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di Ignazio Licciardi
Effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione e all'occupazione giovanile.
post pubblicato in Notizie ..., il 8 febbraio 2010


L'Università torna ad essere un lusso per pochi!
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ANDREA ROSSI

lezioe all'universitàTORINO
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».

La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.

L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.

"La Stampa", 08-02-2010

SCUOLA 2009/2010!!!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 13 settembre 2009


Scuola, al via l'anno horribilis dell'istruzione

di Maristella Iervasi

Le pagelle magari saranno pure on line e le assenze dei figli verranno comunicate ai genitori via sms. Uno specchietto per le allodole visto come la ministra unica dell’Istruzione ha ridotto la scuola che riapre oggi i portoni. Sempre più studenti appiccicati uno all’altro, stretti in classe fino a trentatrè ragazzi adolescenti e magari con al fianco diversi alunni con disabilità. Meno ore di lezione e nuove materie come quella che debutta alle medie: un’ora di “approfondimento in materia letteraria”, che non si sa a chi spetta. E insegnanti ridotto all’osso, al punto che i presidi non sanno come fronteggiare gli esoneri alla religione cattolica.

Ma non finisce qui. Le scuole riaprono più povere di prima in tutto, e non solo per la carta igenica e il sapone che sarà sempre a carico dei genitori: alla sonora sforbiciata di cattedre e risorse si aggiunge la questione della sicurezza. Non solo per l’edilizia scolastica che cade a pezzi: la scure di Tremonti è stata usata con vigore anche sui bidelli e il personale di segreteria. La sorveglianza dei bambini e dei ragazzi è demandata al fai-da-te. Ecco la scuola del rigore e del merito decantata dall’avvocato-ministro Mariastella Gelmini. Ore 8: scatta l’era Gelmini. Zaini in spalla, si ricomincia. E’ il primo giorno di scuola per oltre 6milioni e mezzo di bambini e ragazzi che vivono in dodici regioni. Ancora qualche giorno di vacanza per altri studenti: in  l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia tornano nei banchi martedì, nelle Marche e in Basilicata mercoledì, il 17 sarà la volta della Sardegna e il 18 di Puglia e Sicilia. E anche nel terremotato Abruzzo riprenderanno e lezioni interrotte dal devastante sisma: tra il 21 settembre e il 3 ottobre scatta il tutti in classe.

Al pettine tutti i “guasti”, il gran caos e le mistificazioni del ministero. Per la scuola, un anno “horribilis”. Presidi e dirigenti lasciati soli a garantire la didattica e l’ordinaria amministrazione. Ma la Gelmini nel primo giorno di scuola si è assicurata il suo spazio a Mediaset. Solo dopo andrà a Napoli per inaugurare l’anno scolastico all’istituto penale per minorenni di Nisida. I docenti precari scalzati dagli ammortizzatori sociali promessi dal governo l’aspettano al varco.

Elementari E’ il giorno del ritorno del maestro unico prevalente nelle classi prime ma l’imposizione della Gelmini ha fatto un sonoro flop, nonostante i numeri sulla scelta delle famiglie che il Miur ha “girato” a proprio tornaconto. L’Onda anti-Gelmini almeno in questo è riuscita a contrastare la ministra-avvocato: ha tenuto testa al maestro “tuttologo”. Pochissime le classi a 24 ore, aumentano quelle a 27-30 e 40 ore con il tempo pieno. Abolite tutte le compresenze, che vuol dire abolire i laboratori come quello di informatica, impossibili da gestire da una sola maestra con 27 alunni. A rischio anche le uscite didattiche e le attività di recupero. Si prevedono disagi per i bidelli ridotti all’osso.

Medie Un tempo scuola di 30 ore settimanali. Cattedre a 18 ore, aumento del numero degli alunni per classe, fino a 30. Gli insegnanti di Lettere faranno solo lezioni frontali e non potranno più svolgere potenziamento, recupero e progetti. Anche qui laboratori a rischio per la cancellazione delle compresenze.

Superiori Un taglio di insegnanti di 11mila unità da subito. Classi-pollaio come non mai: da un minimo di 27 fino a 33 alunni. E non finisce qui. Dal prossimo anno scatta il riodino di Licei, Tecnici e Professionali. Per ora la riforma della scuola superiore non è legge. Spariranno tutte le sperimentazioni. Ai licei un tempo scuola più corto che alle medie: 27 ore al biennio e 30 al triennio (31 al Classico). Negli istituti si costituiranno dipartimenti e comitati scientifici. Come le aziende.

