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di Ignazio Licciardi
Beh, ragazzi, alla luce di quanto stiamo dicendo di "educazione", che ne pensate dell'articolo di Hugo Novotny?
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 24 ottobre 2007


 

Multiculturalità e nonviolenza: nuovi paradigmi nelle relazioni internazionali, sociali e personali

17 Settembre 2007

Le sfide del nostro tempo, condizionate dal processo di transizione dell’umanità verso un nuovo ciclo della sua spirale evolutiva, hanno una portata inedita. Non ci dilungheremo ora sulla globalizzazione e sulle sue conseguenze, sulle minacce del riscaldamento globale, di una catastrofe ecologia o nucleare, del terrorismo, sebbene in qualche misura tutto ciò sia legato al nostro tema.
La questione che, nascendo dal cuore di questo processo, merita oggi la nostra attenzione, è riferita alle particolari caratteristiche dell’attuale bivio storico e alle possibili strade per il suo superamento; alle premesse per la risoluzione della crisi più profonda mai vissuta dall’umanità in tutta la sua storia.

Il potenziale tecnologico accumulato nel nostro pianeta è tale che non è ammissibile continuare a provocare conflitti e guerre. Se si prosegue su questa strada, della civiltà umana non resterà nulla. La comunità mondiale deve prendere coscienza del fatto che l’espansionismo di alcuni popoli o paesi a costo di altri è arrivato all’ultimo limite. L’espansionismo orizzontale non funziona più. È necessario cominciare a crescere in verticale: verso le profondità oceaniche, verso il cosmo, per mezzo di sforzi congiunti. E utilizzando lo stesso metodo, con sforzo congiunto e non concorrenza, risolvere definitivamente i problemi di povertà, alimentazione, malattie mortali; garantire salute ed educazione a un livello degno per tutti.
Il progresso in questa direzione non implica solo nuovi accordi internazionali sul disarmo, ma anche un cambiamento radicale di mentalità: dalla nota filosofia della violenza verso una nuova cultura della nonviolenza; dal concetto di “scontro di civiltà” verso la convergenza di popoli e culture; dalla società del consumo a una vera società umanista che ponga in primo luogo il pieno sviluppo dell’essere umano (nel corpo, nell’anima e nello spirito); garantendo inoltre che tale sviluppo coinvolga non solo alcuni settori privilegiati, ma la società nel suo insieme.
Sarà utile soffermarci su ciascuno dei cambiamenti necessari. Per iniziare, parleremo della cultura della nonviolenza e della sua metodologia, tanto per la risoluzione dei conflitti quanto per la trasformazione della società.
Nella storia troviamo numerosi esempi di persone che ci mostrano il cammino della nonviolenza.
Mahatma Gandhi e il suo movimento di resistenza al colonialismo inglese non solo diedero all’India l’opportunità di ottenere l’indipendenza mediante un cammino nonviolento, ma dimostrarono al mondo che la nonviolenza non è pacifismo, passività, ma una posizione attiva, una metodologia efficace e di alta qualità morale per il raggiungimento di obiettivi politici.
Da parte sua Martin Luther King, dimostrò l’efficacia della metodologia della nonviolenza a livello sociale, guidando il movimento di neri americani che lottavano contro la discriminazione e l’umiliazione che soffrivano nei formalmente “democratici” Stati Uniti d’America.
Tanto M. Gandhi quanto Luther King basarono la propria azione sulle idee di Leone Tolstoj, che sviluppò il concetto del primo cristianesimo di “non opporti al male con la violenza”. Questo insegnamento morale è espresso nel libro di Tolstoj “Il regno di Dio è in voi”, che fu riconosciuto come fonte di ispirazione da gente di diverse latitudini per tutto un periodo storico.
Proseguendo su questa strada, nella nostra epoca Mario Rodriguez Cobos – Silo, filosofo latinoamericano, fondatore della corrente di pensiero nota come Umanesimo Universalista, pensatore o, come è stato chiamato dai media canadesi: il “saggio delle Ande”, afferma:
“Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani sono i suoi desideri… Nel pianeta non c’è partito né movimento che possa porre termine alla violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore… Porta la pace in te e portala agli altri”.

Davanti a noi una prospettiva completamente nuova: i nemici non sono fuori, ma dentro l’essere umano e superarli nella propria coscienza, per mezzo della riconciliazione interna, è il compito vitale più importante e, allo stesso tempo, un cammino reale di trasformazione del mondo che ci circonda. In questo modo si elimina alla radice la divisione di confronto tra “noi” e “loro” che ha condizionato per tanto tempo la relazione violenta e discriminatoria verso gli “altri”.
È evidente che in tutte le culture e in tutte le epoche sono esistiti persone e movimenti che hanno lottato per un mondo più umano con metodi nonviolenti. È indispensabile prestare maggiore attenzione, studiare attentamente queste esperienze storiche alla ricerca di mezzi alternativi e di alta qualità morale che aiutino a superare l’attuale crocevia della civiltà. Non si può guardare la storia come una semplice cronologia di guerre e conflitti, come un processo di perfezionamento delle tecnologie di distruzione; al fine di garantire la sopravvivenza e lo sviluppo successivi dell’umanità è necessaria una nuova visione del mondo, della storia e di conseguenza del futuro. È di massimo interesse l’esempio storico di Federico II, imperatore romano-germanico del sec. XIII la cui saggia politica consentì non solo di recuperare Gerusalemme per il mondo cristiano senza spargere una sola goccia di sangue, grazie a un accordo con il sultano arabo Al-Kamil, ma anche di costruire uno stato multiculturale fiorente. Un’esperienza su cui oggi sarebbe necessario soffermarsi a pensare.
È evidente che nella situazione attuale il concetto di “multiculturalità ha un enorme significato. Presuppone non solo un atteggiamento di rispetto verso i rappresentanti di altre culture (che oggi non è poco), ma anche la creazione di spazi per il dialogo, la collaborazione e la convergenza delle più diverse culture; lo sviluppo di concetti e di procedimenti che rendano possibile tale convergenza, in luogo dell’ancora vigente comportamento bestiale, indegno per l’essere umano del XXI secolo, di aggressione e dominazione di alcuni popoli su altri, giustificato dall’idea dello “scontro di civiltà”.
Credo che sia necessario sottolineare e precisare ulteriormente il concetto enunciato.
Per “multiculturalità” intendiamo non solo il rispetto verso “l’altro”, la tolleranza, ma anche l’interazione costruttiva, la convergenza di culture diverse sulla base del mutuo riconoscimento dei loro momenti umanisti, così come la possibilità di condividere esperienze spirituali profonde tra persone di culture e confessioni diverse, o di convinzioni atee.

Questo ultimo punto è di enorme attualità per il momento che viviamo, quando il confronto tra diverse confessioni religiose è utilizzato da determinati circoli di potere come giustificazione per il conflitto armato. La fede, la religiosità, è una forza potentissima che cresce dall’interno dell’essere umano e può essere indirizzata verso la costruzione o verso la distruzione. Da questa scelta dipende molto il superamento, da parte dell’umanità del XXI secolo, del punto di bivio evolutivo verso un mondo fondamentalmente nuovo, nonviolento; oppure, in caso contrario, la liquidazione totale della specie umana.
In questo senso sono di particolare interesse gli esempi della Russia e, nel secolo scorso, dell’Unione Sovietica, in grado di creare uno stato multiculturale e multiconfessionale; un’esperienza di coesistenza costruttiva tra popoli tanto diversi in un territorio comune. Proprio tali esperienze sono necessarie nel mondo di oggi per avanzare verso la nazione umana universale che già inizia a delinearsi.
E un’altra questione, molto importante per il momento attuale, legata alla visione cosmologica, al concetto del mondo che possa servire da base per una società veramente umanista.
Quando l’essere umano uscì dai limiti della Terra e, con i suoi occhi, navigando vide questa sfera, questa meravigliosa sfera azzurra che fluttuava nel cosmo, comprese che il suo mondo è un’unità, senza frontiere che dividono i popoli; comprese che non è solo nella sua città, nel suo paese, nel suo continente, nel suo pianeta. Quando l’essere umano vide il suo fragile mondo solcando lo spazio tra milioni di stelle e di galassie, sentì, dal profondo del suo cuore, un indescrivibile amore per la vita, per l’umanità, per tutto ciò che esiste… Esattamente questo sentimento è in grado di ispirare nelle persone cambiamenti significativi nella loro visione del mondo e nel loro comportamento, di spingere profonde trasformazioni nella direzione dell’umanizzazione della Terra.
Quindi la nonviolenza, la multiculturalità, l’atteggiamento aperto al dialogo e la riconciliazione, l’esperienza spirituale condivisa; l’amore per l’essere umano, la natura e tutto ciò che esiste; una nuova visione del mondo dal punto di vista del cosmonauta, sono pilastri dell’Umanesimo Universalista e, allo stesso tempo, sono premesse necessarie per il successivo sviluppo dell’umanità nella sua spirale evolutiva.

Abbiamo parlato di concetti, di procedimenti e anche di spazi che possano favorire il processo di convergenza di culture, l’elevazione spirituale e morale dell’essere umano. Nella costruzione di tali spazi lavorano oggi gli umanisti in diversi punti del pianeta. Si tratta dei parchi multiculturali del Messaggio di Silo. Due di essi sono già pienamente funzionanti in America Latina: il Parco La Reja, nei dintorni di Buenos Aires, Argentina e il Parco Manantiales nelle vicinanze di Santiago del Cile. Tra di essi, in piena Cordigliera delle Ande, vicino al monte Aconcagua, all’altezza di 2.700 m si trova il Parco Punta de Vacas, un parco con significato mondiale. All’apertura di questo Parco, il 4 maggio di quest’anno, sono arrivati quasi 10.000 pellegrini e visitatori da tutti i continenti in cerca di ispirazione per il loro lavoro nel campo dell’umanesimo e della nonviolenza. Sono anche iniziati i lavori di costruzione di parchi simili a Caucaia (Brasile), Attigliano (Italia), Toledo (Spagna), California (per l’America del Nord, Bombay (per l’Asia) e Alessandria (per Medio Oriente e Africa). Tutti questi punti hanno un grande significato storico come luoghi di incontro tra popoli, culture e confessioni.
Per terminare, altro sulla diffusione e la realizzazione delle idee espresse. Per una risoluzione delle Nazioni Unite in memoria della nascita di Mahatma Gandhi, il 2 ottobre è stato dichiarato Giornata Internazionale della Nonviolenza. Si tratta di un avvenimento importante: in primo luogo perché implica un riconoscimento della validità universale della nonviolenza; in secondo luogo perché gli eventi che si realizzeranno contemporaneamente quel giorno in tutto il mondo possono influire molto positivamente nella diffusione delle idee e della metodologia della nonviolenza applicate alle relazioni internazionali, sociali e interpersonali. Sarà importante la partecipazione alle attività corrispondenti, non solo da parte di persone e organizzazioni di tutti i paesi, ma anche di diversi strati sociali, di organizzazioni sociali, governative e, in particolare, la più attiva partecipazione da parte di bambini e giovani, come eredi e costruttori del nuovo mondo che sta nascendo sotto i nostri occhi.
In particolare, dal nostro Centro, proponiamo di includere tra le risoluzioni della presente conferenza un punto riferito all’appoggio a tale evento.

Hugo Novotny
CEHM (Centro Mondiale Studi Umanisti)

http://www.terra2.tv/2007/09/13/cosa-e-la-nonviolenza-un-documentario-parte-1-di-4/

N.B.: GLI STUDENTI UNIVERSITARI INTERESSATI SI COLLEGHINO SU sito di ignaziol icciardi

Vuoi andare al centro di Palermo in auto? Bene, da Natale in poi ... un fiorino!?
post pubblicato in Notizie ..., il 22 ottobre 2007


 

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Al centro in auto?
Da Natale, a Palermo si paga

Entro la fine dell'anno, entrare in centro costerà agli automobilisti da 15 ai 30 euro. Ci saranno sconti per residenti e veicoli catalizzati, ma contro i ticket si sono già espresse le associazioni dei commercianti e dei consumatori. "E' solo un escamotage per spremerci", dicono. Voi che ne pensate?
Con l'accordo tra Comune e la Td Group, l'impresa che gestirà il rilascio dei pass per le zone a traffico limitato, il ticket per entrare nel centro storico diventerà attivo. Molto probabilmente entro la fine dell'anno. Verranno così riattivate le Ztl sospese da mesi: nella A, che abbraccia il centro da piazza Croci alla Stazione potranno entrare solo auto immatricolate a partire dal 2000 (in quest'area vigileranno dieci telecamere, installate ma mai entrate in funzione) e nella B, più esterna, che arriva fino a via Empedocle Restivo, quelle immatricolate a partire dal 1993, cioè le Euro 1 e le Euro 2. Qui i controlli verranno fatti dai vigili urbani e i conducenti dovranno tenere il permesso sul cruscotto dell'auto.

