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di Ignazio Licciardi
L'Italia alla deriva!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010



Un'immagine dalla manifestazione di ieri del popolo viola

Prendiamo un ventenne che provi a farsi un'idea della politica italiana. Negli ultimi mesi ha visto di tutto. Il governatore di una importante regione ricattato da un gruppo di carabinieri per le sue frequentazioni trans. Il capo della protezione civile indagato per corruzione e che, nel migliore dei casi, non si è accorto che intorno a lui si mangiava a tutto spiano su grandi opere ed emergenze umanitarie, terremoto compreso. Un senatore della repubblica “schiavo” del crimine organizzato. Due imperi telefonici coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco e colossale frode di fatture false. Il premier accusato di corruzione giudiziaria che evita la galera grazie alle leggi personali approvate da una maggioranza parlamentare al suo servizio. Il principale telegiornale che falsificando la realtà annuncia l’assoluzione, e dunque l’innocenza del suddetto premier (che intanto insulta a tutto spiano la magistratura). Ce ne sarebbe già abbastanza per indurre un qualunque giovane desideroso di un futuro normale (non circondato cioé da delinquenti e mascalzoni) a cambiare paese. Se poi sono ancora decine di migliaia quelli che, malgrado tutto, corrono a riempire piazza del Popolo a Roma per dire basta (in sintonia forse non casuale con il Capo dello Stato) significa che qualcosa da salvare ancora c'è. Qualcuno scriverà che l'altra volta il popolo viola si presentò molto più numeroso, ed è vero. L’importante è che la parte più viva di una generazione maltrattata mostri di volere ancora scommettere su se stessa. E sull’Italia.
di Antonio Padellaro

"il fatto quotidiano", 01-03-2010

Ricerca in Italia?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010


Andato in onda Rai Tre il: 05/02/2010
 
Due cervelli “non in fuga” raccontano a Corrado Augias la crisi della ricerca in Italia.
Ospiti a "Le Storie - Diario Italiano": 
Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi

 

 

 

Oltre mezzo miliardo: il tributo dei contribuenti italiani al vertice più folle, costoso e inutile della storia recente.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 27 febbraio 2010


attualità


 

Un G8 da 500 milioni

di Primo Di Nicola

Tra la Maddalena e L'Aquila speso oltre mezzo miliardo per tre giorni di vertice. Con appalti affidati ai soliti amici. Ecco la lista di tutti gli sprechi della megalomania del premier

("L'espresso", 25 febbraio 2010)
"Basta, la legge deve essere uguale per tutti"
post pubblicato in Notizie ..., il 27 febbraio 2010


Il Popolo viola torna oggi in piazzaper la legalità e la lotta al precariato

Il Popolo viola torna oggi in piazza
per la legalità e la lotta al precariato

di Natalia Lombardo

Tutti in piazza del Popolo oggi a Roma dalle 14,30 per dire: "Basta, la legge è uguale per tutti". Seconda manifestazione del Popolo Viola, con l'adesione di tutti i partiti dell'opposizione, dal Pd all'Idv, alle sinistre. Assente l'Udc.

"l'Unità", 27-02-2010

Regolamenti e ... Tagli nella Scuola
post pubblicato in Notizie ..., il 24 febbraio 2010


Licei, ecco i regolamenti del Ministero

Attesi dal momento della riforma i decreti che la rendono operativa. Come saranno le scuole superiori. Confermato il taglio di 17mila cattedre di S. INTRAVAIA

"la Repubblica", 24-02-2010

Riforma Scuole Superiori! E i Regolamenti?
post pubblicato in Notizie ..., il 20 febbraio 2010


Scuole superiori ancora senza regole
Iscrizioni al buio per 500mila studenti

I regolamenti che traducono la riforma non sono stati pubblicati. Dura la Cgil. Non è chiaro come studieranno i ragazzi, cosa e dove insegneranno i docenti di SALVO INTRAVAIA

"la Repubblica", 20-02-10

Il Partito dell'amore: "FARE ... QUEL CHE CI PARE" CON I SOLDI DEGLI ONESTI!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 20 febbraio 2010


La banda del fare quello che ci pare

di Fabrizio Gatti

Così Berlusconi, Letta e Bertolaso hanno affidato le opere più importanti a un gruppo di costruttori senza scrupoli. Con una cascata di leggi su misura per eliminare ogni ostacolo e ogni controllo

 
 



LEGGI, SFOGLIA E GUARDA LO SPECIALE: Tutte le inchieste, gli interattivi, gli approfondimenti, i video e le foto negli approfondimenti de L'espresso


Un casinò da aprire sul dolore dell'Abruzzo. Una sala da gioco autorizzata da una postilla, infilata dentro uno dei decreti per la ricostruzione. Questo stavano progettando gli amici di Guido Bertolaso, 60 anni, capo della Protezione civile e uomo immagine del governo. È l'ultima trovata della banda della maglietta: una volta c'era la banda della Magliana, adesso nella capitale dominano gli uomini con la t-shirt delle emergenze.

