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di Ignazio Licciardi
Diritti e Libertà nella storia d'Italia di Stefano Rodotà
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 27 aprile 2011


Centocinquant'anni dalla parte dei diritti


di Gianni Ferrara (il manifesto del 26/04/2011)

STEFANO RODOTÀ, DIRITTI E LIBERTÀ NELLA STORIA D'ITALIA. CONQUISTE E CONFLITTI 1861-2011, DONZELLI, PP. X, 156, EURO 15,00

Sorprende molto, e non potrebbe essere altrimenti, constatare che mancava in Italia una storia dei diritti pensata, condotta e redatta come tale. Non è che non ci fossero state pregevolissime ricostruzioni di singoli o di categorie di diritti che partissero dalla loro origine normativa, ne indicassero le varie vicende per poi approdare alla loro configurazione attuale. Ma mancava una storia propria, determinata, organica dei diritti in Italia, che li comprendesse al di là della loro appartenenza ai vari rami dell'ordinamento, privati o pubblici che fossero, della prima o delle successive generazioni. La lacuna è stata colmata da Stefano Rodotà. Non è un merito da nulla. Ed è solo il primo delle 154 pagine di un libriccino che impressiona, titolato Diritti e Libertà nella storia d'Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011, perché risponde positivamente alla domanda se si possa in poche pagine tracciare nientemeno che una storia la cui estensione sembrerebbe implicare lo sforzo non di un solo giurista, e non di una sola branca e non di una sola scuola, insomma una fatica enorme, plurima, di anni e anni. Dunque Rodotà ci aveva fino ad ora nascosto la sua capacità di racchiudere in tanto poco spazio così tanta storia, e che storia. Lo ha fatto tramite un'operazione brillante e altamente produttiva, e questo è un altro merito che gli va riconosciuto. La sua fatica è stata quella di cercare e poi di individuare esattamente il titolare reale dei diritti, il soggetto, l'essere umano concreto e storicamente determinato che li avrebbe esercitati e li avrebbe goduti. Traendolo dalla configurazione delle norme, certo, ma ritraendolo nella dinamica reale dell'ordinamento, nella società nella quale è immerso, nei rapporti effettivi del suo vissuto effettivo. Non è stata un'operazione semplice, di poco sforzo, di agevole fattura. Si trattava intanto da situare esattamente il soggetto cui andavano riferite le norme riconoscitive dei diritti soggettivi nella specifica fase di sviluppo dell'economia e quindi della società, quella italiana, quanto mai disomogenea, quanto mai attraversata da contraddizioni non soltanto di ordine complessivo, ma derivanti dalla variegata congerie di condizionamenti non solo economici e sociali ma anche di culture di ceti e territoriali, anche di sensibilità più o meno graduate e di gusti più o meno diversificati.
Tre sono le figure identificanti del soggetto titolare dei diritti in centocinquanta anni di storia unitaria. Quella del «borghese maschio, maggiorenne, alfabetizzato, proprietario» dell'Italia liberale. Quella del «cittadino asservito» dell'Italia fascista. Quella del cittadino di uno stato ridisegnato per trasformare il modello borghese della «Repubblica dei proprietari» nella «Repubblica dei lavoratori», che la Costituzione volle prescrivere. La figura iniziale non si basa sullo Statuto albertino e non perché non gli corrispondesse, ma perché il carattere flessibile di quella prima Costituzione la rese immediatamente recessiva a fronte dei codici, di quello civile soprattutto, che ispirava ovviamente gli altri e che non poteva essere se non tipicamente «monoclasse», espressivo cioè della classe dominante, rigidamente e duramente privilegiata, stante poi il carattere del suffragio elettorale riservato al solo 1,9 per cento della popolazione. Stante l'esclusione dei lavoratori, e in genere, dei ceti più poveri dalla area dei diritti, da quelli politici «alla totale subordinazione al padrone nell'ambito delle diverse prestazioni di lavoro, all'esclusione di pari opportunità nell'ambito dell'istruzione e della libertà di manifestazione del pensiero, alla limitazione di libertà fondamentali della persona, come quella di contrarre matrimonio».
Il «cittadino asservito» è quello, ovviamente, reso tale dal fascismo. Rodotà non si lascia incantare dalla qualità tecnica dei codici che nei venti anni si susseguirono per la definizione del regime. Ne disvela invece l'autoritarismo che pervade ciascuno di essi, la discriminazione che quei codici canonizzano nei confronti delle donne, la perpetuazione del dominio di classe, l'appannamento sostanziale dell'interesse pubblico, pur strombazzato come prioritario. Non nasconde il sistema di elargizioni instaurato con le ferie pagate, l'indennità di licenziamento, gli assegni familiari. Sottolinea però come corrispondessero alla riduzione dei salari, all'irrigidimento gerarchico dei rapporti di lavoro, alla perdita dei diritti politici e alla restrizione di quelli civili: uno scambio intollerabile, ignobile.
Il cittadino - termine comprensivo di tutti e due i generi - è il tema del terzo capitolo. Rodotà lo definisce come il soggetto della lotta per l'attuazione della Costituzione, un soggetto che ha iniziato questa lotta subito, sessanta anni fa, e la continua oggi, forse anche con più convinzione di ieri. Di questa lotta Rodotà descrive magistralmente le fasi, le vittorie e le sconfitte, i fattori delle une e delle altre. Così come, nell'ultimo capitolo, tratta delle vicende di questi quindici anni connotati da una «transizione irrisolta», della quale non nasconde le cause, le regressioni intervenute, i pericoli che incombono, enormi, gravissimi. E non poteva fare diversamente, da «giurista dei diritti» quale è. Dal suo punto di osservazione, vede come - in un secolo e mezzo - i diritti si sono riflessi sulla società italiana, condizionandola, vincolandola. E scrive un saggio che, al tempo stesso, è un libro di storia tout court e un contributo importante per riflettere sulla identità italiana.

www.controlacrisi.org


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c'è un altro modo di pensare il futuro che non sia l'uccisione dei nostri diritti?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 27 dicembre 2010


Gli studenti fanno paura

 

di Massimo Stella, Patrizia Pinotti* (ilManifesto del 26 dic 2010)

Questo movimento degli studenti fa paura a tutti.
Lo si capisce molto bene dalle reazioni immediate ai poli opposti delle appartenenze e dell'opinione: da Saviano a Gasparri. Questi studenti fanno paura tanto a chi auspicava la protesta quanto a chi pensa che non abbia ragione di esistere. Il dibattito sui moti del 14 dicembre è stato monopolizzato da due parole: disagio e violenza. Intellettuali, giornalisti, scrittori, politici non hanno parlato che di disagio e di violenza. E si tratta di due parole assolutamente vuote. Il disagio è evidente ed è di tutti. Quanto alla violenza di piazza, i poliziotti sono pagati per fare un mestiere (come un insegnante o un operaio) e chi va in manifestazione per picchiare o spaccare sa benissimo che compie un atto illegale. Questo è tutto quello che c'è da dire sulla violenza di piazza. Forti di queste due parole vuote, sono tutti pronti, però, a dare il voto in condotta - «ci sono studenti per bene e poi c'è la feccia senza cultura e senza criterio» - cui segue l'immancabile lezione morale - «ragazzi state attenti a non farvi strumentalizzare. Dovete condannare la violenza». Al voto in condotta e alla conseguente lezione morale si aggiunge infine la lezione di economia: «Ma non vi rendete conto che il modello assistenziale da voi sostenuto non è più possibile? Che bisogna incominciare a premiare il merito e l'efficienza?».

Questi studenti non hanno bisogno di alcuna lezione.
Di fronte a questi studenti bisogna fare un passo indietro, chiudere la bocca, una volta tanto, e pensare. Pensare soprattutto a noi stessi e di noi. Perché questi studenti stanno parlando anche di noi. Se mai c'è un'analogia buona a capire, tra tutte quelle completamente sbagliate e velenose evocate in questi giorni - e quella più sbagliata e velenosa di tutte, lo diciamo all'insieme di coloro che l'hanno pensata tra sé o detta e scritta, è la «strategia della tensione» -, se c'è mai un'analogia buona, ci viene dalla storia delle donne: chi, quarant'anni fa, si è sentito addosso lo sguardo di una femminista incazzata, dovrebbe capire, oggi, che genere di sguardo è quello che gli studenti ci stanno puntando addosso. E il vero punto della questione non è certo costituito dalla riforma: da una riforma concepita come il cortocircuito di tutte le possibili istanze in gioco, e che, dunque, costituisce la trappola perfetta per ogni allodola - per i giovani ordinari carrieristi che, magari in quota Pd, si sono gettati a capofitto nella commissione parlamentare gelminiana, per i vecchi ordinari che smaniano di sterminare avversari con le fusioni dipartimentali e dei poli universitari, facendo man bassa di posti, per i ricercatori che aspirano a diventare associati per forza di legge, per gli studenti che si illudono di essere premiati un giorno per merito...

Troppi interessi, come si vede, impossibili a conciliarsi.
E questi studenti lo sanno. Se non lo sanno, perché non conoscono i meccanismi interni, comunque lo intuiscono, come si suol dire, di pancia, perché ormai sono abituati ad essere fregati. Il punto è, piuttosto, che con i moti del 14 dicembre, non si riapre, né si ripete, ma, al contrario si chiude definitivamente un cerchio apertosi quarantadue anni fa. Né sappiamo ciò che potrà succedere in seguito e chiunque abbia previsioni è in cattiva fede, perché, dentro di sé, già spera che tutto finisca il più presto possibile e come sempre. Salvo il numero sempre più esiguo di privilegiati chiusi nel loro sempre più ristretto e diroccato cimitero, ma garantito da ogni governo, gli studenti di oggi, in modo del tutto diverso dagli studenti del '68 e del '77, sentono di vivere già adesso, sentono di essere predestinati in futuro a vivere vite di scarto, vite private di diritti in cui, per troppo poco tempo, sono stati cresciuti.
È la questione della gratuità dei diritti che gli studenti ci stanno sbattendo in faccia oggi, chiedendoci un resoconto. Loro ci chiedono: se vi siete svegliati sul fare del 2000 accorgendovi che i diritti - il diritto all'assistenza sanitaria, il diritto all'istruzione pubblica, il diritto al lavoro, il diritto al riposo, il diritto alla famiglia - accorgendovi che tutti questi diritti costano, e se si è trovata solo una soluzione, tagliarli il più possibile, restringerli fino a far soffocare la società civile, perché siamo noi a doverne fare le spese? Perché dobbiamo pagarlo solo noi tutto questo infinito conto? È una domanda precisa, lucidissima, implacabile. E adesso chi risponde? Il docente universitario che spera di ottenere un ordinariato con qualche università telematica o il barone che imperversa in concorsi in cui si chiacchiera delle commissioni prima dei sorteggi e dei vincitori prima degli esami? Il docente di liceo che deve certificare a livello europeo conoscenze, competenze e abilità, ma continua a dare i voti come negli anni cinquanta? L'imprenditore veneto che non vuole pagare le tasse, ma pretende gli aiuti nazionali per l'alluvione? L'industriale che esporta il lavoro all'estero, togliendo di qua per rapinare meglio di là ed eventualmente ritornare di qua solo se gli si dà la garanzia che i contratti varranno più dei lavoratori? Questa gente si sente di rispondere agli studenti?

Ecco perché gli studenti fanno paura.
Ecco perché si preferisce parlare di disagio e di violenza. Chi è disposto ad assumersi delle responsabilità generazionali? E questo è l'altro punto cruciale. Loro ci dicono: abbiamo capito una legge antica e non scritta che da sempre governa questo paese. È la legge dell'atavico familismo amorale contadino: il vecchio fotte sistematicamente il giovane. Persino l'unico che salva, il figlio, lo salva soltanto perché è sua proprietà. Loro ci dicono: non sono mai stati belli i vecchi di questo paese: da quelle bocche spira un vento di malora e di miseria che ha raggiunto anche noi. Abbiamo letto Pavese e Fenoglio, abbiamo letto Vittorini e Sciascia, abbiamo letto Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. Abbiamo studiato la storia dal '43 ad oggi. Tutto lo riconferma. I titoli di quei libri portati in manifestazione non sono una colorata e pacifica ventata di freschezza: quei libri sono lì per inchiodare i vecchi alle loro responsabilità. Hanno riaperto il pozzo della memoria. Hanno rimesso le mani in quell'intreccio di padri, figli, sorelle, fratelli, di letti, di campi, di faide tra parenti. Il campo e il falcetto sono ancora là. Il prete è ancora là nella parrocchia. La cognata è ancora nel letto del suocero. Dall'albero degli zoccoli pende ancora un destino e un auspicio di emigrazione: imparate le lingue e riprendete le vie del mondo, diceva De Gasperi ai giovani nel '49. E mentre i giovani di oggi ci ficcano gli occhi in faccia e nell'anima con giusto furore, dalla loro protesta emerge la domanda che fa più paura di tutte: c'è un altro modo di pensare il futuro che non sia l'uccisione dei nostri diritti?

