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di Ignazio Licciardi
Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 giugno 2010


'Caro Tremonti,
che scempio i tagli alla scuola' 

Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger

Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni giorno. In una scuola dove “non c'è carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni” e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. “Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all'istruzione pubblica”, scrive Mila al ministro dell'Economia. Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco “recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure studiare l'italiano, quindi via due ore”. Ai tagli fatti “con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane”, Mila non ci sta. C'è la crisi, ma la soluzione non può essere “ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge”. Perché invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la lettera, che pubblichiamo integralmente.

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.

E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.

Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa

"il fatto quotidiano", 15-06-2010

A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola.
post pubblicato in Notizie ..., il 21 ottobre 2009


Appena un anno addietro ...

«Non sono d’accordo con quanto sostiene Tremonti», disse poco più di un anno fa, Berlusconi definendo il posto fisso «una pigrizia» che i giovani devono superare «cambiando spesso lavoro».

www.ilmessaggero.it (21-10-09)

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A riforma dal 2011. in aula la maggioranza si salva per un soffio, ma è bagarre

Scuola, graduatoria unica per i precari
E alla Camera scoppia lo scontro

Gli insegnanti potranno scegliere "un'altra" provincia oltre alla propria ("non più tre"!?) ed essere inseriti "a pettine"

ROMA - Una graduatoria unica a partire dal 2011: è questo la novità principale che dovrebbe essere inserita nel decreto legge sui precari nella scuola, all'esame dell'Aula della Camera, attraverso un emendamento a firma della commissione. Nel testo che è stato presentato si legge: «Il decreto con il quale il ministro dell'Istruzione dell'università e della ricerca dispone l'integrazione e l'aggiornamento delle predette graduatorie per il biennio 2011-2012 e 2012-2013» è improntato «al principio del riconoscimento del diritto di ciascun candidato al trasferimento dalla provincia prescelta in occasione dell'integrazione e dell'aggiornamento per il biennio scolastico 2007-2008 e 2008-2009 ad un'altra provincia di sua scelta con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione di graduatoria». Il che dovrebbe portare dal 2011 alla riduzione a due del numero di province per le quali si può esercitare l'opzione da parte degli insegnanti, nonché introdurre l'inserimento nelle graduatorie secondo la modalità cosiddetta 'a pettine' e dunque introdurre una sorta di graduatoria unica. Per la graduatoria attuale, resta quanto previsto dall'emendamento della relatrice Paola Pelino che ha confermato la possibilità di scelta in altre tre province, ma in coda alla graduatoria.

ALTA TENSIONE - Ma proprio durante l'esame del decreto legge sui precari della scuola il clima si fa rovente alla Camera. L'Aula respinge, secondo il parere del governo, un emendamento con 269 sì e 271 no e due astenuti. Il risultato della votazione favorevole alla maggioranza arrivato sul filo di lana malgrado la presenza in aula di cinque ministri e altrettanti sottosegretari - è l'accusa della opposizione - è stato determinato dal voto di Carolina Lussana, entrata nell'Emiciclo a votazione aperta e che è stata attesa prima che venisse chiusa. «Lei ha fatto una cosa scorretta - ha urlato il capogruppo del Pd Antonello Soro al vicepresidente Maurizio Lupi - violando la volontà del Parlamento». Ma Lupi ha replicato: «Ho rispettato il regolamento». Il clima si è fatto rovente dopo che, con la maggioranza battuta per dieci voti sulla richiesta di sospensione dei lavori, si doveva passare a votare il primo emendamento del decreto. Lupi ha dato la parola a Massimiliano Fedriga della Lega sull'ordine dei lavori, ma Soro si è precipitato al banco della presidenza urlando: «Non può parlare, c'è la votazione». Massimo Polledri (Lega) ha scavalcato il suo banco per buttarsi su Soro, ed è stato bloccato dai commessi. Lupi ha concesso la parola brevemente, sempre sull'ordine dei lavori, a Giuliano Cazzola e poi ha aperto la votazione.

LA NORMA IN QUESTIONE - Il comma 1, che l'opposizione voleva abrogare, prevede che i precari non possano utilizzare i loro contratti a tempo determinato per maturare anzianità ai fini contributivi e impone che i rapporti di lavoro a tempo determinato non possono trasformarsi in rapporti a tempo indeterminato.