I costi per gli automobilisti
Chi abita dentro in centro potrà ottenere un numero di pass illimitato, pagando 15 euro all'anno, sia per le auto catalizzate che per quelle non «pulite». Chi invece abita fuori dal perimetro pagherà 15 euro solo se la macchina è catalizzata. Tutti gli altri dovranno restare fuori. Pagherà 30 euro per un pass chi vive in provincia, sole se ha una macchina non inquinante, mentre i turisti che hanno affittato una macchina potranno ottenere un permesso mensile sborsando 25 euro. Tariffe differenziate per taxi, bus e auto di servizio.

Il giro d'affari
Secondo le previsioni, saranno rilasciati circa 400 mila permessi l'anno. Nelle casse della ditta appaltatrice finiranno 22 milioni in cinque anni. La Td group, infatti, incasserà su ogni pass 7,80 euro. All'amministrazione, invece, andrà la differenza tra l'incasso dell'azienda toscana e il prezzo fissato dalla giunta per ogni permesso. I fondi verranno utilizzati dal Comune per iniziative contro l'inquinamento da traffico e per migliorare la sicurezza. L'impresa, invece, dovrà formare il personale, individuare tre distributori di pass in ciascuna circoscrizione, attivare un call center. Sull'autenticità dei pass vigilerà la polizia municipale.

Le polemiche
Contro i ticket, la Confcommercio - che vorrebbe in cambio la diminuzione della tassa sui rifiuti - e la Confesercenti, per la quale l'introduzione dei pass è un "balzello per la cittadinanza e un danno per i commercianti". Contraria anche la Federconsumatori, che considera l'operazione solo "un altro escamotage per spremere i contribuenti".

"la Repubblica", Ottobre 2007



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... e Prodi non può far altro che ... prenderne atto!!!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 22 ottobre 2007


 

Pietro Ingrao più un milione su YouTube

Alessia Grossi



«Eccolo». Così Gabriele Polo lo presenta alla folla di piazza S.Giovanni e lui, Pietro Ingrao, che non ha bisogno di presentazioni nemmeno su YouTube fa il suo discorso. «È una grande giornata di speranza per le lotte molto importanti che aspettano voi e tanti lavoratori in Italia e anche fuori dall'Italia. Io vi saluto, vi ringrazio di essere qui e vi dico un vecchio motto: La lotta continua». Con un augurio a tutti i lavoratori si chiude l'intervento di Pietro Ingrao a sostegno della manifestazione del 20 ottobre. I comunisti postano «il comunista» su YouTube e la forza del suo messaggio arriva nelle case di quelli che non erano in piazza a Roma.




Quelli che c'erano, un milione di persone sfilano da domenica anche su YouTube insieme alle bandiere rosse. E YouTube segue il corteo dalla partenza in piazza della Repubblica all'arrivo da Ingrao a S.Giovanni.

(C'era la banda che suonava. C'era chi riprendeva tutto con il telefonino. C'erano i vigili del fuoco precari di Roma con lo striscione rosso porpora e fischietto giallo. C'era qualcuno in bicicletta. C'erano gli interisti - leninisti. C'era chi cantava e chi discuteva. C'era chi gridava: «evviva il comunismo e la libertà». C'erano quelli che «né Prodi, né Berlusconi. Governo operaio». C'erano la falce e il martello. Il sindacato dei lavoratori. C'era chi non aveva capito bene e urlava il sempre verde: «Berlusconi sei un infame». C'era una locomotiva. E c'era uno striscione che diceva: «no i precari sui binari». Altri due video postati su YouTube ci dicono che Apricena e gli apricenesi c'erano. E c'era anche «I-Ken» la onlus di promozione sociale di Napoli. E accanto c'era il carro del Mario Mieli.

Ma c'è anche un filmato su YouTube postato prima della manifestazione di sabato. Riprende un uomo mentre attacca sul manifesto di Alleanza Nazionale «Veltroni dimettiti» quello della sinistra per il 20 ottobre «Di nuovo in movimento».


Pubblicato il: 21.10.07
Modificato il: 21.10.07 alle ore 16.06
"l'Unità" e "YouTube"




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Appello di un monaco leader del movimento del popolo birmano
post pubblicato in Messaggi, il 21 ottobre 2007


Appello di un monaco leader del movimento del popolo birmano

«Ai buddisti di tutto il mondo, agli attivisti e sostenitori del movimento birmano, vi prego date un aiuto per liberare il popolo birmano da questo sistema disastroso e cattivo. Ai sei miliardi di persone del mondo, a coloro che sono solidali con le sofferenze del popolo birmano, vi prego, aiutateci a liberarci da questo sistema malvagio. Molte persone vengono uccise, incarcerate, torturate e deportate in campi di lavoro forzato. Chiedo di tutto cuore alla Comunità internazionale di fare qualcosa per fermare queste atrocità. Le mie possibilità di sopravvivenza ora sono molto flebili. Ma non mi sono arreso e continuerò a fare del mio meglio».

                                                                   Ven. U Gambira, portavoce del Movimento del Popolo

                                                                                                             da http://perle.risveglio.net/




Onda birmana

No.

Uno stilista non è l’autore

del lungo sfilare del rosso.

No.

Non si tratta di bolidi

spinti da cavalli frustati.

No.

Non sono nemmeno formiche

colte dalla smania di esibirsi.

Niente di tutto questo.

E’ un’immensa onda umana

in cerca della spiaggia Libertà.

(Cesare S. Grizzly)

http://grizzly47.splinder.com/

Dopo la ruota ...
post pubblicato in Notizie ..., il 20 ottobre 2007


 

Richard Overy ha selezionato i momenti fondamentali dello sviluppo

Le 50 date più importanti della storia

La prima è quella dell'invenzione della ruota. Subito dopo c'è la nascita della scrittura

LONDRA (Gran Bretagna) - Quali sono le 50 date-chiave della storia dell’umanità? Difficile dare una risposta che metta d’accordo tutti, perché la scelta è soggettiva e legata a svariati fattori, anche emotivi. L’eminente storico Richard Overy, autore di “The Times Complete History of the World”, ha deciso di mettere in fila quelle a suo giudizio più rilevanti per l’umanità, spiegando al “Times” i criteri usati per la selezione, come pure i motivi alla base di ogni singola preferenza.

I LIMITI DELLA SELEZIONE - «Non ho preso volutamente in

La ricostruzione di una citta sumera

considerazione date che risalissero ad epoche precedenti la civilizzazione – ha raccontato Overy – perché era necessario fare una limitazione, mentre altre date sono per forza generiche, perché non esiste un anno preciso in cui un dato evento, come ad esempio l’invenzione della ruota, si è verificato”.

IL CRITERIO DELLE SCELTE - Ma perché queste date anziché altre? «La storia umana è vasta e complessa, ma ci sono state alcune invenzioni chiave che hanno permesso lo sviluppo della società, come la ruota, la scrittura o l’orologio. Ovviamente, anche gli avvenimenti politici trovano un riscontro ed è per questo motivo che ho citato l’unificazione dell’Antica Cina o il crollo dei regimi comunisti».

LA CLASSIFICA - Guardando la classifica, al primo posto Overy piazza l’invenzione della ruota (3500 A.C.), seguita da quella della scrittura (3200 A.C.) e dal primo insediamento dei Sumeri (3000 A.C.). La scoperta dell’America (1492) è solo al 28° posto, la Rivoluzione Francese (1789) al 36°, una posizione prima della battaglia di Waterloo del 1815, che segnò la fine dell’Impero di Napoleone, mentre la teoria della relatività di Einstein (1905) è al 42° posto. La fine della prima Guerra Mondiale (1918) è alla posizione numero 44, due posti più in là c’è invece la bomba nucleare lanciata su Hiroshima (1945) che fece finire la Seconda Guerra Mondiale. L’invenzione della pillola (1960), che sancì per la donna una scelta contraccettiva finalmente libera e consapevole, è al 49° posto, mentre la data a noi più vicina è il 1989-90, con il crollo dei regimi comunisti in Europa, scelto come ultimo evento della classifica.


LE DATE FONDAMENTALI -
Queste, comunque, le prime 10 “date da ricordare” selezionate da Overy:
1-3500 circa A.C.: l’invenzione della ruota e dell’aratro in Mesopotomia e la vela in Egitto. Tre scoperte fondamentali per l’agricoltura, il commercio e i viaggi in mare.
2-3200 circa A.C.: l’invenzione della scrittura in Mesopotamia
3-3000 circa A.C.: la fondazione della prima città da parte dei Sumeri, origine delle moderne strutture sociali ed amministrative
4-1600 circa A.C.: l’invenzione del moderno alfabeto
5-1600 circa A.C.: l’inizio della civiltà greca, fondamentale per il patrimonio di conoscenze matematiche, filosofiche e politiche tramandate fino ai nostri giorni
6-753 A.C.: la fondazione di Roma. L’Impero Romano è stato un pilastro dell’era moderna
7-670 circa A.C.: l’invenzione del ferro, con la metallurgia che diventa la chiave per lo sviluppo economico e militare
8-551 circa A.C.: la nascita di Confucio, fondatore di una delle maggiori dottrine filosofiche del mondo
9-490 A.C.: la battaglia di Maratona. Respingendo l’invasione persiana, i Greci salvano il loro mondo e la loro cultura
10- 486 A.C: la nascita di Buddha, fondatore di una delle più importanti religioni del mondo.

Simona Marchetti
"Corriere della sera", 19 ottobre 2007




permalink | inviato da Notes-bloc il 20/10/2007 alle 9:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Cambiano i volti ... ma la favola neoliberista non convince il paese reale, quello che soffre!
post pubblicato in Notizie ..., il 20 ottobre 2007


Pensioni, la Francia si ferma contro Sarkozy
La stabilità liberista in Europa è solo un mito

Anubi D'Avossa Lussurgiu
Dopo dodici anni la Francia torna alle scene del 1995, l'anno del grande sciopero dei trasporti e dei servizi pubblici che paralizzò l'Esagono e segnò un arresto della marcia neoliberista. Ad evocare l'Idra della vertenza più paralizzante - materialmente - rispetto all'intera economia, è stato il neopresidente Sarkozy, attraverso il governo Fillon. Si dirà che è nel suo stile decisionista, che tanto affascina anche da questa parte delle Alpi e presso gli indirizzi politici più sorprendenti, gettare il cuore oltre l'ostacolo e, appunto, affrontare subito il principale. Sarà anche vero, ma c'è un problema: il vero meta-messaggio sarkozista, sul piano politico e più i generale sull'idea di società, è stato il declassamento del conflitto, addirittura con un neo-nazionalismo incardinatao proprio sul superamento, lo scavalcamento dei conflitti interni. Ebbene, quest'immagine si è immediatamente infranta. Prima dentro la stessa macchina di potere, con le tensioni insorte tra l'Eliseo e un esecutivo diminuito di rango rispetto allo staff presidenziale. Poi nel consenso al fondamentale programma securitario, cui la figura di Sarkò è indissolubilmente legata: sui droni immaginati dalla polizia a sorvolare le banlieues parigine e poi sull'obbligatorietà del controllo del Dna per l'autorizzazione ai ricongiungimenti, la società civile d'Oltralpe è riemersa, rumorosa e spaccata in due come una mela. Adesso il primo capitolo della doppia offensiva sarkozista in materia economico-sociale, quella cioè che mira all'innalzamento generale dell'accesso alla pensione a 40 anni di contributi e allo smantellamento delle prestazioni pubbliche, scatena una vertenza di forza persino superiore a quella di dodici anni fa. Il 73% di partecipazione allo sciopero, a metà della giornata di ieri, contro il 65 di allora. Ieri, in Francia, funzionavano più o meno solo gli aeroporti. E si continua oggi. Qualcosa vorrà pur dire. Specie se si allarga lo sguardo alla nostra culla comune, l'Europa: i cui governanti sono tornati ieri a mostrare, tutti, la loro forza reale, nell'empasse totale della costruzione dell'Unione politica, inseguiti sin dentro Lisbona dalla protesta antiliberista.

