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di Ignazio Licciardi
Flc Cgil: lnvestire sulla Conoscenza, sull'Innovazione e sulla Ricerca invece di investire su faraoniche opere.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 aprile 2010


La Flc Cgil a Congresso: la difesa dei precari per statuto

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

 

Anche la Gelmini al Palariviera di San Benedetto del Tronto. La sua faccia con il naso di Pinocchio dà il benvenuto ai delegati della Flc Cgil riuniti per il secondo congresso nazionale. Slide su tutte le bugie che il ministro dice ogni giorno sulla scuola, l'università e la ricerca. E dal palco Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione della Conoscenza, le elenca una ad una. Una relazione «ottima e abbondante» è il commento di tutti, che non ha risparmiato critiche al governo come al Pd: «Aberrante la proposta di legge del Pd sul contratto unico», fino al ministro Brunetta: «I veneziani lo hanno forse considerato un fannullone e anche un arrivista che pretendeva di fare contemporaneamente il ministro e il sindaco». Per poi finire con l'autocritica sul sindacato: «Nella Cgil e nella Flc -ha detto Pantaleo – non ci saranno mai pensieri unici, perché serve un forte pluralismo di idee e di sensibilità per rendere sempre più forte la nostra organizzazione». E un invito alla sinistra: "Riproporre un vocabolario troppo facilmente accantonato: classi sociali, interessi del lavoro, classe operaia, borghesia. Siamo proprio di fronte ad un'idea classista di società, che bisogna sconfiggere".

Due ore e la platea lo ascolta in silenzio per poi sciogliersi in un fragoroso applauso. I lavori proseguono fino a sabato. Domani Ermanno Detti intervista Tullio De Mauro, venerdì sera invece, la tavola rotonda sul federalismo e settori pubblici della conoscenza, sarà presente anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

LA NUOVA Flc-Cgil
Valore al lavoro e sindacato apre ai giovani. «Saremo sempre un'organizzazione aperta. Sono convinto che la Cgil debba conservare quel profilo democratico di una grande organizzazione di massa e per queste ragioni bisogna liberarsi delle inevitabili tensioni del Congresso, predisponendoci al reciproco ascolto delle diverse opinioni. Alla fine quello che deve prevalere – ha precisato Pantaleo – è l'orgoglio di appartenere a questa straordinaria esperienza umana e politica che è la Cgil». Occorrono insomma “profondi cambiamenti culturali “nel nostro modo di interpretare la funzione di rappresentanza sociale, ha esortato Pantaleo. «Siamo stati l'unico soggetto che ha tentato di opporsi alla cancellazione dei diritti a partire proprio dall'istruzione pubblica». Da qui la convinzione del sindacato: per uscire dalla crisi è l'investimento sulla Conoscenza il nodo strategico. «Invece di investire sul nucleare o su faraoniche opere come il Ponte di Messina, investimenti sulla sicurezza degli istituti scolastici, sull'innovazione e la ricerca».

Una identità che la Cgil si è costruita nelle tantissime manifestazioni contro la Gelmini a partire da quella imponente del 30 ottobre del 2008 in piazza del Popolo, e ancora prima con le battaglie contro la riforma Moratti sulla scuola.

Tantissime le iniziative messe in campo: i referendum contro le intese separate sul secondo biennio contrattuale, la scelta di presentare le liste per i rinnovo delle Rsu nella scuola, nonostante il rinvio deciso da Brunetta. «Si può discutere dei tanti limiti e delle cose che andrebbero modificate nel nostro sindacato – ha detto Pantaleo – ma bisogna partire dalla valorizzazione di quelle lotte . In quelle piazze e in quegli scioperi si è ritrovata l'Italia che non abbassa la testa, che non guarda dall'altra parte, che non ha paura». Quelle facce, sono la Cgil.

SINDACATO APRE AI GIOVANI
Un coordinamento dei precari. La Flc-Cgil si assume per Statuto il compito di rappresentare tutti i precari: della scuola, della ricerca, dell'università, e Afam. E il primo risultato sarà una mobilitazione in maggio. Poi l'annuncio degli Stati Generali della Conoscenza, nel mese di settembre. Al centro dell'identità della Flc ci sarà la stabilità del lavoro, ma mutando - ha precisato Pantaleo - il nostro modo di fare sindacato. "Dobbiamo essere in grado di riprodurre meno ritualismi, meno burocrazia e meno onnipotenza dei gruppi dirigenti, che devono avere l'umiltà di ascoltare". Tra gli obiettivi, largo ai giovani. E ancora: un piano straoridinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il 30% degli istituti hanno bisogno di manutenzioni urgenti, 4 scuole su 10 sono prive di strutture per lo sport e molti edifici non sono stati bonificati dall'amianto. Ma la cosa più grave - si legge nella relazione - è che si vuole "occultare questa verità". Il decreto sottoscritto tra Istruzione ed Economia è top secret: non è stato neppure presentato ai sindacati.

LA SCUOLA
Nella società prevale il “censo” ha detto Pantaleo. «Vengono premiati i raccomandati, che atttraverso il rapporto con la politica e i potetati si garantiscono percorsi di carriera facile, stabile e retribuita. La scuola non riesce più a svolgere la funzione sociale. Oggi chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco e può affermarsi nel campo delle professioni dei propri genitori, chi nasce in una famiglia povera ha scarse possibilità di realizzare un futuro migliore. Questa è la narrazione della realtà, non quella della ministra Gelmini quando parla di “meritocrazia” o quella di Brunetta quando chiede ai giovani di non essere “bamboccioni”».

Il messaggio di Napolitano e Ciampi: Un congresso, si legge nel messaggio del Quirinale, impegnato a "tracciare il bilancio di un anno certamente impegnativo e a delineare i futuri indirizzi dell'attività dell'organismo di rappresentanza" e dal quale, prosegue, "potranno emergere utili approfondimenti sulle condizioni di lavoro nella scuola, nell'università' e nei diversi enti di formazione e di ricerca". L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi  avrebbe dovuto tenere una lezione sulla Costituzione: "La ringrazio per il gentile pensiero - scrive Ciampi a Pantaleo - l'ho particolarmente gradito. Peraltro, l'anagrafe ha le sue ferree regole e non mi consente di assumere ulteriori impegni ancorchè interessanti e graditi quale quello prospettatomi, che mi porti fuori Roma".

