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di Ignazio Licciardi
Fiom e Rete della conoscenza uniti
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 dicembre 2010


«Resistere a innovazioni errate
non significa essere arretrati»
 

Frida Nacinovich

Professor Tronti, perché una nuova associazione? Ce ne sono già tante.
Ci ha spinto ad intervenire quel che è successo nelle fabbriche Fiat. Prima a Pomigliano, ora a Mirafiori. I sindacati sono divisi e l'offensiva padronale è sempre più forte. Ed è molto preoccupante la sorta di assedio che si sta concentrando intorno alla Fiom. Prima di tutto vogliamo portarle la nostra solidarietà allo storico sindacato dei metalmeccanici. "Lavoro e libertà" - già si capisce già dal titolo - vuole rimettere al centro dell'attenzione operai e persone che lavorano fuori dalle fabbriche minacciate nella loro libertà di espressione, di movimento. Qui si vuole vietare perfino di aderire ad un'organizzazione sindacale. Il nostro è un tentativo ambizioso, vorremmo raccogliere più consensi possibile. Dagli intellettuali, dai politici, dalla società.

Ecco, la politica. La Fiat ne fa di tutti i colori, la sinistra protesta, protesta anche l'Idv, mentre il Pd si divide.
Il silenzio su temi così delicati da parte del più grande partito del centrosinistra è preoccupante. Silenzio, o peggio ancora prese di posizione in contraddizione fra loro, poco nette. Nel Pd c'è chi tende ad "accomodarsi" sulle compatibilità economiche imposte dalla globalizzazione, quindi da quello che la globalizzazione comporta in termini di competitività internazionale. Ma è una visione ristretta, che tiene conto esclusivamente del mercato.

E il mercato dice che la Fiom deve obbedir tacendo.
L'idea che chi non è più d'accordo con il padrone non ha più diritto ad essere rappresentato sul luogo di lavoro è davvero preoccupante. L'impresa impone il suo assoluto comando, e chi non sottoscrive questa imposizione viene automaticamente espulso. Questo fatto dovrebbe allarmare tutti coloro che hanno a cuore i diritti. Con il suo comportamento la Fiat sfregia la Costituzione.

Il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha lanciato un appello a tutte le forze di sinistra nel paese. Chiede unità per contrastare il modello Fiat.
Purtroppo nella politica si continuano a riprodurre tradizionali divisioni. Da una parte c'è la sinistra cosiddetta radicale, molto sensibile ai diritti dei lavoratori - non da oggi - contro il modello Marchionne senza esitazioni. Dall'altra un centrosinistra che appare tutto sommato impermeabile, incapace di parlare con una solo voce. L'ambizione insita nel nostro appello è proprio quella di arrivare a catalizzare l'interesse di persone difficilmente raggiungibili. Anche pezzi del Pd, perché no? Del resto l'oltranzismo della Fiat non è un caso isolato. E allora bisogna costituire un fronte, che può crescere.

E poi?
Vorremmo allargare il più possibile il fronte di solidarietà nei confronti della Fiom. Il 28 gennaio i metalmeccanici sciopereranno per otto ore. Una protesta che dovrebbe coinvolgere anche la società, fare breccia nell'opinione pubblica. Speriamo che per quella data il nostro appello sia stato raccolto e sottoscritto da migliaia e migliaia di italiani.

Pensate ad una presentazione pubblica dell'appello?
Daremo vita a seminari, organizzeremo una serie di incontri. Il "caso Fiat" merita di essere studiato, analizzato, merita un'ampia riflessione perché segna un passaggio strategico. Non cedere al modello Marchionne vuol dire avere un altro punto di vista sui rapporti fra capitale e lavoro.

Il governo Berlusconi ha già fatto la sua scelta di campo. I padroni.
Siamo di fronte ad un governo del tutto assente, occupato in tutt'altre questioni. C'è un ministro, quello del lavoro, che sembra un fantasma. Ci sono due sindacati che collaborano con il governo in maniera passiva. E ce n'è un terzo, la Cgil, che almeno per ora esprime una posizione ambigua. E invece vale la pena schierarsi, con la Fiom e contro la Fiat. Questo è un punto su cui occorre fare chiarezza.

Fare chiarezza. Al più presto.
Prima del 28 gennaio ci riuniremo in assemblea. Bisogna far sentir alla Fiom che non è così isolata come vorrebbero farle credere molti media e i padroni. Anzi, sta accadendo il contrario.