Qualche volta le cifre, i dati, sono corpi, vite in azione: leggere che in Francia, ieri, per un bilancio ancora parziale, si erano fermati 4 su 5 lavoratrici e lavoratori delle stazioni ferroviarie, e altrettanti nell'impresa pubblica di fornitura dell'elettricità, l'Edf; leggere che il Metro di Parigi era fermo, come i tram, come la Rer; leggere, ancora, che sono andate deserte le scuole, che si è bloccata la raccolta di rifiuti, che erano chiuse le poste e le Tlc pubbliche; leggere infine che hanno scioperato anche le edizioni regionali dell'informazione radiotelevisiva pubblica: tutto questo racconta d'un Paese niente affatto pacificato.
E' vero che i sondaggi danno il 75 per cento di approvazioni al taglio presidenziale sui «privilegi» dei trattamenti pensionistici speciali nell'impiego pubblico. Davanti al potere politico e alle statistiche demoscopiche, però, ci sono i comportamenti reali del Paese reale. E la favola narrata cambia completamente.
E' così, in realtà, in tutt'Europa: e rispetto a tutte quelle formule che sono state decantate dall'opinione pubblica serrata intorno ai poteri economici come risolutive - dei conflitti, appunto. Anche la Grande Coalizione tedesca presieduta dalla cancelliera Angela Merkel (altra «soluzione» accarezzata qui da noi) ha in principio radicato la sua fortuna nella pubblicistica neomoderata in fantasmagorici consensi sondaggistici. Adesso non è più così. In Germania le tensioni sociali sono tornate a serpeggiare da tempo; e la maggiore socialdemocrazia europea, lasciata da Schroeder in ostaggio alla Grosse Koalition, versa ora in una crisi di dimensioni prima sconosciute - mentre a sinistra cresce oltre ogni previsione un soggetto alternativo e unitario.
Lo stesso, poi, è accaduto a quella che ci è stata raccontata come la resurrezione del blairismo in una nuova carne e mondato dagli "errori" internazionali del leader della Terza Via: in questi giorni il successore Gordon Brown sta scontando anche lui la dura prova della realtà, che non sfugge agli occhi dei cittadini. Il suo decisionismo si è manifestato con la spavalda evocazione di elezioni anticipate, quando un po' di brezza era tornata nelle vele del New Labour con la pennellata di attenzione "sociale" del suo programma di governo. Poi la sostanziale continuità delle politiche pubbliche rispetto all'era blairiana ha depresso le stime dei consensi e Brown è caduto di male in peggio dando prova di pavidità politica con la frenata sul ricorso alle urne e restituendo il vantaggio al giovane ed eclettico antagonista a capo dei Tories, Cameron.
Insomma, in questa vecchia Europa dai tratti stravolti l'idea di una formula stabile che assicuri il governo politico dell'egemonia liberista, rimane un perfetto ossimoro. Mentre lo slittamento di natura e di senso delle socialdemocrazie lascia vuoti che mostrano di non essere destinati a farsi automaticamente "riempire" da chi resta a sinistra. Anche perché nel loro dibattersi e infragilirsi le attuali classi dirigenti restano comunque le sole a maneggiare a pieno la dimensione politica continentale, il giocattolo fondamentale e al tempo stesso pericoloso dell'Unione europea.
Qui è l'architrave del problema della politica in Europa: quella dimensione, lo spazio comune della decisione, il trasferimento di "sovranità", attraversa una crisi che è lo specchio e insieme il moltiplicatore delle crisi di ogni formula di governo nazionale in quest'epoca. Il punto di caduta è plasticamente rappresentato dal terreno di scontro e di impaludamento del vertice di Lisbona in corso: esso altro non è che la degenerazione, o l'inefficacia, delle forme democratiche dell'Unione, a partire dal peso del Parlamento nell'architettura comunitaria e dal non casuale ritorno al conflitto sui pesi nazionali. Un fenomeno profondamente significativo, che riporta in primo piano i sovranismi proprio mentre i governi politici si conformano più o meno ad un'unica idea di società e di sviluppo.


"Liberazione", 19/10/2007

Riceviamo da Redazione Namir e ... pubblichiamo!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 19 ottobre 2007


 
Ignazio Licciardi aderisce e pubblica sul suo blog www.notes-bloc.ilcannocchiale.it .
 
----- Original Message -----
From: "DELUANA1" <deluana1@tiscali.it>
Sent: Friday, October 19, 2007 2:26 AM
Subject: VODAFONE AIUTIAMO GLI OPERAI


Carissimi, abbiamo una emailing list di oltre un milione di iscritti, ci veniva da domandarci come aiutare le 900 famiglie che subiranno l'esternalizzazione della VODAFONE che di fatto in tre anni diverra' un licenziamento ?

In poche righe significa questo, 900 operai e operai della VODAFONE una delle piu' grandi MULTINAZIONALI di TELEFONIA MOBILE verranno trasferiti in una altra ditta, e gli verra' garantito un salario e un posto fisso fino a che la VODAFONE comprera' da questa ditta in cui verranno trasferiti gli operai - materiali utili.

INSOMMA LA VODAFONE compra materiali dalla ditta e in cambio la stessa si prende gli operai da mantenere e' evidente che quando la VODAFONE non comprera' piu' i materiali da questa ditta gli OPERAI verranno LICENZIATI.

 il problema e' che questo accade nei confronti di chi ha un contratto a tempo INDETERMINATO - e quindi un domani potrebbe accadere a tutti.

COSA NON SI DICE ? non si dice che la VADOFANE e' in pieno attivo di bilanci - e quindi non dovrebbe licenziare anzi dovrebbe incentivare altre assunzioni - e allora perche' si vuole liberare di questi 900 OPERAI ?

PER IL SEMPLICE MOTIVO che la VODAFONE e' quotata in borsa - e che le borse se vedono qualsiasi ditta LICENZIARE promuovono la stessa invece di bocciarla. QUINDI se la VODAFONE licenzia guadagnera' in borsa.

COME POSSIAMO BLOCCARE TUTTO QUESTO ? ... ma semplice...chi mantiene la VODAFONE ?

 io - te - lei - lui - ... tutti noi scemi che parliamo al cellulare che inviamo messaggini...che utilizziamo il loro contratto...QUINDI E' FACILE AIUTARE QUESTI OPERAI E CANCELLARE DEFINITIVAMENTE QUESTE ESTERNALIZZAZIONI ATTUATE A BILANCIO POSITIVO...

SE LA VODAFONE ESTERNALIZZERA' QUESTI 900 OPERAI IN ALTRA DITTA - DISDICIAMO IMMEDIATAMNTE IL CONTRATTO CON LA STESSA TELEFONIA MOBILE - AFFOSSANDOLA ALMENO IN ITALIA - dove comunque si vendono piu' cellulari al mondo.

COME ORGANIZZARCI ? ... fai girare questa email al resto dei tuoi amici e contatti email - pubblicala nel tuo sito internet - inviala in mailing list - pubblicala in gruppi di discussione - e soprattutto FIRMALA - cioe' invia tuo nome e cognome alla nostra email di redazione -
giornale@namir.it  e lo pubblicheremo in questo sito internet

http://artenamir.interfree.it

aggiungendo che non acquisterai piu' una scheda telefonica VODAFONE se la stessa di fatto licenziera' questi 900 OPERAI.

SUCCESSIVAMENTE LA NOSTRA REDAZIONE INVIERA' TUTTE LE FIRME RACCOLTE ALLA VODAFONE.

ci riprendiamo I DIRITTI - E RICONTROLLIAMO IL MERCATO - RIMETTIAMO IN CAMPO IL CORAGGIO CHE ALLA POLITICA MANCA PER ACCORDI DI POTERE...E SOPRATTUTTO RICORDA...

se passa questo oggi... domani INEVITABILMENTE tocca a noi.

firmato

redazione namir.


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UN'ALTRA PESSIMA NOTIZIA - IL WELFARE E' STATO RITOCCATO DAL GOVERNO E I SINDACATI QUESTA VOLTA HANNO ESULTATO...GAUDIO GAUDIO GAUDIO - uno per ogni CGIL - CISL - UIL - sembra che hanno aumentato nel WELFARE di altri 16 mesi oltre i 36 mesi da fare da precari prima di essere assunti...naturalmente l'esultazione di MONTEZEMOLO non la scriviamo - non entrerebbe in questa email.

IL 20 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA SAN GIOVANNI A ROMA - E PORTATE QUESTE BENEDETTE BANDIERE ROSSE...non dobbiamo vergognarci della storia operaia.

La manifestazione del 20 ottobre ha l'obiettivo di scuotere il governo Prodi, ma io credo che riproponga il problema di una soggettività di sinistra.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 18 ottobre 2007


 

Franco Giordano sta pensando al futuro della sinistra, alla necessità di unità, a come la situazione politica è stata modificata dal referendum sindacale e poi dalle primarie del Pd

Piero Sansonetti
Franco Giordano sta pensando al futuro della sinistra, alla necessità di unità, a come la situazione politica è stata modificata dal referendum sindacale e poi dalle primarie del Pd. Ha molte idee a riguardo, e anche molte preoccupazioni. Ma oggi, per essere sinceri, pensa a una cosa sola: al 20 ottobre. Cioè alla manifestazione organizzata dalla sinistra - indetta in agosto da Liberazione , dal manifesto , da Carta e da una quindicina di intellettuali, e alla quale Rifondazione ha aderito immediatamente - per dare una scossa al governo Prodi, cioè per chiedergli di fare qualcosa di sinistra, come diceva, tanti anni fa - abbastanza inutilmente - Nanni Moretti.
«Sì - dice Giordano - la manifestazione di sabato prossimo è un passaggio importante e decisivo. In questi ultimi giorni dobbiamo fare un grande sforzo di mobilitazione. Perché dopo la prova democratica del referendum, dopo il pieno di partecipazione alle primarie del Pd, c'è bisogno di mettere in campo la forza, la visibilità del popolo di sinistra. La manifestazione del 20 ottobre ha l'obiettivo di scuotere il governo Prodi, ma io credo che ripronga il problema di una soggettività di sinistra. Che nasca su grandi questioni sociali, economiche e civili. C'è un popolo di sinistra, esiste, e oggi chiede cambiamenti reali, forti nella politica del governo, ed è rimasto fortemente deluso da questo primo anno di governo di centrosinistra».

Guglielmo Epifani ha detto che sarà una manifestazione sostanzialmente inutile e semplicemente identitaria. Cioè che servirà soltanto a ribadire una vecchia identità della sinistra.
Noi aderiamo al 20 con spirito unitario. Non è una manifestazione identitaria, come ha detto Epifani. Ho trovato fuori luogo, francamente, le parole di Epifani che oltretutto ha chiesto agli organizzatori del 20 ottobre di fare un passo indietro. Però quelle parole segnalano un problema

Quale?
Il Partito democratico tende a voler esaurire la dialettica politica in se stesso. Cioè su un terreno separato della politica. Vuole essere tutto. Vuole essere un contenitore che assorbe l'intera politica e annulla o emargina tutto quello che sta fuori da sé. E sceglie per sé una forma di politica per definizione disancorata dai riferimenti sociali, per esempio del lavoro dipendente...

Una politica equidistante tra impresa e lavoro?
Non è esattamente così. Il Pd, secondo me, ha culturalmente introiettato la filosofia dell'impresa. Mette al centro del processo democratico e popolare la figura generica del cittadino consumatore, non del lavoratore. E questa è una centralità che sta perfettamente dentro la diarchia produzione-consumo. Dentro quella diarchia non puoi essere equidistante, perché tra produzione e consumo - e quindi tra impresa e cittadino - c'è necessariamente una relazione di dipendenza, di superiorità della produzione. E allora non c'è più equidistanza, ma l'impresa, e le sue ragioni, e le necessità della competitività, vengono prima di tutto.

Che c'entra Epifani?
Te lo spiego. Questo disancoraggio sociale della politica, questa rottura della vecchia rappresentatività, come viene colmata? Viene colmata da una forma di rappresentanza sociale del
lavoro, in chiave moderata ed istituzionalizzata, dal movimento sindacale. E il movimento sindacale entra a far parte di questo sistema, di questa modalità di riorganizzazione totale della politica e del potere. Si creano nuovi equilibri politici e sociali che tendono a pretendere per sé la rappresentanza del tutto. Capisci? Cioè loro dicono: bastiamo noi. Rappresentiamo la maggioranza del mondo del lavoro, rappresentiamo i consumatori, l'impresa, il potere, la politica… E allora a che serve una soggettività di sinistra autonoma? A niente, è solo fastidiosa. Una sinistra che rappresenti non solo socialmente ma anche politicamente il lavoro, viene considerata un ostacolo a quel modello. Che è un modello americano che punta a creare passività e usare la passività come fonte del consenso.

E noi che dobbiamo fare per evitare che ci stritolino?
Noi dobbiamo affrontare la crisi della politica. Cioè l'inefficacia della politica. Impotente di fronte alle grandi scelte economiche e sociali, che sono state delegate al capitale globalizzato. Ripristinare una centralità della politica significa porre al centro della politica la questione del modello, di quale società, di come si riforma la società e non di come si rende più funzionale alle esigenze di crescita del capitale. Vedi, io sono convinto che oggi la crisi della politica tende a coincidere con la crisi della sinistra. E' un affare nostro. E se noi con ci troviamo un varco, non realizziamo l'aggregazione di una massa critica e se non riusciamo a porre il problema della trasformazione di questo stato di cose - oggi, concretamente, qui: non in una prospettiva lontana e incomprensibile… - allora non c'è via d‘uscita: declina la sinistra, e allora declina la politica, si rinsecchisce e rischia di perdersi la democrazia.

Assegni grandi responsabilità sul 20 ottobre?
Si, il 20 ottobre è decisivo. E' una porta attraverso la quale bisogna passare. Apre una prospettiva. Quale? Quella di rendere possibile la trasformazione in Italia e in Europa. Lanciare una sfida strategica. Ricostruire una cultura anticapitalistica che però esiste solo se lascia un segno, se ha una sua dimensione di massa. Sennò è travolta.
Il 20 ottobre è una tappa. Serve anche ad esprimere una soggettività, mettere insieme le vertenze, le anime, rompere le solitudini e - come spesso dice Marco Revelli - determina un elemento di riconoscimento collettivo di un popolo, e chiede una alternativa di politica economica.

