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di Ignazio Licciardi
Nichi Vendola: "Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto".
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 maggio 2010


Nichi Vendola: «Giusta la pratica della disobbedienza. È battaglia di civiltà»

di Paola Natalicchio

Le intercettazioni? Sono strumenti investigativi considerati pericolosi non perché violano la privacy ma perché violano i santuari del potere». Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola non ha dubbi sullo scopo reale del disegno di legge che limita l’uso delle intercettazioni telefoniche. È già ora di pranzo mentre esce dalla libreria Feltrinelli di Bari dove ha trascorso la mattinata con Lorella Zanardo, per presentare - in una sala gremita - il libro “Il corpo delle donne”. Ma non è solo una domenica di fine maggio in cui tirare il fiato. Siamo a poche ore dall’inizio della battaglia parlamentare sulla legge-bavaglio.

I giornalisti dell’Unità hanno deciso di disobbedire alla nuova legge sulle intercettazioni. Se passerà in Parlamento noi non la rispetteremo. Cosa pensa di questa iniziativa?
«Dobbiamo iniziare a immaginare la diffusione di una pratica di disobbedienza civile a fronte di leggi che hanno un tasso di violenza istituzionale così evidente, così palpabile e così insopportabile. Il punto è uscire dallo schema consueto di una battaglia di opposizione il cui punto fondamentale è l’emendamento. Dobbiamo invece provare a riconnettere il senso di quello che accade nelle istituzioni alla sensibilità del Paese. Abbiamo bisogno davvero di ricostruire un elemento di indignazione nei confronti delle molteplici e organiche aggressioni al diritto di libertà, al diritto di essere informati e a una serie importanti di diritti costituzionali».

Pochi giorni fa lei stesso ha dichiarato che senza questa legge non avrebbe potuto mandare via i suoi assessori dalla vecchia giunta...
«È così. Le intercettazioni telefoniche servono non solo come strumento di contrasto ma anche come strumento di difesa. Certo, vanno usate in maniera ben vincolata e fuori da qualunque abuso. E non c’è dubbio che l’abuso c’è stato in questi anni. Ma sono uno strumento fondamentale, tanto più perché i fenomeni criminali reali hanno un carattere transnazionale e riguardano la criminalità economica e la criminalità mafiosa. Il problema è che in questo paese ormai il concetto di criminalità è applicato solo a tutta la sfera della marginalità sociale. Si sta lavorando alacremente per rimettere in pista il “doppio codice”».

In che senso? Cosa intende per doppio codice?
«Da un lato c’è il codice penale per i galantuomini, cioè i colletti bianchi, i ricchi e i potenti, che sono dentro una specie di ontologica innocenza. Dall’altro il codice per i briganti che oggi sono i nuovi poveri, prevalentemente stranieri, sempre e comunque colpevoli. L’immunità per le classi dirigenti e la criminalizzazione e la colpevolizzazione della povertà. Le intercettazioni non servono a catturare e colpire un clandestino extracomunitario. Servono per andare a vedere cosa c’è dietro la patina di perbenismo, dietro la retorica pubblicitaria che cinge le “magnifiche sorti e progressive” di questa classe dirigente».

Con che conseguenza?
«Ci sono i fasti e i nefasti. I fasti li vediamo dalla mattina alla sera in tv; i nefasti forse li possiamo ascoltare con un’intercettazione ambientale o telefonica. Si vuole impedire di conoscere i nefasti».

Per molti anni, come parlamentare, lei è stato in prima linea nella lotta alla mafia. L’impegno in Commissione antimafia le è costato minacce, è stato messo sotto scorta... Questa legge colpisce anche la lotta alla mafia: siamo davanti a un cambiamento radicale?
«Non lo dico io. Lo dicono tutti i procuratori antimafia. Lo dice il procuratore generale Grasso. Lo dice l’amministrazione nordamericana, i cui apparati repressivi di intelligence e di contrasto restano a bocca aperta dinanzi al fatto che noi stiamo praticando questa specie di “harakiri”, cioè l’impedimento al contrasto più raffinato».

Disobbedire però è possibile. E sono con noi in questa battaglia anche personalità del mondo della cultura e dell’arte: Dario Fo, Francesco Guccini, Ascanio Celestini e molti altri. Quanto sono importanti i poeti e gli artisti nel contrastare questa legge? Possono servire a creare un movimento di opinione più vasto?
«A condizione che questa battaglia si connetta con l’altra battaglia: quella per la questione sociale. Lo dico con una battuta: non ci vuole un’intercettazione telefonica per conoscere le intenzioni del ministro Sacconi sullo statuto dei diritti dei lavoratori. Se non si coglie la connessione tra l’attacco ai diritti di libertà, l’attacco ai diritti sociali e l’attacco ai diritti umani che si sono impastati in questi ultimi anni, facendo quel “pane cattivo” del berlusconismo che mangiamo tutti i giorni, la battaglia diventa difficile. Se quella degli strumenti di indagine diventa una battaglia elitaria e autoreferenziale è una battaglia perduta. Dobbiamo farne una grande questione di giustizia sociale. Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto. Quindi anche le questioni della giustizia hanno a che fare con una problematica gigantesca di giustizia sociale e di equità sociale. Solo così possiamo fare questa battaglia in maniera credibile e forte».