TUTELA DI TUTTI I PRECARI Uscire dalla logica emergenziale aprendo un tavolo di confronto sul precariato nella scuola. La Flc ribadisce la sua contrarietà al “salva precari”, chiede invece stablizzazioni con piani i reclutamento pluriennali. Un no secco anche all'eventuale cancellazione delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato guidato da Pantaleo ha preso l'impegno di confrontarsi con i diversi comitati dei precari.

ISTRUZIONE LEGHISTA “La cultura della Lega Nord non potrà mai essere la nostra, non è conciliabile con i nostri ideali – sottolinea Pantaleo – perché l'accoglienza, diritti e doveri sono inseparabili ai fini dell'integrazione e del rispetto delle persone”.

 

"l'Unità", 14 aprile 2010
Ricerca in Italia?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010


Andato in onda Rai Tre il: 05/02/2010
 
Due cervelli “non in fuga” raccontano a Corrado Augias la crisi della ricerca in Italia.
Ospiti a "Le Storie - Diario Italiano": 
Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi

 

 

 

18 Marzo: SCIOPERO GENERALE DEL MONDO DELL'ISTRUZIONE
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 16 marzo 2009


 Sciopero generale, cortei di universitari, ricercatori e lavoratori precari
Gli studenti: "L'agitazione indetta dalla Cgil è solo una prima occasione di rilancio"

L'Onda pronta a tornare in piazza
la protesta riparte il 18 marzo

di CHIARA BRUSA GALLINA


L'Onda pronta a tornare in piazza la protesta riparte il 18 marzo

Il manifesto dell'Onda
per lo sciopero del 18 marzo

SI sta alzando la marea. L'Onda studentesca si prepara a tornare in piazza dopo i bagni di folla dell'autunno scorso. Sono giorni di organizzazione, questi: assemblee, discussioni e poi la propaganda virale sul web, che fin dall'inizio ha contraddistinto il movimento contro i tagli del governo alla scuola e contro le leggi targate Gelmini. L'occasione per farsi sentire è lo sciopero indetto dalla Flc Cgil per il 18 marzo. Torino, Palermo, Roma. E poi Padova, Napoli, Milano, Genova. Gli universitari ci saranno, insieme ai ricercatori e lavoratori precari degli atenei.

"Lo sciopero lanciato dal sindacato è una prima occasione di rilancio: torniamo in piazza", è l'appello della Sapienza in Onda sul
sito di Uniriot. L'invito è rivolto anche a "precari e studenti medi" perché questo è un momento "decisivo" per il movimento. Che ci tiene a ribadire la sua "autonomia e irrappresentabilità", il suo non essere etichettabile sotto l'egida di un partito o di una confederazione. Si battono per il futuro dell'istruzione. Un futuro che, avvisano, di fatto è un presente: "Le conseguenze dei tagli del governo si vedono già - afferma Alioscia Castronovo dell'Onda di Lettere dell'università romana La Sapienza - è stato annunciato il prossimo aumento delle tasse e del numero chiuso".

"In molte facoltà non usciranno i nuovi bandi di dottorato - dice Isabella, dottoranda in studi politici a Torino - e noi dell'Onda torinese aspettiamo anche l'appuntamento del 24 marzo, quando il senato accademico discuterà il bilancio e si materializzeranno le conseguenze dei tagli".

Dopo l'approvazione della legge 133 e del dl 180, cioè la riforma Gelmini sull'università, si misurano i primi effetti. Ma tra i motivi della protesta c'è anche il ddl 116, meglio conosciuto come norma "ammazzaprecari", che dev'essere approvato dal Senato entro marzo. Dalla scuola al lavoro: "Il tema è anche quello di costruire un nuovo welfare dentro e contro la crisi", chiarisce Andrea Ghelfi, studente di lettere e filosofia di Bologna. Così, tra gli appuntamenti che l'Onda sta segnando in calendario, c'è il 28 marzo, data del G14 sul welfare a Roma e dello sciopero generale dei sindacati di base. E poi ci sono il 4 aprile, manifestazione nazionale della sigla di Epifani, e il 18 e 19 maggio, quando a Torino si terrà il G8 delle università.

"Sarà una primavera di conflitto", prevedono i comitati dell'Onda. Per ora la contestazione è un cantiere in fermento: si stanno decidendo il dove, il come e il quando prima del 18 marzo che, riflettono da Palermo, è "il momento della grande scommessa, il rilancio dell'Onda, il primo degli appuntamenti politici della nuova mareggiata". Roma: ore 9, piazzale della Minerva. Bologna: corteo da piazza Verdi, ore 11. Milano: si parte alle 9 da Porta Venezia. Stessa ora a Genova, da piazza Caricamento. A Padova riunione lunedì per un'assemblea in cui "concretizzare tappe e modalità". E poi Torino, Napoli, Palermo.

Ma si faranno ancora i grandi numeri di ottobre e novembre scorsi? "Sarebbe ingenuo pensare di essere ancora così tanti - dice Dana Lauriola, dell'Onda torinese - ma è importante che scendiamo in piazza insieme a lavoratori e precari". "Il problema non è avere un corteo numeroso come quello di novembre - sottolinea Alioscia - ma rilanciare i temi, risvegliare un livello di consenso". L'Orientale 2.0 di Napoli chiede la costruzione di un'assemblea unitaria delle realtà dell'Onda "per restituire continuità e progettualità all'enorme energia accumulata nelle mobilitazioni dell'autunno".

