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di Ignazio Licciardi
Aiuto! Il Paese muore! Siamo al 28,2 di disoccupazione fra i giovani!
post pubblicato in Notizie ..., il 31 marzo 2010


Sempre più disoccupati fra i giovani
In Italia +7,6% rispetto alla Ue

I dati Istat su febbraio 2010. Il tasso (15-24 anni) schizza al 28,2%, +0,8% rispetto a gennaio e oltre 4 punti in più rispetto allo stesso mese del 2009. Stabile il tasso complessivo a 8,5%. Il mese scorso persi 400 mila posti di lavoro

"la Repubblica", 31-03-10


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"C'è qualcosa di peggio del berlusconismo ed è il berlusconismo addizionato al leghismo"(Nichi Vendola)
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 marzo 2010


C'è una "fabbrica" che vota ancora a sinistra: la Puglia di Nichi Vendola

 

Sono stati definiti i numeri relativi ai seggi del prossimo consiglio regionale della Puglia: 46 vanno alla coalizione guidata da Nichi Vendola che ovviamente e' presente come presidente della Regione, 26 vanno alla coalizione di centrodestra a cui si aggiunge il candidato sconfitto Rocco Palese, infine 4 seggi sono stati attribuiti all'Udc che faceva parte della coalizione che ha sostenuto Adriana Poli Bortone che rimane fuori dal consiglio così come la sua formazione politica, Io Sud. In particolare nel centrosinistra 23 sono i consiglieri del Pd,11 di Sinistra, ecologia, liberta', 6 del'Italia dei Valori e 6 della lista la Puglia per Vendola.
...
Questa mattina, Vendola ha dichiarato:
«Non possiamo pensare di vincere se ragioniamo con lo schema Berlusconi-anti Berlusconi, noi possiamo vincere se al berlusconismo contrapponiamo un'idea di partecipazione democratica, di coinvolgimento delle giovani generazioni, cioe' se riusciamo a trasformare la politica che oggi e' percepita soprattutto dalle generazioni piu' giovani come criptica, astrusa, autoreferenziale, cinica, fredda, dobbiamo trasformarla in un principio di speranza, di riorganizzazione della vita, in un programma e in una pratica, il programma talvolta ha una dimensione meramente cartacea e propagandistica, il programma deve essere una bandiera ficcata nella testa delle persone».

Alla domanda se può essere già ipotizzabile una sua leadership del centrosinistra nazionale. Forte della vittoria in Puglia, il presidente della regione e leader di Sinistra Ecologia e Libertà ha affermato: «Sarei più contento di sapere qual è il futuro del centrosinistra in Italia, piuttosto che conoscere in così largo anticipo il nome del leader del futuro centrosinistra. Il problema è che il centrosinistra ancora una volta conosce una sconfitta ed è una sconfitta tanto più pesante perchè avviene nel pieno della crisi del berlusconismo - ha sottolineato - anche di fronte ad un principio di deflagrazione del centrodestra».

Il ragionamento di Vendola si sposta, poi, sul Carroccio, trionfante al nord:
«Il fatto che la Lega riesca a coprire la crisi del centrodestra non è mica un buon segno. C'è qualcosa di peggio del berlusconismo ed è il berlusconismo addizionato al leghismo: questo è accaduto al nord. La leghizzazione del Nord è un fatto drammatico per l'Italia. Il centrosinistra - ha aggiunto - non può semplicemente pensare di guardare l'avversario scrutando nelle rughe l'invecchiamento e i segnali di malattia, ma deve presentarsi con proprie credenziali di fronte al Paese, sapendo indicare una strada di uscita dalla crisi e in grado di attrarre le giovani generazioni».

"Liberazione", 30/03/2010


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Tanta tanta buona fortuna, Italia!
post pubblicato in Notizie ..., il 30 marzo 2010


Resiste soltanto
l'Italia rossa
(Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Liguria,

la Puglia di Nichi Vendola
e la Basilicata)
alla tempesta leghista (e piedillina).

Italia, tanta buona fortuna a Te e ai Tuoi Cittadini precari, disoccupati, inoccupati, che studiano, che fanno ricerca,
che vanno via 
sol perché vorrebbero
un'Italia fondata sul lavoro!

 

 

 

 

"Per dirla tutta, a volte in questo Paese non sono tanto le idee che mi fanno paura, quanto la faccia
di chi le esprime"
(Roberto Benigni)




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Per godere di certi ... "diritti", bisogna far parte del ... "sistema"!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 27 marzo 2010


Figli di potenti assunti senza concorso
Ecco la parentopoli di Bertolaso

L'inchiesta. Protezione civile,  personale triplicato. Imbarcati familiari di generali, dirigenti di Palazzo Chigi, giudici di Consulta e Corte dei conti di P. BERIZZI

AUDIO E BERTOLASO NEGO' LA MAGLIA A OBAMA

"la Repubblica", 27-03-10

Ti sei perso "Rai per una notte"?!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 26 marzo 2010


Ti sei perso RaiPerUnaNotte?

Clicca sul link e senti, guarda e rifletti

http://tv.repubblica.it/copertina/raiperunanotte/44564?video

in "la Repubblica", 26-03-10

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Raiperunanotte fa il 13% di share
E Berlusconi: «L'Agcom lo sanzioni»

Raiperunanotte fa il 13% di share E Berlusconi: «L'Agcom lo sanzioni»
Boom sul web: 300mila contatti. Santoro paragona premier al Duce. Bersani: censura boomerang. VIDEO Aspettando Raiperunanotte.. Facebook - Twitter
 
"l'Unità", 26-03-10
 
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POLITICA

Raiperunanotte: il web vince sulla tv

pubblicata alle ore:11.53

«Più di 125mila accessi contemporanei su raiperunanotte in streaming. Grazie a tutti voi abbiamo creato il più grande evento web della storia italiana. Grazie a tutti». Firmato Raiperunanotte
Qui comincia l'Annozero di Slvia Garambois* / Video: Raiperunanotte: il web vince sulla tv

"Liberazione", 26-03-10

Rai per una notte per la libertà
post pubblicato in Notizie ..., il 25 marzo 2010


RaiPerUnaNotte

da "la Repubblica", 25-03-2010

ore 21.00

su Sky YOUDEM canale 813

su Sky Current canale 130

su Repubblica TV

su Unita.it

etc.

da "il fatto quotidiano", 25-03-2010

E' il ritorno della "gauche plurielle" e la leader socialista francese Martine Aubry lo ha detto ieri sera: "questa bella parola, l'Unità".
post pubblicato in Notizie ..., il 22 marzo 2010


Et voilà, la gauche!

 

 E' il ritorno della "gauche plurielle" e la leader socialista francese Martine Aubry lo ha detto ierisera: "questa bella parola, l'Unità". Infatti è stata l'alleanza fra socialisti, verdi  e comunisti a dare alla sinistra francese unita un totale del 53,85% dei voti, al secondo turno delle regionali. Questo è il dato essenziale, più delle 21 regioni su 22 conquistate in Francia metropolitana (la 'gauche' già ne governava 20, ha conquistato anche la Corsica mentre l'Alsazia è l'unica roccaforte rimasta al centrodestra). «I francesi hanno respinto una politica ingiusta, fatta di regali fiscali per i più privilegiati a detrimento della lotta alla disoccupazione e al sostegno al settore pubblico» ha detto  il segretario socialista, Martine Aubry. «I francesi hanno fatto una scelta a favore della sinistra  per una politica che li protegga, li difenda nella vita quotidiana E hanno detto no alla strumentalizzazione della paura tentata dal governo. Stasera la Francia ha chiesto di cambiare profondamente politica. Da domani saremo al lavoro per mantenere i nostri impegni».
Lo schiaffo è pesante per il presidente francese Nicolas Sarkozy, che vede il suo Ump arenato al 35,53%. E il suo primo ministro Fillon, che questa mattina presto sarà ricevuto all'Eliseo, ha parlato di "risultato deludente"."Il risultato conferma il successo delle liste di sinistra. Noi non siamo riusciti a essere convincenti. E' una sconfitta per la maggioranza e io mi assumo parte della responsabilità", ha detto Fillon. Al di là del governo delle regioni la valenza di questovoto è politica: è l'ultima consultazione prima delle presidenziali del 2012. Alla corsa per l'Eliseo la sinistra evidentemente vuole andare unita. Sarkozy è stato penalizzato da un fortissimo astensionismo, cheal secondo turno è stato del 48,8% (contro il 53,6% della prima tornata elettorale) e dalla presenza al secondo turno in 12 regioni anche dell'estrema destra del Fronte nazionale con cui l'Ump non può allearsi per antica tradizione democratica. Il Fronte ha comunque preso il 9,26% a livello nazionale, con picchi del 22% nel nord. Si conferma in questo modo un "voto punitivo" nei confronti del governo. Sarkozy paga lo scotto della crisi economica, di un riformismo a tutti i costi percepito a volte come esagerato e di un'eccessiva presenza sulle pagine dei tabloid. "Non ci saranno grandi rimaneggiamenti" nella squadra di governo, ha comunque precisato Claude Gueant, principale collaboratore di Sarkozy all'Eliseo.

