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di Ignazio Licciardi
Toni Negri sul 15 Ottobre 2011
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 ottobre 2011


Ero e sono fuori, in queste settimane, in Spagna ed in Portogallo. Non ho seguito direttamente quello che è avvenuto a Roma. Ma sono stato sorpreso, direi sbalordito, nel leggerne cronache e commenti.

1) La divisione tra gli “indignati” e gli altri, i “cattivi”, è stata fatta prima di tutto da La Repubblica, l’organo di quel partito dell’ordine e dell’armonia che ben conosciamo (per non dire degli altri media). Non sembra che il comitato organizzatore della manifestazione si sia indignato molto per ciò. C’era forse un peccato originale alla base di questo oltraggio: chi aveva organizzato la “manifestazione degli indignati” non aveva molto a che fare con le pratiche teoriche e politiche che dalla Spagna si sono estese globalmente, talora in maniera massiccia, altre volte minoritaria: il rifiuto della rappresentanza politica e sindacale, il rigetto delle costituzioni liberali e socialdemocratiche, l’appello al potere costituente. In Italia, invece, un gruppo politico al limite della rappresentanza parlamentare si è appropriato il nome degli Indignados … E ora reclamano: “Lasciateci fare politica”.

2) Ma allora, si dirà, gli indignati “veri” sono i ragazzi che incendiano le macchine e fanno quel gran casino contro la polizia a San Giovanni? Certo che no. Qui nasce tuttavia il grande, se non l’unico problema. Chi possono essere gli unificatori del movimento? Chi costruisce oggi, in Italia, l’unità degli sfruttati, degli indebitati, dei non-rappresentati?

Le risposte a questi interrogativi sono molteplici. Tanti anni fa, Asor Rosa avrebbe detto: quei ragazzi pieni di rabbia appartengono alla “seconda società”, essa è inorganizzabile, essa è la non-politica. Oggi, alcuni rappresentanti del “movimento” diranno: sono estremisti, anarchici e insurrezionalisti, quindi pericolosi, quindi inorganizzabili. È forse vero. La conseguenza sarà allora la medesima che ne trasse Asor trent’anni fa: sono irrappresentabili? Anche qui: forse sì. Ma per questo li escludiamo per principio, prima ancora di aver capito perché erano tanti e di cosa erano l’espressione? Noi non crediamo che il ritornello di Asor Rosa possa valere come pregiudizio. A chi ce lo presentasse come tale, ci rivolgeremmo allora agli Indignados spagnoli ed universali per avere un’altra risposta. Gli Indignados sono un movimento dei poveri – sono anni che andiamo indagando e parlando di precarizzazione lavorativa e esistenziale, di pauperizzazione generalizzata, di esclusione e declassamento, di espropriazione finanziaria, di emarginazione sociale. Tutto questo è prodotto dal Capitale. E a noi sembra che queste lotte debbano essere e siano innanzitutto lotte contro il Capitale.

Dobbiamo ricordarci che laddove, in altri paesi d’Europa che pur conoscono grandi tradizioni di lotta, si è data l’incapacità a mettere insieme tutte le facce della nuova povertà, la sconfitta è stata generale, anche quando i movimenti erano duraturi e forti. La Francia, per esempio, non produce più lotte vincenti da quando il movimento studentesco ha smesso di congiungersi con quello delle banlieues. In Germania, non c’è più lotta da quando i Grünen Realos-pragmatici hanno isolato e liquidato i Fundis – gli occupanti delle case, quelli che lottavano assieme ai migranti, e avevano assunto la dimensione dei quartieri per tentare la costruzione di istituzioni del comune. Dobbiamo tornare a costruire un fronte dei poveri – tutti i poveri, dalla classe media immiserita in giù.

C’è dunque una bella differenza fra stare con i poveri, anche se spaccano tutto, e non starci – considerarli intoccabili, lebbrosi. Loro – quelli che spaccano – hanno diritto a dirci di no, a rifiutarci, a preferire l’isolamento. Ma noi, non per questo li consideriamo estranei alla povertà. Il 14 dicembre, il 15 ottobre, e tante altre volte, li abbiamo visti in azione: alcune periferie della povertà sono scese in piazza. La polizia e i media le hanno immediatamente riconosciute: il potere è spesso bieco ma non è stupido. Perché i movimenti non potrebbero anche loro chiedersi chi sono, e provare a capire prima di giudicare? Forse perché dietro alla puzza al naso degli organizzatori, senti un rigetto di pelle?

3) Il colmo della cecità e della provocazione dei media (e, subito dopo, del Ministero degli Interni) è stato toccato quando hanno scelto di attaccare i movimenti NoTAV e San Precario – vale a dire le due realtà di movimento attualmente più forti. Forse le uniche che non abbiano aperture politiciste e che non siano interessate alla rappresentanza parlamentare, ma che piuttosto sono democraticamente piantate nel reale, nella società civile, e che producono effetti concreti immediati.

Dobbiamo stringerci attorno ai compagni che subiscono queste provocazioni – cosi come attorno agli incarcerati, di cui chiediamo la liberazione senza se e senza ma. Cos’altro fanno gli Indignados di Barcellona per gli arrestati dopo la tentata occupazione della Camera regionale catalana? Hanno riconosciuto che si trattava di un errore politico evidente, ma li difendono comunque in nome dell’unità del movimento. Vogliamo continuare a caricaturare i comportamenti pacifici degli Indignados spagnoli alla maniera di pecore gentili?

4) Oggi solo un progetto costituente può unificare tutti nel movimento. Non un “programma minimo” – un programma che non dia obbiettivi concreti ma solo linee di alleanza sindacale e parlamentare. Perché stupirsi che molti sentano questo programma minimo come un “opportunismo massimo”?

Centrale è invece oggi un progetto costituente che unifichi politicamente, e quindi sappia anche reagire alle eventuali componenti distruttive del movimento. In Spagna, l’elemento qualificante di questa unificazione è stato senz’altro l’acampada. Il vivere insieme nelle piazze. Poi si sono sviluppati comitati di quartiere su cui si sono assommate le funzioni dell’emancipazione concreta del proletariato moltitudinario. Si tratta di camere del lavoro metropolitano e di centri di occupazione e di autogestione delle istituzioni del Welfare ormai disertate dallo Stato.

Ma c’è ben altro. La chiave del modello costituente nella vita condivisa sta nella distruzione della “paura” che troppi ancora sentono, non appena si tratta di stare insieme. Una distruzione praticata con esperienze pacifiche, collettive, di massa – quando questo è possibile -, ma senza mai cedere alla facilità di abbandonare i poverissimi della società, i senza tetto, gli ipotecados, gli indebitati, i nuovi poveri, e tutte le altre vittime del saccheggio capitalistico odierno.

Non aver paura è resistere al potere ed esprimere potenza d’invenzione, di produzione sociale e politica. I ragazzi – quelli che hanno fatto casino – esprimono, con la loro rabbia, non la capacità ma l’incapacità di rispingere la paura del potere. Si può tuttavia probabilmente vincere gli eventuali caratteri distruttivi di alcuni settori del movimento dei poveri – a condizione che si abbia un programma positivo, maggioritario, materialmente definito. Oggi quel programma del comune si è già ampiamente manifestato nei referendum e nelle elezioni municipali, contro le macchine partitiche. Si tratta di procedere su questo terreno.

