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di Ignazio Licciardi
Ma come è possibile agire in tal modo?! Gesto provocatorio!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 luglio 2010


L'Università contro la Gelmini
e Berlusconi va da Mr Cepu

L'Università contro la Gelmini e Berlusconi va da Mr Cepu

di Maristella Iervasi

 

Agli studenti di eCampus mail del rettore: «Lunedì visita di Berlusconi. Abiti formali». E ignora la protesta degli Atenei pubblici.

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15 Luglio: Tutti i Sindacati della Scuola uniti contro i tagli agli organici!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 luglio 2009


Il 15 luglio manifestazione in piazza Montecitorio
Protesta organizzata da tutti i sindacati nazionali

Precari della scuola in piazza
"In arrivo 16 mila licenziamenti"

di SALVO INTRAVAIA

Supplenti in piazza contro i tagli agli organici. Mercoledì 15 luglio, le organizzazioni nazionali che raccolgono i precari della scuola saranno a piazza Montecitorio per un sit-in di protesta. Al centro della manifestazione i tagli che dal prossimo anno scolastico mettono a rischio il lavoro di migliaia di supplenti. A settembre, infatti, oltre 16 mila saranno costretti a restare a casa senza cattedra e, soprattutto, senza stipendio. La Flc Cgil parla di "licenziamenti" mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua a ripetere che per effetto della contrazione degli organici "non verrà licenziato nessuno". Chi ha ragione? Lo sanno bene i diretti interessati che dallo stato di precarietà rischiano di scivolare in quello di disoccupazione, senza nessun paracadute.

Davanti alla Camera dei deputati ci saranno i precari aderenti al Cip (Comitato insegnanti precari) e alla Rete nazionale dei precari della scuola. I motivi della protesta sono esposti in un volantino che "boccia la Gelmini" per il suo operato. "Per difendere una scuola pubblica statale, libera, gratuita, pluralista e laica", "per il diritto allo studio per tutti", "per la libertà di insegnamento", "per una scuola di qualità" e "per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro". Ecco cosa spinge i supplenti a scendere in piazza.

Per la prima volta dopo
lo sciopero generale dello scorso ottobre Cgil e Cisl si ritrovano accanto. Alla manifestazione aderiranno infatti anche la Cisl scuola, la Flc Cgil e la Gilda degli insegnanti. La Cisl scende in piazza per "dare prospettive e tutele ai precari della scuola", spiega Francesco Scrima. La Flc Cgil "è fortemente impegnata a contrastare le politiche dei tagli indiscriminati nelle scuole e a tutelare il diritto al lavoro, nella convinzione che non è riducendo le risorse finanziarie e di organico che si dà efficienza ed efficacia alla scuola italiana".

"I provvedimenti adottati dal governo nei confronti della scuola - dichiara Rino Di Meglio, leader della Gilda - colpiranno duramente le decine di migliaia di colleghi precari che dal prossimo anno scolastico perderanno qualunque possibilità di inserimento e stabilizzazione e delle misure a sostegno dei precari annunciate dal ministero non c'è ancora alcuna traccia".

Prove di unità sindacale, in vista degli impegni autunnali? Si vedrà. Un fatto è certo: fra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) a settembre svaniranno 57 mila posti: un record per la scuola. Solo i pensionamenti attenueranno quello che poteva essere un autentico tsunami: andranno in pensione in 41 mila liberando altrettanti posti. Ma dell'indennità "di disponibilità", ventilata dal governo a favore dei supplenti annuali (quelli con contratto fino al 31 agosto), non vi è traccia.


("la Repubblica", 10 luglio 2009)

