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di Ignazio Licciardi
50° Anniversario della battaglia di Palermo
post pubblicato in Notizie ..., il 2 luglio 2010


 

 
 
Il 2-3-8 luglio a Palermo un convegno di due giorni e una manifestazione celebrativa dedicata alla memoria e all’attualità in occasione del 50° anniversario della sollevazione popolare che nel 1960 sconfisse in Italia il tentativo di restaurazione fascista portato avanti dal governo Tambroni. Interverranno tra gli altri i familiari di Francesco Vella, una delle vittime palermitane, i genitori di Stefano Cucchi e Haidi Giuliani.
Il bilancio dell’8 luglio ‘60 a Palermo fu di 4 morti, 400 fermati e 71 arrestati.
 
La manifestazione in occasione del 50° anniversario di quegli eventi è promossa dal circolo “Francesco Vella” di Rifondazione comunista, intitolato alla memoria di uno dei caduti dell’8 luglio 1960. Francesco Vella, operaio edile di 42 anni, iscritto alla Fillea CGIL di Palermo e militante del Partito Comunista si era tra l'altro distinto nel contrasto al caporalato nei cantieri edili, piaga diffusissima in città.
 
Il programma delle iniziative prevede, oltre ad un approfondimento storico attraverso un Convegno che si terrà il 2 e 3 luglio presso la Biblioteca comunale di Palermo (piazza Casa Professa), una speciale rievocazione itinerante dei fatti, l’8 luglio sera, che ha come obiettivo il recupero della memoria e la restituzione ai cittadini di un frammento significativo della storia di Palermo.
Il convegno del 2 luglio avrà come relatori storici (Prof. Giuseppe Carlo Marino, Prof. Tommaso Baris, Prof. Fabrizio Loreto), studiosi, testimoni e persone da sempre impegnate nel recupero della memoria (Nicola Cipolla, Angelo Ficarra, Ottavio Terranova, Francesco Tarantino).
Un momento solenne chiuderà i lavori del 2 luglio attraverso la consegna di una medaglia alla memoria ai familiari di Francesco Vella e l’esibizione del Coro dell’Università e dell’ERSU di Palermo diretto dal Maestro Pietro Gizzi.
Il convegno del 3 luglio “Da Genova a Palermo: lotte sociali e democrazia (1960-2010)” verterà sulla repressione ieri e oggi e avrà tra i relatori: Haidi Giuliani, i familiari di Stefano Cucchi, Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo, Tony Pellicane, Loriana Cavaleri. Concluderà i lavori del convegno il responsabile dell’osservatorio nazionale sulla repressione di Rifondazione Comunista: Italo Di Sabato       
Durante la manifestazione celebrativa con banda musicale e rappresentazione teatrale itinerante a cura dell’Associazione “Spazio aperto”, regia di Nicola D’Ippolito (concentramento a piazza Castelnuovo, ore 20.00) di giorno 8 luglio verranno deposte delle corone di alloro nei luoghi in cui furono uccisi l’8 luglio 1960 Rosa La Barbera (53 anni), Andrea Gangitano (19 anni), Francesco Vella (45 anni), Giuseppe Malleo (15 anni), e verrà affissa una lapide lungo il percorso del corteo.
Hanno aderito all’iniziativa: ANPI – Palermo; il CEPES; la FILLEA CGIL Sicilia; la FILLEA CGIL Palermo; CGIL FLC Sicilia; la CAMERA DEL LAVORO di Palermo; la FONDAZIONE DI VITTORIO.

 

 

 
La Manovra ignobile dei "governanti italiani"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 11 giugno 2010


"l'Unità", 11-06-10

"la Repubblica", 11-06-10

Grazie, Monicelli per la Tua Arte!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 4 giugno 2010


Scuola, gli studenti
con Monicelli sulle barricate

Scuola, gli studenti con Monicelli sulle barricate

di Gabriella Gallozzi

 

Il regista agli studenti della scuola Rossellini: «Stanno distruggendo la cultura, dovete ribellarvi»
 
"l'Unità", 04-06-2010
Flc Cgil: lnvestire sulla Conoscenza, sull'Innovazione e sulla Ricerca invece di investire su faraoniche opere.
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 aprile 2010


La Flc Cgil a Congresso: la difesa dei precari per statuto

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

 

Anche la Gelmini al Palariviera di San Benedetto del Tronto. La sua faccia con il naso di Pinocchio dà il benvenuto ai delegati della Flc Cgil riuniti per il secondo congresso nazionale. Slide su tutte le bugie che il ministro dice ogni giorno sulla scuola, l'università e la ricerca. E dal palco Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione della Conoscenza, le elenca una ad una. Una relazione «ottima e abbondante» è il commento di tutti, che non ha risparmiato critiche al governo come al Pd: «Aberrante la proposta di legge del Pd sul contratto unico», fino al ministro Brunetta: «I veneziani lo hanno forse considerato un fannullone e anche un arrivista che pretendeva di fare contemporaneamente il ministro e il sindaco». Per poi finire con l'autocritica sul sindacato: «Nella Cgil e nella Flc -ha detto Pantaleo – non ci saranno mai pensieri unici, perché serve un forte pluralismo di idee e di sensibilità per rendere sempre più forte la nostra organizzazione». E un invito alla sinistra: "Riproporre un vocabolario troppo facilmente accantonato: classi sociali, interessi del lavoro, classe operaia, borghesia. Siamo proprio di fronte ad un'idea classista di società, che bisogna sconfiggere".

Due ore e la platea lo ascolta in silenzio per poi sciogliersi in un fragoroso applauso. I lavori proseguono fino a sabato. Domani Ermanno Detti intervista Tullio De Mauro, venerdì sera invece, la tavola rotonda sul federalismo e settori pubblici della conoscenza, sarà presente anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

LA NUOVA Flc-Cgil
Valore al lavoro e sindacato apre ai giovani. «Saremo sempre un'organizzazione aperta. Sono convinto che la Cgil debba conservare quel profilo democratico di una grande organizzazione di massa e per queste ragioni bisogna liberarsi delle inevitabili tensioni del Congresso, predisponendoci al reciproco ascolto delle diverse opinioni. Alla fine quello che deve prevalere – ha precisato Pantaleo – è l'orgoglio di appartenere a questa straordinaria esperienza umana e politica che è la Cgil». Occorrono insomma “profondi cambiamenti culturali “nel nostro modo di interpretare la funzione di rappresentanza sociale, ha esortato Pantaleo. «Siamo stati l'unico soggetto che ha tentato di opporsi alla cancellazione dei diritti a partire proprio dall'istruzione pubblica». Da qui la convinzione del sindacato: per uscire dalla crisi è l'investimento sulla Conoscenza il nodo strategico. «Invece di investire sul nucleare o su faraoniche opere come il Ponte di Messina, investimenti sulla sicurezza degli istituti scolastici, sull'innovazione e la ricerca».

