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di Ignazio Licciardi
Slitta a martedì 30 novembre il voto finale del disegno di legge per la riforma dell'Università
post pubblicato in Notizie ..., il 28 novembre 2010


Università, i punti chiave della riforma

27/11/2010 01:19 | CONOSCENZA - ITALIA | Fonte: Rassegna.it


 

Slitta a martedì 30 novembre il voto finale del disegno di legge per la riforma dell'Università. Il via libera definitivo della Camera (il sì del Senato risale allo scorso luglio) era atteso per giovedì 25 novembre, ma le proteste degli studenti in tutta Italia e la fragilità della maggioranza ne hanno rallentato l'iter. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha dunque stabilito di sconvocare la sedute del pomeriggio e quella notturna del 25 novembre e di proseguire l'esame della legge martedì 30, con il voto finale in serata. L'approvazione alla Camera di una parte degli oltre 400 emendamenti ai 25 articoli non ha stravolto l'impianto base della riforma, che rimane sostanzialmente invariato: cda costituiti da maggiori rappresentanze di privati, più spazio al merito, ricercatori a tempo (massimo 6 anni), le valutazioni dei docenti con obbligo di relazione triennale, gli ordinari potranno rimanere dietro la cattedra non oltre 70 anni, nuove modalità dei concorsi con rappresentanza minima dei commissari interni, fusione e federazione degli atenei più piccoli.

Ecco i punti chiave del ddl:

RICERCATORI. Passano a tempo determinato con il cosiddetto "tenure-track" per 3 o massimo 5 anni. A quel punto potranno ottenere solo un contratto triennale rinnovabile una volta. Quindi, se superano il concorso diventano associati, altrimenti sono esclusi definitivamente dagli atenei. I ricercatori di ruolo devono riservare ogni anno alla didattica integrativa un massimale di ore. Per quelli di lunga data l'immissione in ruolo è ad esaurimento. Scende da 36 anni a 30 l’età minima per essere assunti.

CONCORSI. Il ministro Gelmini promette concorsi per il passaggio da ricercatore a professore associato. Per questa posizione, però, ha parlato della possibilità di assumere soltanto 1.500 docenti per l'anno accademico 2012-2013.

ABILITAZIONE. Per diventare docente ordinario o associato sarà indispensabile ottenere l'abilitazione scientifica tramite un concorso unico a cadenza annuale. I vincitori saranno inseriti nell'albo nazionale degli idonei da cui le università dovranno attingere. Le commissioni saranno composte da ordinari e questo punto è stato oggetto di molte critiche. Fra chi protesta c’è chi chiede il ruolo unico per la docenza.

PRECARI. È l'esercito dei docenti a contratto, che da anni tengono i corsi gratis o pagati pochissimo e che spesso mandano avanti i corsi di laurea coprendo i buchi. I contrari alla riforma ricordano che si tratta di decine di migliaia di persone ma il ddl non affronta la questione.

FONDI. Nella riforma non ci sono certezze sui finanziamenti e gli atenei non hanno ancora ricevuto i fondi per il 2010. Tremonti annuncia che nella legge di stabilità in via d'approvazione ci sarà un finanziamento di 800 milioni di euro.

RETTORI. Tra le modifiche al testo più importanti approvate nelle ultime ore figura quella riguardante i futuri rettori: la norma in vigore prevede che possano rimanere in carica fino a 16 anni; la riforma votata a fine luglio al Senato prevedeva un massimo di 8 anni (due incarichi da 4 ciascuno); l'emendamento approvato in Aula alla Camera prevede invece che potranno restare in carica solo un mandato e per un massimo di sei anni. I rettori potranno essere sfiduciati in qualunque momento dal Senato Accademico, ma a questo organismo servirà una maggioranza qualificata (3/4 dei membri) per poter proporre la mozione al corpo elettorale.

GOVERNANCE. La riforma introduce cambiamenti quadro, saranno poi gli statuti dei singoli atenei a stabilire le regole. L’organo di governo più importante diventa il Consiglio d'amministrazione, cui potranno essere ammessi anche componenti esterni fino al 40% del cda. Molte le nomine che spettano al rettore

VALUTAZIONE. Introdotti criteri di valutazione per i singoli atenei collegati a una quota di finanziamenti premio che si aggira intorno al 7%. Del monitoraggio si occuperà l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università (Anvur). Arrivano criteri di  valutazione anche per i singoli docenti: ogni 3 anni dovranno presentare una relazione e se il voto sarà negativo salteranno gli scatti.

PICCOLE UNIVERSITA' ADDIO. Previsto l'accorpamento degli atenei più piccoli e la razionalizzazione delle facoltà che non potranno essere più di 12 per università. Saranno eliminati i corsi seguiti da pochi  studenti. Per gli atenei con problemi di bilancio si può arrivare al commissariamento. Le università che utilizzeranno più del 90% dei finanziamenti statali per le spese fisse (personale e ammortamenti) non potranno bandire concorsi per nuove assunzioni.

http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=9734&catid=42&Itemid=68&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+controlacrisi+%28ControLaCrisi.org%29


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Comunicato del Coordinamento di Ateneo di Palermo del 22 Novembre 2010
post pubblicato in Notizie ..., il 22 novembre 2010


 

E' INDETTA PER MERCOLEDI' 24 NOVEMBRE A PARTIRE DALLE ORE 10.30 UNA ASSEMBLEA DI ATENEO PERMANENTE CHE SI SVOLGERA' PRESSO L'AULA MAGNA DI INGEGNERIA PER L'INTERA GIORNATA (SE I LOCALI NON SARANNO DISPONIBILI COMUNICHEREMO TEMPESTIVAMENTE IL NUOVO LUOGO).
E' PREVISTA LA PROIEZIONE DELLA DIRETTA DALLA'AULA DEI LAVORI PARLAMENTARI SUL DDL GELMINI CON DIBATTITO SUCCESSIVO ALLE EVENTUALI PAUSE E DIBATTITO FINALE CON DELIBERAZIONE DELL'ASSEMBLEA
 
DATA L'IMPORTANZA DEL MOMENTO SI INVITA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE E A SOSPENDERE LE LEZIONI INVITANDO TUTTI GLI STUDENTI A PARTECIPARE.
NEL RICORDARVI CHE LA MOBILITAZIONE E' NAZIONALE E CHE, OLTRE AL PRESIDIO INTERSINDACALE PREVISTO DAVANTI A MONTECITORIO, OGNI ATENEO DARA' VITA A DIVERSE FORME DI MANIFESTAZIONE, RICORDIAMO A TUTTI CHE IL DDL CHE RITORNA ALLA DISCUSSIONE E' PEGGIORATO ATTRAVERSO L'ELIMINAZIONE DI ALCUNI EMENDAMENTI INTRODOTTI.
RIPORTIAMO SOTTO L'ELENCO DEGLI EMENDAMENTI CANCELLATI:
- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del testo approvato in commissione Cultura)
- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)
- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)
- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art. 3bis)
- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)
- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera a)
- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)
- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)
- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca (art. 19, comma 6)
- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse (art. 21,comma 5)
- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)
- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.
 
MOBILITIAMOCI E DIFFONDIAMO QUESTE NOTIZIE A TUTTI I NOSTRI CONTATTI E DENTRO LE AULE CON GLI STUDENTI.
                       INVITIAMO ANCORA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE

La Gelmini: «In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori», ma subito dopo: "mica li possiamo tenere tutti"!?
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 9 ottobre 2010


Mentre migliaia di studenti protestano in tutta Italia, la Gelmini accelera sulla riforma e il Pd apre


 

da www.unita.it:
 
 
Università, Gelmini accelera e Pd apre

L'università è in fermento. Alle prese con l'ennesima riforma annunciata, con le strutturali mancanze di fondi e con tutti i ritardi e le inadeguatezze che si porta dietro. Ma dalla classe politica qualcosa sembra muoversi. Il ministro competente, Mariastella Gelmini, riesce a rimettere insieme i cocci della sua maggioranza traballante ed entusiasta afferma: «Tutti i gruppi della maggioranza hanno mostrato la volontà di accelerare l'iter della riforma, che sarebbe importante per il paese e darebbe una risposta ai ricercatori. Sarebbe un segnale di compattamento della maggioranza - ha aggiunto Gelmini - la legislatura va avanti e non c'è nessuna intenzione di perdere tempo. Mi auguro che il prossimo incontro con i gruppi possa aiutare l'accelerazione dell'iter della riforma. Mi pare che il Parlamento si stia ravvedendo, sono ottimista».

«In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori» ha poi detto il ministro durante il suo intervento al convegno sul trasferimento tecnologico organizzato dall'Acri. «Dalla professionalità di queste persone - ha spiegato - dipende la qualità della ricerca. Va però superata - ha aggiunto – una posizione un po' retriva e cioè pensare che tutti i ricercatori debbano trovare un'occupazione nell'università. Se la società vuole crescere, anche le piccole e medie imprese hanno bisogno, ad esempio, di ricercatori. Non ha senso mantenere i ricercatori precari a vita, occorre, invece, prospettare loro una carriera e questo lo facciamo prevedendo, nella riforma, il meccanismo della 'tenure track'. O si vince il concorso da associato - abbiamo recuperato i soldi per bandire questi concorsi - oppure si può trovare un impiego negli enti di ricerca o nel settore privato». Il ministro si è quindi soffermata sul problema della 'fuga di cervelli'. «Oggi se l'Italia è poco attrattiva per i migliori cervelli e se, anzi, assistiamo a una 'fuga' dei cervelli - ha osservato - il motivo fondamentale non è tanto solo quello delle risorse, ma concerne le regole e i meccanismi di funzionamento. Bisogna snellire le regole, fissando pochi principi da rispettare. Principi però che vanno rispettati da tutti, senza corsie preferenziali».