L'Onda Mobilitazioni, siti-in, occupazioni degli Uffici scolastici regionali e insegnanti precari in sciopero della fame. Dal Piemonte alla Sardegna riparte l'onda anti-Gelmini. Volantinaggi sotto le scuole del Paese: "Io non ci sto", mentre dilaga la protesta sindacale. Oggi presidio della Flc-Cgil contro la soluzione dei contratti di disponibilità in viale Trastevere. E anche la Gilda degli Insegnanti chiede provvedimenti più incisivi che diano risposte a tutti i precari. Anche i Cobas di Piero Bernocchi in prima fila.  Il 9 ottobre lo sciopero dell'Unicobas.

"l'Unità", 13 settembre 2009
18 Marzo: SCIOPERO GENERALE DEL MONDO DELL'ISTRUZIONE
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 16 marzo 2009


 Sciopero generale, cortei di universitari, ricercatori e lavoratori precari
Gli studenti: "L'agitazione indetta dalla Cgil è solo una prima occasione di rilancio"

L'Onda pronta a tornare in piazza
la protesta riparte il 18 marzo

di CHIARA BRUSA GALLINA


L'Onda pronta a tornare in piazza la protesta riparte il 18 marzo

Il manifesto dell'Onda
per lo sciopero del 18 marzo

SI sta alzando la marea. L'Onda studentesca si prepara a tornare in piazza dopo i bagni di folla dell'autunno scorso. Sono giorni di organizzazione, questi: assemblee, discussioni e poi la propaganda virale sul web, che fin dall'inizio ha contraddistinto il movimento contro i tagli del governo alla scuola e contro le leggi targate Gelmini. L'occasione per farsi sentire è lo sciopero indetto dalla Flc Cgil per il 18 marzo. Torino, Palermo, Roma. E poi Padova, Napoli, Milano, Genova. Gli universitari ci saranno, insieme ai ricercatori e lavoratori precari degli atenei.

"Lo sciopero lanciato dal sindacato è una prima occasione di rilancio: torniamo in piazza", è l'appello della Sapienza in Onda sul
sito di Uniriot. L'invito è rivolto anche a "precari e studenti medi" perché questo è un momento "decisivo" per il movimento. Che ci tiene a ribadire la sua "autonomia e irrappresentabilità", il suo non essere etichettabile sotto l'egida di un partito o di una confederazione. Si battono per il futuro dell'istruzione. Un futuro che, avvisano, di fatto è un presente: "Le conseguenze dei tagli del governo si vedono già - afferma Alioscia Castronovo dell'Onda di Lettere dell'università romana La Sapienza - è stato annunciato il prossimo aumento delle tasse e del numero chiuso".

"In molte facoltà non usciranno i nuovi bandi di dottorato - dice Isabella, dottoranda in studi politici a Torino - e noi dell'Onda torinese aspettiamo anche l'appuntamento del 24 marzo, quando il senato accademico discuterà il bilancio e si materializzeranno le conseguenze dei tagli".

Dopo l'approvazione della legge 133 e del dl 180, cioè la riforma Gelmini sull'università, si misurano i primi effetti. Ma tra i motivi della protesta c'è anche il ddl 116, meglio conosciuto come norma "ammazzaprecari", che dev'essere approvato dal Senato entro marzo. Dalla scuola al lavoro: "Il tema è anche quello di costruire un nuovo welfare dentro e contro la crisi", chiarisce Andrea Ghelfi, studente di lettere e filosofia di Bologna. Così, tra gli appuntamenti che l'Onda sta segnando in calendario, c'è il 28 marzo, data del G14 sul welfare a Roma e dello sciopero generale dei sindacati di base. E poi ci sono il 4 aprile, manifestazione nazionale della sigla di Epifani, e il 18 e 19 maggio, quando a Torino si terrà il G8 delle università.

