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di Ignazio Licciardi
I genitori dei diversabili portano la Gelmini in tribunale
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 novembre 2010


“Alunni disabili senza diritti”
I genitori portano la Gelmini in tribunale

La riforma riduce drasticamente i fondi per le ore di sostegno. Parte a Milano la prima azione collettiva contro il ministero dell'Istruzione e gli uffici scolatici, accusati di discriminare gli studenti con disabilità

Costretti a tenere i figli a casa, perché la riforma Gelmini ha ridotto drasticamente le ore di sostegno alla disabilità. Per questo i genitori di trenta alunni disabili fanno ricorso contro il ministro e la sua politica dei tagli alla scuola. Si tratta della prima azione collettiva (intrapresa con la collaborazione di Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, e il sostegno dell’associazione Avvocati per niente) che accusa il ministero dell’Istruzione e gli Uffici scolastici locali di discriminare gli alunni disabili. “La scarsità delle risorse non può giustificare una lesione del diritto all’istruzione. Lo dice il diritto internazionale, ma anche la nostra Corte Costituzionale”.

L’iniziativa è stata illustrata nella sede del Comune di Milano, in occasione di un incontro pubblico sul diritto all’istruzione dei minori con disabilità al quale erano presenti alcune delle famiglie in causa. “Un Paese non può negare il diritto all’istruzione dicendo che non ci sono risorse”, dichiara Livio Neri di Avvocati per niente. “La Convenzione ONU del 2006 sui diritti dei disabili”, spiega l’avvocato, “afferma che il sostegno va garantito nella misura in cui è necessario”. E ancora: “Il tetto al numero di insegnanti di sostegno previsto dalla Finanziaria del 2007 è stato dichiarato incostituzionale perché – stabilisce la Consulta – lesivo di un diritto fondamentale”.

In Lombardia c’è un insegnante di sostegno ogni 2,34 alunni. Il dato, peggiorato rispetto all’anno scorso, mette la regione agli ultimi posti della classifica nazionale, seguita solo dal Lazio. La falce della riforma Gelmini ha messo in ginocchio moltissime famiglie, costringendole a tenere i figli a casa nelle ore di scuola non coperte dal sostegno. “La socialità in classe e l’affetto dei compagni è fondamentale”, assicura la pedagogista Sonia Mazzitelli, che avverte: “Emarginare il disabile nell’età scolare significa emarginarlo nel suo futuro di lavoratore e di cittadino”.

Nonostante le gravi difficoltà, c’è ancora scarsa consapevolezza dei propri diritti. Fino ad ora i ricorsi hanno riguardato singoli casi, che troppo spesso venivano risolti assegnando ore di sostegno sottratte ad altri. “Ecco il perché di un’azione collettiva”, spiega Marco Rasconi, disabile e presidente di Ledha Milano, “per impedire che una coperta troppo corta venga semplicemente tirata da una parte all’altra”. Tra i più restii a intraprendere vie legali sono gli stranieri, che preferiscono non aggiungere problemi a quelli già esistenti. “Un genitore straniero che aveva sottoscritto il ricorso”, racconta ancora l’avvocato Neri, “ha preferito fare marcia indietro”. In tal senso i ricorrenti si augurano che l’iniziativa contribuisca a una maggiore informazione, soprattutto per le famiglie che non possono difendersi o non sanno di poterlo fare. “Certo, nelle nostre condizioni”, sostiene Maria Spalloni, uno dei genitori che hanno fatto ricorso, “dovremmo essere invitati a un tavolo. Invece siamo costretti a rivolgerci a un tribunale”.

“Le risorse ci sono”, protesta Patrizia Quartieri, consigliere comunale e promotrice dell’incontro di ieri. “Il Comune di Milano”, racconta la Quartieri, “concede indistintamente a tutti gli studenti un bonus libri che costa 5 milioni di euro l’anno, mentre la spesa per il sostegno alla disabilità è di 3,7 milioni”. E rilancia: “Senza ledere alcun diritto”, propone, “basterebbe ripensare l’allocazione di queste risorse”. La questione riguarda anche i fondi regionali, che per il novanta per cento finiscono alle scuole private, e soprattutto quelli stanziati a livello nazionale, dove, ricorda la Quartieri, “si preferisce spendere quaranta miliardi in armamenti”. Ne fa una questione di civiltà anche il costituzionalista Valerio Onida, candidato alle primarie del centrosinistra per le prossime comunali di Milano, che ha assistito all’incontro. “Il fatto che non si possa o non si voglia soddisfare i diritti fondamentali delle persone più deboli fa di questa una società non civile”. E precisa: “Siamo di fronte a uno di quei diritti che possono definirsi assoluti, e in quanto tali devono essere soddisfatti. Non può essere una questione di risorse: non ci sono scuse”.

"Il Fattoquotidiano", 12-11-2010

La Gelmini: «In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori», ma subito dopo: "mica li possiamo tenere tutti"!?
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 9 ottobre 2010


Mentre migliaia di studenti protestano in tutta Italia, la Gelmini accelera sulla riforma e il Pd apre


 

da www.unita.it:
 
 
Università, Gelmini accelera e Pd apre

L'università è in fermento. Alle prese con l'ennesima riforma annunciata, con le strutturali mancanze di fondi e con tutti i ritardi e le inadeguatezze che si porta dietro. Ma dalla classe politica qualcosa sembra muoversi. Il ministro competente, Mariastella Gelmini, riesce a rimettere insieme i cocci della sua maggioranza traballante ed entusiasta afferma: «Tutti i gruppi della maggioranza hanno mostrato la volontà di accelerare l'iter della riforma, che sarebbe importante per il paese e darebbe una risposta ai ricercatori. Sarebbe un segnale di compattamento della maggioranza - ha aggiunto Gelmini - la legislatura va avanti e non c'è nessuna intenzione di perdere tempo. Mi auguro che il prossimo incontro con i gruppi possa aiutare l'accelerazione dell'iter della riforma. Mi pare che il Parlamento si stia ravvedendo, sono ottimista».

«In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori» ha poi detto il ministro durante il suo intervento al convegno sul trasferimento tecnologico organizzato dall'Acri. «Dalla professionalità di queste persone - ha spiegato - dipende la qualità della ricerca. Va però superata - ha aggiunto – una posizione un po' retriva e cioè pensare che tutti i ricercatori debbano trovare un'occupazione nell'università. Se la società vuole crescere, anche le piccole e medie imprese hanno bisogno, ad esempio, di ricercatori. Non ha senso mantenere i ricercatori precari a vita, occorre, invece, prospettare loro una carriera e questo lo facciamo prevedendo, nella riforma, il meccanismo della 'tenure track'. O si vince il concorso da associato - abbiamo recuperato i soldi per bandire questi concorsi - oppure si può trovare un impiego negli enti di ricerca o nel settore privato». Il ministro si è quindi soffermata sul problema della 'fuga di cervelli'. «Oggi se l'Italia è poco attrattiva per i migliori cervelli e se, anzi, assistiamo a una 'fuga' dei cervelli - ha osservato - il motivo fondamentale non è tanto solo quello delle risorse, ma concerne le regole e i meccanismi di funzionamento. Bisogna snellire le regole, fissando pochi principi da rispettare. Principi però che vanno rispettati da tutti, senza corsie preferenziali».

Altro segnale interessante è la quasi apertura dell'opposizione con il capogruppo Pd Franceschini: «Se verranno accolte le nostre proposte di modifica, possiamo discutere anche subito la riforma. Il Partito democratico non si è mai sottratto a discutere delle riforme che interessano il Paese. Nel merito della riforma universitaria abbiamo sempre avuto un atteggiamento costruttivo, finalizzato ad ottenere un provvedimento nell'interesse degli studenti e dell'intero mondo accademico. In più occasioni abbiamo sottoposto all'attenzione del governo e della maggioranza diverse proposte di modifica, contenute nei nostri emendamenti depositati, fra le quali riteniamo centrali 5 aspetti: l'abolizione dei tagli degli ultimi due anni, pari a un miliardo e 355 milioni di euro, dando invece all'università più risorse per raggiungere in 10 anni la media Ocse; la predisposizione, per gli studenti meritevoli e privi di mezzi, di adeguate borse di studio; per quanto concerne la carriera docente abbiamo detto no al precariato con il contratto unico formativo di ricerca ma sì a norme affinché si arrivi in cattedra in 6 anni; abbiamo inoltre indicato di sostenere un piano straordinario, con selezione, per portare in 6 anni i 15.000 ricercatori, strutturati e precari, nel ruolo di professore. E infine abbiamo proposto l'adeguamento dell'età pensionabile dei docenti alla media europea, con sblocco del turn-over e utilizzo di tutte le risorse liberate per nuovi professori e nuovi ricercatori con contratto tenure track. Vogliamo mantenere questo atteggiamento costruttivo nonostante i tempi necessari per l'approfondimento di un provvedimento così rilevante siano stati sacrificati nel percorso alla Camera per responsabilità del governo e della maggioranza. Per questo condizioniamo all'accoglimento delle nostre proposte la disponibilità ad affrontare la riforma anche durante la sessione di bilancio che comincia il 15 ottobre».