Altro segnale interessante è la quasi apertura dell'opposizione con il capogruppo Pd Franceschini: «Se verranno accolte le nostre proposte di modifica, possiamo discutere anche subito la riforma. Il Partito democratico non si è mai sottratto a discutere delle riforme che interessano il Paese. Nel merito della riforma universitaria abbiamo sempre avuto un atteggiamento costruttivo, finalizzato ad ottenere un provvedimento nell'interesse degli studenti e dell'intero mondo accademico. In più occasioni abbiamo sottoposto all'attenzione del governo e della maggioranza diverse proposte di modifica, contenute nei nostri emendamenti depositati, fra le quali riteniamo centrali 5 aspetti: l'abolizione dei tagli degli ultimi due anni, pari a un miliardo e 355 milioni di euro, dando invece all'università più risorse per raggiungere in 10 anni la media Ocse; la predisposizione, per gli studenti meritevoli e privi di mezzi, di adeguate borse di studio; per quanto concerne la carriera docente abbiamo detto no al precariato con il contratto unico formativo di ricerca ma sì a norme affinché si arrivi in cattedra in 6 anni; abbiamo inoltre indicato di sostenere un piano straordinario, con selezione, per portare in 6 anni i 15.000 ricercatori, strutturati e precari, nel ruolo di professore. E infine abbiamo proposto l'adeguamento dell'età pensionabile dei docenti alla media europea, con sblocco del turn-over e utilizzo di tutte le risorse liberate per nuovi professori e nuovi ricercatori con contratto tenure track. Vogliamo mantenere questo atteggiamento costruttivo nonostante i tempi necessari per l'approfondimento di un provvedimento così rilevante siano stati sacrificati nel percorso alla Camera per responsabilità del governo e della maggioranza. Per questo condizioniamo all'accoglimento delle nostre proposte la disponibilità ad affrontare la riforma anche durante la sessione di bilancio che comincia il 15 ottobre».

Intanto, studenti e docenti, non sembrano fidarsi delle parole dei politici e in tutta Italia organizzano proteste e iniziative contro la riforma, anche perché, riforma o non riforma, le risorse per l'istruzione sono sempre le prime ad essere sacrificate. Lezione all'aperto con tanto di lavagna sulle scale del rettorato dell'università La Sapienza di Roma per illustrare il ddl Gelmini e spiegare lo stato attuale dell'università italiana. È stata l'iniziativa organizzata oggi dagli studenti di Fisica de La Sapienza contro i «tagli». A tenere la propria spiegazione, davanti a decine di giovani seduti sulle scale del rettorato all'interno della città universitaria e intenti a prendere appunti, è stato il ricercatore di Fisica Leonardo Gualtieri. Tra gli striscioni esposti, quelli con la scritta «Contro questa riforma un'altra rivolta» e «Per un'università pubblica, libera e aperta a tutti». A fare da supporto alla lezione c'erano anche vari cartelli con i grafici sulla spesa per la ricerca nei vari paesi europei. Previste, la prossima settimana, anche lezioni in piazza Montecitorio. Gli universitari hanno annunciato la loro adesione alla manifestazione a Roma per dopodomani, che partirà da Porta San Paolo ed è organizzata dagli studenti medi contro il ddl Gelmini.

All'Università di Bologna la protesta dei ricercatori va avanti ma il fronte degli 'anti-Gelmini' sembra sfaldarsi. Dopo la settimana di mobilitazione e lo stop delle lezioni decisi dal Senato accademico fino al primo ottobre, nel pomeriggio i ricercatori riuniti in assemblea non hanno deciso forme di protesta comuni: ogni facoltà valuterà se e come continuare l'astensione o riprendere le lezioni. Così fino al 12 ottobre, quando una nuova assemblea discuterà gli emendamenti al ddl Gelmini proposti dall'ateneo e dai ricercatori, e le forme di lotta futura. È l'esito dell'incontro convocato alle 13 e durato quasi tre ore nella sede dell'Università. Ogni facoltà, chiamata all'appello rigorosamente in ordine alfabetico, ha fatto il punto sulle iniziative organizzate nell'ultima settimana attraverso i rappresentanti dei ricercatori. Assenti quelli del blocco più 'politico': economia, scienze politiche, giurisprudenza. Nella maggior parte delle facoltà l'astensione dalla didattica, assieme a discussioni sulla riforma Gelmini aperte anche agli studenti, ha conquistato un gran numero di ricercatori con alcuni picchi (a chimica industriale, veterinaria, scienze della formazione, scienze matematiche e fisiche) e molti distinguo. Diffuso però il timore che a lungo termine quel tipo di protesta sia inefficace o logorante, ma di fatto nessuna decisione è stata presa a fine assemblea. Pochi i fautori di proteste eclatanti almeno fino al 14 ottobre quando alla Camera riprenderà la discussione del ddl. Tra i più naif, un ricercatore di ingegneria che ha proposto ironicamente di mettersi a testa in giù da un elicottero. A chiedere concretezza, con toni abbastanza forti, alcuni dottorandi legati al movimento dell'Onda, favorevoli a organizzare un sit-in davanti al rettorato il 14 ottobre. Idea che però non è stata nemmeno messa ai voti, e quindi accantonata. Alcuni ricercatori hanno proposto di condizionare la ripresa delle lezioni all'approvazione degli emendamenti al ddl, ma altri gli hanno ricordato che gli emendamenti sono oltre 600.

 


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«L’ignoranza è forza», uno dei tre slogan scritti sul Ministero della Verità nel famosissimo libro di George Orwell “1984”
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 settembre 2010


Se i nostri governanti ci vogliono asini 

 di Tiziano Tussi
18/09/2010 00:58 | CONOSCENZA - ITALIA

 
«L’ignoranza è forza», uno dei tre slogan scritti sul Ministero della Verità nel famosissimo libro di George Orwell “1984” Non si può spiegare in alcun modo che con questo inciso l’accanimento della nostra classe dirigente attuale, governativa e politica, contro la cultura. Ogni anno la scuola, pre universitaria ed universitaria, versa sempre più in condizioni di asfissia ed il ministro dell’istruzione di turno ci dice che va tutto bene, meglio di prima. Ma è veramente un ipocrita gioco delle parti che si svolge ogni giorno ed in special modo all’inizio di ogni anno scolastico.
La cultura dà fastidio all’ignorantissima classe dirigente e di governo e perciò occorre depotenziare le scuole in qualsiasi modo, togliere fondi all’editoria, ai festival culturali, alle mostre, ai conservatori e teatri lirici. Il Paese deve diventare lo specchio della sua classe politica, del suo abissale livello di ignoranza. Ognuno, al governo, ci mette qualcosa del suo. Scuole targate Lega, partito che inneggia ai dialetti del nord Italia, non sapendo che i nostri studenti scalano al negativo le classifiche europee per quanto riguarda capacità linguistico-grammaticali e di comprensione di testi nella lingua madre, rispetto al resto del continente. Non pare importare a nessuno che si faccia cultura, che nelle scuole si proceda per intuizioni di intelligenza.
Un bell’intervento sul Sole24ore di domenica 12 settembre scritto da due docenti universitarie della sapienza di Roma, Anna Foa e Lucetta Scaraffia, esortano coloro che vogliono entrare all’università, ricercatori e quant’altro, che vogliono sostenere i concorsi per professori stabilizzati, di non farsi vedere troppo intelligenti ed acculturati, «fingete di essere un po’ asini» dice il titolo dell’intervento. Insomma: «L’ignoranza è forza». Stessa cosa per le scuole superiori. Ripetere - un’eco è un’eco, un’eco. Ripetere e non pensare con la propria testa. Diceva Kant: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità imputabile a se stesso» (Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo, 1784). E’ pericoloso diventare autonomi e comunque, ancora seguendo Kant, i tutori del pubblico ce la mettono tutta per tenerlo in soggezione.
Un accanimento che definisce il nostro livello culturale come Paese: poca ricerca, pochissimi soldi per la cultura in genere, poca disposizione all’innovazione reale, molto conformismo, retorica e ripetizione, stanca ripetizione. Chi cerca di portare avanti le proprie ragioni viene tacciato di essere un terrorista, ed attenti al suo ritorno, si affannano a ripetere i nostri stanchi politici. C’è davvero bisogno di una profonda rivoluzione culturale.
Gli anni della contestazione giovanile ed operaia non hanno inciso a lungo sul Paese che si è riaddormentato ed è ritornato ad una situazione pre illuminista. Altre parole di Kant, stessa opera citata sopra, appaiono profetiche ancora per l’oggi. Dice: «E’ tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione».
Naturalmente Kant concepisce tali affermazioni in termini negativi. Ma la classe politica italiana, post mani pulite le ha concepite al positivo. I disvalori ignoranza, guerra e libertà, al negativo quest’ultima, sono state concepite come Orwell le ha descritte nel libro ricordato all’inizio, cioè come forza, pace e schiavitù. Quel ministero della Verità assomiglia dannatamente all’impostazione politica dei nostri governanti e costituisce il loro archetipo. In negativo. Almeno se ne accorgessero.

"Liberazione", 18-09-2010

GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

===========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU"

== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 16.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

====== Sito dell'ANDU (www.andu-universita.it):
= le notizie aggiornate sugli Atenei si trovano (in ordine alfabetico)
nella colonna a sinistra della home page del sito;
= e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia'
pubblicati e proporre nuovi interventi;
= per ricevere in tempo reale l'avviso di nuovi articoli o di nuovi
commenti e' sufficiente inserire la propria e-mail nell'apposito spazio (in
alto a sinistra);
= per iscriversi all'ANDU cliccare:
http://www.andu-universita.it/come-aderire/

Ma come è possibile agire in tal modo?! Gesto provocatorio!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 luglio 2010


L'Università contro la Gelmini
e Berlusconi va da Mr Cepu

L'Università contro la Gelmini e Berlusconi va da Mr Cepu

di Maristella Iervasi

 

Agli studenti di eCampus mail del rettore: «Lunedì visita di Berlusconi. Abiti formali». E ignora la protesta degli Atenei pubblici.

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Ma ... non sono in molti ad averlo ancora compreso!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 29 giugno 2010


TECNOLOGIA  
Tre giorni di conferenza al Politecnico per capire come cambieranno
atenei, studio e ricerca nell'era del cyberspazio. Parola agli esperti.

"La Stampa", 28-06-2010

Nichi Vendola: "È più utile per l’Italia comprare aerei da combattimento per 17 miliardi di euro o investire nell’università e nella ricerca?"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 maggio 2010


S.O.S. Università | Caterina Perniconi

La riforma uccide la ricerca
Gelmini: 'Gli studenti sono con me'

 

"il fatto quotidiano", 19-05-2010


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Ateneo pubblico? Ateneo privato? Che fo'?
post pubblicato in Notizie ..., il 18 maggio 2010


Università, occupazioni in tutta Italia
Gelmini: "Ma gli studenti sono con me"

 

Bari, Napoli, Firenze, Milano e Roma in testa. Lezioni ferme almeno fino a sabato. La protesta contro "la drammatica situazione effetto dei tagli della Gelmini" di GIULIA CERINO

Il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.
post pubblicato in Notizie ..., il 14 maggio 2010


Atenei, lezioni a singhiozzo contro il ddl Gelmini

Lezioni a rischio da lunedì negli atenei italiani. I ricercatori, ma anche molti docenti, incroceranno le braccia contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Al centro della protesta, la mancanza di risorse per il sistema universitario e l'impossibilità, per gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, di fare carriera e diventare docenti a causa delle nuove regole volute dal ministro. Per le stesse ragioni il 18 è in programma un'assemblea nazionale a Roma, alla Sapienza, mentre il 19 ci sarà un sit-in sotto al Senato dove è al vaglio la riforma. Se le cose non cambieranno i ricercatori hanno già annunciato che da settembre non saliranno più in cattedra.

