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di Ignazio Licciardi
GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

===========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU"

== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 16.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

====== Sito dell'ANDU (www.andu-universita.it):
= le notizie aggiornate sugli Atenei si trovano (in ordine alfabetico)
nella colonna a sinistra della home page del sito;
= e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia'
pubblicati e proporre nuovi interventi;
= per ricevere in tempo reale l'avviso di nuovi articoli o di nuovi
commenti e' sufficiente inserire la propria e-mail nell'apposito spazio (in
alto a sinistra);
= per iscriversi all'ANDU cliccare:
http://www.andu-universita.it/come-aderire/

Ma come è possibile agire in tal modo?! Gesto provocatorio!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 luglio 2010


L'Università contro la Gelmini
e Berlusconi va da Mr Cepu

L'Università contro la Gelmini e Berlusconi va da Mr Cepu

di Maristella Iervasi

 

Agli studenti di eCampus mail del rettore: «Lunedì visita di Berlusconi. Abiti formali». E ignora la protesta degli Atenei pubblici.

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permalink | inviato da Notes-bloc il 18/7/2010 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
«La situazione dei diritti umani nel mondo»(2010)
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 luglio 2010


Troppe le differenze nel villaggio globale

di Margherita Hack

Amnesty International ha pubblicato in questi giorni il rapporto 2010 su «La situazione dei diritti umani nel mondo». Sono presi in esame 159 paesi nei cinque continenti, o più in dettaglio si sono considerate le grandi regioni dell’Africa subsahariana, del Medio oriente e Africa del Nord, le due Americhe, Asia e Pacifico e Europa e Asia Centrale.
Per ogni paese si prende in esame la situazione dei diritti umani per quanto riguarda il razzismo e le discriminazioni, le torture e altri maltrattamenti, le violenze contro le donne, i comportamenti della polizia, il grado di istruzione della popolazione adulta, la mortalità infantile e l’aspettativa di vita.

Per rendersi conto delle spaventose differenze fra i cosiddetti paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati, nei primi l’aspettativa di vita è compresa fra i 45 e i 55 anni, con qualche rara eccezione che arriva ai 60 anni, mentre in Europa supera sempre i 70 anni. Purtroppo anche nei paesi più sviluppati non mancano le violenze e gli stupri di donne e ragazze, i pregiudizi e le discriminazioni contro gli omosessuali, gli abusi da parte della polizia, anche se queste violazioni dei diritti umani sembrano aumentare in modo proporzionale al peggioramento delle condizioni generali di vita. L’alfabetizzazione degli adulti nell’Africa subsahariana è spesso inferiore al 30% e raramente supera il 60% contro valori sempre superiori al 90% del mondo industrializzato; quale prova più evidente dell’importanza della cultura per il progresso di un paese e per dare ai cittadini modo di difendersi dai soprusi dei potenti.

Passando rapidamente in rassegna le condizioni generali delle cinque grandi aree considerate di quello che oggi si chiama il villaggio globale, si resta sgomenti di fronte alle enormi ingiuste differenze fra paesi di una stessa area, ma soprattutto quando si considera il livello di vita, di democrazia e di libertà degli abitanti di Europa, Giappone e America del Nord rispetto al resto del mondo, dove vive la maggior parte della popolazione. È fonte di speranza la vitalità di grandi paesi come India, Cina, Brasile, ma di sconforto l’incapacità dei paesi africani di sottrarsi alle continue guerre tribali, all’oppressione di dittatori violenti e sordi davanti ai bisogni delle loro popolazioni.

Non si potrà davvero parlare di villaggio globale fino a quando ci saranno queste macroscopiche differenze di condizioni di vita. È un compito immane per Amnesty International a cui i paesi più fortunati hanno il dovere di collaborare.