"l'Unità", 31 maggio 2010
Finalmente, una Sinistra plurale, dialogica e, quindi, unitaria contro l'americanizzazione della politica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 14 febbraio 2008


 http://home.rifondazione.it/xisttest/index.php?option=com_content&task=view&id=1835&Itemid=3




 E C C O C I

Al via la corsa elettorale di
Prc, Sd, Verdi e Pdci uniti.

 
Bertinotti: "a noi il compito di far vivere la sinistra".

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Aprire una strada alla novità necessaria

www.rifondazione.it
Violenza
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 21 novembre 2007




www.rifondazione.it

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In dodici mesi un milione di donne ha subito violenze
Per le più giovani ancora oggi è questa la prima causa di morte

Violenza sulle donne
La strage delle innocenti

L'ultimo stupro ieri, a Pordenone, in pieno centro: lei ghanese, lui italiano


 

<b>Violenza sulle donne<br>La strage delle innocenti</b>

Un manifesto contro la violenza

di ANNA BANDETTINI
MILANO - I loro nomi, le loro storie restano come memorie, la prova di una verità odiosa, crudele: Hina accoltellata a Brescia dal padre, Vjosa uccisa dal marito a Reggio Emilia, Paola violentata a Torre del Lago, Sara colpita a morte da un amico a Torino... L'ultima è stata resa nota ieri: una ventenne originaria del Ghana, costretta ad un rapporto sessuale in pieno centro a Pordenone.

In Italia, negli ultimi dodici mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c'è odio razziale, dove c'è povertà, ignoranza, non da noi.

Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.
Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso, secondo l'allarme lanciato lo scorso giugno dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, firmataria di un disegno di legge, il primo in Italia specificatamente su questo reato ora all'esame in commissione Giustizia.

"È un femminicidio", accusano i movimenti femminili, "violenza maschile contro le donne": così sarà anche scritto nello striscione d'apertura del corteo a Roma di sabato 24, vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita dall'Onu, una manifestazione nazionale che ha trovato l'adesione di centinaia di associazioni impegnate da anni a denunciare una realtà spietata che getta un'ombra inquietante sul tessuto delle relazioni uomo-donna.

Sì, perché il pericolo per le donne è la strada, la notte, ma lo è molto di più, la normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera, "si confonde con gli affetti, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale", come spiega Lea Melandri, saggista e femminista.

L'indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. "Da anni ripetiamo che è la famiglia il luogo più pericoloso per le donne. È lì che subiscono violenza di ogni tipo fino a perdere la vita", denuncia "Nondasola", la Casa delle donne di Reggio Emilia a cui si era rivolta Vjosa uccisa dal marito da cui aveva deciso di separarsi. "Da noi partner e persone conosciute sono i colpevoli nel 90 per cento delle violenze che vediamo. E purtroppo c'è un aumento", dice Marisa Guarnieri presidente della Casa delle donne maltrattate di Milano. "All'interno delle mura domestiche la violenza ha spesso le forme di autentici annientamenti - spiega Marina Pasqua, avvocato, impegnata nel centro antiviolenza di Cosenza, una media di 800 telefonate di denuncia l'anno - Si comincia isolando la donna dal contesto amicale, poi proibendo l'uso del telefono, poi si passa alle minacce e così via in una escalation che non ha fine".

In Italia, l'indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori, stalking come viene chiamato dal termine inglese, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. "Nella nostra esperienza si comincia con lo stalking e si finisce con un omicidio", accusa Marisa Guarnieri. Per questo le donne dei centri antiviolenza hanno visto positivamente l'approvazione, lo scorso 14 novembre in Commissione Giustizia, del testo base sui reati di stalking e omofobia.

Sanzionare penalmente lo stalking, significa, tanto per cominciare, riconoscerlo. "Molte donne vengono qui da noi malmenate o peggio e parlano di disavventura. Ragazze che dicono "me la sono cercata", donne sposate che si scusano: "lui è sempre stato nervoso"...", racconta Daniela Fantini, ginecologa del Soccorso Violenza Sessuale di Milano, nato undici anni fa per iniziativa di Alessandra Kusterman all'interno della clinica Mangiagalli di Milano. È in posti come questo, dove mediamente arrivano cinque casi a settimana, che diventa evidente un altro dato angoscioso: come intrappolate nel loro dolore, il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura. Forse perché non si denuncia chi si ha amato, forse perché non si hanno le parole per dirlo.

