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Annunci online

di Ignazio Licciardi
Dalla CGIL-Scuola: su Formazione insegnanti e norme transitorie
post pubblicato in Notizie ..., il 1 ottobre 2010


Scuola  Una prima riflessione sullo schema di Decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti.
Formazione iniziale degli insegnanti. Cosa accadrà nella fase transitoria
30-09-2010 | Scuola

Malgrado i roboanti annunci ed il tentativo di spacciare le bozze per vere e proprie norme, il decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti sta ancora seguendo il suo iter ed entrerà in vigore a partire dal 15° giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

E' disponibile, sul sito dell'INDIRE nell'area dei nuovi Licei, una versione che potrebbe essere quella definitiva, salvo modifiche dell'ultimo minuto o osservazioni della Corte dei Conti.

Confermiamo il nostro giudizio critico e preoccupato sull'impianto presentato dal Ministro lo scorso 10 settembre e approfondiremo nel dettaglio i vari aspetti del provvedimento una volta nota la versione ufficiale.

Riepiloghiamo, nel documento allegato, l'impostazione complessiva del nuovo sistema ed in particolare la fase transitoria.

 

Una magnifica esperienza vissuta a Rosignano Marittimo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 aprile 2010


Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano

di Vladimiro Frullettitutti gli articoli dell'autore

Seconda stella a destra...». Se le indicazioni offerte da Edoardo Bennato per trovare l’isola che non c’è vi sembrano un po’ troppo generiche si può prendere la A12 (ma va bene anche la vecchia Aurelia) uscire prima che finisca (da lì ripartirà il famoso Corridoio Tirrenico verso il Lazio) e salire su per la collina che porta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Qui “l’Isola che non c’è” appare qualcosa di molto più concreto. Anche se tutti chiamano “Utopia” il progetto che stanno seguendo le scuole materne (bambini di 5 anni) e le elementari (fino alla quinta). Un percorso che mette insieme filosofia, danza e teatro. Ma soprattutto che coinvolge in lezioni parallele i bambini, i loro genitori e le maestre. Un viaggio di idee che come primo risultato concreto ha quello di mettere insieme delle persone e di farle discutere fra loro, faccia a faccia. Di aprire la scuola alla società e di realizzare, in un periodo in cui ognuno s’attacca a relazioni virtuali (attraverso i social network come Facebook o Twitter), relazioni sociali vere.

Obiettivo raggiunto attraverso «esercizi di democrazia», come li definisce il professore Luca Mori, fatti con parole, disegni, pupazzetti e il proprio corpo che come obiettivo hanno, appunto, quello di costruire la città ideale. Un bel posto dove vivere bene. Esercizi perché «ci si esercita ad ascoltare gli altri. Ad argomentare i propri punti di vista, ma anche a rispettare quelli altrui, apprezzando le idee che possono venire da chi la pensa diversamente da noi». Il filosofo Mori va in una classe e racconta una favola. «Immaginiamo - dice ai bambini - che sia stata scoperta un’isola che sembra disabitata. L’autore della scoperta non vuole che la notizia si sappia in giro. teme che diventi meta di persone che la trasformerebbero in un posto come tutti gli altri. E decide che dirà dove si trova solo a chi lo convincerà di avere abbastanza immaginazione per farne un posto dove si può vivere bene». Da qui partono le successive lezioni che in realtà sono delle vere e proprie assemblee in cui i bambini costruiscono l’isola. E lo fanno sia discutendo, sollecitati dalle domande del filosofo, sia usando il proprio corpo con gli operatori che insegnano danza e teatro coordinati dal regista Alessio Pizzech.

