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di Ignazio Licciardi
Comunicato del Coordinamento di Ateneo di Palermo del 22 Novembre 2010
post pubblicato in Notizie ..., il 22 novembre 2010


 

E' INDETTA PER MERCOLEDI' 24 NOVEMBRE A PARTIRE DALLE ORE 10.30 UNA ASSEMBLEA DI ATENEO PERMANENTE CHE SI SVOLGERA' PRESSO L'AULA MAGNA DI INGEGNERIA PER L'INTERA GIORNATA (SE I LOCALI NON SARANNO DISPONIBILI COMUNICHEREMO TEMPESTIVAMENTE IL NUOVO LUOGO).
E' PREVISTA LA PROIEZIONE DELLA DIRETTA DALLA'AULA DEI LAVORI PARLAMENTARI SUL DDL GELMINI CON DIBATTITO SUCCESSIVO ALLE EVENTUALI PAUSE E DIBATTITO FINALE CON DELIBERAZIONE DELL'ASSEMBLEA
 
DATA L'IMPORTANZA DEL MOMENTO SI INVITA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE E A SOSPENDERE LE LEZIONI INVITANDO TUTTI GLI STUDENTI A PARTECIPARE.
NEL RICORDARVI CHE LA MOBILITAZIONE E' NAZIONALE E CHE, OLTRE AL PRESIDIO INTERSINDACALE PREVISTO DAVANTI A MONTECITORIO, OGNI ATENEO DARA' VITA A DIVERSE FORME DI MANIFESTAZIONE, RICORDIAMO A TUTTI CHE IL DDL CHE RITORNA ALLA DISCUSSIONE E' PEGGIORATO ATTRAVERSO L'ELIMINAZIONE DI ALCUNI EMENDAMENTI INTRODOTTI.
RIPORTIAMO SOTTO L'ELENCO DEGLI EMENDAMENTI CANCELLATI:
- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del testo approvato in commissione Cultura)
- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)
- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)
- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art. 3bis)
- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)
- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera a)
- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)
- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)
- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca (art. 19, comma 6)
- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse (art. 21,comma 5)
- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)
- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.
 
MOBILITIAMOCI E DIFFONDIAMO QUESTE NOTIZIE A TUTTI I NOSTRI CONTATTI E DENTRO LE AULE CON GLI STUDENTI.
                       INVITIAMO ANCORA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE

Regolamenti e ... Tagli nella Scuola
post pubblicato in Notizie ..., il 24 febbraio 2010


Licei, ecco i regolamenti del Ministero

Attesi dal momento della riforma i decreti che la rendono operativa. Come saranno le scuole superiori. Confermato il taglio di 17mila cattedre di S. INTRAVAIA

"la Repubblica", 24-02-2010

Riforma Scuole Superiori! E i Regolamenti?
post pubblicato in Notizie ..., il 20 febbraio 2010


Scuole superiori ancora senza regole
Iscrizioni al buio per 500mila studenti

I regolamenti che traducono la riforma non sono stati pubblicati. Dura la Cgil. Non è chiaro come studieranno i ragazzi, cosa e dove insegneranno i docenti di SALVO INTRAVAIA

"la Repubblica", 20-02-10

La mannaia sulla Scuola Pubblica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 ottobre 2009


Manifestazione a Roma per dire no al piano del governo che prevede 25 mila docenti in meno per il prossimo anno

Scuola, Cisl in piazza contro i tagli
Botta e risposta Gelmini - Bonanni

Il sindacalista:
"Già in fumo 42 mila posti di lavoro. Scuola in ginocchio"
La difesa del ministro:
"In linea con l'Europa. Pronti al confronto coi sindacati"


ROMA - E' guerra di cifre tra il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, oggi in piazza a Roma per manifestare contro i tagli del governo alla scuola. Il leader sindacale accusa: "Ci sono 42 mila insegnanti in meno". Il ministro si difende: "Siamo in linea con la media europea". Il governo promette presto l'apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali.
Davanti a una platea di 5.000 manifestanti - stando ai numeri forniti dagli organizzatori - Bonanni lancia l'sos sulla situazione della scuola: "Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti: mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio". Bonanni chiede al governo di aprire un tavolo di discussione alleggerendo il piano attuale, "perché - spiega - al momento non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile".

Il leader della Cgil ricorda poi che quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più, ma 42 mila docenti e 4 mila classi in meno. "In queste condizioni - afferma - è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno: 25 mila docenti e 15 mila non docenti".

Gli risponde a distanza il ministro Gelmini: "Al segretario generale della Cisl ricordo che l'Italia è in linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43 miliardi di euro per la scuola. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese".
Il ministro si dice poi disponibile al confronto fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: "La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri Paesi europei". Quindi punta il dito contro gli sprechi: "Una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi". La Gelmini conclude con un appello: "Chiediamo a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese".
("la Repubblica", 31 ottobre 2009)

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MaNIFESTAZIONE IN PIAZZA BOCCA DELLA VERITA'

Bonanni (Cisl): scuola in ginocchio
Gelmini: slogan vecchi, modernizzatevi

In 5.000 al corteo di maestre, prof, bidelli: 37mila alunni in più con 42mila docenti in meno

 

 

Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)
Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)

ROMA - Oggi il personale della scuola torna a manifestare contro l’operato del governo: nel centro di Roma sfilano i lavoratori della Cisl Scuola, con in testa il segretario generale, Raffaele Bonanni, ed il segretario di comparto, Francesco Scrima. «Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti - ha detto Bonanni a margine della manifestazione a Roma alla quale partecipano, secondo gli organizzatori, circa 5 mila persone - mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio».

IL SEGRETARIO CISL - Bonanni ha attaccato il ministro Gelmini: «Quello del ministro è un atteggiamento pericoloso quando definisce il sindacato un fastidioso ingombro sulla strada della sua politica scolastica». Per la Cisl, infatti, si tratta di questioni «la cui valenza non riguarda solo gli operatori del settore, ma investe l'intera società che della scuola, e di una scuola di qualità, ha più che mai bisogno per sostenere i processi di crescita e di sviluppo». Investire sulla scuola, «che significa investire sulla persona e sulla sua promozione, deve tornare ad essere- secondo Bonanni- una doverosa priorità per il Paese». Bonanni ha chiesto al governo di aprire un tavolo di discussione sulla scuola alleggerendo il piano perché al momento «non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile». La Cisl ha ricordato che in quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più ma 42 mila docenti in meno con 4 mila classi in meno e quindi più affollate. In queste condizioni - ha spiegato la Cisl - «è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno (25 mila docenti e 15 mila non docenti)».

IL MINISTRO - E la Gelmini ha risposto: «Questa mattina il segretario generale della Cisl Bonanni, persona che stimo, ha affermato che in Italia ci sono pochi professori, pochi bidelli e risorse limitate. Al segretario generale ricordo che l'Italia e in assoluta linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43miliardi di euro per la scuola. Anche questo dato in linea con la media europea. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese».
Il ministro ha aperto anche ad un confronto con i sindacati della scuola, fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: «La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri paesi europei». Per Gelmini, «una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi. Su questi temi siamo disponibili ad un confronto anche la settimana prossima e più in generale il governo è anche sensibile al tema del rinnovo contrattuale. Chiediamo però a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese».