Non che da allora tutto sia rimasto fermo, come dimostrano le incursioni dei ragazzi alle inaugurazioni dell'anno accademico. "Non eravamo sotto i riflettori, ma abbiamo continuato a lavorare: noi precari delle discipline umanistiche-sociali a Torino ci troviamo settimanalmente", racconta Isabella. "A Bologna stiamo sperimentando un processo di autoriforma, abbiamo ottenuto che vengano riconosciuti con i crediti quattro seminari autogestiti, costruiti con docenti e ricercatori", afferma Andrea. Non solo piazza, cortei e slogan, quindi. "Il lavoro qui è quotidiano, c'è spirito di autoformazione nei dipartimenti. Scrivilo, questo".
("la Repubblica", 16 marzo 2009)

E a Palermo:

Date: Mon, 16 Mar 2009 18:10:14 +0100 
From: "UdU Palermo" <udupalermo@gmail.com>   Import addresses udupalermo@gmail.com  Block email udupalermo@gmail.com
Reply-to: udupalermo@gmail.com
To: licciard@unipa.it
Subject: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO 18 MARZO ORE 10 TEATRO POLITEAMA
 
 
II governo vuole demolire l'università pubblica...

NOI LA RICOSTRUIAMO!

Mercoledì 18 Marzo 2009 studenti, docenti e personale della scuola e dell'università di tutto il paese scenderanno in piazza per una mobilitazione nazionale. E' la prima volta che tutto il comparto della conoscenza, unitariamente tra scuola e Università, scende in piazza congiuntamente.

L'Unione degli Universitari aderisce e promuove la mobilitazione della CGIL-FLC e sarà in piazza al fianco dei lavoratori di scuola e Università per difendere il carattere pubblico del sistema formativo italiano, perché l'Università non può diventare una fondazione privata, perché lo studio deve rimanere un diritto da garantire e non un debito da contrarre, perché l'Università non può diventare un'impresa privata, perché gli Atenei sono e devono rimanere un ente pubblico autarchico e non economico.

Il 18 Marzo è una tappa fondamentale di un percorso di mobilitazione contro le politiche di questo governo che continuerà con lo sciopero generale il 4 Aprile a Roma quando incroceranno le braccia tutti i lavoratori, non virtualmente ma scendendo in piazza a manifestare.

In programma a Palermo anche un'iniziativa nazionale in cui si discuterà del ruolo dei giovani e dell'istruzione per uscire dalla crisi economica. Noi giovani siamo una risorsa fondamentale per l'Italia e pretendiamo più spazi per mettere al servizio del paese conoscenze e professionalità per far ripartire lo sviluppo sociale ed economico.

18 MARZO 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO

ORE 10 TEATRO POLITEAMA

"I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi"

INTERVENGONO: Domenico PANTALEO Segretario Generale FLC CGIL, Andrea Gattuso Esecutivo UdU Palermo

CONCLUDE: Guglielmo EPIFANI Segretario Generale CGIL

Contatti Pasquale Dipollina 3296908783 web: www.udupalermo.it

Andrea Gattuso 3495359502  mail: udupalermo@gmail.com

Marco Sucameli 3208350515

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I "cugini" Francesi tengono alta la guardia!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 5 marzo 2009


In Francia studenti, ricercatori e professori uniti nella contestazione

Parigi, lanci di scarpe e flash mob
contro la riforma dell'università

L’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit: «Ogni epoca contesta con i mezzi a disposizione»

Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)
Uno studente durante un'assemblea contro la riforma dell'Università (dal sito dell'Unef)

PARIGI – Finiti i tempi delle barricate e dei cubetti di porfido strappati al selciato per scagliarli contro la polizia. A Parigi, nel quartiere latino, nei dintorni della Sorbona, teatro di scontri del maggio ’68, studenti, ricercatori e professori protestano uniti contro la riforma della ricerca e dell’università lanciando scarpe al ministero, organizzando flash mob in piazza e lezioni in metrò. «Ogni epoca – commenta l’ex leader sessantottino Daniel Cohn Bendit – esprime la contestazione con i mezzi a disposizione».

FLASH – E l’alter-contestazione è cominciata quando i ricercatori universitari, al centro di una riforma che impone tagli di personale e stravolgimenti strutturali, hanno intuito che le manifestazioni non bastavano più. «I nostri comunicati stampa – spiega Isabelle This-Saint-Jean, 45 anni, insegnante di economia e ricercatrice all’Universita di Parigi 13, presidente del collettivo “Salviamo la Ricerca” – erano insufficienti. Così abbiamo trasformato la protesta in happening». Ecco allora il flash mob a Place Saint Michel: tutti per strada a leggere un libro. A voce alta, tra turisti attoniti. Cinque minuti e via tutti. O ancora, appuntamento al ministero della ricerca per il lancio di scarpe vecchie, ispirandosi al giornalista iracheno che prese di mira George W. Bush. Con tanto di declinazione in video-game. Non è finita. Pantheon, a due passi dalla Sorbona: professori, ricercatori e studenti in piazza per leggere passaggi della Divina Commedia, dei libri di Italo Calvino, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Galileo Galilei. In francese e in italiano. Oppure, lezioni improvvisate in stazione o in metrò, dandosi appuntamento sempre via Internet, nei forum, per email o via sms.

I manifesti degli studenti francesi
I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi    I manifesti degli studenti francesi

GUERRIGLIA – Azioni provocatorie che si consumano in tempi rapidi. Mordi e fuggi. Guerriglia ben diversa da quella praticata 41 anni fa dagli studenti parigini. Li guidava
Daniel Cohn Bendit, oggi europarlamentare: «Ognuno sceglie il modo migliore per contestare il proprio dissenso: lancio di scarpe, flash mob, sono forme di protesta attuali. Anche loro simbolizzano un’epoca, la loro. Non spetta a me giudicare, ma di certo noi non potevamo sfruttare un’arma efficace come Internet». Nel ’68, il dissenso passò così per la violenza. «Il nostro – continua This-Saint-Jean – è un movimento più maturo. Riscopriamo l’impegno collettivo della rivolta idealista e non ideologa. Non credo ci sia spazio per la violenza, ma se il malessere si propagasse ad altri settori della società, come avvenne nel 2006 per i contratti di primo impiego, allora la contestazione potrebbe evolvere».

