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di Ignazio Licciardi
Nichi Vendola al Convegno "Nati per leggere" - Bari 1 e 2 Ottobre 2010 -
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 4 ottobre 2010


Nichi Vendola al Convegno “Nati per leggere” :

I bambini e il libro

1° parte

http://www.youtube.com/watch?v=LCCN4_32n8A&NR=1

2° parte

http://www.youtube.com/watch?v=WdNvXOzUSus

Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 10 luglio 2010


Da acquirenti a "commessi viaggiatori" dei loro giochi. La denuncia in un libro di Ed Mayo e Agnes Nairn
 
A sette anni, scuola, sport e l'ossessione di vendere
 

Vittorio Bonanni


Bambini, anello debole di quella grande catena di consumatori che è alla base dell'esistenza del capitalismo e che, negli ultimi decenni, ha assunto un ruolo ancora più centrale. Non è certo una novità che i più piccoli siano un punto di riferimento importante per un determinato settore industriale ma questa volta le cose sono cambiate e in maniera drammatica. Lo racconta bene, con dovizia di particolari, Baby consumatori. Come il mercato compra i nostri figli (Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50), realizzato in Gran Bretagna da Ed Mayo e Agnes Nairn, rispettivamente opinionista su riviste sociali ed economiche nonché direttore generale dell'associazione di consumatori Consumer Focus; e ricercatrice universitaria e scrittrice oltre che membro della commissione governativa istituita dal Department of Children, Schools and Families britannico. I due si sono conosciuti grazie ad un'economista radicale di Boston, Juliet Schor. Agnes, mentre si trovava isolata sulle Alpi, al confine italo-francese e presa dalla lettura di una ricerca appunto di Juliet sulla salute mentale dei bambini e sul loro coinvolgimento come consumatori, chiese proprio alla sua amica se qualcuno si stesse occupando dello stesso problema. Immediatamente uscì fuori il nome di Ed e così l'incontro tra i due ha prodotto questo libro. Ciò che si evince dalla lettura del testo non è tanto o soltanto che i bambini acquisterebbero tutto ciò che trovano esposto nelle vetrine o mangerebbero "cibi spazzatura" spacciati per alimenti sani. Certo, anche questo. Ma quello che sorprende e naturalmente indigna è invece il reclutamento da parte delle più altisonanti industrie del giocattolo anche di bambini e bambine di appena sette anni per la promozione e la vendita dei loro prodotti! Sì, proprio così, un vero e proprio coinvolgimento finalizzato alla vendita con tanto di provvigioni e realizzato, immaginiamo noi, con l'accondiscendenza di genitori sempre più passivi.
Il volume inizia raccontando la storia di Sarah. Una ragazzina brillante e vivace, piena di impegni settimanali, dalla danza alla ginnastica fino agli scout oltre che naturalmente la scuola. Talmente vivace che non è sfuggita agli occhiuti funzionari della Mattel, affermata industria del giocattolo creatrice della bambola Barbie. «E' stata così reclutata attraverso la chat room di un sito per bambini - scrivono gli autori nell'introduzione - per lavorare come venditrice del lettore MP3 firmato Barbie». Si tratta di un lavoro duro ed impegnativo: Sarah deve portare sempre con sé questo lettore, a scuola, in palestra, insomma dovrà diventare una sua appendice perché non potrà perdere neanche un momento della sua vita per tentare di convincere i suoi amici, o meglio amichetti visto che appunto ha solo sette anni, a comprare quell'oggetto senza il quale praticamente sembra impossibile vivere. Nel Regno Unito i bambini che vivono questa condizione, assolutamente anomala per la loro età, non sono certamente tanti, o ancora non lo sono. Ma diverse sono le bambine impegnate come la loro coetanea e fino agli undici anni di età a promuovere il lettore, mentre i maschietti si occupano di far conoscere le famose Hot Wheels, le macchinine velocissime. Chi scrive confessa la propria ignoranza sulla diffusione di questo fenomeno inquietante anche in Italia. Certo, da sempre i più piccoli costituiscono un mercato potenzialmente enorme, in quanto