IN PIAZZA - È forte la presa di posizione del segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, assunta durante l’intervento alla manifestazione del sindacato a Roma contro il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ed il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Prima Scrima se la prende con la decisione del responsabile della pubblica amministrazione che ha portato le fasce di reperibilità in caso di malattia da quattro a sette ore al giorno: «Al ministro Brunetta - ha detto il leader della Cisl Scuola - torniamo a dire di rispettare i lavoratori: nella scuola ci sono tanti ’sgobboni’ che non è possibile mettere agli ’arresti domiciliari’. Si infierisce ancora una volta sulle persone più indifese: è mortificante». Scrima si è anche rivolto con estrema durezza verso il ministro Gelmini: «Chiediamo - ha detto - di non fare più il portavoce al ministro Tremonti. Nella scuola non vanno raccontate favole (riferendosi all’iniziativa annunciata in settimana dal ministro di pubblicare una raccolta di fiabe, ndr) ma piuttosto bisogna affrontare la realtà di bambini che chiedono garanzie per il loro futuro».

LA VERTENZA - Sono tre i punti fermi della vertenza sindacale ribaditi dal palco dai segretari ai lavoratori e già recapitati al governo: fare un passo indietro sulla politica dei tagli, definiti insostenibili; assicurare risorse per il rinnovo del contratto per valorizzare il lavoro del personale; affrontare con efficacia il `dramma dei precari. Su quest’ultimo punto la Cisl, che trova d’accordo anche gli altri sindacati, sostiene che si potrebbe fare molto di più iniziando a immettere in ruolo i supplenti vincitori di concorso su tutti i posti vacanti e disponibili: posti che da stime ufficiali sarebbero rappresentati da ameno 30.000 cattedre e 70.000 unità di personale Ata. I numeri derivanti dai tagli sono impietosi: a causa della manovra finanziaria, rispetto allo scorso anno, la scuola italiana ha 3.826 classi in meno. E questo a fronte di 37.441 alunni in più. Senza dimenticare nel prossimo biennio, sempre in base al programma di governo contenuto nella manovra di fine 2008, si prevede un taglio di complessivo che arriverà ad oltre 130.000 posti.


"Il Corriere della sera", 31 ottobre 2009

15 Luglio: Tutti i Sindacati della Scuola uniti contro i tagli agli organici!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 luglio 2009


Il 15 luglio manifestazione in piazza Montecitorio
Protesta organizzata da tutti i sindacati nazionali

Precari della scuola in piazza
"In arrivo 16 mila licenziamenti"

di SALVO INTRAVAIA

Supplenti in piazza contro i tagli agli organici. Mercoledì 15 luglio, le organizzazioni nazionali che raccolgono i precari della scuola saranno a piazza Montecitorio per un sit-in di protesta. Al centro della manifestazione i tagli che dal prossimo anno scolastico mettono a rischio il lavoro di migliaia di supplenti. A settembre, infatti, oltre 16 mila saranno costretti a restare a casa senza cattedra e, soprattutto, senza stipendio. La Flc Cgil parla di "licenziamenti" mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua a ripetere che per effetto della contrazione degli organici "non verrà licenziato nessuno". Chi ha ragione? Lo sanno bene i diretti interessati che dallo stato di precarietà rischiano di scivolare in quello di disoccupazione, senza nessun paracadute.

Davanti alla Camera dei deputati ci saranno i precari aderenti al Cip (Comitato insegnanti precari) e alla Rete nazionale dei precari della scuola. I motivi della protesta sono esposti in un volantino che "boccia la Gelmini" per il suo operato. "Per difendere una scuola pubblica statale, libera, gratuita, pluralista e laica", "per il diritto allo studio per tutti", "per la libertà di insegnamento", "per una scuola di qualità" e "per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro". Ecco cosa spinge i supplenti a scendere in piazza.

Per la prima volta dopo
lo sciopero generale dello scorso ottobre Cgil e Cisl si ritrovano accanto. Alla manifestazione aderiranno infatti anche la Cisl scuola, la Flc Cgil e la Gilda degli insegnanti. La Cisl scende in piazza per "dare prospettive e tutele ai precari della scuola", spiega Francesco Scrima. La Flc Cgil "è fortemente impegnata a contrastare le politiche dei tagli indiscriminati nelle scuole e a tutelare il diritto al lavoro, nella convinzione che non è riducendo le risorse finanziarie e di organico che si dà efficienza ed efficacia alla scuola italiana".

"I provvedimenti adottati dal governo nei confronti della scuola - dichiara Rino Di Meglio, leader della Gilda - colpiranno duramente le decine di migliaia di colleghi precari che dal prossimo anno scolastico perderanno qualunque possibilità di inserimento e stabilizzazione e delle misure a sostegno dei precari annunciate dal ministero non c'è ancora alcuna traccia".

Prove di unità sindacale, in vista degli impegni autunnali? Si vedrà. Un fatto è certo: fra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) a settembre svaniranno 57 mila posti: un record per la scuola. Solo i pensionamenti attenueranno quello che poteva essere un autentico tsunami: andranno in pensione in 41 mila liberando altrettanti posti. Ma dell'indennità "di disponibilità", ventilata dal governo a favore dei supplenti annuali (quelli con contratto fino al 31 agosto), non vi è traccia.


("la Repubblica", 10 luglio 2009)

Disastro governativo sulla Scuola Italiana! SOS
post pubblicato in Notizie ..., il 24 marzo 2009


I numeri ufficializzati dal ministero dell'Istruzione: al Sud spariranno due posti su tre
La più penalizzata è la scuola ex media, che avrà 15.541 docenti in meno pari al 10%

Salteranno 37 mila cattedre
più della metà nel Meridione

di SALVO INTRAVAIA


Salteranno 37 mila cattedre più della metà nel Meridione

Dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell'Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c'è.

Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.

Il taglio all'organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.

I numeri, del resto, dicono tutto. Su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (pari al 62 per cento) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre tagliate 20.311 salteranno al Sud. Un effetto che la Flc Cgil considera "disastroso".

Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire di botto 15.541 cattedre: una su dieci. Saranno i docenti di Italiano e Tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.

E per comprendere che, riguardo alla primaria, il calo della popolazione scolastica non c'entra nulla basta citare un paio di numeri. Secondo le previsioni di viale Trastevere sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (pari allo 0,66 per cento) e i posti tagliati saranno quasi altrettanti. In sostanza, le regioni del Sud perderanno un posto per ogni alunno in meno. Complessivamente, la regione che dovrà subire il taglio maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno. La Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre (3.998 in tutto).
("la Repubblica", 24 marzo 2009)

Le famiglie italiane contro il tentativo di distruzione della Scuola e di eliminazione dei suoi dipendenti
post pubblicato in Notizie ..., il 27 febbraio 2009


 

A settembre 30mila professori a spasso

di Maristella Iervasi

Il maestro unico terrà banco o sarà «bocciato»? Le famiglie hanno scelto: hanno iscritto i loro figli a scuola. Domani si chiudono le iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010: l’anno orribilis della scuola Gelmini. Una controriforma dagli effetti boomerang per tutti: famiglie, studenti, ma soprattutto per i docenti, i precari e il personale Ata (collaboratori scolastici, segretari e ammnistrativi) per via della mannaia Tremonti che sta per abbattersi senza pietà.

Istruzione massacrata
I bambini e i ragazzi che siederanno per la prima volta sui banchi - (nell’anno in corso c’è stato un trend di crescita di alunni intorno alle 10mila unità) - troveranno una scuola più povera, massacrata in ore di lezione, indirizzi, compresenze e contenuti. E più povera di lavoratori: 57mila i tagli imposti in Finanziaria per il 2009. Vale a dire in termini di personale: 42mila docenti e 15mila Ata. Oltre 30mila supplenti annuali saranno licenziati in tronco; oltre 10 mila saranno i docenti di ruolo in esubero, rivela il sindacato Flc-Cgil. Un taglio imposto da Tremonti che la Gelmini si appresta ad eseguire senza batter ciglio. E per il quale anche la Gilda degli insegnanti minaccia lo sciopero. I tagli agli organici avranno conseguenze drammatiche, soprattutto nel primo ciclo d’istruzione, dove la cosidetta riforma Gelmini debutta dal prossimo settembre. Alle scuole medie i sindacati prevedono una riduzione drammatica di 16mila posti in meno, concentrati per lo più nella classe di concorso di Italiano, Storia e Geografia ed Educazione tecnica. Uno scenario ancora più terribile si prospetta alle elementari (la scuola primaria italiana che fino ad oggi era vista come un modello d’eccellenza all’estero): qui i posti in meno che salteranno per via della cura dimagrante imposta all’istruzione si attestano intorno ai 20mila.