Il 16 ottobre scorso la Fiom era tutto fuorché isolata.
Erano davvero tanti in piazza con la Fiom il 16 ottobre. E anche con la Cgil il 27 novembre. Una seconda manifestazione, altrettanto radicale. Lo stesso popolo, questo è un dato su cui la Cgil dovrebbe riflettere. Bisogna mettere in campo tutto il possibile per riequilibrare i rapporti di forza tra imprenditori e lavoratori. La campagna di stampa in atto è vergognosa. Penso a Panebianco che sul "Corriere della sera" sostiene che «chi resiste è arretrato». Ma non è mica detto che chi attacca sia un grande innovatore. E poi l'innovazione non è un bene di per sé, bisogna prima capire che innovazione è. Se toglie diritti ai lavoratori non è un bene. E allora a certe innovazioni bisogna resistere. E la Fiom mi sembra l'unica resistenza in campo.


30/12/2010

La protesta contro la riforma Gelmini passa alla "fase due": «Referendum e Corte»
 
Gli studenti con la Fiom:
«Ed ora sciopero generale»
 

Daniele Nalbone

Centoventi ore di straordinario obbligatorio. Addio ai dieci minuti di pausa. Turni di dieci ore per sei giorni consecutivi. Riduzione dei giorni di malattia pagati dall'azienda. Clausole "ad hoc" contro il diritto di sciopero. E' il cosiddetto modello Marchionne che, dopo Pomigliano, è sbarcato anche a Mirafiori. Ebbene, questo accordo siglato da Fim-Cisl e Uilm contro il quale sta dando battaglia la Fiom è al centro della discussione sul «come proseguire» all'interno del movimento studentesco. «La maturità del nostro movimento» spiegano dalla Rete della Conoscenza «sta proprio nel legare le lotte per tutelare i beni comuni, per costruire dal basso un'alternativa alla crisi».
Per questo, dal nuovo anno, nelle scuole e nelle università si lavorerà per portare questo che è stato definito dagli studenti come «l'ultimo atto di violenza sindacale» al centro della riflessione politica. Il tutto, ovviamente, al fianco delle riflessioni su come portare avanti la lotta per una "altra riforma" dell'università. «Resisteremo un minuto di più». E' questa la certezza intorno alla quale ruota ogni comunicato, ogni appello, ogni discussione sul post approvazione del Ddl Gelmini, oggi Legge.
Un'approvazione che, per il movimento, non è stata di certo un fulmine a ciel sereno: «sapevamo» continuano dalla Rete della Conoscenza «che ormai dentro il Parlamento non c'era più nessun margine. Ma la battaglia non è finita». I cortei che, appena tre giorni prima di Natale, hanno portato oltre duecentomila studenti nelle piazze italiane ne sono la dimostrazione.
Ora, il piano della mobilitazione si sposta dalle aule parlamentari al Governo e agli atenei.
«Aspettiamo i decreti attuativi della legge» spiegano gli studenti. Perché è lì che inizierà il vero faccia a faccia con la "riforma", facoltà per facoltà. «Chiediamo da subito a tutti i rettori di disobbedire e su questo daremo battaglia in tutti gli organi collegiali e in tutte le piazze: la comunità universitaria ha il diritto e il dovere di ribellarsi». E a quanti chiedono quali siano mezzi con cui continuerà la lotta contro la Legge Gelmini, gli studenti non escludono nessuna strada: «Dal referendum alla Corte Costituzionale». Continua però anche il percorso di costruzione di un'alternativa. «La "carovana dell'AltraRiforma" che abbiamo portato fino al cospetto del presidente Napolitano non si ferma: continueremo a raccogliere idee e proposte, a sperimentarle tutti i giorni nei nostri atenei».
I punti centrali sono ormai noti a tutti: diritto al referendum sulle materie che riguardano gli studenti, un nuovo welfare che permetta autonomia dalla famiglia, una ricerca aperta «e non bloccata dalle baronie». E sono proprio i ricercatori i primi a non mollare, a continuare «fianco a fianco con gli studenti»: così, martedì scorso, si è deciso di interrompere l'occupazione del tetto di architettura iniziata il 23 novembre scorso. «Passeremo alla "fase due" della protesta» ci spiega Massimiliano Tabusi della Rete 29 Aprile: «Ogni ricercatore si trasformerà in mezzo di informazione interno agli atenei per spiegare, laddove sono mancati i media, gli effetti devastanti di questa riforma».

