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di Ignazio Licciardi
Bambini eteroctoni, che lanciano messaggi perché il loro sogno possa avverarsi ... in Italia(!?)
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 26 giugno 2008


 Le storie dei piccoli immigrati rinchiusi nel centro di accoglienza di Lampedusa
raccontate attraverso appunti di quaderno. Il viaggio per mare, la paura e la speranza

Le lettere dei prigionieri bambini
"Ecco il nostro sogno italiano"

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI


Le lettere dei prigionieri bambini "Ecco il nostro sogno italiano"

LAMPEDUSA - Il suo nome adesso è un numero. E lui è felice come non lo è stato mai. Finalmente è in Italia. Dietro le sbarre segna i suoi pensieri su un foglio: "Qui comincia la mia nuova vita". Il numero 17 del secondo sbarco del 22 giugno 2008 è Dell, un ragazzino di quindici anni del Ghana. L'hanno raccolto in mare che era svenuto, su un gommone venuto dall'altra parte del mondo. "Posso solo ringraziare Dio che mi ha portato in Italia dove potrò andare a scuola, ricevere un'educazione e dove la sfortuna non mi perseguiterà più", scrive Dell nei suoi appunti.

Isola di Lampedusa, sull'estremo confine meridionale d'Europa si inseguono i sogni dei ragazzi approdati come naufraghi e clandestini. Nelle camerate di quel ricovero forzato che è il "centro di accoglienza" - la loro prima casa, guardati a vista dai carabinieri, curati e sfamati da instancabili volontari - i quaderni di adolescenti e bambini si riempiono di speranze. Molti sono neri, alcuni mediorientali, c'è anche qualche magrebino. Sono tutti rinchiusi in un recinto in mezzo alle campagne, in attesa del loro destino sopravvivono con quel "numero identificativo" della polizia di frontiera.

Numero 71 del quarto sbarco del 20 giugno: è Jude, diciassette anni, nigeriano. Numero 34 del secondo sbarco del 21 giugno: è Appiah, diciotto anni, ghanese. Numero 15 del primo sbarco del 22 giugno: è Karim, sedici anni, palestinese. Numero 36 del secondo sbarco del 20 giugno: è Falis, sedici anni, somala.

Sono i "piccoli uomini" e le "piccole donne" che depositano i loro desideri su un foglio di carta. Sono le loro prime emozioni dopo l'attraversamento del Mediterraneo. È il loro primo diario in terra straniera.
Una pagina a quadretti, qualche scarabocchio con la matita e poi sei righe in arabo. È la testimonianza di Diaa Mohamed Hassan, sedici anni. È il numero 1 del primo sbarco del 22 giugno. Scrive: "Sono uscito dal mio paese che è la Tunisia, sapevo che il viaggio sarebbe stato molto lungo e molto pericoloso ma ho deciso di partire lo stesso per avere di più, per avere di meglio dalla vita. Vorrei fare il meccanico. O anche l'elettrauto. Sono mestieri che ho imparato nel mio paese vicino a Tunisi. Ringrazio il popolo italiano e ringrazio Allah". Il numero 18 del terzo sbarco del 21 giugno è arrivato con tre amici, hanno tutti diciassette anni. Per quattro mesi hanno risalito l'Africa sui camion e a piedi, passando dalla Nigeria e dall'Algeria. Poi si sono imbarcati in Libia. I suoi appunti sono in inglese: "Vorrei diventare uno studente, vorrei avere un futuro di successo in Italia... il mio nome è Seth Boafo... Ghana, West Africa...".


Il numero 36 del quarto sbarco del 22 giugno è una ragazza somala nata nel 1993 a Mogadiscio. La sua è una lettera lunga scritta nella sua lingua, la grafia è elegante e ordinata: "Ancora non ci credo di essere davvero arrivata in Europa, in un posto ricco come l'Italia. Non voglio mai più tornare in Africa, non voglio mai più fare la vita che ho fatto. La vita a Mogadiscio era più brutta e rischiosa del viaggio nel deserto e poi per mare. Per questo me ne sono andata via dalla Somalia, io sono Falis Abdullah Mohem e sono sola".

Il disegno è di una bambina di sette anni. Anche lei è somala. Si chiama Cadeej. È arrivata con la madre e due sorelline. Colora di blu il tetto di una casa, fa lo schizzo di un leone e poi di una farfalla. Sul foglio che ha riempito c'è una bandiera somala, c'è un autobus. E c'è anche un elicottero, forse quello che Cadej ha visto abbassarsi sul suo gommone quando al largo l'hanno avvistata e trascinata fino ai moli di Lampedusa. Su un'altra pagina bianca, la bimba scrive all'infinito il suo nome: "Cadeej, Cadeej, Cadeej, Cadeej.... ".

Ancora un disegno, un'altra bambina. È Jamila, otto anni, sbarcata l'altra notte con sei fratellini, la mamma e due zie. Prova a tracciare i contorni di un cuore rosso che racchiude la figura di una ragazza bionda. Ritrae Grazia che le sorride sempre e accarezza la sua testolina. Grazia, una delle mediatrici culturali del "centro di prima accoglienza" dove è finita anche lei.
Jamila e le altre bimbe.