Svolgere il tema del comune costituente nella lotta rappresenta dunque oggi forza maggioritaria. A Reggio Emilia nel 1960, e a Genova nel 2001, dei compagni sono stati uccisi – ma il movimento non aveva paura, era unito, vinse perché non escludeva nessuno a priori, mise polizia e governi davanti all’evidenza di un irresistibile ostacolo. Oggi, volendo presentarsi con un programma minimo, cercando alleanze in una parte del ceto politico screditata e corrotta quanto lo è il ceto politico di destra, si è finito per rafforzare Berlusconi. Tutti dunque sembrano consapevoli che siamo giunti ad una impasse. Un’impasse di programma prima che di metodo. Ma come metterlo nella testa di coloro che vedono un insorto in ogni povero che non ha più paura?

5) Siamo infine anche di fronte ad un’impasse di metodo. Non erano stati dati obbiettivi al corteo di Roma. Di contro, a Madrid, sono stati i palazzi del potere e le banche ad essere assediate da mezzo milione di Indignados. Gli stessi che, immediatamente dopo, hanno ripreso le loro attività di quartiere, uniti da un’unica organizzazione orizzontale, usando reti, socialnetworks e twitts in modo astuto, chiamando tutti dove c’era bisogno, su uno sfratto come nelle scuole occupate, o negli ospedali autoamministrati.

A Barcellona, duecentomila persone si sono ritrovate: poi si sono formati tre cortei, l’uno ha occupato un ospedale, l’altro l’università ed un terzo un enorme magazzino per farne un centro sociale. A Piazza San Giovanni bisognava invece arrivare per ascoltare i politici di prima, seconda e terza generazione? Vi stupisce che nasca il bordello che c’è stato? Qual è stato il metodo, qual è stata la gestione politica del comune in quel caso?

Attorno al metodo – è bene sottolinearlo – i movimenti italiani conoscono un limite di fondo: mai sono stati capaci di cogliere nell’orizzontalità, nella massificazione del movimento, la singolarità della decisione – la decisione voluta da tutti, e che nasce solo quando se ne parla prima, quando se ne discute a lungo, quando se ne dibatte senza la paura di esser ascoltati, senza aver voglia di esser subito intervistati. Speriamo che quanto è avvenuto non rappresenti l’ultima avventura dei movimenti nati negli anni novanta, che riconobbero nella forma-manifestazione l’evento decisivo. C’è un nuovo movimento oggi, che considera il comune costituente come il suo orizzonte e la discussione senza paura e senza autorità come il suo metodo. Si tratta di lasciargli spazio e voce.

“Lasciateci fare politica”, dicono alcuni. Certo. Intanto, noi proviamo a costruire il movimento degli Indignados.

www.controlacrisi.it

18 ottobre 2011


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I Paesi del Nord Africa chiedono CAMBIAMENTO!
post pubblicato in Notizie ..., il 7 febbraio 2011


L’Afrique du Nord à l’heure de la révolution

Rien ne semble pouvoir arrêter le vent de colère qui secoue actuellement les populations afro-arabes. Algérie, Maroc, Soudan, Mauritanie... les jeunesses arabo-africaines, encouragées par la révolution tunisienne et la révolte en cours en Egypte, réclament le changement. Certains régimes ont récemment multiplié les mesures pour apaiser les tensions et se sont engagés à plus d’ouverture. Cela sera-t-il suffisant ?
Le mouvement de contestation qui a entraîné la chute du président tunisien Zine el-Abidine Ben Ali, le 14 janvier, a provoqué une véritable onde de choc dans les pays afro-arabes. Au pouvoir depuis 1981, les jours de Hosni Moubarak à la tête de l’Egypte, secouée par une révolte populaire sans précédent depuis une semaine, semblent désormais comptés. Algérie, Soudan, Mauritanie, Maroc...plusieurs autres pays arabo-africains ont connu des troubles sociaux suite à la hausse des prix des denrées alimentaires ces dernières semaines. Manifestations, immolations, émeutes agitent les quatre coins de l’Afrique du Nord.

Algérie. Les autorités multiplient les mesures ces dernières semaines pour prévenir tout débordement. Signe de l’inquiétude du régime : le président Bouteflika, au pouvoir depuis 1999, a annoncé, jeudi, la levée prochaine de l’état d’urgence. Sans doute pour couper l’herbe sous le pied à la toute nouvelle Coordination nationale pour le changement et la démocratie qui appelle une marche le 12 février à Alger pour réclamer « la fin du système » et dont l’une des principales revendications est, justement, la levée de la cette mesure d’exception, en vigueur depuis février 1992. La marche a été cependant interdite par les autorités, comme d’ailleurs toute manifestation de rue dans la capitale, en dépit de la levée de l’état d’urgence. Deuxième concession : M. Bouteflika a affirmé, dans la foulée, que la télévision et la radio doivent « assurer la couverture médiatique de l’ensemble des partis et organisations nationales agréés en leur ouvrant équitablement leurs canaux », rapporte l’agence officielle APS. A la suite de violentes émeutes contre la vie chère, qui ont fait 5 morts et plus de 800 blessés, le gouvernement a annoncé une série de mesures portant sur la subvention des produits alimentaires de base importés. Faisant écho à l’affaire qui avait déclenché la révolution tunisienne en décembre dernier, au moins huit personnes se sont immolées par le feu en Algérie depuis la mi-janvier. Trois personnes sont décédées à la suite de leurs blessures.

Maroc. Pour gagner la paix sociale, le gouvernement marocain a annoncé, fin janvier, qu’il allait accroître les importations des denrées de base et maintenir les subventions malgré la hausse vertigineuses des prix sur les marchés internationaux. Les autorités ont également rejeté toute similitude de la situation du Maroc avec l’Egypte et la Tunisie. Quatre tentatives d’immolation par le feu ont eu lieu ces quinze derniers jours. Par ailleurs, un groupe de jeunes Marocains a appelé sur le réseau social Facebook à « manifester pacifiquement » le 20 février pour une « large réforme politique » dans le pays. « Nous appelons tous les Marocains à manifester le 20 février pour la dignité du peuple et pour des réformes démocratiques », indique la « plate-forme » de ce groupe qui dit compter près de 3 400 sympathisants.

Soudan.Des tensions politiques et les difficultés économiques ont conduit à des affrontements entre la police à des étudiants ces dernières semaines. Un étudiant est décédé lundi 31 janvier après avoir été passé à tabac par les forces de sécurité la veille au cours d’une manifestation pour le « changement » qui a dégénéré en affrontements avec la police à Khartoum. Plusieurs dizaines de personnes ont été arrêtées, et le président Omar el-Béchir a limogé un directeur d’université. Selon l’opposition, les affrontements ont fait cinq blessés. La partition annoncée du pays, ajoutée aux difficultés économiques croissantes et à l’inquiétude sur l’évolution du régime islamiste de Béchir après l’indépendance du Sud non-musulman, a provoqué de nombreux mouvements de protestation. Au moins 64 personnes ont été arrêtées, et un nombre indéterminé de personnes ont été blessées dans les manifestations ces dernières semaines.