*Grecisti, precari della ricerca all'Università di Pavia

 
da "il manifesto", 26-12-2010

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DIFFONDETE!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 ottobre 2010


Scuola, ai precari anche lo stipendio estivo

 

Sentenza storica della Corte di appello di Brescia che accoglie il ricorso di una insegnante contro il Ministero della Pubblica Istruzione. E' illegittimo assumere con contratti a tempo se c'è "uno schema organizzativo che si ripete"

di rassegna.it

Gli insegnanti precari hanno diritto anche gli stipendi estivi. Non è ammissibile assumerli a settembre e licenziarli a giugno per risparmiare sul personale. Lo ha stabilito ieri con una sentenza destinata ad avere conseguenze molto importanti per migliaia di precari che ogni anno si vedono negare lo stipendio estivo, la Corte d'Appello di Brescia, con riferimento al ricorso presentato da un'insegnante della città lombarda. La notizia è apparsa ieri sul sito di informazione Bresciaoggi.it

La Corte ha scritto nella sentenza che "è assolutamente pacifico che nel caso di specie il ricorso alla contrattazione a tempo determinato reiterata è il risultato di una scelta programmatica dell'amministrazione. Il Ministero, infatti, formula ogni anno delle scelte relative al numero di immissioni in ruolo da effettuare e, sulla base del dato relativo all'organico di diritto, stabilisce quale parte di tale organico deve essere coperto con personale di ruolo e quale parte vada invece coperta con contratti a tempo determinato mediante utilizzo delle graduatorie provinciali permanenti". Secondo i giudici si è dunque in presenza di una scelta consapevole dell'amministrazione.

Ed è proprio la consapevolezza del ministero l'elemento discriminante secondo la Corte bresciana. La documentazione presentata dalla docente ha ampiamente dimostrato secondo i giudici che si trattasse di un rapporto di lavoro illegittimo. Infatti, nell'anno 2004-05 il fabbisogno di personale docente era stato quantificato in 250.360 unità, 12.811 delle quali assunte con contratto annuale e altre 22.006 con contratti di 9 mesi. E "a fronte del ripetersi di tale schema organizzativo - sottolinea il dispositivo della sentenza d'appello - appare arduo ritenere, come sostiene il Ministero, che il ricorso a contratti a tempo determinato sia motivato da esigenze particolari e temporanee non prevedibili".

Il ministero della Pubblica Istruzione è stato quindi condannato a pagare gli stipendi estivi degli anni in cui l'insegnante ha lavorato come precaria (gli ultimi cinque, perché i debiti precedenti sono prescritti). Il dovuto (circa 13mila euro in questo caso) sarà calcolato come la differenza tra quanto effettivamente percepito dalla lavoratrice e quanto avrebbe avuto tenendo conto della retribuzione dei mesi estivi con gli interessi di legge.

"La Corte ha ristabilito un principio, e mette lo Stato di fronte all'alternativa di continuare così e pagare di più o di mettersi in regola", sottolinea a Bresciaoggi.it l'avvocato Paolo Lombardi, che ha patrocinato la causa della docente e che parla di "fatto clamoroso". Il Ministero di Gelmini ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione. Ma il ragionamento della Corte bresciana sembra inoppugnabile


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GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

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Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

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= le notizie aggiornate sugli Atenei si trovano (in ordine alfabetico)
nella colonna a sinistra della home page del sito;
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«La situazione dei diritti umani nel mondo»(2010)
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 luglio 2010


Troppe le differenze nel villaggio globale

di Margherita Hack

Amnesty International ha pubblicato in questi giorni il rapporto 2010 su «La situazione dei diritti umani nel mondo». Sono presi in esame 159 paesi nei cinque continenti, o più in dettaglio si sono considerate le grandi regioni dell’Africa subsahariana, del Medio oriente e Africa del Nord, le due Americhe, Asia e Pacifico e Europa e Asia Centrale.
Per ogni paese si prende in esame la situazione dei diritti umani per quanto riguarda il razzismo e le discriminazioni, le torture e altri maltrattamenti, le violenze contro le donne, i comportamenti della polizia, il grado di istruzione della popolazione adulta, la mortalità infantile e l’aspettativa di vita.

Per rendersi conto delle spaventose differenze fra i cosiddetti paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati, nei primi l’aspettativa di vita è compresa fra i 45 e i 55 anni, con qualche rara eccezione che arriva ai 60 anni, mentre in Europa supera sempre i 70 anni. Purtroppo anche nei paesi più sviluppati non mancano le violenze e gli stupri di donne e ragazze, i pregiudizi e le discriminazioni contro gli omosessuali, gli abusi da parte della polizia, anche se queste violazioni dei diritti umani sembrano aumentare in modo proporzionale al peggioramento delle condizioni generali di vita. L’alfabetizzazione degli adulti nell’Africa subsahariana è spesso inferiore al 30% e raramente supera il 60% contro valori sempre superiori al 90% del mondo industrializzato; quale prova più evidente dell’importanza della cultura per il progresso di un paese e per dare ai cittadini modo di difendersi dai soprusi dei potenti.

Passando rapidamente in rassegna le condizioni generali delle cinque grandi aree considerate di quello che oggi si chiama il villaggio globale, si resta sgomenti di fronte alle enormi ingiuste differenze fra paesi di una stessa area, ma soprattutto quando si considera il livello di vita, di democrazia e di libertà degli abitanti di Europa, Giappone e America del Nord rispetto al resto del mondo, dove vive la maggior parte della popolazione. È fonte di speranza la vitalità di grandi paesi come India, Cina, Brasile, ma di sconforto l’incapacità dei paesi africani di sottrarsi alle continue guerre tribali, all’oppressione di dittatori violenti e sordi davanti ai bisogni delle loro popolazioni.

Non si potrà davvero parlare di villaggio globale fino a quando ci saranno queste macroscopiche differenze di condizioni di vita. È un compito immane per Amnesty International a cui i paesi più fortunati hanno il dovere di collaborare.

 

 
"l'Unità", 15 luglio 2010

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50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
Nichi Vendola: "Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto".
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 maggio 2010


Nichi Vendola: «Giusta la pratica della disobbedienza. È battaglia di civiltà»

di Paola Natalicchio

Le intercettazioni? Sono strumenti investigativi considerati pericolosi non perché violano la privacy ma perché violano i santuari del potere». Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola non ha dubbi sullo scopo reale del disegno di legge che limita l’uso delle intercettazioni telefoniche. È già ora di pranzo mentre esce dalla libreria Feltrinelli di Bari dove ha trascorso la mattinata con Lorella Zanardo, per presentare - in una sala gremita - il libro “Il corpo delle donne”. Ma non è solo una domenica di fine maggio in cui tirare il fiato. Siamo a poche ore dall’inizio della battaglia parlamentare sulla legge-bavaglio.

I giornalisti dell’Unità hanno deciso di disobbedire alla nuova legge sulle intercettazioni. Se passerà in Parlamento noi non la rispetteremo. Cosa pensa di questa iniziativa?
«Dobbiamo iniziare a immaginare la diffusione di una pratica di disobbedienza civile a fronte di leggi che hanno un tasso di violenza istituzionale così evidente, così palpabile e così insopportabile. Il punto è uscire dallo schema consueto di una battaglia di opposizione il cui punto fondamentale è l’emendamento. Dobbiamo invece provare a riconnettere il senso di quello che accade nelle istituzioni alla sensibilità del Paese. Abbiamo bisogno davvero di ricostruire un elemento di indignazione nei confronti delle molteplici e organiche aggressioni al diritto di libertà, al diritto di essere informati e a una serie importanti di diritti costituzionali».

Pochi giorni fa lei stesso ha dichiarato che senza questa legge non avrebbe potuto mandare via i suoi assessori dalla vecchia giunta...
«È così. Le intercettazioni telefoniche servono non solo come strumento di contrasto ma anche come strumento di difesa. Certo, vanno usate in maniera ben vincolata e fuori da qualunque abuso. E non c’è dubbio che l’abuso c’è stato in questi anni. Ma sono uno strumento fondamentale, tanto più perché i fenomeni criminali reali hanno un carattere transnazionale e riguardano la criminalità economica e la criminalità mafiosa. Il problema è che in questo paese ormai il concetto di criminalità è applicato solo a tutta la sfera della marginalità sociale. Si sta lavorando alacremente per rimettere in pista il “doppio codice”».

In che senso? Cosa intende per doppio codice?
«Da un lato c’è il codice penale per i galantuomini, cioè i colletti bianchi, i ricchi e i potenti, che sono dentro una specie di ontologica innocenza. Dall’altro il codice per i briganti che oggi sono i nuovi poveri, prevalentemente stranieri, sempre e comunque colpevoli. L’immunità per le classi dirigenti e la criminalizzazione e la colpevolizzazione della povertà. Le intercettazioni non servono a catturare e colpire un clandestino extracomunitario. Servono per andare a vedere cosa c’è dietro la patina di perbenismo, dietro la retorica pubblicitaria che cinge le “magnifiche sorti e progressive” di questa classe dirigente».

Con che conseguenza?
«Ci sono i fasti e i nefasti. I fasti li vediamo dalla mattina alla sera in tv; i nefasti forse li possiamo ascoltare con un’intercettazione ambientale o telefonica. Si vuole impedire di conoscere i nefasti».

Per molti anni, come parlamentare, lei è stato in prima linea nella lotta alla mafia. L’impegno in Commissione antimafia le è costato minacce, è stato messo sotto scorta... Questa legge colpisce anche la lotta alla mafia: siamo davanti a un cambiamento radicale?
«Non lo dico io. Lo dicono tutti i procuratori antimafia. Lo dice il procuratore generale Grasso. Lo dice l’amministrazione nordamericana, i cui apparati repressivi di intelligence e di contrasto restano a bocca aperta dinanzi al fatto che noi stiamo praticando questa specie di “harakiri”, cioè l’impedimento al contrasto più raffinato».

Disobbedire però è possibile. E sono con noi in questa battaglia anche personalità del mondo della cultura e dell’arte: Dario Fo, Francesco Guccini, Ascanio Celestini e molti altri. Quanto sono importanti i poeti e gli artisti nel contrastare questa legge? Possono servire a creare un movimento di opinione più vasto?
«A condizione che questa battaglia si connetta con l’altra battaglia: quella per la questione sociale. Lo dico con una battuta: non ci vuole un’intercettazione telefonica per conoscere le intenzioni del ministro Sacconi sullo statuto dei diritti dei lavoratori. Se non si coglie la connessione tra l’attacco ai diritti di libertà, l’attacco ai diritti sociali e l’attacco ai diritti umani che si sono impastati in questi ultimi anni, facendo quel “pane cattivo” del berlusconismo che mangiamo tutti i giorni, la battaglia diventa difficile. Se quella degli strumenti di indagine diventa una battaglia elitaria e autoreferenziale è una battaglia perduta. Dobbiamo farne una grande questione di giustizia sociale. Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto. Quindi anche le questioni della giustizia hanno a che fare con una problematica gigantesca di giustizia sociale e di equità sociale. Solo così possiamo fare questa battaglia in maniera credibile e forte».

"l'Unità", 31 maggio 2010
No alla Legge "bavaglio"! Quando disobbedire è un dovere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 maggio 2010


Intercettazioni, diciamo NO alla legge bavaglio E sul web scatta la rivolta anche di (e)lettori di destra

Intercettazioni, diciamo NO
alla legge bavaglio
E sul web scatta la rivolta
anche di (e)lettori di destra

 

di Giuseppe Rizzo

Sono moltissimi i lettori di Libero, del Giornale, del Foglio e di Panorama contrari al ddl. E lo dicono on line. Fonty scrive:«Vietare e sanzionare ogni cosa che non piace non è la soluzione migliore». Questa legge è molto di più di un bavaglio di Concita De Gregorio. Noi disobbediamo. (in diverse lingue). Commenti di DEAGLIO | MANCONI | DE CATALDO |

 

 

"l'Unità", 30 Maggio 2010

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Il Popolo Viola a Palermo

"la Repubblica", 30-05-10

Il 20 maggio del 1970 entrava in vigore lo Statuto dei diritti dei lavoratori
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 20 maggio 2010


A quarant'anni dallo
Statuto dei lavoratori
 

Roberta Fantozzi


Il 20 maggio del 1970
entrava in vigore lo Statuto dei diritti dei lavoratori. Traduzione della parola d'ordine lanciata da Di Vittorio nel '52 "la Costituzione nelle fabbriche", l'approvazione dello Statuto fu l'esito dello straordinario biennio '68-'69. Delle lotte operaie, del protagonismo di massa e del generale movimento di contestazione che segnò in quegli anni la società. Lo Statuto sanciva l'effettività delle libertà e dei diritti costituzionali per i cittadini-lavoratori e sosteneva l'esercizio dell'attività sindacale nelle fabbriche. L'esigibilità dei diritti conquistata dallo Statuto si incardinò in particolare in due articoli: l'articolo 28 sulla repressione delle condotte che limitino libertà, attività sindacale e diritto di sciopero, e l'articolo 18 sull'obbligo di reintegra del lavoratore illegittimamente licenziato.

Con il primo si riconosce l'asimmetria di potere esistente tra lavoratori e impresa, con il secondo si nega il potere assoluto dell'impresa nell'organizzazione del lavoro e si costruisce la garanzia per l'esercizio di tutti gli altri diritti. Lo Statuto attuava la Costituzione nel suo senso più profondo: quello del riconoscimento del carattere progressivo del conflitto sociale.


