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di Ignazio Licciardi
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post pubblicato in Notizie ..., il 8 ottobre 2010


Scuola, ai precari anche lo stipendio estivo

 

Sentenza storica della Corte di appello di Brescia che accoglie il ricorso di una insegnante contro il Ministero della Pubblica Istruzione. E' illegittimo assumere con contratti a tempo se c'è "uno schema organizzativo che si ripete"

di rassegna.it

Gli insegnanti precari hanno diritto anche gli stipendi estivi. Non è ammissibile assumerli a settembre e licenziarli a giugno per risparmiare sul personale. Lo ha stabilito ieri con una sentenza destinata ad avere conseguenze molto importanti per migliaia di precari che ogni anno si vedono negare lo stipendio estivo, la Corte d'Appello di Brescia, con riferimento al ricorso presentato da un'insegnante della città lombarda. La notizia è apparsa ieri sul sito di informazione Bresciaoggi.it

La Corte ha scritto nella sentenza che "è assolutamente pacifico che nel caso di specie il ricorso alla contrattazione a tempo determinato reiterata è il risultato di una scelta programmatica dell'amministrazione. Il Ministero, infatti, formula ogni anno delle scelte relative al numero di immissioni in ruolo da effettuare e, sulla base del dato relativo all'organico di diritto, stabilisce quale parte di tale organico deve essere coperto con personale di ruolo e quale parte vada invece coperta con contratti a tempo determinato mediante utilizzo delle graduatorie provinciali permanenti". Secondo i giudici si è dunque in presenza di una scelta consapevole dell'amministrazione.

Ed è proprio la consapevolezza del ministero l'elemento discriminante secondo la Corte bresciana. La documentazione presentata dalla docente ha ampiamente dimostrato secondo i giudici che si trattasse di un rapporto di lavoro illegittimo. Infatti, nell'anno 2004-05 il fabbisogno di personale docente era stato quantificato in 250.360 unità, 12.811 delle quali assunte con contratto annuale e altre 22.006 con contratti di 9 mesi. E "a fronte del ripetersi di tale schema organizzativo - sottolinea il dispositivo della sentenza d'appello - appare arduo ritenere, come sostiene il Ministero, che il ricorso a contratti a tempo determinato sia motivato da esigenze particolari e temporanee non prevedibili".

Il ministero della Pubblica Istruzione è stato quindi condannato a pagare gli stipendi estivi degli anni in cui l'insegnante ha lavorato come precaria (gli ultimi cinque, perché i debiti precedenti sono prescritti). Il dovuto (circa 13mila euro in questo caso) sarà calcolato come la differenza tra quanto effettivamente percepito dalla lavoratrice e quanto avrebbe avuto tenendo conto della retribuzione dei mesi estivi con gli interessi di legge.

"La Corte ha ristabilito un principio, e mette lo Stato di fronte all'alternativa di continuare così e pagare di più o di mettersi in regola", sottolinea a Bresciaoggi.it l'avvocato Paolo Lombardi, che ha patrocinato la causa della docente e che parla di "fatto clamoroso". Il Ministero di Gelmini ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione. Ma il ragionamento della Corte bresciana sembra inoppugnabile


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permalink | inviato da Notes-bloc il 8/10/2010 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Dalla CGIL-Scuola: su Formazione insegnanti e norme transitorie
post pubblicato in Notizie ..., il 1 ottobre 2010


Scuola  Una prima riflessione sullo schema di Decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti.
Formazione iniziale degli insegnanti. Cosa accadrà nella fase transitoria
30-09-2010 | Scuola

Malgrado i roboanti annunci ed il tentativo di spacciare le bozze per vere e proprie norme, il decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti sta ancora seguendo il suo iter ed entrerà in vigore a partire dal 15° giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

E' disponibile, sul sito dell'INDIRE nell'area dei nuovi Licei, una versione che potrebbe essere quella definitiva, salvo modifiche dell'ultimo minuto o osservazioni della Corte dei Conti.

Confermiamo il nostro giudizio critico e preoccupato sull'impianto presentato dal Ministro lo scorso 10 settembre e approfondiremo nel dettaglio i vari aspetti del provvedimento una volta nota la versione ufficiale.

Riepiloghiamo, nel documento allegato, l'impostazione complessiva del nuovo sistema ed in particolare la fase transitoria.

 

«L’ignoranza è forza», uno dei tre slogan scritti sul Ministero della Verità nel famosissimo libro di George Orwell “1984”
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 settembre 2010


Se i nostri governanti ci vogliono asini 

 di Tiziano Tussi
18/09/2010 00:58 | CONOSCENZA - ITALIA

 
«L’ignoranza è forza», uno dei tre slogan scritti sul Ministero della Verità nel famosissimo libro di George Orwell “1984” Non si può spiegare in alcun modo che con questo inciso l’accanimento della nostra classe dirigente attuale, governativa e politica, contro la cultura. Ogni anno la scuola, pre universitaria ed universitaria, versa sempre più in condizioni di asfissia ed il ministro dell’istruzione di turno ci dice che va tutto bene, meglio di prima. Ma è veramente un ipocrita gioco delle parti che si svolge ogni giorno ed in special modo all’inizio di ogni anno scolastico.
La cultura dà fastidio all’ignorantissima classe dirigente e di governo e perciò occorre depotenziare le scuole in qualsiasi modo, togliere fondi all’editoria, ai festival culturali, alle mostre, ai conservatori e teatri lirici. Il Paese deve diventare lo specchio della sua classe politica, del suo abissale livello di ignoranza. Ognuno, al governo, ci mette qualcosa del suo. Scuole targate Lega, partito che inneggia ai dialetti del nord Italia, non sapendo che i nostri studenti scalano al negativo le classifiche europee per quanto riguarda capacità linguistico-grammaticali e di comprensione di testi nella lingua madre, rispetto al resto del continente. Non pare importare a nessuno che si faccia cultura, che nelle scuole si proceda per intuizioni di intelligenza.
Un bell’intervento sul Sole24ore di domenica 12 settembre scritto da due docenti universitarie della sapienza di Roma, Anna Foa e Lucetta Scaraffia, esortano coloro che vogliono entrare all’università, ricercatori e quant’altro, che vogliono sostenere i concorsi per professori stabilizzati, di non farsi vedere troppo intelligenti ed acculturati, «fingete di essere un po’ asini» dice il titolo dell’intervento. Insomma: «L’ignoranza è forza». Stessa cosa per le scuole superiori. Ripetere - un’eco è un’eco, un’eco. Ripetere e non pensare con la propria testa. Diceva Kant: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità imputabile a se stesso» (Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo, 1784). E’ pericoloso diventare autonomi e comunque, ancora seguendo Kant, i tutori del pubblico ce la mettono tutta per tenerlo in soggezione.
Un accanimento che definisce il nostro livello culturale come Paese: poca ricerca, pochissimi soldi per la cultura in genere, poca disposizione all’innovazione reale, molto conformismo, retorica e ripetizione, stanca ripetizione. Chi cerca di portare avanti le proprie ragioni viene tacciato di essere un terrorista, ed attenti al suo ritorno, si affannano a ripetere i nostri stanchi politici. C’è davvero bisogno di una profonda rivoluzione culturale.
Gli anni della contestazione giovanile ed operaia non hanno inciso a lungo sul Paese che si è riaddormentato ed è ritornato ad una situazione pre illuminista. Altre parole di Kant, stessa opera citata sopra, appaiono profetiche ancora per l’oggi. Dice: «E’ tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione».
Naturalmente Kant concepisce tali affermazioni in termini negativi. Ma la classe politica italiana, post mani pulite le ha concepite al positivo. I disvalori ignoranza, guerra e libertà, al negativo quest’ultima, sono state concepite come Orwell le ha descritte nel libro ricordato all’inizio, cioè come forza, pace e schiavitù. Quel ministero della Verità assomiglia dannatamente all’impostazione politica dei nostri governanti e costituisce il loro archetipo. In negativo. Almeno se ne accorgessero.

"Liberazione", 18-09-2010

Il 26 agosto il comitato precari per la scuola insieme al coordinamento dei diversi movimenti metterà in scena in piazza Politeama la morte della scuola pubblica.
post pubblicato in Notizie ..., il 24 agosto 2010


Lotta di classe a Palermo

 

24/08/2010 14:32 | LAVORO - SICILIA | Fonte: Carla Incorvaia - il manifesto


 

SCUOLA Insegnanti precari in sciopero della fame. Uno di loro ieri è stato ricoverato
Venerdì tutti a Montecitorio contro i tagli. Lombardo scrive a Gelmini

PALERMO. Sciopero della fame a pieno regime per insegnanti e personale Ata, amministrativi tecnici e collaboratori, vittime di quest'ultima tornata di tagli rivolta al mondo della scuola. A Palermo, dal 14 agosto scorso, un presidio fisso di precari si è impiantato davanti gli uffici dell'ex Provveditorato, in via Praga, contro i nuovi tagli decisi dai ministri Gelmini e Tremonti. Per rimpinguare le casse dello Stato e alleggerire il peso di circa 5 mila statali in Sicilia (-1.784 Ata e -3.329 docenti), macelleria Italia ha aperto nell'isola dei nuovi punti vendita. Venerdì i precari della scuola siciliana saranno a Roma con una delegazione in piazza Montecitorio per dare forza a una protesta che non vuole e non può scemare.
Non mangiano e vanno avanti ad acqua e caffè. Sul banco sistemato sotto il gazebo di fronte l'ufficio scolastico e alle spalle del consolato danese, tra lenzuola che urlano a un Berlusconi precario e un futuro incerto, compaiono anche alcuni succhi di frutta. È il menù quotidiano dei precari che da otto giorni stanno manifestando per riavere il proprio lavoro. Inizialmente erano in tre e uno di loro, affetto da alcune patologie, accusando un malore è finito in ospedale. Ricoverato, è stato dimesso ed è tornato in via Praga. Con i suoi 180 giorni di lavoro all'agosto 2009 più due mesi e nessun sussidio di disoccupazione se non il minimo, 1.800 euro e un primo sciopero della fame a dicembre scorso, davanti la sede dell'Assemblea regionale siciliana, quando accolto da Lombardo aveva sperato ancora una volta di riottenere il lavoro. Come Pietro Di Grusa 49 anni, ex collaboratore scolastico al quale non è stato rinnovato l'incarico, ce ne sono tanti, anche troppi. C'è Silvia Bisagna, 37 anni, 4 dei quali vissuti a insegnare inglese ai disabili. «La Gelmini ci ha appena licenziato - dice. L'ambizione di ogni insegnante è quella di entrare di ruolo, ma ho perso questa speranza lo scorso anno con l'applicazione dei primi tagli e una graduatoria che non contemplava il mio nome. Poi a ottobre sono stata chiamata a Novara dove ho lavorato fino a giugno, ho dovuto lasciare Palermo. Io e mio fratello campiamo con la pensione di mamma».
Quello dell'istruzione è un sistema a punti. Come il calcio, come l'università dove uno studente va avanti per crediti, fatto di numeri e di calcoli. Come un concorso a premi e non sai se vinci. Per ogni anno di insegnamento un docente può arrivare a «prendere» fino a 12 punti, due al mese. Lo stesso per un organico Ata. Un punteggio che viene raddoppiato se si decide di seguire uno di quei corsi di perfezionamento e aggiornamento studiati ad hoc dalle università private. Da 1 a 3 a corso per un massimo di 12 punti nell'arco di un'intera carriera.
Caterina Altamore ha la stessa età di Silvia. Trentasettenne e 14 anni di insegnamento sulle spalle, il primo incarico importante di un anno è arrivato dopo cinque di sostituzione, la supplenza. «Sono stata costretta ad accettare un incarico annuale a Brescia per continuare a fare un lavoro che amo - racconta. Avrei potuto accettare il salvaprecari, ho capito che in realtà era un modo per farci accomodare fuori dalla scuola. Mi offrivano dei punti e forse qualche giorno di supplenza. Molto gentili, grazie, rifiuto e vado avanti. Ho fatto una valigia, consapevole che la mia decisione avrebbe potuto essere non capita dai miei figli, in realtà hanno capito che la mia è voglia di non arrendersi e continuare a lottare per quello che amo con tutte le mie forze. Oggi voglio dire con forza a Tremonti, alla Gelmini, al Presidente del Consiglio e ai numerosissimi parlamentari siciliani che le cose devono cambiare. Non permetteremo la morte della scuola pubblica».
Venerdì prossimo una delegazione sarà a Roma per portare la protesta in piazza Montecitorio. Meno 3,96% di docenti nell'anno scolastico 2010/2011, rispetto al 2009/2010, un taglio di 25.558 posti su un organico di diritto di oltre 620 mila docenti, in particolare al Sud, ma in media in tutto il Paese. Per l'anno 2010 2011 in Italia la regione che perde più docenti è la Campania con 3.686 posti tagliati, seguita dalla Sicilia (-3.325) e Lombardia (-2.760). A Palermo, Gelmini è riuscita ad unire studenti universitari e professori che, assieme al rettore Roberto Lagalla, protestano per i tagli in una maniera molto simpatica e innovativa: gli esami si svolgono in strada. Sempre a Palermo, il preside di un Ipsia del quartiere Brancaccio ha rifiutato l'iscrizione di 400 studenti perché non ha personale Ata sufficiente.
Per Lombardo si tratta di leso «principio costituzionale di leale collaborazione». Il Governatore della Regione Siciliana ha inviato una lettera di protesta al ministro dell'Istruzione. Lombardo chiede il reintegro della metà dei posti tagliati. I tagli Tremonti-Gelmini colpiscono la Sicilia con più di 3 mila insegnanti in meno quest'anno per un totale di 15.000 entro tre anni. Particolarmente colpito il sostegno che ha visto un decremento di 1000 docenti a fronte di un aumento degli alunni diversamente abili di 5000 unità. A quanto pare al Miur la missiva del Presidente ha già fatto i suoi effetti. Difatti si ipotizza un aumento di 450 unità per quanto riguarda i docenti di sostegno, a fronte delle 600 richieste.
Intanto i sindacati hanno promosso uno sciopero il 17 settembre, primo giorno di scuola, davanti all'ufficio regionale scolastico. «Non chiediamo lo stipendio o l'assistenzialismo, ma dignità e riconoscimento della professionalità», dice Salvo Altadonna, 35 anni per 8 insegnante di sostegno in un istituto di Borgo Nuovo, considerato a rischio per l'elevato tasso di dispersione scolastica. Che ci vengano restituiti i diritti che ci hanno scippato.
Il 26 agosto il comitato precari per la scuola insieme al coordinamento dei diversi movimenti metterà in scena in piazza Politeama la morte della scuola pubblica. Dal 30 agosto al 10 un presidio permanente sarà allestito davanti l'Usr.