Ricercatori come operatori di informazione, quindi, «per entrare ancora più in profondità nelle università» forti di oltre 25mila colleghi, circa il 40% del corpo docente, pronto a riconfermare il blocco della didattica anche per il secondo semestre che farà entrare nel caos l'università fresca di "riforma". Ma il nuovo anno alle porte dovrà essere, necessariamente, anche l'anno dello sciopero generale.
«Di tutta la giornata del 22 dicembre» spiegano gli studenti di Atenei in rivolta «vogliamo rimarcare la consegna del pacco regalo alla Cgil. Non è stata una semplice trovata mediatica, ma la dimostrazione della volontà di aprire un processo di costruzione di un fronte ampio e radicale di lotta alle politiche di questo governo». Ed è proprio con questo spirito, «quello che porterà alla costruzione di uno sciopero generale dal basso» che il movimento studentesco ripartirà a gennaio: «Lo faremo nelle facoltà ma anche nelle piazze con i cittadini dell'Aquila e di Terzigno, con i comitati dell'acqua pubblica, con i migranti e, ci auguriamo, con i lavoratori e con le lavoratrici in sciopero generale». Prima tappa: la due giorni seminariale in programma il 22 e il 23 gennaio presso il centro sociale Rivolta di Marghera (Venezia). Due giorni in cui si discuterà su come condurre, tutti, la battaglia Fiat ma anche come affiancare alla lotta di Pomigliano e Mirafiori la necessità di un nuovo welfare.
Stesso discorso vale per la riforma Gelmini: l'opposizione alla legge passa inevitabilmente, e di questo sono convinti tanto gli studenti quanto i movimenti parte di "Uniti contro la crisi", dall'incontro dell'intero mondo della conoscenza, della formazione, della produzione culturale, dell'informazione.


"Liberazione", 30/12/2010


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Comunicato del Coordinamento di Ateneo di Palermo del 22 Novembre 2010
post pubblicato in Notizie ..., il 22 novembre 2010


 

E' INDETTA PER MERCOLEDI' 24 NOVEMBRE A PARTIRE DALLE ORE 10.30 UNA ASSEMBLEA DI ATENEO PERMANENTE CHE SI SVOLGERA' PRESSO L'AULA MAGNA DI INGEGNERIA PER L'INTERA GIORNATA (SE I LOCALI NON SARANNO DISPONIBILI COMUNICHEREMO TEMPESTIVAMENTE IL NUOVO LUOGO).
E' PREVISTA LA PROIEZIONE DELLA DIRETTA DALLA'AULA DEI LAVORI PARLAMENTARI SUL DDL GELMINI CON DIBATTITO SUCCESSIVO ALLE EVENTUALI PAUSE E DIBATTITO FINALE CON DELIBERAZIONE DELL'ASSEMBLEA
 
DATA L'IMPORTANZA DEL MOMENTO SI INVITA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE E A SOSPENDERE LE LEZIONI INVITANDO TUTTI GLI STUDENTI A PARTECIPARE.
NEL RICORDARVI CHE LA MOBILITAZIONE E' NAZIONALE E CHE, OLTRE AL PRESIDIO INTERSINDACALE PREVISTO DAVANTI A MONTECITORIO, OGNI ATENEO DARA' VITA A DIVERSE FORME DI MANIFESTAZIONE, RICORDIAMO A TUTTI CHE IL DDL CHE RITORNA ALLA DISCUSSIONE E' PEGGIORATO ATTRAVERSO L'ELIMINAZIONE DI ALCUNI EMENDAMENTI INTRODOTTI.
RIPORTIAMO SOTTO L'ELENCO DEGLI EMENDAMENTI CANCELLATI:
- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del testo approvato in commissione Cultura)
- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)
- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)
- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art. 3bis)
- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)
- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera a)
- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)
- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)
- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca (art. 19, comma 6)
- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse (art. 21,comma 5)
- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)
- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.
 