Una identità che la Cgil si è costruita nelle tantissime manifestazioni contro la Gelmini a partire da quella imponente del 30 ottobre del 2008 in piazza del Popolo, e ancora prima con le battaglie contro la riforma Moratti sulla scuola.

Tantissime le iniziative messe in campo: i referendum contro le intese separate sul secondo biennio contrattuale, la scelta di presentare le liste per i rinnovo delle Rsu nella scuola, nonostante il rinvio deciso da Brunetta. «Si può discutere dei tanti limiti e delle cose che andrebbero modificate nel nostro sindacato – ha detto Pantaleo – ma bisogna partire dalla valorizzazione di quelle lotte . In quelle piazze e in quegli scioperi si è ritrovata l'Italia che non abbassa la testa, che non guarda dall'altra parte, che non ha paura». Quelle facce, sono la Cgil.

SINDACATO APRE AI GIOVANI
Un coordinamento dei precari. La Flc-Cgil si assume per Statuto il compito di rappresentare tutti i precari: della scuola, della ricerca, dell'università, e Afam. E il primo risultato sarà una mobilitazione in maggio. Poi l'annuncio degli Stati Generali della Conoscenza, nel mese di settembre. Al centro dell'identità della Flc ci sarà la stabilità del lavoro, ma mutando - ha precisato Pantaleo - il nostro modo di fare sindacato. "Dobbiamo essere in grado di riprodurre meno ritualismi, meno burocrazia e meno onnipotenza dei gruppi dirigenti, che devono avere l'umiltà di ascoltare". Tra gli obiettivi, largo ai giovani. E ancora: un piano straoridinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il 30% degli istituti hanno bisogno di manutenzioni urgenti, 4 scuole su 10 sono prive di strutture per lo sport e molti edifici non sono stati bonificati dall'amianto. Ma la cosa più grave - si legge nella relazione - è che si vuole "occultare questa verità". Il decreto sottoscritto tra Istruzione ed Economia è top secret: non è stato neppure presentato ai sindacati.

LA SCUOLA
Nella società prevale il “censo” ha detto Pantaleo. «Vengono premiati i raccomandati, che atttraverso il rapporto con la politica e i potetati si garantiscono percorsi di carriera facile, stabile e retribuita. La scuola non riesce più a svolgere la funzione sociale. Oggi chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco e può affermarsi nel campo delle professioni dei propri genitori, chi nasce in una famiglia povera ha scarse possibilità di realizzare un futuro migliore. Questa è la narrazione della realtà, non quella della ministra Gelmini quando parla di “meritocrazia” o quella di Brunetta quando chiede ai giovani di non essere “bamboccioni”».

Il messaggio di Napolitano e Ciampi: Un congresso, si legge nel messaggio del Quirinale, impegnato a "tracciare il bilancio di un anno certamente impegnativo e a delineare i futuri indirizzi dell'attività dell'organismo di rappresentanza" e dal quale, prosegue, "potranno emergere utili approfondimenti sulle condizioni di lavoro nella scuola, nell'università' e nei diversi enti di formazione e di ricerca". L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi  avrebbe dovuto tenere una lezione sulla Costituzione: "La ringrazio per il gentile pensiero - scrive Ciampi a Pantaleo - l'ho particolarmente gradito. Peraltro, l'anagrafe ha le sue ferree regole e non mi consente di assumere ulteriori impegni ancorchè interessanti e graditi quale quello prospettatomi, che mi porti fuori Roma".

TUTELA DI TUTTI I PRECARI Uscire dalla logica emergenziale aprendo un tavolo di confronto sul precariato nella scuola. La Flc ribadisce la sua contrarietà al “salva precari”, chiede invece stablizzazioni con piani i reclutamento pluriennali. Un no secco anche all'eventuale cancellazione delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato guidato da Pantaleo ha preso l'impegno di confrontarsi con i diversi comitati dei precari.

ISTRUZIONE LEGHISTA “La cultura della Lega Nord non potrà mai essere la nostra, non è conciliabile con i nostri ideali – sottolinea Pantaleo – perché l'accoglienza, diritti e doveri sono inseparabili ai fini dell'integrazione e del rispetto delle persone”.

 

"l'Unità", 14 aprile 2010
L'Italia alla deriva!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 28 febbraio 2010



Un'immagine dalla manifestazione di ieri del popolo viola

Prendiamo un ventenne che provi a farsi un'idea della politica italiana. Negli ultimi mesi ha visto di tutto. Il governatore di una importante regione ricattato da un gruppo di carabinieri per le sue frequentazioni trans. Il capo della protezione civile indagato per corruzione e che, nel migliore dei casi, non si è accorto che intorno a lui si mangiava a tutto spiano su grandi opere ed emergenze umanitarie, terremoto compreso. Un senatore della repubblica “schiavo” del crimine organizzato. Due imperi telefonici coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco e colossale frode di fatture false. Il premier accusato di corruzione giudiziaria che evita la galera grazie alle leggi personali approvate da una maggioranza parlamentare al suo servizio. Il principale telegiornale che falsificando la realtà annuncia l’assoluzione, e dunque l’innocenza del suddetto premier (che intanto insulta a tutto spiano la magistratura). Ce ne sarebbe già abbastanza per indurre un qualunque giovane desideroso di un futuro normale (non circondato cioé da delinquenti e mascalzoni) a cambiare paese. Se poi sono ancora decine di migliaia quelli che, malgrado tutto, corrono a riempire piazza del Popolo a Roma per dire basta (in sintonia forse non casuale con il Capo dello Stato) significa che qualcosa da salvare ancora c'è. Qualcuno scriverà che l'altra volta il popolo viola si presentò molto più numeroso, ed è vero. L’importante è che la parte più viva di una generazione maltrattata mostri di volere ancora scommettere su se stessa. E sull’Italia.
di Antonio Padellaro

"il fatto quotidiano", 01-03-2010

Gli italiani non leggono più!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 febbraio 2010


Solo quattro italiani su 100 leggono libri

Dati dell'Associazione Italiana Editori. Solo il Portogallo peggio. Neanche il 7% di lettori abituali (più di 12 libri all'anno). Malissimo tra i giovani. Nasce il "Centro per il libro e la lettura" di C. GERINO

"la Repubblica", 17-02-10


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Effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione e all'occupazione giovanile.
post pubblicato in Notizie ..., il 8 febbraio 2010


L'Università torna ad essere un lusso per pochi!
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ANDREA ROSSI

lezioe all'universitàTORINO
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».