Il quarantesimo compleanno dello Statuto si celebra in un contesto tra i più drammatici. Se i processi di frammentazione delle produzioni hanno reso più acuto il problema dell'esclusione dalle garanzie dell'articolo 18 per i lavoratori delle piccole imprese, se la precarizzazione del lavoro e la legge 30 hanno posto in condizione di ricatto un'intera generazione di donne e uomini, l'attuale governo vuole chiudere il cerchio.

Il quotidiano intervento legislativo nel segno dell'intensificazione della precarietà, si combina con l'attacco portato al contratto collettivo e con la volontà di destrutturare il sistema dei diritti.

E' esplicita la volontà di sancire questo processo con l'approvazione dello Statuto dei Lavori in sostituzione della legge 30. A questo disegno va opposta la costruzione di un movimento ampio di opposizione sociale. Un movimento che rivendichi, a partire dalla lotta alla precarietà, l'universalizzazione dei diritti previsti dallo Statuto.


"Liberazione", 20/05/2010


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Una magnifica esperienza vissuta a Rosignano Marittimo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 aprile 2010


Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano

di Vladimiro Frullettitutti gli articoli dell'autore

Seconda stella a destra...». Se le indicazioni offerte da Edoardo Bennato per trovare l’isola che non c’è vi sembrano un po’ troppo generiche si può prendere la A12 (ma va bene anche la vecchia Aurelia) uscire prima che finisca (da lì ripartirà il famoso Corridoio Tirrenico verso il Lazio) e salire su per la collina che porta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Qui “l’Isola che non c’è” appare qualcosa di molto più concreto. Anche se tutti chiamano “Utopia” il progetto che stanno seguendo le scuole materne (bambini di 5 anni) e le elementari (fino alla quinta). Un percorso che mette insieme filosofia, danza e teatro. Ma soprattutto che coinvolge in lezioni parallele i bambini, i loro genitori e le maestre. Un viaggio di idee che come primo risultato concreto ha quello di mettere insieme delle persone e di farle discutere fra loro, faccia a faccia. Di aprire la scuola alla società e di realizzare, in un periodo in cui ognuno s’attacca a relazioni virtuali (attraverso i social network come Facebook o Twitter), relazioni sociali vere.

Obiettivo raggiunto attraverso «esercizi di democrazia», come li definisce il professore Luca Mori, fatti con parole, disegni, pupazzetti e il proprio corpo che come obiettivo hanno, appunto, quello di costruire la città ideale. Un bel posto dove vivere bene. Esercizi perché «ci si esercita ad ascoltare gli altri. Ad argomentare i propri punti di vista, ma anche a rispettare quelli altrui, apprezzando le idee che possono venire da chi la pensa diversamente da noi». Il filosofo Mori va in una classe e racconta una favola. «Immaginiamo - dice ai bambini - che sia stata scoperta un’isola che sembra disabitata. L’autore della scoperta non vuole che la notizia si sappia in giro. teme che diventi meta di persone che la trasformerebbero in un posto come tutti gli altri. E decide che dirà dove si trova solo a chi lo convincerà di avere abbastanza immaginazione per farne un posto dove si può vivere bene». Da qui partono le successive lezioni che in realtà sono delle vere e proprie assemblee in cui i bambini costruiscono l’isola. E lo fanno sia discutendo, sollecitati dalle domande del filosofo, sia usando il proprio corpo con gli operatori che insegnano danza e teatro coordinati dal regista Alessio Pizzech.

Parallelamente alle lezioni in classe si svolgono quelle con i genitori e gli incontri con gli insegnanti. Mamme e papà si vedono, al pomeriggio e dopo cena, divisi in gruppi in base all’età e alla classe frequentata dai loro figli: 5-6 anni (materna e prima elementare); 7-8 anni (Seconda e terza elementare); 9-11 anni (quarta e quinta elementare). «I genitori - spiega l’operatrice Paola Conforti - fanno lo stesso percorso dei loro bimbi con gli stessi operatori e anche le insegnanti hanno incontri di formazione sempre divise per fasce d’età». Ma poi succede, come sta succedendo (le lezioni sono iniziate a febbraio e finiranno a maggio) già ora, che alla sera, dopo cena, all’incontro col filosofo e con i genitori di una fascia d’età si ritrovano maestre anche di altre classi per scoprire come sta prendendo forma l’isola costruita da altri bimbi e da altri genitori. Perché “Utopia” è sì un gioco, una finzione, ma non una chimera. «Non è l’utopia che si identifica con l’irrealismo - come ha spiegato Maria Antonella Galanti, ordinaria di pedagogia generale all’Università di Pisa che assieme al preside di Lettere e Filosofia di Pisa Alfonso Maurizio Iacono ha la supervisione scientifica sul progetto -, ma quella che consiste nel sapere qual è l’ideale a cui si aspira». Ed è così che il gioco, ascoltando quello che dicono bambini e genitori, diventa serissimo. «Il far finta è un modo maledettamente serio - ricorda il professore Iacono - di costruire mondi».

Una sera dentro la Sala Nardini ne abbiamo avuto un esempio concreto. In platea i genitori (più mamme che papà) e un gruppo di maestre. Sullo schermo le immagini girate dal professor Mori di alcune lezioni-assemblee fatte con in bambini di II e III° elementare: discutono di problemi attualissimi. Le regole servono? Fare ognuno come gli pare all’inizio è un’opzione molto attraente, Poi un bimbo si pone un dubbio: se qualcuno è libero di parcheggiare dove vuole e mette la macchina davanti a un cancello impedisce a un altro di poter uscire. Si convincono che senza regole non si è più liberi. «In una quinta - dice Mori - mentre stavano scrivendo le proprie regole, hanno chiesto alla maestra di poter rileggere la Costituzione». Per i più piccolo però la prima regola sarà che tutti devono essere gentili. E i confini? Le misure di difesa si sprecano: barriere sotterranea trasparenti che si alzano (contro gli squali) e s’abbassano con un telecomando, torrette, mura, anche filo spinato. Ma poi c’è una bambina che pone un dubbio a tutti gli altri: «con tutte queste cose attorno all’isola diventa brutta, perché poi non ci sentiamo più liberi». Che è poi il dubbio attualissimo di quanto il bisogno di sicurezza stia riducendo gli spazi di libertà delle persone. E se arrivano altre persone che vogliono vivere sull’isola che si fa? Si respingono o come, propongono alcuni, li si accetta a patto che studino «tutte le regole che abbiamo scritto». Anche perché poi il professore rovescia la prospettiva spiegando ai bambini che potrebbero essere loro che arrivano in nave e scoprono che sull’isola già ci vivono altre persone. E discussioni accese scoppiano sul ruolo dei genitori. C’è chi sull’isola proprio non li vuole (un bimbo arrabbiato col papà che non l’ha fatto giocare a pallone in casa) temendo che rovinino tutto perché adulti («sono gli adulti che fanno la guerra » spiega una bambina) e c’è chi propone di metterli alla prova: «tu - hanno chiesto a Mori - gli fai le stesse domande che fai a noi, noi ci mettiamo intorno, stiamo zitti e sentiamo cosa dicono, che isola vogliono fare, e poi decidiamo...».

E in effetti anche i genitori sono chiamati a fare la propria isola scoprendo spesso- fa notare Mori - quanta sia distante non solo il proprio mondo con quello dei figli, ma anche quanto scarto c’è fra la città vera che vivono ogni giorno e quella che vorrebbero per i propri figli. Scoprono ad esempio che tra i loro figli c’è chi preferisce giocare a tennis sulla wi-fi che dal vero perché è più semplice. basta schiacciare un bottone. «dal vero invece bisogna chiedere al babbo di portarti al campo...». «Una mamma - racconta Mori - dopo un paio d’incontri ha deciso di spegnere più spesso la tv perché in casa hanno iniziato parlare di queste cose con i figli e tutti lo hanno trovato più divertente». A fine maggio tutte queste scuole, invece che la serata con il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico, faranno quella che qui chiamano «messa in assemblea». «Volevamo evitare - spiega una maestra - la solita divisione di ruoli. Il bambino sul palco e il genitore giù che assiste. Così tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Tutti attori, nessun spettatore». Sarà infatti una tre giorni (al Castello Pasquini di Castiglioncello) in cui bambini, genitori e insegnanti confronteranno le loro isole. Per scoprire che nella ricerca dell’isola che non c’è qualcosa fra loro è già cambiato, e probabilmente in meglio. Anche perché, come spiega Bennato
, «... Se ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!».

"l'Unità", 30 aprile 2010
Flc Cgil: lnvestire sulla Conoscenza, sull'Innovazione e sulla Ricerca invece di investire su faraoniche opere.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 aprile 2010


La Flc Cgil a Congresso: la difesa dei precari per statuto

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

 

Anche la Gelmini al Palariviera di San Benedetto del Tronto. La sua faccia con il naso di Pinocchio dà il benvenuto ai delegati della Flc Cgil riuniti per il secondo congresso nazionale. Slide su tutte le bugie che il ministro dice ogni giorno sulla scuola, l'università e la ricerca. E dal palco Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione della Conoscenza, le elenca una ad una. Una relazione «ottima e abbondante» è il commento di tutti, che non ha risparmiato critiche al governo come al Pd: «Aberrante la proposta di legge del Pd sul contratto unico», fino al ministro Brunetta: «I veneziani lo hanno forse considerato un fannullone e anche un arrivista che pretendeva di fare contemporaneamente il ministro e il sindaco». Per poi finire con l'autocritica sul sindacato: «Nella Cgil e nella Flc -ha detto Pantaleo – non ci saranno mai pensieri unici, perché serve un forte pluralismo di idee e di sensibilità per rendere sempre più forte la nostra organizzazione». E un invito alla sinistra: "Riproporre un vocabolario troppo facilmente accantonato: classi sociali, interessi del lavoro, classe operaia, borghesia. Siamo proprio di fronte ad un'idea classista di società, che bisogna sconfiggere".

Due ore e la platea lo ascolta in silenzio per poi sciogliersi in un fragoroso applauso. I lavori proseguono fino a sabato. Domani Ermanno Detti intervista Tullio De Mauro, venerdì sera invece, la tavola rotonda sul federalismo e settori pubblici della conoscenza, sarà presente anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

LA NUOVA Flc-Cgil
Valore al lavoro e sindacato apre ai giovani. «Saremo sempre un'organizzazione aperta. Sono convinto che la Cgil debba conservare quel profilo democratico di una grande organizzazione di massa e per queste ragioni bisogna liberarsi delle inevitabili tensioni del Congresso, predisponendoci al reciproco ascolto delle diverse opinioni. Alla fine quello che deve prevalere – ha precisato Pantaleo – è l'orgoglio di appartenere a questa straordinaria esperienza umana e politica che è la Cgil». Occorrono insomma “profondi cambiamenti culturali “nel nostro modo di interpretare la funzione di rappresentanza sociale, ha esortato Pantaleo. «Siamo stati l'unico soggetto che ha tentato di opporsi alla cancellazione dei diritti a partire proprio dall'istruzione pubblica». Da qui la convinzione del sindacato: per uscire dalla crisi è l'investimento sulla Conoscenza il nodo strategico. «Invece di investire sul nucleare o su faraoniche opere come il Ponte di Messina, investimenti sulla sicurezza degli istituti scolastici, sull'innovazione e la ricerca».

Una identità che la Cgil si è costruita nelle tantissime manifestazioni contro la Gelmini a partire da quella imponente del 30 ottobre del 2008 in piazza del Popolo, e ancora prima con le battaglie contro la riforma Moratti sulla scuola.

Tantissime le iniziative messe in campo: i referendum contro le intese separate sul secondo biennio contrattuale, la scelta di presentare le liste per i rinnovo delle Rsu nella scuola, nonostante il rinvio deciso da Brunetta. «Si può discutere dei tanti limiti e delle cose che andrebbero modificate nel nostro sindacato – ha detto Pantaleo – ma bisogna partire dalla valorizzazione di quelle lotte . In quelle piazze e in quegli scioperi si è ritrovata l'Italia che non abbassa la testa, che non guarda dall'altra parte, che non ha paura». Quelle facce, sono la Cgil.

SINDACATO APRE AI GIOVANI
Un coordinamento dei precari. La Flc-Cgil si assume per Statuto il compito di rappresentare tutti i precari: della scuola, della ricerca, dell'università, e Afam. E il primo risultato sarà una mobilitazione in maggio. Poi l'annuncio degli Stati Generali della Conoscenza, nel mese di settembre. Al centro dell'identità della Flc ci sarà la stabilità del lavoro, ma mutando - ha precisato Pantaleo - il nostro modo di fare sindacato. "Dobbiamo essere in grado di riprodurre meno ritualismi, meno burocrazia e meno onnipotenza dei gruppi dirigenti, che devono avere l'umiltà di ascoltare". Tra gli obiettivi, largo ai giovani. E ancora: un piano straoridinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il 30% degli istituti hanno bisogno di manutenzioni urgenti, 4 scuole su 10 sono prive di strutture per lo sport e molti edifici non sono stati bonificati dall'amianto. Ma la cosa più grave - si legge nella relazione - è che si vuole "occultare questa verità". Il decreto sottoscritto tra Istruzione ed Economia è top secret: non è stato neppure presentato ai sindacati.

