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di Ignazio Licciardi
50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
No alla Legge "bavaglio"! Quando disobbedire è un dovere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 maggio 2010


Intercettazioni, diciamo NO alla legge bavaglio E sul web scatta la rivolta anche di (e)lettori di destra

Intercettazioni, diciamo NO
alla legge bavaglio
E sul web scatta la rivolta
anche di (e)lettori di destra

 

di Giuseppe Rizzo

Sono moltissimi i lettori di Libero, del Giornale, del Foglio e di Panorama contrari al ddl. E lo dicono on line. Fonty scrive:«Vietare e sanzionare ogni cosa che non piace non è la soluzione migliore». Questa legge è molto di più di un bavaglio di Concita De Gregorio. Noi disobbediamo. (in diverse lingue). Commenti di DEAGLIO | MANCONI | DE CATALDO |

 

 

"l'Unità", 30 Maggio 2010

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Il Popolo Viola a Palermo

"la Repubblica", 30-05-10

Notte del 1993!
post pubblicato in Notizie ..., il 29 maggio 2010


Ciampi: "La notte del '93 a un passo dal golpe"
Si riaccende lo scontro sulle stragi di mafia

 

L'ex capo dello Stato ricorda: "Parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi 'dobbiamo reagire'. Questo è il tempo della verità: non c'è democrazia senza verità". Il Pdl: "Perché ha taciuto per tanti anni?". L'opposizione chiede chiarezza

di M. GIANNINI

"la Repubblica", 29-05-10

Navi Pillay: “Sono preoccupata per lo stato di diritto in Italia perchè ritengo che la magistratura in molti Paesi sia messa a repentaglio dall'Esecutivo".
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 marzo 2010


Onu: "Attacchi alla magistratura, in pericolo lo stato di diritto in Italia"

La visita dell'Alto Commissario per i diritti umani

“Sono preoccupata per lo stato di diritto in Italia perchè ritengo che la magistratura in molti Paesi sia messa a repentaglio dall'Esecutivo". Non misura le parole Navi Pillay, Alto Commisario delle Nazioni Unite in visita in Italia oggi e domani. E suonano gravissime le sue parole indirizzate ad un governo occidentale, visto che nei Paesi democratici, solitamente, non sorgono problemi di diritto così allarmanti da suscitare un commento dell'Onu. Pillay è anche "allarmata" dalle notizie sugli sgomberi forzati dei rom e "preoccupata" per le norme contenute nel pacchetto sicurezza che introduce ronde, reato di clandestinità, militari in città e tempi lunghi di permanenza nei Cie dove spesso mancano i diritti fondamentali. L'Alto Commissario Onu bacchetta il governo italiano tirando in ballo le condizioni di vita dei nomadi, cacciati continuamente da un campo abusivo all'altro senza la possibilità di mettere radici e mandare i figli a scuola, e le politiche sulla sicurezza dell'esecutivo. Pillay rimarrà in Italia oggi e domani. “Al ministro Maroni solleverò il problema della discriminazione nei confronti di rom e stranieri", ha detto al termine di un intervento alla Pontificia Università Lateranense dove ha affrontato il problema della libertà religiosa “che è anche la libertà di chi non professa alcuna religione". Domani visiterà i campi nomadi romani di via Marchetti e via Candoni, e in seguito il centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria dove si è concluso lo sciopero della fame dei detenuti. Continua lo sciopero, invece, al centro di via Corelli (Milano), Torino, Bologna e Gradisca d'Isonzo. Al Corelli è l'ottavo giorno senza cibo per una sessantina di migranti, che protestano per la lunghezza della detenzione e le difficili condizioni. Alcune donne sono già allo stremo delle forze e hanno dovuto accedere all'idratazione endovenosa in ospedale, per poi essere riportate al Corelli. «I migranti - ha detto Pillay alla commissione diritti umani del Senato - sono spesso percepiti come una minaccia alle comunità esistenti ed in alcuni Paesi c'è il rischio di tenere la migrazione all'interno dei confini della sicurezza. Si tratta di un approccio riduttivo che alimenta sfiducia e paura». L'Alto commissario ha poi criticato quelle forze politiche che usano un linguaggio discriminatorio nei confronti degli stranieri.

