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di Ignazio Licciardi
Pure a Walter piace violare la Costituzione Italiana! Ma ... abbiamo ancora una Costituzione? Ehi, dico a voi ...
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 settembre 2007


 
Xenofobia e forcaiolismo "democratico..."
Amici intellettuali, fermate
Veltroni!

Piero Sansonetti
Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha chiesto al ministro dell'interno Amato, e al prefetto di Roma, di modificare le norme sulle espulsioni dei cittadini comunitari, in modo da poter procedere senza ostacoli all'espulsione dal nostro paese dei cittadini rumeni che siano accusati di "danneggiamento di persone o cose". Veltroni ha chiesto che il provvedimento di espulsione sia emanato dal prefetto.
In sostanza il sindaco di Roma ha chiesto ad Amato di compiere una azione illegale, varando un provvedimento in contrasto con la nostra Costituzione, che viola il principio dell'uguaglianza delle persone davanti alle leggi, che stravolge gli accordi e le norme della comunità europea (della quale la Romania è membro a pieno titolo), che sottrae alla magistratura le sue competenze, cioè quelle di indagare e giudicare. Veltroni vorrebbe una città dove la legge si applica per via amministrativa e tutti i poteri sono unificati, sono un solo potere "totale".
Il gesto di Veltroni (spero) non avrà conseguenze pratiche perché la richiesta è giuridicamente inconsistente. Ha però un grande valore simbolico. Rafforza il messaggio già inviato da Cofferati (da Bologna) e dagli amministratori diessini di Firenze, che è molto semplice: la xenofobia non è una prerogativa della Lega e il futuro Partito democratico saprà dare rappresentanza politica anche a quei settori un po' rozzi e razzisti della nostra società che finora hanno trovato ascolto e ospitalità solo a destra.
La mossa xenofoba di Veltroni avviene alla vigilia della sua proclamazione a leader del Partito democratico, e chiaramente è stata studiata proprio in funzione di questo avvenimento. Veltroni vuole che il Partito democratico nasca con l'ambizione di poter dare voce e potere, e di riscuotere il consenso, di un settore abbastanza vasto e anche reazionario della destra italiana. Veltroni guarda lontano, al dopo- Berlusconi.
Le conseguenze di questa politica spregiudicata sono tre. La prima, devastante, è l'aumento del razzismo in Italia. La irresponsabilità di buona parte del nostro ceto dirigente sta spingendo in quella direzione. La seconda conseguenza è più di tipo politico, forse indigna di meno, ma è grave: la fine della sinistra riformista, l'apertura di un enorme vuoto nei tradizionali schieramenti politici italiani. E la scomparsa - cioè la fuga a destra - della sinistra riformista pone un problema serio e complesso anche alla sinistra radicale, che perde un interlocutore, una sponda.
La terza conseguenza è il manifestarsi di un vero e proprio rischio di regime. Intorno al nuovo Partito democratico Veltroni sta raggruppando forze notevoli, anche intellettuali, quasi tutto il mondo dello spettacolo, della comunicazione. Possibile che tanti intellettuali che hanno costruito la loro personalità, il loro lavoro di molti anni, sui valori della sinistra, o del cristianesimo sociale, non si accorgano di questa operazione? Solo loro possono fermare la corsa a destra di Veltroni e del nuovo partito. Possono battergli sulla spalla e dirgli: "Walter, adesso basta, Cambia strada o noi ce ne andiamo". Lo facciano, è urgentissimo.


"Liberazione", 28/09/2007

A Romaaaanooo, inciucete pure cor Principe Montezemolo, ma non pensa' che noi - CITTADINI - te paramo er cu...
post pubblicato in Messaggi, il 29 settembre 2007


 

Ultime febbrili ore di trattativa prima del Consiglio dei ministri che deve varare la manovra. Applausi a scena aperta da Confindustria
Giordano: «Noi abbiamo avanzato delle proposte concrete, non si può più sostenere le imprese ma occorre una svolta in politica sociale»

Prodi al bivio: tenersi la sinistra
o la finanziaria di Montezemolo?

Andrea Colombo
Romano Prodi è al bivio. Deve decidere non nei prossimi mesi o nelle prossime settimane ma nelle prossime ore: quelle che lo separano dal varo della finanziaria. Le richieste della Sinistra non sono estreme, radicali o massimaliste. Sono ragionevoli e costruttive. Tali, del resto, le hanno considerate tutte le forze dell'Unione, moderati e moderatissimi inclusi, al momento di inserirle nel programma della coalizione o di votare, non più tardi di due mesi fa, Dpef e relative risoluzioni.
Non si tratta di ingaggiare un braccio di ferro sindacale su questo o quello dei 18 punti presentati dalla Sinistra nella sua proposta per la Finanziaria. Si tratta piuttosto di scegliere tra alternative di fondo. Quella tra la prosecuzione di una strategia che punta tutto sulla competitività dei prezzi, e pertanto premia solo le imprese sdegnando il resto, o l'imbocco di una via diversa che punta invece sulla qualità e sulla ricerca per garantire al paese sviluppo e competitività. Quella tra il privilegiare ancora una volta le fasce già superprivilegiate, con le solite imprese in cima alla lista, o invece iniziare a restituire qualcosa ha chi da decenni molto ha perso e moltissimo ha pagato.
Non è una disquisizione accademica. Riguarda al contrario scelte concretissime: verso quali lidi indirizzare i fondi a disposizione; da dove far partire quell'alleggerimento della pressione fiscale che tutti ritengono indispensabile, se dagli sgravi per le aziende o dalla restituzione del fiscal drag ai soliti bastonati; come calibrare l'intervento sull'Ici, se partendo dalle fasce basse oppure fingendo che non esista differenza alcuna all'interno della categoria, indistinta e generica, dei "proprietari di case".
Per un governo pur moderatamente di centrosinistra, la scelta si sarebbe dovuta porre subito, al momento di varare la prima legge di bilancio. Fu dribblata l'anno scorso in nome della prioritaria esigenza di risanare i conti pubblici, e i risultati di quella decisione si sono fatti sentire forti e chiari. La delusione si è diffusa a macchia d'olio. La popolarità del governo è precipitata: a un anno di distanza palazzo Chigi non riesce neppure a rallentare la picchiata.
Nessun alibi, stavolta, può consentire a Prodi di rinviare ancora. O meglio, il rinvio sarebbe di per sé una scelta. Tanto eloquente da non aver nemmeno bisogno di essere dichiarata.
E' anche possibile che a spiegare alcune recenti mosse del premier negli ultimi giorni valgano considerazioni di ordine diverso, vicine più alla lotta per la sopravvivenza quotidiana che alle strategie politiche di ampio respiro. E' possibile che il presidente del consiglio ritenga oggi più pericoloso e minaccioso Lamberto Dini di quanto non sia una Sinistra che sull'esperienza dell'Unione ha scommesso molto, e pertanto è di necessità più paziente e responsabile di chi, come il suddetto Dini, ha pochissimo da perdere.
Anche da questo punto di vista Prodi è a un bivio. Deve decidere non solo tra la Sinistra e la spregiudicata costellazione di microgruppi "moderati", ma tra il difendere la ragion d'essere di un'alleanza di centrosinistra e una navigazione di piccolo cabotaggio, il tentativo di sopravvivere cedendo puntualmente ai ricatti delle fazioni più ciniche e dei poteri più forti. Dovrebbe farlo, però, senza illudersi che la seconda scelta possa portarlo molto lontano, e magari tenendo presente che, in questo caso, il crollo sarebbe devastante non solo per lui ma per l'intera sinistra di questo paese. Non esclusa quella più moderata.

da "Liberazione", 29-09-07



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I bambini dicono: "E' così che vogliamo vivere"!
post pubblicato in Foto da copertina, il 25 settembre 2007


 

SALTI AL TRAMONTO Due bambini saltano al parco dei divertimenti Halde-Norddeutschland a Neukirchen-Vluyn, in Germania (Ansa)
SALTI AL TRAMONTO
Due bambini saltano al parco dei divertimenti Halde-Norddeutschland a Neukirchen-Vluyn, in Germania (Ansa)

"Corriere della sera", 25-09-07




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Praticamente, hanno rubato il mio voto, per governare senza tener conto ... Ma, senza il mio voto, la vittoria sarebbe andata a Dx!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 25 settembre 2007


 

Prodi: "Non tocco le rendite"

Prc attacca: è nel programma

Scontro nella maggioranza in vista del vertice di domani sulla Finanziaria. Dopo la ritrovata intesa con Dini il premier rassicura sulla tassazione dei capitali finanziari. Ma Giordano e Migliore insorgono. E la sinistra annuncia un "pre-vertice"

"la Repubblica", 25-09-07




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"Quattro" Potenti del mondo, stando in pantofole ... pensano: "Guerra o Pace", mentre milioni di umani nel mondo soffrono, piangono, muoiono ...
post pubblicato in Foto da copertina, il 25 settembre 2007


 

MISSIONE KABUL Un poliziotto afghano in un checkpoint a Kabul. All'indomani del blitz italo-inglese che nella notte tra domenica e lunedì ha liberato i militari italiani rapiti in Afghanistan, Prodi ha annunciato che la missione italiana va avanti. Il ministro della  Difesa britannico Des Browne, invece, al congresso  annuale del Partito laburista in corso a Bournemouth, si è detto convinto che i Talebani dovranno prima o poi partecipare a colloqui per  riportare la pace nel Paese: «In Afghanistan, i Talebani, a un certo punto, dovranno  essere associati a un processo di pace, poiché non  scompariranno, come, suppongo, Hamas non scomparirà dalla  Palestina», ha detto il ministro della Difesa (Ansa)
MISSIONE KABUL Un poliziotto afghano in un checkpoint a Kabul. All'indomani del blitz italo-inglese che nella notte tra domenica e lunedì ha liberato i militari italiani rapiti in Afghanistan, Prodi ha annunciato che la missione italiana va avanti. Il ministro della Difesa britannico Des Browne, invece, al congresso annuale del Partito laburista in corso a Bournemouth, si è detto convinto che i Talebani dovranno prima o poi partecipare a colloqui per riportare la pace nel Paese: «In Afghanistan, i Talebani, a un certo punto, dovranno essere associati a un processo di pace, poiché non scompariranno, come, suppongo, Hamas non scomparirà dalla Palestina», ha detto il ministro della Difesa (Ansa)

foto tratta dal "Corriere della sera", 25-09-07




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Se i giovani si mobilitano, qualcosa succederà! "... Il sapere non è una merce ma un bene comune".
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 23 settembre 2007


 

Studenti in piazza il 20 ottobre
"Stufi di chi decide per noi"

Le studentesse e gli studenti del nostro paese lanciano un appello alla mobilitazione contro ogni forma di precarietà e sfruttamento esistenziale nella vita e nella formazione. Nelle scuole e nelle Università luoghi profondamente colpiti dai processi globali di privatizzazione del sapere, le esistenze e le conoscenze sono ridotte a merce. Gli anni di Berlusconi hanno accelerato il processo di costruzione di Scuole ed Università funzionali al mercato e asservite al neoliberismo; le risorse pubbliche sono state ridotte al minimo, le politiche di investimento in innovazione e ricerca pubblica sono ormai state azzerate. Scendiamo in piazza per chiedere una decisa inversione di tendenza, segnali di forte discontinuità che mettano la conoscenza e il libero accesso ad essa al centro dell'azione di governo. Crediamo che questo possa avvenire solo se in Italia si riescano a sviluppare degli strumenti che garantiscano realmente la partecipazione di studenti e precari.
Reclamiamo il sacrosanto diritto ad essere consultati sulle scelte che riguardano il nostro presente e il nostro futuro!
Chiediamo l'abrogazione delle riforme Moratti, l'istituzione di una legge nazionale per il diritto allo studio per tutti/e e l'abolizione del numero chiuso nelle università, per garantire il diritto costituzionale all'accesso ai saperi a prescindere dalla propria condizione sociale, per assicurare il diritto primario e inalienabile alla formazione come principale elemento del pieno sviluppo della persona umana.
La precarietà esistenziale ci condanna ad una vita di insicurezza sociale, di incertezze per il proprio presente e futuro, ci relega ad essere cittadini di serie B senza né voce né dignità. Scenderemo in piazza perchè riteniamo che sia del tutto prioritaria una revisione delle norme che regolamentano il mondo del lavoro e del welfare, a partire dal superamento della legge 30 e dall'introduzione di nuovi strumenti di tutela sociale per chi è in formazione.


Crediamo in un modello che garantisca sicurezza sociale a partire dal reddito, che ci renda realmente liberi di scegliere e che ci permetta di formarci lungo tutto l'arco della vita; per questo chiediamo al governo l'istituzione di un reddito di formazione che garantisca l'accesso al sapere in tutte le sue forme, che assicuri servizi e autonomia del proprio percorso formativo, a partire da un'immediata copertura finanziaria di tutte le borse di studio. Vogliamo che si ponga fine allo scandalo tutto italiano degli idonei non assegnatari.
Giudichiamo vergognoso il tentativo di costruire in questo paese una finta contrapposizione tra diritti dei giovani e dei pensionati. Crediamo infatti che la precarietà non si sconfigga né togliendo i diritti ai nostri genitori né attaccando strumentalmente coloro che questi diritti continuano a difendere.
Vogliamo quindi rilanciare un dibattito pubblico che attraversi scuole, università e territori, capace di rendere il 20 ottobre la data di tutti/e, dove si esprima realmente un bisogno sociale di cambiamento e trasformazione dell'intera società.
Le studentesse e gli studenti esprimeranno la loro soggettività con un percorso partecipato nelle scuole e nelle università che ha l'obiettivo di costruire uno spezzone unitario caratterizzante di tutte quelle realtà e dei singoli che aderiranno a questo appello; una soggettività autonoma dai processi politici in atto, che rifiuta ogni tipo di strumentalizzazione, che chiede a gran voce un sapere libero come motore della trasformazione per una vera società della conoscenza, dei diritti e della pace... Il sapere non è una merce ma un bene comune.

Comitato studentesco per il 20 Ottobre


"Liberazione", 22/09/2007


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Riceviamo da ANDU
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 21 settembre 2007


 Su invito dell'Autore diffondiamo un intervento di Fabio de Nardis,
Coordinatore del Dipartimento Universita' e Ricerca Prc-Se:

"La conoscenza in democrazia non puo' essere a numero chiuso"