Diego Anemone, 39 anni, il costruttore tuttofare arrestato il 10 febbraio, voleva trasformare il Salaria sport village di Roma in una piccola Las Vegas. Poker e slot machine di ultima generazione. Quelle in cui infili i numeri della carta di credito o del bancomat e vai avanti a giocare fino a quando il conto è prosciugato. Erano sistemi vietati. Poi Silvio Berlusconi ha firmato il decreto, convertito il 24 giugno 2009 nella legge 77. E via, con la scusa di finanziare la rinascita a L'Aquila grazie a una tassa una tantum di 15 mila euro a macchinetta, ecco inventata una nuova fonte di guadagno. C'è sempre un provvedimento d'urgenza, un'ordinanza pronta quando qualcuno della banda si fa prendere la mano dalle deroghe o dagli abusi.

È davvero straordinario il sottosegretario Bertolaso, come i suoi poteri che la Procura di Firenze ha ora messo sotto inchiesta. Sembra che in Italia non ci siano più alternative al suo modo spaccone di gestire gli appalti, i cittadini, il codice civile e quello penale. Se ne sta lì in mezzo al sistema solare della Tangentopoli 2. Praticamente intoccabile. Protetto dall'affetto di Gianni Letta e Francesco Rutelli. Amato nel Pdl, nel Pd e in Vaticano. Cercato, riverito da questa drammatica corte di imprenditori, massoni, paramafiosi, progettisti e puttanieri che stanno spolpando le casse dello Stato. Come hanno fatto in Sardegna, a forza di prezzi gonfiati e ritocchi in corso d'opera: quanto sarebbero utili i soldi sprecati alla Maddalena, oggi che da Porto Torres a Cagliari aumentano i disoccupati e nessuno sa come riaccendere l'economia.

 



 

Dalla scuola dei sottufficiali dei carabinieri a Firenze ai laboratori con i virus letali dell'Istituto Spallanzani a Roma, finiti in una interrogazione in Senato: «Sono state rispettate le norme antisismiche?», chiede pochi mesi fa Domenico Gramazio (Pdl). Perché se crolla, scappano i virus. E lui, il Guido nazionale, può beatamente dire che va tutto bene, che non si è accorto di nulla. Può perfino permettersi, senza perdere il posto, di negare la partecipazione della Protezione civile a una esercitazione internazionale, finanziata dall'Unione Europea: l'unica organizzata in Calabria negli ultimi anni, in una delle regioni sismiche più pericolose al mondo. Quando la Commissione europea viene a sapere che i soccorritori di Bertolaso non ci saranno, annulla l'esercitazione. Una figura pazzesca per l'Italia. A tutt'oggi nessuno ha mai più valutato se le prefetture, i Comuni, gli ospedali calabresi siano in grado di gestire l'emergenza dopo una catastrofe. Niente male per l'uomo che pochi giorni fa è volato ad Haiti e dalla capitale rasa al suolo dal terremoto ha accusato di incapacità il governo degli Stati Uniti.

Il viaggio nel mondo infallibile di Guido Bertolaso, fresco di riconferma, può cominciare proprio da qui: via Miraglia 10, prefettura di Reggio Calabria. Nel 2008 si celebra l'anniversario del terremoto del 28 dicembre 1908: 80mila vittime a Messina e provincia, 15mila a Reggio. Da duecento anni la terra sullo Stretto trema dopo un secolo di silenzio sismico. Il dipartimento di Bertolaso dovrebbe per legge verificare la preparazione di Comuni, Regioni e prefetture, coordinare le esercitazioni, aiutare gli enti locali a predisporre i piani, correggere le lacune. Il 27 luglio 2007 il professor Mauro Dolce, direttore per la Protezione civile dell'Ufficio prevenzione e mitigazione del rischio sismico, spedisce in Calabria lo 'scenario di danno', nel caso si ripetesse oggi una catastrofe come quella del 1908. I dati vengono ricavati dal Sistema informativo per la gestione dell'emergenza, un archivio che tiene conto della qualità degli edifici. Il bilancio è terrificante: 325.247 persone coinvolte dai crolli, 335.699 senzatetto. Un altro calcolo, tenuto nei cassetti degli uffici di Bertolaso, prevede 112.312 morti.

