mani, / gli occhi chiusi / dietro le lenti inforcate al naso; / la testa, indietro, / abbandonata anch’essa / o riversata sull’alto schienale, / sveglio, però, / con la sua mente / a pensare / o a ricordare il prima … / di quella lettera / ... nel suo sognare antico / o nel suo ricordar recente / ... confuso. / I suoi ricordi / o il suo inventare scavarono ... ancora / nella mente, / finché scoprirono ciò che v’era già scritto / o ciò che lui andava scrivendo. / La vide, così, nell’ … affollata ... / Non era certo che fosse lei / o altra / ad avergli scritto quelle parole che / l’avevano colpito a tal punto / che rispose, quel dì stesso o ... notte, / senza pensare, con … due sole parole: ...! / E non sapeva … chi avrebbe ricevuto quella sua responsiva, / quella notte stessa; / e non sapeva … chi avrebbe dovuto / cercare il giorno dopo / in quell’ … / Andò a letto, / e … la sognò ... / Forse! /

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