E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 agosto 2010


Precari e sindacati pronti a vigilare. Flc-Cgil: «Scioperi ogni quindici giorni»
 
Scuola, mobilitazione
già a pieni giri
 
 

Fabio Sebastiani


Un'ora di sciopero ogni quindici giorni, blocco delle attività aggiuntive e, il prima possibile",stati generali" della conoscenza. Per la scuola si annuncia una vera e propria mobilitazione permanente a partire già dal primo giorno. Il "programma minimo" che la Flc-Cgil annuncia a Liberazione è abbastanza chiaro. Ma a mettere una marcia in più alla lotta quest'anno sono anche i precari della scuola. Scottati dal caos delle cosiddette "convocazioni" presso gli Uffici scolastici provinciali (ex- Provveditorati agli studi) nel 2009, per il 27 agosto (a Roma e Bologna per il momento) il Coordinamento precari della scuola ha convocato un "Osservatorio" aperto a tutte le sigle sindacali. Da una parte un segnale politico chiaro, che parla di un settore, quello della scuola appunto, pronto a sperimentare percorsi unitari; dall'altra, un avvertimento al ministero a non dividere il mondo della scuola tra garantiti e non. Per ottobre, il Comitato precari della scuola intende proporre poi una giornata di sciopero unitario. Guerra aperta anche da parte dei Cobas che saranno presenti anche loro negli Uffici scolastici provinciali per impedire l'accettazione di incarichi oltre le 18 ore. La prima settimana di scuola poi porteranno i loro gazebo davanti alle scuole e ai provveditorati. Gli scioperi li decideranno in seguito, intanto nella gestione della scuola promettono di fare una lotta senza quartiere contro i tagli, a cominciare dalla vigilanza sulla riorganizzazione delle classi, e il blocco delle attività di coordinamento.
«Stiamo attivando già da questi giorni la mobilitazione sui precari», assicura Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. «Tutto il settore della conoscenza a settembre sarà caldissimo». «L'espulsione dei precari - aggiunge - lega la scuola all'Università e alla Ricerca, dove migliaia di precari quest'anno non vedranno rinnovati i loro incarichi».
«Bisogna uscire da questa situazione - continua Pantaleo - rendendo chiaro al paese che c'è una alternativa. E il settore della conoscenza è il riferimento principale. O questo paese torna ad investire sulla conoscenza o la strada alternativa è quella di Marchionne, cioè l'abbassamento dei diritti e del costo del lavoro».
L'idea di mettere in piedi gruppi di vigilanza all'interno degli Uffici scolastici provinciali sembra essere accolta positivamente dalla Flc-Cgil. «In più - aggiunge il segretario generale deI sindacato di categoria della Cgil - nei giorni che precedono l'apertura dell'anno scolastico prevediamo iniziative in tutti i territori con genitori, dirigenti scolastici e tutto il personale della scuola. Il primo giorno di scuola, poi, organizzeremo una assemblea aperta con diffusione di materiale informativo e poi dai primi giorni di ottobre un'ora di sciopero ogni quindici giorni fino a dicembre insieme alla sospensione di tutte le attività aggiuntive e in autunno gli stati generali sulla conoscenza».
«Settembre sarà un punto di riscossa sociale - conclude Pantaleo -. A cominciare da welfare, redditi e occupazione. Questa idea di offensiva sociale più che opposizione sociale deve essere centrale. E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale».
Non registri, su questo, un certo ritardo da parte della Cgil?
«La Cgil alcune iniziative le ha prese. Si tratta di passare dal carattere difensivo a quello offensivo», risponde Pantaleo. «Occorre ricongiungere ciò che avviene nel sociale ai temi generali», continua. «Per esempio sulla democrazia. Nei comparti pubblici - conclude - c'è il tentativo di non farci votare. Certo, sarà complicato coinvolgere Cisl e Uil perché loro hanno fatto scelte di carattere completamente diverso su questo terreno».
Infine, per quanto riguarda l'emergenza amianto nelle scuole, ieri la ministra Maria Stella ha assicurato che a breve, probabilmente già «da ottobre» partirà un'opera di bonifica nelle scuole italiane. A sollevare il problema era stato il quotidiano il Messaggero che in un'inchiesta aveva denunciato «la scomparsa dei fondi per risanare le scuole dall'amianto». I fondi sono stati messi a disposizione dal Cipe, «sbloccati qualche giorno fa». Si tratta, spiega Gelmini, di «375 milioni di euro», la «prima di tre tranche che alla fine dovrebbe garantirci finanziamenti per 800 milioni di euro». E sarà proprio «il ministero a dare priorità alla rimozione delle strutture a rischio, a occuparsi subito delle 2.400 scuole con presenza di amianto». Quasi pronta anche «l'anagrafe dell'edilizia scolastica», questione «di pochi mesi». Servirà «a mettere davvero in sicurezza le scuole italiane».


"Liberazione", 12/08/2010

GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

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Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 giugno 2010


'Caro Tremonti,
che scempio i tagli alla scuola' 

Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger

Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni giorno. In una scuola dove “non c'è carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni” e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. “Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all'istruzione pubblica”, scrive Mila al ministro dell'Economia. Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco “recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure studiare l'italiano, quindi via due ore”. Ai tagli fatti “con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane”, Mila non ci sta. C'è la crisi, ma la soluzione non può essere “ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge”. Perché invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la lettera, che pubblichiamo integralmente.

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.

E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.

Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa

"il fatto quotidiano", 15-06-2010

Sssssssssssssssssssssssssss... VIETATO! VIETATO! VIETATO! VIETATO! VIETATO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 maggio 2010


Vietato parlare con la stampa
Bavaglio a presidi e prof

di Chiara Affronte

Bavaglio agli insegnanti che parlano con la stampa o dissentono dalle linee del governo. Se non si “ubbidisce” via alle sanzioni disciplinari. È quello che accade in questi giorni in Emilia-Romagna, dove il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina invia ai presidi una circolare «riservata» (si legge in alto nel documento) in cui manifesta la volontà di porre uno stop a «dichiarazioni rese da personale della scuola con le quali si esprimono posizioni critiche con toni talvolta esasperati e denigratori dell’immagine dell’amministrazione di cui lo stesso personale fa parte». Toni che - prosegue la nota - vengono inviati sotto forma di documenti ad autorità politiche, fatti circolare a scuola o distribuiti alle famiglie. Nella circolare Limina “invita” quindi ad «astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l’immagine dell’Amministrazione pubblica».

Si scatena il putiferio quando il coordinamento degli insegnanti modenesi Politeia viene a conoscenza dell’esistenza di questa circolare, non ancora resa pubblica da nessun preside, ma datata 27 aprile. La Cgil insorge: «Ritiro immediato della nota e dimissioni del direttore dell’Usr», la richiesta del segretario generale Flc-Cgil Mimmo Pantaleo. Immediata la difesa del ministro Mariastella Gelmini: «Condivido e sostengo pienamente l’operato del direttore Limina che ha invitato tutto il personale della scuola a osservare un comportamento istituzionale - afferma il ministro - È lecito avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito. Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica: chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni».

PRESIDI SCERIFFI
Tutto parte da Modena, dove alcuni insegnanti vengono a conoscenza dell’esistenza della circolare. «Qualche dirigente troppo zelante l’ha messa tra quelle visibili a tutti», riferisce un insegnante. Presa la palla al balzo di una manifestazione contro i tagli della riforma Gelmini che si è svolta a Modena giovedì, i docenti hanno reso pubblica la notizia e firmato una mozione per denunciare il «carattere intimidatorio e lo spirito antidemocratico della circolare che cerca di reprimere le legittime proteste del mondo della scuola». Fatto altrettanto grave, per i “prof” modenesi, quello di «far passare l’idea che i dirigenti, destinatari del documento, siano soggetti superiori di grado, quando in realtà, nel collegio docente, sono figure inter pares. Poi, vuoi per l’avidità di qualcuno, vuoi per il clima autoritario generale, passa l’idea di un ruolo diverso». La scuola, insomma, non è quella che dipingono Limina e il governo anche per Bruno Moretto della cellula bolognese del comitato Scuola e Costituzione: «Gli insegnanti sono autonomi: lo spirito dell’articolo 33 della Costituzione è quello di creare nella scuola un clima di confronto di posizioni». Meglio per il comitato che «Limina si occupi di ciò che gli compete e risponda ad esempio ai 600 bambini che a Bologna e provincia non avranno posto alla scuola materna l’anno prossimo».


