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di Ignazio Licciardi
E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 12 agosto 2010


Precari e sindacati pronti a vigilare. Flc-Cgil: «Scioperi ogni quindici giorni»
 
Scuola, mobilitazione
già a pieni giri
 
 

Fabio Sebastiani


Un'ora di sciopero ogni quindici giorni, blocco delle attività aggiuntive e, il prima possibile",stati generali" della conoscenza. Per la scuola si annuncia una vera e propria mobilitazione permanente a partire già dal primo giorno. Il "programma minimo" che la Flc-Cgil annuncia a Liberazione è abbastanza chiaro. Ma a mettere una marcia in più alla lotta quest'anno sono anche i precari della scuola. Scottati dal caos delle cosiddette "convocazioni" presso gli Uffici scolastici provinciali (ex- Provveditorati agli studi) nel 2009, per il 27 agosto (a Roma e Bologna per il momento) il Coordinamento precari della scuola ha convocato un "Osservatorio" aperto a tutte le sigle sindacali. Da una parte un segnale politico chiaro, che parla di un settore, quello della scuola appunto, pronto a sperimentare percorsi unitari; dall'altra, un avvertimento al ministero a non dividere il mondo della scuola tra garantiti e non. Per ottobre, il Comitato precari della scuola intende proporre poi una giornata di sciopero unitario. Guerra aperta anche da parte dei Cobas che saranno presenti anche loro negli Uffici scolastici provinciali per impedire l'accettazione di incarichi oltre le 18 ore. La prima settimana di scuola poi porteranno i loro gazebo davanti alle scuole e ai provveditorati. Gli scioperi li decideranno in seguito, intanto nella gestione della scuola promettono di fare una lotta senza quartiere contro i tagli, a cominciare dalla vigilanza sulla riorganizzazione delle classi, e il blocco delle attività di coordinamento.
«Stiamo attivando già da questi giorni la mobilitazione sui precari», assicura Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. «Tutto il settore della conoscenza a settembre sarà caldissimo». «L'espulsione dei precari - aggiunge - lega la scuola all'Università e alla Ricerca, dove migliaia di precari quest'anno non vedranno rinnovati i loro incarichi».
«Bisogna uscire da questa situazione - continua Pantaleo - rendendo chiaro al paese che c'è una alternativa. E il settore della conoscenza è il riferimento principale. O questo paese torna ad investire sulla conoscenza o la strada alternativa è quella di Marchionne, cioè l'abbassamento dei diritti e del costo del lavoro».
L'idea di mettere in piedi gruppi di vigilanza all'interno degli Uffici scolastici provinciali sembra essere accolta positivamente dalla Flc-Cgil. «In più - aggiunge il segretario generale deI sindacato di categoria della Cgil - nei giorni che precedono l'apertura dell'anno scolastico prevediamo iniziative in tutti i territori con genitori, dirigenti scolastici e tutto il personale della scuola. Il primo giorno di scuola, poi, organizzeremo una assemblea aperta con diffusione di materiale informativo e poi dai primi giorni di ottobre un'ora di sciopero ogni quindici giorni fino a dicembre insieme alla sospensione di tutte le attività aggiuntive e in autunno gli stati generali sulla conoscenza».
«Settembre sarà un punto di riscossa sociale - conclude Pantaleo -. A cominciare da welfare, redditi e occupazione. Questa idea di offensiva sociale più che opposizione sociale deve essere centrale. E' arrivato il momento di rendere chiaro che una alternativa si costruisce sui temi dello scontro sociale».
Non registri, su questo, un certo ritardo da parte della Cgil?
«La Cgil alcune iniziative le ha prese. Si tratta di passare dal carattere difensivo a quello offensivo», risponde Pantaleo. «Occorre ricongiungere ciò che avviene nel sociale ai temi generali», continua. «Per esempio sulla democrazia. Nei comparti pubblici - conclude - c'è il tentativo di non farci votare. Certo, sarà complicato coinvolgere Cisl e Uil perché loro hanno fatto scelte di carattere completamente diverso su questo terreno».
Infine, per quanto riguarda l'emergenza amianto nelle scuole, ieri la ministra Maria Stella ha assicurato che a breve, probabilmente già «da ottobre» partirà un'opera di bonifica nelle scuole italiane. A sollevare il problema era stato il quotidiano il Messaggero che in un'inchiesta aveva denunciato «la scomparsa dei fondi per risanare le scuole dall'amianto». I fondi sono stati messi a disposizione dal Cipe, «sbloccati qualche giorno fa». Si tratta, spiega Gelmini, di «375 milioni di euro», la «prima di tre tranche che alla fine dovrebbe garantirci finanziamenti per 800 milioni di euro». E sarà proprio «il ministero a dare priorità alla rimozione delle strutture a rischio, a occuparsi subito delle 2.400 scuole con presenza di amianto». Quasi pronta anche «l'anagrafe dell'edilizia scolastica», questione «di pochi mesi». Servirà «a mettere davvero in sicurezza le scuole italiane».