("L'espresso", 18 febbraio 2010)

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Gli italiani non leggono più!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 febbraio 2010


Solo quattro italiani su 100 leggono libri

Dati dell'Associazione Italiana Editori. Solo il Portogallo peggio. Neanche il 7% di lettori abituali (più di 12 libri all'anno). Malissimo tra i giovani. Nasce il "Centro per il libro e la lettura" di C. GERINO

"la Repubblica", 17-02-10


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SCUOLA FALLITA!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 febbraio 2010


La scuola reale che la politica ignora

di Anna Maria Palmieri*tutti gli articoli dell'autore

A volte si è stanchi di ascoltare il «pensiero unico semplificato» sulla riforma epocale del sistema scolastico, sulla qualità delle odierne pratiche di razionalizzazione, sull’importanza di una «sana» competizione tra le scuole... A volte si è stanchi di spiegare ai soliti amici, fulminati dalla fede neoliberal, che il riassetto scolastico voluto da questo governo ha un abito demagogico e un’essenza socialmente pericolosa. A volte vorresti il miracolo. E cioè che milioni di italiani si fermassero come te davanti alla tv per un paio d’ore, e non perché sta giocando l’Inter, ma perché attratti dalla bella inchiesta di Riccardo Iacona su La scuola fallita, e si trovassero all’improvviso a ragionare sui fatti e non sulle parole d’ordine.

Quando le notizie erano notizie, quando il medium televisivo era «realmente» un mezzo di comunicazione, quando possedere un’opinione politica non costituiva reato, una trasmissione come Presadiretta avrebbe suscitato un intenso dibattito politico nel paese. Ci si sarebbe fermati onestamente a pensare: cosa sta succedendo? Quale/i verità ci sfuggono?

Perché l’inchiesta trasmessa domenica aveva il pregio di disvelare almeno tre verità, ineludibili anche per chi non rinuncia al filtro dell’opinione: primo, che non esiste alcun progetto di qualità dietro i tagli al finanziamento e al personale della scuola pubblica; secondo, che la competizione tra pubblico e privato, in un settore delicato come quello dell’istruzione, si sta traducendo nella ratifica di una società di ineguali, che premia i forti e punisce i deboli; terzo, che in Italia in questo momento non c’è una politica scolastica, a livello nazionale e locale, degna di un paese civile. In sintesi: che la scuola della Repubblica italiana , la scuola fondata sull’ art. 3 comma 2 della Costituzione è in dismissione.

A chi non vive quotidianamente in un’aula scolastica umida e carceraria, come capita a molti di noi, docenti della scuola pubblica, a chi non riflette sul fatto che le condizioni in cui versano i luoghi dell’istruzione sono una rappresentazione, non solo simbolica, del valore attribuito all’istruzione stessa, a chi ancora crede che i tagli al welfare siano necessari per mettersi al passo con la Finlandia, le immagini di Iacona avranno insegnato qualcosa?

Sarà deformazione professionale, ma mi piacerebbe vedere realizzati almeno alcuni «apprendimenti minimi»: e proverò a sintetizzarli:
1.L’atteggiamento prevalente evidenziato dalla nostra classe politica nei confronti della scuola è una sorta di neocinismo contemporaneo (per citare Pasolini).

2.Il potere politico neocinico non dialoga: nessun organismo dei genitori, nessuna associazione professionale, nessuna rappresentanza del mondo della scuola è stata seriamente ascoltata prima di inventarsi certe scelte e certe razionalizzazioni. Lo sguardo smarrito del genitore del bambino disabile privato del sostegno, la rabbia del precario estromesso dal lavoro, il dolore imbarazzato del collega di ruolo più «fortunato», la malinconica ironia del dirigente scolastico, il sorriso della madre di classe privilegiata e la rassegnazione di quella proletaria: ringraziamo Iacona per queste immagini del paese «reale», a cui nessuna riforma scolastica guarda.