LA SCUOLA
Nella società prevale il “censo” ha detto Pantaleo. «Vengono premiati i raccomandati, che atttraverso il rapporto con la politica e i potetati si garantiscono percorsi di carriera facile, stabile e retribuita. La scuola non riesce più a svolgere la funzione sociale. Oggi chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco e può affermarsi nel campo delle professioni dei propri genitori, chi nasce in una famiglia povera ha scarse possibilità di realizzare un futuro migliore. Questa è la narrazione della realtà, non quella della ministra Gelmini quando parla di “meritocrazia” o quella di Brunetta quando chiede ai giovani di non essere “bamboccioni”».

Il messaggio di Napolitano e Ciampi: Un congresso, si legge nel messaggio del Quirinale, impegnato a "tracciare il bilancio di un anno certamente impegnativo e a delineare i futuri indirizzi dell'attività dell'organismo di rappresentanza" e dal quale, prosegue, "potranno emergere utili approfondimenti sulle condizioni di lavoro nella scuola, nell'università' e nei diversi enti di formazione e di ricerca". L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi  avrebbe dovuto tenere una lezione sulla Costituzione: "La ringrazio per il gentile pensiero - scrive Ciampi a Pantaleo - l'ho particolarmente gradito. Peraltro, l'anagrafe ha le sue ferree regole e non mi consente di assumere ulteriori impegni ancorchè interessanti e graditi quale quello prospettatomi, che mi porti fuori Roma".

TUTELA DI TUTTI I PRECARI Uscire dalla logica emergenziale aprendo un tavolo di confronto sul precariato nella scuola. La Flc ribadisce la sua contrarietà al “salva precari”, chiede invece stablizzazioni con piani i reclutamento pluriennali. Un no secco anche all'eventuale cancellazione delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato guidato da Pantaleo ha preso l'impegno di confrontarsi con i diversi comitati dei precari.

ISTRUZIONE LEGHISTA “La cultura della Lega Nord non potrà mai essere la nostra, non è conciliabile con i nostri ideali – sottolinea Pantaleo – perché l'accoglienza, diritti e doveri sono inseparabili ai fini dell'integrazione e del rispetto delle persone”.

 

"l'Unità", 14 aprile 2010
I giovani sono abbandonati a se stessi, sono maltrattati , sono usati da un Sistema che vive soltanto di Sé stesso e dei propri malsani interessi! Basta!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 marzo 2010


1. Laureati

Laureati, generazione senza prospettive

Indagine AlmaLaurea su oltre 200mila giovani. Il 7% in più senza lavoro. Giù del 37%, nei primi mesi del 2010, la domanda di laureati in Economia e commercio. Stipendi sempre più ridotti di F. PACE / TABELLE 1 - 2
BLOG Quanto costa Oxford di ENRICO FRANCESCHINI

2. Studenti

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

"la Repubblica", 18-03-2010

Primo bilancio: classi in meno disagi e carenze

Si sta per chiudere il primo dei tre anni di "riordino" voluti da Tremonti. Piccoli smistati, studenti lasciati soli, sostegno dimezzato. E poi lezioni ridotte all'osso, mancanza di docenti di SALVO INTRAVAIA

Informazione su Telebavaglio: già tre puntate.
post pubblicato in Notizie ..., il 11 marzo 2010


 

TELEBAVAGLIO

 

L'Italia reagisce. La Regione Lazio chiede chiarezza alla Corte Costituzionale. Italia, Resisti!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 marzo 2010


Liste, ricorso alla Consulta
Gelo tra Berlusconi e Fini
http://www.repubblica.it/politica/2010/03/07/news/cei-governo-2541032/

e

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/08/news/opposizione_barricate-2549873/

 

La Regione Lazio va alla Corte Costituzionale.
Il leader Idv rilancia: "Napolitano non ha fatto l'arbitro". Il Pd difende il capo dello Stato. Il premier: "Dalla sinistra solo insulti, noi risolviamo emergenze. Sono ammanettati a Di Pietro" (video). Ma non ha gradito nemmeno le mosse dell'ex leader di An. E c'è un caso Cei. Mons. Mogavero: "Arroganti". Poi i vescovi sfumano: "Nessuna valutazione" di FRANCESCO BEI
BLOG
- LA RISPOSTA DEL COLLE -

 TESTO DEL DECRETO

"la Repubblica", 08-03-2010

"Scusasse, l'art.1 comma 1 du Decretu di 'sti iorna nun putissi valiri videmma pi' la partenza di li treni? Nun è giustu ca iu arrivu dintra a la Stazzziuni di li trena all'urariu di partenza e lu trenu parti e nun m'aspetta! Lu sapi quanti voti aiu persu lu trenu pi' 'sta interpretazzziuni di l'urariu firruviariu chi nun eni pi' nenti AUTENTICA? Sugnu sicuru ca Vossia provvederà a chista INGIUSTIZZZIA. Baciamu li mani"

Aaahh ... mi stava scurdannu 'na cosa 'mpurtantissima: ma picchì 'st'art.3! Mi pari 'nu pilu 'nta l'ovu! Lu livassi 'st'art.3! Se si scorda di mittiri lu sigggillu, allura, chi fa ... nun vali lu Decretu! M'avi a scusari, ma quattr'occhi sunnu megghiu di dui! Salutamu". 

Intervista a Guglielmo Epifani. "Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 5 marzo 2010


«Stanno ribaltando i fondamenti del diritto»

Intervista al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani

Il Parlamento ha varato un disegno di legge governativo che azzera di fatto, più ancora dell’insieme di norme che compone il “diritto del lavoro”, quella conquista dei lavoratori, pagata con anni e anni di lotte, che passa sotto il più ampio concetto di “democrazia del lavoro”. Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone. Da oggi la contrattazione collettiva viene definitivamente sommersa e inficiata non solo da una miriade di contratti aziendali ma, più ancora, da un pulviscolo molecolare di contratti individuali.

Questo disegno di legge mette le mani su una molteplicità di norme che riguardano assetti consolidati, o che credevamo consolidati, di diritto del lavoro, anche se il fuoco è sugli aspetti che riguardano il ricorso all’arbitro al posto del giudice in caso di controversie, i tempi e gli “sconti” alle aziende per la conciliazione. Il governo ha fatto proprie tutte le sollecitazioni e le richieste del padronato italiano che partono da molto lontano.

Abbiamo già assistito al reiterato attacco all’articolo 18 per “liberalizzare” i licenziamenti, alla cosiddetta “riforma Biagi”, alla frantumazione degli accordi collettivi dal primo al secondo livello. E’ questo il disegno? Siamo di fronte alla polverizzazione della contrattazione?
Sì. Siamo di fronte al tentativo più organico mai messo in atto, anche se paradossalmente si esprime in tanti piccoli provvedimenti apparentemente poco coordinati, di ribaltare quello che è l’asse fondamentale del diritto del lavoro che si trova nella Costituzione, laddove si afferma che va tutelata soprattutto la parte più debole dei soggetti in campo.
Con l’insieme di questi provvedimenti: sia quando riguardano l’interpretazione da dare nelle questioni del reintegro per giusta causa, sia quando riducono i tempi per impugnare la fine dei contratti a termine, sia nel caso più discusso di ricorso all’arbitrato, che in prima stesura era addirittura obbligatorio per tutti i nuovi contratti di lavoro, passa la stessa filosofia, e cioè che attraverso questa simmetria fittizia il rapporto di lavoro viene sostanzialmente omologato a un rapporto di tipo commerciale, privato, individuale, in cui le parti sono formalmente sullo stesso piano.

Ma il lavoratore nel momento in cui si appresta a sottoscrivere l’agognata assunzione è del tutto disarmato. E’ evidente che è la parte debole davanti a un datore di lavoro reso più forte da quest’arma di ricatto fornita oggi dal governo Berlusconi. In questo modo l’assunzione non diventa quasi l’estorsione di un rapporto di lavoro sbilanciato?
Infatti, è proprio questo il cuore del provvedimento che noi contestiamo. Naturalmente la parte più visibile è quella che riguarda l’arbitrato e la conciliazione, perché è evidente quello che lì si propone: che in tutti i nuovi rapporti di lavoro - prevalentemente ma non necessariamente solo di giovani assunti, anche di anziani che rientrano in produzione dopo un licenziamento - si esercita un’indebita forzatura, noi crediamo incostituzionale perché costringe la persona a dichiarare che rinuncerà a ricorrere alla magistratura. Una forzatura che segnerà e determinerà la qualità del rapporto di lavoro per tutta la sua durata e perfino al momento della sua conclusione. E’ fin troppo facile prevedere che il lavoratore in quel momento non sarà nelle condizioni di contrattare la sua assunzione, né di decidere liberamente e serenamente, perché in realtà è quasi costretto a sottostare alla clausola dell’arbitrato. E a quel punto, quale che sarà il futuro del suo rapporto di lavoro, quale che sarà il futuro delle vessazioni o di abusi a cui potrebbe essere sottoposto, lui dovrà rinunciare a ricorrere alla magistratura per avere giustizia.

Siamo di fronte a una grave violazione costituzionale, come hanno detto fior di giuslavoristi. Il ministro del Lavoro pensa davvero che norme così possano passare senza contraccolpi?
Siamo di fronte, secondo me, alla configurazione di una palese e ripetuta questione di legittimità costituzionale. In un convegno di qualche settimana fa con i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati abbiamo discusso e analizzato le materie connesse a questo provvedimento. Noi riteniamo del tutto fondato un ricorso di legittimità, che faremo sicuramente, anche perché questa volta abbiamo il conforto di uno stuolo di giuristi del lavoro: da Ichino a Treu, da Romagnoli a quelli legati a un’interpretazione più di sinistra. Da tutti viene una sola voce che ci dice che si tratta di un provvedimento che non corrisponde al dettato costituzionale.

Queste norme però, al di là del provvedimento specifico, come abbiamo detto, vengono da lontano. Da anni e anni di tentativi del padronato italiano, e dei governi che più lo hanno rappresentato, per cercare di erodere le basi della democrazia del lavoro nel nostro Paese. Perché? qual è la ratio?
E’ esattamente così. Questa norma sta dentro una lunga questione che si ripropone ogni volta che la destra ritorna al governo, anche se questa volta la propone in modo più furbo, in maniera apparentemente più morbida, annegata e confusa in mezzo a molte altre cose. Purtroppo tutto questo, anche se noi abbiamo denunciato a suo tempo quello che si stava preparando, non è riuscito a ottenere dall’opinione pubblica sufficiente attenzione. Adesso ci troviamo di fronte al fatto compiuto: il provvedimento è stato approvato, bisognava bloccarlo prima, ma non siamo riusciti a farlo diventare così evidente da suscitare la reazione del Paese. Se tu mi chiedi qual’è la logica, io devo dire che una logica non c’è: la realtà in questo momento va da tutt’altra parte, perché siamo in presenza di troppa mobilità, di troppa deregolamentazione.

Adesso il sindacato che cosa farà? che ruolo può svolgere?
In questo schema la contrattazione collettiva resta in tutta la sua forza e rappresenta ancora di più il luogo delle tutele. Io chiedo a Cisl e Uil di valutare bene il tipo di reazione a questo provvedimento. Non basta dire che bisognava rispettare l’autonomia delle parti sociali quando di fatto l’autonomia è già stata toccata. Condividiamo la rivendicazione dell’autonomia, ma come si fa a non vedere che questo è un vulnus a una cultura molto cara alla Cisl? Ci aspettiamo una reazione ponderata ma anche determinata: per dire che così non va bene e che il sindacato in questo modo sarà costretto a ricorrere alla Consulta.

La Cgil ha indetto la manifestazione del 12 marzo, seppure con parole d’ordine diverse, come la questione fiscale. In un momento in cui il sindacato non sembra molto aggressivo su tutta questa partita, pensate di riuscire a organizzare una grande manifestazione come quella sull’articolo 18?
Lo sciopero si caratterizzerà, come l’altro sull’articolo 18, su parole d’ordine che riguardano molte cose: il lavoro, l’occupazione, le tutele durante la crisi. Questo provvedimento arriva adesso, dopo due anni che si trascinava in Parlamento, ma sul tappeto c’erano e ci sono anche altri problemi, come la difesa del reddito e la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, nel momento in cui un governo che dice di voler combattere l’evasione fiscale si inventa uno scudo fiscale al 5% sui capitali. E la politica di accoglienza dei migranti. Tutti temi che richiedono e meritano la più grande mobilitazione. Il provvedimento appena approvato non fa che accentuare il carattere che la manifestazione dovrà avere: difesa a 360 gradi dei diritti del mondo del lavoro.