E dopo il 20 ottobre?
Immediatamente dopo questa manifestazione, e sulla spinta di questa manifestazione, io immagino un progetto accelerato del soggetto unitario della sinistra. Ho avanzato una proposta che è quella di realizzare una Costituente della sinistra sul modello del forum sociale. Quel tipo di modalità è l'unico elemento davvero innovativo, alternativa al modello americano. Entro l'anno deve partire questo processo costituente della sinistra. Io propongo di mobilitare non solo i soggetti politici organizzati, ma tutti quelli che si sentono orfani di una sinistra antiliberista, pacifista, femminista e laica. Penso alla marcia Perugia-Assisi e alle lotte comunitarie (No Tav, Vicenza, Scanzano, Melfi…).

Come immagini questa sinistra?
Deve garantire la ricostruzione di un punto di vista autonomo della trasformazione della società. Non può essere una aggregazione di varie forze comuniste. Per carità. deve comprendere tutte le anime: le femministe, i pacifisti, gli ecologisti il movimento degli omosessuali. Ma non semplicemente per allargare, per essere di più: perché non può esistere una forza di trasformazione senza questi punti di vista, questi pensieri. Non ci può essere nessuna nostalgia per l'unità comunista. Però c'è un secondo rischio da evitare: il nuovo soggetto non può essere nemmeno la proiezione politica della rappresentanza sociale del sindacato. L'autonomia deve essere piena. L'autonomia sindacale va rispettata, ma non delego al sindacato la rappresentanza politica del mondo del lavoro. Vedi, dal referendum emerge un malessere molto forte da alcuni settori. Per esempio dal lavoro operaio. Ho trovato davvero sgradevoli le logiche da tifo che hanno prevalso in una parte dei vertici sindacali. E' una follia non guardare al disagio operaio: che nasce dall'organizzazione del lavoro, dai ritmi più intensi, dagli orari, dalle retribuzioni bassissime, dalle forme sempre più ristrette di libertà e di democrazia in fabbrica. Quando sono stato davanti ai cancelli di Mirafiori, questo mi dicevano tutti: «c'è un modello autoritario dentro quella fabbrica, e la nostra dignità è calpestata. Lì dentro siamo annullati...»
Come fa un soggetto di sinistra a non cogliere questi elementi di disagio e a non intervenire? Può contentarsi della prevalenza aritmetica dei sì? Può non andare a guardare cosa c'è in quei sì, quanto rappresentano una concretezza di chi dice: «Dopo tutte le sconfitte degli anni scorsi, meglio contentarsi…»
Mi hanno impressionato le logiche trionfalistiche di alcuni settori sindacali

Cosa mi dici sul famoso protocollo pensioni-welfare, che ieri sera è stato di nuovo in parte modificato dal Consiglio dei Ministri?
Ho ancora notizie un po' vaghe. Credo di avere capito che è stata accolta una nostra richiesta, quella di rendere effettiva e certa la misura che garantisce a tutti, anche ai giovani precari, una pensione non inferiore al 60 per cento dell'uiltimo stipendio. Mi sembra invece che sia stato ancora peggiorato, su pressione della Confindustria, la parte del provvedimento che riguarda i contratti a termine. Noi ora faremo la nostra battaglia in Parlamento, per migliorare il testo della legge. Così come faremo la battaglia sulla questione, grandissima, dei salari. Non c'è dubbio che in Italia ci sia una gigantesca questione salariale. Dopo che Confindustria ha ottenuto la più grande quantità di risorse mai avuta dal dopoguerra in un periodo così breve di tempo, ora bisogna aumentare i salari. Come? O con la restituzione del fiscal-drag o con la detassazione degli aumenti salariali. Dove si trovano i soldi? Tassando le rendite al 20 per cento, cioè ancora al di sotto della media europea. Questi sarebbe segnali di giustizia. E servirebbero anche a ribadire la centralità del contratto collettivo di lavoro. Per noi sono due cose importantissime. Noi vogliamo che sia interrotta la tendenza a svalorizzare il lavoro. Nel secolo scorso il lavoro era al centro di tutti gli interessi politici. Persino nella cultura liberale aveva acquistato un ruolo privilegiato. Ora la corsa è inversa: si sta realizzando una situazione nella quale ormai nessun diritto è più al sicuro. Sono tutti variabili dipendenti del profitto e delle esigenze della competizione. E questa idea non è più contrastata. Il conflitto capitale-lavoro è cancellato, il lavoro diventa una parte del capitale. Tu capisci che una vera sinistra non esiste dentro questo recinto.

La nascita del partito democratico non segna la fine del riformismo? Oggi la parola riformismo viene usata come sinonimo della parola "moderato". C'è una specie di rovesciamento linguistico. La parola riforma - che nell'Ottocento e nel Novecento era quasi un sinonimo di rivoluzione soft - ora è diventata un sinonimo di restaurazione soft…. Non è così?
Come no. Oggi un operaio se sente la "parola" riforma gli viene un brivido nella schiena. Si chiede: e io cosa ci perderò?..
.
E la nascita del Partito democratico non dà una spinta in questa direzione?
Diamanti, commentando le primarie del Pd, ha parlato di partecipazione rivendicativa. Cioè lui dice che alle primarie si è depositata non una attesa ma un elemento di criticità. Credo che abbia ragione. Noi che dobbiamo fare? Io non penso che sia una questione linguistica il fatto che il Partito democratico cancelli la parola sinistra dal suo vocabolario. Questo è anche l'effetto del fatto che la politica viene schiacciata in una prospettiva governativa. Una volta che tu hai deciso che la politica non può intervenire nei grandi processi economici e sociali, che quelli spettano all'impresa e al mercato globale, e che la politica è schiacciata a garantire questo meccanismo blindato, allora il riformismo sparisce. Noi dobbiamo farci carico di questo probelma. Dobbiamo creare un soggetto unitario che dia sponda alle aree politiche riformiste che si trovano senza rappresentanza e senza interlocutore. Sfidando su questo campo il Pd. E spiegando che se loro sono dentro l'imperativo categorico governista, noi non ci siamo. Noi pensiamo che il governo sia una variabile della politica ma non l'obiettivo. L'obiettivo della politica è riprendersi quelle competenze che il mercato le ha espropriato.


"Liberazione", 18/10/2007




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Montezemolo s'è accorto che margherite, ulivi e quant'altro son finiti nel sacco del PD e ce lo vuol far ... Beh, occhio, gente!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 17 ottobre 2007


UNITÀ di BASE

U d B Settore Università

AI CONFINI DELLA REALTÀ

Aumentano i fedeli di Montezemolo & Co; scompaiono i rappresentanti dei lavoratori.

Nel nostro volantino del 13 ottobre riportavamo: il Governo aveva modificato il Protocollo del Welfare abolendo il tetto dei 5000 pensionamenti annui per i lavori usuranti e permettendo una sola proroga dei contratti a tempo determinato (dopo i primi 36 mesi). Era il frutto positivo dei tanti NO espressi al Referendum sul Protocollo Welfare e Pensioni. Passano due giorni e, sorpresa!, questi miglioramenti sono messi in discussione da Montezemolo e… i sindacati confederali!

Cgil/Cisl/Uil (insieme alla Confindustria) hanno detto che

il Protocollo non deve essere minimamente toccato!

Cioè hanno rifiutato i miglioramenti che la controparte (il Governo) offriva, ed unicamente perché non erano stati concordati con loro e smentivano tutto quanto avevano affermato in questi mesi, e cioè che il Protocollo, così com’era, era il massimo che si potesse ottenere.

Per una loro presunta “lesa maestà” sono ora pronti a dichiarare lo sciopero!

Naturalmente, di fronte a questo, sembra che il Governo faccia macchina indietro.

Peccato, perché consentire una sola proroga dei contratti a tempo determinato, anche se appena parziale come misura, avrebbe comunque dato un colpo importante alla diffusione del precariato e rappresentato un deciso segno di inversione di tendenza, e l’abolizione del tetto di soli 5.000 lavoratori annui (su un totale di 1.200.000!) avrebbe reso un po’ più credibili le misure a favore dei lavori usuranti.

D’altra parte perché meravigliarsi? La Cisl é contro l’abrogazione della Legge 30; la Cgil e la Uil con la Cisl firmano tutti i contratti che prevedono l’assunzione di lavoratori precari. Questi sono i sindacati confederal/concertativi.

Questi sindacati tra un mese si presenteranno ai lavoratori per essere votati alle RSU!

Ma questi sindacati quali interessi difendono? Forse quelli di questo signore…?

 

Ci sono già troppi difensori dei “poteri forti”, e questi non vedono l’ora di farci quello che vedi nella foto. Non aiutarli anche tu.


Vota i tuoi interessi.

Vota UdB!

Bologna, 16.10.07 Unità di Base

E' in arrivo il "brutto tempo" ancora una volta da ... Occidente!
post pubblicato in Notizie ..., il 17 ottobre 2007


 

Maltempo e forti piogge in Spagna per la perturbazione che arriverà anche sull'Italia da giovedì: una suggestiva immagine scattat a nelle strade di Valencia (Ansa)

Ombrelli aperti - Maltempo e forti piogge in Spagna per la perturbazione che arriverà anche sull'Italia da giovedì: una suggestiva immagine scattat a nelle strade di Valencia (Ansa)


"Corriere della sera", Ottobre 2007

I giovani vogliono andare avanti, non indietro!
post pubblicato in Messaggi, il 14 ottobre 2007


 <b>Studenti in tutte le piazze<br/>"No all'esame di riparazione"</b>
Studenti in tutte le piazze
"No all'esame di riparazione"

LA CRONACA. Scuole bloccate per lo sciopero dei ragazzi delle superiori: inizia l'autunno caldo della scuola. Gli universitari chiedono più investimenti per la ricerca. Cortei in 130 città
LE IMMAGINI DELLE MANIFESTAZIONI / IL VIDEO

"la Repubblica", Ottobre 2007


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Frammento ...
post pubblicato in Frammenti di esistenza, il 14 ottobre 2007


35.
Chiese un vecchio, una mattina, ad una fanciulla che di lì passava: "Mi sapresti spiegare il perché d'una "cosa"? Perché, quando qualcun s'accorge che si è vecchi, ad evitar costoro si va? Perché non li s'ascolta più? Perché non si riesce a comprender che quei vecchi vorrebbero ancor parlare e dire e progettare? E poi: perché il vecchio rifiuta la compassione di colui che, per un sol attimo, gli dice che vuol sentir lui narrare? E poi ancora: perché il vecchio, allora, decide di divenire "isola" dove sarà difficile approdare? Per morire in pace, come fanno gli elefanti, quando si diriggono verso ... quel luogo dove nessuno potrà vederli agonizzare? E ... perché, un giorno, la carcassa ritrovata, sì, ritrovata, perché cercata, anonima a chiunque, però, apparirà? Scusa, non era soltanto una "cosa" che chiederti volevo, mentre l'onde s'infrangon sulla scogliera d'un isola ... che c'è e che ... sembra proprio non esserci ... più! Sai, pure il vento tenero d'una volta o impetuoso ... sembra divenir pernacchia, lì ... su quell'isola!

PA, 14/10/07




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Quando rifletto sul passato, oggi non vedo i grandi imperi e i dittatori, ma solo i piccoli individui, e le cose straordinarie che sanno realizzare.
post pubblicato in Notizie ..., il 14 ottobre 2007


LA SCRITTRICE INGLESE nata in iran HA 88 ANNI

Letteratura, Nobel a Doris Lessing

La motivazione: cantrice delle esperienze femminili, con potere visionario ha osservato una civiltà divisa 


Era fuori dalla lista dei papabili di quest'anno ma Doris Lessing era da tempo in odore di Nobel: un riconoscimento atteso da decenni. E ora alla veneranda età di 88 anni (li compirà tra qualche giorno, il 22 ottobre) quando di ritorno da una mattinata di compere le è stato riferito che finalmente è arrivato, tra l'emozione e la sopresa, le è uscito un «Oh Cristo!» (guarda il video).

La scelta dei quindici saggi dell'Accademia di Svezia (mancavano i due dissidenti) è caduta sulla scrittrice inglese nata in Iran e cresciuta in Africa (nel 1925 la sua famiglia si trasferì nella colonia inglese della Rhodesia del Sud, l'odierno Zimbabwe, dove ha vissuto tra i cinque e i 30 anni). La motivazione: «Una cantrice delle esperienze femminili, che con scetticismo, fuoco e potere visionario ha osservato una civiltà divisa» (guarda il video). Si tratta della 34esima donna a vincere un Nobel e l'undicesima a ottenere quello per la letteratura nei 106 anni del premio.

LA SUA AFRICA - Le sue opere sulla vita nell'Africa inglese sono piene di compassione sia per le infruttuose vite dei coloni britannici sia per le sfortune degli indigeni: a partire da «L' erba canta» (1950), il suo primo romanzo, autobiografico, che racconta il fallimento di una coppia di bianchi che si oppone alla società coloniale (il romanzo, considerato uno dei migliori inglesi del dopoguerra, è in catalogo oggi da Baldini Castoldi Dalai). Nei romanzi degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta narra dell’Africa e critica apertamente l’ingiustizia del sistema di potere dei bianchi, e per questo è stata bandita da Zimbabwe e Sudafrica nel 1956. A più riprese la scrittrice ha condannato la corruzione del regime di Mugabe: «E' un disastro, in Zimbabwe sta morendo un'intera generazione di Aids ho amici che ogni settimana partecipano ad un funerale».