MOBILITIAMOCI E DIFFONDIAMO QUESTE NOTIZIE A TUTTI I NOSTRI CONTATTI E DENTRO LE AULE CON GLI STUDENTI.
                       INVITIAMO ANCORA ALLA MASSIMA PARTECIPAZIONE

La Gelmini: «In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori», ma subito dopo: "mica li possiamo tenere tutti"!?
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 9 ottobre 2010


Mentre migliaia di studenti protestano in tutta Italia, la Gelmini accelera sulla riforma e il Pd apre


 

da www.unita.it:
 
 
Università, Gelmini accelera e Pd apre

L'università è in fermento. Alle prese con l'ennesima riforma annunciata, con le strutturali mancanze di fondi e con tutti i ritardi e le inadeguatezze che si porta dietro. Ma dalla classe politica qualcosa sembra muoversi. Il ministro competente, Mariastella Gelmini, riesce a rimettere insieme i cocci della sua maggioranza traballante ed entusiasta afferma: «Tutti i gruppi della maggioranza hanno mostrato la volontà di accelerare l'iter della riforma, che sarebbe importante per il paese e darebbe una risposta ai ricercatori. Sarebbe un segnale di compattamento della maggioranza - ha aggiunto Gelmini - la legislatura va avanti e non c'è nessuna intenzione di perdere tempo. Mi auguro che il prossimo incontro con i gruppi possa aiutare l'accelerazione dell'iter della riforma. Mi pare che il Parlamento si stia ravvedendo, sono ottimista».

«In Italia non c'è categoria più importante dei ricercatori» ha poi detto il ministro durante il suo intervento al convegno sul trasferimento tecnologico organizzato dall'Acri. «Dalla professionalità di queste persone - ha spiegato - dipende la qualità della ricerca. Va però superata - ha aggiunto – una posizione un po' retriva e cioè pensare che tutti i ricercatori debbano trovare un'occupazione nell'università. Se la società vuole crescere, anche le piccole e medie imprese hanno bisogno, ad esempio, di ricercatori. Non ha senso mantenere i ricercatori precari a vita, occorre, invece, prospettare loro una carriera e questo lo facciamo prevedendo, nella riforma, il meccanismo della 'tenure track'. O si vince il concorso da associato - abbiamo recuperato i soldi per bandire questi concorsi - oppure si può trovare un impiego negli enti di ricerca o nel settore privato». Il ministro si è quindi soffermata sul problema della 'fuga di cervelli'. «Oggi se l'Italia è poco attrattiva per i migliori cervelli e se, anzi, assistiamo a una 'fuga' dei cervelli - ha osservato - il motivo fondamentale non è tanto solo quello delle risorse, ma concerne le regole e i meccanismi di funzionamento. Bisogna snellire le regole, fissando pochi principi da rispettare. Principi però che vanno rispettati da tutti, senza corsie preferenziali».

Altro segnale interessante è la quasi apertura dell'opposizione con il capogruppo Pd Franceschini: «Se verranno accolte le nostre proposte di modifica, possiamo discutere anche subito la riforma. Il Partito democratico non si è mai sottratto a discutere delle riforme che interessano il Paese. Nel merito della riforma universitaria abbiamo sempre avuto un atteggiamento costruttivo, finalizzato ad ottenere un provvedimento nell'interesse degli studenti e dell'intero mondo accademico. In più occasioni abbiamo sottoposto all'attenzione del governo e della maggioranza diverse proposte di modifica, contenute nei nostri emendamenti depositati, fra le quali riteniamo centrali 5 aspetti: l'abolizione dei tagli degli ultimi due anni, pari a un miliardo e 355 milioni di euro, dando invece all'università più risorse per raggiungere in 10 anni la media Ocse; la predisposizione, per gli studenti meritevoli e privi di mezzi, di adeguate borse di studio; per quanto concerne la carriera docente abbiamo detto no al precariato con il contratto unico formativo di ricerca ma sì a norme affinché si arrivi in cattedra in 6 anni; abbiamo inoltre indicato di sostenere un piano straordinario, con selezione, per portare in 6 anni i 15.000 ricercatori, strutturati e precari, nel ruolo di professore. E infine abbiamo proposto l'adeguamento dell'età pensionabile dei docenti alla media europea, con sblocco del turn-over e utilizzo di tutte le risorse liberate per nuovi professori e nuovi ricercatori con contratto tenure track. Vogliamo mantenere questo atteggiamento costruttivo nonostante i tempi necessari per l'approfondimento di un provvedimento così rilevante siano stati sacrificati nel percorso alla Camera per responsabilità del governo e della maggioranza. Per questo condizioniamo all'accoglimento delle nostre proposte la disponibilità ad affrontare la riforma anche durante la sessione di bilancio che comincia il 15 ottobre».

