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di Ignazio Licciardi
50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
Nichi Vendola: "Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto".
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 31 maggio 2010


Nichi Vendola: «Giusta la pratica della disobbedienza. È battaglia di civiltà»

di Paola Natalicchio

Le intercettazioni? Sono strumenti investigativi considerati pericolosi non perché violano la privacy ma perché violano i santuari del potere». Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola non ha dubbi sullo scopo reale del disegno di legge che limita l’uso delle intercettazioni telefoniche. È già ora di pranzo mentre esce dalla libreria Feltrinelli di Bari dove ha trascorso la mattinata con Lorella Zanardo, per presentare - in una sala gremita - il libro “Il corpo delle donne”. Ma non è solo una domenica di fine maggio in cui tirare il fiato. Siamo a poche ore dall’inizio della battaglia parlamentare sulla legge-bavaglio.

I giornalisti dell’Unità hanno deciso di disobbedire alla nuova legge sulle intercettazioni. Se passerà in Parlamento noi non la rispetteremo. Cosa pensa di questa iniziativa?
«Dobbiamo iniziare a immaginare la diffusione di una pratica di disobbedienza civile a fronte di leggi che hanno un tasso di violenza istituzionale così evidente, così palpabile e così insopportabile. Il punto è uscire dallo schema consueto di una battaglia di opposizione il cui punto fondamentale è l’emendamento. Dobbiamo invece provare a riconnettere il senso di quello che accade nelle istituzioni alla sensibilità del Paese. Abbiamo bisogno davvero di ricostruire un elemento di indignazione nei confronti delle molteplici e organiche aggressioni al diritto di libertà, al diritto di essere informati e a una serie importanti di diritti costituzionali».

Pochi giorni fa lei stesso ha dichiarato che senza questa legge non avrebbe potuto mandare via i suoi assessori dalla vecchia giunta...
«È così. Le intercettazioni telefoniche servono non solo come strumento di contrasto ma anche come strumento di difesa. Certo, vanno usate in maniera ben vincolata e fuori da qualunque abuso. E non c’è dubbio che l’abuso c’è stato in questi anni. Ma sono uno strumento fondamentale, tanto più perché i fenomeni criminali reali hanno un carattere transnazionale e riguardano la criminalità economica e la criminalità mafiosa. Il problema è che in questo paese ormai il concetto di criminalità è applicato solo a tutta la sfera della marginalità sociale. Si sta lavorando alacremente per rimettere in pista il “doppio codice”».

In che senso? Cosa intende per doppio codice?
«Da un lato c’è il codice penale per i galantuomini, cioè i colletti bianchi, i ricchi e i potenti, che sono dentro una specie di ontologica innocenza. Dall’altro il codice per i briganti che oggi sono i nuovi poveri, prevalentemente stranieri, sempre e comunque colpevoli. L’immunità per le classi dirigenti e la criminalizzazione e la colpevolizzazione della povertà. Le intercettazioni non servono a catturare e colpire un clandestino extracomunitario. Servono per andare a vedere cosa c’è dietro la patina di perbenismo, dietro la retorica pubblicitaria che cinge le “magnifiche sorti e progressive” di questa classe dirigente».

Con che conseguenza?
«Ci sono i fasti e i nefasti. I fasti li vediamo dalla mattina alla sera in tv; i nefasti forse li possiamo ascoltare con un’intercettazione ambientale o telefonica. Si vuole impedire di conoscere i nefasti».

Per molti anni, come parlamentare, lei è stato in prima linea nella lotta alla mafia. L’impegno in Commissione antimafia le è costato minacce, è stato messo sotto scorta... Questa legge colpisce anche la lotta alla mafia: siamo davanti a un cambiamento radicale?
«Non lo dico io. Lo dicono tutti i procuratori antimafia. Lo dice il procuratore generale Grasso. Lo dice l’amministrazione nordamericana, i cui apparati repressivi di intelligence e di contrasto restano a bocca aperta dinanzi al fatto che noi stiamo praticando questa specie di “harakiri”, cioè l’impedimento al contrasto più raffinato».