 

"l'Unità", 22 maggio 2010

"Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione (...) vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente..."
(Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928)

 

"l'Unità", 22 maggio 2010
Una magnifica esperienza vissuta a Rosignano Marittimo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 aprile 2010


Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano

di Vladimiro Frullettitutti gli articoli dell'autore

Seconda stella a destra...». Se le indicazioni offerte da Edoardo Bennato per trovare l’isola che non c’è vi sembrano un po’ troppo generiche si può prendere la A12 (ma va bene anche la vecchia Aurelia) uscire prima che finisca (da lì ripartirà il famoso Corridoio Tirrenico verso il Lazio) e salire su per la collina che porta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Qui “l’Isola che non c’è” appare qualcosa di molto più concreto. Anche se tutti chiamano “Utopia” il progetto che stanno seguendo le scuole materne (bambini di 5 anni) e le elementari (fino alla quinta). Un percorso che mette insieme filosofia, danza e teatro. Ma soprattutto che coinvolge in lezioni parallele i bambini, i loro genitori e le maestre. Un viaggio di idee che come primo risultato concreto ha quello di mettere insieme delle persone e di farle discutere fra loro, faccia a faccia. Di aprire la scuola alla società e di realizzare, in un periodo in cui ognuno s’attacca a relazioni virtuali (attraverso i social network come Facebook o Twitter), relazioni sociali vere.

Obiettivo raggiunto attraverso «esercizi di democrazia», come li definisce il professore Luca Mori, fatti con parole, disegni, pupazzetti e il proprio corpo che come obiettivo hanno, appunto, quello di costruire la città ideale. Un bel posto dove vivere bene. Esercizi perché «ci si esercita ad ascoltare gli altri. Ad argomentare i propri punti di vista, ma anche a rispettare quelli altrui, apprezzando le idee che possono venire da chi la pensa diversamente da noi». Il filosofo Mori va in una classe e racconta una favola. «Immaginiamo - dice ai bambini - che sia stata scoperta un’isola che sembra disabitata. L’autore della scoperta non vuole che la notizia si sappia in giro. teme che diventi meta di persone che la trasformerebbero in un posto come tutti gli altri. E decide che dirà dove si trova solo a chi lo convincerà di avere abbastanza immaginazione per farne un posto dove si può vivere bene». Da qui partono le successive lezioni che in realtà sono delle vere e proprie assemblee in cui i bambini costruiscono l’isola. E lo fanno sia discutendo, sollecitati dalle domande del filosofo, sia usando il proprio corpo con gli operatori che insegnano danza e teatro coordinati dal regista Alessio Pizzech.

Parallelamente alle lezioni in classe si svolgono quelle con i genitori e gli incontri con gli insegnanti. Mamme e papà si vedono, al pomeriggio e dopo cena, divisi in gruppi in base all’età e alla classe frequentata dai loro figli: 5-6 anni (materna e prima elementare); 7-8 anni (Seconda e terza elementare); 9-11 anni (quarta e quinta elementare). «I genitori - spiega l’operatrice Paola Conforti - fanno lo stesso percorso dei loro bimbi con gli stessi operatori e anche le insegnanti hanno incontri di formazione sempre divise per fasce d’età». Ma poi succede, come sta succedendo (le lezioni sono iniziate a febbraio e finiranno a maggio) già ora, che alla sera, dopo cena, all’incontro col filosofo e con i genitori di una fascia d’età si ritrovano maestre anche di altre classi per scoprire come sta prendendo forma l’isola costruita da altri bimbi e da altri genitori. Perché “Utopia” è sì un gioco, una finzione, ma non una chimera. «Non è l’utopia che si identifica con l’irrealismo - come ha spiegato Maria Antonella Galanti, ordinaria di pedagogia generale all’Università di Pisa che assieme al preside di Lettere e Filosofia di Pisa Alfonso Maurizio Iacono ha la supervisione scientifica sul progetto -, ma quella che consiste nel sapere qual è l’ideale a cui si aspira». Ed è così che il gioco, ascoltando quello che dicono bambini e genitori, diventa serissimo. «Il far finta è un modo maledettamente serio - ricorda il professore Iacono - di costruire mondi».

Una sera dentro la Sala Nardini ne abbiamo avuto un esempio concreto. In platea i genitori (più mamme che papà) e un gruppo di maestre. Sullo schermo le immagini girate dal professor Mori di alcune lezioni-assemblee fatte con in bambini di II e III° elementare: discutono di problemi attualissimi. Le regole servono? Fare ognuno come gli pare all’inizio è un’opzione molto attraente, Poi un bimbo si pone un dubbio: se qualcuno è libero di parcheggiare dove vuole e mette la macchina davanti a un cancello impedisce a un altro di poter uscire. Si convincono che senza regole non si è più liberi. «In una quinta - dice Mori - mentre stavano scrivendo le proprie regole, hanno chiesto alla maestra di poter rileggere la Costituzione». Per i più piccolo però la prima regola sarà che tutti devono essere gentili. E i confini? Le misure di difesa si sprecano: barriere sotterranea trasparenti che si alzano (contro gli squali) e s’abbassano con un telecomando, torrette, mura, anche filo spinato. Ma poi c’è una bambina che pone un dubbio a tutti gli altri: «con tutte queste cose attorno all’isola diventa brutta, perché poi non ci sentiamo più liberi». Che è poi il dubbio attualissimo di quanto il bisogno di sicurezza stia riducendo gli spazi di libertà delle persone. E se arrivano altre persone che vogliono vivere sull’isola che si fa? Si respingono o come, propongono alcuni, li si accetta a patto che studino «tutte le regole che abbiamo scritto». Anche perché poi il professore rovescia la prospettiva spiegando ai bambini che potrebbero essere loro che arrivano in nave e scoprono che sull’isola già ci vivono altre persone. E discussioni accese scoppiano sul ruolo dei genitori. C’è chi sull’isola proprio non li vuole (un bimbo arrabbiato col papà che non l’ha fatto giocare a pallone in casa) temendo che rovinino tutto perché adulti («sono gli adulti che fanno la guerra » spiega una bambina) e c’è chi propone di metterli alla prova: «tu - hanno chiesto a Mori - gli fai le stesse domande che fai a noi, noi ci mettiamo intorno, stiamo zitti e sentiamo cosa dicono, che isola vogliono fare, e poi decidiamo...».

E in effetti anche i genitori sono chiamati a fare la propria isola scoprendo spesso- fa notare Mori - quanta sia distante non solo il proprio mondo con quello dei figli, ma anche quanto scarto c’è fra la città vera che vivono ogni giorno e quella che vorrebbero per i propri figli. Scoprono ad esempio che tra i loro figli c’è chi preferisce giocare a tennis sulla wi-fi che dal vero perché è più semplice. basta schiacciare un bottone. «dal vero invece bisogna chiedere al babbo di portarti al campo...». «Una mamma - racconta Mori - dopo un paio d’incontri ha deciso di spegnere più spesso la tv perché in casa hanno iniziato parlare di queste cose con i figli e tutti lo hanno trovato più divertente». A fine maggio tutte queste scuole, invece che la serata con il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico, faranno quella che qui chiamano «messa in assemblea». «Volevamo evitare - spiega una maestra - la solita divisione di ruoli. Il bambino sul palco e il genitore giù che assiste. Così tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Tutti attori, nessun spettatore». Sarà infatti una tre giorni (al Castello Pasquini di Castiglioncello) in cui bambini, genitori e insegnanti confronteranno le loro isole. Per scoprire che nella ricerca dell’isola che non c’è qualcosa fra loro è già cambiato, e probabilmente in meglio. Anche perché, come spiega Bennato
, «... Se ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!».

"l'Unità", 30 aprile 2010
I giovani sono abbandonati a se stessi, sono maltrattati , sono usati da un Sistema che vive soltanto di Sé stesso e dei propri malsani interessi! Basta!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 marzo 2010


1. Laureati

Laureati, generazione senza prospettive

Indagine AlmaLaurea su oltre 200mila giovani. Il 7% in più senza lavoro. Giù del 37%, nei primi mesi del 2010, la domanda di laureati in Economia e commercio. Stipendi sempre più ridotti di F. PACE / TABELLE 1 - 2
BLOG Quanto costa Oxford di ENRICO FRANCESCHINI

2. Studenti

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

"la Repubblica", 18-03-2010

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

Si sta per chiudere il primo dei tre anni di "riordino" voluti da Tremonti. Piccoli smistati, studenti lasciati soli, sostegno dimezzato. E poi lezioni ridotte all'osso, mancanza di docenti di SALVO INTRAVAIA

SCUOLA FALLITA!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 febbraio 2010


La scuola reale che la politica ignora

di Anna Maria Palmieri*tutti gli articoli dell'autore

A volte si è stanchi di ascoltare il «pensiero unico semplificato» sulla riforma epocale del sistema scolastico, sulla qualità delle odierne pratiche di razionalizzazione, sull’importanza di una «sana» competizione tra le scuole... A volte si è stanchi di spiegare ai soliti amici, fulminati dalla fede neoliberal, che il riassetto scolastico voluto da questo governo ha un abito demagogico e un’essenza socialmente pericolosa. A volte vorresti il miracolo. E cioè che milioni di italiani si fermassero come te davanti alla tv per un paio d’ore, e non perché sta giocando l’Inter, ma perché attratti dalla bella inchiesta di Riccardo Iacona su La scuola fallita, e si trovassero all’improvviso a ragionare sui fatti e non sulle parole d’ordine.

Quando le notizie erano notizie, quando il medium televisivo era «realmente» un mezzo di comunicazione, quando possedere un’opinione politica non costituiva reato, una trasmissione come Presadiretta avrebbe suscitato un intenso dibattito politico nel paese. Ci si sarebbe fermati onestamente a pensare: cosa sta succedendo? Quale/i verità ci sfuggono?

Perché l’inchiesta trasmessa domenica aveva il pregio di disvelare almeno tre verità, ineludibili anche per chi non rinuncia al filtro dell’opinione: primo, che non esiste alcun progetto di qualità dietro i tagli al finanziamento e al personale della scuola pubblica; secondo, che la competizione tra pubblico e privato, in un settore delicato come quello dell’istruzione, si sta traducendo nella ratifica di una società di ineguali, che premia i forti e punisce i deboli; terzo, che in Italia in questo momento non c’è una politica scolastica, a livello nazionale e locale, degna di un paese civile. In sintesi: che la scuola della Repubblica italiana , la scuola fondata sull’ art. 3 comma 2 della Costituzione è in dismissione.

A chi non vive quotidianamente in un’aula scolastica umida e carceraria, come capita a molti di noi, docenti della scuola pubblica, a chi non riflette sul fatto che le condizioni in cui versano i luoghi dell’istruzione sono una rappresentazione, non solo simbolica, del valore attribuito all’istruzione stessa, a chi ancora crede che i tagli al welfare siano necessari per mettersi al passo con la Finlandia, le immagini di Iacona avranno insegnato qualcosa?

Sarà deformazione professionale, ma mi piacerebbe vedere realizzati almeno alcuni «apprendimenti minimi»: e proverò a sintetizzarli:
1.L’atteggiamento prevalente evidenziato dalla nostra classe politica nei confronti della scuola è una sorta di neocinismo contemporaneo (per citare Pasolini).

2.Il potere politico neocinico non dialoga: nessun organismo dei genitori, nessuna associazione professionale, nessuna rappresentanza del mondo della scuola è stata seriamente ascoltata prima di inventarsi certe scelte e certe razionalizzazioni. Lo sguardo smarrito del genitore del bambino disabile privato del sostegno, la rabbia del precario estromesso dal lavoro, il dolore imbarazzato del collega di ruolo più «fortunato», la malinconica ironia del dirigente scolastico, il sorriso della madre di classe privilegiata e la rassegnazione di quella proletaria: ringraziamo Iacona per queste immagini del paese «reale», a cui nessuna riforma scolastica guarda.