Parallelamente alle lezioni in classe si svolgono quelle con i genitori e gli incontri con gli insegnanti. Mamme e papà si vedono, al pomeriggio e dopo cena, divisi in gruppi in base all’età e alla classe frequentata dai loro figli: 5-6 anni (materna e prima elementare); 7-8 anni (Seconda e terza elementare); 9-11 anni (quarta e quinta elementare). «I genitori - spiega l’operatrice Paola Conforti - fanno lo stesso percorso dei loro bimbi con gli stessi operatori e anche le insegnanti hanno incontri di formazione sempre divise per fasce d’età». Ma poi succede, come sta succedendo (le lezioni sono iniziate a febbraio e finiranno a maggio) già ora, che alla sera, dopo cena, all’incontro col filosofo e con i genitori di una fascia d’età si ritrovano maestre anche di altre classi per scoprire come sta prendendo forma l’isola costruita da altri bimbi e da altri genitori. Perché “Utopia” è sì un gioco, una finzione, ma non una chimera. «Non è l’utopia che si identifica con l’irrealismo - come ha spiegato Maria Antonella Galanti, ordinaria di pedagogia generale all’Università di Pisa che assieme al preside di Lettere e Filosofia di Pisa Alfonso Maurizio Iacono ha la supervisione scientifica sul progetto -, ma quella che consiste nel sapere qual è l’ideale a cui si aspira». Ed è così che il gioco, ascoltando quello che dicono bambini e genitori, diventa serissimo. «Il far finta è un modo maledettamente serio - ricorda il professore Iacono - di costruire mondi».

Una sera dentro la Sala Nardini ne abbiamo avuto un esempio concreto. In platea i genitori (più mamme che papà) e un gruppo di maestre. Sullo schermo le immagini girate dal professor Mori di alcune lezioni-assemblee fatte con in bambini di II e III° elementare: discutono di problemi attualissimi. Le regole servono? Fare ognuno come gli pare all’inizio è un’opzione molto attraente, Poi un bimbo si pone un dubbio: se qualcuno è libero di parcheggiare dove vuole e mette la macchina davanti a un cancello impedisce a un altro di poter uscire. Si convincono che senza regole non si è più liberi. «In una quinta - dice Mori - mentre stavano scrivendo le proprie regole, hanno chiesto alla maestra di poter rileggere la Costituzione». Per i più piccolo però la prima regola sarà che tutti devono essere gentili. E i confini? Le misure di difesa si sprecano: barriere sotterranea trasparenti che si alzano (contro gli squali) e s’abbassano con un telecomando, torrette, mura, anche filo spinato. Ma poi c’è una bambina che pone un dubbio a tutti gli altri: «con tutte queste cose attorno all’isola diventa brutta, perché poi non ci sentiamo più liberi». Che è poi il dubbio attualissimo di quanto il bisogno di sicurezza stia riducendo gli spazi di libertà delle persone. E se arrivano altre persone che vogliono vivere sull’isola che si fa? Si respingono o come, propongono alcuni, li si accetta a patto che studino «tutte le regole che abbiamo scritto». Anche perché poi il professore rovescia la prospettiva spiegando ai bambini che potrebbero essere loro che arrivano in nave e scoprono che sull’isola già ci vivono altre persone. E discussioni accese scoppiano sul ruolo dei genitori. C’è chi sull’isola proprio non li vuole (un bimbo arrabbiato col papà che non l’ha fatto giocare a pallone in casa) temendo che rovinino tutto perché adulti («sono gli adulti che fanno la guerra » spiega una bambina) e c’è chi propone di metterli alla prova: «tu - hanno chiesto a Mori - gli fai le stesse domande che fai a noi, noi ci mettiamo intorno, stiamo zitti e sentiamo cosa dicono, che isola vogliono fare, e poi decidiamo...».

E in effetti anche i genitori sono chiamati a fare la propria isola scoprendo spesso- fa notare Mori - quanta sia distante non solo il proprio mondo con quello dei figli, ma anche quanto scarto c’è fra la città vera che vivono ogni giorno e quella che vorrebbero per i propri figli. Scoprono ad esempio che tra i loro figli c’è chi preferisce giocare a tennis sulla wi-fi che dal vero perché è più semplice. basta schiacciare un bottone. «dal vero invece bisogna chiedere al babbo di portarti al campo...». «Una mamma - racconta Mori - dopo un paio d’incontri ha deciso di spegnere più spesso la tv perché in casa hanno iniziato parlare di queste cose con i figli e tutti lo hanno trovato più divertente». A fine maggio tutte queste scuole, invece che la serata con il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico, faranno quella che qui chiamano «messa in assemblea». «Volevamo evitare - spiega una maestra - la solita divisione di ruoli. Il bambino sul palco e il genitore giù che assiste. Così tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Tutti attori, nessun spettatore». Sarà infatti una tre giorni (al Castello Pasquini di Castiglioncello) in cui bambini, genitori e insegnanti confronteranno le loro isole. Per scoprire che nella ricerca dell’isola che non c’è qualcosa fra loro è già cambiato, e probabilmente in meglio. Anche perché, come spiega Bennato
, «... Se ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!».