consumatori per definizione o almeno cresciuti come tali, come documenta bene il libro di Paolo Landi Manuale per l'allevamento (Einaudi, pp. 80, euro 6,71), uscito una decina di anni fa. Ma da qui a farne dei piazzisti ce ne corre, anche se a pensarci bene sembra essere questa una naturale evoluzione di uno scenario nato in un'era dove il profitto a tutti i costi ha assunto i connotati di una religione del nuovo millennio. Il libro di Mayo e Nairn si sofferma sull'entità del fenomeno anche fuori da Londra e dintorni: «L'aumento dei piccoli consumatori non si limita certo al Regno Unito, o agli Usa. Si tratta, al contrario, di un fenomeno globale. La stessa tendenza è riscontrabile in ogni paese europeo. Persino in Cina, i consumatori più giovani sono rappresentati dai 312 milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni.»
Un grande equivoco è quello che emerge da un universo così caratterizzato, così connotato: «Un mondo dominato dalle logiche di mercato - scrivono i due ricercatori - trasmette ai bambini l'idea che "avere" equivalga a "essere felice", ma questa convinzione si trasforma in una promessa non mantenuta. Il gioco del Re Gioiello contribuisce a raccontare la storia, passata da orale a scritta nel corso delle generazioni, della differenza tra ciò che costa e ciò che conta, e dei rischi che si corrono desiderando sempre di più.»
Ma come si può reagire a questo fenomeno che, al pari di una massa gelatinosa che si insinua ovunque, rischia di permeare ogni aspetto della vita quotidiana fin dalla più giovane età?
Al di là di un mondo che avrebbe bisogno di essere trasformato alla radice e che come si presenta adesso non aiuta affatto chi vuole mettere un argine a questa deriva consumistica che colpisce i più piccoli e li sfrutta, è evidente che a partire dalla famiglia per finire alla scuola dei percorsi per limitare i danni devono essere trovati, individuati. Intanto c'è un senso civico, una voglia di ribellarsi che spinge i giovani a reagire comunque. Lo conferma sempre in Gran Bretagna la loro partecipazione al movimento creato dal marchio equo e solidale Fairtrade. Oltre 1800 scuole si sono iscritte per trasformarsi in centri d'azione di questo marchio e nel 2006, ricordano Ed e Agnes, «David Williams, Samantha Aspinall e Emma Kinley di Liverpool, tutti di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, si sono uniti ad altri 400 scolari per elaborare un Manifesto del cioccolato cioè una serie di richieste a favore di un trattamento più equo per i nuclei familiari produttori di cioccolata». Si tratta di un impegno importante, anche perché sottointende un'analisi di tipo economico non proprio frequente a quell'età. Proprio per questo se si arriva a dei risultati la soddisfazione dei ragazzi è maggiore in quanto sono consapevoli che, in prima persona, si stanno battendo contro un'ingiustizia. La loro immagine dunque cambia completamente e da consumatori passivi o solo apparentemente attivi, diventano degli attori della trasformazione. Naturalmente questo non può succedere ovunque. Ci vogliono, intorno a questi ragazzi, famiglie sensibili e scuole altrettanto attente a questi temi. Ma si può agire, consiglia questa sorta di manuale di sopravvivenza al consumismo, anche sensibilizzando i bambini sul valore del denaro, sull'importanza di gestirlo con intelligenza. Serve insomma una sorta di pianificazione e un coinvolgimento dei propri figli sui problemi economici della famiglia: «Può essere impegnativo spiegare come gestire il denaro e pianificare le spese mostrando come vi mantenete informati sui movimenti del vostro conto bancario e prelevate i contanti - spiegano gli autori - però i ragazzi arriveranno a considerare tutto questo un'abitudine, e comprenderanno che a volte è opportuno rinunciare ad acquistare e consumare per rivolgere la propria attenzione ad altre priorità». Dopo il quadro spaventoso delineato all'inizio Baby Consumatori si conclude invece lasciando aperta la speranza che qualcosa può cominciare a cambiare anche lavorando giorno dopo giorno insieme con i propri i figli.