3.Questo potere non riconosce l’importanza di quello di cui si occupa: non sa nulla della cultura non utilitaristica, non conosce i fondamenti del sapere: mette in piedi un riassetto che non ha basi pedagogiche, che non riconosce il disagio o la differenza tra vocazioni e abilità, che affida tutto alle famiglie e ai loro disvalori, proprio mentre monumentali trattati di sociologia denunciano la crisi irreversibile dell’istituto familiare. Quale legame deve esserci tra chi apprende e chi insegna? Amore e curiosità, calore e relazione: i disperati del corridoio, docenti e studenti costretti a correre da una sede all’altra, da una classe all’altra, senza banchi e senza finestre, possono amare la scuola come gli altri?

4.Infine. Gelmini proclama una qualità che prescinde dalla quantità, e così giustifica i tagli alla scuola pubblica: ma senza infrastrutture, senza formazione, senza risorse umane, senza neanche le sedie, quale qualità è possibile, onorevole ministro? Una qualità che rende felici nasce dal desiderio, non dal mercato: e l’unica competizione che rende felice un giovane è figlia della passione, come la passione matematica degli allievi di Massa Carrara e del loro professore. Ringrazio Presadiretta per averlo ricordato a qualche milione di italiani.

Insegnante di lettere al liceo Umberto I di Napoli

"l'Unità", 16 febbraio 2010
 
IL VIDEO DELLA TRASMISSIONE PRESA DIRETTA DEL 14 FEBBRAIO 2010
SCUOLA FALLITA:
 
Riforma Tremonti(-Gelmini) spazza via quel che resta della Scuola Italiana! SCIOPERO!!!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 5 febbraio 2010


Comunicato-stampa

IL GOVERNO APPROVA LA RIFORMA DELLE SUPERIORI
LA SCUOLA SCIOPERA IL 12 MARZO

Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ai Regolamenti della
sciagurata "riforma" delle superiori. Tale "riforma" non ha alle spalle alcun
progetto didattico, come non ne avevano alle elementari la "maestra unica" o la
devitalizzazione del Tempo Pieno. Si cancellano o si immiseriscono materie
importanti di studio, si tagliano ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore
settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche
professionalizzanti
, si cacciano decine di migliaia di precari, eliminandone il
posto di lavoro, soltanto in nome del Dio Risparmio, a spese di una istruzione
sempre più impoverita, giudicata un investimento improduttivo da questo e dagli
ultimi governi. Ma la partita non si chiude qui. I Regolamenti dovranno superare
ancora non solo le obiezioni del Consiglio di Stato ma ottenere l'approvazione della
Corte dei Conti e del capo dello Stato, fino alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale. Solo allora le scuole potranno presentare l'"offerta formativa" alle
famiglie che, essendo a poche settimane dalla scadenza per le iscrizioni (26 marzo),
dovrebbero iscrivere i figli pressoché "al buio". Soprattutto, in queste poche
settimane docenti, genitori e studenti vedranno il progetto distruttivo in tutta la
sua brutale concretezza, città per città, paese per paese, con le scuole che
spariscono, gli accorpamenti folli, gli indirizzi di studio soppressi. Ci sono
dunque le condizioni perché si sviluppi, qui ed ora, una forte opposizione alla
"riforma" da parte di docenti ed ATA, precari e "stabili", studenti, genitori.
Dobbiamo intensificare subito la lotta, agevolando la mobilitazione di tutto il
popolo della scuola pubblica. Tale lotta culminerà il 12 marzo nello sciopero
generale della scuola per l'intera giornata, convocato dai Cobas, e in una grande
manifestazione nazionale (P.della Repubblica ore 10, corteo fino al Ministero di
V.Trastevere)
, per il ritiro della "riforma" delle superiori; contro i tagli, il
decreto Brunetta, il disegno di legge Aprea e la gerarchizzazione nella scuola;
contro il decreto "ammazza precari", per l'assunzione dei precari su tutti i posti
vacanti; perché l'obbligo scolastico venga innalzato e non abbassato a 15 anni, per
significativi investimenti, per la democrazia sindacale nelle scuole e la
restituzione a tutti del diritto di assemblea. In testa al corteo del 12 marzio ci
saranno i precari/e, che in questi mesi si sono battuti coraggiosamente in difesa
della scuola pubblica, della qualità dell'insegnamento e del loro posto di lavoro.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
04/02/2010

 

Spero che questa notizia faccia il giro del mondo. Che si sappia la fine che sta facendo la Scuola Italiana!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 febbraio 2010


La scuola si affida al Gratta e Vinci
Prof comprano i biglietti per finanziarsi

Provocazione dell'istituto Odero di Genova. I docenti si sono autotassati e hanno acquistato 100 schedine. "I soldi vinti serviranno a rimpinguare il nostro povero bilancio"

di GIUSEPPE FILETTO

"la Repubblica", 03-02-2010

Secondo il Consiglio nazionale della Pubblica istruzione ...
post pubblicato in Notizie ..., il 19 dicembre 2009


«Il prossimo anno scolastico potrebbe non iniziare regolarmente»

Continua a fare emergere dubbi e perplessità la riforma dei licei da parte del ministro Gelmini e gli interventi che saranno adottati per accorpare le classi di concorso a cattedre e posti di insegnamento.

Secondo il Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, infatti, «un semplice esame del succedersi delle fasi organizzative e delle relative scansioni temporali (iscrizioni degli alunni, quattro distinti passaggi per la definizione degli organici, mobilità permanente e annuale, contratti a tempo determinato, ecc.) mostra come per il prossimo anno scolastico non sarà possibile garantire il regolare inizio». Il CNPI ha affermato di non poter esprimere un parere sul regolamento relativo alle nuove classi di concorso (non è stato ancora definito il quadro ordinamentale del secondo ciclo di istruzione) .

«Il CNPI», si legge nel testo della nota, «ritiene preliminarmente che non sia possibile procedere, sul piano della correttezza procedurale, a formulare l’obbligatorio parere, in assenza della norma di riferimento costituita dalla stesura definitiva dei regolamenti del secondo ciclo. A conferma di ciò basta osservare che si fa riferimento, sotto la voce “indirizzi di studi”, all’impianto del II ciclo che è ancora in fase di esame da parte delle Commissioni Parlamentari e di altri organismi istituzionali nonché, ovviamente, di definitiva approvazione da parte del Consiglio dei Ministri in seconda lettura. In questo quadro, il varo del regolamento in esame predefinirebbe di fatto l’assetto finale del 2° ciclo tramite lo strumento improprio delle classi di concorso».

Troppi, quindi, gli elementi che necessitano di essere chiariti: «Chi insegnerà nelle classi di graduale riduzione del vecchio ordinamento; norme specifiche per le classi che, nella gradualità, rimarrebbero con i soli vecchi insegnamenti “ad esaurimento", solo dopo aver verificato l’impossibilità di farli confluire in altra/e classe/i di concorso. In ogni caso si deve operare a salvaguardia del personale di ruolo, con mobilità verso classi per cui si possiede il titolo, anche eventualmente con processi di riconversione, e con altre forme di utilizzo definitivo, ad esempio per mobilità tra aree dello stesso comparto o, a richiesta, intercompartimentale, nei confronti del personale di ruolo che non ha titolo per altra classe di concorso. Analoghe tutele specifiche vanno previste anche per il personale delle graduatorie ad esaurimento».

Inoltre, «non si condivide l’affidamento della definizione delle classi di concorso per le quali sarà necessaria la “riconversione”, per di più senza alcun criterio generale di riferimento, ad un “apposito decreto del MIUR di concerto col MEF”. Così facendo si preclude una seria valutazione delle possibilità di confluenza nelle situazioni che hanno evidenti differenziazioni». In conclusione, «un semplice esame del succedersi delle fasi organizzative e delle relative scansioni temporali (iscrizioni degli alunni, quattro distinti passaggi per la definizione degli organici, mobilità permanente e annuale, contratti a tempo determinato, ecc.) mostra come per il prossimo anno scolastico non sarà possibile garantire il regolare inizio. Alla luce di queste considerazioni, il CNPI afferma la necessità di definire le nuove classi di concorso, anche in considerazione degli ulteriori passaggi istituzionali, ma di differirne l’applicazione alla predisposizione dell’organico di diritto 2011/2012».

"l'Unità", 18 dicembre 2009
"Premio speciale “Scuola” del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia" a LINDA GIANNINI "insegnante ideale da augurare a ogni scolaro"!
post pubblicato in Notizie ..., il 19 novembre 2009


 

 

 

 

PREMIO “LE TECNOVISIONARIE®” 2009

 

Chi è una "tecnovisionaria"? È una donna capace di generare innovazione e di "inventare il futuro", creando tecnologie. Una donna che con il proprio lavoro ha testimoniato o testimonia di saper coniugare creatività, innovazione e qualità della vita. Innovazione che va intesa non solo come costruzione di nuovi strumenti, ma soprattutto come capacità di concepire diversamente i problemi e identificare nuovi obiettivi.

 

Le segnalazioni per l'edizione 2009 del premio sono state effettuate on line sul sito www.womentech.info fino al 15 ottobre 2009. Sono state registrate 50 candidature.

 

La Giuria è composta da 10 esperti del mondo dell’Impresa, della Pubblica amministrazione, del Giornalismo e della Comunicazione.

 

[...]

 Premio speciale “Scuola” del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

assegnato a
LINDA GIANNINI*

 

Motivazione

Perché ha saputo cogliere e accrescere in modo originale l’alto potenziale educativo e formativo delle tecnologie della comunicazione. Perché dà il suo contributo instancabile sui blog del Ministero e delle associazioni scientifico-educative. Perché comunicare bene ai ragazzi significa farli crescere bene. Un’insegnante ideale da augurare a ogni scolaro.


Consegna il premio

Massimo Sordi, Vicepresidente Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia.

 

*

   http://www.descrittiva.it/calip/

  http://www.lte-unifi.net/elgg/lindag/

 

                http://www.lte-unifi.net/elgg/lindag/weblog/

                http://www.studio93.it/news/read_news.php?news=32127&category=6

 

Tra le altre, Epfiani dice a Berlusconi: "Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni"!
post pubblicato in Notizie ..., il 23 ottobre 2009


Epifani: governo devastante. A dicembre sciopero

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

L’occasione è l’assemblea nazionale a Roma delle rappresentanze sindacali unitaria della Conoscenza. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ascolta tutti gli interventi: i precari della scuola e della ricerca, i collaboratori scolastici e gli amministrativi. Poi non fa in tempo ad avvicinarsi al microfono, che scatta l’applausometro. Epifani tocca tutte le questioni, i “guai” - spiega - in cui “siamo precipitati nel sistema Paese”, analizzando tutti i nodi del “devastante” governo. E a Berlusconi, che rilancia il taglio dell’Irap, replica: “Il primo atto da fare è ridurre le tasse ai lavoratori e pensionati. Questo impone l’equità e la condizione dei consumi”. E sulla scuola dove il malessere è sempre più crescente, il sindacato annuncia la “tabellina” delle mobilitazioni dal 7 al 21 novembre. Fino ad uno sciopero esteso a tutto il pubblico impiego in dicembre.

Crisi e governo “devastante”. In Italia - esordice il segretario della Cgil - ci sono «una crisi devastante e un governo che lo è altrettanto. Ha agito con fubizia - sottolinea -. Ha deciso di galleggiare perché non affronta seriamente nessuno dei grandi problemi. La questione del Mezzogiorno non la risolve il Ponte sullo stretto. Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni. E’ finita forse la crisi della Borsa e della grande finanza - ha sottolinato Epifani -, mentre c’è un silenzio assordante sulla condizione vera delle persone: sono 570mila i lavoratori che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno”. E il sindacato che aveva previsto l’enorme emorragia è stato detto di essere un “disfattista”. Per il leader della Cgil, la crisi non la si affronta con una finanziaria ordinaria. Occorrerebbe piuttosto “una tassa su tutte le transazioni finanaziarie. Per una questione di giustizia”: non è giusto che paghi chi non è responsabile della crisi.