OCCUPAZIONI – I primi segnali sono già nell’aria. Accanto alle azioni ironiche, continuano scioperi e manifestazioni classiche. Il 26 febbraio, erano in 100mila in piazza, in tutta la Francia. Gli studenti ormai rivendicano il blocco della riforma universitaria. Il 19 febbraio, hanno occupato la Sorbona, per qualche ora, prima dello sgombero delle forze dell’ordine senza incidenti. «Gli happening – spiega Juliette Griffond, 26 anni, studentessa in comunicazione politica, portavoce del sindacato degli studenti Unef – servono a cadenzare un movimento duraturo. Siamo in una società di comunicazione e sfruttiamo i mezzi a disposizione per far passare il messaggio. Ma la manifestazione resta prioritaria per esprimere il dissenso». Insomma, la vittoria mediatica non basta. Appuntamento quindi di nuovo in piazza, il 5 e il 19 marzo. Lo lotta continua.

Alessandro Grandesso

"Corriere della sera", 04 marzo 2009

Perché la protesta nella "Scuola" italiana? Vediamo un po' ... facendo il punto della situazione!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 8 dicembre 2008


 Cosa succede nella "scuola" italiana?

Vade retro, Gelmin-Berlusca!
post pubblicato in Notizie ..., il 26 settembre 2008


1.
La Crui: "Gli atenei rischiano di non poter pagare neppure le retribuzioni"
Se il Governo non fa dietrofront saranno possibili azioni di protesta

Università, in arrivo nuovi tagli

I rettori bocciano la Finanziaria


Università, in arrivo nuovi tagli I rettori bocciano la Finanziaria

ROMA - La casse delle università italiane rischiano di andare in rosso. A lanciare l'allarme è la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) che in una nota, approvata all'unanimità, ha duramente criticato la nuova Finanziaria presentata dal Governo.

Nel documento , indirizzato al ministro Maria Stella Gelmini, i rettori hanno ricordato che i nostri atenei "sono strangolati e rischiano di non poter pagare neppure le retribuzioni del personale". Pur ribadendo "l'incondizionato impegno a operare per il rinnovamento e la riqualificazione funzionale di aspetti centrali della vita universitaria" la conferenza dei rettori ha però pesantemente contestato l'operato del Governo.

Nel mirino "dopo le misure previste dalla manovra triennale approvata dal Parlamento prima della pausa estiva" sono soprattutto le nuove misure della legge Finanziaria "che prevede per il 2010 una diminuzione del Fondo di finanziamento delle università addirittura di 700 milioni (più del 10% dell'attuale Fondo) e tagli drastici per le università non statali. Non è più sopportabile - proseguono - l'azzeramento dei finanziamenti per l'edilizia universitaria che impedisce sia l'avvio di nuove realizzazioni, funzionali alla didattica e alla ricerca, sia - concludono - la semplice manutenzione delle strutture esistenti".

Una bocciatura senza appello che potrebbe provocare anche clamorose manifestazioni di protesta: "Deve essere sin d'ora chiaro - avvisano i rettori - che in assenza di provvedimenti adeguati, operativi entro il 2009, non ci resterà che trarre le uniche conseguenze possibili e coerenti con le loro responsabilità di fronte ai rispettivi atenei e al Paese. Il tempo a disposizione è brevissimo".

("la Repubblica", 25 settembre 2008


2.
E' stata presentata ai sindacati una bozza della riforma messa in campo dal governo
Nel documento non c'è neppure un accenno alla questione del tempo pieno

Maestro unico, trenta per classe
ecco il decalogo della Gelmini

Molti condizionali, ma proviamo a fare il punto su come potrebbe cambiare la scuola

di SALVO INTRAVAIA


Maestro unico, trenta per classe ecco il decalogo della Gelmini

Classi più numerose: fino a 29 alunni all'asilo, fino a 30 nelle prime di medie e superiori. Lo prevede la bozza di regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica presentata ieri dal Ministero dell'Istruzione ai sindacati di categoria. Non ancora il piano programmatico promesso dal ministro Maria Stella Gelmini. E in più i sindacati, che hanno visionato il documento, fanno sapere che non c'è nessun accenno alla questione del tempo pieno.

Il documento contiene i nuovi criteri per la formazione delle classi, l'accorpamento degli istituti, l'impiego del personale in esubero. "Il piano deve essere definito nei dettagli con il ministro dell'Economia", è stato spiegato ai sindacati.

E infatti la riforma parte proporio dalla attuazione della manovra economica estiva. Comunque tra mille illazioni, polemiche e incertezze ("assurde", dicono i sindacati) proviamo a fare il punto su quali dovrebbero essere - il condizionale è d'obbligo - le norme che in pochi anni dovrebbero cambiare volto alla scuola italiana.

Due parole d'ordine, "essenzialità" e "continuità": la seconda con le riforme precedenti, compresa quella del Centro-sinistra, e la prima per semplificare e rendere più efficiente l'intero sistema-scuola. Il Piano si muove su tre direttici: Revisione degli ordinamenti scolastici, Dimensionamento della rete scolastica italiana e Razionalizzazione delle risorse umane, cioè tagli.

Scuola dell'infanzia. L'organizzazione oraria della scuola materna rimarrà sostanzialmente invariata. Saranno reintrodotti gli anticipi morattiani (possibilità di iscrivere i piccoli già a due anni e mezzo) e nelle piccole isole o nei piccoli comuni montani l'ingresso alla scuola dell'infanzia potrà avvenire, per piccoli gruppi di bambini, anche a due anni. L'esperienza delle "sezioni primavera" per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi sarà confermata.


Scuola primaria. E' il ritorno al maestro unico la novità che ha messo in subbuglio la scuola elementare. Già dal 2009 partiranno prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante che sostituisce il "modulo": tre insegnanti su due classi. Le altre opzioni possibili, limitatamente all'organico disponibile, saranno 27 e 30 ore a settimana. La Gelmini "promette" anche di non toccare il Tempo pieno di 40 ore settimanali che potrebbe essere addirittura incrementato ma, su questo punto, pare che il ministero dell'Economia non sia d'accordo. E l'insegnamento dell'Inglese sarà affidato esclusivamente ad insegnanti specializzati, non più specialisti, attraverso corsi di 400/500 ore.