Per far capire quali saranno le conseguenze della loro assenza, già la prossima settimana, da lunedì, faranno una sorta di "prova generale" astenendosi dalla didattica. «A Napoli- spiega Alessandro Pezzella, ricercatore della Federico II- è a rischio il 50% dei corsi». Nell'ateneo campano, nella facoltà di Scienze, ne sono già saltati 40: i ricercatori si sono auto-sospesi già da questo quadrimestre. A Napoli, come nel resto d'Italia, le uniche facoltà che si salveranno sono quelle di Giurisprudenza dove, normalmente, non ci sono corsi affidati ai ricercatori.

Alla Sapienza di Roma ci sono facoltà dove il 50% dei corsi è coperto da chi dovrebbe occuparsi di ricerca. La prossima settimana nell'ateneo le lezioni potrebbero tenersi con il contagocce.

A Milano, alla statale, è a rischio il 30% dei corsi. «Negli atenei c'è un grosso stato di agitazione - ammette Bartolomeo Azzaro, pro-rettore per lo sviluppo delle attività formative e di ricerca della Sapienza - ci sono 26.000 ricercatori a tempo indeterminato nell'università italiana a cui la riforma preclude qualunque tipo di carriera. Nel nostro ateneo un terzo di ricercatori hanno già dichiarato la loro indisponibilità a fare lezione da settembre, il rettore Frati è stato costretto a scrivere al ministero per far presente la situazione».

Il problema è talmente diffuso che il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.

Oggi, intanto, il Cnru, il coordinamento nazionale dei ricercatori, guidato da Marco Merafina, della Sapienza, ha incontrato la Crui, la conferenza dei rettori, per presentare la propria proposta per garantire una carriera a chi rischia di restarne fuori con la riforma.

Il Cnru propone una valutazione da fare a chi ha già accumulato almeno sei anni di didattica nella stessa facoltà per permettere il passaggio nella fascia dei docenti associati. «E' una proposta a costo zero - assicura Annalisa Monaco, del Cnru - perchè chi ha già una certa anzianità con lo scatto non dovrà avere subito uno stipendio più alto. Con questo meccanismo si potrà garantire una carriera ad almeno 16.000 ricercatori a tempo indeterminato. I rettori stanno esaminando la proposta, che, lo diciamo chiaramente, non è un'ope legis, noi vogliamo essere valutati».

La parola finale spetta al Parlamento: da martedì si torna a votare sul ddl, gli emendamenti in ballo sono proprio quelli che riguardano i ricercatori. Ce n'è uno del relatore, Giuseppe Valditara, Pdl, che, intanto, elimina la disparità di trattamento tra i vecchi ricercatori a tempo indeterminato e quelli nuovi a termine: tutti potranno essere soggetti a chiamata diretta da parte degli atenei dopo l'abilitazione.

"l'Unità", 13 maggio 2010
Gli studenti universitari? "ombre che si materializzano in una tesina o in un compito in classe, un rito didattico vacuo che, in queste condizioni, umilia me e loro"(A. Dal Lago).
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 aprile 2010


 |   Alessandro Dal Lago

 

Università alla paralisi

Arrivano giorni oscuri per l’università. Se i ricercatori si asterranno dalla didattica, verrà a mancare un buon terzo dell’offerta formativa (il che non è solo un problema quantitativo). Non ci sono i soldi per contratti sostitutivi, anche se sono pagati una miseria, ed è assai dubbio che i professori si sobbarchino la didattica fin qui assicurata dai ricercatori. Ma c’è un altro problema: verranno a mancare i requisiti minimi di legge per l’esistenza dei corsi di I e II livello.  L’università potrebbe trovarsi, dal prossimo autunno, nella paralisi.
Ma è la situazione strutturale, di lungo periodo, a essere veramente preoccupante. La Corte dei conti ha rilevato il fallimento delle lauree brevi (moltiplicazione dei corsi, stabilità degli abbandoni, inevitabile declino della qualità, spesa assorbita in modo schiacciante dal personale).
A ciò si aggiunga la scarsa competitività (espressa dal bassissimo posto dei nostri atenei nelle classifiche internazionali), l’antica questione dei fuori corso (una specialità tutta italiana) e il sub-finanziamento della ricerca. Quello 0,8 del Pil speso in formazione superiore (e quasi tutto a carico del settore pubblico) fotografa impietosamente la realtà italiana: noi spendiamo percentualmente il 40% in meno della media europea, il che vuol dire, anche tenendo conto della spesa per studente, la metà delle risorse impegnate dai paesi più sviluppati.
Ciò che la Corte non può valutare è il senso di sfascio e frustrazione che circola tra i docenti; ormai, i parametri imperanti in qualsiasi atto o iniziativa sono astrattamente quantitativi: limiti di bilancio, requisiti minimi, punti docente, restrizioni sull’uso del telefono e delle fotocopie…
E questa impotenza è sommersa da una coltre di decreti e regolamenti che pretendono di fissare, in un linguaggio standard, ereditato dal burocratese europeo tradotto in gergo italico-ministeriale, come valutare qualsiasi obiettivo culturale, scientifico o formativo. La verità è semplicemente questa: soldi per la ricerca non ce ne sono; e, quanto alla didattica, basti sapere che dei mille studenti che esamino ogni anno, ottocento non li vedrò mai, ombre che si materializzano in una tesina o in un compito in classe, un rito didattico vacuo che, in queste condizioni, umilia me e loro.
Rispetto a questa realtà, i contenuti del Ddl Gelmini non sono nemmeno acqua fresca, ma un sigillo finale messo a un’agonia iniziata all’epoca di Berlinguer, quando si sono gettate le basi per trasformare l’università in una specie di Cepu, con la mitologia vetero-aziendalistica dei debiti e dei crediti; quando si sono create le premesse per moltiplicare i corsi e le cattedre, senza intaccare in nulla, e anzi aumentando, il potere dei gruppi accademici nazionali di controllare il reclutamento. I bizzarri criteri di composizione delle commissioni di concorso inventati dall’attuale ministro (estrazione + votazione et similia) non mutano in niente la pratica secolare della cooptazione guidata.
La riforma della cosiddetta governance aumenta il potere dei rettori e dei consigli di amministrazione, facendo del senato accademico un comitato di consulenza.
Mescola le carte, ingrandendo i dipartimenti e unificando le facoltà deboli in enti dai contorni vaghi (mentre le facoltà forti, come ingegneria e medicina, aumentano il loro peso specifico): così, il potere dei professori-manager si accresce, soprattutto in una fase in cui le risorse diminuiscono. Quanto ai privati nei consigli di amministrazione, si spalanca la strada all’ingresso incontrollato e, se i rettori vorranno, maggioritario di interessi estranei al fine dell’università, e in cambio di nulla. Marcegaglia docet.
Il Pd si è finalmente occupato di università. Ma a giudicare dal documento reso pubblico ieri, non si va al di là di richieste puramente rituali, e ovviamente inascoltate, come aumentare il finanziamento e portarlo alla media europea. Per il resto, bisognerebbe che l’attuale opposizione si interrogasse sul modo in cui ha gestito l’università quando governava. E quindi sull’idea liberista di università e ricerca che ha contribuito a imporre al paese.

"il manifesto", 22-04-10

I giovani sono abbandonati a se stessi, sono maltrattati , sono usati da un Sistema che vive soltanto di Sé stesso e dei propri malsani interessi! Basta!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 marzo 2010


1. Laureati

Laureati, generazione senza prospettive

Indagine AlmaLaurea su oltre 200mila giovani. Il 7% in più senza lavoro. Giù del 37%, nei primi mesi del 2010, la domanda di laureati in Economia e commercio. Stipendi sempre più ridotti di F. PACE / TABELLE 1 - 2
BLOG Quanto costa Oxford di ENRICO FRANCESCHINI

2. Studenti

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

"la Repubblica", 18-03-2010

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

Si sta per chiudere il primo dei tre anni di "riordino" voluti da Tremonti. Piccoli smistati, studenti lasciati soli, sostegno dimezzato. E poi lezioni ridotte all'osso, mancanza di docenti di SALVO INTRAVAIA

Effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione e all'occupazione giovanile.
post pubblicato in Notizie ..., il 8 febbraio 2010


L'Università torna ad essere un lusso per pochi!
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ANDREA ROSSI

lezioe all'universitàTORINO
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».

La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.

L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.

"La Stampa", 08-02-2010

Senza parole!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 novembre 2009


 

Finanziaria, spariti i fondi
per i giovani ricercatori

Al Senato, l'emendamento della maggioranza che doveva salvare ottanta milioni di euro destinati ad assumere 4.200 precari, è stato trasformato in ordine del giorno. Le risorse su cui puntavano le università e i centri di ricerca si sono così volatilizzate/ Commenta di ROSARIA AMATO

Il Senato approva la legge Finanziaria

"la Repubblica", 13-11-09

 

Chi non si adegua rischia il commissariamento!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 ottobre 2009


Istruzione

Atenei, la riforma del governo

Il bricolage degli Atenei per salvarsi dalla mannaia Tremonti-Gelmini. La Sapienza "cancella" la sessione di esami in febbraio per non far figurare i fuori corso e perdere finanziamenti. Chi estende il numero chiuso e chi tagli i corsi di laurea. In tutto questo clima "rovente" ecco che la riforma Gelmini approfa al Cdm: e chi non si adegua rischia il commissariamento.

Un mandato di non oltre 8 anni per i rettori, la possibilità per gli atenei di fondersi tra loro allo scopo di evitare duplicazioni, un consiglio di amministrazione con il 40% di membri esterni, scatti stipendiali solo ai professori migliori: sono alcune delle novità previste dal disegno di legge messo a punto dal ministro Mariastella Gelmini per dare un volto nuovo all'università italiana e che sarà presentato al Consiglio dei ministri domani.

FUSIONI TRA ATENEI
per abbattere i costi. Sarà possibile fondere o aggregare, su base federativa, università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per aumentare la qualità, evitare le duplicazioni e abbattere i costi.

BILANCI PIÙ TRASPARENTI. I bilanci delle università dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza (attualmente non calcolano, ad esempio, la base di patrimonio degli atenei). Debiti e crediti saranno resi più chiari secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri dell' Istruzione e del Tesoro.

