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di Ignazio Licciardi
17 Marzo 2011
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 17 marzo 2011


ROBERTO SAVIANO: Giuseppe Garibaldi.
Il rivoluzionario globale che sapeva sognare per tutti


 

Diventò un eroe per tanti: la sua figura romantica rappresentava la possibilità di poter cambiare il proprio destino .
Ha incarnato un ideale di giustizia: il suo desiderio era quello di costruire un luogo unito in nome del diritto
Era un comunicatore perfetto: il suo vestito, il poncho e il berretto parlavano assai prima dei suoi discorsi
Suscitò sentimenti di ammirazione e devozione: ci fu chi lo supplicò di lasciargli una ciocca di capelli


Sembri conoscere tutto di lui. Ti sembra anche scontato parlarne. È naturale conoscere Garibaldi come è naturale saper stare in equilibro in bicicletta o galleggiare quando sei in mare. Ma come tutto ciò che consideri vicino, noto, ormai parte di te, finisci col non vederlo più e magari finisci anche col non conoscerne più nulla. Finisci con l´ignorare i dettagli di una storia che ha dell´incredibile.
Sono certo che se si raccontasse la vita di Garibaldi, la maggior parte delle persone non crederebbe a quei dettagli che seppur lontani ci parlano di una personalità complessa, che ha saputo capire il suo tempo, e precorrere quelli futuri. La maggior parte degli italiani non immagina nemmeno di cosa è fatta la vita di Garibaldi. Pronunciare il suo nome e affrontare le infinite storie sembra impresa titanica, ma ciò che impressiona nel leggere quello che all´epoca quest´uomo ha realizzato è la percezione del suo carattere internazionale.
Garibaldi è forse la figura italiana che ha incarnato più di ogni altra il sogno d´Italia. Non solo l´Italia unita ma l´unità come gesto di volontà, come realizzazione di giustizia. Un´Italia unita alla sola condizione di essere un luogo giusto. Non c´è mai nei discorsi di Garibaldi qualcosa che non faccia riferimento alla realizzazione di un paese unito, che non sia saldato nel diritto e nella giustizia. Non pensa mai all´Italia come a una conquista, e spesso, magari con un po´ di ingenuità, i suoi plebisciti rappresentano per lui, e non per Mazzini e Cattaneo, la prova oggettiva che l´Italia unita si fonda su un desiderio di giustizia e non su un piano burocratico di aristocrazie e diplomazie.
La battaglia di Garibaldi, violenta, spesso temeraria, romantica era osservata da tutto il mondo come epifania di una nuova era. È sottovalutato molto quest´aspetto della storia dell´eroe dei due mondi, il più sottaciuto. La sua figura romantica non era solo costruita sul suo ruolo di combattente al servizio di ogni causa di giustizia: in Sudamerica o al fianco dei francesi nella guerra franco-prussiana. Era diventato l´emblema di una possibilità in cui il mondo, o almeno una parte di esso credeva. L´Italia di Garibaldi rappresentava una rivoluzione politica per l´intera Europa. L´Italia come luogo nuovo. Nessuno pensava alla possibilità di una Italia unita se non come realizzazione di una nuova società.
È questo ciò che rende Garibaldi unico e ancora pericoloso. È fondamentale leggere le pagine di Herzen che descrive come veniva accolto a Londra, e cioè come un uomo in grado di segnare la strada per una liberazione universale. Come il comandante braccato dalle polizie di mezzo mondo pronto a mettersi alla testa di una marcia che avrebbe coinvolto l´umanità e non solo il popolo italiano. In queste ore difficilissime per il nostro Paese il ricordo di Garibaldi dovrebbe indurci a tenere sempre viva la possibilità di vedere realizzato il sogno di un Paese diverso. Prendendo in prestito i toni presenti nei libri scritti da Garibaldi (che era anche romanziere) la causa degli italiani dovrebbe tornare ad essere la causa degli europei.
E in questo Garibaldi era un comunicatore perfetto. Il suo vestito, il poncho, e il suo berretto parlavano assai prima dei suoi discorsi. A Napoli, nonostante fosse un feroce anticlericale, capì che doveva partecipare alla festa di San Gennaro, doveva ingraziarsi il miracolo del sangue che si scioglie. Era amato e considerato un simbolo erotico da migliaia di donne. Dalle nobildonne alle contadine, tutte furono rapite dal fascino di Garibaldi, un fascino fatto d´azione, di gesti, di una esistenza coraggiosa spesa per le cause dei popoli a rischio della propria vita.
Una nobildonna inglese, Lady Shaftesbury, lo supplicò addirittura di donarle una ciocca di capelli. Alcune minacciarono il suicidio perché non furono corrisposte. Anita, ovviamente, resta la sua compagna più nota. E della sua vita racconta in modo letterariamente potente "Lady tempesta": Miss Jessie Jane Meriton White che gli rimase accanto nelle battaglie per vent´anni, assistendo lui e i suoi come crocerossina, raggiungendolo fino alle linee di battaglia più avanzate. Gli dedicò articoli e libri ed è senz´altro una delle voci più autorevoli nel racconto di quelle che furono le opere di Garibaldi e la sua vita di uomo. Vale più, per comprendere Garibaldi, una pagina di Jessie White che intere bibliografie che riempiono le biblioteche.
Una volta ero a Caprera, era estate. Moschini e cicale attorno. Un silenzio quasi irreale. E un masso grezzo, nudo come la terra su cui è appoggiato. Avrò avuto dieci anni. Strano vedere una tomba che non sembra una tomba, ma una specie di enorme sasso caduto dall´alto. Solo il nome inciso sopra, anzi il cognome "Garibaldi". «Perché è così?» mi è uscito dalle labbra. Non sembra una tomba: di solito su quelle sopra ci sono date, foto, una lapide riconoscibile, un´iscrizione che racconta qualcosa, una frase. Neanche un "Qui giace". Silenziosa come il panorama attorno. E così venne per me semplice chiedere «perché questa pietra enorme?». «Per impedire che rivenga fuori», mi disse un vecchietto di passaggio lì. Garibaldi fa paura.

FONTE: GIOVEDÌ, 17 MARZO 2011
www,controlacrisi.it

 
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