Doris Lessing in una foto scattata un anno fa (Ansa)

ICONA FEMMINISTA - A darle notorietà è stato «Il taccuino d'oro» pubblicato nel 1962: è il romanzo che la fece entrare anche nella rosa dei possibili candidati al Nobel. Un diario, protagonista Anna Wulf, donna che cerca una via d'uscita dal caos, dall'ipocrisia e dallo stordimento della sua generazione. Un libro considerato un classico della letteratura femminista da molti critici ma non dall'autrice. Quando una volta le chiesero perché, rispose: «Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero dirmi è "Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più"» disse al New York Times nel 1982. E più di recente, in un'intervista al Corriere della Sera: Anna Wulf voleva «vivere come un uomo», ma oggi le donne sono «presuntuose, farisaiche» e «spaventano gli uomini». Secondo la Lessing, che pure è diventata un'icona del movimento femminista, gli uomini sono «continuamente vilipesi ed insultati» dalle donne, continuamente colpevolizzati per i crimini commessi dal loro sesso. Per lei le donne si dovrebbero concentrare sul cambiamento di quelle leggi obsolete che le riguardano, invece di disperdere «molte energie» in insulti inutili a danno dei maschi.

L'ULTIMO ROMANZO A 85 ANNI - Dopo alcuni romanzi di fantascienza che la allontanarono dalla rosa dei papabili per il Nobel, nel 1984 è tornata al realismo con «I diari di Jane Somers» (Feltrinelli). Nel 2002 è uscito «Il sogno più dolce» (Feltrinelli). L'ultimo libro lo ha pubblicato tre anni fa, a 85 anni: «Le nonne» (Feltrinelli), dove racconta l'amore fra donne mature e giovani ragazzi che prende spunto da «una storia vera che un ragazzo mi ha raccontato» ha spiegato al Corriere. «In America si è parlato addirittura di incesto di cui non c'è traccia nel mio libro. La cosa che mi sembra più interessante invece è che molte donne italiane hanno deciso di non avere più figli. Una volta Kurt Vonnegut diceva che la ragione per cui le donne non volevano più figli è che erano stanche di vederseli portare via dalla guerra. Che sia ancora così?».

MEMORIE - Tra i suoi libri più famosi ci sono anche «Memorie di una sopravvissuta» (Memoirs of a survivor, 1974), «Racconti» (Stories, 1978) e soprattutto il ciclo di romanzi intitolato «Canopous in Argos: archivi» (Canopous in Argos: archives, 1980), che sono ambiziosi e suggestivi annali di mondi futuri, in cui letteratura tradizionale e fantascienza si intrecciano.

GIOVINEZZA TURBOLENTA - A cinque anni fu portata in Rhodesia, oggi Zimbabwe, dai genitori che tentavano (invano) l'avventura coloniale. Entrò in collegio ma ne scappò a 13 anni quando pubblicò in Sud Africa i due primi racconti. A 15 era già fuori casa, a 19 sposata, subito madre di due figli, e pochi anni dopo di nuovo sola, a Salisbury. Indomita, insofferente, incontrò al Left Book Club, circolo di comunisti, Gottfried Lessing: lo sposò, e pure da lui ebbe un figlio, Peter. Un disastro: lei era comunista («Allora tutti lo erano: non si conoscevano altre persone»), ma si ravvide vivendo con un vero comunista. Nel 1949 prese Peter e venne a Londra: trentenne, era di nuovo libera.

MAI NEUTRALE - Doris Lessing è una di quelle scrittrici che non si sono mai sottratte ai giudizi, anche drastici e impegnativi. «Non credo che il cow-boy Bush libererà il mondo dal terrorismo» ha avuto occasione di dire parlando della guerra in Iraq. Sono state «isteriche», a suo parere, le reazioni americane all'11 settembre e domandandosi il perché di tali reazioni: «In fondo gli americani sono nati dalla guerra e hanno avuto un conflitto civile violentissimo». Quanto ai grandi movimenti Lessing, dimostrando di avere più fiducia nell'individuo che nelle grandi organizzazioni, ha detto di non crederci più: «Credo all'impegno di breve periodo di piccoli gruppi su temi specifici. I movimenti per la pace, la guerra, contro gli armamenti, semplicemente non funzionano. È una leggenda che io sia una specie di Giovanna D'Arco. Quando rifletto sul passato, oggi non vedo i grandi imperi e i dittatori, ma solo i piccoli individui, e le cose straordinarie che sanno realizzare».

LA VECCHIAIA - «Donna cinica» come si definisce, ha sempre parlato della vecchiaia con distacco: «vantaggi - ha detto - non ne ha nessuno. L'invecchiamento è una questione di aspettative degli altri nei nostri confronti. In Pakistan nel 1986 ho incontrato donne che potevano essere mie figlie e che avevano l'aspetto di trisavole perchè la società si aspettava questo. Ora ci si aspetta che non si invecchi mai. Il vero momento in cui si invecchia è quando si tirano i remi in barca». Vecchio, ha avuto occasione di dire, significa «stupido e incapace. C'e sempre qualcuno da condannare o da ghettizzare. Come specie siamo ancora molto tribali: noi siamo buoni, gli altri cattivi».

"Corriere della sera", 11 ottobre 2007(modificato il: 12 ottobre 2007)




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Beh, abbiamo bisogno di una "scuola" laboratoriale e cooperativa e, certamente, critica e creativa!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 12 ottobre 2007


 

PSICOLOGIA

Bambini troppo ansiosi

Paura per il terrorismo, per il riscaldamento globale e per il futuro: i piccoli di oggi non sono spensierati

LONDRA - «Godi fanciullo mio, stagion lieta e soave è cotesta» scriveva Giacomo Leopardi nel Sabato del villaggio, indicando nella giovinezza e nell’infanzia gli unici periodi della vita nei quali la gioia poteva albergare nell’animo umano.

LO STUDIO - Purtroppo, secondo unostudio inglese di recente pubblicazione, non è proprio così. Infatti tra i ragazzini di età compresa tra i sette e gli undici anni sembra che tra i sentimenti regnino sovrani quelli più negativi e più adatti a un adulto. Ansia pervasiva, stress e paura del mondo che li aspetta sono solo alcuni degli stati d’animo più frequenti nei giovanissimi britannici. Lo studio basato su di un campione di 700 individui, composto da bimbi, genitori e insegnanti, ha portato in superficie timori di ogni genere: il terrorismo, il riscaldamento globale e tanta paura per gli esami futuri. I risultati della ricerca dell’università di Cambridge convergono con i dati comparsi su un report dell’Unicef che situava il Regno Unito all’ultimo posto del benessere infantile nel mondo sviluppato. Un altro studio sociale rivela che tra i dieci e i quindici anni il 95 per cento dei giovani inglesi ha commesso almeno un reato.

GLI SBAGLI DEI GENITORI - I genitori pretendono figli studiosi, pagano le loro ripetizioni già prima degli undici anni, ne influenzano le scelte scolastiche, forse prestando più attenzione alle proprie frustrazioni che ai desideri e alle inclinazioni dei figli. I ragazzini, soprattutto quelli che vivono in città, hanno paura di uscire dalla scuola e finire in mezzo a una società violenta e senza rispetto, mentre i loro genitori temono molto di più gli incidenti stradali. Ma non e tutto così drammatico, per fortuna, perché i ricercatori di Cambridge si sono accorti anche del fatto che nelle scuole al cui interno i docenti parlano dei problemi che spaventano i giovanissimi, la situazione è molto più tranquilla e gli alunni più sereni. A dimostrazione che i tabù e i silenzi non sono mai serviti a granché e che anche se l’infanzia e la gioventù sono un periodo bellissimo della vita quasi mai si tratta di una fase esente da paure. Come ricorda il direttore della ricerca inglese, il Professor Robin Alexander: «Ogni generazione ha i propri incubi e problemi con i quali confrontarsi».

Emanuela Di Pasqua
"Corriere della sera", 12 ottobre 2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 12/10/2007 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
E' stato ammirato per la sua capacità di ricominciare sempre da capo, di ripensare, di ricostruire la lotta, di rovesciare tutte le gerarchie.
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 9 ottobre 2007


 

Quaranta anni fa,
... il 9 ottobre del 1967
moriva uno dei più grandi
del XX secolo

Evviva Che Guevara

 

Piero Sansonetti
Oggi è l'anniversario della morte di Ernesto "Che" Guevara. Lo hanno ucciso quarant'anni fa, in circostanze non ancora chiarissime, i militari boliviani. Lo catturarono in combattimento, poi lo assassinarono. Che Guevara ha perduto moltissime battaglie nella sua vita. Ne ha anche vinte alcune importantissime, di sicuro, come la rivoluzione cubana. Però non si è mai dichiarato soddisfatto, né delle sconfitte né delle vittorie. Che Guevara passa alla storia come uomo d'azione, e invece è stato un grande per le sue capacità di pensiero, di giudizio, di scelta, per le sue straordinarie doti di critico e i suoi dubbi, i suoi ripensamenti.
Per noi ragazzi di allora la morte di Guevara rappresentò molte cose. Noi non sapevamo di essere alla vigilia del devastante sessantotto. La morte del Che fu un pugno nello stomaco - come dice una bellissima canzone di Francesco Guccini - un avvertimento, una specie di premonizione di quanto sarebbe stata dura e cupa la lotta nella quale ci imbarcavamo. Però fu anche un grande stimolo, Che Guevara diventò subito il simbolo della capacità di sacrifico, della superiorità delle idee e della passione politica su tutto il resto, persino sulla stessa vita.
Ieri alla marcia per la pace tra Perugia e Assisi ho incontrato moltissimi ragazzi che portavano la bandiera della pace e la maglietta di Che Guevara. Come si spiega? Come è possibile che quarant'anni dopo la sua morte, Guevara sia un simbolo ancora così forte per le generazioni giovani - non solo per noi più o meno sessantenni - e sia un esempio positivo per chi crede nella pace, nella nonviolenza, lui che aveva il mitra e la pistola, lui che diceva di volere creare "1000 Vietnam", cioè di voler portare la guerriglia in tutto il mondo?
Io credo che questo avvenga per un motivo semplicissimo. Che Guevara, tra i tanti leader del secolo scorso, del novecento, è l'unico che ha saputo salire e ridiscendere la montagna del potere. Guevara ha fatto una rivoluzione - da leader, da protagonista politico e militare - ha gestito per alcuni anni il potere rivoluzionario, e poi ha deciso, lucidamente, che la via era un'altra. Ha abbandonato Cuba, il suo posto da ministro, da vice-Castro, è andato a combattere in Africa e poi in altri paesi dell'America Latina, ha continuato a pensare e a scrivere testi pubblici e privati di critica del capitalismo, dell'imperialismo, ma anche di critica del socialismo reale e in particolare di critica del potere. Non ci sono altri esempi di questo percorso. La battaglia rivoluzionaria del novecento è tutta nello stesso solco: cambiano le pratiche, le tattiche, i metodi, le idee, ma resta fermo l'obiettivo della presa "del palazzo d'inverno", la convinzione - leninista e socialdemocratica - che la conquista del potere di Stato è il passaggio obbligato e sufficiente per ogni lotta di liberazione e ogni prospettiva socialista.

Che Guevara ha sperimentato fino in fondo questo cammino, ha calpestato tutti i sentieri della conquista del potere, e poi ha esercitato lui stesso questo potere, e ha visto esercitarlo, e alla fine ha decretato che la grandezza della rivoluzione non è nella presa del potere né nel suo esercizio, ma è nella critica del potere, dei suoi metodi, della sua sostanza, del suo valore oppressivo.
E' questo a rendere del tutto speciale Ernesto "Che" Guevara, a fare di lui un leader che non ha eguali nella storia recente. E' per questo che ancora oggi lo amiamo, e lo amano tanti giovani che - a differenza da come eravamo noi 40 anni fa - ripudiano la lotta armata, la guerriglia, hanno scelto il pacifismo, credono nella nonviolenza. Non si metterebbero mai una maglietta con l'effige di uno dei tanti leader socialisti e comunisti del novecento, mettono quella del Che perché sentono di avere tante cose in comune con lui. Che Guevara non è mai stato ammirato da nessuno perché imbracciava bene il mitra, perché era un genio militare. Non lo era. E' stato ammirato per la sua capacità di ricominciare sempre da capo, di ripensare, di ricostruire la lotta, di rovesciare tutte le gerarchie.

Nel quarantesimo della sua morte noi dedicheremo un fascicolo di 64 pagine a colori a Che Guevara, con un lungo saggio di Paco Ignacio Taibo II, una biografia di Aldo Garzia, e articoli dei nostri giornalisti e collaboratori. Sarà in vendita con Liberazione sabato 27 ottobre insieme al film "I Diari della Motocicletta".


"Liberazione", 09/10/2007




permalink | inviato da Notes-bloc il 9/10/2007 alle 21:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.
post pubblicato in Messaggi, il 6 ottobre 2007


 
Bamboccione sarai tu....