3.Questo potere non riconosce l’importanza di quello di cui si occupa: non sa nulla della cultura non utilitaristica, non conosce i fondamenti del sapere: mette in piedi un riassetto che non ha basi pedagogiche, che non riconosce il disagio o la differenza tra vocazioni e abilità, che affida tutto alle famiglie e ai loro disvalori, proprio mentre monumentali trattati di sociologia denunciano la crisi irreversibile dell’istituto familiare. Quale legame deve esserci tra chi apprende e chi insegna? Amore e curiosità, calore e relazione: i disperati del corridoio, docenti e studenti costretti a correre da una sede all’altra, da una classe all’altra, senza banchi e senza finestre, possono amare la scuola come gli altri?

4.Infine. Gelmini proclama una qualità che prescinde dalla quantità, e così giustifica i tagli alla scuola pubblica: ma senza infrastrutture, senza formazione, senza risorse umane, senza neanche le sedie, quale qualità è possibile, onorevole ministro? Una qualità che rende felici nasce dal desiderio, non dal mercato: e l’unica competizione che rende felice un giovane è figlia della passione, come la passione matematica degli allievi di Massa Carrara e del loro professore. Ringrazio Presadiretta per averlo ricordato a qualche milione di italiani.

Insegnante di lettere al liceo Umberto I di Napoli

"l'Unità", 16 febbraio 2010
 
IL VIDEO DELLA TRASMISSIONE PRESA DIRETTA DEL 14 FEBBRAIO 2010
SCUOLA FALLITA:
 
Non se ne può più! E' una vergogna!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 febbraio 2010


Berlusconi, humour sugli sbarchi
"Dall'Albania solo belle ragazze..."

Il premier vede il presidente Berisha e conclude con una raffica di battute: "Non voglio flussi criminali in mare verso l'Italia, facciamo eccezione per qualche donna...". E chiede foto con le giornaliste

 / VIDEO

 

"la Repubblica", 13-02-10

L'Equazione Berlusconi: Uomo : C(....) = Donna : F(...) !???
post pubblicato in Notizie ..., il 11 febbraio 2010


Stile Berlusconi: "Vedo belle donne
e perdo il filo, preferite me o Marrazzo?"

Stile Berlusconi: "Vedo belle donne e perdo il filo, preferite me o Marrazzo?"

di Ma.Ge.

Battuta di basso livello del premier alla serata romana per la campagna elettorale di Renata Polverini: «Nel Lazio i cattolici non voteranno la Bonino»

"l'Unità", 11.02-10


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permalink | inviato da Notes-bloc il 11/2/2010 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il Popolo delle Libertà cambia il significato di Libertà! Così come la Giustizia non è più uguale per tutti, anche la Libertà ...
post pubblicato in Notizie ..., il 11 febbraio 2010


Editoria, governo conferma i tagli
Colpo all'informazione libera

Editoria, governo conferma i tagliColpo all'informazione libera

di Bianca Di Giovanni

Fnsi pronta allo sciopero: in pericolo 4mila posti di lavoro.  Appello Pd, Pdl e Lega per emendamento al milleproroghe.

Regionali, bavaglio alla Rai
Il premier: bene fermare i pollai

Regionali, bavaglio alla RaiIl premier: bene fermare i pollai
Saltano tutti i talk show politici. Il blitz del Pdl (con i radicali) ieri in Vigilanza. Bersani: decisione da rivedere. Protestano i conduttori. L'Usigrai annuncia lo sciopero.

"l'Unità", 11-02-10


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Per oggi, due notizie ... sono più che sufficienti, per comprendere in che paese viviamo!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 febbraio 2010


In manette il  presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici
Si occupò, come "soggetto attuatore" delle opere della Maddalena

G8 sardo, Protezione civile nella bufera
Bertolaso indagato, Balducci arrestato

In carcere altre tre persone, sotto inchiesta una ventina
Il capo della Protezione civile rimette tutti gli incarichi. Berlusconi le respinge
di MARIA ELENA VINCENZI e FRANCA SELVATICI

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/10/news/arrestato_vice_bertolaso-2243342/

"la Repubblica", 10-02-10

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Elezioni e Rai, giornalisti e Pd non ci stanno
Garimberti: "Valuteremo la delibera"

Forte malumore dopo la decisione della Vigilanza di "oscurare" i programmi di approfondimento in campagna elettorale. Bersani: "Decisione da rivedere perché tocca profili di libertà"

 

Editoria, Bonaiuti conferma i tagli. Fnsi in rivolta

"la Repubblica", 10-02-10

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Effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione e all'occupazione giovanile.
post pubblicato in Notizie ..., il 8 febbraio 2010


L'Università torna ad essere un lusso per pochi!
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ANDREA ROSSI

lezioe all'universitàTORINO
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».