Gemma Contin

"Liberazione", 05/03/2010

Un tentativo di informazione attraverso la rete
post pubblicato in Notizie ..., il 5 marzo 2010


 

TELEBAVAGLIO

INFORMA DAL SITO DE "IL FATTO QUOTIDIANO"

I cittadini italiani hanno diritto all'informazione. I sudditi, forse, no!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 3 marzo 2010



VIDEO: I conduttori in piazza, intervento di Michele Santoro ieri sera a Via Teulada,

vedi seconda parte
 

Dieci anni fa il Corriere della Sera pubblicava in prima pagina Montanelli, Biagi, Sartori e poi, per bilanciare, Galli della Loggia, Panebianco, Ostellino, Romano e Battista. Era il Corriere cerchiobottista. Ora che Montanelli e Biagi non ci sono più e Sartori è confinato alla settimana dei tre giovedì, il cerchiobottismo è divenuto bottismo: niente colpi al cerchio, solo alla botte.  Il Pompiere della Sera. Ma il Banana è ingordo, bulimico, non s’accontenta. Così persino Ernesto Galli della Loggia diventa un pericoloso sovversivo, solo perché ribadisce una sua vecchia analisi, alla luce delle ultime faide e gaglioffate del centrodestra: Forza Italia, o come diavolo si chiama, è un partito di plastica. (leggi tutto)

di Marco Travaglio



permalink    1 commenti
 

da  "il fatto quotidiano", 03-03-2010

Il deterioramento della società è comunque palpabile. E' possibile veramente tornare uniti in un piazza?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 1 settembre 2009


«Siamo all'attacco finale: sostituire l'informazione con la propaganda»
 
Giuseppe Giulietti Foto Ravagli/Infophoto
sopra
1 febbraio 2007, la prima pagina del ...

Sandro Podda
«Se non ora, quando?». E' tempo di scendere in piazza con un blocco sociale il più ampio possibile per Giuseppe Giulietti portavoce di Articolo 21 che in questi giorni ha lanciato il suo appello per la libertà di stampa, dopo l'affondo del premier a La Repubblica . Per Giulietti non si tratta di semplice nervosismo e di reazione scomposta di un Berlusconi in difficoltà, ma l'attacco finale con cui il premier vuole chiudere tutti gli spazi di dissenso e sostituire integralmente l'informazione con la propaganda. Un attacco che riguarda milioni di italiani e che chiede una risposta di massa.

L'attacco a La Repubblica, ma anche a Famiglia Cristiana o ancora più spregiudicato a L'Avvenire. Come giudica gli avvenimenti di questi giorni?
Bisogna sfrondare questa vicenda dai tanti dettagli di cui si compone. Sembra che Berlusconi all'improvviso abbia perso le staffe, ch eabbia avuto quasi uno scatto di semplice ira nei confronti della stampa. A mio giudizio non è così. E' un disegno lucido, che Berlusconi covava da tempo e che al di là delle forme in cui si è manifestato adesso corrisponde al progetto finale di costruzione a tappe forzate di una repubblica presidenziale a "reti semiunificate" e forse tra breve anche a "reti unificate".
Berlusconi è un leader arrivato probabilmente al termine della sua parabola, che non riuscendo più a dare risposte di governo al suo blocco sociale, tenta un'operazione piuttosto torbida e inedita in Europa occidentale: sostituire completamente la politica con la propaganda attraverso le armi a sua disposizione, come il controllo delle piazze mediatiche, in particolare le televisioni.

Un fatto non del tutto inedito.
C'è però un'accelerazione in questo senso che non dovrebbe essere sottovalutata. In passato lo schema con cui Berlusconi delegittimava chiunque lo criticasse era: i miei nemici sono tutti rossi e comunisti, io guido l'assalto contro i comunisti ed espello giornalisti, scrittori autori "rossi" che mi infastidiscono. La novità è che ora inserisce nell'elenco dei nemici, di quelli che chiama i "deviati" e i "devianti", ancora prima che i direttori dei giornali, sono finiti alcuni temi sociali, i soggetti sociali che li rappresentano e i giornali che in modo diverso e spesso tenue, affrontano questi temi. Un esempio: è chiaro che Berlusconi consideri nemica Rai3 e il Tg3. Ma dove è scattata la rabbia livida e l'attacco? Una volta che, forse del tutto casualmente, il Tg3 ha deciso di aprire con gli operai della Inse e con i dati dell'Istat. Il giorno dopo Berlusconi è furioso e dichiara che ora di farla finita e che non se ne può più. Il Tg3 diventa il nemico che rappresenta la crisi, anzi che tenta di aggravarla. L' Avvenire non è certo un giornale contrario al premier, anzi ha appoggiato la sua vittoria elettorale. Come mai diventa un nemico? Non per i riferimenti alla vita privata di Berlusconi, ma per la vicenda del reato di clandestinità. Nel momento in cui Avvenire scrive che il peccato originale è il reato di clandestinità, tocca uno di quei temi che cementa l'alleanza di Berlusconi e la Lega e diventa un avversario. Così Famiglia Cristiana se affronta il tema delle mense dei poveri. A mio avviso Berlusconi sta preparando questa "campagna d'autunno" per mettere sotto silenzio Rai3, trovando magari anche due del centrosinistra da inserire che gli vadano bene dicendo "o accettate chi dico io o le nomine le faccio a maggioranza anche per Rai3". Il tentativo è quello di eliminare quegli spazi anche residuali di dissenso. Un assalto che riguarda i temi che non vuole più veder rappresentati. Lo ha detto esplicitamente mesi fa, non vuole più vedere in televisione notizie che riguardino la povertà o la crisi economica e sociale e tutto quello che può determinare «ansia». La propaganda deve invadere tutti gli spazi di informazione.

Non corre però su questioni come i migranti il pericolo di scontrarsi con quel blocco sociale dei cattolici di base, del volontariato cattolico?
Il limite di questa sua azione è proprio qui. Da una parte tenta una dimostrazione di forza estrema. Dall'altra c'è la questione con cui Berlusconi non riesce a fare i conti e con cui rischia la rottura. Dal suo punto di vista vorrebbe oscurare tutto quello che non gli piace. Ma, proprio perchè c'è una crisi economica e sociale in essere, quello che non gli piace non riguarda solo quelli che lui chiama i "rossi", ma riguarda milioni di italiani, compresi quelli che si percepiscono moderati o addirittura molte delle persone che hanno votato per lui. Questo è il grande limite della carta estrema che sta giocando.

Potrebbe uscire indebolito da questo braccio di ferro o addirittura sconfitto?
Non sottovaluterei la sua capacità di muoversi fuori dalle regole e la situazione in cui ci troviamo abbastanza "torbida", come i grandi esponenti del movimento operaio definivano in passato quei passaggi sociali poco chiari, aperti ad ogni sbocco. Sia positivo che paradossalmente peggiorativo. Non va sottovalutato Berlusconi, perché è un uomo e un politico irrituale, al di fuori degli schemi e deciso a giocare tutte le carte compresa la rottura costituzionale. Bisogna tenere conto che il Parlamento è in sostanza già chiuso, le decisioni le prende lui a colpi di maggioranza.

Ma il peccato originale di questa situazione non è in fondo il non aver mai varato una legge sul conflitto di interesse e lasciare che in Italia si generasse una situazione piuttosto unica nelle democarazie occidentali
Sta venendo fuori il grave errore di valutazione del conflitto di interessi. Non si trattava di un dato sovrastrutturale, un epifenomeno. Attraverso di esso Berlusconi ha pompato veleno nelle arterie della comunità, alterando la percezione della società. Solo in Italia ho potuto leggere articoli o addirittura libri che sostenessero che le televisioni non influenzano i voti. Una corte di opinionisti o intellettuali che hanno scritto saggi che fanno ridere. Questo è ciò che non è stato colto, scambiato per una questione degli addetti ai lavori o una rivendicazione dei fissati con la Costituzione.

Sulla Rete però l'informazione sembra ancora poter diffondersi più liberamente. Non sarà anche questo il motivo degli attacchi previsti per bloggers e internauti in generale?
Il problema dell'indignazione che si solleva su Internet è la sua traduzione poi in fatti concreti. Un tempo, quando c'erano le grandi organizzazioni politiche e operaie in Italia, quando avveniva un attacco alla democrazia, o c'era il rischio di una rottura costituzionale, di uno stravolgimento dell'articolo 21 della Costituzione, ferme restando tutte le differenze tra le forze politiche e sociali, c'era uno scatto di tutti. E ci potrebbe essere ancora. In Francia si direbbe "Se non ora, quando". C'è bisogno di una grande manifestazione nazionale che parta dalla stampa, dalla cultura e lo spettacolo pesantamente attaccati con il taglio del Fus, dalle organizzazioni sindacali. Serve una grande manifestazione nazionale. Il titolo potrebbe essere "Sbavagliamoci", sulla difesa dell'art.21. A sfilare devono essere non solo i giornalisti, ma tutti i soggetti che rischiano di essere oscurati: il cinema, lo spettacolo, gli operai dela Inse, di Bagnoli, chi si occupa di immigrazione, gli operatori della Caritas... Tutti, anche i moderati, perché quando si tratta di un valore così alto come quello della Costituzione e della democrazia vanno chiamati a raccolta non soltanto i "fedelissimi", ma tutti i soggetti espropriati da un diritto.

Il deterioramento della società è comunque palpabile. E' possibile veramente tornare uniti in un piazza?
C'è un intorpidimento, quasi il senso dell'inutilità. Ma le condizioni sociali ci sono. Sarebbe meglio che non partisse da un partito, a sinistra c'è una grossa litigiosità, l'iniziativa di una componente sarebbe boicottata dall'altra. La cosa migliore sarebbe che l'iniziativa fosse promossa dalla stessa Fnsi, da economisti, dalle Arci, dalle Acli, coinvolgendo anche cinema, spettacolo e cultura. Riuscire cioè a riunire una rete associativa amplia, coinvolgendo anche le realtà del precariato culturale. Berlusconi ha esplicitato il suo piano e fatto capire che lo porterà avanti in maniera anche più canagliesca. Non serve solo indignarsi, ma bisogna organizzare una risposta di piazza magari nel giorno in cui tenteranno di approvare la legge bavaglio sulle intercettazioni.


"Liberazione", 30/08/2009

Mi rivolgo soprattutto alle future educatrici e ai futuri educatori! Grazie.
post pubblicato in Tavola rotonda su ..., il 5 luglio 2009


Un grande problema deve assolutamente trovare tantissimi interlocutori! Grazie.

Su Facebook è stato posto un problema di grandissima portata da mia figlia Francy!

(il problema posto da Francy):

http://www.facebook.com/group.php?gid=100201719931 

(il luogo dei commenti):

http://www.facebook.com/wall.php?id=100201719931#/wall.php?id=100201719931 

(Area discussioni sul tema):

http://www.facebook.com/home.php#/board.php?uid=100201719931

Al momento, è presente una forma di dialogo tra lei e me, ma gradirei immensamente che altre/altri - soprattutto se donne - intervenissero sulla problematica posta. Mi rivolgo, allora, a Voi, care e cari future/i educatrici/educatori perché possiate partecipare con le vostre considerazioni e invitare anche altre/i ad affrontare tale problematica

Grazie.

Post pubblicato anche in "HumanitatisArx"

http://www.technologeek.com/blogs/index.php?blog=36&paged=1&page=1

"L'istruzione universitaria gioca un ruolo determinante per ottenere un impiego"! Ma ciò non accade! E ... allora? Che femo?
post pubblicato in Notizie ..., il 7 maggio 2009


Sono il 19% dei giovani, il 15 tra gli uomini. La media Ue è del 30
E il rapporto Eurostat conferma: il 91% ha genitori istruiti

Laureati, Italia maglia nera
record negativo in Europa

di SALVO INTRAVAIA


Italia in fondo alla classifica per numero di giovani laureati. Il responso arriva da Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, che in tema di lauree assegna anche la maglia nera ai giovani uomini italiani. Ma non solo: la probabilità di conseguire i più alti livelli di istruzione, in Italia, è ancora fortemente legata alle condizioni della famiglia di provenienza. I giovani che vivono in contesti familiari contrassegnati da un livello di formazione basso hanno una probabilità nettamente inferiore di raggiungere l'agognato titolo rispetto a coloro che vivono in famiglie con genitori laureati. Insomma: l'ascensore sociale del nostro Paese sembra proprio bloccato.

L'Italia, nell'Unione europea a 27 paesi, per numero di giovani laureati si colloca alle ultime posizioni. Tra i connazionali di età compresa fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi.

Ma a tirare in fondo alla classifica il Belpaese sono gli uomini che si beccano la maglia nera. In Italia si contano poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne, su 100. A Cipro sono 42 su 100 i giovani uomini laureati. La situazione è bloccata proprio a livello sociale. I laureati fra i 25 e i 34 anni che provengono da famiglie "a basso livello di formazione", in Italia, sono soltanto il 9 per cento: un dato che colloca il nostro Paese al livello di Lettonia e Polonia.

Il tasso schizza al 60 per cento se passiamo a famiglie in cui i genitori sono in possesso della laurea. In buona sostanza, in Italia, i figli dei cittadini più istruiti hanno una probabilità sette volte superiore di raggiungere la laurea rispetto ai coetanei che vivono in contesti più deprivati.

Nei Paesi europei più sviluppati, probabilmente a causa di un sistema di istruzione e formazione più attento ad attenuare le differenze sociali di partenza, questa sperequazione tra "ricchi e poveri di cultura" è di parecchio attenuata. Nel Regno Unito la probabilità di tagliare il traguardo più lontano dell'istruzione è doppia per i figli dei laureati. Gap che aumenta a due volte e mezzo in Francia e Spagna.

