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di Ignazio Licciardi
Pdl o non Pdl ... questo è il vulcanico dilemma!
post pubblicato in Le vignette, il 20 aprile 2010


da "Il fatto quotidiano", 20 Aprile 2010


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Il "prezzo" del non rispetto delle regole!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 marzo 2010


 

Lazio, la bocciatura del Tar:
«No alla lista Pdl a Roma»

Decreto e ricorsi,
un guazzabuglio giuridico

In extrema ratio, si rischia il rinvio o l'annullamento del voto in Lombardia e nel Lazio

MILANO - Un guazzabuglio giuridico su cui i costituzionalisti si dividono e i cui effetti sono tutti da valutare, ma che in extrema ratio possono far rischiare l'annullamento o lo slittamento delle elezioni in Lombardia e Lazio, le due Regioni in cui è aperta la contesa sulle liste. Le ricadute del decreto legge «salva-liste» dovranno essere misurate sulle decisioni che i Tribunali amministrativi regionali adotteranno (nel merito, essendo già note le decisioni sulle «sospensive») in prima battuta, il Consiglio di Stato in appello, e la Corte Costituzionale sulla legittimità di un decreto che, visti i tempi, sarà convertito in legge solo dopo l'appuntamento elettorale di fine marzo. «Non c'è dubbio che qualsiasi decisione venisse presa dalla giustizia amministrativa per effetto del decreto legge, senza che questo sia poi convertito dal Parlamento, il risultato delle elezioni rischia di essere vanificato», spiega Massimo Siclari, professore di diritto costituzionale all'Università di Roma Tre.

LOMBARDIA - In Lombardia, tuttavia, il Tar ha deciso, in via cautelare, di riammettere la lista di Formigoni senza «l'aiutino» del decreto legge, dunque basandosi su una precedente giurisprudenza amministrativa (ribadita dal decreto di venerdì scorso) sulle irregolarità meramente formali. Resterà da vedere se la decisione sarà confermata anche nel merito e in appello, ma fintanto che in Lombardia la lista Formigoni sarà riammessa o esclusa non in forza del decreto legge, le elezioni dipenderanno in tutto e per tutto dai tempi della giustizia amministrativa.

LAZIO - Più complessa la situazione nel Lazio. Il Tar, in via cautelare, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l'inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale. Ora il Consiglio di Stato, sempre in sede di sospensiva, potrebbe ribaltare la decisione dei giudici di primo grado. Ma la parola definitiva arriverà solo dalla decisione di merito che il Tar del Lazio ha preannunciato per maggio, ad elezioni concluse, e rispetto alla quale l'ultima parola è dei giudici supremi amministrativi di Palazzo Spada.

SI MUOVONO LE REGIONI - In attesa del verdetto finale, il governo potrebbe anche decidere di rinviare le elezioni nelle Regioni della discordia, ma la scelta sarebbe politicamente assai onerosa. In una situazione di per sé già caotica, si inserisce la chiamata in causa della Corte Costituzionale, alla quale ha fatto ricorso la Regione Lazio contro il decreto «salva-liste» e contro cui hanno preannunciato altrettanto anche Piemonte e Toscana. Gli atti non sono ancora arrivati a Palazzo della Consulta dove però, in base alla legge La Loggia del 2003, è possibile chiedere la sospensiva dell'atto impugnato prima della decisione di merito. In questo caso la Corte Costituzionale potrebbe anche sospendere, entro un mese, il dl «salva-liste». I tempi, però, fanno notare a Palazzo della Consulta, sono troppo ristretti e molto probabilmente la Corte si troverà a dover decidere dopo il 28 marzo. In questa guerra a colpi di ricorsi e contro-ricorsi, il peso di qualsiasi decisione politica sarà preminente anche in caso di una non eventuale conversione in legge del decreto «salva-liste»: se i Tar o il Consiglio di Stato delibereranno sulla base di un dl che poi verrà fatto "morire", allora tutto sarà da rifare. Almeno in quelle Regioni in cui il guazzabuglio sembra lontano dal definirsi. (Fonte Ansa)


"Corriere della sera", 08 marzo 2010


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Ahahahahahahah... Con questo PdL c'è da sbellicarsi dalle risate! Ahahahahaha...
post pubblicato in Notizie ..., il 4 marzo 2010


Ahahahahahahah... Con questo PdL c'è da sbellicarsi dalle risate! Ahahahahaha...... Peccato che governano un Paese come l'Italia! Ma se si dessero al Cabaret, i botteghini andrebbero alle stelle! Sì, sono di un comico indescrivibile!