GELMINI - «Auspico che il Parlamento adotti le soluzioni migliori per rispondere all'emergenza ma non manchi la visione di medio periodo» ha dichiarato il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. «Dobbiamo - ha spiegato la Gelmini - andare oltre l'emergenza e fare riforme che non sono più rinviabili. I giovani non vanno più illusi ma devono essere messi nelle condizioni di programmare serenamente il loro futuro». Il ministro ha esordito in aula spiegando che «il precariato nella scuola ha origini lontane, è il frutto di svariati interventi legislature che invece di alleviarlo lo hanno solo incrementato. Per troppo tempo la scuola è stata vista come un ammortizzatore sociale, e l'aumento degli insegnanti è stato scambiato con un aumento di qualità, secondo uno schema che è chiaramente fallito allargando a dismisura la platea degli aspiranti alla stabilizzazione ed il precariato». Insomma, «una situazione desolante e senza controllo, senza visione di insieme e inutile a fermare la crescita di nuovo precariato». Per questo, secondo la Gelmini «bloccare il ciclo delle Siss è stato un atto di onestà intellettuale: abbiamo 270mila precari nelle graduatorie permanenti e 300mila in quelle di istituto. Numeri drammatici rispetto ai quali è necessario cambiare pagina». Da qui la necessità, con questo decreto legge di cui il governo chiede la conversione, di «bloccare l'insorgenza di nuovo precariato dotando gli insegnanti italiani della carriera con avanzamenti legati al merito».

IL PD - «Il governo e la maggioranza, con la complicità del vicepresidente Lupi, hanno scippato il futuro ai precari della scuola» attacca la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. «Il presidente Lupi perdendo tempo e infrangendo il regolamento - aggiunge - ha permesso ad una maggioranza, vergognosamente latitante in Parlamento, di bocciare il nostro emendamento che stabilizzava i precari della scuola e permetteva la regolarizzazione anche per chi finora era stato assunto con contratti a tempo determinato». «È veramente una brutta giornata per la scuola e per il rispetto delle più basilari regole democratiche. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio a favore del posto fisso - conclude Ghizzoni - completano la colossale presa in giro nei confronti di tutti i precari».

L'IDV - Sulla scuola, afferma Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, «Il governo predica bene e razzola male. A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola. Una bella discrepanza tra pensiero e azione. L'ulteriore dimostrazione che questo centrodestra è capace solo di vendere fumo agli italiani e di danneggiare i lavoratori».

"Il Corriere della sera", 20 ottobre 2009

 

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Il business del precariato
I docenti a tempo determinato, solo nel 2009, hanno speso oltre 638 mila euro tra ricorsi e azioni legali contro le decisioni amministrative. Ai supplenti costa moltissimo anche la formazione extrascolastica finalizzata all'accumulo del punteggio per scalare le graduatorie provinciali. Secondo la Uil, in Sicilia è record precari