La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.

L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.

"La Stampa", 08-02-2010

Riforma Tremonti(-Gelmini) spazza via quel che resta della Scuola Italiana! SCIOPERO!!!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 5 febbraio 2010


Comunicato-stampa

IL GOVERNO APPROVA LA RIFORMA DELLE SUPERIORI
LA SCUOLA SCIOPERA IL 12 MARZO

Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ai Regolamenti della
sciagurata "riforma" delle superiori. Tale "riforma" non ha alle spalle alcun
progetto didattico, come non ne avevano alle elementari la "maestra unica" o la
devitalizzazione del Tempo Pieno. Si cancellano o si immiseriscono materie
importanti di studio, si tagliano ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore
settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche
professionalizzanti
, si cacciano decine di migliaia di precari, eliminandone il
posto di lavoro, soltanto in nome del Dio Risparmio, a spese di una istruzione
sempre più impoverita, giudicata un investimento improduttivo da questo e dagli
ultimi governi. Ma la partita non si chiude qui. I Regolamenti dovranno superare
ancora non solo le obiezioni del Consiglio di Stato ma ottenere l'approvazione della
Corte dei Conti e del capo dello Stato, fino alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale. Solo allora le scuole potranno presentare l'"offerta formativa" alle
famiglie che, essendo a poche settimane dalla scadenza per le iscrizioni (26 marzo),
dovrebbero iscrivere i figli pressoché "al buio". Soprattutto, in queste poche
settimane docenti, genitori e studenti vedranno il progetto distruttivo in tutta la
sua brutale concretezza, città per città, paese per paese, con le scuole che
spariscono, gli accorpamenti folli, gli indirizzi di studio soppressi. Ci sono
dunque le condizioni perché si sviluppi, qui ed ora, una forte opposizione alla
"riforma" da parte di docenti ed ATA, precari e "stabili", studenti, genitori.
Dobbiamo intensificare subito la lotta, agevolando la mobilitazione di tutto il
popolo della scuola pubblica. Tale lotta culminerà il 12 marzo nello sciopero
generale della scuola per l'intera giornata, convocato dai Cobas, e in una grande
manifestazione nazionale (P.della Repubblica ore 10, corteo fino al Ministero di
V.Trastevere)
, per il ritiro della "riforma" delle superiori; contro i tagli, il
decreto Brunetta, il disegno di legge Aprea e la gerarchizzazione nella scuola;
contro il decreto "ammazza precari", per l'assunzione dei precari su tutti i posti
vacanti; perché l'obbligo scolastico venga innalzato e non abbassato a 15 anni, per
significativi investimenti, per la democrazia sindacale nelle scuole e la
restituzione a tutti del diritto di assemblea. In testa al corteo del 12 marzio ci
saranno i precari/e, che in questi mesi si sono battuti coraggiosamente in difesa
della scuola pubblica, della qualità dell'insegnamento e del loro posto di lavoro.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
04/02/2010

 

Spero che questa notizia faccia il giro del mondo. Che si sappia la fine che sta facendo la Scuola Italiana!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 febbraio 2010


La scuola si affida al Gratta e Vinci
Prof comprano i biglietti per finanziarsi

Provocazione dell'istituto Odero di Genova. I docenti si sono autotassati e hanno acquistato 100 schedine. "I soldi vinti serviranno a rimpinguare il nostro povero bilancio"

di GIUSEPPE FILETTO

"la Repubblica", 03-02-2010

Che la Costituzione sia letta da tutti!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 2 febbraio 2010


 