L'impietoso quadro del nostro Paese, che ha ripercussioni negative in campo sociale ed economico, emerge dall'ultimo rapporto pubblicato da Eurostat il 28 aprile, dal titolo "Il processo di Bologna nell'educazione universitaria: indicatori chiave della dimensione sociale e della mobilità". E lascia intravedere la necessità di una riforma del sistema universitario e in genere dei sistemi di istruzione nazionali.


Il cosiddetto "processo di Bologna", avviato nel 1999, è un percorso di riforma a carattere europeo che si propone di realizzare entro il 2010 uno "spazio europeo dell'istruzione universitaria". Tra i diversi scopi c'è quello di allargare le possibilità di accesso all'istruzione universitaria per i cittadini europei a fini sociali e occupazionali. "L'istruzione universitaria - si legge nel rapporto - gioca un ruolo determinante per ottenere un impiego". Anche "le differenze di retribuzione dipendono soprattutto dal livello di istruzione: coloro che sono in possesso di un livello di istruzione superiore guadagnano in media il doppio dei lavoratori con un livello di istruzione debole".
L'insegnamento universitario, inoltre, "gioca un ruolo chiave nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita", condizione necessaria ai futuri lavoratori per cambiare lavoro.

("la Repubblica", 5 maggio 2009)

Il popolo italiano vuole i responsabili in galera. Siano essi imprese, costruttori, architetti, tecnici e politici (questi ultimi, siano essi di sinistra, di destra, di centro, di sotto o di sopra)!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 aprile 2009


  Vigili del fuoco: sarebbe bastata una scossa di media intensità per farla crollare 

Chiusa la scuola con le fondamenta marce

Catania: dopo una serie di esposti e segnalazioni, posti i sigilli a un istituto che aveva travi e pilastri rovinati

Guarda le foto, cliccando su:

http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/04_Aprile/scuola_catania/1&1

Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce

CATANIA – Bella all’esterno e marcia nelle fondamenta. Così una delle più affollate scuole di una delle città a più alto rischio sismico d’Italia. A Catania gli interventi di manutenzione nell’istituto comprensivo "Angelo Musco" venivano eseguiti per abbellire la facciata esterna e pavimentare gli spazi all’aperto mentre pilastri e travi continuavano a marcire. Una situazione che si trascina da anni. Fino a quando non è intervenuta la magistratura che due giorni fa ha disposto il sequestro della scuola ed ordinato il trasferimento degli oltre 500 alunni che la frequentano.

GLI ESPOSTI E L'INDAGINE- I vigili del fuoco hanno stabilito che sarebbe bastata «una sollecitazione di tipo orizzontale», dunque una scossa di media intensità, per far crollare la scuola. L’indagine della Procura di Catania è scattata dopo l’ultima di una lunga serie di esposti e segnalazioni presentati prima dalla preside della scuola e poi da un’impresa, la Pozzobon Spa, che ha eseguito lavori per l’adeguamento alla normativa antincendio. «Passando i cavi nel piano cantinato –spiega il direttore tecnico dell’impresa Carlo De Leonardis- ci siamo accorti che pilastri e travi sono completamente corrosi. In alcuni pilastri mancavano persino le staffe. Quando gli alunni si agitavano più del normale avevamo la sensazione che tutto potesse crollare da un momento all’altro. Abbiamo fatto diverse segnalazioni ma non è successo nulla». Fino all’ultima denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica il 27 marzo scorso, nove giorni prima del terremoto in Abruzzo. Probabilmente è stata la scossa all’Aquila a rendere più sensibili anche i magistrati che, oltre a sequestrare la scuola, stanno per notificare una raffica di avvisi di garanzia a quanti sapevano e non sono mai intervenuti per mettere in sicurezza la scuola. Anche perché agli esposti presentati dalla Pozzobon erano state allegate le stesse foto che potete vedere nella gallery e che parlano da sole.

EDIFICATA IN UNA ZONA ARGILLOSA - I problemi della scuola "Musco" vengono da lontano in quanto è stata edificata in una zona argillosa con notevoli infiltrazioni d’acqua. In inverno gli scantinati si allagano e questo spiega la progressiva corrosione delle strutture in cemento armato. Allarmati i genitori degli alunni: «Perché hanno speso tanti soldi solo per mettere il belletto alla scuola?». Passa al contrattacco la preside Cristina Cascio: «Ci dispiace che per affrontare un problema a lungo segnalato si debba aspettare l’intervento della Procura e mi dispiace anche che la procura si sia mossa oggi e non a seguito della nostra segnalazione del maggio 2006». Sconcertato anche l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Sebastiano Arcidiacono: «Non capisco come questa situazione sia potuta durare tutto questo tempo». Insomma neanche al comune si sentono responsabili per il rischio con cui hanno dovuto convivere per anni i 500 alunni della “Musco”. Eppure non c’era bisogno del terremoto in Abruzzo per sapere che Catania è forse l’area a più alto rischio sismico d’Italia e sono decine le scuole della città che attendono di essere messe in sicurezza.

Alfio Sciacca
"Corriere della sera", 16 aprile 2009

I "cugini" Francesi tengono alta la guardia!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 5 marzo 2009


In Francia studenti, ricercatori e professori uniti nella contestazione

Parigi, lanci di scarpe e flash mob
contro la riforma dell'università

L’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit: «Ogni epoca contesta con i mezzi a disposizione»

Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)
Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)

PARIGI – Finiti i tempi delle barricate e dei cubetti di porfido strappati al selciato per scagliarli contro la polizia. A Parigi, nel quartiere latino, nei dintorni della Sorbona, teatro di scontri del maggio ’68, studenti, ricercatori e professori protestano uniti contro la riforma della ricerca e dell’università lanciando scarpe al ministero, organizzando flash mob in piazza e lezioni in metrò. «Ogni epoca – commenta l’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit – esprime la contestazione con i mezzi a disposizione».

FLASH – E l’alter-contestazione è cominciata quando i ricercatori universitari, al centro di una riforma che impone tagli di personale e stravolgimenti strutturali, hanno intuito che le manifestazioni non bastavano più. «I nostri comunicati stampa – spiega Isabelle This-Saint-Jean, 45 anni, insegnante di economia e ricercatrice all’Universita di Parigi 13, presidente del collettivo “Salviamo la Ricerca” – erano insufficienti. Così abbiamo trasformato la protesta in happening». Ecco allora il flash mob a Place Saint Michel: tutti per strada a leggere un libro. A voce alta, tra turisti attoniti. Cinque minuti e via tutti. O ancora, appuntamento al ministero della ricerca per il lancio di scarpe vecchie, ispirandosi al giornalista iracheno che prese di mira George W. Bush. Con tanto di declinazione in video-game. Non è finita. Pantheon, a due passi dalla Sorbona: professori, ricercatori e studenti in piazza per leggere passaggi della Divina Commedia, dei libri di Italo Calvino, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Galileo Galilei. In francese e in italiano. Oppure, lezioni improvvisate in stazione o in metrò, dandosi appuntamento sempre via Internet, nei forum, per email o via sms.

I manifesti degli studenti francesi
I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi

GUERRIGLIA – Azioni provocatorie che si consumano in tempi rapidi. Mordi e fuggi. Guerriglia ben diversa da quella praticata 41 anni fa dagli studenti parigini. Li guidava
Daniel Cohn Bendit, oggi europarlamentare: «Ognuno sceglie il modo migliore per contestare il proprio dissenso: lancio di scarpe, flash mob, sono forme di protesta attuali. Anche loro simbolizzano un’epoca, la loro. Non spetta a me giudicare, ma di certo noi non potevamo sfruttare un’arma efficace come Internet». Nel ’68, il dissenso passò così per la violenza. «Il nostro – continua This-Saint-Jean – è un movimento più maturo. Riscopriamo l’impegno collettivo della rivolta idealista e non ideologa. Non credo ci sia spazio per la violenza, ma se il malessere si propagasse ad altri settori della società, come avvenne nel 2006 per i contratti di primo impiego, allora la contestazione potrebbe evolvere».

OCCUPAZIONI – I primi segnali sono già nell’aria. Accanto alle azioni ironiche, continuano scioperi e manifestazioni classiche. Il 26 febbraio, erano in 100mila in piazza, in tutta la Francia. Gli studenti ormai rivendicano il blocco della riforma universitaria. Il 19 febbraio, hanno occupato la Sorbona, per qualche ora, prima dello sgombero delle forze dell’ordine senza incidenti. «Gli happening – spiega Juliette Griffond, 26 anni, studentessa in comunicazione politica, portavoce del sindacato degli studenti Unef – servono a cadenzare un movimento duraturo. Siamo in una società di comunicazione e sfruttiamo i mezzi a disposizione per far passare il messaggio. Ma la manifestazione resta prioritaria per esprimere il dissenso». Insomma, la vittoria mediatica non basta. Appuntamento quindi di nuovo in piazza, il 5 e il 19 marzo. Lo lotta continua.

Alessandro Grandesso

"Corriere della sera", 04 marzo 2009

'Nta chiazza di lu Paisi s'incuntranu Ciccu e Peppi ...
post pubblicato in Frammenti di esistenza, il 20 ottobre 2008


  40.

- Ehi, Ciccu, ma u sintisti chiddu ca succidiu ni lu munnu?

- Chi successi, Peppi!

- Ma, allura, stunatu pi’ davveru tu si’! ‘A vurza si sbacantò!

- Si sbacantò la vurza? E di cu?

- Ma, allura, orbu e surdu si’ tu! Lu munnu stava sprufunnannu ni li debiti!

- Ah, sì, lu sacciu, cumpa’ Ciccu; ma nuautri avemu lu Cavaleri chi avi cumpari in tutti li pirtusa e li caverni! Nun t’ai a preoccupari!

- Ah, pi’ davveru, Peppi?

- Sì, cumpari, misiru tuttu a postu.

- Tu misiru in chiddu postu tu vo’ diri!

- Ma chi vai cuntannu, Ciccu! Stannu salvannu a tutti e ti lamenti!

- Ma quali tutti, cumpa’! Stannu salvannu solu a chiddi ca già ni stavanu cunsumannu!

- Ma si la televisuni dici ca è tuttu a postu, cumpa’!

- La televisiuni lu dici! E tu scimunitu ca ci cridi, Peppi!

- E a cu aiu a cridiri! A tia aiu a cridiri? Ma nun mi fari arridiri, Ciccu.

- Ma tu nun si’ solu orbu, surdu e scimunitu, tu si’ puri servu di lu patruni!

- Megghiu servu di lu patruni ca liberu di nun manciari, cumpa’!

- !? Ma si’ senza ciriveddu, tu, cumpa’!

- E chi c’aiu a fari cu lu ciriveddu iu, Ciccu! Ci pensa iddu, lu Cavaleri, pi’ mia e puri pi’ tia e pi’ la to famigghia, e, puri, si nun tu lu meriti! E ammucciati ‘sta banniera russa, cumpa’! Ca ‘un eni idda ca ti fa manciari!

- Nun mi fa manciari, ma mi fa spirari, cumpa’! Iu vaiu a lu curteu, picchì vogghiu essiri liberu di spirari, Peppi!

-?! Puvireddu lu me cumpari prifirisci spirari ca manciari!

- Eni tuttu scimunitu ‘stu me cumpari! E 'a Scola, l'Università, 'a Sanità, lu Clima di la Terra, e li picciutteddi  ca nun travagghianu, e li vecchi, li fimmini abbannunati e ...
Nun ci pozzu cridiri ca stannu divintannu tutti scimuniti ...


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permalink | inviato da Notes-bloc il 20/10/2008 alle 11:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mentre Walter prepara il Festival della "protesta", noi ascoltiamo un Poeta della Protesta! Fai con calma, Walter, l'Italia può ... aspettare!?
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 9 luglio 2008


 
LE "POESIE INCIVILI" DI CAMILLERI



RITA BORSELLINO: "BISOGNA ESSERCI TUTTI UNITI IN PIAZZA"

da "la Repubblica", 09-07-08

Riceviamo e ... pubblichiamo. Chiaramente, l'indignazione è tale che ...
post pubblicato in Notizie ..., il 6 febbraio 2008


 

-------Original Message-------

:, Subject: Fw: IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (EX)

Fate circolare! E' davvero interessante!


...no comment!!

Il Ministro della Giustizia, Clemente
Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.

Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più
informati sanno, si chiama Udeur.
L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4%
degli italiani adulti,e SOTTOLINEO l'1,4%, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34.
Il giornale tira circa 5.000 copie, ne
distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un altro nei pressi di Largo Arenula. Dice
ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia... Non ne ho mai
venduta una, vanno tutte nella spazzatura!!!!
A che serve allora -
direte voi- un giornale come quello?
Serve soprattutto a prendere
contributi per la stampa!!!

Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000
euro!!!!
E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non
vede in una vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi.
Che farà?
Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con
un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma.
E cosa ha fatto? Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete
con chi?
Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei
Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito!! Ma è sempre lui, penserete! Certo, ma che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.

Dunque,
se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente.
Quindi sarà
necessario spendere qualcosa per i viaggi.
Infatti Il Campanile ha
speso nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato, e sottolineo di Stato, al gran premio di F1 di Monza,insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella,che ci faceva sull'aereo di Stato?
L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci
faceva!!!!
Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni:
Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli
ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno), l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006.
Da allora, assicura
l'editore, non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui
il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate?
Bene, proprio lui!