"Liberazione", 22/03/2010

Sì, la Primavera è arrivata! Si avverte un'aria diversa!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 marzo 2010


Sanità USA: la svolta storica

http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_21/obama_sanita_a9ff5c9c-34bb-11df-b226-00144f02aabe.shtml

Sanità, Obama si gioca tutto

07:15  ESTERIApprovata la riforma voluta da Obama. Esulta il presidente: «Siamo capaci di grandi cose». A Capitol Hill manifestanti pro e controLa scheda: cosa cambia, quanto costa

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Elezioni Francia, stravince la sinistra
Sarkozy «resiste» solo in Alsazia

http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_21/elezioni-francia-vittoria-sinistra-sconfitta-sarkozy_dbc969ea-351d-11df-b226-00144f02aabe.shtml

22:28  ESTERIL'alleanza tra socialisti e verdi raccoglie il 54% dei voti contro il 36% della destra. I nazionalisti di Le Pen al 9%. l capogruppo dell'Ump: «Per noi è stata un'autentica sconfitta»

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E la Gabanelli sfida i limiti alla tv
Report in onda:
la Gabanelli sfida
i limiti alla tv

http://www.corriere.it/politica/10_marzo_21/gabanelli-limiti-tv-guerzoni_2cb2d518-34c3-11df-b226-00144f02aabe.shtml

16:25  POLITICAPuntata sui doppi (e tripli) incarichi dei politici di Monica Guerzoni

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da "Corriere della sera", 22 marzo 2010

Giovedì 25 Marzo, Annozero di Michele Santoro su Current (Sky canale 130)
post pubblicato in Notizie ..., il 21 marzo 2010


L'ex vicepresidente Usa ufficializza la messa in onda su Current Tv della serata organizzata da "Annozero" al Paladozza di Bologna

Talk tv, verso il Santoro day
Al Gore: "Orgogliosi di ospitarlo"

L'evento sarà trasmesso in diretta anche su Repubblica Tv


 

Talk tv, verso il Santoro day Al Gore: "Orgogliosi di ospitarlo"

ROMA - Idee nuove, persone nuove, un'informazione indipendente e soprattutto contenuti user generated, con una forte integrazione fra internet e tv. "Racconta le storie che altri non raccontano": questa in sintesi Current Tv per il suo fondatore Al Gore, l'ex vicepresidente americano e premio Nobel per la Pace, che l'ha creata nel 2005 insieme all'avvocato imprenditore Joel Hyatt. E proprio per questa ragione, dice, "siamo orgogliosi di diffondere un importante programma d'informazione come Annozero, specie nel momento in cui altri canali non lo fanno". Dunque sarà il canale italiano di Current (Sky 130) a mandare in onda, giovedì 25 marzo alle 21, Rai Perunanotte, l'evento organizzato dalla redazione del programma di Michele Santoro al Paladozza di Bologna, una risposta al "bavaglio" della Rai ai talk show nel periodo pre-elettorale. La serata andrà in diretta anche su Repubblica Tv.

La "rete d'informazione democratica, indipendente, lontana dai monopoli televisivi e senza censure" - così Gore aveva definito Current Tv nel giorno dell'inaugurazione italiana del network - ospiterà dunque l'appuntamento bolognese che sarà preceduto da una specie di spot animato dallo stesso Santoro, che da lunedì 22, su Current ma anche sugli altri canali della piattaforma Sky, lancerà il suo appello in difesa della libertà d'informazione e contro la censura della par condicio, rimandando all'atteso appuntamento bolognese.
Current, spiega Gore, "è votata all'indipendenza e al racconto fattuale, e continueremo a lavorare con il nostro pubblico e con la community creativa italiana nel proporre e produrre le più importanti storie del giorno".
Rai Perunanotte andrà in scena nello stesso giorno (il giovedì) e alla stessa ora (prima serata) di Annozero. Intenzione degli organizzatori è far sentire forte e chiaro il dissenso verso quel regolamento della par condicio che ha cancellato i talk show dai palinsesti. Ci sarà Giovanni Floris e un invito era già pronto per Bruno Vespa che però ha declinato. La serata - promossa dalla
Federazione nazionale della stampa - è ancora in costruzione. Di certo si sa che chiunque potrà trasmettere la diretta via radio o diffondere le immagini in televisione. Immagini messe a disposizione on line dalla Fnsi con una sovrapposizione di piazze: quella reale, a Bologna, e quella virtuale.

("la Repubblica", 21 marzo 2010)

Buona Primavera!
post pubblicato in Messaggi, il 21 marzo 2010





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Dove andranno gli Italiani, oggi? Verso il rosso? Verso il viola? Verso il nero? Certamente, 100 euro, di questi tempi, fanno comodo! Vedremo!
post pubblicato in Notizie ..., il 20 marzo 2010


MANIFESTAZIONE 1

Mafia, per non dimenticare
"Libera" in corteo a Milano

Mafia, per non dimenticare "Libera" in corteo a Milano
"Legami di di legalità, Legami di responsabilità", lo slogan della XV giornata nazionale. Studenti leggono brani scritti dalle vittime delle mafie.

MANIFESTAZIONE 2

L'acqua non è un business
80mila in piazza a Roma

L'acqua non è un business 80mila in piazza a Roma

di Roberto Rossi

Contro il decreto Ronchi 150 tra associazioni, comitati e partiti. Il corteo sarà aperto dai sindaci. Il 24 tre referendum in Cassazione.

MANIFESTAZIONE 3

Il Pdl paga i disoccupati:
«100 euro per Silvio»

Il Pdl paga i disoccupati:  «100 euro per Silvio»
Per riempire la piazza Pdl ingaggiati i disoccupati. La denuncia di Gianfranco Mascia, leader del «Popolo viola».  Per il palco Pdl le ditte dello scandalo dell'Aquila.

"l'Unità", 20-03-2010

A Palermo scoperto business delle fotocopie.
post pubblicato in Notizie ..., il 18 marzo 2010


Testi universitari a metà prezzo  scoperto pirata delle fotocopie 

Testi universitari a metà prezzo
scoperto pirata delle fotocopie 

In un appartamento di Cruillas è stata scoperta la centrale del business. Denunciato un informatico. Sequestrati 826 testi
Cosa ne pensi?

