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di Ignazio Licciardi
Mentre il Cavaliere continua a cambiare pelle e da netturbino napoletano si trasforma in promoter finanziario; e mentre Walter dimostra di non saper cosa sia Politica, la Sinistra si ritinge dei colori dell'Arcobaleno e guarda al futuro, facendo Politica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 ottobre 2008


  

Trecentomila persone trasformano l'11 ottobre nella giornata del rilancio della Sinistra.
Un corteo grandissimo e molto rosso, con diverse componenti ma unito da un'idea: ci siamo e da qui ricomincia l'opposizione

 

Noi siamo qui

 

Ieri per le vie di Roma i tanti no alle politiche di Berlusconi e di Confindustria Claudio ...

Piero Sansonetti
Un bel sospiro di sollievo. E' stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l'opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E' finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all'attacco, si torna a far politica.
Qual è l'urgenza, qual è l'obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E' una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell'editoriale de il manifesto , e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta - o tutt'al più sorridente, ma priva di iniziativa - di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c'era. C'era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po' imbarazzato, un po' incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.
Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l'anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l'anima fortemente «comunista». Però c'erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L'impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.
servizi alle pagine 2, 3, 4 e 5


"Liberazione", 12/10/2008

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