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di Ignazio Licciardi
I genitori dei diversabili portano la Gelmini in tribunale
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 novembre 2010


“Alunni disabili senza diritti”
I genitori portano la Gelmini in tribunale

La riforma riduce drasticamente i fondi per le ore di sostegno. Parte a Milano la prima azione collettiva contro il ministero dell'Istruzione e gli uffici scolatici, accusati di discriminare gli studenti con disabilità

Costretti a tenere i figli a casa, perché la riforma Gelmini ha ridotto drasticamente le ore di sostegno alla disabilità. Per questo i genitori di trenta alunni disabili fanno ricorso contro il ministro e la sua politica dei tagli alla scuola. Si tratta della prima azione collettiva (intrapresa con la collaborazione di Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, e il sostegno dell’associazione Avvocati per niente) che accusa il ministero dell’Istruzione e gli Uffici scolastici locali di discriminare gli alunni disabili. “La scarsità delle risorse non può giustificare una lesione del diritto all’istruzione. Lo dice il diritto internazionale, ma anche la nostra Corte Costituzionale”.

L’iniziativa è stata illustrata nella sede del Comune di Milano, in occasione di un incontro pubblico sul diritto all’istruzione dei minori con disabilità al quale erano presenti alcune delle famiglie in causa. “Un Paese non può negare il diritto all’istruzione dicendo che non ci sono risorse”, dichiara Livio Neri di Avvocati per niente. “La Convenzione ONU del 2006 sui diritti dei disabili”, spiega l’avvocato, “afferma che il sostegno va garantito nella misura in cui è necessario”. E ancora: “Il tetto al numero di insegnanti di sostegno previsto dalla Finanziaria del 2007 è stato dichiarato incostituzionale perché – stabilisce la Consulta – lesivo di un diritto fondamentale”.

In Lombardia c’è un insegnante di sostegno ogni 2,34 alunni. Il dato, peggiorato rispetto all’anno scorso, mette la regione agli ultimi posti della classifica nazionale, seguita solo dal Lazio. La falce della riforma Gelmini ha messo in ginocchio moltissime famiglie, costringendole a tenere i figli a casa nelle ore di scuola non coperte dal sostegno. “La socialità in classe e l’affetto dei compagni è fondamentale”, assicura la pedagogista Sonia Mazzitelli, che avverte: “Emarginare il disabile nell’età scolare significa emarginarlo nel suo futuro di lavoratore e di cittadino”.

Nonostante le gravi difficoltà, c’è ancora scarsa consapevolezza dei propri diritti. Fino ad ora i ricorsi hanno riguardato singoli casi, che troppo spesso venivano risolti assegnando ore di sostegno sottratte ad altri. “Ecco il perché di un’azione collettiva”, spiega Marco Rasconi, disabile e presidente di Ledha Milano, “per impedire che una coperta troppo corta venga semplicemente tirata da una parte all’altra”. Tra i più restii a intraprendere vie legali sono gli stranieri, che preferiscono non aggiungere problemi a quelli già esistenti. “Un genitore straniero che aveva sottoscritto il ricorso”, racconta ancora l’avvocato Neri, “ha preferito fare marcia indietro”. In tal senso i ricorrenti si augurano che l’iniziativa contribuisca a una maggiore informazione, soprattutto per le famiglie che non possono difendersi o non sanno di poterlo fare. “Certo, nelle nostre condizioni”, sostiene Maria Spalloni, uno dei genitori che hanno fatto ricorso, “dovremmo essere invitati a un tavolo. Invece siamo costretti a rivolgerci a un tribunale”.

“Le risorse ci sono”, protesta Patrizia Quartieri, consigliere comunale e promotrice dell’incontro di ieri. “Il Comune di Milano”, racconta la Quartieri, “concede indistintamente a tutti gli studenti un bonus libri che costa 5 milioni di euro l’anno, mentre la spesa per il sostegno alla disabilità è di 3,7 milioni”. E rilancia: “Senza ledere alcun diritto”, propone, “basterebbe ripensare l’allocazione di queste risorse”. La questione riguarda anche i fondi regionali, che per il novanta per cento finiscono alle scuole private, e soprattutto quelli stanziati a livello nazionale, dove, ricorda la Quartieri, “si preferisce spendere quaranta miliardi in armamenti”. Ne fa una questione di civiltà anche il costituzionalista Valerio Onida, candidato alle primarie del centrosinistra per le prossime comunali di Milano, che ha assistito all’incontro. “Il fatto che non si possa o non si voglia soddisfare i diritti fondamentali delle persone più deboli fa di questa una società non civile”. E precisa: “Siamo di fronte a uno di quei diritti che possono definirsi assoluti, e in quanto tali devono essere soddisfatti. Non può essere una questione di risorse: non ci sono scuse”.

"Il Fattoquotidiano", 12-11-2010

GENITORI DI TUTTA ITALIA CHE AVETE A CUORE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, TUTTI IN PIAZZA SOTTO LA BANDIERA DI CHI NON CREDE ALLA POLITICA DELLO SFASCIO!
post pubblicato in Notizie ..., il 22 luglio 2010


SCUOLA

TAR del Lazio: grandina sulla Gelmini 

Le ordinanze emesse il 19 luglio dal TAR del Lazio con le quali si dichiara l'illegittimità delle circolari ministeriali su iscrizioni ed organici - adottate prima dell'entrata in vigore delle necessarie norme di legge - e si sospende il taglio delle ore negli istituti tecnici e professionali, sono veri e propri macigni sui provvedimenti con i quali i ministri Gelmini e Tremonti stanno devastando la scuola pubblica.
In entrambi i casi, i pronunciamenti della giustizia amministrativa rendono impraticabile l'attuazione dal prossimo 1° settembre del cosiddetto “riordino” della scuola superiore.
Non ci illudiamo che il governo faccia l'unico atto sensato per ridare un minimo di serenità agli studenti, ai genitori e ai lavoratori della scuola: sospendere a tempo indeterminato l'attuazione della controriforma, come richiesto dal vasto movimento di opposizione che si è sviluppato nelle scuole e nel paese.
Occorre quindi riprendere con più forza l'iniziativa, a partire dai primi giorni del prossimo anno scolastico, collegando le tante mobilitazioni locali e dando vita ad un movimento di massa che si ponga l'obiettivo di difendere la qualità della scuola della Costituzione. Da questo punto di vista, la manifestazione di ottobre indetta dalla Fiom può costituire una occasione importante per saldare le lotte del mondo del lavoro in difesa dei diritti con la battaglia di civiltà in difesa della scuola pubblica.
Anche le istituzioni democratiche, a partire dalle Regioni, possono svolgere un ruolo importante, a condizione che superino le esitazioni di quest'ultima fase e assumano come proprio compito la rappresentanza, in tutte le sedi, degli interessi dei cittadini pesantemente colpiti dagli interventi governativi nel fondamentale esercizio del diritto allo studio.
Alle forze politiche spetta invece il compito di sostenere le mobilitazioni e le lotte e di dar voce all'opposizione sociale nel paese e nelle istituzioni, senza ambiguità di sorta. È un impegno che come PRC intendiamo assumere fino in fondo.


Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc-Se
Vito Meloni, responsabile scuola Prc-Se

UNIVERSITA'

notizie dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari - ANDU -

Date: Wed, 21 Jul 2010 18:48:56 +0200  
From: ANDU <anduesec@tin.it>   
To: (Recipient list suppressed)
Subject: A Palermo - PD "complice"? - Emendamenti - Rettore contro CRUI
 
 
Sommario:

1. PD "complice"?
2. Emendamenti al DDL
3. Rettore contro CRUI
4. Documento della CGIL
5. A Padova
6. A Palermo
7. A Torino
8. A Messina
9. A Perugia
10. A Napoli

= SEGNALIAMO:

1. PD "complice"? Il Manifesto ospita un intervento di Renato Nicolini che
critica duramente le posizioni del PD sul DDL. Il Manifesto preferisce
titolare l'intevento con "Lo sfascio voluto dalla Gelmini, 'complice' il
PD". Definendo il PD complice (e per giunta tra virgolette) il Manifesto
continua a non volersi arrendere al fatto che il PD (e le sue precedenti
'versioni') ha in prima persona elaborato e applicato negli anni la linea
di demolizione dell'Universita' statale: finta autonomia finanziaria e
statutaria, svuotamento del CUN, finti concorsi locali, disastroso "3 + 2".
Per quanto riguarda il DDL, il PD l'ha costruito 'collaborando' nel 2003
alla stesura della posizione della "lobby trasversale" della
confindustriale Treellle, presentando conseguentemente nel 2006 il DDL
sull'Agenzia di Valutazione e piu' recentemente il DDL che anticipa i
contenuti di quello governativo, attravesro le dichiarazioni
pro-Confindustria del Vice-segretario e quelle 'incolori' del Segretario e
con gli emendamenti e i comportamenti 'responsabili' al Senato.
Per leggere l'intervento di Nicolini (v. Aggiornamento del 21.7.10 a) e le
posizioni e i DDL del PD (v. Aggiornamento del 25.5.10) cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

2. Emendamenti al DDL. L'Aula del Senato comincerà il 22 luglio 2010 la
discussione del DDL che sara' votato entro il 6 agosto 2010. Sugli
emendamenti del Relatore un articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere l'articolo (v. Aggiornamento del 21.7.10 b) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

3. Rettore di Padova contro la CRUI. La CRUI “a detta del rettore Zaccaria,
(e') ’rea’ di aver dato fiducia a 360 gradi al disegno di legge Gelmini e
alla manovra correttiva che ‘rischia di dare il colpo di grazia
all’istruzione e alla ricerca” (dall’ articolo “Bo, il rettore al megafono
‘La protesta continuera'’”, sul Corriere del Veneto del 20 luglio 2010).
Sulla protesta a Padova un ampio articolo sul Sole 24-ore on-line.
Per leggere gli articoli cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

4. Documento della CGIL contraria alla messa ad esaurimento dei ricercatori
e al precariato.
Per leggere il documento (v. Aggiornamento del 21.7.10 c) cliccare
http://www.andu-universita.it/2010/04/15/crociata-confindustria/

5. A Padova. Mozione del CDF di Ingegneria del 15 luglio 2010:
"•delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta
del 29 aprile 2010;
•chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al
Consiglio di Facolta' che sara' convocato in seduta straordinaria
all’inizio di settembre;
•chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
•chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico."
Per leggere la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/13/a-padova/

6. A Palermo. Mozione del CdF di Ingegneria del 19 luglio 2010: il CdF
“prende atto che l’attuale grado di copertura delle materie – in
conseguenza delle mancate disponibilita' dei docenti in relazione allo
stato di agitazione in atto – non consente il regolare avvio delle attività
didattiche secondo il calendario didattico approvato.”. Esami in strada:
articolo su Repubblica di Palermo del 20 luglio 2010.
Per leggere la mozione e l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/

7. A Torino. Universita' verso il rinvio dell’inizio dell’anno accademico:
articolo su Repubblica di Torino del 20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/03/a-torino/

8. A Messina. Documento del CdF di Lettere dell’8 luglio 2010. Intervento
della delegata del movimento dei ricercatori alla II Giornata della Ricerca.
Per leggere il documento e l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/01/17/a-messina/

9. A Perugia.  “A rischio i corsi in nove facolta'”: articolo sul Corriere
dell’Umbria del 21 luglio 2010. Comunicato stampa sull’Assemblea di Ateneo
del 20 luglio 2010: protesta contro DDL e Manovra finanziaria. Mozione
dell’Assemblea di Scienze del 16 luglio 2010: contro DDL e Manovra
finanziaria verso il blocco degli esami autunnali.
Per leggere l'articolo, il comunicato e la mozione cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/04/29/a-perugia/

10. A Napoli. “Scatta il boicottaggio dei corsi”: articolo sul Mattino del
20 luglio 2010.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.andu-universita.it/2010/06/28/a-salerno/

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oggetto "notizie ANDU"

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Ricercatori, Dottori e Dottorandi di ricerca, Studenti, ai Presidi, ai
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= le notizie aggiornate sugli Atenei si trovano (in ordine alfabetico)
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pubblicati e proporre nuovi interventi;
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commenti e' sufficiente inserire la propria e-mail nell'apposito spazio (in
alto a sinistra);
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Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 luglio 2010


Da acquirenti a "commessi viaggiatori" dei loro giochi. La denuncia in un libro di Ed Mayo e Agnes Nairn
 
A sette anni, scuola, sport e l'ossessione di vendere
 

Vittorio Bonanni


Bambini, anello debole di quella grande catena di consumatori che è alla base dell'esistenza del capitalismo e che, negli ultimi decenni, ha assunto un ruolo ancora più centrale. Non è certo una novità che i più piccoli siano un punto di riferimento importante per un determinato settore industriale ma questa volta le cose sono cambiate e in maniera drammatica. Lo racconta bene, con dovizia di particolari, Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn, rispettivamente opinionista su riviste sociali ed economiche nonché direttore generale dell'associazione di consumatori Consumer Focus; e ricercatrice universitaria e scrittrice oltre che membro della commissione governativa istituita dal Department of Children, Schools and Families britannico. I due si sono conosciuti grazie ad un'economista radicale di Boston, Juliet Schor. Agnes, mentre si trovava isolata sulle Alpi, al confine italo-francese e presa dalla lettura di una ricerca appunto di Juliet sulla salute mentale dei bambini e sul loro coinvolgimento come consumatori, chiese proprio alla sua amica se qualcuno si stesse occupando dello stesso problema. Immediatamente uscì fuori il nome di Ed e così l'incontro tra i due ha prodotto questo libro. Ciò che si evince dalla lettura del testo non è tanto o soltanto che i bambini acquisterebbero tutto ciò che trovano esposto nelle vetrine o mangerebbero "cibi spazzatura" spacciati per alimenti sani. Certo, anche questo. Ma quello che sorprende e naturalmente indigna è invece il reclutamento da parte delle più altisonanti industrie del giocattolo anche di bambini e bambine di appena sette anni per la promozione e la vendita dei loro prodotti! Sì, proprio così, un vero e proprio coinvolgimento finalizzato alla vendita con tanto di provvigioni e realizzato, immaginiamo noi, con l'accondiscendenza di genitori sempre più passivi.
Il volume inizia raccontando la storia di Sarah. Una ragazzina brillante e vivace, piena di impegni settimanali, dalla danza alla ginnastica fino agli scout oltre che naturalmente la scuola. Talmente vivace che non è sfuggita agli occhiuti funzionari della Mattel, affermata industria del giocattolo creatrice della bambola Barbie. «E' stata così reclutata attraverso la chat room di un sito per bambini - scrivono gli autori nell'introduzione - per lavorare come venditrice del lettore MP3 firmato Barbie». Si tratta di un lavoro duro ed impegnativo: Sarah deve portare sempre con sé questo lettore, a scuola, in palestra, insomma dovrà diventare una sua appendice perché non potrà perdere neanche un momento della sua vita per tentare di convincere i suoi amici, o meglio amichetti visto che appunto ha solo sette anni, a comprare quell'oggetto senza il quale praticamente sembra impossibile vivere. Nel Regno Unito i bambini che vivono questa condizione, assolutamente anomala per la loro età, non sono certamente tanti, o ancora non lo sono. Ma diverse sono le bambine impegnate come la loro coetanea e fino agli undici anni di età a promuovere il lettore, mentre i maschietti si occupano di far conoscere le famose Hot Wheels, le macchinine velocissime. Chi scrive confessa la propria ignoranza sulla diffusione di questo fenomeno inquietante anche in Italia. Certo, da sempre i più piccoli costituiscono un mercato potenzialmente enorme, in quanto consumatori per definizione o almeno cresciuti come tali, come documenta bene il libro di Paolo Landi Manuale per l'allevamento (Einaudi, pp. 80, euro 6,71), uscito una decina di anni fa. Ma da qui a farne dei piazzisti ce ne corre, anche se a pensarci bene sembra essere questa una naturale evoluzione di uno scenario nato in un'era dove il profitto a tutti i costi ha assunto i connotati di una religione del nuovo millennio. Il libro di Mayo e Nairn si sofferma sull'entità del fenomeno anche fuori da Londra e dintorni: «L'aumento dei piccoli consumatori non si limita certo al Regno Unito, o agli Usa. Si tratta, al contrario, di un fenomeno globale. La stessa tendenza è riscontrabile in ogni paese europeo. Persino in Cina, i consumatori più giovani sono rappresentati dai 312 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni.»
Un grande equivoco è quello che emerge da un universo così caratterizzato, così connotato: «Un mondo dominato dalle logiche di mercato - scrivono i due ricercatori - trasmette ai bambini l'idea che "avere" equivalga a "essere felice", ma questa convinzione si trasforma in una promessa non mantenuta. Il gioco del Re Gioiello contribuisce a raccontare la storia, passata da orale a scritta nel corso delle generazioni, della differenza tra ciò che costa e ciò che conta, e dei rischi che si corrono desiderando sempre di più.»
Ma come si può reagire a questo fenomeno che, al pari di una massa gelatinosa che si insinua ovunque, rischia di permeare ogni aspetto della vita quotidiana fin dalla più giovane età?
Al di là di un mondo che avrebbe bisogno di essere trasformato alla radice e che come si presenta adesso non aiuta affatto chi vuole mettere un argine a questa deriva consumistica che colpisce i più piccoli e li sfrutta, è evidente che a partire dalla famiglia per finire alla scuola dei percorsi per limitare i danni devono essere trovati, individuati. Intanto c'è un senso civico, una voglia di ribellarsi che spinge i giovani a reagire comunque. Lo conferma sempre in Gran Bretagna la loro partecipazione al movimento creato dal marchio equo e solidale Fairtrade. Oltre 1800 scuole si sono iscritte per trasformarsi in centri d'azione di questo marchio e nel 2006, ricordano Ed e Agnes, «David Williams, Samantha Aspinall e Emma Kinley di Liverpool, tutti di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, si sono uniti ad altri 400 scolari per elaborare un Manifesto del cioccolato cioè una serie di richieste a favore di un trattamento più equo per i nuclei familiari produttori di cioccolata». Si tratta di un impegno importante, anche perché sottointende un'analisi di tipo economico non proprio frequente a quell'età. Proprio per questo se si arriva a dei risultati la soddisfazione dei ragazzi è maggiore in quanto sono consapevoli che, in prima persona, si stanno battendo contro un'ingiustizia. La loro immagine dunque cambia completamente e da consumatori passivi o solo apparentemente attivi, diventano degli attori della trasformazione. Naturalmente questo non può succedere ovunque. Ci vogliono, intorno a questi ragazzi, famiglie sensibili e scuole altrettanto attente a questi temi. Ma si può agire, consiglia questa sorta di manuale di sopravvivenza al consumismo, anche sensibilizzando i bambini sul valore del denaro, sull'importanza di gestirlo con intelligenza. Serve insomma una sorta di pianificazione e un coinvolgimento dei propri figli sui problemi economici della famiglia: «Può essere impegnativo spiegare come gestire il denaro e pianificare le spese mostrando come vi mantenete informati sui movimenti del vostro conto bancario e prelevate i contanti - spiegano gli autori - però i ragazzi arriveranno a considerare tutto questo un'abitudine, e comprenderanno che a volte è opportuno rinunciare ad acquistare e consumare per rivolgere la propria attenzione ad altre priorità». Dopo il quadro spaventoso delineato all'inizio Baby Consumatori si conclude invece lasciando aperta la speranza che qualcosa può cominciare a cambiare anche lavorando giorno dopo giorno insieme con i propri i figli.


"Liberazione", 10/07/2010

Una magnifica esperienza vissuta a Rosignano Marittimo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 aprile 2010


Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano

di Vladimiro Frullettitutti gli articoli dell'autore

Seconda stella a destra...». Se le indicazioni offerte da Edoardo Bennato per trovare l’isola che non c’è vi sembrano un po’ troppo generiche si può prendere la A12 (ma va bene anche la vecchia Aurelia) uscire prima che finisca (da lì ripartirà il famoso Corridoio Tirrenico verso il Lazio) e salire su per la collina che porta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Qui “l’Isola che non c’è” appare qualcosa di molto più concreto. Anche se tutti chiamano “Utopia” il progetto che stanno seguendo le scuole materne (bambini di 5 anni) e le elementari (fino alla quinta). Un percorso che mette insieme filosofia, danza e teatro. Ma soprattutto che coinvolge in lezioni parallele i bambini, i loro genitori e le maestre. Un viaggio di idee che come primo risultato concreto ha quello di mettere insieme delle persone e di farle discutere fra loro, faccia a faccia. Di aprire la scuola alla società e di realizzare, in un periodo in cui ognuno s’attacca a relazioni virtuali (attraverso i social network come Facebook o Twitter), relazioni sociali vere.

Obiettivo raggiunto attraverso «esercizi di democrazia», come li definisce il professore Luca Mori, fatti con parole, disegni, pupazzetti e il proprio corpo che come obiettivo hanno, appunto, quello di costruire la città ideale. Un bel posto dove vivere bene. Esercizi perché «ci si esercita ad ascoltare gli altri. Ad argomentare i propri punti di vista, ma anche a rispettare quelli altrui, apprezzando le idee che possono venire da chi la pensa diversamente da noi». Il filosofo Mori va in una classe e racconta una favola. «Immaginiamo - dice ai bambini - che sia stata scoperta un’isola che sembra disabitata. L’autore della scoperta non vuole che la notizia si sappia in giro. teme che diventi meta di persone che la trasformerebbero in un posto come tutti gli altri. E decide che dirà dove si trova solo a chi lo convincerà di avere abbastanza immaginazione per farne un posto dove si può vivere bene». Da qui partono le successive lezioni che in realtà sono delle vere e proprie assemblee in cui i bambini costruiscono l’isola. E lo fanno sia discutendo, sollecitati dalle domande del filosofo, sia usando il proprio corpo con gli operatori che insegnano danza e teatro coordinati dal regista Alessio Pizzech.

Parallelamente alle lezioni in classe si svolgono quelle con i genitori e gli incontri con gli insegnanti. Mamme e papà si vedono, al pomeriggio e dopo cena, divisi in gruppi in base all’età e alla classe frequentata dai loro figli: 5-6 anni (materna e prima elementare); 7-8 anni (Seconda e terza elementare); 9-11 anni (quarta e quinta elementare). «I genitori - spiega l’operatrice Paola Conforti - fanno lo stesso percorso dei loro bimbi con gli stessi operatori e anche le insegnanti hanno incontri di formazione sempre divise per fasce d’età». Ma poi succede, come sta succedendo (le lezioni sono iniziate a febbraio e finiranno a maggio) già ora, che alla sera, dopo cena, all’incontro col filosofo e con i genitori di una fascia d’età si ritrovano maestre anche di altre classi per scoprire come sta prendendo forma l’isola costruita da altri bimbi e da altri genitori. Perché “Utopia” è sì un gioco, una finzione, ma non una chimera. «Non è l’utopia che si identifica con l’irrealismo - come ha spiegato Maria Antonella Galanti, ordinaria di pedagogia generale all’Università di Pisa che assieme al preside di Lettere e Filosofia di Pisa Alfonso Maurizio Iacono ha la supervisione scientifica sul progetto -, ma quella che consiste nel sapere qual è l’ideale a cui si aspira». Ed è così che il gioco, ascoltando quello che dicono bambini e genitori, diventa serissimo. «Il far finta è un modo maledettamente serio - ricorda il professore Iacono - di costruire mondi».

Una sera dentro la Sala Nardini ne abbiamo avuto un esempio concreto. In platea i genitori (più mamme che papà) e un gruppo di maestre. Sullo schermo le immagini girate dal professor Mori di alcune lezioni-assemblee fatte con in bambini di II e III° elementare: discutono di problemi attualissimi. Le regole servono? Fare ognuno come gli pare all’inizio è un’opzione molto attraente, Poi un bimbo si pone un dubbio: se qualcuno è libero di parcheggiare dove vuole e mette la macchina davanti a un cancello impedisce a un altro di poter uscire. Si convincono che senza regole non si è più liberi. «In una quinta - dice Mori - mentre stavano scrivendo le proprie regole, hanno chiesto alla maestra di poter rileggere la Costituzione». Per i più piccolo però la prima regola sarà che tutti devono essere gentili. E i confini? Le misure di difesa si sprecano: barriere sotterranea trasparenti che si alzano (contro gli squali) e s’abbassano con un telecomando, torrette, mura, anche filo spinato. Ma poi c’è una bambina che pone un dubbio a tutti gli altri: «con tutte queste cose attorno all’isola diventa brutta, perché poi non ci sentiamo più liberi». Che è poi il dubbio attualissimo di quanto il bisogno di sicurezza stia riducendo gli spazi di libertà delle persone. E se arrivano altre persone che vogliono vivere sull’isola che si fa? Si respingono o come, propongono alcuni, li si accetta a patto che studino «tutte le regole che abbiamo scritto». Anche perché poi il professore rovescia la prospettiva spiegando ai bambini che potrebbero essere loro che arrivano in nave e scoprono che sull’isola già ci vivono altre persone. E discussioni accese scoppiano sul ruolo dei genitori. C’è chi sull’isola proprio non li vuole (un bimbo arrabbiato col papà che non l’ha fatto giocare a pallone in casa) temendo che rovinino tutto perché adulti («sono gli adulti che fanno la guerra » spiega una bambina) e c’è chi propone di metterli alla prova: «tu - hanno chiesto a Mori - gli fai le stesse domande che fai a noi, noi ci mettiamo intorno, stiamo zitti e sentiamo cosa dicono, che isola vogliono fare, e poi decidiamo...».

E in effetti anche i genitori sono chiamati a fare la propria isola scoprendo spesso- fa notare Mori - quanta sia distante non solo il proprio mondo con quello dei figli, ma anche quanto scarto c’è fra la città vera che vivono ogni giorno e quella che vorrebbero per i propri figli. Scoprono ad esempio che tra i loro figli c’è chi preferisce giocare a tennis sulla wi-fi che dal vero perché è più semplice. basta schiacciare un bottone. «dal vero invece bisogna chiedere al babbo di portarti al campo...». «Una mamma - racconta Mori - dopo un paio d’incontri ha deciso di spegnere più spesso la tv perché in casa hanno iniziato parlare di queste cose con i figli e tutti lo hanno trovato più divertente». A fine maggio tutte queste scuole, invece che la serata con il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico, faranno quella che qui chiamano «messa in assemblea». «Volevamo evitare - spiega una maestra - la solita divisione di ruoli. Il bambino sul palco e il genitore giù che assiste. Così tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Tutti attori, nessun spettatore». Sarà infatti una tre giorni (al Castello Pasquini di Castiglioncello) in cui bambini, genitori e insegnanti confronteranno le loro isole. Per scoprire che nella ricerca dell’isola che non c’è qualcosa fra loro è già cambiato, e probabilmente in meglio. Anche perché, come spiega Bennato
, «... Se ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!».

"l'Unità", 30 aprile 2010
Le famiglie italiane contro il tentativo di distruzione della Scuola e di eliminazione dei suoi dipendenti
post pubblicato in Notizie ..., il 27 febbraio 2009


 

A settembre 30mila professori a spasso

di Maristella Iervasi

Il maestro unico terrà banco o sarà «bocciato»? Le famiglie hanno scelto: hanno iscritto i loro figli a scuola. Domani si chiudono le iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010: l’anno orribilis della scuola Gelmini. Una controriforma dagli effetti boomerang per tutti: famiglie, studenti, ma soprattutto per i docenti, i precari e il personale Ata (collaboratori scolastici, segretari e ammnistrativi) per via della mannaia Tremonti che sta per abbattersi senza pietà.

Istruzione massacrata
I bambini e i ragazzi che siederanno per la prima volta sui banchi - (nell’anno in corso c’è stato un trend di crescita di alunni intorno alle 10mila unità) - troveranno una scuola più povera, massacrata in ore di lezione, indirizzi, compresenze e contenuti. E più povera di lavoratori: 57mila i tagli imposti in Finanziaria per il 2009. Vale a dire in termini di personale: 42mila docenti e 15mila Ata. Oltre 30mila supplenti annuali saranno licenziati in tronco; oltre 10 mila saranno i docenti di ruolo in esubero, rivela il sindacato Flc-Cgil. Un taglio imposto da Tremonti che la Gelmini si appresta ad eseguire senza batter ciglio. E per il quale anche la Gilda degli insegnanti minaccia lo sciopero. I tagli agli organici avranno conseguenze drammatiche, soprattutto nel primo ciclo d’istruzione, dove la cosidetta riforma Gelmini debutta dal prossimo settembre. Alle scuole medie i sindacati prevedono una riduzione drammatica di 16mila posti in meno, concentrati per lo più nella classe di concorso di Italiano, Storia e Geografia ed Educazione tecnica. Uno scenario ancora più terribile si prospetta alle elementari (la scuola primaria italiana che fino ad oggi era vista come un modello d’eccellenza all’estero): qui i posti in meno che salteranno per via della cura dimagrante imposta all’istruzione si attestano intorno ai 20mila.

Maestro unico «bocciato»?
Un effetto-conseguenza del ritorno del maestro unico voluto dal ministro dei grembiulini, dei voti in numero in pagella e del 5 in condotta. Un ritorno al passato - che secondo indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa<CF161> Dire</CF> ma confermate anche da Tuttoscuola, il portale sempre bene informato su quel che accade all’istruzione - le famiglie avrebbero ampiamente «bocciato», battendo tutti i record con la richiesta di tempo pieno. Soprattutto nelle metropoli del Nord e del Centro del paese. Ma anche il Sud, dove la scuola fino al pomeriggio non è mai decollata pare invece che si verifichi una inversione di tendenza. Se così sarà, Berlusconi in primis e la stessa Gelmini verranno travolti: hanno ribadito più volte: «Il tempo pieno verrà potenziato». Nulla di tutto questo accadrà dal prossimo settembre. Semmai verrà confermato solo laddove il modello di 40 ore esiste già.

Tagli all’istruzione
La Finanziaria 2008 prevede una mannaia consistente in 3 anni: 87mila posti docenti e 42mila Ata. Per il 2009 la cura dimagrante è concentrata solo sul primo ciclo d’istruzione con una sforbiciata che provocherà una profonda ferita alla scuola conteggiata in 57mila posti in meno. Un risparmio che la Gelmini realizzerà non solo «eliminando» 42mila posti-cattedra. Per non scontentare Tremonti, l’obiettivo-Tremonti il resto del taglio è determinato dall’aumento degli alunni per classe (da 25 a 27-28), la riconduzione delle di tutte le cattedre a 18 ore.

Materie ridotto all’osso
L’insegnanto dell’italiano perde 2 ore. Tecnolgia un’ora. Arte e immagine 2 ore ogni corso di tempo prolungato. Idem per musica ed educazione motoria. Nessun taglio invece per la religione cattolica, mentre viene aggiunta un’ora di approfondimento in materia letteraria di cui non si sa la sorte: cosa e chi dovrebbe insegnarla.

Via tutte le compresenze

Il modulo è stato cancellato. Via anche tutte le compresenze dalle classi. E resta aperto il problema di chi sorveglierà i bambini a mensa nel tempo normale dove ci sono rientri pomeridiani. Gli organici verranno assegnati solo per le ore di insegnamento.

"l'Unità", 27 febbraio 2009
I testi delle Leggi contestate da studenti, docenti e genitori nelle piazze d'Italia
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 18 ottobre 2008


 LA SCHEDA. Tutti i motivi di una protesta che da settimane
mobilita insegnanti, alunni e genitori. E i testi delle leggi

Dal maestro unico ai precari
le leggi al centro della protesta

di SALVO INTRAVAIA


 

Dal maestro unico ai precari le leggi al centro della protesta

Dal maestro unico ai precari degli enti di ricerca: ecco tutti i motivi di una protesta che da settimane porta in piazza insegnanti, alunni e genitori, tutti contro il ministro dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini.

Il maestro unico. Il ripristino del maestro unico nella scuola primaria sin dal prossimo anno scolastico è uno dei temi che mette d'accordo insegnanti, genitori e buona parte dei pedagogisti. Il team (tre insegnanti che operano su due classi) ha portato la scuola elementare italiana ai primi posti nelle classifiche internazionali. Il nostalgico ritorno al maestro unico, spiegano i sindacati, è dettato soltanto da "necessità di cassa" e accorcerà il tempo scuola a 24 ore settimanali: 4 ore e mezzo al giorno (il testo della legge)

I tagli agli organici della scuola. I pessimisti parlano di smantellamento della scuola pubblica italiana, il governo parla di tagli per eliminare gli sprechi. Sta di fatto che la Finanziaria estiva prevede una autentica cura da cavallo per il personale della scuola. Una serie di "operazioni", come quella del maestro unico o la riduzione delle ore di lezione alla media e al superiore, consentiranno all'esecutivo di tagliare 87 mila e 400 cattedre e 44 mila e 500 posti di personale Ata: amministrativo, tecnico e ausiliario. Saranno i 240 mila docenti precari delle graduatorie provinciali a pagare il salatissimo prezzo della "razionalizzazione" delle risorse e gli 80 mila Ata che ogni anno consentono alle scuole di funzionare (il testo della legge)


Le classi per gli alunni stranieri. La creazione di classi differenziate per gli alunni stranieri, "rei" di rallentare i processi di apprendimento degli alunni nostrani, non era messa in conto. Ma da quando la Lega ha preteso e ottenuto l'approvazione di una mozione che istituisce di fatto le classi "per soli stranieri" la questione si aggiunge al lungo elenco di motivazioni che portano il mondo della scuola a protestare (il testo della mozione)

La chiusura delle scuole. Per rastrellare alcune centinaia di posti di dirigente scolastico e, bidello e personale di segreteria il ministro Gelmini ha imposto alle regioni, che si sono ribellate, di mettere mano ai Piani di dimensionamento delle rete scolastica. Secondo i calcoli effettuati dai tecnici di viale Trastevere, una consistente fetta delle 10.766 istituzioni scolastiche articolate in quasi 42 mila plessi scolastici va tagliata. Così circa 2.600 istituzioni scolastiche autonome rischiano di essere smembrate e accorpate ad altri istituti. Ma quello che preoccupa maggiormente gli amministratori locali è che il ministero vorrebbe cancellare dalla mappa scolastica del Paese circa 4.200 plessi con meno di 50 alunni.

Il contratto dei prof. Non è uno dei punti più indagati dai media ma i sindacati ricordano al governo che maestri e prof hanno il contratto scaduto da 10 mesi. E in tempi di tempeste finanziarie e inflazione galoppante la questione appare di un certo rilievo.

Il provvedimento "ammazza precari" degli enti di ricerca. Il tourbillon tocca anche le università e gli enti di ricerca dove la protesta ha già dato luogo ad occupazioni e manifestazioni che vedono gomito a gomito studenti e professori, a partire dalla legge 133 sui precari (il testo).
In base a un disegno di legge, già approvato dalla Camera, che contiene una norma sulla stabilizzazione dei precari, 60 mila cervelli nostrani che fino ad oggi hanno lavorato presso università ed enti di ricerca rischiano di vedere andare in fumo i loro sogni. Se gli enti da cui dipendono non riusciranno a stabilizzarli entro il 30 giugno 2009 dovranno trovarsi un'altra sistemazione: magari all'estero (il testo del provvedimento)

La privatizzazione delle università. La coppia Tremonti-Gelmini, secondo studenti e mondo accademico, ha messo al collo degli atenei un autentico nodo scorsoio che li metterà nelle mani dei privati. Il decreto-legge 112 prevede la riduzione annuale, fino al 2013, del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46 per cento sulle spese di funzionamento. Un combinato che farà mancare l'ossigeno agli atenei e li costringerà, anche attraverso la trasformazione in Fondazioni, a cercare capitali privati.

Il turn over "col contagocce". Ogni cinque professori universitari che andranno nei prossimi anni in pensione gli atenei potranno assumere un solo ricercatore. Quella di entrare stabilmente nel mondo universitario, per migliaia di precari già in forze presso gli atenei, diventa un autentico miraggio. Per questo gli studenti dell'Unione degli universitari hanno coniato lo slogan "sorridi ... se ci riesci".
("la Repubblica", 17 ottobre 2008)

Se i giovani si mobilitano, qualcosa succederà! "... Il sapere non è una merce ma un bene comune".
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 23 settembre 2007


 

Studenti in piazza il 20 ottobre
"Stufi di chi decide per noi"

Le studentesse e gli studenti del nostro paese lanciano un appello alla mobilitazione contro ogni forma di precarietà e sfruttamento esistenziale nella vita e nella formazione. Nelle scuole e nelle Università luoghi profondamente colpiti dai processi globali di privatizzazione del sapere, le esistenze e le conoscenze sono ridotte a merce. Gli anni di Berlusconi hanno accelerato il processo di costruzione di Scuole ed Università funzionali al mercato e asservite al neoliberismo; le risorse pubbliche sono state ridotte al minimo, le politiche di investimento in innovazione e ricerca pubblica sono ormai state azzerate. Scendiamo in piazza per chiedere una decisa inversione di tendenza, segnali di forte discontinuità che mettano la conoscenza e il libero accesso ad essa al centro dell'azione di governo. Crediamo che questo possa avvenire solo se in Italia si riescano a sviluppare degli strumenti che garantiscano realmente la partecipazione di studenti e precari.
Reclamiamo il sacrosanto diritto ad essere consultati sulle scelte che riguardano il nostro presente e il nostro futuro!
Chiediamo l'abrogazione delle riforme Moratti, l'istituzione di una legge nazionale per il diritto allo studio per tutti/e e l'abolizione del numero chiuso nelle università, per garantire il diritto costituzionale all'accesso ai saperi a prescindere dalla propria condizione sociale, per assicurare il diritto primario e inalienabile alla formazione come principale elemento del pieno sviluppo della persona umana.
La precarietà esistenziale ci condanna ad una vita di insicurezza sociale, di incertezze per il proprio presente e futuro, ci relega ad essere cittadini di serie B senza né voce né dignità. Scenderemo in piazza perchè riteniamo che sia del tutto prioritaria una revisione delle norme che regolamentano il mondo del lavoro e del welfare, a partire dal superamento della legge 30 e dall'introduzione di nuovi strumenti di tutela sociale per chi è in formazione.


Crediamo in un modello che garantisca sicurezza sociale a partire dal reddito, che ci renda realmente liberi di scegliere e che ci permetta di formarci lungo tutto l'arco della vita; per questo chiediamo al governo l'istituzione di un reddito di formazione che garantisca l'accesso al sapere in tutte le sue forme, che assicuri servizi e autonomia del proprio percorso formativo, a partire da un'immediata copertura finanziaria di tutte le borse di studio. Vogliamo che si ponga fine allo scandalo tutto italiano degli idonei non assegnatari.
Giudichiamo vergognoso il tentativo di costruire in questo paese una finta contrapposizione tra diritti dei giovani e dei pensionati. Crediamo infatti che la precarietà non si sconfigga né togliendo i diritti ai nostri genitori né attaccando strumentalmente coloro che questi diritti continuano a difendere.
Vogliamo quindi rilanciare un dibattito pubblico che attraversi scuole, università e territori, capace di rendere il 20 ottobre la data di tutti/e, dove si esprima realmente un bisogno sociale di cambiamento e trasformazione dell'intera società.
Le studentesse e gli studenti esprimeranno la loro soggettività con un percorso partecipato nelle scuole e nelle università che ha l'obiettivo di costruire uno spezzone unitario caratterizzante di tutte quelle realtà e dei singoli che aderiranno a questo appello; una soggettività autonoma dai processi politici in atto, che rifiuta ogni tipo di strumentalizzazione, che chiede a gran voce un sapere libero come motore della trasformazione per una vera società della conoscenza, dei diritti e della pace... Il sapere non è una merce ma un bene comune.

Comitato studentesco per il 20 Ottobre


"Liberazione", 22/09/2007


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permalink | inviato da Notes-bloc il 23/9/2007 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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