DIMEZZATI SETTORI DISCIPLINARI
. I settori scientifico-disciplinari passeranno dagli attuali 370 a circa la metà (con una consistenza minima di 50 ordinari per settore). La sforbiciata punta anche a evitare che cordate ristrette abbiano troppo potere. È poi prevista una delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca.

RETTORI, LIMITI AL MANDATO. Alla base della riforma della governance c'è l'adozione di un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele. Per quanto riguarda i rettori è previsto un limite massimo complessivo di 8 anni per il loro mandato (inclusi quelli già trascorsi prima della riforma). Ci sarà una distinzione netta di funzioni tra Senato accademico e Cda: il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione (anche delle sedi distaccate). Sarà ridotto il numero di membri sia del Senato (al massimo 35 contro gli oltre 50 di oggi) sia del Cda (11 invece di 30). Il Cda avrà il 40% di membri esterni e sarà rafforzata la rappresentanza studentesca (questo anche nel Senato). Un direttore generale prenderà il posto dell'attuale direttore amministrativo e avrà compiti di grande responsabilità, insomma sarà un vero e proprio manager dell'ateneo. Infine, il nucleo di valutazione d'ateneo sarà a maggioranza esterna (per garantire una valutazione imparziale) e sarà semplificata la struttura interna degli atenei.

SCATTI STIPENDIALI A PROF MIGLIORI. Una commissione nazionale (con membri italiani e per la prima volta anche stranieri) dovrà abilitare coloro che sono ammessi a partecipare ai concorsi per le varie fasce. Saranno valutate le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti. Le università potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti validi dalla commissione. Vengono previsti incentivi economici al trasferimento per i docenti al fine di rendere concretamente possibile la mobilità, con procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia. I professori a tempo pieno dovranno lavorare 1.500 ore annue, di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti. Scatti stipendiali solo ai prof migliori: si rafforzano le misure annunciate nel Dm 180 in tema di valutazione biennale dell'attività di ricerca dei docenti; in caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

DIRITTO ALLO STUDIO
. Delega al governo per riformare organicamente la legge 390 del 1991, in accordo con le Regioni, con l'obiettivo di spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi superiori e mobilità.

Immediate le proteste. L'Unione degli universitari (Udu) si schiera contro la riforma: «Siamo pronti - dicono gli studenti - ad avviare già da domani una fase di agitazione con occupazioni, sit-in e presidi per contrastare una riforma dell'università che il governo intende avviare con il consiglio dei ministri e che non trova ragioni se non nell'inserire i privati dentro gli atenei".

Il governo- continua la nota dell' Udu- sordo alle istanze del mondo accademico che non ha i fondi pubblici per mandare avanti gli atenei, procede con una riforma che introduce la presenza di privati all'interno dei consigli di amministrazione». Gli studenti non ci stanno: «siamo pronti a mobilitarci già da domani se il governo intende procedere con la riforma dell'università. è una deriva privatistica che porterà le università a traino delle mercato - sottolinea Paterna, coordinatore nazionale Udu- non contento, il ministro gelmini intende anche riformare il diritto allo studio con una delega al governo. Ci chiediamo come ha intenzione di riformare un sistema il cui grave problema è la mancanza di adeguati finanziamenti statali».

"l'Unità", 22 ottobre 2009

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Michelle Obama e la Scuola
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 ottobre 2009


Insegnanti, siate leader (come Barack)
 
MICHELLE OBAMA
In questo periodo dell’anno a casa Obama c’è parecchio da fare. Come tanti genitori in tutto il Paese guardo divisa tra orgoglio e ansia le mie bambine che preparano lo zainetto, mi salutano con un bacio e si avviano a un nuovo anno scolastico, per diventare le donne forti e sicure che sono certa saranno. Ma quando le vedo rincasare, tutte eccitate per qualcosa che hanno imparato o per un nuovo incontro, ecco, mi ritrovo a pensare che la maggior parte delle persone che più influenzeranno le loro vite non saranno i compagni di gioco o i personaggi di un libro ma chi si trovano davanti in classe ogni giorno.

Ci ricordiamo tutti quale impressione profonda ci abbia lasciato un insegnante speciale, quello che non ci ha abbandonato alle nostre lacune, quello che ci ha incoraggiato e ha creduto in noi quando dubitavamo delle nostre capacità. Anche dopo decenni ricordiamo come ci faceva sentire e come ci ha cambiato la vita. È comprensibile quindi che gli studi dimostrino come il dato che influenza di più il rendimento degli studenti sia la capacità dei loro docenti.

E quando pensiamo a ciò che fa di un insegnante un ottimo insegnante - energia illimitata e altrettanto sconfinata pazienza, capacità di visione e capacità di lavorare per obiettivi, creatività per aiutarci a vedere il mondo in modo diverso e dedizione al compito di aiutarci a scoprire e sviluppare il nostro potenziale - bene, allora realizziamo che sono le qualità di un grande leader.

Oggi più che mai abbiamo bisogno proprio di questo tipo di leadership nelle nostre aule. Come ripete spesso il presidente, nell’economia globale del XXI secolo una buona educazione non è più soltanto una delle strade possibili: è l’unica strada possibile. E i buoni insegnanti non svolgono un ruolo chiave solo per il successo dei nostri ragazzi ma anche per il successo della nostra economia.

La realtà purtroppo è invece che anno dopo anno noi stiamo perdendo i nostri insegnanti di maggior esperienza. Più della metà dei nostri docenti è figlia del baby boom. Questo significa che nei prossimi quattro anni un terzo dei 3,2 milioni di docenti americani potrebbe andare in pensione. Nel 2014, fra cinque anni appena, il Dipartimento dell’educazione prevede che dovranno essere assunti un milione di nuovi docenti. E non si va incontro solo a una generica penuria di insegnanti, ma a una penuria là dove i buoni insegnanti sono più necessari: le scuole disagiate, povere di mezzi, dove le sfide sociali sono maggiori.

Ecco perché noi abbiamo bisogno di una nuova generazione di leader nelle nostre scuole. Abbiamo bisogno di uomini e donne appassionati e determinati che si dedichino alla missione di preparare i nostri studenti alle sfide del nuovo secolo. Abbiamo bisogno di università che raddoppino gli sforzi per formare gli insegnanti e trovino strade alternative per reclutarli. Dobbiamo incoraggiare i professionisti migliori a dedicare una parte delle loro carriere all’insegnamento. E trattare i docenti come i professionisti che sono, garantendo loro buoni stipendi e ottime opportunità di carriera.

E abbiamo anche bisogno di genitori che proseguano a casa l’operato dei professori e lo completino. Che sappiano porre limiti: all’occorrenza spegnere la tv e i videogiochi, vigilare sullo svolgimento dei compiti, rinforzando l’esempio e le lezioni della scuola. C’è tanto da fare e non sarà un compito facile. Ma sono fiduciosa: una nuova generazione di leader farà la differenza nelle vite degli studenti e nel futuro della nazione.

Michelle Obama è la First Lady degli Usa. Questo articolo sarà pubblicato nel numero di novembre dello «U.S. News & World Report

Tagli Tagli e Tagli dalla Scuola all'Università!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 settembre 2009


Due insegnanti di Messina hanno dato inizio alla protesta a Palazzo Zanca
sede del Comune. In Sicilia oltre 5000 insegnanti non verranno riconfermati

Due precarie in sciopero della fame
"Esclusa dopo 20 anni nella scuola"

Una di loro, Letizia Sauta, 47 anni, due figli, l'anno scorso ha ricevuto solo
incarichi temporanei e quindi non rientra nei criteri richiesti dal decreto 'salvaprecari'
di ROSARIA AMATO


ROMA - Due insegnanti precarie di Messina hanno dato inizio a uno sciopero della fame per protestare contro i tagli della riforma Gelmini. Una delle due docenti, Letizia Sauta, insegnante di sostegno, è rimasta senza un incarico annuale già l'anno scorso, e teme che questo la escluda definitivamente dalla professione che ha esercitato per oltre vent'anni. "In base al decreto Gelmini e all'accordo Miur-Regione Sicilia, Letizia potrebbe perdere 12 punti e rimanere fuori dal sistema scolastico italiano", denuncia Liliana Modica, assessore alla Pubblica Istruzione nella precedente giunta cittadina di centrosinistra, e insegnante all'Istituto Nautico di Messina.

Mentre l'altra insegnante che ha dato inizio allo sciopero della fame, Rosaria Marchetta, probabilmente rientrerà nei criteri richiesti dal decreto 'salva-precari', ma per lei è una questione di principio, oltre di solidarietà con la collega: "Per me la questione è la qualità della scuola pubblica, e senza stabilizzazione dei precari questa non può esserci".

Letizia e Rosaria hanno già trascorso una notte sedute sui gradini di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, e sono pronte a farlo anche stanotte e per tutto il tempo necessario ad avere una risposta ai problemi sollevati. "Resteremo qui facendo lo sciopero della fame a oltranza", assicurano. "Hanno già parlato con il sindaco Buzzanca - dice Liliana Modica - che le ha quasi rimproverate, e ha preso le distanze dicendo che la questione non dipende da lui".

La situazione degli insegnanti siciliani è profondamente grave: "Al momento ci sono 7.000 precari che perderanno il posto già quest'anno, 1000 solo nella provincia di Messina. - ricorda Modica - Il decreto salva-precari ne salverebbe 1800, ma in una Regione come la nostra, che offre pochissime prospettive di lavoro, si tratta solo di un'elemosina. E questo è solo il primo anno di lacrime e sangue, i tagli verranno distribuiti in tre anni. Fra l'altro non abbiamo neanche capito che criteri verranno utilizzati per il 'salvataggio': nessuno dice nulla. I precari di Palermo sono stati ricevuti dal presidente della Regione Lombardo solo perché avevano cominciato lo sciopero della fame. Bisogna essere alla disperazione per farsi ricevere. Ma anche dopo essere stati ricevuti, la loro situazione al momento non è cambiata, e infatti al Tg3 che li intervistava hanno detto 'Ora però vogliamo i fatti'. Qui si parla di famiglie monoreddito, di persone che nella scuola hanno investito tutto, che hanno superato concorsi di abilitazione, che hanno anche due lauree e un master".

Letizia Sauta ha 47 anni, è sposata e madre di due figli. E' la 320esima nella graduatoria comunale delle supplenti, e 107esima in quella provinciale. "Quando pensavo - afferma - dopo tanti sacrifici e tanti titoli di aggiornamento e di specializzazione di aver raggiunto la stabilizzazione, mi sono ritrovata totalmente spiazzata, sono senza lavoro per i tagli scellerati alla scuola. Lo Stato non prende in considerazione il mio lavoro ed anche se sono cresciuta professionalmente mi mette in mezzo alla strada. Noi non chiediamo l'elemosina, ma un lavoro. Il lavoro che tutti noi ci siamo guadagnati sul campo". E assicura: "Continuerò questo sciopero della fame fino a che le forze non me lo permetteranno, sono una madre di famiglia, sono responsabile. Non voglio rischiare totalmente la vita, questa soddisfazione al governo non gliela do".