 

 
"l'Unità", 15 luglio 2010

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permalink | inviato da Notes-bloc il 17/7/2010 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
W Claudio Bisio!
post pubblicato in Frammenti di esistenza, il 12 luglio 2010


Claudio Bisio, "I bambini sono di sinistra"

Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 luglio 2010


Da acquirenti a "commessi viaggiatori" dei loro giochi. La denuncia in un libro di Ed Mayo e Agnes Nairn
 
A sette anni, scuola, sport e l'ossessione di vendere
 

Vittorio Bonanni


Bambini, anello debole di quella grande catena di consumatori che è alla base dell'esistenza del capitalismo e che, negli ultimi decenni, ha assunto un ruolo ancora più centrale. Non è certo una novità che i più piccoli siano un punto di riferimento importante per un determinato settore industriale ma questa volta le cose sono cambiate e in maniera drammatica. Lo racconta bene, con dovizia di particolari, Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn, rispettivamente opinionista su riviste sociali ed economiche nonché direttore generale dell'associazione di consumatori Consumer Focus; e ricercatrice universitaria e scrittrice oltre che membro della commissione governativa istituita dal Department of Children, Schools and Families britannico. I due si sono conosciuti grazie ad un'economista radicale di Boston, Juliet Schor. Agnes, mentre si trovava isolata sulle Alpi, al confine italo-francese e presa dalla lettura di una ricerca appunto di Juliet sulla salute mentale dei bambini e sul loro coinvolgimento come consumatori, chiese proprio alla sua amica se qualcuno si stesse occupando dello stesso problema. Immediatamente uscì fuori il nome di Ed e così l'incontro tra i due ha prodotto questo libro. Ciò che si evince dalla lettura del testo non è tanto o soltanto che i bambini acquisterebbero tutto ciò che trovano esposto nelle vetrine o mangerebbero "cibi spazzatura" spacciati per alimenti sani. Certo, anche questo. Ma quello che sorprende e naturalmente indigna è invece il reclutamento da parte delle più altisonanti industrie del giocattolo anche di bambini e bambine di appena sette anni per la promozione e la vendita dei loro prodotti! Sì, proprio così, un vero e proprio coinvolgimento finalizzato alla vendita con tanto di provvigioni e realizzato, immaginiamo noi, con l'accondiscendenza di genitori sempre più passivi.
Il volume inizia raccontando la storia di Sarah. Una ragazzina brillante e vivace, piena di impegni settimanali, dalla danza alla ginnastica fino agli scout oltre che naturalmente la scuola. Talmente vivace che non è sfuggita agli occhiuti funzionari della Mattel, affermata industria del giocattolo creatrice della bambola Barbie. «E' stata così reclutata attraverso la chat room di un sito per bambini - scrivono gli autori nell'introduzione - per lavorare come venditrice del lettore MP3 firmato Barbie». Si tratta di un lavoro duro ed impegnativo: Sarah deve portare sempre con sé questo lettore, a scuola, in palestra, insomma dovrà diventare una sua appendice perché non potrà perdere neanche un momento della sua vita per tentare di convincere i suoi amici, o meglio amichetti visto che appunto ha solo sette anni, a comprare quell'oggetto senza il quale praticamente sembra impossibile vivere. Nel Regno Unito i bambini che vivono questa condizione, assolutamente anomala per la loro età, non sono certamente tanti, o ancora non lo sono. Ma diverse sono le bambine impegnate come la loro coetanea e fino agli undici anni di età a promuovere il lettore, mentre i maschietti si occupano di far conoscere le famose Hot Wheels, le macchinine velocissime. Chi scrive confessa la propria ignoranza sulla diffusione di questo fenomeno inquietante anche in Italia. Certo, da sempre i più piccoli costituiscono un mercato potenzialmente enorme, in quanto consumatori per definizione o almeno cresciuti come tali, come documenta bene il libro di Paolo Landi