Intanto, studenti e docenti, non sembrano fidarsi delle parole dei politici e in tutta Italia organizzano proteste e iniziative contro la riforma, anche perché, riforma o non riforma, le risorse per l'istruzione sono sempre le prime ad essere sacrificate. Lezione all'aperto con tanto di lavagna sulle scale del rettorato dell'università La Sapienza di Roma per illustrare il ddl Gelmini e spiegare lo stato attuale dell'università italiana. È stata l'iniziativa organizzata oggi dagli studenti di Fisica de La Sapienza contro i «tagli». A tenere la propria spiegazione, davanti a decine di giovani seduti sulle scale del rettorato all'interno della città universitaria e intenti a prendere appunti, è stato il ricercatore di Fisica Leonardo Gualtieri. Tra gli striscioni esposti, quelli con la scritta «Contro questa riforma un'altra rivolta» e «Per un'università pubblica, libera e aperta a tutti». A fare da supporto alla lezione c'erano anche vari cartelli con i grafici sulla spesa per la ricerca nei vari paesi europei. Previste, la prossima settimana, anche lezioni in piazza Montecitorio. Gli universitari hanno annunciato la loro adesione alla manifestazione a Roma per dopodomani, che partirà da Porta San Paolo ed è organizzata dagli studenti medi contro il ddl Gelmini.

All'Università di Bologna la protesta dei ricercatori va avanti ma il fronte degli 'anti-Gelmini' sembra sfaldarsi. Dopo la settimana di mobilitazione e lo stop delle lezioni decisi dal Senato accademico fino al primo ottobre, nel pomeriggio i ricercatori riuniti in assemblea non hanno deciso forme di protesta comuni: ogni facoltà valuterà se e come continuare l'astensione o riprendere le lezioni. Così fino al 12 ottobre, quando una nuova assemblea discuterà gli emendamenti al ddl Gelmini proposti dall'ateneo e dai ricercatori, e le forme di lotta futura. È l'esito dell'incontro convocato alle 13 e durato quasi tre ore nella sede dell'Università. Ogni facoltà, chiamata all'appello rigorosamente in ordine alfabetico, ha fatto il punto sulle iniziative organizzate nell'ultima settimana attraverso i rappresentanti dei ricercatori. Assenti quelli del blocco più 'politico': economia, scienze politiche, giurisprudenza. Nella maggior parte delle facoltà l'astensione dalla didattica, assieme a discussioni sulla riforma Gelmini aperte anche agli studenti, ha conquistato un gran numero di ricercatori con alcuni picchi (a chimica industriale, veterinaria, scienze della formazione, scienze matematiche e fisiche) e molti distinguo. Diffuso però il timore che a lungo termine quel tipo di protesta sia inefficace o logorante, ma di fatto nessuna decisione è stata presa a fine assemblea. Pochi i fautori di proteste eclatanti almeno fino al 14 ottobre quando alla Camera riprenderà la discussione del ddl. Tra i più naif, un ricercatore di ingegneria che ha proposto ironicamente di mettersi a testa in giù da un elicottero. A chiedere concretezza, con toni abbastanza forti, alcuni dottorandi legati al movimento dell'Onda, favorevoli a organizzare un sit-in davanti al rettorato il 14 ottobre. Idea che però non è stata nemmeno messa ai voti, e quindi accantonata. Alcuni ricercatori hanno proposto di condizionare la ripresa delle lezioni all'approvazione degli emendamenti al ddl, ma altri gli hanno ricordato che gli emendamenti sono oltre 600.

 


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permalink | inviato da Notes-bloc il 9/10/2010 alle 9:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.
post pubblicato in Notizie ..., il 14 maggio 2010


Atenei, lezioni a singhiozzo contro il ddl Gelmini

Lezioni a rischio da lunedì negli atenei italiani. I ricercatori, ma anche molti docenti, incroceranno le braccia contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Al centro della protesta, la mancanza di risorse per il sistema universitario e l'impossibilità, per gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, di fare carriera e diventare docenti a causa delle nuove regole volute dal ministro. Per le stesse ragioni il 18 è in programma un'assemblea nazionale a Roma, alla Sapienza, mentre il 19 ci sarà un sit-in sotto al Senato dove è al vaglio la riforma. Se le cose non cambieranno i ricercatori hanno già annunciato che da settembre non saliranno più in cattedra.

Per far capire quali saranno le conseguenze della loro assenza, già la prossima settimana, da lunedì, faranno una sorta di "prova generale" astenendosi dalla didattica. «A Napoli- spiega Alessandro Pezzella, ricercatore della Federico II- è a rischio il 50% dei corsi». Nell'ateneo campano, nella facoltà di Scienze, ne sono già saltati 40: i ricercatori si sono auto-sospesi già da questo quadrimestre. A Napoli, come nel resto d'Italia, le uniche facoltà che si salveranno sono quelle di Giurisprudenza dove, normalmente, non ci sono corsi affidati ai ricercatori.