Sono tutte in quello che lì dentro chiamano "il container delle donne e dei minori". È una palazzina bianca sulla destra, appena si supera il cancello con la garitta e i carabinieri. Poi c'è "il container delle famiglie", un altro prefabbricato sulla sinistra, vicino a un piccolo parco giochi per i bimbi più piccoli. E poi un altro cancello, uno sbarramento, grate, un camminamento laterale, un altro sbarramento ancora e un altro grande recinto. È il posto degli uomini. I neri da una parte, i marocchini e i palestinesi e gli egiziani dall'altra.

Dopo il mare piatto dell'ultima settimana il "centro di prima accoglienza" di Lampedusa è strapieno. Di posti ne ha poco più di 800 ma alle nove del mattino del 23 giugno i clandestini stipati lì dentro sono 1005: 820 maschi, 121 femmine, 15 minori "accompagnati" e 49 minori "non accompagnati". Al tramonto diventano 1349. Le donne africane avvolte nelle loro vesti colorate sono fuori nel cortile, sdraiate sui materassi. Ridono, annodano una all'altra i capelli in lunghe treccine. Gli uomini sono ammassati oltre le sbarre, gli asciugamani in testa per ripararsi dall'ultimo sole, panni stesi sulle inferriate. I ragazzini nelle loro camerate scrivono.

Il nigeriano Jude è un orfano: "L'Italia è la mia nuova casa". Il palestinese Tamer viene da Ramallah: "Il mio paese è in guerra da tantissimi anni, mia madre mi ha spinto ad andare via e non tornare più in Palestina, anche se per ora sono finito in questo posto pieno di barriere sono convinto che qui in Italia troverò la pace". Saida è di Marrakech: "Ho fatto un giro lungo per raggiungere Tripoli dal Marocco, poi i libici ci hanno mandato qua. Voglio fare la cuoca in Sicilia dove mi aspettano tanti amici". Il ghanese Bende, nato il 6 maggio 1991, non conosce ancora nessuno da questa parte del Mediterraneo ma è sicuro di quello che troverà: "Per me il popolo italiano è il migliore del mondo".

C'è chi sogna la nuova vita e chi ricorda quella vecchia. Come Tez, eritreo di diciassette anni. I suoi sentimenti sono divisi fra il passato e il futuro. Scrive: "Sono nato ad Asmara, ho lasciato da solo il mio paese dove ancora vivono i miei genitori, due fratelli e quattro sorelle. Sono un cristiano pentecostale, ho sempre frequentato la chiesa e sono stato un membro attivo della mia congregazione. Purtroppo là, in Eritrea, soffrivamo di discriminazioni da parte degli abitanti del nostro villaggio perché facevamo parte di una corrente cristiana diversa... il peggio è successo nel 2002, quando il nostro governo ha cominciato la persecuzione contro la mia setta... pregavamo di nascosto".

È la cronaca di un calvario religioso: "Durante una di quelle preghiere sono arrivati i poliziotti, ci hanno messi in prigione. Ci hanno accusati di essere spie e cospirare con i paesi occidentali contro il governo eritreo, ci picchiavano, ci torturavano. Per fortuna la mia famiglia conosceva un commerciante che portava cibo alla prigione col suo camion, è riuscito a farmi evadere e mi ha accompagnato fino in Sudan dove ho continuato il mio viaggio verso la Libia...".

La traversata di Tez è durata cinque giorni e cinque notti. Al timone c'era uno di loro, un altro eritreo che non sapeva dove puntare la prua del gommone. Erano senza bussola e senza acqua. Tez è sbarcato con le gambe bruciate dalla benzina mischiata alla salsedine. "Ora voglio stare per un po' in Italia ma il mio desiderio è di andare in Inghilterra, vivere e mettere su famiglia a Londra".
Tez, il numero 42 del quarto sbarco del 22 giugno 2008.
(ha collaborato Khalid Chaouki)



"la Repubblica", 26 giugno 2008


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Rom in fuga da Ponticelli - foto Ansa - 120*120 - 15-05-08

Maroni: «Anche i bambini rom schedati con le impronte»

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni lo dice davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera. Prova a spiegare:
non è una schedatura etnica lo facciamo per evitare l'accattonaggio e ci sarà la Croce Rossa a controllare. Il leghista ce l'ha anche con le badanti: niente permessi di soggiorno.


Il nuovo Cpt di Cagliari è già pieno di Davide Madeddu

"l'Unità", 26-06-2008

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Maroni: prenderemo le impronte
dei minori nei campi nomadi

Il ministro dell'Interno: «I genitori che li usano per l'accattonaggio perderanno la patria potestà»


ROMA - Il governo farà prendere le impronte dei bambini presenti nei campi nomadi e se li troverà a chiedere l'elemosina li toglierà ai genitori, che perderanno la patria potestà.

