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Annunci online

di Ignazio Licciardi
Verso una nuova cultura della sostenibilità! No al consumismo e ai suoi sostenitori!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 16 marzo 2010


Per salvare noi e la Terra bisogna cambiare cultura

di Cristiana Pulcinellitutti gli articoli dell'autore

È inutile fare finta di niente: così non possiamo andare avanti a lungo. Consumiamo troppo. Nel 2006 nel mondo si sono spesi 30,5 mila miliardi di dollari in beni e servizi, il 28% in più rispetto al 1996 e sei volte di più rispetto al 1960. Certo, c’è stata la crescita demografica. Ma la popolazione dal 1960 ad oggi è aumentata di poco più di due volte e non di sei volte. Molti beni sono stati acquistati per rispondere a bisogni primari: il cibo, la casa. Ma, più cresce il reddito, più aumenta la propensione al consumo: case più grandi, cibi più raffinati, automobili, televisori, viaggi aerei, computer, telefonini. Tutto sembra indispensabile. Un modello che si sta espandendo dai paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo. Il problema è che all’aumento dei consumi corrispondono più estrazioni dal sottosuolo di combustibili fossili, minerali e metalli, più alberi tagliati, più terreni coltivati. Insomma, più pressione sui sistemi della Terra. L’indicatore dell’impronta ecologica, che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità del nostro pianeta di rigenerarle, ci dice che già oggi utilizziamo le risorse di 1,3 Terre. E secondo le previsioni dell’Onu nei prossimi trent’anni altri 2,5 miliardi di persone dovranno avere accesso all’energia.

Cosa fare? Rallentare la crescita demografica, adottare tecnologie sostenibili, non c’è dubbio. Ma non basta. Facciamo due conti. Se volessimo vivere tutti come vivono i cittadini degli Stati Uniti, il nostro pianeta potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui, mentre noi siamo già quasi 7 miliardi e si prevede che entro il 2050 saremo 2,3 miliardi in più. Con efficaci strategie, potremmo frenare la crescita a poco più di 1 miliardo. Comunque troppi. Pensiamo all’energia. Da una recente analisi si è visto che per produrre energia sufficiente a soppiantare gran parte di quanto fornito dai combustibili fossili, si dovrebbero costruire 200 metri quadri di pannelli solari fotovoltaici e 100 di solare termico al secondo più 24 turbine eoliche all’ora per i prossimi 25 anni. Il Worldwatch Institute, l’autorevole osservatorio sull’ambiente, propone oggi un’altra strada, complementare e non sostitutiva delle due precedenti, per andare verso una società sostenibile: cambiare i modelli culturali. Il nuovo rapporto State of the World 2010 si intitola proprio: «Trasformare la cultura del consumo. Rapporto sul progresso verso una società sostenibile». Il consumismo che dovremmo abbandonare è quello definito dall’economista Paul Ekins un orientamento culturale in cui «il possesso e l’utilizzo di un numero e una varietà crescente di beni e servizi è l’aspirazione culturale principale e la strada percepita come più sicura verso la felicità individuale, lo status sociale e il successo nazionale». Il primo problema è riconoscere il consumismo come un orientamento culturale: la sua pervasività è tale che ormai viene sentito come qualcosa di naturale.

Il secondo è mettere mano, praticamente, alle nostre abitudini. Come convincere i nostri figli che il pane nel latte è meglio dei cereali? Nostra madre che la carne è meglio mangiarla solo una volta ogni 15 giorni? Il nostro amico che non deve cambiare l’auto ogni due anni? L’imprenditore che è meglio far lavorare meno i suoi dipendenti? La notizia cattiva, dunque, è che stiamo parlando di un’impresa titanica e quasi visionaria. Come dice l’inventore del microcredito e premio Nobel per la pace Muhammad Yinus nella prefazione al volume: «Nessuna generazione prima d’ora, nell’intera storia del mondo, è riuscita a realizzare una trasformazione culturale così profonda come quella invocata in queste pagine». La notizia buona è che questa trasformazione è possibile, anzi che il processo di cambiamento è già cominciato come dimostrano i molti esempi che il rapporto cita. I bambini. Oggi gli operatori del marketing degli Stati Uniti investono circa 17 miliardi di dollari per bersagliare i bambini di pubblicità. E le aziende alimentari spendono 1,9 miliardi di dollari l’anno in campagne pubblicitarie mirate ai bambini di tutto il mondo.