La protesta di Rosaria e Letizia a Messina è affiancata da quella degli altri insegnanti precari della città, che da giorni hanno occupato l'ufficio scolastico provinciale, e che oggi si sono spostati in piazza Unione Europea, davanti al Comune, vicino alle due colleghe. Il presidio dei precari durerà fino a lunedì 14, quando i manifestanti andranno a Palermo per la manifestazione regionale.
("la Repubblica", 12 settembre 2009)

 

La Gelmini mette a diete gli Atenei: tagliate gli sprechi, troppi docenti

Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, chiede un'ulteriore dieta agli atenei italiani. perchè se tra il 2008 ed il 2009 i corsi universitari sono diminuiti, il taglio ancora «non basta», bisogna fare di più per eliminare quelli inutili. È il senso della nota che la responsabile del miur ha inviato ai rettori delle università italiane e ai loro direttori amministrativi negli scorsi giorni. titolo della «missiva»: "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Tradotto: tagliate gli sprechi o i nuovi corsi rischiano di non essere accreditati dal ministero.

La Gelmini parte da un dato: l'attuazione della riforma (il cosiddetto 3+2) non ha prodotto «i risultati attesi». gli studenti che passano dalle superiori all'università sono in calo, gli abbandoni tra primo e secondo anno restano alti e gli studenti si muovono troppo poco. al contempo, però, l'università si è ingrassata: «sono fortemente aumentate - fa notare il ministro - le dimensioni dell'offerta formativa». Dunque la legge 270/04 per l'accreditamento dei corsi (con indicati i requisiti minimi) non è bastata. a questo punto interviene la Gelmini che vuole più tagli, confortata dai numeri: nell'anno accademico 2009/2010 saranno attivati 4.842 corsi, il 13,33% in meno rispetto al 2008. «si tratta di una prima diminuzione - sottolinea il ministro - ma questo processo va incentivato e accelerato».

  Fa notare Gelmini: i corsi erano cresciuti del 32% rispetto a quelli attivi prima della riforma. il 13,33% in meno di quest'anno, di conseguenza, non basta. Il ministro chiede ai rettori una università più snella e traccia anche la via per arrivarci: meno corsi con pochi studenti e meno docenti. sono infatti aumentati di troppo (+20% dal 2000 al 2008, due volte e mezzo le immatricolazioni) i prof di ruolo e sono cresciuti «sensibilmente» i professori a contratto (+67% dal 2001 al 2008).

Come far dimagrire gli atenei? La ricetta Gelmini prevede, tra l'altro, l'eliminazione dei "piani di raggiungimento": prima si potevano attivare corsi anche senza tutta la dotazione organica in attesa di assunzioni, adesso non si potrà più. vanno poi innalzati i numeri minimi di studenti immatricolati per attivare i corsi. Chi non lo farò rischia la «penalizzazione finanziaria». Per frenare la proliferazione dei corsi il ministro chiede che ogni esame preveda non meno di 6 crediti. dovranno infine essere limitati i crediti extra universitari accettati dagli atenei e andrà aumentata l'efficacia della valutazione interna.

"l'Unità", 12 -09 -09

Chi opera in tal maniera o è incompetente o vuole ingannare i cittadini della Repubblica Italiana!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 luglio 2009


Sono truccati i parametri di valutazione per la ripartizione dei fondi
 
Uccidono gli atenei del sud e la chiamano meritocrazia
 
di Fabio de Nardis
 
Foto Reuters/Max Rossi

Il governo dà il via libera alla ripartizione del fondo premiale di 525 milioni destinato alle università "virtuose" ed è subito polemica. La Gelmini lo spaccia come un grande risultato. Finalmente le Università vengono premiate in base ai risultati ottenuti sul piano della ricerca e della didattica, eppure non mancano le contraddizioni. Quasi tutte le università del mezzogiorno subiranno un ulteriore diminuzione delle risorse già ridotte ai minimi termini dalla legge 133 che, ricordiamolo, prevede un taglio dei finanziamenti pubblici pari a 1,5 miliardi di euro. Risultati eccellenti li ottengono invece alcuni atenei del Nord, come l'università di Trento o i politecnici di Milano e Torino. Un duro colpo lo ricevono università prestigiose come La Sapienza di Roma (il più grande ateneo d'Europa), l'Orientale di Napoli, l'università di Bari e di Perugia. Eppure, andando a guardare i parametri di valutazione, ci rendiamo conto come le carte siano truccate.
In merito alla qualità della ricerca, si è tenuto conto, per il 50%, delle valutazioni del Civr relative al triennio 2001-2003, penalizzando le università più giovani, come quella di Foggia che nasceva un paio di anni prima. Un altro 50% della valutazione si è basato sul criterio dei finanziamenti ottenuti da enti esterni o dalla Comunità europea. Questo parametro privilegia le università monotematiche, come sono appunto i politecnici, rispetto alle università generaliste che coprono ogni campo dell'umana conoscenza, dalle scienze fisiche alle scienze umane e sociali. Inoltre va detto che scrivere un progetto di ricerca europeo non è facile, non basta un team di ricerca all'avanguardia. Occorre interpretare il linguaggio della burocrazia di Bruxelles anche grazie a strutture apposite in grado di accompagnare i ricercatori per tutto il percorso di compilazione del progetto. Il governo nulla ha fatto in questo campo. L'università di Trento è stata lungimirante ma non va dimenticato che si trova in una provincia a statuto speciale, in possesso di una quantità di risorse superiori a quelle di qualsiasi altro ateneo.
Nessuna considerazione è stata fatta sul contesto in cui alcuni atenei si trovano ad operare. Facile ottenere finanziamenti quando ci si trova in un territorio caratterizzato da un tessuto imprenditoriale e finanziario diffuso; diversa è la situazione in quelle provincie, quasi sempre meridionali, dove tali opportunità non esistono ma l'università riesce comunque a svolgere il ruolo di stimolo allo sviluppo territoriale e di emancipazione sociale per migliaia di cittadini e cittadine.
Addirittura un parametro di valutazione è stato la quota di laureati che trovano un'occupazione a tre anni dal conseguimento della laurea. Eppure questo dato non dipende dagli atenei ma dal tessuto sociale. Se a Trento esiste complessivamente un tasso di disoccupazione poco superiore al 2% mentre nella maggior parte delle provincie meridionali supera il 15%, è chiaro che in queste realtà le opportunità sociali siano molto ridotte e non per responsabilità del sistema universitario.
Nessuna considerazione viene poi fatta sul tipo di occupazione che sovente non corrisponde al percorso di studi scelto, ma di per sé rappresenta un ripiego, senza contare il numero oscuro dei lavoratori in nero, specie al Sud, che sono fuori statistica. Pesa poi la percentuale dei fuori-corso, che guarda caso sono perlopiù studenti lavoratori; o la quota di docenti interni, e non dunque presi a contratto, per coprire gli insegnamenti previsti nei corsi di laurea. Ma come pretende il governo di far sì che tutte le università si adeguino a questi standard, di per sé opinabili, se poi taglia risorse e blocca i nuovi reclutamenti? Arriva a riguardo la notizia dello sblocco dei concorsi banditi il 30 giugno 2008. Ci aspettiamo che il governo dia immediatamente mandato per la formazione delle commissioni, dopo aver fermato tutto per oltre un anno a causa di una riforma dei meccanismi concorsuali che alla fine poco incide sulle incrostazioni baronali presenti in tutti gli atenei italiani.
Insomma, dietro a questa classificazione ben poco virtuosa, si nasconde il progetto regressivo di un governo che punta a distruggere l'università pubblica valorizzando degli pseudo-poli di eccellenza che tagliano fuori centinaia di migliaia di studenti proletari che mai si potrebbero permettere la de-regionalizzazione o il pagamento di maxi-tasse come quelle che saranno applicate nei prossimi anni per far fronte ai pesanti tagli previsti dalla passata finanziaria.
Il risultato? Che grandi università del centro-sud, all'interno delle quali si sviluppano settori di eccellenza, come La Sapienza di Roma, l'università del Salento, l'Orientale di Napoli rischiano il fallimento, mentre al settimo posto nella classifica di virtuosità troviamo l'università di Roma "Foro Italico" che con i suoi 2000 studenti e 60 docenti e la sola Facoltà di Scienze Motorie (ex Isef) otterrà un significativo incremento dei finanziamenti. Come dire: nell'era di Berlusconi, lo sport è la metafora della politica italiana. Cosa importa se interi dipartimenti di fisica, medicina e scienze tecnologiche chiuderanno nel giro di pochi anni?

Ma il Governo non gioisca, il movimento è pronto a scaldare l'autunno.


"Liberazione", 28/07/2009

Vuoi insegnare gratis all'Università? Sì? Prego, accomodati!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 24 luglio 2009


Pisa, in 204 insegneranno gratis

"Sono contratti della vergogna ma li accettiamo per non perdere contatti". Una trentina di docenti a contratto hanno protestato davanti a Lettere

L'Università di Pisa arruola i volontari della cattedra, quelli che insegneranno gratis. Non sono un´eccezione perché succede anche in altre università, Firenze compresa. Nell´ateneo pisano però su 264 contratti di insegnamento già assegnati, 204 viaggeranno a euro zero. «Ma il numero è destinato a crescere» denunciano al coordinamento precari dove parlano di «contratti della vergogna».

Ieri in una trentina, per lo più docenti a contratto (co.co.co) hanno protestato davanti alla facoltà di Lettere e filosofia dove venivano assegnati i posti. In questa facoltà su 92 insegnamenti dati a esterni 74 sono gratuiti, a Scienze 71 su 83, a Lingue 3 su 4, a Farmacia 16 su 22, ad Agraria 8 su 11, a Economia 32 su 52. Ma perché si accetta di lavorare un anno o sei mesi gratis? «Perché in questo modo si spera di non perdere i contatti con l´università e di restare in corsa per un posto che verrà» spiega un precario. A Pisa è stata avviata anche una raccolta firme per chi rifiuta di insegnare gratis (120 per ora le adesioni). L´università, secondo quanto spiega Giuseppe Marcocci del coordinamento precari, sta avendo le prime difficoltà, a Lettere per esempio sono ancora una ventina i corsi che devono essere coperti perché i bandi sono andati a vuoto. A Pisa i precari hanno organizzato due anni fa la prima anagrafe per conoscere come e dove venivano impiegati all´interno dell´ateneo dal momento che dai vertici dell´università non venivano forniti numeri al riguardo. Adesso chiedono di trovare nelle voci del bilancio i soldi per pagare i docenti per evitare cadute nell´offerta formativa. La protesta ha un titolo: «Io gratis non insegno».