Manuale per l'allevamento (Einaudi, pp. 80, euro 6,71), uscito una decina di anni fa. Ma da qui a farne dei piazzisti ce ne corre, anche se a pensarci bene sembra essere questa una naturale evoluzione di uno scenario nato in un'era dove il profitto a tutti i costi ha assunto i connotati di una religione del nuovo millennio. Il libro di Mayo e Nairn si sofferma sull'entità del fenomeno anche fuori da Londra e dintorni: «L'aumento dei piccoli consumatori non si limita certo al Regno Unito, o agli Usa. Si tratta, al contrario, di un fenomeno globale. La stessa tendenza è riscontrabile in ogni paese europeo. Persino in Cina, i consumatori più giovani sono rappresentati dai 312 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni.»
Un grande equivoco è quello che emerge da un universo così caratterizzato, così connotato: «Un mondo dominato dalle logiche di mercato - scrivono i due ricercatori - trasmette ai bambini l'idea che "avere" equivalga a "essere felice", ma questa convinzione si trasforma in una promessa non mantenuta. Il gioco del Re Gioiello contribuisce a raccontare la storia, passata da orale a scritta nel corso delle generazioni, della differenza tra ciò che costa e ciò che conta, e dei rischi che si corrono desiderando sempre di più.»
Ma come si può reagire a questo fenomeno che, al pari di una massa gelatinosa che si insinua ovunque, rischia di permeare ogni aspetto della vita quotidiana fin dalla più giovane età?
Al di là di un mondo che avrebbe bisogno di essere trasformato alla radice e che come si presenta adesso non aiuta affatto chi vuole mettere un argine a questa deriva consumistica che colpisce i più piccoli e li sfrutta, è evidente che a partire dalla famiglia per finire alla scuola dei percorsi per limitare i danni devono essere trovati, individuati. Intanto c'è un senso civico, una voglia di ribellarsi che spinge i giovani a reagire comunque. Lo conferma sempre in Gran Bretagna la loro partecipazione al movimento creato dal marchio equo e solidale Fairtrade. Oltre 1800 scuole si sono iscritte per trasformarsi in centri d'azione di questo marchio e nel 2006, ricordano Ed e Agnes, «David Williams, Samantha Aspinall e Emma Kinley di Liverpool, tutti di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, si sono uniti ad altri 400 scolari per elaborare un Manifesto del cioccolato cioè una serie di richieste a favore di un trattamento più equo per i nuclei familiari produttori di cioccolata». Si tratta di un impegno importante, anche perché sottointende un'analisi di tipo economico non proprio frequente a quell'età. Proprio per questo se si arriva a dei risultati la soddisfazione dei ragazzi è maggiore in quanto sono consapevoli che, in prima persona, si stanno battendo contro un'ingiustizia. La loro immagine dunque cambia completamente e da consumatori passivi o solo apparentemente attivi, diventano degli attori della trasformazione. Naturalmente questo non può succedere ovunque. Ci vogliono, intorno a questi ragazzi, famiglie sensibili e scuole altrettanto attente a questi temi. Ma si può agire, consiglia questa sorta di manuale di sopravvivenza al consumismo, anche sensibilizzando i bambini sul valore del denaro, sull'importanza di gestirlo con intelligenza. Serve insomma una sorta di pianificazione e un coinvolgimento dei propri figli sui problemi economici della famiglia: «Può essere impegnativo spiegare come gestire il denaro e pianificare le spese mostrando come vi mantenete informati sui movimenti del vostro conto bancario e prelevate i contanti - spiegano gli autori - però i ragazzi arriveranno a considerare tutto questo un'abitudine, e comprenderanno che a volte è opportuno rinunciare ad acquistare e consumare per rivolgere la propria attenzione ad altre priorità». Dopo il quadro spaventoso delineato all'inizio Baby Consumatori si conclude invece lasciando aperta la speranza che qualcosa può cominciare a cambiare anche lavorando giorno dopo giorno insieme con i propri i figli.