"Liberazione", 10/07/2010

Una magnifica esperienza vissuta a Rosignano Marittimo
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 30 aprile 2010


Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano

di Vladimiro Frullettitutti gli articoli dell'autore

Seconda stella a destra...». Se le indicazioni offerte da Edoardo Bennato per trovare l’isola che non c’è vi sembrano un po’ troppo generiche si può prendere la A12 (ma va bene anche la vecchia Aurelia) uscire prima che finisca (da lì ripartirà il famoso Corridoio Tirrenico verso il Lazio) e salire su per la collina che porta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Qui “l’Isola che non c’è” appare qualcosa di molto più concreto. Anche se tutti chiamano “Utopia” il progetto che stanno seguendo le scuole materne (bambini di 5 anni) e le elementari (fino alla quinta). Un percorso che mette insieme filosofia, danza e teatro. Ma soprattutto che coinvolge in lezioni parallele i bambini, i loro genitori e le maestre. Un viaggio di idee che come primo risultato concreto ha quello di mettere insieme delle persone e di farle discutere fra loro, faccia a faccia. Di aprire la scuola alla società e di realizzare, in un periodo in cui ognuno s’attacca a relazioni virtuali (attraverso i social network come Facebook o Twitter), relazioni sociali vere.

Obiettivo raggiunto attraverso «esercizi di democrazia», come li definisce il professore Luca Mori, fatti con parole, disegni, pupazzetti e il proprio corpo che come obiettivo hanno, appunto, quello di costruire la città ideale. Un bel posto dove vivere bene. Esercizi perché «ci si esercita ad ascoltare gli altri. Ad argomentare i propri punti di vista, ma anche a rispettare quelli altrui, apprezzando le idee che possono venire da chi la pensa diversamente da noi». Il filosofo Mori va in una classe e racconta una favola. «Immaginiamo - dice ai bambini - che sia stata scoperta un’isola che sembra disabitata. L’autore della scoperta non vuole che la notizia si sappia in giro. teme che diventi meta di persone che la trasformerebbero in un posto come tutti gli altri. E decide che dirà dove si trova solo a chi lo convincerà di avere abbastanza immaginazione per farne un posto dove si può vivere bene». Da qui partono le successive lezioni che in realtà sono delle vere e proprie assemblee in cui i bambini costruiscono l’isola. E lo fanno sia discutendo, sollecitati dalle domande del filosofo, sia usando il proprio corpo con gli operatori che insegnano danza e teatro coordinati dal regista Alessio Pizzech.

Parallelamente alle lezioni in classe si svolgono quelle con i genitori e gli incontri con gli insegnanti. Mamme e papà si vedono, al pomeriggio e dopo cena, divisi in gruppi in base all’età e alla classe frequentata dai loro figli: 5-6 anni (materna e prima elementare); 7-8 anni (Seconda e terza elementare); 9-11 anni (quarta e quinta elementare). «I genitori - spiega l’operatrice Paola Conforti - fanno lo stesso percorso dei loro bimbi con gli stessi operatori e anche le insegnanti hanno incontri di formazione sempre divise per fasce d’età». Ma poi succede, come sta succedendo (le lezioni sono iniziate a febbraio e finiranno a maggio) già ora, che alla sera, dopo cena, all’incontro col filosofo e con i genitori di una fascia d’età si ritrovano maestre anche di altre classi per scoprire come sta prendendo forma l’isola costruita da altri bimbi e da altri genitori. Perché “Utopia” è sì un gioco, una finzione, ma non una chimera. «Non è l’utopia che si identifica con l’irrealismo - come ha spiegato Maria Antonella Galanti, ordinaria di pedagogia generale all’Università di Pisa che assieme al preside di Lettere e Filosofia di Pisa Alfonso Maurizio Iacono ha la supervisione scientifica sul progetto -, ma quella che consiste nel sapere qual è l’ideale a cui si aspira». Ed è così che il gioco, ascoltando quello che dicono bambini e genitori, diventa serissimo. «Il far finta è un modo maledettamente serio - ricorda il professore Iacono - di costruire mondi».