Alla Sapienza di Roma ci sono facoltà dove il 50% dei corsi è coperto da chi dovrebbe occuparsi di ricerca. La prossima settimana nell'ateneo le lezioni potrebbero tenersi con il contagocce.

A Milano, alla statale, è a rischio il 30% dei corsi. «Negli atenei c'è un grosso stato di agitazione - ammette Bartolomeo Azzaro, pro-rettore per lo sviluppo delle attività formative e di ricerca della Sapienza - ci sono 26.000 ricercatori a tempo indeterminato nell'università italiana a cui la riforma preclude qualunque tipo di carriera. Nel nostro ateneo un terzo di ricercatori hanno già dichiarato la loro indisponibilità a fare lezione da settembre, il rettore Frati è stato costretto a scrivere al ministero per far presente la situazione».

Il problema è talmente diffuso che il Miur è stato costretto a rinviare il termine ultimo per la presentazione dell'offerta formativa da parte degli atenei al primo giugno (inizialmente era il 15 maggio): impossibile definire i corsi se non si sa chi insegnerà o meno a settembre.

Oggi, intanto, il Cnru, il coordinamento nazionale dei ricercatori, guidato da Marco Merafina, della Sapienza, ha incontrato la Crui, la conferenza dei rettori, per presentare la propria proposta per garantire una carriera a chi rischia di restarne fuori con la riforma.

Il Cnru propone una valutazione da fare a chi ha già accumulato almeno sei anni di didattica nella stessa facoltà per permettere il passaggio nella fascia dei docenti associati. «E' una proposta a costo zero - assicura Annalisa Monaco, del Cnru - perchè chi ha già una certa anzianità con lo scatto non dovrà avere subito uno stipendio più alto. Con questo meccanismo si potrà garantire una carriera ad almeno 16.000 ricercatori a tempo indeterminato. I rettori stanno esaminando la proposta, che, lo diciamo chiaramente, non è un'ope legis, noi vogliamo essere valutati».

La parola finale spetta al Parlamento: da martedì si torna a votare sul ddl, gli emendamenti in ballo sono proprio quelli che riguardano i ricercatori. Ce n'è uno del relatore, Giuseppe Valditara, Pdl, che, intanto, elimina la disparità di trattamento tra i vecchi ricercatori a tempo indeterminato e quelli nuovi a termine: tutti potranno essere soggetti a chiamata diretta da parte degli atenei dopo l'abilitazione.

"l'Unità", 13 maggio 2010
Gli studenti universitari? "ombre che si materializzano in una tesina o in un compito in classe, un rito didattico vacuo che, in queste condizioni, umilia me e loro"(A. Dal Lago).
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 aprile 2010


 |   Alessandro Dal Lago

 