La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.

L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.

"La Stampa", 08-02-2010

Sì, meno male che ci sono loro!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 15 novembre 2008


 

Un movimento che sa cosa vuole:
il diritto al sapere e al domani. E che non si fermerà

 

Uno striscione da un palazzo:
«Meno male che ci sono loro»


www.liberazione.it

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http://tv.repubblica.it/home_page.php?ref=hphead

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ImageAnna Adamolo è il nuovo Ministro dell'istruzione.

Anna Adamolo blogCon la manifestazione nazionale del 14 novembre Anna Adamolo ha preso possesso del ministero della pubblica istruzione in Italia. Da oggi il sito www.ministeroistruzione.net diventa il sito del nuovo ministro, perchè il ministro vecchio non ci piace. Accendi le casse e ascolta cosa ha da dirci il nuovo ministro.

http://annaadamolo.noblogs.org/

www.ministeroistruzione.net


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L'onda della politica e ... - udite udite - i consigli al "figliol prodigo"!
post pubblicato in Notizie ..., il 31 ottobre 2008


 
http://www.liberazione.it/

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http://www.unita.it/gol/today.asp

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Licio Gelli e la P2: «Il mio erede? È ...».

Indovinate un po'?

Gelli dà anche consigli al suo “figliol prodigo”: «Se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato».

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80490

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Su Odeon tv da lunedì alle 22.30

Licio Gelli: «Io in tv? C'è di peggio»
Su Odeon con «Venerabile Italia»

Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri

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Licio Gelli nel giardino di casa  a Villa Wanda (Olympia)

Licio Gelli nel giardino di casa a Villa Wanda (Olympia)

MILANO - «Io in tv? C'è di peggio». Licio Gelli, da tutti ricordato principalmente per essere stato il «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2 risponde a proposito della sua apparizione in tv. Anzi più che una apparizione è una conduzione vera e propria. E come si poteva chiamare il suo programma se non «Venerabile Italia»? Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Così il «Maestro» avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.30, su Odeon tv (Guarda il video).

IL PROGRAMMA - Sarà la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntata parlerà di fascismo ovvio per uno che è stato camicia nera e che ha aderito anche alla Repubblicà di Salò.

ANSELMI - È un fiume in piena Gelli in conferenza: «Quando mi cercavano in tutto il mondo mi trovavo in Italia. Una volta, a Firenze, quando ero all'Hotel Baglioni ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta che aveva dato l'ordine di ricercarmi, spendendo un sacco di soldi dei contribuenti. La salutai e scesi, decidendo di farle uno scherzo».

I MAGISTRATI - L’unico «potere forte» oggi operante in Italia è comunque un potere costituzionale, la Magistratura: «Se c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura - ha spiegato - perché quando sbaglia non è previsto il risarcimento del danno. La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice, e dovrebbero odiarsi».

BRIGATE ROSSE - Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile. A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br - ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo - ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

SENZA BERLUSCONI FI FINITA - «I partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perchè non ha una struttura partitica». A proposito dell'esecutivo ha aggiunto: «Non condivido il Governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese». «Ci sono provvedimenti che non vengono presi - ha proseguito - perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai».

IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA - Per l’attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, «l’unico che può andare avanti è Berlusconi. Avevo molta fiducia in Fini - ha spiegato - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante: oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L’unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare».

CHI È GELLI - È stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver avuto un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn, dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni).

Nino Luca
"Corriere della sera", 31 ottobre 2008


Mentre il Cavaliere continua a cambiare pelle e da netturbino napoletano si trasforma in promoter finanziario; e mentre Walter dimostra di non saper cosa sia Politica, la Sinistra si ritinge dei colori dell'Arcobaleno e guarda al futuro, facendo Politica!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 ottobre 2008


  

Trecentomila persone trasformano l'11 ottobre nella giornata del rilancio della Sinistra.
Un corteo grandissimo e molto rosso, con diverse componenti ma unito da un'idea: ci siamo e da qui ricomincia l'opposizione

 

Noi siamo qui

 

Ieri per le vie di Roma i tanti no alle politiche di Berlusconi e di Confindustria Claudio ...

Piero Sansonetti
Un bel sospiro di sollievo. E' stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l'opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E' finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all'attacco, si torna a far politica.
Qual è l'urgenza, qual è l'obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E' una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell'editoriale de il manifesto , e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta - o tutt'al più sorridente, ma priva di iniziativa - di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c'era. C'era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po' imbarazzato, un po' incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.
Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l'anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l'anima fortemente «comunista». Però c'erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L'impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.
servizi alle pagine 2, 3, 4 e 5


"Liberazione", 12/10/2008

Questi "governanti" - "scelti" da una "maggioranza" di Italiani, grazie ad una infame Legge Elettorale - non sanno quel che fanno, non sanno quel che dicono! Insomma, non sanno proprio nulla, eppur ... "governano"!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 24 agosto 2008


 Il ministro Gelmini a tre settimane dalla ripresa scolastica
"Taglieremo 85mila docenti e abbatteremo gli sprechi"

"Scuola del Sud abbassa la qualità
Corsi agli insegnanti meridionali"


"Scuola del Sud abbassa la qualità Corsi agli insegnanti meridionali"

Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione

CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - "Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti". La risposta alle parole di Bossi arriva dal ministro dell'Istruzione. E' passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". A tre settimane dall'inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.

"La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha detto il ministro bresciano. "Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione". Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. "E' una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio".