Laura Eduati

in data: "Liberazione", 10/03/2010

Voto plebiscitario per Nichi Vendola. Vai, Nichi!
post pubblicato in Notizie ..., il 25 gennaio 2010


Primarie, la Puglia sceglie Nichi Vendola

(foto tratta da "il fatto quotidiano" del 25-01-2010)

Primarie, la Puglia sceglie Nichi Vendola

di Simone Collini

Oltre 200mila elettori del centrosinistra sono andati a votare per decidere con le primarie il loro candidato alla Regione. E Vendola, che a notte fonda viaggia sul 70%, ringrazia: «Di questa contesa resta la passione, ora uniti lavoriamo per sconfiggere la destra». Il candidato del Pd Francesco Boccia: «I pugliesi si sono espressi e i numeri non lasciano spazio ad interpretazioni, Nichi costruisca un'alternativa per allargare la coalizione». Il sindaco Emiliano: «Per il nostro partito dura lezione».
DI' LA TUA

P.L. Celli, direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss "Guido Carli" scrive al figlio - prossimo alla Laurea -!
post pubblicato in Messaggi, il 30 novembre 2009


LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore della Lettera è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

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Che futuro offre l'Italia ai giovani? E' meglio fare le valigie e trasferirsi in un altro Paese? Centinaia i commenti alla lettera inviata dal direttore generale della Luiss a Repubblica

Da "hai ragione" a "sei un ipocrita"
Caro Celli, fuggire o resistere?

Molti condividono l'invito a lasciare l'Italia, qualcuno chiede invece di rimanere per migliorare il proprio Paese, altri ancora criticano l'autore, chiedendogli conto del suo operato e dei suoi privilegi
di ROSARIA AMATO

ROMA - Padri, madri e persino nonne che vivono drammaticamente il problema denunciato da Pier Luigi Celli, e che con la stessa amarezza hanno spinto o stanno per spingere i propri figli a trasferirsi all'estero, a lasciare un'Italia che non offre niente a chi s'impegna negli studi e nel lavoro. Giovani che già hanno fatto le valigie, e che spesso sono soddisfatti, ma a volte soffrono di nostalgia. Qualcuno che è tornato. Qualcun altro che non vuole andarsene, deciso a cambiare le cose da qui, a non arrendersi al malcostume, alla cattiva politica, alla pessima gestione del mondo del lavoro e della società in generale. Tanti che puntano il dito contro lo stesso Celli, chiedendogli conto di quello che lui, personalmente (nella sua posizione di responsabile di una grande università e, prima, di direttore della Rai) ha fatto per cambiare l'Italia, e rinfacciandogli le tante possibilità che comunque è in grado di offrire a suo figlio, possibilità non certo alla portata di tutti.

A tre ore e mezza dalla pubblicazione, la lettera inviata da Pier Luigi Celli a Repubblica, "Figlio mio, lascia questo Paese", aveva raccolto quasi 600 commenti, segno di un'interesse straordinario nei confronti del tema sollevato. In molti casi si tratta di complimenti e di attestazioni di solidarietà, in molti altri di accuse. In tanti si limitano a raccontare la propria esperienza, racconti che si assomigliano tutti, a testimonianza che il problema esiste, e che gli italiani lo vivono sulla propria pelle, spesso con molta sofferenza.


I padri. Tantissimi i padri che s'immedesimano e condividono le parole di Celli. "Ho letto con sempre più commossa partecipazione questa lettera", scrive aaquilas. "Ha saputo dire a suo figlio, con le parole che io non ho, quello che da tempo dico io a mia figlia", scrive pasbill, che però non risparmia un'amara nota polemica: "Io vorrei avere la possibilità di fare studiare mia figlia all'Università dove lui è Direttore, ma non posso anche se la mia figliola è 'eccellente'". "Ai miei figli sto dicendo la stessa cosa da tempo oramai", conferma pgsart. "Lettera amara e pienamente condivisibile, questo derelitto paese pare avviato velocemtne a un declino irreversibile, privo di qualsivoglia speranza per i giovani in gamba" (wreich).

Le madri e le nonne. Il tema coinvolge anche le nonne. "Da madre, da nonna, da italiana (all'estero) - scrive liviale - e da donna vorrei ringraziare Pier Luigi Celli per il coraggio di questa lettera pubblica, per la sincerità, la serietà ed il profondo senso morale delle sue parole. Forse una delle più belle lezioni di generosità e di amore in questo paese devastato". E naturalmente le madri (anche se a scrivere sono stati molto di più i padri, forse per ragioni di 'identificazione' con l'autore della lettera): "Sono mamma di una figlia di 23 anni, licenziata già due volte da lavori in nero mal pagati. Ha deciso di andare all'estero sia per trovare un lavoro pulito e retribuito in maniera corretta. Condivido le sue scelte e condivido l'articolo. Vorrei dire ai giovani: vi trovate in una situazione certamente differente dalla nostra; 40 anni fa avevamo certezze ed ora non ne avete. Se volevamo studiare sapevamo che avremmo trovato un lavoro adeguato, se volevamo lavorare subito, che avremmo trovato un mestiere. Ora no, è tutto confuso, immorale, difficile", commenta amara francescaromana49.