Il recente scandalo sui test di accesso a Medicina che ha coinvolto piu'
Atenei ci mostra la situazione di profondo degrado morale in cui sono da
tempo precipitate molte Universita' italiane. Appare quantomeno avvilente
che ragazzi di diciotto e diciannove anni pensino di potersi affacciare al
mondo delle professioni e dell'alta formazione partendo da una posizione di
privilegio acquisita attraverso il mezzo piu' antico e squallido del mondo:
il denaro. Il merito a cui tutti dicono di voler aspirare viene schiacciato
da pratiche subculturali che, come abbiamo visto, sovente degenerano in
azioni malavitose fino a poter ipotizzare o addirittura provare il reato
gravissimo di associazione a delinquere, come nel caso di Bari, malgrado
gli sforzi del nuovo Rettore che ha fatto il possibile negli ultimi tempi
per porre un argine al fenomeno.
E' evidente che non si possa piu' parlare di casi isolati. Siamo di fronte
a una vera e propria questione morale che non puo' essere affrontata come
e' avvenuto nei primi anni Novanta solo dall'azione pur meritoria della
Magistratura, quasi a riempire un vuoto determinato dall'assenza di una
classe politica forte, capace di rilanciare una iniziativa culturale e
riformatrice. Chiediamo quindi al Governo di intervenire per azzerare
definitivamente alla radice le condizioni che rendono possibile il
perpetuarsi di simili atti e al contempo chiediamo alla parte sana
dell'Universita' italiana che pure esiste e non e' minoritaria di prendere
in mano la situazione usando al meglio gli strumenti dell'autogoverrno per
affermare con vigore una nuova etica collettiva che rompa la pratica
dilagante del silenzio e dell'omerta'.    
E' arrivato il momento di prendere posizione sul numero chiuso e affermare
con forza che un'Universita' pubblica  e democratica non puo' e non deve
limitare il diritto allo studio attraverso una selezione che invece di
realizzarsi durante il percorso di studio, si verifica all'ingresso,
innescando meccanismi distorti e suscettibili, come abbiamo visto, di
diverse forme di degenerazione.  Sono oltre mille al momento i corsi di
laurea a numero programmato, ridotti quest'anno di circa un 15% anche
grazie all'intervento del Governo che ha fatto appello a un rispetto piu'
rigido dei requisiti minimi per l'attivazione di nuovi corsi, eppure le
normative europee ci vincolano solo su cinque profili professionali e
didattici (medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e ingegneria).
Tutti gli altri corsi dovrebbero essere aperti oppure soppressi
definitivamente, dal momento che sovente sono del tutto inutili e figli
anch'essi della recente tendenza alla prolificazione dell'offerta formativa
senza effettive esigenze funzionali. Ben venga a questo riguardo il Decreto
di prossima emissione sui requisiti minimi, applicativo del Decreto sulle
classi di laurea e le connesse linee guida, con cui si riportera' nella
potesta' del Ministro l'autorizzazione al numero programmato fuori dai
confini delle qualifiche per le quali le leggi comunitari sono vincolanti.
Ma anche sui cinque corsi di laurea a cui il numero chiuso e' applicato per
obblighi comunitari e' possibile intervenire, raddoppiando per esempio il
numero degli accessi. E' quantomeno bizzarro che nell'ultimo anno le
immatricolazioni nei corsi di laurea in medicina sono state 7000 e appena
800 a odontoiatria. Cifre anomale che lasciano intendere l'esigenza di
proteggere i meccanismi di riproduzione di specifiche corporazioni
piuttosto che di programmare la mole degli accessi in base a una meditata
valutazione dei bisogni. Anche sulle modalita' di selezione ci sarebbe
molto da dire. E' chiaro da tempo che i test d'ingresso siano del tutto
insufficienti a stabilire una effettiva graduatoria di merito. Avvertiamo
quindi tutti i limiti di questo strumento ma anche i limiti delle possibili
soluzioni ipotizzate dal Governo. Ci riferiamo ad esempio al Decreto
delegato Mussi-Fioroni, al momento all'attenzione delle Camere, che prevede
per i test un meccanismo fondato su un totale di 105 punti, il 25% dei
quali dipenderebbero dai risultati medi dello studente negli ultimi tre
anni di scuole superiori piu' il voto di maturita'. L'esperienza infatti
dimostra che il rendimento durante gli anni delle scuole superiori non ha
alcuna influenza o connessione con i risultati ottenuti dagli studenti
durante gli anni universitari. Se questo fosse stato sempre il metro di
valutazione per definire l'accesso all'Universita', probabilmente molti
futuri premi Nobel sarebbero stati scartati al momento
dell'immatricolazione. Per questo come Rifondazione Comunista, certi di
poter contare sul sostegno della sinistra unitaria, chiediamo di sopprimere
definitivamente il numero chiuso e la logica di competizione ad esso
sottesa, cominciando con l'abolizione immediata della legge n. 264/99  che,
consentendo di fatto la diffusione indiscriminata del numero programmato,
ha limitato fortemente il libero accesso ai saperi ledendo un principio per
noi basilare, quello dell'uguaglianza. Tale legge, come nota anche l'Unione
degli Universitari, a cui va il nostro sostegno e la nostra solidarieta',
esplicita sostanzialmente la scarsa volonta' di investire sul sistema
dell'alta formazione. E' arrivato il momento di eliminare tutte le barriere
formali e sostanziali all'accesso alla conoscenza. Solo cosi' saremo in
grado di progettare e definire i parametri di un'alternativa di societa'. 

Fabio de Nardis
Coordinatore del Dipartimento Universita' e Ricerca Prc-Se"

==========================
 = per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it
con oggetto "notizie ANDU"



permalink | inviato da Notes-bloc il 21/9/2007 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
E-democracy? Noooo!!! No party!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 20 settembre 2007


 
Poi l'attacco ai mezzi di informazione: contro di loro il prossimo V-day

Nuovo affondo di Beppe Grillo: «Il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono»


Intervista al canale sat Euronews: «Il nostro Valium ha chiuso il suo blog in 15 giorni.
E lo psiconano? Non c'è, è un ologramma»

 
Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
MILANO - Beppe Grillo non ama parlare con i giornalisti italiani, considerati inefficaci nel loro ruolo di «cani da guardia» del potere politico. Anzi: secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto schiacciati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia. Ma è proprio dalle telecamere di una tv, seppure non «istituzionale», ovvero il canale satellitare internazionale Euronews, che torna a parlare in viva voce - mentre sul suo blog non ha mai smesso di scrivere -, all'indomani delle critiche ricevute dal direttore del Tg2 Mauro Mazza e delle polemiche che ne sono scaturite. Del caso Grillo si parlerà poi questa sera ad «Annozero» di Michele Santoro: sarà in studio Sabina Guzzanti, già presente sul palco di Bologna nel giorno del V-day. Il comico, invece, non ci dovrebbe essere, anche se potrebbe telefonare.

«VALIUM» E «PSICONANO» - Nell'intervista, che probabilmente verrà ripresa oggi anche dalle reti televisive italiane, Grillo parte dal ruolo sempre più importante assunto da Internet per tornare a prendere di mira Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Del primo, definito ancora una volta «il nostro valium, quello che fa così con le manine» (e mentre lo dice fa il verso alla gestualità del premier), ricorda come abbia tentato di aprire un proprio blog, «ma lo ha chiuso dopo 15 giorni». Il Cavaliere («noi lo chiamiamo Truffolo») viene invece dipinto come lo «psico-nano», «uno spot vivente», uno che «non c'è, non esiste», «un ologramma, un venditore di bava». Grillo elogia il web perché non consente di mentire: se lo si fa, evidenzia il comico, «dopo 24 ore ti arrivano 2 mila messaggi per dirti che sei un cialtrone».
DESTRA E SINISTRA - Al cronista che gli chiede se lui si senta di destra o di sinistra, Grillo finge di reagire in malomodo: «Ma io ti spacco la faccia...», precisando subito che «sto scherzando» e ribadendo che destra o sinistra sono categorie che non esistono più. Così come presto non esisteranno più, a suo parere, anche giornali e tv. E lui farà di tutto per accelerarne la scomparsa: «Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».
ATTACCO A TRONCHETTI - Grillo, che in passato è stato il paladino dei piccoli azionisti di Telecom, ne ha anche per Marco Tronchetti-Provera, da lui ribattezzato «il Tronchetto dell'infelicità», che «si spacciava grande imprenditore, ma si è dimostrato un fasullo». «In America - dice Grillo - gli davano 20 anni. Qui ha preso 240 milioni di euro e sta andando di bolina con la sua barca a vela, lasciando nella merda due società, la Telecom e la Pirelli...».
Alessandro Sala

"Corriere della sera", 20 settembre 2007
Dal popolo che controlla chi governa...
post pubblicato in Foto da copertina, il 19 settembre 2007



da "Liberazione", 19-09-07




permalink | inviato da Notes-bloc il 19/9/2007 alle 7:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Ma ... è possibile che bisogna aspettare Beppe Grillo, per avere un commento su quanto dichiarato da B.Kouchner?!
post pubblicato in Notizie ..., il 19 settembre 2007


 

Il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner avverte l'Occidente di prepararsi al peggio. Secondo il Washington Post la Casa Bianca avrebbe già pronti i piani d'attacco. Ma le notizie non scuotono il Palazzo, primo partner di Teheran. Fa eccezione D'Alema che dice: «Non mi pare un'idea felice»

E' in arrivo un'altra guerra.
All'Iran!
Ma in Italia si fa finta di non vedere

Anubi D'Avossa Lussurgiu
Sì, in Italia è insopportabile la miseria della politica. E bastava scorrere le prime pagine dei giornali di ieri, per rendersene conto: tutte dominate dal "bollino di garanzia" alle liste civiche "con requisiti" annunciato da Beppe Grillo, che contro questa miseria predica. E praticamente nessuno spazio ad un'altra notizia, una cosuccia da niente: null'altro che l'annuncio della certezza della prossima guerra targata Usa, e dato da una voce marginale come il capo della maggiore diplomazia europea nonché della sua prima potenza militare, la Francia.
Non ha trovato spazio, tale quisquilia, fra i titoli di prima del quotidiano della grande borghesia italiana, il Corriere della Sera , né di quello della Confindustria, Il Sole-24 Ore , né ancora di quello del salotto produttivo sabaudo, La Stampa , nemmeno di quello della finanza romana, il Messaggero . Nulla su il Mattino . Il giornale politico del lunedì, l'Unità , apriva sul discorso di Piero Fassino: manco di contorno si poteva turbare cotanta lettura con notiziole così. E neanche i giornali della destra ci hanno regalato, che so, un empito di bellicosa gioia, un qualche entusiasmo virile per la ventura chiamata alle armi. Niente di niente. Solo la Repubblica ha notato: e ha concesso una spalla, sorretta peraltro da un articolo del generale Wesley Clark che è un grido d'allarme globale e così anche un oggettivo svergognamento di sì acuta sensibilità giornalistica.
Voi direte: ma questa non è la politica, sono i media d'opinione, che la politica la svillaneggiano. Ecco, appunto. E a rafforzare il dubbio sull'effettiva distanza tra il Palazzo, la "Casta" e questi media, o come si dice a Roma su quanta rogna abbia il più "pulito", dovrebbe valere come controprova un altro esercizio: la lettura delle dichiarazioni politiche di ieri. Sull'annuncio di guerra dato al mondo da Bernard Kouchner, nessuna. Non una. Tranne quella d'ufficio, del ministro degli Affari esteri Massimo D'Alema, sulla quale verremo poi. Oltre questa, non una sola parola da alcuno: non dal governo - che so, da Palazzo Chigi tanto per non far sentire solo soletto D'Alema in quegli algidi saloni della Farnesina - ; tanto meno dal Piddì, aspirante primo partito del luminoso futuro italiano e delle venture maggioranze di "nuovo conio" fantasmagorico. E non dal resto dell'acuto professionismo politico della Seconda Repubblica, scannatosi per un anno sul voto ballerino in Senato sull'Afghanistan e sugli ardui crinali dei distinguo tra "amicizia con gli Stati Uniti nella franchezza" e "amicizia con gli Stati Uniti fino in fondo".
Negli Stati Uniti, quelli veri non la Topolinia di Disney, metà del dibattito politico in vista della corsa alle presidenziali è sequestrato da questo: dal rapporto evidente tra il disastro della perdurante guerra in Iraq e la probabilità di quella nuova, all'Iran. Probabilità che domenica, dalla Francia - il Paese europeo più ostile all'impresa irachena di George Walker Bush nel 2003 e ora di altro avviso su quella iraniana - è stata dichiarata una certezza. Alla vigilia della riunione di ieri dell'Agenzia atomica internazionale del disperato El Baradei. E all'antivigilia dell'apertura, oggi, della sessantaduesima sessione dell'Assemblea generale dell'Onu, cui il presidente iraniano Ahmadinejad ha preannunciato che parlerà di persona: perché vi andranno in scena i prodromi del conflitto.
E che cosa sarà mai, dal punto di vista della politica in Italia? Un Paese che è soltanto il primo partner commerciale dell'Iran. Un Paese che, come non si stanca di ricordarci la lobby neo-nuclearista, è nell'Ue il più dipendente dagli idrocarburi. Un Paese che ha il comando della missione internazionale in Libano, dove mantiene 2mila e 500 militari interposti tra Israele e il maggior alleato in armi di Teheran in Medio Oriente, Hezbollah.
Un Paese meraviglioso, il nostro, dove i pacifisti che hanno riempito le piazze sono stati inseguiti fino al giorno delle elezioni, dal giorno dopo chiamati "anime belle". L'Italia, che dibatte inesausta di antipolitica e nella cui agenda politica il disastro del clima trova posto solo per due giorni: la guerra a venire, nemmeno per uno.


Non facciamo mostra d'indignazione per sottolineare che oltre un anno, nel nostro piccolo, evochiamo l'imminenza della devastante avventura bellica contro l'Iran, ancora domenica segnalata dall'editoriale di Sabina Morandi come scenario principale nei piani del vicepresidente statunitense Dick Cheney, tornato in extremis a condizionare gli ultimi passi dell'anatra zoppa Bush jr. Cantarsela e suonarsela, come ancora si dice tra i romani, non è esercizio che gratifichi se non gli stolti. E' disperante lo stato della politica, l'ordine del discorso politico corrente. Perché quando si parla di guerra all'Iran, come ne ha parlato fuori da ogni equivoco il ministro degli Esteri francese rompendo semplicemente il silenzio intorno a segnali che parlano ogni giorno, si parla d'un incubo inimmaginabile. Per gli iraniani, per i musulmani sciiti come sunniti, per l'Asia intera, per l'Occidente, per il Nord e per il Sud. E per l'Europa: dove l'Italia, in questo caso più che in ogni altro, rappresenta l'anello debole, il più esposto.
Kouchner ha fatto intendere che i tempi sono imminenti, pur se d'una imminenza non ancora fissata. Ha anche aggiunto che la Francia, «per ora», non è impegnata in «piani militari»: confermando che ci sono, coltivati da Casa Bianca e Pentagono, ed implicitamente non escludendo un coinvolgimento francese al "momento decisivo". Intanto, ha lanciato un monito agli investitori d'Oltralpe. E, oltre quelle decise dall'Onu e prima ancora che il Palazzo di Vetro ne discuta di nuove, ha invocato «sanzioni europee», subito, contro l'Iran: in un singolare spirito di concorrenza con Washington, stavolta nella stessa direzione, quella del disastro.
C'è una sola cosa che tutto ciò lascia immaginare: ossia un accordo di massima tra gli Usa e la Francia, oltre al tradizionale alleato, il Regno Unito, per giungere alla soluzione militare. Anche al di là delle decisioni dell'Onu e del confronto sull'effettivo stato del programma nucleare iraniano: ogni mossa, ogni fatto di questi giorni in Iraq parla infatti della preparazione dello scontro con l'Iran. La sortita di Parigi libera lo scenario dal principale ostacolo: l'articolazione del fronte delle potenze occidentali, tra quante siedono nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu e nel G8.
E' un annuncio dagli effetti devastanti, prima ancora che la guerra si realizzi. La prima vittima è la comatosa Unione europea: con essa, ogni illusione su quella «fase multilateralista» che D'Alema ha tanto predicato. E che si riduce a questo: la riedizione del "concerto delle potenze", sull'asse occidentale. Con una differenza, certo, tra la guerra ventura e quella irachena: perché la nuova sarà molto più "classica", contro uno Stato forte ma soprattutto nella cornice evidente dello scontro d'interessi economici, sul terreno energetico in primo luogo, con le forze emergenti del mercato globale. Prima di tutte, la Cina. Il Medio Oriente ne sarà definitivamente destabilizzato, ma se possibile sarà il meno: incontrollata sarà la catena delle reazioni in Asia, già prevista quella degli effetti economici, a partire dal prezzo del greggio. Di qui passa la costruzione di uno stato permanente di guerra: con la stabilizzazione di quel che è già in atto anche in Occidente, la gestione bellica d'ogni momento della vita sociale.
Forse consapevole di ciò, D'Alema ieri ha detto: «Nuove guerre credo non sarebbero la soluzione del problema e creerebbero soltanto nuove tragedie e nuovi pericoli». E ne ha concluso: «Non mi sembra felice l'idea di parlare di guerre in questo momento». Dal che deduciamo che l'Italia non si arruolerà per la guerra: forse. Ma che poi la subirà, certamente: perché la politica, meglio, l'amministrazione del potere avrà fatto finta di non vedere. O perché vedere proprio non sa.
Chissà Grillo che avrà da dire.



"Liberazione", 18/09/2007




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Prodi scelga un grande tema su cui concentrarsi per la crescita della democrazia!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 settembre 2007


 
Lo studioso britannico invita la sinistra italiana a rivnnovarsi
Paul Ginsborg: «Questo capitalismo è peggiore di quello dell'800»

Angela Mauro


Spera che la manifestazione riesca, vuole esserci, ma non nasconde le sue «perplessità». Paul Ginsborg, intellettuale anglosassone, da anni impegnato anche politicamente in Italia (con i Girotondi in passato, adesso nel laboratorio per la sinistra unitaria a Firenze), non vuole assolutamente aggiungere polemica a polemica sulla mobilitazione lanciata da Liberazione e il manifesto («Ce ne sono già troppe»), ma non si risparmia un ragionamento critico: «Mi auguro che sia larga, ma non vorrei che miri alla caduta del governo. Invece vedo questo rischio». Ginsborg poi torna a smuovere il terreno dell'unità a sinistra: «Bisogna riformare il sistema partitico italiano. I partiti hanno scelto di procedere con la federazione della sinistra, magari però molta gente avrebbe preferito l'assemblea costituente per un nuovo soggetto: non va bene che decidano i quattro leader e poi annuncino le decisioni, senza dialogo con la base». Quindi, un intrascurabile consiglio per la sinistra e per tutto il governo Prodi: «Noto un eccessivo attaccamento ai temi economici ristretti. La sinistra deve parlare di temi internazionali, di critica al capitalismo odierno che è peggiore di quello ottocentesco. Solo così possiamo avvicinare i giovani».