E il "rimedio", il ministro all'Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011. "Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa". La Gelmini vuole anche aumentare le ore: "E' giusto dare agli insegnanti gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati".

("la Repubblica", 23 agosto 2008)
In Italia oggi tuo figlio può inciampare in una tagliola del "sorvegliare e punire"!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 agosto 2008


 

La tagliola del sorvegliare e punire

di

Nichi Vendola

La società del divieto s'interseca alla società dei consumi. Le alchimie dell'ideologia dominante sono anche fabbriche di paradossi: stimolano e poi reprimono, eccitano e poi puniscono, e con speciale accanimento (terapeutico, s'intende) precipitano sulle vite, sui corpi, sui desideri delle giovani generazioni. Tutto è plausibile nel circuito onnivoro della mercificazione, ma molto di quel tutto è localizzato oltre quella soglia che indica i fascinosi territori del proibito. Un ragazzino che varchi quel confine rischia molto, molto più del sette in condotta. Mai l'Italia repubblicana era apparsa, come in questa cupa stagione delle destre, una terra così livida, così povera di libertà, così avara di trasgressioni, così marzialmente ossequiosa ad ogni sorta di conformismo. Vedo un cerchio incantato che si chiude sulla coscienza civile di un Paese per metà bulimico e per metà anoressico, adrenalinico nelle sue pulsioni perbeniste ma indolente ad ogni richiamo di legalità, garantista con chi è già garantito e giustizialista per chi è già giustiziato (ma è solo una questione di stile, diciamo una "questione di classe"). Tutto e tutti sembrano arruolati, soldati al servizio dell'ordine costituito. Anche quel giudice che, terminale intelligente di un complesso dispositivo di legge e ordine, si occupa di un adolescente e lo scippa alle cure materne che non ne avevano interdetto la militanza in Rifondazione, quel giudice che somiglia un po' ai versi di Fabrizio De Andrè, anche lui è un eroe del nostro tempo. Si comincia a intravedere il disegno generale di chi governa: e non solo Palazzo Chigi!

Ecco la filigrana di un'egemonia culturale che affida alla paura le incombenze del riordino simbolico e materiale della nostra esistenza. All'inizio furono i poveri: scandalo per antonomasia in una società che ha fatto dell'opulenza il proprio credo e la propria legge. E siamo scivolati in questo Medioevo postmoderno in cui si combatte il povero (non la povertà), il precario (non la precarietà), il clandestino (non la clandestinità). In tutte le epoche di transizione e di crisi si preparano sventure per i border-line, per gli out-sider, per i poveri cristi di cui neanche la Chiesa ufficiale ha mai voglia né tempo di occuparsi. Ma al centro di ogni egemonia c'è la "questione giovanile" che non è banalmente la storia del conflitto tra generazioni (conflitto quasi abolito dall'assenza di relazione tra vecchi e giovani): ma è il tema persino drammatico del futuro, della sua preparazione o della sua profanazione, e di come il futuro vive il suo rapporto col passato (e col nostro presente) dentro gli apparati della formazione-informazione, dentro i gangli vitali (o mortali) della produzione di coscienza, dentro i flussi di immaginario organizzati, persino nelle loro apparenti spontaneità o nella loro irruenza scenografica, da un'industria culturale largamente televisiva e nordamericana. Come nel american way of life anche i nostri adolescenti vivranno appesi tra l'hot dog gigante e il salutismo paranoico. Negli Usa uno studente di liceo rischia la galera se beve o si fa uno spinello ma non ha molta difficoltà a comperarsi al supermercato un'intera artiglieria e a fare la sua spettacolare strage nella sua domestica scuola. Ubriachi e disidratati. Spinti a godere della velocità senza limiti della secolarizzazione, salvo restare impigliati in un autovelox, in una pattuglia, in una ronda, in una tele-predica. In Italia oggi tuo figlio può inciampare in una tagliola del "sorvegliare e punire" e rischiare la vita. Punirne uno per educarne mille. Punirli a scuola, in discoteca, per strada, punirli ora ma anche in prospettiva, precarizzati e incastrati in una lunga teoria di divieti. Tra non molto tempo dovremo occuparci - con più competenza, come chiede giustamente don Gino Rigoldi - della solitudine giovanile, dei giovani, anzi di una gioventù in oscillazione permanente tra le lusinghe del consumare tutto e subito (quello che non hai, quello che vorresti avere, quello che occulta la tua noia o il tuo dolore, quello che ti appaga, quello che ti dona una momentanea sazietà) e le forche caudine di un proibizionismo globale. Abitiamo questo tempo paradossale, appunto: siamo tutti giovanilisti, siamo tutti assassini di giovani. Non riuscendo ad essere più genitori o maestri, siamo diventati i cannibali dei nostri figli. Questa è la polpa succosa della egemonia vittoriosa della destra, che ha vinto a destra ma anche a sinistra.


“Liberazione”, 22/08/2008

!? La distruzione dell'Università pubblica!
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 luglio 2008


Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni

Università, la protesta dilaga: "Via i tagli o stop alle lezioni"

di ANDREA BETTINI


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.

Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.

I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.


"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.

La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".

"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".

La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
("la Repubblica", 15 luglio 2008)

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ADI, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU, UILPA-URAFAM

I contenuti del Decreto-Legge 112/08:

1. limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale
docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2. ulteriori drammatici tagli al Finanziamento pubblico dell'Universita';
3. la prospettiva della privatizzazione degli Atenei attraverso la loro
trasformazione in Fondazioni;
4. taglio delle retribuzioni dei docenti e del personale tecnico e
amministrativo

determineranno la scomparsa in breve tempo dell'Universita' italiana, come
sistema pubblico nazionale, previsto e tutelato dalla Costituzione, il cui
mantenimento deve essere a carico dello Stato e non a carico degli studenti
e delle loro famiglie.
E saranno soprattutto gli studenti ad essere danneggiati perche' non sara'
piu' garantita una offerta formativa di qualita', che puo' essere fornita
solo da Atenei in cui i docenti possano svolgere - inscindibilmente -
ricerca e didattica di alto livello.

Il blocco del turn over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo,  impedisce il necessario ricambio generazionale, aggravando
ulteriormente il problema del precariato, e non consente il giusto
riconoscimento del merito a quanti operano nell'Universita'.

