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di Ignazio Licciardi
Franz Kafka scrisse che le fiabe nascono dalla «profondità del sangue e della paura».
post pubblicato in Tavola rotonda su ..., il 5 maggio 2009


 

Oggi in edicola con il «Corriere» la prima favola sonora

Orchi, streghe e boschi bui
Così la fiaba vince la paura

La scrittrice: anche le cose più terribili possono essere esorcizzate

Orchi, streghe e boschi bui Così la fiaba vince la paura
									 

Franz Kafka scrisse che le fiabe nascono dalla «profondità del sangue e della paura ».
Di sangue grondano le grandi fiabe classiche, di paura sono affamati i bambini quando ti chiedono di ripetere ancora e ancora proprio i passaggi più cruenti delle storie, l’attimo in cui il bosco è più nero e Pollicino più smarrito, e più alte le fiamme a divorare l’infida strega di Hansel e Gretel, l’attimo del calare del coltellaccio sulle sette testine recise dall’Orco. Se le selve più oscure e perigliose sono state attraversate prima di essere scritte, se in qualche mezzanotte del cuore l’autore ha un tempo incontrato la grande paura che racconta, più potente sarà l’abbraccio della fiaba, più lontano nel tempo il suo tramonto. E se ne troverà traccia in ogni paese, infiniti nomi, infinite varianti della stessa fiaba, tutte parenti tra loro per parte di Paura. Infiniti abbandoni e orfanità, miserie e inganni, alleanze e tradimenti, furbizie e dabbenaggini, eroismi e viltà, modestie e sfrenate ambizioni, cuori smisurati e di pietra. Tutt’altra cosa è scrivere favole. Favola non è sinonimo di fiaba. Si entra nel territorio di Esopo (il cui sentiero fu continuato da Fedro e La Fontaine), territorio più quieto e pianeggiante, abitato da animali antropomorfizzati, con non celati intenti didascalici ed educativi. Esopo (forse di origine africana e giunto in Grecia nel VI secolo a.C. come schiavo) fu descritto dalla tradizione come deforme e orribile, forse è solo leggenda, ma seducente per quell’ombra di spaventosità.

Modernissime dopo quasi una trentina di secoli, una in particolare meriterebbe oggi più che mai d’essere letta, ma non dai genitori ai bambini, ma dai bambini ai genitori: «Il granchio e sua madre». Alla madre che sgridava il piccolo per la sua andatura tutta di traverso e troppo rasente l’umida roccia, il figlio dice: «Mamma, se vuoi che impari a camminare dritto io, cammina dritta tu». A volte iniziamo a scrivere una fiaba solo con l’intenzione di far sorridere il piccolo bambino che ci leggerà, ma poi la penna se ne va per conto suo, esce dalla nostra pensata strada e come un Cappuccetto Rosso disubbidiente si inoltra in territori altri e attardandosi finisce per incontrare il buio e nel buio due minacciosi occhi di lupo. Ma proprio in quel sinistro fuori strada forse il piccolo lettore troverà quello che cercava. Per esempio la dimostrazione che cose terribili possono sì accadere, persino accadergli, ma poi cammina cammina potrà come il protagonista della fiaba allontanarsene, avvicinarsi al lieto fine. Non minore il sollievo per noi autori, se dopo lunghissima apnea alcune nostre antiche paure riusciranno a risalire, a riemergere, a rivedere la luce e a svanire, anche loro attraverso un cammina cammina, parola dopo parola. Raccontando attraversiamo anche noi boschi bui, ridiventiamo anche noi vecchi bambini persi, spaventati, ma come chi ci legge ne usciremo alla fine rassicurati

Viviane Lamarque
"Corriere della sera", 05 maggio 2009

Beh, abbiamo bisogno di una "scuola" laboratoriale e cooperativa e, certamente, critica e creativa!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 12 ottobre 2007


 

PSICOLOGIA

Bambini troppo ansiosi

Paura per il terrorismo, per il riscaldamento globale e per il futuro: i piccoli di oggi non sono spensierati

LONDRA - «Godi fanciullo mio, stagion lieta e soave è cotesta» scriveva Giacomo Leopardi nel Sabato del villaggio, indicando nella giovinezza e nell’infanzia gli unici periodi della vita nei quali la gioia poteva albergare nell’animo umano.

LO STUDIO - Purtroppo, secondo unostudio inglese di recente pubblicazione, non è proprio così. Infatti tra i ragazzini di età compresa tra i sette e gli undici anni sembra che tra i sentimenti regnino sovrani quelli più negativi e più adatti a un adulto. Ansia pervasiva, stress e paura del mondo che li aspetta sono solo alcuni degli stati d’animo più frequenti nei giovanissimi britannici. Lo studio basato su di un campione di 700 individui, composto da bimbi, genitori e insegnanti, ha portato in superficie timori di ogni genere: il terrorismo, il riscaldamento globale e tanta paura per gli esami futuri. I risultati della ricerca dell’università di Cambridge convergono con i dati comparsi su un report dell’Unicef che situava il Regno Unito all’ultimo posto del benessere infantile nel mondo sviluppato. Un altro studio sociale rivela che tra i dieci e i quindici anni il 95 per cento dei giovani inglesi ha commesso almeno un reato.

GLI SBAGLI DEI GENITORI - I genitori pretendono figli studiosi, pagano le loro ripetizioni già prima degli undici anni, ne influenzano le scelte scolastiche, forse prestando più attenzione alle proprie frustrazioni che ai desideri e alle inclinazioni dei figli. I ragazzini, soprattutto quelli che vivono in città, hanno paura di uscire dalla scuola e finire in mezzo a una società violenta e senza rispetto, mentre i loro genitori temono molto di più gli incidenti stradali. Ma non e tutto così drammatico, per fortuna, perché i ricercatori di Cambridge si sono accorti anche del fatto che nelle scuole al cui interno i docenti parlano dei problemi che spaventano i giovanissimi, la situazione è molto più tranquilla e gli alunni più sereni. A dimostrazione che i tabù e i silenzi non sono mai serviti a granché e che anche se l’infanzia e la gioventù sono un periodo bellissimo della vita quasi mai si tratta di una fase esente da paure. Come ricorda il direttore della ricerca inglese, il Professor Robin Alexander: «Ogni generazione ha i propri incubi e problemi con i quali confrontarsi».

Emanuela Di Pasqua
"Corriere della sera", 12 ottobre 2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 12/10/2007 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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