"la Repubblica", 24 Luglio 2009

"Università 'paralizzate'! Alla Sorbona ritorna il '68".
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 17 maggio 2009


 
Date: Sun, 17 May 2009 12:59:09 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>        
To: (Recipient list suppressed)
Subject: "Alla Sorbona ritorna il '68"
 
 
Seguendo uno 'schema' sostanzialmente comune (Sorbona occupata equivale a
perdita dell'anno accademico), alcuni quotidiani italiani (v. sotto)
informano sul movimento universitario francese che da mesi si oppone al
progetto governativo di 'aziendalizzazione' dell'Universita' e della
Ricerca pubbliche.

    Per seguire 'direttamente' la protesta in Francia cliccare:
http://www.sauvonsluniversite.com/

= Avvenire del 17 maggio 2009
"Universita' 'paralizzate', alla Sorbona ritorna il '68". Cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090517/M0IAZ.tif

= Giornale del 17 maggio 2009
"Occupazioni e lezioni al fast food. Ora l'Onda travolge la Sorbona".
Cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090517/M0DTM.tif

= Mattino di Napoli del 16 maggio 2009
"Sciopero record come nel '68. La Sorbona rischia il collasso". Cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090516/LZXJZ.tif

= Sole 24-ore del 16 maggio 2009
"Sorbona ancora occupata: anno accademico a rischio". Cliccare
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090516/LZVKM.tif

==========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU"

= per leggere i documenti dell'ANDU: www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.phpname=News&file=categories
&op=newindex&catid=66
= per iscriversi all'ANDU: http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati a oltre 15.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.
Mentre in Sicilia, chiudono i Corsi di Laurea in Formatore multimediale, uno studente delle Medie Superiori scrive ...
post pubblicato in Tavola rotonda su ..., il 9 maggio 2009


 

Are we in Matrix?

di pennavvelenata (Medie Superiori ) scritto il 08.05.09

Siamo in Matrix? Abbiamo ancora il controllo delle macchine, o sono loro a controllare noi? La robotizzazione dell'individuo è un processo che sta iniziando ora o che si è già completato prima che ce ne rendessimo conto? Con questo non voglio dire che dovremmo tutti vestirci di nero e sfasciare i computer a colpi di karate, però dovremmo fare attenzione. Internet è una potenza, anzi una Forza, con il suo lato buono e il suo lato oscuro, e per il momento non si vedono molti cavalieri Jedi capaci di insegnare a distinguere i vantaggi dagli svantaggi, le scorciatoie dai pericoli, il Bene dal Male. Per questo sono favorevole all' introduzione di internet a scuola, non per sostituire i libri (come si fa a dire che gli e-book costano meno? Tra la manutenzione dovuta ai soliti virus e la Moda che impone di cambiare il lettore una volta al mese...) ma per integrare l'insegnamento. I ragazzi sono abituati a cercare informazioni in rete? Bene, prendiamone atto e insegnamo loro, fin dalle elementari, ad usare il web in modo sicuro e ventaggioso, per favorire uno studio di ampio respiro, con tanto di collegamenti interdisciplinari non previsti dall' insegnamento "classico". Sorge Però un dubbio: quanti professori sanno cos'è uno spyware? Sembra che tra le due parti vi sia un muro di pregiudizio: i prof sono vecchi e i giovani sono barbari fighetti che, persi dietro agli emoticon, dimenticano il congiuntivo, con il risultato che i giovani si allontanano dallo studio e i professori non si avvicinano alla tecnologia, cosicché l'uso dei computer a scuola rimane confinato a quelle inutili lezioni di informatica dedicate ai programmi di utilità locale, comprensibilissimi senza bisogno di insegnanti. Si possono superare questi pregiudizi? Sì. I nati dopo il 1980 non sono tutti teenager, ci sono anche molti laureandi, tra cui un discreto numero di aspiranti professori. Perché non sfruttarli per creare una élite di docenti altamente specializzati, che possano insegnare sia ai ragazzi sia ai colleghi a sfruttare al meglio le potenzialità di internet? So che può sembrare ingenuo da parte mia sostenere una simile posizione, vista la situazione, non solo economica, della scuola italiana, ma sono convinto che questo potrebbe essere un decisivo passo avanti per modernizzare il nostro insegnamento. Con buona pace degli inglesi, che ancora incolpano dello scarso rendimento degli studenti i "professori noiosi" o le classi miste.

"la Repubblica@scuola", 09-05-09

"L'istruzione universitaria gioca un ruolo determinante per ottenere un impiego"! Ma ciò non accade! E ... allora? Che femo?
post pubblicato in Notizie ..., il 7 maggio 2009


Sono il 19% dei giovani, il 15 tra gli uomini. La media Ue è del 30
E il rapporto Eurostat conferma: il 91% ha genitori istruiti

Laureati, Italia maglia nera
record negativo in Europa

di SALVO INTRAVAIA


Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati.

Nei Paesi europei più sviluppati, probabilmente a causa di un sistema di istruzione e formazione più attento ad attenuare le differenze sociali di partenza, questa sperequazione tra "ricchi e poveri di cultura" è di parecchio attenuata. Nel Regno Unito la probabilità di tagliare il traguardo più lontano dell'istruzione è doppia per i figli dei laureati. Gap che aumenta a due volte e mezzo in Francia e Spagna.

L'impietoso quadro del nostro Paese, che ha ripercussioni negative in campo sociale ed economico, emerge dall'ultimo rapporto pubblicato da Eurostat il 28 aprile, dal titolo "Il processo di Bologna nell'educazione universitaria: indicatori chiave della dimensione sociale e della mobilità". E lascia intravedere la necessità di una riforma del sistema universitario e in genere dei sistemi di istruzione nazionali.


Il cosiddetto "processo di Bologna", avviato nel 1999, è un percorso di riforma a carattere europeo che si propone di realizzare entro il 2010 uno "spazio europeo dell'istruzione universitaria". Tra i diversi scopi c'è quello di allargare le possibilità di accesso all'istruzione universitaria per i cittadini europei a fini sociali e occupazionali. "L'istruzione universitaria - si legge nel rapporto - gioca un ruolo determinante per ottenere un impiego". Anche "le differenze di retribuzione dipendono soprattutto dal livello di istruzione: coloro che sono in possesso di un livello di istruzione superiore guadagnano in media il doppio dei lavoratori con un livello di istruzione debole".
L'insegnamento universitario, inoltre, "gioca un ruolo chiave nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita", condizione necessaria ai futuri lavoratori per cambiare lavoro.

("la Repubblica", 5 maggio 2009)

Quando non si ha nulla da dire, sarebbe meglio tacere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 marzo 2009


Il ministro in una conferenza stampa tenuta insieme alla collega Mariastella Gelmini

Brunetta: «Quelli dell'Onda sono guerriglieri e li tratteremo come tali»

«Nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste»

Renato Brunetta (Imagoeconomica)
Renato Brunetta (Imagoeconomica)

ROMA -
Gli studenti dell'Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.

LA PROTESTA - A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo - ha aggiunto - che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha insistito Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri»

"Corriere della sera", 19 Marzo 2009

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"l'Unità", 19-03-09

Formazione - Informazioni - Comunicazione - Dialogo
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 19 marzo 2009


 

Note e Appunti I.L.

per gli studenti universitari che seguono i Corsi
del Prof. Ignazio Licciardi
- Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Palermo -

18 Marzo: SCIOPERO GENERALE DEL MONDO DELL'ISTRUZIONE
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 16 marzo 2009


 Sciopero generale, cortei di universitari, ricercatori e lavoratori precari
Gli studenti: "L'agitazione indetta dalla Cgil è solo una prima occasione di rilancio"

L'Onda pronta a tornare in piazza
la protesta riparte il 18 marzo

di CHIARA BRUSA GALLINA


L'Onda pronta a tornare in piazza la protesta riparte il 18 marzo

Il manifesto dell'Onda
per lo sciopero del 18 marzo

SI sta alzando la marea. L'Onda studentesca si prepara a tornare in piazza dopo i bagni di folla dell'autunno scorso. Sono giorni di organizzazione, questi: assemblee, discussioni e poi la propaganda virale sul web, che fin dall'inizio ha contraddistinto il movimento contro i tagli del governo alla scuola e contro le leggi targate Gelmini. L'occasione per farsi sentire è lo sciopero indetto dalla Flc Cgil per il 18 marzo. Torino, Palermo, Roma. E poi Padova, Napoli, Milano, Genova. Gli universitari ci saranno, insieme ai ricercatori e lavoratori precari degli atenei.

"Lo sciopero lanciato dal sindacato è una prima occasione di rilancio: torniamo in piazza", è l'appello della Sapienza in Onda sul
sito di Uniriot. L'invito è rivolto anche a "precari e studenti medi" perché questo è un momento "decisivo" per il movimento. Che ci tiene a ribadire la sua "autonomia e irrappresentabilità", il suo non essere etichettabile sotto l'egida di un partito o di una confederazione. Si battono per il futuro dell'istruzione. Un futuro che, avvisano, di fatto è un presente: "Le conseguenze dei tagli del governo si vedono già - afferma Alioscia Castronovo dell'Onda di Lettere dell'università romana La Sapienza - è stato annunciato il prossimo aumento delle tasse e del numero chiuso".

"In molte facoltà non usciranno i nuovi bandi di dottorato - dice Isabella, dottoranda in studi politici a Torino - e noi dell'Onda torinese aspettiamo anche l'appuntamento del 24 marzo, quando il senato accademico discuterà il bilancio e si materializzeranno le conseguenze dei tagli".

Dopo l'approvazione della legge 133 e del dl 180, cioè la riforma Gelmini sull'università, si misurano i primi effetti. Ma tra i motivi della protesta c'è anche il ddl 116, meglio conosciuto come norma "ammazzaprecari", che dev'essere approvato dal Senato entro marzo. Dalla scuola al lavoro: "Il tema è anche quello di costruire un nuovo welfare dentro e contro la crisi", chiarisce Andrea Ghelfi, studente di lettere e filosofia di Bologna. Così, tra gli appuntamenti che l'Onda sta segnando in calendario, c'è il 28 marzo, data del G14 sul welfare a Roma e dello sciopero generale dei sindacati di base. E poi ci sono il 4 aprile, manifestazione nazionale della sigla di Epifani, e il 18 e 19 maggio, quando a Torino si terrà il G8 delle università.