Intanto, studenti e docenti, non sembrano fidarsi delle parole dei politici e in tutta Italia organizzano proteste e iniziative contro la riforma, anche perché, riforma o non riforma, le risorse per l'istruzione sono sempre le prime ad essere sacrificate. Lezione all'aperto con tanto di lavagna sulle scale del rettorato dell'università La Sapienza di Roma per illustrare il ddl Gelmini e spiegare lo stato attuale dell'università italiana. È stata l'iniziativa organizzata oggi dagli studenti di Fisica de La Sapienza contro i «tagli». A tenere la propria spiegazione, davanti a decine di giovani seduti sulle scale del rettorato all'interno della città universitaria e intenti a prendere appunti, è stato il ricercatore di Fisica Leonardo Gualtieri. Tra gli striscioni esposti, quelli con la scritta «Contro questa riforma un'altra rivolta» e «Per un'università pubblica, libera e aperta a tutti». A fare da supporto alla lezione c'erano anche vari cartelli con i grafici sulla spesa per la ricerca nei vari paesi europei. Previste, la prossima settimana, anche lezioni in piazza Montecitorio. Gli universitari hanno annunciato la loro adesione alla manifestazione a Roma per dopodomani, che partirà da Porta San Paolo ed è organizzata dagli studenti medi contro il ddl Gelmini.

All'Università di Bologna la protesta dei ricercatori va avanti ma il fronte degli 'anti-Gelmini' sembra sfaldarsi. Dopo la settimana di mobilitazione e lo stop delle lezioni decisi dal Senato accademico fino al primo ottobre, nel pomeriggio i ricercatori riuniti in assemblea non hanno deciso forme di protesta comuni: ogni facoltà valuterà se e come continuare l'astensione o riprendere le lezioni. Così fino al 12 ottobre, quando una nuova assemblea discuterà gli emendamenti al ddl Gelmini proposti dall'ateneo e dai ricercatori, e le forme di lotta futura. È l'esito dell'incontro convocato alle 13 e durato quasi tre ore nella sede dell'Università. Ogni facoltà, chiamata all'appello rigorosamente in ordine alfabetico, ha fatto il punto sulle iniziative organizzate nell'ultima settimana attraverso i rappresentanti dei ricercatori. Assenti quelli del blocco più 'politico': economia, scienze politiche, giurisprudenza. Nella maggior parte delle facoltà l'astensione dalla didattica, assieme a discussioni sulla riforma Gelmini aperte anche agli studenti, ha conquistato un gran numero di ricercatori con alcuni picchi (a chimica industriale, veterinaria, scienze della formazione, scienze matematiche e fisiche) e molti distinguo. Diffuso però il timore che a lungo termine quel tipo di protesta sia inefficace o logorante, ma di fatto nessuna decisione è stata presa a fine assemblea. Pochi i fautori di proteste eclatanti almeno fino al 14 ottobre quando alla Camera riprenderà la discussione del ddl. Tra i più naif, un ricercatore di ingegneria che ha proposto ironicamente di mettersi a testa in giù da un elicottero. A chiedere concretezza, con toni abbastanza forti, alcuni dottorandi legati al movimento dell'Onda, favorevoli a organizzare un sit-in davanti al rettorato il 14 ottobre. Idea che però non è stata nemmeno messa ai voti, e quindi accantonata. Alcuni ricercatori hanno proposto di condizionare la ripresa delle lezioni all'approvazione degli emendamenti al ddl, ma altri gli hanno ricordato che gli emendamenti sono oltre 600.

 


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Udite udite!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 settembre 2010


Scuola, educazione militare

Con un accordo Gelmini-La Russa via a un corso che prevede la divisione degli studenti in "pattuglie", lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi "ginnico-militari".

20/09/2010

Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico, rivolto agli studenti delle scuole superiori, frutto di un protocollo tra ministero dell’Istruzione e della Difesa. E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita? Esperienze di condivisione sociale, culturale e sportive , informa la circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori della regione.

Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”.

Il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”.

Secondo il progetto Gelmini-La Russa, che ha già sollevato perplessità tra i professori che hanno ricevuto la circolare, “la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti (il termine è proprio pattuglie, recita la circolare, termine che ha fatto storcere il naso a molti docenti, ndr)”. Intanto si è aperto il dibattito: è giusto trasformare la scuola pubblica in un collegio militare? O è solo un'opportunità in più per i ragazzi di avvicinarsi a organismi e istituzioni come protezione civile, esercito e croce rossa? 

Francesco Anfossi in "Famiglia Cristiana"

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Ma come è possibile agire in tal modo?! Gesto provocatorio!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 18 luglio 2010


L'Università contro la Gelmini
e Berlusconi va da Mr Cepu

L'Università contro la Gelmini e Berlusconi va da Mr Cepu

di Maristella Iervasi

 

Agli studenti di eCampus mail del rettore: «Lunedì visita di Berlusconi. Abiti formali». E ignora la protesta degli Atenei pubblici.

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Nichi Vendola: "È più utile per l’Italia comprare aerei da combattimento per 17 miliardi di euro o investire nell’università e nella ricerca?"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 maggio 2010


S.O.S. Università | Caterina Perniconi

La riforma uccide la ricerca
Gelmini: 'Gli studenti sono con me'

 

"il fatto quotidiano", 19-05-2010


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Il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.
post pubblicato in Notizie ..., il 14 maggio 2010


Atenei, lezioni a singhiozzo contro il ddl Gelmini

Lezioni a rischio da lunedì negli atenei italiani. I ricercatori, ma anche molti docenti, incroceranno le braccia contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Al centro della protesta, la mancanza di risorse per il sistema universitario e l'impossibilità, per gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, di fare carriera e diventare docenti a causa delle nuove regole volute dal ministro. Per le stesse ragioni il 18 è in programma un'assemblea nazionale a Roma, alla Sapienza, mentre il 19 ci sarà un sit-in sotto al Senato dove è al vaglio la riforma. Se le cose non cambieranno i ricercatori hanno già annunciato che da settembre non saliranno più in cattedra.

Per far capire quali saranno le conseguenze della loro assenza, già la prossima settimana, da lunedì, faranno una sorta di "prova generale" astenendosi dalla didattica. «A Napoli- spiega Alessandro Pezzella, ricercatore della Federico II- è a rischio il 50% dei corsi». Nell'ateneo campano, nella facoltà di Scienze, ne sono già saltati 40: i ricercatori si sono auto-sospesi già da questo quadrimestre. A Napoli, come nel resto d'Italia, le uniche facoltà che si salveranno sono quelle di Giurisprudenza dove, normalmente, non ci sono corsi affidati ai ricercatori.

Alla Sapienza di Roma ci sono facoltà dove il 50% dei corsi è coperto da chi dovrebbe occuparsi di ricerca. La prossima settimana nell'ateneo le lezioni potrebbero tenersi con il contagocce.

A Milano, alla statale, è a rischio il 30% dei corsi. «Negli atenei c'è un grosso stato di agitazione - ammette Bartolomeo Azzaro, pro-rettore per lo sviluppo delle attività formative e di ricerca della Sapienza - ci sono 26.000 ricercatori a tempo indeterminato nell'università italiana a cui la riforma preclude qualunque tipo di carriera. Nel nostro ateneo un terzo di ricercatori hanno già dichiarato la loro indisponibilità a fare lezione da settembre, il rettore Frati è stato costretto a scrivere al ministero per far presente la situazione».

Il problema è talmente diffuso che il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.

Oggi, intanto, il Cnru, il coordinamento nazionale dei ricercatori, guidato da Marco Merafina, della Sapienza, ha incontrato la Crui, la conferenza dei rettori, per presentare la propria proposta per garantire una carriera a chi rischia di restarne fuori con la riforma.

Il Cnru propone una valutazione da fare a chi ha già accumulato almeno sei anni di didattica nella stessa facoltà per permettere il passaggio nella fascia dei docenti associati. «E' una proposta a costo zero - assicura Annalisa Monaco, del Cnru - perchè chi ha già una certa anzianità con lo scatto non dovrà avere subito uno stipendio più alto. Con questo meccanismo si potrà garantire una carriera ad almeno 16.000 ricercatori a tempo indeterminato. I rettori stanno esaminando la proposta, che, lo diciamo chiaramente, non è un'ope legis, noi vogliamo essere valutati».

La parola finale spetta al Parlamento: da martedì si torna a votare sul ddl, gli emendamenti in ballo sono proprio quelli che riguardano i ricercatori. Ce n'è uno del relatore, Giuseppe Valditara, Pdl, che, intanto, elimina la disparità di trattamento tra i vecchi ricercatori a tempo indeterminato e quelli nuovi a termine: tutti potranno essere soggetti a chiamata diretta da parte degli atenei dopo l'abilitazione.