I figli: quelli che partono. A scrivere sono anche tanti figli, già andati via, o in procinto di farlo. Molti soddisfatti, qualcuno nostalgico al punto di essere tornato, naturalmente per pentirsene subito dopo. Come michelep1: "Sono tornato in Italia poco tempo fa e mi pento amaramente della decisione. Io me la posso anche cavare, ma sto avvelenando la mia famiglia. Forse sarebbe bene partire di nuovo". Malacle non ha dubbi, ha già le valigie pronte: "Mi sto laureando con tanti sacrifici, ma so che alla fine dovrò portar fuori le mie esperienze e il mio sapere. Mi piacerebbe poter restare nel mio Paese, dove sono nata e cresciuta, dove ho il mio mondo, le mie radici e i miei affetti ma non sono diposta a mettere a disposizione di quache miserabile il mio ingegno... non sono disposta a lavorare 10 ore al giorno per trovarmi con 100 euro di buoni pasto, non sono disposta a fare stage per poi vedermi rimpiazzare dal successivo stagista perché nessuno ti fa un contratto". "Sono contenta di essere andata via dall'Italia perché cosiì non dovrò scrivere un giorno una lettera del genere a mia figlia!!!", afferma convinta fuzzy75. E come lei tantissimi, tutti entusiasti di Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti: "Vivo a Londra da più di quattro anni ormai, ho un buonissimo lavoro che in Italia avrebbe richiesto qualche decennio di gavetta e di umiliazioni, ho costruito amicizie vere con persone provenienti da tanti Paesi diversi e sono in un luogo dove non sono costretto ad aver paura delle istituzioni o di chi ha in mano il potere, perchè i contropoteri sono forti e in salute...", afferma orgoglioso blackwings.

E quelli che restano, o che tornano. "Io sto per fare la scelta inversa. - scrive luca2479 - Dopo anni all'estero ho deciso di tornare in Italia. E' tutto vero quello che c'è scritto, però certe volte costruire una vita all'estero è difficile. Forse c'è il lavoro ma non tutto il resto, così è nel mio caso. (...) Inizi davvero a sentire la mancanza del tuo paese, dei tuoi "vecchi" e di quegli amici veri con cui hai condiviso quasi tutta la vita e che vedi soffrire nella speranza di trovare un lavoro". E c'è chi proprio non se la sente neanche di provare ad andar via: "Rimpiango di non essermene andato dopo l'università", dice marino76.

I 'resistenti'. La fuga dall'Italia a qualcuno sembra una resa, un modo di rendere il nostro Paese ancora più povero e in declino. "Questo fenomeno ha già per molto tempo privato di giovani e grintose energie il Sud. E adesso sta facendo lo stesso per l'Italia. Ma non è andandosene che si risolverà il problema. E non basterà andare via per essere felici", scrive warriors83. "Mi viene voglia di scrivere "Non avrei potuto trovare parole migliori", ma così accettiamo la sconfitta, e non è giusto. Anzi sono proprio i giovani che hanno la possibilità di cambiare questo mondo marcio che gli stiamo consegnando, vedi i giovani Antimafia. I giovani e noi con loro" (clacampa1). Io non parto, dichiara orgogliosamente giorgioch: "Ho 49 anni, una vita di ricerca spesa tra l'Italia e gli USA. Per 26 anni ho rifiutato l'opzione di andare a lavorare negli USA. In questi anni ho speso la mia carriere aiutando la ricerca in Italia, costruendo realtà e portando know how in Italia. Ho un figlio di 12 anni e l'unica cosa che voglio dirgli è: combatti, e che io combatterò fino alla fine".

Quelli che accusano Celli. Molti commenti sono però estremamente polemici nei confronti di Celli. Gli rimproverano una certa ipocrisia e i privilegi della sua posizione, sostenendo che è inutile criticare un sistema che si è contribuito a creare, e nel quale si occupa un'eccelente posizione. "Sì, ok, se ne vada pure il padre così stiamo più larghi", scrive francopan1965. Parecchi commenti sono più articolati: "Non mi va bene. Questa è la lettera di un padre che ha condiviso e condivide, con lo stesso sistema che egli denuncia, il potere; lo sappiamo che non si diventa direttore generale della Rai o della Luiss per soli meriti professionali, ci vuole qualcos'altro: il compromesso", jackfolla57. E in tanti gli rimproverano anche i privilegi che comunque ha potuto e potrà ancora offrire a suo figlio. "Mi piacerebbe che il sig.Celli spiegasse cosa ha tentato di fare, grazie ai suoi ruoli, per cambiare la situazione", chiede jaakko. "I giovani italiani sono altri - dice tic - cara Repubblica, non pubblicare l'amarezza del direttore generale della Luiss, ma pubblica quella di un professore di liceo, di un operaio, di un impiegato, di un poliziotto, di un precario padre".
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