Università alla paralisi

Arrivano giorni oscuri per l’università. Se i ricercatori si asterranno dalla didattica, verrà a mancare un buon terzo dell’offerta formativa (il che non è solo un problema quantitativo). Non ci sono i soldi per contratti sostitutivi, anche se sono pagati una miseria, ed è assai dubbio che i professori si sobbarchino la didattica fin qui assicurata dai ricercatori. Ma c’è un altro problema: verranno a mancare i requisiti minimi di legge per l’esistenza dei corsi di I e II livello.  L’università potrebbe trovarsi, dal prossimo autunno, nella paralisi.
Ma è la situazione strutturale, di lungo periodo, a essere veramente preoccupante. La Corte dei conti ha rilevato il fallimento delle lauree brevi (moltiplicazione dei corsi, stabilità degli abbandoni, inevitabile declino della qualità, spesa assorbita in modo schiacciante dal personale).
A ciò si aggiunga la scarsa competitività (espressa dal bassissimo posto dei nostri atenei nelle classifiche internazionali), l’antica questione dei fuori corso (una specialità tutta italiana) e il sub-finanziamento della ricerca. Quello 0,8 del Pil speso in formazione superiore (e quasi tutto a carico del settore pubblico) fotografa impietosamente la realtà italiana: noi spendiamo percentualmente il 40% in meno della media europea, il che vuol dire, anche tenendo conto della spesa per studente, la metà delle risorse impegnate dai paesi più sviluppati.
Ciò che la Corte non può valutare è il senso di sfascio e frustrazione che circola tra i docenti; ormai, i parametri imperanti in qualsiasi atto o iniziativa sono astrattamente quantitativi: limiti di bilancio, requisiti minimi, punti docente, restrizioni sull’uso del telefono e delle fotocopie…
E questa impotenza è sommersa da una coltre di decreti e regolamenti che pretendono di fissare, in un linguaggio standard, ereditato dal burocratese europeo tradotto in gergo italico-ministeriale, come valutare qualsiasi obiettivo culturale, scientifico o formativo. La verità è semplicemente questa: soldi per la ricerca non ce ne sono; e, quanto alla didattica, basti sapere che dei mille studenti che esamino ogni anno, ottocento non li vedrò mai, ombre che si materializzano in una tesina o in un compito in classe, un rito didattico vacuo che, in queste condizioni, umilia me e loro.
Rispetto a questa realtà, i contenuti del Ddl Gelmini non sono nemmeno acqua fresca, ma un sigillo finale messo a un’agonia iniziata all’epoca di Berlinguer, quando si sono gettate le basi per trasformare l’università in una specie di Cepu, con la mitologia vetero-aziendalistica dei debiti e dei crediti; quando si sono create le premesse per moltiplicare i corsi e le cattedre, senza intaccare in nulla, e anzi aumentando, il potere dei gruppi accademici nazionali di controllare il reclutamento. I bizzarri criteri di composizione delle commissioni di concorso inventati dall’attuale ministro (estrazione + votazione et similia) non mutano in niente la pratica secolare della cooptazione guidata.
La riforma della cosiddetta governance aumenta il potere dei rettori e dei consigli di amministrazione, facendo del senato accademico un comitato di consulenza.
Mescola le carte, ingrandendo i dipartimenti e unificando le facoltà deboli in enti dai contorni vaghi (mentre le facoltà forti, come ingegneria e medicina, aumentano il loro peso specifico): così, il potere dei professori-manager si accresce, soprattutto in una fase in cui le risorse diminuiscono. Quanto ai privati nei consigli di amministrazione, si spalanca la strada all’ingresso incontrollato e, se i rettori vorranno, maggioritario di interessi estranei al fine dell’università, e in cambio di nulla. Marcegaglia docet.
Il Pd si è finalmente occupato di università. Ma a giudicare dal documento reso pubblico ieri, non si va al di là di richieste puramente rituali, e ovviamente inascoltate, come aumentare il finanziamento e portarlo alla media europea. Per il resto, bisognerebbe che l’attuale opposizione si interrogasse sul modo in cui ha gestito l’università quando governava. E quindi sull’idea liberista di università e ricerca che ha contribuito a imporre al paese.

"il manifesto", 22-04-10

Ricerca in Italia?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010


Andato in onda Rai Tre il: 05/02/2010
 
Due cervelli “non in fuga” raccontano a Corrado Augias la crisi della ricerca in Italia.
Ospiti a "Le Storie - Diario Italiano": 
Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi

 

 

 

Tra quindici giorni ...
post pubblicato in Notizie ..., il 14 novembre 2009


Gelmini: "Nessun taglio alla ricerca
I fondi erogati tra 2 settimane"

La replica del ministro dell'Istruzione alla denuncia del mancato sblocco di 80 milioni destinati dalla Finanziaria 2007 all'assunzione di 4200 ricercatori. Garantiti anche i soldi per "Futuro in ricerca", concorso per i progetti dei giovani studiosi di ROSARIA AMATO

"la Repubblica", 14-11-09

Senza parole!
post pubblicato in Notizie ..., il 13 novembre 2009


 

Finanziaria, spariti i fondi
per i giovani ricercatori

Al Senato, l'emendamento della maggioranza che doveva salvare ottanta milioni di euro destinati ad assumere 4.200 precari, è stato trasformato in ordine del giorno. Le risorse su cui puntavano le università e i centri di ricerca si sono così volatilizzate/ Commenta di ROSARIA AMATO

Il Senato approva la legge Finanziaria

"la Repubblica", 13-11-09

 

Ahahahahahahahahahahahahaha... i nostri "governanti"! Ahahahahahahahahahah... e ancora 'un'avemo vistu nenti! Ahahahahahahaha... C'è poco da ridere? Sì, avete ragione, ma ... ahahahahahahaha...
post pubblicato in Notizie ..., il 13 febbraio 2008


 ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

CONCORSI A RICERCATORE: "PER MERO ERRORE MATERIALE"

