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di Ignazio Licciardi
No alla Legge "bavaglio"! Quando disobbedire è un dovere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 maggio 2010


Intercettazioni, diciamo NO alla legge bavaglio E sul web scatta la rivolta anche di (e)lettori di destra

Intercettazioni, diciamo NO
alla legge bavaglio
E sul web scatta la rivolta
anche di (e)lettori di destra

 

di Giuseppe Rizzo

Sono moltissimi i lettori di Libero, del Giornale, del Foglio e di Panorama contrari al ddl. E lo dicono on line. Fonty scrive:«Vietare e sanzionare ogni cosa che non piace non è la soluzione migliore». Questa legge è molto di più di un bavaglio di Concita De Gregorio. Noi disobbediamo. (in diverse lingue). Commenti di DEAGLIO | MANCONI | DE CATALDO |

 

 

"l'Unità", 30 Maggio 2010

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Il Popolo Viola a Palermo

"la Repubblica", 30-05-10

Basta! Non si continuino a massacrare i cittadini! E noi cittadini reagiamo!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 aprile 2010


 

 

 

Una riflessione di Notes-bloc:
 
 

Io penso che stiamo sbagliando tutto, caro Giuseppe Lentini, che scrivi dalle pagine de "l'Unità" (vedi link a seguire)!
Viviamo in uno Stato governato e amministrato da “uomini” che, molto probabilmente, non sanno neppure quali siano i contenuti della nostra Costituzione Italiana; cioè: non conoscono il paradigma del nostro vivere civile. Di conseguenza, tal "signori" non fanno nulla per i Cittadini italiani. Tal “signori”, infatti, mi sa che stiano approfittando del grande senso di solidarietà e di partecipazione che accomuna i veri cittadini del Paese!
Non possiamo continuare, caro Giuseppe Lentini, a sostituirci in toto alle inadempienze dei delegati dal popolo. Non possiamo continuare a far finta di niente e non accorgerci, bendandoci gli occhi, della mancanza di rispetto -e di tutela da parte dello Stato- nei confronti di un “popolo” che -attenzione!- è formato, per metà, da approfittatori che godono del loro vivere e gioire nella illegalità più assoluta e, per l’altra metà, da cittadini sani e corretti (e che vogliono vivere nella legalità!) i quali ultimi ("ultimi" in tutti i sensi!), per la loro grande umanità e senso di responsabilità, cercano in tutti i modi di sopperire alle manchevolezze degli inetti amministratori! No! Basta!

-Mancano le nicchiette a L’Aquila?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti).

-Mancano le politiche di accoglienza per gli immigrati?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti).

-Mancano i professori nelle università italiane?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti).

-Manca il lavoro per i giovani?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti); ci pensano, cioè, le famiglie che si auto-flagellano, trasformandosi in ammortizzatori familiari (e, certamente, non-sociali!).

-Mancano i soldi per la ricerca?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti).

-Manca tutto ciò che può rendere civile e onesto un Paese civile? Nessun Governante/Amministratore/Politicante pensa a risolvere tal problemi?
State tranquilli, ci pensa chi ha senso del dovere e dello Stato (i cittadini onesti).

E no, cari Cittadini italiani, caro e, certamente, onesto Giuseppe Lentini, dobbiamo smetterla di comportarci in tal modo! Non possiamo continuare a trattare tal classi di amministratori e governanti e politicanti come bimbetti capricciosi che vogliono soltanto aver tutto per sé e soltanto per sé!

Dobbiamo prendere coscienza che, operando con tali -molto strane!- forme di solidarietà, non facciamo altro che rendere i governanti-bamboccioni et capricciosi sempre più arroganti, prepotenti e, per tali ragioni, molto pericolosi!

Quella parte di italiani che vorrebbe da sé risolvere i problemi della società è oppressa e avvilita oramai dai ripetuti a senza fine messaggi di richiesta di solidarietà che le arrivano dai mass media cartacei e non, perché si risolvano i problemi del mal-essere che serpeggia liquidamente per ogni dove!
Freniamo e mettiamo lo Stato, le Regioni, le Province (visto che anche queste ultime continuano a vegetare e ad ingrassare alla faccia di chi sappiamo noi!) e i Comuni e, poi, gli Amministratori degli Ospedali, delle Università, etc. etc. di fronte alle loro responsabilità!
Basta con tali comportamenti che non sono per nulla riconosciuti per quei valori che vorrebbero riuscire a trasmettere e, soprattutto, a comunicare!
Carissimi onesti, rendiamoci conto che noi non abbiamo interlocutori! Nessuno ci ascolta! Anzi, ridono pure di noi! Vi ricordate di quella telefonata delle ore 3.32?
Svegliamoci! E … diciamo la nostra! Almeno con le parole, con il dialogo, con il coinvolgimento, diciamo la nostra!