Ma qualcosa si sta muovendo: nella provincia canadese del Quebec è vietata la pubblicità televisiva rivolta i bambini sotto i 13 anni. In Norvegia e in Svezia il divieto è applicato al di sotto dei 12 anni. La Francia ha proibito programmi televisivi per bambini al di sotto dei tre anni d’età. E la scuola? Qualcosa si muove anche lì. A cominciare dalla mensa scolastica. La scelta di paesi come la Scozia e l’Italia di puntare sull’uso di prodotti biologici, locali e freschi è interessante, soprattutto se messa a confronto con quelle di altri paesi in cui i distributori automatici di merendine e bevande gasate forniscono una percentuale delle entrate all’amministrazione scolastica. L’economia. Secondo gli estensori del rapporto dobbiamo partire da alcune consapevolezze: primo, la crescita del prodotto interno lordo non solo è impossibile, ma indesiderabile perché non vuol dire crescita del benessere. Secondo, una transizione ad una nuova società ci sarà comunque e sarà determinata dalle crisi economiche. Il problema è quindi come governare il cambiamento. Una trasformazione economica fondamentale riguarderà la migliore distribuzione dell’orario lavorativo. Oggi molte persone lavorano troppe ore, guadagnano di più e trasformano il reddito in consumi. D’altro lato, ci sono moltissimi disoccupati. Lavorare meno vuol dire far lavorare più persone, avere più tempo libero, far diminuire i consumi energetici. Un altro punto di forza della nuova economia sono le imprese sociali, quelle imprese in cui si producono beni e servizi di utilità sociale e di interesse generale Anche qui gli esempi positivi sono molti. Storie come quella dell’impresa egiziana Sekem che, contro chi sosteneva che non era possibile rendere fertile la parte di deserto lontana dal Nilo, oggi produce derrate alimentari biologiche, cotone, erbe medicinali proprio nel mezzo del nulla.

I governi e le amministrazioni.
Dalla messa al bando dei sacchetti di plastica in Irlanda al ritiro dal commercio delle lampade a incandescenza nel Canada, alle pesanti imposte sulle emissioni della Svezia, le iniziative per promuovere stili di vita sostenibili non mancano. Molte città stanno riducendo la loro impronta ecologica. Un esempio? Il quartiere BedZED di Londra, interamente costruito con materiale riciclato, consuma esattamente tanta energia quanta ne produce e ha al suo interno orti biologici. Mass media e religioni. I mezzi di comunicazione di massa possono essere strumenti efficaci per plasmare le culture. Lo hanno fatto diffondendo un modello consumistico. Lo potrebbero fare diffondendo un modello di sostenibilità. Quindi, dicono gli autori del rapporto, si può pensare di usare il marketing sociale per trasformare la cultura del consumo. Ma ci si può spingere ancora più in là e pensare di usare anche le religioni a questo scopo: «Poiché l’86% della popolazione mondiale afferma di appartenere a una religione organizzata, sarà senza dubbio indispensabile coinvolgere le religioni nella diffusione delle culture della sostenibilità».

"l'Unità", 16 marzo 2010
MASTER IN COMUNICAZIONE, EDUCAZIONE ED INTERPRETAZIONE AMBIENTALE
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 9 marzo 2010


Vi informo di un Master su

"MASTER IN COMUNICAZIONE, EDUCAZIONE ED INTERPRETAZIONE AMBIENTALE"

vedi collegamento in

 www.iafus.splinder.com

(del 9 Marzo 2010)

Lavoro, crescita economica e rispetto dell’ambiente - ovvero: SINISTRA E LIBERTA'
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 3 giugno 2009


UN NEW DEAL VERDE PER L’EUROPA

Monica Frassoni ci spiega concretamente quali siano le proposte di Sinistra e Libertà per dare avvio ad un New Deal Verde. Lavoro, crescita economica e rispetto dell’ambiente possono andare di pari passo in Europa e in Italia.

