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di Ignazio Licciardi
Una Poesia ... dai colori grigi. IV,27.,27.1,27.2
post pubblicato in Dal mio cassetto, il 16 novembre 2014


Una Poesia ... dai colori grigi. Una danza di … puntini di sospensione*
(parte quarta)



27. [03.06.06 15:47:49] Mi arrendo!!! / Pardon! / … 27.1 [27.06.06 12:16:51] ... non ebbe neppur forza né coraggio di ... / e, una mattina, Piantina ... continuò a dormire, / le foglie ... cadute in giù come giammai / e molli come braccia / abbandonate e lente / a non far veder più / la nera e soffice terra / e sue ancor troppo tenere radici / né il cotto che, umido, stringeva e pressava / ed humus e fil che parean riccioli / di capelli in esso sparsi / in cerca d'un ristoro ... nascosto / e mai scoperto prima! / E ... quegli non ebbe neppur forza né coraggio / di chiamarla ... più ... e l'abbracciò, / senza parlare, e stette ... lì con lei ... / fin quasi a marcire pur egli ... / 27.2 [(30.06.06 03:18:24 Ed era Aldo Palazzeschi, che vi pregava e vi diceva, senza neppur aver notato di Voi nessuno, …: / “e lasciatemi divertire”!] / … si trovò a scavare, / in fretta sempre più in fretta, / le sue unghia sanguinanti, / mentre continuava a sentir Coro di donne / che gli ripeteva: “ha bisogno di te / e dell’acque fresche e sgorganti / da prima fonte vera”! / … e scavava, quegli, nei pressi di fonte … / nascosta nel verde, tra rocce, / e stretta e piccola e ... ch’avea ritrovata / nel suo lungo camminar nella notte / piena di stelle … brillanti su manto nero e vellutato, / mentre la stringeva a sé … / e sue foglie cadute ed assenti / sfioravan suoi avambracci. … / Oltrepassò un querceto nella notte / e da una Quercia fu attratto, / che, per i giochi d’ombre e di luci ... / gli apparve … d’uno strano colore, quasi fatato / e … piccole nemesie ai piedi d’essa, / umide ancora ma non per rugiada, / ma per mano amorevole che le aveva forse appena annaffiate …; / s’accorse, poi, che la notte / andava a svegliarsi e sé vestiva di stoffe / che sembravan divenir grigie e poi rosate / e quasi d’un leggero celeste pacato, / finché avvertì gorgoglio d’acqua ... / vergine ad un Sole che ancor non v’era / e che non sapea neppur di trovar, quel dì, / zampillo di gocce perennemente nuove e mai ripetute! … / e scavava … quegli, fin quando / la terrà dura scoprì bagnata … si fermò, guardò in giro … / raccolse dei sassi, piccoli e ben levigati … / li buttò nella fossa … appena scavata; / prese Piantina ancor addormentata / e … fredda la sistemò … terra con terra … / la ricoprì, poi, della terra / prima rubata e accatastata; / e … poi le pressò l’una nell’altra, / l’una con l’altra, l’una sull’altra … / leggermente ... mentr’essa continuava … suo sonno! / Sfinito si fermò, / la guardò nelle foglie ancor verdi /ma ... non più esse, d'un giorno che gli era compagna, / mentre sudor gli scorreva, / facendosi strada tra i suoi capelli; … / rimase in ginocchio, le sue cosce divaricate, / a … guardarla, mentre raggi di Sole / facean conoscenza di perle d’acqua / sempre nuove e diverse / e parean cantare e forse gioire, / i raggi e le perle, mentr’egli attendeva che quei raggi / del Sole fratello ... anco di lei s’accorgesser / e … attese, … ma gioia e danza e giochi di raggi / sempre più caldi … scaldavano appena quell’acque … / le qual si voltavano per salutar chi aveva / loro donato calore ed amore e … / lasciavansi andare … nel flusso di giochi / più fanciulleschi … tra perle, sol perle. / Poi, raggi, d’un tratto, si presero strada, / per caso, tra fogliame fitto e ... / baciarono pure Piantina, che … però continuava a dormire. ... / Non sentì più neppure, ... quegli, il Coro di prima; / s’alzò e si mise ad andare … giù / verso