Renata Polverini chiama i sostenitori a piazza Farnese, ma il premier potrebbe non andare
Bossi prima parla di decreto e poi ci ripensa: "Soluzione politica". L'Avvenire attacca chi "ha commesso errori"

Regionali, il Pdl guarda al Quirinale
Napolitano: "Preoccupato, seguo da vicino"

I radicali: "L'unica soluzione è annullare la consultazione elettorale"
Di Pietro: "Nessuno parli di rinvio". Bersani: "Ddl? Ipotesi senza alcun fondamento"


 

Regionali, il Pdl guarda al Quirinale Napolitano: "Preoccupato, seguo da vicino"

ROMA - Attesa, tensione e frenetica ricerca di una via d'uscita. Lo stop alle liste del centrodestra in Lazio e Lombardia resta al centro della giornata politica. Con il Pdl che ieri gridava all'attentato alla democrazia, oggi, in attesa del responso del Tar, lavora per una "soluzione politica". Non a caso sono state sconvocate sia la assemblea di questa sera all'Hotel Excelsior che avrebbe visto la presenza di Silvio Berlusconi tra i responsabili regionali Pdl, sia l'incontro serale a cui sarebbe dovuta intervenire anche Renata Polverini.

Due le possibilità al vaglio del centrodestra. Un decreto per stabilire un rinvio del voto nelle regioni interessate quel tanto che basta per riaprire i termini di presentazione delle liste. Una legge ordinaria della maggioranza che, riaprendo i termini senza modificare la data delle elezioni, di fatto si limiti ad accorciare la durata della campagna elettorale riaprendo la possibilità di ammettere liste. La maggioranza ha i numeri per approvare il ddl anche da sola. Mentre la tranquillità di poter intervenire con decreto su data e assetto delle elezioni la può dare solo il via libera anche della minoranza. Ma dal Pd arrivano parole chiare: "Ddl? Mi pare che tutte queste elucubrazioni abbiano poco fondamento. Stiamo parlando di cose che non stanno in piedi" dice Pierluigi Bersani.

Il decreto e la preoccupazione del Colle. Dal Colle il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avverte: "Sono preoccupato, seguo con attenzione gli sviluppi della situazione". Al Quirinale guarderebbe anche Berlusconi che, ieri sera, parlando con i senatori, avrebbe espresso il desiderio di vedere il presidente: "E' una persona saggia, domani vorrei incontrarlo. Il problema è che la situazione potrebbe sfuggirci di mano, serve una collaborazione tra istituzioni per risolvere la questione". Perché di una cosa è certo il Cavaliere: "Ci sono stati degli errori, ma ora credo che ci sia una chiara volontà di attaccare me, il Pdl e il governo".

Calderoli: "Parlare con Napolitano" Oggi, a Piazza Farnese a Roma, Renata Polverini riunirà i fedelissimi. Avrebbe dovuto esserci anche Silvio Berlusconi ma le ultime indiscrezioni vanno in direzione contraria. Quello che è certo, invece, è il vertice a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, e i vertici della Lega e del Pdl. Alla fine il leghista Roberto Calderoli annuncia: "Adesso bisogna parlare con Napolitano". Poco prima Umberto Bossi aveva prima sposato l'idea di un decreto per riammettere le liste ("E' materia urgente, si può fare"), per poi frenare: "Lasciamo stare il decreto. Si troverà una soluzione politica".