Mauritanie.L’opposition entre dans la danse. « Je suis persuadé que le peuple mauritanien et la jeunesse mauritanienne, après les Tunisiens et les Egyptiens, donneront leur part d’initiative et d’ambition pour le peuple mauritanien », a affirmé Ahmed Ould Daddah, président du Rassemblement des Forces Démocratique (RFD), chef de file de l’opposition mauritanienne, dans une déclaration à la presse mardi. Pour éviter la contamination égyptienne et tunisienne, les autorités mauritaniennes ont lancé une opération solidarité 2011 qui consiste a subventionner des denrées de première nécessité comme le sucre, le riz, l’huile et la farine pour que leurs prix soient à la portée des citoyens les plus nécessiteux, rapporte la presse locale. Mi-janvier, plusieurs milliers de personnes avaient manifesté dans la capitale contre la hausse des prix. Fin janvier, un homme d’affaires mauritanien âgé de 43 ans décédait dans un hôpital à Casablanca quelques jours après s’être immolé devant le palais de la présidence, à Nouakchott, pour protester contre le régime.

Libye. De la Libye, pays dirigé d’une main de fer par le colonel Mouammar Kadhafi depuis 1970, peu d’informations filtrent. Mais il semble que la révolution venu du voisin tunisien y a déjà fait des étincelles. A la mi-janvier, de nombreux Libyens avaient squatté des logements neufs dans plusieurs villes du pays, alors que d’autres se sont attaqués aux bureaux d’études et aux sociétés de construction de ces logements, pour la plupart des étrangers, selon Reuters. D’après la même source, les forces de l’ordre ont interpellé plusieurs contestataires que le régime d’El Kadhafi qualifie de « criminels ». La chaîne Al-Jazira signale, en outre, que le site d’informations libyen « Al Manara » a subi des attaques informatiques émanant de la Libye elle-même, de même que sa page Facebook qui a été piratée après avoir rendu compte du mouvement de protestation.

Les pays du Moyen-Orient, voisins de l’Egypte, semblent les plus immédiatement exposés à cette fronde sans précédant des populations arabes. En Syrie, qui est l’un des régimes les plus fermés du monde, et où la situation était jusque-là calme, un appel à manifester vendredi après-midi contre la « monocratie, la corruption et la tyrannie » du régime de Bachar el-Assad a été lancé sur Facebook, dont l’accès est pourtant bloqué. Un groupe, qui a réuni plus de 7 800 membres, a appelé mardi à manifester sous le slogan : « la Révolution syrienne 2011 ». En Jordanie, pays en proie à l’une des pires récessions économiques de son histoire, vient de lâcher du leste après de semaines de contestations, limogeant, mardi, son Premier ministre, dont les manifestants réclamaient la démission. Confronté à des protestations populaires depuis des semaines, le président du Yémen Ali Abdallah Saleh, au pouvoir depuis 32 ans, a appelé, mercredi, à la formation d’un « gouvernement d’union nationale ». Il a également annoncé qu’il renonçait à un nouveau mandat. Des annonces qui n’ont pas suffi à calmer les opposants qui ont manifesté par milliers jeudi dans les rues de Sanaa pour réclamer le départ du chef de l’Etat.

http://www.afrik.com/article21927.html


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La Politica ritrovi se stessa!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 settembre 2010


 

«Lo Stato orienti la lotta allo spreco
e all'inquinamento»

 

Vittorio Bonanni
Torino - nostro inviato
 

Se il tema di quest'anno di Torino Spiritualità è stato il dono, la gratuità delle cose e dunque di conseguenza anche ripensare un modello economico che non consideri solo il profitto e che sia insomma più solidale, Andrea Segrè non poteva non essere annoverato tra gli ospiti. Economista, preside della facoltà di Agraria presso l'università di Bologna, ha ideato il progetto "Last Minute Market" per il recupero a fini benefici dei prodotti alimentari e non alimentari invenduti e pubblicato recentemente Lezioni di ecostile (Bruno Mondatori, pp. 153, euro 15,00). Segrè ha dato vita sabato scorso nella città della Mole ad un dibattito con Carlo Petrini e Tristram Stuart dal titolo "Saper scambiare. Economia al di là del profitto" e domenica si è intrattenuto sul tema "Denaro/Donare" con l'antropologo Francesco Remoti. A Segrè abbiamo chiesto di spiegarci qual è il nesso tra il concetto di dono e quello di un'economia più attenta alle esigenze della gente piuttosto che del profitto a tutti i costi. «C'è un filo rosso molto importante tra questi due aspetti. E io me ne sono accorto proprio lavorando sugli sprechi, una parola che di per sé evoca già qualcosa di negativo. Io però l'ho scomposta: se noi mettiamo il segno meno alla prima parte della parole, "spr" e uno positivo alla seconda, "eco", già incominciamo a capire che è possibile arrivare ad estrapolarne un concetto, un obiettivo finalizzato a risolvere appunto il problema dello spreco. Una volta queste eccedenze potevamo vederle tutti. Chi non ricorda le arance distrutte dalle ruspe perché il mercato comunitario così voleva? Oggi non le vediamo più perché sono collocate dietro le quinte, soprattutto nel retroscena della grande distribuzione ma anche del fruttivendolo o della farmacia, dove questi prodotti vengono distrutti con un costo economico ed ambientale».

Un meccanismo strettamente legato ad una logica di mercato…

E' tutta una catena: spreco, mercato, denaro, domanda, offerta, prezzo, profitto. Ad un certo punto ho cercato in tutti i modi un meccanismo che mi permettesse di recuperare ciò che si spreca e quindi di spezzarla questa catema. E faccio un esempio: quello yogurt che abbiamo davanti agli occhi e che sta per scadere pur avendo ancora 48 ore di vita, lo scartiamo e ne prendiamo invece uno buono ancora per dieci giorni. Non sappiamo che quello yogurt viene portato dietro le quinte e sostanzialmente "ucciso", pur essendo commestibile ancora per due giorni. Abbiamo così attivato questo meccanismo che si chiama "Last Minute Market", e, lottando contro il tempo, lo abbiamo dato a qualcuno che noi abbiamo chiamato molto laicamente "consumatore senza potere d'acquisto". Qualcuno che viene assistito e che non esercita la domanda. Ci siamo così trovati di fronte ad un'offerta con il segno meno, una domanda con il segno meno anch'essa, e in mezzo lo yogurt. Come fare questo scambio, come definirlo mi sono chiesto?. E non avevo una risposta perché io sono un economista applicato. Ho pensato al baratto. Ma non funzionava. Finché qualcuno dei miei colleghi antropologi mi ha consigliato di lavorare sulla relazione, sullo scambio e così è uscito fuori il dono. E ho visto che questo promuove una relazione e funziona molto proprio perché si va oltre il bene materiale. Quello yogurt ha già cambiato valore, perché è sempre lo stesso yogurt, però prima aveva un valore economico e commerciale, di scambio per l'appunto. Mentre se tu riesci a recuperarlo e a darlo a qualcuno che può mangiarselo assume anche un valore sociale. La cosa forte è che promovendo questa relazione si va oltre il bene e si crea una reciprocità fra chi dona e chi riceve.

Insomma il dono come antidoto del mercato?


Sì il dono che limita il fallimento del mercato. Ma resta l'interrogativo che pongo nel mio ultimo libro: certo, abbiamo trovato il modo per risolvere il problema delle eccedenze. Ma non è che adesso ci verrà in mente che dobbiamo sprecare di più perché tanto c'è qualcuno che può utilizzare questo spreco? E purtroppo da quando mi sono cominciato ad occupare di questo problema, i consumatori senza potere d'acquisto sono aumentati. Ci siamo così posti subito un'altra domanda: non è che passa il messaggio che diamo gli avanzi dei ricchi ai poveri? Mettendo in atto così un'azione solidale ma un po' pelosa?

A questo punto diventa inevitabile spostare il ragionamento sul modello di sviluppo, non crede?