Siamo al 16 Ottobre 2009 ed io sono sempre più convinto che "io ..."
post pubblicato in Messaggi, il 16 ottobre 2009


Io non mi sento italiano

Giorgio Gaber

 

 

Io G. G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

G. Gaber

(2003)

http://www.italianissima.net/testi/io_non_mi_sento_italiano.htm

http://www.youtube.com/watch?v=yFHzovrL6Sk

 


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SCUOLA 2009/2010!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 13 settembre 2009


Scuola, al via l'anno horribilis dell'istruzione

di Maristella Iervasi

Le pagelle magari saranno pure on line e le assenze dei figli verranno comunicate ai genitori via sms. Uno specchietto per le allodole visto come la ministra unica dell’Istruzione ha ridotto la scuola che riapre oggi i portoni. Sempre più studenti appiccicati uno all’altro, stretti in classe fino a trentatrè ragazzi adolescenti e magari con al fianco diversi alunni con disabilità. Meno ore di lezione e nuove materie come quella che debutta alle medie: un’ora di “approfondimento in materia letteraria”, che non si sa a chi spetta. E insegnanti ridotto all’osso, al punto che i presidi non sanno come fronteggiare gli esoneri alla religione cattolica.

Ma non finisce qui. Le scuole riaprono più povere di prima in tutto, e non solo per la carta igenica e il sapone che sarà sempre a carico dei genitori: alla sonora sforbiciata di cattedre e risorse si aggiunge la questione della sicurezza. Non solo per l’edilizia scolastica che cade a pezzi: la scure di Tremonti è stata usata con vigore anche sui bidelli e il personale di segreteria. La sorveglianza dei bambini e dei ragazzi è demandata al fai-da-te. Ecco la scuola del rigore e del merito decantata dall’avvocato-ministro Mariastella Gelmini. Ore 8: scatta l’era Gelmini. Zaini in spalla, si ricomincia. E’ il primo giorno di scuola per oltre 6milioni e mezzo di bambini e ragazzi che vivono in dodici regioni. Ancora qualche giorno di vacanza per altri studenti: in  l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia tornano nei banchi martedì, nelle Marche e in Basilicata mercoledì, il 17 sarà la volta della Sardegna e il 18 di Puglia e Sicilia. E anche nel terremotato Abruzzo riprenderanno e lezioni interrotte dal devastante sisma: tra il 21 settembre e il 3 ottobre scatta il tutti in classe.

Al pettine tutti i “guasti”, il gran caos e le mistificazioni del ministero. Per la scuola, un anno “horribilis”. Presidi e dirigenti lasciati soli a garantire la didattica e l’ordinaria amministrazione. Ma la Gelmini nel primo giorno di scuola si è assicurata il suo spazio a Mediaset. Solo dopo andrà a Napoli per inaugurare l’anno scolastico all’istituto penale per minorenni di Nisida. I docenti precari scalzati dagli ammortizzatori sociali promessi dal governo l’aspettano al varco.

Elementari E’ il giorno del ritorno del maestro unico prevalente nelle classi prime ma l’imposizione della Gelmini ha fatto un sonoro flop, nonostante i numeri sulla scelta delle famiglie che il Miur ha “girato” a proprio tornaconto. L’Onda anti-Gelmini almeno in questo è riuscita a contrastare la ministra-avvocato: ha tenuto testa al maestro “tuttologo”. Pochissime le classi a 24 ore, aumentano quelle a 27-30 e 40 ore con il tempo pieno. Abolite tutte le compresenze, che vuol dire abolire i laboratori come quello di informatica, impossibili da gestire da una sola maestra con 27 alunni. A rischio anche le uscite didattiche e le attività di recupero. Si prevedono disagi per i bidelli ridotti all’osso.

Medie Un tempo scuola di 30 ore settimanali. Cattedre a 18 ore, aumento del numero degli alunni per classe, fino a 30. Gli insegnanti di Lettere faranno solo lezioni frontali e non potranno più svolgere potenziamento, recupero e progetti. Anche qui laboratori a rischio per la cancellazione delle compresenze.

Superiori Un taglio di insegnanti di 11mila unità da subito. Classi-pollaio come non mai: da un minimo di 27 fino a 33 alunni. E non finisce qui. Dal prossimo anno scatta il riodino di Licei, Tecnici e Professionali. Per ora la riforma della scuola superiore non è legge. Spariranno tutte le sperimentazioni. Ai licei un tempo scuola più corto che alle medie: 27 ore al biennio e 30 al triennio (31 al Classico). Negli istituti si costituiranno dipartimenti e comitati scientifici. Come le aziende.