Una sera dentro la Sala Nardini ne abbiamo avuto un esempio concreto. In platea i genitori (più mamme che papà) e un gruppo di maestre. Sullo schermo le immagini girate dal professor Mori di alcune lezioni-assemblee fatte con in bambini di II e III° elementare: discutono di problemi attualissimi. Le regole servono? Fare ognuno come gli pare all’inizio è un’opzione molto attraente, Poi un bimbo si pone un dubbio: se qualcuno è libero di parcheggiare dove vuole e mette la macchina davanti a un cancello impedisce a un altro di poter uscire. Si convincono che senza regole non si è più liberi. «In una quinta - dice Mori - mentre stavano scrivendo le proprie regole, hanno chiesto alla maestra di poter rileggere la Costituzione». Per i più piccolo però la prima regola sarà che tutti devono essere gentili. E i confini? Le misure di difesa si sprecano: barriere sotterranea trasparenti che si alzano (contro gli squali) e s’abbassano con un telecomando, torrette, mura, anche filo spinato. Ma poi c’è una bambina che pone un dubbio a tutti gli altri: «con tutte queste cose attorno all’isola diventa brutta, perché poi non ci sentiamo più liberi». Che è poi il dubbio attualissimo di quanto il bisogno di sicurezza stia riducendo gli spazi di libertà delle persone. E se arrivano altre persone che vogliono vivere sull’isola che si fa? Si respingono o come, propongono alcuni, li si accetta a patto che studino «tutte le regole che abbiamo scritto». Anche perché poi il professore rovescia la prospettiva spiegando ai bambini che potrebbero essere loro che arrivano in nave e scoprono che sull’isola già ci vivono altre persone. E discussioni accese scoppiano sul ruolo dei genitori. C’è chi sull’isola proprio non li vuole (un bimbo arrabbiato col papà che non l’ha fatto giocare a pallone in casa) temendo che rovinino tutto perché adulti («sono gli adulti che fanno la guerra » spiega una bambina) e c’è chi propone di metterli alla prova: «tu - hanno chiesto a Mori - gli fai le stesse domande che fai a noi, noi ci mettiamo intorno, stiamo zitti e sentiamo cosa dicono, che isola vogliono fare, e poi decidiamo...».

E in effetti anche i genitori sono chiamati a fare la propria isola scoprendo spesso- fa notare Mori - quanta sia distante non solo il proprio mondo con quello dei figli, ma anche quanto scarto c’è fra la città vera che vivono ogni giorno e quella che vorrebbero per i propri figli. Scoprono ad esempio che tra i loro figli c’è chi preferisce giocare a tennis sulla wi-fi che dal vero perché è più semplice. basta schiacciare un bottone. «dal vero invece bisogna chiedere al babbo di portarti al campo...». «Una mamma - racconta Mori - dopo un paio d’incontri ha deciso di spegnere più spesso la tv perché in casa hanno iniziato parlare di queste cose con i figli e tutti lo hanno trovato più divertente». A fine maggio tutte queste scuole, invece che la serata con il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico, faranno quella che qui chiamano «messa in assemblea». «Volevamo evitare - spiega una maestra - la solita divisione di ruoli. Il bambino sul palco e il genitore giù che assiste. Così tutti saranno protagonisti allo stesso modo. Tutti attori, nessun spettatore». Sarà infatti una tre giorni (al Castello Pasquini di Castiglioncello) in cui bambini, genitori e insegnanti confronteranno le loro isole. Per scoprire che nella ricerca dell’isola che non c’è qualcosa fra loro è già cambiato, e probabilmente in meglio. Anche perché, come spiega Bennato
, «... Se ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!».