Certo, caratterizzato dalla chiave della sostenibilità, che vuole dire meno spreco, meno rifiuti, meno inquinamento e stare un po' meglio tutti. Però a quel punto interroghiamoci sul consumatore, sulle imprese, su cosa sta succedendo. Evidentemente c'è qualcosa che non va. Basti ricordare lo slogan del precedente governo Berlusconi che diceva «compra, compra, compra, e così l'economia va». Abbiamo visto poi dove è andata a finire questa economia. E allora questo circolo vizioso che lega produzione e consumo, che è poi il logo che ha fatto Altan per il nostro spettacolo -Spr+Eco formule per non alimentare lo spreco, mette appunto in crisi la produzione, il consumo e viceversa. Con la grande bocca aperta disegnata dal vignettista dove entra tutta la roba che si spreca. Dobbiamo uscire da questo circolo in qualche modo e promuovere un consumo diverso, un consumo critico, più responsabile, che si ponga appunto il problema del limite che noi abbiamo perso, dell'impatto che il nostro consumo ha intanto su noi stessi, e poi sugli altri. Quello che ci manca insomma è il gene dell'intelligenza ecologica. E' questo il senso della critica forte al mercato, al nostro sistema. Bisogna trovare un antidoto al nostro interno, però non lasciandolo lì, come se questa solidarietà risolvesse il problema. Ma spostare l'attenzione pratica ed operativa, che coinvolga consumatori ed imprese, verso la sostenibilità, quella vera. Che risolva i problemi che abbiamo oggi, molto legati al tema del lavoro, ad un nuovo modo di produzione e ad un nuovo modo di lavorare.

Con lo strapotere del liberismo e il fallimento di un modello, quello del socialismo reale, che a suo modo tentava di mettere un limite al consumismo, spreco e profitto sono aumentati in maniera incontrollata. Che cosa ne pensa?

Purtroppo la caduta del Muro di Berlino e la convergenza verso un modello unico a partire dall'89, hanno di fatto portato a svalutare qualsiasi alternativa. Che poi l'economia di piano, la pianificazione centralizzata, avessero dei problemi e ciò che è successo lo testimonia, non ci sono dubbi. Però se non altro c'era una possibilità di scelta che adesso non c'è più. E questo è molto grave. Perché il modello unico, in questo sistema in cui ormai la globalizzazione domina ovunque, ha determinato l'assenza di una alternativa, che, pur criticandola, dava però stimolo e in qualche modo speranza per un miglioramento. Adesso che cosa sta succedendo? Noi abbiamo delle curiose e interessanti esperienze che vengono proposte, come la decrescita, la sobrietà, la frugalità che si pongono il problema dei limiti delle risorse. Ma sono nicchie. E' questo il problema. E a furia di moltiplicare delle nicchie avremo solo un grande loculo. Invece noi dobbiamo proporre un approccio più grande, un sistema veramente alternativo. E allora qual è il messaggio che io cerco di trasmettere anche nel mio libro? E' quello di ridurre le quantità e aumentare la qualità dei consumi, che significa qualità del lavoro e delle produzioni. E non per un'élite ma per tutti. Dobbiamo creare un nuovo legame tra produzione e consumo che si ponga delle coordinate forti. C'è un limite delle risorse naturali? E allora basta! Serve insomma una conversione che possa contare su dei grandi numeri.

Per realizzare tutto questo la Politica non deve ritrovare un suo ruolo? Insomma un po' di dirigismo statale, giusto ed intelligente, non farebbe male, vero professore?


Noi abbiamo fatto delle proposte in questo senso. Per esempio lo Stato che interviene con degli eco-incentivi e che stimola la produzione in una certa direzione. Ma anche delle eco-misure che diano un segnale in questo senso. Faccio qualche esempio: progettare a monte le produzioni, per limitare per esempio gli imballaggi che poi si possano riciclare e riusare. Su seicento chilogrammi di rifiuti che produce un italiano all'anno metà circa riguarda gli imballaggi. E' impressionante! Dobbiamo intervenire. Ma per raggiungere questo obiettivo le industrie che li producono si devono riorientare perché non possiamo certo dire, «chiudete e andate tutti a casa». C'è insomma una riconversione da promuovere e per fare questo uno Stato che orienta con determinazione è assolutamente fondamentale.


"Liberazione", 28/09/2010


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permalink | inviato da Notes-bloc il 28/9/2010 alle 21:32 | Versione per la stampa
GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

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Un tentativo di informazione attraverso la rete
post pubblicato in Notizie ..., il 5 marzo 2010


 

TELEBAVAGLIO

INFORMA DAL SITO DE "IL FATTO QUOTIDIANO"

L'Italia alla deriva!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010



Un'immagine dalla manifestazione di ieri del popolo viola

Prendiamo un ventenne che provi a farsi un'idea della politica italiana. Negli ultimi mesi ha visto di tutto. Il governatore di una importante regione ricattato da un gruppo di carabinieri per le sue frequentazioni trans. Il capo della protezione civile indagato per corruzione e che, nel migliore dei casi, non si è accorto che intorno a lui si mangiava a tutto spiano su grandi opere ed emergenze umanitarie, terremoto compreso. Un senatore della repubblica “schiavo” del crimine organizzato. Due imperi telefonici coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco e colossale frode di fatture false. Il premier accusato di corruzione giudiziaria che evita la galera grazie alle leggi personali approvate da una maggioranza parlamentare al suo servizio. Il principale telegiornale che falsificando la realtà annuncia l’assoluzione, e dunque l’innocenza del suddetto premier (che intanto insulta a tutto spiano la magistratura). Ce ne sarebbe già abbastanza per indurre un qualunque giovane desideroso di un futuro normale (non circondato cioé da delinquenti e mascalzoni) a cambiare paese. Se poi sono ancora decine di migliaia quelli che, malgrado tutto, corrono a riempire piazza del Popolo a Roma per dire basta (in sintonia forse non casuale con il Capo dello Stato) significa che qualcosa da salvare ancora c'è. Qualcuno scriverà che l'altra volta il popolo viola si presentò molto più numeroso, ed è vero. L’importante è che la parte più viva di una generazione maltrattata mostri di volere ancora scommettere su se stessa. E sull’Italia.
di Antonio Padellaro

"il fatto quotidiano", 01-03-2010

Regolamenti e ... Tagli nella Scuola
post pubblicato in Notizie ..., il 24 febbraio 2010


Licei, ecco i regolamenti del Ministero

Attesi dal momento della riforma i decreti che la rendono operativa. Come saranno le scuole superiori. Confermato il taglio di 17mila cattedre di S. INTRAVAIA

"la Repubblica", 24-02-2010

L'ultimo pezzo-invettiva “Inneres Auge” di Franco Battiato
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 ottobre 2009


 

Articoli | Marco Travaglio 

Intervista a Franco Battiato, requiem per la politica, il cantautore siciliano e i “rincoglioniti” al governo

 
30 ottobre 2009

Franco Battiato è molto diverso da come lo immagini. Allegro, scherzoso, spiritoso, talora persino un po’ cazzone. Forse perché, con la sua cultura sterminata e la sua pace interiore, se lo può permettere. Un uomo, però, armato di un’intransigenza assoluta, di un’insofferenza antropologica per le cose che non gli piacciono. E’ appena tornato da due concerti trionfali a Los Angeles e New York e ancora combatte il jet-lag nella sua casa di Milo (Catania). Parliamo del suo ultimo pezzo-invettiva “Inneres Auge”, già anticipato sulla rete: uno dei due singoli inediti che impreziosiscono l’album antologico in uscita il 13 novembre (“Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti”). Una splendida invettiva che si avventa sugli scandali berlusconiani e sulla metà d’Italia che vi assiste indifferente e imbelle, con parole definitive: “Uno dice: che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti: e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti…”.