Maestro unico «bocciato»?
Un effetto-conseguenza del ritorno del maestro unico voluto dal ministro dei grembiulini, dei voti in numero in pagella e del 5 in condotta. Un ritorno al passato - che secondo indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa<CF161> Dire</CF> ma confermate anche da Tuttoscuola, il portale sempre bene informato su quel che accade all’istruzione - le famiglie avrebbero ampiamente «bocciato», battendo tutti i record con la richiesta di tempo pieno. Soprattutto nelle metropoli del Nord e del Centro del paese. Ma anche il Sud, dove la scuola fino al pomeriggio non è mai decollata pare invece che si verifichi una inversione di tendenza. Se così sarà, Berlusconi in primis e la stessa Gelmini verranno travolti: hanno ribadito più volte: «Il tempo pieno verrà potenziato». Nulla di tutto questo accadrà dal prossimo settembre. Semmai verrà confermato solo laddove il modello di 40 ore esiste già.

Tagli all’istruzione
La Finanziaria 2008 prevede una mannaia consistente in 3 anni: 87mila posti docenti e 42mila Ata. Per il 2009 la cura dimagrante è concentrata solo sul primo ciclo d’istruzione con una sforbiciata che provocherà una profonda ferita alla scuola conteggiata in 57mila posti in meno. Un risparmio che la Gelmini realizzerà non solo «eliminando» 42mila posti-cattedra. Per non scontentare Tremonti, l’obiettivo-Tremonti il resto del taglio è determinato dall’aumento degli alunni per classe (da 25 a 27-28), la riconduzione delle di tutte le cattedre a 18 ore.

Materie ridotto all’osso
L’insegnanto dell’italiano perde 2 ore. Tecnolgia un’ora. Arte e immagine 2 ore ogni corso di tempo prolungato. Idem per musica ed educazione motoria. Nessun taglio invece per la religione cattolica, mentre viene aggiunta un’ora di approfondimento in materia letteraria di cui non si sa la sorte: cosa e chi dovrebbe insegnarla.

Via tutte le compresenze

Il modulo è stato cancellato. Via anche tutte le compresenze dalle classi. E resta aperto il problema di chi sorveglierà i bambini a mensa nel tempo normale dove ci sono rientri pomeridiani. Gli organici verranno assegnati solo per le ore di insegnamento.

"l'Unità", 27 febbraio 2009
I testi delle Leggi contestate da studenti, docenti e genitori nelle piazze d'Italia
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 18 ottobre 2008


 LA SCHEDA. Tutti i motivi di una protesta che da settimane
mobilita insegnanti, alunni e genitori. E i testi delle leggi

Dal maestro unico ai precari
le leggi al centro della protesta

di SALVO INTRAVAIA


 

Dal maestro unico ai precari le leggi al centro della protesta

Dal maestro unico ai precari degli enti di ricerca: ecco tutti i motivi di una protesta che da settimane porta in piazza insegnanti, alunni e genitori, tutti contro il ministro dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini.

Il maestro unico. Il ripristino del maestro unico nella scuola primaria sin dal prossimo anno scolastico è uno dei temi che mette d'accordo insegnanti, genitori e buona parte dei pedagogisti. Il team (tre insegnanti che operano su due classi) ha portato la scuola elementare italiana ai primi posti nelle classifiche internazionali. Il nostalgico ritorno al maestro unico, spiegano i sindacati, è dettato soltanto da "necessità di cassa" e accorcerà il tempo scuola a 24 ore settimanali: 4 ore e mezzo al giorno (il testo della legge)

I tagli agli organici della scuola. I pessimisti parlano di smantellamento della scuola pubblica italiana, il governo parla di tagli per eliminare gli sprechi. Sta di fatto che la Finanziaria estiva prevede una autentica cura da cavallo per il personale della scuola. Una serie di "operazioni", come quella del maestro unico o la riduzione delle ore di lezione alla media e al superiore, consentiranno all'esecutivo di tagliare 87 mila e 400 cattedre e 44 mila e 500 posti di personale Ata: amministrativo, tecnico e ausiliario. Saranno i 240 mila docenti precari delle graduatorie provinciali a pagare il salatissimo prezzo della "razionalizzazione" delle risorse e gli 80 mila Ata che ogni anno consentono alle scuole di funzionare (il testo della legge)


Le classi per gli alunni stranieri. La creazione di classi differenziate per gli alunni stranieri, "rei" di rallentare i processi di apprendimento degli alunni nostrani, non era messa in conto. Ma da quando la Lega ha preteso e ottenuto l'approvazione di una mozione che istituisce di fatto le classi "per soli stranieri" la questione si aggiunge al lungo elenco di motivazioni che portano il mondo della scuola a protestare (il testo della mozione)

La chiusura delle scuole. Per rastrellare alcune centinaia di posti di dirigente scolastico e, bidello e personale di segreteria il ministro Gelmini ha imposto alle regioni, che si sono ribellate, di mettere mano ai Piani di dimensionamento delle rete scolastica. Secondo i calcoli effettuati dai tecnici di viale Trastevere, una consistente fetta delle 10.766 istituzioni scolastiche articolate in quasi 42 mila plessi scolastici va tagliata. Così circa 2.600 istituzioni scolastiche autonome rischiano di essere smembrate e accorpate ad altri istituti. Ma quello che preoccupa maggiormente gli amministratori locali è che il ministero vorrebbe cancellare dalla mappa scolastica del Paese circa 4.200 plessi con meno di 50 alunni.

Il contratto dei prof. Non è uno dei punti più indagati dai media ma i sindacati ricordano al governo che maestri e prof hanno il contratto scaduto da 10 mesi. E in tempi di tempeste finanziarie e inflazione galoppante la questione appare di un certo rilievo.

Il provvedimento "ammazza precari" degli enti di ricerca. Il tourbillon tocca anche le università e gli enti di ricerca dove la protesta ha già dato luogo ad occupazioni e manifestazioni che vedono gomito a gomito studenti e professori, a partire dalla legge 133 sui precari (il testo).
In base a un disegno di legge, già approvato dalla Camera, che contiene una norma sulla stabilizzazione dei precari, 60 mila cervelli nostrani che fino ad oggi hanno lavorato presso università ed enti di ricerca rischiano di vedere andare in fumo i loro sogni. Se gli enti da cui dipendono non riusciranno a stabilizzarli entro il 30 giugno 2009 dovranno trovarsi un'altra sistemazione: magari all'estero (il testo del provvedimento)

La privatizzazione delle università. La coppia Tremonti-Gelmini, secondo studenti e mondo accademico, ha messo al collo degli atenei un autentico nodo scorsoio che li metterà nelle mani dei privati. Il decreto-legge 112 prevede la riduzione annuale, fino al 2013, del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46 per cento sulle spese di funzionamento. Un combinato che farà mancare l'ossigeno agli atenei e li costringerà, anche attraverso la trasformazione in Fondazioni, a cercare capitali privati.