"l'Unità", 13 maggio 2010
La Riforma del caos totale!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 dicembre 2009


Tagli d’istruzione. La Gelmini non si ferma

di Fabio Luppinotutti gli articoli dell'autore

Al ministero dell’Istruzione vanno avanti come treni. L’obiettivo è far iniziare la riforma della scuola superiore dal prossimo anno scolastico, costi quel che costi. Gli ispettori della Gelmini questo hanno comunicato nei vari incontri avuti prima delle vacanze con le rappresentanze dei presidi e dei docenti. La riforma non è ancora nemmeno nero su bianco. In gennaio si dovrà fare tutto: per la prima volta, sempre che non ci sia una improbabile resipiscenza generale, si cambia radicalmente la scuola senza un pubblico e aperto confronto, degno di un fatto culturale che dovrebbe stare a cuore a tutti, destra e sinistra. Tant’è. Lo abbiamo già scritto su queste pagine. Sarà la fine di tutte le sperimentazioni nei Licei, nei tecnici, nei professionali. Sarà il depennamento di molte materie, la riduzione contabile dello studio della filosofia, della matematica, del latino, ma anche la sparizione dello studio di due lingue nei licei (contravvenendo ad una precisa direttiva europea): la furbizia starà nel non ostacolare la praticabilità di tutto ciò che si fa ora, ma di relegarlo ai piani dell’offerta formativa (che però saranno ridotti a poca cosa visti i drastici tagli imposti dal governo all’autonomia degli istituti scolastici). Ma tassativamente si dovranno serrare i ranghi orari: 27 ore nel primo biennio dei licei, 30 o 31 a seconda che si tratti di classico o scientifico, 32 ore nei tecnici. Si perdono in media 4 ore di istruzione a settimana, ovunque. Un dato freddo di cui si parla da mesi che sin qui non ha smosso gli animi nemmeno dei partiti di opposizione, tanto è stata screditata la scuola un po’ da tutti negli ultimi anni. Ma vediamo, oltre al dato quantitativo che è gia una scelta politica, cosa operativamente potrebbe accadere all’inizio del prossimo anno scolastico.

IPOTESI A)
Dando ascolto solo in parte alle obiezioni accumulate sin qui (nell’ordine i sindacati, il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, il Pd, il Consiglio di Stato, gli studenti e i professori) il ministro farà partire la riforma delle superiori, ma limitatamente al primo anno. Sarebbe la soluzione più logica, ma cozzerebbe con le radicali richieste contabili del ministro Tremonti. I professori a venire tagliati con una soluzione del genere sarebbero molti meno di quelli previsti dalla Finanziaria del 2008, la madre di tutte le sforbiciate. Tremonti non accetterà mai questa ipotesi. Consentirebbe però a chi ha iniziato nel 2009 un ciclo di studi, avendolo scelto perché quella era l’offerta (stiamo parlando di un momento centrale nella formazione di un ragazzo) di terminarlo serenamente. L’applicazione della riforma avverrebbe per gradi. Troppo buonsenso.

IPOTESI B)
La riforma parte nel 2010 per il primoanno e contestualmente vengono ridotte le ore anche nei quattro anni successivi. Sarebbe il caos totale, oltre che la miccia per una avvilente guerra tra poveri. Quali materie subiranno la decurtazione? Secondo quali criteri? Tenendo conto che le scuoledevono comunicare il proprio organico la prossima primavera il nodo deve essere sciolto con chiarezza ben presto, quasi contestualmente al momento in cui si saprà quale riforma partirà. In caso contrario ci sarà la guerra tra i prof perdenti posto, guerra vera.

IPOTESI C)
In unailluminazione di logica e di democrazia il ministero e il governo decidono che una riforma seria deve partire con la serenità degli utenti, studenti, famiglie e professori, e che, quindi, sia giusto un anno di metabolismo mediatico e culturale, rinviandone l’attuazione all’anno scolastico 2011/2012. Non accadrà.

"l'Unità", 29-12-09


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La mannaia sulla Scuola Pubblica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 ottobre 2009


Manifestazione a Roma per dire no al piano del governo che prevede 25 mila docenti in meno per il prossimo anno

Scuola, Cisl in piazza contro i tagli
Botta e risposta Gelmini - Bonanni

Il sindacalista:
"Già in fumo 42 mila posti di lavoro. Scuola in ginocchio"
La difesa del ministro:
"In linea con l'Europa. Pronti al confronto coi sindacati"


ROMA - E' guerra di cifre tra il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, oggi in piazza a Roma per manifestare contro i tagli del governo alla scuola. Il leader sindacale accusa: "Ci sono 42 mila insegnanti in meno". Il ministro si difende: "Siamo in linea con la media europea". Il governo promette presto l'apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali.
Davanti a una platea di 5.000 manifestanti - stando ai numeri forniti dagli organizzatori - Bonanni lancia l'sos sulla situazione della scuola: "Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti: mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio". Bonanni chiede al governo di aprire un tavolo di discussione alleggerendo il piano attuale, "perché - spiega - al momento non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile".

Il leader della Cgil ricorda poi che quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più, ma 42 mila docenti e 4 mila classi in meno. "In queste condizioni - afferma - è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno: 25 mila docenti e 15 mila non docenti".

Gli risponde a distanza il ministro Gelmini: "Al segretario generale della Cisl ricordo che l'Italia è in linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43 miliardi di euro per la scuola. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese".
Il ministro si dice poi disponibile al confronto fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: "La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri Paesi europei". Quindi punta il dito contro gli sprechi: "Una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi". La Gelmini conclude con un appello: "Chiediamo a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese".
("la Repubblica", 31 ottobre 2009)

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MaNIFESTAZIONE IN PIAZZA BOCCA DELLA VERITA'

Bonanni (Cisl): scuola in ginocchio
Gelmini: slogan vecchi, modernizzatevi

In 5.000 al corteo di maestre, prof, bidelli: 37mila alunni in più con 42mila docenti in meno

 

 

Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)
Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)

ROMA - Oggi il personale della scuola torna a manifestare contro l’operato del governo: nel centro di Roma sfilano i lavoratori della Cisl Scuola, con in testa il segretario generale, Raffaele Bonanni, ed il segretario di comparto, Francesco Scrima. «Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti - ha detto Bonanni a margine della manifestazione a Roma alla quale partecipano, secondo gli organizzatori, circa 5 mila persone - mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio».

IL SEGRETARIO CISL - Bonanni ha attaccato il ministro Gelmini: «Quello del ministro è un atteggiamento pericoloso quando definisce il sindacato un fastidioso ingombro sulla strada della sua politica scolastica». Per la Cisl, infatti, si tratta di questioni «la cui valenza non riguarda solo gli operatori del settore, ma investe l'intera società che della scuola, e di una scuola di qualità, ha più che mai bisogno per sostenere i processi di crescita e di sviluppo». Investire sulla scuola, «che significa investire sulla persona e sulla sua promozione, deve tornare ad essere- secondo Bonanni- una doverosa priorità per il Paese». Bonanni ha chiesto al governo di aprire un tavolo di discussione sulla scuola alleggerendo il piano perché al momento «non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile». La Cisl ha ricordato che in quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più ma 42 mila docenti in meno con 4 mila classi in meno e quindi più affollate. In queste condizioni - ha spiegato la Cisl - «è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno (25 mila docenti e 15 mila non docenti)».

IL MINISTRO - E la Gelmini ha risposto: «Questa mattina il segretario generale della Cisl Bonanni, persona che stimo, ha affermato che in Italia ci sono pochi professori, pochi bidelli e risorse limitate. Al segretario generale ricordo che l'Italia e in assoluta linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43miliardi di euro per la scuola. Anche questo dato in linea con la media europea. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese».
Il ministro ha aperto anche ad un confronto con i sindacati della scuola, fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: «La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri paesi europei». Per Gelmini, «una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi. Su questi temi siamo disponibili ad un confronto anche la settimana prossima e più in generale il governo è anche sensibile al tema del rinnovo contrattuale. Chiediamo però a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese».

IN PIAZZA - È forte la presa di posizione del segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, assunta durante l’intervento alla manifestazione del sindacato a Roma contro il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ed il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Prima Scrima se la prende con la decisione del responsabile della pubblica amministrazione che ha portato le fasce di reperibilità in caso di malattia da quattro a sette ore al giorno: «Al ministro Brunetta - ha detto il leader della Cisl Scuola - torniamo a dire di rispettare i lavoratori: nella scuola ci sono tanti ’sgobboni’ che non è possibile mettere agli ’arresti domiciliari’. Si infierisce ancora una volta sulle persone più indifese: è mortificante». Scrima si è anche rivolto con estrema durezza verso il ministro Gelmini: «Chiediamo - ha detto - di non fare più il portavoce al ministro Tremonti. Nella scuola non vanno raccontate favole (riferendosi all’iniziativa annunciata in settimana dal ministro di pubblicare una raccolta di fiabe, ndr) ma piuttosto bisogna affrontare la realtà di bambini che chiedono garanzie per il loro futuro».

