.
Annunci online

di Ignazio Licciardi
c'è un altro modo di pensare il futuro che non sia l'uccisione dei nostri diritti?
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 27 dicembre 2010


Gli studenti fanno paura

 

di Massimo Stella, Patrizia Pinotti* (ilManifesto del 26 dic 2010)

Questo movimento degli studenti fa paura a tutti.
Lo si capisce molto bene dalle reazioni immediate ai poli opposti delle appartenenze e dell'opinione: da Saviano a Gasparri. Questi studenti fanno paura tanto a chi auspicava la protesta quanto a chi pensa che non abbia ragione di esistere. Il dibattito sui moti del 14 dicembre è stato monopolizzato da due parole: disagio e violenza. Intellettuali, giornalisti, scrittori, politici non hanno parlato che di disagio e di violenza. E si tratta di due parole assolutamente vuote. Il disagio è evidente ed è di tutti. Quanto alla violenza di piazza, i poliziotti sono pagati per fare un mestiere (come un insegnante o un operaio) e chi va in manifestazione per picchiare o spaccare sa benissimo che compie un atto illegale. Questo è tutto quello che c'è da dire sulla violenza di piazza. Forti di queste due parole vuote, sono tutti pronti, però, a dare il voto in condotta - «ci sono studenti per bene e poi c'è la feccia senza cultura e senza criterio» - cui segue l'immancabile lezione morale - «ragazzi state attenti a non farvi strumentalizzare. Dovete condannare la violenza». Al voto in condotta e alla conseguente lezione morale si aggiunge infine la lezione di economia: «Ma non vi rendete conto che il modello assistenziale da voi sostenuto non è più possibile? Che bisogna incominciare a premiare il merito e l'efficienza?».

Questi studenti non hanno bisogno di alcuna lezione.
Di fronte a questi studenti bisogna fare un passo indietro, chiudere la bocca, una volta tanto, e pensare. Pensare soprattutto a noi stessi e di noi. Perché questi studenti stanno parlando anche di noi. Se mai c'è un'analogia buona a capire, tra tutte quelle completamente sbagliate e velenose evocate in questi giorni - e quella più sbagliata e velenosa di tutte, lo diciamo all'insieme di coloro che l'hanno pensata tra sé o detta e scritta, è la «strategia della tensione» -, se c'è mai un'analogia buona, ci viene dalla storia delle donne: chi, quarant'anni fa, si è sentito addosso lo sguardo di una femminista incazzata, dovrebbe capire, oggi, che genere di sguardo è quello che gli studenti ci stanno puntando addosso. E il vero punto della questione non è certo costituito dalla riforma: da una riforma concepita come il cortocircuito di tutte le possibili istanze in gioco, e che, dunque, costituisce la trappola perfetta per ogni allodola - per i giovani ordinari carrieristi che, magari in quota Pd, si sono gettati a capofitto nella commissione parlamentare gelminiana, per i vecchi ordinari che smaniano di sterminare avversari con le fusioni dipartimentali e dei poli universitari, facendo man bassa di posti, per i ricercatori che aspirano a diventare associati per forza di legge, per gli studenti che si illudono di essere premiati un giorno per merito...

Troppi interessi, come si vede, impossibili a conciliarsi.
E questi studenti lo sanno. Se non lo sanno, perché non conoscono i meccanismi interni, comunque lo intuiscono, come si suol dire, di pancia, perché ormai sono abituati ad essere fregati. Il punto è, piuttosto, che con i moti del 14 dicembre, non si riapre, né si ripete, ma, al contrario si chiude definitivamente un cerchio apertosi quarantadue anni fa. Né sappiamo ciò che potrà succedere in seguito e chiunque abbia previsioni è in cattiva fede, perché, dentro di sé, già spera che tutto finisca il più presto possibile e come sempre. Salvo il numero sempre più esiguo di privilegiati chiusi nel loro sempre più ristretto e diroccato cimitero, ma garantito da ogni governo, gli studenti di oggi, in modo del tutto diverso dagli studenti del '68 e del '77, sentono di vivere già adesso, sentono di essere predestinati in futuro a vivere vite di scarto, vite private di diritti in cui, per troppo poco tempo, sono stati cresciuti.
È la questione della gratuità dei diritti che gli studenti ci stanno sbattendo in faccia oggi, chiedendoci un resoconto. Loro ci chiedono: se vi siete svegliati sul fare del 2000 accorgendovi che i diritti - il diritto all'assistenza sanitaria, il diritto all'istruzione pubblica, il diritto al lavoro, il diritto al riposo, il diritto alla famiglia - accorgendovi che tutti questi diritti costano, e se si è trovata solo una soluzione, tagliarli il più possibile, restringerli fino a far soffocare la società civile, perché siamo noi a doverne fare le spese? Perché dobbiamo pagarlo solo noi tutto questo infinito conto? È una domanda precisa, lucidissima, implacabile. E adesso chi risponde? Il docente universitario che spera di ottenere un ordinariato con qualche università telematica o il barone che imperversa in concorsi in cui si chiacchiera delle commissioni prima dei sorteggi e dei vincitori prima degli esami? Il docente di liceo che deve certificare a livello europeo conoscenze, competenze e abilità, ma continua a dare i voti come negli anni cinquanta? L'imprenditore veneto che non vuole pagare le tasse, ma pretende gli aiuti nazionali per l'alluvione? L'industriale che esporta il lavoro all'estero, togliendo di qua per rapinare meglio di là ed eventualmente ritornare di qua solo se gli si dà la garanzia che i contratti varranno più dei lavoratori? Questa gente si sente di rispondere agli studenti?

Ecco perché gli studenti fanno paura.
Ecco perché si preferisce parlare di disagio e di violenza. Chi è disposto ad assumersi delle responsabilità generazionali? E questo è l'altro punto cruciale. Loro ci dicono: abbiamo capito una legge antica e non scritta che da sempre governa questo paese. È la legge dell'atavico familismo amorale contadino: il vecchio fotte sistematicamente il giovane. Persino l'unico che salva, il figlio, lo salva soltanto perché è sua proprietà. Loro ci dicono: non sono mai stati belli i vecchi di questo paese: da quelle bocche spira un vento di malora e di miseria che ha raggiunto anche noi. Abbiamo letto Pavese e Fenoglio, abbiamo letto Vittorini e Sciascia, abbiamo letto Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. Abbiamo studiato la storia dal '43 ad oggi. Tutto lo riconferma. I titoli di quei libri portati in manifestazione non sono una colorata e pacifica ventata di freschezza: quei libri sono lì per inchiodare i vecchi alle loro responsabilità. Hanno riaperto il pozzo della memoria. Hanno rimesso le mani in quell'intreccio di padri, figli, sorelle, fratelli, di letti, di campi, di faide tra parenti. Il campo e il falcetto sono ancora là. Il prete è ancora là nella parrocchia. La cognata è ancora nel letto del suocero. Dall'albero degli zoccoli pende ancora un destino e un auspicio di emigrazione: imparate le lingue e riprendete le vie del mondo, diceva De Gasperi ai giovani nel '49. E mentre i giovani di oggi ci ficcano gli occhi in faccia e nell'anima con giusto furore, dalla loro protesta emerge la domanda che fa più paura di tutte: c'è un altro modo di pensare il futuro che non sia l'uccisione dei nostri diritti?

*Grecisti, precari della ricerca all'Università di Pavia

 
da "il manifesto", 26-12-2010

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Lavoro Diritti Studenti Precari

permalink | inviato da Notes-bloc il 27/12/2010 alle 12:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIFFONDETE!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 8 ottobre 2010


Scuola, ai precari anche lo stipendio estivo

 

Sentenza storica della Corte di appello di Brescia che accoglie il ricorso di una insegnante contro il Ministero della Pubblica Istruzione. E' illegittimo assumere con contratti a tempo se c'è "uno schema organizzativo che si ripete"

di rassegna.it

Gli insegnanti precari hanno diritto anche gli stipendi estivi. Non è ammissibile assumerli a settembre e licenziarli a giugno per risparmiare sul personale. Lo ha stabilito ieri con una sentenza destinata ad avere conseguenze molto importanti per migliaia di precari che ogni anno si vedono negare lo stipendio estivo, la Corte d'Appello di Brescia, con riferimento al ricorso presentato da un'insegnante della città lombarda. La notizia è apparsa ieri sul sito di informazione Bresciaoggi.it

La Corte ha scritto nella sentenza che "è assolutamente pacifico che nel caso di specie il ricorso alla contrattazione a tempo determinato reiterata è il risultato di una scelta programmatica dell'amministrazione. Il Ministero, infatti, formula ogni anno delle scelte relative al numero di immissioni in ruolo da effettuare e, sulla base del dato relativo all'organico di diritto, stabilisce quale parte di tale organico deve essere coperto con personale di ruolo e quale parte vada invece coperta con contratti a tempo determinato mediante utilizzo delle graduatorie provinciali permanenti". Secondo i giudici si è dunque in presenza di una scelta consapevole dell'amministrazione.