"Liberazione", 12/08/2010

Agli insegnanti non resta altro che mobilitarsi e chiedere a tutti gli altri lavoratori e precari e disoccupati e inoccupati di sostenerli. Senza cultura e lavoro quel che resta della Democrazia italiana muore!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 3 giugno 2010


 

 

Abbasso la scuola

Niente soldi, molti tagli
Sara Farolfi

Sacrifici sì, non per tutti però. Sicuramente non per «la casta degli intoccabili», per usare le parole di «Tuttoscuola», sito di informazione scolastica che sul decreto monstre di Tremonti si è fatto due conti. Salta fuori che mentre gli stipendi degli insegnanti subiranno un taglio mediamente dell'11 per cento, a sottosegretari e dirigenti pubblici andrà decisamente meglio, con una decurtazione, rispettivamente, del 6 e del 5 per cento.
Tanto rumore per nulla, insomma. A conti fatti, e tabelle alla mano, è chiaro chi sarà a pagare la crisi. Dipendenti pubblici ma anche privati perchè, come sottolinea il responsabile economico Pd Stefano Fassina, la sforbiciata a Regioni e enti locali (14 miliardi di tagli in due anni) obbligherà le amministrazioni a tagliare servizi, investimenti, e persino i fondi di garanzia per il credito bancario alle piccole imprese. «Se si esclude la sanità, i tagli alle Regioni si ripercuoteranno sul 15 per cento circa dei bilanci regionali e saranno perciò pesantissimi», spiega Fassina.
E la politica? E il grido di Calderoli sugli stipendi dei parlamentari da tagliare? Finisce più o meno a tarallucci e vino. Perchè, spiega sempre Fassina, il taglio alle indennità dei parlamentari viene solo «auspicato», a pronunciarsi in merito dovranno essere i presidenti di Camera e Senato, «e comunque si tratta di piccole cifre». Mentre la norma che decurta del 10 per cento il finanziamento ai partiti entrerà in vigore a partire dalla prossima legislatura. «È una manovra profondamente iniqua - conclude Fassina - che manca completamente di misure per la crescita, tagliando ciecamente il settore pubblico peraltro andare fino in fondo nella lotta agli sprechi».
Paga pegno la scuola, già devastata dalla manovra 2008 che prevedeva 8 miliardi di tagli. È lì che si annuncia il più grande licenziamento di massa degli ultimi tempi, e a licenziare è lo stato. «Le infrastrutture del paese sono state salvaguardate», ha detto il ministro Gelmini. Quali infrastrutture? Solo nell'anno scolastico 2009, 18 mila docenti e 7 mila Ata (il personale tecnico amministrativo) hanno perso il posto di lavoro (dati del governo) e la stessa cosa accadrà per i prossimi due anni. A uscire il prossimo anno saranno 25.600 insegnanti e oltre 15 mila tecnici amministrativi (dati Flc Cgil). Ma a tagli si sommano tagli, perchè il blocco del 50 per cento dei contratti a termine (la metà di tutti i contratti in essere!) vale per tutta la pubblica amministrazione, scuola compresa. Come pure il congelamento dei salari, già tra i più bassi d'Europa, che si tradurrà in un taglio vero e proprio taglio: secondo i calcoli di «Tuttoscuola», un prof di scuola media con quattordici anni d'anzianità avrà una perdita del 12 per cento netto rispetto allo stipendio attuale, un prof delle superiori con vent'anni di carriera perderà fino al 15 per cento.

Pare che anche ai piani alti di viale Trastevere, dove ha sede il ministero della pubblica istruzione, il clima si stia surriscaldando.
Si racconta di riunioni notturne incandescenti, e di alcuni direttori generali, terrorizzati dalla perdita di stipendio e dagli effetti sulla buonuscita. Loro almeno potranno uscire sbattendo la porta. Agli insegnanti invece non resta, ora, che la mobilitazione. Che, a partire da sabato fino allo sciopero generale Cgil del 25 giugno, si annuncia caldissima.

"il manifesto", 03-06-10


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permalink | inviato da Notes-bloc il 3/6/2010 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non sanno neppure il significato del termine "equità"! O lo conoscono il significato e ... se ne strafottono? A proposito: toghe e medici protestano e i proff. della Scuola e dell'Università che fanno?
post pubblicato in Messaggi, il 26 maggio 2010


Rivolta contro la manovraCgil: sciopero generaleToghe e medici:pronti alla protesta

Rivolta contro la manovra
Cgil: sciopero generale
Toghe e medici:pronti alla protesta

Conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti. Dura presa di posizione di Magistratura democratica che giudica la manovra economica «gravemente iniqua e penalizzante per l'andamento della giustizia». Pronti alla mobilitazione anche i medici.  Pd: «Faremo opposizione responsabile». No anche di Cgil. Errani: manovra insostenibile VIDEO | VIDEO Di Pietro, «IdV presenterà la sua manovra»