Quali sono le tue perplessità sul 20 ottobre?
Vedo due grossi pericoli potenziali nella manifestazione. Primo: che, soprattutto dopo le recenti strumentalizzazioni mediatiche, finisca per forza ad essere interpretato come un evento contro il governo. Lo dico: io sono governista. Penso che sia assolutamente necessario tenere in piedi il fragile governo Prodi per una ragione: l'alternativa sarebbe probabilmente un governo Marini nell'immediato e poi le elezioni che porterebbero di nuovo a una vittoria di Berlusconi e al ritorno di un regime di destra di grande pericolosità per la democrazia. Io non sono per giocarmi la democrazia italiana su una manifestazione. Sono a favore della manifestazione, ma è essenziale che sia fatta di critica e sostegno al governo, non solo di critica. Secondo: sono anche fortemente critico del governo Prodi, sono tra i molti delusi. In un mio intervento un anno e mezzo fa ho chiesto a Prodi di scegliere un grande tema universale su cui concentrarsi per la riforma della democrazia: l'istruzione a livello di scuola e università. E' un tema trasversale per le classi sociali e in Italia resta una debolezza. I due governi Prodi condividono una caratteristica: mettono in primo piano le questioni economiche, il bilancio dello stato, che pure è importante, ma mancano di sensibilità sociale, di un'idea, di una strategia di lunga portata.

E ' una critica al ministro dell'Università, Mussi?
La mia è una critica alla mancanza di collegialità nel governo. Un ministro non può fare da solo. L'università in Italia è in condizioni disastrose dal punto di vista finanziario ed etico, come si è visto dai recenti scandali. Ma proprio per questo dico che ci vuole molto di più, e qui vengo alla mia seconda perplessità. Non vorrei che una manifestazione sia il sostituto per una strategia dell'unità di sinistra, specialmente perché è fonte di possibile divisione. Quest'estate ho notato una fase di forte ristagno nella formazione di una sinistra unita e plurale. Se la manifestazione è un primo passo verso l'accelerazione e serve come anello di congiunzione fra la sinistra sociale e quella delle istituzioni va benissimo, ma vedo il rischio che sia più simbolica che altro. Il punto è come, dove e quando una sinistra unita e plurale?

Oltre a ribadire che l'intento della manifestazione è l'attuazione del programma di governo, Giordano, con Mussi, ha annunciato una data fondativa per il percorso unitario: stati generali della sinistra subito dopo il 20 ottobre. Non basta?
E' una buona notizia, che accolgo con cautela. Tra le due possibilità del processo unitario, la federazione della sinistra o l'assemblea costituente di un nuovo soggetto, io e, credo, molta gente avremmo preferito la seconda per superare le vecchie identità. La scelta della federazione è stata fatta dai leader dei partiti e noi l'abbiamo appresa dai giornali. Può darsi che abbiano ragione loro, ma il punto è che non c'è stata dialettica, comunicazione, democrazia. Insomma, i leader dei partiti dovrebbero inventare subito forme per coinvolgere tutti. Il tempo non è indefinito. Parlo dell'esperienza del laboratorio della sinistra in Toscana: noi dal basso stiamo andando avanti bene e il prossimo fine settimana ci aspetta una tre giorni unitaria di dibattiti. Il primo, che introduco io, tratta proprio di "quali valori e nuove forme della politica per una sinistra unita e plurale". Alle tre giornate parteciperanno sia personalità entusiaste del processo unitario, sia figure più scettiche: da Tortorella, a Giovanni Berlinguer, Asor Rosa, Revelli, De Zulueta ,Giordano, Ferrero, Pecoraro, Di Salvo per Sd e tanti altri. E ci collegheremo anche con una manifestazione davanti a Palazzo Vecchio sui temi dell'immigrazione, in risposta all'ordinanza sui lavavetri. Il problema è che se a livello locale procediamo, non vediamo consonanza dall'alto.

Da Roma?
Sì. Abbiamo un bisogno urgente di prospettiva, di una chiara tabella di marcia. C'è la forte sensazione che a Roma non stiano al passo. C'era grande entusiasmo a maggio, ma ora bisogna muovere verso delle decisioni di una cosa che per me dovrebbe essere "verde-rossa". Ho l'impressione che nel momento in cui c'è una grande fluidità politica, guarda quanto si muove il Pd, i nostri siano ancora fermi nelle trincee dei partitini. Sembra che la loro sia una "guerra" non di movimento ma di posizionamento. Il vero pericolo è che nasca una cosa non nuova ma molto vecchia. Se la gente vede che si tratta solo di un accordo elettorale tra quattro partiti, la capacità di attrazione è molto limitata. Ci giochiamo tutto sull'alternativa al Partito Democratico. Se ci accodiamo semplicemente, nasciamo vecchi.

E c'è il fenomeno Beppe Grillo in agguato. Non lo ingigantisco, ma è una spia della delusione che c'è nei confronti della politica.
Di fronte a Grillo, il nostro sembra l'ennesimo vecchissimo modo di fare politica. Se non ci presentiamo come una cosa nuova, ho paura che chi è andato in piazza con Grillo non venga in piazza con noi.

Ad ogni modo, che idea ti sei fatto del fenomeno Grillo?
E' lontanissimo da me dal punto di vista dello stile, ma credo che tutta questa gente che si mobilita lo fa perché il sistema partitico italiano ha un urgente bisogno di riforme. La vera questione è capire cosa intercetta meglio questa esigenza. Salta sempre fuori la questione della rappresentanza e la domanda se il movimento debba poi cercare di trasformarsi in un partito, succede anche per Grillo. Dunque, o queste persone riescono a trovare una sponda, una rappresentanza, convincente oppure il rischio vero è di destra: l'uomo forte, il populismo. Ci potrebbe essere però un'alternativa ed è di sinistra: deve crescere, gli si deve dare acqua, va incoraggiata. Lea Melandri ha ragione nel suo intervento sul vostro giornale quando parla della ‘cecità' nostra sulla questione di genere, sulla necessità di una prassi politica che non sia patriarcale. Anche il nostro decalogo fiorentino è un tentativo in questa direzione: un codice di comportamento quotidiano, non solo di principio. Insomma: forse non nasciamo neanche, ma se nasciamo dobbiamo nascere nuovi. Se nasciamo vecchi siamo fritti e intellettuali come me non ci stanno nemmeno per un secondo su una cosa che gioca al ribasso.

C'è un'alternativa di sinistra, dici. Ma il compito è difficile a fronte dei potenti mezzi di informazione che ha il Pd, sui quali ha costruito tutta la sua campagna sulla sicurezza. Per inciso, una campagna che parla alla pancia della gente, comoda e sbrigativa per arrivare subito al risultato: portarli a votare alle primarie del 14 ottobre. L'effetto immediato è stato quello di dare legittimità all'odio sociale. La vedi così?
Sono un po' meno preoccupato e un po' più speranzoso. Se riusciamo a parlare alla testa e non alla pancia della gente, magari non arriveremo alla maggioranza ma riusciremo a convincere anche molti nello stesso Partito Democratico sul loro errore sulla sicurezza, sui lavavetri. Ma non dobbiamo avere paura di dire che il problema esiste: questo è il punto di partenza, bisogna riconoscere che c'è un malessere nella società davanti all'immigrazione. La discussione va incardinata nei termini dell'accoglienza e del lavoro ma anche di un'azione molto più decisa contro tutte le criminalità organizzate, nostrane e straniere. Le soluzioni non sono semplici. Quando il nord e il sud del mondo sono divisi, è naturale che milioni di persone vogliano entrare nella fortezza Europa. Vanno trovate delle risposte sociali, non da cpt, non di repressione. C'è una possibile rete di azione. Posso raccontare un aneddoto?

Prego.
Dopo l'ordinanza sui lavavetri a Firenze, mi sono imbattuto in diverse reazioni. Un giorno alla fermata dell'autobus, un'anziana signora mi ha fatto notare che il mio zaino era aperto, invitandomi a stare attento perché "questi stranieri possono rubare, meno male che tra poco vengono a fucilarli...". Sono rimasto basito. E' vero, la campagna del Pd ha dato legittimità all'odio sociale. Ma mi è anche successo di incontrare molti giovani per strada che si sono congratulati con me per la nostra posizione sull'ordinanza anti-lavavetri. Sono rimasto molto colpito perché non me ne aspettavo neanche uno. Dunque, ci sono speranze. E' la paralisi che preoccupa.

Ti professi governista. Ma se il governo dovesse continuare a deludere, se anche il documento unitario della sinistra sulla Finanziaria dovesse rimanere lettera morta, che si fa?
Più i parlamentari, i ministri e i sottosegretari restano uniti, più sono appoggiati da manifestazioni esterne, più sono ottimista sul fatto che si riesca a ottenere di più.  E' difficile, ma si può. A patto che si usi più immaginazione nella politica: non si può parlare così tanto delle questioni economiche interne, in un quadro troppo ristretto, che molta gente non capisce neanche. Prima dicevo dell'importanza dell'istruzione, ma è importantissimo affrontare anche la questione dei rapporti tra il nord e il sud del mondo. Rifondazione lo sta facendo, con il lavoro della viceministra Sentinelli. Questi sono anche i temi con cui raggiungere molti giovani, anche quelli di Grillo, che dimostrano una nuova sensibilità mondiale. C'è il nuovo libro di Naomi Klein (Shock Economy, appena pubblicato da Rizzoli) che fa un racconto devastante del capitalismo e delle sue varianti di sicurezza e guerra. Dobbiamo discutere di questo, della natura del capitalismo. Io non sono un rifondarolo ma ritengo che su certi problemi radicali, sia necessaria una soluzione radicale. Il capitalismo di oggi è peggiore di quello dell'800: ci vuole una risposta di respiro, questa è la direzione da imboccare.

Forse si parla di meno di certi temi internazionali perché stare al governo, lo dico a te che ti definisci governista, rende un po' asfittico il dibattito, no? Questione di opportunità politica, magari.
La sinistra ha bisogno di un cambio di marcia e direzione. Di marcia: va accelerato il processo della formazione della cosa rosso-verde, con un nuovo nome. Di direzione: per trovare temi universali e su quelli ri-concentrare la nostra attenzione dentro e fuori il Parlamento.

Un'ultima parola sul 20 ottobre?
Spero innanzitutto che la manifestazione sia grande, critica anche arrabbiata, ma che non miri alla caduta del governo. Come moderato ma assolutamente di sinistra, sono contrario alla presenza dei ministri in piazza. Spero e penso di esserci. Per il resto, non trovo interessante il dibattito sulle forme, corteo o non corteo. Se si parlasse degli altri problemi invece che del corteo sarebbe meglio.


"Liberazione", 16/09/2007




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"Siamo di fronte ad un Pd autoritario, che decide, sceglie. A noi è chiesto solo di seguire"!!! Ma ... non è ammissibile!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 settembre 2007


 

Franco Giordano e Fabio Mussi discutono alla Festa di Liberazione di Torino.
Tempi stretti per la federazione della sinistra, dissensi sulla manifestazione, spirito unitario, e il leader Sd aggiunge: «Servirebbe qualcosa di più, una federazione...»

La sinistra unita si dà una data:
stati generali dopo il 20 ottobre

Angela Mauro
Torino - nostra inviata
«Io sarei per "okkupare" questa parola lasciata incustodita in Italia: sinistra». Magari Fabio Mussi la "k" da centro sociale non la contempla, ma al dibattito con Franco Giordano, moderato da Lucia Annunziata alla Festa di Liberazione di Torino, il leader di Sd lo fa apposta a pronunciare la parola, «occupare» appunto, con una certa enfasi. Quasi a voler dire al nutrito popolo di Rifondazione (e non solo) che gli sta davanti: vedete, siamo qui, militanti del percorso unitario a sinistra che è «necessario e irreversibile». Di più. «Voglio una data per l'annuncio della federazione della sinistra di cui parlate», insiste Annunziata in conclusione di dibattito. «Fabio, rispondo io? Ti fidi?». Le ore di viaggio insieme da Roma a Torino sono servite a chiarire le idee: «Vai pure, Franco», replica Mussi al segretario del Prc. «Subito dopo la manifestazione del 20 ottobre», annuncia Giordano. «Sono d'accordo sui tempi», si riaggancia Mussi lanciando l'idea di «indire gli stati generali della sinistra italiana, non solo dei partiti organizzati, ma di tutti. Certo, a sinistra del Partito Democratico ci vorrebbe un partito, ma...adelante con judicio, una sinistra federata e plurale è il primo passo, poi ci saranno le liste unitarie alle elezioni, ma serve anche qualcosa di più profondo: non è possibile che l'Italia diventi l'unico paese in Europa dove non esiste più la sinistra nel lessico politico».
Applausi da una platea attentissima e a tratti impietosa sulla legge Biagi («Siete al governo da un anno e non l'avete toccata!»), sui recenti scandali nelle università («Mussi, abolisci i test d'ingresso!»), sul governo in generale («Vogliamo i fatti!») con echi di sfiducia anche totale («La prossima volta non voto più», arriva a urlare un signore).
Se in platea il clima è trepida attesa di risposte, il palco emana concordia anche sulle questioni più spinose. Prima tra tutte, la manifestazione del 20 ottobre, subito inquadrata dall'intervistatrice. Mussi ribadisce le sue riserve sulla piattaforma che «mette insieme cose diverse» e anche sulla giornata in sè: «Dobbiamo impegnarci perchè il governo faccia bene e meglio. Non so quanto durerà il governo, ma qualunque cosa gli accada non deve essere colpa della sinistra». Ma Sd sarà in piazza? «Ci stiamo ancora pensando», è la risposta. Ed è un'apertura, specie se accoppiata all'altra frase di Mussi: «Difendo la manifestazione da chi vuole criminalizzarla, perchè manifestare è un fatto di democrazia».
E' dialogo nelle note differenze culturali e storiche tra Prc e l'ex correntone della Quercia. Giordano prova a rassicurare Mussi: «Il primo punto della manifestazione del 20 ottobre è l'attuazione del programma di governo. La mobilitazione popolare fa bene a questo governo: è il popolo della sinistra che dice "ci siamo"». Risposta topica anche per una domanda che arriva un po' dopo e che intercetta il vero dilemma.

