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di Ignazio Licciardi
Non sanno neppure il significato del termine "equità"! O lo conoscono il significato e ... se ne strafottono? A proposito: toghe e medici protestano e i proff. della Scuola e dell'Università che fanno?
post pubblicato in Messaggi, il 26 maggio 2010


Rivolta contro la manovraCgil: sciopero generaleToghe e medici:pronti alla protesta

Rivolta contro la manovra
Cgil: sciopero generale
Toghe e medici:pronti alla protesta

Conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti. Dura presa di posizione di Magistratura democratica che giudica la manovra economica «gravemente iniqua e penalizzante per l'andamento della giustizia». Pronti alla mobilitazione anche i medici.  Pd: «Faremo opposizione responsabile». No anche di Cgil. Errani: manovra insostenibile VIDEO | VIDEO Di Pietro, «IdV presenterà la sua manovra»

"l'Unità", 26 Maggio 2010

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26/05/2010 -

La manovra dei tagli contro la crisi

Le misure del governo per correggere i conti. Sforbiciate sui partiti, sugli stipendi dei dipendenti pubblici, sui magistrati

 

ROMA. Dai tagli ai ministri, passando alle finestre per la pensione fino ai pedaggi per i raccordi autostradali. Via inoltre alle Province più piccole, cioè quelle sotto i 220.000 abitanti che non confinano con Stati esteri e non ricadono in Regioni a statuto speciale. Spunta anche una tassa fino a 10 euro che può essere introdotta per 'Roma Capitale'. Mentre non ci sono più le misure sui giochi che avrebbero previsto una stretta sul gioco clandestino, ma che, nonostante le anticipazioni, non sono state inserite nella manovra. Il 'mix' di misure per correggere i conti appare ormai tracciato.
Ecco le misure principali della manovra.

SUBITO STOP CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO. Stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest'anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013.


TAGLI AI MINISTERI, GIRO VITE SU AUTO BLU. La sforbiciata é del 10% ma su formazione o missioni si arriva al dimezzamento della spesa. Arriva anche un giro di vite sulle auto blu.


GLI ESCLUSI: PRESIDENZA CONSIGLIO E PROTEZIONE CIVILE. Saltano dal testo i tagli alla Presidenza del Consiglio e i limiti alla Protezione Civile.

TAGLI AI PARTITI. Cala del 20% (e non viene dimezzato come inizialmente ipotizzato) il contributo per le spese elettorali.


PAGAMENTI E TRACCIABILITA'. Tetto a 5.000 euro (e non 7.000 come da prime ipotesi) per i pagamenti in contanti. Obbligo di fattura telematica oltre i 3.000 euro.

ARRIVA BANCOMAT P.A.. Addio ai libretti di deposito bancari o postali. In compenso arriva la carta elettronica istituzionale per effettuare i pagamenti da parte delle P.a.

COMUNI E LOTTA EVASIONE. I comuni che collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali incassati.

TASSA SU ALBERGHI PER ROMA CAPITALE. Arriva un 'contributo di soggiorno' fino a 10 euro per i turisti negli alberghi di Roma per finanziare 'Roma Capitale'. Protesta Federalberghi. Il Sindaco, Gianni Alemanno, parla di "notizie imprecise".

STANGATA SU MANAGER E STOCK OPTION. Salgono le tasse sulle stock option ma anche sui bonus dei manager e dei banchieri che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

TEMPI SPRINT PER CARTELLE. L'accertamento e l'emissione del ruolo diventano contestuali rendendo più corto il tempo per contestazioni e ricorsi.

CONDONO EDILIZIO E CASE FANTASMA. Confermata invece la sanatoria sugli immobili fantasma. Si ipotizza però un ampliamento di questa norma. Come in tutti i condoni la proposta potrebbe arrivare in Parlamento. La sanatoria andrà fatta entro il 31 dicembre.

PER PENSIONE INVALIDITA' SALE A 80%. Sotto questa soglia niente benefici. Previsti anche 200.000 controlli in più.

IRAP ZERO PER NUOVE IMPRESE SUD. Le regioni del Mezzogiorno avranno la possibilità di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap per le imprese avviate dopo l'entrata in vigore del dl con l'opportunità di ridurre o azzerare l'Irap.

RETI IMPRESA E ZONE 'ZERO BUROCRAZIA'. Tremonti annuncia la creazione di reti d'impresa, per ottenere benefici fiscali e migliorare la capacità di incidere sui mercati, ma anche zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un'attività ci si potrà rivolgere ad un solo soggetto.

STOP TURN-OVER P.A. Confermato per altri due anni.

TAGLI ANCHE A MAGISTRATI. Lo stipendio verrà decurtato per il 10% nella parte eccedente gli 80.000 euro. Taglio del 10% anche per i magistrati del Csm.

MANAGER P.A., SFORBICIATA 5-10%. Sotto i fari gli stipendi oltre i 90.000 e oltre i 130.000 euro.

INSEGNANTI SOSTEGNO. Congelato l'organico. Non ci sarà il blocco del turn over per l'Università.

DIVIDENDI A RIDUZIONE DEBITO. A partire dal 2011 500 milioni di dividendi che arrivano dalle società statali saranno impiegati per la riduzione degli oneri sul debito pubblico.

TAGLI A COSTI POLITICA PRO CASSA INTEGRAZIONE. Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, serviranno a finanziare la Cassa Integrazione.

PENSIONI. Rinvio delle finestre per il pensionamento e per il riordino degli enti. La novità è invece l'accelerazione dei tempi per l'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti del pubblica amministrazione che avverrà a gennaio 2016.

DEFINANZIAMENTO LEGGI INUTILIZZATE. Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi. Saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.

TAGLIA-ENTI. Vengono soppressi Ipsema,, Ispel e Ipost. Ma anche l'Isae, l'Ice e l'Ente italiano Montagna. Salta o viene ridotto inoltre il finanziamento a 72 enti.

CONTROLLO SPESA FARMACI. Acquisti centralizzati per le asl per trattare meglio il prezzo con i fornitori e interventi sui farmaci con una modifica delle quote di spettanza dei grossisti e  dei farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico  delle specialità medicinali di classe a.

13 MLD DA AUTONOMIE TERRITORIALI. Alle Regioni vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni (2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100 nel 2012.

PEDAGGI SU RACCORDI PER AUTOSTRADE. Si inserisce la possibilità di 'pedaggiamento' di tratti di strade di connessione con tratti autostradali.

ADDIO A SIR E REL. Addio al Comitato Sir costituito per gli interventi nei settori di alta tecnologia e che prese in carico le società chimiche di Nino Rovelli, ed anche alla Rel, la finanziaria pubblica costituita qualche anno più tardi per sostenere il risanamento dell'industria elettronica.

"Giornale di Sicilia", 26-Maggio 2010

 

Intervista a Camilleri
post pubblicato in Messaggi, il 14 aprile 2010


Pd, Camilleri: 'Così si suicidano'


 

 
14 aprile 2010

Persa anche Mantova ai ballottaggi, Bersani parla di "correzioni".



Nel fumoso studio di Andrea ‍Camilleri oggi si parla del Pd un po’ in cenere. "Io non appartengo al Pd. Posso, quando sono disperato davanti alla scheda, al massimo votarlo. Come si dice a Firenze: il Pd tiene l’anima coi denti. È più di là che di qua. Dalla parte avversa invece c’è molta aggressività. Come la polizia quando si mette lo scudo antisommossa, abbassa le visiere e attacca alla cieca. Da quest’altra parte non c’è che una flebile resistenza. Chi sta appena dietro la prima linea, sembra dire: trovate un accordo, invece che farvi menare".

Accordo tra chi e chi?

L’accordo si fa in Parlamento. Lo sostiene Bersani e pure la Costituzione. Ma noi non siamo nei termini costituzionali, siamo dentro una democrazia finta. La maggioranza in Parlamento va avanti a voti di fiducia e decreti, mettendo a tacere l’opposizione.

leggi tutto >>

"il fatto quotidiano", 14 Aprile 2010


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Buona Primavera!
post pubblicato in Messaggi, il 21 marzo 2010





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Buon Natale
post pubblicato in Messaggi, il 18 dicembre 2009


 

ILMIOALBERO
 
Quest’anno
cari amici il mio albero
sarà originale, avrà una forma
particolare, vorrei che fosse speciale
un albero verde come il colore della speranza
vermiglio come il battito del cuore intriso di vero amore
bianco come la purezza della colomba che vola sempre in alto
azzurro come la volta stellare sospesa sulle nostre teste e sui nostri destini
viola come la collina al tramonto e poi vorrei che avesse come ornamenti le
nostre mani tese
e sempre aperte
verso gli altri e…
poi dolci abbracci
a tenerlo unito e alto
tutto il nostro tempo
e alla base pacchettini
splendidi, incartati nei
nostri più teneri sogni,
sogni non ancora reali
ma che lo diverranno
se noi sapremo bagnarlo
con acqua giusta, acqua
di puro sentimento, acqua
d’amore, pace, verità, luce
acqua che noi conosciamo
con un solo nome: limpida
adorata, mai obliata Poesia.
A tutti voi carissimi giunga
il mio caloroso e affettuoso
BUONNATALECOLCUORE
COLMODIVERAAMICIZIA.
 
Natale 2009
(Composizione
della
Poetessa fiorentina
Roberta Bagnoli)
 

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P.L. Celli, direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss "Guido Carli" scrive al figlio - prossimo alla Laurea -!
post pubblicato in Messaggi, il 30 novembre 2009


LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore della Lettera è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

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Che futuro offre l'Italia ai giovani? E' meglio fare le valigie e trasferirsi in un altro Paese? Centinaia i commenti alla lettera inviata dal direttore generale della Luiss a Repubblica

Da "hai ragione" a "sei un ipocrita"
Caro Celli, fuggire o resistere?

