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di Ignazio Licciardi
"La Legge sul legittimo impedimento costituzionalmente illegittima"
post pubblicato in Notizie ..., il 12 aprile 2010


Milano, processo sulle presunte irregolarità nel processo Mediaset che vede tra gli imputati Berlusconi
Per l'accusa la certificazione degli impegni del premier non basta: "Si creerebbe un blocco della giurisdizione"

Legittimo impedimento, affondo dei pm
"E' un provvedimento incostituzionale"

"Ci dicano le date per fissare l'udienza, siamo disponibili anche sabato e domenica"

ne "l'Espresso"
 
MILANO - La legge sul legittimo impedimento firmata dal presidente della Repubblica lo scorso 7 aprile è incostituzionale secondo gli articoli 101 e 138. Lo ha sostenuto il pm della procura di Milano, Fabio De Pasquale, nel corso del processo sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv di Mediaset che vede tra gli imputati il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Dopo la lettera depositata dai legali del premier nella quale il segretario della presidenza del Consiglio ha indicato come prossime date utili per celebrare il processo il 21 e il 28 aprile, il pm ha rilevato che se "di fronte a una certificazione del segretario della presidenza del Consiglio il giudice deve rinviare il processo anche per mesi, allora la legge è costituzionalmente illegittima".

Per De Pasquale, la legge sul legittimo impedimento rappresenta un caso di "tanto rumore per nulla perché la novità normativa che introduce è veramente modesta". Il rappresentante della pubblica accusa ha spiegato che questa legge si limita ad ampliare i casi di legittimo impedimento già riconosciuti dall'ordinamento, "ma non dice nulla sul fatto che il legittimo impedimento produca o meno impossibilità assoluta a comparire in aula del presidente del Consiglio". Tuttavia, davanti alla certificazione delll'impossibilità di Berlusconi a partecipare al processo fino alla data del 21-28 luglio, saremmo di fronte a "un'interpretazione costituzionalmente illegittima". Che avrebbe come conseguenza il rivolgersi alla Consulta.

In ogni caso la richiesta principale della procura è quella di invitare la difesa di Berlusconi a fornire delle date per la celebrazione delle udienza: "Anche di sabato e di domenica", aggiunge De Pasquale.

Immediata la replica di uno dei legali del Cavaliere: "L'impedimento è legittimo e spero che questa legge consenta di ottemperare le esigenze del tribunale con quelle del consiglio dei ministri" dice Nicolò Ghedini.

"la Repubblica", 12-04-10

Che la Costituzione sia letta da tutti!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 2 febbraio 2010


 

Giù le mani dalla Costituzione!
Andrea Tagliaferri*

 
Sabato pomeriggio la piazza principale di Piacenza si è colorata di rosso e di viola. Le compagne e i compagni di Rifondazione hanno partecipato al presidio organizzato dal "popolo viola"; a dar man forte ai molti giovani presenti c'erano gli studenti dell'Onda di Piacenza, diversi partiti, dal Pdci all'IdV, escluso il Pd che ha rifiutato l'invito inviando una piccola delegazione dei Giovani Democratici. Il presidio si è svolto con tranquillità e calma alternando gli interventi dei diversi organizzatori, compresi alcuni esponenti del comitato di Pavia. Come previsto, sul palco, si è parlato di Costituzione e di giustizia. Ma non quella del governo, bensì quella reale che non serve a salvare un uomo solo, ma a garantire all'intero popolo i propri diritti. Si sono letti alcuni articoli che in questi anni sono stati ignorati e spesso anche disprezzati!
Gli interventi ruotano tutti attorno a figure storiche che hanno dato l'esempio alle generazioni successive, come i discorsi di Norberto Bobbio o di Piero Calamandrei. Ognuno, parlando dei "grandi vecchi della Repubblica", ha portato sul palco la propria esperienza di lotta e le proprie considerazioni su quello che sta succedendo negli ultimi tempi nel nostro Paese. L'invito più forte è quello espresso da Calamandrei nel famoso Discorso agli studenti del '55, quando esortava i giovani a non abbandonare la politica attiva perché solo così si può difendere la vera libertà; soprattutto rivendica come indispensabili taluni articoli che ora sembrano non interessare più a nessuno: «E quando io leggo nell'art. 2: l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale; o quando leggo nell'art. 11: L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie, ma questo è Mazzini! O quando io leggo nell'art. 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, ma questo è Cavour!»