Scuola secondaria di primo grado. La scuola media è al centro di un autentico tsunami che si pone come obiettivo quello di scalare le classifiche internazionali (Ocse-Pisa) che vedono i quindicenni italiani agli ultimi posti. L'orario scenderà dalle attuali 32 ore a 29 ore settimanali. Per questo verranno rivisti programmi e curricoli. Il Tempo prolungato (di 40 ore a settimana) sarà mantenuto solo a determinate condizioni, in parecchi casi verrà tagliato. Per cancellare l'onta dei test Pisa, si prevede il potenziamento dello studio dell'Italiano e della Matematica. Stesso discorso per l'Inglese, il cui studio potrà essere potenziato solo a scapito della seconda lingua comunitaria introdotta dalla Moratti.

Secondaria di secondo grado. La scuola superiore, rimasta fuori da riforme strutturali per decenni, vedrà parecchi cambiamenti. Gli 868 indirizzi saranno ricondotti ad un numero "normale". I ragazzi che opteranno per i licei (Classico, Scientifico e delle Scienze umane) studieranno 30 ore a settimana. Saranno rivisti, anche al superiore, curricoli e quadri orario. Al classico saranno privilegiati Inglese, Matematica e Storia dell'Arte. Allo scientifico, in uno o più corsi, le scuole autonome potranno si potrà sostituire il Latino con lingua straniera. I compagni degli istituti tecnici e professionali saranno impegnati per 32 ore a settimana. Stesso destino per i ragazzi dei licei artistici e musicali.

Riorganizzazione rete scolastica. Attualmente, la scuola italiana funziona attraverso 10.760 istituzioni scolastiche che lavorano su 41.862 "punti di erogazione" del servizio: plessi, succursali, sedi staccate, ecc. Secondo i calcoli di viale Trastevere, 2.600 istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore alle 500 unità (il minimo stabilito dalla norma per ottenere l'Autonomia) o in deroga (con una popolazione scolastica compresa fra le 300 e le 500 unità) dovrebbero essere e smembrate e accorpate ad altri istituti. Dal ondata di tagli della Gelmini si salverebbero soltanto le scuole materne. Dovrebbero, invece, chiudere i plessi e le succursali con meno di 50 alunni: circa 4.200 in tutto. In forse anche i 5.880 plessi con meno di 100 alunni. Ma l'intera operazione, che il ministro vuole avviare già a dicembre, dovrà trovare il benestare di Regioni ed enti locali.

Razionalizzazione risorse umane: i tagli. Il capitolo dei tagli è lunghissimo. Alla fine del triennio 2009/2010-2011/2012 il governo Berlusconi farà sparire 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto. Il personale Ata verrà ridotto del 17 per cento. Il rapporto alunni/docente dovrà crescere di una unità. Maestro unico, soppressione di 11.200 specialisti di Inglese alle elementari, contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, compressione del Tempo prolungato alla scuola media, rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti e ulteriore taglio all'organico di sostegno contribuiranno alla cura da cavallo che attende la scuola italiana. L'intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro che in parte (30 per cento) potranno ritornare nelle tasche degli insegnanti, ma solo dei più meritevoli.

("la Repubblica", 25 settembre 2008)

E noi? Vegetiamo in un mondo di Istituzioni Formative che "democraticamente" stanno trasformando gli Ordini del giorno - O.d.g. - delle varie riunioni in Ordini di lavoro da eseguire e, pure, senza fiatare!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 settembre 2008


 
La crociata della ministra Gelmini contro l'istruzione pubblica e contro gli insegnanti
Tre «mission»:
Premiare il merito - Abbattare la scuola - Cancellare il '68