La crisi finanziaria ha posto al centro dell’attenzione gli errori delle attuali politiche economiche e sociali e messo in luce il più generale fallimento del sistema su cui si basano.  Ci troviamo di fronte a un’erosione decisiva delle risorse, provocata dal rovinoso ipersfruttamento intensivo di risorse non rinnovabili, e sta scadendo il tempo a nostra disposizione per evitare una crisi climatica totale. Le crisi dovrebbero essere viste come un’opportunità per trasformare i nostri sistemi economici e sociali in un modello che ci offra un futuro basato su stabilità, autosufficienza e sostenibilità. Un modello in cui ci sia una più equa ripartizione della ricchezza.

Il New Deal verde dovrà mirare a creare un’economia guidata dalla prosperità a lungo termine e non dal profitto a breve, dovrà scoraggiare le speculazioni azzardate che ci hanno intrappolato in un dannoso circolo vizioso tra boom e recessione, dovrà favorire lo sviluppo etico e sostenibile nel quale la prosperità venga vista come benessere per tutti.
Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione economica. Se vogliamo passare al più presto a una società e a un’economia più verde e sostenibile, dovremo aumentare i nostri sforzi. E questo significa non solo fare il necessario per mettere a punto un giusto contesto normativo e gli incentivi necessari a stimolare i settori economici sostenibili, ma anche incoraggiare investimenti in grado di accelerare la transizione. In questo modo favoriremo  l’occupazione e ci renderemo più autosufficienti, riducendo la nostra dannosa dipendenza dalle importazioni di energia.
Non esiste una definizione soddisfacente di economia verde, ma il termine comprende settori come l’efficienza energetica, la produzione e distribuzione di energia rinnovabile, il trasporto sostenibile, la fornitura di acqua, la depurazione, la gestione dei rifiuti, e l’agricoltura sostenibile, oltre a industrie che usino le risorse in modo efficiente, tecnologie intelligenti e servizi sostenibili (incluse le banche etiche).

L’ONU prevede che il mercato globale dei beni e servizi ambientali raddoppierà entro il 2020, passando dagli attuali 1,37 a 2,74 trilioni di dollari. Per quel che riguarda l’occupazione in Europa, uno studio della Commissione europea stima che le ecoindustrie (in particolare i settori della gestione dell’inquinamento e delle risorse) diano già oggi lavoro a circa 3,4 milioni di persone, mentre il settore delle energie rinnovabili occupa oltre 400.000 persone. Si tratta di due aree dell’economia verde.
Il New Deal verde dovrà essere ambizioso e galvanizzare gli sforzi, in modo da massimizzare il potenziale economico e occupazionale dell’economia verde. In tale ottica, è assolutamente indispensabile combinare un pacchetto d’incentivi ambizioso e ben mirato con un corretto mix normativo. Noi vogliamo che in Europa venga lanciato senza indugi un New Deal verde, in modo da creare 5 milioni di colletti verdi nei prossimi 5 anni.
In tutto il mondo i governi stanno annunciando pacchetti fiscali per stimolare le loro economie e rispondere così alle attuali crisi finanziaria ed economica e stanno iniettando nel settore economico un’enorme quantità di fondi pubblici. L’UNEP (United Nations Environment Programme, Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha calcolato che nell’arco dei prossimi 12/24 mesi il totale ammonterà a 2 o 3 trilioni di dollari. Buona parte di questa somma è destinata alle istituzioni finanziarie, ma ci si aspetta che gl’investimenti verdi rappresentino una quota importante dei pacchetti d’incentivi economici più generali. Una ricerca dell’UNEP ha calcolato che almeno il 33% di tali pacchetti sarà destinato ai settori verdi.

Per quel che riguarda l’Europa, esiste il rischio che, invece di stimolare i settori tecnologici verdi orientati al futuro e in grado di creare le basi della nostra rinascita economica, i politici della UE stiano semplicemente cercando di far passare per verdi i loro pacchetti d’incentivi, che in realtà sostengono le cosiddette industrie al tramonto.
Fornire aiuti diretti a industrie obsolete e non sostenibili, e cercare di etichettare tali aiuti come verdi, non solo è un insulto ai cittadini europei ma rischia anche di far perdere il treno alla UE. Il mondo sta passando dall’attuale modello, non più sostenibile e con un uso inefficiente delle risorse, all’economia verde di domani. L’Europa ha la possibilità di essere in prima linea nella nuova rivoluzione economica. Ma per esserlo veramente dobbiamo scegliere il giusto obiettivo per i nostri pacchetti d’incentivi e per la nostra legislazione. Ed è proprio questo che si propone il New Deal verde.

