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di Ignazio Licciardi
Agli insegnanti non resta altro che mobilitarsi e chiedere a tutti gli altri lavoratori e precari e disoccupati e inoccupati di sostenerli. Senza cultura e lavoro quel che resta della Democrazia italiana muore!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 3 giugno 2010


 

 

Abbasso la scuola

Niente soldi, molti tagli
Sara Farolfi

Sacrifici sì, non per tutti però. Sicuramente non per «la casta degli intoccabili», per usare le parole di «Tuttoscuola», sito di informazione scolastica che sul decreto monstre di Tremonti si è fatto due conti. Salta fuori che mentre gli stipendi degli insegnanti subiranno un taglio mediamente dell'11 per cento, a sottosegretari e dirigenti pubblici andrà decisamente meglio, con una decurtazione, rispettivamente, del 6 e del 5 per cento.
Tanto rumore per nulla, insomma. A conti fatti, e tabelle alla mano, è chiaro chi sarà a pagare la crisi. Dipendenti pubblici ma anche privati perchè, come sottolinea il responsabile economico Pd Stefano Fassina, la sforbiciata a Regioni e enti locali (14 miliardi di tagli in due anni) obbligherà le amministrazioni a tagliare servizi, investimenti, e persino i fondi di garanzia per il credito bancario alle piccole imprese. «Se si esclude la sanità, i tagli alle Regioni si ripercuoteranno sul 15 per cento circa dei bilanci regionali e saranno perciò pesantissimi», spiega Fassina.
E la politica? E il grido di Calderoli sugli stipendi dei parlamentari da tagliare? Finisce più o meno a tarallucci e vino. Perchè, spiega sempre Fassina, il taglio alle indennità dei parlamentari viene solo «auspicato», a pronunciarsi in merito dovranno essere i presidenti di Camera e Senato, «e comunque si tratta di piccole cifre». Mentre la norma che decurta del 10 per cento il finanziamento ai partiti entrerà in vigore a partire dalla prossima legislatura. «È una manovra profondamente iniqua - conclude Fassina - che manca completamente di misure per la crescita, tagliando ciecamente il settore pubblico peraltro andare fino in fondo nella lotta agli sprechi».
Paga pegno la scuola, già devastata dalla manovra 2008 che prevedeva 8 miliardi di tagli. È lì che si annuncia il più grande licenziamento di massa degli ultimi tempi, e a licenziare è lo stato. «Le infrastrutture del paese sono state salvaguardate», ha detto il ministro Gelmini. Quali infrastrutture? Solo nell'anno scolastico 2009, 18 mila docenti e 7 mila Ata (il personale tecnico amministrativo) hanno perso il posto di lavoro (dati del governo) e la stessa cosa accadrà per i prossimi due anni. A uscire il prossimo anno saranno 25.600 insegnanti e oltre 15 mila tecnici amministrativi (dati Flc Cgil). Ma a tagli si sommano tagli, perchè il blocco del 50 per cento dei contratti a termine (la metà di tutti i contratti in essere!) vale per tutta la pubblica amministrazione, scuola compresa. Come pure il congelamento dei salari, già tra i più bassi d'Europa, che si tradurrà in un taglio vero e proprio taglio: secondo i calcoli di «Tuttoscuola», un prof di scuola media con quattordici anni d'anzianità avrà una perdita del 12 per cento netto rispetto allo stipendio attuale, un prof delle superiori con vent'anni di carriera perderà fino al 15 per cento.

Pare che anche ai piani alti di viale Trastevere, dove ha sede il ministero della pubblica istruzione, il clima si stia surriscaldando.
Si racconta di riunioni notturne incandescenti, e di alcuni direttori generali, terrorizzati dalla perdita di stipendio e dagli effetti sulla buonuscita. Loro almeno potranno uscire sbattendo la porta. Agli insegnanti invece non resta, ora, che la mobilitazione. Che, a partire da sabato fino allo sciopero generale Cgil del 25 giugno, si annuncia caldissima.

"il manifesto", 03-06-10


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permalink | inviato da Notes-bloc il 3/6/2010 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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