Giù le mani dalla Costituzione!
Andrea Tagliaferri*

 
Sabato pomeriggio la piazza principale di Piacenza si è colorata di rosso e di viola. Le compagne e i compagni di Rifondazione hanno partecipato al presidio organizzato dal "popolo viola"; a dar man forte ai molti giovani presenti c'erano gli studenti dell'Onda di Piacenza, diversi partiti, dal Pdci all'IdV, escluso il Pd che ha rifiutato l'invito inviando una piccola delegazione dei Giovani Democratici. Il presidio si è svolto con tranquillità e calma alternando gli interventi dei diversi organizzatori, compresi alcuni esponenti del comitato di Pavia. Come previsto, sul palco, si è parlato di Costituzione e di giustizia. Ma non quella del governo, bensì quella reale che non serve a salvare un uomo solo, ma a garantire all'intero popolo i propri diritti. Si sono letti alcuni articoli che in questi anni sono stati ignorati e spesso anche disprezzati!
Gli interventi ruotano tutti attorno a figure storiche che hanno dato l'esempio alle generazioni successive, come i discorsi di Norberto Bobbio o di Piero Calamandrei. Ognuno, parlando dei "grandi vecchi della Repubblica", ha portato sul palco la propria esperienza di lotta e le proprie considerazioni su quello che sta succedendo negli ultimi tempi nel nostro Paese. L'invito più forte è quello espresso da Calamandrei nel famoso Discorso agli studenti del '55, quando esortava i giovani a non abbandonare la politica attiva perché solo così si può difendere la vera libertà; soprattutto rivendica come indispensabili taluni articoli che ora sembrano non interessare più a nessuno: «E quando io leggo nell'art. 2: l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale; o quando leggo nell'art. 11: L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie, ma questo è Mazzini! O quando io leggo nell'art. 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, ma questo è Cavour!»

Elena Anelli, segretaria cittadina del Prc, legge le parole di Norberto Bobbio che, anche se del 1958, sono ancora attuali quando sostiene che in Italia, oggi come ieri, c'è più un problema di principi democratici che di istituzioni, perché non sono mai entrati seriamente nel nostro costume; come Calamandrei qualche anno prima anche Bobbio chiede poi che si vigili sulla Democrazia senza adagiarsi sulla sicurezza istituzionale. Proprio per questo «al di là della minaccia concreta, oggettiva, di stravolgimento della Costituzione - ad opera delle destre, con la supina disponibilità del Pd- noi vediamo un'opera quotidiana, demagogica e populista, di stravolgimento dei principi della Costituzione, espulsi dal "senso comune" di tanti cittadini. - spiega la segretaria cittadina - E grazie a questo possono essere varate ed accettate leggi che, seppur a volte  aderenti nella forma al dettato costituzionale, ne stravolgono i principi: la legge 30, che umilia la dignità del lavoro, e viola il diritto a  una giusta retribuzione, la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan, le leggi sull'immigrazione che violano i principi di solidarietà ne sono  esempi.

Il mio auspicio è quindi che la Costituzione sia applicata, non cambiata; e che sia letta da tutti. E' un testo nato per essere letto da tutti; il 97 per cento delle parole utilizzate sono termini di uso comune, senza tecnicismi, perché è stata scritta per essere a disposizione di tutti» senza distinzioni di colore, religione, sesso od orientamento politico!


*federazione di Piacenza


"Liberazione", 02/02/2010

«Non morirei mai per le mie convinzioni, perché potrebbero essere sbagliate».
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 2 febbraio 2010


Bertrand Russell, il Voltaire del nostro tempo

di Bruno Gravagnuolo

Parlare di Sir Bertrand Artthur William Russell, figlio del Visconte di Amberley e nipote di di Lord J. Russell, significa parlare di uno dei più grandi logici e filosofi analitici del 900. Non già semplicemente di un eccentrico aristocratico - nato a Trelleck nel Galles nel 1872 e scomparso a Plas Penthrin il 3 febbraio 1970 - capace di dare scandalo per il suo «immoralismo» (quattro mogli e numerosi amanti). Di fustigare i potenti di ogni ideologia, e di rivelarsi al mondo come guru mediatico ante-litteram, adorato dalle generazioni del secondo dopoguerra. Grande filosofo e logico matematico dunque, al pari di Moore, Wittgenstein, Frege, Dewey, Whitehead e sul fronte opposto di Heidegger.

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Persino in anticipo su Goedel e in sintonia con Einstein suo contemporaneo. E tutto ciò senza nulla togliere alle ragioni più immediate che gli regalarono la fama: le qualità mediatiche, polemiche e letterarie. Quelle che gli fruttarono il Nobel per la letteratura nel 1950, e in virtù di scritti come Matrimonio e Morale (1928), La conquista della felicità (1930) e Educazione e ordine sociale (1932). Insomma, per intendere il segreto di tanta vitalità e successo mondiale, esplosi in ambiti del tutto diversi dallo specimen professionale russelliano, occore andare al vero «demone» della personalità di Bertrand Russell: la passione filosofica della verità. La ricerca del vero, dell’esatto e del giusto. Perseguita ad ogni costo, con temerarietà tenace. Contro ogni conformismo e pigrizia, anche a costo di mettere a repentaglio carriera e rispettabilità, privilegi e libertà personale, onori e tranquillità.