È necessario fissare principi guida ben chiari per i pacchetti d’incentivi. Dobbiamo:
• fare in modo d’investire in settori con un impatto tempestivo sull’economia e l’occupazione, operativi nei prossimi due anni, e in settori con buone possibilità di creare nuovi posti di lavoro;
• agire in quei settori che potranno consentirci di diversificare e abbandonare le risorse finite, in particolare i combustibili fossili, i cui prezzi estremamente volatili hanno contribuito al terremoto economico;
• incrementare l’uso efficiente delle risorse, con l’effetto di ridurre i costi di funzionamento dell’economia e di aumentare quindi la competitività;
• dare la priorità ad azioni locali e alla creazione di occupazione, assicurando così un recupero economico molto più sostenibile;
• evitare la trappola di destinare fondi a infrastrutture con più elevato consumo energetico e/o emissione di gas a effetto serra, cosa che ritarderebbe il passaggio alla nuova economia verde.

Il New Deal verde dovrà inoltre usare strumenti finanziari che abbiano un reale effetto moltiplicatore (ad esempio, garanzie sui prestiti o fondi di capitale di rischio), ricorrendo a tal fine alle istituzioni appropriate (ad esempio la Banca Europea per gli Investimenti - BEI). Grazie all’effetto moltiplicatore, sarà così possibile  generare un’elevata massa globale d’investimenti con una quantità relativamente limitata di fondi pubblici.

Vogliamo che agl’investimenti nell’economia verde siano destinati 500 miliardi di euro. Dobbiamo incoraggiare un sistema bancario socialmente responsabile e sostenere le istituzioni finanziarie etiche. È quindi necessario creare norme a livello europeo  affinché in futuro la sostenibilità diventi un principio guida nel settore finanziario, sia per quel che riguarda il modo in cui opera che per le attività economiche che sostiene e favorisce.

Il New Deal verde non si limita però solo a creare il contesto economico e normativo più favorevole. Il passaggio alla futura economia verde sarebbe impossibile senza un’ampia mobilitazione, e questo significa lavorare con i partner sociali per accelerare il passaggio. La formazione di una forza di lavoro verde dev’essere un punto centrale del New Deal verde. Non si tratta solo di formare nuovi lavoratori, ma anche, ed è fondamentale, di riqualificare i lavoratori già attivi, soprattutto a quelli delle industrie al tramonto, fornendo loro le nuove conoscenze necessarie per svolgere un ruolo ben preciso nei settori emergenti al centro della nuova economia verde. Il New Deal verde dovrà essere messo a punto e portato avanti cooperando con i partner del cambiamento (ad esempio città, istituzioni finanziarie sostenibili, aziende a tecnologia verde, sindacati), facendoli partecipare alla sua formulazione e realizzazione.

Trasformare il nostro sistema di produzione e fornitura energetica, attualmente basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse, con conseguente produzione di carbonio, è un aspetto fondamentale del New Deal verde. Attualmente solo il 9% dell’energia che usiamo proviene da fonti rinnovabili, ma la UE si è impegnata ad arrivare al 20% entro il 2020. Questo ridurrà di 300 milioni di tonnellate all’anno il consumo di combustibili fossili e diminuirà di quasi 900 milioni di tonnellate all’anno le emissioni di biossido di carbonio, come se 450 milioni di autovetture smettessero di circolare sulle strade. Vogliamo che la UE vada ancora oltre e passi ad un’economia interamente basata sulle energie rinnovabili. A tale fine, dobbiamo sviluppare la nostra infrastruttura energetica per potere fare il miglior uso delle energie rinnovabili. Creare una super smart grid elettrica per connettere l’Europa ci aiuterà a sfruttare l’enorme potenziale delle turbine per la produzione d’energia eolica offshore, come nel Mare del Nord, o delle fattorie solari nel Mediterraneo e in Africa del Nord. Ma dobbiamo anche promuovere la produzione energetica decentrata, come l’energia solare, più vicino al consumatore. Con una strategia avanzata per le energie rinnovabili che comporti ambiziose politiche e obiettivi, entro il 2020 si potrebbero creare fino a 2 milioni di nuovi posti di lavoro in questo settore.