L'Onda Mobilitazioni, siti-in, occupazioni degli Uffici scolastici regionali e insegnanti precari in sciopero della fame. Dal Piemonte alla Sardegna riparte l'onda anti-Gelmini. Volantinaggi sotto le scuole del Paese: "Io non ci sto", mentre dilaga la protesta sindacale. Oggi presidio della Flc-Cgil contro la soluzione dei contratti di disponibilità in viale Trastevere. E anche la Gilda degli Insegnanti chiede provvedimenti più incisivi che diano risposte a tutti i precari. Anche i Cobas di Piero Bernocchi in prima fila.  Il 9 ottobre lo sciopero dell'Unicobas.

"l'Unità", 13 settembre 2009
La Sinistra smetta di litigare!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 giugno 2009


 Valentino Parlato

 

Luciano Gallino e la sinistra in crisi

 

 

Luciano Gallino, questa crisi della sinistra è una crisi italiana, con Berlusconi, oppure è europea?
Direi che seppure con molte differenze tra un paese e l’altro è una crisi europea che ha molte forme. Basti pensare al caos del Partito socialista francese o la deriva verso posizioni di centro-destra del labour britannico o dei socialdemocratici tedeschi. Quindi nell’insieme direi che è una sindrome europea.
 
Negli anni '70 questa sinistra era forte in Italia e in Europa. Quali possono essere le cause di questa crisi? La miopia dei dirigenti?
Il crollo dell’Unione sovietica è stato un fattore di grande importanza, non foss’altro perché ha rafforzato fortemente il centro-destra e la destra. Teniamo presente che le conquiste dei lavoratori tra gli anni ’60 e ’70 - salari decenti, prolungamento delle ferie, sabato festivo, servizio sanitario nazionale, nel nostro paese come in altri - sono stati possibili anche perché la classe egemone vedeva con grande preoccupazione l’Urss, naturalmente per il suo peso sulla scena mondiale ma anche per quello che poteva significare come sostegno – ideologico oltre che materiale – ai partiti di sinistra dell’occidente. Caduta l’Unione sovietica, la destra ha preso forza e fiato e le sinistre si son trovate un po’ l’erba tagliata sotto i piedi.
C’è un altro aspetto che in parte spiega la sconfitta, cioè il totale fraintendimento da parte delle sinistre, dei partiti socialdemocratici in particolare, del processo di globalizzazione. Mi riferisco allo scambio che è effettivamente avvenuto fra l’Occidente che ci ha messo capitali e tecnologia, e la Cina, l’India ecc. che ci hanno messo la manodopera pagata una miseria. Non hanno capito, quindi sono caduti in una prospettiva che io chiamo adattazionista: la globalizzazione c’è, perciò non resta che adattarsi ad essa. Che significa aver perso la partita ancor prima di cominciare.
 
Ma non c’è anche un cambiamento nel mondo del lavoro e una perdita di importanza del lavoro, la fine del fordismo, la società post-industriale... si può dire una società post-industriale?
No, direi di no per due motivi. Intanto l’industria continua ad essere un settore di grande importanza in tutte le economie sviluppate. In secondo luogo i modelli di organizzazione dell’industria, messi a punto nell’arco di un secolo dall’industria manufatturiera, sono stati applicati anche ad altri settori. Al presente l’agroindustria, la ristorazione rapida, i call centers ecc. utilizzano dei modelli di organizzazione del lavoro che sono quelli inventati un secolo fa.
 
Secondo lei il terziario si è industrializzato?
Gran parte del terziario ha adottato modelli organizzativi dell’industria che si fondavano, e in gran parte ancora si fondano, sull’imperativo taylorista: voi lavorate, noi pensiamo.
 
C’è quella frase di Marx che ogni tanto viene citata «lo sfruttamento del lavoro vivo diverrà una ben misera base per lo sviluppo generale della ricchezza». C’è una perdita di valore nel lavoro?
Certamente sì. Perché a partire dalla fine degli anni '70 si è avuta una straordinaria finanziarizzazione dell’industria e dell’attività produttiva in generale. Quindi si sono sempre più sviluppate tecnologie complesse per produrre denaro mediante denaro, scartando per quanto possibile il passaggio attraverso le merci, o facendo fabbricare le merci dai cinesi o dagli indiani. Quindi la produzione di denaro per mezzo di denaro ha portato con sé -e per certi aspetti è stata anche scientificamente cercata – la svalutazione, la sottovalutazione del lavoro manuale, del lavoro industriale.
 