Il turn over "col contagocce". Ogni cinque professori universitari che andranno nei prossimi anni in pensione gli atenei potranno assumere un solo ricercatore. Quella di entrare stabilmente nel mondo universitario, per migliaia di precari già in forze presso gli atenei, diventa un autentico miraggio. Per questo gli studenti dell'Unione degli universitari hanno coniato lo slogan "sorridi ... se ci riesci".
("la Repubblica", 17 ottobre 2008)

Con elevata probabilità dovremo subire la prepotenza "politica" dei "governanti", ma diciamo almeno che noi non ci stiamo alla distruzione della cultura in Italia!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 ottobre 2008


 

Studenti e professori uniti contro il "programma" distruttivo firmato Gelmini
Rina Gagliardi
No, non è necessario, ogni volta, preconizzare un "nuovo Sessantotto" per affermare che sta succedendo qualcosa di molto importante, forse perfino di entusiasmante, nel mondo della scuola, dell'università e della ricerca. Basti un dato che salta agli occhi: la protesta contro le scellerate politiche del Governo Berlusconi sta dilagando in molte città d'Italia, a ritmo e con intensità crescente. Dopo la giornata studentesca della "80 manifestazioni", dopo le occupazioni di rettorato e la campagna di Sms sul Quirinale, dopo i primi cortei cittadini (particolarmente ricco quello che l'altra sera ha invaso il centro di Firenze), anche la giornata di oggi preannuncia lotte e mobilitazioni, da Milano a Roma, fino a Palermo. Un movimento "in piena regola", una soggettività già strutturata e determinata a durare? Ancora è presto per conclusioni così perentorie - come quelle che tanto preoccupano gli editorialisti del Corriere . Ma è difficile che si tratti di una delle tante "fiammate" che scuotono, per qualche giornata o qualche settimana, la scena sociale - e non soltanto perché sul tappeto c'è già uno sciopero generale, alla fine del mese, proclamato dalle tre confederazioni sindacali.
Il fatto è che siamo di fronte all'attacco più sistematico - e più ideologicamente motivato - al sistema pubblico dell'istruzione, che si sia prodotto nel corso di questi anni. Tutti i governi dell'ultimo ventennio, è vero, sono stati mossi dall'imperativo di ridimensionare, snellire, risparmiare (e comunque mai riformare) il mondo della scuola e della ricerca: è stata, ed è, una delle conseguenze "naturali" della religione neoliberista, che nell'istruzione pubblica e di massa vede sempre e comunque una spesa "improduttiva", uno spreco.
Adesso, però, grazie all'ineffabile ministra Gelmini, il salto di qualità è evidente: dall'asilo all'università. non c'è comparto che possa considerarsi al riparo. Ritorno al maestro, anzi alla maestra unica, nelle elementari, e tendenziale cancellazione del tempo pieno. 150mila prof cacciati via, nelle superiori, a forza di accorpamenti, "dimensionamenti" e altri strumenti amministrativi, con l'annuncio della prossima trasformazione per gli istituti che lo vorranno in "fondazioni" sponsorizzate da privati. Quanto all'Università, come ha detto il preside della Facoltà di Scienze politiche di Roma, la legge 133, approvata in estate, "non è né una riforma né una controriforma: è un omicidio" bello e buono. E' il progetto, tout court, della fine dell'Università come luogo di alta formazione culturale, e di elaborazione di nuovi saperi e nuova criticità. La gran parte dei docenti, vecchi o giovani che siano, che oggi abitano le nostre facoltà si sentono, fondatamente, come gli "ultimi" della loro specie - per legge, non saranno sostituiti, e di loro non resterà traccia forse neppure nella memoria. C'è qualcosa, in questo "programma" distruttivo che procede alla velocità di un bulldozer (e va ben oltre la simbologia dei grembiulini), che ferisce, in profondità, la dignità delle persone, di un lavoro, di una comunità consapevole di essere anche e soprattutto un luogo centrale della democrazia. C'è la percezione di uno spirito vendicativo, e punitivo, che va oltre il disconoscimento . Ma come fa un commentatore dotato di discernimento come Ernesto Galli della Loggia a difendere, quasi a priori, la signora Gelmini e a tacciare il mondo della scuola di "partito preso"? Come fa a non accorgersi, all'opposto, della incredibile incompetenza che muove tutti i passi del Ministero di Viale Trastevere?
Come fa, in ultima analisi, a non capire che il disagio della scuola, questa volta, è diventato insopportabile: studenti destinati alla vita di stenti del precario, ricercatori "a perdere", professori disprezzati o dipinti come parassiti (e addirittura come gente che guadagna "non male", in rapporto a quello che fa), lavoratori a rischio di estinzione, questa volta, per citare un grande classico, hanno da perdere solo le loro catene. Perciò scendono in piazza. Perciò, sono obbligati a costruire il movimento di opposizione che, forse, più di ogni altro, potrà scuotere i cittadini italiani dall'ipnosi berlusconiana. Ma volete, dunque, che nella scuola rimanga tutto così com'è? No di certo - a cominciare dalla stragrande maggioranza degli edfici oggi fuori norma, moltissime cose andrebbero cambiate. Come per esempio quello che accade in una scuola elementare di Roma (a via della Pisana), dove, l'altro giorno, tutti i ragazzini e le ragazzine si son dovuti portare da casa carta igienica, saponette, risme di carta per le fotocopie, Scottex e hanno "dovuto", più o meno, versare ciascuno dieci euro per il fondo cassa delle normali spese scolastiche. Con quale rispetto per l'istituzione cresceranno quegli alunni? Con quale "credo" concreto del diritto allo studio per tutti? Sì, certo, tutta la scuola avrebbe bisogno di tornare davvero al centro delle scelte della nazione. Di una nazione civile, e non in via di imbarbarimento come la nostra.


"Liberazione", 15/10/2008

Questi "governanti" - "scelti" da una "maggioranza" di Italiani, grazie ad una infame Legge Elettorale - non sanno quel che fanno, non sanno quel che dicono! Insomma, non sanno proprio nulla, eppur ... "governano"!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 24 agosto 2008


 Il ministro Gelmini a tre settimane dalla ripresa scolastica
"Taglieremo 85mila docenti e abbatteremo gli sprechi"

"Scuola del Sud abbassa la qualità
Corsi agli insegnanti meridionali"


"Scuola del Sud abbassa la qualità Corsi agli insegnanti meridionali"

Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione

CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - "Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti". La risposta alle parole di Bossi arriva dal ministro dell'Istruzione. E' passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". A tre settimane dall'inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.

"La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha detto il ministro bresciano. "Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione". Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. "E' una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio".

E il "rimedio", il ministro all'Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011. "Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa". La Gelmini vuole anche aumentare le ore: "E' giusto dare agli insegnanti gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati".

("la Repubblica", 23 agosto 2008)
!? La distruzione dell'Università pubblica!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 luglio 2008


Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni

Università, la protesta dilaga: "Via i tagli o stop alle lezioni"

di ANDREA BETTINI


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.

Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.

I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.


"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.

La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".

"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".

La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
("la Repubblica", 15 luglio 2008)

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ADI, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU, UILPA-URAFAM

I contenuti del Decreto-Legge 112/08:

1. limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale
docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2. ulteriori drammatici tagli al Finanziamento pubblico dell'Universita';
3. la prospettiva della privatizzazione degli Atenei attraverso la loro
trasformazione in Fondazioni;
4. taglio delle retribuzioni dei docenti e del personale tecnico e
amministrativo

determineranno la scomparsa in breve tempo dell'Universita' italiana, come
sistema pubblico nazionale, previsto e tutelato dalla Costituzione, il cui
mantenimento deve essere a carico dello Stato e non a carico degli studenti
e delle loro famiglie.
E saranno soprattutto gli studenti ad essere danneggiati perche' non sara'
piu' garantita una offerta formativa di qualita', che puo' essere fornita
solo da Atenei in cui i docenti possano svolgere - inscindibilmente -
ricerca e didattica di alto livello.