Il mondo universitario e il Paese non possono accettare che venga
smantellata l'Universita' pubblica, che invece va riformata e rilanciata
nel suo ruolo - riconosciuto a parole da tutti - di promotrice dello
sviluppo culturale ed economico nazionale.

L'Universita' non intende sottrarsi a qualsiasi tipo di valutazione che
porti alla valorizzazione del merito, alla esaltazione dei risultati e
all'ulteriore miglioramento del Sistema.

Per rilanciare il Sistema Universitario Nazionale e' tuttavia
indispensabile prevedere:
- maggiori finanziamenti per l'Alta formazione e la Ricerca pubbliche,
adeguandoli agli standard internazionali, allo scopo di consentire a tutti
i docenti di svolgere adeguatamente le loro attivita' di ricerca e di
insegnamento;
- maggiori risorse per un reale diritto allo studio;
- la riforma dell'Organizzazione del Sistema Universitario Nazionale;
- il superamento dell'inaccettabile fenomeno del precariato, attraverso
procedure di reclutamento che premino il merito;
- la riforma del dottorato di ricerca, quale terzo livello dell'Istruzione
universitaria, qualificandone l'accesso e il percorso formativo;
- la riforma della docenza, distinguendo nettamente il reclutamento
dall'avanzamento di carriera, prevedendo per i neo-assunti una retribuzione
piu' elevata e una reale autonomia scientifica, anche al fine di arginare
la "fuga dei cervelli".

Per impedire la demolizione del Sistema Universitario pubblico e'
proclamato lo stato di agitazione.
In tutti gli Atenei saranno promosse Assemblee Generali per discutere sui
contenuti, il significato e gli effetti dei provvedimenti governativi e
sulle piu' adeguate iniziative di mobilitazione.
Si invitano tutti i professori e i ricercatori a non assumere carichi
didattici non espressamente previsti dalla legge.
Si invitano tutti gli Organi collegiali (Senati Accademici, Consigli di
Amministrazione, Consigli di Facolta', di Corso di Studio e di
Dipartimento) a pronunciarsi sui provvedimenti in corso.

E' indetta per martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di Roma
un'Assemblea nazionale aperta a tutte le componenti e a tutte le
rappresentanze universitarie.

Si auspica l'apertura di un confronto di merito su tutte le questioni
universitarie e, in questa direzione, si chiede un incontro con i Ministri
competenti.

10 luglio 2008

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= per ricevere notizie dall'ANDU: inviare una e-mail ad anduesec@tin.it con
oggetto "notizie ANDU"

= per leggere i documenti dell'ANDU: www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.php?name=News&file=categorie
s&op=newindex&catid=66
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/search?q=andu
= per iscriversi all'ANDU: http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf
== I documenti dell'ANDU sono inviati a circa 15.000 Professori,
Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
Rettori, al Ministero, ai Parlamentari e agli Organi di informazione.

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Da "la Repubblica" di Napoli del 14 luglio 2008:

La distruzione dell'Università pubblica
di FULVIO TESSITORE

Devo iniziare con qualche premessa, onde evitare qualche malevola
valutazione di quanto mi accingo a osservare. Ricordo, quindi, che sono un
vecchio professore, che puo' vantare quasi cinquant' anni di insegnamento
ed e' in procinto di andare in pensione (per di piu' anticipata di un paio
d' anni, grazie a un demagogico provvedimento del ministro Mussi, che puo'
vantarsi di aver aperto la strada a quella che ormai viene comunemente
indicata come l' Universita' di Tremonti). In sostanza non ho interessi
personali da difendere. Posso sbagliare (e spero che qualcuno me lo
dimostri, per restituirmi serenita' e fiducia), ma parlo solo in difesa di
cio' che resta della nostra gloriosa universita' e dei giovani, i quali -
se ne dica quel che si vuole da parte di disinformati o frustrati - hanno
sempre e solo trovato nelle universita' il luogo della loro formazione
culturale e preparazione professionale. Il decreto 112 del 25 giugno
scorso, collegato alla manovra finanziaria, prevede una serie di norme
destinate a cambiare radicalmente, a mio credere a stravolgere
definitivamente il nostro sistema di formazione e istruzione superiore, in
assoluto dispregio della Carta costituzionale.
Secondo una tecnica e una vocazione consolidata delle forze di destra,
anche questo provvedimento (come la immonda legge elettorale che ci
governa) se non incostituzionale, certamente e' anticostituzionale, nel
senso che, forse, non viola il dettato formale della legge costituzionale,
ma certamente ne viola e offende lo spirito costituente. Di che cosa si
tratta? Detto in breve della privatizzazione del sistema universitario. Non
mi fermo su norme che pur metteranno in condizione di non operare le nostre
universita', perche' prevedono (articolo 66) la riduzione in tre anni del
fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 500 milioni; la drastica
limitazione del turnover, in misura pari al 20 per cento del personale
cessato; la trasformazione degli scatti biennali in triennali, ossia della
sola forma di aumento delle retribuzioni, in tal modo ridotte (si badi non
solo bloccate) per circa 500 milioni, destinati a un non meglio precisato
fondo del bilancio statale, da utilizzare, se del caso, per placare i
camionisti e per tenere in vita artificialmente l' Alitalia, dopo averne
impedita la vendita ad Air France (come si vede il mercato e' bello e buono
quando risponde agli interessi di qualcuno, non in tutte le occasioni in
cui puo' agire da riparatore di un disastro finanziario dell' allegra
finanza pubblica); il taglio (articolo 74) delle piante organiche nella
misura del 10 per cento; la rottamazione (si' "rottamazione") dei docenti
anziani, che l' amministrazione, puo', a suo libito, congedare e via di
questo passo. Naturalmente, in controtendenza, l' Istituto italiano di
tecnologia di Genova, costituito nel quinquennio di governo 2001-2006 della
destra, viene impinguato dei fondi e delle dotazioni patrimoniali della
soppressa Fondazione Iri. E sara' bene ricordare che questo istituto - che
avrebbe dovuto costituire il corrispondente italiano del Mit americano,
secondo quanto sostenuto dai soliti corifei provinciali nostrani - per
quanto ben dotato finanziariamente con un milione all' anno, finora non ha
fatto altro che il restauro degli edifici assegnatigli per sede. Lo ripeto,
non voglio fermarmi su questi punti allarmanti. Credo sia oggi
indispensabile fare un altro discorso, molto semplicemente e, se possibile,
pacatamente, non prima di aver detto che non mi curo dell' accusa che
potra' essermi fatta di conservatorismo, di incapacita' di cogliere i
processi di modernizzazione, di incapacita' di capire i processi di
omogeneizzazione del nostro Paese alle grandi democrazie occidentali. E non
mi curo di queste accuse perche' la piu' parte di quelli che possono
pronunciarle e che le hanno pronunciate in passato godono della mia
disistima, siano di destra o di sinistra. Sono dei provinciali alla
rovescia, che parlano senza sapere cio' di cui parlano. E torno a
domandarmi, di che si tratta? Semplicemente di una rozza, ottusa, criminale
rottura della nostra identita' nazionale, che e' fatta di cultura, quella
cultura di cui le universita' e gli enti di ricerca sono stati fino a oggi
gli artefici e i garanti. Quali le conseguenze di queste norme sciagurate e
ipocrite? Semplice, la drastica riduzione del nostro sistema universitario
a 13/14 sedi in grado di trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
lasciando tutte le altre a vivacchiare, finche' potranno (ecco l'
ipocrisia), perche' nessuno le obbliga a trasformarsi in fondazioni. Questo
non e' il peggio della situazione, Prescrivere quanto s' e' detto senza
tener conto delle diverse condizioni socio-economiche del Paese significa
provocare una doppia discriminazione. Una discriminazione tra le parti
ricche e quelle povere del Paese. Una discriminazione tra giovani ricchi e
giovani poveri. Le zone ricche potranno garantire le condizioni di vita
delle universita'-fondazione, quelle povere no e si badi che cio' potra'
riguardare anche una universita' antica e gloriosa, come ad esempio la
Federico II. I giovani ricchi potranno accedere alle universita' private,
che potranno garantirsi l' autofinanziamento piu' o meno agevolmente, senza
piu' temere la contestazione giovanili, tanto i contestatori potranno
sempre accedere alle universita' di serie B, dove si paga poco, si studia
meno e peggio, si ha piu' tempo per il tempo libero. E non e' tutto cio' un
profilo esaltante e liberatorio del privato contro l' oppressione
conservatrice del pubblico? Di certo ci penseranno i patrocinatori della
"societa' civile" (che rispetto molto piu' io che loro) a metterlo in
evidenza. Che cosa significa tutto questo, facendo un piccolo passo avanti?
Significa mettere in discussione la identita' statale del nostro Paese,
privata dell' alimento che le viene dalla identita' nazionale, che e' fatto
di cultura. Vuol dire tutto questo che nulla va mutato nel nostro sistema
universitario? e' vero proprio il contrario. Ma riformare, trasformare
radicalmente si puo' a condizione di sapere qual e' il passato da
modificare, qual e' il presente che si vive e il futuro che si deve vivere.
E si tratta di questioni di cultura, non di economia e neppure di politica,
o meglio, di economia e di politica in quanto queste siano non fini a se
stesse ma strumenti di evoluzione e di progresso culturale e civile.
Significa smetterla di crogiolarsi da provinciali con il vezzo di
raccattare le idee che non si hanno, la conoscenza di cui non si dispone da
qui e da li'. Il modello che sta dietro al decreto sullodato, se modello
e', e' una incolta utilizzazione del modello americano, applicato a una
struttura sociale, culturale, economica del tutto diversa da quella
americana (e non dico nulla sul vero e proprio incubo che per le famiglie
americane sono i costi della formazione nelle grandi e vere universita',
che si traducono in debiti, spesso da saldare in anni e anni, se si ha
fortuna professionale). Sono convinto che le nostre universita', i nostri
docenti, i nostri studenti debbono insorgere, si' insorgere e far sentire
la propria voce. e' il momento di azioni drastiche e decise. Perche' la
Conferenza dei rettori non propone alle sedi la chiusura, con il blocco
delle attivita'? Si vedra' allora se le universita' contano qualcosa in
piu' dei camionisti, se un ministro tracotante vale piu' di una intera
classe di scienziati ed educatori, che all' universita' hanno dedicato la
vita. Non c' e' piu' tempo. Bisogna agire."

I givani, per fortuna loro, in un modo o in un altro, riescono ancora e sempre ad organizzarsi; sono gli adulti il problema, ché sanno soltanto obbedire al Sistema! Beh, allora, giovani, insegnateci qualcosa di veramente sorprendente!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 7 luglio 2008


In Italia sono cinque milioni i nati fra il 1977 e il 2002
Figli dell'insicurezza economica e di internet, difficili da catalogare

Tutti web, mamma e iPod
è la generazione senza nome

Fratelli minori della Generazione X: il Washington Post riapre il dibattito
di PAOLA COPPOLA


Tutti web, mamma e iPod è la generazione senza nome

Giovani su un muretto a Roma

CERCASI nome per una generazione. "Y" non basta più. Definizione troppo stretta per i giovani nati tra il 1977 e il 2002. I fratelli minori di quelli descritti nel celebre libro di Douglas Coupland, "Generazione X", musica grunge e sit-com. La lettera che viene dopo non racconta le loro identità multiple, mutanti. E in tanti sarebbero pronti a prendere le distanze dalle altre espressioni usate di volta in volta per descrivere quelli che hanno tra i 16 e i 30 anni: millennium, echo boomers, technosexual, i-Pod generation, VR (che sta per "Realtà virtuale") generation, e via dicendo. Il Washington Post suggerisce di riaprire il dibattito perché alle etichette finora inventate la realtà sfugge.

"Che viene dopo la generazione X?", chiede il quotidiano. Le risposte sono affidate alle voci di alcuni intervistati per un documentario dedicato al tema.
Negli Stati Uniti sono più di 70 milioni, in Italia circa 5 milioni. Ognuno pronto a raccontare la "sua" generazione. Perché questi giovani connessi h24, protagonisti nelle comunità on line, dotati di io-virtuale su Second life, non hanno smarrito la voglia di partecipare, ma in gruppi ristretti, in piccole tribù nomadi.

