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di Ignazio Licciardi
Notes-bloc di Pedagogia
post pubblicato in Notizie ..., il 15 aprile 2012


http://www.miogiornale.com/275-Notes-bloc%20di%20pedagogia/ 


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Formazione - Informazioni - Comunicazione - Dialogo
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 19 marzo 2009


 

Note e Appunti I.L.

per gli studenti universitari che seguono i Corsi
del Prof. Ignazio Licciardi
- Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Palermo -

Quando muore la politica, non può che vincere l'autoritarismo a discapito del dialogo e della formazione! ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE !!! FORZA, "ONDA", IL FUTURO PUO' ESSERE VOSTRO/NOSTRO E ... DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 11 novembre 2008


 
Scuola e società: il manifesto reazionario del prof. Giovanni Sartori

Piero Sansonetti
Il professor Giovanni Sartori, ieri, ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale sostiene, con passione, una tesi che sommariamente potremmo riassumere così: la scuola deve tornare a prima del '68, deve essere funzionale all'impresa, deve essere fortemente selettiva. E anche i rapporti «educativi», in ogni angolo della società, devono tornare a un modello fermo e autoritario, facendo tabula rasa di tutta la scienza pedagogica e psicologica, che è stata la rovina di tutti noi, perché ha distrutto il principio di autorità.
Non crediate che questo riassunto che vi ho offerto sia troppo fazioso o esageri i punti di vista di Sartori. Per convincervi trascriverò alcuni brevi passi dell'articolo. Sartori sostiene che esistono, nella scuola (e quindi nella sua crisi) tre fattori distorsivi. Primo tra tutti il '68. Scrive: «...Poi arrivò il '68 e da allora vige e impera la demagogia scolastica. Della quale sono finalmente venuti al pettine i nodi...Il sessantottismo è stato esiziale ( esiziale vuol dire enormemente dannoso, quasi mortale ndr) perché ha predicato l'ignoranza del passato...e perché, cavalcando la tigre dell'"antielitismo" (cioè l'idea della scuola aperta a tutti, non più di "élite", ndr) ha distrutto il principio del merito...».
Secondo fattore distorsivo «il progressismo pedagogico (largamente di ispirazione psicanalitica) che ha infestato tutta la disciplina...che ha convertito al permissivismo tutte le madri dell'Occidente con la dottrina che il bambino non doveva essere frustrato da punizioni....».
Terzo fattore distorsivo «la società dei servizi fondata sul sapere o quantomeno su alti livelli di istruzione...l'idea della società dei servizi nella quale nessuno si sporca le mani...che alimenta la corsa insensata al pezzo di carta...».
Conclude Sartori: «Ma perchè tutti devono andare all'Università? C'è chi proprio non è tagliato per studi superiori (che difatti sono abbassati per accoglierlo)».
Diciamo che - come sa fare sempre bene Sartori - in poche righe si espone con straordinaria chiarezza un manifesto dell'idea reazionaria di scuola, istruzione ed educazione. Si chiede la rinuncia agli studi pedagogici e alla bubbole della psicanalisi, la fine dell'ossessione egualitaria (secondo la quale tutti avrebbero gli stessi diritti, senza distinzioni tra ricchi e poveri, tra ragazzi di famiglie colte e bifolchi, tra giovani con maggiori o minori capacità di adattamento scolastico eccetera...). E si spiega come una svolta selettiva ed elitaria della scuola è fondamentale per il rilancio di una idea di società meritocratica e gerarchizzata. Cioè moderna, cioè efficiente.
Che vuol dire meritocratica? E' una parola magica. Vuol dire dove comanda chi ha più merito, diciamo che comandano i migliori. I greci, per indicare i «migliori», usavano la parola «aristoi». E la società dei migliori - quella vagheggiata da Sartori - dai tempi dei greci si è sempre chiamata la società aristocratica. Durò circa 2000 anni. Fu rovesciata dalla rivoluzione francese, nel 1789. L'idea di Sartori - che, badate, è uno degli intellettuali di punta dello schieramento liberal - è quella di tornare a principi che precedettero l'89.
Capite cosa c'è dietro la riforma Gelmini? Quali movimenti di pensiero, quali aspettative, quali propensioni per una riforma profonda e reazionaria - uso questo termine senza nessun intento offensivo, solo mi pare, in questo caso, assai più appropriato che il termine tradizionale di "conservatore"- non solo della scuola, ma della società, e dei principi fondamentali della civiltà, a partire da quelli costituzionali?
E' proprio riflettendo su questi ragionamenti che si capisce come il movimento di lotta della scuola (l'Onda) non sia affatto un fenomeno settoriale. Riguarda l'intera società, riguarda l'organizzazione della nostra civiltà, riguarda direttamente la storia. L'ipotesi di una svolta netta, di feroce restaurazione - in certi tratti persino antiborghese - non è un piccolo aspetto del berlusconismo. Va molto oltre il berlusconismo. Coinvolge larghissima parte delle classi dirigenti e della intellettualità. Tocca settori largamente antiberlusconiani (dei quali fa parte lo stesso Sartori). Punta molto oltre la demolizione del '68. Credo che in sostanza punti alla cancellazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione.


"Liberazione", 11/11/2008

Ideogramma di Franco Cambi
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 16 novembre 2007


 
Ideogramma tratto da: F.CAMBI, Manuale di Filosofia dell'educazione,
Roma-Bari,  Laterza, 2000, p.7


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