"Liberazione", 10/07/2010

SILENZIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 9 luglio 2010


Italia in silenzio stampa contro la «legge bavaglio»

Italia in silenzio stampa
contro la «legge bavaglio»

di Roberto Monteforte

Mass media in sciopero contro la legge sulle intercettazioni: oggi niente giornali, siti web, agenzie, radio e tv. E' la «fragorosa» giornata del silenzio indetta dalla Fnsi contro la legge «bavaglio». Siddi: «Sciopero necessario». I VIDEO DE L'UNITA' CONTRO IL BAVAGLIO: Così non li sentirete più | Intercettatemi pure  | Siddi, "Legge indecente" | Chi imbavaglia il bavaglio | Al mare con il bavaglio | FOTOGALLERY

"l'Unità", 09-07-10


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permalink | inviato da Notes-bloc il 9/7/2010 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il mondo per essere salvato deve essere cambiato e l'arte da sola non può cambiarlo. Anche se può fare molto per contribuire a farlo.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 8 luglio 2010


L'attuale tendenza a distruggere la cultura non apre alcuna prospettiva di sviluppo per la collettività
 
L'arte può salvare il mondo?
Un interrogativo giocoso ma non troppo
 
 

Roberto Gramiccia


"La bellezza salverà il mondo", dall' Idiota di Dostojeskij, è una frase che ha fatto epoca. Recentemente mi è capitato, parlando con Nunzio, lo scultore del gruppo di San Lorenzo, di chiedergli se l'arte secondo lui può salvare il mondo. Lui ha risposto laconico: «se lo chiedi agli artisti, ti diranno di si». Ora, ammesso che esista un rapporto fra arte e bellezza, se Nunzio ha ragione - e io credo di si - evidentemente è diffusa l'opinione che l'arte (la bellezza) può rappresentare, in una situazione di universale degrado spirituale ambientale economico etico e politico, una speranza concreta di salvezza.
Esprimere un'opinione su questa questione non è inutile dal momento che solo una concezione del mondo volgare, meccanicistica ed economicistica può sorvolare sull'importanza fondamentale dell'esperienza estetica di ciascuno e di tutti.
Non è la stessa cosa vivere immersi dentro un paesaggio alpino o a contatto con una natura vivificata dai benefici di un mare incontaminato oppure sopravvivere in un quartiere degradato di Casal del Principe controllato dal clan dei casalesi. A parte quelle naturali, esistono bellezze che, secondo l'insegnamento di Platone, rifletterebbero sempre e comunque la bellezza della natura, come accade per l'arte. Naturalmente questa visione ce la siamo messa alle spalle da un bel po'. Oggi nessuno si azzarda a sostenere che l'arte debba copiare la natura. Anzi nessuno sostiene nemmeno che debba avere a che vedere necessariamente con l'idea del bello, ammesso e non concesso che ne esista una diffusamente condivisa.
Ma non è del rapporto arte bellezza che vogliamo parlare, quanto piuttosto della questione della presunta funzione palingenetica di essa, una funzione capace di riscattare il mondo e l'umanità da un destino mortifero che oggi appare se non inevitabile almeno significativamente possibile.
Ora, sull'arte si sono dette e si dicono una quantità di cose, alcune delle quali retoriche e ancora appiccicosamente postromantiche. Alcune invece ciniche, aride e sin troppo spregiudicate. E così c'è ancora chi parla dell'artista demiurgo, guidato dagli dei, come c'è chi si fa portavoce dei principi ispiratori della business art di Wahrol, secondo il quale il quadro più bello è quello che costa di più.
Personalmente sono convinto dell'importanza fondamentale dell'arte, così come della necessità che essa sia concretamente patrimonio comune. Ma non credo che essa salverà il mondo. Sostenerlo significa non accorgersi della dipendenza dell'arte dall'economia e dal potere. Una dipendenza che da quando esistono le classi sociali c'è sempre stata e sempre ci sarà, fatta salva quell'autonomia possibile che gli artisti più capaci riescono nonostante tutto a ritagliarsi.