Infine, un giornale tanto
rappresentativo deve curare la propria immagine.
Infatti, Il Campanile
ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità , che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli
altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro:
Antonietta Lonardo(sorella
di Sandra)e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.

Ma torniamo un attimo agli spostamenti.

La Porche Cayenne (4000 di
cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della
villa del Ministro, quella con il parco intorno e con
la piscina a forma di cozza.
E sapete a chi va il conto? Ovvio, al giornale Il
Campanile, che sta a Roma!! Miracoli dell'ubiquità.

La prossima volta
vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella.
Chi l'ha comprata,
chiedete?
Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio
MASTELLA!!!!!!!!!

(Mauro Montanari-Corriere d'Itali a/News ITALIA PRESS)


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permalink | inviato da Notes-bloc il 6/2/2008 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ma qual è il significato di "democrazia"?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 novembre 2007


 

Unità di Base

U d B Settore Università www.unitadibase.it

 

Lavoratori francesi in piazza

È battaglia dura su pensioni e salari

Articolo tratto da Le Monde, mercoledì 21.11.07

 

«Insieme per i salari, l’occupazione e i servizi pubblici». Erano oltre 700 mila le persone che hanno sfilato dietro questo striscione, ieri pomeriggio, a Parigi in un corteo promosso da otto organizzazioni sindacali della funzione pubblica. Fermi gli uffici statali, le scuole, gli ospedali, le poste, le telecomunicazioni, settimo giorno consecutivo di sciopero per i lavoratori delle ferrovie e del trasporto autobus e metropolitano, nessun quotidiano nazionale in edicola, una quarantina di università occupate

E non è finita, la Francia non intende lasciar passare nessuno dei provvedimenti che stanno scardinando le basi del suo sistema democratico, basti pensare alla riforma della Carta giudiziaria, che sopprimerà circa duecento fra preture e tribunali, contro la quale protesteranno magistrati e avvocati il 29 novembre prossimo. Ma Sarkozy, dopo una settimana di silenzio, ha ribadito la volontà del governo di proseguire in questo cammino di riforme di cui «il Paese ha bisogno per rispondere alle sfide che il mondo gli impone».

E ancora, rivolgendosi ai ferrovieri, si è permesso di citare il segretario del Partito Comunista, Maurice Thorez, in una celebre frase pronunciata in occasione degli scioperi del giugno 1936: «Bisogna saper terminare uno sciopero quando è stata ottenuta soddisfazione»

Le manifestazioni di protesta si moltiplicano e si allargano ad altre categorie perché sotto attacco sono i diritti conquistati in anni di dure lotte che si vogliono cancellare per i lavoratori arrivati alla pensione e, peggio, rimuovere dalla memoria delle generazioni di lavoratori futuri. Tutto per il bene del Paese, per il suo sviluppo, per la sua competitività, per la sua tenuta sul mercato internazionale. È il prezzo che una moderna e compiuta democrazia deve saper pagare, o meglio deve esser capace di far pagare ai propri cittadini, uomini e donne, vecchi e giovani.

E la politica del governo Sarkozy si è fatta interprete e, al tempo stesso, carico, di questo compito con un penalizzante progetto di riforma delle pensioni e delle università, i cui atenei godranno di un’autonomia finanziaria diseguale, dal carattere classista e liberista.

Nessuna concessione viene fatta alla pubblica amministrazione, per la quale si prevede la soppressione di posti di lavoro previsti per il 2008 e si nega la possibilità di aumenti salariali.

E pensare che in Italia i sindacati concertativi continuano a battersi affinché ci sia una FORTE AUTONOMIA delle Università…

Chi sarà mai a sbagliare, i “nostri” CGIL/CISL/UIL o i milioni di francesi che invece l’Autonomia Universitaria la combattono…?

Bologna, 22.11.07                                  UdB Università

Una commissione di inchiesta, per conoscere la verità!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 18 novembre 2007




Genova, lungo corteo senza incidenti
"Ancora nascosta la verità sul G8"

Clicca sull'immagine per andare avanti 
LA CRONACA.

La manifestazione per chiedere una commissione d'inchiesta sui fatti del 2001. Lo striscione "La storia siamo noi". L'omaggio a Guliani in piazza Alimonda. Gli organizzatori: siamo 50mila. Qualche slogan contro la polizia
LE FOTO 1 - 2

REPUBBLICA TV: VOCI E COLORI DEL CORTEO


"la Repubblica", 17 Novembre 2007

Da RadioLuana: "ALUA´ IO NON CE STO A CAPI´ NIENTE... MA CHE DICI ? ... A TE TUTTO STO STUDIA´ T´HA FATTO MALE...SCOPA ....FIJA MIA...e ride bella come non mai".
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 2 ottobre 2007


 ho scritto questo pezzetto che rigurda il periodo storico che viviamo - dall'indulto ai politici alla grande voglia che abbiamo in questo periodo di contestare - non e' solo fantasia purtroppo... leggiamo sempre meno ma prova ad arrivare alla fine... un baciotto - luana de rossi.


GUARDIE E LADRI

Io e la mia amica MARIA siamo cresciute in fretta in un quartiere di periferia. La maggioranza di noi giovani ... cresce in periferia...diciamo... la periferia si allarga e noi invecchiamo senza mai vivere il centro quotidianamente.

MARIA ha un soprannome in periferia tutti la chiamano POPOLESSA - perche´ partecipo´ con me ad una sola manifestazione - credo che poi per altre cause le abbia evitate - e quel giorno si scateno´ tanto da andare in foto sulle prime pagine dei quotidiani...io mi ricordo solo la sua voce...A LUA´ ME SO STUFATAAAA..

Per quelle fotografie in prima pagina la chiamano quando si infervora...

A POPOLESSA SE´ NCAZZATA !

cioe' APOPOLESSA.

Con MARIA salivamo spesso le scale della terrazza dove le mamme andavano a lavare i panni... una terrazza in comune ...le donne ci si trovavano piu´ che per lavare i panni per pettegolare...forse proprio da questo fare insieme... quando le donne parlano in periferia si dice...STANNO A LAVA´ I PANNI e quelli sporchi si lavano in famiglia... altrimenti le altre donne poi chissa´ cosa pensano e ciarlano.

Via per i tetti... poi di notte provavamo a contare le stelle ....roma era piena di stelle... lei mi fermava la mano dicendomi di non contarle con il dito... PERCHE´ ? chiedevo io... PERCHE´ ALTRIMENTI TE VIENE IL GIRADITO... il giradito e che roba e´ ? ... e´ una malattia strana che ti prende al dito...come se te se avvitasse...le stelle hanno la propria initimita´.

E se le conto con il NASO ? ... bho... mi rispondeva...IL GIRANASO NUN LO SO SE ESISTE...

e ridevamo.

Amavo le sfide ... come tutte le ragazzine incoscienti... cosi´ cominciavo a contarle con il dito... ma poi mi addormentavo...ci addormentavamo insieme sulle coperte...e la mattina sveglie all´alba per tornare nelle proprie stanze.

ALUA´... MA L´HAI CONTATE COR DITO... TE SEI MATTA ! PE FORTUNA CE VENUTO SONNO...ALTRIMENTI SAI CHE DITO CHE CIAVEVI STAMATTINA...NIVORTINO.

SULLA TERRAZZA la prima sigaretta - insieme - i racconti d´amore - insieme - le prime mestruazione - chi ci piaceva - il primo spinello - la cotta - il primo fidanzato - il primo rapporto sessuale... e via dicendo... poi io il primo libro e i primi esami... MARIA no... MARIA non veniva piu´ ne a scuola ne sui tetti ... non ce la faceva col pancione a scavalcare tutte le tegole.

MARIA ... quando la incontravo... il giorno dopo... il primo figlio in braccio... MARIA non sai quante stelle stanotte ...LE HAI CONTATE ? ... si con il naso e poi ho dormito... ridevamo e ci abbracciavamo... e mentre andavamo a fare colazione... SAI CHE PENSO DELLE STELLE ? ... io scuotendo la testa...che pensi ? CHE SONO TUTTI I NOSTRI DESIDERI ...i desideri ? ...MA SI I DESIDERI... OGNI STELLA E´ UN DESIDERIO...BRILLANO E ILLUMINANO LA TERRA...E PIU´ UN DESIDERIO E´ BELLO E FA BENE A TUTTI... PIU´ BRILLA.

CAMBIAI poco con gli anni futuri il significato dei desideri...divenne per me UTOPIA ... poi lotta ... poi impegno - IDEOLOGIA - ... rivoluzione ... stare fuori dalle istituzioni... studiare per capire ... capire per farsi girare le ovaie sotto sopra...lei intanto cresceva figli...e il marito rubava per campare.

GUARDIE E LADRI SIGNORI MI URLAVA OGNI TANTO... maria e´ ancora in periferia...io prima sono andata ... poi... sono tornata.

Leggo questa mattina che il presidente dell´ENI ...ha detto che forse ci staccheranno il GAS e questo inverno moriremo di freddo... poi un´altro articolo il giorno dopo... BERSANI DICE SI ALL´ENI PER IL CARBONE... fetenti...L´ENI aveva comprato il carbone dalla russia pagandolo 2 soldi sulla pelle dei minatori... IL CARBONE INQUINA... ma le centrali ormai le aveva convertite...manifestazioni contro l´eni... blocchi stradali eccetera... e oggi per RIFILARCI IL CARBONE fingono una crisi del gas... quando l´anno passato lo rivendevano addirittura ad altre nazioni il gas...il carbone non lo vuole nessuno.

...noi zitti a sniffarci polveri sottili finche´ non ci scoppieranno tette e polmoni dentro una corsia d´ospedale dove pero´ ci sara´ la partita di calcio in diretta.

...BERSANI HA DETTO SI... altrimenti ci staccano la pompa prima del tempo e il catetere dal telecomando.

GUARDIA E LADRI... indovina chi e´ il ladro ?... mi ripeteva maria.

E che ne so... MIO MARITO ...e rideva e ancora ride.

RIDERE E´ LA SPERANZA ALUA´...TE RIDI POCO...STRIGNI STRIGNI LA VITA TE DA DU SCELTE...O PIAGNI O RIDI SEMPRE E COMUNQUE...E POI... PIAGNE FA VENI´ LE RUGHE INVECCHI PRIMA...IO DEVO BADA´ A LI MARMOCCHI MIA...ME POSSO IMPEGNA´ COME ME PARE MA CO STA FAME VERRANNO LADRI...TUTTI ER PAPA´...

BERLUSCONI AL GOVERNO... cinque lunghi anni disperati...noi schiattavamo ...i prezzi al mercato triplicati... la mafia del trasporto che agiva ... un pomodoro al contadino lo comprano a un centesimo e come sale sul camion ... per un giretto di 5 chilometri arriva al mercato e ne costa 10 ... se salgo io su un camion devo pagare se voto a sinistra non cambia nulla... i prezzi sono gli stessi...esagerati.

BERLUSCONI silvio... in quel periodo mentre noi ci ammalavamo di stenti... triplicava il suo fatturato...tante entrate con la pubblicita´ molte altre tante ... con la FINDOMESTIC ... tutti a fare cambiali per campare e lui strizzava il collo del popolo... nel silenzio totale della sotto comunicazione.

Poi siamo venuti a sapere che il generale della guardia di finanza lo aveva nominato l´economista tremonti...lui era diventato generale e la guardia di finanza non controllava i prezzi ne le tasse di silvio...forse andava cosi´...e al mercato trovavi e trovi certezza...anche se cambiano generale.

MARIA TUO MARITO QUANDO ESCE ? ...bho...ha fatto na rapina ... gli e´ andata male ... quanto gli daranno ?... e che ne so mica so il giudice... e rideva ... ride ancora... A LUA´... HAI CONTATO LE STELLE ? ... no ieri no... SEI TROPPO MPICCIATA CO STA TESTA... DEVI STACCA´ LA SPINA... I DESIDERI SO COSI´ BELLI... e te che desideri ? ...UN MIRACOLO...NON SO CHE DAJE DA MAGNA A STI RAGAZZINI...IN ZONA ALLA FIN DER MESE NUN CIARRIVA NISSUNA...PE FORTUNA C´E´ ANCORA MAMMA CO LA PENSIONE...E POI E´ NA GIOIA CHE SEI TORNATA PURE TE...MI FIGLIO VO FA LE SUPERIORI...MA A ME SERVE CHE SE TROVA LAVORO...NON CIAVEMO N´EURO PE PIAGNE...E INFATTI RIDO.

LA PENSIONE era in pericolo... via con lo scalone ... poi in pericolo c´e´ andata anche la liquidazione ... via con il TFR dentro ci sono anche i sindacati a spartirsi la torta...ce la giochiamo in borsa ? ...sono tutti a truffare perche´ in pericolo reale c´e´ lo STATO... non lo dicono ma c´e´ lo stato ... siamo in pieno DEFICIT la destra si e´ mangiata tutto in italia come in europa come in america e per risanare bisogna essere creativi ... rubare creativamente calpestando i diritti umani...magari eliminando definitivamente la classe povera e la borghesia...la politica doveva filtrare questi avvenimenti ma non lo ha fatto ...sono responsabili del nostro tempo drammatico... ma non si dimettono.