Ed è proprio la consapevolezza del ministero l'elemento discriminante secondo la Corte bresciana. La documentazione presentata dalla docente ha ampiamente dimostrato secondo i giudici che si trattasse di un rapporto di lavoro illegittimo. Infatti, nell'anno 2004-05 il fabbisogno di personale docente era stato quantificato in 250.360 unità, 12.811 delle quali assunte con contratto annuale e altre 22.006 con contratti di 9 mesi. E "a fronte del ripetersi di tale schema organizzativo - sottolinea il dispositivo della sentenza d'appello - appare arduo ritenere, come sostiene il Ministero, che il ricorso a contratti a tempo determinato sia motivato da esigenze particolari e temporanee non prevedibili".

Il ministero della Pubblica Istruzione è stato quindi condannato a pagare gli stipendi estivi degli anni in cui l'insegnante ha lavorato come precaria (gli ultimi cinque, perché i debiti precedenti sono prescritti). Il dovuto (circa 13mila euro in questo caso) sarà calcolato come la differenza tra quanto effettivamente percepito dalla lavoratrice e quanto avrebbe avuto tenendo conto della retribuzione dei mesi estivi con gli interessi di legge.

"La Corte ha ristabilito un principio, e mette lo Stato di fronte all'alternativa di continuare così e pagare di più o di mettersi in regola", sottolinea a Bresciaoggi.it l'avvocato Paolo Lombardi, che ha patrocinato la causa della docente e che parla di "fatto clamoroso". Il Ministero di Gelmini ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione. Ma il ragionamento della Corte bresciana sembra inoppugnabile


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sCUOLA PRECARI DIRITTI

permalink | inviato da Notes-bloc il 8/10/2010 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il 26 agosto il comitato precari per la scuola insieme al coordinamento dei diversi movimenti metterà in scena in piazza Politeama la morte della scuola pubblica.
post pubblicato in Notizie ..., il 24 agosto 2010


Lotta di classe a Palermo

 

24/08/2010 14:32 | LAVORO - SICILIA | Fonte: Carla Incorvaia - il manifesto


 

SCUOLA Insegnanti precari in sciopero della fame. Uno di loro ieri è stato ricoverato
Venerdì tutti a Montecitorio contro i tagli. Lombardo scrive a Gelmini

PALERMO. Sciopero della fame a pieno regime per insegnanti e personale Ata, amministrativi tecnici e collaboratori, vittime di quest'ultima tornata di tagli rivolta al mondo della scuola. A Palermo, dal 14 agosto scorso, un presidio fisso di precari si è impiantato davanti gli uffici dell'ex Provveditorato, in via Praga, contro i nuovi tagli decisi dai ministri Gelmini e Tremonti. Per rimpinguare le casse dello Stato e alleggerire il peso di circa 5 mila statali in Sicilia (-1.784 Ata e -3.329 docenti), macelleria Italia ha aperto nell'isola dei nuovi punti vendita. Venerdì i precari della scuola siciliana saranno a Roma con una delegazione in piazza Montecitorio per dare forza a una protesta che non vuole e non può scemare.
Non mangiano e vanno avanti ad acqua e caffè. Sul banco sistemato sotto il gazebo di fronte l'ufficio scolastico e alle spalle del consolato danese, tra lenzuola che urlano a un Berlusconi precario e un futuro incerto, compaiono anche alcuni succhi di frutta. È il menù quotidiano dei precari che da otto giorni stanno manifestando per riavere il proprio lavoro. Inizialmente erano in tre e uno di loro, affetto da alcune patologie, accusando un malore è finito in ospedale. Ricoverato, è stato dimesso ed è tornato in via Praga. Con i suoi 180 giorni di lavoro all'agosto 2009 più due mesi e nessun sussidio di disoccupazione se non il minimo, 1.800 euro e un primo sciopero della fame a dicembre scorso, davanti la sede dell'Assemblea regionale siciliana, quando accolto da Lombardo aveva sperato ancora una volta di riottenere il lavoro. Come Pietro Di Grusa 49 anni, ex collaboratore scolastico al quale non è stato rinnovato l'incarico, ce ne sono tanti, anche troppi. C'è Silvia Bisagna, 37 anni, 4 dei quali vissuti a insegnare inglese ai disabili. «La Gelmini ci ha appena licenziato - dice. L'ambizione di ogni insegnante è quella di entrare di ruolo, ma ho perso questa speranza lo scorso anno con l'applicazione dei primi tagli e una graduatoria che non contemplava il mio nome. Poi a ottobre sono stata chiamata a Novara dove ho lavorato fino a giugno, ho dovuto lasciare Palermo. Io e mio fratello campiamo con la pensione di mamma».
Quello dell'istruzione è un sistema a punti. Come il calcio, come l'università dove uno studente va avanti per crediti, fatto di numeri e di calcoli. Come un concorso a premi e non sai se vinci. Per ogni anno di insegnamento un docente può arrivare a «prendere» fino a 12 punti, due al mese. Lo stesso per un organico Ata. Un punteggio che viene raddoppiato se si decide di seguire uno di quei corsi di perfezionamento e aggiornamento studiati ad hoc dalle università private. Da 1 a 3 a corso per un massimo di 12 punti nell'arco di un'intera carriera.
Caterina Altamore ha la stessa età di Silvia. Trentasettenne e 14 anni di insegnamento sulle spalle, il primo incarico importante di un anno è arrivato dopo cinque di sostituzione, la supplenza. «Sono stata costretta ad accettare un incarico annuale a Brescia per continuare a fare un lavoro che amo - racconta. Avrei potuto accettare il salvaprecari, ho capito che in realtà era un modo per farci accomodare fuori dalla scuola. Mi offrivano dei punti e forse qualche giorno di supplenza. Molto gentili, grazie, rifiuto e vado avanti. Ho fatto una valigia, consapevole che la mia decisione avrebbe potuto essere non capita dai miei figli, in realtà hanno capito che la mia è voglia di non arrendersi e continuare a lottare per quello che amo con tutte le mie forze. Oggi voglio dire con forza a Tremonti, alla Gelmini, al Presidente del Consiglio e ai numerosissimi parlamentari siciliani che le cose devono cambiare. Non permetteremo la morte della scuola pubblica».
Venerdì prossimo una delegazione sarà a Roma per portare la protesta in piazza Montecitorio. Meno 3,96% di docenti nell'anno scolastico 2010/2011, rispetto al 2009/2010, un taglio di 25.558 posti su un organico di diritto di oltre 620 mila docenti, in particolare al Sud, ma in media in tutto il Paese. Per l'anno 2010 2011 in Italia la regione che perde più docenti è la Campania con 3.686 posti tagliati, seguita dalla Sicilia (-3.325) e Lombardia (-2.760). A Palermo, Gelmini è riuscita ad unire studenti universitari e professori che, assieme al rettore Roberto Lagalla, protestano per i tagli in una maniera molto simpatica e innovativa: gli esami si svolgono in strada. Sempre a Palermo, il preside di un Ipsia del quartiere Brancaccio ha rifiutato l'iscrizione di 400 studenti perché non ha personale Ata sufficiente.
Per Lombardo si tratta di leso «principio costituzionale di leale collaborazione». Il Governatore della Regione Siciliana ha inviato una lettera di protesta al ministro dell'Istruzione. Lombardo chiede il reintegro della metà dei posti tagliati. I tagli Tremonti-Gelmini colpiscono la Sicilia con più di 3 mila insegnanti in meno quest'anno per un totale di 15.000 entro tre anni. Particolarmente colpito il sostegno che ha visto un decremento di 1000 docenti a fronte di un aumento degli alunni diversamente abili di 5000 unità. A quanto pare al Miur la missiva del Presidente ha già fatto i suoi effetti. Difatti si ipotizza un aumento di 450 unità per quanto riguarda i docenti di sostegno, a fronte delle 600 richieste.
Intanto i sindacati hanno promosso uno sciopero il 17 settembre, primo giorno di scuola, davanti all'ufficio regionale scolastico. «Non chiediamo lo stipendio o l'assistenzialismo, ma dignità e riconoscimento della professionalità», dice Salvo Altadonna, 35 anni per 8 insegnante di sostegno in un istituto di Borgo Nuovo, considerato a rischio per l'elevato tasso di dispersione scolastica. Che ci vengano restituiti i diritti che ci hanno scippato.
Il 26 agosto il comitato precari per la scuola insieme al coordinamento dei diversi movimenti metterà in scena in piazza Politeama la morte della scuola pubblica. Dal 30 agosto al 10 un presidio permanente sarà allestito davanti l'Usr.