"la Repubblica", 18-03-2010

I giovani sono abbandonati a se stessi, sono maltrattati , sono usati da un Sistema che vive soltanto di Sé stesso e dei propri malsani interessi! Basta!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 marzo 2010


1. Laureati

Laureati, generazione senza prospettive

Indagine AlmaLaurea su oltre 200mila giovani. Il 7% in più senza lavoro. Giù del 37%, nei primi mesi del 2010, la domanda di laureati in Economia e commercio. Stipendi sempre più ridotti di F. PACE / TABELLE 1 - 2
BLOG Quanto costa Oxford di ENRICO FRANCESCHINI

2. Studenti

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

"la Repubblica", 18-03-2010

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

Si sta per chiudere il primo dei tre anni di "riordino" voluti da Tremonti. Piccoli smistati, studenti lasciati soli, sostegno dimezzato. E poi lezioni ridotte all'osso, mancanza di docenti di SALVO INTRAVAIA

Cittadini palermitani, vi facciamo pagare un po' di multe e vi promettiamo che a maggio la smettiamo con 'ste targhe alterne, OK? Poi, però, vi controlleremo ... le caldaie!?
post pubblicato in Notizie ..., il 17 marzo 2010


Nonostante le targhe alterne salgono i livelli dello smog Nella città di Palermo

Nonostante le targhe alterne
salgono i livelli dello smog

Aumentate le polveri sottili, nel primo giorno con la nuova ordinanza. Controlli a teppeto sulle caldaie
LEGGI Targhe alterne al debutto
"la Repubblica", 17-03-2010

Verso una nuova cultura della sostenibilità! No al consumismo e ai suoi sostenitori!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 marzo 2010


Per salvare noi e la Terra bisogna cambiare cultura

di Cristiana Pulcinellitutti gli articoli dell'autore

È inutile fare finta di niente: così non possiamo andare avanti a lungo. Consumiamo troppo. Nel 2006 nel mondo si sono spesi 30,5 mila miliardi di dollari in beni e servizi, il 28% in più rispetto al 1996 e sei volte di più rispetto al 1960. Certo, c’è stata la crescita demografica. Ma la popolazione dal 1960 ad oggi è aumentata di poco più di due volte e non di sei volte. Molti beni sono stati acquistati per rispondere a bisogni primari: il cibo, la casa. Ma, più cresce il reddito, più aumenta la propensione al consumo: case più grandi, cibi più raffinati, automobili, televisori, viaggi aerei, computer, telefonini. Tutto sembra indispensabile. Un modello che si sta espandendo dai paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo. Il problema è che all’aumento dei consumi corrispondono più estrazioni dal sottosuolo di combustibili fossili, minerali e metalli, più alberi tagliati, più terreni coltivati. Insomma, più pressione sui sistemi della Terra. L’indicatore dell’impronta ecologica, che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità del nostro pianeta di rigenerarle, ci dice che già oggi utilizziamo le risorse di 1,3 Terre. E secondo le previsioni dell’Onu nei prossimi trent’anni altri 2,5 miliardi di persone dovranno avere accesso all’energia.

Cosa fare? Rallentare la crescita demografica, adottare tecnologie sostenibili, non c’è dubbio. Ma non basta. Facciamo due conti. Se volessimo vivere tutti come vivono i cittadini degli Stati Uniti, il nostro pianeta potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui, mentre noi siamo già quasi 7 miliardi e si prevede che entro il 2050 saremo 2,3 miliardi in più. Con efficaci strategie, potremmo frenare la crescita a poco più di 1 miliardo. Comunque troppi. Pensiamo all’energia. Da una recente analisi si è visto che per produrre energia sufficiente a soppiantare gran parte di quanto fornito dai combustibili fossili, si dovrebbero costruire 200 metri quadri di pannelli solari fotovoltaici e 100 di solare termico al secondo più 24 turbine eoliche all’ora per i prossimi 25 anni. Il Worldwatch Institute, l’autorevole osservatorio sull’ambiente, propone oggi un’altra strada, complementare e non sostitutiva delle due precedenti, per andare verso una società sostenibile: cambiare i modelli culturali. Il nuovo rapporto State of the World 2010 si intitola proprio: «Trasformare la cultura del consumo. Rapporto sul progresso verso una società sostenibile». Il consumismo che dovremmo abbandonare è quello definito dall’economista Paul Ekins un orientamento culturale in cui «il possesso e l’utilizzo di un numero e una varietà crescente di beni e servizi è l’aspirazione culturale principale e la strada percepita come più sicura verso la felicità individuale, lo status sociale e il successo nazionale». Il primo problema è riconoscere il consumismo come un orientamento culturale: la sua pervasività è tale che ormai viene sentito come qualcosa di naturale.

Il secondo è mettere mano, praticamente, alle nostre abitudini. Come convincere i nostri figli che il pane nel latte è meglio dei cereali? Nostra madre che la carne è meglio mangiarla solo una volta ogni 15 giorni? Il nostro amico che non deve cambiare l’auto ogni due anni? L’imprenditore che è meglio far lavorare meno i suoi dipendenti? La notizia cattiva, dunque, è che stiamo parlando di un’impresa titanica e quasi visionaria. Come dice l’inventore del microcredito e premio Nobel per la pace Muhammad Yinus nella prefazione al volume: «Nessuna generazione prima d’ora, nell’intera storia del mondo, è riuscita a realizzare una trasformazione culturale così profonda come quella invocata in queste pagine». La notizia buona è che questa trasformazione è possibile, anzi che il processo di cambiamento è già cominciato come dimostrano i molti esempi che il rapporto cita. I bambini. Oggi gli operatori del marketing degli Stati Uniti investono circa 17 miliardi di dollari per bersagliare i bambini di pubblicità. E le aziende alimentari spendono 1,9 miliardi di dollari l’anno in campagne pubblicitarie mirate ai bambini di tutto il mondo.

Ma qualcosa si sta muovendo: nella provincia canadese del Quebec è vietata la pubblicità televisiva rivolta i bambini sotto i 13 anni. In Norvegia e in Svezia il divieto è applicato al di sotto dei 12 anni. La Francia ha proibito programmi televisivi per bambini al di sotto dei tre anni d’età. E la scuola? Qualcosa si muove anche lì. A cominciare dalla mensa scolastica. La scelta di paesi come la Scozia e l’Italia di puntare sull’uso di prodotti biologici, locali e freschi è interessante, soprattutto se messa a confronto con quelle di altri paesi in cui i distributori automatici di merendine e bevande gasate forniscono una percentuale delle entrate all’amministrazione scolastica. L’economia. Secondo gli estensori del rapporto dobbiamo partire da alcune consapevolezze: primo, la crescita del prodotto interno lordo non solo è impossibile, ma indesiderabile perché non vuol dire crescita del benessere. Secondo, una transizione ad una nuova società ci sarà comunque e sarà determinata dalle crisi economiche. Il problema è quindi come governare il cambiamento. Una trasformazione economica fondamentale riguarderà la migliore distribuzione dell’orario lavorativo. Oggi molte persone lavorano troppe ore, guadagnano di più e trasformano il reddito in consumi. D’altro lato, ci sono moltissimi disoccupati. Lavorare meno vuol dire far lavorare più persone, avere più tempo libero, far diminuire i consumi energetici. Un altro punto di forza della nuova economia sono le imprese sociali, quelle imprese in cui si producono beni e servizi di utilità sociale e di interesse generale Anche qui gli esempi positivi sono molti. Storie come quella dell’impresa egiziana Sekem che, contro chi sosteneva che non era possibile rendere fertile la parte di deserto lontana dal Nilo, oggi produce derrate alimentari biologiche, cotone, erbe medicinali proprio nel mezzo del nulla.

I governi e le amministrazioni.
Dalla messa al bando dei sacchetti di plastica in Irlanda al ritiro dal commercio delle lampade a incandescenza nel Canada, alle pesanti imposte sulle emissioni della Svezia, le iniziative per promuovere stili di vita sostenibili non mancano. Molte città stanno riducendo la loro impronta ecologica. Un esempio? Il quartiere BedZED di Londra, interamente costruito con materiale riciclato, consuma esattamente tanta energia quanta ne produce e ha al suo interno orti biologici. Mass media e religioni. I mezzi di comunicazione di massa possono essere strumenti efficaci per plasmare le culture. Lo hanno fatto diffondendo un modello consumistico. Lo potrebbero fare diffondendo un modello di sostenibilità. Quindi, dicono gli autori del rapporto, si può pensare di usare il marketing sociale per trasformare la cultura del consumo. Ma ci si può spingere ancora più in là e pensare di usare anche le religioni a questo scopo: «Poiché l’86% della popolazione mondiale afferma di appartenere a una religione organizzata, sarà senza dubbio indispensabile coinvolgere le religioni nella diffusione delle culture della sostenibilità».