La manifestazione di sabato a Roma vuole spezzare proprio questo silenzio. "Una occasione per prendere parola nello spazio pubblico", come dice Monica Pepe del comitato "controviolenzadonne" che vorrebbe un corteo di sole donne. E Lea Melandri: "Manifestiamo per dire che la violenza non è un problema di pubblica sicurezza, né un crimine di altre culture da reprimere con rimpatri forzati, e che per vincerla va fatta un'azione a largo raggio". Va fatta una legge, concordano tutti. "Speriamo di arrivarci in tempi brevi - promette Alfonsina Rinaldi del ministero per le Pari Opportunità - Oggi abbiamo finalmente le risorse per lanciare l'osservatorio sulla violenza e in Finanziaria ci sono 20 milioni di euro per redarre il piano antiviolenza".

"Serve una legge che non cerchi scorciatoie securitarie ma punti a snidare la cultura che produce la violenza - dice Assunta Sarlo tra le fondatrici del movimento "Usciamo dal silenzio" - Una legge come quella spagnola, la prima che il governo Zapatero ha voluto perché riguarda la più brutale delle diseguaglianze causata dal fatto che gli aggressori non riconoscono alle donne autonomia, responsabilità e capacità di scelta. Ecco il salto culturale. Chiediamo che anche da noi il tema della violenza sia assunto al primo punto nell'agenda politica dei governi.

Chiediamo un provvedimento che dia risorse ai centri antiviolenza e sistemi di controllo della pubblicità e dei media, cattivi maestri nel perpetuare stereotipi che impongono sulle donne il modello "fedele e sexy". E chiediamo agli uomini di starci accanto, di fare battaglia con noi".

Qualcuno si è già mosso. Gli uomini dell'associazione "Maschileplurale", per esempio, che aderiscono alla manifestazione romana. "Sì, gli uomini devono farsene carico. La violenza è un problema loro, non delle donne - dice Clara Jourdan, della "Libreria delle Donne" di Milano, storico luogo del femminismo italiano - Sarebbe ora che cominciassero a interrogarsi sulla sessualità e sul perché dei loro comportamenti violenti. E riconoscere l'altro, il maschile, potrebbe essere utile anche alle donne". Nel caso, a fuggire per tempo.

("la Repubblica, 21 novembre 2007)

Riceviamo da Redazione Namir e ... pubblichiamo!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 19 ottobre 2007


 
Ignazio Licciardi aderisce e pubblica sul suo blog www.notes-bloc.ilcannocchiale.it .
 
----- Original Message -----
From: "DELUANA1" <deluana1@tiscali.it>
Sent: Friday, October 19, 2007 2:26 AM
Subject: VODAFONE AIUTIAMO GLI OPERAI


Carissimi, abbiamo una emailing list di oltre un milione di iscritti, ci veniva da domandarci come aiutare le 900 famiglie che subiranno l'esternalizzazione della VODAFONE che di fatto in tre anni diverra' un licenziamento ?

In poche righe significa questo, 900 operai e operai della VODAFONE una delle piu' grandi MULTINAZIONALI di TELEFONIA MOBILE verranno trasferiti in una altra ditta, e gli verra' garantito un salario e un posto fisso fino a che la VODAFONE comprera' da questa ditta in cui verranno trasferiti gli operai - materiali utili.

INSOMMA LA VODAFONE compra materiali dalla ditta e in cambio la stessa si prende gli operai da mantenere e' evidente che quando la VODAFONE non comprera' piu' i materiali da questa ditta gli OPERAI verranno LICENZIATI.

 il problema e' che questo accade nei confronti di chi ha un contratto a tempo INDETERMINATO - e quindi un domani potrebbe accadere a tutti.

COSA NON SI DICE ? non si dice che la VADOFANE e' in pieno attivo di bilanci - e quindi non dovrebbe licenziare anzi dovrebbe incentivare altre assunzioni - e allora perche' si vuole liberare di questi 900 OPERAI ?

PER IL SEMPLICE MOTIVO che la VODAFONE e' quotata in borsa - e che le borse se vedono qualsiasi ditta LICENZIARE promuovono la stessa invece di bocciarla. QUINDI se la VODAFONE licenzia guadagnera' in borsa.

COME POSSIAMO BLOCCARE TUTTO QUESTO ? ... ma semplice...chi mantiene la VODAFONE ?

 io - te - lei - lui - ... tutti noi scemi che parliamo al cellulare che inviamo messaggini...che utilizziamo il loro contratto...QUINDI E' FACILE AIUTARE QUESTI OPERAI E CANCELLARE DEFINITIVAMENTE QUESTE ESTERNALIZZAZIONI ATTUATE A BILANCIO POSITIVO...