La questione morale che sta dentro questa crisi - accusa Epifani - “è vergognosamente scomparsa”. Ci sono responsabilità politiche di chi sapeva e non si è posto alcun problema. Sono stati spesi miliardi di euro per sollevare le banche. “Trovo incredibile che quella montagna di debito pubblico creata per salvare le banche - ha detto Epifani - ci venga poi messa davanti quando chiederemo investimenti per la scuola, per le realtà produttive, per i giovani”.

Scuola e ricerca. La Cgil è pronta a mettere sul tappeto anche uno sciopero della scuola se le cose non cambieranno. «C’è un vero malessere nella scuola ha detto Epifani -. La questione dei precari è solo parzialmente risolta. Il fatto che manchino investimenti per avere scuole sicure, per il sostegno, per il tempo pieno, per avere classi meno numerose, il fatto che non si consideri la scuola e la formazione temi centrali in un periodo di crisi fanno sì che ci sia tra i lavoratori della scuola un malessere crescente. In ragione di tutto ciò la Cgil e il sindacato di categoria, la Flc, promuovono una grande manifestazione a Roma per il 21 novembre e, se non cambieranno le cose, pensano anche a uno sciopero». Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, i precari che restano fuori dal provvedimento di governo sono circa 100mila. Pantaleo insiste sul “flagello dei tagli” per l’istuzione tra scuola e Atenei. E annuncia l’iniziativa del 7 novembre a Roma, in piazza Navona, e in contemporanea in cento piazze d’Italia per la Conoscenza; seguiranno l’iniziativa del 19 novembre: rapporto tra ricerca e politica industriale. Fino allo sciopero di tutto il pubblico impiego in dicembre.

"l'Unità", 22 ottobre 2009

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permalink | inviato da Notes-bloc il 23/10/2009 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola.
post pubblicato in Notizie ..., il 21 ottobre 2009


Appena un anno addietro ...

«Non sono d’accordo con quanto sostiene Tremonti», disse poco più di un anno fa, Berlusconi definendo il posto fisso «una pigrizia» che i giovani devono superare «cambiando spesso lavoro».

www.ilmessaggero.it (21-10-09)

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A riforma dal 2011. in aula la maggioranza si salva per un soffio, ma è bagarre

Scuola, graduatoria unica per i precari
E alla Camera scoppia lo scontro

Gli insegnanti potranno scegliere "un'altra" provincia oltre alla propria ("non più tre"!?) ed essere inseriti "a pettine"

ROMA - Una graduatoria unica a partire dal 2011: è questo la novità principale che dovrebbe essere inserita nel decreto legge sui precari nella scuola, all'esame dell'Aula della Camera, attraverso un emendamento a firma della commissione. Nel testo che è stato presentato si legge: «Il decreto con il quale il ministro dell'Istruzione dell'università e della ricerca dispone l'integrazione e l'aggiornamento delle predette graduatorie per il biennio 2011-2012 e 2012-2013» è improntato «al principio del riconoscimento del diritto di ciascun candidato al trasferimento dalla provincia prescelta in occasione dell'integrazione e dell'aggiornamento per il biennio scolastico 2007-2008 e 2008-2009 ad un'altra provincia di sua scelta con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione di graduatoria». Il che dovrebbe portare dal 2011 alla riduzione a due del numero di province per le quali si può esercitare l'opzione da parte degli insegnanti, nonché introdurre l'inserimento nelle graduatorie secondo la modalità cosiddetta 'a pettine' e dunque introdurre una sorta di graduatoria unica. Per la graduatoria attuale, resta quanto previsto dall'emendamento della relatrice Paola Pelino che ha confermato la possibilità di scelta in altre tre province, ma in coda alla graduatoria.

ALTA TENSIONE - Ma proprio durante l'esame del decreto legge sui precari della scuola il clima si fa rovente alla Camera. L'Aula respinge, secondo il parere del governo, un emendamento con 269 sì e 271 no e due astenuti. Il risultato della votazione favorevole alla maggioranza arrivato sul filo di lana malgrado la presenza in aula di cinque ministri e altrettanti sottosegretari - è l'accusa della opposizione - è stato determinato dal voto di Carolina Lussana, entrata nell'Emiciclo a votazione aperta e che è stata attesa prima che venisse chiusa. «Lei ha fatto una cosa scorretta - ha urlato il capogruppo del Pd Antonello Soro al vicepresidente Maurizio Lupi - violando la volontà del Parlamento». Ma Lupi ha replicato: «Ho rispettato il regolamento». Il clima si è fatto rovente dopo che, con la maggioranza battuta per dieci voti sulla richiesta di sospensione dei lavori, si doveva passare a votare il primo emendamento del decreto. Lupi ha dato la parola a Massimiliano Fedriga della Lega sull'ordine dei lavori, ma Soro si è precipitato al banco della presidenza urlando: «Non può parlare, c'è la votazione». Massimo Polledri (Lega) ha scavalcato il suo banco per buttarsi su Soro, ed è stato bloccato dai commessi. Lupi ha concesso la parola brevemente, sempre sull'ordine dei lavori, a Giuliano Cazzola e poi ha aperto la votazione.

LA NORMA IN QUESTIONE - Il comma 1, che l'opposizione voleva abrogare, prevede che i precari non possano utilizzare i loro contratti a tempo determinato per maturare anzianità ai fini contributivi e impone che i rapporti di lavoro a tempo determinato non possono trasformarsi in rapporti a tempo indeterminato.

GELMINI - «Auspico che il Parlamento adotti le soluzioni migliori per rispondere all'emergenza ma non manchi la visione di medio periodo» ha dichiarato il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. «Dobbiamo - ha spiegato la Gelmini - andare oltre l'emergenza e fare riforme che non sono più rinviabili. I giovani non vanno più illusi ma devono essere messi nelle condizioni di programmare serenamente il loro futuro». Il ministro ha esordito in aula spiegando che «il precariato nella scuola ha origini lontane, è il frutto di svariati interventi legislature che invece di alleviarlo lo hanno solo incrementato. Per troppo tempo la scuola è stata vista come un ammortizzatore sociale, e l'aumento degli insegnanti è stato scambiato con un aumento di qualità, secondo uno schema che è chiaramente fallito allargando a dismisura la platea degli aspiranti alla stabilizzazione ed il precariato». Insomma, «una situazione desolante e senza controllo, senza visione di insieme e inutile a fermare la crescita di nuovo precariato». Per questo, secondo la Gelmini «bloccare il ciclo delle Siss è stato un atto di onestà intellettuale: abbiamo 270mila precari nelle graduatorie permanenti e 300mila in quelle di istituto. Numeri drammatici rispetto ai quali è necessario cambiare pagina». Da qui la necessità, con questo decreto legge di cui il governo chiede la conversione, di «bloccare l'insorgenza di nuovo precariato dotando gli insegnanti italiani della carriera con avanzamenti legati al merito».

IL PD - «Il governo e la maggioranza, con la complicità del vicepresidente Lupi, hanno scippato il futuro ai precari della scuola» attacca la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. «Il presidente Lupi perdendo tempo e infrangendo il regolamento - aggiunge - ha permesso ad una maggioranza, vergognosamente latitante in Parlamento, di bocciare il nostro emendamento che stabilizzava i precari della scuola e permetteva la regolarizzazione anche per chi finora era stato assunto con contratti a tempo determinato». «È veramente una brutta giornata per la scuola e per il rispetto delle più basilari regole democratiche. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio a favore del posto fisso - conclude Ghizzoni - completano la colossale presa in giro nei confronti di tutti i precari».

L'IDV - Sulla scuola, afferma Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, «Il governo predica bene e razzola male. A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola. Una bella discrepanza tra pensiero e azione. L'ulteriore dimostrazione che questo centrodestra è capace solo di vendere fumo agli italiani e di danneggiare i lavoratori».

"Il Corriere della sera", 20 ottobre 2009

 

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Il business del precariato
I docenti a tempo determinato, solo nel 2009, hanno speso oltre 638 mila euro tra ricorsi e azioni legali contro le decisioni amministrative. Ai supplenti costa moltissimo anche la formazione extrascolastica finalizzata all'accumulo del punteggio per scalare le graduatorie provinciali. Secondo la Uil, in Sicilia è record precari

 CATANIA - I precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento sono 232.048 ed i continui ricorsi contro le decisioni dell'amministrazione hanno fatto spendere solo nel 2009 ben 638mila euro: il dato è contenuto in una ricerca nazionale realizzata dalla Uil Scuola dal titolo "Il business del precariato".
La spesa sostenuta dai precari si deve per l'errato posizionamento o la mancata inclusione nelle 104 graduatorie provinciali: gli oltre 600mila euro spesi complessivamente in meno di un anno sono stati ricavati moltiplicando una spesa media di 100 euro per ogni ricorso, per il numero dei ricorsi notificati al Miur (6.381) nel 2009.  Ma la spesa per i precari non si limita ai ricorsi.
Moltissimo viene speso anche in formazione al fine di accumulare nuovi punti da inserire in graduatoria e non rimanere indietro: 12 punti per l'abilitazione; 12 per ogni anno di servizio, 6 per il diploma, 6 per altra abilitazione e così via. L'esito però dipende spesso dalla provincia dove si è inseriti: questo anno, ad esempio, gli ultimi chiamati nella scuola elementare, in ordine di graduatoria, a Milano avevano 30 punti, a Roma 80, a Palermo 85.
"Un'abilitazione, un corso o un ricorso - spiega Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola - possono fare la differenza, dare quello `scatto in più' che porta alla stabilità. E allora se un insegnante fa un corso, lo fa anche un altro, e poi un terzo e così anche gli altri perchè nessuno passi avanti a nessuno. Oggi l'aggiornamento è determinato, oltre che dal servizio, dai titoli culturali, con costi altissimi per i supplenti".
Il sindacato propone una nuova strada: "Occorrerebbe - dice Di Menna - stabilizzare le graduatorie ad esaurimento a partire dall'intervento legislativo in discussione; realizzare organici e contratti pluriennali; approvare rapidamente il decreto sulla formazione iniziale; approvare un contestuale nuovo reclutamento con concorsi dove sono esaurite le graduatorie".
Record di supplenti in Sicilia. La stessa cosa accade se qualcuno decide di fare un master o di aggiungere al punteggio di partenza la frequenza ad un corso di perfezionamento, o ancora intraprendere la strada del ricorso. "Ad ogni mossa ne corrisponde un'altra - continua Di Menna - finalizzata ad accumulare punti, più punti degli altri. Una strategia che ha costi elevatissimi in termini di tempo, impegno e denaro".
Il sindacato ha anche quantificato la suddivisione regionale: il record di precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento è della Sicilia (33.754 iscritti), seguita dalla Campania (32.727) e della Lombardia (28. 684); molti sono inseriti anche nel Lazio (22.025) ed in Puglia (18.642). All'ultimo posto della graduatoria figura invece il Molise (appena 1.760), seguita da Basilicata, Umbria e Friuli.
La Uil Scuola propone, con l'occasione, un percorso di accesso alla docenza alternativo: "non ci soffermiamo - sottolinea Di Menna - sull'opportunità di seguire dei corsi, fatto assolutamente personale, né sulla decisione, del tutto legittima, di proporre un ricorso, quel che emerge dall'analisi di questi ultimi anni è il meccanismo che si è formato. Siamo in presenza di un sistema che rincorre se stesso".
"Questi interventi, a partire dagli incarichi pluriennali - continua Di Menna - consentirebbero non soltanto la continuità nella didattica e nei servizi ma eviterebbero le rituali, lunghissime file che si ripetono nel mese di agosto, ogni anno per l'incarico, nonché i continui spostamenti di sede. Occorre dar seguito al piano di immissioni in ruolo e indire i concorsi dove le graduatorie sono esaurite, perché - conclude il segretario della Uil Scuola - senza questi interventi si sta già formando nuovo precariato che matura legittime aspettative".

www.lasiciliaweb.it 21-10-09

Michelle Obama e la Scuola
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 ottobre 2009


Insegnanti, siate leader (come Barack)
 
MICHELLE OBAMA
In questo periodo dell’anno a casa Obama c’è parecchio da fare. Come tanti genitori in tutto il Paese guardo divisa tra orgoglio e ansia le mie bambine che preparano lo zainetto, mi salutano con un bacio e si avviano a un nuovo anno scolastico, per diventare le donne forti e sicure che sono certa saranno. Ma quando le vedo rincasare, tutte eccitate per qualcosa che hanno imparato o per un nuovo incontro, ecco, mi ritrovo a pensare che la maggior parte delle persone che più influenzeranno le loro vite non saranno i compagni di gioco o i personaggi di un libro ma chi si trovano davanti in classe ogni giorno.