LA VERTENZA - Sono tre i punti fermi della vertenza sindacale ribaditi dal palco dai segretari ai lavoratori e già recapitati al governo: fare un passo indietro sulla politica dei tagli, definiti insostenibili; assicurare risorse per il rinnovo del contratto per valorizzare il lavoro del personale; affrontare con efficacia il `dramma dei precari. Su quest’ultimo punto la Cisl, che trova d’accordo anche gli altri sindacati, sostiene che si potrebbe fare molto di più iniziando a immettere in ruolo i supplenti vincitori di concorso su tutti i posti vacanti e disponibili: posti che da stime ufficiali sarebbero rappresentati da ameno 30.000 cattedre e 70.000 unità di personale Ata. I numeri derivanti dai tagli sono impietosi: a causa della manovra finanziaria, rispetto allo scorso anno, la scuola italiana ha 3.826 classi in meno. E questo a fronte di 37.441 alunni in più. Senza dimenticare nel prossimo biennio, sempre in base al programma di governo contenuto nella manovra di fine 2008, si prevede un taglio di complessivo che arriverà ad oltre 130.000 posti.


"Il Corriere della sera", 31 ottobre 2009

A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola.
post pubblicato in Notizie ..., il 21 ottobre 2009


Appena un anno addietro ...

«Non sono d’accordo con quanto sostiene Tremonti», disse poco più di un anno fa, Berlusconi definendo il posto fisso «una pigrizia» che i giovani devono superare «cambiando spesso lavoro».

www.ilmessaggero.it (21-10-09)

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A riforma dal 2011. in aula la maggioranza si salva per un soffio, ma è bagarre

Scuola, graduatoria unica per i precari
E alla Camera scoppia lo scontro

Gli insegnanti potranno scegliere "un'altra" provincia oltre alla propria ("non più tre"!?) ed essere inseriti "a pettine"

ROMA - Una graduatoria unica a partire dal 2011: è questo la novità principale che dovrebbe essere inserita nel decreto legge sui precari nella scuola, all'esame dell'Aula della Camera, attraverso un emendamento a firma della commissione. Nel testo che è stato presentato si legge: «Il decreto con il quale il ministro dell'Istruzione dell'università e della ricerca dispone l'integrazione e l'aggiornamento delle predette graduatorie per il biennio 2011-2012 e 2012-2013» è improntato «al principio del riconoscimento del diritto di ciascun candidato al trasferimento dalla provincia prescelta in occasione dell'integrazione e dell'aggiornamento per il biennio scolastico 2007-2008 e 2008-2009 ad un'altra provincia di sua scelta con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione di graduatoria». Il che dovrebbe portare dal 2011 alla riduzione a due del numero di province per le quali si può esercitare l'opzione da parte degli insegnanti, nonché introdurre l'inserimento nelle graduatorie secondo la modalità cosiddetta 'a pettine' e dunque introdurre una sorta di graduatoria unica. Per la graduatoria attuale, resta quanto previsto dall'emendamento della relatrice Paola Pelino che ha confermato la possibilità di scelta in altre tre province, ma in coda alla graduatoria.

ALTA TENSIONE - Ma proprio durante l'esame del decreto legge sui precari della scuola il clima si fa rovente alla Camera. L'Aula respinge, secondo il parere del governo, un emendamento con 269 sì e 271 no e due astenuti. Il risultato della votazione favorevole alla maggioranza arrivato sul filo di lana malgrado la presenza in aula di cinque ministri e altrettanti sottosegretari - è l'accusa della opposizione - è stato determinato dal voto di Carolina Lussana, entrata nell'Emiciclo a votazione aperta e che è stata attesa prima che venisse chiusa. «Lei ha fatto una cosa scorretta - ha urlato il capogruppo del Pd Antonello Soro al vicepresidente Maurizio Lupi - violando la volontà del Parlamento». Ma Lupi ha replicato: «Ho rispettato il regolamento». Il clima si è fatto rovente dopo che, con la maggioranza battuta per dieci voti sulla richiesta di sospensione dei lavori, si doveva passare a votare il primo emendamento del decreto. Lupi ha dato la parola a Massimiliano Fedriga della Lega sull'ordine dei lavori, ma Soro si è precipitato al banco della presidenza urlando: «Non può parlare, c'è la votazione». Massimo Polledri (Lega) ha scavalcato il suo banco per buttarsi su Soro, ed è stato bloccato dai commessi. Lupi ha concesso la parola brevemente, sempre sull'ordine dei lavori, a Giuliano Cazzola e poi ha aperto la votazione.

LA NORMA IN QUESTIONE - Il comma 1, che l'opposizione voleva abrogare, prevede che i precari non possano utilizzare i loro contratti a tempo determinato per maturare anzianità ai fini contributivi e impone che i rapporti di lavoro a tempo determinato non possono trasformarsi in rapporti a tempo indeterminato.

GELMINI - «Auspico che il Parlamento adotti le soluzioni migliori per rispondere all'emergenza ma non manchi la visione di medio periodo» ha dichiarato il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. «Dobbiamo - ha spiegato la Gelmini - andare oltre l'emergenza e fare riforme che non sono più rinviabili. I giovani non vanno più illusi ma devono essere messi nelle condizioni di programmare serenamente il loro futuro». Il ministro ha esordito in aula spiegando che «il precariato nella scuola ha origini lontane, è il frutto di svariati interventi legislature che invece di alleviarlo lo hanno solo incrementato. Per troppo tempo la scuola è stata vista come un ammortizzatore sociale, e l'aumento degli insegnanti è stato scambiato con un aumento di qualità, secondo uno schema che è chiaramente fallito allargando a dismisura la platea degli aspiranti alla stabilizzazione ed il precariato». Insomma, «una situazione desolante e senza controllo, senza visione di insieme e inutile a fermare la crescita di nuovo precariato». Per questo, secondo la Gelmini «bloccare il ciclo delle Siss è stato un atto di onestà intellettuale: abbiamo 270mila precari nelle graduatorie permanenti e 300mila in quelle di istituto. Numeri drammatici rispetto ai quali è necessario cambiare pagina». Da qui la necessità, con questo decreto legge di cui il governo chiede la conversione, di «bloccare l'insorgenza di nuovo precariato dotando gli insegnanti italiani della carriera con avanzamenti legati al merito».

IL PD - «Il governo e la maggioranza, con la complicità del vicepresidente Lupi, hanno scippato il futuro ai precari della scuola» attacca la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. «Il presidente Lupi perdendo tempo e infrangendo il regolamento - aggiunge - ha permesso ad una maggioranza, vergognosamente latitante in Parlamento, di bocciare il nostro emendamento che stabilizzava i precari della scuola e permetteva la regolarizzazione anche per chi finora era stato assunto con contratti a tempo determinato». «È veramente una brutta giornata per la scuola e per il rispetto delle più basilari regole democratiche. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio a favore del posto fisso - conclude Ghizzoni - completano la colossale presa in giro nei confronti di tutti i precari».

L'IDV - Sulla scuola, afferma Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, «Il governo predica bene e razzola male. A parole Berlusconi e Tremonti difendono il posto fisso, nei fatti mandano a casa centocinquantamila precari della scuola. Una bella discrepanza tra pensiero e azione. L'ulteriore dimostrazione che questo centrodestra è capace solo di vendere fumo agli italiani e di danneggiare i lavoratori».

"Il Corriere della sera", 20 ottobre 2009

 

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Il business del precariato
I docenti a tempo determinato, solo nel 2009, hanno speso oltre 638 mila euro tra ricorsi e azioni legali contro le decisioni amministrative. Ai supplenti costa moltissimo anche la formazione extrascolastica finalizzata all'accumulo del punteggio per scalare le graduatorie provinciali. Secondo la Uil, in Sicilia è record precari