ASCOLTA IL BRANO: INNERES AUGE
 




L'INTERVISTA


Che significa “Inneres Auge”?


“Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia”.

Lei, quando ha scritto “Inneres Auge”, aveva l’aura rossa.

“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma. Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli.C’èunmutamentoantropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.

I “lupi che scendono dagli altipiani ululando”.

“Quello è un verso di Manlio Sgalambro che applico a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, programmi spaventosi, ragionamenti folli e hanno ormai infettato la società civile. Quando li osservo muoversicircondatidaguardiedel corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi di questa maggioranza che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.

L’aveva fatto già nel 1991 con “Povera Patria”, anticipando Tangentopoli e le stragi. L’ha rifatto nel 2004 con “Ermeneutica”, sulla “mostruosa creatura” del fanatismo politico-religioso e della guerra al terrorismo ingaggiata dai servi di Bush, “quella scimmia di presidente”: “s'invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo e s’inventano democrazie”.

“Sì, lo faccio di rado perché mi rendo conto di usare il mio mezzo scorrettamente. La musica dovrebbe essere super partes e non occuparsi di materia sociale. Ma sono anch’io un peccatore e la carne è debole…”

Lei non crede nel cantautore impegnato.

“Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessa se quel che fanno influenza la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre”.

“Non ci siamo capiti”, dice nella canzone.

“Non dev’essere molto in gamba un signore che si fa portare le donne a domicilio da un tizio che poi le paga, dice lui, a sua insaputa per dargli l’illusione di piacere tanto, di conquistarle col suo fascino irresistibile. Quanto infantilismo patologico in quest’uomo attempato! Ma non c’è solo il premier”.

Chi altri non le piace?

“Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani. Per esempio il bassotto che dirige un ministero e fa il Savonarola predicando e tuonando solo in casa d’altri, senza mai applicare le stesse denunce ai suoi compagni partito e di governo. Meritocrazia: ma stiamo scherzando? Badi che, quando dico bassotto, non mi riferisco alla statura fisica, ma a quella intellettuale e morale: un occhio chiuso dalla sua parte e uno aperto da quell’altra”.

“La Giustizia non è altro che una pubblica merce”, dice ancora.

“Penso al degrado della giustizia: ma i magistrati dovrebbero ribellarsi tutti insieme e appellarsi al mondo contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Non possono accettare, nell’èra dell’informatica, di scrivere ancora sentenze e verbali col pennino e il calamaio, mentre la prescrizione si mangia orrendi delitti e, in definitiva, la Giustizia”.

Quando Umberto Scapagnini divenne sindaco di Catania, lei minacciò addirittura di espatriare. Come andò?


“Avevo previsto un decimo di quel che poi è accaduto. Un inferno.Catania era uno splendore: in pochi anni, come Palermo, è stata devastata da questa cosiddetta destra. Ma nessuno ne parla”.

Lei è di sinistra?

“E chi lo sa cos’è la sinistra. Basta parlaredidestraedisinistra,anche perchè a sinistra c’è un sacco di gente che ha sempre fatto il doppio gioco al servizio della destra, spudoratamente. Per evitare tranelli, uso un sistema tutto mio: osservo i singoli individui, poi traggo le mie conclusioni”.

Ha votato alle primarie del Pd?


“Sì, per Bersani. Non che sia il mio politico ideale, ma mi sembra un tipo in gamba. Forse l’ho fatto perché almeno, in queste primarie, il voto non era inquinato. Non è poco, dalle mie parti, dove alle elezioni politiche e alle amministrative i seggi sono spesso presidiati da capibastone e capimafia che ti minacciano sotto gli occhi della polizia”.

Quella cosa dell’espatrio non era esagerata?

“La ripeterei oggi. Io sono sempre pronto: se in Italia le cose dovessero peggiorare, me ne andrei. Ubi maior, minor cessat. Mica puoi fare la guerra ai mulini a vento. Per fortuna è difficile che si ripeta il fascismo, anche perché sono convinto che molti italiani la pensano come me e sarebbero pronti a impedirlo. Comunque, “pi nan sapiri leggiri nè sciviri”, comprerò una casa all'estero”.

Lei è molto antiberlusconiano.

“Sono un Travaglio un po’ più bastardo. Penso che la tecnica migliore sia l’aplomb misto all’irrisione, senza urli né insulti”.

Ma Berlusconi non è finito, al tramonto?

“Dipende da quanto dura, il tramonto. Ma non credo sia finito: la cordata è ancora robusta. Però mi sento più tranquillo di qualche mese fa: sta commettendo troppi errori”.

I partiti hanno mai provato ad arruolarla?

“Mai. A parte Pannella, tanti anni fa. Qualche mese fa mi ha chiamato un ministro di questo governo per dirmi che mi segue da sempre e concorda in pieno con una mia intervista. Forse non aveva capito o avevo sbagliato qualcosa io. Ma ora, dopo il mio ultimo singolo, magari fa marcia indietro”.

“Inneres Auge” già impazza sulla rete. Teme reazioni politiche?

“Mi aspetto la contraerea. Ma siamo pronti”.

Non teme, con una canzone così “schierata”, di perdere il pubblico berlusconiano?

“Mi farebbe un gran piacere. Se invece uno che non mi piace viene a dirmi di essere un mio fan, sinceramente mi dispiace”.

Ai tempi del “La voce del padrone”, a chi la interpellava sul significato dei suoi testi ermetici, lei rispondeva “sono solo canzonette”. Lo sono ancora?

“Quello era un gioco, ma non sono mai stato d’accordo con questa massima di Edoardo Bennato. “La voce del padrone” era un’operazione programmata come un divertimento frivolo e commerciale, e riuscì abbastanza bene, mi pare. Ma in realtà avevo inserito segnali esoterici che sono stati ben percepiti e seguiti da molti ascoltatori. Ogni tanto mi dicono che qualcuno, ascoltando i miei pezzi, ha letto Gurdjieff e altri grandi mistici. E questo mi rende un po’ felice”.

“Inneres Auge”: serve a qualcosa, una canzone?

“Lei parla di corda in casa dell’impiccato: ho sempre avuto dubbi su questo nella mia vita. Ma, dopo tanti anni, posso affermare che un brano molto riuscito può scatenare influenze esponenziali. Una canzone può migliorarti e farti cambiare idea e direzione. Un giorno domandarono a un grande pianista dell’Europa dell’Est, ora a riposo: lei pensa di emozionare il suo pubblico? E lui: “Quando sono riuscito a emozionare anche un solo spettatore nella sala gremita di un mio concerto, ho raggiunto il mio scopo”.

da Il Fatto Quotidiano n°33 del 30 ottobre 2009

Siamo all’attentato dello Stato di diritto?.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 18 ottobre 2009


18 ottobre 2009
 
Interviste | Sandra Amurri 

Dino Petralia (Csm): "Un magistrato controllato e pedinato: l'ho visto fare solo a mafia e Sismi"

 
Da magistrati comunisti a mentalmente disturbati fino a giudici video-registrati ed esposti al pubblico ridicolo. Come dire: state attenti, se la sentenza non è di mio gradimento passo alla demolizione personale. Si è superata la misura consentita da uno Stato di diritto? Ne discutiamo con Dino Petralia, componente del Csm, appartenente alla corrente del movimento per la giustizia che fu di Giovanni Falcone, già Procuratore della Repubblica in Sicilia per tanti anni.