"l'Unità", 16 marzo 2010
Vuoi studiare? Il Ministero ti consiglia la Scuola Privata, perché nella Scuola Pubblica - guarda un po'! -si studierà troppo poco!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 marzo 2010


Cambia il liceo e i libri impazziscono
Editori in rivolta: stampiamo alla cieca

La polemica: dalla Gelmini nessuna indicazione sui programmi e quindi sui manuali da adottare per il prossimo anno. Servivano direttive ad aprile 2009. In Polonia hanno dato 18 mesi di preaviso di STEFANO PAROLA
http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/16/news/licei_libri-2684196/

Licei, meno ore di lezione e meno materie di S. INTRAVAIA

"la Repubblica", 16-03-2010

Impedire la manomissione dell’articolo 18
post pubblicato in Notizie ..., il 15 marzo 2010


Art. 18, Napolitano orientato a non firmare il ddl

 

Le magliette indossate sabato scorso in piazza del Popolo recitavano : “Pertini non avrebbe firmato”. Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana sembra non tirarsi indietro di fronte al giudizio di incostituzionalità sul ddl 1167-b che introdurrebbe l’arbitrato nelle controversie sul lavoro scardinando di fatto le garanzie previste nell’articolo 18. Nel testo, approvato in via definitiva dal Senato la scorsa settimana, è contenuta una normativa, che se adottata sostanzialmente modificherebbe l’art. 412 del Cpc prevedendo la possibilità di rivolgersi all’arbitro anziché al giudice nella soluzione delle cause di lavoro. La novità porterebbe pesanti ripercussioni anche in materia di contratto di lavoro in quanto, alla stipula del contratto di assunzione, il datore di lavoro avrebbe avuto la possibilità di introduzione della clausola dell’arbritrato quale condizione vincolante per il lavoratore. Ovvero “o ti mangi la minestra…”.
Il Presidente della Repubblica non ha, al momento, ancora espresso alcuna comunicazione ufficiale poiché il ddl 1167-B è ancora sottoposto al vaglio dei consulenti del Quirinale secondo quanto previsto dall’articolo 74 della Costituzione Italiana, ma sembrerebbe seriamente intenzionato ad assumere le valutazioni già anticipate nei giorni scorsi in un
editoriale di Dino Greco direttore di Liberazione e da Guglielmo Epifani nelle sue dichiarazioni.
In particolare Dino Greco mette in evidenza come sia «in atto un pesantissimo attacco, anche se portato avanti in modo strisciante con una guerra a “bassa intensità” alla Carta costituzionale e al quadro istituzionale da essa disegnato anche grazie a una debolissima opposizione parlamentare». «Opposizione – prosegue Greco - che non ha affatto capito è che la frana dell’impianto istituzionale è la conseguenza inevitabile del progressivo smantellamento della prima parte dell’articolo 1 della Costituzione. Precisamente, quello che fissa nel lavoro il fondamento sociale e politico dello Stato. L’obiettivo è stato perseguito con metodica tenacia dal blocco sociale dominante e si è tradotto nella sconfitta del sindacato, nella mortificazione del welfare, nell’annichilimento della contrattazione collettiva, nella regressione del diritto del lavoro a diritto commerciale, nella riduzione del lavoro a libero mercato delle braccia, dove dilagano arbitrio padronale, precarietà e rottura dei legami solidali». «Ora con questo ddl – continua il direttore di Liberazione – si sta assestando il colpo mortale allo Statuto dei Lavoratori».
L’approvazione del ddl ha scatenato la reazione di Rifondazione comunista. Nel corso di un incontro al Quirinale Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc e Roberta Fantozzi responsabile del dipartimento Lavoro di Rifondazione, avevano espresso una forte protesta in merito preannunciando lo sciopero della fame fino a quando non si sarebbe fatta giustizia sull’iniqua normativa.
Dal canto suo Epifani, nel contestare la norma che aggira le tutele previste dall’articolo 18 osservava quanto «le innovazioni del ddl 1167-B introducono delle forme ricattatorie nei confronti dei lavoratori, specialmente in questo momento acuto di crisi economica e del mercato del lavoro». «La Cgil – ricorda - aveva in merito espresso un giudizio durissimo sul ddl sostenendo, con ottime ragioni, che l’offensiva confindustrial-governativa comporterebbe conseguenze persino peggiori di quelle che furono tentate otto anni orsono, quando tre milioni di persone furono da essa Cgil mobilitate e confluirono a Roma per impedire la manomissione dell’articolo 18». ?
Ora la parola resta al Colle e al suo “inquilino”.

G. A.

"Liberazione", 15/03/2010


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Nichi Vendola, il più applaudito a Piazza del Popolo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 13 marzo 2010


L'INTERVENTO DI NICHI VENDOLA ROMA13MARZO2010

"L'unità", 13 Marzo 2010

Si diffonde l'informazione sul web
post pubblicato in Notizie ..., il 11 marzo 2010


 

MENTANACONDICIO

Vietati in tv Liberi nel web

"Corriere della sera", 11-03-10

 

Informazione su Telebavaglio: già tre puntate.
post pubblicato in Notizie ..., il 11 marzo 2010


 

TELEBAVAGLIO

 

Istruzioni per il voto
post pubblicato in Notizie ..., il 11 marzo 2010


Come si voterà in Italia a partire dalle prossime elezioni regionali:

http://video.unita.it/media/Politica/Regionali_la_parodia_su_come_si_vota_939.html

(questa è, chiaramente una parodia!)

Ma ... questa ...

Berlusconi: nessun erroreRadicali e giudici ci hannoimpedito di presentare listaBersani: è un agitatore
 
... sì, questa è ... una fotografia!



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Navi Pillay: “Sono preoccupata per lo stato di diritto in Italia perchè ritengo che la magistratura in molti Paesi sia messa a repentaglio dall'Esecutivo".
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 marzo 2010


Onu: "Attacchi alla magistratura, in pericolo lo stato di diritto in Italia"

La visita dell'Alto Commissario per i diritti umani

“Sono preoccupata per lo stato di diritto in Italia perchè ritengo che la magistratura in molti Paesi sia messa a repentaglio dall'Esecutivo". Non misura le parole Navi Pillay, Alto Commisario delle Nazioni Unite in visita in Italia oggi e domani. E suonano gravissime le sue parole indirizzate ad un governo occidentale, visto che nei Paesi democratici, solitamente, non sorgono problemi di diritto così allarmanti da suscitare un commento dell'Onu. Pillay è anche "allarmata" dalle notizie sugli sgomberi forzati dei rom e "preoccupata" per le norme contenute nel pacchetto sicurezza che introduce ronde, reato di clandestinità, militari in città e tempi lunghi di permanenza nei Cie dove spesso mancano i diritti fondamentali. L'Alto Commissario Onu bacchetta il governo italiano tirando in ballo le condizioni di vita dei nomadi, cacciati continuamente da un campo abusivo all'altro senza la possibilità di mettere radici e mandare i figli a scuola, e le politiche sulla sicurezza dell'esecutivo. Pillay rimarrà in Italia oggi e domani. “Al ministro Maroni solleverò il problema della discriminazione nei confronti di rom e stranieri", ha detto al termine di un intervento alla Pontificia Università Lateranense dove ha affrontato il problema della libertà religiosa “che è anche la libertà di chi non professa alcuna religione". Domani visiterà i campi nomadi romani di via Marchetti e via Candoni, e in seguito il centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria dove si è concluso lo sciopero della fame dei detenuti. Continua lo sciopero, invece, al centro di via Corelli (Milano), Torino, Bologna e Gradisca d'Isonzo. Al Corelli è l'ottavo giorno senza cibo per una sessantina di migranti, che protestano per la lunghezza della detenzione e le difficili condizioni. Alcune donne sono già allo stremo delle forze e hanno dovuto accedere all'idratazione endovenosa in ospedale, per poi essere riportate al Corelli. «I migranti - ha detto Pillay alla commissione diritti umani del Senato - sono spesso percepiti come una minaccia alle comunità esistenti ed in alcuni Paesi c'è il rischio di tenere la migrazione all'interno dei confini della sicurezza. Si tratta di un approccio riduttivo che alimenta sfiducia e paura». L'Alto commissario ha poi criticato quelle forze politiche che usano un linguaggio discriminatorio nei confronti degli stranieri.