"l'Unità", 30 aprile 2010
Disintossichiamoci dalle notizie che ci propinano i TG
post pubblicato in Notizie ..., il 17 giugno 2009


 
 
Innsbruck, una città
per la gioia dei bambini
 
Un programma ricco di fantasia e organizzato per far divertire i più piccoli. Dal rally degli indovinelli ai parchi di giochi di avventure, dall'unico zoo alpino al mondo ai musei a misura di bimbo
ALESSANDRO ROSA
C’é il giorno degli indiani, quello della ricerca dell’oro, ma anche le case sugli alberi. E pure i musei invitano i bambini con temi davvero interessanti. Questo mondo dove i più piccoli possono trovare divertimenti organizzati per esaudire desideri e fantasie è offerto da una città, Innsbruck, capitale del Tirolo austriaco.

Il più bel parco giochi al mondo è la natura così come è. A Innsbruck e tutto attorno alla città, nei bei villaggi, ci sono mille cose da scoprire ed esplorare. Per i bambini queste possono essere delle vere “spedizioni”, ancora più avventurose se organizzate con molta fantasia e creatività.

Bambini sul Natterer See
A 7 km da Innsbruck si trova il lago di Natters. Dal 18 maggio al 2 ottobre 2009 i bambini possono aderire al “paradiso delle vacanze del Natterer See”. C’è un mago che sussurra "abracadabra", il rally degli indovinelli fa fumare i cervelli, mentre ancora il sorprendente spettacolo pirotecnico "Lake on Fire" trasforma i prati e i boschi che circondano il lago in un mare di colori. Si gioca agli indiani, si creano i loro monili, ci si trucca come loro; ci si affronta con costumi rigonfi e paraurti ad allegri incontri di sumo, si partecipa alle olimpiadi "fun for kids", alle escursioni per scoprire i dintorni e, naturalmente, ci si fa tanti nuovi amici.
Per seguire i bambini dai quattro ai dodici anni con grande fantasia è a disposizione un team di animatori professionisti, operativo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 17. Su richiesta, per 5 euro pranzo insieme.
I "grandi", invece, che non vogliono più essere considerati bambini, possono divertirsi nelle feste “disco” per giovani, scatenarsi alla grande nel torneo di pallavolo "Latenight Sunsplash" e aggiungere alle loro serate un tocco di natura romantica ai bagliori del fuoco da bivacco. Tutti i servizi descritti sono gratuiti per gli ospiti di Innsbruck e dei suoi 25 paesi di vacanza se titolari della Club Innsbruck Card. Per ulteriori informazioni: Ferienparadis Natterer See, tel. +43512546732,
info@natterersee.com, www.natterersee.com

Parchi di giochi di avventure
Alla malga Muttereralm sono il villaggio indiano e il campo giochi d’avventura, dotati di scivoli e di una ampia area per giocare con la sabbia. Le diverse zone sono collegate tra loro tramite sentieri percorribili a piedi nudi e adatti anche a sedie a rotelle. In più, né i bambini né gli adulti potranno resistere al fascino delle “case sugli alberi”. Nel Parco Avventura di Muttereralm queste non sono le solite rudimentali capanne, ma abitazioni da sogno, veri e propri castelli sospesi in aria e costituiti da spaziose strutture in legno su due piani dotate di reti per arrampicarsi, posti a sedere e tettoia protettiva. Le case sono collegate tra loro da passerelle in legno con le dovute protezioni, sospese in aria tra le chiome degli alberi.
Nel parco giochi Murmel Abenteuerspielplatz a Gries, nella valle Sellraintal, i bambini si avvicinano alle simpatiche marmotte: una torre fa da sentinella al campo, c’è un fiumiciattolo a portata d’acqua regolabile con altri impianti per arrampicare e dondolare.