In...Onda
post pubblicato in Foto da copertina, il 12 dicembre 2008



Elisabetta Piccolotti
" Io non ho paura " ha detto l'Onda italiana nei giorni in cui Cossiga invocava "città a ferro e fuoco" con "il suono delle sirene delle ambulanze a sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri" e Berlusconi minacciava polizia e manganelli per lo sgombero delle scuole superiori.
Quel cuore che non ha paura oggi è rivolto alla Grecia , al Politecnico occupato di Atene, alle strade bloccate dai cortei caricati dalle forze dell'ordine , allo sdegno e la rabbia per un altro ragazzo assassinato dalla repressione di Stato, Alexis Andreas Grigoropoulos, quindici anni, colpito al petto da un proiettile della polizia sabato scorso nel quartiere di Exarchia . Un altro ragazzo a cui hanno tolto la vita la politica della paura, della tolleranza zero, dell'autoritarismo di governi che ossessivamente ripetono il mantra dell'uso della forza di fronte allo squadernarsi del proprio fallimento. Perché la crisi questa volta disvela e disgela in tutta Europa: disvela i disastri di quindici anni di ideologia neoliberista applicata allo sfruttamento delle vite, e disgela un desiderio di futuro che è in primis un rifiuto determinato e radicale di un'economia basata sulla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna: in tutta Europa i conflitti possono risuonare di una comune irriducibilità alla governance globale. Sotto scacco c'è un intero ciclo politico ed economico tutt'altro che astratto, fatto di politiche globali , attuate dai governi nazionali in sintonia con i diversi organismi sovranazionali, contestato per tutta la durata del suo sviluppo dalle ondate ripetute dei movimenti sociali in tutto il pianeta.
Questa volta è alta marea. Oggi lo sciopero generale inonda il Paese . Ci si può azzardare a pensare che non si ritirerà così presto e così facilmente, almeno in questo vecchio continente che non riesce nemmeno a guardare di là dall'oceano, e in questo paese dove il governo dopo aver salvato per ora le banche ora è preoccupato soltanto di quanto spenderemo in regali di Natale. L'ampiezza del conflitto sociale può espandersi nella crisi di sistema: non è più all'ordine del giorno la denuncia delle conseguenze a venire delle politiche neoliberiste, esse sono già materialmente in atto nella quotidianità di milioni di persone. Licenziamenti, cassa integrazione, distruzione del sistema formativo pubblico, clandestinità per tutti i migranti che perderanno il lavoro . Tutti i nodi vengono al pettine e non più soltanto nella forma di una parzialità che alludeva ad una condizione più generale: è per questo che lo sciopero generale di oggi è il terreno di un conflitto che eccede se stesso. Migranti, operai, precari, impiegati, partite iva, studenti e ricercatori e così via: oggi in piazza va anche una necessità di mettere a critica e ripensare ogni forma della rappresentanza, politica e sindacale. E' possibile anche grazie all'Onda , che per prima in quest'autunno ha impostato le parole d'ordine di un'opposizione più generale, e che per questo non conosce recinti generazionali e argini corporativi: quando parla di sé parla sa di pronunciare parole capaci di rispondenze e consonanze più ampie tra chi vuole guadagnare l'autonomia e la libertà delle esistenze e contemporaneamente sa di essere il centro del processo produttivo del capitalismo cognitivo.
Che differenza fa quale contratto hai in tasca se l'impresa in cui lavori può chiudere da un momento all'altro, se la totale insufficienza del welfare è talmente evidente da travolgere le sfumature di un mezzo diritto in più o in meno, se la questione è di fondo, e ciò che conta, è che in nessun modo ti viene restituita la ricchezza che hai prodotto e che produci? Nella recessione economica alla precarietà non c'è più riparo possibile : il suo carattere esistenziale non è più, come d'altronde non lo era già da un pezzo, semplicemente una tendenza, ma è percepita dall'intero mondo della produzione sociale. " Generalizzazione " ha detto l'Onda, sapendo di poterla rendere possibile , e non soltanto per capacità di relazione e di riconoscimento, non solo per una mera pratica dell'obiettivo, ma anche in virtù di una diffusa complicità. Complicità non è lo schema di un'alleanza , e nemmeno la scrittura di un patto, complicità non è neanche programma comune. Complicità è il sentimento di un percorso collettivo in cui ognuno può cercare la propria liberazione . L'indipendenza di tanti può così non essere separazione. Complicità è la condizione per la creazione di un alfabeto dell'alternativa che ancora non c'è, una ricerca, come quella che in ogni facoltà italiana si sta sviluppando intorno all'autoriforma come processo per riguadagnare la libertà e il diritto al sapere qui ed ora. Quando c'è questa complicità non solo non c'è pacificazione sociale che regga, ma non c'è nemmeno morte e fine della politica. E' a questa complicità che questo inserto di oggi vuole dedicare qualche pagina e dare un po' di spazio . Siamo qui. InOnda per l'appunto. Rimane un'unica avvertenza: per ascoltare bisogna sintonizzarsi sulle stesse frequenze.


"Liberazione", 12/12/2008


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Perché la protesta nella "Scuola" italiana? Vediamo un po' ... facendo il punto della situazione!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 8 dicembre 2008


 Cosa succede nella "scuola" italiana?

Sì, meno male che ci sono loro!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 novembre 2008


 

Un movimento che sa cosa vuole:
il diritto al sapere e al domani. E che non si fermerà

 

Uno striscione da un palazzo:
«Meno male che ci sono loro»


www.liberazione.it

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http://tv.repubblica.it/home_page.php?ref=hphead

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ImageAnna Adamolo è il nuovo Ministro dell'istruzione.