"l'Unità", 30 aprile 2010
E noi? Vegetiamo in un mondo di Istituzioni Formative che "democraticamente" stanno trasformando gli Ordini del giorno - O.d.g. - delle varie riunioni in Ordini di lavoro da eseguire e, pure, senza fiatare!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 settembre 2008


 
La crociata della ministra Gelmini contro l'istruzione pubblica e contro gli insegnanti
Tre «mission»:
Premiare il merito - Abbattare la scuola - Cancellare il '68

Rina Gagliardi
Lì per lì, bisogna confessarcelo, abbiamo tutti preso la Maria Stella Gelmini un po' sottogamba - sembrava, anzi era, un'avvocata della stirpe lombardo-rampantina, una miracolata dal Cavaliere (oltre che dall'università calabra che le regalò a modico prezzo l'abilitazione), insomma una signorina-nessuno. Invece, adesso, va detto che la ragazza ci ha preso gusto. Le piace da morire comparire ogni giorno sui giornali, essere al centro della ribalta e delle polemiche, sproloquiare di temi di cui, in tutta evidenza, non sa nulla, come i sistemi scolastici (alla faccia del "merito" e della competenza, ma tant'è). La solletica molto, specie dopo l'avvento della "pitbull col rossetto", l'idea di apparire una tosta, una grintosa, una che non ha paura di nulla - ieri, dopo il dibattito al liceo Newton, è arrivata a dire che no, non vuole polizia contro chi fischia e che ai "facinorosi" ci pensa lei, direttamente. E, soprattutto, la affascina una missione (speriamo impossibile): passare alla storia (si fa per dire) come colei che ha fatto definitivamente a pezzi il sistema nazionale dell'istruzione. Il sistema in tutte le sue articolazioni, dall'asilo all'università, senza trascurare le medie e le medie superiori. Non è mica un'ambizione da nulla. E non serve, per un'impresa destruens di questa portata, alcuna speciale competenza: basta un'accetta bicipite. Una molto, sia pur bassamente, ideologica, che asseconda il peggio dello "spirito del tempo". E una politica, di politica economica, di scelte concrete. Attenzione, c'è poco da scherzare.
La Maria Stella Gelmini, dicevamo, tolta i "simboli" dei grembiulini, del voto di condotta e del ritorno agli anni '50, ha due chiodi fissi: il primo è che gli insegnanti sono "troppi" e vanno dunque e comunque diminuiti; il secondo è la priorità della valorizzazione del "merito", dei talenti finora repressi, delle eccellenze, della qualità, e così via. Da Sarkozy, ha copiato, in proposito, il refrain della demonizzazione del Sessantotto, che sarebbe alla radice di tutti i mali (della scuola e non solo) e che quindi va - come si può dire? - "sradicato", assassinato, seppellito, dimenticato. Si badi bene: su questi cavalli di battaglia della Maria Stella, concorda in parte sostanziale anche l'opposizione piddina. Nella sinistra moderata, non trovi più nessuno - a cominciare da Walter Veltroni - che non voglia "premiare il merito", che non sogni una società finalmente meritocratica, che non pensi in cuor suo che gli insegnanti sono davvero tanti, troppi e sostanzialmente di scarsa qualità. Tutta questa tiritera, poi, viene alimentata con l'uso politico, strumentale e politically incorrect, delle statistiche europeee - tipo l'ultimo rapporto Ocse.
Ma che cosa vuol dire che gli insegnanti sono "troppi"? Qual è, o quale dovrebbe essere, la "giusta dose" di prof nelle complesse società del XXI secolo? E sulla base di quali criteri andrebbe stabilita? E qual è il rapporto ottimale docentialunni per classe? Proviamo a partire dalle cifre reali: secondo le rilevazioni ufficiali del 2006, in Italia ci sono 688.643 insegnanti in "organico di diritto", più 48.607 insegnanti di sostegno, più 201.038 precari a vario titolo. In questo "esercito", andrebbero (vanno) per altro conteggiati 25.679 insegnanti di religione cattolica, per lo più sacerdoti pagati dallo Stato e scelti dalle Curie, di cui - chissà perché - (quasi) nessuno lamenta il costo o discute l'utilità e la legittimità costituzionale, in una società che sta diventando sempre di più multietnica e multireligiosa. Troppi rispetto ai 7.717.907 scolari e studenti che compongono, più o meno, la popolazione scolastica? O alle circa 42 mila scuole della Repubblica, parecchie delle quali sparse in isole, isolette o zone alpestri? O