Il blocco del turn over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo,  impedisce il necessario ricambio generazionale, aggravando
ulteriormente il problema del precariato, e non consente il giusto
riconoscimento del merito a quanti operano nell'Universita'.

Il mondo universitario e il Paese non possono accettare che venga
smantellata l'Universita' pubblica, che invece va riformata e rilanciata
nel suo ruolo - riconosciuto a parole da tutti - di promotrice dello
sviluppo culturale ed economico nazionale.

L'Universita' non intende sottrarsi a qualsiasi tipo di valutazione che
porti alla valorizzazione del merito, alla esaltazione dei risultati e
all'ulteriore miglioramento del Sistema.

Per rilanciare il Sistema Universitario Nazionale e' tuttavia
indispensabile prevedere:
- maggiori finanziamenti per l'Alta formazione e la Ricerca pubbliche,
adeguandoli agli standard internazionali, allo scopo di consentire a tutti
i docenti di svolgere adeguatamente le loro attivita' di ricerca e di
insegnamento;
- maggiori risorse per un reale diritto allo studio;
- la riforma dell'Organizzazione del Sistema Universitario Nazionale;
- il superamento dell'inaccettabile fenomeno del precariato, attraverso
procedure di reclutamento che premino il merito;
- la riforma del dottorato di ricerca, quale terzo livello dell'Istruzione
universitaria, qualificandone l'accesso e il percorso formativo;
- la riforma della docenza, distinguendo nettamente il reclutamento
dall'avanzamento di carriera, prevedendo per i neo-assunti una retribuzione
piu' elevata e una reale autonomia scientifica, anche al fine di arginare
la "fuga dei cervelli".

Per impedire la demolizione del Sistema Universitario pubblico e'
proclamato lo stato di agitazione.
In tutti gli Atenei saranno promosse Assemblee Generali per discutere sui
contenuti, il significato e gli effetti dei provvedimenti governativi e
sulle piu' adeguate iniziative di mobilitazione.
Si invitano tutti i professori e i ricercatori a non assumere carichi
didattici non espressamente previsti dalla legge.
Si invitano tutti gli Organi collegiali (Senati Accademici, Consigli di
Amministrazione, Consigli di Facolta', di Corso di Studio e di
Dipartimento) a pronunciarsi sui provvedimenti in corso.

E' indetta per martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di Roma
un'Assemblea nazionale aperta a tutte le componenti e a tutte le
rappresentanze universitarie.

Si auspica l'apertura di un confronto di merito su tutte le questioni
universitarie e, in questa direzione, si chiede un incontro con i Ministri
competenti.

10 luglio 2008

==========================
= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU"

= per leggere i documenti dell'ANDU: www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.php?name=News&file=categorie
s&op=newindex&catid=66
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/search?q=andu
= per iscriversi all'ANDU: http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 15.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

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Da "la Repubblica" di Napoli del 14 luglio 2008:

La distruzione dell'Università pubblica
di FULVIO TESSITORE

Devo iniziare con qualche premessa, onde evitare qualche malevola
valutazione di quanto mi accingo a osservare. Ricordo, quindi, che sono un
vecchio professore, che puo' vantare quasi cinquant' anni di insegnamento
ed e' in procinto di andare in pensione (per di piu' anticipata di un paio
d' anni, grazie a un demagogico provvedimento del ministro Mussi, che puo'
vantarsi di aver aperto la strada a quella che ormai viene comunemente
indicata come l' Universita' di Tremonti). In sostanza non ho interessi
personali da difendere. Posso sbagliare (e spero che qualcuno me lo
dimostri, per restituirmi serenita' e fiducia), ma parlo solo in difesa di
cio' che resta della nostra gloriosa universita' e dei giovani, i quali -
se ne dica quel che si vuole da parte di disinformati o frustrati - hanno
sempre e solo trovato nelle universita' il luogo della loro formazione
culturale e preparazione professionale. Il decreto 112 del 25 giugno
scorso, collegato alla manovra finanziaria, prevede una serie di norme
destinate a cambiare radicalmente, a mio credere a stravolgere
definitivamente il nostro sistema di formazione e istruzione superiore, in
assoluto dispregio della Carta costituzionale.
Secondo una tecnica e una vocazione consolidata delle forze di destra,
anche questo provvedimento (come la immonda legge elettorale che ci
governa) se non incostituzionale, certamente e' anticostituzionale, nel
senso che, forse, non viola il dettato formale della legge costituzionale,
ma certamente ne viola e offende lo spirito costituente. Di che cosa si
tratta? Detto in breve della privatizzazione del sistema universitario. Non
mi fermo su norme che pur metteranno in condizione di non operare le nostre
universita', perche' prevedono (articolo 66) la riduzione in tre anni del
fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 500 milioni; la drastica
limitazione del turnover, in misura pari al 20 per cento del personale
cessato; la trasformazione degli scatti biennali in triennali, ossia della
sola forma di aumento delle retribuzioni, in tal modo ridotte (si badi non
solo bloccate) per circa 500 milioni, destinati a un non meglio precisato
fondo del bilancio statale, da utilizzare, se del caso, per placare i
camionisti e per tenere in vita artificialmente l' Alitalia, dopo averne
impedita la vendita ad Air France (come si vede il mercato e' bello e buono
quando risponde agli interessi di qualcuno, non in tutte le occasioni in
cui puo' agire da riparatore di un disastro finanziario dell' allegra
finanza pubblica); il taglio (articolo 74) delle piante organiche nella
misura del 10 per cento; la rottamazione (si' "rottamazione") dei docenti
anziani, che l' amministrazione, puo', a suo libito, congedare e via di
questo passo. Naturalmente, in controtendenza, l' Istituto italiano di
tecnologia di Genova, costituito nel quinquennio di governo 2001-2006 della
destra, viene impinguato dei fondi e delle dotazioni patrimoniali della
soppressa Fondazione Iri. E sara' bene ricordare che questo istituto - che
avrebbe dovuto costituire il corrispondente italiano del Mit americano,
secondo quanto sostenuto dai soliti corifei provinciali nostrani - per
quanto ben dotato finanziariamente con un milione all' anno, finora non ha
fatto altro che il restauro degli edifici assegnatigli per sede. Lo ripeto,
non voglio fermarmi su questi punti allarmanti. Credo sia oggi
indispensabile fare un altro discorso, molto semplicemente e, se possibile,
pacatamente, non prima di aver detto che non mi curo dell' accusa che
potra' essermi fatta di conservatorismo, di incapacita' di cogliere i
processi di modernizzazione, di incapacita' di capire i processi di
omogeneizzazione del nostro Paese alle grandi democrazie occidentali. E non
mi curo di queste accuse perche' la piu' parte di quelli che possono
pronunciarle e che le hanno pronunciate in passato godono della mia
disistima, siano di destra o di sinistra. Sono dei provinciali alla
rovescia, che parlano senza sapere cio' di cui parlano. E torno a
domandarmi, di che si tratta? Semplicemente di una rozza, ottusa, criminale
rottura della nostra identita' nazionale, che e' fatta di cultura, quella
cultura di cui le universita' e gli enti di ricerca sono stati fino a oggi
gli artefici e i garanti. Quali le conseguenze di queste norme sciagurate e
ipocrite? Semplice, la drastica riduzione del nostro sistema universitario
a 13/14 sedi in grado di trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
lasciando tutte le altre a vivacchiare, finche' potranno (ecco l'
ipocrisia), perche' nessuno le obbliga a trasformarsi in fondazioni. Questo
non e' il peggio della situazione, Prescrivere quanto s' e' detto senza
tener conto delle diverse condizioni socio-economiche del Paese significa
provocare una doppia discriminazione. Una discriminazione tra le parti
ricche e quelle povere del Paese. Una discriminazione tra giovani ricchi e
giovani poveri. Le zone ricche potranno garantire le condizioni di vita
delle universita'-fondazione, quelle povere no e si badi che cio' potra'
riguardare anche una universita' antica e gloriosa, come ad esempio la
Federico II. I giovani ricchi potranno accedere alle universita' private,
che potranno garantirsi l' autofinanziamento piu' o meno agevolmente, senza
piu' temere la contestazione giovanili, tanto i contestatori potranno
sempre accedere alle universita' di serie B, dove si paga poco, si studia
meno e peggio, si ha piu' tempo per il tempo libero. E non e' tutto cio' un
profilo esaltante e liberatorio del privato contro l' oppressione
conservatrice del pubblico? Di certo ci penseranno i patrocinatori della
"societa' civile" (che rispetto molto piu' io che loro) a metterlo in
evidenza. Che cosa significa tutto questo, facendo un piccolo passo avanti?
Significa mettere in discussione la identita' statale del nostro Paese,
privata dell' alimento che le viene dalla identita' nazionale, che e' fatto
di cultura. Vuol dire tutto questo che nulla va mutato nel nostro sistema
universitario? e' vero proprio il contrario. Ma riformare, trasformare
radicalmente si puo' a condizione di sapere qual e' il passato da
modificare, qual e' il presente che si vive e il futuro che si deve vivere.
E si tratta di questioni di cultura, non di economia e neppure di politica,
o meglio, di economia e di politica in quanto queste siano non fini a se
stesse ma strumenti di evoluzione e di progresso culturale e civile.
Significa smetterla di crogiolarsi da provinciali con il vezzo di
raccattare le idee che non si hanno, la conoscenza di cui non si dispone da
qui e da li'. Il modello che sta dietro al decreto sullodato, se modello
e', e' una incolta utilizzazione del modello americano, applicato a una
struttura sociale, culturale, economica del tutto diversa da quella
americana (e non dico nulla sul vero e proprio incubo che per le famiglie
americane sono i costi della formazione nelle grandi e vere universita',
che si traducono in debiti, spesso da saldare in anni e anni, se si ha
fortuna professionale). Sono convinto che le nostre universita', i nostri
docenti, i nostri studenti debbono insorgere, si' insorgere e far sentire
la propria voce. e' il momento di azioni drastiche e decise. Perche' la
Conferenza dei rettori non propone alle sedi la chiusura, con il blocco
delle attivita'? Si vedra' allora se le universita' contano qualcosa in
piu' dei camionisti, se un ministro tracotante vale piu' di una intera
classe di scienziati ed educatori, che all' universita' hanno dedicato la
vita. Non c' e' piu' tempo. Bisogna agire."