Disobbedire però è possibile. E sono con noi in questa battaglia anche personalità del mondo della cultura e dell’arte: Dario Fo, Francesco Guccini, Ascanio Celestini e molti altri. Quanto sono importanti i poeti e gli artisti nel contrastare questa legge? Possono servire a creare un movimento di opinione più vasto?
«A condizione che questa battaglia si connetta con l’altra battaglia: quella per la questione sociale. Lo dico con una battuta: non ci vuole un’intercettazione telefonica per conoscere le intenzioni del ministro Sacconi sullo statuto dei diritti dei lavoratori. Se non si coglie la connessione tra l’attacco ai diritti di libertà, l’attacco ai diritti sociali e l’attacco ai diritti umani che si sono impastati in questi ultimi anni, facendo quel “pane cattivo” del berlusconismo che mangiamo tutti i giorni, la battaglia diventa difficile. Se quella degli strumenti di indagine diventa una battaglia elitaria e autoreferenziale è una battaglia perduta. Dobbiamo farne una grande questione di giustizia sociale. Vogliono lasciare intatta la vita dei ricchi e dei potenti e vogliono colpire la vita dei poveri. Il doppio codice, appunto. Quindi anche le questioni della giustizia hanno a che fare con una problematica gigantesca di giustizia sociale e di equità sociale. Solo così possiamo fare questa battaglia in maniera credibile e forte».

"l'Unità", 31 maggio 2010
No alla Legge "bavaglio"! Quando disobbedire è un dovere!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 maggio 2010


Intercettazioni, diciamo NO alla legge bavaglio E sul web scatta la rivolta anche di (e)lettori di destra

Intercettazioni, diciamo NO
alla legge bavaglio
E sul web scatta la rivolta
anche di (e)lettori di destra

 

di Giuseppe Rizzo

Sono moltissimi i lettori di Libero, del Giornale, del Foglio e di Panorama contrari al ddl. E lo dicono on line. Fonty scrive:«Vietare e sanzionare ogni cosa che non piace non è la soluzione migliore». Questa legge è molto di più di un bavaglio di Concita De Gregorio. Noi disobbediamo. (in diverse lingue). Commenti di DEAGLIO | MANCONI | DE CATALDO |

 

 

"l'Unità", 30 Maggio 2010

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Il Popolo Viola a Palermo

"la Repubblica", 30-05-10

Il Popolo delle Libertà cambia il significato di Libertà! Così come la Giustizia non è più uguale per tutti, anche la Libertà ...
post pubblicato in Notizie ..., il 11 febbraio 2010


Editoria, governo conferma i tagli
Colpo all'informazione libera

Editoria, governo conferma i tagliColpo all'informazione libera

di Bianca Di Giovanni

Fnsi pronta allo sciopero: in pericolo 4mila posti di lavoro.  Appello Pd, Pdl e Lega per emendamento al milleproroghe.

Regionali, bavaglio alla Rai
Il premier: bene fermare i pollai

Regionali, bavaglio alla RaiIl premier: bene fermare i pollai
Saltano tutti i talk show politici. Il blitz del Pdl (con i radicali) ieri in Vigilanza. Bersani: decisione da rivedere. Protestano i conduttori. L'Usigrai annuncia lo sciopero.

