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di Ignazio Licciardi
La lista Studenti indipendenti conquista due tre dei rappresentanti nel Consiglio d'amministrazione dell'Università di Torino.
post pubblicato in Notizie ..., il 9 maggio 2009


 
08 Maggio 2009

Torino: ribaltone all'Università, si afferma l'Onda

Scritto da Ottavia Giustetti
 

La lista Studenti indipendenti conquista due tre dei rappresentanti nel Consiglio d'amministrazione. Pochi consensi per la formazione di estrema destra Arcadia.

C'è una nuova sinistra a capo della componente studentesca dell'Università di Torino, una sinistra nata dai collettivi di facoltà e dai giorni caldi della protesta. Che ha letteralmente sbaragliato la sinistra ufficiale dell'Udu (del Partito democratico) che incredibilmente questa volta non conquista nemmeno un seggio negli organi centrali d'ateneo. E passa da percentuali di netta maggioranza delle scorse elezioni al lumicino di soli dieci rappresentanti nei consigli di facoltà sui 135 eletti. La nuova sinistra è quella che si è presentata per il Senato accademico e il consiglio di amministrazione con il nome di Studenti Indipendenti e nelle diverse facoltà invece con le liste dei singoli collettivi. È formata da un gruppo di ragazzi impegnati in politica già da tempo ma anche di esordienti che hanno trovato la propria motivazione nei mesi dell'autunno caldo, dietro ai cortei dell'Onda anomala, nelle occupazioni. Nessun legame, da quel momento in poi, con i ragazzi del collettivo autonomo e di Askatasuna, che già a Natale erano praticamente fuori dall'Assemblea No Gelmini. Obiettivo Studenti (Comunione e liberazione), invece, resta più o meno nella stessa posizione degli anni passati e conquista una quantità di voti che si avvicina al 30 per cento (28 per cento in consiglio di amministrazione). Tiene abbastanza il Fuan, la destra parlamentare che si è presentata infatti con Forza Italia e con la Lega, che dal conteggio dei voti per gli organi centrali raggiunge l'11 per cento ma che in facoltà come Economia si gioca la vittoria in un vero testa a testa con Obiettivo Studenti. Resta al palo invece la tanto discussa lista Arcadia che fa capo alla destra extraparlamentare di Casapound e che si aggiudica una percentuale di preferenza vicina al 3 per cento, ma solo grazie a un incredibile (non per vocazione) successo a Scienze strategiche.

Importante anche il dato che riguarda l'affluenza che per la prima volta in tanti anni supera la soglia del 10 per cento e che, secondo i conteggi ufficiali dell'Università, arriva a sfiorare addirittura il 14 per cento, con una forbice molto importante di facoltà in facoltà. Alla chiusura dei seggi aveva votato un totale di 8.422 studenti su 61.348 aventi diritto, il 13,7 per cento contro il 10,24 per cento delle scorse elezioni che si sono svolte nel 2007. Record di voti a Orbassano, a Medicina 2, dove si sono recati alle urne oltre il cinquanta per cento degli aventi diritto, mentre in facoltà come la Suism a fatica si è arrivati al 4 per cento. In attesa si conoscere i risultati ufficiali che saranno comunicati solo il 20 maggio dall'Università, dopo cioè che si sarà riunita la commissione elettorale e avrà verificato e registrato i conteggi. La tendenza generale però non è in discussione come dimostrano i numeri del consiglio di amministrazione: di tre consiglieri due saranno della lista Studenti Indipendenti, uno di Obiettivo studenti. Fuori Udu, Fuan e Arcadia.

(via torino.repubblica.it)

Quando non si ha nulla da dire, sarebbe meglio tacere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 marzo 2009


Il ministro in una conferenza stampa tenuta insieme alla collega Mariastella Gelmini

Brunetta: «Quelli dell'Onda sono guerriglieri e li tratteremo come tali»

«Nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste»

Renato Brunetta (Imagoeconomica)
Renato Brunetta (Imagoeconomica)

ROMA -
Gli studenti dell'Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.

LA PROTESTA - A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo - ha aggiunto - che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha insistito Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri»