Anubi D'Avossa Lussurgiu
Tommaso Padoa Schioppa dixit: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa». Laddove il ministro dell'Economia e delle Finanze, che così si è espresso ieri nell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite sulle finanziaria, per «bamboccioni» intende «i giovani» di questo Paese. Quelli che «restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi». Ci pare di capire così: con una detrazione fiscale di 495,8 euro in tre anni per i giovani tra i 20 e i 30 con reddito superiore ai 15mila e rotti euro, e di 991,6 per quelli con reddito inferiore, essi, i giovani «bamboccioni», pur precari, non avranno più «alibi». Facciamo finta di non sapere in quale Italia - ossia in quale condizione economica e sociale - vivano il ministro e coloro che ne difenderanno le «ragioni di fondo». Nella nostra, quel che passa come «sostegno all'affitto» è un briciola. Mentre centinaia di migliaia di persone attendono con terrore il 15 ottobre e la fine della proroga degli sfratti. Oramai in gran parte inflitti per morosità. In un mercato delle locazioni in cui gli 80mila alloggi a «canone calmierato» promessi arriveranno, forse, in 10 anni dicansi dieci. In un Paese in cui l'inoccupazione giovanile dilaga, la disoccupazione è transgenerazionale e la precarietà si mangia ovunque il lavoro e l'esistenza. In un'Europa in cui il resto dei Paesi vede almeno resistere un'erogazione di basic income , di reddito minimo garantito, mai esistita in Italia. Padoa Schioppa da ieri è anche presidente del Comitato finanziario del Fondo monetario internazionale. Non osiamo pensare cosa potrà dire dei giovani disoccupati argentini. Perciò gli diciamo da subito: ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.


"Liberazione", 05/10/2007

INTERNAZIONALE DELL'EDUCAZIONE www.ei-ie.org
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 5 ottobre 2007


5 ottobre, in più di cento paesi si celebra la giornata mondiale dei docenti
L'Unesco: "Sempre poche le risorse impegnate per l'educazione dei giovani"

"Insegnanti di tutto il mondo..."
Ecco le richieste della scuola

di TULLIA FABIANI


<b>"Insegnanti di tutto il mondo..."<br>Ecco le richieste della scuola </b>

"Noi, insegnanti del mondo, chiediamo...". Le richieste, tutte sommate, significano migliori condizioni di lavoro: un ambiente decente, classi non sovraffollate, formazione professionale, pari diritti e opportunità per le donne. E anche retribuzioni adeguate, risorse didattiche, valutazione della qualità del lavoro. Perché se lavorano bene gli insegnanti, altrettanto gli studenti. E a guadagnarci è l'apprendimento.
Semplice ma fondamentale filosofia quella del manifesto che il 5 ottobre celebra la giornata mondiale degli insegnanti: un'occasione, voluta dall'Unesco e presente in più di 100 paesi, per sensibilizzare i governi, il mondo della scuola e la pubblica opinione, sulla necessità di investire risorse finanziarie e umane nell'educazione.

Il manifesto. Quest'anno si insiste sulla qualità: ci vogliono docenti di qualità per avere una educazione qualificata, sostiene l'Internazionale dell'Educazione (www.ei-ie.org). L'organizzazione - alla quale aderiscono centinaia di sindacati della scuola di tutto il mondo, tra cui gli italiani Flc-Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola - ricorda infatti che "mancano 15 milioni di insegnanti a livello mondiale per raggiungere l'obiettivo di un'educazione di qualità per tutti entro il 2015", e che altri milioni di docenti lavorano in condizioni precarie, in classi sovraffollate e senza supporti didattici. Perciò è necessario che le politiche dei vari paesi tengano conto dell'urgenza di reclutare nuovi insegnanti e di mantenere dignitosamente in servizio quelli già impiegati. E in tal senso, denunciano i sindacati, "devono essere presi provvedimenti nel più breve tempo possibile".


Il caso italiano. In Italia c'è fibrillazione sui rinnovi contrattuali. "Noi la giornata la festeggiamo due volte - annuncia Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil - il 5 come previsto e il 27 con una manifestazione nazionale e un probabile sciopero. Chiediamo infatti che gli obiettivi assunti dal governo circa la scuola pubblica siano praticati e non solo dichiarati". La protesta riguarda il taglio degli organici, le retribuzioni, tra le più basse d'Europa, la precarietà: "Alla scuola si chiede molto e sempre di più, ma si dà poco - dichiara Francesco Scrima, segretario generale di Cisl Scuola - la scuola viene lasciata sola e lo dimostra il fatto che nell'ultima finanziaria non è prevista alcuna copertura economica per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da due anni". L'emergenza è il mancato riconoscimento del lavoro degli insegnanti. "Serve meno burocrazia e più attenzione concreta al lavoro quotidiano svolto con i ragazzi - sottolinea Massimo Di Menna, segretario generale Uil scuola - spesso ci sono tante idee, tante tavole rotonde, tanti esperti che parlano e poi scarsi impegni reali nel favorire la qualità dell'insegnamento". Ma la riqualificazione non è solo discorso economico: "il problema è anche sociale - nota una maestra di Melfi, Maria Carmela Lapadula - perché ormai è una professione che ha perso prestigio e non se ne riconosce affatto l'importanza che invece merita".

Il risultato, in vista della giornata, è una denuncia dell'"l'irresponsabilità del governo" e la promessa di una decisa mobilitazione al fine di ribadire, come recita il manifesto dell'Internazionale dell'Educazione, che "serve una contrattazione collettiva per difendere e rinforzare i diritti degli insegnanti": le condizioni di lavoro e la valutazione della qualità dell'insegnamento devono essere oggetto di contrattazione tra i rappresentanti di governo, i datori di lavoro e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

("Corriere della sera", 5 ottobre 2007


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Homo homini lupus
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 2 ottobre 2007


 

Ci sono due Italie: la più forte vuole cancellare la più debole

Piero Sansonetti
Se uno vi dice che in una certa parte del mondo c'è un paese dove il capo degli industriali avverte il Parlamento che una determinata legge - che il Parlamento ancora non ha vagliato - dovrà essere approvata e basta, a scatola chiusa, e che non c'è margine per discutere, per modificare, per migliorare, e spiega al Parlamento che il suo compito è dire sì e non impicciarsi di politica, voi cosa direste? Vi chiedereste: in che parte del mondo, e in che tempo possono avvenire queste cose? Forse nell'America Latina degli anni '70 e 80?
E invece no, e lo sapete benissimo. Quel capo degli industriali ha un nome spagnolesco ma è italiano: Cordero di Montezemolo. E il Parlamento a cui è stato ordinato di rinunciare ai suoi poteri è il nostro Parlamento. E sapete anche benissimo che prima di questa intimazione del capo degli industriali, altre intimazioni, analoghe, erano venute dal Presidente del Consiglio, molto infastidito dalle richieste di discussione avanzate dalla sinistra, da alcuni ministri e persino dai sindacati, anzi dai capi massimi dei sindacati (e questa è la cosa che provoca - diciamo così - più stupore e dolore).
***
Guardate le cose che sono successe ieri e capirete facilmente che ci troviamo di fronte a due Italie, ma che una delle due vorrebbe imporre la scomparsa dell'altra. Una Italia è quella, per esempio, degli operai metalmeccanici, che nel luogo simbolo della nostra classe operaia - luogo simbolo da più di un secolo: la Fiat - contestano l'accordo governo-sindacati sul welfare, criticano in modo severissimo - anche se molto calmo e civile - i propri dirigenti sindacali, chiedono che l'accordo sia cambiato e domandano ai propri dirigenti perché contro quell'accordo non hanno fatto fuoco e fiamme. E poi, domandano ancora: se quell'accordo fosse stato proposto da un governo di centrodestra, non avreste forse fatto lo sciopero generale?
Poi c'è una seconda Italia che della Fiat Mirafiori se ne frega, ne nega l'esistenza e dice che le decisioni del governo e dei vertici sindacali non si discutono e che una democrazia vera è una democrazia che decide e non una democrazia che discute. Questa seconda Italia è potentissima. Perché tiene insieme Confindustria, vertici sindacali e il gruppo dirigente del principale partito di governo, cioè il Pd, ed è sostenuta in modo abbastanza evidente, anche se non dichiarato, dall'intero schieramento di centrodestra. Non voglio usare parole a sproposito, come spesso si fa in politologia, ma io credo che se la "prima Italia" non saprà resistere alla "seconda", se non riuscirà a restare in piedi, a combattere, a restituire dei colpi, se verrà sconfitta e "spianata", allora non c'è dubbio che in Italia ci sarà un regime. Cos'è un regime? L'abolizione dell'opposizione. Sicuramente oggi - molto più che nel quinquennio trascorso - ci sono forze potentissime che questo disegno lo hanno ben chiaro in mente. Forze dell'impresa, forze politiche. E probabilmente la cosa potrebbe non dispiacere nemmeno al Vaticano.


Il mese di ottobre sarà decisivo per far fallire questa manovra, o assistere - disperati - alla sua riuscita. Ci sono molti appuntamenti decisivi. Tre soprattutto. Il referendum sul welfare, le primarie del Pd e il 20 ottobre. Da questo triplo salto può uscire la crisi politica o la tenuta del governo Prodi, ma non è questa l'unica incertezza: se Prodi resterà in sella, a seconda di come andranno le cose - e di come si svolgeranno i tre appuntamenti - potrà essere un Prodi costretto a svoltare a sinistra, sbattendo la porta in faccia a quelle componenti che anelano al regime, o invece un Prodi debolissimo, prigioniero degli industriali e dei settori più conservatori e "regimisti" del Pd.
Più si va a destra, più Prodi è debole, più si sposta a sinistra più si rafforza, anche se rischia i capricci dei vari Dini, i quali però non hanno molte carte da giocarsi salvo quella di minacciare di vendersi a Berlusconi. Operazione assai rischiosa, perchè li taglierebbe fuori dalla nascita del Partito democratico e li vedrebbe emarginati dalla vastissima area di potere che quel partito controlla, restando molto incerto il compenso che Berlusconi potrebbe garantire loro.
Per quello che riguarda la tenuta di Prodi, ieri l'Unità sosteneva che il rischio, per il premier, viene dal 20 ottobre. Cioè dalla manifestazione che abbiamo indetto noi insieme a il manifesto e a Carta. Non è così, chiunque lo vede. La nostra manifestazione potrà costringere Prodi a spostarsi a sinistra, ma non è decisiva per la sua tenuta o caduta. Quello che davvero è decisivo è l'appuntamento del 14 ottobre, cioè le primarie e la proclamazione di Veltroni. Ci sono un paio di ipotesi: che le primarie vadano bene al Pd, cioè con molti votanti, quattro o cinque milioni, e con un trionfo di Veltroni. In questo caso la leadership di Prodi sarebbe praticamente azzerata, e si tratterebbe di vedere solo quando e come Veltroni gli subentrerà alla guida. La seconda ipotesi è che le primarie vadano maluccio, cioè con meno di due milioni di votanti, o con un risultato non brillantissimo di Veltroni, e questo provocherà la fine della leadership di Veltroni, e un vero e proprio terremoto nel Pd che si ritroverà di nuovo acefalo. In tutte e due i casi per il governo saranno guai.
Anche gli altri due appuntamenti di ottobre sono incerti. Il referendum, si sa, lo vinceranno i gruppi dirigenti sindacali, ci mancherebbe. Cioè vincerà il si. Il sindacato è una macchina potentissima e ha un grande controllo sulle categorie più numerose, per esempio i pensionati. Però non basterà vincere il referendum, bisognerà vincere anche tra i lavoratori attivi, in particolare nelle fabbriche del nord e tra i metalmeccanici. Altrimenti ci si presenta alla trattativa politica con un "si" giuridicamente inoppugnabile, ma il cui valore morale e politico sarebbe molto ridimensionato.
Infine il 20 ottobre. State sicuri che se la manifestazione riuscirà e sarà grande, porterà molte frecce nella faretra della sinistra. E la sinistra ne ha bisogno, ne ha assoluto bisogno. Perché oggi - lo leggete su tutti i giornali, lo sentite dalle dichiarazioni dei dirigenti del centrosinistra - c'è una opinione assai diffusa che dice che la sinistra seria è quella che soggiace a qualunque diktat del centro, tace e porta voti. A una gran parte del mondo politico economico l'unica sinistra che piace, e che sembra adeguata alla modernità, è la sinistra morta. Se il 20 ottobre sarà molto forte, loro ci resteranno male, noi potremo sorridere.
* * *
Nell'operazione di spostamento a destra del paese - attraverso lo spostamento a destra del partito democratico - i sindaci Ds hanno avuto un gran ruolo. Sergio Cofferati è un po' seccato per il fatto che alcuni suoi colleghi, come Domenici di Firenze e Veltroni di Roma, lo hanno scavalcato in comportamenti moderati e benpensanti. Ed è corso ai ripari. Ieri ha annunciato che denuncerà gli organizzatori della street parade (manifestazione giovanile che si è svolta a Bologna, facendo infuriare Cofferati, il quale vorrebbe ammettere, in città, solo cortei dei cadetti dell'accademia di Marina) e che non parteciperà più a riunioni di comitati per l'ordine pubblico che permettono simili oscenità, come i giovani lasciati liberi per strada. Che volete? Ormai Cofferati è così. Domenica sera è stata leggendaria la sua intervista a Fabio Fazio. Prima Cofferati ha sostenuto che invece di affrontare i problemi grandi - come vorrebbe la noiosa sinistra massimalista - è meglio affrontare tanti problemi piccoli. Perchè tanti problemi piccoli valgono uno grande. Per esempio, invece di misurarsi col complicatissimo tema della speculazione, è meglio prendersela con un piccolo campo nomadi, un gruppetto di giovani che beve birra, qualche lavavetri, un po' di mendicanti, scacciare una decina di senza casa e altre cose così... se poi le metti tutte insieme, queste piccole cose, è come se avessi affrontato un problema grande come la speculazione, e ti senti meglio.
Fazio lo guardava un po' incredulo. E allora Cofferati ha spiegato che lui qualche anno fa, prima di fare il sindaco, faceva un altro mestiere. Ha detto che faceva il capo del sindacato, della Cgil. Fazio si è illuminato. Gli detto: «Ah, ecco: ma allora era lei? Sa che non la riconoscevo più? E' un sacco di tempo che quando la vedo, mi dico: ma io questo già l'ho visto da qualche parte...» . Cofferati sembrava soddisfatto e annuiva. Forse, preso nella sua parte di sceriffo, neanche s'è accorto della presa in giro.