"l'Unità", 11-02-10


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Per oggi, due notizie ... sono più che sufficienti, per comprendere in che paese viviamo!
post pubblicato in Notizie ..., il 10 febbraio 2010


In manette il  presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici
Si occupò, come "soggetto attuatore" delle opere della Maddalena

G8 sardo, Protezione civile nella bufera
Bertolaso indagato, Balducci arrestato

In carcere altre tre persone, sotto inchiesta una ventina
Il capo della Protezione civile rimette tutti gli incarichi. Berlusconi le respinge
di MARIA ELENA VINCENZI e FRANCA SELVATICI

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/10/news/arrestato_vice_bertolaso-2243342/

"la Repubblica", 10-02-10

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Elezioni e Rai, giornalisti e Pd non ci stanno
Garimberti: "Valuteremo la delibera"

Forte malumore dopo la decisione della Vigilanza di "oscurare" i programmi di approfondimento in campagna elettorale. Bersani: "Decisione da rivedere perché tocca profili di libertà"

 

Editoria, Bonaiuti conferma i tagli. Fnsi in rivolta

"la Repubblica", 10-02-10

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Oggi, gli Italiani manifestano per la libertà di stampa e per il diritto al lavoro!
post pubblicato in Notizie ..., il 3 ottobre 2009


Senza bavaglio: oggi tutti in piazza per la libertà
 

Mi ricordo quando su l’Unità c’era il grassetto: «I senatori e i deputati del Pci devono essere presenti in Aula, senza eccezione alcuna»... E non si facevano magre figure come quella odierna sullo Scudo fiscale.

Felice, un lettore de "l'Unità"

"l'Unità", 03-10-09

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Ottobre, la protesta arriva a scuola
Oggi corteo dei precari a Roma

Manifestazione contro il taglio di oltre 26 mila persone. "I contratti di disponibilità non risolvono l'emergenza istruzione e sono un palliativo" 

"la Repubblica", 03-10-09

Mi sa che vogliono lo scontro a tutti i costi!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 14 settembre 2009


La rabbia dopo il diktat del ministro che ha chiesto al collega Bondi di tagliare i finanziamenti alla cultura

Registi e scrittori contro Brunetta
"Un attacco alla nostra libertà"

di CARLO MORETTI


 

ROMA - Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta alza il tiro nel suo attacco al mondo della cultura e del cinema in particolare. "Accostare lo spettacolo alla cultura è un grande imbroglio" ha detto ieri Brunetta. "Lo Stato ha il dovere di finanziare la cultura, dalle biblioteche ai restauri, ma lo spettacolo è un'altra cosa. Ma perché finanziamo il cinema? Forse che finanziamo il piano bar o la discoteca? E anche i giornali devono andare sulle loro gambe". Non ha risparmiato i maestri di ieri: "Molti di quelli che alzavano il braccetto - ha continuato - poi hanno chiuso il pugno. Per esempio Rossellini, prima si faceva dare i sogni dal regime e poi ha cambiato idea".

La nuova uscita arriva a poche ore dall'intervento al seminario del Pdl a Gubbio, in cui il responsabile della Funzione pubblica ha parlato di "cineasti parassiti, gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato", ed ha quindi invitato il ministro della Cultura Bondi a chiudere "al più presto" i rubinetti del Fus.

La reazione del mondo della cultura non si fa attendere. Il regista
Michele Placido, che ha annunciato querela per il riferimento al suo nome nel discorso di Brunetta a Gubbio, ritiene che quello contro il cinema sia "un attacco contro uno degli ultimi spazi di libera espressione, considerando come sono ridotte la tv pubblica e quella privata. Un film, uno spettacolo teatrale" continua Placido, "sono sempre opere di denuncia, di critica nei confronti del potere, e che il potere sia di destra o di sinistra conta poco. Non ricordo film a favore dei governi di Prodi o di De Gasperi.

"Il grande sogno", che ha ricevuto finanziamenti di un'azienda privata che si chiama Medusa e che Brunetta non ha visto, non è neanche un film di sinistra, riporta le mie emozioni su un periodo in cui ancora non si era prodotta la frattura tra destra e sinistra".
La pensa allo stesso modo lo scrittore Giancarlo De Cataldo: "Come si può considerarlo un film di sinistra? Forse dà fastidio perché rappresenta un periodo in cui i giovani volevano cambiare il mondo, meglio che stiano al loro posto, giovani bamboccioni. Era dal neorealismo, dai tempi di Andreotti, che non si metteva in discussione il cinema come forma d'arte. Brunetta si fa però portatore di un'idea di cultura molto diffusa a destra: è buona, cioè, quando ti diverte, cattiva invece quando è problematica. C'è poi un astio nei confronti di chi non produce beni materiali: professori, magistrati, artisti, ignorando che anche l'industria culturale produce reddito".