Ci ricordiamo tutti quale impressione profonda ci abbia lasciato un insegnante speciale, quello che non ci ha abbandonato alle nostre lacune, quello che ci ha incoraggiato e ha creduto in noi quando dubitavamo delle nostre capacità. Anche dopo decenni ricordiamo come ci faceva sentire e come ci ha cambiato la vita. È comprensibile quindi che gli studi dimostrino come il dato che influenza di più il rendimento degli studenti sia la capacità dei loro docenti.

E quando pensiamo a ciò che fa di un insegnante un ottimo insegnante - energia illimitata e altrettanto sconfinata pazienza, capacità di visione e capacità di lavorare per obiettivi, creatività per aiutarci a vedere il mondo in modo diverso e dedizione al compito di aiutarci a scoprire e sviluppare il nostro potenziale - bene, allora realizziamo che sono le qualità di un grande leader.

Oggi più che mai abbiamo bisogno proprio di questo tipo di leadership nelle nostre aule. Come ripete spesso il presidente, nell’economia globale del XXI secolo una buona educazione non è più soltanto una delle strade possibili: è l’unica strada possibile. E i buoni insegnanti non svolgono un ruolo chiave solo per il successo dei nostri ragazzi ma anche per il successo della nostra economia.

La realtà purtroppo è invece che anno dopo anno noi stiamo perdendo i nostri insegnanti di maggior esperienza. Più della metà dei nostri docenti è figlia del baby boom. Questo significa che nei prossimi quattro anni un terzo dei 3,2 milioni di docenti americani potrebbe andare in pensione. Nel 2014, fra cinque anni appena, il Dipartimento dell’educazione prevede che dovranno essere assunti un milione di nuovi docenti. E non si va incontro solo a una generica penuria di insegnanti, ma a una penuria là dove i buoni insegnanti sono più necessari: le scuole disagiate, povere di mezzi, dove le sfide sociali sono maggiori.

Ecco perché noi abbiamo bisogno di una nuova generazione di leader nelle nostre scuole. Abbiamo bisogno di uomini e donne appassionati e determinati che si dedichino alla missione di preparare i nostri studenti alle sfide del nuovo secolo. Abbiamo bisogno di università che raddoppino gli sforzi per formare gli insegnanti e trovino strade alternative per reclutarli. Dobbiamo incoraggiare i professionisti migliori a dedicare una parte delle loro carriere all’insegnamento. E trattare i docenti come i professionisti che sono, garantendo loro buoni stipendi e ottime opportunità di carriera.

E abbiamo anche bisogno di genitori che proseguano a casa l’operato dei professori e lo completino. Che sappiano porre limiti: all’occorrenza spegnere la tv e i videogiochi, vigilare sullo svolgimento dei compiti, rinforzando l’esempio e le lezioni della scuola. C’è tanto da fare e non sarà un compito facile. Ma sono fiduciosa: una nuova generazione di leader farà la differenza nelle vite degli studenti e nel futuro della nazione.

Michelle Obama è la First Lady degli Usa. Questo articolo sarà pubblicato nel numero di novembre dello «U.S. News & World Report

Ministro P.I. commissariato?! Ma non sarebbe meglio mandarlo a ... casa?
post pubblicato in Notizie ..., il 10 ottobre 2009


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Provvedimento inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di tempo al ministero per eseguire le ordinanze

Graduatorie dei precari
il Tar commissaria la Gelmini

di SALVO INTRAVAIA


Il Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle graduatorie dei precari. E' la prima volta che accade, ne dà notizia l'Anief che ha patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti "in coda", anziché "a pettine", nell'ultimo aggiornamento delle liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero non darà esecuzione alle ordinanze del tribunale amministrativo a viale Trastevere arriverà un commissario che si dovrà occupare della questione. Intanto, sulla vicenda il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento ad hoc che "sana" l'intera questione. Ma il Tar ricorda che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e lo ha condannato al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati.

Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l'ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l'avvio dell'anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l'immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.

Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l'inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un'altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

Rilevata l'incongruenza, l'Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l'inserimento dei precari "a pettine": cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli interessati, "lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell'udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali" secondo le graduatorie "principali" e pescando solo successivamente dalle "code", "in spregio a ogni principio meritocratico". Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.

Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti "a pettine" ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, "con riserva" e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, "lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata" ai ricorrenti. "Atteso infatti - proseguono i giudici - che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l'amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare". E "assegna 30 giorni di tempo per "dare puntuale esecuzione all'ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l'inserimento 'a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d'appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione". Ma non solo: "in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale - decorso vanamente l'indicato termine di trenta giorni - provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (...), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell'incarico"-. E condanna l'amministrazione "al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro".

Ma il governo sembra cercare l'escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l'Anief è intenzionata a non mollare. "La giustizia ancora vige nei tribunali - dichiara Marcello Pacifico - speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda".
("la Repubblica", 10 ottobre 2009)


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Oggi, gli Italiani manifestano per la libertà di stampa e per il diritto al lavoro!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 ottobre 2009


Senza bavaglio: oggi tutti in piazza per la libertà
 

Mi ricordo quando su l’Unità c’era il grassetto: «I senatori e i deputati del Pci devono essere presenti in Aula, senza eccezione alcuna»... E non si facevano magre figure come quella odierna sullo Scudo fiscale.

Felice, un lettore de "l'Unità"

"l'Unità", 03-10-09

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Ottobre, la protesta arriva a scuola
Oggi corteo dei precari a Roma

Manifestazione contro il taglio di oltre 26 mila persone. "I contratti di disponibilità non risolvono l'emergenza istruzione e sono un palliativo" 

"la Repubblica", 03-10-09

SCUOLA 2009/2010!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 13 settembre 2009


Scuola, al via l'anno horribilis dell'istruzione

di Maristella Iervasi

Le pagelle magari saranno pure on line e le assenze dei figli verranno comunicate ai genitori via sms. Uno specchietto per le allodole visto come la ministra unica dell’Istruzione ha ridotto la scuola che riapre oggi i portoni. Sempre più studenti appiccicati uno all’altro, stretti in classe fino a trentatrè ragazzi adolescenti e magari con al fianco diversi alunni con disabilità. Meno ore di lezione e nuove materie come quella che debutta alle medie: un’ora di “approfondimento in materia letteraria”, che non si sa a chi spetta. E insegnanti ridotto all’osso, al punto che i presidi non sanno come fronteggiare gli esoneri alla religione cattolica.

Ma non finisce qui. Le scuole riaprono più povere di prima in tutto, e non solo per la carta igenica e il sapone che sarà sempre a carico dei genitori: alla sonora sforbiciata di cattedre e risorse si aggiunge la questione della sicurezza. Non solo per l’edilizia scolastica che cade a pezzi: la scure di Tremonti è stata usata con vigore anche sui bidelli e il personale di segreteria. La sorveglianza dei bambini e dei ragazzi è demandata al fai-da-te. Ecco la scuola del rigore e del merito decantata dall’avvocato-ministro Mariastella Gelmini. Ore 8: scatta l’era Gelmini. Zaini in spalla, si ricomincia. E’ il primo giorno di scuola per oltre 6milioni e mezzo di bambini e ragazzi che vivono in dodici regioni. Ancora qualche giorno di vacanza per altri studenti: in  l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia tornano nei banchi martedì, nelle Marche e in Basilicata mercoledì, il 17 sarà la volta della Sardegna e il 18 di Puglia e Sicilia. E anche nel terremotato Abruzzo riprenderanno e lezioni interrotte dal devastante sisma: tra il 21 settembre e il 3 ottobre scatta il tutti in classe.

Al pettine tutti i “guasti”, il gran caos e le mistificazioni del ministero. Per la scuola, un anno “horribilis”. Presidi e dirigenti lasciati soli a garantire la didattica e l’ordinaria amministrazione. Ma la Gelmini nel primo giorno di scuola si è assicurata il suo spazio a Mediaset. Solo dopo andrà a Napoli per inaugurare l’anno scolastico all’istituto penale per minorenni di Nisida. I docenti precari scalzati dagli ammortizzatori sociali promessi dal governo l’aspettano al varco.

Elementari E’ il giorno del ritorno del maestro unico prevalente nelle classi prime ma l’imposizione della Gelmini ha fatto un sonoro flop, nonostante i numeri sulla scelta delle famiglie che il Miur ha “girato” a proprio tornaconto. L’Onda anti-Gelmini almeno in questo è riuscita a contrastare la ministra-avvocato: ha tenuto testa al maestro “tuttologo”. Pochissime le classi a 24 ore, aumentano quelle a 27-30 e 40 ore con il tempo pieno. Abolite tutte le compresenze, che vuol dire abolire i laboratori come quello di informatica, impossibili da gestire da una sola maestra con 27 alunni. A rischio anche le uscite didattiche e le attività di recupero. Si prevedono disagi per i bidelli ridotti all’osso.

Medie Un tempo scuola di 30 ore settimanali. Cattedre a 18 ore, aumento del numero degli alunni per classe, fino a 30. Gli insegnanti di Lettere faranno solo lezioni frontali e non potranno più svolgere potenziamento, recupero e progetti. Anche qui laboratori a rischio per la cancellazione delle compresenze.

Superiori Un taglio di insegnanti di 11mila unità da subito. Classi-pollaio come non mai: da un minimo di 27 fino a 33 alunni. E non finisce qui. Dal prossimo anno scatta il riodino di Licei, Tecnici e Professionali. Per ora la riforma della scuola superiore non è legge. Spariranno tutte le sperimentazioni. Ai licei un tempo scuola più corto che alle medie: 27 ore al biennio e 30 al triennio (31 al Classico). Negli istituti si costituiranno dipartimenti e comitati scientifici. Come le aziende.

L'Onda Mobilitazioni, siti-in, occupazioni degli Uffici scolastici regionali e insegnanti precari in sciopero della fame. Dal Piemonte alla Sardegna riparte l'onda anti-Gelmini. Volantinaggi sotto le scuole del Paese: "Io non ci sto", mentre dilaga la protesta sindacale. Oggi presidio della Flc-Cgil contro la soluzione dei contratti di disponibilità in viale Trastevere. E anche la Gilda degli Insegnanti chiede provvedimenti più incisivi che diano risposte a tutti i precari. Anche i Cobas di Piero Bernocchi in prima fila.  Il 9 ottobre lo sciopero dell'Unicobas.

"l'Unità", 13 settembre 2009
Tagli Tagli e Tagli dalla Scuola all'Università!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 settembre 2009


Due insegnanti di Messina hanno dato inizio alla protesta a Palazzo Zanca
sede del Comune. In Sicilia oltre 5000 insegnanti non verranno riconfermati

Due precarie in sciopero della fame
"Esclusa dopo 20 anni nella scuola"

Una di loro, Letizia Sauta, 47 anni, due figli, l'anno scorso ha ricevuto solo
incarichi temporanei e quindi non rientra nei criteri richiesti dal decreto 'salvaprecari'
di ROSARIA AMATO


ROMA - Due insegnanti precarie di Messina hanno dato inizio a uno sciopero della fame per protestare contro i tagli della riforma Gelmini. Una delle due docenti, Letizia Sauta, insegnante di sostegno, è rimasta senza un incarico annuale già l'anno scorso, e teme che questo la escluda definitivamente dalla professione che ha esercitato per oltre vent'anni. "In base al decreto Gelmini e all'accordo Miur-Regione Sicilia, Letizia potrebbe perdere 12 punti e rimanere fuori dal sistema scolastico italiano", denuncia Liliana Modica, assessore alla Pubblica Istruzione nella precedente giunta cittadina di centrosinistra, e insegnante all'Istituto Nautico di Messina.