"Liberazione", 02/10/2007




permalink | inviato da Notes-bloc il 2/10/2007 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Da RadioLuana: "ALUA´ IO NON CE STO A CAPI´ NIENTE... MA CHE DICI ? ... A TE TUTTO STO STUDIA´ T´HA FATTO MALE...SCOPA ....FIJA MIA...e ride bella come non mai".
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 2 ottobre 2007


 ho scritto questo pezzetto che rigurda il periodo storico che viviamo - dall'indulto ai politici alla grande voglia che abbiamo in questo periodo di contestare - non e' solo fantasia purtroppo... leggiamo sempre meno ma prova ad arrivare alla fine... un baciotto - luana de rossi.


GUARDIE E LADRI

Io e la mia amica MARIA siamo cresciute in fretta in un quartiere di periferia. La maggioranza di noi giovani ... cresce in periferia...diciamo... la periferia si allarga e noi invecchiamo senza mai vivere il centro quotidianamente.

MARIA ha un soprannome in periferia tutti la chiamano POPOLESSA - perche´ partecipo´ con me ad una sola manifestazione - credo che poi per altre cause le abbia evitate - e quel giorno si scateno´ tanto da andare in foto sulle prime pagine dei quotidiani...io mi ricordo solo la sua voce...A LUA´ ME SO STUFATAAAA..

Per quelle fotografie in prima pagina la chiamano quando si infervora...

A POPOLESSA SE´ NCAZZATA !

cioe' APOPOLESSA.

Con MARIA salivamo spesso le scale della terrazza dove le mamme andavano a lavare i panni... una terrazza in comune ...le donne ci si trovavano piu´ che per lavare i panni per pettegolare...forse proprio da questo fare insieme... quando le donne parlano in periferia si dice...STANNO A LAVA´ I PANNI e quelli sporchi si lavano in famiglia... altrimenti le altre donne poi chissa´ cosa pensano e ciarlano.

Via per i tetti... poi di notte provavamo a contare le stelle ....roma era piena di stelle... lei mi fermava la mano dicendomi di non contarle con il dito... PERCHE´ ? chiedevo io... PERCHE´ ALTRIMENTI TE VIENE IL GIRADITO... il giradito e che roba e´ ? ... e´ una malattia strana che ti prende al dito...come se te se avvitasse...le stelle hanno la propria initimita´.

E se le conto con il NASO ? ... bho... mi rispondeva...IL GIRANASO NUN LO SO SE ESISTE...

e ridevamo.

Amavo le sfide ... come tutte le ragazzine incoscienti... cosi´ cominciavo a contarle con il dito... ma poi mi addormentavo...ci addormentavamo insieme sulle coperte...e la mattina sveglie all´alba per tornare nelle proprie stanze.

ALUA´... MA L´HAI CONTATE COR DITO... TE SEI MATTA ! PE FORTUNA CE VENUTO SONNO...ALTRIMENTI SAI CHE DITO CHE CIAVEVI STAMATTINA...NIVORTINO.

SULLA TERRAZZA la prima sigaretta - insieme - i racconti d´amore - insieme - le prime mestruazione - chi ci piaceva - il primo spinello - la cotta - il primo fidanzato - il primo rapporto sessuale... e via dicendo... poi io il primo libro e i primi esami... MARIA no... MARIA non veniva piu´ ne a scuola ne sui tetti ... non ce la faceva col pancione a scavalcare tutte le tegole.

MARIA ... quando la incontravo... il giorno dopo... il primo figlio in braccio... MARIA non sai quante stelle stanotte ...LE HAI CONTATE ? ... si con il naso e poi ho dormito... ridevamo e ci abbracciavamo... e mentre andavamo a fare colazione... SAI CHE PENSO DELLE STELLE ? ... io scuotendo la testa...che pensi ? CHE SONO TUTTI I NOSTRI DESIDERI ...i desideri ? ...MA SI I DESIDERI... OGNI STELLA E´ UN DESIDERIO...BRILLANO E ILLUMINANO LA TERRA...E PIU´ UN DESIDERIO E´ BELLO E FA BENE A TUTTI... PIU´ BRILLA.

CAMBIAI poco con gli anni futuri il significato dei desideri...divenne per me UTOPIA ... poi lotta ... poi impegno - IDEOLOGIA - ... rivoluzione ... stare fuori dalle istituzioni... studiare per capire ... capire per farsi girare le ovaie sotto sopra...lei intanto cresceva figli...e il marito rubava per campare.

GUARDIE E LADRI SIGNORI MI URLAVA OGNI TANTO... maria e´ ancora in periferia...io prima sono andata ... poi... sono tornata.

Leggo questa mattina che il presidente dell´ENI ...ha detto che forse ci staccheranno il GAS e questo inverno moriremo di freddo... poi un´altro articolo il giorno dopo... BERSANI DICE SI ALL´ENI PER IL CARBONE... fetenti...L´ENI aveva comprato il carbone dalla russia pagandolo 2 soldi sulla pelle dei minatori... IL CARBONE INQUINA... ma le centrali ormai le aveva convertite...manifestazioni contro l´eni... blocchi stradali eccetera... e oggi per RIFILARCI IL CARBONE fingono una crisi del gas... quando l´anno passato lo rivendevano addirittura ad altre nazioni il gas...il carbone non lo vuole nessuno.

...noi zitti a sniffarci polveri sottili finche´ non ci scoppieranno tette e polmoni dentro una corsia d´ospedale dove pero´ ci sara´ la partita di calcio in diretta.

...BERSANI HA DETTO SI... altrimenti ci staccano la pompa prima del tempo e il catetere dal telecomando.

GUARDIA E LADRI... indovina chi e´ il ladro ?... mi ripeteva maria.

E che ne so... MIO MARITO ...e rideva e ancora ride.

RIDERE E´ LA SPERANZA ALUA´...TE RIDI POCO...STRIGNI STRIGNI LA VITA TE DA DU SCELTE...O PIAGNI O RIDI SEMPRE E COMUNQUE...E POI... PIAGNE FA VENI´ LE RUGHE INVECCHI PRIMA...IO DEVO BADA´ A LI MARMOCCHI MIA...ME POSSO IMPEGNA´ COME ME PARE MA CO STA FAME VERRANNO LADRI...TUTTI ER PAPA´...

BERLUSCONI AL GOVERNO... cinque lunghi anni disperati...noi schiattavamo ...i prezzi al mercato triplicati... la mafia del trasporto che agiva ... un pomodoro al contadino lo comprano a un centesimo e come sale sul camion ... per un giretto di 5 chilometri arriva al mercato e ne costa 10 ... se salgo io su un camion devo pagare se voto a sinistra non cambia nulla... i prezzi sono gli stessi...esagerati.

BERLUSCONI silvio... in quel periodo mentre noi ci ammalavamo di stenti... triplicava il suo fatturato...tante entrate con la pubblicita´ molte altre tante ... con la FINDOMESTIC ... tutti a fare cambiali per campare e lui strizzava il collo del popolo... nel silenzio totale della sotto comunicazione.

Poi siamo venuti a sapere che il generale della guardia di finanza lo aveva nominato l´economista tremonti...lui era diventato generale e la guardia di finanza non controllava i prezzi ne le tasse di silvio...forse andava cosi´...e al mercato trovavi e trovi certezza...anche se cambiano generale.

MARIA TUO MARITO QUANDO ESCE ? ...bho...ha fatto na rapina ... gli e´ andata male ... quanto gli daranno ?... e che ne so mica so il giudice... e rideva ... ride ancora... A LUA´... HAI CONTATO LE STELLE ? ... no ieri no... SEI TROPPO MPICCIATA CO STA TESTA... DEVI STACCA´ LA SPINA... I DESIDERI SO COSI´ BELLI... e te che desideri ? ...UN MIRACOLO...NON SO CHE DAJE DA MAGNA A STI RAGAZZINI...IN ZONA ALLA FIN DER MESE NUN CIARRIVA NISSUNA...PE FORTUNA C´E´ ANCORA MAMMA CO LA PENSIONE...E POI E´ NA GIOIA CHE SEI TORNATA PURE TE...MI FIGLIO VO FA LE SUPERIORI...MA A ME SERVE CHE SE TROVA LAVORO...NON CIAVEMO N´EURO PE PIAGNE...E INFATTI RIDO.

LA PENSIONE era in pericolo... via con lo scalone ... poi in pericolo c´e´ andata anche la liquidazione ... via con il TFR dentro ci sono anche i sindacati a spartirsi la torta...ce la giochiamo in borsa ? ...sono tutti a truffare perche´ in pericolo reale c´e´ lo STATO... non lo dicono ma c´e´ lo stato ... siamo in pieno DEFICIT la destra si e´ mangiata tutto in italia come in europa come in america e per risanare bisogna essere creativi ... rubare creativamente calpestando i diritti umani...magari eliminando definitivamente la classe povera e la borghesia...la politica doveva filtrare questi avvenimenti ma non lo ha fatto ...sono responsabili del nostro tempo drammatico... ma non si dimettono.

GUARDIA E LADRO... lo hanno ripreso... altri dieci anni... E TE COME FARAI ? e che ne so ?... LUA´ ... e´ ...HAI CONTATO LE STELLE ? ... no ... ma un giorno sai che faccio ? CHE FAI ? ...lasciamo tutto e andiamo insieme a contarle di nuovo ... va bene ? SIIIIIIIIIIIII CHE BELLA IDEA... CIO´ NA VOGLIA...MA JA A FAMO A SALI´ ? ...e rideva...

LA GUARDIA decide fin da piccolo o da piccola... che deve difendere lo stato... diciamo che e´ una sognatrice ... non si pone troppe domande... deve arrestare il LADRO... la guardia viene pagata poco ma... fa il suo lavoro ... ha i suoi ideali.... sogna una citta´ tranquilla...tutto in ordine tutto in linea...non si pone la domanda MA PERCHE´ STO SCEMO RUBA ? ... sa soltanto che non deve rubare cosi´ gli dice lo stato e lui quello applica...NON SI PONE LA DOMANDA ... quante volte difendo il povero dai soprusi e quante IL RICCO ?...e perche´ tutti in gran maggioranza se la prendono con il ricco ?

IL LADRO ... il ladro non farebbe il ladro se avesse un posto di lavoro...IL LAVAVETRI non farebbe il lavavetri se avesse un posto di lavoro... chi ruba non si diverte a rubare sa che rischia la galera ... quel gesto estremo lo compie perche´ ha fame altrimenti lo risparmierebbe... quante prostitute lo fanno per piacere ? ... ai semafori hai mai visto berlusconi in minigonna ?...rimpizzi un popolo con scemenze quotidiane e poi speri che questo compia gesti intelligenti ?

STASERA IN TV DAVANO TUTTI film di polizia... uno dopo l´altro in qualsiasi canale... torna la serie dei CARBINIERI - del DISTRETTO... eccetera...quando ero piccola ho sempre pensato che nelle famiglie fasciste crescevano i comunisti ...piu´ che pensato lo vivevo... i miei amici di famiglia ricca sono tutti cosi´... speriamo che accada la stessa cosa attraverso la comunicazione.

L´INDULTO non fa schifo perche´ fa uscire le persone dalle galere - l´indulto fa schifo perche´ non ha fatto entrare in galera alcuni politici che avevano commesso reato. E poi indulto o non indulto i cosi´ detti giustizialisti dell´ultima ora dovrebbero sapere e conoscere le periferie delle citta´ prima di parlare. LE CARCERI NON SONO EDUCATIVE - quindi anche chi fa tutta la galera rispetto al reato commesso - quando esce e viene reintrodotto al punto di partenza - commette nuovamente il reato... ripeto ... pur avendo scontato tutta la pena si rimette a rubare o delinquere. ECCO la dimostrazione di quanto serve il carcere.

se non diventa un luogo che risana e intende rimanere invece per questa societa´ che produce mostri e mostruosita´ un luogo di punizione non cambia nulla sia se sconti tutta la pena sia che vieni graziato.