Gigi Proietti ironizza: "Io che sono il meno finanziato di tutti dico che chiudere il rubinetto del Fus non è giusto. Al contrario, ne andrebbero aperti altri di rubinetti, attraverso una legge che razionalizzi la spesa. Il ministro dovrebbe evitare il rischio di dirigismo e comprendere che fare spettacolo oggi ha costi che difficilmente vengono coperti dai risultati di botteghino".

La regista Francesca Comencini vede nelle parole di Brunetta "un calcolo politico, per alzare il livello dello scontro. A Venezia abbiamo presentato un documento per una legge di sistema sul modello francese, che sganci il cinema dalla politica, perché i soldi che il cinema genera tornino al cinema. Ma se anche Bondi si appiattisce sulle posizioni di Brunetta, con chi ne dovremmo parlare?".


("la Repubblica", 14 settembre 2009)

«E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!».
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 4 settembre 2009


 

Paolo Ferrero


Prima, la querela al gruppo Repubblica-Espresso, "colpevole" di avergli posto dieci domande, dieci, sulla moralità dei suoi comportamenti privati e pubblici. Poi, quella all'Unità, e alle sue giornaliste, "colpevoli" sempre dello stesso, unico, "delitto": lesa maestà. E cioè di voler indagare e chiedere conto al premier, non tanto dei suoi vizi privati, quanto della sua assoluta mancanza di pubbliche virtù. Nel mezzo, la campagna denigratoria, volgare e offensiva condotta dal suo Giornale (di famiglia, in quanto controllato direttamente dal fratello Paolo) - dove ha richiamato in servizio Vittorio Feltri, che aveva dato il peggio di sé, in questi anni, dirigendo Libero - contro il direttore di Avvenire Dino Boffo. Campagna che è arrivata a costringere lo stesso Boffo alle dimissioni. Una campagna che aveva il chiaro obiettivo di "rimettere in riga" quella Chiesa cattolica che ha osato, in questi mesi, prendere posizioni non sempre (o, almeno, non tutte) favorevoli al governo, dal dl sicurezza ai diritti di profughi e migranti. Ecco perché, pur nella assoluta differenza di posizioni politiche e di ogni considerazione sui comportamenti personali, che non rientrano nelle nostre valutazioni, al giornale dei vescovi e al suo direttore va, oggi, la nostra piena solidarietà.
Non è una novità - e, direbbero i giornalisti, forse neppure "una notizia" - l'atteggiamento del premier nei confronti del mondo dell'informazione. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, infatti, ha sempre avuto una concezione tutta e solo "proprietaria", nel senso classico e peggiore del termine, quello ottocentesco, dei giornali e delle televisioni. Per il premier, cioè, i media o sono "i suoi" o non devono mai disturbare il manovratore. Senza voler risalire alla notte dei tempi, e cioè all'origine del suo impero mediatico (Fininvest e, poi, Mediaset) e dunque delle sue fortune, basti ricordare un dato di fatto, ormai consegnato alla storia. Berlusconi era un membro affiliato della Loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli, che puntava a sovvertire l'ordinamento costituzionale anche (o soprattutto) attraverso il controllo para-golpista di giornali e della Rai-tv.
E il Berlusconi della Loggia P2 è lo stesso Berlusconi che, quando l'allora già "Cavaliere nero" stava per accingersi a scendere in politica, la prima cosa che fece fu di mettere in riga i giornali (e le tv) in suo possesso. Possesso, peraltro, già allora in "flagranza di reato", visto che violava le norme della legislazione antitrust.
E ' lo stesso Berlusconi che licenziò, dalla sera alla mattina, un giornalista e uno scrittore apertamente di destra ma dalla specchiata indipendenza e libertà come Indro Montanelli.