Mentre l'altra insegnante che ha dato inizio allo sciopero della fame, Rosaria Marchetta, probabilmente rientrerà nei criteri richiesti dal decreto 'salva-precari', ma per lei è una questione di principio, oltre di solidarietà con la collega: "Per me la questione è la qualità della scuola pubblica, e senza stabilizzazione dei precari questa non può esserci".

Letizia e Rosaria hanno già trascorso una notte sedute sui gradini di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, e sono pronte a farlo anche stanotte e per tutto il tempo necessario ad avere una risposta ai problemi sollevati. "Resteremo qui facendo lo sciopero della fame a oltranza", assicurano. "Hanno già parlato con il sindaco Buzzanca - dice Liliana Modica - che le ha quasi rimproverate, e ha preso le distanze dicendo che la questione non dipende da lui".

La situazione degli insegnanti siciliani è profondamente grave: "Al momento ci sono 7.000 precari che perderanno il posto già quest'anno, 1000 solo nella provincia di Messina. - ricorda Modica - Il decreto salva-precari ne salverebbe 1800, ma in una Regione come la nostra, che offre pochissime prospettive di lavoro, si tratta solo di un'elemosina. E questo è solo il primo anno di lacrime e sangue, i tagli verranno distribuiti in tre anni. Fra l'altro non abbiamo neanche capito che criteri verranno utilizzati per il 'salvataggio': nessuno dice nulla. I precari di Palermo sono stati ricevuti dal presidente della Regione Lombardo solo perché avevano cominciato lo sciopero della fame. Bisogna essere alla disperazione per farsi ricevere. Ma anche dopo essere stati ricevuti, la loro situazione al momento non è cambiata, e infatti al Tg3 che li intervistava hanno detto 'Ora però vogliamo i fatti'. Qui si parla di famiglie monoreddito, di persone che nella scuola hanno investito tutto, che hanno superato concorsi di abilitazione, che hanno anche due lauree e un master".

Letizia Sauta ha 47 anni, è sposata e madre di due figli. E' la 320esima nella graduatoria comunale delle supplenti, e 107esima in quella provinciale. "Quando pensavo - afferma - dopo tanti sacrifici e tanti titoli di aggiornamento e di specializzazione di aver raggiunto la stabilizzazione, mi sono ritrovata totalmente spiazzata, sono senza lavoro per i tagli scellerati alla scuola. Lo Stato non prende in considerazione il mio lavoro ed anche se sono cresciuta professionalmente mi mette in mezzo alla strada. Noi non chiediamo l'elemosina, ma un lavoro. Il lavoro che tutti noi ci siamo guadagnati sul campo". E assicura: "Continuerò questo sciopero della fame fino a che le forze non me lo permetteranno, sono una madre di famiglia, sono responsabile. Non voglio rischiare totalmente la vita, questa soddisfazione al governo non gliela do".

La protesta di Rosaria e Letizia a Messina è affiancata da quella degli altri insegnanti precari della città, che da giorni hanno occupato l'ufficio scolastico provinciale, e che oggi si sono spostati in piazza Unione Europea, davanti al Comune, vicino alle due colleghe. Il presidio dei precari durerà fino a lunedì 14, quando i manifestanti andranno a Palermo per la manifestazione regionale.
("la Repubblica", 12 settembre 2009)

 

La Gelmini mette a diete gli Atenei: tagliate gli sprechi, troppi docenti

Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, chiede un'ulteriore dieta agli atenei italiani. perchè se tra il 2008 ed il 2009 i corsi universitari sono diminuiti, il taglio ancora «non basta», bisogna fare di più per eliminare quelli inutili. È il senso della nota che la responsabile del miur ha inviato ai rettori delle università italiane e ai loro direttori amministrativi negli scorsi giorni. titolo della «missiva»: "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Tradotto: tagliate gli sprechi o i nuovi corsi rischiano di non essere accreditati dal ministero.

La Gelmini parte da un dato: l'attuazione della riforma (il cosiddetto 3+2) non ha prodotto «i risultati attesi». gli studenti che passano dalle superiori all'università sono in calo, gli abbandoni tra primo e secondo anno restano alti e gli studenti si muovono troppo poco. al contempo, però, l'università si è ingrassata: «sono fortemente aumentate - fa notare il ministro - le dimensioni dell'offerta formativa». Dunque la legge 270/04 per l'accreditamento dei corsi (con indicati i requisiti minimi) non è bastata. a questo punto interviene la Gelmini che vuole più tagli, confortata dai numeri: nell'anno accademico 2009/2010 saranno attivati 4.842 corsi, il 13,33% in meno rispetto al 2008. «si tratta di una prima diminuzione - sottolinea il ministro - ma questo processo va incentivato e accelerato».

  Fa notare Gelmini: i corsi erano cresciuti del 32% rispetto a quelli attivi prima della riforma. il 13,33% in meno di quest'anno, di conseguenza, non basta. Il ministro chiede ai rettori una università più snella e traccia anche la via per arrivarci: meno corsi con pochi studenti e meno docenti. sono infatti aumentati di troppo (+20% dal 2000 al 2008, due volte e mezzo le immatricolazioni) i prof di ruolo e sono cresciuti «sensibilmente» i professori a contratto (+67% dal 2001 al 2008).

Come far dimagrire gli atenei? La ricetta Gelmini prevede, tra l'altro, l'eliminazione dei "piani di raggiungimento": prima si potevano attivare corsi anche senza tutta la dotazione organica in attesa di assunzioni, adesso non si potrà più. vanno poi innalzati i numeri minimi di studenti immatricolati per attivare i corsi. Chi non lo farò rischia la «penalizzazione finanziaria». Per frenare la proliferazione dei corsi il ministro chiede che ogni esame preveda non meno di 6 crediti. dovranno infine essere limitati i crediti extra universitari accettati dagli atenei e andrà aumentata l'efficacia della valutazione interna.

"l'Unità", 12 -09 -09

Evviva l'Ita / lia!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 settembre 2009


In Lombardia 67 poltrone vuote, altre in Piemonte e Veneto
In Puglia, Sicilia e Campania 240 idonei senza sede

Sud, gli aspiranti presidi
rinunciano ai posti al Nord

Dopo il diktat di Vicenza liberi 150 posti
di SALVO INTRAVAIA


 

ROMA - I presidi del meridione snobbano le poltrone al Nord. La temuta invasione nelle regioni settentrionali di capi d'istituto provenienti dal Sud quest'anno non c'è stata. Tantissimi aspiranti meridionali alla dirigenza scolastica, nonostante la disponibilità dei posti nelle regioni padane, hanno preferito continuare a respirare l'amica aria di casa piuttosto che spostarsi al Nord. A costo di rimetterci il posto da dirigente scolastico. Ambiente ostile, magari determinato dalle ultime uscite della Lega, accidia o altro? E' difficile dirlo. Sta di fatto che l'anatema lanciato un mese e mezzo fa dal consiglio provinciale di Vicenza contro i presidi non autoctoni ha centrato l'obiettivo. La mozione Martini, dal nome dell'assessore alla scuola (Morena Martini, Pdl) che l'ha presentata, puntava il dito contro le commissioni giudicatrici dei concorsi a preside delle regioni meridionali. Le quali, nell'espletare il concorso, hanno reso idonei un numero di candidati in esubero ben superiore al 10 per cento dei posti disponibili. Con la conseguenza che negli anni successivi questi idonei hanno percorso l'Italia verso Nord alla ricerca di sedi libere.

Ora le preferenze degli interessati sono cambiate. I calcoli che descrivono l'nconsueta carenza di pretendenti alla poltrona di capo d'istituto in quattro regioni settentrionali, all'indomani di tutte le nomine in ruolo, li ha fatti la Flc Cgil. Per comprendere l'anomalia della situazione basta guardare i numeri a dare un´occhiata a quello che è successo l'anno scorso. Dopo mesi di tira e molla con i sindacati, lo scorso 31 luglio il ministero annuncia l'immissione in ruolo di 647 neodirigenti scolastici e comunica i singoli contingenti regionali. Ad attendere il provvedimento sono gli idonei agli ultimi tre concorsi banditi su scala regionale: in prevalenza meridionali rimasti nella loro regione senza sede. Qualche giorno dopo, il ministero comunica anche i posti disponibili per la cosiddetta "fase interregionale": la possibilità offerta con un decreto milleproroghe agli idonei rimasti senza posto nella propria regione di richiederne un'altra. L'anno scorso, i posti disponibili nelle regioni settentrionali vennero quasi tutti occupati da meridionali. Quest'anno, le cose sono andate diversamente: in Lombardia 67 poltrone sono rimaste vuote. Stesso discorso per Piemonte, Veneto e Liguria. In Veneto, ad esempio, su 37 presidenze disponibili ne sono state occupate appena 9. E dire che in Campania, Sicilia e Puglia ci sono ancora circa 240 idonei senza sede che avrebbero potuto chiedere una delle 150 sedi rimaste libere al Nord. Ma non lo hanno fatto.

("la Repubblica", 3 settembre 2009)


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15 Luglio: Tutti i Sindacati della Scuola uniti contro i tagli agli organici!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 luglio 2009


Il 15 luglio manifestazione in piazza Montecitorio
Protesta organizzata da tutti i sindacati nazionali

Precari della scuola in piazza
"In arrivo 16 mila licenziamenti"

di SALVO INTRAVAIA

Supplenti in piazza contro i tagli agli organici. Mercoledì 15 luglio, le organizzazioni nazionali che raccolgono i precari della scuola saranno a piazza Montecitorio per un sit-in di protesta. Al centro della manifestazione i tagli che dal prossimo anno scolastico mettono a rischio il lavoro di migliaia di supplenti. A settembre, infatti, oltre 16 mila saranno costretti a restare a casa senza cattedra e, soprattutto, senza stipendio. La Flc Cgil parla di "licenziamenti" mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua a ripetere che per effetto della contrazione degli organici "non verrà licenziato nessuno". Chi ha ragione? Lo sanno bene i diretti interessati che dallo stato di precarietà rischiano di scivolare in quello di disoccupazione, senza nessun paracadute.

Davanti alla Camera dei deputati ci saranno i precari aderenti al Cip (Comitato insegnanti precari) e alla Rete nazionale dei precari della scuola. I motivi della protesta sono esposti in un volantino che "boccia la Gelmini" per il suo operato. "Per difendere una scuola pubblica statale, libera, gratuita, pluralista e laica", "per il diritto allo studio per tutti", "per la libertà di insegnamento", "per una scuola di qualità" e "per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro". Ecco cosa spinge i supplenti a scendere in piazza.

Per la prima volta dopo
lo sciopero generale dello scorso ottobre Cgil e Cisl si ritrovano accanto. Alla manifestazione aderiranno infatti anche la Cisl scuola, la Flc Cgil e la Gilda degli insegnanti. La Cisl scende in piazza per "dare prospettive e tutele ai precari della scuola", spiega Francesco Scrima. La Flc Cgil "è fortemente impegnata a contrastare le politiche dei tagli indiscriminati nelle scuole e a tutelare il diritto al lavoro, nella convinzione che non è riducendo le risorse finanziarie e di organico che si dà efficienza ed efficacia alla scuola italiana".