E anche a costo di doversi rimangiare per intero, e dover riscrivere, opere concepite con fatica e accademicamente celebrate. Ecco, Russell, orfano inquieto di entrambi i genitori e allevato da nonni e governanti, fu essenzialmente questo. Fu un eroe della certezza intellettuale come criterio di vita morale, certezza investigata a caro prezzo. Uno straordinario cercatore di verità, approdato alla fine alla posizione di uno «scettico appassionato», come suggerì il suo biografo A. Wood in un’opera dal titolo analogo. Il che ne fece, come ha scritto A. Granese in Che cosa ha detto veramente Russell un «Voltaire del nostro tempo». Vediamo allora, per meglio capire questo approdo che ne ha scolpito poi la fama, le tappe dell’avventura filosofica di Russell. Studia matematica e filosofia a Cambridge, al Trinity College, dopo aver - già a 15 anni - assimilato Euclide e Staurt Mill. E aver contestato da adolescente, smontandone la teologia, i principi della fede cristiana. Dapprima idealista, sotto l’influsso di Bradley, esce dall’idealismo e si muove verso «l’oggettività del reale».

Movimento liberatorio coronato dall’incontro con Peano: la matematica come regno oggettivo degli enti. E la logica come fondamento della matematica, che della logica è la traduzione quantitativa. Numeri quindi come «entità reali», corrispondenti a oggetti veri, relazionati dentro la «logica delle classi», delle «proposizioni» e delle «relazioni». Di qui le due grandi opere russelliane: Principi della Matematica(1903) e Principia Mathematica (1910-1913). In realtà è qui che comincia l’Odissea. Perché ben presto Russell si accorge che l’«assiomatica» non funziona ed è autocontraddittoria. Ovvero: i costrutti logici sono autoreferenziali e non si autoesplicano. Le essenze logiche a priori, fuori dall’esperienza, danno luogo ad antinomie irrisolvibili e a paradossi - come quello del «mentitore» e della «classe di tutte le classi» - da spezzare con il rinvio ai limiti delle sensazioni. Dell’esperienza finita e limitante. L’unica, che può dar senso alla logica, ridotta a «funzione» operativa, come in Cassirer e Kant, e negata come verità autoesplicativa. La logica insomma non è verità, ma al massimo è «significato», come nell’espressione «Il re di Francia è calvo», sensata, ma falsa. E siamo a Significato e verità(1940), influenzata da Wittgenstein suo allievo, a sua volta da Russell influenzato nella sua seconda fase.

La conoscenza a questo punto è fatta di due mattoni: esperienza diretta e descrizioni derivate (tramite ipotesi, relazioni, inferenze, induzioni e deduzioni). Contano a questo punto linguaggio e condivisione con gli «altri spiriti», senza più certezze però. Perché l’esperienza iniziale stessa è diversa per ciascuno e non si acquista per esperienza, ma è un «costrutto» mobile da condividere. Qui viene il Russell morale: socialista umanitario, libertario. Teorico della liberazione tramite il desiderio, contro i desideri del Potere fintamente travisati per desideri (obbligati) dei singoli. La vera etica «erotica» per Russell è decostruttiva, da un lato. E dialogica dall’altro. Nasce dall’incontro possibile dei desideri di ciascuno con quelli dell’altro. Senza coercizione, e per continua disarmonia prestabilita. Ma qui anche lo scetticismo laico e libertario del grande creatore del Tribunale Russell contro i crimini di guerra, perseguitato dai vescovi e dai fanatici della guerra:

«Non morirei mai per le mie convinzioni, perché potrebbero essere sbagliate».

"l'Unità", 01 febbraio 2010
 

 

Lo Stato sempre sulle spalle dei Dipendenti e dei Pensionati! La riconoscenza dei Governanti? Tagli Tagli e Tagli e, poi, Inoccupazione, Sottooccupazione e Disoccupazione!?
post pubblicato in Notizie ..., il 1 febbraio 2010


 

"Corriere della sera", Gennaio 2009


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permalink | inviato da Notes-bloc il 1/2/2010 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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