Non potevano resistere dei partiti, il Pci soprattutto, che già avevano preso le distanze dall’Unione sovietica? O sono stati capitolardi?
Debbo dire, con mio rincrescimento, che sono del tutto d’accordo con questa interpretazione. La capitolazione dei partiti comunisti è stata precipitosa, e per certi aspetti inconsulta, anche se il crollo dell’Urss è stato un trauma colossale. Però che il socialismo realizzato avesse crepe profonde si sapeva da tempo. Temo quindi che la definizione di capitolardi sia azzeccata.
 
Insomma, a questo punto le sinistre hanno rifiutato l’identità passata ma non si sono date una identità nuova...
Certo, perché - l’ho detto all’inizio - non avevano capito nulla del processo di globalizzazione. Non avevano capito che la globalizzazione è un aspetto di una guerra di classe globale. E’ una espressione che da noi fa saltare sulla sedia, anche molti a sinistra. Ma io la prendo da un libro che ho sul tavolo, un libro americano che si intitola The global class war di Jeff Faux, fondatore dell’ Economic Policy Institute, che da buon americano liberal non teme di usare le parole che occorre usare, cioè conflitto di classe. Mentre le nostre sinistre hanno rimosso l’idea stessa di classe sociale.
 
Cosa fare per tornare forti e protagonisti?
Dall’89 sono passati 20 venti anni. Quello che si è smontato in vent’anni non è che si possa rimontare in poco tempo. Sicuramente un recupero della teoria critica, intesa non soltanto come recupero dei francofortesi che, comunque, avevano molte cose da dire. Ma anche come capacità di analizzare a fondo il processo dell’economia globale, come ad esempio sanno fare molti centri studi liberal americani, perché se uno vuol capire qualcosa finisce che deve passare di lì. Gran parte del nostro centro sinistra è molto più a destra dei liberal americani, quindi bisognerebbe partire dall’analisi delle classi, da una analisi seria del processo di globalizzazione.
 
Adesso Bertinotti dice confluiamo nel Pd.
Il Pd è certo un aggregato un po’ singolare. Debbo dire che nelle conferenze, nei seminari che faccio, negli incontri ai quali sono spesso invitato anche dal Pd, scopro che molti interlocutori sono di sinistra. E’ vero che sapendo che io sono di sinistra c’è una sorta di pre-selezione, comunque credo che nel Pd ci sia davvero una componente di sinistra. Però il confluire nel Pd non mi parrebbe una soluzione.
 
E per esempio l’unificazione fra Sinistra e libertà e Rifondazione.. a me non convince. Non potrebbero mettersi insieme e cercare di definire un programma di sinistra, sulla base di un programma poi unificarsi, mettersi d’accordo..
Sì. Credo che la partenza dovrebbe essere l’analisi, la critica, l’opposizione intellettuale, gli approfondimenti e un programma. E poi su questo vedere come ci si può aggregare. Però da qualche parte bisogna pur cominciare
 
Dovrebbero smettere di litigare...
E sì, questo fa veramente cascare le braccia.
 
L’ultima domanda. Io faccio questa intervista, chiedo articoli proprio per aprire una discussione proprio sul che fare della sinistra. Come si rinnova e si unifica la sinistra. E’ utile che il manifesto cerchi di diventare un forum di questa discussione?
Direi di sì, anche perché non ce ne sono altri. Il manifesto si vede, gira, è letto. E’ che inventarsi nuovi forum, nuovi mezzi di comunicazione mi pare – oggi come oggi – molto difficile. E’ chiaro che le voci, gli umori, le sensibilità sono molto diverse, quindi bisogna restare assai aperti. Però mi pare che lo spazio ci sia e che in ogni caso, qualunque sforzo di allargarlo può essere utile.

"il manifesto", 25 Giugno 2009

SINISTRA E LIBERTA'
post pubblicato in Messaggi, il 5 giugno 2009


SINISTRA E LIBERTA'

 

 

in Italia e in Europa

www.sinistraeliberta.it

Per un futuro di democrazia e libertà!
post pubblicato in Diario, il 5 giugno 2009


Per un futuro di democrazia e libertà

in Italia e in Europa!
 