"I provvedimenti adottati dal governo nei confronti della scuola - dichiara Rino Di Meglio, leader della Gilda - colpiranno duramente le decine di migliaia di colleghi precari che dal prossimo anno scolastico perderanno qualunque possibilità di inserimento e stabilizzazione e delle misure a sostegno dei precari annunciate dal ministero non c'è ancora alcuna traccia".

Prove di unità sindacale, in vista degli impegni autunnali? Si vedrà. Un fatto è certo: fra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) a settembre svaniranno 57 mila posti: un record per la scuola. Solo i pensionamenti attenueranno quello che poteva essere un autentico tsunami: andranno in pensione in 41 mila liberando altrettanti posti. Ma dell'indennità "di disponibilità", ventilata dal governo a favore dei supplenti annuali (quelli con contratto fino al 31 agosto), non vi è traccia.


("la Repubblica", 10 luglio 2009)

Ma sarà vero che siano proprio queste le dichiarazioni di un Ministro della Repubblica? E' come se dicesse: "scusate, ma noi andiamo via, perché non sappiamo dirigere lo Stato"! Il guaio è che stanno a sentenziare, ma stanno sempre lì, al loro posto!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 maggio 2009


Scuola senza soldi?
Gelmini attacca i presidi:
"Chi non sa dirigere
vada a casa"

 

Gelmini attacca i presidi ribelli "Chi non sa dirigere se ne vada"

Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini


Il ministro dopo la lettera dei dirigenti scolastici ai genitori sulla carenza di fondi: "Basta politica, se non siete capaci cambiate lavoro". La risposta del Pd: "Ormai è fuori di senno" di A. M. LIGUORI /
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"la Repubblica", 28 Maggio 2009

Disastro governativo sulla Scuola Italiana! SOS
post pubblicato in Notizie ..., il 24 marzo 2009


I numeri ufficializzati dal ministero dell'Istruzione: al Sud spariranno due posti su tre
La più penalizzata è la scuola ex media, che avrà 15.541 docenti in meno pari al 10%

Salteranno 37 mila cattedre
più della metà nel Meridione

di SALVO INTRAVAIA


Salteranno 37 mila cattedre più della metà nel Meridione

Dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell'Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c'è.

Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.

Il taglio all'organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.

I numeri, del resto, dicono tutto. Su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (pari al 62 per cento) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre tagliate 20.311 salteranno al Sud. Un effetto che la Flc Cgil considera "disastroso".

Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire di botto 15.541 cattedre: una su dieci. Saranno i docenti di Italiano e Tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.

E per comprendere che, riguardo alla primaria, il calo della popolazione scolastica non c'entra nulla basta citare un paio di numeri. Secondo le previsioni di viale Trastevere sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (pari allo 0,66 per cento) e i posti tagliati saranno quasi altrettanti. In sostanza, le regioni del Sud perderanno un posto per ogni alunno in meno. Complessivamente, la regione che dovrà subire il taglio maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno. La Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre (3.998 in tutto).
("la Repubblica", 24 marzo 2009)

Contro i Mercati della Conoscenza!
post pubblicato in Notizie ..., il 2 marzo 2009


 
Date: Mon, 02 Mar 2009 12:24:25 +0100 
From: Valeria Militello  
To: (Recipient list suppressed)
Subject: Da Francia appello in italiano
 
 
Anche in italiano l'"Appello per una mobilitazione europea contro la
strategia di Lisbona nel campo dell'istruzione superiore e dellaricerca".

-Per iltesto dell'Appello in italiano cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/doc/Appello_in_italiano.doc

- Il Primo ministro francese "inizia una prima marcia indietro difronte
alla mobilitazione degli universitari". Per leggere le notizie del25 e del
26 febbraio 2009 cliccare:
http://sciences.blogs.liberation.fr/home/2009/02/fillon-amorce-u.html
http://www.lemonde.fr/web/imprimer_element/0,40-0@2-823448,50-1160889,0.html

- Per il testo dell'Appello in inglese e in francese cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Call_English-1.pdf
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Appel_europeen_2009.pdf

- Per seguire la situazione francese:
http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr

Chi volesse può seguire meglio la situazione francese sul documento "Sulla situazione attuale dell’universita' e della ricerca in
Francia", cliccando su:

http://www.dipmat.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/mamone_murolo.pdf

********************************************
Valeria Militello, Ph.D
Professore Associato di Fisica Applicata

Dipartimento Scienze Fisiche ed Astronomiche
e CIBA (Centro Interdipartimentale di Biotecnologie Applicate)
Università di Palermo
Via Archirafi 36
90123 Palermo - Italy 

web:http://www.pa.ibf.cnr.it/nabla/

Il Documento in lingua italiana:

Non vogliamo un "Mercato della Conoscenza"!

Appello per una mobilitazione europea contro la strategia di Lisbona nel

campo dell'istruzione superiore e della ricerca

Il prossimo vertice di primavera dei capi di stato e di governo dell'Unione Europea si terrà il 19 e il 20 marzo 2009. All'ordine del giorno del Consiglio europeo figurano come punti prioritari la valutazione e il perseguimento della strategia di Lisbona iniziata nel 2000 che, tra le altre cose, comprende le politiche avviate in tutti i paesi membri per "modernizzare" i sistemi nazionali di ricerca e di istruzione (primaria, secondaria, universitaria, permanente).

L'ambizione ufficialmente dichiarata di una "società della conoscenza" sarebbe da incoraggiare se si trattasse di una sfida per l’istruzione e la ricerca come beni pubblici, se garantisse a tutti il democratico accesso alla conoscenza, che consentisse ai cittadini l'analisi critica ragionata delle scelte scientifiche e tecnologiche che sono loro proposte. Ma la direzione attualmente presa è tutt'altra cosa: essa riduce questo progetto alla costruzione di un "mercato comune della conoscenza" di cui si constatano ovunque le conseguenze deleterie in termini di riduzione della libertà di ricerca, di smantellamento del sistema della ricerca pubblica, di rafforzamento del potere delle industrie, di precarizzazione massiccia delle condizioni di lavoro e di studio, di aumento delle disuguaglianze nell'accesso alla conoscenza e di allontanamento dei cittadini dalle scelte scientifiche e tecnologiche che li riguardano.

Da alcuni anni, vaste mobilitazioni degli studenti delle scuole superiori, degli studenti universitari, del personale docente e della ricerca, e più in generale della società, si sono moltiplicate con intensità crescente in Europa. Questi movimenti esprimono con forza la necessità di un settore pubblico dell'istruzione e della ricerca che sia costruito attraverso un dibattito democratico, e non sia sottomesso alle leggi del mercato.

Per queste ragioni invitiamo tutti i cittadini europei a mobilitarsi

Il 18, 19 o 20 marzo 2009,
in tutti i Paesi membri e non solo in essi,

nelle università, nei laboratori e nelle piazze,

CONTRO la mercificazione delle attività educative e scientifiche,

CONTRO la logica della competizione generalizzata dei popoli e dei territori,

PER un servizio pubblico dell'istruzione superiore e della ricerca, democratico ed emancipatore.

Primi firmatari:

Association pour la Taxation des Transactions pour l'Aide aux Citoyens - Attac

Fondation Sciences Citoyennes

Sauvons La recherche - SLR

Sauvons L'Université - SLU

Syndicat National des Chercheurs Scientifiques - SNCS

Syndicat National de l'Enseignement Supérieur - SNESUP

Union des Familles Laïques - UFAL

Le famiglie italiane contro il tentativo di distruzione della Scuola e di eliminazione dei suoi dipendenti
post pubblicato in Notizie ..., il 27 febbraio 2009


 

A settembre 30mila professori a spasso

di Maristella Iervasi

Il maestro unico terrà banco o sarà «bocciato»? Le famiglie hanno scelto: hanno iscritto i loro figli a scuola. Domani si chiudono le iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010: l’anno orribilis della scuola Gelmini. Una controriforma dagli effetti boomerang per tutti: famiglie, studenti, ma soprattutto per i docenti, i precari e il personale Ata (collaboratori scolastici, segretari e ammnistrativi) per via della mannaia Tremonti che sta per abbattersi senza pietà.

Istruzione massacrata
I bambini e i ragazzi che siederanno per la prima volta sui banchi - (nell’anno in corso c’è stato un trend di crescita di alunni intorno alle 10mila unità) - troveranno una scuola più povera, massacrata in ore di lezione, indirizzi, compresenze e contenuti. E più povera di lavoratori: 57mila i tagli imposti in Finanziaria per il 2009. Vale a dire in termini di personale: 42mila docenti e 15mila Ata. Oltre 30mila supplenti annuali saranno licenziati in tronco; oltre 10 mila saranno i docenti di ruolo in esubero, rivela il sindacato Flc-Cgil. Un taglio imposto da Tremonti che la Gelmini si appresta ad eseguire senza batter ciglio. E per il quale anche la Gilda degli insegnanti minaccia lo sciopero. I tagli agli organici avranno conseguenze drammatiche, soprattutto nel primo ciclo d’istruzione, dove la cosidetta riforma Gelmini debutta dal prossimo settembre. Alle scuole medie i sindacati prevedono una riduzione drammatica di 16mila posti in meno, concentrati per lo più nella classe di concorso di Italiano, Storia e Geografia ed Educazione tecnica. Uno scenario ancora più terribile si prospetta alle elementari (la scuola primaria italiana che fino ad oggi era vista come un modello d’eccellenza all’estero): qui i posti in meno che salteranno per via della cura dimagrante imposta all’istruzione si attestano intorno ai 20mila.

Maestro unico «bocciato»?
Un effetto-conseguenza del ritorno del maestro unico voluto dal ministro dei grembiulini, dei voti in numero in pagella e del 5 in condotta. Un ritorno al passato - che secondo indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa<CF161> Dire</CF> ma confermate anche da Tuttoscuola, il portale sempre bene informato su quel che accade all’istruzione - le famiglie avrebbero ampiamente «bocciato», battendo tutti i record con la richiesta di tempo pieno. Soprattutto nelle metropoli del Nord e del Centro del paese. Ma anche il Sud, dove la scuola fino al pomeriggio non è mai decollata pare invece che si verifichi una inversione di tendenza. Se così sarà, Berlusconi in primis e la stessa Gelmini verranno travolti: hanno ribadito più volte: «Il tempo pieno verrà potenziato». Nulla di tutto questo accadrà dal prossimo settembre. Semmai verrà confermato solo laddove il modello di 40 ore esiste già.

Tagli all’istruzione
La Finanziaria 2008 prevede una mannaia consistente in 3 anni: 87mila posti docenti e 42mila Ata. Per il 2009 la cura dimagrante è concentrata solo sul primo ciclo d’istruzione con una sforbiciata che provocherà una profonda ferita alla scuola conteggiata in 57mila posti in meno. Un risparmio che la Gelmini realizzerà non solo «eliminando» 42mila posti-cattedra. Per non scontentare Tremonti, l’obiettivo-Tremonti il resto del taglio è determinato dall’aumento degli alunni per classe (da 25 a 27-28), la riconduzione delle di tutte le cattedre a 18 ore.

Materie ridotto all’osso
L’insegnanto dell’italiano perde 2 ore. Tecnolgia un’ora. Arte e immagine 2 ore ogni corso di tempo prolungato. Idem per musica ed educazione motoria. Nessun taglio invece per la religione cattolica, mentre viene aggiunta un’ora di approfondimento in materia letteraria di cui non si sa la sorte: cosa e chi dovrebbe insegnarla.

Via tutte le compresenze

Il modulo è stato cancellato. Via anche tutte le compresenze dalle classi. E resta aperto il problema di chi sorveglierà i bambini a mensa nel tempo normale dove ci sono rientri pomeridiani. Gli organici verranno assegnati solo per le ore di insegnamento.

"l'Unità", 27 febbraio 2009
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