“Concordo, siamo all’attentato dello Stato di diritto. Vi è una valenza intimidatrice generale, ossia nei confronti di tutti i magistrati e c’è il rischio che i magistrati staranno bene accorti ad emettere sentenze sgradite al potente di turno. Sono stati utilizzati metodi investigativi che riguardano l’uomo magistrato come se le sentenze risentissero delle abitudini di vita del giudice. Basta manipolare bene il risultato video dell’osservazione, come è in grado di fare una televisione, e il risultato è assicurato: isolare il giudice agli occhi dell’opinione pubblica ridicolizzandolo con effetti devastanti per l’autonomia e l’indipendenza, non solo di quel giudice, ma di tutti i magistrati, valori, questi, sanciti dalla Costituzione. Che fare? Farsi difendere dai propri rappresentanti di categoria dell’Anm o istituzionali, cioè il Csm”.

“Il Consiglio superiore della magistratura promuove il giudice anti-Fininvest” scrive Il Giornale. Trattasi di manipolazione strumentale dell’informazione o di un’accusa fondata?

 
“Non è una promozione (sorride) ma un passaggio di carriera che sarebbe avvenuto comunque, e che per puro caso è avvenuto ora perché è il turno dei vincitori del concorso di Mesiano che peraltro è anche il mio”.

Crede che il “mandante” il premier, che aveva annunciato: “Ne vedrete delle belle su questo giudice” abbia anche voluto dire ai magistrati che indagano sulle note vicende delle escort: mettete il naso nella mia vita privata vi dimostro che posso farlo anch’io?
 
“È un parallelo inaccettabile quello tra il Premier e il singolo magistrato. Il magistrato parla attraverso le sentenze in nome del popolo italiano. Il premier è un soggetto politico, dunque, la sua esposizione mediatica è parte integrante del ruolo che riveste. Nella sentenza il giudice non scrive: io magistrato ti condanno, o ti assolvo, bensì il Tribunale in nome del popolo italiano… ”.

Esiste il rischio di emulazione da parte dei cittadini?
 
“Certamente. Immaginiamo chi sconfitto in primo grado si rivolga ad un investigatore per filmare la vita privata del giudice al fine di ridicolizzarlo. Saremmo di fronte ad un circuito di verifica parallela a quello lecito rappresentato dai tre gradi di giudizio”.

Ha memoria di esempi simili a quello del giudice Mesiano?

 
“Me lo lasci dire, la vicenda Tavaroli, pedinamenti che alcuni agenti deviati del Sismi avevano fatto nei confronti di Spataro ed altri magistrati. Il Consiglio Superiore votò all’unanimità una delibera di tutela. Finora il controllo e il pedinamento della persona è stato riservato a questa vicenda del Sismi, e per la mia esperienza, alla mafia”.

Sta dicendo che siamo di fronte a metodi mafiosi?
 
“Mi limito a registrare ciò che ho appreso durante il mio lavoro in Sicilia”.

Come ci si difende dal tentativo di demolizione dello Stato di Diritto?

 
“Le debbo rispondere in tre modi differenti: come membro del Csm dico che in Consiglio faremo di tutto per tutelare il collega Mesiano, come magistrato rispondo, per fortuna che c’è l’Anm, che fa egregiamente la sua parte, nonostante venga da molti ritenuto un organismo di opposizione politica; da cittadino scenderei in piazza per difendere la Costituzione”.

Ritiene che il Presidente della Repubblica debba assumere una posizione di ferma condanna?
 
“Sì e lo debba fare nel doppio ruolo di Capo di uno Stato che sta vivendo un gravissimo disagio istituzionale e di Presidente del Csm per ristabilire, alla luce della Costituzione, di cui è Supremo custode, indipendenza e autonomia della magistratura”.

Lei si fa scudo della Costituzione, ma Berlusconi è pronto a cambiarla.
 
“Bene, ma la Costituzione si cambia solo rispettando le regole che la Carta stessa detta non seguendo altre regole, come ha ricordato la Consulta bocciando il Lodo Alfano”.

da Il Fatto Quotidiano n°23 del 18 ottobre 2009

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permalink | inviato da Notes-bloc il 18/10/2009 alle 19:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tutta la nostra solidarietà a Veronica Lario! E se divorziassero pure quegli Italiani che, a detta della Sig.ra Veronica, sarebbero "figure di verginelle che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica"?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 3 maggio 2009


Ha conosciuto Berlusconi nel 1980, poi si sono sposati con rito
civile il 15 dicembre 1990. La first lady: chiudo il sipario

Veronica, addio a Berlusconi
"Ho deciso, chiedo il divorzio"

di DARIO CRESTO-DINA


Veronica, addio a Berlusconi "Ho deciso, chiedo il divorzio"
MILANO - "Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale". Dopo quasi trent'anni, i due si conobbero nel 1980 e si sposarono con rito civile il 15 dicembre 1990, le strade del presidente del Consiglio e di sua moglie, già spezzate sul piano sentimentale e personale, si dividono anche giuridicamente.

Veronica Lario ha avviato le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio Berlusconi, portando a termine un percorso cominciato molto tempo fa come ammise lei stessa alla fine dell'estate 2008, quando confessò che all'eventualità di una separazione stava meditando da dieci anni.

Ora ha scelto l'avvocato che la seguirà passo dopo passo davanti ai giudici: "Finalmente una persona di cui mi posso fidare fino in fondo". È una donna. Una professionista lontana dallo star system e dalla politica. L'ha sentita al telefono il primo maggio, l'avvocato era in vacanza su un'isola del Sud Italia. È stato in pratica il loro primo vertice sulla separazione. Veronica le ha spiegato: "Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo scontro". Il legale le ha risposto: "Stia tranquilla. Parto subito, prendo un aliscafo e rientro immediatamente a Milano. Lei è consapevole che non sarà facile e che dovrà sopportare attacchi pesanti? È sicura di volerlo fare?".

Nella risposta non ci sono state esitazioni: "So tutto. Voglio andare avanti". Ieri le due donne si sono incontrate a Macherio per studiare la strategia e si rivedranno molto presto, all'inizio della settimana. Vogliono stringere i tempi, evitare il contropiede di un uomo sempre molto abile a ribaltare le situazioni, capace di convocare una conferenza stampa per dire che il divorzio lo ha deciso lui per primo, e non la "signora".

Naturalmente nei giorni scorsi Veronica ne ha discusso con i figli e le persone più vicine, un paio di amiche molto care, sottolineando ancora una volta le ragioni del suo distacco dalla vita pubblica del marito e insistendo sull'importanza che rappresenta per una donna come lei il valore della dignità: "Ora sono più tranquilla - ha confidato loro - . Sono convinta che a questo punto non sia dignitoso che io mi fermi qui. La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".

Per i suoi ragazzi - Barbara di 24 anni, Eleonora di 22 che studia negli Stati Uniti e Luigi di 20, il più legato al mito imprenditoriale e politico del papà - sono state ore di grande amarezza e di sofferenza, ma alla madre tutti e tre hanno assicurato che rispetteranno ogni sua decisione per dolorosa possa essere: "Non muoveremo mai un dito contro nostro padre, ma tu mamma fai ciò che ti fa stare bene".