12 GIUGNO 2008: CONFRONTO PUBBLICO CON I CANDIDATI A RETTORE DELL'UNIVERSITA' DI PALERMO
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 17 maggio 2008


 Ai Docenti, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti dell'Universita' di Palermo

Giovedi' 12 giugno 2008 alle ore 17,00

I tre Candidati alla carica di Rettore

Roberto Lagalla
Francesco Maria Raimondo
Giuseppe Verde

parteciperanno ad un

Confronto pubblico sui problemi dell'Universita'

=====

L’indifferenza della politica nei riguardi dei problemi della formazione, che ha relegato l’Italia agli ultimi posti tra i 27 Paesi europei per scolarizzazione, rendimento scolastico, investimenti nella pubblica istruzione, consumi culturali delle famiglie, conoscenza delle lingue straniere ma anche della lingua madre, ha prodotto anche nell’Universita' italiana fenomeni di regressione, effetti diretti di una legislazione episodica, contraddittoria e punitiva.

La forzatura del "3 + 2", il dilagare del precariato, la mancata riforma dell'organizzazione degli Atenei e del Sistema nazionale universitario, la mancata riforma dei meccanismi di reclutamento e di promozione dei docenti, il mancato riconoscimento della terza fascia docente, la continua riduzione dei fondi, sono solo alcuni degli elementi che denunciano l'assenza di un progetto di rilancio del fondamentale ruolo dell'Universita' statale - a parole auspicato da tutti - nell'Alta formazione e nella Ricerca per la crescita sociale ed economica del nostro Paese.

Il degrado del sistema formativo e' poco avvertito dal sentire comune e anche questo pone all’Università una serie di questioni di ardua soluzione.

L’Ateneo di Palermo ha avuto un problema in piu' rispetto agli altri perche' paralizzato e logorato per anni da una serie di ricorsi contro lo Statuto in una fase in cui essenziali sarebbero stati stabilita' e partecipazione.

Quali scelte per uscire da questo guado e tentare un rilancio del nostro Ateneo, i cui progressi di questi ultimi anni, sono stati si importanti, ma ancora insufficienti?

I tre candidati alla carica di Rettore dell’Universita' di Palermo per il triennio 2008 – 2011 hanno aderito alla proposta dell’ANDU di Palermo di dibatterne in un confronto pubblico indetto per
Giovedì 12 giugno 2008 alle ore 17,00.


L'Esecutivo dell'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) della Sede di Palermo

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Segnaliamo l'articolo "Lauree brevi e molto inutili", sull'Espresso datato
22 maggio 2008. Per leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-05/080516/I3VTW.tif

Segnaliamo anche l'articolo "Sorpresa, la laurea breve funziona cosi' lo
studente non e' piu' fuori corso", su Repubblica del 14 maggio 2008. Per
leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-05/080514/I34QX.tif

Riceviamo da "Genitori in rete" e ... diciamo la nostra, attendendo anche la Vostra opinione! Grazie.
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 13 aprile 2008


 

----- Original Message ----- From: Ignazio Licciardi To: dw-infanzia@yahoogroups.com Sent: Sunday, April 13, 2008 11:09 AM Subject: Re: [dw-infanzia] Il prof è un incapace? Segnalalo su internet ...

La risposta da Notes-bloc
PALERMO - Carissimi,ricevo una mail dalla Lista “Genitori in rete” sul problema “
Il prof è un incapace? Segnalalo su internet …”

Dichiaro subito che mi sembra un'ottima idea!

Sapete, sto tornando da una Scuola presso la quale ho usato l'unica arma disponibile per il Cittadino: il voto! E, mentre attendevo il mio turno per potere esprimere il mio voto (anche se detto voto è del tutto mortificato da una Legge Elettorale “degna” soltanto di chi l'ha varata!), pensavo: ma che sarebbe bello, se si trascorresse la parte più interessante della vita - da 3mesi a 18-25anni (fino all'Università) -, dialogando, progettando, costruendo il futuro e trasformando le menti da "ingenue" ("non istruite",cioè), come sostiene Howard Gardner, in menti "disciplinate" (cioè, che siano "in grado di desiderare il padroneggiamento delle conoscenze ed il loro uso"!). Sì, pensavo a queste cose!

Abbiamo bisogno di Scuole-Officine, di Scuole-Palestre, di Scuole-Teatro, di Scuole Multimediali, dove gli esperti (i docenti) siano soprattutto degli educatori-formatori, certamente esperti nei vari campi dello scibile, purché in grado di "lavorare", sbracciarsi insomma insieme ai loro allievi per sapere e per comprendere. Soltanto così, infatti, io penso, possiamo "trasformare il mondo".

Che ho voluto dire con questa mia riflessione, allora? Soltanto che, se la valutazione, da parte dei discenti, riguardo ai loro proff., serve per instaurare nella Scuola e nelle Università il vero senso della Democrazia (quella pedagogico-deweyana, tanto per intenderci), ben venga il voto degli Studenti, purché sia pubblicizzato, però! Nelle Università, ciò si fa già, ma i dati vengono trasmessi ai proff. in busta chiusa e ad personam. Insomma, nessuno viene a sapere mai come hanno votato gli studenti, dimostrando in tal modo soltanto pessima demagogia!!!