Rina Gagliardi
Lì per lì, bisogna confessarcelo, abbiamo tutti preso la Maria Stella Gelmini un po' sottogamba - sembrava, anzi era, un'avvocata della stirpe lombardo-rampantina, una miracolata dal Cavaliere (oltre che dall'università calabra che le regalò a modico prezzo l'abilitazione), insomma una signorina-nessuno. Invece, adesso, va detto che la ragazza ci ha preso gusto. Le piace da morire comparire ogni giorno sui giornali, essere al centro della ribalta e delle polemiche, sproloquiare di temi di cui, in tutta evidenza, non sa nulla, come i sistemi scolastici (alla faccia del "merito" e della competenza, ma tant'è). La solletica molto, specie dopo l'avvento della "pitbull col rossetto", l'idea di apparire una tosta, una grintosa, una che non ha paura di nulla - ieri, dopo il dibattito al liceo Newton, è arrivata a dire che no, non vuole polizia contro chi fischia e che ai "facinorosi" ci pensa lei, direttamente. E, soprattutto, la affascina una missione (speriamo impossibile): passare alla storia (si fa per dire) come colei che ha fatto definitivamente a pezzi il sistema nazionale dell'istruzione. Il sistema in tutte le sue articolazioni, dall'asilo all'università, senza trascurare le medie e le medie superiori. Non è mica un'ambizione da nulla. E non serve, per un'impresa destruens di questa portata, alcuna speciale competenza: basta un'accetta bicipite. Una molto, sia pur bassamente, ideologica, che asseconda il peggio dello "spirito del tempo". E una politica, di politica economica, di scelte concrete. Attenzione, c'è poco da scherzare.
La Maria Stella Gelmini, dicevamo, tolta i "simboli" dei grembiulini, del voto di condotta e del ritorno agli anni '50, ha due chiodi fissi: il primo è che gli insegnanti sono "troppi" e vanno dunque e comunque diminuiti; il secondo è la priorità della valorizzazione del "merito", dei talenti finora repressi, delle eccellenze, della qualità, e così via. Da Sarkozy, ha copiato, in proposito, il refrain della demonizzazione del Sessantotto, che sarebbe alla radice di tutti i mali (della scuola e non solo) e che quindi va - come si può dire? - "sradicato", assassinato, seppellito, dimenticato. Si badi bene: su questi cavalli di battaglia della Maria Stella, concorda in parte sostanziale anche l'opposizione piddina. Nella sinistra moderata, non trovi più nessuno - a cominciare da Walter Veltroni - che non voglia "premiare il merito", che non sogni una società finalmente meritocratica, che non pensi in cuor suo che gli insegnanti sono davvero tanti, troppi e sostanzialmente di scarsa qualità. Tutta questa tiritera, poi, viene alimentata con l'uso politico, strumentale e politically incorrect, delle statistiche europeee - tipo l'ultimo rapporto Ocse.
Ma che cosa vuol dire che gli insegnanti sono "troppi"? Qual è, o quale dovrebbe essere, la "giusta dose" di prof nelle complesse società del XXI secolo? E sulla base di quali criteri andrebbe stabilita? E qual è il rapporto ottimale docentialunni per classe? Proviamo a partire dalle cifre reali: secondo le rilevazioni ufficiali del 2006, in Italia ci sono 688.643 insegnanti in "organico di diritto", più 48.607 insegnanti di sostegno, più 201.038 precari a vario titolo. In questo "esercito", andrebbero (vanno) per altro conteggiati 25.679 insegnanti di religione cattolica, per lo più sacerdoti pagati dallo Stato e scelti dalle Curie, di cui - chissà perché - (quasi) nessuno lamenta il costo o discute l'utilità e la legittimità costituzionale, in una società che sta diventando sempre di più multietnica e multireligiosa. Troppi rispetto ai 7.717.907 scolari e studenti che compongono, più o meno, la popolazione scolastica? O alle circa 42 mila scuole della Repubblica, parecchie delle quali sparse in isole, isolette o zone alpestri? O alla media dei 20,68 alunni per classe, che nella realtà della scuola reale, per ciascun prof, sono molti di più? O al tempo pieno (e prolungato) che caratterizza una parte a tutt'oggi consistente del sistema scolastico di base? In realtà, quando si dice e si ripete quell'aggettivo - "troppi" - si allude a tutt'altro: alla natura improduttiva e parassitaria non solo di tutto ciò che è pubblico, ma di tutto ciò che non genera profitto. La formazione, e la formazione di base in specie, universale e perciò obbligatoria, diritto-dovere qualificante di ogni democrazia che si rispetti, è percepita come un puro costo, senza riscontri e senza ritorni: ecco la contraddizione insolubile in cui si dibattono il liberismo (pur in crisi), il primato dell'economia (e della quantità) su ogni altra dimensione. Ecco perché la Maria Stella Gelmini può consentirsi di sfasciare la riforma delle elementari che tutto il mondo ci invidia: "troppi" maestri rappresentano ai suoi occhi un assurdo economico, non un'idea avanzata di educazione e formazione. Ma, poiché le esigenze di bilancio e di risparmio non rendono la controriforma del tutto convincente, la signora è costretta a "prendere a prestito" (secondo una modalità tipica del capitalismo e del neoliberismo) un argomento culturalmente arcaico e reazionario: il maestro, anzi la maestra unica, come benefico prolungamento della mamma - e di mamma, come si sa, ce n'è una sola. Quando invece è evidente che oggi, ai fini della crescita culturale, intellettuale e democratica di ogni ragazzino e ragazzina, è essenziale il confronto con una pluralità di punti di vista - e di "formatori" e di esperienze - ed è all'opposto disutile, se non nocivo un riferimento autoritario. Perfino Bossi è arrivato a capire questa - per altro semplicissima - verità. La Gelmini, invece, va come un carro armato: perché il suo obiettivo, come dicevamo, è quello tipico delle guerre contemporanee: la "pulizia etnica". Dalla scuola elementare, con l'obbligo ridotto a 14 anni, si passerà a "tagliare" un anno secco di scuola superiore - un altro considerevole risparmio, un altro massiccio beneficio di bilancio, un'altra drastica diminuzione di cattedre. Ma non è solo una faccenda di ordine sindacale o di posti di lavoro (anche, certamente): è lo sterminio etnico, dicevamo, di una generazione di lavoratori intellettuali. Qui il cerchio si chiude e si capisce finalmente perché sia evocato il fantasma del '68: come se non fossero passati quarant'anni esatti da quella felice stagione, come se quel movimento fosse ancora qui, tra di noi. Ma basta, ancora, dare un'occhiata a quello che accade nella vicina Francia sarkozyzzata: "di che cosa è il nome il Sessantotto",come scrive Alain Badjou? Ma di tutto ciò che è all'opposto di quella società senza scuola pubblica, senza cultura diffusa, senza diritti universali, senza sviluppo democratico, che sta nelle corde della destra europea oggi al potere. Il 68 è il nome di quella cultura politica e civile nella quale sono cresciuti tanti insegnanti, oggi in una cattedra di liceo o all'università o in un istituto di ricerca - o che comunque ha influenzato e spesso egemonizzato singoli, generazioni, classi. E di quella speranza, oggi sconfitta ma non domata (scusate la retorica), di abbattere "definitivamente" le piramidi gerarchiche, le disuguaglianze, le caste, la società di classe e di censo. Sì, da questo punto di vista c'è qualcosa di malefico e di geniale nella giovane avvocata bresciana: è l'unica, nel suo governo, ad aver capito che, per procedere sulla strada della Restaurazione, si comincia da lì, dal fondamento - dalla scuola. Tre piccioni con una sola fava (l'accetta): risparmio strutturale di risorse pubbliche, così i tecnocrati della Ue sono contenti; spazio gigantesco per la privatizzazione (attraverso le fondazioni) e l'iniziativa privata, che potrà fiorire davvero soltanto quando, domani, non ci sarà più una scuola pubblica degna di questo nome; fine di quel resta della agibilità della sinistra e - perché no? - della cultura democratica. Tutto il resto - il "merito", la valutazione, le classifiche, i premi, l'inglese - sono in realtà chiacchiere (le esamineremo in un prossimo articolo). Lei, la Maria Stella, ha capito tutto. E noi?