"l'Unità", 26 Maggio 2010

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26/05/2010 -

La manovra dei tagli contro la crisi

Le misure del governo per correggere i conti. Sforbiciate sui partiti, sugli stipendi dei dipendenti pubblici, sui magistrati

 

ROMA. Dai tagli ai ministri, passando alle finestre per la pensione fino ai pedaggi per i raccordi autostradali. Via inoltre alle Province più piccole, cioè quelle sotto i 220.000 abitanti che non confinano con Stati esteri e non ricadono in Regioni a statuto speciale. Spunta anche una tassa fino a 10 euro che può essere introdotta per 'Roma Capitale'. Mentre non ci sono più le misure sui giochi che avrebbero previsto una stretta sul gioco clandestino, ma che, nonostante le anticipazioni, non sono state inserite nella manovra. Il 'mix' di misure per correggere i conti appare ormai tracciato.
Ecco le misure principali della manovra.

SUBITO STOP CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO. Stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest'anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013.


TAGLI AI MINISTERI, GIRO VITE SU AUTO BLU. La sforbiciata é del 10% ma su formazione o missioni si arriva al dimezzamento della spesa. Arriva anche un giro di vite sulle auto blu.


GLI ESCLUSI: PRESIDENZA CONSIGLIO E PROTEZIONE CIVILE. Saltano dal testo i tagli alla Presidenza del Consiglio e i limiti alla Protezione Civile.

TAGLI AI PARTITI. Cala del 20% (e non viene dimezzato come inizialmente ipotizzato) il contributo per le spese elettorali.


PAGAMENTI E TRACCIABILITA'. Tetto a 5.000 euro (e non 7.000 come da prime ipotesi) per i pagamenti in contanti. Obbligo di fattura telematica oltre i 3.000 euro.

ARRIVA BANCOMAT P.A.. Addio ai libretti di deposito bancari o postali. In compenso arriva la carta elettronica istituzionale per effettuare i pagamenti da parte delle P.a.

COMUNI E LOTTA EVASIONE. I comuni che collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali incassati.

TASSA SU ALBERGHI PER ROMA CAPITALE. Arriva un 'contributo di soggiorno' fino a 10 euro per i turisti negli alberghi di Roma per finanziare 'Roma Capitale'. Protesta Federalberghi. Il Sindaco, Gianni Alemanno, parla di "notizie imprecise".

STANGATA SU MANAGER E STOCK OPTION. Salgono le tasse sulle stock option ma anche sui bonus dei manager e dei banchieri che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

TEMPI SPRINT PER CARTELLE. L'accertamento e l'emissione del ruolo diventano contestuali rendendo più corto il tempo per contestazioni e ricorsi.

CONDONO EDILIZIO E CASE FANTASMA. Confermata invece la sanatoria sugli immobili fantasma. Si ipotizza però un ampliamento di questa norma. Come in tutti i condoni la proposta potrebbe arrivare in Parlamento. La sanatoria andrà fatta entro il 31 dicembre.

PER PENSIONE INVALIDITA' SALE A 80%. Sotto questa soglia niente benefici. Previsti anche 200.000 controlli in più.

IRAP ZERO PER NUOVE IMPRESE SUD. Le regioni del Mezzogiorno avranno la possibilità di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap per le imprese avviate dopo l'entrata in vigore del dl con l'opportunità di ridurre o azzerare l'Irap.

RETI IMPRESA E ZONE 'ZERO BUROCRAZIA'. Tremonti annuncia la creazione di reti d'impresa, per ottenere benefici fiscali e migliorare la capacità di incidere sui mercati, ma anche zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un'attività ci si potrà rivolgere ad un solo soggetto.

STOP TURN-OVER P.A. Confermato per altri due anni.

TAGLI ANCHE A MAGISTRATI. Lo stipendio verrà decurtato per il 10% nella parte eccedente gli 80.000 euro. Taglio del 10% anche per i magistrati del Csm.

MANAGER P.A., SFORBICIATA 5-10%. Sotto i fari gli stipendi oltre i 90.000 e oltre i 130.000 euro.

INSEGNANTI SOSTEGNO. Congelato l'organico. Non ci sarà il blocco del turn over per l'Università.

DIVIDENDI A RIDUZIONE DEBITO. A partire dal 2011 500 milioni di dividendi che arrivano dalle società statali saranno impiegati per la riduzione degli oneri sul debito pubblico.

TAGLI A COSTI POLITICA PRO CASSA INTEGRAZIONE. Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, serviranno a finanziare la Cassa Integrazione.

PENSIONI. Rinvio delle finestre per il pensionamento e per il riordino degli enti. La novità è invece l'accelerazione dei tempi per l'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti del pubblica amministrazione che avverrà a gennaio 2016.