Il passo più efficiente e immediato che possiamo compiere nel quadro di un New Deal verde è quello di smettere di sprecare energia. Se la UE s’impegna ad un obiettivo vincolante di riduzione del consumo d’energia di almeno il 20% entro il 2020, ogni anno si risparmieranno miliardi e miliardi di euro. Questo significa rendere più efficienti le nostre case, quelle già costruite e quelle ancora da costruire, per esempio rinnovandole in modo da ridurre lo spreco d’energia e di calore. Gli elettrodomestici, i veicoli e qualsiasi prodotto che usi energia dovranno essere progettati in modo da farlo con la maggiore efficienza possibile. Tutto ciò contribuirà a ridurre le fatture energetiche e di combustibile, oltre a creare milioni di nuovi posti di lavoro. Esistono già buoni esempi. Nel 2006, il programma della Germania per ammodernare gli edifici in modo da migliorarne l’efficienza energetica ha dato luogo a 342.000 ammodernamenti ed alla creazione di 145.000 posti di lavoro supplementari. E, sempre in Germania, sono stati  175.000 i nuovi posti di lavoro creati nel 2007 nella cosiddetta bio-edilizia. Secondo le Nazioni Unite, gli investimenti per migliorare l’efficienza energetica degli edifici potrebbero generare, solo in Europa e negli Stati Uniti, dai 2 ai 3,5 milioni di posti di lavoro verdi supplementari.

Un New Deal verde significa anche trasformare il nostro attuale sistema di trasporti inquinante e fonte di sprechi: trasportare le merci su binari elettrificati invece di utilizzare il trasporto su strada, che inquina; ampliare i trasporti pubblici ed elettrificare autobus, tram e ferrovie e renderne l’uso più agevole facendone un’alternativa più attraente delle modalità di trasporto inquinanti; incentivare il car sharing, l’andare a piedi e la bicicletta; promuovere vetture con maggiore efficienza energetica e meno inquinanti. Per il trasporto dei passeggeri, il treno offre un’efficienza energetica 4 volte superiore a quella della vettura più sobria in circolazione. Passare al verde significa una fattura energetica più leggera. Significa diminuire la nostra dipendenza dal petrolio prima che le risorse comincino a calare e i prezzi vadano alle stelle, per non parlare della riduzione del danno causato alle nostre economie dall’asservimento a importazioni improntate all’instabilità. Si creerà inoltre occupazione: ogni nuovo posto di lavoro nel trasporto pubblico in Europa ha un effetto moltiplicatore del 2,5. Attualmente i lavoratori del trasporto pubblico in Europa sono circa 900.000.

L’efficienza delle risorse è il nucleo centrale del New Deal verde e contribuirà a migliorare la competitività della nostra economia. La UE è la regione del mondo che delocalizza la maggior percentuale d’estrazione di risorse. Le possibilità di ridurre i costi grazie all’ottimizzazione dell’efficienza sono ampie, e chi decide dovrebbe  dunque mirare a massimizzarla. Il miglioramento dei processi di produzione e dell’efficienza delle risorse avrà anche effetti trainanti sull’occupazione: la riduzione del consumo energetico di appena il 10% nel settore manifatturiero creerebbe 137.000 posti di lavoro. Nel settore agricolo vi sono incredibili possibilità di creare occupazione con l’agricoltura biologica. Secondo l’UNEP, nel Regno Unito, per esempio, un aumento del 20% della quota di coltivazioni biologiche porterebbe ad un aumento di 73.200 posti di lavoro. Con lo stesso aumento percentuale, in Irlanda si creerebbero 9.200 nuovi posti di lavoro. In tutta Europa, sono attualmente 213.000 le persone che lavorano nell’agricoltura biologica, ma il biologico rappresenta solo il 5% circa di tutta la produzione agricola europea. Portare questa percentuale al 20% in tutta l’UE significherebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Il New Deal verde intende incoraggiare il passaggio ad un’economia verde in settori che vanno oltre l’energia, i trasporti, la manifattura e l’agricoltura. Include l’approvvigiona- mento idrico, la depurazione delle acque e la gestione dei rifiuti più efficienti, oltre a tecnologie intelligenti e servizi sostenibili, anche nei settori finanziario, del dettaglio e del turismo.

