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di Ignazio Licciardi
Emma Dante e l'attività della Vicarìa: il teatro per ragazzi.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 dicembre 2010


 

«Il teatro per ragazzi, momento
centrale per la cultura di un paese»
 

Federico Raponi

Un momento favoloso. Via facendo, nella sua Palermo ha prima fondato la Compagnia Sud Costa Occidentale e poi aperto la Vicarìa (ampio laboratorio per la propria attività artistica, oltre che per eventi, incontri, stages, conferenze). Uscita anche dai confini nazionali, e soprattutto dopo le due importanti tappe consacrative di un anno fa (la regia della Carmen al Teatro alla Scala di Milano e una monografia al Teatro Valle di Roma) ora l'attrice, drammaturga e regista Emma Dante ha approcciato il cosiddetto "teatro ragazzi". Il risultato è la rivisitazione di una fiaba: Anastasia, Genoveffa e Cenerentola, in scena a Roma - di nuovo al Valle - fino al 6 gennaio.

A quale pubblico si rivolge, stavolta?
E' uno spettacolo per bambini, ma anche per adulti, i quali a volte si divertono più dei primi, che sono spesso riflessivi e quindi attenti a contenuti più profondi. Mi è capitato di vedere le reazioni di entrambi, soprattutto nelle famiglie, che poi sono il pubblico più bello: spesso i figli spiegano gli sviluppi della storia ai genitori, i quali chiedono loro cosa sta succedendo.

Una rappresentazione quasi tutta al femminile...
Lo è già la favola, con le tre arpie e Cenerentola. Il principe, comunque, è molto divertente: un personaggio sempre lamentoso, che si annoia e non riesce a trovare la donna della sua vita, in quanto deve sposarsi per volontà del padre.

Perchè l'utilizzo del dialetto, anche in questo caso?
L'ho pensato soprattutto per le scene in casa: il dialetto è la lingua privata, quella della sciatteria, delle pantofole.
La matrigna e le due sorellastre parlano così quando si lasciano andare, mentre nel momento in cui escono usano i francesismi. Ci sono, quindi, un dentro e un fuori diversi che raccontano un'ipocrisia. L'unica fedele alla sua identità è Cenerentola, che parla un unico idioma.

Come nasce questo lavoro, in che modo si è avvicinata alla fiaba?
Per caso. Ho ritenuto che potesse essere anche un momento di leggerezza per me, che faccio un teatro molto feroce da diversi punti di vista, perchè la riflessione che mettiamo in campo con la mia compagnia ha a che fare con la violenza, la scomodità e il disagio, soprattutto su temi di emarginazione non facili da ascoltare. Per quanto mi riguarda, il teatro ragazzi non è di serie B, anzi è proprio quello che dovrebbe formare anche l'identità e il futuro, è il primo passo per ascoltare e farsi un'opinione, è fondamentale nella crescita perchè rappresenta una delle arti più antiche, fondamentali per la cultura di un paese. Questo mio approccio casuale sta diventando importante, perchè coi bambini si capiscono molte cose. Loro sono veri, sinceri e spietati, ti dicono esattamente quello che sentono, e questa è una grande risorsa. E poi è un teatro della leggerezza, per cui nel farlo sono tornata bambina.

Come sta andando avanti l'attività della Vicarìa?
Bene, perchè ci sono delle persone che ci credono e fanno quasi volontariato, in quanto non abbiamo nessun tipo di aiuto dalle istituzioni locali. Lo spazio è autogestito, svincolato da qualsiasi tipo di potere, non dobbiamo rendere conto a nessuno e quindi siamo liberi. Questa libertà ha un prezzo, quello di dover fare tutto da noi, pagare l'affitto e la manutenzione di un loft di 700 mq. Però intorno a questo progetto c'è una grande passione, che il potere - qualsiasi sistema di sorveglianza esso sia - non ti darà mai.

Da una parte un'esperienza preparatoria locale, dall'altra grandi aperture con i palcoscenici internazionali, la regia alla Scala con l'esordio nella lirica e una monografica nel più antico teatro della capitale. Come sta vivendo queste due dimensioni?
La Vicarìa è un sottoscala, la Scala è la Scala. Uno è un laboratorio dove si studia e si crea, l'altro è il teatro numero uno, il più prestigioso e il più tutto. E' anche il luogo della rappresentanza, dove si fanno gli spettacoli più importanti che girano il mondo. Con la Scala ormai ho una sorta di familiarità, mi sento a mio agio. E' strano, sorprendente, è successo e non so come sia possibile, ma questi due luoghi, con identità e obiettivi diversi, anche antagonisti per quello che significano, sono per me due case.