Molti condividono l'invito a lasciare l'Italia, qualcuno chiede invece di rimanere per migliorare il proprio Paese, altri ancora criticano l'autore, chiedendogli conto del suo operato e dei suoi privilegi
di ROSARIA AMATO

ROMA - Padri, madri e persino nonne che vivono drammaticamente il problema denunciato da Pier Luigi Celli, e che con la stessa amarezza hanno spinto o stanno per spingere i propri figli a trasferirsi all'estero, a lasciare un'Italia che non offre niente a chi s'impegna negli studi e nel lavoro. Giovani che già hanno fatto le valigie, e che spesso sono soddisfatti, ma a volte soffrono di nostalgia. Qualcuno che è tornato. Qualcun altro che non vuole andarsene, deciso a cambiare le cose da qui, a non arrendersi al malcostume, alla cattiva politica, alla pessima gestione del mondo del lavoro e della società in generale. Tanti che puntano il dito contro lo stesso Celli, chiedendogli conto di quello che lui, personalmente (nella sua posizione di responsabile di una grande università e, prima, di direttore della Rai) ha fatto per cambiare l'Italia, e rinfacciandogli le tante possibilità che comunque è in grado di offrire a suo figlio, possibilità non certo alla portata di tutti.

A tre ore e mezza dalla pubblicazione, la lettera inviata da Pier Luigi Celli a Repubblica, "Figlio mio, lascia questo Paese", aveva raccolto quasi 600 commenti, segno di un'interesse straordinario nei confronti del tema sollevato. In molti casi si tratta di complimenti e di attestazioni di solidarietà, in molti altri di accuse. In tanti si limitano a raccontare la propria esperienza, racconti che si assomigliano tutti, a testimonianza che il problema esiste, e che gli italiani lo vivono sulla propria pelle, spesso con molta sofferenza.


I padri. Tantissimi i padri che s'immedesimano e condividono le parole di Celli. "Ho letto con sempre più commossa partecipazione questa lettera", scrive aaquilas. "Ha saputo dire a suo figlio, con le parole che io non ho, quello che da tempo dico io a mia figlia", scrive pasbill, che però non risparmia un'amara nota polemica: "Io vorrei avere la possibilità di fare studiare mia figlia all'Università dove lui è Direttore, ma non posso anche se la mia figliola è 'eccellente'". "Ai miei figli sto dicendo la stessa cosa da tempo oramai", conferma pgsart. "Lettera amara e pienamente condivisibile, questo derelitto paese pare avviato velocemtne a un declino irreversibile, privo di qualsivoglia speranza per i giovani in gamba" (wreich).

Le madri e le nonne. Il tema coinvolge anche le nonne. "Da madre, da nonna, da italiana (all'estero) - scrive liviale - e da donna vorrei ringraziare Pier Luigi Celli per il coraggio di questa lettera pubblica, per la sincerità, la serietà ed il profondo senso morale delle sue parole. Forse una delle più belle lezioni di generosità e di amore in questo paese devastato". E naturalmente le madri (anche se a scrivere sono stati molto di più i padri, forse per ragioni di 'identificazione' con l'autore della lettera): "Sono mamma di una figlia di 23 anni, licenziata già due volte da lavori in nero mal pagati. Ha deciso di andare all'estero sia per trovare un lavoro pulito e retribuito in maniera corretta. Condivido le sue scelte e condivido l'articolo. Vorrei dire ai giovani: vi trovate in una situazione certamente differente dalla nostra; 40 anni fa avevamo certezze ed ora non ne avete. Se volevamo studiare sapevamo che avremmo trovato un lavoro adeguato, se volevamo lavorare subito, che avremmo trovato un mestiere. Ora no, è tutto confuso, immorale, difficile", commenta amara francescaromana49.

I figli: quelli che partono. A scrivere sono anche tanti figli, già andati via, o in procinto di farlo. Molti soddisfatti, qualcuno nostalgico al punto di essere tornato, naturalmente per pentirsene subito dopo. Come michelep1: "Sono tornato in Italia poco tempo fa e mi pento amaramente della decisione. Io me la posso anche cavare, ma sto avvelenando la mia famiglia. Forse sarebbe bene partire di nuovo". Malacle non ha dubbi, ha già le valigie pronte: "Mi sto laureando con tanti sacrifici, ma so che alla fine dovrò portar fuori le mie esperienze e il mio sapere. Mi piacerebbe poter restare nel mio Paese, dove sono nata e cresciuta, dove ho il mio mondo, le mie radici e i miei affetti ma non sono diposta a mettere a disposizione di quache miserabile il mio ingegno... non sono disposta a lavorare 10 ore al giorno per trovarmi con 100 euro di buoni pasto, non sono disposta a fare stage per poi vedermi rimpiazzare dal successivo stagista perché nessuno ti fa un contratto". "Sono contenta di essere andata via dall'Italia perché cosiì non dovrò scrivere un giorno una lettera del genere a mia figlia!!!", afferma convinta fuzzy75. E come lei tantissimi, tutti entusiasti di Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti: "Vivo a Londra da più di quattro anni ormai, ho un buonissimo lavoro che in Italia avrebbe richiesto qualche decennio di gavetta e di umiliazioni, ho costruito amicizie vere con persone provenienti da tanti Paesi diversi e sono in un luogo dove non sono costretto ad aver paura delle istituzioni o di chi ha in mano il potere, perchè i contropoteri sono forti e in salute...", afferma orgoglioso blackwings.

E quelli che restano, o che tornano. "Io sto per fare la scelta inversa. - scrive luca2479 - Dopo anni all'estero ho deciso di tornare in Italia. E' tutto vero quello che c'è scritto, però certe volte costruire una vita all'estero è difficile. Forse c'è il lavoro ma non tutto il resto, così è nel mio caso. (...) Inizi davvero a sentire la mancanza del tuo paese, dei tuoi "vecchi" e di quegli amici veri con cui hai condiviso quasi tutta la vita e che vedi soffrire nella speranza di trovare un lavoro". E c'è chi proprio non se la sente neanche di provare ad andar via: "Rimpiango di non essermene andato dopo l'università", dice marino76.

I 'resistenti'. La fuga dall'Italia a qualcuno sembra una resa, un modo di rendere il nostro Paese ancora più povero e in declino. "Questo fenomeno ha già per molto tempo privato di giovani e grintose energie il Sud. E adesso sta facendo lo stesso per l'Italia. Ma non è andandosene che si risolverà il problema. E non basterà andare via per essere felici", scrive warriors83. "Mi viene voglia di scrivere "Non avrei potuto trovare parole migliori", ma così accettiamo la sconfitta, e non è giusto. Anzi sono proprio i giovani che hanno la possibilità di cambiare questo mondo marcio che gli stiamo consegnando, vedi i giovani Antimafia. I giovani e noi con loro" (clacampa1). Io non parto, dichiara orgogliosamente giorgioch: "Ho 49 anni, una vita di ricerca spesa tra l'Italia e gli USA. Per 26 anni ho rifiutato l'opzione di andare a lavorare negli USA. In questi anni ho speso la mia carriere aiutando la ricerca in Italia, costruendo realtà e portando know how in Italia. Ho un figlio di 12 anni e l'unica cosa che voglio dirgli è: combatti, e che io combatterò fino alla fine".

Quelli che accusano Celli. Molti commenti sono però estremamente polemici nei confronti di Celli. Gli rimproverano una certa ipocrisia e i privilegi della sua posizione, sostenendo che è inutile criticare un sistema che si è contribuito a creare, e nel quale si occupa un'eccelente posizione. "Sì, ok, se ne vada pure il padre così stiamo più larghi", scrive francopan1965. Parecchi commenti sono più articolati: "Non mi va bene. Questa è la lettera di un padre che ha condiviso e condivide, con lo stesso sistema che egli denuncia, il potere; lo sappiamo che non si diventa direttore generale della Rai o della Luiss per soli meriti professionali, ci vuole qualcos'altro: il compromesso", jackfolla57. E in tanti gli rimproverano anche i privilegi che comunque ha potuto e potrà ancora offrire a suo figlio. "Mi piacerebbe che il sig.Celli spiegasse cosa ha tentato di fare, grazie ai suoi ruoli, per cambiare la situazione", chiede jaakko. "I giovani italiani sono altri - dice tic - cara Repubblica, non pubblicare l'amarezza del direttore generale della Luiss, ma pubblica quella di un professore di liceo, di un operaio, di un impiegato, di un poliziotto, di un precario padre".
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

Vaccino?!
post pubblicato in Messaggi, il 18 novembre 2009


 

H1N1, Polonia contro il vaccino
'Non è sicuro, temiamo la truffa'

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/nuova-influenza-6/ministro-polacco/ministro-polacco.html#commenta

Il ministro della Sanità attacca duramente i produttori: "Almeno 20 punti poco chiari nelle intese firmate dai paesi ricchi". E poi: "Dobbiamo fare l'interesse dei cittadini o delle case farmaceutiche?" Commenta / BUCCHI / INFLUWEB / SPECIALE 
 

"la Repubblica", 18-11-09


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Siamo al 16 Ottobre 2009 ed io sono sempre più convinto che "io ..."
post pubblicato in Messaggi, il 16 ottobre 2009


Io non mi sento italiano

Giorgio Gaber

 

 

Io G. G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

G. Gaber

(2003)

http://www.italianissima.net/testi/io_non_mi_sento_italiano.htm

http://www.youtube.com/watch?v=yFHzovrL6Sk

 


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Cosa accade nel PD, mentre la Serracchiani delude i suoi elettori?
post pubblicato in Messaggi, il 2 luglio 2009


Bersani: servono radici, mai più da soli

Prima un minuto di silenzio per le vittime di Viareggio, poi il programma "elettorale". Ossia, "mettere radici solide" al Pd, senza dividersi tra vecchi e nuovi, e soprattutto parlando all'Italia e ai suoi bisogni. Davanti a una platea piena di gente all'Ambra Jovinelli, Bersani ha presentato il suo programma "elettorale",  in vista della sfida della leadership con Franceschini. Nessuno, afferma, mette in discussione il progetto, ma servono correzioni. "Alle ultime elezioni il partito ha mostrato punti di tenuta e quindi non è mai stato messo in discussione il progetto politico, questo progetto però, ha proseguito, ha bisogno di forti correzioni". «Non si dica - ha aggiunto Bersani in polemica con quanti lo descrivo come l'uomo dell'apparato con una visione del Pd troppo vicina ai Ds -  che i problemi che abbiamo nascano dal tradimento del progetto originario; essi nascono da non aver messo il progetto su basi culturali solide. Ed è quello che io voglio fare».