 CATANIA - I precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento sono 232.048 ed i continui ricorsi contro le decisioni dell'amministrazione hanno fatto spendere solo nel 2009 ben 638mila euro: il dato è contenuto in una ricerca nazionale realizzata dalla Uil Scuola dal titolo "Il business del precariato".
La spesa sostenuta dai precari si deve per l'errato posizionamento o la mancata inclusione nelle 104 graduatorie provinciali: gli oltre 600mila euro spesi complessivamente in meno di un anno sono stati ricavati moltiplicando una spesa media di 100 euro per ogni ricorso, per il numero dei ricorsi notificati al Miur (6.381) nel 2009.  Ma la spesa per i precari non si limita ai ricorsi.
Moltissimo viene speso anche in formazione al fine di accumulare nuovi punti da inserire in graduatoria e non rimanere indietro: 12 punti per l'abilitazione; 12 per ogni anno di servizio, 6 per il diploma, 6 per altra abilitazione e così via. L'esito però dipende spesso dalla provincia dove si è inseriti: questo anno, ad esempio, gli ultimi chiamati nella scuola elementare, in ordine di graduatoria, a Milano avevano 30 punti, a Roma 80, a Palermo 85.
"Un'abilitazione, un corso o un ricorso - spiega Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola - possono fare la differenza, dare quello `scatto in più' che porta alla stabilità. E allora se un insegnante fa un corso, lo fa anche un altro, e poi un terzo e così anche gli altri perchè nessuno passi avanti a nessuno. Oggi l'aggiornamento è determinato, oltre che dal servizio, dai titoli culturali, con costi altissimi per i supplenti".
Il sindacato propone una nuova strada: "Occorrerebbe - dice Di Menna - stabilizzare le graduatorie ad esaurimento a partire dall'intervento legislativo in discussione; realizzare organici e contratti pluriennali; approvare rapidamente il decreto sulla formazione iniziale; approvare un contestuale nuovo reclutamento con concorsi dove sono esaurite le graduatorie".
Record di supplenti in Sicilia. La stessa cosa accade se qualcuno decide di fare un master o di aggiungere al punteggio di partenza la frequenza ad un corso di perfezionamento, o ancora intraprendere la strada del ricorso. "Ad ogni mossa ne corrisponde un'altra - continua Di Menna - finalizzata ad accumulare punti, più punti degli altri. Una strategia che ha costi elevatissimi in termini di tempo, impegno e denaro".
Il sindacato ha anche quantificato la suddivisione regionale: il record di precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento è della Sicilia (33.754 iscritti), seguita dalla Campania (32.727) e della Lombardia (28. 684); molti sono inseriti anche nel Lazio (22.025) ed in Puglia (18.642). All'ultimo posto della graduatoria figura invece il Molise (appena 1.760), seguita da Basilicata, Umbria e Friuli.
La Uil Scuola propone, con l'occasione, un percorso di accesso alla docenza alternativo: "non ci soffermiamo - sottolinea Di Menna - sull'opportunità di seguire dei corsi, fatto assolutamente personale, né sulla decisione, del tutto legittima, di proporre un ricorso, quel che emerge dall'analisi di questi ultimi anni è il meccanismo che si è formato. Siamo in presenza di un sistema che rincorre se stesso".
"Questi interventi, a partire dagli incarichi pluriennali - continua Di Menna - consentirebbero non soltanto la continuità nella didattica e nei servizi ma eviterebbero le rituali, lunghissime file che si ripetono nel mese di agosto, ogni anno per l'incarico, nonché i continui spostamenti di sede. Occorre dar seguito al piano di immissioni in ruolo e indire i concorsi dove le graduatorie sono esaurite, perché - conclude il segretario della Uil Scuola - senza questi interventi si sta già formando nuovo precariato che matura legittime aspettative".

www.lasiciliaweb.it 21-10-09

Tagli Tagli e Tagli dalla Scuola all'Università!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 settembre 2009


Due insegnanti di Messina hanno dato inizio alla protesta a Palazzo Zanca
sede del Comune. In Sicilia oltre 5000 insegnanti non verranno riconfermati

Due precarie in sciopero della fame
"Esclusa dopo 20 anni nella scuola"

Una di loro, Letizia Sauta, 47 anni, due figli, l'anno scorso ha ricevuto solo
incarichi temporanei e quindi non rientra nei criteri richiesti dal decreto 'salvaprecari'
di ROSARIA AMATO


ROMA - Due insegnanti precarie di Messina hanno dato inizio a uno sciopero della fame per protestare contro i tagli della riforma Gelmini. Una delle due docenti, Letizia Sauta, insegnante di sostegno, è rimasta senza un incarico annuale già l'anno scorso, e teme che questo la escluda definitivamente dalla professione che ha esercitato per oltre vent'anni. "In base al decreto Gelmini e all'accordo Miur-Regione Sicilia, Letizia potrebbe perdere 12 punti e rimanere fuori dal sistema scolastico italiano", denuncia Liliana Modica, assessore alla Pubblica Istruzione nella precedente giunta cittadina di centrosinistra, e insegnante all'Istituto Nautico di Messina.

Mentre l'altra insegnante che ha dato inizio allo sciopero della fame, Rosaria Marchetta, probabilmente rientrerà nei criteri richiesti dal decreto 'salva-precari', ma per lei è una questione di principio, oltre di solidarietà con la collega: "Per me la questione è la qualità della scuola pubblica, e senza stabilizzazione dei precari questa non può esserci".

Letizia e Rosaria hanno già trascorso una notte sedute sui gradini di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, e sono pronte a farlo anche stanotte e per tutto il tempo necessario ad avere una risposta ai problemi sollevati. "Resteremo qui facendo lo sciopero della fame a oltranza", assicurano. "Hanno già parlato con il sindaco Buzzanca - dice Liliana Modica - che le ha quasi rimproverate, e ha preso le distanze dicendo che la questione non dipende da lui".

La situazione degli insegnanti siciliani è profondamente grave: "Al momento ci sono 7.000 precari che perderanno il posto già quest'anno, 1000 solo nella provincia di Messina. - ricorda Modica - Il decreto salva-precari ne salverebbe 1800, ma in una Regione come la nostra, che offre pochissime prospettive di lavoro, si tratta solo di un'elemosina. E questo è solo il primo anno di lacrime e sangue, i tagli verranno distribuiti in tre anni. Fra l'altro non abbiamo neanche capito che criteri verranno utilizzati per il 'salvataggio': nessuno dice nulla. I precari di Palermo sono stati ricevuti dal presidente della Regione Lombardo solo perché avevano cominciato lo sciopero della fame. Bisogna essere alla disperazione per farsi ricevere. Ma anche dopo essere stati ricevuti, la loro situazione al momento non è cambiata, e infatti al Tg3 che li intervistava hanno detto 'Ora però vogliamo i fatti'. Qui si parla di famiglie monoreddito, di persone che nella scuola hanno investito tutto, che hanno superato concorsi di abilitazione, che hanno anche due lauree e un master".

Letizia Sauta ha 47 anni, è sposata e madre di due figli. E' la 320esima nella graduatoria comunale delle supplenti, e 107esima in quella provinciale. "Quando pensavo - afferma - dopo tanti sacrifici e tanti titoli di aggiornamento e di specializzazione di aver raggiunto la stabilizzazione, mi sono ritrovata totalmente spiazzata, sono senza lavoro per i tagli scellerati alla scuola. Lo Stato non prende in considerazione il mio lavoro ed anche se sono cresciuta professionalmente mi mette in mezzo alla strada. Noi non chiediamo l'elemosina, ma un lavoro. Il lavoro che tutti noi ci siamo guadagnati sul campo". E assicura: "Continuerò questo sciopero della fame fino a che le forze non me lo permetteranno, sono una madre di famiglia, sono responsabile. Non voglio rischiare totalmente la vita, questa soddisfazione al governo non gliela do".

La protesta di Rosaria e Letizia a Messina è affiancata da quella degli altri insegnanti precari della città, che da giorni hanno occupato l'ufficio scolastico provinciale, e che oggi si sono spostati in piazza Unione Europea, davanti al Comune, vicino alle due colleghe. Il presidio dei precari durerà fino a lunedì 14, quando i manifestanti andranno a Palermo per la manifestazione regionale.
("la Repubblica", 12 settembre 2009)

 

La Gelmini mette a diete gli Atenei: tagliate gli sprechi, troppi docenti

Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, chiede un'ulteriore dieta agli atenei italiani. perchè se tra il 2008 ed il 2009 i corsi universitari sono diminuiti, il taglio ancora «non basta», bisogna fare di più per eliminare quelli inutili. È il senso della nota che la responsabile del miur ha inviato ai rettori delle università italiane e ai loro direttori amministrativi negli scorsi giorni. titolo della «missiva»: "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Tradotto: tagliate gli sprechi o i nuovi corsi rischiano di non essere accreditati dal ministero.

La Gelmini parte da un dato: l'attuazione della riforma (il cosiddetto 3+2) non ha prodotto «i risultati attesi». gli studenti che passano dalle superiori all'università sono in calo, gli abbandoni tra primo e secondo anno restano alti e gli studenti si muovono troppo poco. al contempo, però, l'università si è ingrassata: «sono fortemente aumentate - fa notare il ministro - le dimensioni dell'offerta formativa». Dunque la legge 270/04 per l'accreditamento dei corsi (con indicati i requisiti minimi) non è bastata. a questo punto interviene la Gelmini che vuole più tagli, confortata dai numeri: nell'anno accademico 2009/2010 saranno attivati 4.842 corsi, il 13,33% in meno rispetto al 2008. «si tratta di una prima diminuzione - sottolinea il ministro - ma questo processo va incentivato e accelerato».