"Corriere della sera", 19 Marzo 2009

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"l'Unità", 19-03-09

In...Onda
post pubblicato in Foto da copertina, il 12 dicembre 2008



Elisabetta Piccolotti
" Io non ho paura " ha detto l'Onda italiana nei giorni in cui Cossiga invocava "città a ferro e fuoco" con "il suono delle sirene delle ambulanze a sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri" e Berlusconi minacciava polizia e manganelli per lo sgombero delle scuole superiori.
Quel cuore che non ha paura oggi è rivolto alla Grecia , al Politecnico occupato di Atene, alle strade bloccate dai cortei caricati dalle forze dell'ordine , allo sdegno e la rabbia per un altro ragazzo assassinato dalla repressione di Stato, Alexis Andreas Grigoropoulos, quindici anni, colpito al petto da un proiettile della polizia sabato scorso nel quartiere di Exarchia . Un altro ragazzo a cui hanno tolto la vita la politica della paura, della tolleranza zero, dell'autoritarismo di governi che ossessivamente ripetono il mantra dell'uso della forza di fronte allo squadernarsi del proprio fallimento. Perché la crisi questa volta disvela e disgela in tutta Europa: disvela i disastri di quindici anni di ideologia neoliberista applicata allo sfruttamento delle vite, e disgela un desiderio di futuro che è in primis un rifiuto determinato e radicale di un'economia basata sulla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna: in tutta Europa i conflitti possono risuonare di una comune irriducibilità alla governance globale. Sotto scacco c'è un intero ciclo politico ed economico tutt'altro che astratto, fatto di politiche globali , attuate dai governi nazionali in sintonia con i diversi organismi sovranazionali, contestato per tutta la durata del suo sviluppo dalle ondate ripetute dei movimenti sociali in tutto il pianeta.
Questa volta è alta marea. Oggi lo sciopero generale inonda il Paese . Ci si può azzardare a pensare che non si ritirerà così presto e così facilmente, almeno in questo vecchio continente che non riesce nemmeno a guardare di là dall'oceano, e in questo paese dove il governo dopo aver salvato per ora le banche ora è preoccupato soltanto di quanto spenderemo in regali di Natale. L'ampiezza del conflitto sociale può espandersi nella crisi di sistema: non è più all'ordine del giorno la denuncia delle conseguenze a venire delle politiche neoliberiste, esse sono già materialmente in atto nella quotidianità di milioni di persone. Licenziamenti, cassa integrazione, distruzione del sistema formativo pubblico, clandestinità per tutti i migranti che perderanno il lavoro . Tutti i nodi vengono al pettine e non più soltanto nella forma di una parzialità che alludeva ad una condizione più generale: è per questo che lo sciopero generale di oggi è il terreno di un conflitto che eccede se stesso. Migranti, operai, precari, impiegati, partite iva, studenti e ricercatori e così via: oggi in piazza va anche una necessità di mettere a critica e ripensare ogni forma della rappresentanza, politica e sindacale. E' possibile anche grazie all'Onda , che per prima in quest'autunno ha impostato le parole d'ordine di un'opposizione più generale, e che per questo non conosce recinti generazionali e argini corporativi: quando parla di sé parla sa di pronunciare parole capaci di rispondenze e consonanze più ampie tra chi vuole guadagnare l'autonomia e la libertà delle esistenze e contemporaneamente sa di essere il centro del processo produttivo del capitalismo cognitivo.
Che differenza fa quale contratto hai in tasca se l'impresa in cui lavori può chiudere da un momento all'altro, se la totale insufficienza del welfare è talmente evidente da travolgere le sfumature di un mezzo diritto in più o in meno, se la questione è di fondo, e ciò che conta, è che in nessun modo ti viene restituita la ricchezza che hai prodotto e che produci? Nella recessione economica alla precarietà non c'è più riparo possibile : il suo carattere esistenziale non è più, come d'altronde non lo era già da un pezzo, semplicemente una tendenza, ma è percepita dall'intero mondo della produzione sociale. " Generalizzazione " ha detto l'Onda, sapendo di poterla rendere possibile , e non soltanto per capacità di relazione e di riconoscimento, non solo per una mera pratica dell'obiettivo, ma anche in virtù di una diffusa complicità. Complicità non è lo schema di un'alleanza , e nemmeno la scrittura di un patto, complicità non è neanche programma comune. Complicità è il sentimento di un percorso collettivo in cui ognuno può cercare la propria liberazione . L'indipendenza di tanti può così non essere separazione. Complicità è la condizione per la creazione di un alfabeto dell'alternativa che ancora non c'è, una ricerca, come quella che in ogni facoltà italiana si sta sviluppando intorno all'autoriforma come processo per riguadagnare la libertà e il diritto al sapere qui ed ora. Quando c'è questa complicità non solo non c'è pacificazione sociale che regga, ma non c'è nemmeno morte e fine della politica. E' a questa complicità che questo inserto di oggi vuole dedicare qualche pagina e dare un po' di spazio . Siamo qui. InOnda per l'appunto. Rimane un'unica avvertenza: per ascoltare bisogna sintonizzarsi sulle stesse frequenze.


"Liberazione", 12/12/2008


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Sì, meno male che ci sono loro!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 novembre 2008


 

Un movimento che sa cosa vuole:
il diritto al sapere e al domani. E che non si fermerà

 

Uno striscione da un palazzo:
«Meno male che ci sono loro»


www.liberazione.it

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http://tv.repubblica.it/home_page.php?ref=hphead

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ImageAnna Adamolo è il nuovo Ministro dell'istruzione.