 CATANIA - I precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento sono 232.048 ed i continui ricorsi contro le decisioni dell'amministrazione hanno fatto spendere solo nel 2009 ben 638mila euro: il dato è contenuto in una ricerca nazionale realizzata dalla Uil Scuola dal titolo "Il business del precariato".
La spesa sostenuta dai precari si deve per l'errato posizionamento o la mancata inclusione nelle 104 graduatorie provinciali: gli oltre 600mila euro spesi complessivamente in meno di un anno sono stati ricavati moltiplicando una spesa media di 100 euro per ogni ricorso, per il numero dei ricorsi notificati al Miur (6.381) nel 2009.  Ma la spesa per i precari non si limita ai ricorsi.
Moltissimo viene speso anche in formazione al fine di accumulare nuovi punti da inserire in graduatoria e non rimanere indietro: 12 punti per l'abilitazione; 12 per ogni anno di servizio, 6 per il diploma, 6 per altra abilitazione e così via. L'esito però dipende spesso dalla provincia dove si è inseriti: questo anno, ad esempio, gli ultimi chiamati nella scuola elementare, in ordine di graduatoria, a Milano avevano 30 punti, a Roma 80, a Palermo 85.
"Un'abilitazione, un corso o un ricorso - spiega Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola - possono fare la differenza, dare quello `scatto in più' che porta alla stabilità. E allora se un insegnante fa un corso, lo fa anche un altro, e poi un terzo e così anche gli altri perchè nessuno passi avanti a nessuno. Oggi l'aggiornamento è determinato, oltre che dal servizio, dai titoli culturali, con costi altissimi per i supplenti".
Il sindacato propone una nuova strada: "Occorrerebbe - dice Di Menna - stabilizzare le graduatorie ad esaurimento a partire dall'intervento legislativo in discussione; realizzare organici e contratti pluriennali; approvare rapidamente il decreto sulla formazione iniziale; approvare un contestuale nuovo reclutamento con concorsi dove sono esaurite le graduatorie".
Record di supplenti in Sicilia. La stessa cosa accade se qualcuno decide di fare un master o di aggiungere al punteggio di partenza la frequenza ad un corso di perfezionamento, o ancora intraprendere la strada del ricorso. "Ad ogni mossa ne corrisponde un'altra - continua Di Menna - finalizzata ad accumulare punti, più punti degli altri. Una strategia che ha costi elevatissimi in termini di tempo, impegno e denaro".
Il sindacato ha anche quantificato la suddivisione regionale: il record di precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento è della Sicilia (33.754 iscritti), seguita dalla Campania (32.727) e della Lombardia (28. 684); molti sono inseriti anche nel Lazio (22.025) ed in Puglia (18.642). All'ultimo posto della graduatoria figura invece il Molise (appena 1.760), seguita da Basilicata, Umbria e Friuli.
La Uil Scuola propone, con l'occasione, un percorso di accesso alla docenza alternativo: "non ci soffermiamo - sottolinea Di Menna - sull'opportunità di seguire dei corsi, fatto assolutamente personale, né sulla decisione, del tutto legittima, di proporre un ricorso, quel che emerge dall'analisi di questi ultimi anni è il meccanismo che si è formato. Siamo in presenza di un sistema che rincorre se stesso".
"Questi interventi, a partire dagli incarichi pluriennali - continua Di Menna - consentirebbero non soltanto la continuità nella didattica e nei servizi ma eviterebbero le rituali, lunghissime file che si ripetono nel mese di agosto, ogni anno per l'incarico, nonché i continui spostamenti di sede. Occorre dar seguito al piano di immissioni in ruolo e indire i concorsi dove le graduatorie sono esaurite, perché - conclude il segretario della Uil Scuola - senza questi interventi si sta già formando nuovo precariato che matura legittime aspettative".

www.lasiciliaweb.it 21-10-09

Prosa o Poesia? Dimissioni Tremonti sì o ... no?!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 3 novembre 2008


«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì». Il Governo mandi i facinorosi; poi menateli pure, giustificate la vostra punizione severa. Meglio "Picchiarli a sangue" (Cossiga)


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 "Che roba Contessa all'industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire."

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

"Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa."

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.
(Pietrangeli, Contessa)

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Mozione di Idv e Pd: "Presentato dal governo ha effetti ancora
più devastanti. Ora il ministro Tremonti, come promesso, si dimetta"

L'allarme dell'opposizione
"Ritorna la norma salva-manager"

da "la Repubblica" del 30 Ottobre 2008


Tremonti aveva detto in Aula:

 "O va via l’emendamento o va via il ministro dell’Economia".
Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in aula al Senato, riferendosi ad un emendamento presentato al decreto Alitalia che permetterebbe di "salvare" i manager dei recenti crack finanziari. Il numero uno di via XX Settembre ha spiegato che,
"se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede la riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori si sbaglia". "Questo emendamento è fuori dalla logica di questo Governo. O va via questo emendamento - ha concluso il titolare del dicastero dell'Economia - o va via il ministro". L’aula del Senato ha accolto le parole di Tremonti con un applauso
(L'aut aut di Tremonti).

da “Il Giornale”

Uno dei compiti più delicati del ministero dell'Economia: il controllo dell'onestà contributiva!?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 ottobre 2008


Il conflitto di Tremonti

di Luca Piana

Gli affari segreti dello studio fondato dal ministro. Tra banche, petrolieri e aziende pubbliche. Incarichi di prestigio agli associati. E pratiche che procedono a rilento all'Agenzia delle Entrate

 
Giulio Tremonti

La pratica è arrivata sul tavolo degli ispettori anti evasione ormai da tempo. La Mondadori, casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi, è sospettata di aver evaso il fisco. Facendo i controlli sulle dichiarazioni del 2004, gli uomini dell'Agenzia delle Entrate di Milano si sono accorti che la Mondadori aveva escluso dal reddito imponibile una serie di guadagni, riducendo le tasse da pagare.