  Fa notare Gelmini: i corsi erano cresciuti del 32% rispetto a quelli attivi prima della riforma. il 13,33% in meno di quest'anno, di conseguenza, non basta. Il ministro chiede ai rettori una università più snella e traccia anche la via per arrivarci: meno corsi con pochi studenti e meno docenti. sono infatti aumentati di troppo (+20% dal 2000 al 2008, due volte e mezzo le immatricolazioni) i prof di ruolo e sono cresciuti «sensibilmente» i professori a contratto (+67% dal 2001 al 2008).

Come far dimagrire gli atenei? La ricetta Gelmini prevede, tra l'altro, l'eliminazione dei "piani di raggiungimento": prima si potevano attivare corsi anche senza tutta la dotazione organica in attesa di assunzioni, adesso non si potrà più. vanno poi innalzati i numeri minimi di studenti immatricolati per attivare i corsi. Chi non lo farò rischia la «penalizzazione finanziaria». Per frenare la proliferazione dei corsi il ministro chiede che ogni esame preveda non meno di 6 crediti. dovranno infine essere limitati i crediti extra universitari accettati dagli atenei e andrà aumentata l'efficacia della valutazione interna.

"l'Unità", 12 -09 -09

Ma sarà vero che siano proprio queste le dichiarazioni di un Ministro della Repubblica? E' come se dicesse: "scusate, ma noi andiamo via, perché non sappiamo dirigere lo Stato"! Il guaio è che stanno a sentenziare, ma stanno sempre lì, al loro posto!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 maggio 2009


Scuola senza soldi?
Gelmini attacca i presidi:
"Chi non sa dirigere
vada a casa"

 

Gelmini attacca i presidi ribelli "Chi non sa dirigere se ne vada"

Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini


Il ministro dopo la lettera dei dirigenti scolastici ai genitori sulla carenza di fondi: "Basta politica, se non siete capaci cambiate lavoro". La risposta del Pd: "Ormai è fuori di senno" di A. M. LIGUORI /
Commenta

"la Repubblica", 28 Maggio 2009

Quando muore la politica, non può che vincere l'autoritarismo a discapito del dialogo e della formazione! ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE !!! FORZA, "ONDA", IL FUTURO PUO' ESSERE VOSTRO/NOSTRO E ... DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 11 novembre 2008


 
Scuola e società: il manifesto reazionario del prof. Giovanni Sartori

Piero Sansonetti
Il professor Giovanni Sartori, ieri, ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale sostiene, con passione, una tesi che sommariamente potremmo riassumere così: la scuola deve tornare a prima del '68, deve essere funzionale all'impresa, deve essere fortemente selettiva. E anche i rapporti «educativi», in ogni angolo della società, devono tornare a un modello fermo e autoritario, facendo tabula rasa di tutta la scienza pedagogica e psicologica, che è stata la rovina di tutti noi, perché ha distrutto il principio di autorità.
Non crediate che questo riassunto che vi ho offerto sia troppo fazioso o esageri i punti di vista di Sartori. Per convincervi trascriverò alcuni brevi passi dell'articolo. Sartori sostiene che esistono, nella scuola (e quindi nella sua crisi) tre fattori distorsivi. Primo tra tutti il '68. Scrive: «...Poi arrivò il '68 e da allora vige e impera la demagogia scolastica. Della quale sono finalmente venuti al pettine i nodi...Il sessantottismo è stato esiziale ( esiziale vuol dire enormemente dannoso, quasi mortale ndr) perché ha predicato l'ignoranza del passato...e perché, cavalcando la tigre dell'"antielitismo" (cioè l'idea della scuola aperta a tutti, non più di "élite", ndr) ha distrutto il principio del merito...».
Secondo fattore distorsivo «il progressismo pedagogico (largamente di ispirazione psicanalitica) che ha infestato tutta la disciplina...che ha convertito al permissivismo tutte le madri dell'Occidente con la dottrina che il bambino non doveva essere frustrato da punizioni....».
Terzo fattore distorsivo «la società dei servizi fondata sul sapere o quantomeno su alti livelli di istruzione...l'idea della società dei servizi nella quale nessuno si sporca le mani...che alimenta la corsa insensata al pezzo di carta...».
Conclude Sartori: «Ma perchè tutti devono andare all'Università? C'è chi proprio non è tagliato per studi superiori (che difatti sono abbassati per accoglierlo)».
Diciamo che - come sa fare sempre bene Sartori - in poche righe si espone con straordinaria chiarezza un manifesto dell'idea reazionaria di scuola, istruzione ed educazione. Si chiede la rinuncia agli studi pedagogici e alla bubbole della psicanalisi, la fine dell'ossessione egualitaria (secondo la quale tutti avrebbero gli stessi diritti, senza distinzioni tra ricchi e poveri, tra ragazzi di famiglie colte e bifolchi, tra giovani con maggiori o minori capacità di adattamento scolastico eccetera...). E si spiega come una svolta selettiva ed elitaria della scuola è fondamentale per il rilancio di una idea di società meritocratica e gerarchizzata. Cioè moderna, cioè efficiente.
Che vuol dire meritocratica? E' una parola magica. Vuol dire dove comanda chi ha più merito, diciamo che comandano i migliori. I greci, per indicare i «migliori», usavano la parola «aristoi». E la società dei migliori - quella vagheggiata da Sartori - dai tempi dei greci si è sempre chiamata la società aristocratica. Durò circa 2000 anni. Fu rovesciata dalla rivoluzione francese, nel 1789. L'idea di Sartori - che, badate, è uno degli intellettuali di punta dello schieramento liberal - è quella di tornare a principi che precedettero l'89.
Capite cosa c'è dietro la riforma Gelmini? Quali movimenti di pensiero, quali aspettative, quali propensioni per una riforma profonda e reazionaria - uso questo termine senza nessun intento offensivo, solo mi pare, in questo caso, assai più appropriato che il termine tradizionale di "conservatore"- non solo della scuola, ma della società, e dei principi fondamentali della civiltà, a partire da quelli costituzionali?
E' proprio riflettendo su questi ragionamenti che si capisce come il movimento di lotta della scuola (l'Onda) non sia affatto un fenomeno settoriale. Riguarda l'intera società, riguarda l'organizzazione della nostra civiltà, riguarda direttamente la storia. L'ipotesi di una svolta netta, di feroce restaurazione - in certi tratti persino antiborghese - non è un piccolo aspetto del berlusconismo. Va molto oltre il berlusconismo. Coinvolge larghissima parte delle classi dirigenti e della intellettualità. Tocca settori largamente antiberlusconiani (dei quali fa parte lo stesso Sartori). Punta molto oltre la demolizione del '68. Credo che in sostanza punti alla cancellazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione.


"Liberazione", 11/11/2008

Ahahahahaha... Troppo comico il Cavaliere. Peccato che faccia il Presidente del Consiglio! Le sue "uscite" sono pari a quelle del miglior Totò o Macario o ... Sì, peccato! Ahahahahahaha... E, poi, la ... "Ministra Gelmin" intervistata da Serena Dandini ...
post pubblicato in Notizie ..., il 2 novembre 2008


                                                             "l'Unità", 02-11-08
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La riforma doveva essere discussa in settimana ma dopo le proteste
Berlusconi preferisce rimandare. E Bossi rilancia: "Gli atenei vanno finanziati"

Università, stop del governo
"Prima calmiamo le acque"

di CLAUDIO TITO


 

Università, stop del governo "Prima calmiamo le acque"

Mariastella Gelmini

ROMA - "Il clima è troppo acceso. Adesso dobbiamo andare avanti con un po' più di calma". Silvio Berlusconi accende il semaforo rosso. La riforma dell'università deve attendere. Maria Stella Gelmini lascerà per un po' nel cassetto il suo "piano" per gli atenei.

Le manifestazioni di questa settimana, insomma, un effetto l'hanno avuto. E il Cavaliere non vuole correre rischi. Non ha alcuna intenzione di incendiare la piazza. Soprattutto in una fase in cui le proteste di studenti e professori sembrano sempre più intersecarsi con le difficoltà della crisi economica. "Ora - è quindi la scelta del presidente del Consiglio - andiamo avanti con un po' di calma".

Il secondo passo studiato dal governo per ristrutturare l'Istruzione pubblica, dunque, verrà rallentato. Il provvedimento - stavano esaminando pure l'opzione di un nuovo decreto - era previsto per la prossima settimana, ma i tempi si allungheranno. Di un bel po'. Eppure solo quattro giorni fa l'intervento era stato annunciato con tutti i crismi dell'ufficialità dallo stesso ministro dell'Istruzione. "Entro una settimana presenterò il piano sull'università", aveva scandito dopo il sì del Senato alla sua riforma scolastica. Del resto, pure il Cavaliere fino a qualche giorno fa sfidava tutti gli scettici, compresi quelli del centrodestra, ripetendo: "E ora tocca all'università".