Per quanto riguarda il problema dei “bambini vivaci a scuola, preferisco tacere!!!

Ciao,

Ignazio Licciardi

Docente di Pedagogia generale

Facoltà di Scienze della Formazione

Università degli Studi di Palermo

 

----- Original Message ----- From: genitori in rete To: ML Cc: ML ; ML ; ML ; ML ; ML ; ML ; ML Sent: Sunday, April 13, 2008 12:20 AM Subject: [dw-infanzia] Il prof è un incapace? Segnalalo su internet ...

La proposta SCUOLA & GIOVANI

È boom per i siti che permettono di scrivere valutazioni sui propri docenti
Il fenomeno esteso in tutta Europa: "Combattiamo per la meritocrazia"

Il prof è un incapace?


Segnalalo su internet


I diretti interessati: "Studenti pronti a dare giudizi senza conoscerci veramente"
di DANIELE SEMERARO



ROMA - Una volta c'erano le scritte nei bagni delle scuole e sui muri degli edifici; oggi, invece, per dare giudizi sui propri professori si utilizza la Rete. Una mania che, pionieri gli statunitensi con decine e decine di siti, si sta diffondendo anche in Europa e inizia a far tremare i diretti interessati: i docenti.

In Italia il sito attualmente più gettonato è VotaIlProf. it (rigorosamente in "versione beta", cioè di prova, così come si usa ormai lanciare tutti i prodotti del Web). Si tratta di un servizio cosiddetto "social", che permette a ogni studente di votare i propri docenti universitari (e, se non ci sono, di inserire i loro profili con tanto di foto) su voci come "comportamento all'esame", "aggiornamento tecnologico", "cortesia", "disponibilità in orario di ricevimento", "risposte via e-mail", "presenza a lezione". A fianco di ogni voto, gli studenti possono anche lasciare dei commenti: "Persona seria e corretta - si legge in una scheda - oltre ad essere un ottimo docente. Speriamo futuro preside". Oppure: "Semplicemente il migliore prof che abbia mai avuto! Sempre disponibile e cortese, preparatissimo e simpatico. Magari fossero tutti come lui".


Di certo più divertenti, ma sempre abbastanza corretti, i commenti negativi: "Da cacciare da tutte le facoltà", si legge in una scheda; oppure: "Braccia tolte all'agricoltura". E c'è anche chi racconta aneddoti: "Per lui - scrive un ragazzo a proposito di un docente di informatica - la sigla 'Rgb' rappresentava red, green e il famosissimo colore primario beige!" ('Rgb' è in realtà un modello di colori - rosso, verde e blu - che viene usato nel digitale per trasmettere le immagini). E ancora: "Disastroso, il peggior professore della mia carriera universitaria. Argomenti totalmente sbagliati e obsoleti. Disponibilità e affidabilità nulle, nessuno lo vede mai in facoltà".

Nella pagina principale del sito anche due speciali classifiche: la "Top10", cioè quella dei prof più votati, e la "Flop10", che racchiude i docenti che piacciono di meno. "L'intento di VotaIlProf - ci spiega l'ideatore Roberto Chibbaro, 32 anni e una laurea in Giurisprudenza - è quello di costruire un database nazionale per conoscere e valutare i docenti universitari, ridimensionando, eventualmente, i pregiudizi e confermando gli elogi degli studenti. L'idea è di superare il 'sentito dirè con l'utilizzo di un algoritmo per sviluppare uno strumento di rating serio e affidabile".


Ma com'è nata l'idea? "Prima - continua Chibbaro - facevo l'avvocato, ma era un lavoro che non mi ha mai entusiasmato. Così con alcuni soci abbiamo deciso di aprire un quotidiano online dedicato al mondo universitario, Unimagazine. it. Poi, un giorno, l'arrivo di una strana e-mail da parte di un gruppo anonimo di docenti che, forse perché aveva apprezzato alcune nostre inchieste, ci proponeva di creare un progetto che si occupasse di meritocrazia e valutazione della didattica. L'idea ci sembrava molto interessante, e così sulla scia dello statunitense RateMyProfessor. com abbiamo creato VotaIlProf. it, online dallo scorso giugno". Un progetto, prosegue, che "nasce dalla volontà di meritocrazia, per combattere lo schifo di favoritismi e mediocrità che c'è in Italia e cercare, in piccolo, di fermare l'inquietante fuga di cervelli verso paesi che valorizzano di più le persone.


Il sito racchiude al momento 700 schede con oltre 1.500 giudizi e riceve circa mille visite al giorno. La maggior parte degli utenti ha tra i 18 e i 21 anni e si comporta generalmente bene: basti pensare che la media generale è di sufficienza, e che l'alunno non si rivolge a noi solo per denunciare cattivi comportamenti, ma anche per testimoniare la bravura o la correttezza di questo o quel docente. "Abbiamo un codice di comportamento molto stretto - aggiunge Roberto Chibbaro - e cerchiamo di filtrare tutti i commenti che arrivano. Gli utenti stessi, non solo i professori, hanno anche la possibilità di segnalarci gli abusi". E nel futuro? "Attualmente abbiamo avuto un'importante offerta di acquisto da un grande gruppo industriale. Ora siamo tre soci, ma la nostra speranza è quella di poter assumere del personale e creare occupazione proprio in Sicilia, dove vogliamo restare a operare".


E i docenti, come si sentono ad essere giudicati sulla pubblica piazza virtuale? "Ci si sente male, molto male", spiega Marco Lodoli, scrittore, giornalista e insegnante di Lettere. "È terribile per un professionista pensare di essere arrivato a una certa età e dover subire ancora processi, giudizi, valutazioni... rischiando di essere addirittura bocciato. Mi ricordo - continua - dei miei insegnanti, che umanamente erano un po' un disastro, pieni di difetti, ma che però mi hanno cambiato la vita. Il problema, in questo caso, è che un ragazzo magari comprende l'importanza degli insegnamenti ricevuti anni e anni dopo: come la mettiamo? Già adesso i prof sono una categoria di persone tendenzialmente insicure e depresse, la foto segnaletica su internet non è il massimo. Io, insomma, la vedo ancora di più come una telecamera che ci segue in continuazione pronta a dare giudizi senza conoscerci veramente".

Fuori dall'Italia quasi ogni paese ha uno o più siti attraverso i quali dare giudizi ai professori, liceali o universitari. Negli Stati Uniti ci sono PickAProf.com (
http://pickaprof.com/), RateMyProfessors.com (http://ratemyprofessors.com/) e RateMyTeacher.com (http://www.ratemyteachers.com/), molti dei quali coprono anche tutto il mondo anglofono arrivando in Canada, Inghilterra, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. In Francia c'è Jenotemonprof.com (http://jenotemonprof.com/), che punta tutto sullo "spirito di dialogo, rispetto e cambiamento". In Germania, c'è Spickmich.de (http://www.spickmich.de/), sito molto completo dedicato a corsi e docenti di tutte le università tedesche. Tra le voci da votare, giustizia, comprensione, divertimento e sforzo dello studente per ottenere un buon voto. E addirittura è possibile commentare ogni singola lezione.
(11 aprile 2008)


http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/voti-prof/voti-ai-prof/voti-ai-prof.html

Il prof è un incapace? Segnalalo su internet

http://lnx.edscuola.eu/board/viewtopic.php?t=2183&sid=fa8c28a233c94d888381df788a40fddf

Addio vecchie bacheche

http://www.unimagazine.it/index.php/it/nazionale/prima_pagina/ateneo/5052_addio_vecchie_bacheche

Forum studenti - Unimagazine.it

http://www.unimagazine.it/forums/

Addio zaini pesanti, tra i banchi il libro si legge sul pc

http://lnx.edscuola.eu/board/viewtopic.php?t=2193&sid=3d6916928f21b26e87892175ba389e6d

Non abbiamo i soldi ci saranno più bocciati

http://lnx.edscuola.eu/board/viewtopic.php?t=2192&sid=455454e899970d5ab9bcdcf58247fb29

Il futuro democratico è affidato alla scuola

http://lnx.edscuola.eu/board/viewtopic.php?t=2191&sid=455454e899970d5ab9bcdcf58247fb29

E, poi … Bimbi vivaci a scuola trattati col sedativo: i genitori non …(...)