Notes-bloc


I lettori de "l'Unità" mobilitati: «Avanti con le nicchiette»

All’Aquila molti ci hanno raccontato quello che c’era e che non c’è più. Le «nicchiette» della scalinata di San Bernardino, punto d’incontro dei ragazzi aquilani, sono inagibili. Il centro commerciale non è la stessa cosa. L’anima di una comunità è nei luoghi. Per questo abbiamo raccolto l’invito del lettore Giuseppe Lentini e abbiamo deciso di avviare una sottoscrizione. Secondo il sindaco Cialente - che ci ha scritto - per riaprire la scalinata occorrono centomila euro. Il comune non ce li ha. Noi proviamo ad aiutarli.

http://www.unita.it/news/italia/97222/i_nostri_lettori_mobilitati_avanti_con_le_nicchiette

 “l’Unità”, 10-04-10

 

art. 54 della Costituzione Italiana
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 13 dicembre 2009


"Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le Leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore".

(Costituzione della Repubblica italiana, articolo 54)

da "l'Unità", 13-12-2009

Ehi, perché si dice in giro che ci sarà un autunno caldo? Leggi un po' ...
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 agosto 2008


 

Mai più una scuola di massa e di qualità come perno della democrazia. Fondazioni invece di istituti. Così vuole Gelmini. Un programmino di classe niente male, che attacca al cuore l'idea di fondo che ha finora retto il nostro sistema scolastico: una scuola di massa, e di qualità, per tutti, come perno della nostra democrazia

Il Pd d'accordo sulla privatizzazione. Oggi il governo vara il 7 in condotta A morte la scuola pubblica!
Più classe, disciplina e risparmi