"Sfuggono alle classificazioni perché rispetto ai fratelli più grandi o ai genitori hanno un ventaglio maggiore di possibilità, così ognuno costruisce un percorso personale fatto di passioni e interessi", racconta il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi. "A differenza dei baby boomers, sono nati in una società che non promette loro un futuro, vivono in uno scenario cupo, crescono in una situazione di crisi delle prospettive, ma cercano soluzioni di reazione, conservano un atteggiamento pragmatico, ottimista. Sono pronti a impegnarsi nel volontariato o su temi ambientali".

Alcuni si riconoscono nelle rivisitazioni dei punk o degli hippies. Altri si identificano nelle marche dei vestiti. T-generation, (dalle magliette indossate) andrebbe bene per gli eredi dei "paninari" degli anni '80: loro furono i pionieri, oggi le scarpe Converse, Adidas o le infradito o altri marchi d'abbigliamento identificano dei gruppi. "Questi giovani non risentono della crisi, resta la tendenza a coccolarli e accudirli, vivono in famiglia e continuano a spendere, sono consumatori privilegiati", continua Codeluppi. Il mercato non li perde mai d'occhio, cerca di conquistarli, di accaparrarseli.


Quanto alla musica, piace soprattutto quella pop, d'evasione che si può scaricare gratis dalla rete: così ecco che "generazione Mtv", abbraccia quelli che non ascoltano generi di nicchia o cercano etichette indipendenti o hanno fatto propria la musica ereditata dai padri.

Passando alle serie tv, "Lost-generation" funziona se si pensa al successo della serie televisiva importata dagli Stati Uniti. "Il telefilm è stato un fenomeno trasversale che ha catturato moltissimi giovani: dalla tv si è spostato in rete, e intorno alla sua trama (i sopravvissuti di un incidente aereo si ritrovano su un'isola tropicale) ha creato dei gruppi di discussione. Forse per la sua trama estrema, una vita da reinventare", azzarda Codeluppi. Quanto al cinema, non c'è un solo genere, e "Indiana Jones" è stato un successo di botteghino come "Juno". Blockbuster e film indipendenti piacciono allo stesso modo. Forse alla ricerca di una definizione per questi giovani bisognerebbe di volta in volta fare appello alle tante sottoculture e dimenticarsi di spiegare le contraddizioni possibili dell'era delle identità molteplici.


("la Repubblica", 7 luglio 2008)

Una commissione di inchiesta, per conoscere la verità!
post pubblicato in Impossibile dimenticare ..., il 18 novembre 2007




Genova, lungo corteo senza incidenti
"Ancora nascosta la verità sul G8"

Clicca sull'immagine per andare avanti 
LA CRONACA.

La manifestazione per chiedere una commissione d'inchiesta sui fatti del 2001. Lo striscione "La storia siamo noi". L'omaggio a Guliani in piazza Alimonda. Gli organizzatori: siamo 50mila. Qualche slogan contro la polizia
LE FOTO 1 - 2

REPUBBLICA TV: VOCI E COLORI DEL CORTEO


"la Repubblica", 17 Novembre 2007

I giovani vogliono andare avanti, non indietro!
post pubblicato in Messaggi, il 14 ottobre 2007


 <b>Studenti in tutte le piazze<br/>"No all'esame di riparazione"</b>
Studenti in tutte le piazze
"No all'esame di riparazione"

LA CRONACA. Scuole bloccate per lo sciopero dei ragazzi delle superiori: inizia l'autunno caldo della scuola. Gli universitari chiedono più investimenti per la ricerca. Cortei in 130 città
LE IMMAGINI DELLE MANIFESTAZIONI / IL VIDEO

"la Repubblica", Ottobre 2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 14/10/2007 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.
post pubblicato in Messaggi, il 6 ottobre 2007


 
Bamboccione sarai tu....

Anubi D'Avossa Lussurgiu
Tommaso Padoa Schioppa dixit: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa». Laddove il ministro dell'Economia e delle Finanze, che così si è espresso ieri nell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite sulle finanziaria, per «bamboccioni» intende «i giovani» di questo Paese. Quelli che «restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi». Ci pare di capire così: con una detrazione fiscale di 495,8 euro in tre anni per i giovani tra i 20 e i 30 con reddito superiore ai 15mila e rotti euro, e di 991,6 per quelli con reddito inferiore, essi, i giovani «bamboccioni», pur precari, non avranno più «alibi». Facciamo finta di non sapere in quale Italia - ossia in quale condizione economica e sociale - vivano il ministro e coloro che ne difenderanno le «ragioni di fondo». Nella nostra, quel che passa come «sostegno all'affitto» è un briciola. Mentre centinaia di migliaia di persone attendono con terrore il 15 ottobre e la fine della proroga degli sfratti. Oramai in gran parte inflitti per morosità. In un mercato delle locazioni in cui gli 80mila alloggi a «canone calmierato» promessi arriveranno, forse, in 10 anni dicansi dieci. In un Paese in cui l'inoccupazione giovanile dilaga, la disoccupazione è transgenerazionale e la precarietà si mangia ovunque il lavoro e l'esistenza. In un'Europa in cui il resto dei Paesi vede almeno resistere un'erogazione di basic income , di reddito minimo garantito, mai esistita in Italia. Padoa Schioppa da ieri è anche presidente del Comitato finanziario del Fondo monetario internazionale. Non osiamo pensare cosa potrà dire dei giovani disoccupati argentini. Perciò gli diciamo da subito: ministro, si guardi allo specchio. E la smetta, lei, di fare il bamboccio.


"Liberazione", 05/10/2007

INTERNAZIONALE DELL'EDUCAZIONE www.ei-ie.org
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 5 ottobre 2007


5 ottobre, in più di cento paesi si celebra la giornata mondiale dei docenti
L'Unesco: "Sempre poche le risorse impegnate per l'educazione dei giovani"

"Insegnanti di tutto il mondo..."
Ecco le richieste della scuola

di TULLIA FABIANI


<b>"Insegnanti di tutto il mondo..."<br>Ecco le richieste della scuola </b>

"Noi, insegnanti del mondo, chiediamo...". Le richieste, tutte sommate, significano migliori condizioni di lavoro: un ambiente decente, classi non sovraffollate, formazione professionale, pari diritti e opportunità per le donne. E anche retribuzioni adeguate, risorse didattiche, valutazione della qualità del lavoro. Perché se lavorano bene gli insegnanti, altrettanto gli studenti. E a guadagnarci è l'apprendimento.
Semplice ma fondamentale filosofia quella del manifesto che il 5 ottobre celebra la giornata mondiale degli insegnanti: un'occasione, voluta dall'Unesco e presente in più di 100 paesi, per sensibilizzare i governi, il mondo della scuola e la pubblica opinione, sulla necessità di investire risorse finanziarie e umane nell'educazione.