Anna Adamolo blogCon la manifestazione nazionale del 14 novembre Anna Adamolo ha preso possesso del ministero della pubblica istruzione in Italia. Da oggi il sito www.ministeroistruzione.net diventa il sito del nuovo ministro, perchè il ministro vecchio non ci piace. Accendi le casse e ascolta cosa ha da dirci il nuovo ministro.

http://annaadamolo.noblogs.org/

www.ministeroistruzione.net


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Prosa o Poesia? Dimissioni Tremonti sì o ... no?!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 3 novembre 2008


«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì». Il Governo mandi i facinorosi; poi menateli pure, giustificate la vostra punizione severa. Meglio "Picchiarli a sangue" (Cossiga)


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 "Che roba Contessa all'industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire."

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

"Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa."

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.
(Pietrangeli, Contessa)

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Mozione di Idv e Pd: "Presentato dal governo ha effetti ancora
più devastanti. Ora il ministro Tremonti, come promesso, si dimetta"

L'allarme dell'opposizione
"Ritorna la norma salva-manager"

da "la Repubblica" del 30 Ottobre 2008


Tremonti aveva detto in Aula:

 "O va via l’emendamento o va via il ministro dell’Economia".
Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in aula al Senato, riferendosi ad un emendamento presentato al decreto Alitalia che permetterebbe di "salvare" i manager dei recenti crack finanziari. Il numero uno di via XX Settembre ha spiegato che,
"se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede la riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori si sbaglia". "Questo emendamento è fuori dalla logica di questo Governo. O va via questo emendamento - ha concluso il titolare del dicastero dell'Economia - o va via il ministro". L’aula del Senato ha accolto le parole di Tremonti con un applauso
(L'aut aut di Tremonti).

da “Il Giornale”

'Nta chiazza di lu Paisi s'incuntranu Ciccu e Peppi ...
post pubblicato in Frammenti di esistenza, il 20 ottobre 2008


  40.

- Ehi, Ciccu, ma u sintisti chiddu ca succidiu ni lu munnu?

- Chi successi, Peppi!

- Ma, allura, stunatu pi’ davveru tu si’! ‘A vurza si sbacantò!

- Si sbacantò la vurza? E di cu?

- Ma, allura, orbu e surdu si’ tu! Lu munnu stava sprufunnannu ni li debiti!

- Ah, sì, lu sacciu, cumpa’ Ciccu; ma nuautri avemu lu Cavaleri chi avi cumpari in tutti li pirtusa e li caverni! Nun t’ai a preoccupari!

- Ah, pi’ davveru, Peppi?

- Sì, cumpari, misiru tuttu a postu.

- Tu misiru in chiddu postu tu vo’ diri!

- Ma chi vai cuntannu, Ciccu! Stannu salvannu a tutti e ti lamenti!

- Ma quali tutti, cumpa’! Stannu salvannu solu a chiddi ca già ni stavanu cunsumannu!

- Ma si la televisuni dici ca è tuttu a postu, cumpa’!

- La televisiuni lu dici! E tu scimunitu ca ci cridi, Peppi!

- E a cu aiu a cridiri! A tia aiu a cridiri? Ma nun mi fari arridiri, Ciccu.

- Ma tu nun si’ solu orbu, surdu e scimunitu, tu si’ puri servu di lu patruni!

- Megghiu servu di lu patruni ca liberu di nun manciari, cumpa’!

- !? Ma si’ senza ciriveddu, tu, cumpa’!

- E chi c’aiu a fari cu lu ciriveddu iu, Ciccu! Ci pensa iddu, lu Cavaleri, pi’ mia e puri pi’ tia e pi’ la to famigghia, e, puri, si nun tu lu meriti! E ammucciati ‘sta banniera russa, cumpa’! Ca ‘un eni idda ca ti fa manciari!

- Nun mi fa manciari, ma mi fa spirari, cumpa’! Iu vaiu a lu curteu, picchì vogghiu essiri liberu di spirari, Peppi!

-?! Puvireddu lu me cumpari prifirisci spirari ca manciari!

- Eni tuttu scimunitu ‘stu me cumpari! E 'a Scola, l'Università, 'a Sanità, lu Clima di la Terra, e li picciutteddi  ca nun travagghianu, e li vecchi, li fimmini abbannunati e ...
Nun ci pozzu cridiri ca stannu divintannu tutti scimuniti ...