Fini non va in piazza.
Di sicuro in piazza Farnese non andrà Gianfranco Fini. "Il presidente della Camera non partecipa a comizi elettorali" taglia corto il portavoce. Nonostante i problemi, comunque, la Polverini non perde la speranza: "Per la questione del listino regionale, lo ripeto, sono assolutamente ottimista". Un ottimismo che, però, potrebbe non bastare. E allora ecco che da alcuni settori del Pdl comincia a profilarsi l'ipotesi di far slittare le elezioni. Farle oggi, dice il sindaco di Roma Gianni Alemanno, sarebbe un danno: "Credo sia un problema, non solo del centrodestra ma anche del centrosinistra perchè ci si deve porre il problema di far sì che queste elezioni diano a tutti la possibilità di esprimersi".

Ricorsi
. Sul fronte dei ricorsi, il Pdl del Lazio presenterà, domani mattina, il ricorso contro l'esclusione della lista provinciale. Nel pomeriggio di oggi, poi, è atteso il verdetto sul listino della Polverini. Se dalla Corte d'appello dovesse arrivare un nuovo stop, anche sul listino si andrebbe davanti al giudice amministrativo.

Lombardia.
"Chiediamo che intervenga il presidente della Repubblica che deve essere garante della libertà di voto dei cittadini. Si sta muovendo Berlusconi, con cui ho parlato più volte e sta muovendo anche il governo". Dopo la decisione della Corte d'appello di Milano di escludere la lista di centrodestra che sostiene la sua candidatura alle elezioni regionali, il presidente della Lombardia Roberto Formigoni lancia il suo appello su youtube. "Tentano di buttarci fuori dalle elezioni e tentano di impedire ai 10 milioni di cittadini lombardi di trovare il candidato presidente di riferimento e le liste di partiti a cui hanno sempre dato il 60% del loro consenso: e' un problema che attiene alla democrazia", aggiunge il presidente uscente, che spera nel ricorso al Tar: "Siamo ottimisti perchè abbiamo le nostre fondatissime ragioni ma c'è bisogno che le nostre ragioni siano riconosciute".

Le reazioni.
Resta aperta la questione delle responsabilità. In attesa di una resa dei conti che il centrodestra rimanda al dopo elezioni, il quotidiano dei vescovi, l'Avvenire, punta il dito contro "chi ha commesso errori e affastellato pasticci e improvvisazioni", cioè il Pdl, e "non di chi ha deciso di sanzionarli con rigore. Il rigore sulle regole non può far gridare al complotto". Mentre Bersani avverte: "Di questa situazione è responsabile la maggioranza e se ne prendano la responsabilità, poi si vedrà. Certo non abbiamo mai pensato di vincere per abbandono degli avversari". Emma Bonino, però, taglia corto:  Non chiedere il rispetto delle leggi è da autolesionisti. Chi non lo chiede sono i prepotenti perché a loro non servono. Ma agli altri servono". Categorico Antonio Di Pietro: "Basta con le leggi ad personam. Aspettiamo la decisione dei magistrati senza fare da sponda a chi vuole piegare la legge a uso e consumo proprio. Il decreto sarebbe un golpe". Infine i radicali che chiedono l'annullamento delle elezioni, "unica soluzione di decoroso rispetto della legalità e dello Stato di diritto".


  
("la Repubblica", 04 marzo 2010)

"Lascio solo se c'è un nome condiviso", dice il mastelliano R.Villari. Ma il nome condiviso, per il PD -di cui R.Villari fa parte-, non è LEOLUCA ORLANDO o no?! E Walter è sempre il segretario del PD o no?!
post pubblicato in Notizie ..., il 17 novembre 2008


Rai, Villari da Veltroni: "Per ora non lascio"
Il Pd: "Basta rinvii, si dimetta subito"

Il senatore del Pd eletto dal Pdl presidente della commissione di Vigilanza incontra il segretario del suo partito. "Lascio solo se c'è un nome condiviso. Al lavoro per superare la candidatura di Orlando" / FOTO


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