 «Sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti», afferma l'ex ministro del governo Prodi, «ma dobbiamo avere le idee chiare sulla nostra carta di identità, perchè io non credo a un partito post identitario, senza identità riconoscibili ogni gesto mette un punto interrogativo su chi sei davvero e ti disarmi verso una destra che sparge ideologie».

Bersani ha tracciato così l'identikit: «un partito democratico che vuole estendere l'area del centrosinistra, che partecipa alla alleanza con i liberali in Europa, non scollegato dai ceti produttivi e dalle nuove generazioni, un partito del lavoro che difende «i diritti» e «non consente che a decidere di come devo morire sia il senatore Gasparri o il senatore Quagliariello». «Il Pd - aggiunge - deve saldare la propria vocazione democratica all'economia e alla società. Deve rivolgersi all'arco di persone più ampio possibile ma, al contempo, non deve rinunciare alla vicinanza al mondo del lavoro. Deve essere un partito del lavoro che rivendica pari dignità e ruolo tanto al lavoro subordinato quanto a quello autonomo e imprenditoriale, al di là di ogni rendita».

    Bersani sostiene che serve un Pd che si "ricolleghi" agli italiani. Parla di un «partito del nuovo civismo» che si batte per una «sobrietà della politica, un partito contemporaneo fortemente orientato alla modernità». L'esponente democratico ha esortato: «mettiamo le radici ma andiamo oltre Dc, Margherita e Partito comunista. Dobbiamo avere radici vere, quelle che furono la premessa delle grandi formazioni del '900».

Messa in soffitto la vocazione maggioritaria di Veltroni: «da soli non si può fare nulla», afferma. Già alle prossime elezioni regionali, dice Bersani, «andranno sperimentati larghi schieramenti di centrosinistra contro la destra».

Una battuta anche al tema introdotto dall'intervista a Repubblica di Debora Serracchiani, che ha fatto discutere nel Pd: "«Se impostiamo il dibattito su categorie inafferrabili, come vecchio o nuovo, giovane o vecchio, con la cravatta o senza cravatta, l'Italia volterà la faccia dall'altra parte e noi forse perderemo anche il partito».     

«Senza retorica, Bersani ha fatto capire, con passione e concretezza, che la ragione sociale del Pd è fuori di noi». È il commento di Rosy Bindi, che sostiene la candidatura a segretario del Pd dell'ex ministro dello Sviluppo Economico.    «È la sfida di costruire un partito che si rivolge a tutti gli italiani con una idea di società e più libera più giusta e con una proposta credibile di governo del paese. Penso che il Pd debba essere un partito aperto, plurale, nè leaderistico nè autoreferenziale. In questo partito - aggiunge Bindi - i  cattolici democratici portano il valore aggiunto di una cultura politica che nella laicità e nel primato della persona fa la
differenza anche rispetto alle impostazioni più aggiornate del pensiero liberaldemocratico e socialdemocratico»

E mentre si attende la manifestazione con Veltroni, a due anni dal Lingotto, ieri Franceschini è andato a Pistoia a un faccia a faccia con Epifani. «Farò un giro di confronto e di ascolto nel partito e nel paese e poi, entro luglio, presenterò il mio programma, ma non ci saranno cose molto diverse rispetto a quello che ho fatto in questi 4 mesi». Lo ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini parlando dal palco della manifestazione 'Cgil incontrì.    Franceschini ha quindi elencato la necessità di «fare un opposizione dura, intransigente, ma che metta anche in campo delle proposte; costruire delle alleanze, come abbiamo fatto nelle amministrazioni locali, basate, di volta in volta sulla condivisione di un programma». Inoltre la creazione di «un partito in cui ci si confronta, qualche volta si litiga ma alla fine si decide con una voce sola». Magari anche con un voto, aggiunge Franceschini, citando in positivo la decisione del Pd sul referendum sulla legge elettorale o sulla collocazione europea.  Lo stesso segretario ha fatto sapere che sarà Piero Fassino il coordinatore della sua mozione congressuale.

"l'Unità", 01 luglio 2009
SINISTRA E LIBERTA'
post pubblicato in Messaggi, il 5 giugno 2009


SINISTRA E LIBERTA'

 

 

in Italia e in Europa

www.sinistraeliberta.it

Nichi Vendola aderisce all'appello per la Sinistra Italiana firmato da Pietro Ingrao e Rossana Rossanda
post pubblicato in Messaggi, il 27 febbraio 2009


Da
 
Il blog di NichiVendola


Nei giorni scorsi sono stati pubblicati due appelli a favore di una lista unitaria della sinistra per le prossime elezioni europee, sottoscritti da alcune delle personalità più specchiate e delle intelligenze migliori della sinistra italiana, a partire da Pietro Ingrao e da Rossana Rossanda. Con un articolo sul “manifesto”, Fausto Bertinotti si è schierato con grande determinazione a favore della stessa proposta.
Credo che i firmatari dei due appelli abbiano ragione. Bisognerebbe avere l’intelligenza politica, la lungimiranza e forse anche l’umiltà di dargli ascolto. Si avvicina una prova elettorale che minaccia di concludersi con una vittoria schiacciante, in tutto il continente, della destra.

Gli effetti di un simile esito sulla definizione delle strategie per fronteggiare la devastante crisi economica indotta dall’orgia neoliberista degli ultimi trent’anni sarebbero drammatici: diventerebbe assai più difficile opporsi al tentativo, già in corso, di trasformare la crisi in lucrosa occasione per gli stessi che l’hanno provocata, facendone ricadere per intero i costi sulle spalle delle fasce più deboli delle popolazioni europee.
In Italia l’eventualità di una definitiva scomparsa della sinistra dal quadro politico non è una spettrale minaccia: è già una concretissima probabilità. Divisa, lacerata dai conflitti interni, esposta alle sirene del richiamo identitario, la sinistra d’alternativa si avvia a confermare, come se nulla fosse, il disastroso risultato dell’aprile scorso. Un esito che non ha portato vantaggi neppure al Pd. La tregua firmata in quel partito dopo le dimissioni di Walter Veltroni, aldilà della sincera stima che nutro per Dario Franceschini, è fragilissima e non reggerà a lungo.
In questo quadro desolato ci sia sta abituando a considerare un ulteriore dilagare della destra berlusconiana e leghista come un fenomeno naturale al quale non ci si può opporre, di fronte al quale si può solo cercare un esile riparo nelle antiche capanne delle certezze identitarie. Come se non fosse tutta e solo nelle nostre mani la responsabilità di contrastare quell’inondazione, di frenare quella nefasta egemonia culturale, di mettere in campo un convincente progetto politico di sinistra, democratico e anticapitalista. Da subito. Dalle prossime elezioni europee.
Dobbiamo dare alla nostra gente, al nostro popolo, ai nostri elettori reali e potenziali, la possibilità di poter dire, con il voto, che la sinistra non deve sparire, che la Costituzione resta la base solida della nostra democrazia, che la crisi non può essere risolta facendone pagare i prezzi a chi li ha già severamente pagati, che il malessere diffuso non può essere affrontato con la cinica costruzione di sempre nuovi capri espiatori.
La soluzione che propone l’attuale direzione del Prc non è convincente e non è sufficiente. Radunare sotto un’unica lista “i comunisti” non è un’operazione unitaria: è la scelta di spaccare la sinistra esponendola, tutta, al rischio di essere esclusa, per la seconda volta in un anno, dalla rappresentanza politica. Invocare l’adesione al medesimo gruppo europeo come condizione imprescindibile per una lista unitaria è solo un alibi, e per di più tra i più fragili: non solo il Pdci, ma anche una parte sostanziale della maggioranza che guida il Prc non hanno mai aderito al progetto della Sinistra europea.
Per queste ragioni, come persona e come esponente del Movimento per la sinistra, mi metto a piena disposizione dei promotori dei due appelli, pronto a incontrarli e a incontrare i segretari di tutte le forze della sinistra, per esperire seriamente e senza alibi la possibilità di dar vita, subito, a un programma comune, tutt’altro che impraticabile, sulla base del quale costruire una lista comune per le elezioni europee. Questo ci chiede la nostra gente. Di questo ha bisogno la sinistra, in Italia e in Europa.

Nichi Vendola

Dal blog di Nichi Vendola
post pubblicato in Messaggi, il 23 febbraio 2009


 

23 Febbraio 2009
Il messaggio di Nichi Vendola all’assemblea regionale del Piemonte
dell’Associazione Per la Sinistra.


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Sì, ricominciamo con Ferrero! Alta complessità e nessuna divisione. E, siccome si può dialogare solo a Sinistra, andiamo per la nostra via! Con tutto ciò che Sinistra non è, v'è ... soltanto "bassa complessità"!
post pubblicato in Messaggi, il 29 luglio 2008





Intervista al nuovo segretario di Rifondazione comunista. Noi estremisti? Per Veltroni è estremista anche Rosy Bindi. Vendola? Il pluralismo è un arricchimento, il correntismo è un impoverimento
Ferrero: «Chiedo a tutto il Prc di sostenere la svolta a sinistra».