GUARDIA E LADRO... lo hanno ripreso... altri dieci anni... E TE COME FARAI ? e che ne so ?... LUA´ ... e´ ...HAI CONTATO LE STELLE ? ... no ... ma un giorno sai che faccio ? CHE FAI ? ...lasciamo tutto e andiamo insieme a contarle di nuovo ... va bene ? SIIIIIIIIIIIII CHE BELLA IDEA... CIO´ NA VOGLIA...MA JA A FAMO A SALI´ ? ...e rideva...

LA GUARDIA decide fin da piccolo o da piccola... che deve difendere lo stato... diciamo che e´ una sognatrice ... non si pone troppe domande... deve arrestare il LADRO... la guardia viene pagata poco ma... fa il suo lavoro ... ha i suoi ideali.... sogna una citta´ tranquilla...tutto in ordine tutto in linea...non si pone la domanda MA PERCHE´ STO SCEMO RUBA ? ... sa soltanto che non deve rubare cosi´ gli dice lo stato e lui quello applica...NON SI PONE LA DOMANDA ... quante volte difendo il povero dai soprusi e quante IL RICCO ?...e perche´ tutti in gran maggioranza se la prendono con il ricco ?

IL LADRO ... il ladro non farebbe il ladro se avesse un posto di lavoro...IL LAVAVETRI non farebbe il lavavetri se avesse un posto di lavoro... chi ruba non si diverte a rubare sa che rischia la galera ... quel gesto estremo lo compie perche´ ha fame altrimenti lo risparmierebbe... quante prostitute lo fanno per piacere ? ... ai semafori hai mai visto berlusconi in minigonna ?...rimpizzi un popolo con scemenze quotidiane e poi speri che questo compia gesti intelligenti ?

STASERA IN TV DAVANO TUTTI film di polizia... uno dopo l´altro in qualsiasi canale... torna la serie dei CARBINIERI - del DISTRETTO... eccetera...quando ero piccola ho sempre pensato che nelle famiglie fasciste crescevano i comunisti ...piu´ che pensato lo vivevo... i miei amici di famiglia ricca sono tutti cosi´... speriamo che accada la stessa cosa attraverso la comunicazione.

L´INDULTO non fa schifo perche´ fa uscire le persone dalle galere - l´indulto fa schifo perche´ non ha fatto entrare in galera alcuni politici che avevano commesso reato. E poi indulto o non indulto i cosi´ detti giustizialisti dell´ultima ora dovrebbero sapere e conoscere le periferie delle citta´ prima di parlare. LE CARCERI NON SONO EDUCATIVE - quindi anche chi fa tutta la galera rispetto al reato commesso - quando esce e viene reintrodotto al punto di partenza - commette nuovamente il reato... ripeto ... pur avendo scontato tutta la pena si rimette a rubare o delinquere. ECCO la dimostrazione di quanto serve il carcere.

se non diventa un luogo che risana e intende rimanere invece per questa societa´ che produce mostri e mostruosita´ un luogo di punizione non cambia nulla sia se sconti tutta la pena sia che vieni graziato.

BISOGNA RIMETTERSI ALLA POLITICA... che ormai e´ in mano all´ECONOMIA... si e´ fatta corrompere... UN POLITICO non rischierebbe mai le palle se ne ha... per dire di no ad un imprenditore... quello o paga lui o lo sputtana sui suoi giornali...il politico che ha studiato tanti anni lo sa ... quindi cerca di trovare una soluzione ...70 PER CENTO DEI GUADAGNI ANDRANNO ALL´IMPRENDITORE... CIOE´ ALL´OFFERENTE... 15 SE LI BECCA LUI SOTTOBANCO ... e il restante 15 per cento lo lascera´ divorare ad un intero popolo affamato... NON SI POTEVA FARE DIVERSAMENTE... diranno poi tra una guerra e l´altra.

ALUA´ IO NON CE STO A CAPI´ NIENTE... MA CHE DICI ? ... A TE TUTTO STO STUDIA´ T´HA FATTO MALE...SCOPA ....FIJA MIA...e ride bella come non mai.

Lacia perde mari´ ... so pensieri miei... neanche tanto profondi...capisci che siamo in mano al potere alla mafia ... alle guerre ? ... e chi paga e´ tuo marito... l´assessore di firenze di sinistra si scaglia contro i lavavetri perche´ hanno molestato sua moglie in macchina...CAPISCI ? quello e´ di sinistra e ci si aggrega anche torino...che la moglie al sindaco di torino chi la tocca ?

O MO VOI VEDE´ CHE TUTTE LE MOGLI DEI SINDACI VANNO COI LAVAVETRI ? ...SAREBBE A RIVOLUZIONE...

Ridiamo abbracciandoci.

ALUA´ TE RICORDI QUANDO VENIVAMO QUA´ A CONTA´ LE STELLE ? ... si si certo che mi ricordo... MO TE SEI DIVENTATA NA CAPOCCIONA...AVEMO FATTO NA FATICA PE TORNACCE ... IO COR CULONE A SCAVARCA´... TE CO STE TETTE INGOMBRANTI DIREI...E MO NU FAI ARTRO CHE PARLA DE LI LADRI CHE STANNO AR POTERE...

Brava allora hai capito... pero´ paga tuo marito... e i giornalisti s´incazzano per l´indulto...e´ un mondo al rovescio il nostro...questo l´hai capito ?...la societa´ sa di essere sbagliata sa che si forma sulle ingiustizie altrimenti non servirebbero prigioni... UN MONDO FELICE E´ senza carceri...sono tutti a domandarsi come mai basta una piccola protesta e si accodano in migliaia e migliaia...non capiscono che la differenza di danari stipendi poteri e´ oramai troppo da sopportare.

E poi hai visto ? CHE ... CHE DOVEVO VEDE´ ? non c´e´ piu´ na stella sur cielo de roma...tutto nero.. SMOGGATO VOI DI´... si pieno di smog...

SI LI TEMPI SO CAMBIATI ALUA´... MA UNA... UNA STELLA SE VEDE ANCORA ...E LA VEDI COME BRILLA ?

Si ma e´ una ...

BHE CE SE SARANNO FICCATE TUTTE L´ARTRE PER FASSE VEDE´... TUTTI LI DESIDERI SE SO CONCENTRATI...PERCHE´ BRILLA TROPPO ... TANTO CHE TAGLIA LO SMOG...E NOI LA VEDEMO...

Vero... dobbiamo reagire...altrimenti perdiamo anche questa di stella...e tutte le altre...

Ci abbracciamo... maria piange...o ma che fai ? poi te vengono le rughe...o piagni o ridi era questa la scelta che dovevamo fare... prima su tutte...l´unica...ricordi ?

SI ASCIUGA GLI OCCHI mi guarda...LORO VOGLIONO FACCE PIAGNE...NOI SEMO LI LADRI E LORO RUBBANO...SE CONTESTAMO CE MANGANELLANO PURE... CHE POI JE DANNO LE MEDAGLIE...LORO SO EROI E NOI MORIMMO SENZA NA RIGA SUR GIORNALE COPERTI DE VERGOGNA CO LI STRACCI CHE CE LASCIANO ATTACCATI AR CULO FIN DA QUANNO NASCEMO...

PERCHE´ IO NUN HO STUDIATO ?
PERCHE´ MI MARITO E´ SCAPPATO DALLA CITTA´ SUA ?
PERCHE´ LI MI FIGLI DEVONO CORRE A LAVORA´ INVECE DE LEGGESE UN BER LIBBRO ? ...
PERCHE´ ?

GUARDA CHE CAPISCO PUR´IO COME CIANNO MESSI...

TE POI SEI DIVENTATA SERIA... NUN PIAGNI MA SEI SERIA...TE SENTI STO PESO ADDOSSO...ALUA´...A SCERTA AVEMO FATTA...NUN SE FAMO VEDE COSI´ ... NUN SE LO MERITANO...NUN SE FAMO RUBBA PURE LA VOJA DE VIVE...

NUN CE STO !...NOI PRIMA O POI SE INCAZZAMO ... SO CERTA DE STA COSA E CE CAMBIAMO ER MONNO...ARTRO CHE SCHIATTA´ SENZA DI NEMMENO NA PAROLA...SEEE ...STAMO VEDE´ !...ENDOVANNO....

Si soffia il naso...il fazzoletto lo sfila dal petto...ce lo rimette...poi mi guarda con gli occhioni...un sospirone come sanno fare le bambine...le labbra si allungano verso l´alto...

malgrado voi

LA POPOLESSA ...RIDE...RIDE ANCORA...

Getto via l´articolo di oggi - mario e´ deceduto in prigione ...attacco cardiaco - cosi´ scrivono - cosi´ diranno - cosi´ sara´ dimostrato e dimenticato...non gli comunico questa notiza...la sapra´ domani sempre che avranno il tempo di avvertirla.

MARIO - immigrato - era il marito di POPOLESSA...

altra stella di roma...che brilla sui tetti... accanto a me...stringo forte forte...

la mia unica speranza.

Luana de rossi.

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A SINISTRA SI DISCUTE DELLE PRIMARIE E DEL NUOVO PARTITO

ORGNIZZA IL TUTTO una persona che stimiamo molto al comune di roma - PAOLO MASINI -

MERCOLEDI' 3 OTTOBRE
PLANETARIETA'
via Paola Falconieri 84
ORE 17,30

CI SARANNO il giornalista Gianni Anversa, Cesare Damaino, Walter Tocci, Anna Clemente Rosi, Tiziano Treu
ma soprattutto saranno con noi tutti coloro che, candidati e non, credono che un modo diverso di far politica esista davvero.


NON MANCHIAMO - se non ti intressi della politica - la politica si intressa di te...quindi e' importante questo appuntamento.
Pure a Walter piace violare la Costituzione Italiana! Ma ... abbiamo ancora una Costituzione? Ehi, dico a voi ...
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 settembre 2007


 
Xenofobia e forcaiolismo "democratico..."
Amici intellettuali, fermate
Veltroni!

Piero Sansonetti
Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha chiesto al ministro dell'interno Amato, e al prefetto di Roma, di modificare le norme sulle espulsioni dei cittadini comunitari, in modo da poter procedere senza ostacoli all'espulsione dal nostro paese dei cittadini rumeni che siano accusati di "danneggiamento di persone o cose". Veltroni ha chiesto che il provvedimento di espulsione sia emanato dal prefetto.
In sostanza il sindaco di Roma ha chiesto ad Amato di compiere una azione illegale, varando un provvedimento in contrasto con la nostra Costituzione, che viola il principio dell'uguaglianza delle persone davanti alle leggi, che stravolge gli accordi e le norme della comunità europea (della quale la Romania è membro a pieno titolo), che sottrae alla magistratura le sue competenze, cioè quelle di indagare e giudicare. Veltroni vorrebbe una città dove la legge si applica per via amministrativa e tutti i poteri sono unificati, sono un solo potere "totale".
Il gesto di Veltroni (spero) non avrà conseguenze pratiche perché la richiesta è giuridicamente inconsistente. Ha però un grande valore simbolico. Rafforza il messaggio già inviato da Cofferati (da Bologna) e dagli amministratori diessini di Firenze, che è molto semplice: la xenofobia non è una prerogativa della Lega e il futuro Partito democratico saprà dare rappresentanza politica anche a quei settori un po' rozzi e razzisti della nostra società che finora hanno trovato ascolto e ospitalità solo a destra.
La mossa xenofoba di Veltroni avviene alla vigilia della sua proclamazione a leader del Partito democratico, e chiaramente è stata studiata proprio in funzione di questo avvenimento. Veltroni vuole che il Partito democratico nasca con l'ambizione di poter dare voce e potere, e di riscuotere il consenso, di un settore abbastanza vasto e anche reazionario della destra italiana. Veltroni guarda lontano, al dopo- Berlusconi.
Le conseguenze di questa politica spregiudicata sono tre. La prima, devastante, è l'aumento del razzismo in Italia. La irresponsabilità di buona parte del nostro ceto dirigente sta spingendo in quella direzione. La seconda conseguenza è più di tipo politico, forse indigna di meno, ma è grave: la fine della sinistra riformista, l'apertura di un enorme vuoto nei tradizionali schieramenti politici italiani. E la scomparsa - cioè la fuga a destra - della sinistra riformista pone un problema serio e complesso anche alla sinistra radicale, che perde un interlocutore, una sponda.
La terza conseguenza è il manifestarsi di un vero e proprio rischio di regime. Intorno al nuovo Partito democratico Veltroni sta raggruppando forze notevoli, anche intellettuali, quasi tutto il mondo dello spettacolo, della comunicazione. Possibile che tanti intellettuali che hanno costruito la loro personalità, il loro lavoro di molti anni, sui valori della sinistra, o del cristianesimo sociale, non si accorgano di questa operazione? Solo loro possono fermare la corsa a destra di Veltroni e del nuovo partito. Possono battergli sulla spalla e dirgli: "Walter, adesso basta, Cambia strada o noi ce ne andiamo". Lo facciano, è urgentissimo.


"Liberazione", 28/09/2007

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