"Sarà una primavera di conflitto", prevedono i comitati dell'Onda. Per ora la contestazione è un cantiere in fermento: si stanno decidendo il dove, il come e il quando prima del 18 marzo che, riflettono da Palermo, è "il momento della grande scommessa, il rilancio dell'Onda, il primo degli appuntamenti politici della nuova mareggiata". Roma: ore 9, piazzale della Minerva. Bologna: corteo da piazza Verdi, ore 11. Milano: si parte alle 9 da Porta Venezia. Stessa ora a Genova, da piazza Caricamento. A Padova riunione lunedì per un'assemblea in cui "concretizzare tappe e modalità". E poi Torino, Napoli, Palermo.

Ma si faranno ancora i grandi numeri di ottobre e novembre scorsi? "Sarebbe ingenuo pensare di essere ancora così tanti - dice Dana Lauriola, dell'Onda torinese - ma è importante che scendiamo in piazza insieme a lavoratori e precari". "Il problema non è avere un corteo numeroso come quello di novembre - sottolinea Alioscia - ma rilanciare i temi, risvegliare un livello di consenso". L'Orientale 2.0 di Napoli chiede la costruzione di un'assemblea unitaria delle realtà dell'Onda "per restituire continuità e progettualità all'enorme energia accumulata nelle mobilitazioni dell'autunno".

Non che da allora tutto sia rimasto fermo, come dimostrano le incursioni dei ragazzi alle inaugurazioni dell'anno accademico. "Non eravamo sotto i riflettori, ma abbiamo continuato a lavorare: noi precari delle discipline umanistiche-sociali a Torino ci troviamo settimanalmente", racconta Isabella. "A Bologna stiamo sperimentando un processo di autoriforma, abbiamo ottenuto che vengano riconosciuti con i crediti quattro seminari autogestiti, costruiti con docenti e ricercatori", afferma Andrea. Non solo piazza, cortei e slogan, quindi. "Il lavoro qui è quotidiano, c'è spirito di autoformazione nei dipartimenti. Scrivilo, questo".
("la Repubblica", 16 marzo 2009)

E a Palermo:

Date: Mon, 16 Mar 2009 18:10:14 +0100 
From: "UdU Palermo" <udupalermo@gmail.com>   Import addresses udupalermo@gmail.com  Block email udupalermo@gmail.com
Reply-to: udupalermo@gmail.com
To: licciard@unipa.it
Subject: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO 18 MARZO ORE 10 TEATRO POLITEAMA
 
 
II governo vuole demolire l'università pubblica...

NOI LA RICOSTRUIAMO!

Mercoledì 18 Marzo 2009 studenti, docenti e personale della scuola e dell'università di tutto il paese scenderanno in piazza per una mobilitazione nazionale. E' la prima volta che tutto il comparto della conoscenza, unitariamente tra scuola e Università, scende in piazza congiuntamente.

L'Unione degli Universitari aderisce e promuove la mobilitazione della CGIL-FLC e sarà in piazza al fianco dei lavoratori di scuola e Università per difendere il carattere pubblico del sistema formativo italiano, perché l'Università non può diventare una fondazione privata, perché lo studio deve rimanere un diritto da garantire e non un debito da contrarre, perché l'Università non può diventare un'impresa privata, perché gli Atenei sono e devono rimanere un ente pubblico autarchico e non economico.

Il 18 Marzo è una tappa fondamentale di un percorso di mobilitazione contro le politiche di questo governo che continuerà con lo sciopero generale il 4 Aprile a Roma quando incroceranno le braccia tutti i lavoratori, non virtualmente ma scendendo in piazza a manifestare.

In programma a Palermo anche un'iniziativa nazionale in cui si discuterà del ruolo dei giovani e dell'istruzione per uscire dalla crisi economica. Noi giovani siamo una risorsa fondamentale per l'Italia e pretendiamo più spazi per mettere al servizio del paese conoscenze e professionalità per far ripartire lo sviluppo sociale ed economico.

18 MARZO 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO

ORE 10 TEATRO POLITEAMA

"I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi"

INTERVENGONO: Domenico PANTALEO Segretario Generale FLC CGIL, Andrea Gattuso Esecutivo UdU Palermo

CONCLUDE: Guglielmo EPIFANI Segretario Generale CGIL

Contatti Pasquale Dipollina 3296908783 web: www.udupalermo.it

Andrea Gattuso 3495359502  mail: udupalermo@gmail.com

Marco Sucameli 3208350515

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