«Ora gestione unitaria. Il Prc non guarda indietro»

 

Romina Velchi

Se gli chiedi se ha il torcicollo, Paolo Ferrero sgrana gli occhi come chi non ha capito la domanda. Perché il neosegretario di Rifondazione comunista, ovviamente, respinge al mittente le critiche di chi ritiene che sia finita la storia del Prc e che, dopo il congresso di Chianciano, il partito nato diciassette anni fa stia facendo un salto all'indietro. «Se c'è una cosa finita è questa parentesi di collaborazione organica con il Pd. Per me il vero strappo con la storia di Rifondazione comunista è stato andare al governo con forze moderate come l'Udeur o fare l'accordo al primo turno con Rutelli a Roma. Proseguire con questa linea politica sarebbe stato il suicidio del Prc. Il problema non è più ricostruire un centrosinistra, ma, attorno e con Rifondazione comunista, una sinistra in grado di rappresentare l'opposizione sulle questioni sociali, democratiche e morali».
Dicono di lui che è spartano, anche a causa della sua fede valdese. E subito penso che esagera quando mi riceve, al terzo piano dello stabile che ospita la direzione del partito, in una piccola stanza senza aria condizionata e con sulla porta la targa con un altro nome. Questo vuol dire essere un «valdo-marxista», come qualche giornale ti ha ribattezzato? «Mah - si schermisce - sono credente, nato in una famiglia valdese e di sinistra "non targata". Sono diventato marxista, e poi comunista, sui banchi di scuola, nel '76-'77, come molti della mia generazione».

Per la cronaca, il neosegretario di Rifondazione comunista, piemontese, ha 48 anni, due figli, suona il pianoforte e non ama, dicono, borse e vestiti di marca. Nel '79, appena uscito dall'istituto tecnico, entra nella Fiat come operaio metalmeccanico e nell'80 è obiettore di coscienza: «La nonviolenza l'ho scoperta un po' di anni fa; per me, è un valore da sempre».

Hai detto che andrai meno in tv...
Il problema non è andare meno in televisione, ma non pensare che il rapporto tra noi e la nostra gente passi esclusivamente per la comunicazione televisiva. La tv è necessaria, nessuno pensa il contrario. Ma c'è un altro lavoro da fare: stare tra la gente in carne ed ossa e misurarsi con i problemi reali del vivere quotidiano. La tv è un pezzo della propaganda e il nostro lavoro non si può ridurre ad essa. Dobbiamo affrontare problemi concreti e costruire risposte a questi problemi; dobbiamo evitare che la politica si riduca a presenza nelle istituzioni e mera propaganda, ma sia lavoro sul territorio, nei luoghi di lavoro, come ha sempre fatto il movimento operaio, come abbiamo fatto da Genova in poi. Dobbiamo migliorare quel modello.

Ma come si fa a fare il segretario di un partito spaccato a metà?
Si fa lavorando onestamente per una gestione unitaria del partito. Domenica ho proposto che il tesoriere del partito, che ha votato la mozione Vendola, resti al suo posto e sono contento che abbia accettato: domani avremo un primo incontro. A settembre proporrò anche a tutte le mozioni di entrare in segreteria. Che non è un invito a sedersi su uno strapuntino, ma ad assumersi responsabilità concrete. E si fa mettendo in campo con determinazione nettissima la linea politica decisa al congresso, dopo mesi di discussioni interne e un lungo periodo di progressiva passivizzazione. Insomma, facendo uscire il partito dalle sue stanze. Il congresso ha deciso una linea chiara, ne propongo la gestione unitaria.

Ma Vendola ha già detto che non entrerà in nessun organismo dirigente. La "Rifondazione per la sinistra" sarà una spina nel fianco?
Vedremo nel concreto. Io considero il pluralismo una ricchezza, se non è correntismo. Il partito nel partito, al contrario, lo giudico un impoverimento. Sarei perplesso se chi vuole l'unità della sinistra poi, per esempio, proponesse una manifestazione solo della sua corrente.

Dicono che in realtà volevi fare il segretario fin dall'inizio; che sei stato «furbetto» e hai impedito l'accordo con la mozione che aveva il 47% dei voti.
Ho sempre detto che prima bisognava discutere di politica e non fare una sorta di primarie. Sarebbe stato un plebiscitarismo, questo sì, sbagliato. Quanto all'accordo, ci è stata proposta come base la relazione di Nichi Vendola. Che è legittimo, ma non era una posizione condivisibile e non diceva una parola sulla necessità di una svolta a sinistra dopo l'esperienza del governo Prodi. Erano linee politiche diverse e c'era un rischio che andava evitato a tutti i costi: produrre un documento ambiguo in cui non si capiva niente, lasciando Rifondazione nel pantano. Nessuna delle mozioni ha avuto la maggioranza assoluta e compito del congresso era determinare una sintesi. Questo è stato possibile con le altre mozioni ma non con la due.

Ma è vero o no che la maggioranza che ha vinto il congresso è eterogenea? Quale progetto politico la tiene insieme?
Intanto ricordo che questa maggioranza è meno eterogenea di quella che sostenne Bertinotti contro Cossutta nel '98: c'era, per esempio, l'area di Sinistra critica che oggi è fuori dal Prc. Ma, battute a parte, le quattro mozioni si sono ritrovate su un progetto politico chiaro, che nel documento votato dal congresso si articola in tre punti fondamentali. Il primo: si riparte da Rifondazione comunista, come partito (le tesi della conferenza di organizzazione di Carrara) e come progetto politico (il tema della rifondazione comunista e della trasformazione radicale della società). Il secondo: rilancio a partire da un nuovo lavoro nel sociale. La Sinistra arcobaleno ha perso perché era un'unità di ceti politici fuori dalla società. Il che significa riscoprire il senso pieno della parola politica: non solo stare nelle istituzioni, ma costruire lotte e mutualismo, come era nel movimento operaio. E terzo: svolta a sinistra. Cioè riprendere piena autonomia dal Pd. Non vogliamo essere l'estrema sinistra di un partito liberale, ma il partito di un nuovo movimento operaio che si pone il problema della trasformazione della società. Il nodo deve essere la costruzione dell'opposizione a Berlusconi e Confindustria a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro. E in questo lavoro di costruzione, fondamentale è tenere insieme questione sociale, questione morale, questione democratica.

Ti riferisci alle polemiche su Di Pietro che hanno tenuto banco nel dibattito congressuale?
Il mio lavoro è far sì che sia il Prc a convocare una piazza e non partecipare alla manifestazione di altri con cui non si condividono molte questioni. Dire che sono un giustizialista è una stupidaggine. Semplicemente penso che la sinistra non può stare a guardare, deve muoversi e giustamente mostrare la propria indignazione contro le leggi vergogna di Berlusconi. Meglio Piazza Navona che niente. Ripeto: il nostro vero problema è farla noi la manifestazione. E ne approfitto per respingere l'accusa di essere un plebeista. Dico solo che non si può separare la politica dal sociale. Questa sì sarebbe una visione subalterna. Bisogna socializzare la politica per politicizzare il conflitto sociale.

Che vuoi dire?
A noi serve una politica nell'accezione più larga, che sappia padroneggiare la complessità dell'agire politico. Per noi comunisti politica vuol dire trasformazione della realtà, sia quando lavoriamo nelle istituzioni, che quando lavoriamo nella società. Considero pericolosa l'autonomia della politica (tipica della sinistra moderata), dove i ceti dirigenti si sentono liberi di fare quello che vogliono. La politica come arte della governabilità, come fatto separato dalla società, non c'entra niente con il comunismo. Cos'era il Pci quando aveva due milioni di iscritti? Non era certo quello degli eletti, ma quello che lavorava nei quartieri, nelle fabbriche. I consiglieri erano i terminali della lotta che si faceva sul territorio (mi viene in mente la battaglia contro la legge truffa). Non è quello che abbiamo fatto dopo Genova? Invece, gli ultimi due anni hanno indotto nel Prc modifiche non consapevoli di cultura politica. E' vero che la critica alla casta è egemonizzata dalla destra e dalla Confindustria, ma non possiamo far finta di niente. O facciamo nostra la critica, da sinistra, o siamo muti. Non a caso proponiamo di attuare le decisioni prese a Carrara, come la rotazione delle cariche e la non cumulabilità degli incarichi.

Il Pd è preoccupato. Veltroni dice che hanno vinto «le posizioni più estreme». Vuoi far cadere tutte le giunte di centrosinistra?
Hanno vinto posizioni di sinistra. Non c'è nulla di estremista. Chiediamo cose semplici come la giustizia sociale, la liberà, il rispetto dell'ambiente e l'allargamento dei diritti. Mi viene da dire che chi ha iniziato la legislatura con l'abbraccio a Berlusconi dovrebbe considerare estremista pure Rosy Bindi e la dottrina sociale della Chiesa. Ed è una stupidaggine l'idea che faremo cadere tutte le giunte locali. Sono boatos frutto di una campagna tesa a deformare la nostra posizione, come quasi su tutto. Quello che diciamo è che, nel rispetto dei livelli locali di decisione, occorre fare una ricognizione della nostra attività istituzionale, per verificare se è coerente con la nostra linea politica. Cioè se dà risposte alla domanda sociale, visto che gli enti locali sono il primo interlocutore del cittadino (si pensi alla casa, agli asili nido, alle rette, ecc) e il loro potere è via via aumentato con il federalismo. Per come la vedo io, le giunte di centrosinistra si devono distinguere nettamente da quelle di destra. In alcune questa differenza è esigua. Lunga vita, quindi, alla giunta pugliese, ma ritengo sbagliato rientrare nella giunta della regione Calabria.