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni (LaPresse)
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni (LaPresse)

Lo ha dichiarato il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso dell'audizione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio sulle linee programmatiche del dicastero, mentre affrontava il tema dei campi nomadi: «Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l'accattonaggio. Non sarà certo una schedatura etnica ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere di poter vivere in condizioni decenti». Maroni ha detto inoltre che ai genitori che si rendono responsabili dello sfruttamento dei figli a scopo di accattonaggio «perderanno la potestà» su di loro.

BADANTI - «Chi è entrato clandestinamente in Italia è clandestino, punto e basta». Dunque va respinta ogni «sanatoria generalizzata» compresa una per le badanti, anche considerando il fatto che non può esistere la figura del semiclandestino o del clandestino semi regolare» aveva detto in precedenza Maroni rispondendo ai cronisti in merito al piano che sarebbe stato predisposto dai ministri Sacconi e Carfagna per regolarizzare le badanti extracomunitarie. «Se qualcuno non mi convince del contrario io rimango sempre della mia opinione: no ad ogni sanatoria generalizzata. Opinione che tra l'altro - dice Maroni - era nel programma di governo«. Quindi «o sei regolare o sei irregolare, non c'è un modo per sanare i giusti e mandare indietro gli ingiusti». Maroni critica anche l'approccio che sarebbe alla base dell'emendamento. «Faccio fatica a definire queste figure intermedie di semiclandestini. E poi perchè la badante sì e il muratore con tre figli no? Perchè una badante che si occupa di una persona di settant'anni sì e quella che segue una persona di 69 no? Si fa fatica a trovare una logica«. E dunque, conclude Maroni, «respingo la morale di chi chiede al governo intransigenza delle leggi e poi chiude tutte e due gli occhi per interessi personali. Questa doppia morale non mi appartiene».

PRENDEREMO LE IMPRONTE DEI MINORI NEI CAMPI NOMADI - In precedenza Maroni nel corso dell'audizione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio sulle linee programmatiche del dicastero si era soffermato sul tema dei campi nomadi: «Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l'accattonaggio. Non sará certo una schedatura etnica ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere di poter vivere in condizioni decenti». Maroni ha detto inoltre che ai genitori che si rendono responsabili dello sfruttamento dei figli a scopo di accattonaggio «perderanno la potestà» su di loro.


"Corriere della sera", 25 giugno 2008(ultima modifica: 26 giugno 2008)


Centomila cattedre in meno, quarantasettemila lavoratori tecnici e amministrativi "tagliati" per un totale di centocinquantamila posti di lavoro in meno.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 giugno 2008


 
Nei prossimi tre anni dovrebbero saltare 150 mila posti di lavoro.
Obiettivo: recuperare la cifra record di 8 miliardi di euro.
L'ennesimo provvedimento che spiana socialmente l'Italia
Attacco alla scuola pubblica: mega tagli per docenti e cattedre