Ed è sempre lui, Berlusconi, che, tornato al potere per la seconda volta, nel quinquennio 2001-2006, una delle prime cose che fece è il famigerato "editto bulgaro" (in quanto lanciato da Sofia, capitale della Bulgaria) contro Enzo Biagi e il suo "Fatto", Michele Santoro e il suo "Anno Zero" e, persino, contro il comico e show-man Daniele Luttazzi. Oggi, tornato nuovamente al potere, Berlusconi non ci ha messo molto per ripercorre la strada a lui più congeniale. Quella dell'intimidazione e del puro ricatto. Occupata, manu militari, la Rai attraverso il controllo del suo pacchetto azionario, Commissione di Vigilanza e cda Rai, nonostante i due presidenti siano due personalità autonome come Sergio Zavoli e Paolo Garimberti, la prima mossa del governo è stata quella di porre il servizio pubblico sotto occhiuta e odiosa tutela. La campagna elettorale alle europee - che non ha solo "cancellato" la presenza della nostra lista comunista e anti-capitalista da tutti i tg e dai principali talk-show ma che mirava, anche se vi è riuscita solo in parte, a sopprimere ogni voce politica indipendente e autonoma - ne è stato l'esempio più eclatante. Poi, con le nomine del nuovo cda Rai, tutto di fedele e stretta osservanza berlusconiana con qualche spruzzatina di An, mentre l'opposizione era confinata nel ‘recinto' Tg3, siamo arrivati alla "democratura", come direbbe il professor Sartori, e cioè al regime. Un regime che non sopporta stecche né voci "fuori dal coro", come dimostra in modo tristemente lampante il Tg1. Un telegiornale che, pur forte di riconosciute e storiche professionalità, è stato ridotto a farsi megafono del premier, sfiorando spesso il ridicolo, nel dare le notizie. Notizie che il Tg1 del "trombettiere" di Berlusconi, il giornalista Augusto Minzolini, ex "retroscenista" di fiducia del premier, tratta in un modo da far rimpiangere l'Eiar di epoca fascista e che, neanche stesse confezionando, per gli ignari telespettatori, un moderno cinegiornale Luce, glorificano le imprese del novello Duce "a prescindere".
Questo abbiamo visto accadere, sotto i nostri occhi, negli ultimi mesi e settimane, quando i palesi e giganteschi conflitti tra il governo e la Chiesa sugli sbarchi dei clandestini, i casi "Papi" e D'Addario, per non dire di tutte le conflittualità sociali scoppiate nel Paese contro il mordere della crisi ma anche contro la gestione al ribasso e ‘minimal' che ne fa il governo, sono stati derubricati a piccoli incidenti. Resta, volendo, il Tg3, ma anche lì si vive sotto costante e continua minaccia, da parte di un premier che ha eletto i suoi redattori a principale bersaglio.
Cosa dobbiamo aspettarci, ancora? Le minacce dirette, a livello fisico, dei giornalisti che ancora osano porre domande scomode, al premier? Speriamo di no ma l'emergenza democratica, oggi in Italia, è emergenza informazione. Ecco perché abbiamo deciso da subito, come Rifondazione comunista, di aderire all'appello promosso dall'associazione di giornalisti "Articolo 21", associazione - e sito omonimo (www.articolo21.info) già meritoria per mille motivi, a partire dalla campagna giustamente rigorosa e costante che svolge su un dato altamente drammatico, le morti sul lavoro. Ecco perché, nel pieno rispetto della libertà di tutti gli organi d'informazione, di tutti i giornalisti italiani e del loro autonomo e libero sindacato, la Fnsi, saremo al loro fianco, sabato 19 settembre, in questa battaglia fondamentale, decisiva fatta per avere un'informazione veramente libera.
Al premier Berlusconi, quel giorno, diremo, con tutto il fiato che abbiamo in gola, una frase molto semplice. Quella che è diventata un'icona per ogni giornalista e che viene pronunciata da Humprey Bogart in un film degli anni Trenta, L'ultima minaccia
. Film dove il personaggio-giornalista Bogart fa sentire il rumore delle rotative del giornale in stampa al padrone che cerca di mettere le "mani sulla città" e controllare tutti i giornali, e gli urla: «E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!».