“Liberazione”, 29/07/2008

 




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Caro Walter, quello che preoccupa gli Italiani è il fatto che tu non sia capace di prevedere neppure il ... certo! Come hai potuto dare credito ad un uomo che ha fatto sempre i suoi interessi personali e non ai tuoi compagni di lotta -una volta! -?
post pubblicato in Messaggi, il 21 giugno 2008


 
Dal Corriere della Sera di sabato 21 giugno 2008  

"Corriere della sera", 21-06-08

Berlusconi: "Pm sovversivi"
E attacca Veltroni: un fallito
Anm: "Basta, faccia i nomi"

L'ira del premier da Bruxelles: "Denuncerò la magistratura che vuole mettere a rischio la democrazia". "Non mi avvarrò delle norme salva processi, sono innocente e lo giuro sui figli". Sul leader Pd: "Ha lasciato Roma in bancarotta, non ci sono lune di miele" / VIDEO

Il processo Mills va avanti malgrado la ricusazione

L'ANALISI. Il morso del Caimano di CURZIO MALTESE


Il leader Pd contro il governo
"In autunno andremo in piazza"

Il segretario all'assemblea costituente: "L'occasione per il dialogo è perduta, forse definitivamente". Appello a Prodi: "Rimani presidente"

Tregua armata tra correnti, Parisi resta fuori di C. FUSANI


Nel partito-labirinto di FILIPPO CECCARELLI

NET MONITOR: Walter sul "twitter" di V. ZAMBARDINO
"la Repubblica", 21-06-2008


Il Veltrusconi
non c'è più
Walter è rimasto solo...
"Liberazione", 21-06-08



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Ma Waltersconi cosa attende per dimettersi? La Sinistra attende con ansia e ricorda a Waltersconi che l'Africa ha urgente bisogno di lui! Gli Italiani, certamente NO!
post pubblicato in Messaggi, il 18 giugno 2008


 

Voto Sicilia, centrodestra pigliatutto
Dopo le province anche i comuni

08:05   POLITICA Stravince anche Catania, Messina e Siracusa. VotantI: a Palermo solo il 41%, con un calo di 20 punti Il video
Sinistra, cedono ultimi feudi. Parisi: finiremo travolti Cavallaro
En plein del centrodestra. A Taormina vince alleanza Mpa-Pd




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Il Blog di Notes-bloc va in Ferie per un bel po'
post pubblicato in Messaggi, il 30 maggio 2008


 Il Blog di Notes-bloc
va in Ferie per un bel po'

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Il Sito

di

Ignazio Licciardi
continua l'aggiornamento per gli Studenti

AUGURI da “biblíon”

 




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Messaggio rivolto soprattutto ai Formatori multimediali
post pubblicato in Messaggi, il 14 aprile 2008


Focus

Un nuovo strumento per gli e-tutor: un percorso di autoformazione

di: Margherita Di Stasio e Paola Nencioni 4/4/2008

A partire da oggi è disponibile in FOR, l'ambiente per la formazione continua per i docenti, un nuovo strumento. Si tratta di un percorso di autoformazione per gli e-tutor che operano sulle piattaforme Puntoedu.
Con questa attività formativa l’Agenzia non intende distribuire una certificazione che attribuisca un riconoscimento di ruolo, ma offrire conoscenze e strumenti per svolgere al meglio la funzione tutoriale secondo la logica e l’organizzazione di Puntoedu. L’obiettivo è quello di fornire un ambiente di scambio, incontro e collaborazione tra e-tutor afferenti a diversi progetti di formazione, passati e presenti, un primo passo verso la costruzione di vere e proprie comunità di pratica per la creazione delle quali occorre “fidelizzare” il corsista, offrendogli strumenti e materiali stimolanti e funzioni apposite per la condivisione delle esperienze e la costruzione collegiale della conoscenza. Il modello proposto si regge sul principio dell’autoformazione e vive grazie alle aree di interazione e collaborazione proposte.
Obiettivo di questo ambiente è quello di offrire una panoramica di spunti pratico-metodologici sullo sfondo degli elementi che costituiscono il background culturale degli e-tutor Puntoedu e, nel contempo, di sviluppare una riflessione condivisa sulle competenze che deve possedere; proprio per questo si divide in tre momenti logicamente distinti: approfondimento, simulazione e condivisione.

Approfondimento

Tra le varie parti che vanno a costituire questo ambiente, l'Area di Approfondimento tematico “Approfondisci” costituisce uno strumento che si rivolge a tutta la comunità degli e-tutor, offre infatti contenuti didattici centrati su percorsi modulari, personalizzabili e finalizzati ad affinare abilità, conoscenze e competenze afferenti alle quattro macro-aree proposte: area sociale, area pedagogica, area tecnologica, area gestionale. A ciascuna area corrispondono spunti formativi di natura pratica (attività in autovalutazione), riflessiva (materiali di studio), suggerimenti metodologico-didattici, risorse per l’approfondimento e strumenti finalizzati a fornire un supporto operativo.
Hanno collaborato alla produzione dei materiali didattici una rete di 12 Università incaricate dall’Agenzia Scuola ex INDIRE di produrre materiali di studio e attività. Questi contributi sono stati integrati con materiali prodotti da ANITEL, Associazione, Nazionale, Italiana, Tutor, E-Learning.

Simulazione

Vengono inoltre offerti strumenti che, pur non entrando nella specificità dell'ambiente per le attività collaborative dei singoli gruppi (Edulab), consentono a l'e-tutor di avere una panoramica generale della struttura di una piattaforma, grazie alla simulazione di un ambiente Puntoedu sia dal lato corsista che dal lato e-tutor.
Dalla Home Page si accede ad un mini ambiente Puntoedu corredato degli strumenti di cui l’e-tutor ed il corsista dispongono. L’e-tutor può accedere a questo ambiente autenticandosi sia come corsista che come e-tutor osservando le differenze di interazione con i vari strumenti disponibili.
Come corsista potrà:

  • inviare un elaborato;
  • scaricare materiali di studio;
  • verificare i crediti maturati nel proprio portfolio.

Come e-tutor potrà:

  • validare gli elaborati nel registro;
  • creare una nuova classe virtuale;
  • associare corsisti alla classe.


Condivisione

Per facilitare la condivisione dell'esperienza di e-tutor vengono messi a disposizione alcuni strumenti volti a favorire la nascita di una community. Troviamo un insieme di forum generali (non tematici) aperti a tutti i partecipanti alla formazione che hanno la possibilità di incontrarsi in rete, aprire discussioni e rispondere ai messaggi dei colleghi condividendo con loro: informazioni, nuove idee, impressioni, opinioni, documenti di lavoro, esperienze. La community prevede:
Area Caffè - forum di discussione libera: scambio di opinioni tra utenti di Puntoedu;
Linea diretta con Agenzia Scuola - forum i cui interventi riguarderanno la metodologia formativa della piattaforma e i criteri di validazione dei percorsi formativi in essere: proposte, domande, commenti riguardanti Puntoedu;
Area di discussione sugli aspetti tecnici - forum i cui interventi riguarderanno chiarimenti sugli aspetti tecnici dell'ambiente di formazione.

Per accedere all'ambiente è sufficiente cliccare sul bottone che appare nella Home Page al vostro ingresso in FOR.

http://www.indire.it/focus_for/read_focus_from_for.php?id_cnt=5128


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Politometro di Notes-bloc
post pubblicato in Messaggi, il 9 aprile 2008



La copertina dedicata a Bertinotti
 


L'uomo che non sogna, si spegne (D.Dolci)

Mi piacerebbe vedere come esito delle elezioni politiche la SINISTRA ARCOBALENO almeno al 25%

Inviato da Notes-bloc il 09 aprile 2008 alle 09:48

http://temi.repubblica.it/elezioni2008-homepage/2008/03/26/il-politometro/?page=dettaglio-inviato&idarticolo=rep_58_Homepage_21&idmessaggio=327373




permalink | inviato da Notes-bloc il 9/4/2008 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ricevo da Luana De Rossi e pubblico con grande entusiasmo. Io ho aderito!
post pubblicato in Messaggi, il 16 marzo 2008


giulietto chiesa - megachip - giornale namir - e tanti altri che stanno aderendo al progetto :

CANALE ZERO

Appello per una informazione libera

Cari amici e amiche, compagne e compagni di un'Italia che non si arrende. Lo sfacelo della situazione e della classe politica e una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni.

Dobbiamo, in primo luogo, difenderci. E possiamo contr’attaccare.

Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un'informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.

Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.

Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista.

E' tra voi, tra i cittadini, che dobbiamo raccogliere la somma necessaria per avviare l'esperimento. Che è grande, immenso, ma che dobbiamo fare con gli spiccioli. Un Davide contro i sette Golia. Ma non occorre avere decine di miliardi di euro per fare una informazione decente e libera. Anzi, i miliardi di euro sono proprio quelli che la imbavagliano e la impediscono.

Noi riteniamo che lo si possa fare anche con una cifra modesta di partenza. Per farlo occorre una struttura organizzativa essenziale. Anche questa costa.  Per avviare questa macchina di raccolta è indispensabile sapere in anticipo quanti siamo, quante persone e gruppi sono disponibili.

Non chiediamo, per ora, denaro. 

Chiediamo, a tutti coloro che sono disposti a versare almeno 100 euro a fondo perduto, di comunicarci il loro impegno, con una semplice e-mail, accompagnata dai dati essenziali: nome e cognome, e-mail, luogo di residenza ed eventuale recapito telefonico da inviare a :

giornale@namir.it


I dati raccolti resteranno riservati. Verranno resi noti, nel corso dei tre  mesi necessari per questa "campagna di impegno", soltanto i totali, per aree geografiche, con cadenza settimanale. 

Al termine dei tre mesi valuteremo se esistano le condizioni di partenza e, in caso affermativo, avvieremo la raccolta del denaro. E useremo questi mesi per definire tutti gli aspetti amministrativi, legali, organizzativi necessari. 