E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 agosto 2010


Precari e sindacati pronti a vigilare. Flc-Cgil: «Scioperi ogni quindici giorni»
 
Scuola, mobilitazione
già a pieni giri
 
 

Fabio Sebastiani


Un'ora di sciopero ogni quindici giorni, blocco delle attività aggiuntive e, il prima possibile",stati generali" della conoscenza. Per la scuola si annuncia una vera e propria mobilitazione permanente a partire già dal primo giorno. Il "programma minimo" che la Flc-Cgil annuncia a Liberazione è abbastanza chiaro. Ma a mettere una marcia in più alla lotta quest'anno sono anche i precari della scuola. Scottati dal caos delle cosiddette "convocazioni" presso gli Uffici scolastici provinciali (ex- Provveditorati agli studi) nel 2009, per il 27 agosto (a Roma e Bologna per il momento) il Coordinamento precari della scuola ha convocato un "Osservatorio" aperto a tutte le sigle sindacali. Da una parte un segnale politico chiaro, che parla di un settore, quello della scuola appunto, pronto a sperimentare percorsi unitari; dall'altra, un avvertimento al ministero a non dividere il mondo della scuola tra garantiti e non. Per ottobre, il Comitato precari della scuola intende proporre poi una giornata di sciopero unitario. Guerra aperta anche da parte dei Cobas che saranno presenti anche loro negli Uffici scolastici provinciali per impedire l'accettazione di incarichi oltre le 18 ore. La prima settimana di scuola poi porteranno i loro gazebo davanti alle scuole e ai provveditorati. Gli scioperi li decideranno in seguito, intanto nella gestione della scuola promettono di fare una lotta senza quartiere contro i tagli, a cominciare dalla vigilanza sulla riorganizzazione delle classi, e il blocco delle attività di coordinamento.
«Stiamo attivando già da questi giorni la mobilitazione sui precari», assicura Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. «Tutto il settore della conoscenza a settembre sarà caldissimo». «L'espulsione dei precari - aggiunge - lega la scuola all'Università e alla Ricerca, dove migliaia di precari quest'anno non vedranno rinnovati i loro incarichi».
«Bisogna uscire da questa situazione - continua Pantaleo - rendendo chiaro al paese che c'è una alternativa. E il settore della conoscenza è il riferimento principale. O questo paese torna ad investire sulla conoscenza o la strada alternativa è quella di Marchionne, cioè l'abbassamento dei diritti e del costo del lavoro».
L'idea di mettere in piedi gruppi di vigilanza all'interno degli Uffici scolastici provinciali sembra essere accolta positivamente dalla Flc-Cgil. «In più - aggiunge il segretario generale deI sindacato di categoria della Cgil - nei giorni che precedono l'apertura dell'anno scolastico prevediamo iniziative in tutti i territori con genitori, dirigenti scolastici e tutto il personale della scuola. Il primo giorno di scuola, poi, organizzeremo una assemblea aperta con diffusione di materiale informativo e poi dai primi giorni di ottobre un'ora di sciopero ogni quindici giorni fino a dicembre insieme alla sospensione di tutte le attività aggiuntive e in autunno gli stati generali sulla conoscenza».
«Settembre sarà un punto di riscossa sociale - conclude Pantaleo -. A cominciare da welfare, redditi e occupazione. Questa idea di offensiva sociale più che opposizione sociale deve essere centrale. E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale».
Non registri, su questo, un certo ritardo da parte della Cgil?
«La Cgil alcune iniziative le ha prese. Si tratta di passare dal carattere difensivo a quello offensivo», risponde Pantaleo. «Occorre ricongiungere ciò che avviene nel sociale ai temi generali», continua. «Per esempio sulla democrazia. Nei comparti pubblici - conclude - c'è il tentativo di non farci votare. Certo, sarà complicato coinvolgere Cisl e Uil perché loro hanno fatto scelte di carattere completamente diverso su questo terreno».
Infine, per quanto riguarda l'emergenza amianto nelle scuole, ieri la ministra Maria Stella ha assicurato che a breve, probabilmente già «da ottobre» partirà un'opera di bonifica nelle scuole italiane. A sollevare il problema era stato il quotidiano il Messaggero che in un'inchiesta aveva denunciato «la scomparsa dei fondi per risanare le scuole dall'amianto». I fondi sono stati messi a disposizione dal Cipe, «sbloccati qualche giorno fa». Si tratta, spiega Gelmini, di «375 milioni di euro», la «prima di tre tranche che alla fine dovrebbe garantirci finanziamenti per 800 milioni di euro». E sarà proprio «il ministero a dare priorità alla rimozione delle strutture a rischio, a occuparsi subito delle 2.400 scuole con presenza di amianto». Quasi pronta anche «l'anagrafe dell'edilizia scolastica», questione «di pochi mesi». Servirà «a mettere davvero in sicurezza le scuole italiane».


"Liberazione", 12/08/2010

Flc Cgil: lnvestire sulla Conoscenza, sull'Innovazione e sulla Ricerca invece di investire su faraoniche opere.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 aprile 2010


La Flc Cgil a Congresso: la difesa dei precari per statuto

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

 

Anche la Gelmini al Palariviera di San Benedetto del Tronto. La sua faccia con il naso di Pinocchio dà il benvenuto ai delegati della Flc Cgil riuniti per il secondo congresso nazionale. Slide su tutte le bugie che il ministro dice ogni giorno sulla scuola, l'università e la ricerca. E dal palco Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione della Conoscenza, le elenca una ad una. Una relazione «ottima e abbondante» è il commento di tutti, che non ha risparmiato critiche al governo come al Pd: «Aberrante la proposta di legge del Pd sul contratto unico», fino al ministro Brunetta: «I veneziani lo hanno forse considerato un fannullone e anche un arrivista che pretendeva di fare contemporaneamente il ministro e il sindaco». Per poi finire con l'autocritica sul sindacato: «Nella Cgil e nella Flc -ha detto Pantaleo – non ci saranno mai pensieri unici, perché serve un forte pluralismo di idee e di sensibilità per rendere sempre più forte la nostra organizzazione». E un invito alla sinistra: "Riproporre un vocabolario troppo facilmente accantonato: classi sociali, interessi del lavoro, classe operaia, borghesia. Siamo proprio di fronte ad un'idea classista di società, che bisogna sconfiggere".

Due ore e la platea lo ascolta in silenzio per poi sciogliersi in un fragoroso applauso. I lavori proseguono fino a sabato. Domani Ermanno Detti intervista Tullio De Mauro, venerdì sera invece, la tavola rotonda sul federalismo e settori pubblici della conoscenza, sarà presente anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

LA NUOVA Flc-Cgil
Valore al lavoro e sindacato apre ai giovani. «Saremo sempre un'organizzazione aperta. Sono convinto che la Cgil debba conservare quel profilo democratico di una grande organizzazione di massa e per queste ragioni bisogna liberarsi delle inevitabili tensioni del Congresso, predisponendoci al reciproco ascolto delle diverse opinioni. Alla fine quello che deve prevalere – ha precisato Pantaleo – è l'orgoglio di appartenere a questa straordinaria esperienza umana e politica che è la Cgil». Occorrono insomma “profondi cambiamenti culturali “nel nostro modo di interpretare la funzione di rappresentanza sociale, ha esortato Pantaleo. «Siamo stati l'unico soggetto che ha tentato di opporsi alla cancellazione dei diritti a partire proprio dall'istruzione pubblica». Da qui la convinzione del sindacato: per uscire dalla crisi è l'investimento sulla Conoscenza il nodo strategico. «Invece di investire sul nucleare o su faraoniche opere come il Ponte di Messina, investimenti sulla sicurezza degli istituti scolastici, sull'innovazione e la ricerca».

Una identità che la Cgil si è costruita nelle tantissime manifestazioni contro la Gelmini a partire da quella imponente del 30 ottobre del 2008 in piazza del Popolo, e ancora prima con le battaglie contro la riforma Moratti sulla scuola.

Tantissime le iniziative messe in campo: i referendum contro le intese separate sul secondo biennio contrattuale, la scelta di presentare le liste per i rinnovo delle Rsu nella scuola, nonostante il rinvio deciso da Brunetta. «Si può discutere dei tanti limiti e delle cose che andrebbero modificate nel nostro sindacato – ha detto Pantaleo – ma bisogna partire dalla valorizzazione di quelle lotte . In quelle piazze e in quegli scioperi si è ritrovata l'Italia che non abbassa la testa, che non guarda dall'altra parte, che non ha paura». Quelle facce, sono la Cgil.