«Se non ottenete risultati dopo la presentazione del documento unitario della sinistra sulla Finanziaria, lo si fa cadere questo governo?», incalza Lucia Annunziata. Sia Giordano che Mussi pescano nel fondamentale ottimismo di chi fa politica. Per il primo la chiave sta nell'unità della sinistra: «Abbiamo già deciso di fare la federazione per ridare efficacia all'azione della sinistra nel governo. Siamo di fronte ad un Pd autoritario, che decide, sceglie. A noi è chiesto solo di seguire, quando possiamo emendare ci va alla grande! Io rivendico l'internità al governo, voglio contare e incidere». Il leader di Sinistra Democratica sposta il centro del problema: «Non sta nel rapporto tra noi e il governo, ma nel rapporto tra il governo e la gente». E non bisogna dimenticare «il terzo incomodo: non ci siamo solo noi e il Pd. C'è un rischio che si chiama destra e che sia il cesarismo a fornire risposte alla crisi della politica». Oppure Beppe Grillo, la butta lì Annunziata. «Dice cose condivisibili ma non lo seguo sul terreno del giustizialismo», interviene Giordano. Mussi dice di avere «i brividi sulla schiena: Grillo dà una risposta populista che prospera sulla crisi, non la modifica».
Nel dibattito trova naturalmente spazio anche il no della Fiom al protocollo del 23 luglio sul welfare, con i problemi che ha gettato sul percorso unitario a sinistra. «Un atto squisitamente sindacale. Un governo democratico non può rispondere con un "era scontato" - è la critica di Giordano a Prodi - Si parla dei fischi di Mirafiori solo quando fa comodo a certi poteri e a certa stampa che vogliono male a questo governo. Poi però la sofferenza nelle fabbriche viene oscurata».
Ma anche sullo spinoso "affare Fiom" Giordano e Mussi riescono nel gioco di squadra, rispondendo ad una Annunziata scettica sulla coerenza di Rifondazione che, «in rispetto della democrazia e dell'autonomia dei lavoratori», non farà campagna per il no al referendum su pensioni e lavoro. Il leader di Sd interviene addirittura in difesa del suo collega della sinistra unitaria: «Fa il dirigente politico, non sindacale».
Il resto è linea comune sulla necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale («Io e Franco la chiediamo insieme dal 2000»), sull'auspicio che non si determini una spaccatura tra la Cgil e la Fiom e anche sui propositi emendativi dell'intesa sul welfare: «Non dobbiamo mirare nel mucchio ma batterci per obiettivi concreti - dice Mussi - La norma sui contratti a termine, contenuta nel protocollo del 23 luglio, non va bene: diciamo no ai sindacalisti di fiducia che certifichino la tua precarietà». Il riferimento è alla clausola secondo cui, oltre i 36 mesi, un contratto a termine può essere prorogato presso la direzione del lavoro in presenza di un sindacalista. Ristabilire la centralità del lavoro a tempo indeterminato, è la parola d'ordine unitaria. Diversi invece i giudizi sull'intesa siglata da governo e sindacati sulle pensioni, ma questo è noto e finisce per essere solo accennato nel dibattito di Torino. «La Fiom ha fatto bene. Noi facciamo la politica in Parlamento - dice Giordano - Decideranno i lavoratori con il referendum. Noi il nostro giudizio lo abbiamo dato, anche sullo scalone. Troveremo insieme le forme per modificarlo in Parlamento». Applausi (molti gli operai Fiat in platea).
Di qui al 20 ottobre «ne passerà di acqua sotto i ponti», conclude Mussi. Di certo, ci sarà un po' più di chiarezza a fine mese, quando il consiglio dei ministri licenzierà la manovra economica. Giordano parla in numeri: «non i nostri, ma quelli citati da Mucchetti sul Corriere della Sera , secondo cui le 38 imprese più forti del Paese hanno migliorato le loro performance negli ultimi 5 anni, ma la condizione dei lavoratori è regredita; i dati Istat che parlano di famiglie indebitate per metà dei loro redditi; quelli di Confindustria che dicono di una ripresa dell'emigrazione dal sud come negli anni '60: 850mila ragazzi negli ultimi 10 anni; e ancora i dati Istat sulle retribuzioni che in Italia aumentano meno che nel resto dei paesi europei». Mussi fa di sì con la testa: «Non parliamo di cose estremistiche, ma delle uniche cose ragionevoli che si possono fare. E noi abbiamo la forza per cambiare le cose, quella di 150 parlamentari», tra Prc, Sd, Verdi e Pdci. Il Partito Democratico («Cosa grigia, se la nostra è rossa...», dice il leader di Sd criticando la corrispondenza cromatica usata dalla stampa per denominare la sinistra unita) faccia come vuole: la sfida è aperta. «Loro equidistanti tra lavoro e impresa, noi con i lavoratori», osserva Giordano riattualizzando Berlinguer e la sua questione morale sul caso Unipol («E' sbagliata l'idea di farci la nostra banca»). Cosa gradita all'ex Ds Mussi che, appunto, rende la cortesia scegliendo di usare una terminologia cara a molti militanti del Prc: «okkupare» la parola sinistra. Veltroni? «Spero che ce la faccia - aggiunge l'ex diesse - ma non condivido la sua impostazione. Non mi auguro il naufragio del Piddì, altrimenti si aprirebbe un buco nero in cui sprofondiamo tutti. Ma io sono molto felice dove sono: non ho ripensamenti». Obiettivo: una sinistra che esca dalle urne «con due cifre. Abbondanti».


"Liberazione", 15/09/2007




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... non era mai stata rilevata una contrazione tanto significativa nell'area coperta dai ghiacci artici ...
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 settembre 2007


 

Lo hanno svelato immagini riprese dal satellite Esa-Envisat
Aperto il mitico «passaggio a nord-ovest»
Lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico ha reso navigabile la storica rotta dall'Atlantico al Pacifico resa celebre dai romanzi d'avventura
 
I ghiacci si stanno ritirando come mai prima anche nell'Artico, e il fenomeno ha fatto addirittura aprire lo storico, e finora inaccessibile, passaggio a Nord-Ovest, la rotta più diretta che collega l'Atlantico e il Pacifico attraverso il Canada settentrionale, tanto da renderlo pienamente navigabile.

¦ La storia del «Passaggio a nord-ovest»

A rivelarlo sono le immagini del satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) per l'Osservazione della Terra, che ha rilevato una contrazione dei ghiacci artici mai registrata prima. Envisat, ai primi di settembre, ha infatti inviato a terra circa 200 immagini dell'area artica, catturate grazie al suo radar ad apertura sintetica avanzata Asar (Advanced Synthetic Aperture Radar).

¦ Le fotografie scattate dal satellite Esa-Envisat

«L'area coperta da ghiacci si è ridotta ad appena tre milioni di metri quadrati, un milione in meno rispetto ai precedenti minimi registrati nel 2005 e nel 2006» ha spiegato lo scienziato danese Leif Toudal Pedersen del Danish National Space Center che sottolinea l'urgenza di capire le cause del fenomeno. A testimoniare la «immagini riprese da Envisat e che l'Esa ha pubblicato on line. «Negli ultimi decenni -spiegano all'Esa- il passaggio a Nord-Ovest è rimasto sempre ostruito da piattaforme ghiacciate perennì, che non si sciolgono cioè nemmeno durante l'estate. E da 30 anni a questa parte, da quando cioè sono disponibili tecnologie satellitari, non era mai stata rilevata una contrazione tanto significativa nell'area coperta dai ghiacci artici».
"Corriere della sera", 15 settembre 2007



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Il Ministro Fioroni risponde a mamma Ivana
post pubblicato in Notizie ..., il 15 settembre 2007


 LA LETTERA. La risposta di Fioroni alla lettera della mamma a Repubblica.it
In questo campo la scuola italiana ha un primato, le carenze si stanno aggiustando"

Il ministro: "Noi stiamo difendendo
il diritto di Luca all'integrazione"



Gentile signora,
sono un padre e sono un medico e anche per questo leggo con dolore la situazione che Lei denuncia. L'anno scorso, pur dovendo mettere mano a una pesante situazione di finanza pubblica, che ha determinato un'azione di contenimento in tutti i settori, ho però dato direttive precise ai direttori regionali di salvaguardare in ogni caso, nel pieno rispetto della legge, il sostegno ai diversamente abili.

So bene che rispetto alle esigenze complessive dell'integrazione anche queste misure non sono state sufficienti ad assicurare tutte le aspettative, come la sua lettera testimonia. Però voglio anche assicurarle che, in questi giorni di ripresa dell'anno scolastico, è in corso una ulteriore verifica da parte dei direttori scolastici regionali per garantire a tutti ciò di cui hanno diritto secondo le reali necessità.

I bambini diversamente abili hanno diritto ad avere un loro progetto su misura, adatto a ciascuno a seconda del problema, un percorso individualizzato che vada anche oltre la scuola. L'insegnante di sostegno, secondo quanto prevede la legge, viene assegnato alla scuola come sostegno agli altri insegnanti curricolari ed è la scuola, insieme al territorio, che deve mettere in atto tutte le risorse per realizzare a pieno l'integrazione. Ma è un'azione che deve vedere coinvolti tutti i docenti della classe e le altre figure professionali specialistiche che devono essere assicurate anche da enti locali, Asl e dal territorio in un lavoro comune e condiviso, senza lasciare da sola la scuola.


L'integrazione dei diversamente abili è una delle cifre distintive della scuola italiana, una delle più avanzate in Europa e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a questo primato.

Proprio per questo sono certo che anche Luca troverà presto ciò di cui ha bisogno, come la legge prevede, proseguendo e confermando la linea della scuola italiana di riconoscere l'integrazione degli studenti diversamente abili come condizione imprescindibile di civiltà e di qualità.

Giuseppe Fioroni
Ministro della Pubblica Istruzione

("la Repubblica", 14 settembre 2007)




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La mamma di Luca: " ... Ma io che non sono né ricca né potente ..."!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 14 settembre 2007


 La lettera aperta al ministro Fioroni della madre di un bambino con ritardi
"Era migliorato grazie al sostegno, ma ora scopriamo che è stato dimezzato"

"Il mio Luca, bello e difficile
che ha perso l'aiuto della scuola"


Attraverso Repubblica.it mi rivolgo al Ministro della Pubblica Istruzione.

Ill. mo dott. Fioroni, chi le scrive non è una delle venti donne più potenti della Terra. Chi Le scrive è soltanto una mamma, la mamma di Luca. Un bambino che - senza mascherarsi dietro il politically correct - è un bambino ritardato. Proprio così: Luca è bello, fisicamente perfetto ma "non ci arriva".

Finché ha frequentato la Scuola Materna, tutto era come velato. "Si farà", mi dicevano le sue insegnanti. Ed io un po' ci ho creduto. Quando poi è giunto il momento di iniziare la scuola Elementare, la neuropsichiatra che lo ha in cura da qualche anno, mi ha consigliato di presentare domanda per un insegnante di sostegno. E così lo scorso anno scolastico a Luca e alla sua classe è stato assegnato un insegnante in più che ha svolto un ottimo lavoro: Luca alla fine dell'anno sapeva distinguere le lettere dell'alfabeto e scriverle in stampatello.

Tutto insomma sembrava procedere bene finché io e gli altri genitori del GLH, ossia Gruppo Lavoro Handicap, siamo stati informati degli imminenti tagli della Finanziaria alla scuola e in particolare alle ore per gli insegnanti di sostegno.

Attoniti, abbiamo chiesto spiegazioni alla Dirigente: i nostri figli non riceveranno più la stessa copertura dell'anno scorso, nei dettagli ancora non si sapeva. Ci ha consigliato di attendere luglio per eventuali sviluppi, e noi abbiamo diligentemente aspettato. Poi a luglio ci ha consigliato di attendere settembre e noi abbiamo atteso. Finché il 10 settembre, primo giorno di scuola, mi viene confermato che le ore di sostegno per Luca sono state ridotte del 50%.


Gent. mo Ministro, Le faccio ora il classico conto della serva: Luca frequenta la scuola per quaranta ore settimanali, ma verrà seguito in modo particolare soltanto per undici. Nelle restanti ore verrà preso in carica dalle insegnanti di classe che hanno già ventidue bambini. Ormai è palese per tutti gli italiani: nell'odierna società non c'è destra né sinistra che tenga: contano solo potere e denaro. Ma io che non sono né ricca né potente e che con dignità voglio permettere a mio figlio di studiare senza incatenarmi al cancello della scuola, che cosa posso fare per offrirgli un futuro se non posso neppure garantirgli l'istruzione elementare?

Io che sono solo una mamma, la mamma di Luca.
Ivana Leone
Milano


("la repubblica", 14 settembre 2007)




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Riceviamo da ... UdB Settore Università!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 14 settembre 2007


 

UNITÀ di BASE

U d B Settore Università

Protocollo su welfare e pensioni.

Il NO della FIOM.

Aria nuova e salutare in ambito sindacale?

Sembrerà strano ai più, ma non a noi, che ad annunciare con soddisfazione il ritorno della FIOM alla vocazione realmente battagliera e dignitosa di una importante – la PIU’ importante - federazione della CGIL debba essere la nostra sigla e non la stessa confederazione a cui aderiscono i rappresentanti di milioni di metalmeccanici.

Paradosso? Contraddizione? Per la CGIL di sicuro. Ma non certo per noi.

Lo diciamo con soddisfazione, siamo sinceramente entusiasti di questo plateale e significativo “strappo”, tanto più poiché espresso da una maggioranza schiacciante di delegati: 125 su 159 hanno approvato la linea di Rinaldini, Segretario Generale FIOM.

Un segno di maturazione e coscienza oggi presente nel solo sindacalismo di base ma impossibile da rintracciare nel resto del sindacalismo “triplice e confederale” di stampo concertativi. La stessa “riluttanza” della firma di Epifani sul secondo protocollo (sul welfare) - che tanto aveva fatto sperare certe anime belle “di sinistra” - non ha la stessa rilevanza e dignità dell’esplicito dissenso degli operai metalmeccanici, anzi, ne evidenzia l’ormai consueto gioco delle parti in un teatrino sempre meno credibile.

I punti giudicati “irricevibili” dalla FIOM coincidono con gli stessi che anche noi avevamo stigmatizzato all’indomani di quegli accordi, e di seguito sinteticamente ripresi:

In particolare giudica “sbagliate” le decisioni sulle pensioni a partire dalla “incomprensibile” scelta delle quote per il superamento dello scalone (dopo il passaggio a 58 anni nel 2008 si passa alle quote già dal luglio 2009) fino alla decisione sulla clausola di salvaguardia (l'aumento dello 0,09% dei contributi nel 2011 nel caso che la razionalizzazione degli enti non portasse risultati). La FIOM giudica negativamente anche il limite per i lavori usuranti fissato a 5.000 uscite l'anno e la revisione coefficienti di trasformazione del sistema contributivo. (testuale da “L’Unità” di mercoledì 12.09.07)

Molti sono nei prossimi mesi gli appuntamenti annunciati, ad iniziare dal referendum dell’8, 9 e 10 ottobre p.v. indetto proprio per esprimersi su quei due protocolli, proseguendo con la manifestazione nazionale del 20 ottobre indetta sempre sullo stesso tema, per finire con la più grande e capillare consultazione dei lavoratori del Pubblico Impiego in novembre, ovvero le elezioni per il rinnovo delle RSU.

Inizia dunque il vero autunno caldo?

Dal referendum sarà dunque bene partire con una serie di avvertenze: è già scontato il risultato in partenza. Vincerà il SI, ovvero il “consenso” alla firma dei confederali ai protocolli su welfare (meglio dire “PRECARIETA’”) e sulle pensioni (meglio dire “IL SOGNO DELLA PENSIONE”). Il referendum, infatti, è già “truccato” in partenza! Saranno infatti chiamati ad esprimersi non i soli lavoratori bensì anche gli attuali pensionati (per di più probabilmente “abbagliati” dalla “favolosa quattordicesima” elargita loro proprio in ottobre…) che non hanno motivo di lagnanza alcuna, poiché “salvi” dalla controriforma pensionistica e del mercato del lavoro.

Si consideri che più della metà degli iscritti ai tre sindacati confederal/concertativi sono proprio pensionati…!

I lavoratori che avranno, poi, il “privilegio” di potersi esprimere saranno i soli iscritti ai sindacati della triplice confederal/concertativa!

Inoltre, proprio l’identità dei “gestori” del referendum non garantisce assolutamente quel minimo di trasparenza necessaria alla verifica del voto. Saranno infatti i vari funzionari, capi e capetti confederali - sicuramente i più “fidati” e probabilmente gli stessi che daranno l’indicazione di voto - a gestire le operazioni di voto e di spoglio della consultazione. Se questa è “garanzia” di imparzialità…

Tuttavia…

Se restiamo, dunque, legittimamente scettici di fronte a queste scadenze, tuttavia proprio il grande rifiuto del Direttivo della FIOM potrebbe caricare di significato l’appuntamento referendario, altrimenti privo di reale “appeal” per i lavoratori in servizio e precari.

Sarebbe infatti importantissimo ottenere un forte – anche se percentualmente “minoritario” - NO a quegli accordi espresso dai lavoratori, e non da altri…

Anche se annunciata, la “minoranza” decisa e determinata dei lavoratori attivi può effettivamente marcare un’importante differenza per i prossimi contratti e, ancor più, per gli stessi futuri sviluppi riguardanti il mondo del lavoro dipendente e le stesse condizioni – e gerarchie - sociali dei lavoratori, “garantiti” e precari.

Potrebbe inoltre rappresentare un primo forte contributo a quelle mobilitazioni che culmineranno, almeno inizialmente, nella manifestazione del 20 ottobre, che già si prevede molto partecipata, e che dovrà trovare poi la sua naturale declinazione nelle aule parlamentari con efficaci emendamenti capaci di eliminare gli aspetti davvero scabrosi di quei protocolli.

Sono queste, in fin dei conti, le premesse davvero necessarie per avviare qualsiasi contratto nazionale futuro che non voglia essere “a perdere” fin dalla partenza.

Tanto più per quello dell’Università, da sempre il più debole e martoriato di tutto il Pubblico Impiego.