alla media dei 20,68 alunni per classe, che nella realtà della scuola reale, per ciascun prof, sono molti di più? O al tempo pieno (e prolungato) che caratterizza una parte a tutt'oggi consistente del sistema scolastico di base? In realtà, quando si dice e si ripete quell'aggettivo - "troppi" - si allude a tutt'altro: alla natura improduttiva e parassitaria non solo di tutto ciò che è pubblico, ma di tutto ciò che non genera profitto. La formazione, e la formazione di base in specie, universale e perciò obbligatoria, diritto-dovere qualificante di ogni democrazia che si rispetti, è percepita come un puro costo, senza riscontri e senza ritorni: ecco la contraddizione insolubile in cui si dibattono il liberismo (pur in crisi), il primato dell'economia (e della quantità) su ogni altra dimensione. Ecco perché la Maria Stella Gelmini può consentirsi di sfasciare la riforma delle elementari che tutto il mondo ci invidia: "troppi" maestri rappresentano ai suoi occhi un assurdo economico, non un'idea avanzata di educazione e formazione. Ma, poiché le esigenze di bilancio e di risparmio non rendono la controriforma del tutto convincente, la signora è costretta a "prendere a prestito" (secondo una modalità tipica del capitalismo e del neoliberismo) un argomento culturalmente arcaico e reazionario: il maestro, anzi la maestra unica, come benefico prolungamento della mamma - e di mamma, come si sa, ce n'è una sola. Quando invece è evidente che oggi, ai fini della crescita culturale, intellettuale e democratica di ogni ragazzino e ragazzina, è essenziale il confronto con una pluralità di punti di vista - e di "formatori" e di esperienze - ed è all'opposto disutile, se non nocivo un riferimento autoritario. Perfino Bossi è arrivato a capire questa - per altro semplicissima - verità. La Gelmini, invece, va come un carro armato: perché il suo obiettivo, come dicevamo, è quello tipico delle guerre contemporanee: la "pulizia etnica". Dalla scuola elementare, con l'obbligo ridotto a 14 anni, si passerà a "tagliare" un anno secco di scuola superiore - un altro considerevole risparmio, un altro massiccio beneficio di bilancio, un'altra drastica diminuzione di cattedre. Ma non è solo una faccenda di ordine sindacale o di posti di lavoro (anche, certamente): è lo sterminio etnico, dicevamo, di una generazione di lavoratori intellettuali. Qui il cerchio si chiude e si capisce finalmente perché sia evocato il fantasma del '68: come se non fossero passati quarant'anni esatti da quella felice stagione, come se quel movimento fosse ancora qui, tra di noi. Ma basta, ancora, dare un'occhiata a quello che accade nella vicina Francia sarkozyzzata: "di che cosa è il nome il Sessantotto",come scrive Alain Badjou? Ma di tutto ciò che è all'opposto di quella società senza scuola pubblica, senza cultura diffusa, senza diritti universali, senza sviluppo democratico, che sta nelle corde della destra europea oggi al potere. Il 68 è il nome di quella cultura politica e civile nella quale sono cresciuti tanti insegnanti, oggi in una cattedra di liceo o all'università o in un istituto di ricerca - o che comunque ha influenzato e spesso egemonizzato singoli, generazioni, classi. E di quella speranza, oggi sconfitta ma non domata (scusate la retorica), di abbattere "definitivamente" le piramidi gerarchiche, le disuguaglianze, le caste, la società di classe e di censo. Sì, da questo punto di vista c'è qualcosa di malefico e di geniale nella giovane avvocata bresciana: è l'unica, nel suo governo, ad aver capito che, per procedere sulla strada della Restaurazione, si comincia da lì, dal fondamento - dalla scuola. Tre piccioni con una sola fava (l'accetta): risparmio strutturale di risorse pubbliche, così i tecnocrati della Ue sono contenti; spazio gigantesco per la privatizzazione (attraverso le fondazioni) e l'iniziativa privata, che potrà fiorire davvero soltanto quando, domani, non ci sarà più una scuola pubblica degna di questo nome; fine di quel resta della agibilità della sinistra e - perché no? - della cultura democratica. Tutto il resto - il "merito", la valutazione, le classifiche, i premi, l'inglese - sono in realtà chiacchiere (le esamineremo in un prossimo articolo). Lei, la Maria Stella, ha capito tutto. E noi?