Una cifra non elevata, dicono fonti vicine al dossier, anche se superiore ai livelli che potrebbero far scattare la denuncia per falsa dichiarazione. Il caso, però, è politicamente scottante per due aspetti diversi. Il primo è che sarebbe clamoroso vedere un premier punire se stesso per aver evaso il fisco. Il secondo è che tra i consulenti fiscali abituali del gruppo Fininvest c'è, anche se in modo non esclusivo, lo studio fondato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Così all'Agenzia delle Entrate, l'ente che si occupa della lotta all'evasione guidato da un fedelissimo del ministro, Attilio Befera, la pratica Mondadori sembra non fare progressi da mesi: alla stessa casa editrice fanno sapere di non essere a conoscenza se i rilievi, dichiarati già nel bilancio 2007, abbiano avuto seguito. All'Agenzia, invece, non commentano.

In prima linea durante queste settimane di durissima crisi finanziaria, Tremonti è da sempre considerato una delle figure più in vista nell'alleanza che gravita attorno a Berlusconi. Esiste però una faccia poco nota del pianeta Tremonti, costituita dalla sua attività professionale di fiscalista. Lo studio, fondato negli anni Ottanta, ha la sede storica a Milano, dove occupa gran parte di un elegante palazzo in via Crocefisso. Dal citofono il cognome del ministro oggi è sparito. Vi rimangono quelli dei più anziani fra i partner attuali: Enrico Vitali, Dario Romagnoli e Lorenzo Piccardi. Il sito Web informa che Tremonti "ha lasciato lo studio".

Gli studi professionali non sono aziende ma associazioni fra partner che si dividono i profitti. Se uno lascia, a meno di accordi segreti, la ditta esce dal suo patrimonio. Per Tremonti, però, l'idea di un taglio netto è dura da sostenere: ogni volta che è uscito dal governo, è tornato a lavorare in studio. È accaduto nel luglio 2004 quando, in rotta con Gianfranco Fini, per 14 mesi dovette lasciare il posto a Domenico Siniscalco. Ed è successo nel 2006, dopo l'ultima vittoria di Romano Prodi.

Questo avanti-indietro dà vita a un corto circuito continuo. Il primo aspetto problematico nasce nei rapporti fra ministero e imprese a controllo statale. Tremonti partecipa alla nomina di manager di aziende che, poi, figurano fra i clienti dello studio, come accaduto con Enel e altre società. Un intreccio che si complica quando il ministro assegna incarichi a persone che incrocia nell'attività privata. Nel 2002 ha piazzato nel collegio sindacale dell'Eni Paolo Colombo, fratello di Fabrizio, un suo associato. Due anni dopo lo stesso Paolo Colombo è divenuto consulente dello studio e lo scorso giugno, nella tornata di nomine all'Eni varate da Tremonti, è stato promosso consigliere. L'unica donna fra i partner dello studio, Laura Gualtieri, è stata nominata nel collegio sindacale di due aziende della Finmeccanica, Agusta e Alenia Aermacchi, anche se solo come sindaco supplente. Curioso il caso del presidente dell'Enel, Piero Gnudi, riconfermato in giugno: è stata la figlia, Maddalena, a venire accolta, quest'anno, tra gli associati dello studio fondato da Tremonti.

Il secondo aspetto delicato riguarda la sfera politica. I proclami del ministro a volte stridono pesantemente con il business dello studio, facendo apparire Tremonti come il Don Giovanni di Mozart: cambiando identità a seconda della donna che ha davanti, il seduttore sembra perdere se stesso. Lui attacca la grande finanza, ma fra i clienti abbondano le banche, dalla Merrill Lynch al Monte dei Paschi di Siena, che in luglio si è avvalso della consulenza fiscale di Vitali & C. per vendere alla Lehman Brothers l'attività dei crediti in sofferenza. E non mancano i petrolieri, quelli che avrebbero dovuto piangere per l'introduzione della cosiddetta Robin Hood Tax. Il 17 luglio, parlando alla Camera dei deputati, Tremonti si è scagliato contro i colossi russi dell'energia, affermando che in Europa operano soggetti dalle "caratteristiche aggressive diverse da quelle di mercato". Un mese prima, quando era ministro da 40 giorni, la Erg della famiglia Garrone aveva però venduto alla russa Lukoil il 49 per cento delle raffinerie e della centrale di Priolo, in Sicilia, per 1,37 miliardi. Per minimizzare l'impatto fiscale sull'incasso, la Erg si era rivolta allo studio fondato da Tremonti, con cui vanta un lungo rapporto: uno dei partner, Marcello Valenti, è sindaco della Erg Raffinerie Mediterranee.

In maniera più rilevante, l'elastico tra politica e professione si intreccia con uno dei compiti più delicati del ministero dell'Economia: il controllo dell'onestà contributiva dei grandi gruppi, che sono pure clienti, dalla Pirelli alla Fiat. Lo studio non vuole fare commenti sull'elenco dettagliato dei clienti. Ma l'intreccio produce effetti ai limiti del comico, come accaduto il 19 giugno alla festa della Guardia di Finanza, celebrata al Foro Italico sotto gli occhi di Tremonti, appena tornato ministro. Durante la cerimonia tre finanzieri - il tenente colonnello Sergio Napoletano e i marescialli Antonio Fusco e Roberto D'Oria - sono stati premiati per aver portato a termine "una complessa attività di verifica nei confronti di una nota azienda dell'alta moda", che aveva sottratto al fisco "redditi per oltre 280 milioni". La nota azienda era degli stilisti Dolce & Gabbana, che per difendersi dall'erario, si erano affidati allo studio fondato da Tremonti. 'L'espresso' ha potuto ricostruire altri episodi - da Telecom Italia alla Techint, dalla Magiste di Stefano Ricucci all'eredità fiscale del gruppo Capitalia - nei quali Tremonti si è ritrovato coinvolto prima come ministro, poi come collaboratore dello studio, o viceversa.

EVASORI D'ACCIAIO Nei primi mesi del 2008 l'Agenzia delle Entrate si è ritrovata sul tavolo un caso delicato. A essere coinvolta era la Dalmine della famiglia Rocca. Spulciando il bilancio 2003, gli ispettori di Bergamo dell'Agenzia hanno scoperto che la Dalmine aveva escluso dall'imponibile 108 milioni di sterline (160 milioni di euro): cifra versata alla BHP Billiton Petroleum per chiudere un procedimento legale avviato dopo la rottura di un gasdotto e che aveva condotto a un pronunciamento sfavorevole della High Court of Justice inglese. La vicenda è complessa. In un primo momento sembrava che potesse essere accolta la linea difensiva del gruppo Rocca, affidata allo studio Tremonti, che sosteneva la deducibilità del prezzo pagato. In seguito, altre verifiche hanno dato ragione agli ispettori di Bergamo, aprendo la strada a una contestazione stimabile in un centinaio di milioni. Passati cinque mesi dal ricambio al vertice dell'Agenzia, la questione non risulta però ancora definita.
Marco Tronchetti Provera

DIETROFRONT TELECOM Se c'è un caso che mostra l'intrecciarsi delle indagini del Fisco con l'andirivieni di Tremonti dal ministero, è quello relativo all'acquisizione di Blu, un vecchio operatore di telefonia Gsm in difficoltà, da parte di Telecom. La compagnia, guidata allora da Marco Tronchetti Provera, acquista Blu nel 2002. Nel dicembre dello stesso anno (con Tremonti ministro), chiede all'Agenzia delle Entrate, sede di Torino, di utilizzare le perdite fiscali dell'operatore in disarmo per ridurre l'imponibile, avvalendosi di un parere del tributarista Franco Gallo. Ottiene l'ok nel marzo 2003.