Il sito di riferimento per la "campagna di impegno" sarà
www.megachip.info che riporterà in maniera centralizzata le informazioni essenziali. Ma coinvolgeremo una serie di siti amici, di blog, di emittenti radiofoniche e mezzi di comunicazione che vorranno appoggiare e diffondere il messaggio della raccolta.

Le tappe

Stiamo definendo una redazione giornalistica che lavorerà a tempo pieno, e i cui componenti avranno un contratto di collaborazione regolare per l’intera durata iniziale del progetto: 18 mesi. 

La redazione avrà un direttore, nominato da questo collettivo e da un ampio gruppo di sostenitori, con analoga, elevata professionalità. E che non avrà altri vincoli che quelli di una corretta deontologia professionale e quelli dettati da un semplice documento d'intenti comprendente questi punti:

1) Difesa della Costituzione e della legalità democratica.

2) No a ogni guerra.

3) Difesa dei diritti sociali e civili dei cittadini.

4) Difesa dell'ambiente e del territorio.

5) Difesa della laicità dello stato.


Prevediamo di definire, in base a una ampia consultazione, un comitato di garanti, super partes, scelti tra le personalità democratiche che godono della fiducia generale per le loro qualità professionali, culturali, scientifiche, di azione sociale. Il loro compito sarà di verificare che queste impostazioni ideali siano rispettate. A tal proposito vi chiediamo sin d’ora di esprimere il nome di una persona che, secondo voi, possa assicurare l’applicazione dei principi di cui sopra.

L’indipendenza degli operatori sarà totalmente garantita. Ogni fase della costruzione del progetto sarà resa pubblica nel più totale rispetto della trasparenza, attraverso strumenti di verifica diretta dei suoi finanziatori. In primo luogo attraverso la Rete, ma anche con una articolazione di comitati  e di assemblee nei territori.

Primi firmatari

Giulietto Chiesa, don Aldo Benevelli, Anna Maria Bianchi, Caparezza, Sergio Cararo, Franco Cardini, Paolo Ciofi, Tana de Zulueta, Arturo Di Corinto, Laura Di Lucia Coletti, Claudio Fracassi, Luciano Gallino, don Andrea Gallo, Udo Gumpel, Sabina Guzzanti, Serge Latouche, Lucio Manisco, Gianni Minà, Roberto Morrione, Diego Novelli, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Carlo Petrini, Lidia Ravera, Ennio Remondino, David Riondino, Roberto Savio, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Vauro, Elio Veltri, Dario Vergassola, Alex Zanotelli

(L’elenco è aperto ad altre adesioni, che saranno tempestivamente rese note).




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Don Roberto Sardelli: Se glissiamo sul "tendere" restiamo nello stagno della mediocrità dell'essere "né caldi né freddi".
post pubblicato in Messaggi, il 4 febbraio 2008


 
Lettera aperta ai giovani
Ragazzo,
perché senti,
soccorri, e
non ti ribelli?

Don Roberto Sardelli
Sì, c'è un "macigno" da rimuovere e che separa i giovani da noi con i capelli bianchi. Quando il 1° maggio vedo piazza San Giovanni invasa da un milione di giovani estasiati davanti ad uno spettacolo di musiche e canzoni mediocri che dovrebbero essere riscattate da una battuta o da uno slogan appeso lì, alla sommità del palco, appeso e ignorato, mi chiedo se questo non sia uno dei segnali del "macigno" che ci separa. E complici di quel "macigno" sono addirittura i sindacati non la restaurazione. Durante i miei giri serali nei quartieri della città e nelle riunioni, mi vado facendo questo quadro della situazione:
1) allorché l'incontro si svolge in un contesto socio-politico, la prevalenza delle teste bianche è netta. Qui i giovani sono assenti. Se ce n'è qualcuno e prende la parola dico che avrebbe bisogno di un bel bagno nell'agitato fiume della realtà sociale, ma lui la evita accuratamente e preferisce leggerla sui giornali. Il suo progressismo arriva e si ferma qui.
La scena cambia solo quando prendono la parola le teste bianche. La loro capacità di appassionarsi, di indignarsi, di esigere, di analizzare, si ricollega subito ad una radice di speranze e di lotte che sono come un nervo scoperto che reagisce al primo tocco. Essi si indignano ancor di più perché sono consapevoli che le loro sofferte riflessioni sono come un fischiare all'oceano dove l'oceano è costituito dalle istituzioni e da un ceto politico non più uso a camminare tra la gente. Sotto le loro critiche vedo in filigrana un mondo deluso, ma la cui delusione ha toccato i partiti e le istituzioni, ma non ha leso la passione politica, la sensibilità per il sociale. Però se le cose continuano ad andar così, dopo di loro ci sarà il silenzio. Ed allora, che fare?
Non possiamo cavarcela dicendo che le teste bianche parlano una lingua incomprensibile ai giovani e cominciare il rito dell'autoflagellazione. Le "lingue" sono sovrastrutture, sono strumenti e sotto gli strumenti ci sono le realtà: alcuni vi si immergono, altri le fuggono rifugiandosi in una realtà mediatica che è pura evasione. Tutti coloro che si occupano di educazione conoscono molto bene questo nemico che il mercato consumista ha rafforzato e reso più sottile, subliminale e insinuante. Nonostante ciò, l'educatore vero non desiste, ma insiste, egli sa quanto sia arduo l'appuntamento qualitativo con l'uomo, quando sia duro l'impegno per costruire una coscienza critica.
La politica non può delegare ad altri ciò che è anche un suo compito. Ci lamentiamo dei giovani che sono assenti, ma chi li ha educati ad essere presenti? Chi li ha educati alla partecipazione? Chi li ha coinvolti nel dibattito? La partecipazione non nasce per germinazione spontanea, ma è il frutto di una educazione che la nostra società non incoraggia e il ceto politico deprime nella misura in cui sentenzia senza ascoltare e si acciglia se qualcuno osa criticare. Le teste bianche gridano. I giovani tacciono. Il "macigno" resta immobile. Se non si compiono gesti concreti in grado di mettere tutti e tutto in discussione, due sono gli sbocchi possibili: o una democrazia fortemente personalizzata, e questo è l'obiettivo sciagurato del Pd, o la deriva di un ribellismo che si consuma più nel malcontento che in un progetto di società. Certo, alla restaurazione non piacciono i progetti alternativi, ma la decisione tocca alla sinistra. Se si lascia fare alla restaurazione in atto essa tenterà, in ogni modo, di portarci sul suo terreno e noi dovremo adattarci al suo modo di governare, a parlare con i suoi linguaggi, a imitare i suoi stili di vita, i suoi costumi e i suoi riti, a far nostri i suoi progetti conflittuali, la sua visione del mondo e della società. Per la restaurazione la politica è uno strumento per dominare dividendo, per la sinistra la politica è uno strumento per trasformare la società nel senso della giustizia.
Ci sono tempi e generazioni che non capiscono questo aut aut, ne seguiranno altre che lo comprenderanno. La storia spesso procede per sbalzi.
2) Quando ci si incontra in un contesto di volontariato, qui le teste sono prevalentemente giovanili. Sono giovani che ogni sera si incontrano con il mondo escluso, ma tacciono. Nella descrizione del primo contesto c'è l'assenza dei giovani, qui c'è il loro silenzio: ascoltano o sentono? Non riesco a capire e glielo dico. Come fanno a incontrarsi ogni sera con la miseria sociale, con la solitudine, con gli effetti più devastanti del nostro individualismo personale e neoliberista e a non dare valenza politica a una tale esperienza? Così la loro stessa fede e la loro umanità diventano pratiche e ne seppelliscono l'élan profetico facendone una religione-oppio. I silenzi parlano di rassegnazione all'immodificabilità delle strutture dell'organizzazione sociale, lasciano tranquilli i governi della città che producono esclusione e alienazione che loro stessi ogni sera soccorrono, ma non combattono. Dei problemi sociali, vedono solo il lato assistenziale, aprono le mense e le raddoppiano il giorno di Natale e di Pasqua e così facendo mettono una mano sulla bocca del povero perché non gridi la sua dignità e riceva in silenzio l'elemosina del potere. Quali chiese, quali gerarchie hanno insegnato a questi giovani a compiere simili delitti? Ma… silenzio! Sentono, ma non ascoltano. Eppure bisogna insistere perché se è possibile un altro mondo è possibile anche un'altra città, un altro quartiere, è possibile comunicare.
Non sono d'accordo con la disperazione. Il nubifragio acquisisce la mia attesa del sereno. Il movimento della speranza «indica la ricerca incessante di nuovi spazi per l'espansione del nostro essere e di nuove vie di uscita dalle difficoltà che tutti sperimentiamo. L'unica, debole garanzia a cui la speranza fa ricorso viene dunque offerta dal criterio del suo stesso tendere, dalla constatazione che ogni critica all'imperfezione, all'incompiuto, all'insopportabile, all'intollerabile presuppone senza dubbio la rappresentazione e la nostalgia di una possibile perfezione» (E. Bloch).
Rassegnazione e disperazione sono una miscela preparata ad arte. Se glissiamo sul "tendere" restiamo nello stagno della mediocrità dell'essere "né caldi né freddi". Ha vinto, sì, la restaurazione, ma tale vittoria è stata resa possibile dal grigiore politico che tutti hanno contribuito a creare divorziando dalla base e credendo, solo credendo, di interpretarne i bisogni e gli umori.
Il primo "macigno" da rimuovere è quello di cui non si vorrebbe parlare, ma non per questo motivo il "macigno" scompare. Ricucire il rapporto con i cittadini è opera che non può essere affidata alle parole e ai convegni degli intellettuali e dei partiti, ma ha gesti forti e di contrasto che ci liberino dalla panacea bipartisana che tende ad ovattare tutto senza risolvere nulla.