DEFINANZIAMENTO LEGGI INUTILIZZATE. Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi. Saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.

TAGLIA-ENTI. Vengono soppressi Ipsema,, Ispel e Ipost. Ma anche l'Isae, l'Ice e l'Ente italiano Montagna. Salta o viene ridotto inoltre il finanziamento a 72 enti.

CONTROLLO SPESA FARMACI. Acquisti centralizzati per le asl per trattare meglio il prezzo con i fornitori e interventi sui farmaci con una modifica delle quote di spettanza dei grossisti e  dei farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico  delle specialità medicinali di classe a.

13 MLD DA AUTONOMIE TERRITORIALI. Alle Regioni vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni (2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100 nel 2012.

PEDAGGI SU RACCORDI PER AUTOSTRADE. Si inserisce la possibilità di 'pedaggiamento' di tratti di strade di connessione con tratti autostradali.

ADDIO A SIR E REL. Addio al Comitato Sir costituito per gli interventi nei settori di alta tecnologia e che prese in carico le società chimiche di Nino Rovelli, ed anche alla Rel, la finanziaria pubblica costituita qualche anno più tardi per sostenere il risanamento dell'industria elettronica.

"Giornale di Sicilia", 26-Maggio 2010

 

Intervista a Guglielmo Epifani. "Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 5 marzo 2010


«Stanno ribaltando i fondamenti del diritto»

Intervista al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani

Il Parlamento ha varato un disegno di legge governativo che azzera di fatto, più ancora dell’insieme di norme che compone il “diritto del lavoro”, quella conquista dei lavoratori, pagata con anni e anni di lotte, che passa sotto il più ampio concetto di “democrazia del lavoro”. Da oggi il lavoratore sarà completamente solo e nudo davanti al padrone. Da oggi la contrattazione collettiva viene definitivamente sommersa e inficiata non solo da una miriade di contratti aziendali ma, più ancora, da un pulviscolo molecolare di contratti individuali.

Questo disegno di legge mette le mani su una molteplicità di norme che riguardano assetti consolidati, o che credevamo consolidati, di diritto del lavoro, anche se il fuoco è sugli aspetti che riguardano il ricorso all’arbitro al posto del giudice in caso di controversie, i tempi e gli “sconti” alle aziende per la conciliazione. Il governo ha fatto proprie tutte le sollecitazioni e le richieste del padronato italiano che partono da molto lontano.

Abbiamo già assistito al reiterato attacco all’articolo 18 per “liberalizzare” i licenziamenti, alla cosiddetta “riforma Biagi”, alla frantumazione degli accordi collettivi dal primo al secondo livello. E’ questo il disegno? Siamo di fronte alla polverizzazione della contrattazione?
Sì. Siamo di fronte al tentativo più organico mai messo in atto, anche se paradossalmente si esprime in tanti piccoli provvedimenti apparentemente poco coordinati, di ribaltare quello che è l’asse fondamentale del diritto del lavoro che si trova nella Costituzione, laddove si afferma che va tutelata soprattutto la parte più debole dei soggetti in campo.
Con l’insieme di questi provvedimenti: sia quando riguardano l’interpretazione da dare nelle questioni del reintegro per giusta causa, sia quando riducono i tempi per impugnare la fine dei contratti a termine, sia nel caso più discusso di ricorso all’arbitrato, che in prima stesura era addirittura obbligatorio per tutti i nuovi contratti di lavoro, passa la stessa filosofia, e cioè che attraverso questa simmetria fittizia il rapporto di lavoro viene sostanzialmente omologato a un rapporto di tipo commerciale, privato, individuale, in cui le parti sono formalmente sullo stesso piano.

Ma il lavoratore nel momento in cui si appresta a sottoscrivere l’agognata assunzione è del tutto disarmato. E’ evidente che è la parte debole davanti a un datore di lavoro reso più forte da quest’arma di ricatto fornita oggi dal governo Berlusconi. In questo modo l’assunzione non diventa quasi l’estorsione di un rapporto di lavoro sbilanciato?
Infatti, è proprio questo il cuore del provvedimento che noi contestiamo. Naturalmente la parte più visibile è quella che riguarda l’arbitrato e la conciliazione, perché è evidente quello che lì si propone: che in tutti i nuovi rapporti di lavoro - prevalentemente ma non necessariamente solo di giovani assunti, anche di anziani che rientrano in produzione dopo un licenziamento - si esercita un’indebita forzatura, noi crediamo incostituzionale perché costringe la persona a dichiarare che rinuncerà a ricorrere alla magistratura. Una forzatura che segnerà e determinerà la qualità del rapporto di lavoro per tutta la sua durata e perfino al momento della sua conclusione. E’ fin troppo facile prevedere che il lavoratore in quel momento non sarà nelle condizioni di contrattare la sua assunzione, né di decidere liberamente e serenamente, perché in realtà è quasi costretto a sottostare alla clausola dell’arbitrato. E a quel punto, quale che sarà il futuro del suo rapporto di lavoro, quale che sarà il futuro delle vessazioni o di abusi a cui potrebbe essere sottoposto, lui dovrà rinunciare a ricorrere alla magistratura per avere giustizia.