"Liberazione", 14/09/2008


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da "la Repubblica" del 15 settembre 2008:

"Quando la scuola imita le aziende"    

Marco Lodoli
 
I grembiulini per tutti alle elementari, il sette in condotta per arginare
i bulli, l´abbandono dei giudizi, spesso prestampati, per tornare alla
sincerita' del voto: sono scelte che si possono tranquillamente
condividere, che forse avrebbe dovuto fare il governo precedente e chissà
perché non ha fatto. Ma la questione di fondo della scarsa autorevolezza
culturale della scuola temo rimanga irrisolta, e credo anche di sapere
quale sia la sua doppia radice.
Da un lato, come è ormai chiaro a tutti, l´incidenza crescente dei valori
sociali nella scuola fu una battaglia degli studenti più aperti e
generosi, i quali capirono -)che non bastavano Carducci e Rosmini per
affrontare le straordinarie contraddizioni del mondo, -)che bisognava
necessariamente portare nuovi autori e nuovi temi dentro un sapere
accademico e ammuffito. Ma una volta spalancata quella porta, non c´è stata
più la possibilità di frenare gli ospiti: e così oggi la scuola, visto che
il tempo scorre e le cose cambiano, si ritrova a subire e a patire i nuovi
valori – denaro, successo, aggressività, narcisismo – e non sa più in che
modo convincere gli studenti che solo attraverso l´applicazione, il
sacrificio, la concentrazione, la solitudine potranno imparare qualcosa di
utile per loro stessi e per la società. Il mondo peggiore è entrato e la fa
da padrone. Ma su questo già molto è stato scritto ed è un problema ormai
così evidente che quasi non serve ragionarci sopra. E´ lo stato delle cose,
la piaga in cui il dito sta girando da molto e invano.
L´altro aspetto che invece non è stato ancora sufficientemente preso in considerazione è forse ancora più fondante, o più franante: mi riferisco all´autonomia scolastica,
che ancora passa come una conquista meravigliosa e che invece a mio avviso
ha ridotto le scuole a negozietti con la merce sempre in saldo, con le
svendite costanti e la qualità ridotta al minimo.
Prima, tutte le scuole dipendevano allo stesso modo dal ministero, avevano
programmi unificati, facevano scelte coerenti. L´idea di fondo era che i
ragazzi dovevano essere preparati ed educati secondo linee comuni, secondo
i valori basilari della conoscenza e dell´uguaglianza. Da Ragusa al
Brennero si condividevano metodi e aspettative, in un orizzonte democratico
e popolare, magari un po´ noioso ma rassicurante per chi insegnava e per
chi imparava. A un certo punto però si è deciso che ogni preside e ogni
collegio dei docenti potevano gestire come meglio credevano le offerte e i
percorsi formativi. Ogni scuola oggi elabora dunque il suo Pof, cioè il
Piano di Offerta Formativa, e i ragazzi si iscrivono a questo o a
quell´istituto leggendo depliant quanto più possibile accattivanti. Viene
proposto il corso di teatro e quello di ping pong, la settimana corta e la
settimana bianca, il cineforum e la gita fuori porta. La vetrina deve
essere splendida splendente, altrimenti si rischia che i potenziali clienti
non vengano dentro neppure a dare un´occhiata. Chi perde studenti, perde
quattrini: il budget si assottiglia, la scuola arranca e rischia, se
continua l´emorragia, di finire accorpata con qualche altra che invece ha
la fila davanti al portone. Anche per questo, soprattutto per questo, a
fine anno le bocciature sono ridotte al minimo: una scuola che promuove
significa una scuola che va bene, che mantiene i suoi iscritti i quali,
arcicontenti, ne parleranno bene in giro. Insomma, l´autonomia scolastica
ha messo le nostre scuole in competizione tra di loro, esattamente come fa
il libero mercato: ma il risultato non è stato un miglioramento
dell´istruzione, così come la moltiplicazione delle televisioni non ha reso
i programmi migliori e gli italiani più svegli e più colti. I presidi ormai
si sono elevati – o abbassati – al livello di manager, difficilmente
tengono d´occhio l´andamento generale degli studenti, cosa succede in
classe, quali sono i problemi dei professori, tanto sono presi dalla
preoccupazione di far quadrare i conti e non perdere la clientela. E i
clienti, si sa, hanno sempre ragione, quindi è inutile, anzi nocivo,
difendere i professori-commessi dell´emporio, che devono soltanto
soddisfare le aspettative dei giovani seduti al di là del bancone. Pardon,
volevo dire della cattedra. Probabilmente, in qualche scuola virtuosa, questa
raggiunta autonomia ha prodotto risultati eccezionali, ma direi che
nell´insieme ha soltanto inoculato il virus dell´inadeguatezza nei
professori, ha depotenziato il loro insegnamento, costringendoli a
retrocedere al ruolo di intrattenitori, di venditori di pentole, di
spaventati amiconi dei ragazzi. Non credo si possa tornare indietro, ma
credo che andare avanti in questa direzione significhi soltanto rendere le
nostre scuole simili ad aziendine traballanti, pronte a tutto pur di non
perdere la loro misera quota di mercato."

==========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU" 
= per leggere i documenti dell'ANDU: www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.php?name=News&file=categorie
s&op=newindex&catid=66
= per iscriversi all'ANDU: http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 15.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.


Questi "governanti" - "scelti" da una "maggioranza" di Italiani, grazie ad una infame Legge Elettorale - non sanno quel che fanno, non sanno quel che dicono! Insomma, non sanno proprio nulla, eppur ... "governano"!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 24 agosto 2008


 Il ministro Gelmini a tre settimane dalla ripresa scolastica
"Taglieremo 85mila docenti e abbatteremo gli sprechi"

"Scuola del Sud abbassa la qualità
Corsi agli insegnanti meridionali"


"Scuola del Sud abbassa la qualità Corsi agli insegnanti meridionali"

Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione

CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - "Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti". La risposta alle parole di Bossi arriva dal ministro dell'Istruzione. E' passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". A tre settimane dall'inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.