chissà … non guardava, / ma sentiva che qualcosa poteva accadere e … / andava e … verso valle andava … / dai sentieri passò a percorrer terrici / e … terricci divennero asfalto / e suo piede penetrò tra viuzze e casette … / d’un villaggio mai visto … / una strada, poi una piazza … / ragazzi vocianti e vecchi seduti / a sorseggiar bevande di scuro caffè … profumato … / ma quegli sembrava di non scorger nulla e nessuno, / ed iniziò, prima con voce sommessa / e poi sempre più gridata … e quasi cantando, / anzi … proprio cantando: / “Tri tri tri, / fru fru fru, / ihu ihu ihu, / uhi uhi uhi! / Il poeta si diverte, / pazzamente, / smisuratamente! / Non lo state a insolentire, / lasciatelo divertire / poveretto, / queste piccole corbellerie / sono il suo diletto. / Cucù rurù, / rurù cucù, / cuccuccurucù! / Cosa sono queste indecenze? / Queste strofe bisbetiche? / Licenze, licenze, / licenze poetiche! / Sono la mia passione. / Farafarafarafa, / tarataratarata, / paraparaparapa, / laralaralarala! / Sapete cosa sono? / Sono robe avanzate, / non sono grullerie, / sono la spazzatura / delle altre poesie / Bubububu, / fufufufu. / Friu! / Friu! / Ma se d'un qualunque nesso / son prive, / perché le scrive / quel fesso? / bilobilobilobilobilo / blum! / Filofilofilofilofilo / flum! / Bilolù. Filolù. / U. / Non è vero che non voglion dire, / voglion dire qualcosa. / Voglion dire... / come quando uno / si mette a cantare / senza saper le parole. / Una cosa molto volgare. / Ebbene, così mi piace di fare. / Aaaaa! / Eeeee! / Iiiii! / Ooooo! / Uuuuu! / A! E! I! O! U! / Ma giovanotto, / ditemi un poco una cosa, / non è la vostra una posa, / di voler con così poco / tenere alimentato / un sì gran foco? Huisc...Huiusc... / Sciu sciu sciu, / koku koku koku. / Ma come si deve fare a capire? / Avete delle belle pretese, / sembra ormai che scriviate in / giapponese. / Abì, alì, alarì. / Riririri! / Ri. / Lasciate pure che si sbizzarrisca, / anzi è bene che non la finisca. / Il divertimento gli costerà caro, / gli daranno del somaro. / Labala / falala / falala / eppoi lala. / Lalala lalala. / Certo è un azzardo un po' forte, / scrivere delle cose così, / ... delle cose così, / che ci son professori oggidì / a tutte le porte. / Ahahahahahahah! / Ahahahahahahah! / Ahahahahahahah! / Infine io ho pienamente ragione, / i tempi sono molto cambiati, / gli uomini non dimandano / più nulla dai poeti, / e lasciatemi divertire!” / … La sua voce lasciava agorà / ampia e assolata e ... sboccate risate / di giovani che pazzo lui giudicavano / e suo cantare, / mentre un vecchio abbandonava sua tazzina di caffè / e inforcava le lenti / e poi le toglieva via da suo naso / e s’ergeva su gambe sue e ... di bastone amico / e attraversava anch’egli la piazza, / mentre risa e schiamazzi continuavano a rimbombare … / si fermò, poi, si voltò, / fissò tutti negli occhi … ad un ad uno e così … li zittiva, / finché silenzio fu assordante in quella piazza assolata / di quella mattina e ... oramai muta … / non si udiva più la canzone di quegli ch’era appena passato, / ma sol la voce del vecchio che tuonava …: voi ridete! / Ma … era Aldo Palazzeschi, / che vi pregava e vi diceva, / senza neppur aver notato di Voi nessuno, … / “e lasciatemi divertire” ! / La piazza era muta del tutto adesso … / sol il passo delle tre gambe del vecchio s’udiva / che s’allontanava, pur esso, / spinto e sorretto dai raggi del Sole … / finché riuscì, quel vecchio, / a scorger di quegli la figura e … l’ombra sua fedele / che sempre più piccola, però, allontanandosi diveniva …! / Si fermò il vecchio e gli parve Di riascoltar: / Tri tri tri, / fru fru fru, / ihu ihu ihu, / uhi uhi uhi! / … /
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