"Liberazione", 04/09/2009

«E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!».

«E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!».

Per un futuro di democrazia e libertà!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 25 maggio 2009


 


"Sinistra e Libertà"

Lettera
di Nichi Vendola
- SINISTRA E LIBERTA' -
a
:

- Pierferdinando Casini - Leader nazionale UDC
- Lorenzo Cesa - Segretario nazionale UDC
- Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
- Dario Franceschini - Segretario nazionale PD
- Flavia D'Angeli - Portavoce nazionale Sinistra Critica
- Oliviero Diliberto - Segretario nazionale PdCI
- Marco Ferrando - Portavoce nazionale PCdL
- Paolo Ferrero - Segretario nazionale PRC
- Marco Pannella - Leader nazionale Radicali Italiani
- Luciana Sbarbati - Segretaria nazionale Mov. Repubblicani Europei



Carissima, Carissimo

vi sono molti, troppi, inquietanti segnali che indicano che il nostro paese sta attraversando una fase particolare, e per molti versi originale, nella quale il sistema democratico che tutti noi abbiamo conosciuto e nel quale abbiamo vissuto e operato è messo a serio rischio.
Sta crescendo nel nostro paese una vera e propria emergenza democratica rispetto alla quale tutti noi abbiamo il dovere e la necessità di reagire in modo adeguato e tempestivo.
Per questa ragione mi assumo la responsabilità di scrivere a te a ai segretari di tutte le forze dell’opposizione e di proporvi un incontro a brevissimo termine per assumere assieme le iniziative adeguate, come compete ad un’opposizione parlamentare ed extraparlamentare, come è la forza politica cui appartengo, non certo per sua scelta.