Rina Gagliardi
Notizie dal meeting ciellino di Rimini: stavolta la Maria Stella Gelmini fa sul serio e annuncia, oltre al ritorno del voto di condotta (sarà approvato dal Cdm di oggi con apposito decreto legge), un progetto organico di rifacimento del sistema scolastico. Fondazioni private, drastica riduzione dei prof e dei lavoratori (in tre anni meno 120mila) e loro prossima "liberalizzazione", e poi i noti valori del merito, gerarchia, disciplina, ne sono i perni - idee non nuove, ma stavolta prospettate con grande determinazione e supportate da una intensa campagna mediatica (vedi il Corriere della sera , a partire dall'articolo con cui Galli della Loggia ha decretato l'inutilità assoluta della scuola attuale). Del resto, si era mai visto un ministro della Pubblica Istruzione che, quasi ad ogni giorno che passa, getta quintalate di fango sulle istituzioni - delicatissime anzi centrali - che è chiamata a dirigere? Che, pur essendo in tutta evidenza del tutto ignara dei problemi della formazione e del sapere, spara sciocchezze di continuo, e a volte si tratta di sciocchezze razziste, come quelle sugli insegnanti meridionali? Il fatto è che la Maria Stella vuole passare alla storia (si fa per dire) come colei che ha definitivamente distrutto la scuola pubblica italiana. Quod non fecit Laetitia fecerunt Gelminini. Ognuno, è noto, ha le ambizioni che si merita. E quella della rampante avvocata bresciana, cresciuta in scuole cattoliche e poi fulminata in giovanissima età dal Cavaliere (oggi per la verità da un noto immobiliarista), è, appunto, la demolizione della scuola repubblicana e la sua sostituzione con un sistema modellato su quello americano. Da una parte, pochi e selezionatissimi istituti di "eccellenza", tanto nella scuola superiore che nell'Università, privatizzati o comunque gestiti proprio come aziende private (ma con lo Stato che s'incaricherà di ovviare alle eventuali perdite); dall'altra parte, la scuola "per tutti" (si fa per dire), sempre più dequalificata e privata di risorse, destinata a parcheggiare giovani, o a sfornare manodopera a basso costo. Un perfetto sistema duale, con una serie A e poi una serie B, C, D - fino ai gironi infernali delle più desolate scuole di periferia, collocate (com'è logico che sia, direbbe Alemanno) "in luoghi dimenticati da Dio e dagli uomini".
Un programmino di classe niente male, che attacca al cuore l'idea di fondo che ha finora retto il nostro sistema scolastico: una scuola di massa, e di qualità, per tutti, come perno della nostra democrazia. Oggi, certo, per una tale controriforma (o peggio controrivoluzione), il clima appare assai più propizio. Lo diceva a suo modo Tullio De Mauro proprio sul Corriere di ieri: non si intravede una vera alternativa, da sinistra, a questa ebbrezza americanizzante. In effetti, proprio lì a Rimini, la shadow ministra del Pd, Maria Pia Garavaglia, non ha obiettato quasi nulla allo show gelminiano. Ed è parsa consentire, in particolare, alla proposta-clou della ministra: la trasformazione delle scuole pubbliche (sull'onda di quanto già è stato deciso nel Dpf per l'Università) in "Fondazioni di diritto privato", grazie alla quale gli istituti che lo vorranno potranno usufruire dei finanziamenti privati che vogliono, dotarsi, al posto del Consiglio di Istituto, di un vero e proprio Cda, gestirsi come aziende, con tanto di sponsor, preside-manager e privatizzazione dei rapporti di lavoro.
In effetti, ci aveva già provato, durante il governo Prodi, il ministro Fioroni, che però era stato costretto a "più miti consigli" (a limitare cioè il ruolo delle Fondazioni al regime fiscale) dalla resistenza dei futuri partiti extraparlamentari. Che dire? Meno funzionano, e più diventano di moda, a destra e a sinistra, queste benedette Fondazioni. Tutti hanno sotto gli occhi il disastro di quelle lirico-sinfoniche, realizzate in pompa magna proprio dal centrosinistra, ma nessuno se ne dà per inteso - non hanno un pensiero di ricambio al posto della pur agonizzante ideologia neoliberale. E la Gelmini ha avuto anche il coraggio di dire che, le Fondazioni realizzate nelle scuole paritarie sono un esempio da imitare, «giacché riducono il costo-alunno sotto il livello di quello delle scuole statali». Ed ecco, finalmente, l'assillo autentico del ministro: risparmiare, ridurre, tagliare.
Ma si può pensare ad una buona scuola, per di più restaurata, come vuole la destra, nella sua più arcaica ideologia di luogo deputato alla trasmissione delle gerarchie e dell'autorità, a forza di massacri e di demolizioni? Certo che si può: basta rinunciare all'ambizione - tipica non del socialismo, ma delle democrazie avanzate - del diritto allo studio per tutti. Basta guardare agli Stati Uniti, dove le uniche scuole decenti, superiori e universitarie, sono private, cioè si pagano a carissimo prezzo - e dove le scuole pubbliche ci sono sì, ma sono destinate alle classi dominate, lavoratori poveri, immigrati, chicanos , neri. Basti pensare ad alcune teorie sociologiche in voga da quelle parti, che teorizzano la convenienza "ottimale" di un sistema scolastico non solo censitario, ma castale, funzionale cioè alla autoriproduzione delle classi dirigenti (la diffusione eccessiva di alte qualifiche, nelle classi subalterne, creerebbe, secondo questo pensiero regressivo, disordine sociale e relazionale, e renderebbe intellettualmente troppo povero e pochissimo creativo il lavoro esecutivo, o subalterno). Insomma, com'è ovvio, la privatizzazione della scuola non concerne soltanto la scuola: è in perfetta coerenza con un'idea di società chiusa e con quella tentazione a-democratica che i vari capitalismi perseguono dai tempi della Trilateral (la troppa democrazia e il surplus di aspettative e di domande). Un'idea che fa a pugni con un'intera tradizione liberal e liberale, e con la stessa nozione di "società aperta". Oddio, direbbe la Gelmini, i "capaci e meritevoli", anche se poveri, troveranno sempre il modo di affermarsi, avranno le dovute borse di studio e potranno magari arrivare al Nobel, se se lo sono "meritato". Appunto, qualche eccezione alla regola è sempre consentita, insieme alla carità e alla filantropia, opportunamente detassate, secondo i dettami del "capitalismo compassionevole" - purché s'intende, il povero o il negro siano eccezionalmente dotati e quasi altrettanto eccezionalmente fortunati. Ma l'idea essenziale, appunto, è quell'altra.
Quanto consenso sono destinate ad avere le idee della Maria Stella? Nel mondo della scuola, che è già in notevole ebollizione, quasi nessuno. E tuttavia bisogna sapere che, questa volta, la battaglia sarà molto più difficile. Perché una parte consistente della sinistra moderata (del Pd) o condivide, nella sostanza, questi progetti o è scettica o è comunque incerta. Perché anni di furiose e possenti campagne hanno costruito un'immagine distorta - e di comodo - della scuola reale, e diffuso un pericoloso senso comune regressivo su tutto ciò che è pubblico (i "fannulloni"). Perché si tenterà di dipingere i movimenti di protesta - che noi speriamo di vedere nascere e crescere in autunno - come "corporativi" o "conservatori". Perché è troppo tempo che, a sinistra (sinistra-sinistra), le questioni della scuola e della formazione sono sottovalutate nel loro valore essenziale e generale. Noi, naturalmente, contiamo di essere smentite, al più presto…
“Liberazione”, 28/08/2008

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