"Liberazione", 14/09/2008


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da "la Repubblica" del 15 settembre 2008:

"Quando la scuola imita le aziende"    

Marco Lodoli
 
I grembiulini per tutti alle elementari, il sette in condotta per arginare
i bulli, l´abbandono dei giudizi, spesso prestampati, per tornare alla
sincerita' del voto: sono scelte che si possono tranquillamente
condividere, che forse avrebbe dovuto fare il governo precedente e chissà
perché non ha fatto. Ma la questione di fondo della scarsa autorevolezza
culturale della scuola temo rimanga irrisolta, e credo anche di sapere
quale sia la sua doppia radice.
Da un lato, come è ormai chiaro a tutti, l´incidenza crescente dei valori
sociali nella scuola fu una battaglia degli studenti più aperti e
generosi, i quali capirono -)che non bastavano Carducci e Rosmini per
affrontare le straordinarie contraddizioni del mondo, -)che bisognava
necessariamente portare nuovi autori e nuovi temi dentro un sapere
accademico e ammuffito. Ma una volta spalancata quella porta, non c´è stata
più la possibilità di frenare gli ospiti: e così oggi la scuola, visto che
il tempo scorre e le cose cambiano, si ritrova a subire e a patire i nuovi
valori – denaro, successo, aggressività, narcisismo – e non sa più in che
modo convincere gli studenti che solo attraverso l´applicazione, il
sacrificio, la concentrazione, la solitudine potranno imparare qualcosa di
utile per loro stessi e per la società. Il mondo peggiore è entrato e la fa
da padrone. Ma su questo già molto è stato scritto ed è un problema ormai
così evidente che quasi non serve ragionarci sopra. E´ lo stato delle cose,
la piaga in cui il dito sta girando da molto e invano.
L´altro aspetto che invece non è stato ancora sufficientemente preso in considerazione è forse ancora più fondante, o più franante: mi riferisco all´autonomia scolastica,
che ancora passa come una conquista meravigliosa e che invece a mio avviso
ha ridotto le scuole a negozietti con la merce sempre in saldo, con le
svendite costanti e la qualità ridotta al minimo.
Prima, tutte le scuole dipendevano allo stesso modo dal ministero, avevano
programmi unificati, facevano scelte coerenti. L´idea di fondo era che i
ragazzi dovevano essere preparati ed educati secondo linee comuni, secondo
i valori basilari della conoscenza e dell´uguaglianza. Da Ragusa al
Brennero si condividevano metodi e aspettative, in un orizzonte democratico
e popolare, magari un po´ noioso ma rassicurante per chi insegnava e per
chi imparava. A un certo punto però si è deciso che ogni preside e ogni
collegio dei docenti potevano gestire come meglio credevano le offerte e i
percorsi formativi. Ogni scuola oggi elabora dunque il suo Pof, cioè il
Piano di Offerta Formativa, e i ragazzi si iscrivono a questo o a
quell´istituto leggendo depliant quanto più possibile accattivanti. Viene
proposto il corso di teatro e quello di ping pong, la settimana corta e la
settimana bianca, il cineforum e la gita fuori porta. La vetrina deve
essere splendida splendente, altrimenti si rischia che i potenziali clienti
non vengano dentro neppure a dare un´occhiata. Chi perde studenti, perde
quattrini: il budget si assottiglia, la scuola arranca e rischia, se
continua l´emorragia, di finire accorpata con qualche altra che invece ha
la fila davanti al portone. Anche per questo, soprattutto per questo, a
fine anno le bocciature sono ridotte al minimo: una scuola che promuove
significa una scuola che va bene, che mantiene i suoi iscritti i quali,
arcicontenti, ne parleranno bene in giro. Insomma, l´autonomia scolastica
ha messo le nostre scuole in competizione tra di loro, esattamente come fa
il libero mercato: ma il risultato non è stato un miglioramento
dell´istruzione, così come la moltiplicazione delle televisioni non ha reso
i programmi migliori e gli italiani più svegli e più colti. I presidi ormai
si sono elevati – o abbassati – al livello di manager, difficilmente
tengono d´occhio l´andamento generale degli studenti, cosa succede in
classe, quali sono i problemi dei professori, tanto sono presi dalla
preoccupazione di far quadrare i conti e non perdere la clientela. E i
clienti, si sa, hanno sempre ragione, quindi è inutile, anzi nocivo,
difendere i professori-commessi dell´emporio, che devono soltanto
soddisfare le aspettative dei giovani seduti al di là del bancone. Pardon,
volevo dire della cattedra. Probabilmente, in qualche scuola virtuosa, questa
raggiunta autonomia ha prodotto risultati eccezionali, ma direi che
nell´insieme ha soltanto inoculato il virus dell´inadeguatezza nei
professori, ha depotenziato il loro insegnamento, costringendoli a
retrocedere al ruolo di intrattenitori, di venditori di pentole, di
spaventati amiconi dei ragazzi. Non credo si possa tornare indietro, ma
credo che andare avanti in questa direzione significhi soltanto rendere le
nostre scuole simili ad aziendine traballanti, pronte a tutto pur di non
perdere la loro misera quota di mercato."