Laura Eduati

in data: "Liberazione", 10/03/2010

MASTER IN COMUNICAZIONE, EDUCAZIONE ED INTERPRETAZIONE AMBIENTALE
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 9 marzo 2010


Vi informo di un Master su

"MASTER IN COMUNICAZIONE, EDUCAZIONE ED INTERPRETAZIONE AMBIENTALE"

vedi collegamento in

 www.iafus.splinder.com

(del 9 Marzo 2010)

Il "prezzo" del non rispetto delle regole!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 marzo 2010


 

Lazio, la bocciatura del Tar:
«No alla lista Pdl a Roma»

Decreto e ricorsi,
un guazzabuglio giuridico

In extrema ratio, si rischia il rinvio o l'annullamento del voto in Lombardia e nel Lazio

MILANO - Un guazzabuglio giuridico su cui i costituzionalisti si dividono e i cui effetti sono tutti da valutare, ma che in extrema ratio possono far rischiare l'annullamento o lo slittamento delle elezioni in Lombardia e Lazio, le due Regioni in cui è aperta la contesa sulle liste. Le ricadute del decreto legge «salva-liste» dovranno essere misurate sulle decisioni che i Tribunali amministrativi regionali adotteranno (nel merito, essendo già note le decisioni sulle «sospensive») in prima battuta, il Consiglio di Stato in appello, e la Corte Costituzionale sulla legittimità di un decreto che, visti i tempi, sarà convertito in legge solo dopo l'appuntamento elettorale di fine marzo. «Non c'è dubbio che qualsiasi decisione venisse presa dalla giustizia amministrativa per effetto del decreto legge, senza che questo sia poi convertito dal Parlamento, il risultato delle elezioni rischia di essere vanificato», spiega Massimo Siclari, professore di diritto costituzionale all'Università di Roma Tre.

LOMBARDIA - In Lombardia, tuttavia, il Tar ha deciso, in via cautelare, di riammettere la lista di Formigoni senza «l'aiutino» del decreto legge, dunque basandosi su una precedente giurisprudenza amministrativa (ribadita dal decreto di venerdì scorso) sulle irregolarità meramente formali. Resterà da vedere se la decisione sarà confermata anche nel merito e in appello, ma fintanto che in Lombardia la lista Formigoni sarà riammessa o esclusa non in forza del decreto legge, le elezioni dipenderanno in tutto e per tutto dai tempi della giustizia amministrativa.

LAZIO - Più complessa la situazione nel Lazio. Il Tar, in via cautelare, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l'inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale. Ora il Consiglio di Stato, sempre in sede di sospensiva, potrebbe ribaltare la decisione dei giudici di primo grado. Ma la parola definitiva arriverà solo dalla decisione di merito che il Tar del Lazio ha preannunciato per maggio, ad elezioni concluse, e rispetto alla quale l'ultima parola è dei giudici supremi amministrativi di Palazzo Spada.

SI MUOVONO LE REGIONI - In attesa del verdetto finale, il governo potrebbe anche decidere di rinviare le elezioni nelle Regioni della discordia, ma la scelta sarebbe politicamente assai onerosa. In una situazione di per sé già caotica, si inserisce la chiamata in causa della Corte Costituzionale, alla quale ha fatto ricorso la Regione Lazio contro il decreto «salva-liste» e contro cui hanno preannunciato altrettanto anche Piemonte e Toscana. Gli atti non sono ancora arrivati a Palazzo della Consulta dove però, in base alla legge La Loggia del 2003, è possibile chiedere la sospensiva dell'atto impugnato prima della decisione di merito. In questo caso la Corte Costituzionale potrebbe anche sospendere, entro un mese, il dl «salva-liste». I tempi, però, fanno notare a Palazzo della Consulta, sono troppo ristretti e molto probabilmente la Corte si troverà a dover decidere dopo il 28 marzo. In questa guerra a colpi di ricorsi e contro-ricorsi, il peso di qualsiasi decisione politica sarà preminente anche in caso di una non eventuale conversione in legge del decreto «salva-liste»: se i Tar o il Consiglio di Stato delibereranno sulla base di un dl che poi verrà fatto "morire", allora tutto sarà da rifare. Almeno in quelle Regioni in cui il guazzabuglio sembra lontano dal definirsi. (Fonte Ansa)


"Corriere della sera", 08 marzo 2010


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permalink | inviato da Notes-bloc il 8/3/2010 alle 22:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
L'Italia reagisce. La Regione Lazio chiede chiarezza alla Corte Costituzionale. Italia, Resisti!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 marzo 2010


Liste, ricorso alla Consulta
Gelo tra Berlusconi e Fini
http://www.repubblica.it/politica/2010/03/07/news/cei-governo-2541032/

e

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/08/news/opposizione_barricate-2549873/

 

La Regione Lazio va alla Corte Costituzionale.
Il leader Idv rilancia: "Napolitano non ha fatto l'arbitro". Il Pd difende il capo dello Stato. Il premier: "Dalla sinistra solo insulti, noi risolviamo emergenze. Sono ammanettati a Di Pietro" (video). Ma non ha gradito nemmeno le mosse dell'ex leader di An. E c'è un caso Cei. Mons. Mogavero: "Arroganti". Poi i vescovi sfumano: "Nessuna valutazione" di FRANCESCO BEI
BLOG
- LA RISPOSTA DEL COLLE -

 TESTO DEL DECRETO

"la Repubblica", 08-03-2010

"Scusasse, l'art.1 comma 1 du Decretu di 'sti iorna nun putissi valiri videmma pi' la partenza di li treni? Nun è giustu ca iu arrivu dintra a la Stazzziuni di li trena all'urariu di partenza e lu trenu parti e nun m'aspetta! Lu sapi quanti voti aiu persu lu trenu pi' 'sta interpretazzziuni di l'urariu firruviariu chi nun eni pi' nenti AUTENTICA? Sugnu sicuru ca Vossia provvederà a chista INGIUSTIZZZIA. Baciamu li mani"

Aaahh ... mi stava scurdannu 'na cosa 'mpurtantissima: ma picchì 'st'art.3! Mi pari 'nu pilu 'nta l'ovu! Lu livassi 'st'art.3! Se si scorda di mittiri lu sigggillu, allura, chi fa ... nun vali lu Decretu! M'avi a scusari, ma quattr'occhi sunnu megghiu di dui! Salutamu". 

Il Governo Berlusconi scrive in un Decreto come DEVE essere interpretata la Legge!? E ... il Presidente della Repubblica che fa? Firma il Decreto!?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 6 marzo 2010


Il Cdm vara dl salva-liste.Napolitano ha firmato
Di Pietro: "In piazza, e valutare impeachment"


LA DIRETTA. Il governo approva il decreto.