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Venerdì 17 Ottobre, ASSEMBLEA DELL'ATENEO PALERMITANO
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 16 ottobre 2008


DL112 Legge 1331 
 

COMUNICATO STAMPA

del Consiglio della Facoltà di Scienze della Formazione

dell’Università degli Studi di Palermo
16 ottobre 2008

 

Con riferimento al crescente stato di agitazione espresso, sia a livello nazionale che locale, da tutti gli attori del mondo accademico italiano, il Consiglio della Facoltà di Scienze della Formazione, riunito nella seduta del 15 ottobre u.s., ha ribadito la propria totale contrarietà ai provvedimenti riguardanti la Ricerca e l'Università contenuti nella Legge n.133/2008 “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 - 

[  DL112 Legge 1331 ]

, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributari”.

La Facoltà ritiene inaccettabile che un provvedimento finanziario e amministrativo dello Stato incida così profondamente sul sistema universitario pubblico nazionale, tutelato dalla Costituzione a garanzia della libertà di ricerca e d'insegnamento e degli interessi generali del Paese, costringendolo a ridisegnare radicalmente e negativamente le proprie attività istituzionali di didattica e di ricerca. In particolare, il Consiglio della Facoltà:

- ha espresso forte preoccupazione e disagio per i consistenti e drammatici tagli programmati sul Fondo di Finanziamento ordinario e sui Finanziamenti per la ricerca PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) con le relative e drammatiche conseguenze sullo smisurato aumento delle tasse universitarie, la precarizzazione del lavoro universitario, l’aumento dei corsi di laurea a numero chiuso e la soppressione di altri corsi di laurea carenti di docenza qualificata;

- ha manifestato la propria disapprovazione alla trasformazione degli Atenei in Fondazioni private ed alle relative, rilevanti ripercussioni, soprattutto nel contesto territoriale del Mezzogiorno d’Italia, sugli strumenti di gestione e controllo, sulla privatizzazione dei rapporti di lavoro e sul principio costituzionale del diritto universale allo studio;

- ha condiviso le posizioni della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane delineate nel Documento dell’Assemblea CRUI del 25 settembre 2008 "Linee di intervento della CRUI alla vigilia del nuovo anno accademico".

Il Consiglio di Facoltà ha di conseguenza deliberato di protestare attivamente mediante:

- l’indizione di un’Assemblea generale di Facoltà presso l’Albergo delle Povere il 23 ottobre p.v., con la partecipazione dei docenti, dei ricercatori, del personale tecnico e amministrativo e degli studenti di tutti i propri Corsi di Laurea;

- la destinazione di una parte delle ore di attività didattica alla presentazione agli studenti della Legge n.133/2008, delle sue prevedibili ripercussioni sul sistema universitario italiano e delle ragioni di dissenso della Facoltà.

La Facoltà di Scienze della Formazione chiede al Rettore e agli organi di governo di Ateneo di dare seguito a tutte le possibili iniziative per indurre il Governo e il Parlamento a modificare significativamente la Legge n.133/2008 e ad arrestare la completa dequalificazione del sistema universitario pubblico nazionale.

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 Ai Docenti, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti
dell'Universita' di Palermo

Si ricorda che,

raccogliendo l'Appello (in calce) di
ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita',
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

e' stata convocata per

VENERDI' 17 ottobre 2008
alle ore 10
nell'Aula del Consiglio della Facolta' di Ingegneria

l'ASSEMBLEA di ATENEO

per discutere su:
- Legge 133/2008. Effetti immediati e di prospettiva sul sistema
universitario nazionale e le ricadute sull'Ateneo.
- Iniziative da assumere.

All'Assemblea parteciperanno:

Giuseppe Silvestri, rettore in carica
e
Roberto Lagalla, rettore dal 1° novembre 2008


ANDU, CISAL Universita', CISL-Universita', CNU, FLC-CGIL,
SNALS-Universita', UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM
di Palermo

============

APPELLO a tutti i Docenti delle Universita' italiane

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita',
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