Per il presidente del Coordinamento genitori democratici, Angela Nava, bisogna certamente "attendere l’esito delle indagini, ma siamo esterrefatti dalla disperazione di certi educatori che ricorrono a strategie criminali. Se il prezzo della tranquillità dev’essere questo, allora preferiamo una società di bambini ed adolescenti apparentemente ingovernabili". Gli fa eco Davide Guarneri, presidente nazionale dell’ Associazione Italiana Genitori: "sono incredulo, facciamo lavorare la magistratura. Se questi psicofarmaci sono stati somministrati nella scuola, è gravissimo. La chimica non può essere la soluzione di questo genere di problemi". Le associazioni si trovarono compatte anche due anni fa, quando Maria Burani Procaccini, presidente della Bicamerale dell'Infanzia, propose di usare il Ritalin, un'amfetamina, per calmare i bambini più esagitati.

Al centro delle polemiche sono finiti anche i docenti. Emilia Costa, titolare della cattedra di psichiatria e professore emerito alla Sapienza di Roma, da anni in prima linea contro l’uso disinvolto degli psicofarmaci, ha sottolineato che c’è una responsabilità da far risalire alla formazione degli insegnanti, che andrebbe "ripensata sotto il profilo dell’approccio pedagogico e relazionale. Un insegnante non può improvvisarsi medico: a Nardò è andato in scena in misto di ignoranza ed arroganza degli operatori scolastici, con un assoluta inconsapevolezza dei gravi rischi per la salute di quei bambini".
Però non si può pensare di risolvere, come quello di somministrare psicofarmaci ad un bimbo solo perché un po’ vivace, condannando la categoria dei docenti: "Purtroppo questo problema esiste – dichiara Enrico Nonnis, di Psichiatria democratica – ed non è un problema solo delle scuole, ma anche nelle famiglie. Nessuno nega ci siano difficoltà con i bambini, ma si devono gestire con un’attenzione educativa qualificata e coinvolgente, non con psicofarmaci".
Per Luca Poma, portavoce nazionale dell’associazione ‘Giù le Mani dai Bambini’, si sta sottovalutando la situazione: "un mese fa il sito
http://www.scuolaprotetta.it , proprio per garantire agli insegnanti la possibilità di fare un corso gratuito di formazione a distanza ha lanciato un appello su queste precise tematiche. Qualcuno ha detto che il rischio era di creare allarmismo, invece mi pare che ora più che mai sia necessario promuovere iniziative del genere: Nardò è solo il campanello d’allarme di un problema ben più diffuso".

Anche il mondo sindacale è rimasto scosso dalla vicenda di Nardò: secondo Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola "siamo alla follia, ma altro che casi sporadici, qui siamo dinnanzi ad un problema serissimo e dobbiamo allarmarci, ma soprattutto dove sono le istituzioni che devono vigilare? Il Ministero pubblica istruzione deve intervenire immediatamente con verifiche su tutto il territorio nazionale per rassicurarci che questo genere di abusi non accada altrove".


(...)
http://lnx.edscuola.eu/board/viewtopic.php?t=2188&sid=455454e899970d5ab9bcdcf58247fb29

Un caro saluto, Flavio

http://www.edscuola.it/famiglie.html
Skype: genitori_in_rete

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Se i giovani si mobilitano, qualcosa succederà! "... Il sapere non è una merce ma un bene comune".
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 23 settembre 2007


 

Studenti in piazza il 20 ottobre
"Stufi di chi decide per noi"

Le studentesse e gli studenti del nostro paese lanciano un appello alla mobilitazione contro ogni forma di precarietà e sfruttamento esistenziale nella vita e nella formazione. Nelle scuole e nelle Università luoghi profondamente colpiti dai processi globali di privatizzazione del sapere, le esistenze e le conoscenze sono ridotte a merce. Gli anni di Berlusconi hanno accelerato il processo di costruzione di Scuole ed Università funzionali al mercato e asservite al neoliberismo; le risorse pubbliche sono state ridotte al minimo, le politiche di investimento in innovazione e ricerca pubblica sono ormai state azzerate. Scendiamo in piazza per chiedere una decisa inversione di tendenza, segnali di forte discontinuità che mettano la conoscenza e il libero accesso ad essa al centro dell'azione di governo. Crediamo che questo possa avvenire solo se in Italia si riescano a sviluppare degli strumenti che garantiscano realmente la partecipazione di studenti e precari.
Reclamiamo il sacrosanto diritto ad essere consultati sulle scelte che riguardano il nostro presente e il nostro futuro!
Chiediamo l'abrogazione delle riforme Moratti, l'istituzione di una legge nazionale per il diritto allo studio per tutti/e e l'abolizione del numero chiuso nelle università, per garantire il diritto costituzionale all'accesso ai saperi a prescindere dalla propria condizione sociale, per assicurare il diritto primario e inalienabile alla formazione come principale elemento del pieno sviluppo della persona umana.
La precarietà esistenziale ci condanna ad una vita di insicurezza sociale, di incertezze per il proprio presente e futuro, ci relega ad essere cittadini di serie B senza né voce né dignità. Scenderemo in piazza perchè riteniamo che sia del tutto prioritaria una revisione delle norme che regolamentano il mondo del lavoro e del welfare, a partire dal superamento della legge 30 e dall'introduzione di nuovi strumenti di tutela sociale per chi è in formazione.


Crediamo in un modello che garantisca sicurezza sociale a partire dal reddito, che ci renda realmente liberi di scegliere e che ci permetta di formarci lungo tutto l'arco della vita; per questo chiediamo al governo l'istituzione di un reddito di formazione che garantisca l'accesso al sapere in tutte le sue forme, che assicuri servizi e autonomia del proprio percorso formativo, a partire da un'immediata copertura finanziaria di tutte le borse di studio. Vogliamo che si ponga fine allo scandalo tutto italiano degli idonei non assegnatari.
Giudichiamo vergognoso il tentativo di costruire in questo paese una finta contrapposizione tra diritti dei giovani e dei pensionati. Crediamo infatti che la precarietà non si sconfigga né togliendo i diritti ai nostri genitori né attaccando strumentalmente coloro che questi diritti continuano a difendere.
Vogliamo quindi rilanciare un dibattito pubblico che attraversi scuole, università e territori, capace di rendere il 20 ottobre la data di tutti/e, dove si esprima realmente un bisogno sociale di cambiamento e trasformazione dell'intera società.
Le studentesse e gli studenti esprimeranno la loro soggettività con un percorso partecipato nelle scuole e nelle università che ha l'obiettivo di costruire uno spezzone unitario caratterizzante di tutte quelle realtà e dei singoli che aderiranno a questo appello; una soggettività autonoma dai processi politici in atto, che rifiuta ogni tipo di strumentalizzazione, che chiede a gran voce un sapere libero come motore della trasformazione per una vera società della conoscenza, dei diritti e della pace... Il sapere non è una merce ma un bene comune.

Comitato studentesco per il 20 Ottobre


"Liberazione", 22/09/2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 23/9/2007 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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