==========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU" 
= per leggere i documenti dell'ANDU: www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.php?name=News&file=categorie
s&op=newindex&catid=66
= per iscriversi all'ANDU: http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 15.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.


Studenti e Insegnanti, Volete rinnovare il SITO WEB EUROPEO SULL'AMBIENTE che si rivolge ai giovani con età compresa tra 8 a 16 anni? Sì? Bene! Leggete e partecipate in massa ...
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 7 luglio 2008


Carissime/i,
ecco l'indirizzo dove poter accedere al questionario
http://eye.eun.org/index_it.html

Ricordo che possono partecipare:

Docenti (dalla primaria alla secondaria di secondo grado)
Studenti (dagli 11 ai 16 anni)

Fatemi sapere se occorre altro.

A presto, Linda

qui di seguito copio&incollo i comunicati per docenti e per studenti

Emacs!

(INSEGNANTI)
Rinnovamento del sito web europeo sull’ambiente che si rivolge ai giovani con età compresa tra 8 a 16 anni – è richiesto un tuo suggerimento.
 
Il prossimo 7 Luglio  verrà lanciato un sondaggio per rivedere il layout, la struttura ed i contenuti del sito 
Environment for Young Europeans (EYE) http://ec.europa.eu/environment/youth/index_it.html
 
Le attività del progetto sono coordinate e dirette dalla Direzione Generale “Ambiente” della Commissione Europea. I ragazzi dei paesi europei ed i loro insegnanti sono caldamente invitati a dare il loro contributo per ricostruire il sito web europeo sull’ambiente che si rivolge direttamente ai giovani con età compresa tra gli otto ed i sedici anni.
 
Il progetto di analisi,  finalizzata al rinnovamento del sito EYE, è stato inaugurato nel Febbraio 2008. Da allora la Commissione Europea ha raccolto i suggerimenti di più di 1000 studenti  e 100 insegnanti in rappresentanza di 10 nazioni europee. Sulla base di questi risultati, sarà lanciato un nuovo sondaggio nella prossima estate per saggiare come sono state valutate  le raccomandazioni  da parte  degli studenti e degli insegnanti.
 