Qualcosa, però, negli ultimi giorni è cambiato. Le proteste degli studenti. Le manifestazioni dei docenti. La stagnazione dell'economia. Il clima nei confronti dell'esecutivo non è più lo stesso. Sul tavolo del premier i sondaggi lo confermano. Già una settimana fa i dati avevano impensierito l'inquilino di Palazzo Chigi, e adesso ha avuto una controprova. La riforma Gelmini non è "popolare", soprattutto è stata percepita in senso negativo dalle famiglie. "Non si può insistere subito sullo stesso punto", ha allora fatto sapere il Cavaliere.


Bisogna che si calmino le acque per non trasformare la protesta in un rogo in cui si saldano studenti medi, studenti universitari e professori. Come va ripetendo Umberto Bossi "è inutile far unire anche gli universitari alla protesta della scuola". Il premier, insomma, ha dovuto prendere atto anche delle resistenze all'interno della maggioranza. "Occorre trovare i finanziamenti adatti - ha avvertito ieri il ministro delle Riforme - perché l'università è una cosa importante".

E in effetti il piano, che è già pronto nel cassetto del ministro dell'Istruzione, si metterebbe nella scia della manovra economica approvata a luglio scorso. Il decreto di Tremonti, cioè, che ha sforbiciato gli stanziamenti per gli atenei nei prossimi tre anni. Nel 2009 il Fondo per il finanziamento ordinario dell'università è stato ridotto di oltre 700 milioni, gli importi per l'istruzione universitaria di 1600 milioni, i soldi per il "diritto allo studio" ridotti del 60% e persino le risorse per le facoltà "non statali" - tanto care a Berlusconi - decrescerà di 60 milioni. Per il presidente del consiglio, quindi, "al momento è meglio evitare di andare subito anche sulla riforma dell'università".

Un suggerimento su cui giovedì scorso ha battuto con insistenza pure il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il quale durante una colazione di lavoro, ha sottolineato i rischi di uno scontro che coinvolga i docenti e i giovani universitari. Gli esperti di An poi sono usciti allo scoperto chiedendo un confronto con tutte le parti in causa e bocciando preventivamente la strada del decreto e della fiducia. "Servirebbe - ammette anche Stefano Caldoro, socialista eletto dentro Forza Italia, impegnato a luglio come relatore della manovra Tremonti - un patto con il mondo dell'università. Un patto di stabilità condiviso".

Anche perché la seconda puntata del pacchetto Gelmini prende spunto proprio dai "tagli" stabiliti dal ministro dell'Economia. Secondo alcune indiscrezioni, il progetto punterebbe a bloccare la "proliferazione" dei corsi, a cancellare le sedi distaccate considerate in eccesso e a trasformare gli istituti in Fondazioni di diritto privato (il decreto 112 già contemplava la "possibilità" per i singoli di atenei di compiere questa scelta che diventerebbe invece obbligatoria). Non solo.

Il piano verrebbe accompagnato dalla "sospensione" dei concorsi per i professori - quelli già banditi nel 2007 e nel 2008 - al fine di rendere effettivo il blocco del turn over. Ai piani alti del ministero si sventola una ricerca in cui si evidenza come i docenti italiani assunti a tempo indeterminato siano circa 65 mila e in Germania "solo" 40 mila. Per Berlusconi, però, non è più il tempo di forzare la mano.
("la Repubblica", 2 novembre 2008)


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Il "Ministro Maria Stella Gelmini" intervistata da Serena Dandini a "Parla con me" Rai Tre
http://it.youtube.com/watch?v=R3VUT5FGW3A


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Avanti tutta!
post pubblicato in Notizie ..., il 11 ottobre 2008


 

Trecentomila studenti hanno sfilato in decine di città contro la ministra Gelmini
Oggi pomeriggio alle 14 a Roma (piazza Esedra) il corteo contro governo e Confindustria

 

Gli studenti: ecco l'opposizione
E oggi va in piazza la sinistra

 

Studenti in corteo, a Roma, contro la riforma Gelmini Foto Andrea Rossi/Eidon

Checchino Antonini
Benvenuti a Roma - probabilmente siete in corteo, o ci sareste stati volentieri. Benvenuti a Roma, dunque, dove già ieri l'opposizione a governo e Confindustria s'è manifestata in massa - è accaduto contemporaneamente in decine di città - su uno dei punti specifici della piattaforma di questo corteo: la difesa della scuola pubblica. Che quella che Gelmini suole chiamare riforma sia null'altro che tagli è parso chiaro a centinaia di migliaia di studenti. Trecentomila secondo l'Uds, il sindacato studentesco. Comunque tantissimi con punte di 40mila a Roma, Napoli, Torino. Un po' meno, 30mila a Milano, 15 mila a Salerno, Firenze e Genova. E, ancora, diecimila a Bologna, Bari, Trieste; duemila a Brindisi, mille in più a Bergamo. Numeri piccoli nelle città minori ma, l'unione fa la forza, tutti insieme forniscono una scossa di adrenalina all'inizio del periodo più caldo dell'autunno caldo. Collettivi e giovani comunisti attraverseranno il corteo di oggi con Rifondazione e la sinistra alternativa. Si replica venerdì prossimo nella piazza dello sciopero generale del sindacalismo di base. Poi le scuole si svuoteranno anche il 30 ottobre nel giorno dello sciopero del comparto indetto dai sindacati confederali.
Le cronache restituiscono l'atmosfera di cortei ovunque variopinti e chiassosi, oltre che determinati sulla piattaforma di dieci punti: contro i tagli della finanziaria e i finanziamenti alle private, in difesa dei posti di lavoro, contro l'abbassamento dell'obbligo scolastico e il maestro unico, contro il voto in condotta come strumento di censura e inadeguato a battere il bullismo, per una legge nazionale sul diritto allo studio e un piano di edilizia scolastica.

Un momento della manifestazione studentesca di ieri a Milano Infophoto
A Roma, in un incontro col direttore generale del ministero, è stato chiesto dalla delegazione di studenti un referendum sulla pseudoriforma. Ma i funzionari non hanno potuto dare risposte politiche. Gliele darà quelle risposte, ma saranno pessime, il governo. E senza neppure scomodare una delegazione: nascosto nelle pieghe del decreto sanità, infatti, c'è un comma che taglia le scuole. Dietro una formula in burocratese - "ridimensionamento delle istituzioni scolastiche" - c'è la cancellazione di plessi interi in barba alle norme che danno a Regioni ed enti locali il compito di definire la definizione della rete scolastica. Non è la prima volta che il federalismo di facciata serve a occultare una gestione autoritaria e centralista. Per delucidazioni si può chiedere a studenti e cittadini di Vicenza che hanno votato all'aperto, e autogestendosi la consultazione, per destinare a usi pubblici e pacifici l'area dell'ex aeroporto civile Dal Molin che le destre hanno consegnato agli Usa per un'ennesima base di guerra. Una rivendicazione che fa parte anch'essa della piattaforma del corteo romano di oggi.
«Non è che l'inizio di un autunno caldo», ripeteva in serata l'Unione degli studenti ricordando, al termine di una giornata animata su 90 piazze e finita con una fiaccolata a Venezia, che le scuole, più o meno occupate, autogestite o comunque agitate,saranno di nuovo in piazza il 30 ottobre, accanto ai lavoratori delle scuole nello sciopero generale. E poi fino alla settimana del 17 novembre, una sorta di primo maggio studentesco, designata dal recente social forum europeo che s'è tenuto in Svezia. Anche l'Udu, l'Unione degli universitari, denuncia i continui tagli, operati dalla Finanziaria, per un totale di 8miliardi di euro in 3 anni solo sul comparto scuola, tagli al personale docente, 455 milioni di euro in meno solo sul Fondo per la Formazione Ordinaria Universitaria.
Flash dagli atenei: a Firenze oltre all'occupazione c'è una mobilitazione permanente a Ingegneria e il blocco della didattica si estende anche a Scienze. A Torino l'università compatta minaccia di far saltare la cerimonia di apertura dell'anno accademico. A Parma si è svolta una giornata di protesta con volantinaggio all'ingresso del Campus e conseguente ingorgo della tangenziale. Alla Federico II di Napoli si prospetta l'ipotesi di bloccare l'anno accademico e i ricercatori progettano il completo blocco della didattica a loro affidata. A Pisa l'università scende in piazza e la facoltà di Scienze convoca un consiglio straordinario. A Palermo Ingegneria è in stato di agitazione con svolgimento di alcune lezioni nei luoghi pubblici e c'è l'ipotesi di blocco della didattica attraverso la rinuncia a incarichi di supplenza (per i ricercatori) e a carichi aggiuntivi (per i professori). Alla Sapienza di Roma, infine, docenti della facoltà di Scienze e della facoltà di Psicologia1 stanno raccogliendo le firme per ritirare la disponibilità a ricoprire i corsi; a questo si aggiunga una massiccia mobilitazione studentesca con assemblee giornaliere in varie facoltà. «Governo e maggioranza possono stare pur certi che saranno tallonati a ogni passo e fischiati in ogni occasione dalla protesta di studenti, lavoratori, docenti, ricercatori, precari», spiega Domenico Ragozzino, dell'esecutivo nazionale dei Gc, denunciando un modello di scuola «costrittivo, familista, depauperato, privatistico, canalizzato, elitario e degradato». Gelmini afferra il concetto e rinvia a data da destinarsi un convegno a Milano organizzato con una claque di dipendenti della Regione precettati.«Il mondo dei saperi apre una stagione di nuova opposizione con una domanda di libertà e futuro che dobbiamo recepire a cominciare dalla manifestazione di oggi», spiega Nichi Vendola, presidente della Puglia e dirigente Prc.