Rina Gagliardi

Tocca alla scuola, era prevedibile. Quasi nascoste nel testo del Decreto fiscale presentato dal governo Berlusconi, compaiono "nuove disposizioni organizzative" che, se e quando saranno approvate, si abbatteranno sul sistema pubblico della formazione e dell'istruzione con la violenza di un bulldozer: centomila cattedre in meno, quarantasettemila lavoratori tecnici e amministrativi "tagliati" per un totale di centocinquantamila posti di lavoro in meno. E qualche altra "cosuccia", tipo la pratica abolizione del tempo pieno (un vero e proprio vizio, per il centrodestra), il ripristino del maestro unico nelle scuole elementari e, naturalmente, va da sé, la cacciata definitiva nell'inferno per le centinaia di migliaia di precari che ancora aspettano giustizia. Il tutto dovrebbe realizzarsi nel giro di tre anni, attraverso meccanismi nient'affatto di razionalizzazione dell'esistente, ma di vero e proprio mutamento strutturale - come per esempio l'aumento progressivo del rapporto docenti-alunni (dall'attuale 9,1 al 10), vale a dire classi sempre più affollate, fatiche crescenti per i .poveri prof, qualità per forza ridotta della formazione e dei suoi risultati collettivi. Il tutto, s'intende, serve soprattutto a "risparmiare" risorse: ben otto miliardi di euro, sottratti ad una delle funzioni fondamentali della Repubblica. E magari per consentire nel frattempo al programma del ministro Gelmini ("valorizzazione del merito", rottura dell'unità e solidarietà del corpo docente, introduzione di logiche manageriali e individualistiche in tutto il sistema scolastico) di sbocciare davvero.
Una controriforma in piena regola, non c'è che dire, meno ideologicamente pretenziosa di quella a suo tempo tentata da Letizia Moratti, ma forse perfino più sostanziale - e sostanziosa. Un vero e proprio programma di demolizione della scuola pubblica, di quello che resta, nonostante tutto, un presidio essenziale della democrazia e della crescita civile. E un attacco frontale ai lavoratori, del tutto coerente con quelli già annunciati contro il salario (l'inflazione programmata alla metà di quella reale), contro il contratto nazionale di lavoro, contro i pochissimi diritti conquistati dai precari.
Si noti bene, solo per completezza d'informazione: qualche giorno fa, la Mariastella Gelmini - una berlusconide della prim'ora, sbalzata in una sola mossa dalla responsabilità lombarda di Forza Italia al Ministero di viale Trastevere - aveva bensì spiegato le linee del suo "programma" nella VII Commissione del Senato, ma si era tenuta sul generico e, soprattutto, non aveva fatto parola della tagliola contenuto nel decreto fiscale. Forse, non l'avevano nemmeno informata. Forse, in questo Governo fa tutto Tremonti in nove minuti e mezzo - a parte le leggi sulla giustizia scritte di pugno dal Cavaliere. O forse, ancora, chissà, le "nuove disposizioni" contro la scuola sono state un parto collettivo dei professori del Corriere della sera - quelli che da anni tuonano contro i "fannulloni", cioè i lavoratori pubblici, i ministeriali e i professori, nella loro ottica derubricati senza dubbi di sorta a impiegati parassitari e improduttivi. Un'umanità, una professionalità, un valore sociale incomprensibili per una visione del mondo - neoliberista o populista che sia - di tipo americanizzante, che tutto valuta solo in termini di crescita del Pil, di competizione, di lotta spietata tra singoli individui per il "successo". Ed ecco la novità: alla faccia di chi si era illuso sulla Robin Tax di Tremonti o su qualche propensione popular-populista di questo governo, il programma antipopolare di Berlusconi procede come un carrarmato. Con scelte poco strombazzate o appariscenti, ma non per questo meno efficaci. Con un provvedimento dopo l'altro che, quasi senza opposizione parlamentare, tende a "spianare" socialmente il Paese, demolendone istituzioni democratiche, diritti, capacità di resistenza. Insomma: il Berlusconi 2001-2006 aveva le stesse ambizioni, chiamiamole così, controrivoluzionarie - ma per molte ragioni, non ultima la capacità di opposizione dei movimenti, non riuscì a realizzare risultati stabili, limitandosi a devastare quello che poteva. Ora ci riprova, usufruendo non solo di un successo elettorale (e di un consenso d'opinione) assai più forti, ma di un clima culturale - regressivo e reazionario - molto più favorevole. Di esso, per esempio, fa parte lo scarso prestigio di cui gode la scuola pubblica italiana, costruito in anni di campagne ad hoc e materialmente fondato sulla proletarizzazione dei lavoratori della scuola. Di esso, ha fatto parte, e fa ancora parte, il clima bipartizan - rotto soltanto dalle strilla di Di Pietro e dalla discussione sulla norma "salvaprocessi". Norma iniqua, certo, e da contrastare. Ma non vi pare che sia venuta l'ora di cominciare a costruire un'opposizione più vasta e concreta? Sociale e politica. Di lunga durata. Di grande ambizione.

"Liberazione", 25/06/2008

Caro Walter, quello che preoccupa gli Italiani è il fatto che tu non sia capace di prevedere neppure il ... certo! Come hai potuto dare credito ad un uomo che ha fatto sempre i suoi interessi personali e non ai tuoi compagni di lotta -una volta! -?
post pubblicato in Messaggi, il 21 giugno 2008


 
Dal Corriere della Sera di sabato 21 giugno 2008  

"Corriere della sera", 21-06-08

Berlusconi: "Pm sovversivi"
E attacca Veltroni: un fallito
Anm: "Basta, faccia i nomi"

L'ira del premier da Bruxelles: "Denuncerò la magistratura che vuole mettere a rischio la democrazia". "Non mi avvarrò delle norme salva processi, sono innocente e lo giuro sui figli". Sul leader Pd: "Ha lasciato Roma in bancarotta, non ci sono lune di miele" / VIDEO

Il processo Mills va avanti malgrado la ricusazione

L'ANALISI. Il morso del Caimano di CURZIO MALTESE


Il leader Pd contro il governo
"In autunno andremo in piazza"

Il segretario all'assemblea costituente: "L'occasione per il dialogo è perduta, forse definitivamente". Appello a Prodi: "Rimani presidente"

Tregua armata tra correnti, Parisi resta fuori di C. FUSANI


Nel partito-labirinto di FILIPPO CECCARELLI

NET MONITOR: Walter sul "twitter" di V. ZAMBARDINO
"la Repubblica", 21-06-2008


Il Veltrusconi
non c'è più
Walter è rimasto solo...
"Liberazione", 21-06-08



permalink | inviato da Notes-bloc il 21/6/2008 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Ma Waltersconi cosa attende per dimettersi? La Sinistra attende con ansia e ricorda a Waltersconi che l'Africa ha urgente bisogno di lui! Gli Italiani, certamente NO!
post pubblicato in Messaggi, il 18 giugno 2008


 