 

 


 

 

"Sinistra e Libertà"
 

VERGOGNA!!!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 3 aprile 2009


Sulla linea 24 mezzi diversi per gli stranieri. Il tragitto
porta dal cuore della città al Centro di accoglienza

Foggia, bus solo per immigrati

L'ira di Vendola: "Aboliteli subito"

di PIERO RUSSO


Foggia, bus solo per immigrati L'ira di Vendola: "Aboliteli subito"
FOGGIA - Un autobus per i bianchi, uno per i neri. Non è un revival anni '50, ambientato in Alabama, né la storia di Rosa Parks, la donna di colore che si rifiutò di far sedere dei bianchi al suo posto; non è neanche una storia di Apartheid in Sudafrica. È quello che accadrà da lunedì a Foggia, nel 2009. L'azienda municipalizzata dei trasporti, infatti, ha istituito una linea differenziata della vecchia "24", che collega la città alla borgata di Mezzanone, che ospita il Cara, centro di accoglienza richiedenti asilo, e che sarà utilizzata esclusivamente dagli extracomunitari.
Un'iniziativa che il governatore regionale pugliese Nichi Vendola ha subito bocciato: "Credo che l'amministrazione di Foggia debba al contrario, se c'è richiesta, moltiplicare i servizi ordinari per tutti. E che la linea per gli extracomunitari di Foggia, che ha il sapore della separazione, debba essere abolita al più presto".

Le due 24 non avranno la stessa fermata: per gli immigrati sarà possibile salire al centro di accoglienza e giungere al capolinea della stazione ferroviaria di Foggia, mentre i residenti di Borgo Mezzanone saliranno nel centro abitato e scenderanno in via Galliani, a circa trecento metri e nei pressi della villa comunale. L'iniziativa segue quella istituita il 19 marzo per i collegamenti del Cara di Bari, che serviva ad evitare agli immigrati un tragitto di quasi tre chilometri per raggiungere la prima fermata utile. A Borgo Mezzanone la situazione è differente: il centro di accoglienza, che dovrebbe ospitare 550 persone, ne accoglie circa 800 e più volte si sono verificati episodi d'intolleranza da parte degli abitanti della borgata, stanchi di furti e molestie da parte degli immigrati. Più volte, gli autisti degli autobus sono stati aggrediti e hanno fatto richiesta di automezzi della polizia a scorta dei pullman di linea.

Le linee diverse sono state istituite per motivi di ordine pubblico. Polemica l'Acsi, l'associazione delle comunità straniere in Italia, a Foggia presieduta dal tunisino Habib Ben Sghaier: "L'integrazione non si fa così. Non posso credere che la prefettura abbia avallato una decisione simile. Questo è razzismo. Forse l'istituzione della nuova linea giunge perché gli abitanti di Mezzanone sono elettori e a giugno ci sono le amministrative". Borgo Mezzanone, però, è una frazione di Manfredonia, seppur più vicina a Foggia, dunque l'elezione del sindaco di Foggia c'entra poco. E proprio il primo cittadino Orazio Ciliberti chiarisce: "Non parliamo di razzismo, ma di opportunità di creare un servizio migliore. Nessuno impedisce agli immigrati del centro di accoglienza di percorrere due chilometri in più, arrivare nella frazione di Borgo Mezzanone e prendere il bus che parte di lì e arriva in centro. Alla base della decisione - continua Ciliberti - ci sono gli attriti tra immigrati e residenti a Mezzanone".

("la Repubblica", 3 aprile 2009)
La rete Erasmus del “No alla 133” che da Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida, si riunisce in rete per manifestare il dissenso contro i tagli di Tremonti e la “riforma” della Gelmini.
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 12 novembre 2008


 
Scuola, l'Onda arriva in Europa
di Alessia Grossi

  Era arrivata già alla ribalta delle cronache il 7 novembre con l’irruzione nel Consolato italiano a Londra. Ora, in occasione della manifestazione degli studenti universitari contro la 133 del 14 novembre a Roma, la «European Anomalous Wave», l’Onda anomala europea, si organizza e si unisce in un unica protesta per manifestare davanti ai consolati italiani delle maggiori città europee. È la rete Erasmus del “No alla 133” che da Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida, si riunisce in rete per manifestare il dissenso contro i tagli di Tremonti e la “riforma” della Gelmini.

A Valencia, già lunedì gli studenti italiani si sono riuniti in assemblea e hanno prodotto il testo che consegneranno al console italiano perché lo faccia avere al Ministro italiano. «Ci siamo anche noi», dice il testo del video che hanno postato anche su Youtube, che nessuno pensi che gli studenti Erasmus si sentano esclusi. Oltre al documento, per l’occasione gli Erasmus valenciani hanno stabilito un’Assemblea permanente.
“Da Valencia contro la 133”, infatti, scrivono nel documento gli studenti, è un «contenitore e di idee e strumento di coordinamento della mobilitazione nata spontaneamente dall’incontro di numerosi erasmus italiani» tutti «uniti, indipendentemente dalle diverse provenienze geografiche e eterogeneità ideologica dal comune senso di disagio nei confronti di una legge che mina le basi, già traballanti dell’Università Italiana».