"Sarà una primavera di conflitto", prevedono i comitati dell'Onda. Per ora la contestazione è un cantiere in fermento: si stanno decidendo il dove, il come e il quando prima del 18 marzo che, riflettono da Palermo, è "il momento della grande scommessa, il rilancio dell'Onda, il primo degli appuntamenti politici della nuova mareggiata". Roma: ore 9, piazzale della Minerva. Bologna: corteo da piazza Verdi, ore 11. Milano: si parte alle 9 da Porta Venezia. Stessa ora a Genova, da piazza Caricamento. A Padova riunione lunedì per un'assemblea in cui "concretizzare tappe e modalità". E poi Torino, Napoli, Palermo.

Ma si faranno ancora i grandi numeri di ottobre e novembre scorsi? "Sarebbe ingenuo pensare di essere ancora così tanti - dice Dana Lauriola, dell'Onda torinese - ma è importante che scendiamo in piazza insieme a lavoratori e precari". "Il problema non è avere un corteo numeroso come quello di novembre - sottolinea Alioscia - ma rilanciare i temi, risvegliare un livello di consenso". L'Orientale 2.0 di Napoli chiede la costruzione di un'assemblea unitaria delle realtà dell'Onda "per restituire continuità e progettualità all'enorme energia accumulata nelle mobilitazioni dell'autunno".

Non che da allora tutto sia rimasto fermo, come dimostrano le incursioni dei ragazzi alle inaugurazioni dell'anno accademico. "Non eravamo sotto i riflettori, ma abbiamo continuato a lavorare: noi precari delle discipline umanistiche-sociali a Torino ci troviamo settimanalmente", racconta Isabella. "A Bologna stiamo sperimentando un processo di autoriforma, abbiamo ottenuto che vengano riconosciuti con i crediti quattro seminari autogestiti, costruiti con docenti e ricercatori", afferma Andrea. Non solo piazza, cortei e slogan, quindi. "Il lavoro qui è quotidiano, c'è spirito di autoformazione nei dipartimenti. Scrivilo, questo".
("la Repubblica", 16 marzo 2009)

E a Palermo:

Date: Mon, 16 Mar 2009 18:10:14 +0100 
From: "UdU Palermo" <udupalermo@gmail.com>   Import addresses udupalermo@gmail.com  Block email udupalermo@gmail.com
Reply-to: udupalermo@gmail.com
To: licciard@unipa.it
Subject: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO 18 MARZO ORE 10 TEATRO POLITEAMA
 
 
II governo vuole demolire l'università pubblica...

NOI LA RICOSTRUIAMO!

Mercoledì 18 Marzo 2009 studenti, docenti e personale della scuola e dell'università di tutto il paese scenderanno in piazza per una mobilitazione nazionale. E' la prima volta che tutto il comparto della conoscenza, unitariamente tra scuola e Università, scende in piazza congiuntamente.

L'Unione degli Universitari aderisce e promuove la mobilitazione della CGIL-FLC e sarà in piazza al fianco dei lavoratori di scuola e Università per difendere il carattere pubblico del sistema formativo italiano, perché l'Università non può diventare una fondazione privata, perché lo studio deve rimanere un diritto da garantire e non un debito da contrarre, perché l'Università non può diventare un'impresa privata, perché gli Atenei sono e devono rimanere un ente pubblico autarchico e non economico.

Il 18 Marzo è una tappa fondamentale di un percorso di mobilitazione contro le politiche di questo governo che continuerà con lo sciopero generale il 4 Aprile a Roma quando incroceranno le braccia tutti i lavoratori, non virtualmente ma scendendo in piazza a manifestare.

In programma a Palermo anche un'iniziativa nazionale in cui si discuterà del ruolo dei giovani e dell'istruzione per uscire dalla crisi economica. Noi giovani siamo una risorsa fondamentale per l'Italia e pretendiamo più spazi per mettere al servizio del paese conoscenze e professionalità per far ripartire lo sviluppo sociale ed economico.

18 MARZO 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO

ORE 10 TEATRO POLITEAMA

"I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi"

INTERVENGONO: Domenico PANTALEO Segretario Generale FLC CGIL, Andrea Gattuso Esecutivo UdU Palermo

CONCLUDE: Guglielmo EPIFANI Segretario Generale CGIL

Contatti Pasquale Dipollina 3296908783 web: www.udupalermo.it

Andrea Gattuso 3495359502  mail: udupalermo@gmail.com

Marco Sucameli 3208350515

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I "cugini" Francesi tengono alta la guardia!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 5 marzo 2009


In Francia studenti, ricercatori e professori uniti nella contestazione

Parigi, lanci di scarpe e flash mob
contro la riforma dell'università

L’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit: «Ogni epoca contesta con i mezzi a disposizione»

Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)
Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)

PARIGI – Finiti i tempi delle barricate e dei cubetti di porfido strappati al selciato per scagliarli contro la polizia. A Parigi, nel quartiere latino, nei dintorni della Sorbona, teatro di scontri del maggio ’68, studenti, ricercatori e professori protestano uniti contro la riforma della ricerca e dell’università lanciando scarpe al ministero, organizzando flash mob in piazza e lezioni in metrò. «Ogni epoca – commenta l’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit – esprime la contestazione con i mezzi a disposizione».

FLASH – E l’alter-contestazione è cominciata quando i ricercatori universitari, al centro di una riforma che impone tagli di personale e stravolgimenti strutturali, hanno intuito che le manifestazioni non bastavano più. «I nostri comunicati stampa – spiega Isabelle This-Saint-Jean, 45 anni, insegnante di economia e ricercatrice all’Universita di Parigi 13, presidente del collettivo “Salviamo la Ricerca” – erano insufficienti. Così abbiamo trasformato la protesta in happening». Ecco allora il flash mob a Place Saint Michel: tutti per strada a leggere un libro. A voce alta, tra turisti attoniti. Cinque minuti e via tutti. O ancora, appuntamento al ministero della ricerca per il lancio di scarpe vecchie, ispirandosi al giornalista iracheno che prese di mira George W. Bush. Con tanto di declinazione in video-game. Non è finita. Pantheon, a due passi dalla Sorbona: professori, ricercatori e studenti in piazza per leggere passaggi della Divina Commedia, dei libri di Italo Calvino, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Galileo Galilei. In francese e in italiano. Oppure, lezioni improvvisate in stazione o in metrò, dandosi appuntamento sempre via Internet, nei forum, per email o via sms.

I manifesti degli studenti francesi
I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi

GUERRIGLIA – Azioni provocatorie che si consumano in tempi rapidi. Mordi e fuggi. Guerriglia ben diversa da quella praticata 41 anni fa dagli studenti parigini. Li guidava
Daniel Cohn Bendit, oggi europarlamentare: «Ognuno sceglie il modo migliore per contestare il proprio dissenso: lancio di scarpe, flash mob, sono forme di protesta attuali. Anche loro simbolizzano un’epoca, la loro. Non spetta a me giudicare, ma di certo noi non potevamo sfruttare un’arma efficace come Internet». Nel ’68, il dissenso passò così per la violenza. «Il nostro – continua This-Saint-Jean – è un movimento più maturo. Riscopriamo l’impegno collettivo della rivolta idealista e non ideologa. Non credo ci sia spazio per la violenza, ma se il malessere si propagasse ad altri settori della società, come avvenne nel 2006 per i contratti di primo impiego, allora la contestazione potrebbe evolvere».

OCCUPAZIONI – I primi segnali sono già nell’aria. Accanto alle azioni ironiche, continuano scioperi e manifestazioni classiche. Il 26 febbraio, erano in 100mila in piazza, in tutta la Francia. Gli studenti ormai rivendicano il blocco della riforma universitaria. Il 19 febbraio, hanno occupato la Sorbona, per qualche ora, prima dello sgombero delle forze dell’ordine senza incidenti. «Gli happening – spiega Juliette Griffond, 26 anni, studentessa in comunicazione politica, portavoce del sindacato degli studenti Unef – servono a cadenzare un movimento duraturo. Siamo in una società di comunicazione e sfruttiamo i mezzi a disposizione per far passare il messaggio. Ma la manifestazione resta prioritaria per esprimere il dissenso». Insomma, la vittoria mediatica non basta. Appuntamento quindi di nuovo in piazza, il 5 e il 19 marzo. Lo lotta continua.

Alessandro Grandesso

"Corriere della sera", 04 marzo 2009

Contro i Mercati della Conoscenza!
post pubblicato in Notizie ..., il 2 marzo 2009


 
Date: Mon, 02 Mar 2009 12:24:25 +0100 
From: Valeria Militello  
To: (Recipient list suppressed)
Subject: Da Francia appello in italiano
 
 
Anche in italiano l'"Appello per una mobilitazione europea contro la
strategia di Lisbona nel campo dell'istruzione superiore e dellaricerca".

-Per iltesto dell'Appello in italiano cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/doc/Appello_in_italiano.doc

- Il Primo ministro francese "inizia una prima marcia indietro difronte
alla mobilitazione degli universitari". Per leggere le notizie del25 e del
26 febbraio 2009 cliccare:
http://sciences.blogs.liberation.fr/home/2009/02/fillon-amorce-u.html
http://www.lemonde.fr/web/imprimer_element/0,40-0@2-823448,50-1160889,0.html

- Per il testo dell'Appello in inglese e in francese cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Call_English-1.pdf
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Appel_europeen_2009.pdf

- Per seguire la situazione francese:
http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr

Chi volesse può seguire meglio la situazione francese sul documento "Sulla situazione attuale dell’universita' e della ricerca in
Francia", cliccando su:

http://www.dipmat.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/mamone_murolo.pdf

********************************************
Valeria Militello, Ph.D
Professore Associato di Fisica Applicata

Dipartimento Scienze Fisiche ed Astronomiche
e CIBA (Centro Interdipartimentale di Biotecnologie Applicate)
Università di Palermo
Via Archirafi 36
90123 Palermo - Italy 

web:http://www.pa.ibf.cnr.it/nabla/

Il Documento in lingua italiana:

Non vogliamo un "Mercato della Conoscenza"!

Appello per una mobilitazione europea contro la strategia di Lisbona nel

campo dell'istruzione superiore e della ricerca

Il prossimo vertice di primavera dei capi di stato e di governo dell'Unione Europea si terrà il 19 e il 20 marzo 2009. All'ordine del giorno del Consiglio europeo figurano come punti prioritari la valutazione e il perseguimento della strategia di Lisbona iniziata nel 2000 che, tra le altre cose, comprende le politiche avviate in tutti i paesi membri per "modernizzare" i sistemi nazionali di ricerca e di istruzione (primaria, secondaria, universitaria, permanente).