Anna Adamolo blogCon la manifestazione nazionale del 14 novembre Anna Adamolo ha preso possesso del ministero della pubblica istruzione in Italia. Da oggi il sito www.ministeroistruzione.net diventa il sito del nuovo ministro, perchè il ministro vecchio non ci piace. Accendi le casse e ascolta cosa ha da dirci il nuovo ministro.

http://annaadamolo.noblogs.org/

www.ministeroistruzione.net


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Quando muore la politica, non può che vincere l'autoritarismo a discapito del dialogo e della formazione! ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE !!! FORZA, "ONDA", IL FUTURO PUO' ESSERE VOSTRO/NOSTRO E ... DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 11 novembre 2008


 
Scuola e società: il manifesto reazionario del prof. Giovanni Sartori

Piero Sansonetti
Il professor Giovanni Sartori, ieri, ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale sostiene, con passione, una tesi che sommariamente potremmo riassumere così: la scuola deve tornare a prima del '68, deve essere funzionale all'impresa, deve essere fortemente selettiva. E anche i rapporti «educativi», in ogni angolo della società, devono tornare a un modello fermo e autoritario, facendo tabula rasa di tutta la scienza pedagogica e psicologica, che è stata la rovina di tutti noi, perché ha distrutto il principio di autorità.
Non crediate che questo riassunto che vi ho offerto sia troppo fazioso o esageri i punti di vista di Sartori. Per convincervi trascriverò alcuni brevi passi dell'articolo. Sartori sostiene che esistono, nella scuola (e quindi nella sua crisi) tre fattori distorsivi. Primo tra tutti il '68. Scrive: «...Poi arrivò il '68 e da allora vige e impera la demagogia scolastica. Della quale sono finalmente venuti al pettine i nodi...Il sessantottismo è stato esiziale ( esiziale vuol dire enormemente dannoso, quasi mortale ndr) perché ha predicato l'ignoranza del passato...e perché, cavalcando la tigre dell'"antielitismo" (cioè l'idea della scuola aperta a tutti, non più di "élite", ndr) ha distrutto il principio del merito...».
Secondo fattore distorsivo «il progressismo pedagogico (largamente di ispirazione psicanalitica) che ha infestato tutta la disciplina...che ha convertito al permissivismo tutte le madri dell'Occidente con la dottrina che il bambino non doveva essere frustrato da punizioni....».
Terzo fattore distorsivo «la società dei servizi fondata sul sapere o quantomeno su alti livelli di istruzione...l'idea della società dei servizi nella quale nessuno si sporca le mani...che alimenta la corsa insensata al pezzo di carta...».
Conclude Sartori: «Ma perchè tutti devono andare all'Università? C'è chi proprio non è tagliato per studi superiori (che difatti sono abbassati per accoglierlo)».
Diciamo che - come sa fare sempre bene Sartori - in poche righe si espone con straordinaria chiarezza un manifesto dell'idea reazionaria di scuola, istruzione ed educazione. Si chiede la rinuncia agli studi pedagogici e alla bubbole della psicanalisi, la fine dell'ossessione egualitaria (secondo la quale tutti avrebbero gli stessi diritti, senza distinzioni tra ricchi e poveri, tra ragazzi di famiglie colte e bifolchi, tra giovani con maggiori o minori capacità di adattamento scolastico eccetera...). E si spiega come una svolta selettiva ed elitaria della scuola è fondamentale per il rilancio di una idea di società meritocratica e gerarchizzata. Cioè moderna, cioè efficiente.
Che vuol dire meritocratica? E' una parola magica. Vuol dire dove comanda chi ha più merito, diciamo che comandano i migliori. I greci, per indicare i «migliori», usavano la parola «aristoi». E la società dei migliori - quella vagheggiata da Sartori - dai tempi dei greci si è sempre chiamata la società aristocratica. Durò circa 2000 anni. Fu rovesciata dalla rivoluzione francese, nel 1789. L'idea di Sartori - che, badate, è uno degli intellettuali di punta dello schieramento liberal - è quella di tornare a principi che precedettero l'89.
Capite cosa c'è dietro la riforma Gelmini? Quali movimenti di pensiero, quali aspettative, quali propensioni per una riforma profonda e reazionaria - uso questo termine senza nessun intento offensivo, solo mi pare, in questo caso, assai più appropriato che il termine tradizionale di "conservatore"- non solo della scuola, ma della società, e dei principi fondamentali della civiltà, a partire da quelli costituzionali?
E' proprio riflettendo su questi ragionamenti che si capisce come il movimento di lotta della scuola (l'Onda) non sia affatto un fenomeno settoriale. Riguarda l'intera società, riguarda l'organizzazione della nostra civiltà, riguarda direttamente la storia. L'ipotesi di una svolta netta, di feroce restaurazione - in certi tratti persino antiborghese - non è un piccolo aspetto del berlusconismo. Va molto oltre il berlusconismo. Coinvolge larghissima parte delle classi dirigenti e della intellettualità. Tocca settori largamente antiberlusconiani (dei quali fa parte lo stesso Sartori). Punta molto oltre la demolizione del '68. Credo che in sostanza punti alla cancellazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione.


"Liberazione", 11/11/2008

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