Voto Sicilia, centrodestra pigliatutto
Dopo le province anche i comuni

08:05   POLITICA Stravince anche Catania, Messina e Siracusa. VotantI: a Palermo solo il 41%, con un calo di 20 punti Il video
Sinistra, cedono ultimi feudi. Parisi: finiremo travolti Cavallaro
En plein del centrodestra. A Taormina vince alleanza Mpa-Pd




permalink | inviato da Notes-bloc il 18/6/2008 alle 8:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
'Nta chiazza di lu Paisi s'incuntranu Ciccu e Peppi ... (con traduzione in napoletano della blogger STELLA)
post pubblicato in Frammenti di esistenza, il 15 giugno 2008


39.
Ciccu Russu
: ma chi minchia stannu facennu ‘sti guvernanti, Peppi!

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: Boh!

Ciccu Russu: ma comi “Boh”! I sintisti chi vonnu fari? Nni vonnu mannari li surdati pi’ proteggiri a nuatri! Ma chi ci pari a ‘sti quattru latruna ca cà in Italia semu tutti scimuniti?

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: Boh!

Ciccu Russu: ma tu solu “Boh” sa’ diri, Peppi? Tu n’avissi a sapiri chiù di mia, vistu ca li vutasti assemmula a la metà di l’Italiani!

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: Boh! Ma chi ni sacciu iu! A mia mi dissiru ca m’avissiru datu lu postu pi’ me figghiu, e che me figghia si putia spusari cu lu figghiu di lu Cavaleri e … iu chi ti pari ca sugnu scimunitu, Ciccu? No, iu furbu sugnu e ci detti lu votu!

Ciccu Russu: ma, allura, tu si’ pi’ davveru ‘nu pezzi ‘i merda, Peppi! Oppure, lu Cavaleri è diventatu to Cumpari, picchì so figghiu si maritò a to figghia e to figghiu si sistemò ni quarchi ufficiu?

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: No, e chi ti pari ca li cosi si sistemanu in quattru e quattr’otto, Ciccu? Dacci tempu e ti n’accurgirai di chi sannu fari ‘sti nuovi guvirnanti!

Ciccu Russu: ma di chi parri, Peppi, chisti li chiami novi? Chisti sunnu chiddi di prima! Chiddi ca si ficiru li leggi pi’ iddi stessi e ni lu misiru nu darrieri puri a nuatri chi vutammo diversamenti di vuautri!

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: nuatri stamu salvannu l’Italia, Ciccu! E vuautri ancora nun vi n’addunastivu, picchì siti orbi e senza spiranza cu li vostri banneri tutti russi! Nun ti n’adduni ca vonnu proteggerci da l’intercettazzziuni telefoniche?

Ciccu Russu: ma chi minchia mi ni futti a mia, se mi sentinu mentri parru a lu telefunu, Peppi! E a tia chi ti ni futti, Peppi! Chi minchia m’interessa se mi sentinu parrari a lu telefunu cu me mugghieri, Peppi! Ma picchì, tu cu cu parri a lu telefunu?

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: lu telefunu? E cu ci l’avi li sordi p’accattarisi lu telefunu, Ciccu! Iu mancu ci l’aiu lu telefunu e mancu dintra casa! Costa troppu!

Ciccu Russu: ma, allura, tu dai raggggiuni a mia, Peppi, li Leggi si li fannu pi iddi stessi!

Peppi Nivuru-Azzurru e puri Virdi e macari Rosella: Boh!

Ciccu Russu: Va be', Peppi, sta’ attentu a chiddu chi dici, Peppi, ci su’ li militari ca t’ascutanu! Nun parrari assai ca t’intercettanu … Nni videmu, Peppi!




 TRADUZIONE IN NAPOLETANO
- della blogger STELLA - ,
PERCHE' IL "FRAMMENTO DI ESISTENZA"
POSSA ESSERE LETTO E COMPRESO
IN TUTTO IL MONDO!

Ind’t’ a chiazz’ r’o paes’ s’ n’cutrain Ciccu’ e Pepp’

Ciccu Russu: ma che caspita stann’ facenn’ sti guvrnanti, Peppì!

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: BOH!

Ciccu Russu: Ma comm’ Bho! Nun è sintist’ ch’ vonn’ fa? Vonn’ mannà e surdat’ ca scusa è c’prutegger’ a nui! Ma che se pens’n’ sti quatt’ mariuoli ca in Italia simm’ tutt’ sciem?

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: BOH!

Ciccu Russu: ma tu sul’” Bho” sai ric’re’Peppì? Tu nia sapè chiù e mè, vist’ ca lì ai vutat’assiem’ a metà e l’ Italiani!

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: BOH! Ma Ch’ n’ Sacc’i”! A me m’ ricett’re ca m’ rev’no o post’p’ figl’im’, e a figl’im’a femm’n’c’facev’n spusà o figl’ r’ò Cavalier’…e ch’ t’ piens’z ca i’ song’ scimunut’,Ciccu?No, i’song furb’e c’riett’ o vot’

Ciccu Russo: Ma allor’ ti sì o ver’ nu piezz’ e fetente,Peppì!Oppur’si d’vntat’ o cumpar’ rò Cavalier’,pecch’ figl’t’ s’ spos’ o figl’i…e figlit’ a sistimat’ indt’ a cacc’’ uffic’?

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: No, e ch’ t’ piens’z ca a cussì s’ sistem’n’ ind’t a quatt e quatt’ ott’, Ciccu? Ramm’ o tiemp’ e po’ vir’ ch’ sann’ fa chist’ nuov’ guvrnant’!

Ciccu Russu:Ma e chi parl’ Peppì chist’e chiamm’ nuov’?Chist’ song’ semp’ e stess’e primm’!
Song’ chill’ ca sann’ fatt’ e legg’ a mod’ lor’e p’ iss’ stess’ sul’ ca song pur’ p’ chi’ nun a vutat’

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: Nu’istamm’ sarvann’ l’ Italia, Ciccu! E vui’ancor’anun v’ n’ accurg’tì pecch’ sit’ cecat’senz’ sp’ranz’ che’ bandier’ ross’!Nun t’ n’ adduon’
Ca c’ vonn’ sta accort’ r’ e spiun’ ca c’ sent’n’ quann’ parlamm’ co telef’n,?

Ciccu Russu: Ma ch’ casp’t’ m’ n’ freg’a mè, si m’ sent’n’ parlà p’dint’o telef’n’,Peppì! E a te ch’ t’ n’ fott’,Peppì!Che caspit’m’ n’ m’port’s’ m’ sent’n parlà co telef’n cu muglier’m’,Peppì!Ma pecch’ tu cu chi parl’ a telef’n?

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: O telef’n’, chi e ten’ e sord’ p’ so accattà O telef’n,’Ciccu i’ manc’ rind’ a cas’ o teng’ cost’ assai!

Ciccu Russu: ma allor’agg’ ragion’ io m’ rai ragion’a me,Peppì , e legg’ se fann’ p’ lor’!

Peppì Nun e vir’Azzurr’ e pur verd’ e magari Rusella: Boh!

Ciccu Russu: Va buò, Peppì statt’ accort’ a chell’ ch’ dic’,Peppì, c’ stann’ e surdat’ca sent’n! non c’ vol’ assai ca t’ intercett’n’c’ v’rimm’ Peppì




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La maggior parte dei Cittadini non può star dalla parte di ... quattro straricchi liberisti!
post pubblicato in Notizie ..., il 14 giugno 2008


 
Irlanda trionfa il No al trattato di Lisbona

Gli irlandesi bocciano il trattato di Lisbona per la riforma dell'Unione europea. Stando ai risultati del referendum la stragrande maggioranza ha votato "No". A prenderne atto per primo con «delusione» è stato il ministero della Giustizia, Dermot Ahern, il quale ha sottolineato che «alla fine il popolo si è espresso così». Dopo il no francese e olandese al precedente trattato costituzionale, si conferma il malessere molto forte che c'è tra i cittadini per il metodo così poco democratico e il merito liberista con cui si vuole costruire questa Europa, e che ne crea invece la crisi. Le condizioni sociali, economiche e civili di questa Europa sono di grande sofferenza e chiedono risposte forti e nuove. Ora occorre un nuovo, democratico processo costituente.
servizi alle pagine 4 e 5
www.liberazione.it


"Liberazione", 14/06/2008




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Riceviamo da Luana De Rossi
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 9 giugno 2008


 

Un pensiero da Luana De Rossi per tutti noi!
DAMMI LA MIA CASA

La casa e’ un bene prezioso… non e’ solo un investimento e’ la nostra storia il nostro mondo tutto quello che ci appartiene…se e’ in affitto e’ la capanna del viaggiatore…non la si vive in profondita’ fino all’ultimo angolo ma rimane indelebile nel nostro percorso … anche se devi andare devi smontarla e tutto entrare rapidamente in un solo sacco.

Delle mie case in affitto in cui ho abitato da piccola ricordo quella di via delle rose…la via stessa e’ tutto un programma di colori e amori e gioie…non era grande … una cucina un bagno e una camera da letto … io dormivo con mamma e papa’.

La finestra del bagno si affacciava su un terrazzo grandissimo quanto tutta la nostra casa…nel bagno c’era la mia scrivania per studiare…mi chiedevo spesso per quale motivo si faceva un terrazzo cosi’ grande come una casa e una casa piccola come un terrazzo…

per quale motivo non avevano fatto una porta per andarci in quel terrazzo ?…troppa luce…e la luce non e’ un bene…meglio lasciar crescere tutto all’ombra… governo ombra – politica ombra…assassini in ombra… colpevoli chiari ma in ombra… come quelli delle stragi e dei suoi mandanti.

Ultimamente con la destra al potere siamo tornati alla casa diroccata… abbiamo uno del pigneto che si presenta dicendo che lui e’ di sinistra e che ha sul braccio un tatuaggio del CHE GUEVARA da oltre dieci anni…

Lo espone alle telecamere… sembra fresco fresco… i neri non sono sbiaditi…sono neri e il rosso e’ rosso…dieci anni fa ci si tatuava in altro modo e con gran dolore…ma tutti fanno finta di nulla o il nulla si e’ impossessato di tutti ? …non sono una patita dei tatuaggi ma ho visto amiche che si facevano questi disegnini…piccoli perche’ allora faceva male tatuarsi…veniva la crosta eccetera…quel CHE GUEVARA e’ stupendo… ma fatto da poco…cio’ vuol dire che tutto il resto crolla anche le fondamenta.

soprattutto la casa torna ad essere un luogo della falsita…

LASCIAMO PERDE A POLITICA… QUELLA E’ NARTRA COSA…IO NON SONO FASCISTA PER CARITA’… MA STO QUARTIERE E’ PIENO DE STA GENTE STRANIERA NUN SE NE PO PIU’ DE STI SCHIFOSI…

Per fortuna non e’ razzista… altrimenti sai cosa avrebbe detto …la casa ?

Perche’ nelle case si cresce e si educano persone a vendersi e a farsi comprare.

C’e’ anche un partito che ha inserito la parola CASA nel suo simbolo…poi’ c’era la casa cantoniera …le guardie dei treni e dei confini…forse le avra’ la lega ora ?…
Poi ci sono le case dei pecorai … sempre aperte a tutti anche nel tetto…ma almeno se piove e fai quel mestiere ti ripari…come le case degli alpini e dei montanari…aperte aperte…ci puoi entrare e dormire… ti ospitano anche se non c’e’ nessuno.

insomma la casa dove arrivi la sera tiri le scarpe e fai quello che vuoi mentre fuori piove.

E se c’e’ il gas fai d mangiare e ti riscaldi…ma lo sostituirono un tempo anche con l’elettricita’ e per averla devi fare centrali atomiche che inquinano il mondo… questo la casa non lo vuole cosi’ come non vuole lo spreco d’acqua… tutto per la casa puo’ tornare ad essere civile …perche’ questo rappresenta…non pareti dove uno puo’ fare quello che sporca il resto del fuori…ma dove ci si riposa in pace con la terra.

E ricordi… la casa di mia nonna era un bella casa – a due piani…ci si andava d’estate…tutto un mese di fila… in quella casa c’era cresciuta anche mia madre…da grande mi sono sempre detta…la compro e la custodisco…e infatti i fratelli l’hanno venduta … ad un gruppo di inglesi per 50 mila euro…quando e’ stata ceduta ero povera in canna…ora anche…e quindi i ricordi hanno trovato un prezzo…e gli inglesi la occupano dicendo…GUADDA GUADDA NEPPOLO… il nespolo era l’albero di mio nonno… ci salivamo sopra per mangiare le nespole… nonna non voleva prevedeva di farci marmellate per l’inverno…nonno si lasciava corrompere con una sigaretta…e ci guardava allegro … pensava alla sua amata che s’incazzava…e non gli dispiaceva affatto… anzi sorrideva…il resto dei mesi dell’anno lo passavano in totale silenzio che la nostra presenza era un risveglio non solo della natura e dell’estate ma anche di coppia.

Ricordo la SCALA …ci salivamo sopra piano … tutta di legno…faceva un gran casino…per spiare cio’ che accadeva in alto e in quelle stanze…ma non si sentiva nulla…la scala era di legno come le porte…un legno spesso… tanto che non passava un fiato…solo il vento.

Queste erano le case…oggi sono un investimento… ne compri una ne vendi un’altra … fai mercato… non ci vivi non assapori…la puzza dei broccoli della cucina…broccoli per una settimana intera…perche’ mamma perdeva a lotto…quella dove abito ora.

mia madre… i pentolini di ferro che mi tirava contro…perche’ troppo ribelle…ogni tanto mi prendeva…e mi chiedeva soltanto… TI HO FATTO MALE ? … stavo meglio prima…rispondevo piangendo ma senza fargli sentire il rumore delle lagrime e dei singhiozzi repressi.

La casa delle prime feste… mi siedo cosi’ mi trucco cosa’… e arrivava lui con la sua fidanzata… ciao… ti presento eleonora…la mia nuova ragazza…e anche in quel caso pianti cercando di arginare il trucco che inevitabilmente inondava tutte le guance fino a dietro le orecchie…via ..ti lavavi la faccia… uscivi piu’ brutta di quanto tentati di non essere brutta…ti senti bene ? …e tornavi a piangere di nascosto.

I primi balli… le prime uscite…e poi a casa… il letto il profumo… il papi imbronciato ma non diceva mai nulla… la casa insomma…che vivevi che amavi che odiavi d’estate quando tutti partivano… e noi in bolletta il sole sul terrazzo…attenta quello ci vede… ripeteva mi madre con il costume ad un pezzo solo … color nero scafandro…mi sfina ? …e io ridevo… si si mamma …ti sfina…le sue curve erano come montagne di panna delle prime torte di compleanno…sempre in lotta con il grasso…inevitabilmente intinte nel cioccolato… quando mi correva dietro per giocare o picchiarmi…secondo quello che combinavo…tutta la casa tremava…il mio elefante mi manca un sacco.

La casa… quella dove sposti i mobili ogni anno … e dopo tre anni li rimetti nel posto dove erano…e dici… qui stanno benissimo sembra nuova…la casa dove corri per fare pipi’… dove il freddo non senti… dove anche la muffa andra’ via prima o poi ma ti dispiace quando non c’e’ piu’.

La casa dai pavimenti consumati…un giorno li cambiamo vero ? e mio padre … si si… questo bianco e’ un casino come cade qualcosa si sporca tutta la cucina…lo cambio’…sara’ stata la malinconia…ne fece un altro bianco e la storia e i lamenti continuavano in serenita’.

Queste case che hanno cartolarizzato… svenduto alle banche… non si preoccupi signora se non la compra rimarra’ in affitto basso…col cavolo…l’affitto arrivo’ ad 800 euro al mese…e tante nonne emigrarono nei quartieri dei figli…che non sopportano perche’ si sentono di peso…la casa… quella che tieni chiusa perche’ darla agli immigrati non conviene…la sporcano e la intoppano…ma non sai nenche come e’ fatta dentro…. Chiusa come i cuori che negano solidarieta’.

La casa … dove mi rincorrevi e io mi nascondevo…la casa come un albero…pa faccio pipi’ qui che non mi vede nessuno nessuno…siiii … e’ c’e’ la foto con il sedere che esce fuori dal tronco…ma mi sentivo protetta…tutti quei rami tutti profumi … protetta fino alle radici.

La casa ora e’ un investimento…non e’ piu’ un tetto una rampa di scale una porta d’aprire per fare l’amore…due spaghetti … puzza di calzini…coperte in aria …stirate al sole…non e’ un ricordo passione… la compri la smerci la getti via come tutto il resto.

La mia casa era lo STATO… tutto era per me… tutto faceva per me e io per lei…ora segue le banche che chiedono mutui… affitti che neanche in quattro riesci a pagarti…se la prende con gli impiegati di mille euro al mese chiamandoli fannulloni e lascia che il 70 per cento dei ricchi del nord chiedano la successione…il federalismo fiscale.

la mia casa… quella di mia madre…della mia vita dei miei sogni…non c’e’ piu’…

L’avrei voluta comprare…mi avrebbe detto anche se quel tatuaggio era vero o finto… mi avrebbe detto se l’italia era tornata ombra di se stessa… mi avrebbe detto come e cosa fare…100 lire per uno e la ricompriamo…era solidarieta’…

Oggi se dici… sono una casa comunista…ti guardano come una malata che abita nell’ultima stanza dell’ospedale… quella prima dell’obitorio… schifati perche’ sei altruista…non sei furba non smerci e non vendi…sei scema !

tutto si compra e tutto si vende mia cara…lascia stare i ricordi…almeno avrai guadagnato ?

…no… la casa di mia madre era dei fratelli altre otto testoline cresciute sotto quel tetto…c’era la radio antica che nonna accendeva per sentire la santa messa di domenica e qualche volta per farci ballare tutti insieme…con pane e un fetta trasparente di prosciutto…una volta era ciro una volta gufetta…i nomi dei maiali…anche loro avevano una storia una casa.

E la mia ? la mia dove ? …sono passati gli inglesi come nei tempi di napoleone… hanno preso il NEPPOLO… e sono andati via…

…domandatevi come mi domando io…

La mia casa … il mio stato…dove sono ? svenduti…ora sono i maiali a decidere come e quando finiremo prosciutti.

E perche’ non siamo tutti intorno ad un fuoco …passami il pane…e l’olio ? …

Stasera dormiamo tutti in un letto… fa un freddo boia…

E te luana non fare puzzette… chiaro ?

Non c’e’ nulla di tutto questo…accendo la tv…il buio... e’ anche tuo…e la casa oggi e’ un cumulo di macerie un terremoto che non hanno voluto evitare come il mercato chiedeva…una bomba tirata sul tetto solo perche’ sei irachena…palestinese…africana…e gli serve la tua terra non il tuo amore.

avrei potuto emigrare…affittarne un’altra… venderla smerciarla dichiararmi in mano al potere …ma ho deciso di rimanere…difendere queste pietre crollate mangiate da erbe e fiori cresciuti in ricordi indelebili…soprattutto in occidente dove apparentemente la guerra non c’e’ …ma e’ quotidiana.

Intanto il mercato avanza come un cannone …dietro l’esercito pronti a spararmi…non ho nulla per difendermi … solo negli occhi…guardarli negli occhi

Mirate…puntate…

Fottuti…questa e’ la mia casa !


luana de rossi


per scrivermi - giornale@namir.it


 




permalink | inviato da Notes-bloc il 9/6/2008 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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