"Liberazione", 11/10/2008

Vade retro, Gelmin-Berlusca!
post pubblicato in Notizie ..., il 26 settembre 2008


1.
La Crui: "Gli atenei rischiano di non poter pagare neppure le retribuzioni"
Se il Governo non fa dietrofront saranno possibili azioni di protesta

Università, in arrivo nuovi tagli

I rettori bocciano la Finanziaria


Università, in arrivo nuovi tagli I rettori bocciano la Finanziaria

ROMA - La casse delle università italiane rischiano di andare in rosso. A lanciare l'allarme è la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) che in una nota, approvata all'unanimità, ha duramente criticato la nuova Finanziaria presentata dal Governo.

Nel documento , indirizzato al ministro Maria Stella Gelmini, i rettori hanno ricordato che i nostri atenei "sono strangolati e rischiano di non poter pagare neppure le retribuzioni del personale". Pur ribadendo "l'incondizionato impegno a operare per il rinnovamento e la riqualificazione funzionale di aspetti centrali della vita universitaria" la conferenza dei rettori ha però pesantemente contestato l'operato del Governo.

Nel mirino "dopo le misure previste dalla manovra triennale approvata dal Parlamento prima della pausa estiva" sono soprattutto le nuove misure della legge Finanziaria "che prevede per il 2010 una diminuzione del Fondo di finanziamento delle università addirittura di 700 milioni (più del 10% dell'attuale Fondo) e tagli drastici per le università non statali. Non è più sopportabile - proseguono - l'azzeramento dei finanziamenti per l'edilizia universitaria che impedisce sia l'avvio di nuove realizzazioni, funzionali alla didattica e alla ricerca, sia - concludono - la semplice manutenzione delle strutture esistenti".

Una bocciatura senza appello che potrebbe provocare anche clamorose manifestazioni di protesta: "Deve essere sin d'ora chiaro - avvisano i rettori - che in assenza di provvedimenti adeguati, operativi entro il 2009, non ci resterà che trarre le uniche conseguenze possibili e coerenti con le loro responsabilità di fronte ai rispettivi atenei e al Paese. Il tempo a disposizione è brevissimo".

("la Repubblica", 25 settembre 2008


2.
E' stata presentata ai sindacati una bozza della riforma messa in campo dal governo
Nel documento non c'è neppure un accenno alla questione del tempo pieno

Maestro unico, trenta per classe
ecco il decalogo della Gelmini

Molti condizionali, ma proviamo a fare il punto su come potrebbe cambiare la scuola

di SALVO INTRAVAIA


Maestro unico, trenta per classe ecco il decalogo della Gelmini

Classi più numerose: fino a 29 alunni all'asilo, fino a 30 nelle prime di medie e superiori. Lo prevede la bozza di regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica presentata ieri dal Ministero dell'Istruzione ai sindacati di categoria. Non ancora il piano programmatico promesso dal ministro Maria Stella Gelmini. E in più i sindacati, che hanno visionato il documento, fanno sapere che non c'è nessun accenno alla questione del tempo pieno.

Il documento contiene i nuovi criteri per la formazione delle classi, l'accorpamento degli istituti, l'impiego del personale in esubero. "Il piano deve essere definito nei dettagli con il ministro dell'Economia", è stato spiegato ai sindacati.

E infatti la riforma parte proporio dalla attuazione della manovra economica estiva. Comunque tra mille illazioni, polemiche e incertezze ("assurde", dicono i sindacati) proviamo a fare il punto su quali dovrebbero essere - il condizionale è d'obbligo - le norme che in pochi anni dovrebbero cambiare volto alla scuola italiana.

Due parole d'ordine, "essenzialità" e "continuità": la seconda con le riforme precedenti, compresa quella del Centro-sinistra, e la prima per semplificare e rendere più efficiente l'intero sistema-scuola. Il Piano si muove su tre direttici: Revisione degli ordinamenti scolastici, Dimensionamento della rete scolastica italiana e Razionalizzazione delle risorse umane, cioè tagli.

Scuola dell'infanzia. L'organizzazione oraria della scuola materna rimarrà sostanzialmente invariata. Saranno reintrodotti gli anticipi morattiani (possibilità di iscrivere i piccoli già a due anni e mezzo) e nelle piccole isole o nei piccoli comuni montani l'ingresso alla scuola dell'infanzia potrà avvenire, per piccoli gruppi di bambini, anche a due anni. L'esperienza delle "sezioni primavera" per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi sarà confermata.


Scuola primaria. E' il ritorno al maestro unico la novità che ha messo in subbuglio la scuola elementare. Già dal 2009 partiranno prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante che sostituisce il "modulo": tre insegnanti su due classi. Le altre opzioni possibili, limitatamente all'organico disponibile, saranno 27 e 30 ore a settimana. La Gelmini "promette" anche di non toccare il Tempo pieno di 40 ore settimanali che potrebbe essere addirittura incrementato ma, su questo punto, pare che il ministero dell'Economia non sia d'accordo. E l'insegnamento dell'Inglese sarà affidato esclusivamente ad insegnanti specializzati, non più specialisti, attraverso corsi di 400/500 ore.

Scuola secondaria di primo grado. La scuola media è al centro di un autentico tsunami che si pone come obiettivo quello di scalare le classifiche internazionali (Ocse-Pisa) che vedono i quindicenni italiani agli ultimi posti. L'orario scenderà dalle attuali 32 ore a 29 ore settimanali. Per questo verranno rivisti programmi e curricoli. Il Tempo prolungato (di 40 ore a settimana) sarà mantenuto solo a determinate condizioni, in parecchi casi verrà tagliato. Per cancellare l'onta dei test Pisa, si prevede il potenziamento dello studio dell'Italiano e della Matematica. Stesso discorso per l'Inglese, il cui studio potrà essere potenziato solo a scapito della seconda lingua comunitaria introdotta dalla Moratti.

Secondaria di secondo grado. La scuola superiore, rimasta fuori da riforme strutturali per decenni, vedrà parecchi cambiamenti. Gli 868 indirizzi saranno ricondotti ad un numero "normale". I ragazzi che opteranno per i licei (Classico, Scientifico e delle Scienze umane) studieranno 30 ore a settimana. Saranno rivisti, anche al superiore, curricoli e quadri orario. Al classico saranno privilegiati Inglese, Matematica e Storia dell'Arte. Allo scientifico, in uno o più corsi, le scuole autonome potranno si potrà sostituire il Latino con lingua straniera. I compagni degli istituti tecnici e professionali saranno impegnati per 32 ore a settimana. Stesso destino per i ragazzi dei licei artistici e musicali.

Riorganizzazione rete scolastica. Attualmente, la scuola italiana funziona attraverso 10.760 istituzioni scolastiche che lavorano su 41.862 "punti di erogazione" del servizio: plessi, succursali, sedi staccate, ecc. Secondo i calcoli di viale Trastevere, 2.600 istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore alle 500 unità (il minimo stabilito dalla norma per ottenere l'Autonomia) o in deroga (con una popolazione scolastica compresa fra le 300 e le 500 unità) dovrebbero essere e smembrate e accorpate ad altri istituti. Dal ondata di tagli della Gelmini si salverebbero soltanto le scuole materne. Dovrebbero, invece, chiudere i plessi e le succursali con meno di 50 alunni: circa 4.200 in tutto. In forse anche i 5.880 plessi con meno di 100 alunni. Ma l'intera operazione, che il ministro vuole avviare già a dicembre, dovrà trovare il benestare di Regioni ed enti locali.

Razionalizzazione risorse umane: i tagli. Il capitolo dei tagli è lunghissimo. Alla fine del triennio 2009/2010-2011/2012 il governo Berlusconi farà sparire 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto. Il personale Ata verrà ridotto del 17 per cento. Il rapporto alunni/docente dovrà crescere di una unità. Maestro unico, soppressione di 11.200 specialisti di Inglese alle elementari, contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, compressione del Tempo prolungato alla scuola media, rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti e ulteriore taglio all'organico di sostegno contribuiranno alla cura da cavallo che attende la scuola italiana. L'intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro che in parte (30 per cento) potranno ritornare nelle tasche degli insegnanti, ma solo dei più meritevoli.

("la Repubblica", 25 settembre 2008)

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