Siamo di fronte a una grave violazione costituzionale, come hanno detto fior di giuslavoristi. Il ministro del Lavoro pensa davvero che norme così possano passare senza contraccolpi?
Siamo di fronte, secondo me, alla configurazione di una palese e ripetuta questione di legittimità costituzionale. In un convegno di qualche settimana fa con i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati abbiamo discusso e analizzato le materie connesse a questo provvedimento. Noi riteniamo del tutto fondato un ricorso di legittimità, che faremo sicuramente, anche perché questa volta abbiamo il conforto di uno stuolo di giuristi del lavoro: da Ichino a Treu, da Romagnoli a quelli legati a un’interpretazione più di sinistra. Da tutti viene una sola voce che ci dice che si tratta di un provvedimento che non corrisponde al dettato costituzionale.

Queste norme però, al di là del provvedimento specifico, come abbiamo detto, vengono da lontano. Da anni e anni di tentativi del padronato italiano, e dei governi che più lo hanno rappresentato, per cercare di erodere le basi della democrazia del lavoro nel nostro Paese. Perché? qual è la ratio?
E’ esattamente così. Questa norma sta dentro una lunga questione che si ripropone ogni volta che la destra ritorna al governo, anche se questa volta la propone in modo più furbo, in maniera apparentemente più morbida, annegata e confusa in mezzo a molte altre cose. Purtroppo tutto questo, anche se noi abbiamo denunciato a suo tempo quello che si stava preparando, non è riuscito a ottenere dall’opinione pubblica sufficiente attenzione. Adesso ci troviamo di fronte al fatto compiuto: il provvedimento è stato approvato, bisognava bloccarlo prima, ma non siamo riusciti a farlo diventare così evidente da suscitare la reazione del Paese. Se tu mi chiedi qual’è la logica, io devo dire che una logica non c’è: la realtà in questo momento va da tutt’altra parte, perché siamo in presenza di troppa mobilità, di troppa deregolamentazione.

Adesso il sindacato che cosa farà? che ruolo può svolgere?
In questo schema la contrattazione collettiva resta in tutta la sua forza e rappresenta ancora di più il luogo delle tutele. Io chiedo a Cisl e Uil di valutare bene il tipo di reazione a questo provvedimento. Non basta dire che bisognava rispettare l’autonomia delle parti sociali quando di fatto l’autonomia è già stata toccata. Condividiamo la rivendicazione dell’autonomia, ma come si fa a non vedere che questo è un vulnus a una cultura molto cara alla Cisl? Ci aspettiamo una reazione ponderata ma anche determinata: per dire che così non va bene e che il sindacato in questo modo sarà costretto a ricorrere alla Consulta.

La Cgil ha indetto la manifestazione del 12 marzo, seppure con parole d’ordine diverse, come la questione fiscale. In un momento in cui il sindacato non sembra molto aggressivo su tutta questa partita, pensate di riuscire a organizzare una grande manifestazione come quella sull’articolo 18?
Lo sciopero si caratterizzerà, come l’altro sull’articolo 18, su parole d’ordine che riguardano molte cose: il lavoro, l’occupazione, le tutele durante la crisi. Questo provvedimento arriva adesso, dopo due anni che si trascinava in Parlamento, ma sul tappeto c’erano e ci sono anche altri problemi, come la difesa del reddito e la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, nel momento in cui un governo che dice di voler combattere l’evasione fiscale si inventa uno scudo fiscale al 5% sui capitali. E la politica di accoglienza dei migranti. Tutti temi che richiedono e meritano la più grande mobilitazione. Il provvedimento appena approvato non fa che accentuare il carattere che la manifestazione dovrà avere: difesa a 360 gradi dei diritti del mondo del lavoro.

Gemma Contin

"Liberazione", 05/03/2010

"... il soggetto più debole, il lavoratore, non deve essere posto nelle condizioni di soccombere in ragione della propria stessa debolezza"
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 4 marzo 2010