BISOGNA RIMETTERSI ALLA POLITICA... che ormai e´ in mano all´ECONOMIA... si e´ fatta corrompere... UN POLITICO non rischierebbe mai le palle se ne ha... per dire di no ad un imprenditore... quello o paga lui o lo sputtana sui suoi giornali...il politico che ha studiato tanti anni lo sa ... quindi cerca di trovare una soluzione ...70 PER CENTO DEI GUADAGNI ANDRANNO ALL´IMPRENDITORE... CIOE´ ALL´OFFERENTE... 15 SE LI BECCA LUI SOTTOBANCO ... e il restante 15 per cento lo lascera´ divorare ad un intero popolo affamato... NON SI POTEVA FARE DIVERSAMENTE... diranno poi tra una guerra e l´altra.

ALUA´ IO NON CE STO A CAPI´ NIENTE... MA CHE DICI ? ... A TE TUTTO STO STUDIA´ T´HA FATTO MALE...SCOPA ....FIJA MIA...e ride bella come non mai.

Lacia perde mari´ ... so pensieri miei... neanche tanto profondi...capisci che siamo in mano al potere alla mafia ... alle guerre ? ... e chi paga e´ tuo marito... l´assessore di firenze di sinistra si scaglia contro i lavavetri perche´ hanno molestato sua moglie in macchina...CAPISCI ? quello e´ di sinistra e ci si aggrega anche torino...che la moglie al sindaco di torino chi la tocca ?

O MO VOI VEDE´ CHE TUTTE LE MOGLI DEI SINDACI VANNO COI LAVAVETRI ? ...SAREBBE A RIVOLUZIONE...

Ridiamo abbracciandoci.

ALUA´ TE RICORDI QUANDO VENIVAMO QUA´ A CONTA´ LE STELLE ? ... si si certo che mi ricordo... MO TE SEI DIVENTATA NA CAPOCCIONA...AVEMO FATTO NA FATICA PE TORNACCE ... IO COR CULONE A SCAVARCA´... TE CO STE TETTE INGOMBRANTI DIREI...E MO NU FAI ARTRO CHE PARLA DE LI LADRI CHE STANNO AR POTERE...

Brava allora hai capito... pero´ paga tuo marito... e i giornalisti s´incazzano per l´indulto...e´ un mondo al rovescio il nostro...questo l´hai capito ?...la societa´ sa di essere sbagliata sa che si forma sulle ingiustizie altrimenti non servirebbero prigioni... UN MONDO FELICE E´ senza carceri...sono tutti a domandarsi come mai basta una piccola protesta e si accodano in migliaia e migliaia...non capiscono che la differenza di danari stipendi poteri e´ oramai troppo da sopportare.

E poi hai visto ? CHE ... CHE DOVEVO VEDE´ ? non c´e´ piu´ na stella sur cielo de roma...tutto nero.. SMOGGATO VOI DI´... si pieno di smog...

SI LI TEMPI SO CAMBIATI ALUA´... MA UNA... UNA STELLA SE VEDE ANCORA ...E LA VEDI COME BRILLA ?

Si ma e´ una ...

BHE CE SE SARANNO FICCATE TUTTE L´ARTRE PER FASSE VEDE´... TUTTI LI DESIDERI SE SO CONCENTRATI...PERCHE´ BRILLA TROPPO ... TANTO CHE TAGLIA LO SMOG...E NOI LA VEDEMO...

Vero... dobbiamo reagire...altrimenti perdiamo anche questa di stella...e tutte le altre...

Ci abbracciamo... maria piange...o ma che fai ? poi te vengono le rughe...o piagni o ridi era questa la scelta che dovevamo fare... prima su tutte...l´unica...ricordi ?

SI ASCIUGA GLI OCCHI mi guarda...LORO VOGLIONO FACCE PIAGNE...NOI SEMO LI LADRI E LORO RUBBANO...SE CONTESTAMO CE MANGANELLANO PURE... CHE POI JE DANNO LE MEDAGLIE...LORO SO EROI E NOI MORIMMO SENZA NA RIGA SUR GIORNALE COPERTI DE VERGOGNA CO LI STRACCI CHE CE LASCIANO ATTACCATI AR CULO FIN DA QUANNO NASCEMO...

PERCHE´ IO NUN HO STUDIATO ?
PERCHE´ MI MARITO E´ SCAPPATO DALLA CITTA´ SUA ?
PERCHE´ LI MI FIGLI DEVONO CORRE A LAVORA´ INVECE DE LEGGESE UN BER LIBBRO ? ...
PERCHE´ ?

GUARDA CHE CAPISCO PUR´IO COME CIANNO MESSI...

TE POI SEI DIVENTATA SERIA... NUN PIAGNI MA SEI SERIA...TE SENTI STO PESO ADDOSSO...ALUA´...A SCERTA AVEMO FATTA...NUN SE FAMO VEDE COSI´ ... NUN SE LO MERITANO...NUN SE FAMO RUBBA PURE LA VOJA DE VIVE...

NUN CE STO !...NOI PRIMA O POI SE INCAZZAMO ... SO CERTA DE STA COSA E CE CAMBIAMO ER MONNO...ARTRO CHE SCHIATTA´ SENZA DI NEMMENO NA PAROLA...SEEE ...STAMO VEDE´ !...ENDOVANNO....

Si soffia il naso...il fazzoletto lo sfila dal petto...ce lo rimette...poi mi guarda con gli occhioni...un sospirone come sanno fare le bambine...le labbra si allungano verso l´alto...

malgrado voi

LA POPOLESSA ...RIDE...RIDE ANCORA...

Getto via l´articolo di oggi - mario e´ deceduto in prigione ...attacco cardiaco - cosi´ scrivono - cosi´ diranno - cosi´ sara´ dimostrato e dimenticato...non gli comunico questa notiza...la sapra´ domani sempre che avranno il tempo di avvertirla.

MARIO - immigrato - era il marito di POPOLESSA...

altra stella di roma...che brilla sui tetti... accanto a me...stringo forte forte...

la mia unica speranza.

Luana de rossi.

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A SINISTRA SI DISCUTE DELLE PRIMARIE E DEL NUOVO PARTITO

ORGNIZZA IL TUTTO una persona che stimiamo molto al comune di roma - PAOLO MASINI -

MERCOLEDI' 3 OTTOBRE
PLANETARIETA'
via Paola Falconieri 84
ORE 17,30

CI SARANNO il giornalista Gianni Anversa, Cesare Damaino, Walter Tocci, Anna Clemente Rosi, Tiziano Treu
ma soprattutto saranno con noi tutti coloro che, candidati e non, credono che un modo diverso di far politica esista davvero.


NON MANCHIAMO - se non ti intressi della politica - la politica si intressa di te...quindi e' importante questo appuntamento.
Differenze!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 1 ottobre 2007


 

Veltroni e Giordano dialogano su due idee diverse di società
Faccia a faccia a Roma, a "Liberafesta", intervistati da David Sassoli

Frida Nacinovich
Franco Giordano e Walter Veltroni. Al teatro Italia ci sono tre quarti di Unione: la sinistra ha la voce del segretario di Rifondazione comunista, il centro quella del leader in pectore del Partito democratico. La lunga notte della Finanziaria è appena passata, un ostacolo è stato superato, il cammino del governo Prodi prosegue. Al peggior teatrino italiano della politica è appena andato in scena Umberto Bossi. Una recita imbarazzante quella del senatore leghista, su un copione apertamente eversivo. «La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione». Ha detto proprio così l'ex ministro delle riforme Bossi, e non siamo nel 1942. Il tutto di fronte a un Silvio Berlusconi compiacente, a Vicenza in una seduta dello pseudo parlamento del nord. La discussione fra Giordano e Veltroni non può che partire da qui. Perché il senatur è il più fedele alleato di Silvio Berlusconi. E Berlusconi è il capo dell'opposizione.
Il sindaco di Roma scuote la testa, non considera quella di Bossi la solita battuta strappa applausi. C'è molto di più, molto di peggio. «Le affermazioni di Bossi sono lesive della Costituzione e delle istituzioni repubblicane - osserva Veltroni - la Casa delle libertà dica chiaramente se vuole governare l'Italia insieme alla Lega, assieme a chi pronuncia frasi così gravi e non riconosce la bandiera nazionale». Al teatro Italia si parla dell'Italia. «L'unica guerra di liberazione che conosco è quella della Resistenza dei Partigiani - aggiunge Giordano - Non permettiamo a nessuno di infangare quella storia». Il segretario del Prc chiede quindi «un dibattito parlamentare sulle frasi pronunciate da un segretario di partito che attacca le istituzioni e il Parlamento, fino a minacciare una rivolta violenta». Arrivano critiche anche per il leader di Forza Italia, che nel giorno del suo compleanno «era a Vicenza in una improbabile parlamento del nord. Noi di parlamento ne conosciamo uno solo ed è a Roma. Non si può giocare su questi terreni. La manifestazione del 20 ottobre diventerà anche un evento a tutela delle istituzioni e del Parlamento». La manifestazione del 20, dunque. Un avvenimento che non piace ai riformisti del piddì, che non piace naturalmente neanche a Walter Veltroni. Il primo cittadino della capitale non manca di farsi paladino dell'imprenditoria italiana. Per Veltroni la redistribuzione del reddito passa anche (soprattutto?) dagli aiuti agli industriali, ai commercianti, in generale alle categorie economiche. Quasi inutile dire che Giordano ha idee diverse. Al teatro Italia ci sono due sinistre, dice Veltroni. Una sinistra e un centro corregge Giordano.

Trovare un primo accordo sulla Finanziaria non è stato facile. «L'intervento determinato e unitario della sinistra ha fatto sì che cominciasse a muoversi qualcosa per la parte più debole della popolazione». Il giudizio di Giordano sulla manovra economica è nel complesso positivo, anche se «ci sono margini per poterla migliorare in Parlamento: il governo spergiura che non ci sono risorse aggiuntive per le imprese e noi saremo lì a verificarlo perché non tollereremo che sia dato un soldo in più al sistema delle imprese che hanno già avuto tantissimo». Il pubblico che affolla la sala del teatro Italia - oggi "Liberafesta" - applaude convinto. Di ulteriori finanziamenti alle imprese non vorrebbe sentir parlare.
Ora lo sguardo del candidato alla segreteria del piddì incrocia quello di Giordano. «Capisco e non posso non registrare con attenzione - dice Veltroni - il carattere che voi vorrete dare alla manifestazione del 20 ottobre, ma proprio mentre facciamo intese di merito sugli accordi dobbiamo dare anche un segno forte di coesione politica». Giordano si dice «d'accordo sulla necessità di una maggiore unità», ma ribadisce che «mai è accaduto che un voto della sinistra abbia messo in difficoltà il governo. Siamo stati fin troppo responsabili le difficoltà semmai sono venute dall'altra parte dello schieramento». E sono ancora applausi.
Si passa a parlare di legge elettorale. «La riforma è urgente, tornare a votare con questa legge sarebbe una sciagura. Io non ho né preclusioni né preferenze su nessun modello, ma attenti al ritorno di Ghino Di Tacco». Il sindaco di Roma risponde al segretario di Rifondazione comunista che ha appena ribadito la disponibilità del Prc a fare «da subito un riforma della legge elettorale sul modello tedesco». Veltroni ricorda che An è contraria a quel sistema e sottolinea come lo stesso Berlusconi voglia solo alcuni piccoli aggiustamenti alla legge elettorale attuale. «Tuttavia - aggiunge - la riforma va fatta, ci sono molti modelli che si potrebbero seguire, da quello tedesco allo spagnolo e anche il modello francese con qualche correzione che è quello che io preferisco». Peccato che a Veltroni piaccia anche il referendum ipermeggioritario, quello che non permetterebbe la rappresentanza di una parte non certo piccola del paese. Tant'è, le vie del riformismo, si sa, sono disseminate di buche e avvallamenti.
Le differenze ci sono: dal ruolo delle imprese e del lavoro alle cause del degrado ambientale. Le due anime dell'Unione possono comunque convivere e dialogare. Lo fanno. Il segretario del Prc e il candidato alla guida del piddì si confrontano per più di un'ora sul futuro della sinistra, sulla Finanziaria, sulla tenuta della maggioranza, ma anche sulla globalizzazione, l'ambiente e «una certa idea» di capitalismo. Il dialogo, moderato dal giornalista David Sassoli, è serrato, la platea applaude entrambi (con netta prevalenza per Giordano). I punti di convergenza e di distanza restano. Il sindaco di Roma sottolinea che l'imprenditoria va aiutata. L'Italia «deve sostenere le imprese, perché da esse deriva il lavoro e la ricchezza da ridistribuire». Il segretario di Rifondazione ribadisce che la «vera emergenza è la precarietà». Si chiude il sipario del teatro Italia il faccia a faccia è stato interessante. Ma non ci sono state due sinistre sul palco, come ha detto Walter Veltroni. C'è stata una voce di sinistra e una moderata, riformista, sostanzialmente centrista.


"Liberazione", 30/09/2007




permalink | inviato da Notes-bloc il 1/10/2007 alle 21:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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