Il mondo per essere salvato deve essere cambiato e l'arte da sola non può cambiarlo. Anche se può fare molto per contribuire a farlo. Oggi più che mai il suo sottostare al modo di produzione capitalistico e al senso comune espresso dalle classi egemoniche appare come una realtà pressoché immodificabile. La nostra epoca più di altre dimostra un tasso di soggezione alle leggi del profitto, declinate secondo la grammatica e la sintassi della comunicazione di massa e della tecnologia, che non ha precedenti.
Ma c'è di più. C'è che le classi dominanti hanno interesse a distruggere la cultura per ridurre la possibilità di formazione del dissenso. Non mettono la camicia di forza solo all'arte, distruggono le università, dominano i destini della scienza, mercificano la medicina, addomesticano gli intellettuali, mettono in ginocchio chi ancora si ostina ad esprimere libere opinioni. Insomma esprimono spregiudicatamente la loro "egemonia senza egemonia" e cioè una capacità di dominio che, non solo non apre prospettive di sviluppo, ma entra in contrasto clamorosamente con gli interessi collettivi materiali e immateriali. Rompere queste catene non è cosa che si può fare con un capolavoro, fosse anche una nuova Guernica.
Detto questo, però, non si può non riflettere sul fatto che l'accanimento contro la cultura e l'arte di cui il nostro attuale governo rappresenta un esempio quasi di scuola, più o meno consapevolmente, rivela un odio di classe fondato sull'idea che la capacità di distinguere il bello dall'osceno, l'arte dalle barbarie estetiche, la cultura dal ciarpame comunicativo vada combattuta e se possibile soppressa per condannare alla definitiva ignavia se non alla complicità oggettiva masse di popolo sconfinate.
Se ci pensate, che cosa c'è di più brutto - dico proprio esteticamente - dell'ingiustizia. Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, la fame, lo strazio e la morte dei diseredati sono più insopportabili se oltre ad una angolazione etica, se ne usa anche una estetica. Non è per caso che queste due parole si somigliano tanto.
Senza arrivare agli eccessi di un "dandysmo" alla D'Annunzio, non è difficile immaginare che una società civile colta e raffinata, e quindi adusa a praticare l'arte, non sopporterebbe tanto facilmente ciò che oggi sopporta e addirittura sostiene. E non mi riferisco solo al fenomeno delle cultura del berlusconismo ma ad un mondo che va ben al di là, investendo un modello di società, quella capitalistica, che sta mostrando i segni di una crisi (anche estetica) inarrestabile.
Ecco perché fra i ceti sociali che ancora si oppongono a questa deriva. anche se in maniera insufficiente e contraddittoria, ci sono quelli mediamente più colti. Penso che si debba dirlo con semplicità: è veramente difficile che una società dove esista una familiarità con l'arte possa sopportare lo spettacolo indecente fornito dalle esternazioni della nostra classe dirigente. Ecco perché la cultura è un prerequisito essenziale della coscienza di classe.
Fra le ragioni che spingono proletari e sottoproletari a votare Berlusconi, infatti, non c'è forse anche una sorte di rassegnazione estetica, una voglia di adeguarsi ai modelli proposti dalla televisione? Sicuramente sì. C'è soprattutto questo.
Ecco che si ripropone la questione dell'egemonia. Su questo piano la borghesia ha vinto ma dando di sé, a partire dalla fine degli anni Settanta, veramente il peggio. A differenza di altri periodi storici in cui mentre esercitava il proprio dominio svolgeva anche una funzione progressiva.
Questo "peggio" l'arte e la sua diffusione potrebbero smascheralo senza fare proclami ma semplicemente mostrando se stessa. L'arte quando è autentica è oggettivamente edificante, stimola e migliora la sensibilità, suscita ribrezzo per la volgarità. E la sopraffazione dell'uomo sull'uomo non è solo ingiusta e odiosa è anche volgare, anzi oscena. Per questo penso che l'arte, anche se non salva il mondo, può aiutare chi vuole trasformarlo. Personalmente se dovessi contribuire a dirigere la scuola quadri di un ipotetico nuovo partito rivoluzionario oltre, che di Marx, di Lenin e di Gramsci, parlerei anche di Antonello da Messina.