SINDACATO APRE AI GIOVANI
Un coordinamento dei precari. La Flc-Cgil si assume per Statuto il compito di rappresentare tutti i precari: della scuola, della ricerca, dell'università, e Afam. E il primo risultato sarà una mobilitazione in maggio. Poi l'annuncio degli Stati Generali della Conoscenza, nel mese di settembre. Al centro dell'identità della Flc ci sarà la stabilità del lavoro, ma mutando - ha precisato Pantaleo - il nostro modo di fare sindacato. "Dobbiamo essere in grado di riprodurre meno ritualismi, meno burocrazia e meno onnipotenza dei gruppi dirigenti, che devono avere l'umiltà di ascoltare". Tra gli obiettivi, largo ai giovani. E ancora: un piano straoridinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il 30% degli istituti hanno bisogno di manutenzioni urgenti, 4 scuole su 10 sono prive di strutture per lo sport e molti edifici non sono stati bonificati dall'amianto. Ma la cosa più grave - si legge nella relazione - è che si vuole "occultare questa verità". Il decreto sottoscritto tra Istruzione ed Economia è top secret: non è stato neppure presentato ai sindacati.

LA SCUOLA
Nella società prevale il “censo” ha detto Pantaleo. «Vengono premiati i raccomandati, che atttraverso il rapporto con la politica e i potetati si garantiscono percorsi di carriera facile, stabile e retribuita. La scuola non riesce più a svolgere la funzione sociale. Oggi chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco e può affermarsi nel campo delle professioni dei propri genitori, chi nasce in una famiglia povera ha scarse possibilità di realizzare un futuro migliore. Questa è la narrazione della realtà, non quella della ministra Gelmini quando parla di “meritocrazia” o quella di Brunetta quando chiede ai giovani di non essere “bamboccioni”».

Il messaggio di Napolitano e Ciampi: Un congresso, si legge nel messaggio del Quirinale, impegnato a "tracciare il bilancio di un anno certamente impegnativo e a delineare i futuri indirizzi dell'attività dell'organismo di rappresentanza" e dal quale, prosegue, "potranno emergere utili approfondimenti sulle condizioni di lavoro nella scuola, nell'università' e nei diversi enti di formazione e di ricerca". L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi  avrebbe dovuto tenere una lezione sulla Costituzione: "La ringrazio per il gentile pensiero - scrive Ciampi a Pantaleo - l'ho particolarmente gradito. Peraltro, l'anagrafe ha le sue ferree regole e non mi consente di assumere ulteriori impegni ancorchè interessanti e graditi quale quello prospettatomi, che mi porti fuori Roma".

TUTELA DI TUTTI I PRECARI Uscire dalla logica emergenziale aprendo un tavolo di confronto sul precariato nella scuola. La Flc ribadisce la sua contrarietà al “salva precari”, chiede invece stablizzazioni con piani i reclutamento pluriennali. Un no secco anche all'eventuale cancellazione delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato guidato da Pantaleo ha preso l'impegno di confrontarsi con i diversi comitati dei precari.

ISTRUZIONE LEGHISTA “La cultura della Lega Nord non potrà mai essere la nostra, non è conciliabile con i nostri ideali – sottolinea Pantaleo – perché l'accoglienza, diritti e doveri sono inseparabili ai fini dell'integrazione e del rispetto delle persone”.

 

"l'Unità", 14 aprile 2010
L'Italia alla deriva!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010



Un'immagine dalla manifestazione di ieri del popolo viola

Prendiamo un ventenne che provi a farsi un'idea della politica italiana. Negli ultimi mesi ha visto di tutto. Il governatore di una importante regione ricattato da un gruppo di carabinieri per le sue frequentazioni trans. Il capo della protezione civile indagato per corruzione e che, nel migliore dei casi, non si è accorto che intorno a lui si mangiava a tutto spiano su grandi opere ed emergenze umanitarie, terremoto compreso. Un senatore della repubblica “schiavo” del crimine organizzato. Due imperi telefonici coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco e colossale frode di fatture false. Il premier accusato di corruzione giudiziaria che evita la galera grazie alle leggi personali approvate da una maggioranza parlamentare al suo servizio. Il principale telegiornale che falsificando la realtà annuncia l’assoluzione, e dunque l’innocenza del suddetto premier (che intanto insulta a tutto spiano la magistratura). Ce ne sarebbe già abbastanza per indurre un qualunque giovane desideroso di un futuro normale (non circondato cioé da delinquenti e mascalzoni) a cambiare paese. Se poi sono ancora decine di migliaia quelli che, malgrado tutto, corrono a riempire piazza del Popolo a Roma per dire basta (in sintonia forse non casuale con il Capo dello Stato) significa che qualcosa da salvare ancora c'è. Qualcuno scriverà che l'altra volta il popolo viola si presentò molto più numeroso, ed è vero. L’importante è che la parte più viva di una generazione maltrattata mostri di volere ancora scommettere su se stessa. E sull’Italia.
di Antonio Padellaro

"il fatto quotidiano", 01-03-2010

Regolamenti e ... Tagli nella Scuola
post pubblicato in Notizie ..., il 24 febbraio 2010


Licei, ecco i regolamenti del Ministero

Attesi dal momento della riforma i decreti che la rendono operativa. Come saranno le scuole superiori. Confermato il taglio di 17mila cattedre di S. INTRAVAIA

"la Repubblica", 24-02-2010

SCUOLA FALLITA!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 febbraio 2010


La scuola reale che la politica ignora

di Anna Maria Palmieri*tutti gli articoli dell'autore

A volte si è stanchi di ascoltare il «pensiero unico semplificato» sulla riforma epocale del sistema scolastico, sulla qualità delle odierne pratiche di razionalizzazione, sull’importanza di una «sana» competizione tra le scuole... A volte si è stanchi di spiegare ai soliti amici, fulminati dalla fede neoliberal, che il riassetto scolastico voluto da questo governo ha un abito demagogico e un’essenza socialmente pericolosa. A volte vorresti il miracolo. E cioè che milioni di italiani si fermassero come te davanti alla tv per un paio d’ore, e non perché sta giocando l’Inter, ma perché attratti dalla bella inchiesta di Riccardo Iacona su La scuola fallita, e si trovassero all’improvviso a ragionare sui fatti e non sulle parole d’ordine.

Quando le notizie erano notizie, quando il medium televisivo era «realmente» un mezzo di comunicazione, quando possedere un’opinione politica non costituiva reato, una trasmissione come Presadiretta avrebbe suscitato un intenso dibattito politico nel paese. Ci si sarebbe fermati onestamente a pensare: cosa sta succedendo? Quale/i verità ci sfuggono?

Perché l’inchiesta trasmessa domenica aveva il pregio di disvelare almeno tre verità, ineludibili anche per chi non rinuncia al filtro dell’opinione: primo, che non esiste alcun progetto di qualità dietro i tagli al finanziamento e al personale della scuola pubblica; secondo, che la competizione tra pubblico e privato, in un settore delicato come quello dell’istruzione, si sta traducendo nella ratifica di una società di ineguali, che premia i forti e punisce i deboli; terzo, che in Italia in questo momento non c’è una politica scolastica, a livello nazionale e locale, degna di un paese civile. In sintesi: che la scuola della Repubblica italiana , la scuola fondata sull’ art. 3 comma 2 della Costituzione è in dismissione.

A chi non vive quotidianamente in un’aula scolastica umida e carceraria, come capita a molti di noi, docenti della scuola pubblica, a chi non riflette sul fatto che le condizioni in cui versano i luoghi dell’istruzione sono una rappresentazione, non solo simbolica, del valore attribuito all’istruzione stessa, a chi ancora crede che i tagli al welfare siano necessari per mettersi al passo con la Finlandia, le immagini di Iacona avranno insegnato qualcosa?

Sarà deformazione professionale, ma mi piacerebbe vedere realizzati almeno alcuni «apprendimenti minimi»: e proverò a sintetizzarli:
1.L’atteggiamento prevalente evidenziato dalla nostra classe politica nei confronti della scuola è una sorta di neocinismo contemporaneo (per citare Pasolini).

2.Il potere politico neocinico non dialoga: nessun organismo dei genitori, nessuna associazione professionale, nessuna rappresentanza del mondo della scuola è stata seriamente ascoltata prima di inventarsi certe scelte e certe razionalizzazioni. Lo sguardo smarrito del genitore del bambino disabile privato del sostegno, la rabbia del precario estromesso dal lavoro, il dolore imbarazzato del collega di ruolo più «fortunato», la malinconica ironia del dirigente scolastico, il sorriso della madre di classe privilegiata e la rassegnazione di quella proletaria: ringraziamo Iacona per queste immagini del paese «reale», a cui nessuna riforma scolastica guarda.