Presto discuteremo di questi temi nei nostri organi e decideremo, quindi, come comportarci e quali indicazioni suggerire ai lavoratori.

Per il momento ci limitiamo all’analisi delle “possibilità”.

Scenari presenti, prossimi e futuri.

Il pronunciamento plebiscitario della FIOM, tuttavia, non esaurisce la sua carica e la sua valenza in questi appuntamenti, tutto sommato strettamente contingenti.

Tutt’altro. Prelude a ciò che potrebbe divenire il prossimo panorama sindacale.

Acclarata la “fedeltà” dei tre confederal/concertativi ai prossimi “rimaneggiamenti” politici istituzionali (al Partito Democratico in primo luogo) si apre necessariamente l’interrogativo del “che fare” per ogni forza sindacale che vuole continuare ad essere espressione autentica e di massa dei lavoratori.

Una volta – finalmente – certificata la fine della finzione “rappresentativa” e caduta la foglia di fico (la FIOM) che garantiva alla CGIL quel minimo di “presentabilità”, appare del tutto evidente il vuoto pauroso che si para innanzi a milioni di lavoratori.

Può rimanere questo vuoto di rappresentanza in ambito sindacale?

In politica ed in natura il vuoto non esiste. In ambito sindacale vale lo stesso principio.

Lo scenario, dunque, è destinato a modificarsi rapidamente e radicalmente.

E, molto probabilmente, in positivo.

Converrà dunque attrezzarsi fin da subito.

Il sindacalismo di base parte proprio da questi presupposti. UdB esiste per questo.

Iniziamo a dare corpo e gambe al sindacato di base.

Il futuro è con noi.

Aderisci, crea, contatta, vota

UdB in ogni ateneo!

Presentare la lista UdB – anche per i non iscritti – è semplice e possibile.

Bologna, 12.09.07 UdB Università



permalink | inviato da Notes-bloc il 14/9/2007 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Non si fa politica senza cultura e senza cognizione della storia!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 settembre 2007


 
Attenti alla "classe operaia"...

Piero Sansonetti

Il Presidente del consiglio Prodi ha commentato il voto della Fiom contro gli accordi di luglio con queste parole: «Era una scelta abbastanza scontata, se la Fiom si dissocia è un suo diritto, ma era previsto». Il ministro Santagata è stato più chiaro. Ha detto: «Noi l'accordo lo abbiamo firmato con la Cgil». Le parole del ministro Damiano sono state un po' più attente, ma esprimevano nella sostanza lo stesso concetto. Che potremmo anche tradurre, volgarmente, con questa espressione: chissenefrega .
Il voto della Fiom contro gli accordi, come capisce chiunque, è invece clamoroso e molto importante, perché apre formalmente e in modo solenne un conflitto nel centrosinistra su alcuni cardini della politica economica. E introduce una frattura nel sindacato, in particolare nella Cgil, che non ha precedenti negli ultimi 60 anni. Cerchiamo di spiegarci: è un fatto politico enormemente più grande di qualunque bisticcio tra ministri, di qualunque riserva di partito su una azione di governo, è cento e cento volte più impegnativo di una dichiarazione di Veltroni, o di Rutelli, o di D'Alema, o di Giordano o di Mastella.
Le dichiarazioni di Prodi, Santagata e Damiano mi hanno lasciato sgomento non tanto perché non suonano affatto di buonaugurio per l'andamento della trattativa sulla Finanziaria; mi hanno lasciato sgomento perché testimoniano una superficialità e una incompetenza politica che fa tremare le vene e i polsi. Come si può parlare di "dissenso scontato" di fronte al no secco, quasi unanime, del più importante sindacato di categoria della storia della Repubblica italiana? Stento a credere che Prodi e Santagata e Damiano non conoscano la storia dei metalmeccanici italiani - il cuore della classe operaia - non sappiano che questa "categoria" - e la Fiom in modo specialissimo - è stata il nerbo della nostra democrazia, della crescita di questo paese, della sua tenuta democratica negli anni delle trame eversive e degli attacchi reazionari, che ha guidato, talvolta con genialità, la crescita di tutto il sindacato, ne ha reinventato la politica, ha promosso, accelerato, difeso la trasformazione di questo paese e i grandi scatti della sua civiltà. Non ci credo che possano ignorare il fatto che i metalmeccanici sono stati il cemento della sinistra italiana, e spesso anche il suo cervello, la forza, l'astuzia, il fortino. Hanno salvato e fatto cadere i governi, hanno influenzato tutte le scelte politiche. Hanno cambiato la rete dei diritti dei lavoratori. E sono stati anche la spina dorsale dello sviluppo economico, della crescita dell'Italia, della formazione della sua ricchezza.
Davvero un gruppetto di politici, neanche giovanissimi, pensa che tutto questo patrimonio si liquida con una dichiarazione alle agenzie del tono di quella del Premier? Davvero non capiscono che una presa di posizione così netta della Fiom costituisce una rottura drammaticissima nel blocco sociale che è la sostanza vera dell'alleanza di centrosinistra? Badate che io non sto nemmeno pronunciandomi a favore o contro l'accordo di luglio, non è più questo il punto; padronissimi Prodi, Santagata e Damiano di ritenere buono l'accordo - così come lo ritiene ottimo Montezemolo - e di pensare che sia la Fiom a sbagliare il giudizio. Niente da eccepire, se ne discuterà. Quello che mi pare pura follia è ritenere che il No della Fiom non vada affrontato con grandissima serietà e cogliendone le dimensioni politiche eccezionali. Cioè che non si capisca che di fronte al cammino del governo adesso c'è un macigno. Che può essere rimosso, appianato, aggirato, ma sicuramente non può essere ignorato.
Da che cosa dipende questa miopia di gran parte dei ministri dell'Unione? Temo dipenda dal decadimento culturale che in questa ultima - brutta - estate abbiamo potuto verificare tante volte. Cioè dipende dalla stessa povertà, inconsistenza culturale che recentemente ha portato alla campagna anti-lavavetri. Come è nata quella campagna? Con la necessità tattica, di alcuni dirigenti dell'Ulivo, di spostarsi al "centro" di fronte all'opinione pubblica (per una serie di motivi tattici che non è il caso qui di spiegare). Diciamo che è stata una manovra politica. Io non penso che le manovre politiche siano un delitto (anche se a me non piacciono) quando però sono condotte in una condizione di vuoto culturale, finisce per mancare ogni freno (manca l'attrito, spiegherebbe un fisico) e il risultato può essere quello che invece di spostarsi al centro si finisce all'estrema destra, in rottura con tutta la propria tradizione e con i valori essenziali non solo della sinistra, ma della civiltà politica.
In occasione della campagna contro i lavavetri, dopo qualche mossa sguaiata, qualcuno ha capito che bisognava frenare (per esempio Veltroni). Speriamo che anche stavolta qualcuno avverta Prodi, e magari gli faccia ripassare un po' di storia.


"Liberazione", 12/09/2007




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Da oggi si comincia a scrivere una pagina nuova nella storia del movimento sindacale italiano?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 11 settembre 2007


 

Il segretario generale delle tute blu Gianni Rinaldini chiede al Comitato centrale di non approvare il Protocollo su pensioni e mercato del lavoro: «C'è una crisi della rappresentanza sociale del sindacato». Epifani: «Un problema grave», ma difende il lavoro fatto come «la «migliore soluzione possibile»

Scontro in Cgil, la Fiom propone di votare no all'accordo di luglio tra sindacati e governo

Fabio Sebastiani

La Fiom a testa bassa contro l'accordo del 23 luglio 2007 sulle pensioni e sul welfare. Manca solo la ratifica formale del voto, in programma per oggi, ma quando al Comitato centrale, ieri, il segretario generale Gianni Rinaldini ha proposto di «non approvare» il protocollo firmato da Cgil, Cisl e Uil con Prodi, si è levato un applauso significativo. Significativo, a seguire i lavoro del parlamentino della Fiom è toccato al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. La reazione del leader della confederazione non è stata tenera. «Un problema grave», ha detto nel corso delle conclusioni. Secondo Epifani, l'accordo è la «migliore soluzione possibile» sulla gran parte dei temi affrontati. Se pure ci sono questioni sulle quali la Cgil mantiene alcune perplessità (come le parti sul mercato del lavoro che riguardano i contratti a termine e gli straordinari), è la tesi di Epifani, ci sono numerosi aspetti positivi a partire dalla quantità di risorse destinate a lavoratori e pensionati. «Complessivamente - ha detto il leader della Cgil - è un accordo positivo e va sostenuto. Se il Comitato centrale della Fiom decidesse di non approvarlo sarebbe la prima volta che si esprime in modo diverso dal direttivo della Cgil».
Insomma, non è esagerato dire che da oggi si comincia a scrivere una pagina nuova nella storia del movimento sindacale italiano. Una pagina che viene "girata" proprio nel momento in cui i metalmeccanici stanno andando verso un rinnovo del contratto nazionale tutt'altro che facile.
I primi a dover fare i conti con il "gran rifiuto" della Fiom saranno proprio Cgil, Cisl e Uil che per domani hanno in agenda gli esecutivi unitari.
Dell'accordo, il segretario generale della Fiom ha salvato solo l'aumento delle pensioni basse. Il resto, dal mercato del lavoro alla riforma previdenziale, è da buttare. Compreso quell'incentivo alla contrattazione aziendale che riduce il sindacato a uno strumento inservibile. Insomma, nelle sue parole non c'è nemmeno quella formula di "luci ed ombre" che era riecheggiata nel corso del Direttivo nazionale della Cgil a mo' di salvagente da usare nelle assemblee nei luoghi di lavoro. In quel direttivo Gianni Rinaldini pur espriimendo tutte le sue critiche si astenne.
Un'anticipazione della posizione del Comitato centrale della Fiom si era avuta sabato scorso nell'affollatissimo dibattito alla Festa nazionale della Rete 28 aprile (nei pressi di Parma), l'area programmatica della Cgil di cui è portavoce Giorgio Cremaschi, dallo stesso Gianni Rinaldini che nel suo intervento aveva messo sotto accusa tutti i passaggi del protocollo e anche parlato esplicitamente di «crisi di rappresentanza» del sindacato. «Spero ci siano tanti no», aveva aggiunto il leader della Fiom.
segue a pagina 5 di "Liberazione" dell'11-09-07 www.liberazione.it


"Liberazione", 11/09/2007




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Quel che è giusto è giusto, ma se adesso pensassero ad una norma che rinchiude vecchiette e disabili ... potrebber star ancor più "tranquilli" li Potenti!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 11 settembre 2007


da "la Repubblica", 11-09-07 

Cassazione: sì all'arresto per i minori
accusati di scippo o furto in appartamento

La Suprema Corte annulla ordinanza del Tribunale dei minorenni di Roma sul caso di un'adolescente nomade

Lavavetri, la procura di Firenze dice no agli arresti





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I giovani abbandonati a se stessi e alle "organizzazioni a delinquere"! Vergogna!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 10 settembre 2007


 
SCUOLA & GIOVANI

Perquisizioni delle Fiamme gialle a Bari, Ancona, Chieti e Catanzaro
Nel mirino le prove a Medicina e Odontoiatria: anche docenti nell'organizzazione

Università:
 truffa nei test di ammissione
Da 8000 a 30.000 euro per un "aiuto esterno"


<b>Università, truffa nei test di ammissione<br>Da 8000 a 30.000 euro per un "aiuto esterno"</b>
BARI - Ci sono sette indagati, dalla Procura della Repubblica di Bari, nell'ambito delle indagini (iniziate nel giugno del 2006) condotte dalla Guardia di finanza del capoluogo pugliese sui test di ingresso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Chieti e Ancona. Nei giorni scorsi le Fiamme gialle hanno eseguito una serie di perquisizioni e sequestri presso gli atenei delle tre città e nei confronti degli indagati per i quali si ipotizzano i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato. Un'organizzazione collegata con personale interno, amministrativo e docente delle università coinvolte, che garantiva "aiuti esterni" agli studenti per superare il test. Una cinquantina gli studenti coinvolti che, nel corso delle prove del 4 e 5 settembre scorsi, avrebbero ricevuto "aiuti esterni".

Il prezzo dell' "assistenza". Agli studenti venivano chiesti fino a 8000 euro per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di "assistenza" durante la prova, e fino a 30.000 euro se poi l'esame veniva superato.

Mussi, "Un altro caso" a Catanzaro. Il ministro dell'Università Fabio Mussi aveva segnalato un altro caso di "buste aperte prima di un concorso". Si tratta dell'università Magna Grecia di Catanzaro, in cui ci sarebbe stata una sottrazione di modelli dai plichi inviati all'ateneo per i test di ammissione a Medicina. Sulla vicenda indaga il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio. Proprio nell'ateneo ci sarebbero stati quattro casi di massimo dei voti sui sette registrati in tutta Italia: una percentuale che fa ipotizzare presunte irregolarità. L'inchiesta è stata avviata sulla base di un esposto presentato dal rettore Francesco Saverio Costanzo, e dal preside di Medicina, Giovanbattista De Sarro. Dagli accertamenti è emerso che il numero di modelli sarebbe inferiore a quello previsto e dichiarato nel verbale di consegna.

La dinamica. L'organizzazione aveva provveduto a iscrivere, per ogni studente, almeno un'altra o più persone incaricate di aiutare direttamente l'interessato o di comunicare all'esterno il contenuto del questionario. A comunicazione avvenuta, l'organizzazione, dislocata in due "sale operative", provvedeva all'invio delle risposte agli studenti con sms o telefonate.

Le "staffette". In alternativa, c'erano degli "accompagnatori" incaricati di portare all'esterno delle aule i questionari e di consegnarli a "staffette" munite di scooter che a loro volta avrebbero recapitato i documenti presso le "sale operative".

La composizione delle aule. Negli atenei coinvolti ci sarebbe stato anche un tentativo di concordare la composizione delle aule, al fine di agevolare gli studenti che dovevano assolutamente superare la prove. Nell'ateneo di Bari, tuttavia, il tentativo è fallito: alla vigilia del concorso il rettore ha ricollocato gli studenti secondo l'età anagrafica evitando così che persone non interessate alla prova, come genitori e accompagnatori, potessero interferire.

L'inchiesta. L'attività illecita è stata monitorata dalle Fiamme gialle baresi sia attraverso intercettazioni telefoniche (e degli sms) sia con pedinamenti, appostamenti, riprese video e foto.

("la Repubblica", 10 settembre 2007)



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YouTube!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 settembre 2007


 

Logo YouTube 120x120

 

Su YouTube il reality (vero) del migrante

Alessia Grossi

YouTube è diventato lo specchio globale di un mondo inquieto e istantaneo, in cui qualsiasi avvenimento può diventare universale, non importa quanto grande (o piccolo) sia. Cercheremo di darvene periodicamente un assaggio partendo dall'attualità.

"l'Unità", 10-09-07




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E' tratto dal romanzo dello scrittore e storico delle religioni Mircea Eliade
post pubblicato in Notizie ..., il 9 settembre 2007


 

Francis Ford Fantasy
di Daniela Giammusso


Troupe all'osso. Pochi soldi. Niente star. L'autore del 'Padrino' torna dopo dieci anni. Con una favola rumena che incanterà Roma

Francis Ford Coppola sul set di
'Youth Without Youth'L'ultima volta che Francis Ford Coppola sparì qualche anno, nacque 'Apocalypse Now', Martin Sheen ebbe un infarto nella giungla, un tifone distrusse tutto il set, lui stesso quasi ci rimise la pelle (e la testa), ma poi vinse la Palma d'oro a Cannes, cambiando il modo di pensare al Vietnam e quello di girare un film. Certe cose non capitano tutti i giorni, ovvio. Ma dopo dieci anni di silenzio (da 'L'uomo della pioggia'), è indubbiamente lui l'autore più atteso della prossima stagione. Il regista de 'Il padrino', 'La conversazione', 'Cotton Club' e 'Dracula', torna con 'Youth Without Youth', che la Bim distribuirà a fine ottobre, dopo l'anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma.

Non è, però, solo una questione di silenzio. Chi conosce la storia di quell'uomo da cinque Oscar e almeno altrettanti tonfi clamorosi, che ripete di "avere genio, ma non talento" e di essere "troppo ambizioso" anche per la sua pazienza, sa che ogni suo film è una scommessa. Con se stesso, con il Sistema, con i critici, con il modo di fare cinema. E ogni volta esiste una storia, vera, parallela, avventurosa almeno quanto quella narrata. 'Youth Without Youth' (gioventù senza giovinezza) è tratto dal romanzo dello scrittore e storico delle religioni Mircea Eliade ed è la vicenda, ambientata in Romania tra la Seconda guerra mondiale e la fine degli anni '60, di un professore settantenne, studioso di lingue e ossessionato dalla ricerca di un proto-linguaggio umano, che viene colpito da un fulmine e inizia a ringiovanire.