Creare in 5 anni 5 milioni di posti di lavoro in questi settori non è un sogno ma un obiettivo politico realistico. In Europa abbiamo potenzialità altissime e non dobbiamo assolutamente lasciarci sfuggire l’opportunità di capitalizzarle. I cittadini, le città e i paesi, e le imprese sono tutti partner del nostro New Deal verde.

www.sinistraeliberta.it

 

Kyoto e l'Italia del ... Cavaliere!?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 19 ottobre 2008


 

Clima, l'Italia dice no a Kyoto
Ue: non potete bloccare l'accordo

"l'Unità", 19-10-08

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Scontro sul clima. Il governo Berlusconi non smette la polemica con l'Ue su limiti e regole
Brunetta: «I vincoli ambientali? Sono una follia». E l'esecutivo chiede «lo stop per un anno»
Ambiente, l'Italia contro l'Europa: «Salvare la terra è fuori mercato»
 

Rina Gagliardi


Secondo l'ultimo rapporto dell'"Arctic Report Card", redatto annualmente dai maggiori climatologi di dieci Paesi, il Polo Nord si sta sciogliendo a velocità crescente - intanto quest'autunno ha registrato una temperatura superiore di cinque gradi a quella dell'anno scorso. Una "notiziola" di un certo interesse, tra un delitto e l'altro, tra un'uscita di Brunetta e l'altra. Eppure, diciamoci la verità, la sensibilità di massa all'ambiente e al rischio di una (non lontanissima) catastrofe climatica è oggi, in Italia, in caduta libera - decenni di "pensiero unico" neoliberista hanno prodotto anche questa specifica, drammatica regressione. Alle classi dominanti, ad una imprenditoria dedita, nel migliore dei casi, al profitto a breve, dell'ambiente, del destino della specie umana, della sorte delle generazioni future, non gliene importa nulla - e comunque non ci crede, vuoi per indifferenza vuoi per cecità vuoi per abissale ignoranza. In più, ci si mette, se così si può dire, la crisi dei mercati finanziari e anzi dell'economia capitalistica: invece di usare l'occasione - quasi strepitosa - per rimettere in discussione il modello di sviluppo che ha generato la crisi, o almeno per cominciare a rifletterci su, si fa l'esatto opposto. Se ne trae la conclusione che, ora, è il momento di rilanciarlo "alla grande", quel modello, con generosi e pochissimo liberisti aiuti di Stato.
Diamine, come dice Renato Schifani, vi sembra il caso di dilettarsi con questi "lussi" del rispetto dell'ambiente, quando domina l'emergenza economica? Così la seconda carica dello Stato si fa sberleffo della prima, Giorgio Napolitano, che un momento prima aveva provato a spezzare una pur timida lancia a favore dell'ecologia. Così, c'è da giurarci, cresce nel senso comune la convinzione che quelle dell'Europa son tutte balle, sciocchezze, ubbìe - "politica", come ormai viene spregiativamente definito tutto ciò che esula dall'apparenza immediata, tutto ciò che va oltre l'istantaneità del presente.. Non è forse vero, come scriveva ieri il "Finacial Times", che il governo Berlusconi gode di un consenso massiccio e di un sostegno da parte di alcuni media di natura che l'autorevole quotidiano conservatore chiama "nordcoreano"?
Detto tutto questo, però, resta abbastanza incredibile quel che sta succedendo in questi giorni, nello scontro - durissimo - che oppone il governo italiano all'Europa. Non era forse mai accaduto che questo Paese fosse rappresentato, fuori dai confini nazionali, da posizioni tanto scandalose: ora, la proposta italiana, che certo troverà il caloroso sostengo della (sola) Polonia, è addirittura, quello di rinviare sine die - di un anno, di quindici mesi, di due anni - ogni applicazione del piano "20-20-20" (la riduzione entro il 2020 del 20 per cento delle emissioni di biossido carbonio e la contestuale espansione al 20 per cento delle fonti di energia rinnovabile). Non era mai successo, forse, che un Governo fosse ridotto a puro tappetino delle "rivendicazioni" di Confindustria - anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha il suo da fare con l'opposizione della Bdi (la Confindustria tedesca), ma regge lo scontro con dignità. Non si era mai visto un ministro, anzi una ministra dell'ambiente così spudoratamente contro l'ambiente, come appare oggi la signora Prestigiacomo (per altro, i ministri "contro" sono una specialità di questo Governo: la Gelmini non è forse all'opera, alacremente, contro la scuola? Sacconi non sta pianificando la distruzione di quel che resta del Welfare? Angelino Alfano non è un avvocato rampante che ce l'ha a morte con la giustizia?). In verità, sta succedendo qualcosa che va perfino oltre la pur cruciale questione ambientale: la esplicita, arrogante, quasi trasparente rivendicazione dei disvalori.
Abituati come eravamo all'ipocrisia (e anche all'equilibrio) democristiano, non abbiamo visto (in tempo) la trasmutazione regressiva delle nuove "classi dirigenti": ora, nel momento storico che stanno vivendo, non si nascondono più. Proclamano apertamente la disuguaglianza, sociale e giuridica. Appoggiano senza infingimenti banchieri e industriali. E così via. E affermano, appunto, che l'emergenza ambientale non esiste - e se per caso esiste, è irrilevante, o è l'invenzione di qualche scienziato pazzo, in cerca di pubblicità. In altre epoche avrebbero detto che è tutto nasce da un complotto comunista - adesso, con Barroso e Sarkozy alla guida della Ue, usano altri e più pedestri argomenti. Quando un ministro che di ambiente visibilmente non sa nulla, come Renato Brunetta, arriva a dichiarare che "il piano Ue è una follia", quando si snocciolano cifre spropositate per dimostrare che inquinare meno (pochissimo meno di quanto oggi si inquina, in un Paese, il nostro, che viola da anni i mitissimi protocolli di Tokyo e paga per questo multe salatissime) uccide l'industria e le famiglie, quando, insomma, i palazzi del potere rivestono la loro politica reazionaria di agitazione nazionalistica e "antipolitica" (antieuropea), vuol dire che la storia si è rimessa a girare all'indietro molto più di quanto abbiamo pensato e immaginato.
Aveva proprio ragione Carlo Marx, quando, nel lontano 1857, scriveva che quando "il valore di scambio cessa di essere la misura del valore d'uso la produzione basata sul valore di scambio crolla". La mercificazione di tutto è la folle risposta che il capitale dà alla sua crisi epocale - fino al punto da mettere in discussione la sopravvivenza della civiltà e della stessa specie umana. Il dibattito sull'emergenza ambientale è tutto dentro questo quadro in fondo classico: la contraddizione insanabile che si sta producendo tra forze produttive e rapporti di produzione. Non crediate che siano esagerazioni, o previsioni apocalittiche. E' quasi solo marxismo spicciolo.