La nota ministeriale datata 5 febbraio 2008 chiariva che per i concorsi a
ricercatore, sia quelli "cofinanziati" che quelli su fondi interamente di
ateneo, si potevano "emanare i relativi bandi di reclutamento nel termine
perentorio del 31 marzo 2008". Per tutti questi concorsi si sarebbero
dovute applicare le "procedure" della "legge 3 luglio 1998, n. 210" (Legge
Berlinguer). Per il testo di questa nota:
http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/6872Elezio.htm

Alla suddetta nota e' seguita quella datata 8 febbraio 2008 (qui sotto
riportata) che invece "precisa che, per mero errore materiale, al quarto
periodo della nota stessa il termine del "31 marzo 2008", riferito alle
procedure ordinarie di reclutamento dei ricercatori, va sostituito con il
termine del "7 dicembre 2007". In altri termini, si 'chiarisce' che i
concorsi su fondi interamente di ateneo sono (erano) 'bandibili' solo entro
il "7 dicembre 2007", data di emanazione (non di entrata in vigore!) del
nuovo Regolamento dei concorsi a ricercatore. Regolamento ancora non
entrato in vigore perche' non ha terminato il suo iter e, quindi, non e'
stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Insomma dal 7 dicembre 2007 non e' (era) piu' possibile, fino all'entrata
in vigore delle nuove procedure, bandire nuovi posti a ricercatore su fondi
interamente di ateneo. Insomma un vero e proprio blocco dei concorsi a
ricercatore (altro che integrazione straodinaria di quelli 'ordinari'!),
mentre sono stati nel frattempo sbloccati i concorsi a ordinario e ad
associato.
Se nel frattempo non dovesse entrare in vigore il nuovo Regolamento,
risulterebbero non 'bandibili' anche i posti cofinanziati previsti per il
2008 e per il 2009.

Siamo di fronte all'ennesimo pasticcio sulla pelle dei diretti interessati
e degli Atenei prodotto da quegli 'apprendisti stregoni' che da decenni
sono impegnati a massacrare l'Universita' statale.
Un gruppo accademico-politico che da mesi sta 'impazzando' sotto la
'copertura' di un Ministro parolaio. Un Ministro che da mesi rifiuta di
confrontarsi con le Organizzazioni rappresentative della docenza, confronto
che avrebbe forse potuto risparmiare all'Universita' almeno una parte dei
tanti danni che le sono stati arrecati.
E c'e' da temere per quello che di ancor peggio potranno fare al Ministero
e in Parlamento (in sede di conversione del decreto-legge "milleproroghe")
in un periodo che, come quello attuale, e' 'esposto' alle decisioni
dell'ultima ora.

    13 febbraio 2008

=====================
 
dal sito del MUR
http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/6879Elezio_cf2.htm

"Ministero dell'Universita' e della Ricerca

Direzione Generale dell'Universita' - Ufficio I

Protocollo: n. 418 Roma, 8 febbraio 2008
   
Ai Rettori delle Universita'
Ai Direttori degli Istituti di Istruzione Universitaria
Al Commissario Straordinario dell'INAF
Ai Direttori Amministrativi

e p.c.
al Presidente della CRUI
al Presidente del CUN
LOROSEDI

Al CINECA
Via Magnanelli. 6/3
40033 Casalecchio di Reno (BO)

OGGETTO: Elezioni delle commissioni giudicatrici per le procedure di
valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario - Indizione
della II sessione 2007 e della sessione per la procedura cofinanziale ai
sensi dell'art. 3 del decreto legge 7 settembre 2007, n.147 convertito
dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176 RETTIFICA NOTA PROT. 396 del 5.02.08.

Si fa seguito alla nota prot. n. 396 del 5 febbraio u.s., concernente
l'oggetto.
In proposito si precisa che, per mero errore materiale, al quarto periodo
della nota stessa il termine del "31 marzo 2008", riferito alle procedure
ordinarie di reclutamento dei ricercatori, va sostituito con il termine del
"7 dicemhre 2007".
Tale data, infatti, riguarda espressamente quella del nuovo regolamento per
il reclutamento dei ricercatori universitari emanato dal Ministro ai sensi
dell'art. 1, comma 647, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, in fase di
registrazione alla Corte dei Conti.

 IL DIRETTORE GENERALE
Dr. Antonello Masia"

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= per iscriversi all'ANDU:
http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati al Ministero, ai Parlamentari, ai
Presidi, ai Rettori, a circa 14.000 Professori, Ricercatori, Assistenti,
Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti e agli Organi di informazione.

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permalink | inviato da Notes-bloc il 13/2/2008 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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