Maroni: "Ora Tar può decidere. Non toccata legge elettorale". Trattativa col Colle: "Accetto solo se non stravolgete regole". Contatti tra Bonino, Bersani e il leader Idv. Si discute l'ipotesi di una manifestazione. L'ex pm attacca il Quirinale. Casini: "Brutto giorno per l'Italia".  Nella notte catena umana del "popolo viola" (foto) fino al Quirinale. Rivolta sul web  di CARMELO LOPAPA, GIULIA CERINO e CARMINE SAVIANO  / Commenta

L'EDITORIALE L'abuso di potere di EZIO MAURO

"la Repubblica", 06-03-2010

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E Berlusconi disse a Napolitano: scateno la piazza

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27117&sez=ELEZIONI2010&npl=&desc_sez=

"il Messaggero", 06-03-2010

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Il governo vara il decreto "salva liste".

Il Quirinale firma.

Bersani: un trucco.

Sit in del popolo viola al Colle

Alle fine, poco prima delle 22, il Consiglio dei ministri ha varato il decreto "interpretativo" per riammettere le liste Pdl del Lazio e il listino di Formigoni alle regionali di fine marzo. Slittato più volte, poi partito con oltre un'ora di ritardo, il Cdm alla fine si è riunito verso le 21 e ha varato la toppa agli errori commessi dal centrodestra. Berlusconi si è detto «soddisfatto per la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto».

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto si apprende, ha emanato poco prima della mezzanotte il decreto legge finalizzato a una rapida e certa definizione delle modalita' di svolgimento della consultazione elettorale, una volta verificato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.

Sit in del popolo viola al Colle Decine di persone sdraiate a terra con delle candele accese, come se fossero morte. E' "il funerale della democrazia" inscenato dagli esponenti del Popolo viola sotto il palazzo del Quirinale, non appena e' stata appresa la notizia della firma del decreto legge 'salvaliste' da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli esponenti del Popolo viola si sono poi diretti verso Palazzo Chigi, dove hanno tentato di formare una catena umana '«per proteggere le istituzioni da chi governa all'interno di quel palazzo».

Gli esponenti del Popolo viola hanno annunciato per oggi alle 11 una mobilitazione in piazza Montecitorio per «chiedere spiegazioni al presidente della Repubblica e agli esponenti del governo sulle ragioni del decreto legge "salvaliste"». Dopo essersi sdraiati a terra davanti al Quirinale inscenando questa notte ''il funerale della democrazia'', i manifestanti del Popolo viola, circa un centinaio, hanno tentato invano di circondare con una catena umana Palazzo Chigi per protestare contro l'ok al decreto, ma - hanno detto i manifestanti - «le forze dell'ordine hanno vietato l'iniziativa».

«Le norme vigenti non sono modificate, ma si è data una interpretazione autentica, affinchè il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l'interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. È lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no», ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Consiglio dei Ministri che ha varato il decreto interpretativo sul voto alle regionali.  Maroni ha anche aggiunto che stasera stessa il Quirinale esaminerà il decreto che domani sarà in gazzetta ufficiale. Sempre se non ci saranno «obiezioni» da parte del Capo dello Stato, ha ammesso il titolare del Viminale. «Non è il governo a decidere, perchè sarà il Tar a decidere sull'ammissione o meno dei ricorsi. Il governo si è limitato a dire qual è l'interpretazione corretta delle norme». ha ribadito Maroni, facendo un esempio di norma "da interpretare" come il caso del cancelliere che  «non può rifiutarsi di ricevere i contrassegni e le liste anche se li ritiene irregolari e fuori dei termini, ovvero in ritardo». Con il provvedimento di questa sera, ha detto ancora Maroni, «si può decidere serenamente se i ricorsi possono essere accolti o no. Nessuna - lo ripeto - modifica legislativa».

Il decreto sarà in vigore già domani, giorno in cui il Tar lombardo dovrà pronunciarsi sulla sospensiva chiesta da Formigoni. Mentre per lunedì il Tar del Lazio dovrà pronunciarsi sul ricorso del pdl romano.
 
La valutazione delle interpretazioni legislative proposte dal dl approvato stasera dal Consiglio dei ministri verra' fatta dai magistrati del Tar del Lazio lunedi' nell'ambito dell'udienza collegiale per discutere del ricorso al Tar della Pdl contro l'esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali. Lo si apprende da fonti interne a Tribunale amministrativo del Lazio. «Le interpretazioni legislative devono essere valutate in quanto i magistrati non hanno ovviamente la scienza infusa - sostengono fonti interne al Tar del Lazio - bisogna avere innanzitutto il testo del dl, valutarlo in base alle leggi e alle interpretazioni pregresse e calarlo nel singolo ricorso».

«Sono in Consiglio dei Ministri dove stiamo facendo un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni regionali in modo che speriamo di poter ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia», ha detto il premier intorno alle 21, intervenuto telefonicamente alla convention del Pdl organizzata in un teatro a Bari per presentare le liste che sostengono il candidato del centrodestra in Puglia, Rocco Palese. 

La bozza del decreto Nella bozza del decreto interpretativo, pubblicata dall'agenzia Dire, si legge che «nella verifica delle liste, la veridicità delle firme e la regolarità della loro autenticazione non sono inficiate dalla presenza di irregolarità meramente formali, quali la mancanza o non leggibilità del timbro della autorità autenticante, dei dati afferenti alla sua qualifica, della data, del luogo». Il comma in questione risolverebbe dunque la questione della esclusione della lista Formigoni in lombardia. Per quanto riguarda il Pdl del Lazio, nel decreto si stabilisce che «il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste dei candidati è assicurato con il comprovato ingresso nei locali del competente tribunale o corte di appello, entro l'orario previsto, dei delegati incaricati della presentazione delle liste; e che, quando, nonostante il rispetto della citata condizione e la volontà di procedere alla presentazione delle liste e della documentazione relativa, per qualunque motivo non è comunque intervenuta l'effettiva consegna delle liste alla cancelleria, i delegati possono espletare le formalità di consegna senza ritardo e comunque non oltre 24 ore dalla scadenza del termine». 

E qui sta la mossa furbetta del governo. Nell'articolo 2, infatti, si stabilisce che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall'accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale. Una norma transitoria stabilirebbe poi che - unicamente per quanto riguarda le regionali in Lazio e Lombardia - la partenza delle 24 ore sia da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto.

Nella bozza si legge che «la straordinaria necessità e urgenza» del provvedimento è data «per consentire il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010». E per assicurare «il "favor electionis" secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48 della costituzione».
Nella premessa si legge ancora che si ravvisa anche «l'esigenza di assicurare l'esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali».

Il Pd fa muro Pierluigi Bersani preannuncia «una ferma opposizione» del Pd di fronte al decreto interpretativo che il governo si accinge a varare e ribadisce tutte le ragioni del no che va riptendo fin da ieri.  «È evidente - ha detto il leader del Pd - che il governo vuole ovviare con il decreto ad obiezioni di tipo costituzionale, come sarebbe stato con un decreto cosiddetto innovativo. Usano il decreto interpretativo per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c'è e si vede, in alcuni casi fino al ridicolo». «Se decidono così - conclude - potranno aspettarsi solo una ferma opposizione».

  Molti nel Pd protestano duramente, da Rosy Bindi a Ignazio Marino a tutta l'area Franceschini. Il presidente della provincia di Roma Zingaretti parla di «momento buio per la vita democratica italiana», ed esprime la solidarietà «a chi rispetta le regole, a chi paga le multe, a chi versa correttamente le tasse, a chi si ferma al rosso. Insomma esprimo la mia solidarietà alle persone perbene».

Pare che il vertice del Pd abbia colto con una certa sorpresa l'apertura del Quirinale a un decreto interpretativo. Già prima del varo del decreto i toni di D'Alema erano stati prudenti: .«Vedremo di cosa si tratta. Per quel che si capisce il governo ha rinunciato a cambiare la normativa in corso d'opera, che sarebbe stata una cosa gravissima. Bisognerà vedere che cosa si intende per decreto interpretativo».