Il sistema universitario e' oggetto di provvedimenti che rischiano di
cancellare l'Universita' che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 e' stato
convertito in legge (n°. 133/08), ed e' dunque pienamente operativo,
confermando i contenuti sui quali abbiamo gia' a luglio espresso un
giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di
contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:
- limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50% per
l'anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni
di blocco dei concorsi;
- ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario, che viene
decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma per
quest'anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di euro):
- la possibilita' di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private, con
la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento dei beni
dell'Universita' al nuovo soggetto privato e l'indeterminatezza degli
organi di gestione degli atenei la cui composizione e funzione non viene
per nulla chiarita.
- il taglio delle retribuzioni del personale
Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di
risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l'Universita'
italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il
ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la liberta' di ricerca e
d'insegnamento e degli interessi generali del Paese.
Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perche' non
sara' piu' garantita un'offerta formativa di qualita' legata
all'inscindibilita' di didattica e ricerca, perche' il taglio dei
finanziamenti condurra' all'aumento senza limiti delle tasse universitarie
e perche' la possibilita' di assumere sempre meno docenti condurra' ad un
ampliamento massiccio dei corsi di laurea a numero chiuso e alla
soppressione di corsi di laurea non gia' sulla base di un'attenta
valutazione della loro efficacia, bensi' per via dell'impossibilita' di
garantire la presenza del personale docente necessario.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il
blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo a fronte delle uscite per pensionamento gia' note, impedira' il
ricambio generazionale, aggravando il problema gia' insopportabile del
precariato, e chiudendo le porte dell'Universita' ad intere generazioni. Ma
è l'intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le
opportunita' di ricerca e di didattica di qualita', appaltando al privato
le scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi
al mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidiera' le aree piu'
delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca? Si vuole importare
un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di disuguaglianza
sociale, di sistema di poche Universita' di eccellenza, di riduzione di
diritti ed opportunita', mentre non esistono neppure lontanamente le
condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttivita' scientifica. E a
fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche le Universita' che
oggi si autodefiniscono "virtuose" saranno trascinate nel gorgo dello
squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice dei costi
crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e
convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una
deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento
dell'Universita'. Non sfugge a nessuno che all'orizzonte si profilano nuovi
interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e
l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Il nostro giudizio
negativo e' fortemente ancorato ad elementi di merito.
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e
certo non intendiamo difendere l'esistente; ma è proprio dai difetti che
occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto:
affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualita'
dell'offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della
carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di finanziamento,
del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto aperto e trasparente
tra Universita' e societa'. E discuterne con la comunita' universitaria:
fino ad oggi le decisioni adottate sono state prese in modo del tutto
unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.
Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo,
individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi
proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti
dell'Universita' le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese di
ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione in
tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione. Ancora
troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti, o
confidano in un "io speriamo che me la cavo". Non sara' cosi': chiunque
operi nell'Universita' sara' esposto a cambiamenti radicali delle sue
condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di posizione
in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da
pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente.
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle "lezioni in
piazza": dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi
provvedimenti non sono un problema dell'Universita', ma disegnano un
modello che riduce diritti e opportunita' sociali, facendo del reddito il
solo discrimine tra chi puo' e chi non puo'; un modello che divide sempre
piu' il Paese tra poveri e ricchi.
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi
strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni
per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.
Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati,
CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo
anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del piu' grande
numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti
universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i
possibili universitari del futuro, poiche' ci è chiaro, come gia' detto,
che queste posizioni abbisognano del piu' vasto sostegno degli utenti e
dell'opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una
manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale
tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilita'
individuale che non puo' essere ignorata o delegata. Fate circolare questo
messaggio, discutetene con i colleghi che non l'hanno ricevuto,
diffondetelo nelle Facolta' e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo
per la sopravvivenza stessa dell'istituzione in cui crediamo.

Roma, 2 ottobre 2008

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A difesa della Scuola Pubblica. Discorso di PIero Calamandrei.
http://www.unitadibase.it/index.php

!? La distruzione dell'Università pubblica!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 luglio 2008


Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni

Università, la protesta dilaga: "Via i tagli o stop alle lezioni"

di ANDREA BETTINI


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.

Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.

I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.


"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.

La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".

"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".

La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
("la Repubblica", 15 luglio 2008)

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ADI, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU, UILPA-URAFAM

I contenuti del Decreto-Legge 112/08:

1. limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale
docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2. ulteriori drammatici tagli al Finanziamento pubblico dell'Universita';
3. la prospettiva della privatizzazione degli Atenei attraverso la loro
trasformazione in Fondazioni;
4. taglio delle retribuzioni dei docenti e del personale tecnico e
amministrativo

determineranno la scomparsa in breve tempo dell'Universita' italiana, come
sistema pubblico nazionale, previsto e tutelato dalla Costituzione, il cui
mantenimento deve essere a carico dello Stato e non a carico degli studenti
e delle loro famiglie.
E saranno soprattutto gli studenti ad essere danneggiati perche' non sara'
piu' garantita una offerta formativa di qualita', che puo' essere fornita
solo da Atenei in cui i docenti possano svolgere - inscindibilmente -
ricerca e didattica di alto livello.

Il blocco del turn over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo,  impedisce il necessario ricambio generazionale, aggravando
ulteriormente il problema del precariato, e non consente il giusto
riconoscimento del merito a quanti operano nell'Universita'.

Il mondo universitario e il Paese non possono accettare che venga
smantellata l'Universita' pubblica, che invece va riformata e rilanciata
nel suo ruolo - riconosciuto a parole da tutti - di promotrice dello
sviluppo culturale ed economico nazionale.

L'Universita' non intende sottrarsi a qualsiasi tipo di valutazione che
porti alla valorizzazione del merito, alla esaltazione dei risultati e
all'ulteriore miglioramento del Sistema.

Per rilanciare il Sistema Universitario Nazionale e' tuttavia
indispensabile prevedere:
- maggiori finanziamenti per l'Alta formazione e la Ricerca pubbliche,
adeguandoli agli standard internazionali, allo scopo di consentire a tutti
i docenti di svolgere adeguatamente le loro attivita' di ricerca e di
insegnamento;
- maggiori risorse per un reale diritto allo studio;
- la riforma dell'Organizzazione del Sistema Universitario Nazionale;
- il superamento dell'inaccettabile fenomeno del precariato, attraverso
procedure di reclutamento che premino il merito;
- la riforma del dottorato di ricerca, quale terzo livello dell'Istruzione
universitaria, qualificandone l'accesso e il percorso formativo;
- la riforma della docenza, distinguendo nettamente il reclutamento
dall'avanzamento di carriera, prevedendo per i neo-assunti una retribuzione
piu' elevata e una reale autonomia scientifica, anche al fine di arginare
la "fuga dei cervelli".

Per impedire la demolizione del Sistema Universitario pubblico e'
proclamato lo stato di agitazione.
In tutti gli Atenei saranno promosse Assemblee Generali per discutere sui
contenuti, il significato e gli effetti dei provvedimenti governativi e
sulle piu' adeguate iniziative di mobilitazione.
Si invitano tutti i professori e i ricercatori a non assumere carichi
didattici non espressamente previsti dalla legge.
Si invitano tutti gli Organi collegiali (Senati Accademici, Consigli di
Amministrazione, Consigli di Facolta', di Corso di Studio e di
Dipartimento) a pronunciarsi sui provvedimenti in corso.

E' indetta per martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di Roma
un'Assemblea nazionale aperta a tutte le componenti e a tutte le
rappresentanze universitarie.

Si auspica l'apertura di un confronto di merito su tutte le questioni
universitarie e, in questa direzione, si chiede un incontro con i Ministri
competenti.

10 luglio 2008

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oggetto "notizie ANDU"

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Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

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Da "la Repubblica" di Napoli del 14 luglio 2008:

La distruzione dell'Università pubblica
di FULVIO TESSITORE

Devo iniziare con qualche premessa, onde evitare qualche malevola
valutazione di quanto mi accingo a osservare. Ricordo, quindi, che sono un
vecchio professore, che puo' vantare quasi cinquant' anni di insegnamento
ed e' in procinto di andare in pensione (per di piu' anticipata di un paio
d' anni, grazie a un demagogico provvedimento del ministro Mussi, che puo'
vantarsi di aver aperto la strada a quella che ormai viene comunemente
indicata come l' Universita' di Tremonti). In sostanza non ho interessi
personali da difendere. Posso sbagliare (e spero che qualcuno me lo
dimostri, per restituirmi serenita' e fiducia), ma parlo solo in difesa di
cio' che resta della nostra gloriosa universita' e dei giovani, i quali -
se ne dica quel che si vuole da parte di disinformati o frustrati - hanno
sempre e solo trovato nelle universita' il luogo della loro formazione
culturale e preparazione professionale. Il decreto 112 del 25 giugno
scorso, collegato alla manovra finanziaria, prevede una serie di norme
destinate a cambiare radicalmente, a mio credere a stravolgere
definitivamente il nostro sistema di formazione e istruzione superiore, in
assoluto dispregio della Carta costituzionale.
Secondo una tecnica e una vocazione consolidata delle forze di destra,
anche questo provvedimento (come la immonda legge elettorale che ci
governa) se non incostituzionale, certamente e' anticostituzionale, nel
senso che, forse, non viola il dettato formale della legge costituzionale,
ma certamente ne viola e offende lo spirito costituente. Di che cosa si
tratta? Detto in breve della privatizzazione del sistema universitario. Non
mi fermo su norme che pur metteranno in condizione di non operare le nostre
universita', perche' prevedono (articolo 66) la riduzione in tre anni del
fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 500 milioni; la drastica
limitazione del turnover, in misura pari al 20 per cento del personale
cessato; la trasformazione degli scatti biennali in triennali, ossia della
sola forma di aumento delle retribuzioni, in tal modo ridotte (si badi non
solo bloccate) per circa 500 milioni, destinati a un non meglio precisato
fondo del bilancio statale, da utilizzare, se del caso, per placare i
camionisti e per tenere in vita artificialmente l' Alitalia, dopo averne
impedita la vendita ad Air France (come si vede il mercato e' bello e buono
quando risponde agli interessi di qualcuno, non in tutte le occasioni in
cui puo' agire da riparatore di un disastro finanziario dell' allegra
finanza pubblica); il taglio (articolo 74) delle piante organiche nella
misura del 10 per cento; la rottamazione (si' "rottamazione") dei docenti
anziani, che l' amministrazione, puo', a suo libito, congedare e via di
questo passo. Naturalmente, in controtendenza, l' Istituto italiano di
tecnologia di Genova, costituito nel quinquennio di governo 2001-2006 della
destra, viene impinguato dei fondi e delle dotazioni patrimoniali della
soppressa Fondazione Iri. E sara' bene ricordare che questo istituto - che
avrebbe dovuto costituire il corrispondente italiano del Mit americano,
secondo quanto sostenuto dai soliti corifei provinciali nostrani - per
quanto ben dotato finanziariamente con un milione all' anno, finora non ha
fatto altro che il restauro degli edifici assegnatigli per sede. Lo ripeto,
non voglio fermarmi su questi punti allarmanti. Credo sia oggi
indispensabile fare un altro discorso, molto semplicemente e, se possibile,
pacatamente, non prima di aver detto che non mi curo dell' accusa che
potra' essermi fatta di conservatorismo, di incapacita' di cogliere i
processi di modernizzazione, di incapacita' di capire i processi di
omogeneizzazione del nostro Paese alle grandi democrazie occidentali. E non
mi curo di queste accuse perche' la piu' parte di quelli che possono
pronunciarle e che le hanno pronunciate in passato godono della mia
disistima, siano di destra o di sinistra. Sono dei provinciali alla
rovescia, che parlano senza sapere cio' di cui parlano. E torno a
domandarmi, di che si tratta? Semplicemente di una rozza, ottusa, criminale
rottura della nostra identita' nazionale, che e' fatta di cultura, quella
cultura di cui le universita' e gli enti di ricerca sono stati fino a oggi
gli artefici e i garanti. Quali le conseguenze di queste norme sciagurate e
ipocrite? Semplice, la drastica riduzione del nostro sistema universitario
a 13/14 sedi in grado di trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
lasciando tutte le altre a vivacchiare, finche' potranno (ecco l'
ipocrisia), perche' nessuno le obbliga a trasformarsi in fondazioni. Questo
non e' il peggio della situazione, Prescrivere quanto s' e' detto senza
tener conto delle diverse condizioni socio-economiche del Paese significa
provocare una doppia discriminazione. Una discriminazione tra le parti
ricche e quelle povere del Paese. Una discriminazione tra giovani ricchi e
giovani poveri. Le zone ricche potranno garantire le condizioni di vita
delle universita'-fondazione, quelle povere no e si badi che cio' potra'
riguardare anche una universita' antica e gloriosa, come ad esempio la
Federico II. I giovani ricchi potranno accedere alle universita' private,
che potranno garantirsi l' autofinanziamento piu' o meno agevolmente, senza
piu' temere la contestazione giovanili, tanto i contestatori potranno
sempre accedere alle universita' di serie B, dove si paga poco, si studia
meno e peggio, si ha piu' tempo per il tempo libero. E non e' tutto cio' un
profilo esaltante e liberatorio del privato contro l' oppressione
conservatrice del pubblico? Di certo ci penseranno i patrocinatori della
"societa' civile" (che rispetto molto piu' io che loro) a metterlo in
evidenza. Che cosa significa tutto questo, facendo un piccolo passo avanti?
Significa mettere in discussione la identita' statale del nostro Paese,
privata dell' alimento che le viene dalla identita' nazionale, che e' fatto
di cultura. Vuol dire tutto questo che nulla va mutato nel nostro sistema
universitario? e' vero proprio il contrario. Ma riformare, trasformare
radicalmente si puo' a condizione di sapere qual e' il passato da
modificare, qual e' il presente che si vive e il futuro che si deve vivere.
E si tratta di questioni di cultura, non di economia e neppure di politica,
o meglio, di economia e di politica in quanto queste siano non fini a se
stesse ma strumenti di evoluzione e di progresso culturale e civile.
Significa smetterla di crogiolarsi da provinciali con il vezzo di
raccattare le idee che non si hanno, la conoscenza di cui non si dispone da
qui e da li'. Il modello che sta dietro al decreto sullodato, se modello
e', e' una incolta utilizzazione del modello americano, applicato a una
struttura sociale, culturale, economica del tutto diversa da quella
americana (e non dico nulla sul vero e proprio incubo che per le famiglie
americane sono i costi della formazione nelle grandi e vere universita',
che si traducono in debiti, spesso da saldare in anni e anni, se si ha
fortuna professionale). Sono convinto che le nostre universita', i nostri
docenti, i nostri studenti debbono insorgere, si' insorgere e far sentire
la propria voce. e' il momento di azioni drastiche e decise. Perche' la
Conferenza dei rettori non propone alle sedi la chiusura, con il blocco
delle attivita'? Si vedra' allora se le universita' contano qualcosa in
piu' dei camionisti, se un ministro tracotante vale piu' di una intera
classe di scienziati ed educatori, che all' universita' hanno dedicato la
vita. Non c' e' piu' tempo. Bisogna agire."

Mentre Walter prepara il Festival della "protesta", noi ascoltiamo un Poeta della Protesta! Fai con calma, Walter, l'Italia può ... aspettare!?
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 9 luglio 2008


 
LE "POESIE INCIVILI" DI CAMILLERI



RITA BORSELLINO: "BISOGNA ESSERCI TUTTI UNITI IN PIAZZA"

da "la Repubblica", 09-07-08

Ma qual è il significato di "democrazia"?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 novembre 2007


 

Unità di Base

U d B Settore Università www.unitadibase.it

 

Lavoratori francesi in piazza

È battaglia dura su pensioni e salari

Articolo tratto da Le Monde, mercoledì 21.11.07

 

«Insieme per i salari, l’occupazione e i servizi pubblici». Erano oltre 700 mila le persone che hanno sfilato dietro questo striscione, ieri pomeriggio, a Parigi in un corteo promosso da otto organizzazioni sindacali della funzione pubblica. Fermi gli uffici statali, le scuole, gli ospedali, le poste, le telecomunicazioni, settimo giorno consecutivo di sciopero per i lavoratori delle ferrovie e del trasporto autobus e metropolitano, nessun quotidiano nazionale in edicola, una quarantina di università occupate

E non è finita, la Francia non intende lasciar passare nessuno dei provvedimenti che stanno scardinando le basi del suo sistema democratico, basti pensare alla riforma della Carta giudiziaria, che sopprimerà circa duecento fra preture e tribunali, contro la quale protesteranno magistrati e avvocati il 29 novembre prossimo. Ma Sarkozy, dopo una settimana di silenzio, ha ribadito la volontà del governo di proseguire in questo cammino di riforme di cui «il Paese ha bisogno per rispondere alle sfide che il mondo gli impone».

E ancora, rivolgendosi ai ferrovieri, si è permesso di citare il segretario del Partito Comunista, Maurice Thorez, in una celebre frase pronunciata in occasione degli scioperi del giugno 1936: «Bisogna saper terminare uno sciopero quando è stata ottenuta soddisfazione»

Le manifestazioni di protesta si moltiplicano e si allargano ad altre categorie perché sotto attacco sono i diritti conquistati in anni di dure lotte che si vogliono cancellare per i lavoratori arrivati alla pensione e, peggio, rimuovere dalla memoria delle generazioni di lavoratori futuri. Tutto per il bene del Paese, per il suo sviluppo, per la sua competitività, per la sua tenuta sul mercato internazionale. È il prezzo che una moderna e compiuta democrazia deve saper pagare, o meglio deve esser capace di far pagare ai propri cittadini, uomini e donne, vecchi e giovani.

E la politica del governo Sarkozy si è fatta interprete e, al tempo stesso, carico, di questo compito con un penalizzante progetto di riforma delle pensioni e delle università, i cui atenei godranno di un’autonomia finanziaria diseguale, dal carattere classista e liberista.

Nessuna concessione viene fatta alla pubblica amministrazione, per la quale si prevede la soppressione di posti di lavoro previsti per il 2008 e si nega la possibilità di aumenti salariali.

E pensare che in Italia i sindacati concertativi continuano a battersi affinché ci sia una FORTE AUTONOMIA delle Università…

Chi sarà mai a sbagliare, i “nostri” CGIL/CISL/UIL o i milioni di francesi che invece l’Autonomia Universitaria la combattono…?

Bologna, 22.11.07                                  UdB Università

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