Insomma, l’Onda dilaga e si fa sentire anche fuori dai confini italiani, si raduna su Facebook, crea siti internet e blog per l’occasione e venerdì molte città europee l’avranno sotto gli occhi.

A
Parigi, dove l’Onda «l’onda anomala raggiunge l’attuale sede del presidente di turno dell’UE» come si legge nel comunicato stampa degli Erasmus parigini, la voce studentesca inizialmente si è scoperta molteplice, come dire, prima ancora di coordinarsi, si erano già formati spontaneamente diversi gruppi di protesta.
Anche gli erasmus francesi, come il resto dell’Onda Anomala ha organizzato per venerdì un sit-in sotto al Consolato italiano per consegnare al console «Luca Maestripieri un documento che esprime rifiuto e indignazione verso le riforme della scuola e dell’università proposte dal governo italiano. In seguito, una rappresentanza di studenti si sposterà all’ambasciata italiana portando lo stesso all’ambasciatore Ludovico Ortona». Dopo il sit-in l’Onda sfilerà poi lungo la Senna, non senza sperare nella solidarietà dei Collettivi francesi che starebbero decidendo di manifestare in segno di solidarietà con gli studenti italiani. Questo, perché l’Onda, ha come obiettivo centrale quello di opporsi al fenomeno delle riforme dei Paesi della Comunità europea a discapito della cultura e della ricerca.
È per questo motivo che, anche dopo il 14, l’Onda promette di non sciogliersi ma di continuare a lavorare per un sistema universitario e scolastico migliore.

"l'Unità", 12-11-08


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permalink | inviato da Notes-bloc il 12/11/2008 alle 22:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ma qual è il significato di "democrazia"?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 novembre 2007


 

Unità di Base

U d B Settore Università www.unitadibase.it

 

Lavoratori francesi in piazza

È battaglia dura su pensioni e salari

Articolo tratto da Le Monde, mercoledì 21.11.07

 

«Insieme per i salari, l’occupazione e i servizi pubblici». Erano oltre 700 mila le persone che hanno sfilato dietro questo striscione, ieri pomeriggio, a Parigi in un corteo promosso da otto organizzazioni sindacali della funzione pubblica. Fermi gli uffici statali, le scuole, gli ospedali, le poste, le telecomunicazioni, settimo giorno consecutivo di sciopero per i lavoratori delle ferrovie e del trasporto autobus e metropolitano, nessun quotidiano nazionale in edicola, una quarantina di università occupate

E non è finita, la Francia non intende lasciar passare nessuno dei provvedimenti che stanno scardinando le basi del suo sistema democratico, basti pensare alla riforma della Carta giudiziaria, che sopprimerà circa duecento fra preture e tribunali, contro la quale protesteranno magistrati e avvocati il 29 novembre prossimo. Ma Sarkozy, dopo una settimana di silenzio, ha ribadito la volontà del governo di proseguire in questo cammino di riforme di cui «il Paese ha bisogno per rispondere alle sfide che il mondo gli impone».

E ancora, rivolgendosi ai ferrovieri, si è permesso di citare il segretario del Partito Comunista, Maurice Thorez, in una celebre frase pronunciata in occasione degli scioperi del giugno 1936: «Bisogna saper terminare uno sciopero quando è stata ottenuta soddisfazione»

Le manifestazioni di protesta si moltiplicano e si allargano ad altre categorie perché sotto attacco sono i diritti conquistati in anni di dure lotte che si vogliono cancellare per i lavoratori arrivati alla pensione e, peggio, rimuovere dalla memoria delle generazioni di lavoratori futuri. Tutto per il bene del Paese, per il suo sviluppo, per la sua competitività, per la sua tenuta sul mercato internazionale. È il prezzo che una moderna e compiuta democrazia deve saper pagare, o meglio deve esser capace di far pagare ai propri cittadini, uomini e donne, vecchi e giovani.

E la politica del governo Sarkozy si è fatta interprete e, al tempo stesso, carico, di questo compito con un penalizzante progetto di riforma delle pensioni e delle università, i cui atenei godranno di un’autonomia finanziaria diseguale, dal carattere classista e liberista.

Nessuna concessione viene fatta alla pubblica amministrazione, per la quale si prevede la soppressione di posti di lavoro previsti per il 2008 e si nega la possibilità di aumenti salariali.

E pensare che in Italia i sindacati concertativi continuano a battersi affinché ci sia una FORTE AUTONOMIA delle Università…

Chi sarà mai a sbagliare, i “nostri” CGIL/CISL/UIL o i milioni di francesi che invece l’Autonomia Universitaria la combattono…?

Bologna, 22.11.07                                  UdB Università

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