"Liberazione", 03/02/2008

 




permalink | inviato da Notes-bloc il 4/2/2008 alle 21:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Appello di un monaco leader del movimento del popolo birmano
post pubblicato in Messaggi, il 21 ottobre 2007


Appello di un monaco leader del movimento del popolo birmano

«Ai buddisti di tutto il mondo, agli attivisti e sostenitori del movimento birmano, vi prego date un aiuto per liberare il popolo birmano da questo sistema disastroso e cattivo. Ai sei miliardi di persone del mondo, a coloro che sono solidali con le sofferenze del popolo birmano, vi prego, aiutateci a liberarci da questo sistema malvagio. Molte persone vengono uccise, incarcerate, torturate e deportate in campi di lavoro forzato. Chiedo di tutto cuore alla Comunità internazionale di fare qualcosa per fermare queste atrocità. Le mie possibilità di sopravvivenza ora sono molto flebili. Ma non mi sono arreso e continuerò a fare del mio meglio».

                                                                   Ven. U Gambira, portavoce del Movimento del Popolo

                                                                                                             da http://perle.risveglio.net/




Onda birmana

No.

Uno stilista non è l’autore

del lungo sfilare del rosso.

No.

Non si tratta di bolidi

spinti da cavalli frustati.

No.

Non sono nemmeno formiche

colte dalla smania di esibirsi.

Niente di tutto questo.

E’ un’immensa onda umana

in cerca della spiaggia Libertà.

(Cesare S. Grizzly)

http://grizzly47.splinder.com/

I giovani vogliono andare avanti, non indietro!
post pubblicato in Messaggi, il 14 ottobre 2007


 <b>Studenti in tutte le piazze<br/>"No all'esame di riparazione"</b>
Studenti in tutte le piazze
"No all'esame di riparazione"

LA CRONACA. Scuole bloccate per lo sciopero dei ragazzi delle superiori: inizia l'autunno caldo della scuola. Gli universitari chiedono più investimenti per la ricerca. Cortei in 130 città
LE IMMAGINI DELLE MANIFESTAZIONI / IL VIDEO

"la Repubblica", Ottobre 2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 14/10/2007 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.
post pubblicato in Messaggi, il 6 ottobre 2007


 
Bamboccione sarai tu....

Anubi D'Avossa Lussurgiu
Tommaso Padoa Schioppa dixit: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa». Laddove il ministro dell'Economia e delle Finanze, che così si è espresso ieri nell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite sulle finanziaria, per «bamboccioni» intende «i giovani» di questo Paese. Quelli che «restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi». Ci pare di capire così: con una detrazione fiscale di 495,8 euro in tre anni per i giovani tra i 20 e i 30 con reddito superiore ai 15mila e rotti euro, e di 991,6 per quelli con reddito inferiore, essi, i giovani «bamboccioni», pur precari, non avranno più «alibi». Facciamo finta di non sapere in quale Italia - ossia in quale condizione economica e sociale - vivano il ministro e coloro che ne difenderanno le «ragioni di fondo». Nella nostra, quel che passa come «sostegno all'affitto» è un briciola. Mentre centinaia di migliaia di persone attendono con terrore il 15 ottobre e la fine della proroga degli sfratti. Oramai in gran parte inflitti per morosità. In un mercato delle locazioni in cui gli 80mila alloggi a «canone calmierato» promessi arriveranno, forse, in 10 anni dicansi dieci. In un Paese in cui l'inoccupazione giovanile dilaga, la disoccupazione è transgenerazionale e la precarietà si mangia ovunque il lavoro e l'esistenza. In un'Europa in cui il resto dei Paesi vede almeno resistere un'erogazione di basic income , di reddito minimo garantito, mai esistita in Italia. Padoa Schioppa da ieri è anche presidente del Comitato finanziario del Fondo monetario internazionale. Non osiamo pensare cosa potrà dire dei giovani disoccupati argentini. Perciò gli diciamo da subito: ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.


"Liberazione", 05/10/2007

A Romaaaanooo, inciucete pure cor Principe Montezemolo, ma non pensa' che noi - CITTADINI - te paramo er cu...
post pubblicato in Messaggi, il 29 settembre 2007


 

Ultime febbrili ore di trattativa prima del Consiglio dei ministri che deve varare la manovra. Applausi a scena aperta da Confindustria
Giordano: «Noi abbiamo avanzato delle proposte concrete, non si può più sostenere le imprese ma occorre una svolta in politica sociale»

Prodi al bivio: tenersi la sinistra
o la finanziaria di Montezemolo?

Andrea Colombo
Romano Prodi è al bivio. Deve decidere non nei prossimi mesi o nelle prossime settimane ma nelle prossime ore: quelle che lo separano dal varo della finanziaria. Le richieste della Sinistra non sono estreme, radicali o massimaliste. Sono ragionevoli e costruttive. Tali, del resto, le hanno considerate tutte le forze dell'Unione, moderati e moderatissimi inclusi, al momento di inserirle nel programma della coalizione o di votare, non più tardi di due mesi fa, Dpef e relative risoluzioni.
Non si tratta di ingaggiare un braccio di ferro sindacale su questo o quello dei 18 punti presentati dalla Sinistra nella sua proposta per la Finanziaria. Si tratta piuttosto di scegliere tra alternative di fondo. Quella tra la prosecuzione di una strategia che punta tutto sulla competitività dei prezzi, e pertanto premia solo le imprese sdegnando il resto, o l'imbocco di una via diversa che punta invece sulla qualità e sulla ricerca per garantire al paese sviluppo e competitività. Quella tra il privilegiare ancora una volta le fasce già superprivilegiate, con le solite imprese in cima alla lista, o invece iniziare a restituire qualcosa ha chi da decenni molto ha perso e moltissimo ha pagato.
Non è una disquisizione accademica. Riguarda al contrario scelte concretissime: verso quali lidi indirizzare i fondi a disposizione; da dove far partire quell'alleggerimento della pressione fiscale che tutti ritengono indispensabile, se dagli sgravi per le aziende o dalla restituzione del fiscal drag ai soliti bastonati; come calibrare l'intervento sull'Ici, se partendo dalle fasce basse oppure fingendo che non esista differenza alcuna all'interno della categoria, indistinta e generica, dei "proprietari di case".
Per un governo pur moderatamente di centrosinistra, la scelta si sarebbe dovuta porre subito, al momento di varare la prima legge di bilancio. Fu dribblata l'anno scorso in nome della prioritaria esigenza di risanare i conti pubblici, e i risultati di quella decisione si sono fatti sentire forti e chiari. La delusione si è diffusa a macchia d'olio. La popolarità del governo è precipitata: a un anno di distanza palazzo Chigi non riesce neppure a rallentare la picchiata.
Nessun alibi, stavolta, può consentire a Prodi di rinviare ancora. O meglio, il rinvio sarebbe di per sé una scelta. Tanto eloquente da non aver nemmeno bisogno di essere dichiarata.
E' anche possibile che a spiegare alcune recenti mosse del premier negli ultimi giorni valgano considerazioni di ordine diverso, vicine più alla lotta per la sopravvivenza quotidiana che alle strategie politiche di ampio respiro. E' possibile che il presidente del consiglio ritenga oggi più pericoloso e minaccioso Lamberto Dini di quanto non sia una Sinistra che sull'esperienza dell'Unione ha scommesso molto, e pertanto è di necessità più paziente e responsabile di chi, come il suddetto Dini, ha pochissimo da perdere.
Anche da questo punto di vista Prodi è a un bivio. Deve decidere non solo tra la Sinistra e la spregiudicata costellazione di microgruppi "moderati", ma tra il difendere la ragion d'essere di un'alleanza di centrosinistra e una navigazione di piccolo cabotaggio, il tentativo di sopravvivere cedendo puntualmente ai ricatti delle fazioni più ciniche e dei poteri più forti. Dovrebbe farlo, però, senza illudersi che la seconda scelta possa portarlo molto lontano, e magari tenendo presente che, in questo caso, il crollo sarebbe devastante non solo per lui ma per l'intera sinistra di questo paese. Non esclusa quella più moderata.

da "Liberazione", 29-09-07



permalink | inviato da Notes-bloc il 29/9/2007 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Leggiamo e diamo la nostra solidarietà a chi scrive ...
post pubblicato in Messaggi, il 9 settembre 2007


 
Quei titoli sui giornali e la distruzione della scuola pubblica
"Professori cornuti e mazziati"