"Liberazione", 08/07/2010


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Nichi Vendola al Paese
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 5 luglio 2010


Cinque risposte da Nichi Vendola

di Camilla Furia

1. Manovra economica
In Italia abbiamo toccato quota 120 miliardi di euro di evasione fiscale e 60 miliardi di corruzione. E il Governo si accanisce sul mondo degli invalidi e su chi si stava affacciando alla finestra per andare in pensione.

2. Lavoro pubblico

Il Governo si accanisce sui lavoratori statali che prendono 1.200 euro al mese. Si accanisce sul welfare. Mette le dita negli occhi dei più poveri.

3. Recessione
Questa manovra è terribilmente iniqua e recessiva perché non chiama in causa i grandi patrimoni, le grandi rendite.

4. Crisi
Questa crisi che il Governo Berlusconi nasconde da due anni, ma che l’Istat ha ben fotografato, quando terminerà avrà lasciato sull’asfalto una vittima; un’intera generazione che rischia di non trovare più una collocazione nel mondo produttivo.

5. Deporre le armi
Le dispute introspettive all’interno delle tante sinistre non hanno più senso. Bisogna deporre le armi di una contesa intestina e nevrotica per armarsi d’intelligenza e capire il perché della sconfitta civile, culturale e sociale della sinistra per mettere in piedi il cantiere dell’alternativa a un berlusconismo che declina ma che può fare ancora molti danni al Paese.

"l'Unità", 05 luglio 2010

 

50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
"La tragedia - scriverà Pasolini - è che non ci sono più esseri umani"!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 1 luglio 2010


Magari le lucciole
di Pasolini torneranno...
a dispetto dei pessimisti
 
P.P.P.