Due anni dopo, gli ispettori centrali dell'Agenzia, guidata all'epoca da un altro fedele tremontiano, Raffaele Ferrara, contestano alla Telecom di aver rappresentato l'operazione Blu in modo scorretto. Tremonti all'epoca è uscito temporaneamente dal governo e Telecom si affida alla consulenza del suo studio. Nella vicenda ballano cifre da capogiro. L'accertamento si conclude nel dicembre 2007 con la richiesta di 436 milioni di maggiori imposte, oltre a sanzioni e interessi per 492 milioni. Il 7 maggio scorso, casualmente il giorno del ritorno di Tremonti al ministero, viene spedita una cartella esattoriale che impone il pagamento di una prima tranche di 182 milioni. Telecom ottiene dalla Commissione tributaria di Torino la sospensione della riscossione. E ora l'Agenzia tratta con il gruppo e il suo consulente - Vitali, Romagnoli, Piccardi e Associati - la possibilità di una transazione.

CLIENTI & RAIDER Tremonti, tornato ministro e alle prese con la crisi finanziaria, attacca speculatori, paradisi fiscali e banchieri. Lo studio che lui ha fondato mostra però consuetudine con tutte queste categorie. In Lussemburgo aveva aperto nel 1992 la società Studio Tremonti International, liquidata due anni dopo. Più recentemente, ha difeso l'operato della Bell di Emilio Gnutti (vedi box a lato). E tra i clienti non sono mancati Gianpiero Fiorani e Stefano Ricucci. Il banchiere chiese un parere fiscale allo studio nel 2003, per una riorganizzazione che permise alla Popolare di Lodi di pagare meno tasse per decine di milioni. Quando invece nel luglio 2006 il gruppo Ricucci iniziò ad andare a gambe all'aria, e si ritrovò a dover sanare le imposte evase, la prima porta a cui bussò è quella di via Crocefisso. E così, a trattare con l'Agenzia un accordo per decine di milioni si è ritrovato Giuliano Foglia, un partner entrato nello studio cinque anni fa.

Cesare Geronzi

GERONZI D'ORO Uno dei casi più clamorosi, tuttavia, riguarda Unicredit. L'istituto guidato da Alessandro Profumo quest'anno potrebbe pagare un miliardo di tasse in meno per effetto di una norma introdotta dal Tremonti ministro. La sorpresa è contenuta in una società inattiva, Ipse 2000, il cui pacchetto di maggioranza Unicredit ha trovato in Capitalia, la banca acquistata l'anno scorso. Ecco i fatti. Otto anni fa Capitalia, guidata da Cesare Geronzi, decide di finanziare l'avventura di Ipse, una società nata dal nulla per buttarsi nei telefonini Umts. Ipse si dissangua per rilevare le frequenze necessarie e nel 2004 è sull'orlo del fallimento. Porta però in dote 3 miliardi di perdite fiscali che possono dar luogo a un beneficio in termini di minori imposte stimabile in un miliardo. Capitalia offre Ipse all'Enel, che già possiede Wind, e potrebbe essere interessata alle frequenze. Il fatto che una 'bara fiscale' possa essere sfruttata da un'azienda statale come l'Enel suscita però critiche. E l'Agenzia delle Entrate pone un vincolo: Enel può compiere il blitz solo se non rivenderà Wind a stretto giro di posta, cosa che invece intende fare.

L'affare si blocca, ma Capitalia ha un 'piano B'. Forte di un parere di Enrico Vitali, mira a utilizzare per sé le perdite fiscali. Senza fare troppo rumore, compra azioni Ipse fino al 50 per cento più una. La mossa è necessaria per usufruire del cosiddetto 'consolidato fiscale', varato dal Tremonti ministro l'anno prima. E permette a Geronzi, al momento di vendere la banca, di indorare la pillola di Ipse, un'operazione del tutto sballata. Il frutto potrebbe essere colto da Profumo quest'anno. Un miliardo di minori tasse per lo Stato non è poco: alla cosiddetta carta per i poveri, voluta dal ministro, sono stati destinati solo 200 milioni.

("L'espresso", 30 ottobre 2008)
L'arte dell'inganno in 100 giorni!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 agosto 2008


Come ingannare un intero popolo!
Leggi:
 
http://www.unita.it/documenti/centogiorni.pdf

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