Il questionario “on line”  sarà accessibile attraverso una varietà di siti  nazionali dedicati ai giovani  che richiameranno  la seguente area  blog :
http://www.eyeproject2008.blogspot.com/
 
Si impiegheranno meno di dieci minuti per riempire il questionario.  I promotori hanno  predisposto una serie di domande, rivolte agli studenti (8-16 anni) ed agli insegnanti,  per valutare le ultime proposte riguardanti la struttura, i contenuti, l’interattività, gli strumenti ed i giochi del sito web.
 
I risultati di quest’ultimo sondaggio saranno utilizzati per realizzare un nuovo sito EYE, in modo da corrispondere ai bisogni ed alle aspettative del suo bacino di utenza, costituito da studenti ed educatori europei.
 
Oltre ad avere voce in capitolo sul futuro del progetto EYE ed a prendere parte ad un progetto di rilevanza europea, gli studenti partecipanti avranno la possibilità di vincere uno dei seguenti premi:
 

·        Un telescopio

·        La possibilità di adottare un‘area di foresta pluviale

·        Un abbonamento alla rivista National Geographic - in lingua italiana -

·        E molti altri fantastici premi !
 
Tutti gli insegnanti e gli studenti compresi tra gli 11 ed i 16 anni sono invitati a partecipare al  sondaggio ed a  fornire il loro contributo! Il questionario sarà accessibile fino al 30 Luglio 2008. 
 
Grazie, Linda Giannini e Carlo Nati
Coordinatori nazionali del progetto
Environment for Young Europeans website


 
 

(STUDENTI)
Partecipa alla costruzione del sito web sull’ambiente dedicato alla gioventù europea
 invia il tuo parere
 
Sapevi che in Luglio gli studenti con età compresa tra  11 e 16 anni possono prendere parte, attivamente, alla realizzazione di un nuovo sito web sull’ambiente  dedicato alla gioventù europea?
 
La Commissione Europea vuole rinnovare il suo spazio web 
Environment for Young Europeans (EYE) invitando la gioventù europea  partecipare al sondaggio “valuta EYE”. Nel questionario viene richiesta la tua opinione sulle strade da seguire per  migliorare il  sito,   quali servizi ed informazioni dovrebbe contenere  e come potrebbe diventare  più divertente ed utile:
http://ec.europa.eu/environment/youth/index_it.html
 
E…puoi vincere un premio!
Ogni studente che parteciperà al sondaggio avrà la possibilità di vincere uno dei seguenti premi:
 

·        Un telescopio

·        La possibilità di adottare un‘area di foresta pluviale

·        Un abbonamento alla rivista National Geographic - in lingua italiana -

·        E molti altri fantastici premi !
 
Rilassati, non dovrai dedicare più di 10 minuti del tuo tempo, ma il tuo parere è realmente importante.
I risultati del sondaggio verranno usati per creare  un sito sulle tematiche ambientali,  dedicato ai giovani studenti europei e  realizzato seguendo i  tuoi  suggerimenti.
 
Il questionario “on line”  sarà accessibile attraverso una varietà di siti  nazionali dedicati ai giovani  che richiameranno  la seguente area  blog :
http://www.eyeproject2008.blogspot.com/
 
Si tratta di una grande opportunità  per esprimere la tua opinione su di uno spazio web esistente e fornire indicazioni su come vorresti che diventasse.
I contenuti del questionario si basano sui suggerimenti di più di 1000 studenti  e 100 insegnanti in rappresentanza di 10 nazioni europee, che hanno espresso la loro valutazione sul sito nel corso della prima fase del sondaggio svoltasi all’inizio di quest’anno.
 
Dal 7 Luglio,  tu , i tuoi compagni di classe, i tuoi amici  di età compresa tra 11 e 16 anni  ed i tuoi stessi insegnanti  siete invitati a collegarvi al seguente indirizzo:
http://www.eyeproject2008.blogspot.com per riempire il questionario.
 
La Commissione Europea, gli organizzatori e tutti i futuri utenti del sito web hanno veramente bisogno del tuo contributo.
 
Il questionario sarà accessibile fino al 30 Luglio 2008. 


Grazie, Linda Giannini e Carlo Nati
Coordinatori nazionali del progetto
Environment for Young Europeans website
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