L'apprezzamento dei suoi lavori all'estero continua ad essere motivo di soddisfazione?
Faccio molti lavori fuori dall'Italia, e ho una grandissima risposta. E' un dono molto grande, e anche un modo per confrontarsi: il pubblico straniero ha altri linguaggi, reazioni, modi di relazionarsi. Un confronto fondamentale per arricchirsi e cambiare le proprie di abitudini.


"Liberazione", 29/12/2010

50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 giugno 2010


'Caro Tremonti,
che scempio i tagli alla scuola' 

Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger

Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni giorno. In una scuola dove “non c'è carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni” e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. “Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all'istruzione pubblica”, scrive Mila al ministro dell'Economia. Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco “recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure studiare l'italiano, quindi via due ore”. Ai tagli fatti “con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane”, Mila non ci sta. C'è la crisi, ma la soluzione non può essere “ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge”. Perché invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la lettera, che pubblichiamo integralmente.

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.

E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.

Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa

"il fatto quotidiano", 15-06-2010

Cittadini palermitani, vi facciamo pagare un po' di multe e vi promettiamo che a maggio la smettiamo con 'ste targhe alterne, OK? Poi, però, vi controlleremo ... le caldaie!?
post pubblicato in Notizie ..., il 17 marzo 2010


Nonostante le targhe alterne salgono i livelli dello smog Nella città di Palermo

Nonostante le targhe alterne
salgono i livelli dello smog

Aumentate le polveri sottili, nel primo giorno con la nuova ordinanza. Controlli a teppeto sulle caldaie
LEGGI Targhe alterne al debutto
"la Repubblica", 17-03-2010

Arte di incanto a Palermo, grazie a Vanessa Beecroft
post pubblicato in Foto da copertina, il 14 luglio 2008


 Lo Spasimo di Vanessa Beecroft con le sculture viventi
Clicca sull'immagine per andare avanti 

12 GIUGNO 2008: CONFRONTO PUBBLICO CON I CANDIDATI A RETTORE DELL'UNIVERSITA' DI PALERMO
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 17 maggio 2008


 Ai Docenti, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti dell'Universita' di Palermo

Giovedi' 12 giugno 2008 alle ore 17,00

I tre Candidati alla carica di Rettore

Roberto Lagalla
Francesco Maria Raimondo
Giuseppe Verde

parteciperanno ad un

Confronto pubblico sui problemi dell'Universita'

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L’indifferenza della politica nei riguardi dei problemi della formazione, che ha relegato l’Italia agli ultimi posti tra i 27 Paesi europei per scolarizzazione, rendimento scolastico, investimenti nella pubblica istruzione, consumi culturali delle famiglie, conoscenza delle lingue straniere ma anche della lingua madre, ha prodotto anche nell’Universita' italiana fenomeni di regressione, effetti diretti di una legislazione episodica, contraddittoria e punitiva.

La forzatura del "3 + 2", il dilagare del precariato, la mancata riforma dell'organizzazione degli Atenei e del Sistema nazionale universitario, la mancata riforma dei meccanismi di reclutamento e di promozione dei docenti, il mancato riconoscimento della terza fascia docente, la continua riduzione dei fondi, sono solo alcuni degli elementi che denunciano l'assenza di un progetto di rilancio del fondamentale ruolo dell'Universita' statale - a parole auspicato da tutti - nell'Alta formazione e nella Ricerca per la crescita sociale ed economica del nostro Paese.

Il degrado del sistema formativo e' poco avvertito dal sentire comune e anche questo pone all’Università una serie di questioni di ardua soluzione.

L’Ateneo di Palermo ha avuto un problema in piu' rispetto agli altri perche' paralizzato e logorato per anni da una serie di ricorsi contro lo Statuto in una fase in cui essenziali sarebbero stati stabilita' e partecipazione.

Quali scelte per uscire da questo guado e tentare un rilancio del nostro Ateneo, i cui progressi di questi ultimi anni, sono stati si importanti, ma ancora insufficienti?

I tre candidati alla carica di Rettore dell’Universita' di Palermo per il triennio 2008 – 2011 hanno aderito alla proposta dell’ANDU di Palermo di dibatterne in un confronto pubblico indetto per
Giovedì 12 giugno 2008 alle ore 17,00.


L'Esecutivo dell'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) della Sede di Palermo

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Segnaliamo l'articolo "Lauree brevi e molto inutili", sull'Espresso datato
22 maggio 2008. Per leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-05/080516/I3VTW.tif

Segnaliamo anche l'articolo "Sorpresa, la laurea breve funziona cosi' lo
studente non e' piu' fuori corso", su Repubblica del 14 maggio 2008. Per
leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-05/080514/I34QX.tif

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