Quando la prepotenza
diventa

legge dello Stato

di Dino Greco

Senza clamore e, malauguratamente, senza efficaci reazioni parlamentari, sta per essere approvato al Senato un disegno di legge (il 1067-b) che, di fatto, liquida la "giusta causa" nei licenziamenti individuali, assestando un colpo mortale a quell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che rappresenta l'estrema difesa contro i soprusi padronali nei conflitti di lavoro.
Già in passato, ripetutamente, ma quasi in solitudine, abbiamo denunciato l'estrema gravità del progetto attraverso il quale si riducono in polvere, in un colpo solo, i contratti collettivi, le leggi a tutela della parte più debole e la stessa funzione della magistratura. L'architettura giuridica che conduce a questo terrificante esito si regge sul combinato disposto di due articoli, il 32, che interviene sul processo del lavoro e sul ruolo del giudice; e il 33 che introduce l'"arbitrato". Per comprendere di cosa effettivamente si tratti, occorre rammentare che la famigerata legge 30 aveva previsto la possibilità che, nell'attivare un rapporto di lavoro, le due parti interessate potessero "certificare", in accordo fra loro e secondo una prassi definita, condizioni in tutto o in parte derogatorie rispetto ai contratti collettivi e alla legislazione vigente. E' evidente a chiunque come la stipula di simili accordi non possa che essere frutto di un ricatto. Poiché solo il bisogno estremo di lavorare può indurre una persona in possesso delle proprie facoltà intellettive ad accettare clausole jugulatorie, peggiorative delle condizioni normative o retributive della sua prestazione, rinunzie alle quali mai, ragionevolmente, si piegherebbe se non coartata da uno stato di necessità. La norma serve dunque a conferire forza legale, legittimità formale alla legge del più forte, rovesciando un punto fermo del giuslavorismo italiano, in base al quale il soggetto più debole, il lavoratore, non deve essere posto nelle condizioni di soccombere in ragione della propria stessa debolezza. Per questo la legge aveva sin qui previsto che vi fossero "diritti indisponibili", vale a dire irrinunciabili, persino da parte di coloro che ne sono i beneficiari. Per completare il misfatto e rendere inoperante questo sano e democratico principio, occorreva tuttavia introdurre un altro, decisivo tassello. Occorreva impedire al giudice di intervenire ex post , di fronte ad una contestazione promossa dal lavoratore quando questi, perché più libero di disporre di sé, o perché licentiatosi, avesse inteso ottenere, sia pure tardivamente, giustizia.
Ecco allora la nuova norma che chiude il cerchio, il catenaccio che vanifica ogni intento riparatorio: «Nella qualificazione del contratto di lavoro e nell'interpretazione delle relative clausole, il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro (…) salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione».
Prosa ripetitiva e stucchevole, ma dal significato inequivocabile: il giudice non applicherà né la legge né i contratti collettivi, ma si atterrà a ciò che i soggetti in questione hanno privatamente pattuito e, in seguito, marchiato con il timbro di ceralacca. Siamo alla riedizione del contratto individuale e alla sostanziale cancellazione del diritto del lavoro.
A completare questo idilliaco quadretto, infine, la disciplina dell'arbitrato. Dove l'arbitro, nella sua terzietà, deciderà, anche in materia di licenziamenti, «secondo equità», vale a dire in base alla sua discrezionale concezione dell'equità, e non più secondo la legge. Ecco come, in poche ma precise mosse, il divieto di licenziare in assenza di "giusta causa o giustificato motivo", focus di un epico scontro, vinto dai lavoratori nel 2002, viene aggirato e reso del tutto inapplicabile, almeno quando la forza di interdizione sindacale sia debole o nulla. Proprio come già avviene nella sterminata prateria del precariato, dei lavori saltuari, intermittenti, somministrati, a progetto, a chiamata, che interessano una, o forse ormai due generazioni di persone i cui diritti fondamentali, la cui libertà e la cui dignità sono stati mandati al macero. Nel nome della libertà e della competitività d'impresa. La cui stella, come ognuno può vedere, grazie a questo lavacro, splende radiosa sul cielo d'Italia.

P.S.: La Cgil, ha espresso un giudizio durissimo sul ddl in corso di approvazione, sostenendo, con ottime ragioni, che l'offensiva confindustrial-governativa comporterebbe conseguenze persino peggiori di quelle che furono tentate otto anni orsono, quando tre milioni di persone furono da essa Cgil mobilitate e confluirono a Roma per impedire la manomissione dell'articolo 18.
Sarebbe più che mai necessario che di fronte a questo nuovo, poderoso colpo di ariete si opponesse una mobilitazione di quell'intensità e di quelle proporzioni. A partire dallo sciopero del 12 marzo.



"Liberazione", 04/03/2010

Riforma Scuole Superiori! E i Regolamenti?
post pubblicato in Notizie ..., il 20 febbraio 2010


Scuole superiori ancora senza regole
Iscrizioni al buio per 500mila studenti

I regolamenti che traducono la riforma non sono stati pubblicati. Dura la Cgil. Non è chiaro come studieranno i ragazzi, cosa e dove insegneranno i docenti di SALVO INTRAVAIA

"la Repubblica", 20-02-10

Ma non è possibile!!!
post pubblicato in Notizie ..., il 9 dicembre 2009


Tfr dirottato in Finanziaria
Rivolta di Cgil e opposizione

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/finanziaria-2009-1/tfr-tesoro/tfr-tesoro.html

Il sindacato, Pd e Idv fanno muro contro il governo che vuole utilizzare i 3,1 miliardi versati dai lavoratori per coprire un terzo della manovra. "Giù le mani dalle liquidazioni"