SE LA VODAFONE ESTERNALIZZERA' QUESTI 900 OPERAI IN ALTRA DITTA - DISDICIAMO IMMEDIATAMNTE IL CONTRATTO CON LA STESSA TELEFONIA MOBILE - AFFOSSANDOLA ALMENO IN ITALIA - dove comunque si vendono piu' cellulari al mondo.

COME ORGANIZZARCI ? ... fai girare questa email al resto dei tuoi amici e contatti email - pubblicala nel tuo sito internet - inviala in mailing list - pubblicala in gruppi di discussione - e soprattutto FIRMALA - cioe' invia tuo nome e cognome alla nostra email di redazione -
giornale@namir.it  e lo pubblicheremo in questo sito internet

http://artenamir.interfree.it

aggiungendo che non acquisterai piu' una scheda telefonica VODAFONE se la stessa di fatto licenziera' questi 900 OPERAI.

SUCCESSIVAMENTE LA NOSTRA REDAZIONE INVIERA' TUTTE LE FIRME RACCOLTE ALLA VODAFONE.

ci riprendiamo I DIRITTI - E RICONTROLLIAMO IL MERCATO - RIMETTIAMO IN CAMPO IL CORAGGIO CHE ALLA POLITICA MANCA PER ACCORDI DI POTERE...E SOPRATTUTTO RICORDA...

se passa questo oggi... domani INEVITABILMENTE tocca a noi.

firmato

redazione namir.


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UN'ALTRA PESSIMA NOTIZIA - IL WELFARE E' STATO RITOCCATO DAL GOVERNO E I SINDACATI QUESTA VOLTA HANNO ESULTATO...GAUDIO GAUDIO GAUDIO - uno per ogni CGIL - CISL - UIL - sembra che hanno aumentato nel WELFARE di altri 16 mesi oltre i 36 mesi da fare da precari prima di essere assunti...naturalmente l'esultazione di MONTEZEMOLO non la scriviamo - non entrerebbe in questa email.

IL 20 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA SAN GIOVANNI A ROMA - E PORTATE QUESTE BENEDETTE BANDIERE ROSSE...non dobbiamo vergognarci della storia operaia.

Montezemolo s'è accorto che margherite, ulivi e quant'altro son finiti nel sacco del PD e ce lo vuol far ... Beh, occhio, gente!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 17 ottobre 2007


UNITÀ di BASE

U d B Settore Università

AI CONFINI DELLA REALTÀ

Aumentano i fedeli di Montezemolo & Co; scompaiono i rappresentanti dei lavoratori.

Nel nostro volantino del 13 ottobre riportavamo: il Governo aveva modificato il Protocollo del Welfare abolendo il tetto dei 5000 pensionamenti annui per i lavori usuranti e permettendo una sola proroga dei contratti a tempo determinato (dopo i primi 36 mesi). Era il frutto positivo dei tanti NO espressi al Referendum sul Protocollo Welfare e Pensioni. Passano due giorni e, sorpresa!, questi miglioramenti sono messi in discussione da Montezemolo e… i sindacati confederali!

Cgil/Cisl/Uil (insieme alla Confindustria) hanno detto che

il Protocollo non deve essere minimamente toccato!

Cioè hanno rifiutato i miglioramenti che la controparte (il Governo) offriva, ed unicamente perché non erano stati concordati con loro e smentivano tutto quanto avevano affermato in questi mesi, e cioè che il Protocollo, così com’era, era il massimo che si potesse ottenere.

Per una loro presunta “lesa maestà” sono ora pronti a dichiarare lo sciopero!

Naturalmente, di fronte a questo, sembra che il Governo faccia macchina indietro.

Peccato, perché consentire una sola proroga dei contratti a tempo determinato, anche se appena parziale come misura, avrebbe comunque dato un colpo importante alla diffusione del precariato e rappresentato un deciso segno di inversione di tendenza, e l’abolizione del tetto di soli 5.000 lavoratori annui (su un totale di 1.200.000!) avrebbe reso un po’ più credibili le misure a favore dei lavori usuranti.

D’altra parte perché meravigliarsi? La Cisl é contro l’abrogazione della Legge 30; la Cgil e la Uil con la Cisl firmano tutti i contratti che prevedono l’assunzione di lavoratori precari. Questi sono i sindacati confederal/concertativi.

Questi sindacati tra un mese si presenteranno ai lavoratori per essere votati alle RSU!

Ma questi sindacati quali interessi difendono? Forse quelli di questo signore…?

 

Ci sono già troppi difensori dei “poteri forti”, e questi non vedono l’ora di farci quello che vedi nella foto. Non aiutarli anche tu.


Vota i tuoi interessi.

Vota UdB!

Bologna, 16.10.07 Unità di Base

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