"Liberazione", 19/10/2008

Studenti e Insegnanti, Volete rinnovare il SITO WEB EUROPEO SULL'AMBIENTE che si rivolge ai giovani con età compresa tra 8 a 16 anni? Sì? Bene! Leggete e partecipate in massa ...
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 7 luglio 2008


Carissime/i,
ecco l'indirizzo dove poter accedere al questionario
http://eye.eun.org/index_it.html

Ricordo che possono partecipare:

Docenti (dalla primaria alla secondaria di secondo grado)
Studenti (dagli 11 ai 16 anni)

Fatemi sapere se occorre altro.

A presto, Linda

qui di seguito copio&incollo i comunicati per docenti e per studenti

Emacs!

(INSEGNANTI)
Rinnovamento del sito web europeo sull’ambiente che si rivolge ai giovani con età compresa tra 8 a 16 anni – è richiesto un tuo suggerimento.
 
Il prossimo 7 Luglio  verrà lanciato un sondaggio per rivedere il layout, la struttura ed i contenuti del sito 
Environment for Young Europeans (EYE) http://ec.europa.eu/environment/youth/index_it.html
 
Le attività del progetto sono coordinate e dirette dalla Direzione Generale “Ambiente” della Commissione Europea. I ragazzi dei paesi europei ed i loro insegnanti sono caldamente invitati a dare il loro contributo per ricostruire il sito web europeo sull’ambiente che si rivolge direttamente ai giovani con età compresa tra gli otto ed i sedici anni.
 
Il progetto di analisi,  finalizzata al rinnovamento del sito EYE, è stato inaugurato nel Febbraio 2008. Da allora la Commissione Europea ha raccolto i suggerimenti di più di 1000 studenti  e 100 insegnanti in rappresentanza di 10 nazioni europee. Sulla base di questi risultati, sarà lanciato un nuovo sondaggio nella prossima estate per saggiare come sono state valutate  le raccomandazioni  da parte  degli studenti e degli insegnanti.
 