Tonino Bucci
Nove mesi prima di finire assassinato su una spiaggia di Ostia Pasolini aveva pubblicato sul Corriere della Sera un articolo sulla situazione politica dell'epoca. Non una di quelle esibizioni di retorica sui leader di Palazzo che vanno tanto di moda sui giornali di oggi. L'articolo (datato primo febbraio) aveva per titolo Il vuoto del potere in Italia ma tutti i lettori pasoliniani lo ricordano come l'articolo sulla scomparsa delle lucciole . Oltre la metafora poetica si cela uno sguardo sferzante, profetico, persino disperante sulla società italiana. L'articolo è un lamento funebre o, se si vuole, il suicidio di un amore che fino a quel momento il poeta aveva nutrito per un'Italia ritenuta capace di resistere al Potere, al conformismo, al neocapitalismo. Pasolini aveva amato - spasmodicamente, non è una forzatura - l'Italia popolare, nei gesti, nella mimica, nei dialetti, persino nel corpo della quale aveva intravisto il perdurare di culture e miti arcaici che mai e poi mai - sperava - avrebbero ceduto di fronte all'ondata disumanizzante del consumismo. L'Italia contadina, quella dei sottoproletari, dei borgatari, delle tante Napoli da terzo mondo non ancora conquistate alla modernità neocapitalistica, delle culture popolari, comunista e cristiana.
Ecco quel che scriveva Pasolini, quel giorno sul Corriere : «Nei primi anni Sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo abbastanza straziante, del passato)». Può sembrare un testo evocativo, l'esercizio stilistico di un poeta che per descrivere l'Italia ormai industrializzata giochi a civettare con l'ecologismo. E invece no, non c'è nessuna intenzione di addolcire la violenza di un fenomeno che agli occhi di Pasolini sta avendo effetti molto più devastanti del fascismo, quello del ventennio. Dissimulata sotto la crescita del benessere il consumismo sta cambiando la pelle e i corpi degli italiani, persino il loro modo di desiderare. «Il fascismo - continua Pasolini - proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava a ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è completa».
Sono passati venticinque anni ma la carica profetica rimane invariata, oggi come allora. Un filosofo francese, studioso di teorie del visuale, di figuratività e di immagini, ha pensato di dedicargli un libro. Parliamo di Georges Didi-Huberman, autore di Come le lucciole (Bollati Boringhieri, pp. 112, euro 16), un saggio disincantato, privo di illusioni rispetto al buio (o se si preferisce alla luce accecante) dei tempi che viviamo, quasi un pamphlet, a giudicare dal sottotitolo Una politica delle sopravvivenze .
Le lucciole compaiono nell' Inferno dantesco, ventiseiesimo canto, per la precisione, quello in cui Dante relega i politici corrotti dell'epoca, i notabili fiorentini, attorniati da fiammelle che paiono lucciole, appunto. Pasolini, quando è ancora uno studente universitario, riprende e capovolge la metafora. Sono i giorni e le notti di fine gennaio 1941. Ci sono i potenti riflettori della propaganda puntati sul Capo, su Mussolini, una luce accecante che impedisce ogni altra visione. Ci sono anche i fari delle torri di guardia che danno la caccia al nemico nell'oscurità dei campi. «E' un'epoca in cui i consiglieri fraudolenti (quelli raccontati da Dante, ndr ) sono in piena gloria luminosa, mentre i resistenti di ogni sorta, attivi o "passivi", si trasformano in lucciole fugaci, costrette a emettere i loro segnali nella maniera più discreta possibile. L'universo dantesco è dunque capovolto: ormai è l'inferno a essere in piena luce, con i suoi politici corrotti, sovraesposti, orgogliosi. Le lucciole, invece, tentano come possono di sfuggire alla minaccia, alla condanna che ormai colpisce la loro esistenza». Troppo scontato leggervi un'analogia col presente. Per quel riguarda il giovane studente Pasolini, le lucciole sono l'immagine a intermittenza dei corpi innocenti, amorosi, vitali. «Tutta l'opera letteraria, cinematografica e persino politica di Pasolini sembra attraversata proprio da questi momenti di eccezione in cui gli esseri umani diventano lucciole - esseri luminescenti, danzanti, erratici, inafferrabili e, come tali, resistenti - sotto il nostro sguardo meravigliato». L'innocenza ha il volto e il corpo, ad esempio, di Ninetto Davoli che si muove aggraziato per le vie affollate di Roma (nella Sequenza del fiore di carta , del 1968). Ma Dio alias il Potere non gradisce gli innocenti. «L'innocenza è una colpa, l'innocenza è una colpa, lo capisci? E gli innocenti saranno condannati, perché non hanno più il diritto di esserlo. Io non posso perdonare chi passa con lo sguardo felice dell'innocente tra le ingiustizie e le guerre, tra gli orrori e il sangue».
Il potere non è nelle vuote stanze del palazzo democristiano - o nei Berlusconi, nei Fini, nei Casini. Il vero Potere è nell'apparente libertà di tutti, nella falsa tolleranza, nella felicità piccolo-borghese a portata di tutti, sotto la quale si nasconde un cinico meccanismo di distruzione di culture. Il Potere è il mercato, il consumismo, il Neocapitale. La tragedia - scriverà Pasolini - è che non ci sono più esseri umani, «ci sono strane macchine che sbattono l'una contro l'altra». «Il vero fascismo» è «questa assimilazione totale al modo e alla qualità della vita della borghesia». E' sotto gli occhi di tutti ma nessuno lo vede, «il comportamento coatto del potere dei consumi» - compriamo, viviamo, desideriamo tutti allo stesso modo - ha deformato «la coscienza del popolo italiano, fino a una irreversibile degradazione». Un genocidio culturale.
Per il Pasolini degli ultimi anni il colpo è duro. Per chi come lui ha amato il popolo e si è messo - nei romanzi, nella poesia, nel cinema - alla ricerca di eroi borgatari della sopravvivenza, come Accattone , significa suicidare il proprio amore. «Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone». I sottoproletari che dovevano apparirgli fatti di un'umanità destinata alla sopravvivenza, eroi - come tali - della resistenza politica al Potere dei consumi, si sono sgretolati. «Insieme con l'immagine delle lucciole è tutta la realtà del popolo che, agli occhi di Pasolini, sta scomparendo». Gli italiani, scrive il poeta, «sono divenuti in pochi anni un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo. Ma, naturalmente, per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla. Io, purtroppo, questa gente italiana, l'avevo amata». Non ci sono più corpi innocenti da contrapporre alla massificazione culturale e commerciale, alla volgarizzazione della realtà.
Ma un conto è indirizzare lo sguardo, senza infingimenti e illusioni, contro la macchina totalitaria, «un altro accordarle così rapidamente una vittoria definitiva e senza riserve». Si può amare Pasolini, ma non per questo fossilizzarlo nell'icona di un pessimismo apocalittico. Non occorre pensarla come Giorgio Agamben e figurarsi l'umanità incapace di fare esperienze e comunicarle. «La giornata dell'uomo contemporaneo - scriveva Agamben in Infanzia e storia , pressapoco negli stessi anni di Pasolini - non contiene quasi più nulla che sia ancora traducibile in esperienza. L'uomo moderno torna a casa alla sera sfinito da una farragine di eventi - divertenti o noiosi, insoliti o comuni, atroci o piacevoli - nessuno dei quali è però diventato esperienza». Invece no, dovremmo affermare sulla scia di Didi-Huberman, quale sia la potenza dei regni, foss'anche la pervasiva società dello spettacolo e delle merci, che «l'esperienza è indistruttibile, anche quando si trova ridotta ale sopravvivenze e alle clandestinità di semplici bagliori nella notte».


"Liberazione", 01/07/2010

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