Il manifesto. Quest'anno si insiste sulla qualità: ci vogliono docenti di qualità per avere una educazione qualificata, sostiene l'Internazionale dell'Educazione (www.ei-ie.org). L'organizzazione - alla quale aderiscono centinaia di sindacati della scuola di tutto il mondo, tra cui gli italiani Flc-Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola - ricorda infatti che "mancano 15 milioni di insegnanti a livello mondiale per raggiungere l'obiettivo di un'educazione di qualità per tutti entro il 2015", e che altri milioni di docenti lavorano in condizioni precarie, in classi sovraffollate e senza supporti didattici. Perciò è necessario che le politiche dei vari paesi tengano conto dell'urgenza di reclutare nuovi insegnanti e di mantenere dignitosamente in servizio quelli già impiegati. E in tal senso, denunciano i sindacati, "devono essere presi provvedimenti nel più breve tempo possibile".


Il caso italiano. In Italia c'è fibrillazione sui rinnovi contrattuali. "Noi la giornata la festeggiamo due volte - annuncia Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil - il 5 come previsto e il 27 con una manifestazione nazionale e un probabile sciopero. Chiediamo infatti che gli obiettivi assunti dal governo circa la scuola pubblica siano praticati e non solo dichiarati". La protesta riguarda il taglio degli organici, le retribuzioni, tra le più basse d'Europa, la precarietà: "Alla scuola si chiede molto e sempre di più, ma si dà poco - dichiara Francesco Scrima, segretario generale di Cisl Scuola - la scuola viene lasciata sola e lo dimostra il fatto che nell'ultima finanziaria non è prevista alcuna copertura economica per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da due anni". L'emergenza è il mancato riconoscimento del lavoro degli insegnanti. "Serve meno burocrazia e più attenzione concreta al lavoro quotidiano svolto con i ragazzi - sottolinea Massimo Di Menna, segretario generale Uil scuola - spesso ci sono tante idee, tante tavole rotonde, tanti esperti che parlano e poi scarsi impegni reali nel favorire la qualità dell'insegnamento". Ma la riqualificazione non è solo discorso economico: "il problema è anche sociale - nota una maestra di Melfi, Maria Carmela Lapadula - perché ormai è una professione che ha perso prestigio e non se ne riconosce affatto l'importanza che invece merita".

Il risultato, in vista della giornata, è una denuncia dell'"l'irresponsabilità del governo" e la promessa di una decisa mobilitazione al fine di ribadire, come recita il manifesto dell'Internazionale dell'Educazione, che "serve una contrattazione collettiva per difendere e rinforzare i diritti degli insegnanti": le condizioni di lavoro e la valutazione della qualità dell'insegnamento devono essere oggetto di contrattazione tra i rappresentanti di governo, i datori di lavoro e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

("Corriere della sera", 5 ottobre 2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 5/10/2007 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
E-democracy? Noooo!!! No party!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 20 settembre 2007


 
Poi l'attacco ai mezzi di informazione: contro di loro il prossimo V-day

Nuovo affondo di Beppe Grillo: «Il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono»


Intervista al canale sat Euronews: «Il nostro Valium ha chiuso il suo blog in 15 giorni.
E lo psiconano? Non c'è, è un ologramma»

 
Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
MILANO - Beppe Grillo non ama parlare con i giornalisti italiani, considerati inefficaci nel loro ruolo di «cani da guardia» del potere politico. Anzi: secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto schiacciati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia. Ma è proprio dalle telecamere di una tv, seppure non «istituzionale», ovvero il canale satellitare internazionale Euronews, che torna a parlare in viva voce - mentre sul suo blog non ha mai smesso di scrivere -, all'indomani delle critiche ricevute dal direttore del Tg2 Mauro Mazza e delle polemiche che ne sono scaturite. Del caso Grillo si parlerà poi questa sera ad «Annozero» di Michele Santoro: sarà in studio Sabina Guzzanti, già presente sul palco di Bologna nel giorno del V-day. Il comico, invece, non ci dovrebbe essere, anche se potrebbe telefonare.

«VALIUM» E «PSICONANO» - Nell'intervista, che probabilmente verrà ripresa oggi anche dalle reti televisive italiane, Grillo parte dal ruolo sempre più importante assunto da Internet per tornare a prendere di mira Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Del primo, definito ancora una volta «il nostro valium, quello che fa così con le manine» (e mentre lo dice fa il verso alla gestualità del premier), ricorda come abbia tentato di aprire un proprio blog, «ma lo ha chiuso dopo 15 giorni». Il Cavaliere («noi lo chiamiamo Truffolo») viene invece dipinto come lo «psico-nano», «uno spot vivente», uno che «non c'è, non esiste», «un ologramma, un venditore di bava». Grillo elogia il web perché non consente di mentire: se lo si fa, evidenzia il comico, «dopo 24 ore ti arrivano 2 mila messaggi per dirti che sei un cialtrone».
DESTRA E SINISTRA - Al cronista che gli chiede se lui si senta di destra o di sinistra, Grillo finge di reagire in malomodo: «Ma io ti spacco la faccia...», precisando subito che «sto scherzando» e ribadendo che destra o sinistra sono categorie che non esistono più. Così come presto non esisteranno più, a suo parere, anche giornali e tv. E lui farà di tutto per accelerarne la scomparsa: «Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».
ATTACCO A TRONCHETTI - Grillo, che in passato è stato il paladino dei piccoli azionisti di Telecom, ne ha anche per Marco Tronchetti-Provera, da lui ribattezzato «il Tronchetto dell'infelicità», che «si spacciava grande imprenditore, ma si è dimostrato un fasullo». «In America - dice Grillo - gli davano 20 anni. Qui ha preso 240 milioni di euro e sta andando di bolina con la sua barca a vela, lasciando nella merda due società, la Telecom e la Pirelli...».
Alessandro Sala

"Corriere della sera", 20 settembre 2007
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