«Questo è un vero e proprio golpe contro il quale occorre opporsi con una chiamata alle armi democratiche», ha detto il leader dell'Idv Di Pietro.  «Infatti, scenderemo in piazza con una grande mobilitazione di tutte le forze sociali e politiche», ha preannunciato. «Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l'intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore». Questo, ha insistito, «è l'ennesimo provvedimento ad hoc, fatto a uso e consumo dei soliti noti, che calpesta regole, diritti e Costituzione. Truccano le carte mentre si è in corsa con un decreto che definiscono impropriamente "interpretativo", al solo scopo di ingannare gli italiani, ma in realtà è una vera e propria truffa». Di fatto, ha aggiunto, «fanno una legge per rendere lecito tutto ciò che fino a ora era illecito. Operazione degna dei peggiori regimi: non c'è più il senso del limite nè del diritto».

«Penso che il consiglio dei ministri straordinario si convochi per esaminare i dati sulla disoccupazione di oggi, la cassa integrazione che aumenta in modo vertiginoso». Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, a margine di una iniziativa elettorale a Bologna, ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto un commento sul consiglio dei ministri straordinario convocato per la serata. «Questi sono i problemi di cui si deve occupare il consiglio dei ministri - ha rincarato - e non quelli della presentazione delle liste, di cui si occupano i partiti».


Intanto la Polverini tira il fiato: ieri sera, poco dopo la conclusione della manifestazione del Pdl in piazza Farnese a Roma (alcune centinaia di persone in piazze, insieme alla Polverini, ad Alemanno, Gasparri e Cicchitto), la Corte d'Appello di Roma ha reso noto che il listino della candidata è stato riammesso alle elezioni.  La presentazione del listino mancava di una procura, ovvero la firma di uno dei due presentatori, il vice coordinatore regionale del Pdl Alfredo Pallone. La firma mancante è stata integrata nel ricorso presentato ieri mattina. Sempre secondo quanto si apprende dalla Corte d'appello la decisione è stata motivata in un provvedimento di quattro pagine che sarà pubblicato domani.

Domani il Tar lombardo decide su Formigoni  Il Tar di Milano si riunirà domattina alle 9:30 in camera di consiglio per discutere sulla richiesta di sospensiva del provvedimento con cui la Corte d'appello ha bocciato la lista "Per la Lombardia" guidata da Roberto Formigoni, a causa di irregolarità nella raccolta delle firme. La decisione di merito sul ricorso di Formigoni è attesa per lunedì.

La procura di Milano ha archiviato oggi l'indagine avviata in seguito alla presentazione di un esposto presentato da parte dei Radicali contro ignoti, che ipotizzava il reato di falso ideologico nella vicenda che ha visto respinta la presentazione della lista di Roberto Formigoni, per mancanza del numero necessario di firme valide. Il procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati ha fatto sapere che ha già archiviato tutto, ritenendo che non sia stato integrato il reato di falso ideologico ipotizzato dai radicali.

 

"l'Unità", 05 marzo 2010

 

Crollano gli ascolti di RAIDUE!
post pubblicato in Notizie ..., il 6 marzo 2010


PAR CONDICIO

Par condicio: non c'è Annozero, giù gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
 Niente Annozero
ma Carica dei 101: crollano gli ascolti

09:05  POLITICA

Rai 2, nella stessa fascia oraria si sono persi oltre 2,5 milioni di telespettatori

(da "la Repubblica" del 6 Marzo 2010)

(da "Liberazione")

Intervista a Guglielmo Epifani. "Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 5 marzo 2010


«Stanno ribaltando i fondamenti del diritto»

Intervista al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani

Il Parlamento ha varato un disegno di legge governativo che azzera di fatto, più ancora dell’insieme di norme che compone il “diritto del lavoro”, quella conquista dei lavoratori, pagata con anni e anni di lotte, che passa sotto il più ampio concetto di “democrazia del lavoro”. Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone. Da oggi la contrattazione collettiva viene definitivamente sommersa e inficiata non solo da una miriade di contratti aziendali ma, più ancora, da un pulviscolo molecolare di contratti individuali.

Questo disegno di legge mette le mani su una molteplicità di norme che riguardano assetti consolidati, o che credevamo consolidati, di diritto del lavoro, anche se il fuoco è sugli aspetti che riguardano il ricorso all’arbitro al posto del giudice in caso di controversie, i tempi e gli “sconti” alle aziende per la conciliazione. Il governo ha fatto proprie tutte le sollecitazioni e le richieste del padronato italiano che partono da molto lontano.

Abbiamo già assistito al reiterato attacco all’articolo 18 per “liberalizzare” i licenziamenti, alla cosiddetta “riforma Biagi”, alla frantumazione degli accordi collettivi dal primo al secondo livello. E’ questo il disegno? Siamo di fronte alla polverizzazione della contrattazione?
Sì. Siamo di fronte al tentativo più organico mai messo in atto, anche se paradossalmente si esprime in tanti piccoli provvedimenti apparentemente poco coordinati, di ribaltare quello che è l’asse fondamentale del diritto del lavoro che si trova nella Costituzione, laddove si afferma che va tutelata soprattutto la parte più debole dei soggetti in campo.
Con l’insieme di questi provvedimenti: sia quando riguardano l’interpretazione da dare nelle questioni del reintegro per giusta causa, sia quando riducono i tempi per impugnare la fine dei contratti a termine, sia nel caso più discusso di ricorso all’arbitrato, che in prima stesura era addirittura obbligatorio per tutti i nuovi contratti di lavoro, passa la stessa filosofia, e cioè che attraverso questa simmetria fittizia il rapporto di lavoro viene sostanzialmente omologato a un rapporto di tipo commerciale, privato, individuale, in cui le parti sono formalmente sullo stesso piano.

Ma il lavoratore nel momento in cui si appresta a sottoscrivere l’agognata assunzione è del tutto disarmato. E’ evidente che è la parte debole davanti a un datore di lavoro reso più forte da quest’arma di ricatto fornita oggi dal governo Berlusconi. In questo modo l’assunzione non diventa quasi l’estorsione di un rapporto di lavoro sbilanciato?
Infatti, è proprio questo il cuore del provvedimento che noi contestiamo. Naturalmente la parte più visibile è quella che riguarda l’arbitrato e la conciliazione, perché è evidente quello che lì si propone: che in tutti i nuovi rapporti di lavoro - prevalentemente ma non necessariamente solo di giovani assunti, anche di anziani che rientrano in produzione dopo un licenziamento - si esercita un’indebita forzatura, noi crediamo incostituzionale perché costringe la persona a dichiarare che rinuncerà a ricorrere alla magistratura. Una forzatura che segnerà e determinerà la qualità del rapporto di lavoro per tutta la sua durata e perfino al momento della sua conclusione. E’ fin troppo facile prevedere che il lavoratore in quel momento non sarà nelle condizioni di contrattare la sua assunzione, né di decidere liberamente e serenamente, perché in realtà è quasi costretto a sottostare alla clausola dell’arbitrato. E a quel punto, quale che sarà il futuro del suo rapporto di lavoro, quale che sarà il futuro delle vessazioni o di abusi a cui potrebbe essere sottoposto, lui dovrà rinunciare a ricorrere alla magistratura per avere giustizia.

Siamo di fronte a una grave violazione costituzionale, come hanno detto fior di giuslavoristi. Il ministro del Lavoro pensa davvero che norme così possano passare senza contraccolpi?
Siamo di fronte, secondo me, alla configurazione di una palese e ripetuta questione di legittimità costituzionale. In un convegno di qualche settimana fa con i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati abbiamo discusso e analizzato le materie connesse a questo provvedimento. Noi riteniamo del tutto fondato un ricorso di legittimità, che faremo sicuramente, anche perché questa volta abbiamo il conforto di uno stuolo di giuristi del lavoro: da Ichino a Treu, da Romagnoli a quelli legati a un’interpretazione più di sinistra. Da tutti viene una sola voce che ci dice che si tratta di un provvedimento che non corrisponde al dettato costituzionale.