Conviene evitare paragoni con il passato, sempre difficilmente proponibili, ma certamente abbiamo avuto modo, e con noi le italiane e gli italiani, di cogliere nei recenti comportamenti della maggioranza, del governo e segnatamente del Presidente del Consiglio, atteggiamenti, comportamenti, dichiarazioni e atti che entrano in collisione con le regole più elementari di una repubblica democratica e parlamentare.
Non credo sia sfuggito a nessuno il carattere ricattatorio del discorso pronunciato da Silvio Berlusconi di fronte all’assemblea di Confindustria. Un Presidente del Consiglio che controlla direttamente o indirettamente quasi l’intero sistema mediatico minaccia di rivolgersi direttamente al popolo per sovvertire gli assetti costituzionali aggirando o, peggio, ignorando con esplicito disprezzo il Parlamento.
Questo atteggiamento arrogante e, temo, non privo di venature eversive era già evidente nella vicenda apertasi con la sentenza sul caso Mills. Siamo di fronte ad un assurdo: chi è stato destinatario di un atto di corruzione viene condannato dalla Magistratura, mentre il suo eventuale corruttore è protetto da una legge vigente, contro la quale l’opposizione si è fortemente battuta, che lo sottrae a qualunque tipo di giudizio. Non compete a noi entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Così come il Presidente del Consiglio non dovrebbe abbandonarsi ad una pubblica sequela di insulti rivolti alla Magistratura giudicante in ragione di una sua presunta intenzione persecutoria motivata addirittura da una altrettanto presunta collocazione politica dei singoli magistrati.
Ma noi non possiamo assistere impassibili ad una nuova recrudescenza di dichiarazioni e atti che mirano a sottoporre la Magistratura sotto il controllo politico dell’Esecutivo, stravolgendo l’equilibrio dei poteri di uno stato democratico e la sua Costituzione.
E’ da notare come tali comportamenti costituiscano di per sé un motivo di uno scontro ora strisciante, ora esplosivo con le più alte cariche dello stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, i cui ripetuti, ponderati e preziosi interventi a tutela degli equilibri istituzionali e della nostra Costituzione sono stati disattesi e persino svillaneggiati dal Presidente del Consiglio.
La stessa vicenda della oscura relazione tra il presidente del consiglio e la famiglia Letizia non può essere confinata nella sfera del privato, il confine tra pubblico e privato essendo, come segnalano tutti i migliori studiosi delle moderne democrazie, diverso per chi ricopre cariche istituzionali e per il comune cittadino. E di fronte a denunce che partono dagli stessi famigliari del Presidente del Consiglio, non credo si possa tacciare di indebita invasione nel privato la richiesta formale di pubblici chiarimenti da parte di chi un ruolo pubblico riveste.
La mia elencazione potrebbe continuare ma sarebbe superflua poiché già così la misura appare colma. Ad un’emergenza democratica si deve rispondere con un’eccezionale sussulto democratico nel paese e nelle istituzioni. Non credo che il Parlamento possa limitarsi ad attendere che il Presidente del Consiglio decida, a seconda dei suoi desideri e delle sue convenienze, se presentarsi di fronte ad esso o meno. L’opposizione parlamentare è in possesso di precisi strumenti regolamentari per giungere, nel modo e nelle forme opportune, a un dibattito parlamentare la cui urgenza mi sembra ormai massima.

Per questo mi rivolgo a Voi, pur in un momento come l’attuale che ci vede in competizione nella campagna elettorale per le elezioni dei Parlamento Europeo e di molti Consigli provinciali e comunali. L’imminente confronto elettorale non può fare venire meno, neppure per un attimo, il nostro senso di responsabilità verso la Costituzione italiana e l’ordinamento democratico del nostro paese.
Mi auguro quindi che vogliate concordare con la necessità di un’immediata riunione di tutte le forze dell’opposizione, presenti o no nell’attuale Parlamento, per concordare e assumere tutte le iniziative unitarie, nel Parlamento italiano e in quello europeo, nelle Istituzioni locali, nella società civile per fare uscire il nostro Paese indenne dall’attuale emergenza democratica che lo investe.
In attesa di un Vostro tempestivo cenno di riscontro, Vi saluto augurando a tutti noi un presente e un futuro di democrazia e libertà.

Nichi Vendola
Sinistra e Liberta’
in http://www.movimentoperlasinistra.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1074

Roma, 22 maggio 2009 

Ma ... è possibile che non si riesca a capire che la scuola non serve per misurare, ma per valutare e cioè per crescere e far crescere grazie al progettare insieme???
post pubblicato in Notizie ..., il 6 novembre 2007


 <b>Bocciati o promossi?<br/>Così si recuperano i debiti</b>
Bocciati o promossi?
Così si recuperano i debiti

Sospensione di giudizio a giugno e decisione finale dopo la verifica a settembre. Previste attività di recupero durante tutto l'anno con più interventi dei docenti di SALVO INTRAVAIA
REPUBBLICA TV: INTERVISTA AL VICEMINISTRO BASTICO

"la Repubblica" Novembre 2007

Giustizia e non vendetta per ... perdonare! Forse!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 1 novembre 2007


 Nemesi

Non dimenticare

Non dimenticare mai

Non devi dimenticare


( AlekosPanagulis )

Carcere di Boiati
Isolamento, marzo 1972
scritta dopo una bastonatura
particolarmente selvaggia
e durante uno sciopero
della fame

da "Liberazione" del 31-10-07

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