L'inizio della fine arriva la mattina di martedì 28 aprile. Veronica guarda i giornali, la sua attenzione si sofferma sull'articolo di "Repubblica" che svela come nella notte di domenica il premier si sia presentato a sorpresa in una villetta di Casoria, dove si celebravano i diciott'anni di Noemi Letizia. Lei è bella, bionda, studia da grafica pubblicitaria a Portici e sogna una carriera televisiva, tanto che avrebbe inviato il suo "book" fotografico al presidente del Consiglio in persona. Un album che avrebbe provocato la scintilla. Accanto a Noemi ci sono il padre Elio e la madre Anna. La ragazza chiama Berlusconi "papi", ai giornalisti dirà più tardi che lo conosce da tempo e che spesso lo va a trovare a Milano e Roma, "perché lui, poverino, lavora molto e non può sempre venire a Napoli". Il Cavaliere le ha portato un regalo, una collana d'oro giallo e bianco con pendente di brillanti. C'è chi mormora anche le chiavi di un'auto, ma Noemi smentisce.

Veronica legge e rimane stupefatta, chiama al telefono un'amica: "Basta, non posso più andare a braccetto con questo spettacolo". A Roma infuria la polemica sulle "veline" pronte a entrare nelle liste elettorali del Pdl e ci sono, soprattutto, quella ragazzina di Casoria, Noemi, e la sua mamma Anna che si rivolgono a Berlusconi con gli affettuosi diminutivi di "papi" e "papino". Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come "figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica". La sconcerta, però, che il metodo da "ciarpame politico" non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che "per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore", come racconta a chi le sta vicino.

Quell'imperatore è ancora suo marito ed è il padre dei suoi figli, un padre che, seppure invitato, non ha mai partecipato alla festa dei loro diciott'anni. Di fronte alla nuova pubblica offesa sceglie di replicare pubblicamente con una dichiarazione che manda all'agenzia Ansa soltanto dopo le dieci di sera. È stato infatti un giorno di angoscia a villa Belvedere. Barbara, incinta di sette mesi del suo secondo figlio, è stata ricoverata all'ospedale San Raffaele. Sono lunghe ore di ansia, c'è il rischio di un parto prematuro. Veronica Lario ha in casa il nipotino Alessandro, chiede alla segretaria Paola di fermarsi fino a mezzanotte. La misura è colma, il "ciarpame" non è soltanto politico.
La mattina successiva Berlusconi dalla Polonia attiva la cortina fumogena e la contraerea dopo una notte di rabbia. Ordina che le "veline" spariscano quasi tutte dalle liste europee, ridimensiona il rapporto con Noemi a una antica conoscenza con il padre ex autista di Craxi (notizia poi smentita da Bobo Craxi e cancellata comicamente addirittura da un comunicato di Palazzo Chigi) e liquida con una battuta maschilista e greve l'indignazione della moglie, evitando di pronunciarne il nome e il ruolo: "La signora si è fatta ingannare dai giornali della sinistra. Mi spiace". Rientrato a Roma, annulla un incontro in calendario per il giorno successivo con il presidente della Camera Gianfranco Fini.

La sua intenzione è di andare a Milano, come fece due anni or sono, per ricucire lo strappo con Veronica. Non ci andrà, lo ferma la sua fidatissima segretaria Marinella. Veronica Lario, infatti, l'ha appena chiamata: riferisca a mio marito che non mi si avvicini, non ho più nulla da dire e nulla da ascoltare, tutte le parole sono state consumate.

Giovedì i giornali del Cavaliere e i blog del Pdl fanno capire all'ex first lady di Macherio che aria tira. Dietro al "come si permette?" si scatena una minacciosa muta di cani. Il quotidiano "Libero" pubblica nella testata di prima pagina tre fotografie in bianconero della giovane attrice Veronica Lario a seno nudo. Il messaggio è più che mai trasparente, sembra arrivata l'ora dell'olio di ricino. Quando vede quelle fotografie la moglie del premier capisce, se ce ne fosse ancora bisogno, di essere davvero sola e di essere minacciata. In quelle foto si sente "come davanti a un plotone di esecuzione qualche secondo prima della fucilazione". Alla figlia Barbara dice: "Sono molto preoccupata di ciò che potrà accadere, ma ho la libertà per andare avanti".

Cala il sipario. La lettera affidata a "Repubblica" due anni fa da Veronica era un ultimatum. Qualche ora dopo Berlusconi inviò le sue scuse pubbliche alla moglie. Era il 31 gennaio 2007: "La tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento". A sigillo un grande bacio. Qualche mese dopo, ad appannaggio esclusivo dei settimanali patinati della famiglia, arrivarono le passeggiate della coppia mano nella mano nel giardino della villa in Costa Smeralda e sui moli di Portofino.

Immagini che oggi sembrano lontanissime.
"Mi domando in che paese viviamo - ha raccontato Veronica l'altro giorno a un'amica - , come sia possibile accettare un metodo politico come quello che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste elettorali del centrodestra e come bastino due mie dichiarazioni a generare un immediato dietrofront. Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta".

("la Repubblica", 3 maggio 2009)

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«Berlusconi è malato, frequenta
minorenni». Veronica: «Divorzierò»

«Berlusconi è malato, frequentaminorenni». Veronica: «Divorzierò»

Secondo i quotidiani Repubblica e Stampa, la moglie del presidente del consiglio avrebbe deciso di divorziare: «Basta. Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni». «Ho cercato di aiutare mio marito come si farebbe come una persona che non sta bene. È stato inutile».

Ecco Noemi, la 18enne dello 'scandalo'

"l'Unità", 03-05-09
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POLITICA  Casa Berlusconi
LUCA UBALDESCHI
La moglie di Berlusconi prepara
il divorzio. Si è già incontrata con
l'avvocato: «Sono stata costretta
a questo passo e non dico altro».
Alle amiche: «Non cambierò idea»
FOTO I precedenti scontri / FOTO La 18enne che lo chiama "papi" / FOTO Le candidate Pdl

"La Stampa", 03-05-09
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Veronica Lario prepara il divorzio:
addio Silvio, ma non voglio scontri

10:31  POLITICALa decisione dopo la bufera sulle candidate-veline. La first lady avrebbe già contattato un avvocato. E a Repubblica e Stampa confessa: «Voglio fare una cosa da persona perbene. Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni» Commenta la notizia


"Corriere della sera", 03-05-09
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Il popolo italiano vuole i responsabili in galera. Siano essi imprese, costruttori, architetti, tecnici e politici (questi ultimi, siano essi di sinistra, di destra, di centro, di sotto o di sopra)!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 aprile 2009


  Vigili del fuoco: sarebbe bastata una scossa di media intensità per farla crollare 

Chiusa la scuola con le fondamenta marce

Catania: dopo una serie di esposti e segnalazioni, posti i sigilli a un istituto che aveva travi e pilastri rovinati

Guarda le foto, cliccando su:

http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/04_Aprile/scuola_catania/1&1

Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce   Ecco la scuola dalle fondamenta marce

CATANIA – Bella all’esterno e marcia nelle fondamenta. Così una delle più affollate scuole di una delle città a più alto rischio sismico d’Italia. A Catania gli interventi di manutenzione nell’istituto comprensivo "Angelo Musco" venivano eseguiti per abbellire la facciata esterna e pavimentare gli spazi all’aperto mentre pilastri e travi continuavano a marcire. Una situazione che si trascina da anni. Fino a quando non è intervenuta la magistratura che due giorni fa ha disposto il sequestro della scuola ed ordinato il trasferimento degli oltre 500 alunni che la frequentano.

GLI ESPOSTI E L'INDAGINE- I vigili del fuoco hanno stabilito che sarebbe bastata «una sollecitazione di tipo orizzontale», dunque una scossa di media intensità, per far crollare la scuola. L’indagine della Procura di Catania è scattata dopo l’ultima di una lunga serie di esposti e segnalazioni presentati prima dalla preside della scuola e poi da un’impresa, la Pozzobon Spa, che ha eseguito lavori per l’adeguamento alla normativa antincendio. «Passando i cavi nel piano cantinato –spiega il direttore tecnico dell’impresa Carlo De Leonardis- ci siamo accorti che pilastri e travi sono completamente corrosi. In alcuni pilastri mancavano persino le staffe. Quando gli alunni si agitavano più del normale avevamo la sensazione che tutto potesse crollare da un momento all’altro. Abbiamo fatto diverse segnalazioni ma non è successo nulla». Fino all’ultima denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica il 27 marzo scorso, nove giorni prima del terremoto in Abruzzo. Probabilmente è stata la scossa all’Aquila a rendere più sensibili anche i magistrati che, oltre a sequestrare la scuola, stanno per notificare una raffica di avvisi di garanzia a quanti sapevano e non sono mai intervenuti per mettere in sicurezza la scuola. Anche perché agli esposti presentati dalla Pozzobon erano state allegate le stesse foto che potete vedere nella gallery e che parlano da sole.

EDIFICATA IN UNA ZONA ARGILLOSA - I problemi della scuola "Musco" vengono da lontano in quanto è stata edificata in una zona argillosa con notevoli infiltrazioni d’acqua. In inverno gli scantinati si allagano e questo spiega la progressiva corrosione delle strutture in cemento armato. Allarmati i genitori degli alunni: «Perché hanno speso tanti soldi solo per mettere il belletto alla scuola?». Passa al contrattacco la preside Cristina Cascio: «Ci dispiace che per affrontare un problema a lungo segnalato si debba aspettare l’intervento della Procura e mi dispiace anche che la procura si sia mossa oggi e non a seguito della nostra segnalazione del maggio 2006». Sconcertato anche l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Sebastiano Arcidiacono: «Non capisco come questa situazione sia potuta durare tutto questo tempo». Insomma neanche al comune si sentono responsabili per il rischio con cui hanno dovuto convivere per anni i 500 alunni della “Musco”. Eppure non c’era bisogno del terremoto in Abruzzo per sapere che Catania è forse l’area a più alto rischio sismico d’Italia e sono decine le scuole della città che attendono di essere messe in sicurezza.

Alfio Sciacca
"Corriere della sera", 16 aprile 2009

Quando non si ha nulla da dire, sarebbe meglio tacere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 marzo 2009


Il ministro in una conferenza stampa tenuta insieme alla collega Mariastella Gelmini

Brunetta: «Quelli dell'Onda sono guerriglieri e li tratteremo come tali»

«Nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste»

Renato Brunetta (Imagoeconomica)
Renato Brunetta (Imagoeconomica)

ROMA -
Gli studenti dell'Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.

LA PROTESTA - A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo - ha aggiunto - che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha insistito Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri»

"Corriere della sera", 19 Marzo 2009

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"l'Unità", 19-03-09

L'onda della politica e ... - udite udite - i consigli al "figliol prodigo"!
post pubblicato in Notizie ..., il 31 ottobre 2008


 
http://www.liberazione.it/

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http://www.unita.it/gol/today.asp

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Licio Gelli e la P2: «Il mio erede? È ...».

Indovinate un po'?

Gelli dà anche consigli al suo “figliol prodigo”: «Se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato».

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80490

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Su Odeon tv da lunedì alle 22.30

Licio Gelli: «Io in tv? C'è di peggio»
Su Odeon con «Venerabile Italia»

Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri

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Licio Gelli nel giardino di casa  a Villa Wanda (Olympia)

Licio Gelli nel giardino di casa a Villa Wanda (Olympia)

MILANO - «Io in tv? C'è di peggio». Licio Gelli, da tutti ricordato principalmente per essere stato il «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2 risponde a proposito della sua apparizione in tv. Anzi più che una apparizione è una conduzione vera e propria. E come si poteva chiamare il suo programma se non «Venerabile Italia»? Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Così il «Maestro» avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.30, su Odeon tv (Guarda il video).

IL PROGRAMMA - Sarà la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntata parlerà di fascismo ovvio per uno che è stato camicia nera e che ha aderito anche alla Repubblicà di Salò.

ANSELMI - È un fiume in piena Gelli in conferenza: «Quando mi cercavano in tutto il mondo mi trovavo in Italia. Una volta, a Firenze, quando ero all'Hotel Baglioni ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta che aveva dato l'ordine di ricercarmi, spendendo un sacco di soldi dei contribuenti. La salutai e scesi, decidendo di farle uno scherzo».

I MAGISTRATI - L’unico «potere forte» oggi operante in Italia è comunque un potere costituzionale, la Magistratura: «Se c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura - ha spiegato - perché quando sbaglia non è previsto il risarcimento del danno. La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice, e dovrebbero odiarsi».

BRIGATE ROSSE - Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile. A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br - ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo - ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

SENZA BERLUSCONI FI FINITA - «I partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perchè non ha una struttura partitica». A proposito dell'esecutivo ha aggiunto: «Non condivido il Governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese». «Ci sono provvedimenti che non vengono presi - ha proseguito - perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai».

IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA - Per l’attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, «l’unico che può andare avanti è Berlusconi. Avevo molta fiducia in Fini - ha spiegato - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante: oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L’unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare».

CHI È GELLI - È stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver avuto un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn, dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni).

Nino Luca
"Corriere della sera", 31 ottobre 2008


Mentre il Cavaliere continua a cambiare pelle e da netturbino napoletano si trasforma in promoter finanziario; e mentre Walter dimostra di non saper cosa sia Politica, la Sinistra si ritinge dei colori dell'Arcobaleno e guarda al futuro, facendo Politica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 ottobre 2008


  

Trecentomila persone trasformano l'11 ottobre nella giornata del rilancio della Sinistra.
Un corteo grandissimo e molto rosso, con diverse componenti ma unito da un'idea: ci siamo e da qui ricomincia l'opposizione

 

Noi siamo qui

 

Ieri per le vie di Roma i tanti no alle politiche di Berlusconi e di Confindustria Claudio ...

Piero Sansonetti
Un bel sospiro di sollievo. E' stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l'opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E' finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all'attacco, si torna a far politica.
Qual è l'urgenza, qual è l'obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E' una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell'editoriale de il manifesto , e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta - o tutt'al più sorridente, ma priva di iniziativa - di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c'era. C'era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po' imbarazzato, un po' incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.
Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l'anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l'anima fortemente «comunista». Però c'erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L'impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.
servizi alle pagine 2, 3, 4 e 5


"Liberazione", 12/10/2008

Finalmente, una Sinistra plurale, dialogica e, quindi, unitaria contro l'americanizzazione della politica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 14 febbraio 2008


 http://home.rifondazione.it/xisttest/index.php?option=com_content&task=view&id=1835&Itemid=3




 E C C O C I

Al via la corsa elettorale di
Prc, Sd, Verdi e Pdci uniti.

 
Bertinotti: "a noi il compito di far vivere la sinistra".

Guarda il video

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