Il questionario “on line”  sarà accessibile attraverso una varietà di siti  nazionali dedicati ai giovani  che richiameranno  la seguente area  blog :
http://www.eyeproject2008.blogspot.com/
 
Si impiegheranno meno di dieci minuti per riempire il questionario.  I promotori hanno  predisposto una serie di domande, rivolte agli studenti (8-16 anni) ed agli insegnanti,  per valutare le ultime proposte riguardanti la struttura, i contenuti, l’interattività, gli strumenti ed i giochi del sito web.
 
I risultati di quest’ultimo sondaggio saranno utilizzati per realizzare un nuovo sito EYE, in modo da corrispondere ai bisogni ed alle aspettative del suo bacino di utenza, costituito da studenti ed educatori europei.
 
Oltre ad avere voce in capitolo sul futuro del progetto EYE ed a prendere parte ad un progetto di rilevanza europea, gli studenti partecipanti avranno la possibilità di vincere uno dei seguenti premi:
 

·        Un telescopio

·        La possibilità di adottare un‘area di foresta pluviale

·        Un abbonamento alla rivista National Geographic - in lingua italiana -

·        E molti altri fantastici premi !
 
Tutti gli insegnanti e gli studenti compresi tra gli 11 ed i 16 anni sono invitati a partecipare al  sondaggio ed a  fornire il loro contributo! Il questionario sarà accessibile fino al 30 Luglio 2008. 
 
Grazie, Linda Giannini e Carlo Nati
Coordinatori nazionali del progetto
Environment for Young Europeans website


 
 

(STUDENTI)
Partecipa alla costruzione del sito web sull’ambiente dedicato alla gioventù europea
 invia il tuo parere
 
Sapevi che in Luglio gli studenti con età compresa tra  11 e 16 anni possono prendere parte, attivamente, alla realizzazione di un nuovo sito web sull’ambiente  dedicato alla gioventù europea?
 
La Commissione Europea vuole rinnovare il suo spazio web 
Environment for Young Europeans (EYE) invitando la gioventù europea  partecipare al sondaggio “valuta EYE”. Nel questionario viene richiesta la tua opinione sulle strade da seguire per  migliorare il  sito,   quali servizi ed informazioni dovrebbe contenere  e come potrebbe diventare  più divertente ed utile:
http://ec.europa.eu/environment/youth/index_it.html
 
E…puoi vincere un premio!
Ogni studente che parteciperà al sondaggio avrà la possibilità di vincere uno dei seguenti premi:
 

·        Un telescopio

·        La possibilità di adottare un‘area di foresta pluviale

·        Un abbonamento alla rivista National Geographic - in lingua italiana -

·        E molti altri fantastici premi !
 
Rilassati, non dovrai dedicare più di 10 minuti del tuo tempo, ma il tuo parere è realmente importante.
I risultati del sondaggio verranno usati per creare  un sito sulle tematiche ambientali,  dedicato ai giovani studenti europei e  realizzato seguendo i  tuoi  suggerimenti.
 
Il questionario “on line”  sarà accessibile attraverso una varietà di siti  nazionali dedicati ai giovani  che richiameranno  la seguente area  blog :
http://www.eyeproject2008.blogspot.com/
 
Si tratta di una grande opportunità  per esprimere la tua opinione su di uno spazio web esistente e fornire indicazioni su come vorresti che diventasse.
I contenuti del questionario si basano sui suggerimenti di più di 1000 studenti  e 100 insegnanti in rappresentanza di 10 nazioni europee, che hanno espresso la loro valutazione sul sito nel corso della prima fase del sondaggio svoltasi all’inizio di quest’anno.
 
Dal 7 Luglio,  tu , i tuoi compagni di classe, i tuoi amici  di età compresa tra 11 e 16 anni  ed i tuoi stessi insegnanti  siete invitati a collegarvi al seguente indirizzo:
http://www.eyeproject2008.blogspot.com per riempire il questionario.
 
La Commissione Europea, gli organizzatori e tutti i futuri utenti del sito web hanno veramente bisogno del tuo contributo.
 
Il questionario sarà accessibile fino al 30 Luglio 2008. 


Grazie, Linda Giannini e Carlo Nati
Coordinatori nazionali del progetto
Environment for Young Europeans website
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