Elena Anelli, segretaria cittadina del Prc, legge le parole di Norberto Bobbio che, anche se del 1958, sono ancora attuali quando sostiene che in Italia, oggi come ieri, c'è più un problema di principi democratici che di istituzioni, perché non sono mai entrati seriamente nel nostro costume; come Calamandrei qualche anno prima anche Bobbio chiede poi che si vigili sulla Democrazia senza adagiarsi sulla sicurezza istituzionale. Proprio per questo «al di là della minaccia concreta, oggettiva, di stravolgimento della Costituzione - ad opera delle destre, con la supina disponibilità del Pd- noi vediamo un'opera quotidiana, demagogica e populista, di stravolgimento dei principi della Costituzione, espulsi dal "senso comune" di tanti cittadini. - spiega la segretaria cittadina - E grazie a questo possono essere varate ed accettate leggi che, seppur a volte  aderenti nella forma al dettato costituzionale, ne stravolgono i principi: la legge 30, che umilia la dignità del lavoro, e viola il diritto a  una giusta retribuzione, la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan, le leggi sull'immigrazione che violano i principi di solidarietà ne sono  esempi.

Il mio auspicio è quindi che la Costituzione sia applicata, non cambiata; e che sia letta da tutti. E' un testo nato per essere letto da tutti; il 97 per cento delle parole utilizzate sono termini di uso comune, senza tecnicismi, perché è stata scritta per essere a disposizione di tutti» senza distinzioni di colore, religione, sesso od orientamento politico!


*federazione di Piacenza


"Liberazione", 02/02/2010

Pure a Walter piace violare la Costituzione Italiana! Ma ... abbiamo ancora una Costituzione? Ehi, dico a voi ...
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 29 settembre 2007


 
Xenofobia e forcaiolismo "democratico..."
Amici intellettuali, fermate
Veltroni!

Piero Sansonetti
Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha chiesto al ministro dell'interno Amato, e al prefetto di Roma, di modificare le norme sulle espulsioni dei cittadini comunitari, in modo da poter procedere senza ostacoli all'espulsione dal nostro paese dei cittadini rumeni che siano accusati di "danneggiamento di persone o cose". Veltroni ha chiesto che il provvedimento di espulsione sia emanato dal prefetto.
In sostanza il sindaco di Roma ha chiesto ad Amato di compiere una azione illegale, varando un provvedimento in contrasto con la nostra Costituzione, che viola il principio dell'uguaglianza delle persone davanti alle leggi, che stravolge gli accordi e le norme della comunità europea (della quale la Romania è membro a pieno titolo), che sottrae alla magistratura le sue competenze, cioè quelle di indagare e giudicare. Veltroni vorrebbe una città dove la legge si applica per via amministrativa e tutti i poteri sono unificati, sono un solo potere "totale".
Il gesto di Veltroni (spero) non avrà conseguenze pratiche perché la richiesta è giuridicamente inconsistente. Ha però un grande valore simbolico. Rafforza il messaggio già inviato da Cofferati (da Bologna) e dagli amministratori diessini di Firenze, che è molto semplice: la xenofobia non è una prerogativa della Lega e il futuro Partito democratico saprà dare rappresentanza politica anche a quei settori un po' rozzi e razzisti della nostra società che finora hanno trovato ascolto e ospitalità solo a destra.
La mossa xenofoba di Veltroni avviene alla vigilia della sua proclamazione a leader del Partito democratico, e chiaramente è stata studiata proprio in funzione di questo avvenimento. Veltroni vuole che il Partito democratico nasca con l'ambizione di poter dare voce e potere, e di riscuotere il consenso, di un settore abbastanza vasto e anche reazionario della destra italiana. Veltroni guarda lontano, al dopo- Berlusconi.
Le conseguenze di questa politica spregiudicata sono tre. La prima, devastante, è l'aumento del razzismo in Italia. La irresponsabilità di buona parte del nostro ceto dirigente sta spingendo in quella direzione. La seconda conseguenza è più di tipo politico, forse indigna di meno, ma è grave: la fine della sinistra riformista, l'apertura di un enorme vuoto nei tradizionali schieramenti politici italiani. E la scomparsa - cioè la fuga a destra - della sinistra riformista pone un problema serio e complesso anche alla sinistra radicale, che perde un interlocutore, una sponda.
La terza conseguenza è il manifestarsi di un vero e proprio rischio di regime. Intorno al nuovo Partito democratico Veltroni sta raggruppando forze notevoli, anche intellettuali, quasi tutto il mondo dello spettacolo, della comunicazione. Possibile che tanti intellettuali che hanno costruito la loro personalità, il loro lavoro di molti anni, sui valori della sinistra, o del cristianesimo sociale, non si accorgano di questa operazione? Solo loro possono fermare la corsa a destra di Veltroni e del nuovo partito. Possono battergli sulla spalla e dirgli: "Walter, adesso basta, Cambia strada o noi ce ne andiamo". Lo facciano, è urgentissimo.


"Liberazione", 28/09/2007

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