L’unico zoo alpino al mondo
L’Alpenzoo di Innsbruck, a 750 m sul mare, è il più alto d’Europa, nonché uno zoo tematico unico al mondo, in grado di stupire ed emozionare tutta la famiglia. È abitato da oltre 2000 animali di ben 150 specie, che qui vivono nel loro habitat naturale. Nessun altro zoo ospita nei propri recinti, voliere, acquari e terrari all’aria aperta una collezione così completa di animali della regione alpina europea.
Le lontre affascinano con il loro charme e le acrobazie acquatiche; l’ululato dei lupi risuona puntualmente quando le campane di Innsbruck rintoccano; nella “fattoria” è possibile fare esperienza diretta con gli animali. E i visitatori più giovani avranno a disposizione il parco giochi degli orsetti e la parete attrezzata per arrampicate “al nido d’aquila”, due luoghi dove i piccoli si possono scatenare in libertà. Infine, una nuova attrazione: la riserva degli stambecchi, oggi allestita come zona rocciosa percorribile a piedi da tutti i visitatori, per essere a contatto con gli animali senza barriera alcuna.
L’Alpenzoo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18 (in inverno fino alle 17); e da giugno a settembre si tengono speciali visite guidate serali, durante le quali è possibile acquisire ampie conoscenze sulla vita e sugli amori degli animali.
Dal centro di Innsbruck, tramite il nuovo impianto di risalita della Hungerburg, si arriva direttamente all’Alpenzoo acquistando il biglietto combinato che include salita con l’impianto, ingresso e posteggio gratuito nel parcheggio sotterraneo della città (Citygarage). Costa (dai 6 ai 15 anni) 5 euro e per gli adulti 10 euro. Info: Alpenzoo Innsbruck, tel. +43512292323,
alpenzoo@tirol.com, www.alpenzoo.at.

Musei per bambini
Lo sapevate che c’è un “museo delle campane”? L’azienda familiare Grassmayr, con 400 anni di storia, offre un’esperienza acustica: i bambini ne vanno matti. S’impara come si creavano artigianalmente le campane con forme d’argilla, mentre nella “sala del suono” le vibrazioni diventano, oltre che udibili, anche “visibili”. Il museo è aperto da maggio a settembre, da lunedì a sabato, dalle 9 alle 17 e costa per bambini fino ai 14 anni 3 euro (per adulti 5 euro).
Al Tiroler Landesmuseum, il Ferdinandeum, sono in esposizione raccolte di storia dell’arte, di archeologia, storia, scienze naturali e musica. Il Ferdinandeum è aperto da martedì a domenica dalle 9 alle 18. Per adulti 8 euro, per bambini 4.

Settimane di famiglia in estate
Innsbruck ed i suoi paesi di vacanza hanno offerte speciali dal 1° giugno al 12 settembre. Ad esempio, per 2 adulti e 2 bambini fino ai 10 anni, 7 pernottamenti con mezza pensione in un albergo di 3 stelle costa a partire da 987 euro. Inclusi sono il “Paradiso delle vacanze del Natterer See” e un programma di escursioni.
Info: Innsbruck Tourismus, Tel. +43-512-59850,
office@innsbruck.info, www.innsbruck.info.
 
"La Stampa", 17-06-09

 

Ritalin? Ma va fan...
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 15 novembre 2007


 

E' presente un nuovo articolo sul blog di troviamoibambini:

PERICOLO - Non cadete nelle trappole subdole…
http://www.troviamoibambini.it/index.php/pericolo-non-cadete-nelle-trappole-subdole/

Il video di Beppe Grillo

IL COMITATO

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vedi pure in
"Infanzia didaweb"


 http://www.descrittiva.it/calip/0607/mona/DDAI-Albano.pdf

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