3.Questo potere non riconosce l’importanza di quello di cui si occupa: non sa nulla della cultura non utilitaristica, non conosce i fondamenti del sapere: mette in piedi un riassetto che non ha basi pedagogiche, che non riconosce il disagio o la differenza tra vocazioni e abilità, che affida tutto alle famiglie e ai loro disvalori, proprio mentre monumentali trattati di sociologia denunciano la crisi irreversibile dell’istituto familiare. Quale legame deve esserci tra chi apprende e chi insegna? Amore e curiosità, calore e relazione: i disperati del corridoio, docenti e studenti costretti a correre da una sede all’altra, da una classe all’altra, senza banchi e senza finestre, possono amare la scuola come gli altri?

4.Infine. Gelmini proclama una qualità che prescinde dalla quantità, e così giustifica i tagli alla scuola pubblica: ma senza infrastrutture, senza formazione, senza risorse umane, senza neanche le sedie, quale qualità è possibile, onorevole ministro? Una qualità che rende felici nasce dal desiderio, non dal mercato: e l’unica competizione che rende felice un giovane è figlia della passione, come la passione matematica degli allievi di Massa Carrara e del loro professore. Ringrazio Presadiretta per averlo ricordato a qualche milione di italiani.

Insegnante di lettere al liceo Umberto I di Napoli

"l'Unità", 16 febbraio 2010
 
IL VIDEO DELLA TRASMISSIONE PRESA DIRETTA DEL 14 FEBBRAIO 2010
SCUOLA FALLITA:
 
Riforma Tremonti(-Gelmini) spazza via quel che resta della Scuola Italiana! SCIOPERO!!!
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 5 febbraio 2010


Comunicato-stampa

IL GOVERNO APPROVA LA RIFORMA DELLE SUPERIORI
LA SCUOLA SCIOPERA IL 12 MARZO

Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ai Regolamenti della
sciagurata "riforma" delle superiori. Tale "riforma" non ha alle spalle alcun
progetto didattico, come non ne avevano alle elementari la "maestra unica" o la
devitalizzazione del Tempo Pieno. Si cancellano o si immiseriscono materie
importanti di studio, si tagliano ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore
settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche
professionalizzanti
, si cacciano decine di migliaia di precari, eliminandone il
posto di lavoro, soltanto in nome del Dio Risparmio, a spese di una istruzione
sempre più impoverita, giudicata un investimento improduttivo da questo e dagli
ultimi governi. Ma la partita non si chiude qui. I Regolamenti dovranno superare
ancora non solo le obiezioni del Consiglio di Stato ma ottenere l'approvazione della
Corte dei Conti e del capo dello Stato, fino alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale. Solo allora le scuole potranno presentare l'"offerta formativa" alle
famiglie che, essendo a poche settimane dalla scadenza per le iscrizioni (26 marzo),
dovrebbero iscrivere i figli pressoché "al buio". Soprattutto, in queste poche
settimane docenti, genitori e studenti vedranno il progetto distruttivo in tutta la
sua brutale concretezza, città per città, paese per paese, con le scuole che
spariscono, gli accorpamenti folli, gli indirizzi di studio soppressi. Ci sono
dunque le condizioni perché si sviluppi, qui ed ora, una forte opposizione alla
"riforma" da parte di docenti ed ATA, precari e "stabili", studenti, genitori.
Dobbiamo intensificare subito la lotta, agevolando la mobilitazione di tutto il
popolo della scuola pubblica. Tale lotta culminerà il 12 marzo nello sciopero
generale della scuola per l'intera giornata, convocato dai Cobas, e in una grande
manifestazione nazionale (P.della Repubblica ore 10, corteo fino al Ministero di
V.Trastevere)
, per il ritiro della "riforma" delle superiori; contro i tagli, il
decreto Brunetta, il disegno di legge Aprea e la gerarchizzazione nella scuola;
contro il decreto "ammazza precari", per l'assunzione dei precari su tutti i posti
vacanti; perché l'obbligo scolastico venga innalzato e non abbassato a 15 anni, per
significativi investimenti, per la democrazia sindacale nelle scuole e la
restituzione a tutti del diritto di assemblea. In testa al corteo del 12 marzio ci
saranno i precari/e, che in questi mesi si sono battuti coraggiosamente in difesa
della scuola pubblica, della qualità dell'insegnamento e del loro posto di lavoro.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
04/02/2010

 

P.L. Celli, direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss "Guido Carli" scrive al figlio - prossimo alla Laurea -!
post pubblicato in Messaggi, il 30 novembre 2009


LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore della Lettera è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Che futuro offre l'Italia ai giovani? E' meglio fare le valigie e trasferirsi in un altro Paese? Centinaia i commenti alla lettera inviata dal direttore generale della Luiss a Repubblica

Da "hai ragione" a "sei un ipocrita"
Caro Celli, fuggire o resistere?

Molti condividono l'invito a lasciare l'Italia, qualcuno chiede invece di rimanere per migliorare il proprio Paese, altri ancora criticano l'autore, chiedendogli conto del suo operato e dei suoi privilegi
di ROSARIA AMATO

ROMA - Padri, madri e persino nonne che vivono drammaticamente il problema denunciato da Pier Luigi Celli, e che con la stessa amarezza hanno spinto o stanno per spingere i propri figli a trasferirsi all'estero, a lasciare un'Italia che non offre niente a chi s'impegna negli studi e nel lavoro. Giovani che già hanno fatto le valigie, e che spesso sono soddisfatti, ma a volte soffrono di nostalgia. Qualcuno che è tornato. Qualcun altro che non vuole andarsene, deciso a cambiare le cose da qui, a non arrendersi al malcostume, alla cattiva politica, alla pessima gestione del mondo del lavoro e della società in generale. Tanti che puntano il dito contro lo stesso Celli, chiedendogli conto di quello che lui, personalmente (nella sua posizione di responsabile di una grande università e, prima, di direttore della Rai) ha fatto per cambiare l'Italia, e rinfacciandogli le tante possibilità che comunque è in grado di offrire a suo figlio, possibilità non certo alla portata di tutti.

A tre ore e mezza dalla pubblicazione, la lettera inviata da Pier Luigi Celli a Repubblica, "Figlio mio, lascia questo Paese", aveva raccolto quasi 600 commenti, segno di un'interesse straordinario nei confronti del tema sollevato. In molti casi si tratta di complimenti e di attestazioni di solidarietà, in molti altri di accuse. In tanti si limitano a raccontare la propria esperienza, racconti che si assomigliano tutti, a testimonianza che il problema esiste, e che gli italiani lo vivono sulla propria pelle, spesso con molta sofferenza.


I padri. Tantissimi i padri che s'immedesimano e condividono le parole di Celli. "Ho letto con sempre più commossa partecipazione questa lettera", scrive aaquilas. "Ha saputo dire a suo figlio, con le parole che io non ho, quello che da tempo dico io a mia figlia", scrive pasbill, che però non risparmia un'amara nota polemica: "Io vorrei avere la possibilità di fare studiare mia figlia all'Università dove lui è Direttore, ma non posso anche se la mia figliola è 'eccellente'". "Ai miei figli sto dicendo la stessa cosa da tempo oramai", conferma pgsart. "Lettera amara e pienamente condivisibile, questo derelitto paese pare avviato velocemtne a un declino irreversibile, privo di qualsivoglia speranza per i giovani in gamba" (wreich).

Le madri e le nonne. Il tema coinvolge anche le nonne. "Da madre, da nonna, da italiana (all'estero) - scrive liviale - e da donna vorrei ringraziare Pier Luigi Celli per il coraggio di questa lettera pubblica, per la sincerità, la serietà ed il profondo senso morale delle sue parole. Forse una delle più belle lezioni di generosità e di amore in questo paese devastato". E naturalmente le madri (anche se a scrivere sono stati molto di più i padri, forse per ragioni di 'identificazione' con l'autore della lettera): "Sono mamma di una figlia di 23 anni, licenziata già due volte da lavori in nero mal pagati. Ha deciso di andare all'estero sia per trovare un lavoro pulito e retribuito in maniera corretta. Condivido le sue scelte e condivido l'articolo. Vorrei dire ai giovani: vi trovate in una situazione certamente differente dalla nostra; 40 anni fa avevamo certezze ed ora non ne avete. Se volevamo studiare sapevamo che avremmo trovato un lavoro adeguato, se volevamo lavorare subito, che avremmo trovato un mestiere. Ora no, è tutto confuso, immorale, difficile", commenta amara francescaromana49.