L'ambizione ufficialmente dichiarata di una "società della conoscenza" sarebbe da incoraggiare se si trattasse di una sfida per l’istruzione e la ricerca come beni pubblici, se garantisse a tutti il democratico accesso alla conoscenza, che consentisse ai cittadini l'analisi critica ragionata delle scelte scientifiche e tecnologiche che sono loro proposte. Ma la direzione attualmente presa è tutt'altra cosa: essa riduce questo progetto alla costruzione di un "mercato comune della conoscenza" di cui si constatano ovunque le conseguenze deleterie in termini di riduzione della libertà di ricerca, di smantellamento del sistema della ricerca pubblica, di rafforzamento del potere delle industrie, di precarizzazione massiccia delle condizioni di lavoro e di studio, di aumento delle disuguaglianze nell'accesso alla conoscenza e di allontanamento dei cittadini dalle scelte scientifiche e tecnologiche che li riguardano.

Da alcuni anni, vaste mobilitazioni degli studenti delle scuole superiori, degli studenti universitari, del personale docente e della ricerca, e più in generale della società, si sono moltiplicate con intensità crescente in Europa. Questi movimenti esprimono con forza la necessità di un settore pubblico dell'istruzione e della ricerca che sia costruito attraverso un dibattito democratico, e non sia sottomesso alle leggi del mercato.

Per queste ragioni invitiamo tutti i cittadini europei a mobilitarsi

Il 18, 19 o 20 marzo 2009,
in tutti i Paesi membri e non solo in essi,

nelle università, nei laboratori e nelle piazze,

CONTRO la mercificazione delle attività educative e scientifiche,

CONTRO la logica della competizione generalizzata dei popoli e dei territori,

PER un servizio pubblico dell'istruzione superiore e della ricerca, democratico ed emancipatore.

Primi firmatari:

Association pour la Taxation des Transactions pour l'Aide aux Citoyens - Attac

Fondation Sciences Citoyennes

Sauvons La recherche - SLR

Sauvons L'Université - SLU

Syndicat National des Chercheurs Scientifiques - SNCS

Syndicat National de l'Enseignement Supérieur - SNESUP

Union des Familles Laïques - UFAL

In...Onda
post pubblicato in Foto da copertina, il 12 dicembre 2008



Elisabetta Piccolotti
" Io non ho paura " ha detto l'Onda italiana nei giorni in cui Cossiga invocava "città a ferro e fuoco" con "il suono delle sirene delle ambulanze a sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri" e Berlusconi minacciava polizia e manganelli per lo sgombero delle scuole superiori.
Quel cuore che non ha paura oggi è rivolto alla Grecia , al Politecnico occupato di Atene, alle strade bloccate dai cortei caricati dalle forze dell'ordine , allo sdegno e la rabbia per un altro ragazzo assassinato dalla repressione di Stato, Alexis Andreas Grigoropoulos, quindici anni, colpito al petto da un proiettile della polizia sabato scorso nel quartiere di Exarchia . Un altro ragazzo a cui hanno tolto la vita la politica della paura, della tolleranza zero, dell'autoritarismo di governi che ossessivamente ripetono il mantra dell'uso della forza di fronte allo squadernarsi del proprio fallimento. Perché la crisi questa volta disvela e disgela in tutta Europa: disvela i disastri di quindici anni di ideologia neoliberista applicata allo sfruttamento delle vite, e disgela un desiderio di futuro che è in primis un rifiuto determinato e radicale di un'economia basata sulla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna: in tutta Europa i conflitti possono risuonare di una comune irriducibilità alla governance globale. Sotto scacco c'è un intero ciclo politico ed economico tutt'altro che astratto, fatto di politiche globali , attuate dai governi nazionali in sintonia con i diversi organismi sovranazionali, contestato per tutta la durata del suo sviluppo dalle ondate ripetute dei movimenti sociali in tutto il pianeta.
Questa volta è alta marea. Oggi lo sciopero generale inonda il Paese . Ci si può azzardare a pensare che non si ritirerà così presto e così facilmente, almeno in questo vecchio continente che non riesce nemmeno a guardare di là dall'oceano, e in questo paese dove il governo dopo aver salvato per ora le banche ora è preoccupato soltanto di quanto spenderemo in regali di Natale. L'ampiezza del conflitto sociale può espandersi nella crisi di sistema: non è più all'ordine del giorno la denuncia delle conseguenze a venire delle politiche neoliberiste, esse sono già materialmente in atto nella quotidianità di milioni di persone. Licenziamenti, cassa integrazione, distruzione del sistema formativo pubblico, clandestinità per tutti i migranti che perderanno il lavoro . Tutti i nodi vengono al pettine e non più soltanto nella forma di una parzialità che alludeva ad una condizione più generale: è per questo che lo sciopero generale di oggi è il terreno di un conflitto che eccede se stesso. Migranti, operai, precari, impiegati, partite iva, studenti e ricercatori e così via: oggi in piazza va anche una necessità di mettere a critica e ripensare ogni forma della rappresentanza, politica e sindacale. E' possibile anche grazie all'Onda , che per prima in quest'autunno ha impostato le parole d'ordine di un'opposizione più generale, e che per questo non conosce recinti generazionali e argini corporativi: quando parla di sé parla sa di pronunciare parole capaci di rispondenze e consonanze più ampie tra chi vuole guadagnare l'autonomia e la libertà delle esistenze e contemporaneamente sa di essere il centro del processo produttivo del capitalismo cognitivo.
Che differenza fa quale contratto hai in tasca se l'impresa in cui lavori può chiudere da un momento all'altro, se la totale insufficienza del welfare è talmente evidente da travolgere le sfumature di un mezzo diritto in più o in meno, se la questione è di fondo, e ciò che conta, è che in nessun modo ti viene restituita la ricchezza che hai prodotto e che produci? Nella recessione economica alla precarietà non c'è più riparo possibile : il suo carattere esistenziale non è più, come d'altronde non lo era già da un pezzo, semplicemente una tendenza, ma è percepita dall'intero mondo della produzione sociale. " Generalizzazione " ha detto l'Onda, sapendo di poterla rendere possibile , e non soltanto per capacità di relazione e di riconoscimento, non solo per una mera pratica dell'obiettivo, ma anche in virtù di una diffusa complicità. Complicità non è lo schema di un'alleanza , e nemmeno la scrittura di un patto, complicità non è neanche programma comune. Complicità è il sentimento di un percorso collettivo in cui ognuno può cercare la propria liberazione . L'indipendenza di tanti può così non essere separazione. Complicità è la condizione per la creazione di un alfabeto dell'alternativa che ancora non c'è, una ricerca, come quella che in ogni facoltà italiana si sta sviluppando intorno all'autoriforma come processo per riguadagnare la libertà e il diritto al sapere qui ed ora. Quando c'è questa complicità non solo non c'è pacificazione sociale che regga, ma non c'è nemmeno morte e fine della politica. E' a questa complicità che questo inserto di oggi vuole dedicare qualche pagina e dare un po' di spazio . Siamo qui. InOnda per l'appunto. Rimane un'unica avvertenza: per ascoltare bisogna sintonizzarsi sulle stesse frequenze.


"Liberazione", 12/12/2008


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Perché la protesta nella "Scuola" italiana? Vediamo un po' ... facendo il punto della situazione!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 8 dicembre 2008


 Cosa succede nella "scuola" italiana?

La rete Erasmus del “No alla 133” che da Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida, si riunisce in rete per manifestare il dissenso contro i tagli di Tremonti e la “riforma” della Gelmini.
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 12 novembre 2008


 
Scuola, l'Onda arriva in Europa
di Alessia Grossi

  Era arrivata già alla ribalta delle cronache il 7 novembre con l’irruzione nel Consolato italiano a Londra. Ora, in occasione della manifestazione degli studenti universitari contro la 133 del 14 novembre a Roma, la «European Anomalous Wave», l’Onda anomala europea, si organizza e si unisce in un unica protesta per manifestare davanti ai consolati italiani delle maggiori città europee. È la rete Erasmus del “No alla 133” che da Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida, si riunisce in rete per manifestare il dissenso contro i tagli di Tremonti e la “riforma” della Gelmini.

A Valencia, già lunedì gli studenti italiani si sono riuniti in assemblea e hanno prodotto il testo che consegneranno al console italiano perché lo faccia avere al Ministro italiano. «Ci siamo anche noi», dice il testo del video che hanno postato anche su Youtube, che nessuno pensi che gli studenti Erasmus si sentano esclusi. Oltre al documento, per l’occasione gli Erasmus valenciani hanno stabilito un’Assemblea permanente.
“Da Valencia contro la 133”, infatti, scrivono nel documento gli studenti, è un «contenitore e di idee e strumento di coordinamento della mobilitazione nata spontaneamente dall’incontro di numerosi erasmus italiani» tutti «uniti, indipendentemente dalle diverse provenienze geografiche e eterogeneità ideologica dal comune senso di disagio nei confronti di una legge che mina le basi, già traballanti dell’Università Italiana».

Insomma, l’Onda dilaga e si fa sentire anche fuori dai confini italiani, si raduna su Facebook, crea siti internet e blog per l’occasione e venerdì molte città europee l’avranno sotto gli occhi.

A
Parigi, dove l’Onda «l’onda anomala raggiunge l’attuale sede del presidente di turno dell’UE» come si legge nel comunicato stampa degli Erasmus parigini, la voce studentesca inizialmente si è scoperta molteplice, come dire, prima ancora di coordinarsi, si erano già formati spontaneamente diversi gruppi di protesta.
Anche gli erasmus francesi, come il resto dell’Onda Anomala ha organizzato per venerdì un sit-in sotto al Consolato italiano per consegnare al console «Luca Maestripieri un documento che esprime rifiuto e indignazione verso le riforme della scuola e dell’università proposte dal governo italiano. In seguito, una rappresentanza di studenti si sposterà all’ambasciata italiana portando lo stesso all’ambasciatore Ludovico Ortona». Dopo il sit-in l’Onda sfilerà poi lungo la Senna, non senza sperare nella solidarietà dei Collettivi francesi che starebbero decidendo di manifestare in segno di solidarietà con gli studenti italiani. Questo, perché l’Onda, ha come obiettivo centrale quello di opporsi al fenomeno delle riforme dei Paesi della Comunità europea a discapito della cultura e della ricerca.
È per questo motivo che, anche dopo il 14, l’Onda promette di non sciogliersi ma di continuare a lavorare per un sistema universitario e scolastico migliore.

"l'Unità", 12-11-08


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