Queste norme però, al di là del provvedimento specifico, come abbiamo detto, vengono da lontano. Da anni e anni di tentativi del padronato italiano, e dei governi che più lo hanno rappresentato, per cercare di erodere le basi della democrazia del lavoro nel nostro Paese. Perché? qual è la ratio?
E’ esattamente così. Questa norma sta dentro una lunga questione che si ripropone ogni volta che la destra ritorna al governo, anche se questa volta la propone in modo più furbo, in maniera apparentemente più morbida, annegata e confusa in mezzo a molte altre cose. Purtroppo tutto questo, anche se noi abbiamo denunciato a suo tempo quello che si stava preparando, non è riuscito a ottenere dall’opinione pubblica sufficiente attenzione. Adesso ci troviamo di fronte al fatto compiuto: il provvedimento è stato approvato, bisognava bloccarlo prima, ma non siamo riusciti a farlo diventare così evidente da suscitare la reazione del Paese. Se tu mi chiedi qual’è la logica, io devo dire che una logica non c’è: la realtà in questo momento va da tutt’altra parte, perché siamo in presenza di troppa mobilità, di troppa deregolamentazione.

Adesso il sindacato che cosa farà? che ruolo può svolgere?
In questo schema la contrattazione collettiva resta in tutta la sua forza e rappresenta ancora di più il luogo delle tutele. Io chiedo a Cisl e Uil di valutare bene il tipo di reazione a questo provvedimento. Non basta dire che bisognava rispettare l’autonomia delle parti sociali quando di fatto l’autonomia è già stata toccata. Condividiamo la rivendicazione dell’autonomia, ma come si fa a non vedere che questo è un vulnus a una cultura molto cara alla Cisl? Ci aspettiamo una reazione ponderata ma anche determinata: per dire che così non va bene e che il sindacato in questo modo sarà costretto a ricorrere alla Consulta.

La Cgil ha indetto la manifestazione del 12 marzo, seppure con parole d’ordine diverse, come la questione fiscale. In un momento in cui il sindacato non sembra molto aggressivo su tutta questa partita, pensate di riuscire a organizzare una grande manifestazione come quella sull’articolo 18?
Lo sciopero si caratterizzerà, come l’altro sull’articolo 18, su parole d’ordine che riguardano molte cose: il lavoro, l’occupazione, le tutele durante la crisi. Questo provvedimento arriva adesso, dopo due anni che si trascinava in Parlamento, ma sul tappeto c’erano e ci sono anche altri problemi, come la difesa del reddito e la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, nel momento in cui un governo che dice di voler combattere l’evasione fiscale si inventa uno scudo fiscale al 5% sui capitali. E la politica di accoglienza dei migranti. Tutti temi che richiedono e meritano la più grande mobilitazione. Il provvedimento appena approvato non fa che accentuare il carattere che la manifestazione dovrà avere: difesa a 360 gradi dei diritti del mondo del lavoro.

Gemma Contin

"Liberazione", 05/03/2010

Un tentativo di informazione attraverso la rete
post pubblicato in Notizie ..., il 5 marzo 2010


 

TELEBAVAGLIO

INFORMA DAL SITO DE "IL FATTO QUOTIDIANO"

"... il soggetto più debole, il lavoratore, non deve essere posto nelle condizioni di soccombere in ragione della propria stessa debolezza"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 4 marzo 2010


Quando la prepotenza
diventa

legge dello Stato

di Dino Greco

Senza clamore e, malauguratamente, senza efficaci reazioni parlamentari, sta per essere approvato al Senato un disegno di legge (il 1067-b) che, di fatto, liquida la "giusta causa" nei licenziamenti individuali, assestando un colpo mortale a quell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che rappresenta l'estrema difesa contro i soprusi padronali nei conflitti di lavoro.
Già in passato, ripetutamente, ma quasi in solitudine, abbiamo denunciato l'estrema gravità del progetto attraverso il quale si riducono in polvere, in un colpo solo, i contratti collettivi, le leggi a tutela della parte più debole e la stessa funzione della magistratura. L'architettura giuridica che conduce a questo terrificante esito si regge sul combinato disposto di due articoli, il 32, che interviene sul processo del lavoro e sul ruolo del giudice; e il 33 che introduce l'"arbitrato". Per comprendere di cosa effettivamente si tratti, occorre rammentare che la famigerata legge 30 aveva previsto la possibilità che, nell'attivare un rapporto di lavoro, le due parti interessate potessero "certificare", in accordo fra loro e secondo una prassi definita, condizioni in tutto o in parte derogatorie rispetto ai contratti collettivi e alla legislazione vigente. E' evidente a chiunque come la stipula di simili accordi non possa che essere frutto di un ricatto. Poiché solo il bisogno estremo di lavorare può indurre una persona in possesso delle proprie facoltà intellettive ad accettare clausole jugulatorie, peggiorative delle condizioni normative o retributive della sua prestazione, rinunzie alle quali mai, ragionevolmente, si piegherebbe se non coartata da uno stato di necessità. La norma serve dunque a conferire forza legale, legittimità formale alla legge del più forte, rovesciando un punto fermo del giuslavorismo italiano, in base al quale il soggetto più debole, il lavoratore, non deve essere posto nelle condizioni di soccombere in ragione della propria stessa debolezza. Per questo la legge aveva sin qui previsto che vi fossero "diritti indisponibili", vale a dire irrinunciabili, persino da parte di coloro che ne sono i beneficiari. Per completare il misfatto e rendere inoperante questo sano e democratico principio, occorreva tuttavia introdurre un altro, decisivo tassello. Occorreva impedire al giudice di intervenire ex post , di fronte ad una contestazione promossa dal lavoratore quando questi, perché più libero di disporre di sé, o perché licentiatosi, avesse inteso ottenere, sia pure tardivamente, giustizia.
Ecco allora la nuova norma che chiude il cerchio, il catenaccio che vanifica ogni intento riparatorio: «Nella qualificazione del contratto di lavoro e nell'interpretazione delle relative clausole, il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro (…) salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione».
Prosa ripetitiva e stucchevole, ma dal significato inequivocabile: il giudice non applicherà né la legge né i contratti collettivi, ma si atterrà a ciò che i soggetti in questione hanno privatamente pattuito e, in seguito, marchiato con il timbro di ceralacca. Siamo alla riedizione del contratto individuale e alla sostanziale cancellazione del diritto del lavoro.
A completare questo idilliaco quadretto, infine, la disciplina dell'arbitrato. Dove l'arbitro, nella sua terzietà, deciderà, anche in materia di licenziamenti, «secondo equità», vale a dire in base alla sua discrezionale concezione dell'equità, e non più secondo la legge. Ecco come, in poche ma precise mosse, il divieto di licenziare in assenza di "giusta causa o giustificato motivo", focus di un epico scontro, vinto dai lavoratori nel 2002, viene aggirato e reso del tutto inapplicabile, almeno quando la forza di interdizione sindacale sia debole o nulla. Proprio come già avviene nella sterminata prateria del precariato, dei lavori saltuari, intermittenti, somministrati, a progetto, a chiamata, che interessano una, o forse ormai due generazioni di persone i cui diritti fondamentali, la cui libertà e la cui dignità sono stati mandati al macero. Nel nome della libertà e della competitività d'impresa. La cui stella, come ognuno può vedere, grazie a questo lavacro, splende radiosa sul cielo d'Italia.

P.S.: La Cgil, ha espresso un giudizio durissimo sul ddl in corso di approvazione, sostenendo, con ottime ragioni, che l'offensiva confindustrial-governativa comporterebbe conseguenze persino peggiori di quelle che furono tentate otto anni orsono, quando tre milioni di persone furono da essa Cgil mobilitate e confluirono a Roma per impedire la manomissione dell'articolo 18.
Sarebbe più che mai necessario che di fronte a questo nuovo, poderoso colpo di ariete si opponesse una mobilitazione di quell'intensità e di quelle proporzioni. A partire dallo sciopero del 12 marzo.



"Liberazione", 04/03/2010

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