I figli: quelli che partono. A scrivere sono anche tanti figli, già andati via, o in procinto di farlo. Molti soddisfatti, qualcuno nostalgico al punto di essere tornato, naturalmente per pentirsene subito dopo. Come michelep1: "Sono tornato in Italia poco tempo fa e mi pento amaramente della decisione. Io me la posso anche cavare, ma sto avvelenando la mia famiglia. Forse sarebbe bene partire di nuovo". Malacle non ha dubbi, ha già le valigie pronte: "Mi sto laureando con tanti sacrifici, ma so che alla fine dovrò portar fuori le mie esperienze e il mio sapere. Mi piacerebbe poter restare nel mio Paese, dove sono nata e cresciuta, dove ho il mio mondo, le mie radici e i miei affetti ma non sono diposta a mettere a disposizione di quache miserabile il mio ingegno... non sono disposta a lavorare 10 ore al giorno per trovarmi con 100 euro di buoni pasto, non sono disposta a fare stage per poi vedermi rimpiazzare dal successivo stagista perché nessuno ti fa un contratto". "Sono contenta di essere andata via dall'Italia perché cosiì non dovrò scrivere un giorno una lettera del genere a mia figlia!!!", afferma convinta fuzzy75. E come lei tantissimi, tutti entusiasti di Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti: "Vivo a Londra da più di quattro anni ormai, ho un buonissimo lavoro che in Italia avrebbe richiesto qualche decennio di gavetta e di umiliazioni, ho costruito amicizie vere con persone provenienti da tanti Paesi diversi e sono in un luogo dove non sono costretto ad aver paura delle istituzioni o di chi ha in mano il potere, perchè i contropoteri sono forti e in salute...", afferma orgoglioso blackwings.

E quelli che restano, o che tornano. "Io sto per fare la scelta inversa. - scrive luca2479 - Dopo anni all'estero ho deciso di tornare in Italia. E' tutto vero quello che c'è scritto, però certe volte costruire una vita all'estero è difficile. Forse c'è il lavoro ma non tutto il resto, così è nel mio caso. (...) Inizi davvero a sentire la mancanza del tuo paese, dei tuoi "vecchi" e di quegli amici veri con cui hai condiviso quasi tutta la vita e che vedi soffrire nella speranza di trovare un lavoro". E c'è chi proprio non se la sente neanche di provare ad andar via: "Rimpiango di non essermene andato dopo l'università", dice marino76.

I 'resistenti'. La fuga dall'Italia a qualcuno sembra una resa, un modo di rendere il nostro Paese ancora più povero e in declino. "Questo fenomeno ha già per molto tempo privato di giovani e grintose energie il Sud. E adesso sta facendo lo stesso per l'Italia. Ma non è andandosene che si risolverà il problema. E non basterà andare via per essere felici", scrive warriors83. "Mi viene voglia di scrivere "Non avrei potuto trovare parole migliori", ma così accettiamo la sconfitta, e non è giusto. Anzi sono proprio i giovani che hanno la possibilità di cambiare questo mondo marcio che gli stiamo consegnando, vedi i giovani Antimafia. I giovani e noi con loro" (clacampa1). Io non parto, dichiara orgogliosamente giorgioch: "Ho 49 anni, una vita di ricerca spesa tra l'Italia e gli USA. Per 26 anni ho rifiutato l'opzione di andare a lavorare negli USA. In questi anni ho speso la mia carriere aiutando la ricerca in Italia, costruendo realtà e portando know how in Italia. Ho un figlio di 12 anni e l'unica cosa che voglio dirgli è: combatti, e che io combatterò fino alla fine".

Quelli che accusano Celli. Molti commenti sono però estremamente polemici nei confronti di Celli. Gli rimproverano una certa ipocrisia e i privilegi della sua posizione, sostenendo che è inutile criticare un sistema che si è contribuito a creare, e nel quale si occupa un'eccelente posizione. "Sì, ok, se ne vada pure il padre così stiamo più larghi", scrive francopan1965. Parecchi commenti sono più articolati: "Non mi va bene. Questa è la lettera di un padre che ha condiviso e condivide, con lo stesso sistema che egli denuncia, il potere; lo sappiamo che non si diventa direttore generale della Rai o della Luiss per soli meriti professionali, ci vuole qualcos'altro: il compromesso", jackfolla57. E in tanti gli rimproverano anche i privilegi che comunque ha potuto e potrà ancora offrire a suo figlio. "Mi piacerebbe che il sig.Celli spiegasse cosa ha tentato di fare, grazie ai suoi ruoli, per cambiare la situazione", chiede jaakko. "I giovani italiani sono altri - dice tic - cara Repubblica, non pubblicare l'amarezza del direttore generale della Luiss, ma pubblica quella di un professore di liceo, di un operaio, di un impiegato, di un poliziotto, di un precario padre".
("la Repubblica", 30 novembre 2009)

La mannaia sulla Scuola Pubblica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 ottobre 2009


Manifestazione a Roma per dire no al piano del governo che prevede 25 mila docenti in meno per il prossimo anno

Scuola, Cisl in piazza contro i tagli
Botta e risposta Gelmini - Bonanni

Il sindacalista:
"Già in fumo 42 mila posti di lavoro. Scuola in ginocchio"
La difesa del ministro:
"In linea con l'Europa. Pronti al confronto coi sindacati"


ROMA - E' guerra di cifre tra il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, oggi in piazza a Roma per manifestare contro i tagli del governo alla scuola. Il leader sindacale accusa: "Ci sono 42 mila insegnanti in meno". Il ministro si difende: "Siamo in linea con la media europea". Il governo promette presto l'apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali.
Davanti a una platea di 5.000 manifestanti - stando ai numeri forniti dagli organizzatori - Bonanni lancia l'sos sulla situazione della scuola: "Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti: mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio". Bonanni chiede al governo di aprire un tavolo di discussione alleggerendo il piano attuale, "perché - spiega - al momento non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile".

Il leader della Cgil ricorda poi che quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più, ma 42 mila docenti e 4 mila classi in meno. "In queste condizioni - afferma - è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno: 25 mila docenti e 15 mila non docenti".

Gli risponde a distanza il ministro Gelmini: "Al segretario generale della Cisl ricordo che l'Italia è in linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43 miliardi di euro per la scuola. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese".
Il ministro si dice poi disponibile al confronto fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: "La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri Paesi europei". Quindi punta il dito contro gli sprechi: "Una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi". La Gelmini conclude con un appello: "Chiediamo a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese".
("la Repubblica", 31 ottobre 2009)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

MaNIFESTAZIONE IN PIAZZA BOCCA DELLA VERITA'

Bonanni (Cisl): scuola in ginocchio
Gelmini: slogan vecchi, modernizzatevi

In 5.000 al corteo di maestre, prof, bidelli: 37mila alunni in più con 42mila docenti in meno

 

 

Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)
Il segretario Cisl Bonanni a Roma (Ansa)

ROMA - Oggi il personale della scuola torna a manifestare contro l’operato del governo: nel centro di Roma sfilano i lavoratori della Cisl Scuola, con in testa il segretario generale, Raffaele Bonanni, ed il segretario di comparto, Francesco Scrima. «Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti - ha detto Bonanni a margine della manifestazione a Roma alla quale partecipano, secondo gli organizzatori, circa 5 mila persone - mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio».

IL SEGRETARIO CISL - Bonanni ha attaccato il ministro Gelmini: «Quello del ministro è un atteggiamento pericoloso quando definisce il sindacato un fastidioso ingombro sulla strada della sua politica scolastica». Per la Cisl, infatti, si tratta di questioni «la cui valenza non riguarda solo gli operatori del settore, ma investe l'intera società che della scuola, e di una scuola di qualità, ha più che mai bisogno per sostenere i processi di crescita e di sviluppo». Investire sulla scuola, «che significa investire sulla persona e sulla sua promozione, deve tornare ad essere- secondo Bonanni- una doverosa priorità per il Paese». Bonanni ha chiesto al governo di aprire un tavolo di discussione sulla scuola alleggerendo il piano perché al momento «non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile». La Cisl ha ricordato che in quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più ma 42 mila docenti in meno con 4 mila classi in meno e quindi più affollate. In queste condizioni - ha spiegato la Cisl - «è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno (25 mila docenti e 15 mila non docenti)».

IL MINISTRO - E la Gelmini ha risposto: «Questa mattina il segretario generale della Cisl Bonanni, persona che stimo, ha affermato che in Italia ci sono pochi professori, pochi bidelli e risorse limitate. Al segretario generale ricordo che l'Italia e in assoluta linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43miliardi di euro per la scuola. Anche questo dato in linea con la media europea. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese».
Il ministro ha aperto anche ad un confronto con i sindacati della scuola, fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: «La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri paesi europei». Per Gelmini, «una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi. Su questi temi siamo disponibili ad un confronto anche la settimana prossima e più in generale il governo è anche sensibile al tema del rinnovo contrattuale. Chiediamo però a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese».