Franco Berardi Bifo
Sono un insegnante. Svolgo il mio lavoro in una scuola serale. Insegno storia e cultura europea a studenti lavoratori, in gran parte di provenienza straniera. L'orario di lavoro sta fra le 19 e le 23. Cinque giorni alla settimana. Ventiquattro anni di anzianità. Il mio stipendio è di 1460 euro (millequattrocentosessanta).
Il contratto della mia categoria è scaduto nel 2005. Dopo una lunga vertenza ci è stato rinnovato solo nell'aprile del 2007. Ci hanno concesso un aumento medio di 100 euro. La vacanza contrattuale, cioè il lungo periodo durante il quale il contratto era scaduto, non è stata riconosciuta, con la complicità per me incomprensibile del sindacato. Non ci pagano gli arretrati, vabbè. Cento euro in più sono meglio di uno sputo in un occhio direte voi. D'accordo. Meglio di uno sputo inun occhio.
Il problema è che questo aumento non s'è visto. Funzionari del governo di centrosinistra hanno firmato questo contratto tanto chi se ne frega, ma i soldi fino a questo momento non si sono visti.
A luglio ho fatto gli esami di maturità. Mi spetterebbe un compenso per questo, poca roba, qualche centinaio di euro. L'avete visto voi? Io no.
Le condizioni della scuola e dell'università italiana peggiorano ogni anno prima di tutto per la ragione semplicissima che i soldi per l'istruzione (a proposito: come si chiama adesso il ministero? E' stata restaurata la parola pubblica davanti alla parola istruzione?) i soldi per l'istruzione non ci sono. Non ci sono i soldi per stabilizzare le decine di migliaia di ricercatori che mandano avanti la macchina universitaria in condizioni di indecente precarietà, ricatto, e miseria. Non ci sono i soldi per assumere le centinaia di migliaia di precari della scuola. Non ci sono i soldi per pagare gli aumenti concessi.
Per essere più precisi i soldi ci sarebbero, ma sono sistematicamente dirottati verso le scuole private, confessionali o padronali. In questi giorni si torna a scuola. La maggior parte dei (pochi) insegnanti che leggono un giornale (come permettersi un quotidiano al giorno con uno stipendio di millequattrocento euro?) la maggior parte degli insegnanti, dicevo, compra La Repubblica (e farebbe meglio a cambiare giornale).
La Repubblica ha sparato in prima pagina:
BASTA CON I PROFESSORI FANNULLONI.
Cornuti e mazziati, direte voi. La vera questione è un'altra. Il titolo della Repubblica è un'indecente
criminalizzazione di un'intera categoria. E la categoria pubblicamente insultata è quella che dovrebbe formare le nuove generazioni, che dovrebbe godere del rispetto e dell'ascolto della parte più sensibile della collettività. Metterli alla fame non basta. Occorre umiliarli pubblicamente: miserabili e fannulloni.
Ciò cui stiamo assistendo è la distruzione della scuola pubblica, e il governo di centrosinistra da questo punto di vista non si comporta diversamente da quello precedente. Questa distruzione si inserisce nel quadro più vasto di un processo generale di descolarizzazione, di produzione accelerata di ignoranza. D'altra parte è quel che chiede il mercato, dominus incontrastato della vita sociale. Il mercato del lavoro ha bisogno di gente incapace di ragionare, incapace di leggere, incapace di parlare. Ha bisogno di gente capace di rispondere a impulsi elettronici frattalizzati.
Gente costretta ad accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. Gente impaurita e solitaria. Questo occorre al mercato del lavoro. Gli insegnanti sono un ostacolo su questa strada. Occorre trasformarli in una mandria invigliacchita di esecutori del progetto di depressione della mente collettiva.
Sempre su Repubblica c'era anche l'articolo di Aldo Schiavone dedicato alla scuola. Lo Schiavone ha voglia di scherzare. Rivolgendosi agli insegnanti con aria saccente dice che sarebbe ora che riscoprissero il gusto (e i vantaggi) dell'autoformazione. Ma grazie signor Schiavone, aspettavamo giust'appunto lei. Aspettavamo proprio i suoi consigli. Che suggerisce? Un viaggio di studio? Lei lo sa quanti insegnanti debbono fare il doppio lavoro per potersi pagare l'affitto?
Chi glielo paga il viaggio di studio che ogni insegnante dovrebbe fare due volte all'anno se fossimo in un paese civile? Un paese civile? Quello in cui escono titoli come quello che campeggia sulla prima pagina della Repubblica non può essere un paese civile.


"Liberazione", 08/09/2007




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Il Manifesto politico e civile del Presidente in un'Italia allo sbando
post pubblicato in Messaggi, il 3 gennaio 2007


Bravo Napolitano, sa vedere l’Italia reale

Rina Gagliardi

Può succedere - è spesso successo - che il tradizionale discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica si risolva in una sequenza di ritualità, tanto ecumeniche quanto povere di contenuti. Ma il “debutto” di Giorgio Napolitano, la sera del 31 dicembre 2006, ha costituito una felice eccezione proprio da questo punto di vista: il capo dello Stato ha svolto cioè una riflessione di alto profilo istituzionale, come si usa dire, certo non di parte o faziosa, ma anche e soprattutto significativamente legata all’Italia del presente. Un ragionamento rivolto agli uomini e alle donne reali di questo Paese, nient’affatto circoscritto nei recinti dei palazzi - del massimo Palazzo - della politica.
E proprio alla possibile e necessaria “nobiltà della cosa pubblica”, Napolitano ha dedicato il primo passaggio della sua prolusione. «Non allontanatevi dalla politica», non rinchiudetevi nell’orizzonte o nella nicchia della vita privata, non rinunciate, in sostanza, alla possibilità di mutare, in meglio, lo stato delle cose presenti: questo il senso di un messaggio di grande valore etico e civile, non solo di un’esortazione, che il riferimento alla Resistenza antifascista ha ancorato alla stagione fondativa della Repubblica. Tanto più che il Presidente della Repubblica ha evitato di cadere nella trappola - sempre in agguato - dell’invocazione bipartisan: ha chiesto dialogo e confronto tra i poli, sì, ha riproposto la necessità di un confronto vero, come oggi certo non avviene, nel merito dei problemi italiani, sì, ma non ha certo invocato un clima politico “indifferenziato” o un generico embrassons-nous in cui si annullano identità diverse e anzi lontane. Come dargli torto, però, quando ha denunciato, con la sua proverbiale pacatezza, il limite attuale della politica, il suo ridursi a “politica gridata” o a mero esercizio di contrapposizione? Come non convenire con lui che qui - non nella rigorosa distinzione e anzi distanza delle idee e delle proposte che caratterizzano partiti e schieramenti - si annida un pericolo serio proprio per il rapporto tra cittadini e politica?
Il secondo e più corposo passaggio del suo discorso, Napolitano l’ha dedicato alla questione principe della società italiana: il venir meno della coesione sociale. Una crisi che, del resto, va di pari passo con la crisi della politica - e che forse, anzi, ne costituisce la radice più seria e profonda. Una crisi che però non si può pensar di risolvere, e nemmeno di affrontare, se non la si connette organicamente ai problemi di ingiustizia e iniquità sociale che affliggono l’Italia: in poche battute, parlando di disuguaglianze salariali da colmare, di occupazione da promuovere, di risorse (intellettuali femminili, giovanili) da valorizzare, di un Mezzogiorno che non può rimanere l’eterna cenerentola del paese, il Capo dello Stato ha lanciato una sorta di manifesto politico e civile, sul quale è difficile che non convenga la stragrande maggioranza del popolo italiano.

Inconfondibile e rigorosa la sua ispirazione “socialdemocratica”, progressista, razionale: un tempo l’avremmo forse giudicata prudente e financo “moderata”; oggi, nella confusione ideologica che ci sovrasta e nel clima di regressione che attanaglia il mondo, ci appare come una posizione - una proposizione - molto avanzata, forse (suo malgrado) perfino un po’ “eversiva”. Come è francamente “eversivo”, nel (dis)ordine attuale, la puntuale denuncia che il primo cittadino d’Italia compie (e ha compiuto anche l’altra sera) dell’ecatombe quotidiana degli infortuni sul lavoro.
Meno forte e riconoscibile, invece, nel messaggio presidenziale, l’accento laico che forse molti si aspettavano: il Presidente ha preferito non entrare nel merito e non esprimere alcuna posizione propria, forse per uno scatto di prudenza, forse per mantenere intatto il suo profilo di imparzialità, anche rispetto al pluralismo che attraversa l’Unione. Ma anche qui, guardando al testo con attenzione, un’indicazione chiara e netta c’è: sulle questioni oggi impropriamente definite come “eticamente sensibili”, ha detto Napolitano, la discussione e la decisione spettano comunque al parlamento - non ad altre autorità esterne, per quanto autorevoli possano essere. E a voler usare un po’ di malizia, si può dire che l’omaggio doveroso a Benedetto XVI è rimasto circoscritto alle sole questioni della pace, del Medio Oriente, della ricerca del dialogo interreligioso.
Insomma, lo pensavamo prima e oggi ne siamo ancor più persuasi: questo presidente della Repubblica, al di là dei suoi meriti personali, è un garante serio dell’equilibrio democratico di questo paese. Non ne siamo persuasi soltanto noi, che lo abbiamo votato, ma perfino Roberto Calderoli…

"Liberazione", 2 gennaio 2007



permalink | inviato da il 3/1/2007 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Cliccate su "Auguri" e vedrete un qualcosa creato da Jacquie Lawson
post pubblicato in Messaggi, il 31 dicembre 2006



Auguri

da Notes-bloc


(http://www.jacquielawson.com/)




permalink | inviato da il 31/12/2006 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Grazie a Beppone possiamo aiutare Robertino!
post pubblicato in Messaggi, il 21 settembre 2006


  • DAL BLOG DI

  • Beppone

  • AIUTIAMO ROBERTINO!

  • Robertino è un bambino di tre anni con un grave problema di salute.
    Io non lo conosco di persona, ma mi fido di
    Andryyy che l'ha segnalato.
    La mia piccolissima parte l'ho fatta... cosa ne dite di non deludere un bambino?
    Grazie amici bloggers.
    Link al sito di Roberto




  • permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
    Vado in vacanza - o in ferie?! - ... beh, ... vi farò sapere!
    post pubblicato in Messaggi, il 27 luglio 2006


    Carissime, Carissimi

    Notes-bloc, oggi pomeriggio, sistemerà le ultime  cosette da fare e, poi, ... andrà pure lui in ...

    ... V A C A N Z A

    - O ... SOLTANTO IN FERIE? -

    In ogni caso, "staccherà per un bel po' la spina" e cercherà di godersi la bell'aria di collina.

    Scriverà? Non scriverà?
    Questo non lo sa!
    Ma sarà sempre felice di leggere tutti coloro che vorranno dialogare un po' con lui!

    Vi abbraccia e Vi manda un grosso "in bocca al ..."
    ché non guasta mai! 

    Buone Vacanze!
    Notes-bloc




    permalink | inviato da il 27/7/2006 alle 14:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
    Italia-Germania raccontata dagli altri
    post pubblicato in Messaggi, il 6 luglio 2006


    I gol degli azzurri
    nelle telecronache straniere più colorite

     
    "Corriere della sera", 06-07-06



    permalink | inviato da il 6/7/2006 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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