"La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha detto il ministro bresciano. "Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione". Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. "E' una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio".

E il "rimedio", il ministro all'Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011. "Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa". La Gelmini vuole anche aumentare le ore: "E' giusto dare agli insegnanti gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati".

("la Repubblica", 23 agosto 2008)
Centomila cattedre in meno, quarantasettemila lavoratori tecnici e amministrativi "tagliati" per un totale di centocinquantamila posti di lavoro in meno.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 giugno 2008


 
Nei prossimi tre anni dovrebbero saltare 150 mila posti di lavoro.
Obiettivo: recuperare la cifra record di 8 miliardi di euro.
L'ennesimo provvedimento che spiana socialmente l'Italia
Attacco alla scuola pubblica: mega tagli per docenti e cattedre

Rina Gagliardi

Tocca alla scuola, era prevedibile. Quasi nascoste nel testo del Decreto fiscale presentato dal governo Berlusconi, compaiono "nuove disposizioni organizzative" che, se e quando saranno approvate, si abbatteranno sul sistema pubblico della formazione e dell'istruzione con la violenza di un bulldozer: centomila cattedre in meno, quarantasettemila lavoratori tecnici e amministrativi "tagliati" per un totale di centocinquantamila posti di lavoro in meno. E qualche altra "cosuccia", tipo la pratica abolizione del tempo pieno (un vero e proprio vizio, per il centrodestra), il ripristino del maestro unico nelle scuole elementari e, naturalmente, va da sé, la cacciata definitiva nell'inferno per le centinaia di migliaia di precari che ancora aspettano giustizia. Il tutto dovrebbe realizzarsi nel giro di tre anni, attraverso meccanismi nient'affatto di razionalizzazione dell'esistente, ma di vero e proprio mutamento strutturale - come per esempio l'aumento progressivo del rapporto docenti-alunni (dall'attuale 9,1 al 10), vale a dire classi sempre più affollate, fatiche crescenti per i .poveri prof, qualità per forza ridotta della formazione e dei suoi risultati collettivi. Il tutto, s'intende, serve soprattutto a "risparmiare" risorse: ben otto miliardi di euro, sottratti ad una delle funzioni fondamentali della Repubblica. E magari per consentire nel frattempo al programma del ministro Gelmini ("valorizzazione del merito", rottura dell'unità e solidarietà del corpo docente, introduzione di logiche manageriali e individualistiche in tutto il sistema scolastico) di sbocciare davvero.
Una controriforma in piena regola, non c'è che dire, meno ideologicamente pretenziosa di quella a suo tempo tentata da Letizia Moratti, ma forse perfino più sostanziale - e sostanziosa. Un vero e proprio programma di demolizione della scuola pubblica, di quello che resta, nonostante tutto, un presidio essenziale della democrazia e della crescita civile. E un attacco frontale ai lavoratori, del tutto coerente con quelli già annunciati contro il salario (l'inflazione programmata alla metà di quella reale), contro il contratto nazionale di lavoro, contro i pochissimi diritti conquistati dai precari.
Si noti bene, solo per completezza d'informazione: qualche giorno fa, la Mariastella Gelmini - una berlusconide della prim'ora, sbalzata in una sola mossa dalla responsabilità lombarda di Forza Italia al Ministero di viale Trastevere - aveva bensì spiegato le linee del suo "programma" nella VII Commissione del Senato, ma si era tenuta sul generico e, soprattutto, non aveva fatto parola della tagliola contenuto nel decreto fiscale. Forse, non l'avevano nemmeno informata. Forse, in questo Governo fa tutto Tremonti in nove minuti e mezzo - a parte le leggi sulla giustizia scritte di pugno dal Cavaliere. O forse, ancora, chissà, le "nuove disposizioni" contro la scuola sono state un parto collettivo dei professori del Corriere della sera - quelli che da anni tuonano contro i "fannulloni", cioè i lavoratori pubblici, i ministeriali e i professori, nella loro ottica derubricati senza dubbi di sorta a impiegati parassitari e improduttivi. Un'umanità, una professionalità, un valore sociale incomprensibili per una visione del mondo - neoliberista o populista che sia - di tipo americanizzante, che tutto valuta solo in termini di crescita del Pil, di competizione, di lotta spietata tra singoli individui per il "successo". Ed ecco la novità: alla faccia di chi si era illuso sulla Robin Tax di Tremonti o su qualche propensione popular-populista di questo governo, il programma antipopolare di Berlusconi procede come un carrarmato. Con scelte poco strombazzate o appariscenti, ma non per questo meno efficaci. Con un provvedimento dopo l'altro che, quasi senza opposizione parlamentare, tende a "spianare" socialmente il Paese, demolendone istituzioni democratiche, diritti, capacità di resistenza. Insomma: il Berlusconi 2001-2006 aveva le stesse ambizioni, chiamiamole così, controrivoluzionarie - ma per molte ragioni, non ultima la capacità di opposizione dei movimenti, non riuscì a realizzare risultati stabili, limitandosi a devastare quello che poteva. Ora ci riprova, usufruendo non solo di un successo elettorale (e di un consenso d'opinione) assai più forti, ma di un clima culturale - regressivo e reazionario - molto più favorevole. Di esso, per esempio, fa parte lo scarso prestigio di cui gode la scuola pubblica italiana, costruito in anni di campagne ad hoc e materialmente fondato sulla proletarizzazione dei lavoratori della scuola. Di esso, ha fatto parte, e fa ancora parte, il clima bipartizan - rotto soltanto dalle strilla di Di Pietro e dalla discussione sulla norma "salvaprocessi". Norma iniqua, certo, e da contrastare. Ma non vi pare che sia venuta l'ora di cominciare a costruire un'opposizione più vasta e concreta? Sociale e politica. Di lunga durata. Di grande ambizione.

"Liberazione", 25/06/2008

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