IN PIAZZA - È forte la presa di posizione del segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, assunta durante l’intervento alla manifestazione del sindacato a Roma contro il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ed il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Prima Scrima se la prende con la decisione del responsabile della pubblica amministrazione che ha portato le fasce di reperibilità in caso di malattia da quattro a sette ore al giorno: «Al ministro Brunetta - ha detto il leader della Cisl Scuola - torniamo a dire di rispettare i lavoratori: nella scuola ci sono tanti ’sgobboni’ che non è possibile mettere agli ’arresti domiciliari’. Si infierisce ancora una volta sulle persone più indifese: è mortificante». Scrima si è anche rivolto con estrema durezza verso il ministro Gelmini: «Chiediamo - ha detto - di non fare più il portavoce al ministro Tremonti. Nella scuola non vanno raccontate favole (riferendosi all’iniziativa annunciata in settimana dal ministro di pubblicare una raccolta di fiabe, ndr) ma piuttosto bisogna affrontare la realtà di bambini che chiedono garanzie per il loro futuro».

LA VERTENZA - Sono tre i punti fermi della vertenza sindacale ribaditi dal palco dai segretari ai lavoratori e già recapitati al governo: fare un passo indietro sulla politica dei tagli, definiti insostenibili; assicurare risorse per il rinnovo del contratto per valorizzare il lavoro del personale; affrontare con efficacia il `dramma dei precari. Su quest’ultimo punto la Cisl, che trova d’accordo anche gli altri sindacati, sostiene che si potrebbe fare molto di più iniziando a immettere in ruolo i supplenti vincitori di concorso su tutti i posti vacanti e disponibili: posti che da stime ufficiali sarebbero rappresentati da ameno 30.000 cattedre e 70.000 unità di personale Ata. I numeri derivanti dai tagli sono impietosi: a causa della manovra finanziaria, rispetto allo scorso anno, la scuola italiana ha 3.826 classi in meno. E questo a fronte di 37.441 alunni in più. Senza dimenticare nel prossimo biennio, sempre in base al programma di governo contenuto nella manovra di fine 2008, si prevede un taglio di complessivo che arriverà ad oltre 130.000 posti.


"Il Corriere della sera", 31 ottobre 2009

Tra le altre, Epfiani dice a Berlusconi: "Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni"!
post pubblicato in Notizie ..., il 23 ottobre 2009


Epifani: governo devastante. A dicembre sciopero

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

L’occasione è l’assemblea nazionale a Roma delle rappresentanze sindacali unitaria della Conoscenza. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ascolta tutti gli interventi: i precari della scuola e della ricerca, i collaboratori scolastici e gli amministrativi. Poi non fa in tempo ad avvicinarsi al microfono, che scatta l’applausometro. Epifani tocca tutte le questioni, i “guai” - spiega - in cui “siamo precipitati nel sistema Paese”, analizzando tutti i nodi del “devastante” governo. E a Berlusconi, che rilancia il taglio dell’Irap, replica: “Il primo atto da fare è ridurre le tasse ai lavoratori e pensionati. Questo impone l’equità e la condizione dei consumi”. E sulla scuola dove il malessere è sempre più crescente, il sindacato annuncia la “tabellina” delle mobilitazioni dal 7 al 21 novembre. Fino ad uno sciopero esteso a tutto il pubblico impiego in dicembre.

Crisi e governo “devastante”. In Italia - esordice il segretario della Cgil - ci sono «una crisi devastante e un governo che lo è altrettanto. Ha agito con fubizia - sottolinea -. Ha deciso di galleggiare perché non affronta seriamente nessuno dei grandi problemi. La questione del Mezzogiorno non la risolve il Ponte sullo stretto. Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni. E’ finita forse la crisi della Borsa e della grande finanza - ha sottolinato Epifani -, mentre c’è un silenzio assordante sulla condizione vera delle persone: sono 570mila i lavoratori che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno”. E il sindacato che aveva previsto l’enorme emorragia è stato detto di essere un “disfattista”. Per il leader della Cgil, la crisi non la si affronta con una finanziaria ordinaria. Occorrerebbe piuttosto “una tassa su tutte le transazioni finanaziarie. Per una questione di giustizia”: non è giusto che paghi chi non è responsabile della crisi.

La questione morale che sta dentro questa crisi - accusa Epifani - “è vergognosamente scomparsa”. Ci sono responsabilità politiche di chi sapeva e non si è posto alcun problema. Sono stati spesi miliardi di euro per sollevare le banche. “Trovo incredibile che quella montagna di debito pubblico creata per salvare le banche - ha detto Epifani - ci venga poi messa davanti quando chiederemo investimenti per la scuola, per le realtà produttive, per i giovani”.

Scuola e ricerca. La Cgil è pronta a mettere sul tappeto anche uno sciopero della scuola se le cose non cambieranno. «C’è un vero malessere nella scuola ha detto Epifani -. La questione dei precari è solo parzialmente risolta. Il fatto che manchino investimenti per avere scuole sicure, per il sostegno, per il tempo pieno, per avere classi meno numerose, il fatto che non si consideri la scuola e la formazione temi centrali in un periodo di crisi fanno sì che ci sia tra i lavoratori della scuola un malessere crescente. In ragione di tutto ciò la Cgil e il sindacato di categoria, la Flc, promuovono una grande manifestazione a Roma per il 21 novembre e, se non cambieranno le cose, pensano anche a uno sciopero». Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, i precari che restano fuori dal provvedimento di governo sono circa 100mila. Pantaleo insiste sul “flagello dei tagli” per l’istuzione tra scuola e Atenei. E annuncia l’iniziativa del 7 novembre a Roma, in piazza Navona, e in contemporanea in cento piazze d’Italia per la Conoscenza; seguiranno l’iniziativa del 19 novembre: rapporto tra ricerca e politica industriale. Fino allo sciopero di tutto il pubblico impiego in dicembre.

"l'Unità", 22 ottobre 2009

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Crisi Scuola Sciopero Governo Cgil Lavoro Precari

permalink | inviato da Notes-bloc il 23/10/2009 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ministro P.I. commissariato?! Ma non sarebbe meglio mandarlo a ... casa?
post pubblicato in Notizie ..., il 10 ottobre 2009


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Provvedimento inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di tempo al ministero per eseguire le ordinanze

Graduatorie dei precari
il Tar commissaria la Gelmini

di SALVO INTRAVAIA


Il Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle graduatorie dei precari. E' la prima volta che accade, ne dà notizia l'Anief che ha patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti "in coda", anziché "a pettine", nell'ultimo aggiornamento delle liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero non darà esecuzione alle ordinanze del tribunale amministrativo a viale Trastevere arriverà un commissario che si dovrà occupare della questione. Intanto, sulla vicenda il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento ad hoc che "sana" l'intera questione. Ma il Tar ricorda che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e lo ha condannato al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati.

Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l'ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l'avvio dell'anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l'immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.

Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l'inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un'altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

Rilevata l'incongruenza, l'Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l'inserimento dei precari "a pettine": cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli interessati, "lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell'udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali" secondo le graduatorie "principali" e pescando solo successivamente dalle "code", "in spregio a ogni principio meritocratico". Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.

Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti "a pettine" ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, "con riserva" e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, "lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata" ai ricorrenti. "Atteso infatti - proseguono i giudici - che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l'amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare". E "assegna 30 giorni di tempo per "dare puntuale esecuzione all'ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l'inserimento 'a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d'appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione". Ma non solo: "in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale - decorso vanamente l'indicato termine di trenta giorni - provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (...), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell'incarico"-. E condanna l'amministrazione "al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro".

Ma il governo sembra cercare l'escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l'Anief è intenzionata a non mollare. "La giustizia ancora vige nei tribunali - dichiara Marcello Pacifico - speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda".
("la Repubblica", 10 ottobre 2009)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola precari tar ministro p.i.

permalink | inviato da Notes-bloc il 10/10/2009 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Oggi, gli Italiani manifestano per la libertà di stampa e per il diritto al lavoro!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 ottobre 2009


Senza bavaglio: oggi tutti in piazza per la libertà
 

Mi ricordo quando su l’Unità c’era il grassetto: «I senatori e i deputati del Pci devono essere presenti in Aula, senza eccezione alcuna»... E non si facevano magre figure come quella odierna sullo Scudo fiscale.