La vicenda prosegue in India, Malta, Svizzera, tra le SS che inseguono il protagonista, convinte che abbia inventato un farmaco portentoso, e l'amore per una donna misteriosa, forse reincarnazione di una sacerdotessa del VII secolo. Una storia complessa e piena di simbolismi. Eppure, racconta Coppola, proprio come accadde con 'Il padrino' o il capitano Kurtz, più andava avanti, più quel professore gli somigliava e il ringiovanimento prendeva entrambi.

"Come Dominic ero torturato dalla mia incapacità di portare a termine un lavoro importate ('Megalopolis' che dopo 12 anni non ha ancora copione, ndr)", dice. "A 66 anni mi sentivo frustrato, non facevo film. Le mie aziende andavano a gonfie vele, ma la vita creativa era inappagata. In questa storia non solo ho trovato temi che da sempre mi sforzo di capire, come il tempo, la coscienza e le basi oniriche della realtà. Ma è stato come tornare alle ambizioni di quando ero uno studente di cinema". Così è ripartito da zero. Destinazione: Romania, quasi di nascosto, solo con la nipotina Gia. Come quando lasciò Hollywood per diventare il 're di San Francisco'. I soldi? C'erano quelli guadagnati producendo il Rubicon, uno dei vini rossi più sofisticati della California. D'altronde, nell'eterno altalenare tra progetti commerciali e d'autore, la libertà con cui si produce un film per Coppola è altrettanto importante del risultato: "Bisogna entrare nel Sistema e dopo averlo attraversato, aggirarlo e abbatterlo", è il suo motto.

"Ho imparato da mia figlia Sofia", spiega: "Meglio fare film piccoli ogni due anni e realizzare i propri sogni. È stato un sollievo non dover pietire soldi a nessuno". Cast e troupe, tutti scelti sul luogo, comprese le protagoniste Alexandra Maria Lara ('La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler') e l'esordiente Alexandra Pirici. L'attrezzatura, tutta su un pulmino, come nel '69, quando con Lucas al seguito girò l'America per realizzare 'Non torno a casa stasera'. Uniche certezze: Tim Roth ('Pulp Fiction', 'La leggenda del pianista sull'oceano') che, con ore di trucco, interpreta Dominic dai 26 ai 101 anni; e Bruno Ganz, attore prediletto da Wim Wenders, nel ruolo del suo medico.

Poi tanto uso del digitale e l'aiuto di Walter Murch, il mago che ha creato i primi sette minuti di 'Apocalypse Now' e vinto l'Oscar per il montaggio de 'Il paziente inglese'. Il risultato lo vedremo tra qualche settimana. Intanto, Coppola sembra davvero ancora quel ragazzo che sognava di diventare bravo quanto Antonioni e più ricco di Carlo Ponti. È già ripartito per un'altra avventura, in Argentina, con Matt Dillon e Javier Bardem. S'intitolerà 'Tetro'. "Fare un film è come fare una domanda", spiega: "Quando hai finito, il film è la risposta". Bentornato Mister Coppola.

("L'espresso", 05 settembre 2007)



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Leggiamo e diamo la nostra solidarietà a chi scrive ...
post pubblicato in Messaggi, il 9 settembre 2007


 
Quei titoli sui giornali e la distruzione della scuola pubblica
"Professori cornuti e mazziati"

Franco Berardi Bifo
Sono un insegnante. Svolgo il mio lavoro in una scuola serale. Insegno storia e cultura europea a studenti lavoratori, in gran parte di provenienza straniera. L'orario di lavoro sta fra le 19 e le 23. Cinque giorni alla settimana. Ventiquattro anni di anzianità. Il mio stipendio è di 1460 euro (millequattrocentosessanta).
Il contratto della mia categoria è scaduto nel 2005. Dopo una lunga vertenza ci è stato rinnovato solo nell'aprile del 2007. Ci hanno concesso un aumento medio di 100 euro. La vacanza contrattuale, cioè il lungo periodo durante il quale il contratto era scaduto, non è stata riconosciuta, con la complicità per me incomprensibile del sindacato. Non ci pagano gli arretrati, vabbè. Cento euro in più sono meglio di uno sputo in un occhio direte voi. D'accordo. Meglio di uno sputo inun occhio.
Il problema è che questo aumento non s'è visto. Funzionari del governo di centrosinistra hanno firmato questo contratto tanto chi se ne frega, ma i soldi fino a questo momento non si sono visti.
A luglio ho fatto gli esami di maturità. Mi spetterebbe un compenso per questo, poca roba, qualche centinaio di euro. L'avete visto voi? Io no.
Le condizioni della scuola e dell'università italiana peggiorano ogni anno prima di tutto per la ragione semplicissima che i soldi per l'istruzione (a proposito: come si chiama adesso il ministero? E' stata restaurata la parola pubblica davanti alla parola istruzione?) i soldi per l'istruzione non ci sono. Non ci sono i soldi per stabilizzare le decine di migliaia di ricercatori che mandano avanti la macchina universitaria in condizioni di indecente precarietà, ricatto, e miseria. Non ci sono i soldi per assumere le centinaia di migliaia di precari della scuola. Non ci sono i soldi per pagare gli aumenti concessi.
Per essere più precisi i soldi ci sarebbero, ma sono sistematicamente dirottati verso le scuole private, confessionali o padronali. In questi giorni si torna a scuola. La maggior parte dei (pochi) insegnanti che leggono un giornale (come permettersi un quotidiano al giorno con uno stipendio di millequattrocento euro?) la maggior parte degli insegnanti, dicevo, compra La Repubblica (e farebbe meglio a cambiare giornale).
La Repubblica ha sparato in prima pagina:
BASTA CON I PROFESSORI FANNULLONI.
Cornuti e mazziati, direte voi. La vera questione è un'altra. Il titolo della Repubblica è un'indecente
criminalizzazione di un'intera categoria. E la categoria pubblicamente insultata è quella che dovrebbe formare le nuove generazioni, che dovrebbe godere del rispetto e dell'ascolto della parte più sensibile della collettività. Metterli alla fame non basta. Occorre umiliarli pubblicamente: miserabili e fannulloni.
Ciò cui stiamo assistendo è la distruzione della scuola pubblica, e il governo di centrosinistra da questo punto di vista non si comporta diversamente da quello precedente. Questa distruzione si inserisce nel quadro più vasto di un processo generale di descolarizzazione, di produzione accelerata di ignoranza. D'altra parte è quel che chiede il mercato, dominus incontrastato della vita sociale. Il mercato del lavoro ha bisogno di gente incapace di ragionare, incapace di leggere, incapace di parlare. Ha bisogno di gente capace di rispondere a impulsi elettronici frattalizzati.
Gente costretta ad accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. Gente impaurita e solitaria. Questo occorre al mercato del lavoro. Gli insegnanti sono un ostacolo su questa strada. Occorre trasformarli in una mandria invigliacchita di esecutori del progetto di depressione della mente collettiva.
Sempre su Repubblica c'era anche l'articolo di Aldo Schiavone dedicato alla scuola. Lo Schiavone ha voglia di scherzare. Rivolgendosi agli insegnanti con aria saccente dice che sarebbe ora che riscoprissero il gusto (e i vantaggi) dell'autoformazione. Ma grazie signor Schiavone, aspettavamo giust'appunto lei. Aspettavamo proprio i suoi consigli. Che suggerisce? Un viaggio di studio? Lei lo sa quanti insegnanti debbono fare il doppio lavoro per potersi pagare l'affitto?
Chi glielo paga il viaggio di studio che ogni insegnante dovrebbe fare due volte all'anno se fossimo in un paese civile? Un paese civile? Quello in cui escono titoli come quello che campeggia sulla prima pagina della Repubblica non può essere un paese civile.


"Liberazione", 08/09/2007




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Attendiamo con ansia, mentre spingiamo con forza verso la "Cosa Rossa"!
post pubblicato in Notizie ..., il 9 settembre 2007


 

"Cosa Rossa", accordo della Sinistra dell'Unione


 

Fabio Mussi Franco Giordano Prc Sd Rifondazione
Unità della sinistra per contrastare il Partito Democratico. In poco più di due ore i segretari della sinistra dell’Unione hanno riposizionato la bussola su un obiettivo comune: la nascita di un nuovo soggetto unitario, una priorità che corre parallelamente al lavoro da impostare tutti insieme sulla Finanziaria.

Certo, alcuni nodi da sciogliere restano ancora sul tavolo: la manifestazione del 20 ottobre contro il protocollo sul welfare, che non convince del tutto Fabio Mussi ed Alfonso Pecoraro Scanio, e poi i distinguo sulla riforma della legge elettorale. Il tema, accennato solo marginalmente, sarà affrontato in un'apposita riunione forse già la prossima settimana. La riunione di venerdì, la prima dopo la pausa estiva, è servita però a serrare le file dopo i contrasti degli ultimi giorni sulla manifestazione del 20 ottobre, divisioni che avevano rischiato di mettere in serio pericolo il futuro dell'unità a sinistra.

Il punto sui cui Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio hanno rinsaldato l'intesa è il rischio che il governo diventi un monocolore del Partito democratico. Un pericolo reso ancora più reale da una sinistra divisa che non riesce a incidere sull'azione di governo. Il problema posto all'attenzione dei presenti da Fabio Mussi, che ha tenuto la relazione introduttiva, ha subito trovato il consenso di tutti. Per contrastare il Pd, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio avrebbe proposto di dare vita nel più breve tempo possibile ad un gruppo di lavoro che si occupi delle forme attraverso cui poter organizzare un soggetto unitario.

Convinto che si debba al più presto avviare la fase unitaria è anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. Un soggetto unico della sinistra, avrebbe spiegato il segretario dei Comunisti Italiani, serve per contrastare la politica messa in campo dal Pd, bisogna accelerare visto che fino ad ora, è l'opinione di Diliberto, la “Cosa Rossa” ha dato una brutta dimostrazione. Il banco di prova per tastare concretamente l'unita della sinistra sarà la costruzione della legge finanziaria. Di fronte ad un'assenza di «collegialità nelle decisioni» all'interno del governo, i vertici di Prc, Verdi, Sd e Pdci hanno deciso di affidare ai capigruppo la stesura di un documento in cui saranno contenute le proposte della sinistra per la manovra economica.

«Non siamo l'intendenza che segue il Partito democratico», avverte il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena, mentre il leader di Rifondazione Franco Giordano è ancora più chiaro: dobbiamo evitare che «il Pd detti legge in campo economico e sociale». Oliviero Diliberto ribadisce che «nessuno vuole aprire un braccio di ferro con il governo», ma quest'ultimo «deve tener conto delle istanze della sinistra». Quello che deve essere chiaro agli alleati insomma è che «l'esecutivo non finisce con il Pd».

Il calendario dei prossimi giorni dunque è già segnato: la stesura del documento, che già sabato sarà presentato al vertice dell'Unione nelle sue linee generali, e poi la presentazione del testo in un'assemblea pubblica a cui prenderanno parte tutti i parlamentari dei 4 partiti. Se la “battaglia” sulla finanziaria è il collante per l'unità della sinistra, restano le riserve di Sd e Verdi sull'appuntamento del 20 ottobre. Prc e Pdci ribadiscono che la manifestazione si farà, Pecoraro Scanio e Fabio Mussi non chiudono la porta ma chiedono chiarimenti sul programma alla base della manifestazione.

Pubblicato il: 08.09.07
Modificato il: 08.09.07 alle ore 17.04
"l'Unità", 09-09-07

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Parla il segretario della Fiom: «Quella del 20 ottobre è una mobilitazione promossa dal basso. E se così sarà, è indubbio che apre un processo, spinge nella direzione di aggregare la sinistra. Altrimenti le scelte le imporrà Montezemolo»

 

Rinaldini: «Sinistra rinnovati,
unisciti e scendi in piazza»

 

Stefano Bocconetti
Forse perché abituato ad essere nell'occhio del ciclone, la domanda lo disturba un po'. «Mi chiedi se ci ho ripensato? Se mi è venuto qualche dubbio leggendo le polemiche sui giornali? E perché mai dovrei ripensarci? Per qualche battuta strumentale, fatta solo in funzione di manovre politiche? Ma smettiamola... Io sono convintissimo che la manifestazione del 20 ottobre sia un fatto importante, positivo». Gianni Rinaldini è il segretario della Fiom. Cioè la Cgil dei metalmeccanici. Cioè la più grande organizzazione fra i lavoratori produttivi. E lui ha subito aderito all'appello di Liberazione , de il Manifesto e di quindici intellettuali per un corteo il sabato successivo alle primarie del piddì. «Ti ripeto: lo trovo un passaggio importante».

Perché?
Con uno slogan: è importante perché mi sembra che così si dia un senso all'iniziativa della sinistra. Sì, insomma: penso che la manifestazione sia un modo per provare a definire un'agenda, per provare a scrivere gli impegni di lavoro della sinistra.

Veramente per scrivere un'agenda non ci sarebbe bisogno di organizzare un corteo.
Fammi finire. Stavo parlando proprio di quest'argomento. Io penso che sia importante anche il "come" si scrive un'agenda. Insomma: il 20 ottobre è un modo per evitare che la sinistra fissi la sua scaletta di priorità nel chiuso di una stanza. Invece, così, lo potrà fare misurandosi col suo popolo, coi suoi elettori. Lo farà aprendosi ad una vera partecipazione.

Sembra esserci un problema, però. La sinistra democratica ha espresso diversi dubbi sul corteo. Che dici?
Posso solo fare un auspicio. Che tutti si ritrovino in piazza quel giorno.

E a chi ha paura che diventi un corteo anti-Prodi cosa ribatti?
Che questa non sarà una manifestazione per la crisi di governo. Quella la farà Alleanza Nazionale il 13 ottobre. Il 20, invece, la sinistra sarà in piazza a sostegno di una svolta nelle politiche sociali di questo governo. E a chi dice che così si può prestare il fianco ai nemici della coalizione, rispondo che questa è semplicemente ipocrisia. Nient'altro che ipocrisia. Perché è evidente anche ai sassi che l'instabilità di questo governo viene dall'altra parte. Arriva da Rutelli e dai tanti che da tempo stanno pensando ad una crisi che si risolva con un esecutivo più spostato a destra.

Ma insomma la sinistra può stare al governo e in piazza?
Io davvero non riesco a capire come questa domanda possa diventare un problema. Di più: questo quesito non fa bene alla sinistra. Come se le scelte che si appresta a fare il governo potessero essere separate dall'opinione, dalle attese della gente di sinistra. La verità è che chi sostiene oggi che "o si sta al governo o si fanno i cortei" vuole semplicemente che la nostra gente non pesi. Non conti. In modo che le scelte, quelle vere, sul mercato del lavoro, sulla precarietà, sull'ambiente siano ispirate dalla Confindustria.

A questo punto la domanda più delicata. Un pezzo della Cgil, anche quella vicina alla Sinistra democratica, sostiene che la manifestazione potrebbe apparire come condanna dell'accordo sul welfare, che pure è stato firmato da tutte e tre le confederazioni. Che ne dici?
Vorrei evitare polemiche e se possibile avvalermi della facoltà di non rispondere...

E se il cronista insistesse?
Allora direi che nella piattaforma della manifestazione uno dei temi maggiormente in rilievo è quello della precarietà. Che credo sia la vera, grande questione sociale del nostro paese. Certo, lo so anch'io che quando si svolgerà la manifestazione la consultazione fra i lavoratori sull'accordo sarà già conclusa, come dicono alcuni critici del corteo. Però sfido chiunque a sostenere che entro il 20 ottobre sarà risolto il problema della precarietà. Ed un tema così deve per forza stare "dentro" una mobilitazione della sinistra. Altrimenti, che sinistra sarebbe?
segue a pagina 4 di "Liberazione" www.liberazione.it


"Liberazione", 08/09/2007

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V-day, 50.000 con Grillo
"La politica ai cittadini"

Successo per il giorno del "Vaffa". Iniziative in centinaia di piazze. "Raccolte 300.000 firme". Il comico a Bologna legge i nomi dei 25 parlamentari pregiudicati. L'assessore Mancuso: "Insultato Biagi"
LE IMMAGINI DALLE PIAZZE ITALIANE


"la Repubblica", 09-09-07



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Molti son color che potrebbero goder d'un'aria pura e, invece, striscian come vermi ...
post pubblicato in Foto da copertina, il 9 settembre 2007


 

MARATONA AL VERTICE  Alcuni degli atleti che partecipano alla corsa  sulle Alpi  da Interlaken , a quota 566 metri, fino ai 2205 del ghiacciao  Eiger (Reuters)
MARATONA AL VERTICE Alcuni degli atleti che partecipano alla corsa sulle Alpi da Interlaken , a quota 566 metri, fino ai 2205 del ghiacciao Eiger (Reuters)

"Corriere della Sera", 09-09-07




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Il dottor Sottile e l'Ordine!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 6 settembre 2007


 

In una intervista a "la Repubblica" il ministro degli Interni sposa la nuova deriva di "law and order" che pervade ormai tutto il Piddì.
Obiettivo: tranquilizzare i futuri possibili elettori che ogni elemento di sinistra è stata estirpato e che l'Ordine, quello illusorio e finto, regnerà nel paese!!!

Il ministro Amato sbeffeggia la sinistra
cavalcando la destra e la repressione
di Rina Gagliardi

Al contrario di parecchi suoi colleghi del Pd, Giuliano Amato è una persona colta e intelligente. Ma in certi casi l'intelligenza e la cultura sono un'aggravante: come nell'intervista che il ministro dell'Interno ha concesso ieri alla Repubblica . Sollecitato da un intervistatore, se possibile, più a destra di lui, Amato spara a zero sulla sinistra, la riempie di insulti arroganti, insomma la fustiga - mentre, naturalmente, si guarda bene dal dire qualche cosa di sensato nel merito, cioè sui temi in discussione. I temi agostani della "lotta alla microcriminalità" e all'illegalità, della "sicurezza", del così detto "degrado urbano" e del "pacchetto" di provvedimenti che il governo presenterà, pare, tra qualche settimana. Una volta di più, si conferma il carattere fortissimamente ideologico, ma anche e soprattutto strumentale e bassamente demagogico, della linea sicuritaria imboccata dal nuovo partito in fieri: di qui al 14 ottobre, non faranno altro che "accarezzare" le pance dell'elettore medio, solleticarlo nelle sue paure e nel suo bisogno di messaggi simbolici forti, garantirgli che nel Partito democratico la pianta della sinistra è stata estirpata per sempre. E poi? E poi, si può star certi, tutto resterà come prima, a parte qualche lavavetri o graffitaro in galera.
Forse consapevole del fatto che sono loro - governo, Pd, sindaci-sceriffi - i veri venditori di "merce contraffatta", Amato tenta di passare al contrattacco e alza i toni. Se il Leonardo fiorentino aveva agitato Lenin, come ispiratore storico della caccia ai lavavetri romeni, il Dottor sottile estrae dal suo zaino di citazioni nientemeno che Antonio Gramsci, come massimo teorico del "diritto e della legalità" (ndr. intanto i due grandi dirigenti rivoluzionari si stanno rivoltando nelle loro tombe). Poi, taccia le posizioni critiche, e perfino le perplessità sulla scelta del "law and order", di essere il frutto di un "dibattito burattinesco", di "banalizzazioni sociologiche", di "irresponsabilità". Infine, si mette a polemizzare con i fantasmi della sociologia, cioè con chi (chi?) avrebbe detto che "la colpa (dei crimini) è sempre della società" . Qui, davvero, sembra proprio di tornare all'Ottocento, ma nel senso che Amato, che sarebbe un socialista, si sdraia sulle posizioni dei conservatori (di allora e di oggi) per spiegare che, quando una persona commette un crimine o un reato, la colpa è indiscutibilmente sua - di quella persona, di quell'individuo. Altro che banalità sociologiche: siamo alle banalità reazionarie, alla propaganda d'accatto. E alla malafede. Nessuno, a sinistra, oggi, giustifica o glorifica la "microcriminalità", nessuno fa apologia dei comportamenti illegali, nessuno si è sognato di dire o di proporre un'amnistia generalizzata, o un trattamento di favore, per i poveri "che delinquono", come si usa dire. La questione è tutt'altra e l'ha ben detta il ministro Ferrero: buttare in un unico calderone criminale i mafiosi e i graffitari, le lucciole e i gestori di racket, i ladri incalliti e i mendicanti, gli alcolisti e i camorristi "significa alzare un polverone", e nient'altro. Significa - diciamo noi - una bestialità culturale, politica, umana. Significa leggere il mondo, e pensare di governarlo o anche semplicemente di amministrarlo, sotto una sola ottica: l'Ordine con la O maiuscola, che è poi per larga parte una finzione, un'illusione. Dietro il culto dell'ordine, c'è notoriamente l'indifferenza radicale alla soluzione effettiva dei problemi: l'importante è non vederli, sottrarli alla percezione e al fastidio dei cittadini perbene, come quando si mette la mondezza sotto i tappeti - o si confina il Male (il Disordine) da qualche altra parte, nelle catacombe di Metropolis o nelle città sotterranee del crimine della Francia di Angelica.
Secondo: e la macrocriminalità? Quella vera, delle multinazionali mafiose della droga, del commercio di esseri umani, delle armi che seminano morte e guerre, del traffico di organi, dei mille racket che strozzano il Sud, dell'illegalità finanziaria, delle faide a colpi di morti ammazzati, del sudiciume in cui sprofonda la civilissima città di Napoli? Quella di cui parlava, accorato e inascoltato, il governatore della Calabria Loiero? Quella che fa fatturati da centinaia di miliardi di euro, da fare invidia al bancarellaro pakistano sotto casa mia? Alla questione della scelta delle priorità - che in politica è una questione principe - Amato risponde infastidito: fa le spallucce, e sparge un sarcasmo francamente del tutto fuori luogo. Non può dire, certo, che su questi fronti, la questione è "difficile, complessa, di lungo periodo" - potrebbe agevolmente essere accusato di parlar d'altro, o di fare troppa sociologia. Non può ammettere che l'impegno del governo non appare alla fin fine così prioritario - neppure sul terreno della lotta ai racket, visibilmente ritenuta del tutto secondaria, al punto che non si capisce a chi spetti davvero questo compito. Non può dire neppure la verità: che è tanto più facile, ed elettoralmente redditizio, cacciare in galera uno che sporca i muri, piuttosto che un boss della ‘ndrangheta. Perciò un po' si arrampica sugli specchi, un po' se la piglia con la "criminalità romena", un po', ancora, con i migranti, infine conclude che è la sinistra, in ogni caso, a non capire niente.
La sinistra moderata, che malinconia. Siamo passati da un dibattito in cui ci si misurava sulla dose necessaria, possibile e auspicabile di trasformazione sociale, sui mezzi da mettere in campo, "riformisti" o "rivoluzionari", sui compromessi accettabili e sulle "compatibilità" invalicabili, a un confronto, giust'appunto ottocentesco, sull'esistenza stessa di questa nozione. Inutile che Amato ci giri intorno: non la singola vicenda della "sicurezza", non idee assurde (speriamo decadute) della "questua molesta" da punire mandando i questuanti in un campo di lavoro, non la voluttà di città "ordinate" e "tranquille" dove nessuno disturba, ma l'idea generale di società e di Stato che sta dietro queste specifiche campagne è quella che contiene uno slittamento culturale profondo, verso la destra - verso l'antica prassi del "sorvegliare e punire" soltanto i più sfortunati. Stato minimo nell'economia e nella protezione sociale, Stato massimo nelle politiche d'ordine, forte con i deboli e debole con i forti. Società civile come "natura", dove si compete per vincere, e qualcuno ce la fa, mentre i più restano sul tappeto. La destra, oggi, cos'altro è?

"Liberazione", 06/09/2007

L'intervista a "la Repubblica"




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Un Master: "Pemì" nell'Ateneo palermitano!
post pubblicato in Notizie ..., il 4 settembre 2007


 Progettista esperto nella comunicazione multimediale per una formazione all'intercultura
(PEMI')


Facoltà e/o struttura proponente: Facoltà di Scienze della formazione
- Università degli Studi di Palermo e Polo Universitario Provincia di Agrigento -
Durata: 1 anno
Crediti: 60
Posti disponibili: 30
Contributo a carico dello studente: 1.800,00 euro
Coordinatore: Prof. Ignazio Licciardi
Comitato: Prof. Andrea Borruso e Prof. Dario Oliveri

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Art. 1

Istituzione, finalità e profilo del corso

Presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell' Università di Palermo è istituito - ai sensi dell’art. 3 comma 8 e dell’art 7 comma 4 del Decreto Ministeriale 509 del 3 novembre pubblicato sulla G.U. n°2 del 4 gennaio 2000 e del Regolamento per la disciplina dei Corsi di Perfezionamento e dei Corsi di Master approvato dal Senato Accademico dell’Università degli Studi di Palermo e in atto vigente - il Corso di Master di I Livello in PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ).

 

L’obiettivo occupazionale che il Master in PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ) si propone di raggiungere è quello di formare una figura professionale in grado di progettare, comunicare e realizzare iniziative e attività nel campo della multimedialità, tenendo fissa sempre una prospettiva interculturale e agendo a tutti i livelli del segmento educativo e formativo italiano, e alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche. I sigg. discenti alla fine del loro iter formativo avranno acquisito tutte le competenze necessarie per svolgere da professionisti le seguenti attività: formatori professionali e educativi, istruttori e tutors nelle imprese, nei servizi, nelle P.A. o in aziende private, tutors nella formazione a distanza o in rete, gestori di risorse didattiche e di documentazione orientata all’educazione e alla sua storia (alla dipendenza di Centri Educativi, mediateche, servizi documentali, archivi), operatori nell’editoria di software educativo.

Alla conclusione del Corso, agli iscritti che hanno svolto le attività, adempiuto agli obblighi previsti, superate le verifiche concernenti e preparato dissertazione scritta inerente un argomenti di studio assegnato, verrà rilasciato un attestato con la possibilità del riconoscimento dei crediti, secondo le norme previste all' art. 6 comma 3 della legge n. 341 del 19 novembre 1990 e dal Titolo I art. 4 del Regolamento per la disciplina dei Corsi di Perfezionamento e dei Corsi di Master dell’Ateneo palermitano.

Art. 2

Organi direttivi

 

 

La Direzione del Corso ha sede la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo. A questa sede verranno attribuiti i fondi ottenuti per le esigenze del Corso.

 

Proponente del Corso è il Prof. Ignazio Licciardi PS M-PED/01 che ne è Coordinatore e presiede il Comitato Ordinatore. Il Coordinatore ha la responsabilità del Corso e promuove, per la stipula attraverso il Consiglio di Amministrazione ed il Rettore, le convenzioni con altre strutture Universitarie per lo svolgimento delle attività di formazione.

Gli altri componenti del Comitato Ordinatore sono:

 

Prof. Andrea Borruso PO L-OR/12

Prof. Dario Oliveri PA L-ART/07

Per la gestione dei fondi a disposizione del Corso si applicano le norme dettate dal Regolamento per l’amministrazione e la contabilità generale dell’Università.

 

 

Art. 3

Attività formative

 

 

Il Corso di Master ha durata annuale e prevede un monte ore complessivo di 1.500 ore, articolate sia come didattica frontale interattiva sia come attività pratica guidata con insegnamento tutoriale, da svolgere entrambe contemporaneamente e funzionalmente agli obiettivi di apprendimento nel corso del master.

 

L’insieme delle attività didattiche di cui al comma precedente, integrate dall’impegno personale da dedicare allo studio ed alla preparazione individuale, consentirà agli allievi l’acquisizione di un totale di 60 crediti complessivi.

 

Il Comitato Ordinatore può riconoscere dei crediti formativi, sino ad un massimo di 6 crediti, per attività formative affini o complementari precedentemente svolte in corsi di perfezionamento organizzati dall’Università degli Studi di Palermo o per altre attività formative attestate, sempre che i relativi crediti non siano compresi tra quelli acquisiti per il conseguimento del titolo che dà accesso al corso di Master, i cui obiettivi formativi siano coerenti con le finalità del corso.

 

Art. 4

Titoli d’accesso e modalità di partecipazione

 

 

In relazione alle strutture disponibili, potranno iscriversi al corso n. 30 discenti, possessori di Lauree quadriennali (V.O.), Lauree di primo livello appartenenti alle Classi 6; 14; 18; 34 e 35.

 

 

Considerata la specificità del Master in PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ) e il contesto territoriale e ambientale siciliano, tale tetto massimo potrà essere aumentato fino nella misura massima del 50% dei posti.

 

La domanda di ammissione al concorso, indirizzata al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, redatta su apposito modulo debitamente compilato, deve essere presentata o fatta pervenire all’Ufficio Master Settore Post-Lauream, Viale delle Scienze 90128 Palermo, entro e non oltre la data specificata nel bando di concorso, pena l’esclusione dal concorso. Non fa fede il timbro postale e la data di spedizione, ma solo quella di ricezione apposta dal protocollo dell’Università degli Studi di Palermo.

 

Documenti da allegare alla domanda di ammissione:

 

1 Curriculum vitae et studiorum;

2 Certificato di laurea in carta libera con l’indicazione delle votazioni riportate nei singoli esami di profitto;

3 Fotocopia di un documento di riconoscimento;

4 Eventuali titoli valutabili;

5 Ricevuta della tassa di partecipazione (in nessun caso rimborsabile). Il modulo può essere prelevato dal sito internet: www.unipa.it/segunipa/settore-postlauream.html, oppure

ritirato presso l’Ufficio Master - Edificio 14 [Architettura] e presentato esclusivamente agli sportelli del Banco di Sicilia (ad eccezione dell’Agenzia 33 - Parco d’Orleans).

 

I suddetti documenti da allegare potranno essere autocertificati.

 

Il modulo necessario per la domanda di partecipazione al concorso è disponibile presso l’Ufficio Masters Universitari Settore Post-Lauream, Viale delle Scienze, 90128 Palermo o scaricabile dal sito internet: www.unipa.it/segunipa/settore-postlauream.html.

 

Art. 5

Modalità di selezione

 

 

L’ammissione al Master avverrà a seguito di valutazione dei titoli presentati dai candidati da parte di una Commissione esaminatrice designata dal Comitato Ordinatore.

La selezione avverrà sulla base della valutazione dei titoli.

Saranno tenuti in considerazione i seguenti titoli:

 

• voto di laurea;

• tipologia di laurea;

• pubblicazioni scientifiche su temi attinenti al Master;

• esperienze professionali documentate;

• titoli di Dottorato, di Alta formazione, Stage e Tirocini e altri titoli ritenuti congrui dalla Commissione.

 

Criteri per la valutazione dei Titoli:

Per il Diploma di Laurea:

 

• 8 punti per diploma di laurea conseguito presso la Facoltà di Scienze della Formazione al termine dei Corsi di laurea della classe XVIII (Educatore della prima infanzia, Educatore interculturale, Esperto dei processi formativi ed educatori professionali, Formatore multimediale), della classe XXXIV (Scienze e tecniche della psicologia dello sviluppo e della educazione, Scienze e tecniche psicologiche della personalità e delle relazioni d’aiuto), della classe VI (Organizzazione dei servizi sociali), per diploma di laurea quadriennale in Scienze della Formazione Primaria, Psicologia, e diploma di laurea specialistica conseguito al termine dei corsi di laurea della classe 57/S (Management delle politiche e dei servizi sociali), della classe 58/S (Psicologia clinica, Psicologia clinica dello sviluppo) e della classe 87/S (Pedagogia sociale e Interculturale).

• 5 punti per diploma di laurea V.O.

• 2 punti per ogni altro titolo di specializzazione rilasciato da una Università pubblica o privata avente sede nel territorio italiano o in altro Paese aderente all’Unione Europea.

 

Per il voto di laurea:

 

• punti 1 per votazione da 100 a 106/110

• punti 2 per votazione da 107 a 109/110

• punti 3 per votazione di 110/110

• punti 4 per votazione di 110/110 e lode

• per le pubblicazioni fino a 6 punti

• per ogni titolo di Dottorato o Alta formazione (Master o Perfezionamento) punti 3

• per ogni altro titolo che il candidato ritenga utile fino a punti 3 (anche cumulabili fino a un massimo di punti 6);

 

Il punteggio finale sarà dato dalla somma dei punteggi conseguiti. A parità di punteggio, sarà prescelto il candidato più giovane.

 

Saranno ammessi al Master coloro che, in relazione al numero dei posti disponibili, si saranno collocati in posizione utile nella graduatoria degli idonei, compilata sulla base del punteggio riportato. Tale graduatoria sarà resa pubblica con D.R. mediante affissione presso l’Ufficio Master Settore Post-Lauream.

 

I vincitori entro e non oltre 10 giorni dalla data di pubblicazione della graduatoria degli idonei, dovranno provvedere all’immatricolazione presentando domanda d’iscrizione al Master con apposito modulo (disponibile presso l’Ufficio Masters Universitari Settore Post-Lauream) comprendente la seguente documentazione:

 

• Domanda di iscrizione redatta su apposito modulo;

• Ricevuta del versamento della tassa di iscrizione (l’importo verrà stabilito annualmente dal Coordinatore in base alle esigenze organizzative del Master; di cui € 52,00 = diritti di segreteria), mediante bonifico bancario in favore di: Università degli Studi di Palermo - Banco di Sicilia – S.P.A. Filiale 100 - S.C.T. - c/o sede Palermo, - C/C: 671 - ABI: 01020 - CAB: 04663 - CIN: Q

Causale: corso Master Universitario di I Livello in "PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ)";

• Fotografia formato tessera;

• Fotocopia di un documento di identità.

 

Gli ammessi che non perfezioneranno l’iscrizione entro il termine stabilito saranno considerati rinunciatari e ad essi subentreranno i candidati successivi secondo l’ordine di graduatoria: per questi ultimi il termine d’iscrizione è fissato entro la data di inizio del corso.

Agli iscritti che non frequentino o frequentino saltuariamente non sarà restituita la quota di iscrizione.

Agli studenti del Master si applicano le disposizioni di legge e di regolamento riguardanti gli studenti universitari ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. 162/82, fatte salve eventuali modifiche e diverse disposizioni legislative in materia.

 

La Commissione per l’esame di ammissione sarà costituita dal Coordinatore del Corso e da due Docenti del Corso di Master che saranno designati dal Collegio dei Docenti del Corso di Master.

 

Qualora il numero dei richiedenti la iscrizione al Corso di Master risultasse inferiore a venti, il Corso non verrà attivato.

 

Art. 6

Prova finale

 

 

Alla fine del Corso di Master, per l’acquisizione del titolo, i sigg. discenti dovranno sostenere la prova finale, che è costituita dalla preparazione di una dissertazione su un argomento assegnato allo studente entro il primo semestre del corso, con modalità simili a una pubblicazione scientifica e dalla relativa esposizione con modalità simili alla discussione dell’esame dottorale. La dissertazione verrà accompagnata dall’esposizione di un lavoro o prodotto multimediale elaborato dal candidato.

 

In considerazione della obbligatorietà della frequenza alle attività teorico-pratiche, i dipendenti pubblici che richiedano la iscrizione al Corso dovranno nel contempo ottenere dalla struttura di appartenenza una formale disposizione che ne autorizzi la partecipazione al Corso per la sua intera durata.

Art. 7

Tassa d’iscrizione

 

 

Gli allievi ammessi al Corso dovranno versare la somma di euro 1800 così ripartita: 52,00 diritti di segreteria; 400 contributo annuo di Ateneo previsto nella misura di cui alla delibera del Consiglio di Amministrazione 11 Aprile 2005; 1348 contributo alle spese di funzionamento e materiale didattico.

 

I termini temporali di presentazione delle domande e le modalità di assolvimento degli obblighi amministrativi saranno riportati in apposito bando pubblico.

 

Art. 8

Aree tematiche e crediti formativi

 

 

Gli insegnamenti impartiti sono i seguenti (per un totale di 60 crediti):

 

1. AREA PEDAGOGICA (18 CREDITI)

2. AREA DELLE SCIENZE DELL’EDUCAZIONE E DELLA MULTIMEDIALITÀ (12 CREDITI)

3. AREA SOCIOLOGICA E LINGUISTICA (12 CREDITI)

4. Attività professionalizzante: CONFERENZE, SEMINARI, LABORATORI, CONVEGNI (6 CREDITI)

5. Attività di tirocinio (9 CREDITI)

 

3 CFU sono riservati alla preparazione per sostenere la prova finale.

 

L’individuazione di eventuali altre aree e la specificazione di quelle elencate con riferimento alle attività da svolgere sono di competenza del Comitato Ordinatore.

 

Nei 60 Crediti sono previste oltre le 420 ore di didattica/attività formativa frontale e professionalizzante (tot. ore 1125; equivalenti a 45 Crediti), 250 ore di attività teorico-pratica (10 crediti) che si svolgerà presso sedi adeguate, munite di attrezzature e materiale adeguato a svolgere l’attività didattica e scientifica del Corso stesso.

 

Il tirocinio consisterà in ore 50 di experienced and informatic works guide e 200 ore di autoapprendimento e approfondimento sulle macchine informatiche.

 

Sono previste infine 125 ore per la preparazione della dissertazione finale e dell’elaborato multimediale (5 crediti).

 

Art. 9

Modalità di frequenza

 

 

Lo studente è tenuto a seguire tutti i corsi di lezione e a partecipare a tutte le attività teorico-pratiche e alle esercitazioni previste dallo Statuto del Corso.

 

La frequenza del corso è obbligatoria per tutti gli iscritti. Una assenza dalle attività didattiche in misura superiore al 15% determinerà la decadenza dal Master.

 

Il conseguimento dei crediti corrispondenti alle varie attività formative è subordinata a verifiche di accertamento delle competenze acquisite in relazione alle aree seguite.

 

L'attestato di frequenza sarà rilasciato al termine del Corso agli iscritti che hanno svolto le attività, adempiuto agli obblighi previsti, superate le verifiche concernenti e preparato dissertazione scritta ed elaborato multimediale.

 

La commissione sarà composta dal Coordinatore del Corso e da altri quattro membri designati dal Collegio dei Docenti del Corso stesso.

 

Art. 10

Amministrazione, convenzioni e borse di studio

 

 

Ai Docenti sarà erogato un gettone di presenza in rapporto alle ore svolte. Saranno inoltre rimborsate le spese di viaggio e di soggiorno ai Docenti fuori sede che saranno chiamati per svolgere attività seminariale, conferenze e convegni.

 

Al Coordinatore è data facoltà di stipulare convenzioni o accettare donazioni libere in favore del Corso di Master in PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ), anche al fine di istituire borse di studio che ricoprano le spese di iscrizione per gli studenti più meritevoli. Per l’assegnazione delle eventuali borse di studio ai richiedenti, il Coordinatore del Corso nominerà apposita Commissione selezionatrice che nella prima riunione stabilirà i criteri di assegnazione, anche richiamandosi alle disposizioni dell’art. 5 di questo Statuto del Corso di Master in PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ).

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Collegio dei Docenti interni ed esterni compreso il Coordinatore

 

Cognome Nome

Qualifica

 

SSD

 Ateneo
e/o Sede

Prof. Ignazio Licciardi (Coordinatore)

PS

M-PED/01

PA

Prof. Alessandro Mariani

PO

M-PED/01

FI

Prof. Franco Blezza

PO

M-PED/01

CH

Prof. Andrea Borruso

PO

L-OR/12

PA

Prof. Dario Oliveri

PA

L-ART/07

PA

Prof. Annalisa Pavan

PA

M-PED/01

PD

Prof. Linda Giannini

Docente - Esperto

 

LT

Prof. Mario Gaziano

Docente - Esperto

 

AG

Prof. Dario Costantino

Dottore di ricerca, PC e Docente MIUR t.i.

M-PED/01

PA

Prof. Alfonso Sciara

PC e Docente MIUR t.i.

M-PED/01

AG

Prof. Vincenzo Scalia

PA

SPS/08

Cambridge

Prof. Jaana Simpanen

Docente - Esperto

 

AG

Prof. Vincenzo Azima Rosciano

Esperto

MED/50

SI

Prof. Piero Librizzi

Docente - Esperto

 

PA

 


 

ATTIVITÀ DIDATTICA

Il Programma Formativo e Didattico necessario per il raggiungimento del titolo avrà la seguente articolazione:

· Attività di base: AREA PEDAGOGICA

· Attività caratterizzante: AREA DELLE SCIENZE DELL’EDUCAZIONE E DELLA MULTIMEDIALITÀ

· Attività di integrazione: AREA SOCIOLOGICA E LINGUISTICA

· Attività professionalizzante: CONFERENZE, SEMINARI, LABORATORI, CONVEGNI

· Attività di tirocinio: nei settori SSD dei docenti del Master.

 

 

Le attività formative del Corso di Master sono:

 

Insegnamento

Settore Scientifico Disciplinare

CFU

Pedagogia generale

M-PED/01

3

Pedagogia sociale

M-PED/01

3

Storia della scuola e delle istituzioni educative

M-PED/02

3

Pedagogia interculturale

M-PED/01

3

Musica e multimedialità nei processi formativi

L-ART/07

3

Pedagogia dei media

M-PED/01

3

Metodologie applicative del linguaggio: tecniche di lettura e analisi testuale

L-FIL-LET/10

3

Cultura della formazione, politiche dell’apprendimento e dei processi comunicativi

M-PED/01

3

Informatica e Progettazione di ipertesti

INF/01

3

Multimedialità e salute nelle culture altre

MED/50

3

Culture, letterature, intercultura
- Bacino del Mediterraneo e  Medio Oriente -
(La letteratura araba)

L-OR/12

3

Lingua inglese

L-LIN/12

3

Psicopedagogia delle differenze individuali

M-PSI/04

3

Sociologia dei processi culturali e comunicativi

SPS/08

3

 

 

Tot.42

 

 

 

Attività professionalizzanti

Conferenze, seminari, convegni

6

 

 

Tot. 6

 

 

 

Tirocinio

 

9

 

 

Tot. 9

 

 

 

Prova finale

 

3

 

 

Tot. 3

 

 

 

Totale definitivo

 

60

 N.B.: si prega di fare riferimento al Bando del Master pubblicato su www.unipa.it
Il presente documento potrebbe contenere qualche imperfezione
(firmato: Ignazio Licciardi)

STATUTO DEL MASTER DI I LIVELLO
IN

PROGETTISTA ESPERTO NELLA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE PER UNA FORMAZIONE ALL’INTERCULTURA (PEMÌ)

 




permalink | inviato da Notes-bloc il 4/9/2007 alle 8:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
Grace!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 4 settembre 2007


 
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Immagini di una diva

Dal primo ruolo marginale ne La quattordicesima ora, al sodalizio col maestro del brivido Alfred Hitchcock, all'Oscar per l'interpretazione ne La ragazza di campagna. Fino ad Alta Società, l'ultimo film della grande Grace prima di ritirarsi dalle scene. Immagini della breve e folgorante carriera dell'attrice definita da Hitchcock "ghiaccio bollente" e che recitò con partner del calibro di Clark Gable, Gary Cooper e Cary Grant. TORNA ALLO SPECIALE


Il vero volto di Grace | VIDEO: Una vita da favola
FOTO: Immagini di una diva | Dal set al palazzo 
Principessa dello stile | La mostra di Monaco

Un'altra scena di Alta Società, ultimo film di Grace Kelly prima di ritirarsi dalle scene

["la Repubblica", 3 settembre 2007]



permalink | inviato da Notes-bloc il 4/9/2007 alle 7:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
PIETRO INGRAO: non avrei paura se ...
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 2 settembre 2007


 

Non si arginano le dichiarazioni sul 20 ottobre: Veltroni, Mastella, D'Alema. Per non parlar del centro-destra. Giordano alla festa dell'Udeur:
«Qui si rischia di mettere in discussione l'autonomia soggettiva della sinistra. La manifestazione è una legittima dimostrazione democratica»

Ingrao: «Basta parlare dei ministri
Se io fossi al governo non avrei paura»

Angela Mauro
«Al posto di D'Alema, con quelle responsabilità di governo, io non avrei paura se le grandi masse popolari scendono in piazza per avanzare le loro rivendicazioni. Di fronte a questo, un governo democratico dovrebbe sentirsi più forte». Parola di Pietro Ingrao. Il padre nobile della sinistra italiana non comprende i dictat lanciati nelle ultime ore dai vari Veltroni, Mastella e, ultimo in ordine di tempo, D'Alema contro la presenza dei ministri della sinistra alla manifestazione del 20 ottobre, lanciata con un appello di diverse personalità su Liberazione e il manifesto il 3 agosto scorso. Non si imbrigli la discussione sui ministri: non è questo il punto per Ingrao, che non nasconde un certo senso di fastidio per il tenore del dibattito politico sulla mobilitazione d'autunno. «Essenziale non è parlare dei ministri, ma un'altra cosa - spiega - e cioè il movimento, l'azione, la discesa in campo». E qui il fastidio scompare per lasciare spazio ad un tono che sa di coraggio e ottimismo, in una voce che pure ha più di 90 anni di età. «Se fossi al governo - rincara - non avrei paura se le masse scendono in piazza e mettono in piedi una grande giornata di lotta come mi auguro che sia il 20 ottobre. Nè io, nè D'Alema possiamo cambiare le cose con tutti i problemi di "liberazione sociale" ancora aspri che si sono. Ed è difficile se restiamo fermi e abbiamo paura. Io non ho paura delle masse in lotta per obiettivi che vanno nella direzione giusta. La mia speranza è dire: andiamo avanti per fare più grande questa manifestazione e non per indebolirla. Se gli obiettivi appaiono sbagliati, come può succedere, si discute».
Fin qui Ingrao, il resto è teatrino. Mastella e Veltroni hanno aperto il varco, ma - tempo 24 ore - non sono rimasti soli sulla strada delle polemiche (politiciste) in vista della manifestazione delle sinistre il 20 ottobre prossimo. Sarà l'aria di Telese... Fatto sta che all'indomani del dictat del sindaco di Roma («No ai ministri in piazza») e di quello del Guardasigilli (Se succede sarà crisi di governo») arriva anche l'ultimatum di Massimo D'Alema, pure lui - come Veltroni il giorno prima - ospite della Festa dell'Udeur nel beneventano. Forse per andare contro Fassino, che giovedì aveva provato a smorzare i toni dicendo che «la manifestazione del 20 ottobre non è un pericolo per il governo». Forse proprio perchè Fassino, come accetta lui stesso, non sarà più «papa» della politica, ma semplice «chierico». Forse (come è più probabile) Fassino non c'entra niente e il cruccio del ministro degli Esteri è stato solo quello di alzare il tiro contro la sinistra dell'Unione con l'intento di far capire "chi governa". Ad ogni modo, conoscendo l'uomo, è difficile pensare che il suo ultimatum sia stata solo una cortesia nei confronti del padrone di casa Mastella. E' una parte pesante del governo dell'Unione che parla e dice alla sinistra: «Se i ministri manifestano contro il governo questo crea dei problemi. È una contraddizione insostenibile».
continua a pag. 3 di "Liberazione" del 2-9-07




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"Chi governa non fa cortei contro ..."?! E che vor di'?!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 2 settembre 2007


 "Chi governa non fa cortei contro ..."? E no, caro Massimo! Chi governa deve rispettare i patti presi con gli elettori! Voi dimenticate spesso che siete lì dove siete, sol perché noi lì vi abbiamo voluti! Perché governaste il Paese, secondo le linee programmatiche per le quali vi abbiamo votati! Non dimenticarlo mai, Massimo! E se mi senti, dillo pure ai tuoi alleati che confondono il cittadino con il suddito "buono" e arrendevole alle vostre "utopie", ritrovate per strada! Il cittadino è tale e va soltanto rispettato e riconosciuto per quello che è: SOGGETTO CHE SCEGLIE DI SEMINARE E CHE SA ATTENDERE IL RACCOLTO! GUAI A CHI SI AVVICINA NEL SUO CAMPO E RISEMINA, SENZA CHE LUI NE SIA A CONOSCENZA! RICORDATEVI E, SE NE SIETE CAPACI, RINSAVITE!
Notes-bloc

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Ministri in piazza, è scontro
Giordano: "Basta minacce"

Nella polemica interviene anche D'Alema: "Chi governa non fa cortei contro l'esecutivo". E Rifondazione contrattacca. Mastella: "Problema anche se manifestano i segretari". Veltroni: "Prossima volta coalizione coesa". Sircana: per Prodi non è conveniente
SONDAGGIO. Ministri in corteo: siete d'accordo?


"la Repubblica", 01-09-07



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