"la Repubblica", 09-12-09

PD, CGIL, STUDENTI e IDV in piazza contro le manovre del Governo
post pubblicato in Notizie ..., il 15 novembre 2009


Manifestazione del sindacato senza Cisl e Uil. Ma il segretario tende la mano:
"Pronti a sciopero generale sul fisco". Nel corteo anche Idv, Pd e studenti universitari

Cgil torna in piazza a Roma
Epifani: "Licenziamenti a valanga"

Bersani: "Serve una svolta nella politica economica, persi 18 mesi preziosissimi"
Il ministro Sacconi: "Mi sembra un piccolo mondo antico ancorato al '900"
 


ROMA - La Cgil torna in piazza a Roma contro il governo, da cui esige risposte su lavoro e crisi. La manifestazione nazionale è stata indetta per sottolineare che il peggio della crisi non è affatto alle nostre spalle e che la ripresa sarà lunga e difficile. A sfilare a fianco dei lavoratori della Cgil anche Italia dei Valori, Partito democratico e studenti universitari. Il corteo, partito nel primo pomeriggio da piazza della Repubblica, si è concluso in piazza del Popolo con un intervento del segretario generale Guglielmo Epifani.

"E' una piazza straordinaria, grazie a tutti voi che siete qui: queste luci vive permettono anche a chi voleva oscurare le nostre ragioni di vederci chiaro e trasparente": con queste parole il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha aperto il suo intervento dal palco di piazza del Popolo.

"Chiediamo che il governo cambi registro per affrontare i nodi della crisi" ha detto il leader della Cgil Epifani, sintetizzando lo spirito del corteo di protesta. "Questa è una manifestazione che vuole chiedere al governo cose precise perchè gli effetti più negativi della crisi arriveranno nelle prossime settimane e investiranno l'occupazione", ha aggiunto. "La crisi avrà gli effetti più negativi sull'occupazione nelle prossime settimane" ha detto ancora il segretario della Cgil, sottolineando come "il governo non stia facendo nulla per sostenere il lavoro e i pensionati".

"In un anno sono stati persi, bruciati, 570 mila posti di lavoro di cui 300 mila di precari: una media di 50 mila posti in meno al mese. Questo il consuntivo di un anno da quando la Cgil lanciò l'allarme valanga disoccupazione", ha denunciato ancora Epifani. "La valanga che avevamo previsto - ha aggiunto Epifani - non ha più neanche la ciambella di salvataggio della cassa integrazione, ma è fatto di mobilità, ristrutturazioni, chiusure e licenziamenti a valanga e ancora di altri precari senza tutela".

Sull'analisi mostra di concordare il segretario del Pd Luigi Bersani, che nel messaggio inviato a Epifani invoca "una svolta nella politica economica del governo". "La vera exit strategy a cui dobbiamo dare priorità oggi è la exit strategy dalla disoccupazione di lunga durata e dalla stagnazione dei redditi da lavoro - ha scritto Bersani - Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi, ha lasciato impoverire il nostro migliore capitale sociale e la nostra più innovativa capacità produttiva faticosamente irrobustita negli ultimi anni".

Critico invece il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: "Mi sembra un piccolo mondo antico che rappresenta un pezzo del Paese, ma rimane ancorato al '900 e alle sue ideologie". Sacconi ha sottolineato tra la Cgil e gli altri sindacati confederali: "Una manifestazione fatta da soli, esaltando in questo modo la separatezza dalle altre organizzazioni sindacali".

Secondo gli organizzatori al termine della manifestazione c'erano 100.000 lavoratori provenienti da tutta Italia. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta "Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte". Tante le bandiere della Cgil, della pace, ma anche di partiti della sinistra come il Pd, l'Idv, dei Comunisti Italiani e grossi palloni colorati con la scritta Flc-Cgil.

Nel corteo anche gli striscioni delle aziende in crisi come l'Eutelia: "Eutelia: come arricchire i padroni depredando i lavoratori. Landi, dove sono finiti i soldi e gli immobili di Getronics e Bull?". I lavoratori hanno raggiunto la capitale con 3 treni e oltre 750 pullman. Tra i partecipanti anche esponenti politici nazionali come Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero. In testa alla manifestazione la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso e il segretario regionale del Lazio Claudio Di Berardino.

La Cgil ha deciso di scendere in piazza senza Cisl e Uil, come ha spiegato ieri Guglielmo
Epifani rispondendo alle domande di RepubblicaTv. "Non siamo stati in condizione di fare una manifestazione unitaria sui temi della crisi" ha spiegato il leader della Cgil. "Questo ci è riuscito solo a livello locale, non nazionale. Sarebbe stato meglio farla insieme. Un'iniziativa comune peserebbe di più e i lavoratori, in questo momento, hanno bisogno di tutto il sindacato. Comunque, per riportare al centro i problemi di chi perde il posto, meglio soli che niente". Da piazza del Popolo Epifani ha lanciato tuttavia un appello a Cisl e Uil: "Mando a dire a Cisl e Uil che se si volesse fare lo sciopero generale sul fisco la Cgil ovviamente è pronta ed è in prima fila".

Con la Cgil sono centinaia, fa sapere l'Unione degli universitari, gli studenti in piazza, all'indomani del
primo ok del Senato a una legge finanziaria fortemente contestata anche sui risvolti per ricerca e istruzione. Riguardo alla scomparsa dei fondi destinati ai giovani ricercatori dell'università, il leader della Cgil ha detto "è una finanziaria che non dà nulla al lavoro, agli investimenti e al Mezzogiorno e non c'è soluzione neanche per i precari dell'università". "Manca la promessa di stabilizzare i giovani ricercatori precari", ha spiegato il segretario generale della Cgil, aggiungendo: "gli interventi del governo vanno contro il mondo del lavoro".

("la Repubblica", 14 novembre 2009)

Tra le altre, Epfiani dice a Berlusconi: "Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni"!
post pubblicato in Notizie ..., il 23 ottobre 2009


Epifani: governo devastante. A dicembre sciopero

di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autore

L’occasione è l’assemblea nazionale a Roma delle rappresentanze sindacali unitaria della Conoscenza. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ascolta tutti gli interventi: i precari della scuola e della ricerca, i collaboratori scolastici e gli amministrativi. Poi non fa in tempo ad avvicinarsi al microfono, che scatta l’applausometro. Epifani tocca tutte le questioni, i “guai” - spiega - in cui “siamo precipitati nel sistema Paese”, analizzando tutti i nodi del “devastante” governo. E a Berlusconi, che rilancia il taglio dell’Irap, replica: “Il primo atto da fare è ridurre le tasse ai lavoratori e pensionati. Questo impone l’equità e la condizione dei consumi”. E sulla scuola dove il malessere è sempre più crescente, il sindacato annuncia la “tabellina” delle mobilitazioni dal 7 al 21 novembre. Fino ad uno sciopero esteso a tutto il pubblico impiego in dicembre.

Crisi e governo “devastante”. In Italia - esordice il segretario della Cgil - ci sono «una crisi devastante e un governo che lo è altrettanto. Ha agito con fubizia - sottolinea -. Ha deciso di galleggiare perché non affronta seriamente nessuno dei grandi problemi. La questione del Mezzogiorno non la risolve il Ponte sullo stretto. Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni. E’ finita forse la crisi della Borsa e della grande finanza - ha sottolinato Epifani -, mentre c’è un silenzio assordante sulla condizione vera delle persone: sono 570mila i lavoratori che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno”. E il sindacato che aveva previsto l’enorme emorragia è stato detto di essere un “disfattista”. Per il leader della Cgil, la crisi non la si affronta con una finanziaria ordinaria. Occorrerebbe piuttosto “una tassa su tutte le transazioni finanaziarie. Per una questione di giustizia”: non è giusto che paghi chi non è responsabile della crisi.

La questione morale che sta dentro questa crisi - accusa Epifani - “è vergognosamente scomparsa”. Ci sono responsabilità politiche di chi sapeva e non si è posto alcun problema. Sono stati spesi miliardi di euro per sollevare le banche. “Trovo incredibile che quella montagna di debito pubblico creata per salvare le banche - ha detto Epifani - ci venga poi messa davanti quando chiederemo investimenti per la scuola, per le realtà produttive, per i giovani”.

Scuola e ricerca. La Cgil è pronta a mettere sul tappeto anche uno sciopero della scuola se le cose non cambieranno. «C’è un vero malessere nella scuola ha detto Epifani -. La questione dei precari è solo parzialmente risolta. Il fatto che manchino investimenti per avere scuole sicure, per il sostegno, per il tempo pieno, per avere classi meno numerose, il fatto che non si consideri la scuola e la formazione temi centrali in un periodo di crisi fanno sì che ci sia tra i lavoratori della scuola un malessere crescente. In ragione di tutto ciò la Cgil e il sindacato di categoria, la Flc, promuovono una grande manifestazione a Roma per il 21 novembre e, se non cambieranno le cose, pensano anche a uno sciopero». Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, i precari che restano fuori dal provvedimento di governo sono circa 100mila. Pantaleo insiste sul “flagello dei tagli” per l’istuzione tra scuola e Atenei. E annuncia l’iniziativa del 7 novembre a Roma, in piazza Navona, e in contemporanea in cento piazze d’Italia per la Conoscenza; seguiranno l’iniziativa del 19 novembre: rapporto tra ricerca e politica industriale. Fino allo sciopero di tutto il pubblico impiego in dicembre.

"l'Unità", 22 ottobre 2009

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permalink | inviato da Notes-bloc il 23/10/2009 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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