Felice, un lettore de "l'Unità"

"l'Unità", 03-10-09

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Ottobre, la protesta arriva a scuola
Oggi corteo dei precari a Roma

Manifestazione contro il taglio di oltre 26 mila persone. "I contratti di disponibilità non risolvono l'emergenza istruzione e sono un palliativo" 

"la Repubblica", 03-10-09

15 Luglio: Tutti i Sindacati della Scuola uniti contro i tagli agli organici!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 luglio 2009


Il 15 luglio manifestazione in piazza Montecitorio
Protesta organizzata da tutti i sindacati nazionali

Precari della scuola in piazza
"In arrivo 16 mila licenziamenti"

di SALVO INTRAVAIA

Supplenti in piazza contro i tagli agli organici. Mercoledì 15 luglio, le organizzazioni nazionali che raccolgono i precari della scuola saranno a piazza Montecitorio per un sit-in di protesta. Al centro della manifestazione i tagli che dal prossimo anno scolastico mettono a rischio il lavoro di migliaia di supplenti. A settembre, infatti, oltre 16 mila saranno costretti a restare a casa senza cattedra e, soprattutto, senza stipendio. La Flc Cgil parla di "licenziamenti" mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua a ripetere che per effetto della contrazione degli organici "non verrà licenziato nessuno". Chi ha ragione? Lo sanno bene i diretti interessati che dallo stato di precarietà rischiano di scivolare in quello di disoccupazione, senza nessun paracadute.

Davanti alla Camera dei deputati ci saranno i precari aderenti al Cip (Comitato insegnanti precari) e alla Rete nazionale dei precari della scuola. I motivi della protesta sono esposti in un volantino che "boccia la Gelmini" per il suo operato. "Per difendere una scuola pubblica statale, libera, gratuita, pluralista e laica", "per il diritto allo studio per tutti", "per la libertà di insegnamento", "per una scuola di qualità" e "per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro". Ecco cosa spinge i supplenti a scendere in piazza.

Per la prima volta dopo
lo sciopero generale dello scorso ottobre Cgil e Cisl si ritrovano accanto. Alla manifestazione aderiranno infatti anche la Cisl scuola, la Flc Cgil e la Gilda degli insegnanti. La Cisl scende in piazza per "dare prospettive e tutele ai precari della scuola", spiega Francesco Scrima. La Flc Cgil "è fortemente impegnata a contrastare le politiche dei tagli indiscriminati nelle scuole e a tutelare il diritto al lavoro, nella convinzione che non è riducendo le risorse finanziarie e di organico che si dà efficienza ed efficacia alla scuola italiana".

"I provvedimenti adottati dal governo nei confronti della scuola - dichiara Rino Di Meglio, leader della Gilda - colpiranno duramente le decine di migliaia di colleghi precari che dal prossimo anno scolastico perderanno qualunque possibilità di inserimento e stabilizzazione e delle misure a sostegno dei precari annunciate dal ministero non c'è ancora alcuna traccia".

Prove di unità sindacale, in vista degli impegni autunnali? Si vedrà. Un fatto è certo: fra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) a settembre svaniranno 57 mila posti: un record per la scuola. Solo i pensionamenti attenueranno quello che poteva essere un autentico tsunami: andranno in pensione in 41 mila liberando altrettanti posti. Ma dell'indennità "di disponibilità", ventilata dal governo a favore dei supplenti annuali (quelli con contratto fino al 31 agosto), non vi è traccia.


("la Repubblica", 10 luglio 2009)

Con elevata probabilità dovremo subire la prepotenza "politica" dei "governanti", ma diciamo almeno che noi non ci stiamo alla distruzione della cultura in Italia!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 ottobre 2008


 

Studenti e professori uniti contro il "programma" distruttivo firmato Gelmini
Rina Gagliardi
No, non è necessario, ogni volta, preconizzare un "nuovo Sessantotto" per affermare che sta succedendo qualcosa di molto importante, forse perfino di entusiasmante, nel mondo della scuola, dell'università e della ricerca. Basti un dato che salta agli occhi: la protesta contro le scellerate politiche del Governo Berlusconi sta dilagando in molte città d'Italia, a ritmo e con intensità crescente. Dopo la giornata studentesca della "80 manifestazioni", dopo le occupazioni di rettorato e la campagna di Sms sul Quirinale, dopo i primi cortei cittadini (particolarmente ricco quello che l'altra sera ha invaso il centro di Firenze), anche la giornata di oggi preannuncia lotte e mobilitazioni, da Milano a Roma, fino a Palermo. Un movimento "in piena regola", una soggettività già strutturata e determinata a durare? Ancora è presto per conclusioni così perentorie - come quelle che tanto preoccupano gli editorialisti del Corriere . Ma è difficile che si tratti di una delle tante "fiammate" che scuotono, per qualche giornata o qualche settimana, la scena sociale - e non soltanto perché sul tappeto c'è già uno sciopero generale, alla fine del mese, proclamato dalle tre confederazioni sindacali.
Il fatto è che siamo di fronte all'attacco più sistematico - e più ideologicamente motivato - al sistema pubblico dell'istruzione, che si sia prodotto nel corso di questi anni. Tutti i governi dell'ultimo ventennio, è vero, sono stati mossi dall'imperativo di ridimensionare, snellire, risparmiare (e comunque mai riformare) il mondo della scuola e della ricerca: è stata, ed è, una delle conseguenze "naturali" della religione neoliberista, che nell'istruzione pubblica e di massa vede sempre e comunque una spesa "improduttiva", uno spreco.
Adesso, però, grazie all'ineffabile ministra Gelmini, il salto di qualità è evidente: dall'asilo all'università. non c'è comparto che possa considerarsi al riparo. Ritorno al maestro, anzi alla maestra unica, nelle elementari, e tendenziale cancellazione del tempo pieno. 150mila prof cacciati via, nelle superiori, a forza di accorpamenti, "dimensionamenti" e altri strumenti amministrativi, con l'annuncio della prossima trasformazione per gli istituti che lo vorranno in "fondazioni" sponsorizzate da privati. Quanto all'Università, come ha detto il preside della Facoltà di Scienze politiche di Roma, la legge 133, approvata in estate, "non è né una riforma né una controriforma: è un omicidio" bello e buono. E' il progetto, tout court, della fine dell'Università come luogo di alta formazione culturale, e di elaborazione di nuovi saperi e nuova criticità. La gran parte dei docenti, vecchi o giovani che siano, che oggi abitano le nostre facoltà si sentono, fondatamente, come gli "ultimi" della loro specie - per legge, non saranno sostituiti, e di loro non resterà traccia forse neppure nella memoria. C'è qualcosa, in questo "programma" distruttivo che procede alla velocità di un bulldozer (e va ben oltre la simbologia dei grembiulini), che ferisce, in profondità, la dignità delle persone, di un lavoro, di una comunità consapevole di essere anche e soprattutto un luogo centrale della democrazia. C'è la percezione di uno spirito vendicativo, e punitivo, che va oltre il disconoscimento . Ma come fa un commentatore dotato di discernimento come Ernesto Galli della Loggia a difendere, quasi a priori, la signora Gelmini e a tacciare il mondo della scuola di "partito preso"? Come fa a non accorgersi, all'opposto, della incredibile incompetenza che muove tutti i passi del Ministero di Viale Trastevere?
Come fa, in ultima analisi, a non capire che il disagio della scuola, questa volta, è diventato insopportabile: studenti destinati alla vita di stenti del precario, ricercatori "a perdere", professori disprezzati o dipinti come parassiti (e addirittura come gente che guadagna "non male", in rapporto a quello che fa), lavoratori a rischio di estinzione, questa volta, per citare un grande classico, hanno da perdere solo le loro catene. Perciò scendono in piazza. Perciò, sono obbligati a costruire il movimento di opposizione che, forse, più di ogni altro, potrà scuotere i cittadini italiani dall'ipnosi berlusconiana. Ma volete, dunque, che nella scuola rimanga tutto così com'è? No di certo - a cominciare dalla stragrande maggioranza degli edfici oggi fuori norma, moltissime cose andrebbero cambiate. Come per esempio quello che accade in una scuola elementare di Roma (a via della Pisana), dove, l'altro giorno, tutti i ragazzini e le ragazzine si son dovuti portare da casa carta igienica, saponette, risme di carta per le fotocopie, Scottex e hanno "dovuto", più o meno, versare ciascuno dieci euro per il fondo cassa delle normali spese scolastiche. Con quale rispetto per l'istituzione cresceranno quegli alunni? Con quale "credo" concreto del diritto allo studio per tutti? Sì, certo, tutta la scuola avrebbe bisogno di tornare davvero al centro delle scelte della nazione. Di una nazione civile, e non in via di imbarbarimento come la nostra.


"Liberazione", 15/10/2008

Sfoglia novembre        gennaio
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv